AVANTI PIANO

INTER-JUVENTUS 0-0

Come si dice in questi casi, il pareggio è giusto.

Facciamo a mio parere il miglior primo tempo della stagione, pur con un centrocampo che vede Brozovic tirato fuori dal freezer al posto di un Kondogbia perfettamente conforme alla vulgata degli acciaccati interisti (“ha un piccolo risentimento, ma niente di che, sta già molto meglio, non va nemmeno in nazionale, sta qui ad allenarsi per essere al 100%, è pronto, non ha problemi… Si adesso vediamo, magari non tutti e novanta i minuti”. infatti entra nel recupero). La coppia di sgherri Melo-Medel inguaia la mediana bianconera titolare per la prima volta con Marchisio e Pogba a non prenderla praticamente mai e il solo Khedira ad arrangiarsi.

Davanti, Jovetic è palesemente di un’altra categoria rispetto ai compagni, con un buon Perisic largo sulla fascia e Icardi in mezzo a sbattersi senza che gli arrivi uno straccio di pallone giocabile.

Dietro Miranda e Murillo fanno una gara discreta, se non fosse per un paio di cappellate del colombiano, che esce avido di gloria perdendo palla in pieno Lucio-style. Sulle fasce, Santon ha il solo merito di far rivalutare JJ che se non altro ha la scusa di dover marcare Cuadrado, il più veloce del West.

Tutto bene quindi?

Mancop’ocazz

Come lo scolaro che ha fatto vedere che la sa e ha ormai sfangato il rischio nota sul registro, i nostri rientrano dall’intervallo e si mettono a fare da spettatori. I gobbi sono lenti e fuori forma, ma se li fai giocare è chiaro che approfittano. Cuadrado dimostra di cosa è capace, mulinellando le gambette in modo quasi isterico sulla fascia destra e generando parecchi mal di pancia alla nostra difesa. Handanovic è bravo e fortunato a deviare con un doppio colpo di tacco la conclusione del bianconero che gli finisce in mezzo alle gambe, mentre al piattone scolastico di Khedira, che per nostra fortuna bacia il palo e torna indietro, ho ringraziato quegli stessi Santi che avevo invece ripetutamente ingiuriato alla traversa di Brozovic nel primo tempo.

Non so onestamente a chi servissero di più i tre punti e francamente poco me ne cale. Loro continuano a rimanere saldi a metà della colonna di destra, mentre noi tutto sommato siamo secondi -seppur a parimerito- ad un solo punto dalla vetta.

Quel che mi auguro è che il Mancio faccia ora quelle due o tre scelte tattiche e gerarchiche che permettano alla squadra di specializzarsi in un modulo e continuare a suonare quello spartito per qualche giornata, sperando che la cosa possa portare giovamento soprattutto a Icardi.

Personalmente concordo con lo Zio e con Vialli, che segnalavano tra le possibili cause della scarsa prolificità del nostro l’assenza di un vecchio volpone come Palacio al suo fianco. Se mi si passa il paragone, El Trenza ha una sapienza tattica tale da far rendere al meglio chiunque gli giochi a fianco, quasi (ho detto quasi…) come i fortunatissimi colleghi di reparto del Mancio giocatore. Jovetic e Perisic hanno altre caratteristiche e in alcune cose sono perfino migliori di Palacio, ma con loro l’intesa va costruita e non è così immediata.

Detto che il Campionato sarà più combattuto degli anni scorsi, non credo che ci si possa attendere una vittoria dei nostri. Il secondo o terzo posto invece sono, mai come quest’anno, fondamentali, viste anche le implicazioni economiche di tanti investimenti fatti in estate. In questo contesto, avere un centravanti da almeno 15 gol è essenziale.

LE ALTRE

Classifica alla mano, il vero big match di giornata è stato Napoli-Fiorentina, con gli azzurri a vincere meritatamente e fermare cosi la capolista. Bene anche la Roma che ospiteremo a fine mese in una partita che dirà molto sulla nostra consistenza, mentre preferirei sorvolare per umana decenza sui cugini fermi solo un punto sopra la Juve. La Samp ci fa capire quale spessore avesse la squadra due settimane fa ci aveva bloccato, andando a perdere 2-0 in Ciociaria… Male anche la Lazio che soccombe a Sassuolo.

È COMPLOTTO

La lista di dispettucci è lunga assai, avendo beneficiato la stampa della pausa Nazionali.

Si inizia con l’inevitabile accenno di Rafa Benitez ai suoi disgraziati mesi nerazzurri. Non potendo ritirare fuori storie già sentite millemila volte, in questa occasione ci delizia parlando di giocatori intersiti talmente insubordinati da portarsi addirittura il cellulare al cesso.

Proseguiamo con il vecchio detto della bugia che, ripetuta 100 volte, diventa verità. Niente da fare: Kondogbia l’han pagato 30 + 5 eventuali di bonus, ma per tutti rimangono 38: Bocca di rosa strikes again. Si vede che così la storia è più bella…

Perfino il Mancio versione zen 2.0 si abbuffa la uallera e fa presente alla conduttrice di Mediaset che evidentemente “avete qualcosa contro l’Inter“, ricordando come le critiche siano quasi scontate quando si tratta di noi, i meriti dovuti al solo caso o alla giocata del singolo, la manovra farraginosa a prescindere.

Il diligente Compagnoni di Sky, non potendo ripetere rrrete in maniera ossessiva, si è così limitato a definire “non bello” un primo tempo in cui l’Inter ha prevalso sulla Juve, affrettandosi di contro a precisare che “la partita adesso è anche bella”, dove con adesso si intendevano i primi dieci minuti di ripresa, con i bianconeri a menare le danza.

WEST HAM

Anche qui siamo ai piani alti della classifica: la vittoria in trasferta contro il Crystal Palace ci fa veleggiare a un più che meritato quarto posto.

Senza parole

Senza parole

UN PUNTO CHE MUOVE LA CLASSIFICA (PERDONATE L’ORIGINALITÀ)

SAMPDORIA-INTER 1-1

Cominciamo con l’amarcord e la nostalgia dei bei tempi andati: questa è un’immagine che mi ha riappacificato col mondo per un paio di minuti:

Those were the days...

Those were the days…

Due grandi campioni, che tanto hanno vinto e altrettanto avrebbero meritato, non foss’altro che per quella direzione ostinata e contraria che hanno sempre perseguito nelle loro carriere.

Asciugata la lacrimuccia d’ordinanza, i ragazzi scendono in campo travestiti da Minions (vedi foto del giorno in calce) ma se non altro in maniera meno scellerata di quanto visto nell’ultima esibizione. Ciò vale tanto per la disposizione tattica da lavagnetta, quanto -e soprattutto- per l’impatto dei nostri sul match.

Non che si parta a cento all’ora, anzi… I primi due corner ci fanno vedere i sorci verdi e non la becchiamo neanche per sbaglio, ma per lo meno Samir torna ai suoi standard e i nostri gli van dietro.

Telles e non JJ dietro a sinistra, Medel e non Ranocchia a far coppia con Murillo, il Mancio insiste col centrocampo “tutto fosforo” Melo-Guaro-Kondo, con Perisic ad assistere il duo argentino là davanti.

A scanso di equivoci, meglio loro nel primo tempo. Noi ci mettiamo un buon quarto d’ora per imbastire qualcosa, ma a conti fatti le loro occasioni, forse non superiori numericamente, sono senz’altro più pericolose. Il gollonzo sbagliato da Correa è una roba mai vista in quasi quarantanni di calcio… guardato e forse anche giocato.

Forse solo il mio amico Emiliano ci è andato vicino in un torneo liceale, ma almeno lui prima di sparare alle stelle a porta vuota si era scartato mezza squadra avversaria mandando il visibilio folla e compagni… (Emi, daje che te sto a fa’ pubblicità aggratisse!).

Meglio la ripresa, pur avendo concesso tre incursioni a Muriel, che ci grazia nella prima e nella terza occasioni ma non nella seconda. Il cross dalla destra è da manuale, la copertura di Telles tardiva e la spaccata del colombiano fatale persino per il pitbull Medel.

Il ceffone se non altro è salutare perché i nostri iniziano ad attaccare un po’ meno alla pen di segugio, con Perisic e poi Biabiany a gragnuolare di cross l’area doriana, non potendo contare sui tiri da fuori di Guarin, ancora una volta preso a combattere una guerra tutta sua contro ordine, logica e buonsenso.

Morale, a cavallo del sempre critico ventottesimo minuto della ripresa, Santon decide che al quarto tentativo si può anche azzardare un cross di prima col piede preferito -il destro- invece che stoppare, far piazzare l’avversario diretto e tirare infine una scorreggia calcistica col sinistro.

La novità, per bravura o per fortuna, ha esiti miracolosi, col una serie di rimpalli a favorire Icardi che dapprima tenta la mezza girata e subito dopo riesce a svitarsi un ginocchio e servire Perisic per il tap-in in spaccata che vale l’1-1.

I venti minuti che restano diventano sempre più un assalto, più generoso che ragionato, questo va detto, alla porta di Viviano, che di suo non deve combinare granché, visto che a neutralizzare il pericolo più grande ci pensa il collaudatissimo Rocchi Horror Picture Show, serafico nel negare una cianghetta su Manaj a due metri dall’assistente di porta, tanto ingenua quanto evidente.

Ma siamo tutti contenti, perché finalmente abbiamo imparato a pigliarla inder posto e non protestare: che bello, quale mirabile esempio di maturità…

LE ALTRE

Le migliori prestazioni arrivano dalla Fiorentina (che però è avvantaggiata da un altro rigore in apertura e un’altra partita giocata quasi tutta in superiorità numerica) e da un Napoli massiccio e bellissimo, che rifila quattro gol a un Milan annichilito e già alla quarta sconfitta stagionale. Anche le romane vincono bene, rientrando di fatto nel giro scudetto, mentre la Juve ha bisogno di quel che tecnicamente si chiama rigoretto della minchia per ribaltare il risultato contro il Bologna in casa.

Sarebbe molto, troppo facile rispondere alla vedove che si strappano le vesti per l’assenza di Buffon dalla candidatura per il Pallone d’oro linkando la paperotta sul vantaggio rossoblù.

Sarebbe davvero un inutile sberleffo e una banale provocazione.

Sarebbe un ingiustificabile segno di immaturità e incapacità di lasciarsi alle spalle screzi e rivalità pluriennali.

Eh già…

Per il resto, il rientro dalla sosta vede in programma un interessantissimo incrocio Milano-Torino (Inter-Juve e Toro-Milan) oltre allo scontro tra le favoritissime dalla critica Napoli-Fiorentina.

Abbiamo capito, ma non ne avevamo urgenza, che il Campionato è lungo e affollato. Non ci eravamo illusi di poter vincere trentotto partite per 1-0, così come sapevamo che la Juve non avrebbe continuato a far cacare come nello splendido Settembre bianconero. Però siamo lì, come al solito nonostante tutto e tutti.

 E’ COMPLOTTO

La cosa che vorrei far notare non è tanto la stantìa e ormai ripetitiva consuetudine nell’associare la parola “crisi” alla parola “Inter”, grave ma quantomeno non nuova a chi tiene orecchie buone e occhi non foderati di prosciutto.

Un solo esempio di ciò è la lenzuolaccia rosa di qualche giorno fa: entrambe le squadre milanesi sono in testa alla colonna della classifica (noi a sinistra, loro a destra, ma stai a guarda’ er capello), quindi perchè non appaiarle in un salomonico titolone sull’edizione di martedì?

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Il giorno dopo sono ancora più sottili: l’edizione online relega la figuraccia della Roma a terzo o quarto titolo, mostrando bello-bello il volto di Mr Bee che è sbarcato a Milano (ma solo per fare la supercazzola e chiedere un altro rinvio) e di spalla la notizia di un possibile passaggio di Ranocchia al Milan a gennaio.

Notizia plausibile, visto che se ne parlava già in estate. La finezza non sta tanto nel riportarla, quanto nel contorno. Vedere -per credere- i video che contrappuntano l’articolo. Uno come didascalia ha: “Inter, Stankovic sfotte Ranocchia “; l’altro “Una tifosa: “E lei chi è?” “Ranocchia” “Brutto nome”

Che simpaticoni… in ogni caso stiamo tranquilli. Basterà la prima mezz’ora nella squadra Meravigliuosa per partorire il titolo “Da Ranocchia a principe” e vaticinare della prossima coppia di centrali della Nazionale, con Andrea a fare da scudiero al nuovo-Nesta-Romagnoli.

Cribio.

Noi potremo ingannare il tempo aggiornando il lunghissimo elenco di commentatori ai quali Medel ha insidiato la sorella o picchiato un cugino, vista l’acrimonia che ne circonda ogni passo.

Ai limiti del patetico i tentiativi di sminuire la logica dei nomi in lizza per il Pallone d’oro, tutti o quasi all’insegna del “Gigione non c’è e Medel invece sì: vergogna! E i nostri Marò??“. Ancora vivo e assordante il silenzio che invece accompagnò l’assenza di Milito nell’edizione 2010 -quella sì priva di ogni logica.

Il piccolo grande cileno, che secondo i nostri cronisti Mancini avrebbe venduto al peggior offerente due giorni dopo il suo arrivo, e che gioca invece da titolare fisso in due ruoli diversi, potrà consolarsi agendo da navigato padrone di casa nell’accogliere il compagno Kondogbia in questa scomoda dimora.

I nostri media non vedono l’ora di bollarlo come “pacco” vista l’imperdonabile beffa ai danni del Geometra fatta in sede di mercato. È vero che il ragazzo può fare di meglio, ma sinceramente il suo mi pare un esordio perfettamente in linea con un giovane -per quanto di talento- alle prese con un nuovo campionato.

Invece no, il francese delude, è avulso dalla manovra e blablabla.

Il picco l’ha raggiunto ieri LorenSo Minotti (uno che non sa nemmeno pronunciare il suo nome) nel commento della partita di Marassi: la giocata (min. 1.25) che ha portato Guarin a girare alto sulla traversa un pallone a mezza altezza, totalmente solo in area, è molto simile a quella fatta da Meggiornini del Chievo qualche domenica fa, per la quale tutti ci siamo giustamene sperticati in lodi e complimenti.

Qui no.

Non basta la più che giusta critica a Guarin per aver sprecato un’occasione d’oro. No.

Qui gli errori sono due, perché “anche Kondogbia doveva tirare“.

Mo vet mo a caghèr, mi pare dicano dalle sue parti…

WEST HAM

La notizia cattiva è che portiamo via solo un punto dalla trasferta di Sunderland, non proprio proibitiva.

Quella buona è che eravamo sotto 2-0, quindi c’è di che essere contenti, visto anche un sesto posto meno scintillante degli impossibili secondo o terzo delle scorse settimane ma comunque sempre solido e prezioso.

BANANAAA!!!

BANANAAA!!!

TROPPO BRUTTI PER ESSERE VERI (SI DICE COSI’?)

INTER-FIORENTINA 1-4

Come ultimamente accade quando incrociamo la Fiore, becchiamo una gragnuola di goals e ritorniamo a casa con le pive nel sacco.

La gara ricorda, nel punteggio come nell’andamento, il nefasto 1-4 casalingo contro il Cagliari di Zeman, nell’unica scintillante prestazione stagionale del Boemo (contro di noi, e con chi sennò?).

Parto alla lontana. A seconda delle inclinazioni politiche o delle semplici simpatie, si è soliti dire che l’Italia è stata liberata dal nazifascismo per l’opera degli Alleati o dei partigiani (“…la seconda che hai detto!“).

La nostra prestazione è per fortuna assai meno importante dell’avventato paragone, ma allo stesso modo può essere addebitata agli scempi commessi dalla nostra difesa (portiere su tutti) o alla cervellotica formazione messa giù dal Mancio.

Handanovic, tra i tanti torti della serata, ha quello di farmi essere d’accordo con Massimo Mauro, secondo cui Samir è tra i 10 portieri più forti al mondo, ma ogni tanto fa di queste cappelle. Dopo 4 minuti lo stop a inseguire è degno del mio piede destro (e io sono talmente mancino da autodefinirmi  “ambisinistro“): il frittatone su Kalinic è inevitabile.

Un tifoso bonario potrebbe fors’anche arrivare a sospendergli la pena, visto che a momenti para anche questo di rigore. Ma “quando cinque minuti dopo (cit Paolorossiana) il nostro fa una non-parata sul tiro di Ilicic, limitandosi a guardare la palla strumpallazza che entra in porta su tap-in del satanasso Kalinic, ecco, a quel punto nessuno gli risparmia la sacrosanta razione di sacramenti. Che difatti arrivano anche dal divano di casa, complice l’assenza del rampollo che mi permette il turpiloquio dei bei tempi che furono.

Al nostro numero 1 mancava solo il grande classico del repertorio, che di solito le grandi star concedono nei bis di fine serata ma che per l’occasione viene anticipato fin verso il 30′ del primo tempo. Guinzaglio ben ancorato al palo di porta e divieto assoluto di uscire: ecco i presupposti ideali per la minchiata di Miranda, che non trova di meglio che affossare l’avversario lanciatissimo a rete, lasciando la partita seduta stante dopo inevitabile rosso diretto.

Da qui in poi, paradossalmente, la squadra dà il meglio di sè, brava com’è a non sbragare totalmente, e mettendosi a fare la formichina che cerca di rimediare una situazione disperata.

La Viola ha sostanzialmente pietà di noi, anche se mi piace vederla come lo Scarpini di turno e pensare che sia stato il nostro pressing ragionato a non farli tirare in porta per quasi tutta la ripresa. Morale, noi pianpianpianpianino riusciamo anche a fare un gol (bravo Icardi su bel cross di Telles), ma i toscani ci fanno capire che non è tempo di miracoli timbrando il quarto sigillo poco dopo e mandandoci definitvamente a casa.

Fatto il riassunto della sintesi del bigino, resta da scotennare il Mancio e capire cosa ci sia sotto la messa in piega brizzolata.

Difesa a tre con Santon centrale???

Perisic esterno a tutta fascia???

Se insistere sulla bontà della sua scelta nel dopo gara è una precisa strategia comunicativa, lo appoggio in pieno (mai dire a quelli là che si è sbagliato), ma detto tra noi, la cagata l’ha fatta. Se c’era un aspetto su cui tutti concordavamo era la solidità difensiva della nostra linea a 4, opportunamente coperta da Melo-Guarin-Kondogbia a centrocampo.

Cosa ca…cchio vuol dire cambiar modulo e far giocare la gente fuori posizione?

Ripeto a chi ha l’insana pazienza di seguirmi che non ho un modulo preferito in assoluto; solo non sopporto di vedere lo schema che ha la meglio sui giocatori.

Prima vengono gli uomini sul campo, poi i disegnini alla lavagna e le pippe mentali.

In fase di commento, non posso che ripetere quanto già detto settimana scorsa: il valore di questa squadra lo vedremo alle prime sfighe. Speravo arrivassero un po’ più avanti, mentre son già qui a bussare, e anche con una certa insistenza.

Le prossime due si chiamano Samp a Genova e Juve in casa. Le risposte non tarderanno ad arrivare.

Tremate!

LE ALTRE

Caso più unico che raro, perdono “entrambe e tre” le squadre strisciate. Se la caduta bianconera comincia a non fare più notizia (perfino prevedibile il successo del Napoli), ho salutato con piacere la sconfitta del Milan a Marassi contro il Genoa, annotando l’esplusione del “nuovo-Nesta-ma-coi-piedi-di-Zidane” che è ovviamente eccessiva, e che servirà per far crescere un ragazzo che in fondo ha solo vent’anni e tutto il diritto di sbagliare (Copyright Riccardo Gentile SkyCalcio).

Pur nella dolorosa sconfitta, rimaniamo in testa al gruppone, nonostante i successi delle romane e del succitato Napoli. Splendido e arcigno il Toro, che finisce in 9 ma riesce a battere il Palermo, salendo a due soli punti dalla vetta.

E’ COMPLOTTO

Gufi e lecchini l’avevano presa da lontano, passeggiandoci sui testicoli con la manfrina delle troppe partite vinte 1-0 e sulla ormai endemica mancanza di giUoco da parte dei nostri. Niente di nuovo e niente di male, se anche scomodi precedenti si esponevano per complimentarsi col Mancio e addirittura il Vate(r) di Fusignano era meno saccente del solito nel giudicare le prime uscite dei nostri.

Epperò c’è la scala Viscidi.

nomen omen...

nomen omen…

Ne ho sentito parlare la prima volta un anno fa sulle sempre interessanti pagine di Undici, ma è curiosamente rimasta fino a oggi nel cassetto della stampa mainstream (inglesismo per non usare l’endiadi “serva e prona“).

La statistica ha un certo peso in questo sport, la si può ritenere utile oppure una masturbazione mentale da pseudo analisti del calcio. E’ però singolare che il principale quotidiano sportivo abbia cacciato fuori questo coniglio dal cilindro proprio questa settimana, con un’Inter ancora a punteggio pieno ed una Juve in zona retrocessione.

Ma non ci fermiamo qui.

L’ultima volta che ho visto Quelli che il Calcio credo che fosse ancora condotto da Fazio. Mi è stato però segnalato un simpaticissssssimo parere personale di tal Attilio Romita, ex volto del TG1 che pare essersi espressamente augurato una sconfitta dei nostri.

Non so se il soggetto sia di palesata fede non-interista, ma potrà senz’altro motivare il suo auspicio (peraltro puntualmente avveratosi, gufo maledetto!) nel nome dell’alternanza e per il solo interesse di tener vivo il Campionato.

Strana sorte quella della nostra Serie A, la cui salute sta a cuore della gente solo quando in testa non c’è la Juve… avete mai sentito qualcuno augurarsi un cambio di vertice negli ultimi quattro anni?

Nemmeno io, ma si vede che ero distratto…

WEST HAM

Attingo nuovamente alle pagine di Undici per segnalare l’interesse per lo splendido inizio dei Martelli anche ad di fuori dei soliti circuiti underground.

In realtà in weekend ci ha regalato un soffertissimo pareggio interno col Norwich (2-2 raggiunto in pieno recupero), ma scintilliamo nella nostra bellezza working class al terzo posto in virtù delle trasferte corsare delle scorse settimane.

They fly so high…

... Se non lo sai tu...

… Se non lo sai tu…

LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

NON DIRE GATTO…

CHIEVO-INTER 0-1

Avanti così che vai bene…

Un bigino del buon conoscitore di calcio direbbe che è fondamentale far punti quando non giochi bene, ancor più se il non giocar bene dipende da scarso affiatamento tra i giocatori in campo.

Ecco perchè saluto con convinto gaudio i tre punti presi a Verona e messi in saccoccia.

Riusciamo addirittura nell’impresa -che a memoria non ha precedenti- di segnare sugli immediati sviluppi di una rimessa laterale, nella quale assistiamo ad un sapiente velo di Jovetic che manda in bambola mezza difesa clivense, con il nostro bomber-in-crisi che ringrazia e segna dopo dribbling sulle punte.

Non arrivo a dire che la partita sia tutta qui, ma di certo non c’è molto altro da raccontare.

Medel è ancora un solido perno della nostra difesa, e dall’alto del suo 1.70 -tanto ufficiale quanto generoso- sbroglia più di un troiaio nell’area nerazzurra, da cui deve uscire Murillo per un muscolo ballerino, rimpiazzato da Ranocchia.

A centrocampo Guarin torna a essere my favorite mistake per il poco che combina, mentre Kondogbia mi è parso aumentare il minutaggio di “cose buone“, pur potendo e dovendo far meglio.

Faccio fatica a parlare di Felipe Melo perchè, oltre a menare come un fabbro ferraio, mettendo paura a chiunque passi dalle sue parti, sta dando un buon contributo in fase di gestione, se non proprio di proposizione. Contrariamente a Medel, non sarà mai un mio idolo, pur amando io la tipologia di giocatore: troppo forte il suo passato juventino, per quanto il ragazzo faccia di tutto per scrollarselo di dosso.

Là davanti, Jovetic e Perisic fanno benino, con il Montenegrino ad ispirare il vantaggio nella guisa di cui s’è detto ed il serbo a farmi sollevare dal divano nel corso della progressione palla al piede di 60 metri e farmi prontamente ricrollare a peso morto dopo la fetecchia di sinistro bloccata dal loro terzino, con Icardi solo-soletto ad aspettare la boccia a centro area.

Palacio dà il cambio a Jojo e fa vedere a tutti cosa voglia dire avere intelligenza calcistica: il primo pallone che tocca è il miglior cross della partita, mentre la mezza dozzina di falli conquistati in venti minuti fa capire quanto possa essere utile nella stagione, anche senza partire da titolare.

LE ALTRE

Vincono sostanzialmente tutte, tranne le romane. Tra Napoli e Lazio per noi era meglio un pari, ma la cinquina rifilata da Sarri a Pioli se non altro allontana gli aquilotti dalla vetta, mantenendo i campani a un rassicurante -per ora- meno 7.

Decisamente meno prevedibile, ma comunque graditissimo, il pareggio interno della Roma col Sassuolo. Di Francesco con loro fa sempre un partitone, e inizialmente ha pure da recriminare visto il pari di Totti in palese fuorigioco. Tuttavia all’ultimo minuto uno dei suoi butta per terra in area un romanista a mezzo metro dall’arbitro di porta, e nulla mi toglie dalla testa che questo secondo errore sia stato a compensazione del primo.

La Juve vince con un autogol fantozziano, un rigore dubbio e l’uomo in più per quasi un’ora, ma non stiamo a sottilizzare. Stupisce invece non vedere il Milan in testa al posto nostro, vista la marea di miele e applausi riversata su Sinisa e compagnia (vedi infra…).

La Fiorentina zitta zitta si porta a 9 punti battendo il Carpi, subito dietro uno splendido Toro, che col 2-0 alla Samp è secondo da solo.

E’ COMPLOTTO

Allora, c’è un po’ di roba per entrambe le sponde del Naviglio.

E’ giusto dire che non stiamo giocando bene e che vincere le prime quattro non è garanzia di nulla. Siamo tutti d’accordo e sono il primo a ricordarlo (anche a me stesso).

Però fa sorridere la pervicacia con cui si elencano i precedenti e si segnala come questi non abbiano mai portato alla vittoria finale, oppure come si definisca in crisi un giocatore che semplicemente ha segnato il suo primo gol di fatto alla seconda partita giocata (terza se si considerano i 10 minuti contro l’Atalanta):

“Si sblocca”
…avrà mangiato il confetto Falqui…

Inevitabile poi il rifereimento al “cinismo”, alle mazzate di Melo e Medel, soliti finti complimenti in luogo delle manovre ariose e del bel giUoco solitamente riservate ai colleghi di strisce verticali.

Personalmente, torno a quel che dicevo all’inizio: essendo ormai arcinoto il “m’importa sega” dell’estetica applicata al calcio, mi godo quattro vittorie che potevano tranquillamente essere quattro pareggi.

Rifuggo anche dal paragone -questo sì apparentemente sincero, forse perchè fatto da raro caso di giornalista onesto e appassionato, alias Paolo Condò- con la prima Juve di Conte.

Con certe squadre meglio non aver nulla in comune, soprattutto se il paragone bello-bello ce l’abbiamo in casa. Il Mancio inorridirà per l’accostamento, ma queste vittorie mi ricordano i bellissimi 1-0 con col di Serena nell’anno di grazia 1988-1989.

Tralasciando gli anni di Herrera, lì è nato lo splendido riferimento all’Inter cinica che tanto mi fa sorridere e godere ogni volta che lo sento ripetere.

E allora, come giustamente ricordato dallo Zio Bergomi in una piacevole novità del palinsesto serale della Domenica (“Sky Calcio Club“, talmente bello che anche Caressa e Mauro sembrano simpatici): “anche noi nell’88 le prime le abbiamo vinte così. Poi, coi risultati, è arrivato anche il gioco“.

Ecco però, altrettanto doverosa, la citazione forse più famosa tratta dal vocabolario del Trap:

“Non dir gatto se non l’hai nel sacco”

(da me parafrasata in un più prosaico “Non dir mulo…“)

Testa bassa e pedalare, quindi, chè mercoledì arriva il Verona e domenica la Fiorentina.

Accennavo poc’anzi allo stupore di non trovare i cugini al nostro stesso livello, o magari addirittura con un paio di punti in più, generosamente offerti dalla Lega per premiare l’Ammore.

La nuova agiografia di Balotelli era quanto di più prevedibile potesse esserci su questa terra (e difatti l’avevo previsto!).

Scontate le prime pagine del principale quotidiano sportivo, che ci aiuta a capire che il ragazzo è maturato mettendolo in correlazione con l’acconciatura (l’inciso “all’ingresso in campo, aveva la cresta spalmata in testa e non sparata in aria” è da Pulitzer!).

Già più preoccupante il discorso quando la prima pagina è del principale quotidiano-e-basta nazionale:

Tutta colpa dell'Inter... povero ragazzo

Tutta colpa dell’Inter… povero ragazzo!

Infine, per pura voglia di rompere i coglioni, curioso che si voglia paragonare Balotelli e Icardi, definendoli entrambi bad boys (uno si è preso in casa i tre figli della moglie, l’altro ha riconosciuto la sua solo un anno dopo dalla nascita), commentando però in maniera appena diversa le recenti sfighe automobilistiche.

A Mario viene ritirata la patente per l’ennesima volta ma va tutto bene, e il Milan lo perdona perchè andava a100 all’ora ma “non se n’era accorto“.

Icardi invece, da bravo somaro, parcheggia nel posto dei disabili e viene sacrosantamente multato dai ghisa. Il commento è “ci ricasca” detto con un tono saccente da primo della classe.

Infine, stomachevole ma ormai cronico l’asservimento al potere mediatico rossonero. E’ onestamente difficile non perculare uscite quali “rimaniamo a San Siro, la nostra è una scelta di cuore” quando anche i tombini sanno che il Milan non ne aveva manco per le palle di pagare tutti gli oneri di bonifica del Portello.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

Silvio si dimostra poi cintura nera di “la volpe e l’uva” quando ci fa sapere che Kondogbia non valeva 35 milioni (che infatti erano quelli offerti dal Milan, mentre l’Inter l’ha pagato 5 milioni in meno…) e soprattutto quando ci spiega che in buona sostanza “Ibra al Milan ci voleva proprio venire , ma siamo stati noi a preferire Balotelli che è più giovane“.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

WEST HAM

I Martelli sono terzi in classifica dopo un epico 1-2 in casa del City.

Vedo il secondo tempo che è un assedio di Yaya Touré e compagni alla nostra porta, con i nostri a difendere dapprima ordinati e sempre più disperati.

Non so come ma la portiamo a casa, terzo sifulotto in trasferta dopo Arsenal e Liverpool. Fateci giocare solo contro le grandi, chè con le altre non ci vien bene!

Uno tiro uno gol. Come i migliori

Uno tiro uno gol.
Come i migliori

SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD

INTER-MILAN 1-0

Chi mi conosce, ad esempio chi sta con me da vent’anni, può confermare che il sottoscritto ha una qualche difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, ed ancor di più a pronunciare quella parolina di cinque lettere chi inizia con S e finisce con CUSA…

Fonzie me spiccia casa

È quindi con orgoglio e tronfiaggine che mi esibirò in un triplo carpiato di genuflessioni penitenti, a chiedere venia per le cariolate di sacramenti che ho riversato contro miei teorici idoli.

U’ ME’ MANCIU… (Da leggersi con spiccato accento genovese)

Leggo la formazione nel pre partita e commento, in tono sarcastico, il colpo di genio di aver voluto Telles a tutti i costi, per poi far giocare nuovamente quella bestia di Juan Jesus sulla fascia mancina.

Salendo a centrocampo, rimiro con il microscopio tutti e tre i neuroni del gruppo Melo-Kondo-Guaro, pregustando tiri da quaranta metri e zazzera brizzolata (e mal-tinta, aggiungerei) ad agitarsi indemoniata nel chiamare schemi a caso.

L’attacco, infine, ammassava i pur promettenti Jovetic e Perisic a un Icardi rientrante, con un affiatamento degno del calcetto dei campioni del lunedì sera (“oh, grande, com’è che ti chiami? Luca? Ecco Luca, vedi di darla ogni tanto…“).

E invece, Mancio, ci avevi ragione tu: il centrocampo di qualità-amore-e-amicizia dei cugini andava martellato proprio con la nostra splendida ignoranza calcistica; dietro JJ era il solo a poter restituire le mazzate che arrivavano da Kucka, e là davanti il collaudatissimo schema da casino organizzato ha dato un fatturato più che discreto.

Scusa Mancio, imparerò a legarmi la sciarpa seguendo la tua ricetta.

ALEGRIA DO BRASIL

Il già citato Juan Jesus, (nelle giornate di grazia “Giovanni-di-Dio“) ha fatto una partita cazzutissima spingendo come non mai e coprendo nella prima mezzora un paio di minchiate di Murillo (meno male che non ha giocato Ranocchia perchè sarebbe stato lapidato sul campo da tutto lo stadio!).

Il tutto facendo ampio ricorso all’intelligenza (sic) e limitando le cagate al minimo sindacale. Confesso di aver tremato, anzichè trovarmi a esultare, quando è uscito in barella.

Scusa JJ, imparerò alla chitarra Bossanova Milanese di Fabio Concato alternandola a A-E-I-O-U- ipsilòn.

HA SEGNATO PER NOI… CON IL NR 13

Minchia, il Guaro…

In un lontano e triste Livorno-Inter di un paio d’anni fa, (al minuto 2.00 lo show del nostro), e a coronamento di un triennio di madonne smozzicate che mi hanno garantito una trentennale permanenza in Purgatorio, avevo inserito il ragazzo nella mia personalissima lista di epurazione: un girone di dannati che comprende, in ordine sparso, campioni del calibro di Morfeo, Conceiçao, Muntari, Gresko e Burdisso.

Il ragazzo, semplicemente, non lo sopporto: so che nel 99% dei casi farà la cosa sbagliata. tirerà anzichè passarla, si fermerà invece di scattare, insisterà nel dribbling pervicace piuttosto che far viaggiare palla di prima.

Questo è, e questo continuerà ad essere.

Stavolta, però, caro mio, ci hai fatto vincere un Derby con un sinistro a giro degno di centrocampisti di ben altro lignaggio.

Poichè tutto ha un limite, non ti chiederò scusa (fanne altri dieci in partite che contano e ci posso pensare…). Scusa no, quindi, ma un grazie grande come una casa, quello sì!

Esaurita la fase del “mi perdoni padre perchè ho molto peccato” ed essendomi laicamente auto-assolto perchè il fatto non costituisce reato, passo al commento tènnico, tentando di trattenere quel risolino insolente ed isterico che mi accompagna da una ventina di ore…

Possiamo tranquillamente dire di non aver rubato niente -del resto, con Rocchi ad arbitrare la cosa non sarebbe stata materialmente possibile-. Al tempo stesso, non abbiamo fatto molto più dei nostri maltollerati concittadini nei 90′.

Pronti-via e Murillo sbriciola il credito accumulato fin qui inanellando tre cagate in serie che portano le punte rossonere a pochi metri da Handanovic: nel primo caso il nostro portiere è monumentale, negli altri casi sono i compagni di reparto a rimediare alle lacune del numero 24 colombiano.

L’amato Medel di fatto soffia il posto a Ranocchia e non sfigura, seppur dopo un inizio problematico. In avanti, Jojo è il più pericoloso con i suoi tiri da fuori, mentre nel finale di primo tempo Icardi ha il primo vero pallone giocabile, ma si fa respingere il sinistro dal piedone di Diego Lopez in uscita da polipone.

La ripresa prosegue in equilibrio, finchè il mio istinto di tifoso è dapprima placato dalla saggezza paterna:  mi limito infatti a critiche piccate ma costruttive mentre contrappunto il fraseggio dei nostri nell’area piccola di Handanovic. Venti secondi dopo, però, il bon ton da buon padre di famiglia viene demolito dall’urlo da ominide per il sinistro mariano di Guarin che timbra il vantaggio.

Pancho, eccezionalmente in piedi fino a tardi per gustarsi tutto il match, mi zompa in braccio ridendo delle mie giustificazioni alla donna di casa: “ma se li hai insultati fino a dieci secondi fa….” “No, ma era così, tanto per dire, in realtà era tutto studiato!”.

Da lì in poi siamo in trincea o giù di lì, visto che entra Balotelli e inizia a tirare da qualsiasi posizione. Al destro che timbra il palo vedo la Madonna sulla traversa, mentre sulla punizia velenosa da cento metri rimango sbigottito dalla parata del nostro portiere, quando già mi stavo rassegnando ai tre giorni di festa nazionale per Mario-che-è-maturato-tantissimo.

E invece no, lo vinciamo noi il Derby, e siamo incredibilmente primi da soli a punteggio pieno. Nove punti che -diciamocelo- potevano essere tre o poco più, visto il “pochino” fatto vedere. Come ben sappiamo, però, è cruciale far punti quando si gioca così-così, soprattutto se i diretti interessati perdono colpi.

LE ALTRE

I Cugini sono infatti -loro sì!- a tre punti dopo altrettante partite, in perfetta media retrocessione, mentre addirittura peggio fa la Juve, che sgraffigna il primo punto in Campionato in casa col Chievo, a cui viene annullato un sacrosanto raddoppio per una discutibilissima spinta di Cesar su Bonucci.

Anche il Napoli fatica a trovare il passo giusto, bloccato a Empoli, mentre le romane paiono solide nelle loro vittorie.

È presto oltre che inopportuno lasciarsi andare a tabelle e castelli aerei. Lasciamo per ora che le cose vadano come stanno andando, consapevoli che servirà iniziare a proporre qualcosa di più per mantenere questi ritmi.

È COMPLOTTO

Mi pare che la lezione di giornata si riassuma nel vecchio e intramontabile classico è-un-Inter-cinica, nel revival della sconfitta-a-testa-alta, e nell’ennesima apertura di credito verso Balotelli, voglioso e applicato per merito della squadra del suo cuore e che lo capisce là dove tutti gli altri hanno fallito.

I soliti cattivoni insensibili dell’Inter.

Siccome noi nerazzurri siamo delle serpi, mi chiedo provocatoriamente quale interesse possa davvero avere Mr Bee nella squadra dei Meravigliuosi, per trovarsi in Italia nel weekend del Derby e preferire una due giorni a Firenze, senza nemmeno un saluto a Silvietto o alla squadra per la cui metà scarsa sta per versare 480 milioni.

Tutto tace, ovviamente, chè di problemi da quella parte del Naviglio non ci sono mai, al contrario della solita Pazza Inter, abbonata a crisi e a casi generosamente offerti dalla stampa vicina e lontana.

WEST HAM

Scrivo mentre i Martelli stanno battendo i Magpies di Newcastle per 2-0… Sperando che duri, Come on you irons!!

Il solito spogliatoio spaccato... Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa...

Il solito spogliatoio spaccato… Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa…

CALCIOPOLI E MO’BBASTA

Ecco le motivazioni della Cassazione, lucide e spietate insieme, in relazione all’ultimo (?) processo riguardante Luciano Moggi e Calciopoli.

Posto che tanti, con diritti pari ai miei, hanno ricamato su questo o su quell’aspetto, da buon paranoico mediatico vorrei mettere i miei due centesimi su un paio di questioni:

GIORNALETTISMO D’ASSALTO

Descrivendo l’esecranda influenza esercitata dal Moggi sull’intero mondo del calcio, la Cassazione parla espressamente di

“…strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta”.

Essendo i media quelli che devono raccontare la storia, la cosa non è esattamente rimarcata come dovrebbe: per i tanti che mi tacciano di essere anti-berlusconiano-a-prescindere (cosa che prendo come graditissimo complimento), faccio notare che, evidentemente, il problema non sta solo in Silvio, ma in tutti i potenti che esercitano il loro “fascino” nei confronti di chi dovrebbe esser lì a raccontare la verità.

E se è vero (eccome se è vero!) che il Milan era tutt’altro che estraneo alla vicenda arbitrale (vedi l’addetto agli arbitri Meani per non parlare di Galliani che rincuora Bergamo “che si sente solo”), è altrettanto vero che il deus ex machina di tutto questo puttanificio altri non è che Lucianone nostro.

Consideriamo poi un ulteriore aspetto: il nostro, condannato in primo e secondo grado (e soltanto prescritto da una Cassazione che ha fatto di tutto per chiarire che nulla aveva da eccepire sulle precedenti sentenze) sommava al proprio potere personale – accumulato in anni di controlli anti-doping evitati e di compiacenti signorine a rallegrare le serate pre-gara degli arbitri, il tutto nel connivente silenzio della stampa – quello forse maggiore e senz’altro più radicato della squadra per cui ha lavorato per più di un decennio.

Quella Juve da sempre “chiacchierata” in termini di onestà sportiva, in patria così come all’estero, e da sempre inossidabilmente legata ad interessi così familiari da diventare pubblici (leggasi FIAT, per i duri di comprendonio).

Per metterla in poesia, e come diceva uno splendido Guzzanti in versione Funari raccontando “a caca d’a scimmia” (7 minuti di risata ininterrotta, gli ultimi 60 secondi sono quelli qui più rilevanti):

Ce stà ‘o schizzo e la puzza:

‘na combinazione mortale!

I due soggetti -Juventus e Moggi- non avevano bisogno l’uno dell’altro per porre in essere le loro malefatte, questo è ovvio, ma insieme hanno dato origine al più grande scandalo sportivo che il calcio italiano ricordi.

Solo poche righe per sottolineare ancora una volta la condotta incoerente, proterva e incomprensibile della dirigenza juventina, che in sede di giudizio accetta tutti gli addebiti, patteggiando una retrocessione in B con penalizzazione di punti, consapevole che qualsiasi altra squadra al posto suo sarebbe stata radiata, giustificando poi la condotta criminosa dei suoi dirigenti (non dimenico certo Giraudo) con il leit motiv “così facevan tutti”, ed arrivando infine a pretendere risarcimenti per fantomatici danni subiti.

La Cassazione pone un punto fermo a tutte queste cazzate, spiegando bene chi sono i colpevoli di questa storia.

Con la vana speranza che sia davvero l’ultima puntata.

UGUALI UN PAR DE PALLE!

E infatti è proprio il principale quotidiano sportivo italiano a farci capire che, aldilà di quanto auspicato dal Direttore Andrea Monti, non finisce qui, nè finirà mai.

L’analisi fatta sulla Rosea è sostanzialmente corretta anche se un po’ partigiana, quando si picca di indicare la Gazza tra i pochi media non assoggettati al succitato strapotere… Io me lo ricordo il moviolista Antonello Capone, assolto da qualsiasi addebito a livello giudiziario, ma che per quanto mi riguarda ha contribuito alla perdita di centinaia di punti paradiso, viste le Madonne che mi faceva tirare quando leggevo i suoi commenti sull’operato degli arbitri.

Ma non è quello a farmi arrabbiare. Come tanti, come tante altre volte, ancora una volta si sceglie deliberatamente di mischiare la rigorosa ricostruzione storica a pareri assolutamente personali, i quali però, inseriti in quel contesto, vengono elevati a una sorta di verità rivelata dall’oracolo.

Ad una frase di questo tipo:

Abbiamo scritto, e tutt’ora ribadiamo, che quel maledetto scudetto non avrebbe dovuto essere assegnato ai nerazzurri

è difficile non rispondere col turpiloquio. Le opinioni sono legittime, ma la legge dello sport è diversa: in ogni sport al mondo il vincitore è il primo classificato, tolti quelli penalizzati perchè disonesti. Chiedete a Carl Lewis come si sentiva a Seul nell’88, chiedete ai vari piloti di Formula 1 che vengono penalizzati quasi in tempo reale: poche balle, vince il primo degli onesti.

E qui arriva la prostituzione intellettuale, unita alla proverbiale simpatttìa interista.

Quella cazzo di relazione di Palazzi, di cui voglio andare a ripassare la genesi, visto che non si ha memoria di un procuratore che indaga su un defunto, pur nella sua malafede non ha potuto spingersi oltre alla constatazione dell’esistenza di telefonate tra i designatori arbitrali e Giacinto Facchetti.

Telefonate mai negate dal diretto interessato nè dall’Inter.

E soprattutto, telefonate ai tempi non proibite.

Telefonate dalle quali, mi si perdoni la partigianeria, emerge solo e soltanto il fondato sospetto di una persona per bene, buona sì ma non fessa, che temeva che qualcuno non stesse giocando pulito. Nulla più di questo, visto che la madre di tutte le intercettazioni, annunciata tante volte a ribaltare totalmente lo scenario processuale, non si è mai palesata, in quanto inesistente.

Quella stramaledetta relazione, che sommariamente conclude dicendo “sarebbe stato interssante approfondire i contenuti di quelle telefonate ma non si può perchè è passato troppo tempo”, continua ad essere richiamata nella malcelata speranza di poter fare di tutta l’erba un fascio, anche se da buona ultima la Cassazione ha ribadito che le due fattispecie sono su due piani totalmente distinti.

C’era un solo modo per zittire le serve, ed era quello, rischioso, di rinunciare alla prescrizione e sfidare le malelingue, di dimostrare, a mio parere senza nemmeno troppa fatica, che noi non siamo quella roba là. 

Si è invece deciso per la strada più facile, forse per timore della folla alla ricerca di nuovi colpevoli per giustificare i propri e consci di non avere dietro nessuno di quei poteri -politici, mediatici, industriali- che ti possono tenere a galla quando laggènte vuole il sangue.

E quindi, per lucido calcolo o per pavida consapevolezza, ci tocca sapere di aver ragione, ma non avere nessuno che te la dia fino in fondo…

Essere interisti è anche questo.

Sapevatelo.

image

STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂

SE LA VA LA G’HA I GAMB…

CARPI-INTER 1-2

L’assioma riportato nel titolo è una massima tutt’ora in voga nei migliori studi consulenziali del mondo, ad indicare quell’alea di imponderabile che alla fin fine sfugge ad ogni previsione e che risponde solo all’inerzia del momento, al caso, più prosaicamente al buciodiculo.

Sono sì tifoso, sì fanatico, ma non cieco: giochiamo malino, senza nemmeno la parvenza di una manovra che faccia intuire la presenza di un ragionamento. Buttiamo palla in avanti, dove troviamo il classico attaccante in stato di grazia a cui tirare addosso sperando nel rimpallo vincente.

Pur essendo di norma la squadra-più-sfigata-del-mondo, abbiamo già avuto in passato sporadici periodi di “buona” (ricordo filotti di vittorie sotto le gestioni Strama e Raineri che andavano contro ogni logica), e la cosa non può che farmi spavento, visto il Derby ad attenderci dopo la sosta delle nazionali.

Rimandando a mercato chiuso e sigillato una disamina complessiva -rigorosamente tènnica– della rosa 2015/2016, sparpaglio qualche considerazione sul poco visto ieri.

Il “poco” è inteso in senso quali-quantitativo, visto che ho assistito al solo secondo tempo, con la netta sensazione di non essermi perso molto dei primi 45′.

Il Mancio continua a proporre JJ a sinistra e Brozovic trequartista (anche se in questo caso nel dopogara dirà che la scelta era obbligata stante un Profeta ancora in rodaggio). Per il resto si rivede Guarin, Capitano di serata, al quale sono ormai rassegnato: passi ore a insultarlo bestemmiandogli i nonni, e poi alla fin fine vedi che ha propiziato il primo gol -seppure con un cross scolastico- e si è guadagnato il rigore nel finale.

Dietro Miranda e Murillo confermano l’impressione di solidità e risolutezza, col colombiano a rischiare il rigore nel primo tempo – di solito entrando così a mille all’ora gli arbitri non stanno a vedere se prendi palla o piede, cosa della quale peraltro non sono nemmen sicuro…

Gli esterni fanno quel che possono -cioè non molto- mentre là davanti la coppia inevitabile è Palacio-Jovetic, vista l’assenza genialoide di Icardi di cui s’è detto settimana scorsa.

Ha ragione il Mancio a dire che la vittoria è meritata (non foss’altro per lo “zero o quasi” alla casella “parate di Handanovic“) ma i motivi di querimonia ci sono eccome.

Come l’anno scorso, facciamo fatica a chiudere la partita: anche una volta in vantaggio, sembra che i nostri pensino che ormai sia fatta, e sia solo questione di far passare il tempo. Ragionamento che può anche avere un senso, a patto di avere nell’ordine una difesa granitica, un centrocampo di piede e testa veloce ed un attacco cinico e spietato.

Se con le punte potremmo anche essere abbastanza vicini alla descrizione, (vedi gollonzo di JoJo dopo succitato cross di Guarin e paperotta del loro portiere per l’1-0 alla mezzora) in mezzo e dietro it’s a long way to Tipperary…

La ripresa infatti vede un’Inter sempre più raccogliticcia, a giochicchiare senza in pratica creare nulla, mentre il Carpi capisce che con l’andar della partita ci si può provare eccome.

Essendo in sostanza tutti all’esordio nella massima Serie, fa meno notizia del solito il Primo Gol in Serie A contro l’Inter che stavolta risponde a Antonio Di Gaudio, ennesimo nanetto malefico che sfrutta nell’ordine un cross che voleva esseere un tiro, un controllo sbagliato del compagno e un’opposizione granitica quanto un tiramisù di Nagatomo.

Carambola fatale ed inevitabile 1-1.

Qui, devo dire, si è vista la differenza rispetto all’anno scorso: mancavano 10′ alla fine, e fino a pochi mesi fa ci saremmo messi a piangere in mezzo al campo senza nemmeno provarci, anzi magari pigliandola inderposto all’ultimo respiro.

Invece, chiamatelo cuore, culo o quel che volete, i nostri creano in pochi minuti più di quanto abbiano fatto nell’ora e un quarto precedente, con Palacio a mangiarsi un gol non da lui, e lo stesso Trenza a rifarsi poco dopo servendo splendidamente Guarin nell’azione che porta al netto rigore già ricordato.

JoJo non ha il senso dell’umorismo e timbra il raddoppio a pochi minuti dal fischio finale.

Fa bello dire che siamo primi a punteggio pieno. Diciamolo pure, felici e divertiti. Speriamo di migliorare un pocolino a metacampo, chè di strada così non ne faremo molta…

Kondogbia è ancora un pesce fuor d’acqua, pur facendo vedere cose notevoli. Medel è imprescindibile come cagnaccio ma non può essere lui a fare il primo possesso usciti dalla difesa. Brozovic è utile ma non è il cervello che ci serve…

Certo, se per avere un geometra diplomato devo comprare un picconatore analfabeta  (leggasi Felipe Melo) allora tocca citare Don Buro e la sua “beata ignoranza,si stai bene de mente, de core e de panza“.

Si vedrà…

LE ALTRE

Detto che un pareggio avrebbe consentito di guadagnare due punti su entrambe, è innegabile il piacere epidermico nel vedere la Juve nettamente sconfitta dalla Roma. Il 2-1 è oltremodo bugiardo, se pensiamo al rigore palesemente negato in apertura, al palo di Pjanic e al paio di miracoli di Gigione Buffon.

Ad ogni modo, la Roma gioca alla grandissima, mentre i gobbi soffrono da matti le assenze di mercato e quelle da infermeria, che di fatto la lasciano col solo Pogba superstite del centrocampo di pochi mesi orsono.

I cugini fanno sostanzialmente la nostra stessa partita: brutta ma vittoriosa, con le due nuove punte a segno e Balotelli seduto a guardare.

La Viola per ora prosegue l’andazzo montelliano, alternando prestazioni maiuscole a bambole ingiustificabili: Mr Ventura ringrazia e passa all’incasso.

Infine, splendido Eder che rimonta la doppietta iniziale di Higuain per il 2-2 finale. Hai visto mai…

E’ COMPLOTTO

La Gazza non vede l’ora di dirci che per il Carpi era rigore, appaiando l’eventuale errore a nostro favore con l’abbaglio ben più evidente in Roma-Juve.

E’ poi tra il beffardo e il disgustoso dover ascoltare la lezioncina saccente di Caressa -che pure fatica a nascondere le simpatie lupacchiotte come ben sappiamo– quando ci ricorda da sapientino le ultime direttive arbitrali in materia di proteste: tolleranza zero, basta sceneggiate plateali, basta ramanzine codarde degli arbitri che alla fine non risolvono niente.

Oltretutto, visto che c’è il bigmècch, chiamano il bigarbitro: ecco Rizzoli, quello che ha fatto la finale mondiale, quello che mica si fa intimidire, ecco, lui: prima Chiellini, poi Bonucci, poi Pogba (più volte), tutti incainati come bestie a rimostrare il proprio dissenso e lui, fisso come un palo nella notte (cit.) a far faccia brutta ma a non cacciare nemmeno un cartellino.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Per il resto, accanita e insistita la sottovalutazione del signor Medel da parte della stampa sportiva tutta. Ultimo iscritto al fin troppo banale club, il finto interista Bruno Longhi che non si fa scappare l’occasione di buttare un po’ di guano mediatico nel ventilatore.

Come al solito, mi chiedo retoricamente dove fossero i denigratori di Gattuso e Furino nei lustri scorsi…

Infine, senza averli mai visti giocare sul serio, faccio solo notare che Draxler rifiuta la Juve per andare a giocare nella stessa squadra -Wolfsburg- che Perisic ha deciso di lasciare pur di venire da noi.

E’ un po’ tirata per i capelli ed è di parte, motivo per cui nessuno ve la racconterà così. Immaginiamo però cosa avrebbero detto a maglie invertite…

Qui invece siamo alla volpe e l’uva, con Marotta a negare qualsiasi interesse della Juve per il giovane tedesco, prontamente smentito dal proprio allenatore.

WEST HAM

Grandiosa vittoria per 3-0 ad Anfield. Sagace e divertente il link che ci fa capire la storicità dell’evento.

Si vede che ci piacciono solo le cose difficili.

Basta lui (per adesso)

Basta lui (per adesso)

IL PARERE DEI TENNNICI

INTER-ATALANTA 1-0

Gradevolissimo esordio di campionato in compagnia di amici con relativa accanitissima prole (da cui il titolo), oltretutto nella calda ma sempre amata location sarda.

Il weekend calcistico,  come sanno i colleghi di fede, era iniziato sotto i migliori auspici visto il pari giallorosso del sabato e la squisita supposta udinese nel deretano-stadium.

Le cose parevano tornare all’ormai abituale tragicomica mediocrità,  con Icardi neo capitano a fare il duro (“ce la faccio, ce la faccio… ahia mi fa male non ce la faccio”) e il Mancio ancor più colpevole a dargli retta. Ciuffolo ha anche il demerito di insistere con l’improponibile JJ sulla fascia e di inventarsi Brozovic trequartista al posto di Hernanes.

Tant’è.  Il primo tempo scorre più inoffensivo di una birra senz’alcool, fatta eccezione per l’immancabile stringiculo a forma di palla-persa-e-loro-che-vanno-via-in-contropiede e per un paio di buone occasioni dei nostri, che però Kondogbia e il succitato Ayeye non riescono a finalizzare.

L’intervallo vede la mandria di infanti che giace intorno al 26 pollici inalberarsi intorno a schemi di giuoco, coprire di insulti un paio dei nostri e vaticinare esiti trionfali che si riveleranno azzeccatissimi: “questa la vinciamo proprio allo scadere, agli ultimi secondi”.

Beata ingenuità, penso guardando l’autore del pronostico, mentre più prosaicamente mi gratto gli zebedei ricordando la manciata di situazioni analoghe vissute nelle ultime stagioni, con pareggio scialbo al 90′ quando non con sifulotto finale.

I bimbi sono ingarellati ben più di noi papà, gridando al rigore non appena i nostri entrano in area e avviando sei distinte e parallele analisi tecnico-tattiche  sul match: uno dei papà li guarda tra lo stupito e il rassegnato dicendo “se gli dan due lire e li mettono in uno studio televisivo, possiamo pensionare i vari QSVS e farci pure la crana” (cit. crozza/razzi).

Impieghiamo un buon minuto di orologio a capire che il gol di Palacio è annullato per fuorigioco, stante il delirio a prova di lite condominiale generato dai mefistofelici piccoli fans, mentre esultiamo come per una semifinale di Champions al secondo giallo e conseguente rosso a Carmona, che ci lascia con l’uomo in più per i 20′ finali.

La novità spinge i nostri al ben noto casino organizzato, con palla in area e vediamo quel che succede. Il Trenza e il Profeta ci vanno vicini, ma al 93′ abbondante è il neo acquisto e neo nr 10 Jovetic a disegnare il destro a voragine che gonfia la rete.

Il delirio degli astanti è ormai incontrollabile, salvo un cinquenne che dorme pervicacemente sul pavimento da inizio ripresa.

Gli ultimi secondi sono vissuti da tutti in piedi a pochi cm dalla tele, e al triplice fischio finale anche i papà tornano bambini accodandosi al vecchio coro “la capolista se ne va…”. 

Bazzeccole, cose da niente. Ma per una notte di fine estate basta e avanza così.

LE ALTRE

Come già ricordato, la goduria per la vittoria in extremis è acuita dalle concomitanti sconfitte di cugini e gobbi, unite a quella del Napoli e al pareggio della Roma. Goduria epidermica, s’è detto e si ripete, chè i nostri troppe volte ci hanno abituato a farcela vedere per poi non darcela come la peggiore delle fighe di legno (excuse my french).

Bene invece Lazio e Viola, con la Samp a battezzare con una cinquina l’esordio in A del Carpi, pronto all’inevitabile resurrezione alla prossima giornata contro la attuale capolista nerazzurra…

È COMPLOTTO

Se la -migliorabile- connessione me lo permettesse, basterebbe linkare la prima pagina della Gazza di oggi per illustrare il livello di zerbinaggio della stampa sportiva italiana:

La sconfitta della Juve, con l’Udinese che per una volta si sbaglia e non si apre come il Mar Rosso al passaggio di Mosè, è confinata in un soppalco che nelle ipocrite intenzioni dovrebbe essere il primo titolo a balzare all’occhio ma è invece un buon modo di sviare l’attenzione, mentre la notizia sui cugini non sta nella sconfitta di Firenze- data con un impersonale “Viola-Show“- bensì nell’imminente ritorno di Balotelli, ovviamente salutato con lo stra-abusato ritornello di “certi amori non finiscono” sbiascicato da Zio Fester e prontamente ripreso da tutti i suoi scrivani.

Non uno che abbia puntualizzato che dal Milan ci si aspettava l’arrivo di Ibra, J.Martinez e Kondogbia, mentre di contro avranno il cavallo di ritorno Balotelli.

Macchè: anzi, l’occasione è buona per iniziare il gufaggio preventivo con Mario che potrebbe esordire proprio nel derby contro l’Inter, alla quale non ha mai segnato.

Del resto, aspettiamoci presto l’ennesima inversione a U della critica: il nostro tornerà ad essere “maturato tantissimo“, con la nascita della figlia – riconosciuta solo un anno dopo la nascita- e la recente scomparsa del padre adottivo a farne un uomo finalmente pronto per la grande sfida nella suo squadra del cuore.

Siete prevedibili. E servi.

WEST HAM

Dopo un inizio corsaro, con vittoria in casa Arsenal per 2-0, collezioniamo due figuracce tra le mura amiche, ritrovandoci a tre punti dopo tre giornate. Neanche nell’East London si può stare tranquilli…

Fortune’s always hiding

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto...

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto…