COMINCIAVO A PREOCCUPARMI

PALERMO-INTER 1-1

Ecco finalmente tornare la partita da Squadra Simpatttica, che quasi si compiace nel regalare un tempo agli avversari, e che gode poi nel recriminare per l’occasione perduta.

Il masochismo a strisce nerazzurre è una categoria dello spirito prima ancora che un topos letterario, e mi appresto quindi a guarnire di ridondanza retorica le quattro cazzatelle con cui sunteggerò la prestazione dei nostri in terra siciliana.

I rosanero hanno tra le loro fila un paio di avversari tanto attempati quanto avvelenatissimi: Maresca e Sorrentino sono i classici onesti giocatori, che contro di noi han sempre fatto dei gran partitoni, mentre Gilardino, ottimo centravanti ed artista (quasi) insuperato nel numero della biscia impazzita, ci ha già battezzato più volte con maglie diverse ma ugualmente indigeste.

Guardando ai nostri, il Mancio applica alla perfezione il negativo dell’assioma “squadra che vince non si cambia”: essendo passato giusto un mese dall’ultima vittoria, non si può certo gridare allo scandalo nel vedere una formazione rinnovata in tre o quattro dei suoi effettivi.

Sfiga, i terzini di serata hanno il solo merito di far rivalutare i colleghi a cui hanno dato il cambio, mentre il centrocampo palesa ancora una volta la mancanza di un essere umano calcisticamente pensante.

Tanto per non girarci intorno, Guarin è un coglione.

È anche semplice da capire -se ci sono arrivato io…-. È un giocatore che promette sempre tanto, ma mantiene quasi nulla. È il giocatore che ormai da un decina di sessioni di mercato spero di vedere andare via, e che invece puntualmente viene confermato, aumentando sempre più il suo peso specifico all’interno dello spogliatoio.

Aldilà del tentativo di stupro subìto in area palermitana nel primo tempo (di cui dirò più diffusamente infra), il nostro si fa notare solo nell’ultima parte di gara quando parte di gran carriera dalla sua area di rigore, sgrullandosi gli avversari di dosso manco fossero zecche.

Passata la metacampo, ha due compagni liberissimi sulla destra ed un altro sulla sinistra. Il mio “daglielabeeeeneeeee” credo sia risuonato in diverse valli dell’arco alpino occidentale, superato in intensità solo dal “mavachepiiirlaaa” seguito pochi secondi dopo, una volta assistito all’assolo con destro a voragine abbondantemente fuori misura.

È vero che ci ha fatto vincere il Derby con un’azione simile, ma sappiamo tutti che quella è stata l’eccezione, questa la regola.

Quel che chiedo al Mancio, e che il Mancio puntualmente non farà, è di porre fine ai tentennamenti tattici: vai di centrocampo a due, con Kondogbia nel suo ruolo (almeno vediamo quanto vale) insieme a un picchiatore a caso (Medel o Melo); davanti i due slavi (anche ieri tra i migliori IMHO) più Biabiany o Palacio dietro a Icardi.

Picchia per quattro o cinque partite su questo ferro e vediamo quel che ne esce.

Tornando alla cronaca del match, Franco Vasquez si dimostra un grande giocatore, cui evidentemente la vicinanza con il già citato Gila ha fatto male: pervicace e insistita la sua ricerca del fallo da subire, che lo porta prima a volare senza che Kondogbia lo tocchi (ineccepibile il giallo per simulazione nonostante quel piccolo uomo di Ambrosini su Sky si ostini a vedere comunque un contatto), e poi a ottenere l’espulsione di Murillo, che entra sì col piede a martello ma che si vede arrivare incontro un avversario già in caduta.

Peccato perché, dopo aver regalato il primo tempo, i nostri crescono, trovano il vantaggio con Perisic dopo bella azione Jovetic-Biabiany e continuano ad attaccare anche in dieci: la sintesi perfetta della gara si ha in due azioni, tanto assimilabili nella casualità della loro genesi quanto antitetiche nel loro epilogo.

Un cazzo di calcio d’angolo per loro non viene neutralizzato da Handanovic -a cui, lo riconosco, do colpe che non ha, ma che nella mia mente malata doveva uscire e acchiappare la boccia. Da lì inizia un flipper di rimpalli tra stinchi e ginocchia che porta al pari di Gila, anche in questo caso perfetta controfigura di Inzaghi nell’esultare da invasato manco avesse centrato l’incrocio al volo da trenta metri.

In contrapposizione, dieci minuti dopo Guarin prova il destro a voragine: il pallone incoccia su un piede avversario e assume una pericolosa traiettoria a campanile: una botta di culo per uno? Macché. Sorrentino fa un colpo di reni che normalmente alla sua età ti vien la sciatica solo a pensarci e il pallone viene smanacciato sulla traversa. Se a ciò aggiungiamo il miracolo su Biabiany al 90′, l’odio sportivo che provo per il soggetto è tale da investire anche le figlie, da sempre immortalate sulla canotta della salute usata come sottomaglia dal brizzolato portiere rosanero…

Sì, lo confesso: me la prendo anche coi bambini. Mai detto di essere una bella persona, anzi: per dirla con Paul Ashcroft in Febbre a 90:

il sabato è l’ unico giorno in cui non sono un adulto responsabile.

LE ALTRE (sottotitolo: ROCCHI E I SUOI FRATELLI)

La classifica vede la Roma guadagnare la testa, a un’incollatura dai nostri in compagnia di Viola, Napoli e Lazio. Dietro vincono sia Juve che Milan, con i cugini a beneficiare del grande classico: rigore inesistente ed espulsione contraria ad ogni logica. Rocchi firma l’ennesima prestazione minuscola a favore dei cugini, evidentemente in ambasce nel ricevere il primo penalty a favore addirittura alla nona giornata.

Tanto per vuotare il sacco delle querimonie, nel primo tempo di Palermo il già ricordato Guarin viene sostanzialmente e vigorosamente denudato in piena area rosanero a pochi cm dall’ineffabile assistente di porta, invariabilmente “fisso come un palo nella notte” (cit. enzina).

Il discorso è sempre lo stesso: di mio non mi arrabbierei nemmeno più, chè a noi i rigori li danno solo se il nostro è a terra col coltello tra le scapole. Poi però vedi che su altri campi non c’è nemmeno bisogno della mezza occasione, della classica zona grigia, dell’orrenda locuzione “ci può stare“, e allora ti girano, ma proprio tanto.

Anche perché cambiano presidenti e managers, but nobody says anything…

E’ COMPLOTTO

Continua l’incredibile vicenda di quella squadra brutta e cattiva, che a stento meriterebbe di poter calcare i campi di Serie A e che invece, contro ogni logica e decenza, si ostina ad essere là con le prime della classe.

Passando ad argomenti diversi, in teoria ben più importanti ma che invece suscitano un epidermico godimento in chi scrive, registro con piacere l’ennesimo iscritto al club dell'”io non sono razzista però…“. Il fatto che ancora una volta sia un milanista d’ordinanza (Stefano Eranio, giocatore e uomo che ho sempre detestato) a scivolare sulla buccia di banana del politically correct, o del senso dell’opportunità, fate voi, rende il tutto ancor più godibile.

Certe perle di saggezza le puoi accettare se dette dal curvaiolo del terzo anello (splendido il ricordo del tifoso giallorosso che per un’ora aveva inneggiato a Pluto Aldair, per poi sentenziarlo dopo un erroraccio con un terribile “...ma’nvedi sta scimmia ammaestrata!”). Da un personaggio pubblico ti aspetti, come detto, che ci sia la sensibilità di tenere per sè certe convinzioni, o quanto meno la dialettica per poterle argomentare in maniera meno compromettente.

Stiamo però parlando di gente (Eranio, Sacchi, Ancelotti, Capello), diventata grande alla corte di quello là, quindi cosa vogliamo aspettarci…

WEST HAM

Sorry, José, but it was your turn!

Dopo aver sbancato Liverpool, Arsenal e Manchester City, arriva un sontuoso 2-1 sul Chelsea ed un terzo posto scintillante come non mai.

Per l’occasione, la foto del giorno è dedicata agli Hammers.


Come on you Irons!

Come on you Irons!

CALCIOPOLI E MO’BBASTA

Ecco le motivazioni della Cassazione, lucide e spietate insieme, in relazione all’ultimo (?) processo riguardante Luciano Moggi e Calciopoli.

Posto che tanti, con diritti pari ai miei, hanno ricamato su questo o su quell’aspetto, da buon paranoico mediatico vorrei mettere i miei due centesimi su un paio di questioni:

GIORNALETTISMO D’ASSALTO

Descrivendo l’esecranda influenza esercitata dal Moggi sull’intero mondo del calcio, la Cassazione parla espressamente di

“…strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta”.

Essendo i media quelli che devono raccontare la storia, la cosa non è esattamente rimarcata come dovrebbe: per i tanti che mi tacciano di essere anti-berlusconiano-a-prescindere (cosa che prendo come graditissimo complimento), faccio notare che, evidentemente, il problema non sta solo in Silvio, ma in tutti i potenti che esercitano il loro “fascino” nei confronti di chi dovrebbe esser lì a raccontare la verità.

E se è vero (eccome se è vero!) che il Milan era tutt’altro che estraneo alla vicenda arbitrale (vedi l’addetto agli arbitri Meani per non parlare di Galliani che rincuora Bergamo “che si sente solo”), è altrettanto vero che il deus ex machina di tutto questo puttanificio altri non è che Lucianone nostro.

Consideriamo poi un ulteriore aspetto: il nostro, condannato in primo e secondo grado (e soltanto prescritto da una Cassazione che ha fatto di tutto per chiarire che nulla aveva da eccepire sulle precedenti sentenze) sommava al proprio potere personale – accumulato in anni di controlli anti-doping evitati e di compiacenti signorine a rallegrare le serate pre-gara degli arbitri, il tutto nel connivente silenzio della stampa – quello forse maggiore e senz’altro più radicato della squadra per cui ha lavorato per più di un decennio.

Quella Juve da sempre “chiacchierata” in termini di onestà sportiva, in patria così come all’estero, e da sempre inossidabilmente legata ad interessi così familiari da diventare pubblici (leggasi FIAT, per i duri di comprendonio).

Per metterla in poesia, e come diceva uno splendido Guzzanti in versione Funari raccontando “a caca d’a scimmia” (7 minuti di risata ininterrotta, gli ultimi 60 secondi sono quelli qui più rilevanti):

Ce stà ‘o schizzo e la puzza:

‘na combinazione mortale!

I due soggetti -Juventus e Moggi- non avevano bisogno l’uno dell’altro per porre in essere le loro malefatte, questo è ovvio, ma insieme hanno dato origine al più grande scandalo sportivo che il calcio italiano ricordi.

Solo poche righe per sottolineare ancora una volta la condotta incoerente, proterva e incomprensibile della dirigenza juventina, che in sede di giudizio accetta tutti gli addebiti, patteggiando una retrocessione in B con penalizzazione di punti, consapevole che qualsiasi altra squadra al posto suo sarebbe stata radiata, giustificando poi la condotta criminosa dei suoi dirigenti (non dimenico certo Giraudo) con il leit motiv “così facevan tutti”, ed arrivando infine a pretendere risarcimenti per fantomatici danni subiti.

La Cassazione pone un punto fermo a tutte queste cazzate, spiegando bene chi sono i colpevoli di questa storia.

Con la vana speranza che sia davvero l’ultima puntata.

UGUALI UN PAR DE PALLE!

E infatti è proprio il principale quotidiano sportivo italiano a farci capire che, aldilà di quanto auspicato dal Direttore Andrea Monti, non finisce qui, nè finirà mai.

L’analisi fatta sulla Rosea è sostanzialmente corretta anche se un po’ partigiana, quando si picca di indicare la Gazza tra i pochi media non assoggettati al succitato strapotere… Io me lo ricordo il moviolista Antonello Capone, assolto da qualsiasi addebito a livello giudiziario, ma che per quanto mi riguarda ha contribuito alla perdita di centinaia di punti paradiso, viste le Madonne che mi faceva tirare quando leggevo i suoi commenti sull’operato degli arbitri.

Ma non è quello a farmi arrabbiare. Come tanti, come tante altre volte, ancora una volta si sceglie deliberatamente di mischiare la rigorosa ricostruzione storica a pareri assolutamente personali, i quali però, inseriti in quel contesto, vengono elevati a una sorta di verità rivelata dall’oracolo.

Ad una frase di questo tipo:

Abbiamo scritto, e tutt’ora ribadiamo, che quel maledetto scudetto non avrebbe dovuto essere assegnato ai nerazzurri

è difficile non rispondere col turpiloquio. Le opinioni sono legittime, ma la legge dello sport è diversa: in ogni sport al mondo il vincitore è il primo classificato, tolti quelli penalizzati perchè disonesti. Chiedete a Carl Lewis come si sentiva a Seul nell’88, chiedete ai vari piloti di Formula 1 che vengono penalizzati quasi in tempo reale: poche balle, vince il primo degli onesti.

E qui arriva la prostituzione intellettuale, unita alla proverbiale simpatttìa interista.

Quella cazzo di relazione di Palazzi, di cui voglio andare a ripassare la genesi, visto che non si ha memoria di un procuratore che indaga su un defunto, pur nella sua malafede non ha potuto spingersi oltre alla constatazione dell’esistenza di telefonate tra i designatori arbitrali e Giacinto Facchetti.

Telefonate mai negate dal diretto interessato nè dall’Inter.

E soprattutto, telefonate ai tempi non proibite.

Telefonate dalle quali, mi si perdoni la partigianeria, emerge solo e soltanto il fondato sospetto di una persona per bene, buona sì ma non fessa, che temeva che qualcuno non stesse giocando pulito. Nulla più di questo, visto che la madre di tutte le intercettazioni, annunciata tante volte a ribaltare totalmente lo scenario processuale, non si è mai palesata, in quanto inesistente.

Quella stramaledetta relazione, che sommariamente conclude dicendo “sarebbe stato interssante approfondire i contenuti di quelle telefonate ma non si può perchè è passato troppo tempo”, continua ad essere richiamata nella malcelata speranza di poter fare di tutta l’erba un fascio, anche se da buona ultima la Cassazione ha ribadito che le due fattispecie sono su due piani totalmente distinti.

C’era un solo modo per zittire le serve, ed era quello, rischioso, di rinunciare alla prescrizione e sfidare le malelingue, di dimostrare, a mio parere senza nemmeno troppa fatica, che noi non siamo quella roba là. 

Si è invece deciso per la strada più facile, forse per timore della folla alla ricerca di nuovi colpevoli per giustificare i propri e consci di non avere dietro nessuno di quei poteri -politici, mediatici, industriali- che ti possono tenere a galla quando laggènte vuole il sangue.

E quindi, per lucido calcolo o per pavida consapevolezza, ci tocca sapere di aver ragione, ma non avere nessuno che te la dia fino in fondo…

Essere interisti è anche questo.

Sapevatelo.

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STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂

THAT’S THE WAY IT IS…

Che ci sia un modo tutto particolare di gestire l’Inter e tutto ciò che la circonda dovrebbe essere chiaro a tutti, per lo meno a chi ha l’insana pazienza di seguirmi, visto che sono anni, anzi aaanni che lo ripeto.

Per i -pochi- San Tommaso sintonizzati, ecco le ultimissime dai campi:

1) L’arrivo di Kondogbia ha spiazzato tutti, me compreso, e prego soltanto che non sia un pacco perchè la gioia epidermica di veder rosicare Galliani potrebbe tramutarsi in peste bubbonica qualora il nuovo arrivato dovesse rivelarsi il nuovo M’Vila anzichè il gemello di Pogba…

My personal best

My personal best

Ma a parte il piccolo dettaglio sull’effettiva qualità del giocatore (che è alla fine quel che conta più di tutto, nessuno lo mette in dubbio), la corsa al ridimensionamento è stata immediata, con SportMediaset a fare la prevedibile parte del leone (o del cagnolino da riporto, fate voi) e tutti gli altri a seguire. Interessante notare come Thohir -come del resto Moratti prima di lui- abbia comunque torto a prescindere: spende poco? Beh così son buoni tutti, poteva starsene a casa sua! Piazza il colpaccio da 35 milioni? E’ uno scandalo, il FPF, da dove arrivano tutti questi soldi!? Eh? Eh? Eh?

2) Esemplare la prima pagina della Gazza di Lunedì 22 Giugno, giorno dell’arrivo di Kondogbia per le visite mediche e la presentazione. Palpabile la voglia di voltare pagina, sparigliare, parlare d’altro, dimenticare quanto appena successo e dare un’altro giro di roulette:

once more with feeling

once more with feeling

Da notare anche il colpo di classe nel richiamo al gol di Thiago Silva col Brasile, ovviamente presentato come “ex Milan“.

3) Altro giro di giostra sul nazionalismo populista della minchia:

“Facciamo giocare i nostri giovani che non costano niente! Basta strapagare tutti questi stranieri!”

“Riportiamo a casa i nostri Maro’!” (che non c’entra nulla  ma incontra in egual misura il mio apprezzamento)

Ecco come risponde a questa stronzata Pierluigi Casiraghi, numero 1 assoluto in Italia nel trovare giovani talenti in giro per il mondo:

“Il rapporto qualità prezzo è incomparabile, perché se voglio un giocatore equivalente in Italia, costa 10/15 volte di più.”  E non stava nemmeno parlando dell’Optì Pobà di turno che mangia le banane in Africa, ma di un ragazzino francese che gioca negli allievi nerazzurri.

Ah, per inciso: ce l’hanno gufata due mesi dicendo che Thohir non voleva rinnovargli il contratto e che sarebbe andato al Barcellona dell-ex-rossonero-Braida, e invece…

to be continued…

NOISY NEIGHBOURS

Qualche chicca sui nostri rivali biancorossoneri, tanto per ribadire che saremo anche naif e simpatttici,  ma non siamo quella roba là.

.

CRIBIO!

Tanto tuonò che spuntò il sole…

Ibra quindi decide inopinatamente di restare a Parigi e cercare di vincere la Champions League, anche se voleva solo il Milan, anche se era disposto a dimezzarsi lo stipendio pur di tornare a Milanello.
Poco male, il dottorgalliani lo aggiungerà a quelli che “sono arrivati a tanto così dal vestire la maglia del Milan“.

Maglia che, per inciso, non può più essere considerata quella del “Club più titolato in Europa”, stante la recente vittoria del Barça in Champions. Ma Zio Fester qualcosa si inventerà…

Altra maionese stranamente impazzita è stata la fine del rapporto con Pippo nostro: era talmente ovvio che tra le parti si sarebbe arrivati ad un accordo tra galantuomini che nessuno ne parlava nemmeno: raramente si era vista una simbiosi -o un appecoronamento, fate voi-  tra allenatore e Società, con un Mister insultato e criticato per un buon semestre a incassare paziente nel nome dell’amore.

E invece no. E invece anche in questo caso, come già successo per Seedorf, Pippo non accetta mansueto la proposta di transazione del Geometra in cravatta gialla, ma pretende un po’ di grana in più, e viene esonerato. Il tutto detto a mezza voce, senza disturbare, come a non voler infierire.

E allora infierisco io! 🙂

Immaginate se fosse stata l’Inter ad avere tre allenatori a libro paga

Agghiacciante poi il video in cui Berlusconi sferza Inzaghi davanti alla squadra, con il Mister a mostrare la coriacea capacità di resistere ai contrasti che l’ha reso celebre nelle piscine ops… aree di rigore di tutta Europa.

Come già detto, spero che Silvio abbia l’insana pensata di farlo anche con Mihaijlovic…

Interessante poi sapere che gli arrivi di Miranda e Imbula (ammesso che arrivino, e soprattutto sperando che siano giocatori veri e non pacchi) sia dovuto esclusivamente al beau geste del succitato Zio Fester, che elegantemente ha lasciato strada libera ai nostri.

Più o meno quanto successo un’estate fa con Bonaventura, già quasi vestito con  il nostro orrendo pigiama gessato e poi lasciato libero a poche ore dalla fine del mercato, con tanto di telefonata di Ausilio per permettere a qualcun altro di chiudere l’affare.
La vulgata in quel caso era stata appena diversa: “il Milan scippa Bonaventura all’Inter” o robe simili.

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SETTIMO NON RUBARE

I gobbi invece, non ce la fanno… La cleptomania è evidentemente endemica e ormai cronica, e fa poca differenza se il derubato di turno sia l’avversario domenicale o una innocente squadra spagnola di quarta categoria che invita i tifosi a seguirla allo stadio:

juventus_badajoz

Magari non è uguale, magari è come in Madagascar: una è bianca a strisce nere, l’altra è nera a strisce bianche

Il tutto a poca distanza dagli ultimi esempio di quello “stilejuve” di cui tutti si riempiono la bocca e che ha portato negli anni una squadra ad essere tollerata o temuta in Patria e periodicamente mazzulata al di fuori dei patrii confini.

Solo così si può spiegare la figura di melma fatta da quel mezzo uomo di Pavel Nedved, capace di scatenare una rissa durante la partita del cuore dopo aver subito un tunnel da un cantante tanto incredulo quanto giustamente esaltato per il gesto atletico.

Singolare che anche l’ultimo capitolo della pluridecennale storia di calciatori-minchioni-che-vanno-a-sbattere-col-macchinone abbia uno juventino come protagonista (Vidal, nella circostanza), addirittura fermato per qualche ora dalla polizia, prima di essere rilasciato e versare lacrime in favor di telecamera.

Il cileno non è nuovo a imprese simili, o a episodi di insubordinazione pur nella squadra dei soldatini, così come definita dal Cassano, fine pensatore dei tempi nostri.

Ma come ben sappiamo è comunque l’Inter a non saper gestire i propri giocatori e ad avere lo spogliatoio spaccato…

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Sì lo so, sono una brutta persona che guarda in casa d’altri anziché preoccuparsi della triste mediocrità che alberga in casa propria.

E me ne vanto, me-ne-van-to! (cit. Conte Mascetti)

UN MERCATO DECOLLIZZATO

La stagione è andata giù per il cesso con il liberatorio rumore dello sciacquone, e noi rimaniamo con le brache calate a riflettere su quel che è andato.

#SAVEKOVACIC

Questo non è uno dei tanti peana sperticati che sto leggendo in rete a difesa del croato numero 10, che peraltro spesso arrivano dalle stesse penne informatiche che ne smadonnano le prestazioni durante la stagione.

Il motivo per cui spero che alla fine Kovacic rimanga è più semplicemente un motivo di principio, o se preferiamo di prestigio. Questo qui a calcio ci sa giocare, innegabile. Altrettanto inconfutabile, non è un Maradona o un Messi, capace di giocare da campione anche in mezzo a un branco di disperati.

Il combinato disposto dei due personalissimi postulati ci porta a dire che questo, se va in una squadra degna di tale nome, diventa davvero forte. Altro che Coutinho (a mio parere bravino ma nulla più, ma siccome è stato ceduto dall’Inter allora è l’errore mondiale che ci farà morire negli inferi bestemmiando il Signore…). Kovacic caratterialmente non sarà mai un trascinatore ma, tanto per scomodare i fuoriclasse, Messi per caso lo è? Zidane lo era?

Il problema non è lui. Il problema è l’Inter e, se permettete, questo è un po’ più grave.

Ragioniamo per assurdo: siamo sicuri che nel nostro centrocampo Pogba sarebbe quello splendido cavallone che ammiriamo (pur coprendolo di insulti, chiaro) nella sua casacca zebrata? Di contro, un minus habens calcistico come Guarin, continuerebbe a centrare l’omino delle bibite al terzo anello anche avendo di fianco esseri pensanti come Pirlo e Marchisio?

Di questo stiamo parlando: nel calcio di oggi -ma forse è così da sempre- sono pochissimi i giocatori che possono giocare bene a prescindere dal contesto in cui sono inseriti. Motivo per cui, se vendi Kovacic, devi aspettarti che questo “esploda” altrove, trovandoti a dover convivere col dilemma “e se gli avessi costruito intorno una squadretta appena discreta, come sarebbe finita?“.

Quindi va tenuto. Quindi andrà via.

Lo confesso: avrei accettato una sua dipartita se al posto suo fosse arrivato il “centrocampista coi controcoglioni”, e cioè il Yaya Touré di turno. 10 anni di differenza, ma anche un carisma e un’esperienza tali da poter far crescere il nostro centrocampo di due o tre livelli. Ma visto che quello non si muove (e chi glielo fa fare?), non è certo la ventina di milioni del Liverpool che potrebbero spalancarci le porte del paradiso del calciomercato, chè qua si discute se sia meglio Felipe Melo -un criminale in libera uscita- o Thiago Motta -svenduto 4 anni fa a 11 milioni e trattato ora a 10 milioni, ve possino…-.

Di pulizie ce n’è da fare e pure tante: se, come spero, la Samp non sarà penalizzata e conserverà lo scomodo sesto posto conquistato sul campo, i nostri non saranno oberati da impegni infrasettimanali, cosa che consentirà una robusta e salutare sforbiciata alla nostra rosa: Jonathan, Campagnaro, Nagatomo, Juan Jesus, Obi, Kuzmanovic, ci metto pure Guarin (che invece resterà). Da questa mezza dozzina di bipedi, da cui volutamente tengo fuori i vari giovanotti in giro in prestito, non si riescono a ricavare i 20-25 milioni che pare offrire il Liverpool?

Mughini direbbe “Maddaaaaiii!

Il problema resta quello: (ri)dare credibilità e prestigio all’amata squadretta. Lungi da me voler allinearmi agli acquisti alla Essien al Milan (grande nome, ormai al tramonto, buono solo per sperare di vendere qualche maglietta), avevo però salutato con favore l’arrivo di Vidic l’estate scorsa, e ancor di più tenevo le dita incrociate per quello di Touré. Invece, quel che pareva potesse essere un vero e proprio effetto volano sul nostro mercato si è rivelato solo il primo di una serie di cortesi ma netti rifiuti: Dybala, Benatia, ora vedremo Kondogbia.

Il Mancio si fa vedere in tutto il suo charme, anche se il caldo estivo non gli permette di sfoggiare l’amata sciarpetta, ma evidentemente non basta un Mister à la page per costruire una squadra attrezzata per vincere.

Anzi, se mi posso permettere, vedo una pericolosa costante nell’universo interista. Nonostante i notevoli -e lodevoli– tentativi di cambiarne l’immagine esterna, i colori nerazzurri continuano ad essere snobbati dal mondo del calcio. E’ complotto, bellezza, verrebbe da dire. E’ triste ma è così.

Del resto, certe cose non le crei in un giorno e purtroppo nemmeno in un anno, e vent’anni di understatement mediatico hanno un’inerzia non facilemente contrastabile.

Resta la drammatica differenza nel vedere il mercato di cui si parla a proposito del Milan, che pare -pare- pronto a prendere Jackson Martinez, Ibra e un altro paio di nomi. Noi non facciamo in tempo a farci venire in mente un cazzo di medianaccio che subito riceviamo una quotazione spaventosa, seguita dal già ricordato “no grazie“.

Siamo soli, diceva Vasco.

Non da oggi, aggiungo io…

to be continued?

to be continued?

LUSTRI LUSTRI E LUSTRI OPACHI

Il 22 Maggio del 2010, vedendo il Capitano con occhi spiritati appoggiarsi la Champions in testa, ho pronunciato parole che ad oggi suonano come un beffardo presagio:

Visto questo, posso anche accettare 5 anni con Orrico in panchina e Pancev centravanti!

Non pensavo che, tra tutti i momenti in cui avrebbe potuto prestare orecchio, il buon Dio si sarebbe preso la briga di ascoltarmi proprio quella volta, ma tant’è…

Dal 22 Maggio 2010 ad oggi abbiamo assistito ad un pervicace, insistito e più che riuscito tentativo di distruzione del giocattolino. Non che tutti abbiano le stesse responsabilità, sia chiaro. Il Signor Massimo ha avuto sì l’immenso merito di portarci in cima al mondo, ma anche il poco invidiabile posto di guida nella discesa agli inferi nella quale galleggiamo da qualche tempo.

Da parte sua, il co-pilotaThohir ha passato buona parte del primo anno a capire come cacchio funzionasse il giocattolo nuovo, ragionando col proverbiale buon senso del pater familias (leggi confermando Mazzarri all’insegna dell’ “avanti piano“) prima del doppio carpiato dello scorso Novembre con cambio in panchina, investimenti massicci e pagherò avvitati.

Le ultimissime dicono che la più che probabile assenza dall’Europa ci giocherà a favore nel non dover scontare immediatamente le sanzioni del Fair Play finanziario, con mercato estivo in versione Ferrarelle (leggasi: leggermente frizzante), rispetto all’acqua Panna delle ultime stagioni. Yaya Touré, Thiago Motta, Jovetic, Pedro… se non altro i nomi che circolano -prenderli poi è tutto un altro paio di maniche- sono all’altezza del nostro blasone e decisamente più appetibili di Campagnaro, Dodò e Laxalt.

Ma aldilà di questo, la cosa su cui volevo ragionare (e alfine bestemmiare) è quanto siano stati diversi gli ultimi 10 anni di storia nerazzurra: nel 2005 iniziava la cavalcata di successi che abbiamo poi mandato a memoria con la mano sul cuore.

Non solo, quei giorni videro la nascita di un unicum assoluto nella recente storia nerazzurra: il progetto. Una cazzo di strategia di durata superiore al bimestre; un allenatore cui dare pieno e fattivo appoggio (roba diversa rispetto al “carta bianca” chiesta da Lippi e perfettamente ricordata dalla Curva in un Inter-Juve del 2002), l’acquisto di giocatori non solo forti ma utili alle effettive necessità della squadra.

Basta scudetti d’estate. Basta punte e mezzepunte affastellate come se non ci fosse un domani. Come la base spaziale del Lego (sempre agognata e mai raggiunta nella mia bionda età), vedevo estasiato la squadrèta cresce un pezzo alla volta, bella e solida come la sognavo.

Il resto è storia. Anzi è leggenda.

But once you reach the top the only way to go is down…

E infatti, vinto un Mondiale per Club di pura inerzia, abbiamo buttato nel cesso uno Scudetto che una gestione solo un poco meno simpatttica avrebbe potuto garantire senza eccessivi problemi. Ma quella stagione si concluse comunque con un Mini Triplete (“Mini un cavolo!” disse uno splendido Moratti al Varriale di turno), che è pur sempre un buon cuscino su cui piangere.

Il delirio è iniziato da lì in poi, con allenatori e giocatori bruciati in serie, e con la palese e palesata incapacità di gestire il cambiamento. Ci si è quindi spenti per autoconsunzione, arrivando a festeggiare il quinto posto del 2014 -miglior risultato dopo il 7° del 2012 e il 9° del 2013- quasi come se fosse un capolavoro, al punto di rimirarlo con la bava che cola 12 mesi dopo (cioè oggi).

Sarà che sono ossessionato da processi industriali e flussi produttivi, ma così come riconoscevo nel lustro d’oro l’effetto della strategia vincente e del fosforo unito al genio, altrettanto qui nella mediocrità del campo vedo l’indecisione e il pressapochismo gestionale.

Come troppo spesso accaduto negli ultimi anni, abbiamo “interessanti prospettive per il futuro“, chè peggio di così è dura. Il Mancio continua ad essere la nostra miglior carta da giocare, a compensare una mancanza di attrattiva nei confronti di giocatori che -se davvero di livello- avrebbero una dozzina di destinazioni da preferire ai nostri lidi.

Ma di ciò avremo modo di sapere e commentare.

Per il momento chiudiamo l’album dei ricordi, non necessariamente solo rose e fiori… Ricordi simili alla cucina marocchina… (vero Paolino e Ponchia?).

Facendo poi presente a chi di dovere che i 5 anni di Orrico e Pancev scadono oggi…

Grazie…

Rise and fall (and hopefully rise again...)

Rise and fall (and hopefully rise again…)

NUN SUCCEDE… E BASTA

UDINESE-INTER 1-2

L’Inter torna ad essere intimamente se stessa e batte l’Udinese in una partita -per i più distratti- incredibile, ed invece plausibilissima se conosci i tuoi polli.

La cosa più gratificante della partita non è il risultato finale, e nemmeno il (bel) primo gol di Podolski, quanto la carogna sulla spalla del Mancio durante e dopo la partita.

Mi piace pensare che lui per primo fosse consapevole della psicolabilità dei nostri e che, in quanto tale, intravedesse a mezzore di distanza il rischio che si correva a “fare i fighi” in area avversaria, non chiudendo una partita diventata assurda e solo per nostra fortuna non tramutatasi in tragedia sportiva.

Esemplare il Mister quando in tre frasi sintetizza 90′ di prestazione:

Benissimo in 11 contro 11, bene in 11 contro 10.

In 11 contro 9 lasciamo perdere…

Non posso che condividere.

Inutile soffermarsi più di tanto sulla farsa che è stata il secondo tempo (Rocchi Horror Picture Show compreso, anche se per una volta il sommo si sbaglia e ci avvantaggia). Preferisco spendere qualche riga per ricordare il buon primo tempo giocato dai nostri, a parte un Guarin in versione vintage e cioè distratto e intrinsecamente portato alla scelta sbagliata. Hernanes però va gran bene, Palacio svaria che è una bellezza. Forse Icardi un poco statico ma checcevoifà… Dietro di fatto non rischiamo nulla.

L’arbitro inizia male e ne paga le conseguenze, chè sul primo giallo di Domizzi (che protesta per un angolo che non c’è e che infatti Rocchi provvede poi a non concedere) poteva tranquillamente soprassedere. Ineccepibili invece gli altri gialli, che portano all’espulsione del succitato Domizzi a fine primo tempo e del tarantolato Badu nella ripresa.

Sul rigore, che tutti nel dopo-gara si affrettano a definire scandaloso, inesistente e via dicendo, riporto per pura cronaca un commentuccio preso da un giornale minore del giorno dopo, che se non altro pare di diverso avviso: si dice che “E’ vero che il croato ha già tirato, ma quando Danilo commette fallo la palla sembra proprio ancora in gioco. Dunque, da regolamento, il rigore c’è.

Ai tanti che -legittimamente- puntano il dito sul fatto che Kovacic avesse già tirato e non fosse quindi più in possesso del pallone, chiedo: allora non è rigore nemmeno in tutti i casi in cui l’attaccante arriva addosso al portiere e butta la palla avanti col solo scopo di farsi abbattere? Ah ecco…

Lo ammetto: avrebbe tranquillamente potuto far giocare e nessuno si sarebbe scandalizzato (figuriamoci noi, che per avere un rigore di solito ci vuole il coltello tra le scapole), ma quantomeno non si dica che la decisione è totalmente inventata, incomprensibile, etc etc…

Anticipo un paio di punti del già robusto faldone “E’ COMPLOTTO” per la dose periodica di insulti contro Massimo Mauro. Il calabrese cantilenante è tra i primi a scandalizzarsi della decisione dell’arbitro sul rigore, ed è ovviamente tra i più entusiasti a decantare le lodi di un’Udinese che in 9 contro 11 nel finale ha sfiorato il pareggio.

Sentirlo però dire che “sarebbe stato giusto che l’Udinese facesse il 2-2” è una roba che non si può sentire… L’Inter ha avuto altre quattro o cinque occasioni per dilagare e già si sono spesi KB a sufficienza per rimproverare i nostri incorreggibili ragazzacci. Ma non ditelo all’ex riserva di Zico, Platini e Maradona…

Sentirlo addirittura chiedere a Mancini se una squadra “con un solido gruppo di italiani potrebbe forse essere meno psicolabile” mi fa contorcere dal ridere, pensando a quanta aria possa passare tra le orecchie di lui e di tanta gente che ancora dà credito a certe stronzate.

LE ALTRE

Comunque, bando alle ciance: Nonostante le nostre tre vittorie in quattro partite, nonostante le concomitanti sconfitte di Milan e Fiorentina, nonostante i pareggi di Torino e Samp, siamo ancora miseramente noni. Certo, più vicini a livello di punti, ma ancora con un mucchio di squadre davanti e con un calendario che senz’altro non ci avvantaggia (Juve, Lazio e Genoa da incontrare da qui alla fine, tanto per dire…).

Parafrasando, ma solo in parte, la frase sussurrata dai giallorossi durante il nostro lustro d’oro, e riportata come titolo nella noticella odierna, continuo a sostenere che non arriveremo sesti, e che -davvero, non per fare la volpe e l’uva- tutto sommato credo sia meglio così.

E’ COMPLOTTO

Tante cose, più o meno “gravi”, più o meno importanti, ma fra loro coerenti nel ribadire il diverso peso specifico dei protagonisti in campo.

Milanello Bianco:

Tempismo eccezionale nel dare la notizia di “clamorosi aggiornamenti da Arcore” mentre la tremenda figuraccia dei Meravigliuosi contro il Genoa è in pieno svolgimento (vero Sky?). Non c’è che dire, lo stile comunicativo del Milan è ormai endemico, orientato ad un “benaltrismo” di informazione a tutto vantaggio del Geometra gongolante e di Silvio piazzista provetto.

Non fa notizia la velina di partito volta a smentire il duro confronto tra allenatore e squadra sul pullman post-Udine (“siete indegni” “sarai bravo tu“…cazzo avrei voluto esserci, per me è stato Pazzini!). Già più artistici e fantasiosi quando fanno dire al povero Superpippa che il ritiro è stato deciso di comune accordo, anzi quasi richiesto dai giocatori stessi, chè son tutti bravi ragazzi e siamo tutti una grande famiglia.

La battuta è stata riproposta con una piccola variazione sul tema anche dopo l’ 1-3 corsaro dei Grifoni, con Pippo a dire che il ritiro c’è ma è facoltativo, chi vuole viene, son proprio i ragazzi che lo vogliono fare per stare insieme.

Passando agli “ex” che incredibilmente decidono di lasciare la parte di Milano dove splende sempre il sole, faccio notare un paio di cose: Niang ieri segna alla sua ex squadra e ci vogliono 4 replay per confessare che “sì, l’ultimo tocco in effetti è proprio del giocatore di proprietà del Milan” che lì in due campionati aveva segnato zero goals e che invece a Genova ha già fatto 5 uova. Idem con patate El Nino Torres che a casa sua (leggi Atletico Madrid e non Milanello Bianco) si è ritrovato tornando a segnare con una certa continuità.

Squadra Simpatttica:

Tanto per fare paragoni su come episodi simili vengano trattati dall’altra parte del Naviglio, abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie i peana per Quaresma dopo la seratona di gloria contro il Bayern Monaco (che infatti poi al ritorno gliene ha date una mezza dozzina): il Trivela segna e abbiamo una settimana di album dei ricordi, che pippone che era, che pacco che ha preso Mourinho, e adesso invece segna contro il Bayern Monaco

Sintomatici poi i finti complimenti all’Inter per l’annata di Icardi: Tuttosport si premura di dire che il giovane argentino è bravo assai, e che potrebbe addirittura vincere la classifica marcatori, cosa che ai nerazzurri non è capitato tanto spesso, e sunteggiando -con la consueta simpatia- che nemmeno Ronaldo e Milito ci riuscirono.

Quale occasione migliore per rivestire i consueti panni del cacacazzi e andare a controllare? Eccoci qui: Wikipedia grazie di esistere. La Juve questa classifica l’ha vinta 13 volte, i nostri 12. Il Milan in questo caso spadroneggia a 17 grazie al Pompiere Nordhal e ai suoi 5 titoli anni ’50. Però l’Inter “non l’ha vinta poi così spesso“.

Facendo un giochino diverso, facile e inutile quanto quello messo su dalla Gazzetta del Balengo di Vettorelliana memoria, si potrebbe vedere che, a livello di singoli giocatori, le tre squadre strisciate sono a parimerito. Sono cioè 9 i giocatori di Inter, Juve e Milan ad aver vinto la classifica.

Ma si vede che detta così non faceva ridere…

Una Caressa in un calcio:

Pirlo fa fallo da rigore su Joaquim e, anche in quel caso, si stenta a credere che l’uomo magico possa aver commesso fallo. Caressa si ostina a riguardare l’azione per poi concludere deluso che il tocco c’è ed è pure dentro l’area.

Tempo due minuti però e rimette le cose a posto: da una punizione più che dubbia, Pirlo mette una palla nulla più che logica ed elementare nell’area piccola, dove Llorente è bravissimo a saltare in mezzo a due difensori e metterla in buca.

Ecco il nostro commentare: Eh beh con una palla così però son buoni tutti!

Non c’è niente da fare, Pirlo tutto può, non sbaglia mai e a guardar bene è pure una bella figliola.

Disgusto.

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato...

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato…

BUT WHAT… REALLY REALLY? *

*ma che…davero davero?

INTER-ROMA 2-1

…E quando finalmente non conta più nulla, ecco la sospirata vittoria contro una “grande” -o supposta tale, visto il girone di ritorno da pareggite acuta-.

I nostri fanno una partita solida e vogliosa e con un crescendo rossiniano di innesti in avanti, portano a casa la vittoria nei minuti finali.

Noto con malcelato compiacimento che il finale di stagione sta confermando due dei miei “postulati” di inizio stagione, rimasti purtroppamente in ombra per buona parte del Campionato:

1) Vidic è solido e, in condizioni psico-fisiche normali, il nostro miglior difensore per distacco. Non solo, la sua presenza mi pare faccia giocare meglio anche il compagno di reparto -Ranocchia nelle ultime esibizioni- fatta salva la fisiologica quota di minchiate per partita (vedi rinvio difensivo sui piedi di Pjanic in occasione del loro pareggio). Il combinato disposto dei due concetti testè espressi mette sulla mia personalissima lista dei partenti il simpatico JJ: giovane, forte fisicamente, ottimi margini di miglioramento. Qualcuno per una decina di milioni potrebbe cascarci. Noi come centrali di riserva tra Andreolli e Felipe siamo coperti: meno esplosivi del brasiliano, ma in egual misura meno “ignoranti”.

2) Hernanes, in condizioni psico-fisiche normali, è tecnicamente definibile un trequartista coi controcojoni. C’ha messo un anno e più a far vedere quello di cui è capace, lavorando tanto sul fisico che l’ha martoriato con una sfilza di stiramenti assortiti (lui che in 4 anni di Lazio era sempre stato sano come un pesce… la solita fortuna nerassurra). In tutto questo periodo, mai un lamento nè una recriminazione, solo supporto alla squadra e al Club.

Tipo Osvaldo, insomma…

Il sinistro dal limite dell’area che ci dà il vantaggio è una perla, soprattutto per come si libera in un fazzoletto degli avversari che lo circondano.

Tornando alla partita, da lì in poi ci dice anche culo (per una volta!) visto che Ibarbo timbra il palo su azione arrembante dei lupacchiotti.

Il pari arriva con una bella imbeccata di Pjanic, come detto sapientemente rimesso in gioco dal nostro capitano, e con Nainggolan a trafiggere un Handanovic perplesso e forse per quello poco reattivo: il destro era senz’altro fortissimo ma non esattamente all’angolino.

Icardi se ne mangia un paio (in realtà non così clamorosi come ci vogliono far pensare), Vidic sventa una difficile respinta di Handanovic su punizia del velenosissimo bosniaco romanista e poi entra Podolski: il tedesco non è stato esattamente un crack del mercato -andiamo per eufemismi-, ma è un altro che se non altro non rompe i coglioni reclamando lo spazio che sa di non meritare. E però, a due minuti dalla fine, azzecca il tracciante tra una mezza dozzina di gambe giallorosse e trova Icardi in piena area spalle alla porta: il movimento di Maurito è rapido e improvviso, ed è gol sotto la Nord festante (copyright Giorgio Bubba directly from the 80’s).

Dalle ultime 3 partite portiamo a casa due vittorie e un pari stretto come una canotta infeltrita. L’immediata trasferta infrasettimanale a Udine e la domenica in casa col Chievo non tarderanno a rispondere all’annosa domanda “fu vera gloria?“, mentre qualche riga in più va spesa già da ora per capire se un posto in Europa, per quanto ottenibile solo per congiunzioni astrali difficilmente realizzabili, potrebbe essere una minaccia o un’opportunità.

LA VOLPE, PRIMA DI GUARDARE L’UVA, SFOGLIA LA MARGHERITA

Iniziamo dal dire le cose come stanno: perchè l’Inter possa acciuffare il sesto posto occorre che le vinca tutte (tutte meno una, per esser buoni) e che al contempo 3 di quelle davanti perdano un paio di partite. Stiamo quindi in massima parte ragionando sul nulla.

Ma, per puro esercizio di stile, facciamo finta che ciò possa concretizzarsi: ci conviene?

La Gazza arriva oggi (alla buon’ora!) a porsi il dilemma che affolla la mia già poco capiente capoccia da tempo. Eccolo, l’elenco dei pro e dei contro, o meglio solo dei “contro”: devo dire che, aldilà della tristezza di non vedere Milano rappresentata in Europa proprio nell’anno che si concluderà con la finale di Champions a San Siro, non posso che concordare con la Rosea.

Quelli forti (Yaya, Jovetic, Dybala…) probabilmente li convinci solo partecipando alla Champions: posto che quella l’anno prossimo la vedremo -appunto- solo da spettatori in finale allo stadio, il nostro appeal tra Europa League e il solo Campionato non subisce variazioni drammatiche.

Anzi: puoi far finta di considerarlo un vantaggio, che ti permetterà di allenarti meglio, di preparare tutte le partite di Campionato al 100% e bla bla bla…

Ma soprattutto, le temutissime sanzioni in arrivo da Nyon saranno quantomeno posticipate alla stagione successiva, lasciando un maggiore -per quanto non bene identificato- margine di manovra sul mercato.

Che poi le amichevoli estive rendano in soldoni una buona metà degli introiti non così fantasmagorici dell’ex Coppa Uefa, è un di più che in ogni caso non sposta di molto l’asticella.

Cosa augurarsi, quindi? Ovviamente che i nostri finiscano la stagione in maniera dignitosa, e che le squadre che ci precedono facciano altrettanto, in modo da avere la coscienza a posto e -sotto sotto- gioire del mancato sesto posto.

Riusciranno i nostri eroi? mah…

LE ALTRE

La sola cosa che esigo, anzi “esigio“, come disse José, è arrivare più in alto di quell’insulto di squadra che è il Milan di quest’anno. Parlo prendendomi il rischio di quel che scrivo, visto che l’Udinese che li ha triturati sabato riceverà i nostri a brevissimo e stante anche la statistica non proprio rassicurante a riguardo.

Detto ciò, comprendo alla perfezione la rabbia dei tifosi milanisti nel contestare squadra, mister e dirigenza.

Noi siamo tutt’altro che un buon ensemble, ma dietro alle stronzate che continuiamo a commettere puoi intravedere un’idea di massima. Loro sono davvero un’accozzaglia male assemblata e peggio gestita. Hanno però un culo proverbiale e un Ménez imprevedibile nel bene e nel male, che proprio per quello potrebbe giocarci brutti scherzi…

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e mi pascio di disgraziette altrui come il più abbietto dei tifosotti di quart’ordine:

Però adesso fate i bravi...

Però adesso fate i bravi…

Del resto, dopo ere geologiche di “siamo una grande famiglia“, “ringrazio il presidente e il dottorgalliani“, “pippomio“, riportati dalla stampa prona e meschina, leggere quella che Frèngo avrebbe definito “lafreddacrònaca” ha lo stesso effetto di un bagno caldo e rilassante, con tanto di “bolle che salendo a galla corron sulla schiena fandomi felice” di eliana memoria.

Ugualmente insignificante ai fini della classifica ma epidermicamente irresistibile è stata la sconfitta gobba nel Derby. Censurabilissimi i tifosi di entrambe le squadre, anche se il premio al genio di giornata va senz’altro al DG bianconero Marotta che sostanzialmente grida al complotto anti-Juve che fomenta la violenza ai loro danni.

Come giustamente sunteggiato altrove in rete, il dirigente di una squadra che ha alterato il regolare svolgimento di svariati campionati di Serie A, che prima patteggia la B e poi contesta 20 sentenze da cui esce con le ossa a pezzi, che non riconosce l’Albo d’Oro della Federazione cui aderisce, si sorprende di non essere nei cuori di ogni appassionato sportivo italiano.

Tutto ciò senza nulla togliere ai successi post-Calciopoli, tutti (purtroppo) meritati anche a causa della resistibile concorrenza.

Tutto ciò senza ovviamente voler giustificare in alcuna misura la violenza su cose o persone.

Chiudo riportando i pensieri  della testa lucida (in tutti i sensi) del grandissimo Nocciolina Ormezzano: un suo articolo sulla Gazza di domenica pare essere stato il capro espiatorio usato da Marotta. Troppo bella per non essere citata la seguente massima del giornalista di note simpatie granata:

“Avevo dei dubbi sul fatto che sapesse contare, ma ero convinto che sapesse leggere”.

Gioco. Partita. Incontro.

WEST HAM

Avendo regalato un pareggio a tutti, non siamo da meno in casa QPR: ne esce un risultato a occhiali che ha il pericoloso effetto di invischiare il Sunderland in zona retrocessione. Che mi frega? Quelli ci hanno Alvarez in prestito e, se si salvano, lo devono comprare a 11 milioni.

Certo, per una squadra il cui nomignolo è “i gatti neri” non sto proprio tranquillo…

Da sinistra: 22, 0. Ma tanta buona volontà :)

Da sinistra: 22, 0.
Ma tanta buona volontà 🙂

BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”