PERFECT TIMING

FROSINONE-INTER 0-1

Non c’è che dire, i nostri amatissimi ci godono proprio a prenderci per il culo.

Quando ormai non conta più un cazzo, ecco qui puntualissima la vittoria frutto del culo più che del cuore, che vien buona solo per assestarsi al quarto posto (“dignitoso” solo per tua sorella, noi siamo l’Inter!) e rimpiangere quella quindicina di punti buttati nel cesso nei primi mesi di questo 2016 causa insipienza o sbadataggine.

In un certo senso riusciamo ad essere sfigati anche quando la sorte ci riserva le sue attenzioni, sotto forma di tre-legni-tre che i ciociari colpiscono prima e dopo lo splendido gol di Icardi, puntuale anche lui a capitalizzare la solita unica occasione capitatagli.

Andando con ordine, i nostri partono con i redivivi Melo e Jovetic al posto di Medel e Ljajc, con Biabiany sulla destra al posto di Eder. Il francese ha l’occasione d’oro ma spreca malamente l’ottima imbucata di Jojo, mentre poco dopo il suo tiro-cross è troppo forte per l’arrivo in scivolata di Perisic, che stava per timbrare l’ennesimo gol basato sullo stesso copione (palla lunga dall’altra fascia e piattone sinistro sul palo lungo).

I primi venti minuti non sono male, anche se qualche Santo viene giù nel vedere il guardalinee Preti (sempre quello di Juve-Inter 2012, chi ha buona memoria non dimentica) segnalare un fuorigioco inesistente di Jovetic che avrebbe spalancato la porta a Biabiany.

Forse compiaciuti di tutto ciò, piano piano i nostri affievoliscono la loro pressione, lasciando campo ai locali che, se nel primo tempo si limitano a un paio di tiri facili, nella ripresa iniziano con ben altro piglio trovando i nostri alquanto sorpresi.

Il Mancio ha un bel dire che i primi due pali sono frutto di un contropiede e di un calcio di punizione: sempre pali sono, e su entrambi ho sudato freddo.

Anzi, non è nemmeno vero: dopo il primo ho aspettato di vedere la palla carambolare in rete (San Palo Interno, invece, la dirigeva lemme lemme oltre la zona rossa); dopo il secondo invece, ho pensato “una squadra come si deve, dopo ‘sta botta di culo, la va a vincere“.

Per una volta è stato quindi premiato il mio insolito l’ottimismo stile Scarpini… per quel che conta! Mauro come detto timbrava il cinquantesimo centro il 100 presenze, dopo che Jovetic aveva tentato un paio di destri dal limite che almeno facevano muovere la casella “tiri in (o verso la) porta“.

La gestione del micro vantaggio è stata la classica via di mezzo tra il cinico controllo di inizio stagione e il caghiamoci sotto visto nel 2016: il Frosinone, è vero, colpisce un terzo legno con Ciofani, ma rispetto ad altre occasioni concediamo meno.

Ecco quindi che, giunti al terzo abbonante dei quattro minuti di recupero, con la palla tra i piedi apparentemente saldi dei nostri eroi in mutande, i residui del fideismo scarpiniano di cui sopra mi fanno dire “dai che è andata!“. Da quel momento riusciamo nell’ordine a perdere banalmente palla (addirittura con Brozo e Palacio, mi pare…), concedere l’immancabile mischione nella nostra area, e e ribadire il concetto con Biabiany: il ragazzo, a cui il padre eterno ha dato una velocità da centometrista e poco altro, anzichè abbassare la testa e pedalare verso la porta avversaria, regala una palletta stupida a cavallo di centrocampo, che mi fa esaurire il bonus-Madonne appena prima del fischio finale.

Non ci sono molte analisi filosofiche da fare: come detto in apertura, giochiamo nè meglio nè peggio che nelle ultime partite, ma talvolta dice bene perfino a noi. Certo da qui a poter aspirare al terzo posto servirebbe un tipo ancor più ottimista di quello che va a mangiare le ostriche sperando di pagare il conto con la perla che troverà nel piatto.

Sto finendo di scrivere con il Bologna in vantaggio a Roma, ma rientro nei panni realistici che mi competono per affermare che financo una inopinata sconfitta dei lupacchiotti contro i rossoblù lascerebbe i nostri a cinque punti di svantaggio, dovendo oltretutto ospitare il Napoli sabato prossimo.

LE ALTRE

La Juve batte un buon Milan in rimonta, vanificando le gufate di mezza Italia (me compreso: per la prima volta in vita mia ero arrivato ad augurarmi qualcosa che somigliasse ad una vittoria del MIlan) e sterilizzando gli effetti della prevedibile vittoria napoletana contro l’Hellas.

La Fiorentina dimostra (a chi lo voglia capire, chiaro) quanto il bel giUoco fine a se stesso sia inutile e dannoso, tanto quanto il peccato mortale dell’affidarsi alle prodezze dei singoli anzichè affidarsi a un gioco ragionato.

I Viola con Paulo Sousa stanno continuando le stagioni di Montella, velleitario e inconcludente nei suoi ghirigori sulla trequarti (tranne contro di noi, ovvio, chè contro l’Inter son tutti fenomeni!). Così facendo perdono a Empoli, concedendoci per ora il quarto posto solitario a due lunghezze di distanza,

E’ COMPLOTTO

Settimana ad ampio raggio, con tanti argomenti apparentemente slegati tra loro, epperò accomunati dalla solita benevolenza verso i nostri colori.

Come di dice in questi casi, andiamo con ordine.

Pur senza più Fabio Monti, valvassore morattiano della prima e dell’ultima ora, il Corriere della Sera continua la celebrazione (postuma, s’intende) della presidenza Moratti.

Criticato come e più di quanto meritasse ai tempi della sua guida, ora il Signor Massimo e l’allora dirigenza, emanazione della di lui simpatttìa, vengono rimpianti da più parti, arrivando a falsi storici quali la millantata solidità del Club a far da sponda all’allenatore, la presenza della Società nel gestire le crisi e compagnia bella.

Ringraziato il figlio di Angelo per i 18 anni di Presidenza (questo quel che pensavo e ancora penso del quasi ventennio morattiano), aggiungo solo che lo stesso monarca illuminato è passato alla storia per esoneri di allenatori secondi solo a quelli di Zamparini, e a casi e crisi di spogliatoio non gestiti nella maniera più assoluta.

Però, dice il Corriere, “ Quando Mancini ha sbandato la società non c’era, non l’ha aiutato nella gestione dei giocatori e delle crisi che si sono ripetute con frequenza da Natale in poi“.

Prima invece…

Spostandoci dalle beghe di cortile alla cronaca giudiziaria internazionale – nella fattispecie i Panama Papers, si tenta di far di tutta un’erba un fascio, sbiascicando di sfuggita e a mezza voce nomi e cognomi di persone espressamente citate nell’inchiesta (Clarence Seedorf e Luca Cordero di Montezemolo), e sparando invece ai quattro venti non meglio precisati “proprietari attuali o del passato dell’Inter“.

Tempo pochi giorni e si scopre che, al solito, l’Inter non c’entra nulla, e , casomai, il nome implicato è quello del fratello di Thohir. Però intanto per due giorni abbiamo avuto uno strano rimbombo nelle orecchie che risuonava come “Panama-Inter”.

C’è da dire che rispetto alla settimana precedente ci è andata meglio: lì eravamo praticamente a capo di Daesh: la solita Pazza Inter, insomma…

Ai tempi si sarebbe concluso con l’immortale #morattispieghi.

Infine, non sprecherò altri KB per aggiungere la mia opinione sulle ultime mirabolanti avventure della nostra classe arbitrale alle prese con la capoclassifica: leggete qui, dove al solito Settore vi dice quel che penso meglio di come potrei farlo io.

CHI MANGIA DUE POLLI E CHI NESSUNO: LA STATISTICA DE STOCA

Restringendo la visuale alle nostre trascurabili sventure, è curioso che la Gazzetta si soffermi sui tanti (troppi?) cartellini rossi comminati all’Inter: nel pezzo si mette dentro un po’ di tutto, dalle ingenuità ai falli cattivi, alle sviste arbitrali, ed è giusto che sia così essendo un pezzo “panoramico”. Scrivere però una frase come “da squadra che a novembre faceva meno falli in assoluto di tutto il campionato, alla seconda con più cartellini in A” vuol dire fare disinformazione, caro Matteo Dalla Vite.

La sproporzione potrà non essere evidente come a fine Novembre (quando ce la giocavamo bene anche come cartellini gialli), ma i numeri continuano a parlare di una notevole sproporzione nel rapporto falli/espulsioni. Siamo penultimi nella classifica dei falli commessi (solo il Napoli ne ha fatti di meno), siamo invece secondi per numero di espulsioni ricevute.

E, per quanto il numero di ammonizioni sia analogo alle altre grandi  (a parte il vrtuoso Napoli, coerente con il basso numero di falli fatti), ai nostri continuano a bastare 5,8 falli per essere ammoniti, contro i 6,6 delle nostre rivali.

Morale: non è cambiato un cazzo.

La frasetta copincollata è tendenziosa e sembra voler dire che adesso l’Inter picchia come un fabbro ferraio, invece all’inizio se ne stava buona buona.

Un par de cojoni!

ALEGHER ALEGHER, CHE IL ….

Alex Frosio, sulla Gazza di venerdì, verga un pezzo che sottoscrivo quasi al 100%, lodando le doti di Allegri, sapiente gestore di uomini e schemi e capace di alternare schemi e moduli a seconda della circostanza, addirittura nell’arco degli stessi 90 minuti.

Tutto bene, tutto giusto. Forse un tantino agiografico quando dice che i cambiamenti del Mister livornese nell’ultimo anno di Milan, chiuso a metà stagione con un esonero, “vengono presi per confusione. Sono invece i prodromi del lavoro allegriano alla Juve“.

Eccola, la malafede pur all’interno di un pezzo condivisibile: due soggetti (Mancini e Allegri, nella fattispecie) si comportano in maniera identica (e cioè cambiando spesso uomini e moduli), ottenendo però risultati opposti. Mi pare di tutta evidenza che la differenza tra i due potrà risiedere in tanti elementi (uomini a disposizione, innanzitutto) ma non nell’identica scelta di voler cambiare tanto e spesso.

La stessa scelta, in altre parole, non può essere considerata un pregio o un difetto a seconda del colore della maglia, a meno di non voler mettere in dubbio la buona fede di chi porta avanti questo ragionamento. Ragionando per assurdo, s’intende!

WEST HAM

I martelli sfiorano la partita epica per definizione, pareggiando in casa contro l’Arsenal dopo essere stati sotto 2-0 già dopo mezz’ora.

Carroll ribalta la situazione prima dell’intervallo e addirittura mette il triplone a inizio ripresa, prima che i Gunners mettano la parola fine a questa divertentissima giostra e fissando il punteggio sul 3-3 finale.

Peccato perchè il City vince, mentre lo Utd perde, lasciando impregiudicate le chances europee.

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria...

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria…

OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

int tor 2015 2016

Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”

 

CHIUSO PER SCHIFO

JUVENTUS-INTER 2-0

Ho atteso più del dovuto prima di scrivere dell’ennesimo scempio della mia amata squadretta, banalmente per motivi contingenti (c’avevo da lavora’) ma, volendo costruire un inesistente dramma esistenziale, perchè non trovavo parole adatte a descrivere lo sconforto provato in 90′ di nulla pneumatico.

Zero coraggio, innanzitutto: ho doverosamente sfanculato l’Alciato di turno che prima del fischio d’inizio farneticava di occhi juventini feroci e determinatissimi, in contrapposizione a sguardi apparentemente assenti dei nerazzurri. Ho dovuto però mordermi la lingua e dargli ragione poco dopo, vedendo il nostro predominio iniziale sfiorare i tre minuti di durata, prima di appassire sotto il pressing coriaceo -ma niente più di questo- dei nostri avversari.

Cara Inter, mi hai fatto essere d’accordo con Alciato nel pre-partita e con Massimo Mauro nel dopo-gara (“questa è un’accozzaglia di giocatori che non ha idea di come stare in campo“): hai capito quanto stai messa male?

Avevo addirittura sperato nella serata di grazia, dopo la traversa susseguente all’inevitabile tiro velenoso del velenosissimo ex Hernanes: partito il sinistro ho pensato “è gol, #proprioluincredibile“, e invece Samirone c’era arrivato con la falangetta e il legno ci aveva salvato.

Ai limiti dell’incredibilità, avevamo costruito una (una, non ci allarghiamo) palla gol con il sempre più scintillante Palacio -che però, poveretto, predica nel deserto- a servire Icardi prontamente andato in confusione con una mezza mossa di Barzagli.

Onestamente, il primo tempo non ha detto molto altro. Per un interista viscerale e malmostoso come me non è accettabile giocare una partita contro Juve o Milan senza sputare sangue e dare l’anima, ma per lo meno la prestazione è stata da sufficienza stiracchiata.

Eccola nella ripresa, allora, l’Inter simpatttica: pronti via e D’Ambrosio ci fa rimangiare i complimenti -invero alquanto tiepidi- ricevuti dopo l’ultima partita fornendo il più inaspettato degli assist a Bonucci che spara al volo di destro. Handanovic è più sorpreso che incolpevole (Cristo, almeno le braccia alzale…) e il frittatone è cosa fatta.

Col gol arriva la granitica convinzione che potremmo stare lì fino a Natale e non riusciremmo non dico a pareggiare, ma nemmeno a tirare in porta. E infatti i nostri ruminano calcio a due all’ora, col Mancio -forse sotto shock per la pochezza dimostrata dai suoi- paralizzato nei cambi fino a metà ripresa, allorquando inizia ad ammassare punte e mezze punte là davanti, sperando che qualcosa accada.

E qualcosa infatti succede: Morata si invola in contropiede e Miranda impiega qualche secondo a capire che no, non c’è un suo compagno in ripiegamento a contrastare l’avversario e che , tocca proprio a lui fermarlo.

La cosa pare anche riuscire, visto che i due in area si scontrano -ruzzone sospetto dello juventino ma poca roba…- per poi ritrovarsi entrambi spalle alla porta. Il brasiliano a quel punto sbaglia, tentando di prendere palla ma colpendo inequivocabilmente la zampa di Morata.

Il rigore a quel punto è inevitabile, e quindi sono pure d’accordo con Rocchi (e con questo ho detto tutto).

Quando piove diluvia, e anche il fluido magico di Handa sui rigori pare esaurito; 2-0 e tutti a casa, non prima di aver impegnato Buffon con mezzo miracolo su tiro del neo-entrato Eder, minuti di recupero o giù di lì.

PSICODRAMMA COLLETTIVO (CON PUNTE DI AUTOLESIONISMO)

Essendo in colpevole ritardo, le analisi a consuntivo potete leggerle da gente che prima e meglio di me ha spiegato come si senta un interista dopo una partita del genere, con la prospettiva dell’ennesima stagione all’insegna del “sì ma l’anno prossimo…“.

Qui aggiungo solo che, per una volta, mi associo al commento da tifoso del Signor Massimo, quando dice che contro quelli là il minimo che uno si aspetta è uscirne con qualche ammaccatura: il che vuol dire menare, rendergli la vita impossibile, anche solo per il gusto di rompergli i coglioni, ma non arrendersi senza neanche provarci.

Quello proprio mai.

Che il Mancio sia in difficoltà è palese. che sia poco incline al “rimbocchiamoci le maniche e sporchiamoci le mani tutti insiemepure.

Che ne sarà di noi?

Non ne ho francamente idea. E’ ovvio che abbia concordato con tutto quanto detto da Ausilio nel dopogara (“sono incazzato nero” “gente che scivola, gente che non dà tutto…“), ma celebrata la doverosa pars destruens manca drammaticamente un piano per uscire da questo troiaio.

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Napoli e Fiorentina pareggiano, facendoci però vedere cosa voglia dire giocare a pallone. Modi diversi, ma ugualmente efficaci. Soprattutto, due squadre che danno l’idea di cosa fare su un cazzo di campo di calcio.

Il Milan batte il Toro con mezzo tiro in porta, continuando con quel mefitico vento in poppa capace di portarli in finale di Coppa Italia dopo aver incontrato squadre di B e C e trovandosi nell’impensabile posizione di potersi giocare due trofei (Coppa Italia e Supercoppa Italiana) con il classico culo dei cugini.

La Roma vince ancora ed è lanciatissima verso quel terzo posto che i nostri, anche quest’anno, guarderanno col cannocchiale. Ora, i prossimi due mesi saranno dedicati allo smargheritamento del “meglio non qualificarsi nemmeno per l’Europa League oppure giocarsela?“.

Ragazzi, avete rotto i coglioni!

E’ COMPLOTTO

Di roba ce ne sarebbe anche, non legata al contingente quanto a possibili scenari catastrofici previsti da tutti e poi smentiti da pochi.

Mi pare però “indelicato” scriverne dopo un tale scempio.

Ci saranno (spero!) altre occasioni.

WEST HAM

Qui in compenso le cose continuano ad andar benino. Altra vittoria contro il Sunderland e classifica che somiglia sempre di più a quella interista.

juv int 2015 2016

Com’era?  Ah sì: “Che ce frega de Pogba, noi c’avemo Kondogbia“. Fortunelli noi…

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…

ORATORI, ESAMI, SCI E ALTRE BAGATELLE

VERONA-INTER 3-3

Un amico di famiglia, rimandato a Settembre con tre materie -uno dei nostri, insomma- si era presentato davanti ai professori nel giorno degli esami apostrofandoli con una frase passata alla storia:

“Io ho studiato tutta l’estate: vediamo di non fare scherzi…”

Traslando la storia di quei vent’anni ed arrivando quindi ai giorni nostri, ieri mi sono sorbito una giornata tra neve, nebbia, vento e sci, cosa che non facevo dallo scorso millennio e che -ho scoperto- non mi mancava per nulla.

Uscendo di casa e andando incontro a questo popo’ di divertimento, ho alzato gli occhi al cielo parafrasando l’amico di cui sopra e facendo notare il sacrificio a cui mi stavo sottoponendo, sperando di ricevere una qualche forma di ricompensa.

Non avevo bisogno di ulteriori conferme del mio migliorabile feeling con le nostre divinità, e infatti le mie implicite preghiere sono state coerentemente inascoltate.

Del resto, ricordo ancor oggi il principale motivo per cui abbandonai dopo poche settimane la frequentazione dell’oratorio che, a inizio anni ’80, era stato aperto a pochi passi da casa.

Più ancora dell’incomprensibile divieto di giocare a calcio durante il momento di preghiera, quel che pose fine a una potenziale carriera da chierichetto fu la inopinata sconfitta casalinga dei nerazzurri con un Cagliari tutt’altro che irresistibile proprio in concomitanza con una domenica pomeriggio passata tra preti, suore e tiri in porta.

Da ‘ste parti, quindi, non funziona il do ut des in salsa calcistica, della serie “io faccio questo ma Tu fai vincere l’Inter”.

Volendo vedere il lato positivo, mi sono risparmiato le dormite delle nostre belle statuine sui tre gol da calcio da fermo segnati dal peggior attacco del campionato, con l’ulteriore e paradossale beffa di poter fare i fighi e rivendicare con orgoglio “oh, tre gol di testa e nessuno segnato da Toni o Pazzini“.

Leggo di una squadra ancora apparecchiata secondo il suggerito 4-3-3,  pur con il decerebrato Melo come perno di centrocampo. È curioso quanto tutti si stupiscano dell’instabilità mentale del brasiliano, di come abbia una sorta di calamita nell’attrarre cartellini che forse ad altri sarebbero perdonati, della sostanziale pericolosità per i compagni nell’averlo in squadra.

Non voglio farmi bello e grosso per averlo ripetuto fin dall’estate: mi pare anzi un concetto abbastanza semplice da desumere, visti i trascorsi del giocatore e la maglia che si apprestava ad indossare.

Leggere che, nel mercato di Gennaio, il prescelto fosse stato individuato in Biglia, mi fa masticare amaro e arrivare alle inevitabili conclusioni di squadra sfigata, sempre al posto giusto ma nel momento sbagliato: la squadra simpatttica, insomma…

Apparentemente, la ripresa con Perisic al posto del brasiliano psicopatico vede i nostri recuperare parte del danno creato, lasciando di contro l’amaro in bocca per le occasioni sbagliate sotto porta –quoque tu Palacie!– e per l’ennesimo portiere che con noi fa le uova (ditemi voi chi, parenti esclusi, avesse sentito parlare di tal Gollini, eroe di giornata tanto quanto i terribili arieti scaligeri).

Non avendola vista non posso distribuire insulti o carezze (tanti i primi, poche le seconde mi pare di capire); resta una media punti raccapricciante e l’incombente scontro per il terzo posto di domenca prossima a Firenze, al quale arriviamo col morale sotto i tacchi.

LE ALTRE

Non che ad altre latitudini si stia meglio: Viola e Milan pareggiano contro le rispettive non irresistibili avversarie (Bologna e Udinese), mentre la Roma ne approfitta battendo la Samp con quache brivido nel finale. Ormai scontate le vittorie di Juve e Napoli che si affronteranno nel prossimo turno.

È COMPLOTTO

Non ci siamo, Mancio, non ci siamo. Avevamo ancora nelle orecchie il lamento dei gol che avresti segnato anche a 50 anni (e non avevamo bisogno di queste recenti dimostrazioni per sapere che dicevi la verità) ed eccoti di nuovo a parlare di difensori che dormono e che alla fine mica è colpa tua se vanno in campo col cuscino dietro la testa.

Qui non è questione di dire o no la verità. Qui sta, a mio parere, l’essenza di un allenatore, o meglio ancora di un gestore di uomini. Tu, caro coach, nel chiuso dello spogliatoio puoi lasciarti andare ad esecuzioni sommarie e punizioni di massa, ma all’esterno l’ultima cosa che devi fare è dare l’impressione di una frattura nel gruppo.

Ancor di più, aggiungo, se quel gruppo ha la maglia a righe nere e blu.

Perché, a far così, il primo risultato che ottieni è avere una pletora di pennivendoli che raglia all’unisono: “Visto? È lui il primo a non credere nei suoi uomini! È crisi! È spogliatoio spaccato! Morirete tutti!” sindacando sulla formazione schierata, sui cambi e perfino sui giorni di riposo accordati alla squadra.

WEST HAM 

Inciampiamo in una brutta sconfitta a Southampton, allenato dall’odioso Ronald Koeman, ma restiamo comunque sesti a un passo dal Man Utd.

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Lui almeno il suo lo sta facendo…

MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO

INTER-CHIEVO 1-0

85 minuti perfetti e 5+recupero da cardiopalma.

Ma non saremmo l’Inter altrimenti…

Il Mancio è probabilmente tra i miei lettori, e conseguentemente mette in campo una formazione assennata, con minime variazioni sullo spartito suggerito pochi giorni fa.

C’è Palacio e non Perisic. C’è soprattutto Nagatiello sulla destra in luogo dell’ipotizzato D’Ambrosio. Presentandosi la partita come potenzialmente podalica (leggasi: loro tutti dietro, noi a dover alternare giro palla sapiente e incursioni ignoranti) le variazioni mi trovano d’accordo.

Detto ciò, #connoituttifenomeni, come al solito: tal Andrea Seculin fa il suo esordio in Serie A contro di noi. Essendo portiere, era alquanto difficile che potesse sorprenderci con il didascalico Primo Gol in Serie A; in compenso, il ragazzo para anche sua madre con le buste della spesa fermando 7 palle gol (contate) dei nostri ed entrando di diritto nel Club Gautieri.

La cosa non mi sorprende e mi spaventa, così come tremo all’ingresso dello sconosciuto e velenosissimo Costa per gli ultimi dieci minuti. Dopo i giochi di parole con Lasagna e balle varie, già temevo il titolone simpatttico “il Chievo Costa caro all’Inter” .

Perchè la verità è che, potendo agilmente vincere il match con punteggio tennistico, paradossalmente rischiamo di pareggiarla con gli ultimi minuti giocati secondo lo schema “aiuto-voglio-la-mamma“. Quelli del Chievo di fatto non tirano mai in porta, ma le nostre coronarie sono comunque messe duramente alla prova.

La vinciamo, dunque, e va bene così. Icardi mi è piaciuto assai (la traversa di testa grida vendetta), i due terzini hanno messo più cross in 90 minuti che negli ultimi due mesi, e Palacio ha fatto vedere a Jojo e Ljajic il prontuario della punta al servizio del centravanti.

La trenza continua ad essere una soluzione estetica inguardabile, ma la saggezza calcistica non ha pari alle nostre latitudini.

Il centrocampo ha in Medel il suo semaforo e in Brozo e Kondogbia i teorici incursori. Discreto il francese -anche se timoroso nello scellerato piattone in bocca al portiere, in occasione dell’azione più bella della partita- sufficiente in tutti i sensi il croato: giochicchia senza particolare costrutto, facendosi notare per un tocco potenzialmente suicida con cui cede palla molle a Miranda al limite dell’area: il brasiliano non ha scelta e calcia quel che trova. E’ la caviglia dell’avversario, il che vuol dire giallo inevitabile e misses next match.

Quel che si chiedono tutti è se finalmente questa architettura possa costituire una solida base su cui proseguire nel resto del girone di ritorno.

Personalmente, sono da sempre convinto che una squadra di calcio sia un puzzle in cui inserisci per primi i giocatori più forti nel loro ruolo naturale, riempiendo poi di conseguenza le altre caselle. E’ questo schemino, elementare lo riconosco, che mi porta a sperare che il buon Mancio abbandoni i pur giusti esperimenti e imbocchi deciso questa strada.

Domenica pranzo festivo al Bentegodi, San Valentino romantico sotto la luna di Fiesole: conferme o smentite non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

Quel maledetto di Zarate, mai particolarmente amato nella trascurabile parentesi nerazzurra, mi sfila una altra dozzina di Madonne quando ormai mi pregustavo la Lasagna indigesta anche per i Viola. E invece… destro a voragine al 93′ e classifica immutata stanti le vittorie delle prime 6 della classe.

BERA-CARPI-GILA

Da buon tifoso dall’elefantiaca memoria e dalla spiccata tendenza alla sindrome di accerchiamento, noto con rancore che il Sassuolo che ci purgò forse oltre i propri meriti si mangia il probabile pareggio con la Roma, sbagliando il rigore con quel Berardi che zittì San Siro al 95′.

Lo stesso Carpi, che pur era riuscito a raddrizzare la partita di Firenze, si era dapprima mangiato un gol incredibile con l’ex nerazzurro Longo, facendosi poi uccellare da un gol di Zarate tanto spettacolare nella conclusione quanto censurabile per la facilità con cui il ragazzo gigioneggia sul pallone prima di arrivare al tiro: con noi ovviamente gli emiliani erano stati una cerniera perfetta.

Su Gilardino, capace di segnare di stinco dopo un rimpallo contro i nostri e di sbagliare in maniera imbarazzante contro gli amatissimi ex rossoneri, preferirei non pronunciarmi per non aggravare la mia posizione di fronte al tribunale mondiale del turpiloquio  (vedasi al min. 3.40).

Che dire poi dei nostri avversari di ieri sera, docili come agnellini solo pochi giorni fa contro la Juve e capaci di mettere ripetutamente i piedi in testa al nostro centravanti in piena area di rigore, ovviamente impuniti.

Forse volevano fare una raffigurazione plastica del famoso commiato della lettera a Savonarola.

E noi zitti. sotto. (cit.)

E’ COMPLOTTO

Tre soli giorni sono passati dal nefasto Derby, eppure l’onda lunga della critica ad alzo zero non pare spegnersi.

Del resto, se noi per primi diamo fiato alle trombe dei Luoghi Comuni Maledetti, che motivo potrebbe avere la stampa per non tornare sui soliti ritornelli di spogliatoio spaccato, crisi, caso Icardi, clan di sudamericani contro slavi, gelo tra Mancini e Thohir e chi più ne ha più ne metta?

Ma, come diceva Steve Jobs durante le sue presentazioni, … There is something more!

Hanno quindi tentato di truffare l’Inter, millantando una possibile sponsorizzazione di Etihad e poi addirittura cercando di comprare un Hotel a Roma.

La cosa ha comunque creato un danno a Thohir, che per un certo periodo si è fatto forte di questa offerta per negoziare in un certo modo il rinnovo del contratto da main sponsor con Pirelli, che ora ritorna “drammaticamente” di attualità.

Per fortuna il tutto è stato scoperto e, anche se i nerazzurri sono le vittime di un raggiro fortunatamente sventato, a sentire in giro pare quasi che i nostri se la siano andata a cercare, con la malcelata convinzione che “queste cose ad altri non sarebbero mai successe”.

Poi fa niente se qualcuno da ormai quasi un anno dà come imminente la cessione di metà squadra per mezzo miliardo di Euro… Quelle sono ovviamente cose lunghe, in cui ci vuole tempo…

Infine, indicativo l’uso delle parentesi nel tituliello visto su Corriere.it:

Corriere 4 Feb 2016 Ranocchia

Il povero Ranocchietta, all’ennesima -ma temo per lui non ultima- papera della sua onesta carriera, è ovviamente indicato come “ex nerazzurro”, e solo tra parentesi e in maniera incidentale come “ora alla Samp”.

Vero che il nostro è in prestito e quindi tecnicamente ancora di proprietà interista ma, visto quel che combina in riva al Mar Ligure, sarebbe forse stato più logico un titolo del tipo “Samp, che sòla che hai preso dall’Inter“.

E invece no: è una pippa ed è dell’Inter. Ineluttabile assioma cartesiano.

 

WEST HAM

Il turno infrasettimanale c’è anche in Premier League, dove i nostri battono 2-0 il derelitto Aston Villa confermandosi al 6° posto in classifica.

int chi 2015 2016

“Mi sendi Francis?” (cit. e stop)

M’ANDATEACCAGARE

MILAN-INTER 3-0

Ennesimo topos calcistico correttamente applicato: in una settimana riusciamo a farci prendere per il culo da tutta Italia per aver preso gol da un popolare primo piatto emiliano, proseguendo con 3 pappine prese dai gobbi e concludendo il capolavoro con altrettante pere dai cugini.

Non c’è che dire: quando i nostri si mettono di impegno per mandare tutto in vacca, non sono secondi a nessuno.

La stessa squadra brutta cattiva e vincente che ha abitato ai piani alti della classifica fino a un mese fa, ha ora cambiato due aggettivi su tre, restando esteticamente inguardabile, ma aggiugendo a ciò una solidità degna di un budino e un ruolino di marcia da retrocessione.

Inevitabile corollario, il totale sbracamento del nostro allenatore e la conseguente assenza di qualsiasi logica calcistica sul rettangolo di gioco.

Non so onestamente da dove partire.

Dalla formazione?

Va bene, ve la siete voluta.

Cerco di interpretare il pensiero del Mancio: “siccome il mio centrocampo fa sincera pietà, ne metto solo due in modo da saltarlo a pie’ pari, con quattro attaccanti a cui chiedo di salire per tentare degli uno-due che liberino una delle punte nello spazio“.

La qual cosa, a dirla tutta, nel primo tempo due o tre volte riesce.

Solo che poi, porcaputtana, non tiriamo mai in porta. MAI. Perisic, quello ambidestro, quello che per lui è indifferente, entra in area e anzichè provare un diagonale elementare sul secondo palo, propende per il tocco illuminante a centro area dove -nonstante ci siano altri tre attaccanti in campo- nessuno è pronto a raccogliere.

Che non sia questione di piede preferito, il croato lo conferma nella ripresa, allorquando invece che tirare al volo (di sinistro) o di controllare e avanzare (di destro) tenta un appoggio loffio (forse con la terza gamba) per Icardi.

Jovetic e Ljajic danno ennesima conferma dell’indolenza in cui vivono in queste settimane, mentre il nuovo arrivato Eder si ambienta subito sbagliando un gol di testa a porta vuota che grida vendetta.

Dietro, il Mancio ha la geniale pensata di ripescare Santon, che ha sulla coscienza due dei tre gol e che oltretutto azzecca un-cross-uno in 90′. JJ sulla sinistra fa poco meglio, regalando palla all’inizio dell’azione che porterà al raddoppio di Bacca dopo essersi già  perso Alex sul corner che porterà all’1-0.

Murillo non mi pare abbia grosse responsabilità, nella mediocrità generale, mentre Miranda si perde l’unico avversario in area in mezzo a tre interisti sul 2-0.

Detto che chiudiamo il primo tempo immeritatamente sotto, la ripresa dovrebbe almeno far vedere un’Inter che non ci sta e che tira fuori i maroni.

Mancope’ggnente.

Medel attacca briga con tutti ma non becca nessuno, Brozo in 90′ farà forse due passaggi, perdendo di contro decine di palloni elementari. Su un rinvio ciccato di Donnarumma Eder si avventa e arriva al contatto col portierino. Gli esperti ci diranno che non è rigore ma sarebbe stata punizione a due in area.

Sticazzi, nell’accezione etimologicamente corretta del termine (e quindi traducibile con “chissefrega“, essendo la locuzione di origine laziale).

Al quarto d’ora della ripresa esce il fantasma di Jovetic (nullo come e più che a Torino) ed entra Icardi, la cui panchina verrà analizzata in simpatica seziuncella a parte.

L’argentino in due minuti fa quello che il collega sostituito non ha fatto nelle ultime due partite, e cioè dettare il passaggio, correre e tirare in porta. Donnarumma respinge, e nel tentativo di una difficile girata al volo, il nostro viene cianghettato da terra da Alex, già ammonito.

Com’è andato a finire il rigore lo sappiamo, ma lasciatemi la magra consolazione di pensare che, anche rimanendo sull’1-0, giocare l’ultima mezzora con l’uomo in più avrebbe reso le prospettive un po’ meno funeree.

Sì perchè il palo colpito da Icardi crolla metaforicamente sulla capoccia dei nostri, incapaci di produrre alcunchè da lì in poi.

In questo nulla pneumatico il Milan, squadra modesta ma ordinata, si infila che è un piacere. Come detto gli altri due gol arrivano da gentili omaggi dei nostri terzini, ma la semplicità del cross-di-Niang-e-scivolata-di-Bacca è da spot del calcio: semplice, efficace, pochi fronzoli.

Poco dopo Niang partecipa alla festa, facendosi respingere la prima conclusione da Handanovic ma non sbagliando sulla ribattuta.

Finisce tra gli olé del pubblico, che quantomeno non fanno saltare i nervi ai nostri in campo. Non sono sicuro che la cosa sia una buona notizia, visto che la mia proverbiale inclinazione alla non violenza conosce alcune eccezioni proprio in ambito sportivo.

Tornando ai neuroni, quelli del Mister erano belli che andati da mo’ visto che riusciva a farsi espellere in occasione del papocchio Eder-Donnarumma, salutando così i tifosi avversari.

Non che gli sia passata, viste le carinerie riservata all’intervistatrice di Mediaset.

Anche della condotta mediatica del Mancio parlerò dopo.

In questa sede resta solo da dire che in 6 giornate abbiamo fatto 5 punti, perdendone 10 su Juve e Napoli. Il terzo posto è ancora a un passo, chè la Viola non va molto meglio di noi.

Abbiamo però resuscitato un paio di morti viventi come Milan e Roma, ed abbiamo un fardello di psicodramma sulle spalle che spetterà a Mister e Società sgrullare via.

Specialità della casa…

LE ALTRE

Napoli e Juve vanno avanti imperterrite senza perdere un colpo, mentre -come detto- la Fiorentina impatta a Marassi contro il Genoa, anche se il punticino le basta per precederci in classifica. La Roma torna a vincere ed è a soli tre punti dai nostri. Il Milan col vento in poppa e il tifo dei suoi scrivani è lanciatissimo verso il posto Champions, pur distante ancora 6 punti.

IN TREATMENT

Ma quale Zen, ma quale British? Il nostro Mister è tornato ad essere quel che è sempre stato: un isterico, poco capace di gestire la tensione. Carisma e personalità sono innate, ma da giocatore così come da allenatore, ha sempre avuto delle crepe incapaci di trattenere l’ignoranza.

Non sarò certo io a censurare i vaffa indirizzati a qualsivoglia entità rossonera (siano essi semplici tifosi o conduttori televisivi). Gli insulti sono tardivi e sono meritati a prescindere.  Ma come al solito, devi  sapere come “fare la guerra” – mediatica, s’intende.

Il che vuol dire non prendertela con una giornalista che ha il solo torto di fare la domanda idiota oltreché tendenziosa (“Icardi tirando il rigore ha sentito la tensione delle sue frasi di settimana scorsa?“) che tante volte in quanto allenatore dell’Inter ti sei sentito fare.

Quella, anzichè una provocazione, va presa come un’opportunità, per spiegare con piglio deciso ma sempre con educazione che a domande del genere si riceveranno risposte banali quando non sboccate, e che quindi si chiede maggior rispetto per l’intelligenza propria e dei propri tifosi.

L’inevitabile domanda sul dito medio era un’altra palla da prendere al balzo, rispondendo garbatamente “questo è quel che succede ad abbassarsi al livello di certa gentaglia: purtroppo mi sono messo al loro livello, non è stata una bella cosa e mi dispiace“.

Rispondere invece stizzito “L’ho fatto, l’ho fatto! e allora?” mi ha ricordato mio figlio quando viene beccato in castagna e non avendo più scuse cerca di liquidare la questione.

Lui però ha 7 anni, tu 50…

Continuo a ritenere il Mancio un buon allenatore, un personaggio di grande carisma e un vincente: non è però in grado di gestire lo stress, non è un grande gestore di gruppi (il ragazzo è un filo egocentrico e permalosetto) e andrebbe aiutato dai vari Zanetti e Stankovic (tra i pochi che credo potrebbe ascoltare).

Focalizzando ora l’attenzione su quello che dovrebbe essere il suo core business (che il ragazzo in fondo non è un oratore ma un allenatore di calcio), il Mancio mi dovrebbe anche spiegare che cacchio vuol dire avere il tuo cannoniere principale, per di più Capitano, per aiutare il quale hai preteso l’arrivo di Eder, e tenerlo in panchina per un’ora.

Capisco l’idea del casino organizzato con tutti gli zingari felici (cit.) là davanti, ma mi spieghi quale ragionamento ti abbia portato a voler schierare contemporaneamente Jovetic e Ljajic? Non sapevi che, quand’anche ti fosse andata bene, il caso-Icardi ti sarebbe comunque scoppiato in mano, accompagnandoti per le settimane successive?

Ciò vuol dire che devi fare la formazione in base alle minchiate che scrivono i giornalai? Certo che no. Devi però sapere i pro e i contro – non solo tènnicotattici – di ogni tua mossa.

Ad oggi hai un Capitano con le palle che strisciano per terra, dai modo a gentaglia varia di gridare allo sgoob di cessione immediata già a Gennaio, e soprattutto hai tenuto in campo per un’ora un morto che cammina e che non ha mai inciso nel match.

Mi rifiuto di credere che in allenamento Jojo stesse molto meglio di così, così come non vedo come gli ultimi giorni possano aver mostrato un Icardi talmente giù di corda da ritenerlo ancor meno affidabile del montenegrino.

Checcevoifà… Inutile piangere (ulteriormente) sul latte versato. Che le topiche prese ieri (da tutti) possano essere da monito e servire da lezione.

Quale?

Mobbasta con la girandola di uomini e schemi: abbiamo avuto l’illusione che così facendo tutti crescessero piano piano, ma in un mese e poco più abbiamo polverizzato le certezze del girone d’andata. Tocca insomma ricominciare dalle cose semplici.

E allora, davanti a Handanovic, fiducia agli inamovibili Murillo-Miranda, con D’Ambrosio a destra titolare (quasi) fisso: è tutt’altro che un campoione, ma mi pare il meno psicolabile di tutti gli esterni in rosa. A sinistra puoi alternare Telles e JJ a seconda dell’attitudine che vuoi dare al ruolo. Santon, come diceva il divino Mortillaro, lo manderei a zappare insieme a Nagatomo, al quale se non altro riconosco una vivacità atletica che in alcune occasioni potrebbe servire.

A metacampo, facciamo giocare Kondogbia nel suo ruolo migliore, che pare essere quello di interno destro; di fianco Brozovic e dietro di loro un criminale a piede libero a scelta (Melo o Medel), che magari a tempo perso minacci ritorsioni contro la famiglia se non si disciulano (perdonate il brianzolo stretto). Questi siamo, inutile cercare di inventare chissà cosa.

Davanti, almeno per un po’ coppia fissa Icardi-Eder, accompagnati da uno slavo a scelta tra i tre a seconda della partita.

Così ci sarebbero 8-9 titolari stabiliti, con un paio di cambi a disposizione. Chissà mai che semplicità e logica vadano d’accordo. Non sarebbe la prima volta…

E’ COMPLOTTO

Parto da settimana scorsa e più precisamente da questo:

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Ora, è vero che il ragazzo era al Primo Gol in Serie A (con noi, e con chi sennò?), ma facendo un processo alle intenzioni, sono sicuro che la battuta sarebbe rimasta nella penna del geniale creativo se il sifulotto fosse finito nelle terga di qualcun altro.

Restando ai primi piatti, nella stessa giornata il Milan ha preso gol da… Maccarone (se si preferisce la versione ‘merregana il ragazzo è detto “Big Mac” per gli amici), eppure nessuno ha osato far la battuta.

Al solito, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che nessuno in Società abbia detto niente: per carità, niente minacce di boicottaggio (quelle le può fare un tifosotto gretto come me, e infatti da me non avranno più un Euro, chè già erano entrati nelle mie grazie pestando un discreto merdone con la solfa della famiglia tradizionale). Mi sarebbe però piaciuta una risposta in stile, ironica anche quella, della serie “guarda che ti ho sentito, te ce manno con eleganza ma te ce manno o’ stesso”.

Sulla partita di ieri siamo a un passo dall’indifendibile, visto che più o meno tutti hanno giudicato la partita del Milan come ordinata e nulla più, segno evidente di nostri ampi demeriti. Detto della svista arbitrale sul rigore (mancata espulsione di Alex), per il resto dobbiamo solo tafazzarci tra noi.

Certo, Massimo Mauro il modo di farsi insultare dal sottoscritto lo trova sempre, quando per l’ennesima volta si chiede “può essere Medel il centrocampista centrale di una squadra che vuol vincere lo scudetto?” o quando ormai recitando la litanìa a memoria magnifica l’importanza degli italiani in squadra.

Nessuno dei presenti che gli abbia fatto notare che, quantomeno nella circostanza, la considerazione era un pocolino fuori luogo, visto le innumerevoli cagate commesse dall’italianissimo Santon.

Caressa l’ha poi fermato da una deriva nazionalistica assai pericolosa, quando il discorso è scivolato su Eder (brasiliano di nascita ma italiano di passaporto), con il calabrese cantilenante a dire “eh ma poi questi non sanno l’inno nazionale…“.

Lo juventino Camoranesi invece andava bene vero, gobbo maledetto?

WEST HAM

Nel turno di FA Cup pareggiamo 0-0 ad Anfield, assicurandoci il replay col Liverpool in casa. In campionato è andata alla grande, hai visto mai…

Ah lo sai che hai fatto cagare...

Ah lo sai che hai fatto cagare…

E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.

ECC’ALLA’

INTER-LAZIO 1-2

Lo sapevo, diobono, lo sapevo.

Quando ho visto quel cazzo di rimpallo che ha portato i milanisti al gollonzo di Bacca, ho pensato “mierda, qui vincon tutti, sta’ a vedere che noi la pigliamo inder posto…“.

Dopo mesi di normale e doveroso cinismo, torniamo le puttane dal cuore d’oro che in fondo siamo sempre stati, regalando a Pioli e ai laziali un Natale sereno e a tutti gli appassionati di calcio due settimane di silenzio, sporcato solo dal riverbero della frase “e però l’Inter, proprio sul più bello…“.

Chiunque pronunci questa frase ha tutta la ragione del mondo, perchè non è degno di una squadra seria (non voglio dire forte, mi limito a dire seria) affrontare una partita come quella di ieri.

Pronti via e Handanovic ci fa perdere anni, kili e capelli a scelta nell’ordine, azzardando un dribbling alquanto macchinoso nell’area piccola, sventato più per culo che per abilità.

Il peggio arrivava poco dopo, con una lungimirante disposizione a pen di segugio sul (credo) primo corner degli aquilotti. Che Candreva sia bravo a tirar da lontano lo sanno anche i sassi: lasciarlo quindi libero di ricevere e tirare di prima dal limite dell’area non mi pare una gran genialata, visto oltretutto che Biabiany -suo teorico marcatore- lo guarda a cinque metri di distanza, forse per far vedere che sullo scatto breve è velocissimo.

Grazialcazzo, lo sapevamo già.

Il culo come al solito non ci sorride, visto che il bel siluro del laziale passa attraverso una dozzina di gambe, lasciando Handanovic impietrito e ahimé incolpevole.

Preso il fischione dopo pochi minuti, prorompe in tutta la sua preoccupante pochezza l’evidenza del nostro centrocampo di lotta e non di governo.

Medel e Melo come doppio mediano vanno benissimo nell’ultima mezz’ora di una partita che vinci 2-0 e che vuoi definitivamente “spegnere”.

Già ero perplesso nel vederli partire dal primo minuto, ma mi ero zittito da solo, memore della auto-consolante filastrocca “c’è un Mister che li allena tutta settimana, lo saprà ben lui…“.

 Un par de palle.

Non solo i due non hanno i mezzi tecnici per far girare palla con un minimo di costrutto -questo lo sappiamo da un pezzo-; uno dei due (guess who) fa capire fin dai primi minuti di essere in giornata di (dis)grazia, in perenne guerra col mondo, soprattutto con se stesso. Mena come un fabbro, perde palloni in continuazione e ci manca solo che attacchi briga con i raccattapalle (quello solo i veri fuoriclasse, vero Daniel?).

A quel punto, caro Mancio, ci hai anche la scusa pronta: siamo sotto 1-0, dobbiamo recuperare e non gestire, caro Felipe mi spiace ma son costretto a toglierti e mettere Brozovic.

Non vuoi fare il cambio punitivo dopo nemmeno mezz’ora? Sbagliato, ma almeno ad inizio ripresa questo minus habens lo lasci (chiuso a chiave) in spogliatoio.

Invece no. Si ricomincia in buona sostanza da dove si era finito, con Montoya a far capire perchè ha dovuto attendere S.Ambrogio per assaggiare il campo (su 20 palloni giocati ne avrà sbagliati 21), con Jovetic incistato sui suoi giochetti e dribbling inconcludenti, con Biabiany e Perisic a girare spesso a vuoto e comunque lontani da ogni pericolosità, e con Icardi a guardarsi intorno sconsolato, con balle di fieno che gli scorrono accanto come nella miglior ambientazione western.

Loro continuano ad essere poca cosa, pur con Candreva e Biglia a far vedere come si gioca, e pur con Matri capace di guadagnare punizioni con il pezzo preferito del repertorio (leggasi: urlo disumano e piroetta istantanea non appena l’avversario è a meno di mezzo metro di distanza).

Eppure, nonostante questa pochezza, la ripigliamo. Proprio perchè scarsi, anche i laziali perdono palla banalmente sulla loro trequarti (poi possiamo dire che è stato il nostro pressing alto a metterli in difficoltà e va benissimo, però almeno tra di noi diciamoci le cose come stanno): Perisic fa la cosa più semplice ed efficace della serata, la mette di prima in profondità.

La palla in realtà non è così “pulita” come sembra; è Icardi a dover fare un discreto numerillo controllando a seguire e togliendosela così da sotto la suola. Da lì in poi è sentenza: il ragazzo entra in area e la boccia in rete.

Una palla, uno tiro, uno gol.

E’ il solo momento della partita in cui penso che la si possa rimettere in pista, a patto ovviamente di togliere Melo. Vero che col pareggio un minimo di copertura in più ti può servire, chè quantomeno hai quel punticino strappato coi denti da preservare.

Ma quando uno è coglione, è coglione (excuse my french). E infatti il nostro, quello bravo a difendere, causa un rigore tanto solare quanto ingenuo, zompando addosso al loro attaccante che è spalle alla porta in attesa che il pallone gli arrivi sulla testa.

Handanovic il suo (e cioè parare il tiro dal dischetto) lo farebbe anche (e sono 22 in carriera…), ma la ribattuta purtroppo ricapita sul destro di Candreva che fa doppietta.

Il nostro geniaolide non è contento e pochi minuti dopo decide di attentare alla spalla, se non alla vita, di Biglia, rifilandogli un calcione completamente privo di alcun senso.

Rosso diretto che accolgo come una liberazione. Meglio in 10 contro 11 che in 10 contro 12.

Come dice il poeta, però, “ormai è tardi“, e infatti i nostri non riescono a costruire più nulla, nonostante i cinque minuti di recupero che alla fine diventano sette vista anche l’espulsione di Savic che riporta le squadre in parità (almeno come uomini in campo).

Ci sarà tempo per analisi consolatorie (ancorchè non assolutorie): nessuno pensava di essere in testa da soli a Natale, è vero. Non è un buon motivo per buttare le partite nel cesso senza giocare.

SCUSATE IL RITARDO

E all’alba di Natale, il minchione in persona ha dato finalmente traccia di sè. Non posso parlare di sorpresa, nè di delusione, chè purtroppo era facile e banale aspettarsi certi spettacoli da personaggi che in carriera hanno collezionato colpi di genio in serie.

Il ragazzo viene quindi iscritto al poco invidiato Club degli indegni (in amicizia altresì detto dei Craniolesi), in compagnia dei vari Muntari & co. Non mi commuove l’apparente immediata assunzione di colpa, mostrata a favor di telecamera come a dire “ho fatto la cazzata, scusate“. Fosse un giovincello, potrei anche far finta di credere che possa imparare la lezione, ma trattandosi di ultratrentenne e ultrarecidivo, purtroppo resterà sempre e soltanto questione di quando  e non di se.

Il confronto, impietoso, con il dirimpettaio Biglia ci ha fatto vedere cosa vorrebbe dire giocare con uno che abbia una minima idea di cosa fare della palla. Detto che Brozovic dall’inizio avrebbe probabilmente evitato buona parte degli scempi visti, occorre una seria riflessione a riguardo.

So di aver recentemente avallato il centrocampo as is e cioè senza il regista illuminato. E’ però vero che ci sono un certo numero di vie di mezzo tra una mediana stile Pirlo-Iniesta-Xavi e l’immonda cloaca vista nella prima ora di ieri.

Meditiamo tutti insieme, ma il Mancio più di altri…

LE ALTRE

Vincono, porcaputtana, vincono…

Tutti, anche se meno bene di quanto dicano i risultati: Bonucci si crede er mejo fico der bigoncio e di fatto regala due gol al Carpi.

Esemplare l’understatement di Allegri dopo aver sventato la beffa del 3-3 finale.

Il Napoli continua a seguire gli estri del suo fuoriclasse, ma non chiamiamola dipendenza chè così sembra quasi che ci sia solo Higuain (cit. Caressa). La Viola torna a vincere e bene, mentre il Milan riesce per la prima volta in stagione a recuperare l’iniziale svantaggio arrivando alla vittoria in quel di Frosinone.

La Roma, come si dice in questi casi, vince ma continua a non convincere.

Se si arriva a dissertare sull’intenzionalità di un giocatore di andare ad esultare abbracciando l’allenatore, siamo messi male…

Citando Fabrizio Bentivoglio nei panni di Federico Lolli in Turné:

siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show

Torniamo alle ovvietà di cui sopra: ci avremmo messo tutti la firma, ma pestare il merdone proprio a un passo dallo zerbino di casa…

E’ COMPLOTTO

In generale, registro la felicità pressocché univoca dopo la nostra sconfitta, a solo ed esclusivo beneficio dello spettacolo del Campionato, che da 15 anni non aveva una lotta al vertice così serrata.

Sarà il Natale…

Mi levo poi tre simpatici sassolini dalla scarpa:

Balotelli è ormai guarito, anzi forse non è nemmeno mai stato infortunato, visto che il suo rientro è stato dato per probabile contro il Verona  , oppure “già” in Coppa Italia con la Samp, in ogni caso senz’altro contro il Frosinone, e quindi in anticipo rispetto alle iniziali stime che lo davano per rientrante solo nel 2016.

Queste invece le convocazioni del Milan per la trasferta in terra ciociara:

Oh nooo, anche l’influenza…

Ora, posto che  i rossoneri sono in assoluta media (se non peggio) rispetto alle altre squadre in termini di infortuni e sfighe varie, mi domando usque tandem dovremo aspettare per avere un giornalista con un minimo di spina dorsale che riservi a Milan Lab il definitivo giudizio che merita?

Parlando di Inter, invece, faccio i complimenti ad Handanovic per non aver voluto cogliere la battuta da osteria di Caressa, che gli chiedeva “a Melo nun j’avete detto gnente perchè quello ve mena e c’avevate paura!“.

Il soggetto ha anche avuto un certo moto di stizza come a dire “non si può neanche scherzare”. Bravo Samir, se vogliono ridere lo facciano con qualcun altro, chè noi siamo stati allo scherzo pure troppo!

Infine, oltre a Blatter anche Platini fa la fine sportiva che merita. Altro che “è stato un grande giocatore e ci vuole un grande giocatore a capo del calcio, che non faccia le pastette burocratiche di quelli là“.

Vi siete scelti un gobbo che esultava alzando una Coppa insanguinata, cosa vi aspettavate?

Ciao Michel, ci vediamo tra otto anni, sempre chè Moggi e Agnelli non chiedano i danni anche in questo caso…

WEST HAM

Continuiamo il festival dei pareggi: 0-0 in Galles con lo Swansea e via con ‘sta brodaglia che non sa di niente ma ci tiene al caldo.

int laz 2015 2016

Genius at work

 

 

EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!