THIS IS A SHOWDOWN

INTER-BOLOGNA 0-1

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fallimento totale della ricostruzione nerazzurra, eccola pronta e servita come un fumante piatto di sterco. Ennesimo primo tempo di nulla cosmico, che riusciamo inopinatamente a chiudere in pareggio, e “pera” subita da un redivivo Gilardino a metà ripresa, dalla quale tentiamo vanamente di riprenderci con un ammasso di palloni calciati alla cazzimperio nella loro area di rigore.

La nostra coppia difensiva si conferma insuperabile nei recuperi prodigiosi ed apparentemente disperati, ed altrettanto fallace quando comodamente schierata a protezione del proprio portiere, producendo “buchi” e amnesie ormai troppo frequenti per poter essere casuali. Il centrocampo, chettelodicoaffà, è il solito miscuglio di inetti, minus habens e giunture claudicanti, mentre Palacio, solo là davanti, è ad un passo dal chiedere l’accanimento terapeutico.

La ripresa vede Fantantonio subentrare al giovane (e per questo incolpevole) Benassi, col risultato di aumentare il tasso tecnico sulla nostra trequarti, e con esso il rimpianto di non avere un centravanti degno di tale nome che possa almeno far finta di rincorrere le sporadiche perle di saggezza in salsa barese. Un paio di miracoli del portiere rossoblù nel concitato (ma nemmeno tanto) finale, fanno il resto.

Come direbbe Maurizio Milani, “il pezzo è finito qui, è completo”. Temo però sia necessario un momento di riflessione generale: in un periodo che ci vede senza Governo, senza Papa, con l’Europa che continua a domandarci sacrifici e con le solite difficoltà ad arrivare alla quarta settimana, la vera angoscia è data dalla sempiterna e ormai cronica CrisiInter.

Utilizzando quel che a livello aziendale verrebbe definito come approccio bottom-up, è ovvio che le responsabilità più visibili, e avvertibili quasi a livello epidermico, sono dei giocatori. Lo scempio cui i nostri occhi si stanno pericolosamente abituando è provocato da quell’accozzaglia di bipedi, buona parte dei quali indegni di vestire la maglia con i colori del cielo e della notte.

Subito dopo però, occorre soffermarsi con attenzione sulle maledizioni che su ciascuno di essi piovono copiose da tribune e poltrone di casa, riassumibili nel concetto “vai in culo te e chi ti fa giocare”. E qui il riferimento non è tanto al Mister, su cui tornerò tra poco, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, spesso stra-pagandoli, convinto che potessero essere “da Inter”. Facile adesso dar contro a Branca ed in subordine Ausilio, chè se la soluzione fosse così facile, basterebbe pigliare il Pantaleo Corvino di turno, ed avremmo invertito la rotta. Il problema è purtroppo più articolato, né dimentico che il Cigno di Grosseto è quello che ha permesso i colpi di Cambiasso a parametro zero, Julio Cesar e Maicon a 4 lire, Samuel  e Sneijder, etc. Difficile quindi che la stessa mente, da sola, possa passare da simili operazioni a minchiate quali Alvarez, Rocchi o Zarate (just to mention a few…).

Il grosso del problema risiede in quella funzione aziendale, ma non coincide necessariamente con chi oggi quella funzione la sta occupando. Finché il Direttore Tecnico e/o Sportivo sono solo l’Ufficio acquisti dell’umore del Presidente, saremo sempre in balìa dei desiderata del Signor Massimo. Ripeto per l’ennesima volta il meccanismo che ha portato l’Inter a vincere tanto nel lustro d’oro 2006-2011: Il Pres si fida ciecamente dell’allenatore di turno (Mancio prima, Josè poi) e sostanzialmente dice a Branca (& Oriali ai tempi) “Prendete quelli che vi dice lui”. Ovvio che nessuno è infallibile (Cesar, Maniche, Amantino Mancini e Quaresma sono esempi lampanti), ma il grosso degli acquisti è stato azzeccato e lo squadrone si è formato solido e granitico nel corso degli anni. Da Giugno 2010 in avanti abbiamo avuto la conferma (non richiesta invero…) della lezione NON imparata, e si è continuato a navigare a mestruo alternato, con le conseguenze che si vedono oggi.

Finché non si avrà una dirigenza (uno-due persone, non di più) che in buona sostanza ci-capisce-di-calcio e che sa come costruire una squadra, magari di concerto con l’allenatore, questa situazione non cambierà. Potrebbe arrivare l’Italo Allodi del 2015, ma se non gli verrà dato modo di lavorare in autonomia, con un piano triennale al termine del quale deve rendere conto alla presidenza dei risultati raggiunti o mancati, è anche inutile far lo sforzo di andare a prenderlo (ammesso che esista).

In tutto ciò, arrivo a parlare dell’allenatore che, con l’eccezione di Gasperini e forse di Benitez, non ho mai considerato IL problema dell’Inter post-Triplete. Anzi, con l’andar del tempo la qualità media della squadra è progressivamente calata, e quindi il materiale umano da assemblare per arrivare ad un risultato quantomeno decente si è via via impoverito. Stramaccioni personalmente, e al netto degli errori che pur commette, continua a sembrarmi la scelta migliore, considerata l’età, l’ingaggio, l’approccio (fin troppo) aziendalista e l’impatto mediatico.

Morale, il cocktail di farmaci da somministrare al malato è a mio parere il seguente:

1)      Assunzione di responsabilità di Moratti, che giubili la direzione tecnica attuale, e che, presentando il nuovo Direttore Tecnico, gli affidi pubblicamente la responsabilità di acquisti e cessioni, di concerto con l’allenatore (da confermare) e fissando “solo”  il vincolo del budget a disposizione. Su questo specifico punto, credo sia inevitabile un giudizio gravemente negativo al Direttore Generale Marco Fassone, l’uomo dello Juventus Stadium che, non so in che misura, ha comunque sul gobbone la trattativa avviata e mai conclusa con il fantomatico socio cinese.

2)      Questo, e cioè l’ingresso di un socio di minoranza, è un altro punto imprescindibile. Moratti, in maniera più che legittima, non vuole più spendere come fatto in passato, ma, al tempo stesso, credo sia consapevole che applicando alla lettera le regole del Fair Play finanziario non si va lontano nel breve-medio termine. Occorrono capitali freschi che possano permettere acquisti di qualità, necessari in misura nemmeno troppo eccessiva per tornare competitivi in Italia.

3)      La conseguenza dei punti 1) e 2) dovrebbe sperabilmente portare ad una “mira” migliore in termini di acquisti. In un’epoca di budget alquanto ristretti, è necessario, se non vendere bene (cosa che è ormai acclarato essere aldilà delle nostre capacità), quantomeno acquistare a colpo sicuro spendendo “il giusto”. Nel tragico giovedì di Europa League, che per fortuna ad inizio stagione ho spocchiosamente deciso di non commentare, ho visto in campo 35 milioni di cartellino buttati nel cesso (Alvarez 12 + Alvaro Pereira 12+ Kovacic 11). So che il paragone è ingeneroso per il giovanissimo Kovacic, ma il problema è lampante: non solo vendiamo male; compriamo pure peggio! Un conto è spendere 10 milioni per Nagatomo e Guarin (buoni giocatori, non campioni, ma nell’Inter ci possono stare), un altro è spendere la stessa cifra per chiaviche sesquipedali come Alvaro Pereira o promesse mai mantenute come Alvarez.  Alla fin della fiera, abbiamo una qualità di giocatori pienamente allineata con il ridimensionamento in atto (e pure di più), senza che questo produca apprezzabili risultati sul piano dei conti, dato che non basta ridurre il monte ingaggi per farli tornare. Vero che il costo del cartellino viene ammortizzato in più esercizi, ma i soldini dal salvadanaio escono ugualmente, e ce n’è quindi di meno per comprare gente “seria”. A livello puramente teorico, i soldi risparmiati dagli acquisti sbagliati sarebbero (stati) sufficienti per comprare un attaccante of the madonn tipo Dzeko o Rooney (che se sono sani di mente non verranno mai nel campionato italiano, ed ancor meno all’Inter).

4)      Le ultime uscite ci hanno dato la certezza che c’è purtroppo poco da tenere della rosa attuale. Facile dire che così si butta il bambino con l’acqua sporca, ma la verità non è lontana da questa considerazione: da confermare, e quindi a mio giudizio titolari per il prossimo anno, ci sono Handanovic, Ranocchia e Juan Jesus, Nagatomo, Guarin e Palacio. Da valutare, o in alternativa come rincalzi, metterei Cassano, Kovacic, Kuzmanovic, Gargano, Schelotto. Tutto il resto al miglior offerente (if any) o al macero.

Capitolo a parte sui senatori: personalmente terrei Cambiasso, che utilizzato con parsimonia è ancora il miglior centrocampista in rosa, e Zanetti con lo stesso accorgimento nell’utilizzo (per intenderci, non più di 90’ a settimana, nemmeno sempre). Per tutti gli altri (Chivu, Samuel, Milito, Stankovic) odi perenni e ringraziamenti sempiterni, ma purtroppo siamo al capolinea.

5)      Tutto ciò va fatto avendo piena consapevolezza che a campione che esce (usurato, lento, cigolante, ma sempre campione), deve corrispondere un elemento di pari valore in entrata. Dove per “pari valore” non intendo ovviamente le copie ringiovanite di 5 anni dei suddetti, ma nemmeno le ciofeche inanellate nelle ultime campagne acquisti. Purtroppo questa è la parte più difficile del lavoro, perché si è visto quanto sia difficile (per tutti, per noi ancor di più) individuare giocatori che possano davvero essere considerati “una sicurezza”. Il facile ritornello “Ma perché Stramaccioni fa giocare i vecchi e non mette dentro i ragazzi della Primavera, lui che li ha allenati e che ci ha vinto tutto?” trova il suo controcanto nella triste constatazione che questi ragazzi, nella loro quasi totalità, non sono all’altezza di giocare in Serie A, e che, quand’anche lo fossero, hanno bisogno di una squadra ben organizzata e vincente, per poter essere inseriti in maniera indolore se non addirittura proficua: nel 2009 Santon pareva essere il nuovo Facchetti, ora a 23 anni gioca nel Newcastle (non nel Barcellona). Detto che da noi non farebbe peggio di Pereira, un conto è sparare proclami, un conto è conoscere davvero i giocatori che hai a disposizione. Se Strama ha sostanzialmente abiurato al progetto-giovani un motivo ci sarà, a meno di non andar dietro a fantasticherie da spy story e clan del asado. Qui c’è da comprare 5 o 6 titolari, tra cui in ordine sparso un centravanti da 20 gol, un regista che abbia almeno il diploma di Geometra, un altro numero 8 di corsa e qualità ed un esterno di attacco che si alterni o affianchi Palacio. Trovarli non è facile, e farlo a costi contenuti ancor meno. Ma esserne consapevoli è il primo passo per progredire.

 

LE ALTRE

Nella classica giornata di cacca, vincono solo Juve e Milan: gobbi che in sostanza vincono il Campionato con 2 mesi di anticipo e Milan che arriva a insidiare il secondo posto a un Napoli che ancora una volta cade sul più bello (Chievo vera e propria bestia nera degli azzurri). La Viola batte la Lazio a Roma e ci supera, relegandoci al 5° posto in coabitazione proprio con gli aquilotti romani. Terzo posto a 4 punti, e le inquietanti analogie con la stagione scorsa si fanno sempre più pressanti. Se questo dovesse essere l’andazzo, e visti gli effetti devastanti dell’Europa League sui nostri, giocherei a perdere ed arrivare 7°, concentrando le ultime stille di energia sulla semifinale di Coppa Italia contro la Roma (2-1 da cercare di ribaltare), attualmente l’unico plausibile traguardo alla nostra portata.

 

E’ COMPLOTTO

Niente da dire, se non che le concomitanti sconfitte del Napoli (a Chievo in campionato, e contro il Vitoria Plzen in Europa League nel turno precedente, per un complessivo 5-0) non fanno nemmeno la metà del rumore dei nostri (ahimè frequenti) capitomboli.

C’amma fa’…

 

WEST HAM

Weekend di FA Cup. A day off for the lads.

Ranocchia centravanti nell'ultimo quarto d'ora dà la misura di come stiamo messi...

Ranocchia centravanti nell’ultimo quarto d’ora dà la misura di come stiamo messi…

EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE

CATANIA-INTER 2-3

Così come all’andata sono in gita di piacere (allora Firenze, ora Berlino) ed il precedente è scaramanticamente azzeccato. Parto infatti dall’Italia con poche ma granitiche certezze: 1) passerò tre giorni a parlare come Sturmtruppen (cazzen, è tarden! andiamo a mangiaren?) ; 2) ammorberò mia moglie imitando l’urlo di Zio Bergomi nel 2006 (“Andiamo a Berlino!!”); 3) col Catania non vale neanche la pena di guardarla, chè tanto pigliamo mazzate.

I messaggi ricevuti via cellulare all’inizio mi davano tristemente ragione, ma il terzo “buuuuzzzz” proveniente dal giaccone cambiava qualcosa. Mentre estraevo il blebberri pensavo a voce alta “Ecco il terzo fischione del Papu Gomez”, e invece i miei occhi increduli leggevano “Alvarez al 6° s.t.”. Non potevo fare a meno di rispondere citando beffardamente l’ottimismo fideistico di Scarpini* in simili occasioni, e cioè “Andiamo a vincerla!”. Il 99% di me ragionava esattamente come il Paul di Febbre a 90° (“fanno il gol solo per farci sperare  ancora e poi pigliano il 3-1 in contropiede”) mentre l’1% di me pensava alle bellissime rimonte da 2-0 a 3-2, cui pure Nick Hornby ha dedicato pagine godibilissime.

Mentre un taxista più lento del succitato Alvarez riusciva nella titanica impresa di raggiungere l’aeroporto in tempo per il nostro volo, il Trenza decideva che era ora di pareggio. E se lì il mio self control riusciva in qualche maniera ad avere il sopravvento, nulla poteva quando, ormai stanco e soddisfatto per un pareggio raggiunto in rimonta, controllavo distratto un’ultima volta il cellulare prima di salire a bordo: il commento da cavernicolo “E Andiamo!!”, garbatamente espresso con voce roca e rotta dalla tensione, era sagace e puntuale al punto da far sospendere per un qualche secondo di imbarazzato terrore il quartetto di pubescenti ispanici armati di Ukulele che stava allietando l’attesa di noi passeggeri.

Non posso ovviamente dilungarmi in disamine tattiche, se non di riporto: par di capire che, con Stankovic presente, la squadra abbia avuto almeno un piede pensante sui 22 in campo. Piedi che diventavano tre con l’ingresso del Cuchu (dico tre dopo aver visto la volée –di destro- finita fuori di un cm nel convulso finale).  In compenso Alvarez, nonostante il gol di testa, resta un oggetto fallato, non essendo possibile per un giocatore di Serie A (ma nemmeno di Seconda Categoria) non tirare dal limite dell’area con la porta spalancata davanti, solo perché la palla non è sul tuo piede preferito. Poi la boccia può colpire l’omino delle bibite in curva, ma –Cristo– devi tirare! Propongo la crocifissione in spogliatoio, pena dalla quale invece dispenso Juan Jesus, molto più che ingenuo nel primo gol ma patrimonio da sgrezzare e su cui lavorare: fisico e piede non mancano, occorre qualcuno che gli insegni l’intelligenza (hai detto niente…).

L’analisi complessiva vede una squadra di psicolabili, numericamente e qualitativamente appena sufficienti per raggiungere la decenza, nella quale un giocatore tra il buono e l’ottimo come Palacio riluce manco fosse il miglior Messi. Ottimo il Trenza, ci mancherebbe altro, ma resta il fatto che dipendiamo dalla sua forma e dagli estri da Cassano, come visto non sempre controllabili.

Giovedì temo mazzate ancor peggiori dei presagi di ieri, con una gita a White Hart Lane e con Bale&Co. pronti alla festa.

LE ALTRE

Juve e Napoli si fanno male solo a manate e cazzotti (vedasi Cavani e Chiellini) ma per il resto chiudono con un pareggio che fa molto più comodo agli ospiti che ai padroni di casa. I quali peraltro devono iniziare a guardarsi alle spalle: culo e arbitri possono molto più di quanto non si creda, e se le strisce della maglia sono quelle giuste capita di giocare 75’ su 90 in vantaggio e con un uomo in più (Rizzoli “una carezza in un pugno” docet).

Detto ciò, Roma e Fiorentina vincono pur soffrendo e la caccia al terzo posto si conferma assai affollata. Ricordo, più per sfizio che per reale speranza, che arrivando a pari merito col Milan, saremmo davanti noi. So che sembra incredibile, ma i Meravigliuosi sono solo a un punto di distanza da questa massa di rebambiti che tanto forte ci fa battere il cuoricione.

E’ COMPLOTTO

Avendo appreso solo in terra teutonica della nuova Cassanata, non posso che abbozzare e sostenere una volta di più il mio allenatore che (molto meglio del mio Presidente) ha commentato la notizia ponendo l’accento non sulla cosa in sé (cose così negli spogliatoi ne succedono ovunque e da sempre) quanto sulla fuga di notizie, ennesima conferma dell’eccessiva permeabilità dello spogliatoio nerazzurro, nel quale evidentemente  “qualcuno non vuole il bene dell’Inter” per dirla col Mister. La critica per una volta non va certo ai giornalisti, che vanno a caccia di notizie e in buona sostanza fanno il loro lavoro, ma proprio ai nostri che, evidentemente, ancora non hanno capito che è proprio da atteggiamenti del genere che nasce quel (poco) rispetto per la nostra società, che può tranquillamente essere usata come scendiletto senza timore di reazione alcuna.

E se a ciò aggiungiamo il totale fraintendimento del Signor Massimo (che non punta il dito contro “il giuda”, ma sul fatto che “è proprio la lite che non deve succedere”), capiamo quanto l’essenza del problema continui a sfuggire ai piani alti dell’illuminata dirigenza. Che poi il Pres finisca per assolvere Cassano, dandogli dell’artista e in una certa qual misura perdonando a lui ciò che ad altri non sarebbe permesso, la frittatina è fatta: ennesima occasione per sostenere il nostro allenatore agli occhi della squadra buttata nel cesso, ed ennesimo assist alla marmaglia mediatica per poter ricamare sul Moratti troppo buono, troppo “papà” coi giocatori e troppo poco vicino ai suoi allenatori.

Ma le mie caste orecchie, ed i miei stanchi occhi, hanno anche dovuto –o, forse masochisticamente, voluto- sorbirsi la presenza del Geometra Galliani alla Domenica Sportiva, a cui mancava poco che tutti i presenti baciassero la mano inginocchiandosi sui ceci, tale era la riverenza data … senza nemmeno essere a Mediaset!

Ecco a cosa ha portato il Berlusconismo ed il conflitto di interessi mai affrontato in Italia: al fatto che un dirigente calcistico di dubbie capacità, ma circondato da un’aura mediatica iperglicemica, venga trattato come Dio in terra dalla rete televisiva che teoricamente dovrebbe essere diretta concorrente dell’impero mediatico casualmente detenuto dal presidente del geometra in questione.

Non è nemmeno più prostituzione intellettuale dato che, come già dicevo poco tempo fa, quella almeno comporterebbe una dazione in danaro o altra utilità. Qui si “lecca” a prescindere, un po’ perché così fan tutti, un po’ perché non si sa mai, finendo per far fare la figura del modesto e dell’uomo di buon senso proprio al creatore di cagate tipo “Creste Rossonere”, “Club più titolato al mondo” o “Quattro due e fantasia”.

Tornando a bomba: tema della serata, il settore giovanile del Milan (aridaje!), reduce dai fasti del Torneo di Viareggio (finale persa per 3-0 contro l’Anderlecht). Splendido Zio Fester quando risponde al Civoli adorante (ma Civoli una volta non era interista?) di aver fatto di necessità virtù col settore giovanile, stante il Fair Play finanziario, e di non sapere se la loro esperienza con il Settore giovanile potesse essere da esempio per gli altri Top Team italiani. Anguilloso quando fa fare agli altri il lavoro sporco di adombrare dubbi sull’età dei rivali belgi “che in effetti sembravano degli uomini fatti e finiti, ma non ci sono le prove quindi non si può dire niente” (ma intanto è stato detto…) e infine vomitevole, in buona compagnia s’intende, quando annuncia urbi et orbi ciò che va cianciando da due settimane, e cioè che Allegri sarà il supervisore di tutti gli allenatori delle giovanili, i quali dovranno seguirne il modulo ed i metodi di allenamento, senza che nessuno osi dire “sì questo lo sapevamo”.

Anzi, proprio Civoli si sorprende, ripetendo più volte “Beh ma questa è una notizia! Ci sta dando una notizia!”. .. e io, vecchio illuso, che pensavo che il cuore nerazzurro di Civoli se ne venisse fuori con la frecciatina del tipo “Chissà come sarà contento Inzaghi, allenatore degli Allievi, di dover prendere ordini da Allegri”. Invece tutti zitti e proni, con il solo Gene Gnocchi a buttar lì la battuta  al giovane del Milan (premiato come miglior giocatore a Viareggio) che aveva incautamente apostrofato il geometra come “Signor Galliani”: “Guarda che lui è il DOTTOR Galliani” è rimbombato nello studio, in un silenzio orrendo, senza che nessuno dicesse niente, e con Zio Fester a fare il finto modesto , della serie chiamami pure come vuoi che per me è lo stesso… con la piccola differenza che lui Dottore non lo è… Dettagli, of course.

WEST HAM

Sbanchiamo il Britannia Stadium , vincendo 1-0 con lo Stoke City e raggiungendoli in classifica al decimo posto. Up the Hammers!

Vittoria di Trenza

Vittoria di Trenza

* Io che calcisticamente sono un pessimista nato, non sopporto questa fiducia evidentemente mal riposta da Robertone Scarpini nei nostri labili giocatori. Per gli auspici andati a buon fine in un Inter-Samp, un Inter-Palermo o un Catania-Inter, in 10 anni di radiocronache l’ho sentito toppare ennemila volte gli scongiuri di rimonta. Celebre, e il Signor Carlo lo ricorderà, l’urlo disumano dopo il gol dell’1-4 segnato da Recoba a Parma in un quarto di finale di Coppa Italia: “Gol! Riaperta!! E adesso facciamo il 4-2 e al ritorno a San Siro vinciamo 2-0 e passiamo il turno!!!”. Per la cronaca, l’andata finì 6-1 e al ritorno il pullman dell’Inter venne colpito da una molotov (http://www.repubblica.it/online/sport/coppauno/molotov/molotov.html ).

MEGLIO DI COSI’…

INTER-MILAN 1-1

…onestamente non poteva andare.

La differenza tra le due squadre, ed in particolar modo tra i rispettivi  stati di forma, è stato di imbarazzante evidenza nel primo tempo, ma tocca dare ragione ad Allegri, quando parla –in maniera forse poco elegante ma tremendamente efficace- di avversario moribondo e da uccidere.

Con un portiere normale, i primi 45’ avrebbero potuto concludersi col Milan in vantaggio di “alcuni” gol (due, tre, quattro… che’ttimporta… penza alla salute! cit. Prof. Scipione Petruzzi). Detto ciò, alla lunga è il Milan a risentire dell’impegno infrasettimanale, con i nostri che, complice anche il passivo attendismo del primo tempo, mettono fuori la testa e riescono a ripigliare una partita che si era messa male.

Facile e non del tutto sbagliato ridurre la prima frazione al duello Balotelli-Handanovic: il Bresciano Nero era ovviamente la star più attesa della serata, e da vero “perdazzurro” la goduria più grande è stata ricacciare a tutti in gola i peana del gol dell’ex, della rivincita e del figliol prodigo che finalmente gioca con la maglia giusta.  Segna invece il Faraone, che più vedo giocare –e ascolto parlare- più si merita i miei applausi da sportivo:  il look è simpaticamente improponibile, ma cervello, polmoni e piedi sono da giocatore vero. Aldilà dei marchettoni commerciali da fustino Dixan pompati dalla macchina iperglicemica rossonera, lui e Balotelli hanno un gran bell’avvenire.

Noi, sai la novità, facciamo cagare. Strama si è giocato buona parte del mio personalissimo “bonus credibilità” (sai che je frega…) riproponendo dal primo minuto Zanna e il Cuchu (e allora che cazzo gli hai fatto giocare 90 inutilissimi minuti in Transilvania tre giorni prima???) e schierando il Capitano a sinistra con Nagatiello a destra: ho visto questa formazione preannunciata fin dalla mattina e a torto ho pensato “ma saranno coglioni ‘sti giornalisti: non sanno che sarà Zanetti a giocare a destra, come fa da decenni, con Nagatiello che il meglio di sé l’ha sempre dato a sinistra?”. Invece la formazione era proprio quella. Infatti nel primo tempo non ci abbiamo capito un cazzo, con De Sciglio novello Roberto Carlos a scherzare tanto il nippico quanto Guarin (improponibile sulla fascia, dove i suoi difetti cerebrali vengono elevati a potenza e le sue qualità fisiche ridotte a radice cubica).

Ho passato 40 minuti a gridare alla tele “cambia, Strama, cambia!”, intervallandolo con qualche improperio, ma solo in assenza di Pancho che, anzi, ha assistito al vantaggio rossonero nel silenzio più gelido che lui possa ricordare.  Allettato il pupo a metà primo tempo, le mie madonne si sono benevolmente rivolte a Cassano e Palacio, palesemente orfani del Principe e forzatamente adattati  ad un gioco che non è il loro. Nel dubbio, nessuno dei due tira mai in porta, se si esclude un destro di Ando’ dal limite. Guarin ci mette del suo, continuando a dribblare anche quando oltrepassa la linea di fondocampo, palese dimostrazione di quel che questa squadra può attualmente offrire: muscoli e corsa (a volte), stop.

La ripresa vede realizzate le mie giaculatorie, con Zanna e Nagatomo a scambiarsi la fascia, e con Guarin portato un po’ più in mezzo, libero di “cavalloneggiare”. Il Milan come detto spinge di meno, noi pian pianino e senza farci vedere (la nebbia giocava a nostro favore!) ci proviamo, portando prima il Guaro a girare in porta un bel cross di Palacio (felino il riflesso del portiere nazifascista nella circostanza) e poi il neo-entrato Schelotto a capocciare in rete il cross scolastico ma efficace del nippico.

Pareggio col meno atteso dei protagonisti, e per una volta la sorte guarda dalla parte giusta: il primo gol in maglia nerazzurra  del Centofanti con gli occhi azzurri porta l’inevitabile corollario di lacrime, indici al cielo e dediche spacca-cuore, che mi sforzo di apprezzare solo in quanto conseguenza del lieto evento.

Tempo per perderla, ma anche per vincerla, ce ne sarebbe, e a dirla tutta l’inerzia della partita gira, con i nostri che sentono profumo di colpo di culo e agiscono di conseguenza. Per poco Schelotto non fa il bis di testa (bravo ancora Abbiati a respingere di pugno), Palacio tenta un assist per nessuno anziché tentare il destro al volo da posizione impossibile, e si arriva al triplice fischio finale, con conseguente sospirone di chi scrive.

Temevo la goleada, non lo nego, e ho sperato che la neve impedisse il regolare svolgimento della partita. Invece il campo ha tenuto eccome (piccolo inciso: alla faccia di tutti i minchioni che contestavano il terreno  parzialmente sintetico), e tutto sommato i nostri hanno raccolto il massimo di quel che lo stato psicofisico attuale poteva permettere. Va bene così, visto il momento. Siamo messi talmente male che pare incredibile essere ancora agganciati la treno del terzo posto. Treno che, dopo il Derby, ci permetterebbe di scavalcare i cugini anche in caso di arrivo a pari merito, complici gli scontri diretti.

Terzi a pari merito coi cugini, e noi in Champions…. Troppo bello per essere vero.

LE ALTRE

In attesa di Lazio e Napoli, che beneficiano del posticipo del Lunedì concesso a chi gioca in Europa League (sempre che la squadra in questione non sia talmente simpattica da non chiedere il rinvio per non disturbare), la Juve  regola il Siena in scioltezza, mentre la Roma approfitta della neve per sorprendere l’Atalanta in quel di Bergamo. In fondo, Zamparini conferma di essere un idiota patentato, richiamando Gasperini dopo averlo esonerato un mese fa in favore di Malesani.

E’ COMPLOTTO

Rompere le uova nel paniere ai parolai servi del potere è la cosa che più mi fa gongolare. Confesso che, oltre a non aver visto la vittoria del Milan contro il Barcellona, complice splendido concerto di Glen Hansard a Milano (for further reference:  http://www.rockol.it/news-472679/Concerti,-Glen-Hansard-la-recensione-del-live-di-Milano ), ho accuratamente evitato di leggere alcunché nei giorni successivi. Mi scopro infatti a digrignare i denti non tanto per le imprese sportive dei diversamente milanesi (anzi, sentire Piqué lamentarsi della sconfitta “perché loro han fatto il catenaccio” mi fa godere immensamente),  quanto per l’eco mediatica che le stesse producono, ancor di più in periodo elettorale. Per lo stesso motivo, il pareggio di ieri è stato accolto con un dispettosissimo sghignazzo dal sottoscritto, ripensando ai fiumi di miele e retorica che sarebbero seguiti all’eventuale vittoria rossonera, e che invece hanno dovuto trovare pertugi infinitamente più impervi da cui uscire (su tutte “grande parata di Handanovic, oltretutto su Balotelli, quindi vale di più” Caressa dixit). Mario non ha segnato, si è comportato bene per i suoi standard e mi pare sia stato insultato (come inevitabile, trovandosi in uno stadio e non in un collegio di educande) senza travalicare in beceri cori razzisti. Ho sentito parlare di banane e di uh-uh-uh, che però, personalmente, non ho visto né sentito.

Mi limito solo a sottolineare il diverso metro con cui Balotelli viene giudicato a seconda della maglia che ha indosso: ovviamente la serata di Inter-Barcellona, con maglia buttata e pubblico sfanculato, all’età di 20 anni ancora da compiere, palesava atteggiamenti inammissibili di un ragazzino viziato e maleducato, così come il dito davanti alla bocca a zittire i tifosi avversari era pericolosissima benzina buttata sul fuoco degli ultras. A tre anni di distanza, subito dopo il Derby, ecco il calabrese cantilenante chiedere alla gente di lasciarlo un po’ stare, che se uno viene stuzzicato poi alla fine reagisce, che un giocatore non è una macchina.

Tornando per un attimo alla banana, e banalizzando volutamente il discorso, non credo si sarebbe in ogni caso potuto parlare di razzismo, considerato il soave coro che da lustri viene intonato dal circolo di intellettuali che popola il secondo anello verde, e il cui distico elegiaco recita “Ciucciala, Ciucciala, Ciuccialabanana, milanista, figlio di….”. Poesia pura, altro che razzismo.

WEST HAM

Monday night contro il Tottenham, prossimo rivale dell’Inter in Europa League. Stay tuned.

Vento nei capelli...

Vento nei capelli…

IL PALLONE E’ QUELLO GIALLO

FIORENTINA-INTER 4-1

 Minchia che mazzata.

Ennesimo miracolo di Juan Jesus e compagnia, e il Lazzaro vestito di viola ringrazia.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: la Fiorentina ha fatto una partita splendida, ed il passivo è addirittura avaro per i viola, che non dilagano (ulteriormente) solo per colpa di un Handanovic che si conferma grandissimo. Detto ciò, la sconfitta mi ricorda il 4-0 rimediato con la Roma l’anno scorso, così come l’1-3 di inizio stagione a San Siro dalla banda di Zeman. Splendide serate di calcio (per gli altri, s’intende), che però rimangono gemme isolate nella stagione in corso. Arriverei a sperare che così non fosse per la Viola, che da sempre gode delle mie simpatie, ma la precipua caratteristica dei nerazzurri (propongo la laurea ad honorem in anestesia e –soprattutto- rianimazione) non deve passare inosservata.

Il copione pareva già scritto, coi nostri reduci addirittura da due vittorie in pochi giorni e i toscani che nel 2013 non avevano ancora battuto un colpo: quale occasione migliore per  sparigliare tutto e gettare i nostri nell’ennesimo psicodramma della stagione?

Sulla partita poco da dire: presi a pallate per 90’ e ubriacati dal loro possesso palla, per una volta non fine a se stesso ma terribilmente efficace. Se anche quel nano maledetto di Pizarro velocizza l’azione non c’è più religione. Come detto, ne han fatte 4 e potevano serenamente essere il doppio.

Strama spiega il cappotto con una squadra stanca e provata dal doppio impegno, troppo brutta per essere vera. Severa l’autocritica di chi ammette di aver sottovalutato il rischio di schierare sostanzialmente gli stessi uomini a pochi giorni di distanza.

Sarà. Fosse così, ci sarebbe da essere poco preoccupati: un bel turn over giovedì in Romania e tutti caricati a pallettoni per il Derby di domenica sera. Temo però che la spiegazione del Mister sia parziale. L’effettiva stanchezza dei nostri si installa su una squadra discreta ma nulla più, in piena trasformazione, e priva di due totem (Milito e Samuel) capaci di nascondere le magagne dei rispettivi reparti. Se questa è la base, è poco utile lamentarsi della staticità di Cassano (che se non altro qualche buona palla la dà, segnando oltretutto un gol bello quanto inutile) o della scarsa efficacia di Palacio, costretto a fare il Milito senza esserlo.

Siamo “poco” e non da oggi. I problemi cronici possono essere nascosti, arginati, ma non ignorati. Esattamente come l’anno scorso, la corsa al terzo posto resta aperta solo per la bassa velocità di crociera tenuta dai nostri rivali: che l’Inter possa, in via ipotetica, essere la terza forza espressa dalla Serie A italiana sarebbe davvero un brutto spot per il nostro Campionato.

Non che le altre siano meno colpevoli, anzi: come organico, Fiorentina e Milan sono superiori a noi (tocca dirlo), ma si trovano a navigare nelle nostre stesse acque. La Lazio continua ad essere quella a mio parere più meritevole, proprio perché ha espresso tutto (e forse anche di più) il proprio potenziale, riuscendo recentemente a fare anche a meno di Klose, rimpiazzato con successo da Floccari.

Tornando a noi, spero che la storia abbia insegnato al Signor Massimo che non è cambiando l’allenatore che si risolve la questione. La pietanza in oggetto, come diceva Bombolo, pensatore incompreso del ‘900 e troppo spesso dimenticato, “sempre merda rimane” con o senza parmigiano. Puoi chiamare anche i tre cazzari di Masterchef ma non ne caverai mai fuori niente di succulento. Ammesso e non concesso che i recenti acquisti siano buoni (troppo scarsi gli altri per giudicare le prove di Kuz e Kovacic), occorre andare avanti su quella strada, avendo piena contezza delle caratteristiche della squadra (tecniche, fisiche, cerebrali e anagrafiche) e identificando di conseguenza le priorità negli acquisti. A dirlo pare facile, ma ci sono 2 o 3 anni di mercato pronti a smentirmi.

 

LE ALTRE

Vedere la Juve in affanno fa sadicamente sempre piacere, ma aumenta a dismisura il rammarico per quel che avrebbe potuto essere e non è stato. A ciò si aggiunga l’incapacità del Napoli di approfittare degli ormai non infrequenti scivoloni gobbi. Essendo solito rimuginare sul passato, non posso non chiedermi cosa sarebbe successo all’Inter del post-Triplete con una gestione attenta e oculata degli acquisti e delle cessioni. Resto convinto (lasciatemi almeno questa illusione, che tanto è gratis…) che il Campionato vinto dal Milan e quello di quest’anno avrebbero potuto essere nostri, potendo contare su un vero ricambio per Milito ed Eto’o , un regista degno di tale nome ed un progetto di lungo termine come quello che –mi auguro, nonostante tutto- si è iniziato con Stramaccioni. Invece, pochi cazzi, stiamo tornando a far ridere tutta Italia.

Il Derby arriva nel momento peggiore, con le squadre su piani diametralmente opposti, nel pieno del weekend elettorale (e Dio solo sa quanto la cosa mi faccia paura) e con Balotelli pompatissimo da tutto il mondo a castigare quei cattivoni incompetenti che se lo sono lasciati sfuggire per quattro soldi (28 milioni, non 22 come detto nei giorni scorsi. 28). Il problema è che solo noi siamo capaci di resuscitare i morti, e questa è una delle poche qualità che gli altri non riescono proprio a copiarci. Onestamente non vedo come l’inerzia possa volgere a nostro favore. Il Milan è tutt’altro che imbattibile, lodato e incensato oltre ogni decenza dalla solita stampa che fa passare rigori in serie e autogol come una dimostrazione di forza impressionante. Però vincono, il che non è un dettaglio, e negli ultimi mesi hanno la miglior media punti del Campionato, così come solertemente riportato dagli scrivani del Geometra Fester.

 

E’ COMPLOTTO

Noto, senza molto stupore in realtà, che la cagata della Cantera rossonera sopravvive imperterrita nelle pagine dei nostri giornali, senza che nessuno osi chiedere in che cosa consista questa epocale svolta nel settore giovanile milanista, oltre al banale riferimento all’esempio di Ajax e Barcellona (a proposito, quella catalana si chiama Masia, almeno i riferimenti prendeteli giusti…). Singolare poi che la squadra dell’Amore faccia riferimento ai giovani attualmente in rosa intendendoli già come “prodotti del nostro settore giovanile”. Definizione che mi pare essere applicabile al solo De Sciglio, stante la sgradita –ma ahiloro effettiva- formazione nerazzurra (e ancor prima Lumezzanese) di Super Mario e la ingombrante presenza del Grifone rossoblù sulla cresta del faraone El Shaarawy. Dettagli, in ogni caso, sui quali non vale la pena soffermarsi.

Oltre al riferimento rossonero, torno a segnalare la nauseabonda importanza data al luogo di nascita dei calciatori componenti una certa squadra di calcio: sentire Albertini decantare il suo Milan perché” 10 o 15 elementi della rosa erano di Milano” è totalmente senza senso, oltreché un falso storico.

Io guardo alla mia splendida Inter 2006-2010, nella quale (a volte) di italiani ce n’era uno solo, ma che aveva un insuperabile attaccamento alla maglia e ai valori dell’Inter, e che, soprattutto, ha dimostrato quanto fallaci siano queste correlazioni tra luogo di nascita e squadra di appartenenza.

Se poi il discorso si sposta sull’importanza di crescersi in casa i campioni di domani, tutti d’accordo, ma anche lì: se per trovarli guardi solo nel giardino di quartiere, chiudi gli occhi a milioni di campetti sparsi per il mondo. Contenti voi…

Tornando alle tristi vicende di casa nostra, stucchevole la retorica con cui si continua a fingersi meravigliati dell’alternanza di risultati dei nerazzurri in trasferta, sottolineando la vittoria di Torino come spartiacque tra l’Inter schiacciasassi di fine 2012 e quella colabrodo degli ultimi mesi. Lungi da me voler negare la realtà, vorrei invece spiegare a lor signori (come se non lo sapessero) che questa bipolarità non è patrimonio esclusivo dei nerazzurri, ma di molte delle squadre di vertice. Probabilmente il caso Inter fa più impressione perché si vede una precisa linea di demarcazione tra la fase 1 e la fase 2, ma la classifica attuale ci dice che, tolte –almeno in parte- le prime due, le altre pretendenti ad un posto Champions se la giocano, schiave ognuna dei propri difetti.

Per quanto ci pertocca, non avendo un centrocampo né di conseguenza una plausibile idea di gioco, abbiamo vissuto finché possibile sugli spunti dei campioni (o quasi) ancora in rosa: le fiammate di Milito e Guarin ci hanno garantito gol e peso in attacco, mentre la graniticità di Samuel si è perfettamente sposata con la giovane spregiudicatezza di Ranocchia e JJ. La casa per un po’ è rimasta piacevolmente in piedi, ma, come visto, era un colosso coi piedi di argilla.

 

WEST HAM

Weekend dedicato alla FA Cup, e quindi di riposo per i nostri, già fuori dai giochi.

Effimera bellezza

Effimera bellezza

CLAN DEL ASADO

INTER-CHIEVO 3-1

Nel campionato più scarso che la mia memoria ricordi, ecco che battere un Chievo qualsiasi in casa riaccende speranze – o illusioni- di gloria in una squadra che negli ultimi mesi ha avuto un media da retrocessione. Unico vantaggio del contesto descritto è avere enormi margini di miglioramento, che per fortuna si sono cominciati a intravedere a San Siro. Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo magnificando le doti di Kovacic e il suo imminente esordio alla Scala del calcio, apprendiamo dall’Inter che: 1) il ragazzo non giocherà causa lieve distorsione alla caviglia, ma soprattutto (anche se poco sottolineato) 2) Kovacic non è il classico giocatore da mettere ad impostare davanti alla difesa (Strama & Stankovic dixerunt) e non è il classico trequartista (Strama dixit). Posto che nessuno l’ha visto giocare e che tutti nel contempo spergiurano sia fortissimo, mi chiedo se per caso non ci siamo presi l’ennesimo incursore, “che però ha bisogno qualcuno che lo lanci, insomma del Pirlo di turno”. Chi vivrà vedrà, ma conoscendo i miei polli la cosa non stupirebbe.

L’attenzione della serata si sposta quindi sul rientro del Principe in mezzo all’area. La Gazzetta in settimana l’ha paragonato alla Treccani per la completezza di repertorio e per saggezza tattica ed il paragone mi pare azzeccato. In particolare la sua assenza in questi mesi non si è fatta sentire solo in termini realizzativi, ma anche, se non soprattutto, per quella capacità di movimento sul fronte d’attacco capace di liberare spazi per gli inserimenti dei compagni.

Ad ogni modo, pronti-via e Fantantonio provoca il gollonzo dell’1-0 che mette in discesa il match. Grande partita di Ando’, che –pare- sta imparando a dosarsi nell’arco dei 90 minuti, dispensando gemme di talento per i compagni di reparto e mandandone in porta 2 o 3 a partita (ieri sera splendida l’azione conclusa dal destro del Cuchu deviata di piede dal loro portiere). Il tutto mantenendo sempre irrorata la vena e limitando a livelli fisiologici le Cassanate.

Il gol subitaneo fa emergere una delle maggiori lacune dei nostri, che è la mancanza di continuità e concentrazione: rischiamo il pareggio su spizzata di Acerbi solo soletto in area (palla fuori di un niente) e facciamo di meglio poco dopo, lasciando Rigoni liberissimo di capocciare in rete dal limite dell’area piccola (con Gargano e Juan Jesus ad assicurarsi che nessuno disturbi l’avversario). Per la cronaca, primo gol in Campionato per Rigoni (ma già il 6° in serie A, quindi non vale).

Preso il ceffone, ci risvegliamo, prima con la succitata azione Cassano-Cambiasso, poi con lo schema da calcio d’angolo che già aveva fatto da preludio al primo gol. In questo caso la palla lunga per Ranocchia viene frustata all’incrocio dal nostro difensore, un po’ come fece Materazzi ai Mondiali con la Repubblica Ceca. Vantaggio ritrovato dopo soli 5 minuti e sostanzialmente fine dei pericoli.

Parte quindi l’operazione “gol di Milito”, che la ghènga argentina, efferata dilaniatrice di ogni spogliatoio di stanza alla Pinetina, riesce a confezionare ad inizio ripresa: ennesima discesa inconcludente di Zanetti sulla destra, palla per Cambiasso che lento come al solito serve al limite dell’area Milito che, senza un minimo di originalità, controlla e tira in un decimo di secondo. Palla in buca e crisi Inter.

Non sono così cieco da pensare che con loro 3 in campo i problemi siano risolti, ma mi pare ovvio che non siano loro il problema. Vanno centellinati, gli andrebbe fatta giocare una partita a settimana (o poco più ruotandoli), ma mancando vere alternative si è costretti a fargli fare gli straordinari. Di meglio non c’è. As simple as that.

 L’idillio potrebbe continuare facendo segnare Palacio, ma per il Trenza non è serata (già da un po’ a dire il vero, stanchissimo per la supplenza di Milito e stante l’impresentabilità di Rocchi a dargli il cambio). Ad ogni modo finisce in festa, con Stankovic a riassaggiare il campo dopo un’eternità, felice come un bambino e incazzato come un guerriero poco dopo, quando ha ripreso le vecchie e sane abitudini di far a cazzotti con arbitri e avversari in mezzo al campo.

La pochezza di alternative del nostro centrocampo è tale per cui una ventina di partite di Stankovic (e da Stankovic) in questo finale di stagione sarebbero per l’Inter oro colato. Splendido il nostro quando, rispondendo alla domanda “posto che non può essere Kovacic, potresti essere tu il perno davanti alla difesa?”, dice tra il serio e il faceto “sì certo, lì poi si corre anche di meno!”. Bentornato Drago, spara gli ultimi fuochi prima del giusto e meritatissimo giubilo da parte di tutti noi.

Il resto della squadra si è mossa benino, con punte verso l’alto (Gargano, se messo a fare il suo, e cioè a mordere le caviglie agli avversari, è un signor mediano, e piglia anche un palo su punizia pennellata, quasi a zittire quanti –me compreso- avevano trasecolato vedendolo battere i calci da fermo a Siena) e verso il basso (Kuz, onesto lavoratore ma troppo incline ad andar via in dribbling senza avere la forza di Guarin, col risultato di perdere due o tre palloni sanguinanti).

Il ritorno della difesa a 4 mi lascia alquanto indifferente (chi mi conosce sa che non ho un modulo preferito in astratto): faccio però notare che né Ranocchia né Juan Jesus sono –ancora- certezze inscalfibili in difesa, e che, per la crescita di entrambi, la presenza del Samuel di turno rappresenterebbe attualmente la condizione ideale. Onanismo cerebrale, in ogni caso, stante la probabile lungodegenza del Muro, di cui non a caso si parla in termini fumosi e quasi declinando i verbi al passato…

 

LE ALTRE

La Juve fa quel che vuole contro una Fiorentina che mostra a tutti (quelli che lo vogliono vedere) il lato negativo del voler giocare sempre nello stesso modo: hai di fronte Pirlo e lo lasci giocare, perché non ti abbassi alla pochezza di quelli che si adeguano in base all’avversario di turno? Bravo ciula: quello piglia palla, si beve un caffè, si fuma una zaga e lancia il compagno indisturbato. Va avanti così per 90’ minuti: la Juve ne segna 2 ma potrebbe giocare con una gamba sola per quanto è superiore alla Viola. Domenica tocca a noi, gita a Firenze e speranza di trovarli ancora così superbi e indolenti. Il timore invece è che Montella, tutt’altro che fesso, impari dai propri errori e lavori in questi giorni sui suoi, preparando a dovere la sfida di domenica sera.  

Il Milan strappa un punto a Cagliari che non ne nasconde le difficoltà. Là davanti Mario continua a far bene (rigore segnato a parte), ma il Faraone vive un momento di comprensibilissima stanca, e soprattutto il resto della squadra manca della qualità che si vede in avanti. Ambrosini e Flamini seguitano nel loro schema preferito (picchiare come fabbri ferrai) ricevendo il giallo solo dopo 3 o 4 “grazie” ricevute dall’arbitro (ovviamente lodato per il buon senso usato in queste occasioni). Mexes, già ammonito, stoppa con la mano un contropiede del Cagliari (senza peraltro riuscirci, visto che si prosegue per il vantaggio), ma a fine azione ovviamente l’arbitro “si dimentica” di estrarre il secondo giallo (e quindi rosso). La memoria per fortuna gli torna prontamente pochi secondi dopo, quando Astori, autore della trattenuta da rigore su Balotelli, viene ammonito per la seconda volta “a termini di regolamento” lasciando il Cagliari in 10 per gli ultimi minuti.

Lazio e Napoli fanno faville colpendo pali e traverse in serie e, per nostra fortuna, pareggiando una partita che ci permette l’avvicinamento a -1 dalla terza in classifica. Per quel che mi riguarda, il Napoli lasciamolo andare, ché arriverà secondo a meno di episodi di autolesionismo attualmente non alle viste. Noi concentriamoci sui compagni di sventura che galleggiano dal 4° al 7° posto, affrontando al meglio possibile le prossime sfide con Viola e cugini, inframmezzate dagli ottavi di Europa League su cui mi dilungherò stucchevolmente polemico tra poco.

 

E’ COMPLOTTO

Finalmente c’è trippa per gatti! E’ tornata la simpatica consuetudine di lanciare lo stronzolo nel ventilatore e sparare a pioggia su ogni atomo di vaga colorazione nerazzurra.

Ho volutamente tralasciato –quando non condiviso- le critiche di questa settimana ai giocatori e ancor più alla Società, per il modo in cui  (non) ha provveduto alle lacune tecniche, con i risultati visti nelle ultime uscite (Siena uber alles). Questo si chiama sacrosanto diritto (e dovere) di cronaca e di critica, oltretutto difficilmente contestabile nel merito. Negli ultimi giorni ho però letto cose carine che non posso che elencare una per una:

1)      Basta un rigore regalato al 92’ e segnato dal Bresciano Nero per far titolare a caratteri cubitali il principale quotidiano sportivo “Milan modello Barcellona”, ciarlando di “Cantera Rossonera” e “Generazione ‘90”, con tutti gli ammennicoli mediatici di cui il Minculpop rossonero è capace.  La notizia dovrebbe essere che tutta la trafila di squadre giovanili del Milan adotterà lo stesso schema utilizzato dalla prima squadra (il 4-3-3), sul modello –appunto- di Barcellona e Ajax. Con la piccola differenza, omessa da tutti nel solito silenzio assordante, che olandesi e spagnoli giocano in questo modo da qualche decennio, mentre i rossoneri hanno iniziato di fatto solo adesso a giocare così, e soprattutto senza analizzare minimamente i risultati raggiunti (if any) dal decantato settore giovanile casciavidico negli ultimi anni.

2)      Per ironia della sorte, negli stessi giorni l’Under 21 italiana batte la sempre temibile Germania per 1-0, con un reparto difensivo (portiere più linea a 4), composta da soli prodotti del settore giovanile dell’Inter, indiscutibilmente (numeri e trofei alla mano) il migliore in Italia negli ultimi 10 anni. La cosa ovviamente passa sotto completo silenzio nel giorno della partita e pure in quello dopo, per comparire sotto forma di trafiletto nelle pagine interne della Gazza dei giorni seguenti con un titolo che pressappoco suonava come “Toh! La difesa Under 21 arriva tutta dall’Inter” (NB: il “Toh” è l’unica cosa certa che ricordo). La notizia, quindi, non è il fatto in sé, quanto la sorpresa nell’apprendere di una tale curiosa coincidenza. Tanto per rincarare la dose, ecco negli stessi giorni l’articolo di Riccardo Signori sul Giornale (va beh… voglio farmi del male da solo) in cui sostanzialmente si dileggia la politica del settore giovanile nerazzurro, con riferimento alle cessioni di Balotelli, Santon, Destro e Bonucci (solo dai primi due si è incassato tanto quanto il Milan ha preso per Thiago Silva), e chiedendosi retoricamente che fine avessero fatto una decina di giovani promesse (mantenute o meno) che negli anni avevano scintillato nella Primavera nerazzurra.

Il concetto quindi è questo: il divario epocale tra Primavera e Serie A (sottolineato non a caso da Stramaccioni, che da lì arriva) è una non-notizia. O meglio, è proprio colpa dell’Inter, che si lascia sfuggire i suoi potenziali campioni e si illude di poter vincere tutto con Beati e Natalino (pestando anche una discreta merda, visto che il secondo è stato ricoverato per seri problemi di cuore, con la famiglia a ringraziare pubblicamente l’Inter e la famiglia Moratti per l’attenzione e le cure prestate). Il Palmarès dei giovani nerazzurri (solo l’anno scorso 3 scudetti su 4 tra Allievi, Giovanissimi, Berretti e Primavera) è come detto irrilevante. Se gli altri un settore giovanile vero e proprio non ce l’hanno, si può tranquillamente non parlarne (il Milan ha vinto un solo Campionato Pirmavera, negli anni ’60, e l’ultimo Viareggio nel 2001, ma tutti sull’attenti con la storiella della Cantera), mentre chi da anni lavora con impegno su tutte le proprie squadre giovanili raggiungendo successi in serie, viene criticato perché poi le promesse non vengono mantenute.

3)      Tornando solo un attimo all’arrivo di Balotelli al Milan, censuro fin da adesso i cori sentiti ieri sera  dagli illuminati genialoidi della nostra curva (tutto nella normalità –diciamo così- finché si tira in mezzo la mamma, tolleranza zero in caso di “uh uh uh” e di cori sull’asserita inesistenza di “negri italiani”). Posto che la multa dal solertissimo giudice Tosel arriverà puntuale come una cambiale, mi piacerebbe una dichiarazione del Signor Massimo “sotto gli uffici della Saras” in cui mette in guardia questi signori, chiarendo che non permetterà a niente e nessuno di vedere i nostri tifosi (e in ultima analisi la nostra squadra) paragonata ad altra feccia che si diverte a insultare altre persone sulla base della razza.  Aggiungo io: cantategli “Milanista di m…” che va più che bene.

Proseguendo, noto con piacere che la prima Balotellata di Linate è stata prontamente smentita dal Milan e si è quindi spenta sul nascere, e che nello stesso giorno si dava conto (con annesse lodi) della strategia messa a punto dal Milan per gestire l’immagine del calciatore e disciplinarne i rapporti con i media, oltre alla mossa di marketing di aver depositato il marchio “Creste Rossonere”. Curioso vero? Berlusca prima fa i complimenti a El Sharaawy intimandogli però ti tagliarsi i capelli, poi, usmato il profumo di marchettone commerciale, ne fa un punto di forza, creando il brand fattapposta. La coerenza prima di tutto e ancor di più, la squadra di calcio come un fustino di detersivo, da vendere e promuovere à go-go.

Splendida e giustamente distaccata la reazione di TV e giornali al dito portato alla bocca da Balotelli dopo il rigore segnato, a zittire il pubblico cagliaritano. E’ una leggerezza, sono ben altre le cose gravi, lasciamo perdere. Proprio come quando lo fece in maglia nerazzurra rivolto ai tifosi della Roma…

4)      Cambiando argomento, nel quadro sempre più triste e desolato del nostro Campionato, l’Osservatorio Calcio Italiano (http://www.osservatoriocalcioitaliano.it/) sulla base del database online di Stadiapostcards (http://www.stadiapostcards.com/) ci informa che l’Inter è la squadra italiana con il maggior numero di spettatori a partita, mentre da altra fonte apprendiamo che il tanto decantato Juventus Stadium, che avvicina le famiglie al calcio e dove regna un clima di armonia, pace e amore, è lo Stadio più multato della Serie A (http://sport.panorama.it/calcio/Juventus-Stadium-record-multe-tifosi-sputi-cori , spiace citare Panorama ma è l’unica fonte che ho rintracciato).

Silenzio assoluto su tutta la linea, c.v.d.

5)      Infine, mi chiedo retoricamente perché tante, se non tutte, le squadre italiane impegnate nelle Coppe possano anticipare o posticipare le partite di Campionato in funzione di quelle da giocare in trasferta in Europa, mentre l’Inter, impegnata giovedì 21 in Romania, sarà regolarmente impegnata domenica sera nel derby (di solito nel caso di Europa League, con partite al giovedì, si posticipa al lunedì successive).  Ma non vorremo mica scomodare il Derby e i cugini, vero? Infatti…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Birmingham nel derby cromatico contro l’Aston Villa: 2-1 e inchiodati a quota 30 punti; energetico brodino per i Villans che riemergono dalla zona retrocessione.

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante...

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante…

TUTTO GIA’ SCRITTO

SIENA-INTER 3-1

Quando le cattive sensazioni iniziano vedendo le facce dei giocatori avversari scorrere sullo schermo a inizio partita, non è mai un buon presagio. Chi come me è cronicamente affetto da malattia calcistica, riconosce ormai il 95% della fisiognomica dei calciatori di Serie A, abitanti di quel girone dantesco che stagione dopo stagione mi ruba tranquillità e serenità, dandomi in cambio bile a ettolitri e gioie in dosi da consumo personale.

La testa pelata e bitorzoluta di Rosina e l’abbronzatura perenne di Vergassola sono ormai note ai miei occhi, ma il volto sorridente di Innocent Emeghara proprio non l’avevo mai visto. Centravanti titolare del Siena, al suo esordio assoluto nello stadio amico. Temibilissimo ed ennesimo signor nessuno, che infatti impiegherà 20 minuti a sifularci bellamente con il suo primo, inevitabile, gol in Serie A. 

I nostri avevano messo in mostra da subito 2/3 della bigiotteria acquistata di recente, con Schelotto a destra e Kuzmanovic-il-mediano-che-volevic interno di centrocampo. I due si fanno vedere per la prima volta proprio nell’azione del gol, quando un lancio tutt’altro che illuminante del centrocampo senese porta prima l’italo argentino a incespicare nel tentativo di fermare la palla e poi il serbo a non contenere la progressione, non esattamente irresistibile, di tal Rubin, il quale imbeccava nel mezzo il già citato Emeghara che a sua volta uccellava Capitan Zanetti per l’1-0. Il piede del bianconero era in fuorigioco ma come detto ormai ci limitiamo a prenderne atto. Troppo scarsi persino per aver diritto di protestare.

Palla al centro e pareggio: classica azione di Cassano sulla sinistra, dribbling a rientrare e destro a girare a centro area. Velo di Nagatiello e palla diligente che bacia il palo ed entra in porta. Fantantonio il cross giustamente l’ha indirizzato in porta e lì è finito, dandogli il primo gol del 2013 e una fresca quanto effimera brezza di aria fresca. Sì, perché un certo Alessio Sestu, dopo un altro paio di minuti, si improvvisa novello Del Piero e piazza il destro a voragine che si insacca all’incrocio, con Handanovic tanto incredulo quanto incolpevole.

Contro di noi, as usual, tutti fenomeni. Noi, tanto per non sbagliare, tutti coglioni.

E’ triste da dire ma la partita galleggia sulla nostra mediocrità e sui loro giusti e sacrosanti contropiede. Fatico a ricordare nel primo tempo altre occasioni, se non il classico rigore non dato a uno dei nostri (Cassano stavolta, che dopo la finta a far passare il pallone viene agganciato a centroarea) che però –come detto- ormai non fa più notizia.

La ripresa vede il giovane sedicente gioiellino Kovacic prendere il posto di Schelotto (per ora un Centofanti meno forte ma con gli occhi azzurri) e l’Inter mantenere uno sterile possesso palla, interrotto da qualche break senese, sul primo dei quali ancora Emeghara (e chi se non lui) buca l’intera difesa nerazzurra prima di essere falciato da Chivu in area. Rigore e rosso inevitabili, con Handanovic che conferma il suo unico torto di questa prima stagione nerazzurra: non mantenere la fama di portiere para-rigori.

3-1 e partita –quasi- finita, se si eccettuano un paio di strappi di Guarin (altra giornataccia la sua) su uno dei quali Cassano colpisce la traversa, vanificando il tentativo di assalto disperato alla ricerca di un pareggio che sarebbe stato forse non del tutto immeritato ma senz’altro assai casuale.

Brutta partita di quasi tutti i nostri, con Guarin, come detto, peggiore in campo per le potenzialità che ha. E qui, spiace dirlo, ma anche Stramaccioni ha le sue colpe: che senso ha tenerlo in campo –diffidato- quando commette falli di frustrazione a ripetizione, quando ormai la partita è andata e quando vedi che ormai con la testa non c’è più? Infine la beffa: ammonito per il terzo fallo “ignorante”, e quindi avuta la certezza di non poterlo schierare la prossima partita, il Mister lo sostituisce subito dopo con Gargano, affidando peraltro ai piedi pentagonali del neo entrato tutte le punizioni da lì in avanti. Fa bene Strama nel dopo partita ad accennare solamente al crescente credito che abbiamo con la sorte e con le decisioni arbitrali (ma tanto a fine stagione si compensano, no?), e fa ancor meglio a sottolineare le nostre colpe ed il bisogno di lavorare e di serrare le fila.  Di cose che non vanno ce n’è a strafottere, a partire da piedi mediocri, forma assai migliorabile e neuroni più sparuti dell’acqua nel deserto.

Resta poi il mistero di rientri dati per certi fino al giovedì, probabili il venerdì, possibili il sabato e precauzionalmente rinviati la domenica.

La ciliegina è vedere il sostituto del nostro centravanti entrare sul 3-1 di una partita stra-finita, a testimonianza della pochezza strategica di tale acquisto.

 

LE ALTRE

Siccome tutto era già scritto, il figliol prodigo regala la vittoria al Milan, dando il “la” alla zuccherosa macchina mediatica del Milan grande famiglia, guida sana e comprensiva di ogni discolo del globo terracqueo, che solo a quelle latitudini è messo nelle condizioni di tramutarsi da mela marcia (ipse dixit ma siamo noi che abbiamo capito male) a bocciolo in fiore. Siccome tutto era già scritto, la Lazio perde al 94’ rendendo ancora aritmeticamente possibile la corsa al terzo posto e dando ulteriore conferma di quanto una onesta mediocrità sarebbe probabilmente sufficiente ad acchiappare al volo l’ultimo posto per l’Europa che conta. Insomma, tutti gli ingredienti per dare il via all’auto-fustigazione su pubblica piazza, che mi appresto a proporre a mo’ di petizione a tutti i tifosi nerazzurri, a celebrazione del degno ritorno nelle consuete (e consunte) vesti di terza nobile decaduta del calcio italiano (dopo Toro e Genoa), con il singolare merito di raggiungere tale status a meno di tre anni da trionfi mai visti in Patria.

 

E’ COMPLOTTO

Mi dirigo necessariamente su altri lidi per soddisfare la mia insana voglia di prostituzione intellettuale. Richiamo solo per poche righe l’illuminante scenetta del Geometra Galliani nella conferenza stampa di presentazione di Balotelli: che vergogna, che mistificazione della realtà “non si è scusato… ha chiarito di non averlo mai detto, è diverso”, e che pena il fatto che nessuno della centinaia di pennivendoli presenti abbia avuto quel minimo di spina dorsale necessaria a raccogliere la sfida di Zio Fester che diceva “fatele a me queste domande, che vi rispondo”.  Quanto avrei pagato per potergli dire “se ha due minuti le faccio io qualche domanda, ma solo a telecamere accese”. Ma, come diceva Mourinho, ‘bassiamo i toni!

Restando alla partita di ieri sera, ammetto di essere prevenuto, ma personalmente la scenetta di Pazzini che si infortuna nel riscaldamento mi pare la classica sceneggiata per aggiungere ulteriore enfasi al nuovo acquisto “che non doveva nemmeno giocare, che non aveva i 90’ nelle gambe, e che invece incredibilmente ha giocato e segnato in 90’” (sorvoliamo sul come, chè -pur nella merda in cui siamo- regalando anche solo la metà dei torti subiti a qualcun altro saremmo terzi e di un bel po’…).  Sul rigore non posso incolpare i cugini, ma Caressa e Bergomi che si affannano a cercare dubbi là dove non ce ne sono fanno proprio una pessima figura. Molto più sinceri Boban (how strange) e Cicciobello Marocchi che da studio preferiscono quasi sorvolare, tanto è evidente l’errore.

Passando in ambito juventino, inevitabili i titoli all’insegna della “Stangata” per le squalifiche date in settimana ai bianconeri a seguito della sceneggiata di settimana scorsa. A volerle leggere, le punizioni sono state poco più di uno scapaccione materno, soprattutto se paragonate alla rigida severità con cui si sono colpiti altri tesserati… ma con la divisa di un altro colore.

In questo caso debbo riconoscere a Ruggiero Palombo della Gazzetta, vecchio cuore giallorosso, l’onestà intellettuale –forse acuita dall’odio per i colori bianconeri- di dire e scrivere che NON si è trattato di stangata, bensì di punizione blanda, nella quale ha prevalso la voglia di non farsi male.

 

WEST HAM

Torniamo alla vittoria dopo qualche era geologica con la capocciata vincente di Carroll, primi nella colonna di destra. Not bad.

Mè... pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

Mè… pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

AHI CHE PENA VEDERTI

INTER-TORINO 2-2

Ormai non si può più parlare di occasione persa, bensì di consolidata –e compassata- velocità di crociera.

Siamo una squadra da metà classifica, e solo la mediocrità di questo campionato ci tiene sconsideratamente in corsa per il terzo posto. Ti aspetti sfracelli da Guarin e Palacio e ti trovi a prendere sberle da Cerci e Meggiorini, nuovi soci del Club Gautieri, leggasi di buoni giocatori che porteranno sempre nel cuore l’Inter, destinataria delle migliori giocate delle loro oneste carriere.

E dire che, ancora una volta, era iniziata bene, anzi in maniera letteralmente incredibile: Fantantonio si guadagna con furbizia la punizione dal limite dell’area e Chivu disegna una parabola perfetta che ricorda un suo precedente gol, fatto con la maglia della Roma, anno del Signore 2003-2004.

Se non è incredibile questo…

Sono passati pochi minuti, siamo in vantaggio e non dobbiamo quindi nemmeno “fare” la partita (…cazzo di partita vuoi “fare” con Gargano e Mudingayi a centrocampo?) quindi tutto sembra incanalato per il meglio.

Invece il Toro viene fuori alla grande (il Mister compagno di vacanza fa girare i suoi 4 attaccanti a meraviglia), noi ci capiamo meno del solito, finché Guarin dimostra il lato B dell’animalanza che l’ha fatto scintillare nelle ultime uscite. Dribbling suicida al limite dell’area e palla persa: scambio tra Barreto e l’ex Meggiorini, che torna al gol dopo ere geologiche. Manco a dirlo l’ultimo gol in A l’aveva fatto ancora contro di noi: quando si dice il caso… ecco spiegato lo stringiculo che mi era preso apprendendo della sua presenza in campo al posto del capitano Bianchi. Tornando al Guaro, continuo a volergli bene, perché la stupidità è un difetto ma non una colpa. Diciamo che ci ha dato una lampante dimostrazione di cosa voglia dire farsi guidare da un cavallo, e non da un fantino. Finché facciamo a chi ce l’ha più duro, no problem (and excuse my french…), ma se si tratta di ragionare, si prega di ripassare…

Chivu, per rientrare nella normalità, si fa male ed è costretto a uscire dopo nemmeno mezz’ora, mentre A’ Cassano là davanti cerca di spremere il massimo dal proprio immobilismo. Palacio è spremuto come un limone, e coprire da solo il fronte d’attacco nuoce inevitabilmente alla lucidità sotto porta. A scanso di equivoci, i compagni provvedono a non farlo stancare, centellinando i suggerimenti in avanti (se si eccettuano i rinvii ad minchiam).

La ripresa fa quel che deve, ossia riprende la storia là dove l’avevamo lasciata: il Toro fa quel che vuole e noi non ci capiamo un cazzo. Pereira (tutti i difetti di Guarin senza averne i pregi) viene scherzato dal terribile Cerci che arriva sul fondo e crossa rasoterra di destro: Juan Jesus è in colpevole ritardo, Meggiorini è in esecrabile orario e timbra la doppietta. Di lì a poco esce Mudingayi (ennesimo giocatore sano come un pesce fino a vestire il neroblu) ed entra il Cuchu. Ora, non mi dilungherò in lodi sperticate su Cambiasso perché non è il caso, né sbrodolerò righe su righe sui due eroi romantici (il suddetto crapapelada e l’immenso Capitano) che salvano la squadra da una sconfitta assai probabile (e tutto sommato meritata). Mi limito a dire che, alla lunga, è meglio avere testa che gamba, e che le carenze dei due esperti argentini sono acuite dalla mancanza di un centrocampo normalmente detto, che possa consentire ai suddetti di rifiatare, di giocare spezzoni di partita e di non dover essere sul banco degli imputati ad ogni partita persa o non vinta. Per esser chiari: le ultime uscite del Capitano sono state terribili, con la velenosa ciliegina della palla persa a Roma domenica scorsa.  Resto però dell’idea che questi due, se dosati con giudizio, possano dare ancora qualcosa all’Inter. Con la rosa attuale, diventano –purtroppo- titolari inamovibili per mancanza di alternative.

Dopo il pari del Cuchu (di destro!) seguìto a discesa arrembante di Zanna, ho addirittura l’ardire di pensare che la si possa vincere, spremendo le ultime gocce di genio di Cassano (che mette Palacio davanti al portiere prima di essere sostituito) e sperando che Guarin si faccia perdonare con la sabongia che ci ha abituato a conoscere. Invece niente: per Antonio entra il solito Alvarez poco incisivo (ma anche lui, povero Cristo, non può entrare e dover salvare la patria ogni volta…), il Guaro, chettelodicoaffà… cerca l’assist quando deve tirare e mira l’incrocio da 30 metri col compagno libero da servire.

Ma soprattutto, Handanovic mi dà due conferme di quanto ardita fosse la mia speranza, andando a deviare sul palo il tocco sotto porta di Bianchi (entrato nel frattempo) e all’ultimo minuto respingendo la fame di tripletta del maledettissimo Meggiorini.

E’ andata bene, poche balle, anche se si doveva vincere, anche se ormai Ranocchia non protesta nemmeno più per i rigori non fischiati a suo favore. Abbiamo dato via i pochi piedi buoni che avevamo per far cassa e sperando (in tre giorni) di rifare la squadra. Ma di ciò dirò a breve.

LE ALTRE

La Juve impatta col Genoa in casa e Gonde si esibisce nel classico stile Juve: low profile e negazionismo quando ruba, ché tanto alla fine torti e ragioni si compensano, sceneggiata da profondo Sud quando gli gira male. Attendo con famelica curiosità le squalifiche del giudice sportivo Tosel (lui sì tifoso –bianconero of course– reo confesso), senz’altro improntate alla sdrammatizzazione ed alla comprensione del momento sportivo. Come nel caso di Cassano. Come nel caso di Ranocchia. Come nel caso di Guarin.

Per il resto, il Napoli ne approfitta sbancando Parma, mentre la Lazio addirittura perde in casa col Chievo, rendendo perfino utile il nostro pari interno nella corsa al terzo posto. Dietro marcia bene il Milan, che vince a Bergamo e tiene il ruolino di marcia migliore degli ultimi mesi, mortacci loro. Roma e Fiorentina fanno un punto in due, e Zeman sembra arrivato al capolinea, polemizzando con la dirigenza giallorossa, incredibilmente permalosa nel veder la propria squadra subire gol in quantità.

E’ COMPLOTTO

C’è in realtà poco da dire. Non tanto perché di commenti negativi non ce ne siano, quanto perché quei commenti li sottoscrivo in pieno. A ulteriore dimostrazione che quel che voglio dai media non è uno zerbinaggio quale quello sentito nei confronti di Allegri ieri per radio (mi immaginavo il giornalista inginocchiato proferire boiate tipo “lei aveva detto che a primavera sareste stati in zona scudetto ed aveva ragione…”, prima di chiosare con uno zuccheroso “impeccabile come nemmeno il Conte Max”).

Non ho onestamente la forza di arrabbiarmi quando sento critiche pesanti, spesso ad un passo dallo sfottò, sulla gestione del caso Sneijder e sulla pochezza del centrocampo attuale. Anzi, credo che una riflessione complessiva a riguardo si imponga.

CALCIOMINCHIATA DI INVERNO

Il reale errore dell’Inter è stato, a conti fatti, non vendere Sneijder nella sessione di mercato estiva, allorquando la quotazione per il giocatore poteva facilmente essere il doppio di quella cui è stato effettivamente venduto. Lo dico da convinto ammiratore dell’olandese che, seppur scostante e umorale, resta uno dei pochi campioni in circolazione. 7.5 milioni (senza bonus, chè quelli sono previsti solo per il giocatore) vogliono dire circa la metà di Pereira, ed è stata l’ennesima –e non richiesta- dimostrazione della “fame” della nostra dirigenza che, schiava degli ultimi colpi di “cuore” del proprio Presidente (leggasi aumenti di stipendio sventagliati in euforia post Triplete), si ritrova con l’imperativo categorico di tagliare il monte ingaggi. A quel punto, pur di non pagare più i 6 milioni netti all’olandese di turno (e quindi 12 lordi), va bene anche affidarsi al (solo) compratore interessato, finendo per dirgli “per il prezzo faccia lei…”.

Sul fronte acquisti, e più in generale, con pochi soldi a disposizione, diventa capitale non sbagliare gli affari: hai poche cartucce da sparare, e devi essere sicuro di fare centro ad ogni colpo. Centro che è stato fatto con Handanovic, Guarin e Palacio, più il colpo (di culo? Almeno tra di noi diciamocelo) di Juan Jesus. Parliamo, tra tutti, di quasi 40 milioni di soli cartellini, ma mi sento di dire che sono stati ben spesi.

Restano però i 9 milioni per Silvestre, i 13 per Pereira e la decina per Alvarez. Restano i pochi ma inspiegabili soldi spesi adesso per Rocchi, per poi non farlo giocare.

Resta, in buona sostanza, l’impressione di un pericoloso pressapochismo e di scarsa coerenza, se è vero com’è vero che Strama stesso ha ammesso che la squadra era stata concepita per giocare con due mediani e Sneijder, e di aver dovuto per forza cambiare in corsa.

Ora, venduto –pare- anche Coutinho al Liverpool per un’altra dozzina di milioni, spero si riesca a portare a casa l’agognato Paulinho, che a mio parere in pochissimi hanno visto giocare, ma che pare essere buono. A patto di chiarirsi: la sola cosa che sappiamo è che il soggetto NON è il regista che ci manca. Può essere un Guarin, più o meno forte e più o meno intelligente. Ad ogni modo è un interno, un incursore, un cavallone o come cazzo volete chiamarlo. Che lo si sappia, prima di dire tra due mesi che “l’Inter pensava di aver colmato la lacuna e invece per l’estate pensa a Lodi”. A guardare l’attuale composizione della rosa, all’inter di titolari fissi a centrocampo ne servono due: un regista e un interno, in modo che i due in questione più Guarin possano garantire una solida base, attorno alla quale potersi permettere di affiancare un vecchio leone (Cambiasso o Stankovic) senza pagare dazio in termini di mobilità. Difficile che la mediana così concepita possa supportare un tridente composto da Milito-Cassano-Palacio, quindi la soluzione più realistica in attacco dovrebbe prevedere un classico “tre uomini per due maglie”. Dietro, non disprezzerei l’arrivo di Schelotto, più che altro per limitare le apparizioni di Pereira e poter dirottare saldamente a sinistra Nagatiello, in ombra nelle ultime uscite ma comunque solida realtà nerazzurra di questi tempi.

I pensieri del tènnico da bar che è in me mi riportano alle infauste domeniche di metà anni ’90, allorquando il vecchietto seduto in tribuna davanti a me recitava come un mantra l’inarrivabile climax “non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo”. Siamo oltretutto nel bel mezzo di un circolo vizioso (sono socio, so ciò! Cit. Eliana per soli malati di mente): non ci sono soldi da spendere adesso, e quindi dovremmo fare con quel che si ha in casa (bellammerda…); d’altra parte dobbiamo ad ogni costo centrare la qualificazione in Champions per poter fare acquisti degni di tale nome in estate. Ribadisco che la sola soluzione al succitato dilemma può venire dal suicidio collettivo delle nostre rivali, vedendo limitate al lumicino le nostre possibilità di ergerci dall’attuale mediocrità.

Tristèssa…

WEST HAM

Day off, visto che si gioca per la FA Cup da cui il Man Utd ci ha recentemente estromessi.

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco...

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco…

ANIMALANZA

ROMA-INTER 1-1

Un pareggio giusto nel suo confuso pressapochismo. Una Roma che procede a grandi folate e clamorosi errori sotto porta e sulla propria trequarti, un’Inter incapace di un solo passaggio illuminante degno di tale nome, e costretta pertanto a correre palla al piede per guadagnare campo. Non a caso, quell’animale calcistico di Guarin è stato il migliore in campo by far.

La lettura delle formazioni mi dà conferma di vecchi difetti (“proveremo fino all’ultimo per Cassano, vedremo se portarlo almeno in panchina”: Cassano è in tribuna) e sorprendenti novità (Livaja e non Rocchi a far coppia con Palacio, Gargano e non il Cuchu o Mudingayi in mezzo al campo). L’inizio come detto è di marca giallorossa, coi nostri che faticano a contenerli e con loro a sbagliare tanto. Si arriva presto al rigore per ginocchiata di Bradley sulla testa di Ranocchia, con il nostro difensore oltretutto ammonito e tutti gli altri talmente avvezzi al “libero arbitrio” da non protestare neanche.  Rigore inesistente, c’è poco da girarci intorno.  Paradossalmente, preso il ceffone l’Inter si desta, con Livaja che prima tenta la girata da campione (palo interno e smadonnaggio incorporato di chi scrive), poi è fermato per un fuorigioco che non c’è, ed infine con Guarin che sul gong decide che “s’è fatta ‘na certa”: tentativo di tiro da fuori area rimpallato e rincorsa del nostro a riprendere palla e guadagnare di forza la linea di fondo; cross basso per l’accorrente Palacio che deve solo metterci il piede. Pareggio! Per la cronaca, romanisti e ancor più giornalisti si affannano a cercare un possibile tocco di mano del Guaro, senza peraltro riuscirci.

La ripresa  vede inizialmente la Roma più spompata, complici i supplementari di Coppa Italia (giocati anche dall’Inter con 24 ore di anticipo) e soprattutto il gran ritmo del primo tempo.  L’Inter per una mezzora non corre rischi, ma di contro non sfrutta gli errori in disimpegno che i giallorossi hanno disseminato nei 90’. Qualche possibile contropiede smaschera –se ce ne fosse ulteriore bisogno- la poca qualità di passaggio dei nostri, ed ecco che l’imbeccata giusta non arriva mai, e l’attaccante di turno si incarta sul più bello.  Il finale è invece ancora di marca romana, con Piris e Osvaldo a non capitalizzare le nuove minacce portate alla porta di Handanovic, anche ieri sera tra i migliori. A nulla –purtroppo- serve l’ingresso di Rocchi, alla ricerca di quel 100° gol in Serie A che segnare contro gli odiati ex cugini evidentemente sarebbe stato troppo. Nella serata che sancisce l’addio ufficiale a Sneijder, svenduto ai turchi per poco più della metà di Pereira (per dire…) diventa imperativo andare alla ricerca di rinforzi in mezzo al campo, nella speranza che i 10 giorni di mercato rimasti siano sufficienti, ma col timore che questo granché da comprare  non ci sia…  

 

LE ALTRE

Giornata totalmente pro Juve (come se ce ne fosse bisogno): a parte lei e il Milan (per quel che conta…) tutte le altre concorrenti ad un posto Champions pareggiano, permettendo ai diversamente strisciati di fare un utile passo avanti in classifica. Continua senza tema di smentita il mio odio calcistico per le cosiddette squadre simpatia, con l’Udinese castiga-Inter a beccare 4 gol a Torino senza far giocare Di Natale se non nell’ultima mezzora, e con il Bologna gagliardo di pochi giorni fa a concedere a Pazzini la gioia di una doppietta tanto meritata quanto insperata.  Il turno era alquanto ostico sia per noi che per le nostre dirette concorrenti (Lazio e Napoli), quindi aver mantenuto le distanze non è poi così male: il problema, lapalissiano se volete, è che per recuperare punti a chi sta davanti devi vincere quando loro non lo fanno…

 

E’ COMPLOTTO

Comincio esternando il mio personale e stupito disgusto per il premio Fair Play “Andrea Fortunato” dato a Simone Perrotta della Roma, un picchiatore a piede libero che, tanto per essere chiari, avesse giocato nell’Inter, avrebbe collezionato più cartellini che maglie da titolare.  Proseguo sottolineando come le mie invettive sulla partita non fossero tanto indirizzate all’arbitro, quanto ai commentatori di Sky che, come purtroppo sempre più spesso accade, tentano in ogni modo di giustificare l’operato degli arbitri che sbagliano contro l’Inter. Ammetto di essere troppo tifoso per essere obiettivo, ma davvero fatico a capire come quello di Ranocchia possa essere considerato un intervento falloso. In diretta non ho avuto la percezione del fallo, ma solo di un gran casino, che Orsato avrà scambiato per sgambetto o roba simile, fischiando il penalty. Gli ex calciatori in studio a dire che si sarebbero arrabbiati e molto se una roba del genere fosse capitata a loro, i giornalisti a fare la supercazzola della postilla del regolamento, dove in verità si dice che va punita anche solo l’intenzione di compiere un intervento falloso. Seguendo alla lettera questo assunto, il tackle in scivolata in area di rigore equivarrebbe sempre alla massima punizione, essendo che Ranocchia non tocca in nessun modo l’avversario, il quale invece lo salta colpendolo poi involontariamente alla testa con il ginocchio. Ripeto: uno dei rigori più strampalati che io personalmente ricordi. Detto ciò, se i vari Caressa & Co. avessero detto “l’arbitro ha toppato” in mio animus complottandi sarebbe stato placato. Non è stato così: guardando i primi replay è stato tutto un “no non lo tocca… non c’è contatto… anzi è lui (Bradley) a finirgli sulla testa”, ma bastano pochi minuti per la cervellotica spiegazione in punta di regolamento, ovviamente applicabile solo a maglie nerazzurre a strisce verticali. Vana la mia speranza di avere sostegno quanto meno dai tesserati del F.C. Internazionale, visto che il Capitano (colpevole della palla persa da cui scaturisce il rigore) dice candidamente di non aver protestato perché “anche noi avevamo avuto la sensazione che il rigore ci fosse”. Alè, avanti con la sbrodola del capitano onesto e gran signore, a ulteriore riprova del fatto che la situazione era veramente difficile da giudicare.

Riprova della malafede è la già accennata spasmodica ricerca del tocco di mano di Guarin, che non viene trovata proprio perché non c’è, e che comunque avrebbe anche potuto –legittimamente, secondo loro- portare l’arbitro a fischiare fallo di mano. Curiosa questa interpretazione, comune ai due casi considerati: l’arbitro non deve fischiare in base a ciò che vede, e cioè il (non) fallo di Ranocchia o il (non) tocco di mano di Guarin, bensì in base a ciò che gli sembra possa essere successo.

Ribadisco, stavolta la mia non è una critica all’arbitro, ma proprio a questa mandria di supponenti prezzolati commentatori che devono in ogni caso dare la spiegazione che salva capra e cavoli: “due decisioni molto difficili da prendere”: sì, ma anche no. E soprattutto: una decisione sbagliata, una giusta.

Ultima chicca, a conferma del clima da tarallucci e vino, le lodi sperticate per il guardalinee che, a dire di Caressa, non ha sbagliato nemmeno una segnalazione. E’ stato bravo, ma una l’ha sbagliata, e Livaja era solo davanti al loro portiere dopo stop esemplare. Non cambia niente nel giudizio sul guardalinee, ne ha azzeccate tutte meno una, quindi ha fatto comunque il suo mestiere. Ma tu, Caressa, non puoi falsificare la realtà. E tu, cazzo di uno ZioBergomi, che minchia ci stai a fare lì se non a correggere le minchiate mistificatorie di quello là? Hai paura che ti prendano per tifoso interista? Non preoccuparti, non corri questo rischio. 

Visto l’annuncio ufficiale del passaggio di Sneijder al Galatasaray, non posso esimermi da un giudizio complessivo sull’operato della società, che svende l’ennesimo grande giocatore del Triplete senza essere stata capace di valorizzarne il patrimonio. 7.5 milioni di euro, che magari potranno diventare 10 con i vari bonus, rappresentano poco più di un rimborso spese, considerato il valore dell’olandese. Personalmente non mi interessa  il piano di ammortamento del giocatore e la possibile plusvalenza fatta a livello di bilancio (che, se c’è, è comunque minima): mi concentro sulla strategia di mercato e di comunicazione della Società, che ancora una volta, ma forse più di ogni altra volta, si è resa ostaggio del giocatore e del compratore. Duole essere d’accordo con Fabio Monti del Corriere, da decenni esperto di cose di Inter, ma ovviamente severo e spietato quando c’è da criticare: Branca deve avergli insidiato la figlia, visti i barili di disprezzo con cui condisce i suoi articoli sull’ex Cigno di Grosseto, ma la sostanza di quello che scrive è corretta: è stata l’Inter, attraverso Branca, ad aprire il caso, e da quel momento è stato come mettere il cartello SALDI fuori dal negozio.

La gestione paternalistica di Moratti, con aumenti di stipendio più o meno indiscriminati, ha portato il Club a dover ridiscutere contratti liberamente sottoscritti pochi anni o addirittura mesi prima, dicendo in sostanza “abbiamo scherzato, non ti do più 100 ma devi accontentarti di 60”. E questa, tolta la croppa di demagogia del “con quel che guadagnano, cosa vuoi che sia rinunciare a un milione all’anno?” è un’offerta che il giocatore può legittimamente rifiutare.

In quel caso, ecco che l’obiettivo della Società non è tanto incassare soldi per il cartellino del giocatore, quanto alleggerire il proprio monte ingaggi beneficiando dei minori costi alla voce stipendi. Ragionamento logico, se si vuole, ma che portato agli estremi costringe il Club a minimizzare il valore del giocatore (quando non addirittura a pagare una buonuscita affinché il Julio Cesar di turno se ne vada) con ovvio vantaggio del compratore di turno.

L’auspicio è che almeno dagli errori, e dalle ristrette necessità, si impari: la politica degli stipendi è decisamente cambiata, e con essa inevitabilmente anche la qualità della squadra: dopo la partita si faceva giustamente notare come un centrocampo di soli onesti cursori e mediani non facesse onore alla storia dell’Inter. Questo per dire che, per qualche anno, il Presidente non dovrebbe correre il rischio di pagare premi in caso di vittoria. Il giorno in cui ciò dovesse accadere, e comunque da oggi in poi, voglio sperare che eventuali elargizioni di danaro al di fuori dei contratti vigenti avvenga in forma di bonus una tantum e non di aumento sistematico in busta paga. E che, magari, gli scazzi con i propri giocatori vengano gestiti in futuro in maniera un poco meno naif .

 

WEST HAM

Magro pareggio casalingo col QPR, ultimo in classifica, che segue la dignitosa eliminazione dalla FA Cup ad opera del Manchester Utd nel replay ad Old Trafford. Periodo marroncino per gli Hammers…

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'"animalanza"!

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'”animalanza”!

SPRAZZI DI NORMALITA’

INTER-PESCARA 2-0

Come forse già saprete, quando c’è di mezzo la mia squadra non sono abituato alle cose semplici, ed ancor meno alle cose normali. Di conseguenza, la tranquilla vittoria casalinga contro il Pescara di sabato sera mi stupisce nella sua rassicurante banalità: un gol per tempo, zero pericoli corsi in 90’ e 3 punti portati a casa senza nemmeno soffrire un po’.

La difesa può permettersi, nell’emergenza, il lusso di schierare due “non marcatori” su tre (Cuchu e Chivu), unitamente al peggior difensore attualmente in organico (Silvestre). I tre però, complice la pochezza abruzzese, non corrono pericoli, con lo stesso “Pino” –chiedo scusa per la battuta di quarta…- a disimpegnarsi bene anche in appoggio all’altra sciagura Jonathan, nuovamente in campo stante la morìa di laterali a disposizione.

A metacampo, Zanna in posizione di “volante” e il Guaro pronto all’assalto, con la bella novità Benassi a sradicare palloni come il miglior Gargano e impostare come il miglior… nessuno (limitando il paragone alla rosa nerazzurra 2012/2013). In avanti, Milito recuperato ma in panca, con Palacio e Cassano a cercarsi e trovarsi as usual più che bene.

Dopo l’ormai classico “mezzo rigore” non dato all’Inter con Guarin fermato in area di rigore (per una volta per tutte decidetevi: l’entrata in scivolone che piglia gamba e piede o è sempre rigore o non lo è mai, cazzo!), la treccia più tamarra del West sfrutta al meglio l’imbeccata di Chivu e la piroetta volante di Cassano, fintando col corpo su Terlizzi e piazzando di giustezza con l’interno destro sul primo palo. Vantaggio sacrosanto, che solo la succitata sciagura, omonima del gabbiano letterario, non trasforma in raddoppio, stante la scellerata decisione di crossare alto invece di appoggiare col piattone rasoterra per l’accorrente Palacio (ancora lui), dopo una bella azione allo scadere del primo tempo.

Poco male, in ogni caso.  In avvio di ripresa, dopo splendido assist di Guarin, la Trenza indiavolata segna purtroppo in leggero fuorigioco. Nemmeno il tempo per esaurire il campionario di madonne smozzicate, che le parti si invertono, e nell’azione in cui anche Jonathan riesce a metterci del suo, i due campioni di giornata si scambiano i ruoli, con l’argentino a controllare e dribblare in area, ed il colombiano a girare comodamente in porta il succulento caramellone a centro area. 2-0 e tutti contenti. Ando’ va più volte vicino all’assist vincente, risultando di contro alquanto spompato alla conclusione. La ormai usuale sostituzione a metà ripresa avviene non tra i soliti abbracci, ma su questo tornerò tra breve.

Torno a quanto detto all’inizio: una vittoria “normale”, per la squadra più “anormale” del mondo, è una notizia.

Bene così, consci del fatto che il nostro campionato vivrà di controprove con cadenza settimanale, tanto per capire se il dilemma avanzato da Strama (una grande squadra che ha vissuto un brutto periodo o una squadra normale che ha vissuto due mesi di grazia) va risolto con o senza supporto psichiatrico.

 

LE ALTRE

La Lazio conferma il suo buon momento, regolando l’Atalanta e guadagnando altri 2 punti sulla Juve, fermata sul pari a Parma non senza polemiche.  Bene anche il Napoli che ne dà 3 al Palermo e si mantiene là sopra insieme a noi. L’Udinese, dopo essersi fatta maledire dal sottoscritto per l’auto-gollonzo del loro portiere che dà il vantaggio alla Fiorentina, rifila tre fischioni ai viola fermando almeno uno dei nostri “compagni di pianerottolo” (copyright il sempiterno Trap). Il Milan a Genova non va oltre un mediocre 0-0 con la Samp, restando alla ragguardevole distanza di 7 punti dall’Inter, anche se per tutti “è da terzo posto”.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo dalle uniche due notizie degne di nota: Cassano infuriato con Strama per il cambio e Sneijder che non esulta al raddoppio dei compagni. Tutto il resto è irrilevante, perchè il Pescara fa schifo al cazzo. L’ho esagerata un po’, ma la solfa è questa. Mettiamola così: che Fantantonio non volesse uscire, e che forse comprensibilmente sia stufo dei puntuali cambi del Mister a metà ripresa è possibile e anche comprensibile, però: non ha fatto sceneggiate al momento della sostituzione -e conoscendo il tipo sappiamo che non gli mancano certo le capacità- ed ha un solo modo per convincere Strama a cambiare idea -leggasi: aumentare il ritmo e diminuire i kg di sovrappeso. Aldilà dell’incazzatura, lui stesso sa di non avere i 90′ nelle gambe, e per me parte della rabbia di sabato era dovuta proprio a qualche errore di misura dettata dal fiato corto e dalla zampa granitica.

Su Sneijder, bella smerda a Compagnoni e Di Gennaro (che con Alciato compongono il trio milanista gentilmente in serivizio a commentare l’Inter) quando lo vedono rientrare in zona VIP a metà primo tempo. “Forse è arrivata una chiamata da Istanbul e per Sneijder potrebbe essere finita qui”, per poi rivederlo 3 minuti dopo al suo posto e dire “Ah no, è ancora a San Siro”.

Vomitevole poi la ricerca del ricorso storico a tutti i costi, quando nel dopopartita viene intervistato il debuttante Benassi, al quale viene detto”tu sei nato il 5 maggio, data infausta per l’Inter…”. Spiazzante la risposta del giovanotto: “Veramente sono nato l’8 settembre“. Merde.

Trallaltramente, splendida l’immagine a fine partita, con Benassi stesso abbracciato e complimentato dal resto della squadra. Il solito spogliatoio spaccato…

Il Minculpop rossonero invece come al solito detta la linea editoriale a tutti i media che appecoronati ripetono fino allo sfinimento lo spot di giornata: gli attaccanti in campo hanno 60 anni in tre. Grande il “Mondo” alla Domenica Sportiva quando riporta tutti sulla terra dicendo in sostanza “aldilà degli slogan, lasciamo crescere i giovani in pace e non facciamone una bandierina da sventolare all’occasione”.

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WEST HAM

Brutta sconfitta per 3-0 a Sunderland, contro pari classifica. Onestamente evitabile…

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira' regolare puncicata a marchiare col sangue l'ingresso nel clan dell'asado

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira’ regolare puncicata a marchiare col sangue l’ingresso nel clan dell’asado

LA GRANDE ABBUFFATA

INTER-PARMA 5-0

L’Inter riparte in tromba, con un rutto oceanico che fa digerire i 1000 panettoni ingurgitati durante le feste e scattare i ragazzi come non si vedeva da tempo. Una cinquina al Parma –che ha fatto ben poco, c’è da dirlo- che appare quasi eccessiva, e che al gioco del “vorrei” mi ha fatto dire “un paio di pere me le sarei tenute per il derby di domenica prossima”. Ma tant’è, doppietta di Milito, gol di Pazzini, Thiagone e Faraoni (per una volta, è uno dei nostri a segnare il primo gol in Serie A!).

Dietro lasciamo due azioni in fotocopia nel primo tempo, con Biabiany che va via a Nagatomo: a quel punto non c’è nessuno che possa tenerne il passo. L’ex nerazzurro piazza anche due bei cross, che però né Giovinco né Modesto riescono a mettere in buca, per nostra fortuna.

Il Principe pare in forma e già al 13’ gira in rete il cross a pelo d’erba di Alvarez: il feeling tra i due pare crescere col tempo, e il ragazzino mostra piedi felpati, pur su un motore non esattamente da sprint. Il centrocampo vede il succitato Alvarez a sinistra, con Cuhcu e Thiago in mezzo e il buon Zanna a destra: e chi cazzo corre lì in mezzo? È la mia domanda al fischio di inizio, ma per fortuna i nostri suppliscono col fosforo alla gamba pigra e rastrellano palloni su palloni. Il capitano e Cambiasso sono protagonisti dei primi due gol, ma questo non ve lo dirà nessuno (Zanna ne salta due e imbecca Alvarez per il cross dell’1-0, il Cuchu sradica il pallone da un gialloblù al limite dell’area e riavvia l’azione che poi porterà al raddoppio di Motta).

Tutto bene? Quasi. Ranieri tiene in campo per 90’ Maicon e Motta, diffidati e con il neurone poco governabile, oltre a Samuel ammonito già a metà primo tempo. I tre fanno giudizio per il resto del match e non rimediano altri “gialli”, ma poco prima del 90’ Maicon si tiene l’inguine come nel peggiore e più beffardo dei finali. So che è facile ragionare col senno di poi, ma chi ha visto la partita con me (per quanto attendibile possa essere Panchito) potrà confermare che all’ingresso del giovane Faraoni per Milito, ho commentato “Io avrei tolto il Maicone”. La Società parla del solito risentimento da valutare nei prossimi giorni e la puzza di stiramento con tempi di recupero da valutare si fa pressante. Che vadano in culo!

Al derby, in ogni caso, ci si arriva in uno stato di forma complessivo che difficilmente potrebbe essere migliore: 5 vittorie di fila, pochi gol presi, Sneijder e Forlan probabili rientri insieme a Stankovic e Chivu. Quasi troppo belli per essere massicci e incazzati, come si conviene a qualsiasi stracittadina. Evito di soffermarmi sull’importanza capitale della partita contro quelli là, non solo per il fatto di aver perso gli ultimi derby giocati (stagione scorsa e supercoppa italiana in agosto), ma proprio per continuare il recupero in classifica.

 

LE ALTRE

Operazione-Recupero che nel weekend ci ha visto guadagnare solo 3 punti ad una Lazio demolita dal Siena, mentre tutte le altre hanno vinto, senza convincere più di tanto (parlo di Juve e Milan). Ma quel che conta sono i punti, e quindi rimaniamo a -8 dai diversamente strisciati e -6 dall’Udinese, con Roma e Napoli che incalzano un paio di punti sotto di noi.

 

E’ COMPLOTTO

Sono paranoico, ho avuto qualche settimana per accumulare materiale, quindi son cazzi vostri. Mettetevi comodi.

Si parte con quisquilie che sanno di puro dispetto: Sulla Gazza, il trafiletto con cui Vieri si dichiara pronto per Ballando sotto le stelle è messo ovviamente nella pagine in cui si parla di Inter, mentre l’analogo pezzo su Gianni Rivera è messo in fondo, dove si parla di programmi TV. Posto che ai tifosi non pare proprio edificante che un ex grande calciatore della propria squadra si ricicli in ballerino, ditemi voi se preferireste avere una tal notizia dove si parla della vostra squadra del cuore o in penultima pagina dove non la cagherà nessuno.

Permaloso? Prevenuto? Paranoico? Altri aggettivi a caso inizianti con la P? Yes, and proud of it!

Sulla stessa falsariga, una sterile polemica sulla concomitanza tra il premio dato dall’AssoCalciatori ed altro simile trofeo da assegnare negli stessi giorni vede un commento saccente in cui, insomma, si rimprovera al calcio italiano di non riuscire nemmeno a organizzare un calendario decente per le premiazioni. Ovviamente, la foto a corredo mostra Milito col premio in mano, e non, ad esempio, Damiano Tommasi, Presidente di detta Associazione.

Ma passiamo alle cose “cicce”: affare Tevez-che-vuole-solo-il-Milan: Galliani è ovviamente un fine stratega nel proporre al City un obbligo di riscatto basato su un mix di presenze, gol, vittorie etc. Solo al verificarsi di questo minestrone di presupposti, il Milan sarebbe obbligato a riscattare il giocatore per –pare- 24 mln. L’Inter si intromette, forte –pare- di un accordo con il City e pronta a versare (subito?) una cifra superiore di qualche milione a quella proposta dal Milan. Manovra di disturbo? Reale interesse? Si vedrà.

Quel che segnalo è che ovviamente il Milan fa benissimo a cercare Tevez, per un attacco che ha già Ibra, Pato e Robinho, e un certo Inzaghi sempre a disposizione, mentre l’Inter assolutamente non può permettersi di spendere quella cifra e oltretutto a che le serve Tevez, quando ha già Milito, Pazzini, Forlan e Zarate?

Curiosa anche la spiegazione secondo cui Tevez è un centravanti puro, che sì, può giocare anche esterno e rientrare (come peraltro fa regolarmente in nazionale, come ha fatto al Man Utd e come farebbe al City se giocasse con Dzeko), ma lì è adattato e non rende al meglio. Ancor più bizzarro dire che, siccome Ibra nel Milan non fa il centravanti ma di fatto il trequartista (eehh??), Tevez lì in mezzo ci starebbe a meraviglia, mentre l’inserimento nell’Inter sarebbe più problematico, dovendo farlo giocare con Forlan a discapito di Milito e Pazzini panchinati in sol colpo.

Andrà a finire che Tevez sarà del Milan, e mi dispiace perché uno così l’avrei preso già due anni fa. Matto come un cavallo, mezzo delinquente, ma forte. Tanto. Ce ne faremo una ragione. Quel che al solito non mi andrà giù saranno i commenti del tipo “L’Inter si è fatta battere dal Milan nonostante avesse un accordo col club, che bravi i rossoneri che ciula i nerazzurri”. Se anche Tevez dovesse andare al Milan, questa manovra dovrebbe almeno essere servita a complicare un po’ i piani al geom. Galliani e far lievitare un po’ il prezzo. Ma questo non lo dirà nessuno, chè il ragazzo è disposto a ridursi lo stipendio pur di andare al Milan…

 

WEST HAM

Sconfitta contro il Derby County e vittoria contro il Coventry valgono l’aggancio al primo posto in classifica, seppur a pari punti.

Brutta invece la sconfitta odierna in FA Cup per mano dello Sheffield Wed, che gioca nella League One (terza serie, cioè una sotto gli Hammers). No Wembley this year…

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E' record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E’ record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.