FOR WHAT IT’S WORTH

INTER-CHIEVO 2-0

Cosa ci dice questa gradita ma insipida vittoria in un sonnolento sabato tardo pomeridiano?

Che l’Inter fa finta di mettere pressione agli avversari (che terrorizzati non trovano di meglio che vincere le loro partite); che facendo riposare qualche illustre cadavere (vedere alla voce Thiaghino), usandone qualcun altro a mezzo servizio (Deki, Sneijder), e dando fiducia a chi finora non ha fatto grosse cazzate (Yuto il nippico) quel che ne cavi fuori è una squadra che mostra un po’ di equilibrio: chi l’avrebbe mai detto… 

Per il resto non è che i ragazzi facciano sfracelli: un primo tempo di onesta mediocrità vede Eto’o e soprattutto Pazzini andare vicini al gol con due tiri in fotocopia (quello del Pazzo l’avevo visto dentro); la difesa, ritrovato Lucio a dar man forte a Ranocchia, è più coperta dal centrocampo e più sicura di suo, anche se, nella ripresa, lascia un paio di buchi per fortuna non “tappati” da Constant e Pellissier. Tra i due errori clivensi, il gioco al rimpallone premia il destro del Cuchu che di prima gira un’imbeccata di Maicon dalla fascia: il tiro è decente, ma la carambola sul terzino veneto è fatale per Sorrentino, che può solo toccare e rendere ancor più beffarda la traiettoria della palla: 1-0 a metà ripresa.

In chiusura, percussione centrale con Milito che tenta di avvitarsi in area e cadendo fa arrivare palla a Maicon: destro elementare e palla in buca per il 2-0 che chiude il match.

Poche volte ricordo di aver esultato così poco per una vittoria dei ragazzi, anche se, ripeto, cose buone tatticamente si sono viste.

Nelle settimane precedenti leggevo giuste considerazioni sul nostro allenatore, a cui si chiedeva semplicemente di non perseverare negli errori. Da questo punto di vista mi pare che possiamo essere contenti: un centrocampo iniziale con Cuchu-Zanna-Kharja-Deki avrà sì meno “piede” rispetto ai vari Motta e Sneijder, ma garantisce più corsa e più filtro. Nagatomo dietro a sinistra fa un partitone, alternando diagonali sapienti a ripartenze indemoniate, e garantendo soprattutto continuità e applicazione indefessa. Non sarà un colosso, ma sul nippico io insisterei, vista anche l’attuale pochezza di alternative.

Azzardando uno sguardo sul domani, ci presentiamo nella Ruhr sull’onda di questo roboante successo, e pronti all’impresa di spezzare le reni ai crucchi.

Togliendo le fette di salame dagli occhi e tentando di ragionare con lucidità, dico che il 4-0 di mercoledì è un qualcosa da non prendere quasi in considerazione: serve comunque andar lì e vincere, riscattare almeno in parte la faccia, tenere tutti sulla corda e non lasciare nulla di intentato in questo finale di stagione. Se lo Schalke deciderà di suicidarsi, noi dovremo essere pronti a maramaldeggiare senza pietà; in caso contrario, tensione a mille e avanti tutta, chè la stagione finisce tra un mese e mezzo e, mal che vada, c ‘è comunque una Coppa Italia da difendere e rivincere.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, vista anche la mia latitanza nel week end calcistico (detta in altri termini: non ho fatto i compiti!). Mi limito a segnalare la pavidità nell’ipotizzare un “caso-Ibra”, dopo che il genio guadagna un altro rosso diretto proprio nella partita (che peraltro non doveva giocare stante l’iniziale squalifica di tre turni) in cui tornava dopo il cazzotto di Milan Bari. Ovviamente è mistero sul “cosa” abbia detto al segnalinee, ma il silenzio è davvero assordante se comparato ad analoghi exploit di epoca interista.

Ricordo quarti d’ora infiniti persi per decifrare un labiale dopo un cambio di Mancini (con Ibra che secondo le vedove azzardava pure un congiuntivo mormorando “speriamo che se ne vada!” all’indirizzo di Ciuffolo). Ricordo i mal di pancia e l’atavica incapacità dell’Inter di gestire i propri campioni, il tutto condito da abbondanti dosi di saccenza e compatimento nei confronti del Signor Massimo “che è un brav’uomo, per carità, però…“.

Qui, da bravi cocker, ci si chiede se possa essere eccessivo parlare di “caso Ibra”. Traete voi le conclusioni…

 

LE ALTRE

Come detto vincon tutte: il Napoli sbanca un Bologna a cui manca solo la borsa frigo per suggellare il clima di vacanza anticipata (tanto di cappello comunque a una squadra che in sei mesi cambia tre presidenti, è pagata a cadenza quadrimestrale e ciononostante si salva a due mesi dalla fine del campionato); la Roma vince a Udine a 8 secondi dalla fine con un Pupone tornato ai massimi livelli, la Lazio al momento approfitta del regalo dei cugini e agguanta il quarto posto. Dietro la Samp si inguaia parecchio perdendo in casa col Lecce; è adesso a un solo punto dal baratro, e domenica fa visita al Milan.

Chiusura con monito che vale tanto per i cugini quanto per noi (sabato siamo a Parma, colleghi di pianerottolo dei blucerchiati): occhio alle squadre disperate…

WEST HAM

Becchiamo male a Bolton: 3-0 e poche storie. Nel weekend derby cromatico contro l’Aston Villa.

Un uomo.

Un uomo.

THE PARTY IS OVER

INTER-SCHALKE 2-5

…E dopo aver mostrato all’Italia intera come non si gioca un Derby, ecco palesato a tutta Europa come buttare nel cesso una stagione.

Si chiude, in una fresca serata d’Aprile, il ciclo dell’Inter post Calciopoli: 5 scudetti, una Champions e una manciata di altre Coppe assortite resteranno a imperituro ricordo della grandezza di questa squadra.

Una partita iniziata come meglio non si può (Deki ripete il miracolo di Genova e insacca da metacampo dopo soli 30 secondi di gioco), viene invece gestita “alla cazzo”.

Di testa in area non ne prendiamo una e, al primo calcio d’angolo, giochiamo alle belle statuine. JC deve avere una catena che lo tiene legato alla linea di porta, visto che non esce nemmeno sui cross che arrivano nell’area piccola. Così è costretto a fare il miracolo sulla prima conclusione dei crucchi, per poi capitolare subito dopo, stante l’immobilismo di 4-5 compagni incapaci di spazzare l’area.

Ci sono ancora 70 e passa minuti da giocare, e davanti si costruiscono anche belle cose: Milito viene fermato mille volte per fuorigioco e quando è in posizione regolare è spintonato in area con annessa querimonia del mio settore: “arbitrobastardoèrigore!!!”; Eto’o segna su servizio di Maicon ma once more in offside, e infine dopo bell’assist di crapa lustra Cambiasso, il Principe si riprende l’Europa, lasciata a Madrid 9 mesi fa.

2-1 e partita riacciuffata per i capelli, malgrado la sostituzione di Stankovic dopo un contrasto nel quale rimedia anche un giallo. Nemmeno chi è interista navigato come me (e quindi fine conoscitore della psiche malata di questa squadra) può però presagire quel che accadrà nell’ora successiva. Intanto, dopo un’incursione infruttuosa T.Motta lascia il “buco” a centrocampo e da lì parte il contropiede tedesco, con tal Edu che prima tira di destro (sporcato da Chivu e respinto a mano aperta da JC) e poi mette in buca il 2-2 con un esterno sinistro che si infila tra palo e arti nerazzurri assortiti.

Bucio di culo, ma noi coglioni come pochi…

L’intervallo serve solo a fare un po’ di training autogeno tra i “colleghi” di settore, nel cui caleidoscopio di dialetti e improperi emerge l’incredulità per quanto visto, ma al tempo stesso la fiducia nel poter raddrizzare quel che al momento pare un brutto risultato (tocca citare ancora gli amati Pearl Jam: “if I had known then, what I know now…”) .

La speranza non è nemmeno troppo lontana, se si pensa che nei primi minuti Milito si divora il 3-2 così come Eto’o poco dopo (non è un tiro, non è un cross…). La partita offensiva dell’Inter però di fatto finisce lì (salvo un miracolo del loro portiere sull’unica azione personale riuscita al Re Leone). Prosegue come e peggio di prima invece quella difensiva: i crucchi vengono giù da tutte le parti, segna Raul (con tanti saluti a Superpippa) dopo un insensato tentativo di anticipo di Chivu a metacampo che lascia Ranocchia solo contro lo spagnolo. Il giovane difensore italiano, forse un po’ troppo presto ribattezzato “il nuovo Nesta” va in bambola completa, segnando il clamoroso autogol del 2-4. Poco dopo Chivu-che–si-sente-centrale-e-non-terzino-sinistro rimedia la seconda esplusione in tre giorni giocando da stopper (il “rosso” è invero questionabile, come in generale la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro inglese Atkinson) e lascia i compagni in 10.

Entra Cordoba come nel derby, al posto di Kharja che a sua volta aveva sostituito Stankovic. Il vecchio Ramiro si fa vedere poco e male, ciabattando l’ennesima occasionissima tedesca sui piedi della loro ala, che mette in moto Edu (doppietta stasera, l’anno scorso giocava in Corea, per dire…) per il 5-2.

Poco da aggiungere a commento di ‘sta partitaccia: inutile citare il sommo José Mourinho detto Special One (“la Champions è la competizione dei dettagli”); più pertinente rifarsi al compianto Franco Scoglio detto ‘O Professo’ (“a voi vi mancano i basilari”).

Quando hai una difesa inguardabile al centro, quando il tuo terzino-migliore-al-mondo-nel-suo-ruolo deambula per il campo e si fa notare solo per le rimesse laterali sbagliate, quando il tuo trequartista gioca in guerra col mondo e cerca sempre la giocata più difficile, incapace di capire che quando non è serata è meglio limitare i danni e giocarla facile, quando il tuo centrocampo ha un’autonomia fisica che sfiora la mezzora (del primo tempo), quando in tre parole giochi-di-merda, non puoi che perdere. E perdere male. La vogliamo dir tutta? Al ritorno, più che fare i 4 gol necessari per passare il turno, sarà difficile non subirne nemmeno uno.

 Che ora la società abbia la lucidità e la decenza di non annacquare i sogni e le illusioni e agisca di conseguenza: per sopraggiunti limiti di età, di fisico o più semplicemente di rendimento, la squadra è da rifondare. La difesa senza Lucio e Samuel, e con la complicità dello schema dell’ammore, è allo sbando: c’è da non bruciare Ranocchia, e da guardarsi intorno per un serio terzino sinistro (tipo Criscito).

Il centrocampo, che come “nomi” sembrerebbe essere a posto, ha dimostrato purtroppo che Cuchu-T.Motta-Stankovic in una stagione possono giocare contemporaneamente non più di 10 partite. L’età è avanzata (anche se non avanzatissima), ma il fisico e la propensione alla recidiva sono il minimo comun denominatore di tre granidissimi giocatori, sui quali però non si può costruire un futuro per quanto prossimo. Vanno tenuti, ovvio, ma patti chiari e amicizia lunga: prendi Hernanes e uno tra Poli e Palombo e li fai girare tutti. Davanti, se Milito recupera (ieri sera bene a parte il gol mangiato a inizio ripresa) è dove abbiamo meno problemi. Chiaro che uno come Sanchez o Tevez fa sempre comodo, ma le priorità vanno date agli altri reparti.

E infine l’allenatore: pur apprendendo di un faccia-faccia molto lungo nel post partita tra Leo e il Signor Massimo, credo che avremo lo stesso allenatore anche all’inizio della prossima stagione: l’ha scelto Moratti in persona, e in quanto tale gode della fiducia del Presidente. In altre parole, un altro nelle sue condizioni (perdi Derby-scudetto e Champions in tre giorni) sarebbe uscito con le valigie da San Siro. Come detto tante volte, tanta simpatia umana per Leo, poca fiducia tattica. E se questo nel breve periodo può essere secondario (empatìa, joia e bellèssa a coprire le carenze in materia di diagonali e raddoppi), alla lunga avere una difesa zemaniana è come giocare a ciapa no.

E soprattutto in coppa non puoi sempre e solo sperare di farne uno più degli altri.

E dire che era cominciata così...

E dire che era cominciata così…

NOI NON SIAMO QUELLA ROBA LA’

MILAN-INTER 3-0

Manuale di come non giocare un derby.

Esempio papèle papèle di quello che l’Inter non è mai stata e mai sarà: la squadra dell’ammore, convinta di poter superare gli ostacoli con la bontà d’animo e senza bisogno di sputare sangue.

La cosa che più mi ha ferito, vedendo il derby, è stato constatare come, se mi si passa il paragone, il Milan abbia giocato –e vinto- “da Inter” (massicci e incazzati, veloci e letali), mentre l’Inter abbia perso il classico derby “da Milan” (ruminando calcio a 3 all’ora a metacampo e convinti di poter segnare quasi per diritto divino).

Non arriverò ovviamente a sposare la tesi delle prostitute intellettuali che vedono nell’entrata in campo di Gattuso per il riscaldamento la differenza tra le due squadre. Quella è una sceneggiata che si ripete da anni; e solo la squadra di un uomo di (avan)spettacolo poteva trasformare il riscaldamento pre-partita in una mascherata da simil-gladiatori mediolanensi.

E’ però un fatto che l’approccio toda joia toda belèssa di Leo non attacca, quanto meno nei derby (il ragazzo ha beccato tre volte su tre). Sarò banale, complottista e ripetitivo, ma l’Inter funziona quando sente di dover dimostrare tutto in 90’, quando si sente accerchiata e non ha vie di uscita, quando, in una parola, è costretta a giocare contro tutto e tutti. Questo stato d’animo, lontano anni luce da Leo, ha tuttavia potuto convivere con la zuccherosa empatia di questo trimestre, visto che c’erano da recuperare una dozzina di punti e la rincorsa sembrava davvero disperata; una condizione nella quale si aveva poco da perdere, c’erano ampi margini di miglioramento e soprattutto si poteva far leva sull’orgoglio e la motivazione di una squadra reduce da 5 tituli vinti nei 6 mesi precedenti.

Ma arrivati al “dunque”, anzi al Dunque con la maiuscola, il castello dell’amore è crollato contro le mazzate di Ringhio & Co. Chiaro che beccare gol dopo 40 secondi, senza nemmeno toccare palla non ha aiutato. Probabile che con Stankovic al posto di Pandev avremmo avuto maggior presenza a metacampo e più testosterone in squadra. Ma aldilà di quello, se Eto’o sbaglia un gol che nemmeno io al calcetto del lunedì, e se Sneijder è in guerra col mondo e sfanculeggia tutti, non vai lontano. Prima c’erano state altre due occasionissime (il Pazzo puntaccia in bocca ad Abbiati e miracolo del nazifascista su testa di Motta, con la sensazione -purtroppo solo quella- del gol).

E infatti la partita sostanzialmente finisce su quel gol mangiato dal Re Leone a fine primo tempo. E’ il secondo errore grave della stagione, e nemmeno gli si può dire un cazzo, visto che ha fatto più di 30 gol e si è dimostrato campione assoluto; resta però la constatazione che due gol mangiati ci sono costati la sconfitta con la Juve e quantomeno la possibilità di giocare un secondo tempo di derby in parità. Per il resto poco da dire: il Milan purtroppo ha meritato e, sebbene i gol arrivino da episodi casuali (rimpallo sull’1-0, tiro sbagliato di Abate che diventa assist per Pato sul 2-0) c’è da dire che quel fesso di Robinho ne ha sbagliati altrettanti e che la partita, dopo l’inevitabile espulsione di Chivu, poteva anche essere sospesa per umana pietà. Onestamente difficile beccarne uno che abbia giocato bene (paradossalmente Julio, nonostante i 3 gol presi, ha fato belle parate): Maicon non pervenuto se non per la classica ventina di rimesse laterali regalate al Milan, Cambiasso e Thiago in versione lumachina, persino Zanna appannato e macchinoso.

Il campionato pare andato, visto anche il Napoli in rimonta che ci scavalca e resta a -3 dai cugini. Che dire, vediamo di ripigliarci il secondo posto e di non mollarlo, in attesa di inopinati tentativi di suicidio rossoneri, che ancorchè improbabili non paiono impossibili (hanno pur sempre rischiato di perdere in casa col Bari). Il non essere lì per approfittarne, quello sì, sarebbe deleterio.

Parallelamente, noi che ancora possiamo, vediamo di andare avanti in Champions e di raggiungere quella semifinale che consoliderebbe la nostra presenza nell’élite europeo, alla faccia di quelli che “il calcio italiano in Europa non conta più niente”. Da questo punto di vista, avere subito l’andata con lo Schalke può essere un vantaggio psicologico: c’è la possibilità di archiviare il Derby e concentrarsi su una partita di uguale (anche se diversa…) importanza. Sperando che Milito stia in piedi, sperando che Eto’o raddrizzi i piedi, sperando che a Sneijder finisca il ciclo.

E’ COMPLOTTO

Ci sono due settimane da “coprire” e di cose da dire ce ne sarebbero… se solo me ne ricordassi! Maledico la mia memoria da pescolino rosso (che pare sia di 4 secondi) per non essermi appuntato tutte le minchiate lette in questi giorni sul derby e sui nostri in generale. Mi limito a rilevare lo scarso risalto dato all’assoluzione di Branca e dell’Inter sul temutissimo “caso-Pandev” che per F.Monti del Corriere era una condanna già scritta, oltre ad essere l’inevitabile antipasto della revoca dello scudetto 2006 in scena a Giugno.

Gustosissima poi la battuta letta in rete a proposito dei paragoni impossibili del giornalista Sconcertante. L’anno scorso, prima e dopo il derby di ritorno, commentando un Milan a -6 dall’Inter, ebbe l’ardire di affermare che, a parte gli scontri diretti, il Milan aveva fatto più punti dell’Inter. “Stranamente”, a parti invertite non ho sentito ripetere questa sonora cazzata dopo il 3-0 di venerdì. Lo stesso giornalista ha poi cercato di rigirare il coltello nella piaga con Delneri nel post Roma-Juve. Con Clouseau che cantava le lodi di Matri, a Sconcerti non è sembrato vero di poter chiedere “parla così bene di Matri, lei l’anno scorso aveva Pazzini…” come a dire, meglio il primo del secondo? Per fortuna per una volta DelNeri si è fatto capire nel suo eloquio, sottolineando che sono giocatori diversi, pur essendo entrambi prime punte, e che non poteva non avere uno splendido ricordo del Pazzo, che l’anno scorso l’ha portato ai preliminari di Champions.

LE ALTRE

Peggio di così… Il Napoli come detto vince in rimonta dopo esser stato sotto 0-2 e poi 2-3. La Juve batte la Roma, che frega un cazzo ma vedere i gobbi che vincono non è mai bello. L’Udinese becca a Lecce e quantomeno resta a -4 da noi. Il prossimo turno vede un’interessante sfida a Udine (arriva la Roma) e i cugini impegnati a Firenze (in Sinisa we trust). Noi faremo bene a occuparci del Chievo nell’anticipo di sabato…

WEST HAM

Se il buongiorno si vede dal mattino… Ospitiamo il Manchester United e dopo il primo tempo siamo avanti 2-0. Incredibile? Sì, infatti si sveglia Rooney e finisce 4-2 per loro.

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre...

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre…

NON E’ SUCCESSO NIENTE

INTER-LECCE 1-0

Con calma e con ordine, come ripeto spesso a mio figlio quando fa l’indemoniato.

Con il derby da giocare alla prossima di campionato, ci troviamo esattamente dove la tabella-Mario stilata a Dicembre indicava che ci saremmo trovati, recuperando tre punti in uno splendido weekend di inizio primavera, quando ormai arrivarci a -5 sembrava inevitabile.

Invece succede che i cugini soffrano l’assenza di Ibra ancora più del dovuto, e che la difesa, pur capeggiata da Thiago-Silva-e-Nesta-la-Miglior-Coppia-del-Campionato, giochi alle belle statuine riuscendo a far segnare tal Goian, non senza aver alzato la manina questuando un fuorigioco inesistente.

Si chiama stile-Milan, chiedere a Baresi II per referenze.

L’Inter ha così l’incredibile opportunità di battere il Lecce in casa e portarsi a ridosso dei rossoneri: alla fine ce la fa, pur soffrendo più del previsto e giocando in maniera, diciamo così, speculativa. Ci pensa il Pazzo a risolvere la partita con un gol da bomber vero, più nella dinamica dell’azione che non nella conclusione vera e propria, in vero un po’ ciabattata anche se ugualmente efficace. Mano a “V” sugli occhi e pazzo-pazzo-gol a colorare una domenica di festa, che chiude la settimana di festeggiamenti del compleanno di Panchito.

Possiamo dire che l’Inter ha contribuito al genetliaco portando in dono un quarto di finale di Champions e un insperato avvicinamento alla vetta della classifica.

Non posso scendere più di tanto nei particolari tènnici del match non avendo visto che pochi riflessi filmati, ma come dico sempre “a me frega di vincere, il come –se non comporta illeciti- è secondario”.

L’attenzione ora si focalizza tutta sul derby del 2 Aprile, che ci vede come inevitabili favoriti dopo le ultime uscite dei cugini. Servirà tutta la capacità gestionale e motivazionale del Leo; il che dovrebbe farmi stare relativamente tranquillo, visto che è quello che sa fare meglio, con l’ulteriore vantaggio di aver allenato “quelli là” fino a pochi mesi fa, e di aver preso 6 pappine nei due derby ormai storici del 2009/2010. Dovrebbe sapere cosa dava più fastidio al Milan, dovrebbe sapere come metterli in difficoltà, dovrebbe, dovrebbe… Una cosa è certa: pausa nazionali a parte (una dozzina di giocatori se ne andranno per una settima nella in giro per il mondo, sperando di non rimediare pestoni), Leo ha il tempo per preparare quella che è LA sfida scudetto e far vedere a tutti che è un grande allenatore, e non solo un generatore di empatia e gestore di entusiasmo.

Non avremo Lucio, ammonito ieri per uno stupido fallo di mano; ma chiedere a Lucio di essere lucido è francamente troppo, e quindi Ranocchia-Chivu coppia centrale, con Maicon e Zanna ai lati. 

Facendo ragionamenti general-generici, Leo ha francamente fatto più di quello che chiunque avrebbe potuto chiedergli fino ad ora. C’è da concludere l’opera, battendo i cugini e poi proseguendo la striscia di successi. Nella mia classifica personale, se potessi vincere un solo trofeo quest’anno, vorrei lo scudetto in rimonta sui cugini: in Champions sono contentissimo di aver ri-battuto il Bayern in cerca di vendetta, e soprattutto di aver dimostrato quanto il DNA e la musichetta c’entrino un cazzo con l’effettiva forza delle squadre. Il Milan è uscito contro un Tottenham che era la metà di quello incontrato da noi nel girone, la Roma lasciamo stare, L’Inter, pur complicandosi la vita sia all’andata che al ritorno, è passata contro l’avversario più forte dei tre toccati in sorte alle italiane.

Ora ci tocca lo Schalke, e a essere onesti bisogna dire che difficilmente poteva andar meglio. Chiaramente spero di passare, per potermela poi vedere contro Chelsea o Man Utd ma, posto che la vedo durissima rivincere la coppa, per me l’obiettivo primario era andare più avanti delle altre italiane. Arrivare in semifinale sarebbe un obiettivo dignitosissimo e, a quel punto, sarebbe bello giocarsela non avendo niente da dimostrare a nessuno e potendo far leva su questa “leggerezza d’animo”.

Ma stiamo andando troppo in là. Ieri c’è stato il Lecce, “domani” ci sarà il derby. Una alla volta. Con calma e con ordine. I conti si fanno alla fine.

 

LE ALTRE

Non per sadismo ma per puro amore di analisi, vorrei dire ancora 2 cagate sul Milan: la cosa a mio parere “grave” della sconfitta di Palermo è che, preso il gol su una bambola collettiva dopo solo 10 minuti, non sia riuscita a raddrizzare la partita nei restanti 80’. Pato (poi uscito per una botta, il solito cuor di leone) e Cassano là davanti sembravano persi, con la squadra che proprio un quei momenti di scarsa lucidità pativa l’assenza di Ibra che, disprezzato quanto si vuole, in quei casi è davvero un’àncora di salvezza a cui aggrapparsi facendo spiovere lanci lunghi là davanti.

Siamo alle solite: se il Milan giUoca bene, può anche fare a meno di Ibra (si può discutere all’infinito sul significato di giUocare bene), ma in giornate balorde tipo sabato, uno come lui è di vitale importanza. Ad ogni modo mai fidarsi di quelli là, e ancor di più mai fidarsi dei nostri: l’ultima giornata è andata come meglio non poteva andare, ma conosco i miei polli, quindi piano a cantar vittoria…

La Juve, incredibile dictu, vince. Del Piero fa vedere che, in mezzo a una ventina di mezzi campioni, è ancora il più forte e di gran lunga. Paradigmatico il suo gol (davvero bello sia nell’azione personale che nel sinistro a giro) messo a confronto con l’azione di “Er Chiacchiera” Pepe, che scarta tutti due o tre volte, se stesso compreso, ma poi non riesce a tirare in porta. Poche balle, se sta minimamente in piedi e viste le alternative, Del Piero va fatto giocare sempre.

Per il resto, anche il Napoli approfitta e si avvicina a -3 dal Milan battendo il Cagliari con doppietta di Cavani. L’affare si fa grosso (come disse Rocco Siffredi) perché vincendo nel prossimo turno senz’altro scalerebbero una posizione in classifica, ma bisogna vedere se la Lazio sarà d’accordo.

Infine, ennesimo chapeau all’Udinese di Guidolin, allenatore che non amo, capostipite dei falsi umili e pretino sempre a un passo dalle lacrime, che però sta facendo girare la squadra come un motorino: si parla tanto e a ragione di Di Natale e Sanchez, ma questi sono 6 partite che non subiscono un gol. Ora stanno a -6 dalla vetta e giustamente continuano a giocare in completo relax, non avendo niente da dimostrare a nessuno.

 

E’ COMPLOTTO

Arrivo in casa giusto per assistere a questa scena: Ilaria & Co. introducono la partita dell’Inter ricordando i miracoli di Julio Cesar, definito migliore in campo, e adombrando sospetti sul gol di Pazzini. Che bello veder rosicare le solite facce…

Poco dopo invece non credo ai miei occhi. Si parla di Milan e una delle grafiche che appaiono sullo schermo recita testualmente “Crisi Milan”. Penso subito a problemi della parabola o a cattiva ricezione del segnale dal satellite, ma è tutto vero…

 

WEST HAM

Splendido 0-0 sul campo del Tottenham, subendo tanto ma avendo anche poche ma buone occasioni di fare il colpaccio. I ragazzi stanno migliorando!

(Peggiorare era difficile, questo lo riconosco…)

Aiuto: dopo l'"empatia", ecco il trenino dell'amore...

Aiuto: dopo l'”empatia“, ecco il trenino dell’amore…

BAYERN MUNCHEN (*), INTER AST (**)!!

BAYERN-INTER 2-3

(*) München: “forse” in lingua farsi.

(**) Ast: “c’è” in lingua farsi.

Partita pazza, titolo pazzo.

Prima considerazione: esultare sottovoce è difficilissimo, ma d’altra parte far pigliare un infarto a un bimbo di tre anni che per giunta è tuo figlio non è il massimo della vita.

I poveri cuscini del salotto hanno quindi assorbito lo il mio sfogo che, non potendo essere vocale, è stato fisico.

Tentando una sottospecie di analisi tènnica della partita, con gli occhi ancora annebbiati dall’adrenalina, possiamo dire che il Bayern ha sì avuto diverse palle gol, ma noi ci abbiamo messo del nostro mica da ridere…

Pronti-via e Pandev fa la prima delle 2 cose giuste di tutta la partita, imbeccando Eto’o sul filo del fuorigioco per l’1-0 tra le gambe del portiere. In tre minuti si annullano due settimane di ambasce e preoccupazioni sul come ribaltare una sconfitta casalinga. Siamo pari, si inizia adesso.

Peccato che, come e anzi peggio dell’andata, Julione decida che è tempo di cappelle, e su altro tiro non irresistibile di Robben la combina peggio di Bertoldo in Francia, facendo Ciccio-Saponetta e permettendo a Gomez di uccellare in porta l’1-1. Il bestemmione credo sia scappato anche a tutti i prelati interisti del globo terracqueo.

Poco dopo ci dice pure sfiga, perché su una delle prime (ma senz’altro non delle ultime) palle perse da Pandev la ripartenza tedesca trova il rimpallo malandrino di Thiagone  che piazza Muller davanti a JC, stavolta incolpevole nel raccogliere la palla in fondo al sacco. 2-1: tocca fare due gol in un’oretta, ma soprattutto è vitale non prenderne altri.

Fino a quel momento, i tedeschi si sono ritrovati due regali (uno del nostro portiere, l’altro della dea Eupalla) ma non hanno creato particolari problemi alla nostra difesa.

Da lì in poi invece, costretti ad attaccare per ribaltare il risultato, lasciamo voragini dietro e giochiamo confusi anche nei disimpegni che appaiono più facili. Julio torna campionissimo stoppando Ribery da solo in area, poi a momenti fa un altro frittatone in collaborazione con Ranocchia: l’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa, la palla rimane lì e Muller la tocca beffarda verso la porta: gli dèi questa volta ci assistono e la boccia ballonzola sulla linea per attimi che paiono infiniti, prima che la carambola tra nostro difensore e loro attaccante generi un “palo-interno-e-fuori” che mi fa perdere il primo dei 10-15 anni di vita smaltiti in meno di due ore.

Cervellotica anche la gestione dell’ultima palla del primo tempo, coi nostri che invece di sparare in area per vedere l’effetto che fa, cincischiano a metà campo facendosela portare via e generando l’ennesimo caos a 2 metri dalla nostra porta, con conseguente attacco alle coronarie di chi scrive.

L’intervallo porta come al solito qualche attimo di pseudo lucidità, e penso tra me che se già all’inizio non avevo buone sensazioni, appreso con incredulo sgomento dell’assenza del capitano causa attacco influenzale, adesso le percentuali di miracolo si affievoliscono col passare dei minuti. Eto’o davanti è troppo solo, Pandev dopo il bell’assist è stato francamente nullo, e il centrocampo pare non reggere il ritmo tedesco (Thiago e Cuchu al rientro, Deki in uno stato di forma “migliorabile”).

Inizia la ripresa e quantomeno loro paiono un po’ placati, o forse siamo più attenti noi. Fatto sta che la prima parata (ottima peraltro) di Julione arriva sul bel sinistro al volo di Gomez al quarto d’ora, e l’impressione generale è che i “tedeschi facciano i veneziani” e non siano più uniti e compatti come nel primo tempo. Tutti vogliono far gol da soli e giocano poco d’insieme.

Un segno? Forse; fatto sta che pochi minuti dopo, Sneijder rasoia in porta un destro dal limite, dopo essere stato sapientemente servito da Eto’o, a sua volta ben imbeccato da Coutinho. Sì, era entrato anche Coutinho: vista l’assenza di Milito e Pazzini ce la siamo presa anche coi bambini…

Il 2-2 cambia per l’ennesima volta il “morale” della partita: manca ancora mezz’ora, loro paiono aver dato il meglio e forse non sanno bene se arroccarsi a protezione del pareggio che li qualificherebbe o cercare il gol della sicurezza. Noi invece non abbiamo altre opzioni se non quelle di caricare sempre più a testa bassa, chè di calcoli da fare ce n’è pochi. Tocca segnarne uno e non prenderne. Pandev è bravo nel ricevere il lancio di Sneijder, ma dopo essersi girato liberandosi del marcatore tira alto sulla traversa: fa bene la cosa difficile, ma male la cosa facile. Per dire come ha giocato, dopo il tiro gli ho gridato “Bravo! Almeno hai tirato!”.

Siamo al serrate finale, con Wesley al tiro due volte: il primo è un sinistro largo, il secondo è un bel destro che sbatte sulla schiena di Pandev, che mi fa citare il Perozzi di Amici Miei quando incontra il figlio rompicoglioni nel corso delle sue zingarate “ma che, passi sempre qui te??”.

Devo dire la verità, ho anche pensato ad un’altra cosa nello stesso momento: con la stronzata che hai fatto (il tiro di Sneijder sembrava davvero quello buono) hai un solo modo di farti perdonare… Ma sono i classici attimi di lucidità in un mare di follia.

E invece, dato il tempo a Ranocchia di fare l’intervento salva-partita (solo contro tre del Bayern ruba palla ed esce in ripartenza manco fosse Beckenbauer!), Pandev si fa trovare al posto giusto dopo che Eto’o (ancora lui!) conquista un pallone a cui credeva solo lui e lo allarga sulla destra. Il sinistro del macedone è quello che tecnicamente definisco “a voragine”, e disegna un bellissimo arcobaleno nella notte bavarese, prima di infilarsi sotto l’incrocio alla destra di Kraft, portiere-sottiletta.

Momento catartico, il calcio è strano, proprio lui… Lascio a ognuno il proprio commento, fatto sta che gli ultimi minuti li vivo in piedi a 1 metro dalla tele, se non altro per pietà dei cuscini martoriati.

E’ finita, passiamo noi, con un’impresa vera e propria per come si era messa la partita. La goduria è massima, e rido di gusto sentendo Leonardo preso bonariamente in giro da Vialli-Caressa-Rossi (“adesso ci dirà che è un calcio di amore e cuore…”) e poi sentendolo definire testualmente “della Madonna” il gol di Pandev.

Non avremo mentalità europea, non avremo la Champions nel DNA, non ci emozioneremo sentendo la musichetta, eppure siamo tra le 8 migliori d’Europa. Noi.

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza...

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza…

FUORI I COGLIONI

BRESCIA-INTER 1-1

Ho dovuto magno cum gaudio cambiare il titolo che avevo pensato di appioppare alla rubrica settimanale. Per pura sorte, la splendida citazione calcistica del prof. F.B., Liceo Ginnasio Zucchi , a chi negli  anni ’90 gli chiedeva il pronostico in vista di una partita di coppa dell’Inter (“non ti preoccupare… domani è tutto finito”) può tornare nel cassetto a prendere polvere quantomeno per qualche tempo ancora.

Ho di conseguenza virato sulla nobile e aulica esortazione che campeggia in testa a queste quattro stronzatelle, e che ha un duplice significato: a voler essere l’ottimista esuberante ed entusiasta che non sono (inutile nascondersi dietro un dito), può essere letto come un colorito incitamento a non mollare e a spingere ancora di più verso il traguardo finale, dopo aver visto il baratro ed essersi piacevolmente stupiti di essere ancora “vivi”.

Dall’altra parte, a voler fare il rancoroso e autocritico spaccamaroni (…and proud of it! ), la frase suona come un avviso ai naviganti: toglietemi dalla vista quei due figuri, capaci nell’ordine di sbagliare non uno ma due gol di destro a metri 3 dal portiere e di inventarsi la genialata dell’auto-assist su corner, respingendo il pallone verso la propria area piccola, per poi assistere impotente all’incornata del centravanti avversario.

Detta brutta: Pandev e Cordoba venerdì notte avranno faticato parecchio a prender sonno, con tutte le madonne che gli ho tirato…

Fatta questa premessa, doverosa e dolorosa insieme, possiamo poi discutere sui cambi di Leo (io, assieme a molti altri, avrei tolto proprio il macedone lasciando in campo Pazzini, che peraltro domani non può giocare ed ha un senso del gol leggermente più sviluppato del “quasi omonimo” del ramarro anni ’90). C’è da dire in ogni caso che le occasioni per arrotondare il vantaggio c’erano state eccome, (Sneijder ne sa qualcosa…), e che tutto sommato pensare di sfangarla vincendo 0-1 aveva un suo senso e non mi pareva un sacrilegio.

Morale, una vittoria buttata alle ortiche per demeriti propri alla fine deve essere salutata come un punto di platino, visto il rigore parato da JC allo scadere e causato da Cordoba. Poche colpe per il colombiano qui, che rincorre l’avversario e lo ostacola a cavallo dell’area di rigore (a me sembrava fuori, ma poi non hanno segnato quindi meglio così), e  suggella così la prestazione maiuscola con l’inevitabile “rosso” per chiara occasione da gol fermata irregolarmente.

Non che mi dispiaccia rinunciare a Ramiro domenica prossima, sempreché Lucio stia bene e la coppia centrale possa dare maggior affidamento di quello visto nel finale del Rigamonti, dove il centrale brasiliano aveva fatto posto proprio a Café Colombia a causa del millesimo risentimento muscolare della stagione.

Martedì come al solito andiamo a giocarci buona parte della stagione contro la classica squadra in crisi di identità, che però ha vinto 6-0 in campionato, da cui è tagliata fuori, e che quindi ripone nel passaggio del turno tutte le residue speranze di dare la stagione quel minimo di decenza che un quarto di finale di Champions regalerebbe. Che dire… difficile, molto. Non impossibile, se l’Inter gioca come sa, se il Cuchu si piazza davanti alla difesa a comandare il centrocampo e Deki si ricorda si essere uno dei centrocampisti migliori del mondo, se Eto’o continua a fare quel che sta facendo da sei mesi (per non dire da 10 anni) e se Pandev per una volta…. (quanto li odio i calciatori più mancini di me!)

 

E’ COMPLOTTO

In attesa di apprendere l’entità della squalifica di Ibra per il colpo inferto a Rossi del Bari (che, sfigato, è lo stesso ad essersi preso anche il cazzottone da Chivu un paio di mesi fa), noto come per tutti quello di Ibra non fosse un pugno ma una “manata”, senza premurarsi di ascoltare cosa ha detto il diretto destinatario del colpo suddetto (che per la cronaca ha parlato di pugno, cvd). Addirittura, per cercare di scongiurare quella che sembrerebbe una sacrosanta squalifica da almeno due turni, si dice che le mancate proteste di Ibra andrebbero a suo vantaggio, visto che in un’epoca in cui tutti spergiurano la propria innocenza, lui ha lasciato il campo senza dire “beh”. Il vecchio Luisito Suarez trasecolando ha fatto notare che forse proprio la mancata protesta era la miglior conferma della cazzata commessa e che di fronte a tanta e tale evidenza non ci fosse nulla da dire.

In altri termini: Ibra il derby non dovrebbe giocarlo (è tra 2 giornate), ma vista l’ultima versione dello svedoslavo non è detto che sia un bene! In ogni caso, noi quella partita DOBBIAMO vincerla a tutti i costi e chiunque giochi.

Eccheccazzo.

Chè poi, ovviamente, se Eto’o non segna per 3 partite è “crisi”, mentre Ibra che non segna su azione da un mese e mezzo vive un “periodo di appannamento”…

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan si mangia il match ball, forse –comprensibilmente- convinto che in casa con l’ultima in classifica bastasse scendere in campo per avere i tre punti in saccoccia. A quanti si mangiano ora le mani, pensando che vincendo l’Inter avrebbe potuto essere a -3, dico che facendo il gioco dei “se”, il Milan probabilmente sarebbe entrato in campo con ben altra testa trovandosi i cugini alle calcagna. Insomma, come direbbe Carlo Sassi vecchio moviolista “non lo sapremo mai”. E sinceramente va bene così.

Il prossimo turno vede l’Inter in casa col Lecce e il Milan in trasferta a Palermo con i rosanero in crisi mistica (han perso le ultime 4 partite). Quale occasione migliore per girare pagina, amici siciliani? Battute a parte, noi faremo bene a concentrarci sui salentini sconfitti in casa dal Bologna in quest’ultimo turno, e alla disperata ricerca di punti salvezza. Che la sfida tra rispettivi cugini (Milan-Bari, insomma) possa essere di utile insegnamento a come NON affrontare la partita.

La Juve pareggia a Cesena dopo esser stata sopra di due gol: la sua stagione ricorda la peggior Inter anni ’90: psicodramma collettivo, incertezza palpabile e voglia di buttare tutto all’aria e ricominciare da capo, sapendo che però non si può e tocca far il pane con ‘sta farina…

La Maggica vince l’ennesimo derby che, visto da spettatore neutrale, è stato di una tristezza unica. Chiaro che i giallorossi siano al 7° cielo (e lo sono stato anch’io in situazioni analoghe), ma vedere un Olipmico mezzo vuoto per quella che a Roma è LA partita, è stato alquanto desolante. Ho poi preso nozione del fatto che non si potrà più tacciare Totti e De Rossi di essere “troppo romani” e troppo tifosi per giocare bene il derby, vista la brocca collettiva presa alla Lazio dopo lo svantaggio e esemplificata in maniera preoccupante dalla testata di Radu che è talmente allucinante nella sua premeditata dinamica da sembrare comica.

Il Napoli si rifà sotto battendo il Parma in rimonta ed è ora a -1 dall’Inter. L’Udinese è forte di suo, e se poi fa il primo gol, con quei due davanti son dolori per tutti. Con un inizio di stagione normale (diciamo 6 punti invece che 0 nelle prime 4 partite) sarebbero secondi a giocarsi lo scudetto!

 

WEST HAM

Diamo mestamente l’addio alla FA Cup, perdendo contro lo Stoke che in campionato avevamo regolato senza problemi. Sfuma l’opportunità di giocare a Wembley, ma sarà bene non farsi distrarre e concentrarsi sul vero obiettivo della stagione: la salvezza.

Nota di colore, che visto l’argomento riporto in lingua: Mario is proud to announce that his son Francesco has started singing West Ham songs and is even in tune while answering “…Bubbles!” at his crazy father singing “I’m forever blowin’…”.

...e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato. E ri-sbagliò (P. Rossi, "Ode a Evaristo Beccalossi")

…e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato.                 E ri-sbagliò (P. Rossi, “Ode a Evaristo Beccalossi”)

SE OGNI GOL VALESSE UN PUNTO…

 INTER-GENOA 5-2

L’Inter è cambiata, e molto. E’ storicamente stata una squadra basata su una difesa granitica e su una rara capacità di ribaltare l’azione rapidamente ed efficacemente.

Una squadra “femmina”, avrebbe detto GioànBrera. Se volete semplificarla: difesa e contropiede, uno dei modi di giocare più belli che ci siano di giocare il calcio, a mio parere, nonostante la guerra santa fatta negli ultimi vent’anni a questo modo di giocare (sia stramaledetto Sacchi e ancor più il Sacchismo!).

Guardando l’Inter di Leonardo siamo al suo opposto o quasi: gragnuole di gol fatti e qualcuno di troppo raccolto nella nostra porta. Un continuo gioco a chi tira più forte che, devo dire, finora ha dato i suoi frutti: 33 punti in 13 partite sono in effetti molto più di quello che qualunque sano di mente avrebbe potuto chiedere in due mesi da Leo.

Certo, in mezzo ci sono state la sconfitta di Udine (diciamo che ci può stare), quella coi gobbi (gravissima soprattutto per la pochezza dell’avversario, palesata a più riprese in queste settimane) e l’andata di Champions (che al momento pare almeno in teoria ancora rimediabile). Ma 11 vittorie in 13 partite di campionato sono un record vero e proprio.

La partita di ieri si infila alla perfezione in questo contesto: primo tempo da morbidoni ambulanti, con qualche mezza occasione e nulla più –il mio cuoricione ha sobbalzato solo su un tiro-cross di Eto’o su cui Pazzini non è arrivato- fino a beccare il gol da Palacio (gran diagonale di destro sul palo lungo, ma uno coi suoi capelli fa impallidire pure Pandev…).

Psicoterapia di gruppo nell’intervallo e ripresa da “la Polizia si incazza”: entra Pandev e fa bene (!), ma soprattutto la squadra si mette a giocare come sa: se hai Pazzini lo devi servire dalle fasce e infatti dopo sue minuti sapiente apertura di Eto’o per Maicon, che spara forte a pelo d’erba sul primo palo, dove il Pazzo è puntuale per l’1-1. Nemmeno il tempo di esultare e Eduardo, portiere-pippone, ci viene in soccorso: il sinistro di Pandev è buono ma nulla più, eppure il lusitano respinge coi piedi (in senso proprio e figurato) ed Eto’o non può esimersi dallo scarpare in porta il 2-1. Partita ribaltata in un minuto!

Nella giornata in cui il trucchetto “papà pipì” non funziona, metto in atto il piano B, seguendo il secondo tempo seduto per terra e non sul divano. La cosa ha già portato bene nelle ultime giornate dei campionati 2007-2008 e 2009-2010 (Parma e Siena, per intenderci): qui l’effetto è praticamente immediato!

Non solo, i benefici continuano, visto che pochi munti dopo uno straordinario Re Leone ruba palla alla difesa genoana e caracolla in area: supercazzola di finte reiterata e puntata di sinistro in gol per il 3-1.

A quel punto parte la missione “facciamo segnare il macedone”, cosa che riesce puntuale a metà ripresa dopo una bellissima combinazione Eto’o (ancora lui)-Sneijder-Kung Fu Pandev: il piattone sinistro è da “lo-segnavo-anch’io”, ma il ragazzo, dopo settimane di madonne, merita la gioia del gol e gli applausi dello stadio.

La manita è completata con il primo gol in Italia del nippico Nagatomo, che riceve da Kharjah in area e si gira da centravanti vero usando bene il corpo (è vero, anche se sembra una battuta, sfiorando il soggetto l’1.60 e i 50 kg di stazza) prima di scaricare il sinistro sotto la traversa. Tutto bello, compresa l’esultanza col capitano, troppo bella e particolare per non trovare spazio nella foto del giorno.

L’ultima azione della partita ci fa tornare puttane dal cuore d’oro, facendo trovar spazio ancora a Palacio per il cross e facendo segnare a tal Boselli il suo primo gol in Serie A.

E te pareva…

 

LE ALTRE

Diciamolo subito: certo che se segna pure Gattuso di sinistro… la vincium pù la guèra…

Aldilà delle facili derive complottistiche, da cui per una volta mi tengo lontano, tutto mi aspettavo dalla sfida di sabato ma non di vedere Ringhio goleador con una “ciofeca” (ipse dixit) e Buffon correo autore di una paperetta mica da ridere. Onestamente non ricordo negli ultimi anni una sfida tra quelle due squadre che abbia fatto gioco all’Inter: ha sempre vinto quella che in quel momento ci era più vicina, ma sarà senz’altro il caso…

Devo dire la verità: tra Napoli e Juve pensavo che il Milan lasciasse per strada almeno due punti, e quindi la corsa all’aggancio, per quanto ancora possibilissima, diventa ancor più impervia. Lo spazio per sbagliare è sempre meno, anche se la cosa vale per entrambi: noi vediamo che loro non mollano, loro vedono che noi siam sempre lì. La sfida è sui nervi forse ancor più che nei piedi.

Per il resto, il Napoli sembra squagliarsi come un gelato al sole, accusando a distanza il colpo della pesante sconfitta a Milano, mentre Lazio e Roma rialzano la testa in attesa del derby del prossimo weekend. Continua a vincere l’Udinese, anche se solo per 1-0 su rigore, che resta la vera sorpresa della stagione, se si pensa che ha 50 punti avendo perso le prime 4 partite di campionato…

 

E’ COMPLOTTO

Come detto, l’attenzione non è sul presunto biscotto di Juve-Milan: i bianconeri, come detto, sono di una pochezza tale che purtroppo non ci si può meravigliare della vittoria esterna dei cugini. Tolta l’amara sorpresa del “come” la vittoria è arrivata, c’è da ricordare che Abbiati non ha toccato palla e che Ibra e Cassano nel primo tempo si sono divorati due gol che solitamente non sbagliano…

Mi scuso per la ripetitività della considerazione: e noi con questi morti ci abbiamo perso…                           (lascio lo spazio per una parolaccia a piacere).

L’allarme “è complotto” arriva dalle reazioni della stampa dopo Milan-Napoli e annesso rigore di Aronica. Ora, posto che nessun difensore sano di mente dovrebbe saltare così contrastando un avversario in area, l’azione del rigore è preceduta da una paio di situazioni poco limpide: Ibra è in fuorigioco quando fa la torre, lo stesso Pato, a contatto con Aronica, forse colpisce la palla prima di lui. Detto francamente, secondo me non si può dar contro all’arbitro per aver fischiato quel rigore. Certo, poteva vedree l’off side di Ibra e tutto sarebbe finito lì, ma gli scandali cui siamo tristemente abituati sono altri.

Le cose che trovo invece vomitevoli sono tre :

1)    “Casualmente”, dopo l’inevitabile dibattito mediatico sull’”era-rigore-non-era-rigore”, le verginelle a pagamento se ne escono con la singolare iniziativa di una “domenica senza moviola” http://bocca.blogautore.repubblica.it/2011/03/02/una-domenica-senza-la-moviola-in-discussione-la-proposta-di-un-lettore/ , che puzza tanto di silenzio per non disturbare il padrone o, se preferite, somiglia proprio al seguito dell’”abbassiamo i toni” di Zio Fester l’anno scorso in risposta alle manette di Mourinho.

2)    L’arbitro di quella partita, Rocchi, è lo stesso che cacciò Sneijder nel derby più bello del mondo (2-0, gennaio 2010) per averlo ironicamente applaudito dopo un incredibile “giallo” dato a Lucio sgambettato da Ambrosini. Ai tempi, tutti a concordare sulla correttezza del provvedimento, chè mica si può sbeffeggiare così l’arbitro. Ebbene, lo stesso figuro si è preso in fazza uno splendido “Ma cosa cazzo stai facendo, coglione!? Ma cosa cazzo fai!?” da quel lord inglese di Gattuso, che continua, in Italia, sia ben chiaro, a godere di una sorta di impunità che lo fa avvicinare sempre più al suo Presidente…

3)    Da ultimo, piacevole sapere che, al solito, situazioni identiche vengono trattate dalla giustizia sportiva (ma ancor più dai meRdia) in maniera diametralmente opposta:

http://www.inter-blog.net/stampa/napoli-fogna-ditalia-dipende/

Ma chettelodicoaffà

 

WEST HAM

Ragazzi, siamo in corsa per lo scudetto! 3-0 allo Stoke e quart’ultimo posto agguantato, che oggi vorrebbe dire “Salvezza”. Ad altiora semper! 

Arigato' Yuto!

Arigato’ Yuto!

I SOLITI SINGOLI…

 SAMPDORIA-INTER 0-2

Ottima vittoria contro una squadra e su un campaccio dove, come solertemente fatto notare dai cronisti, Mourinho non aveva mai vinto.

Siamo tornati ai –bei- tempi in cui sono i singoli a cavare le castagne dal fuoco con prodezze individuali, non supportate da una manovra avvolgente e degna di una squadra di livello europeo, con de profundis assortiti sulla qualità del calcio italiano. Della serie: se giocano così questi, che hanno vinto la Cempions, povera Italia, povero ranking, etc etc…

Musica per le mie orecchie.

Cominciando dalle formazioni iniziali, prendo atto del putanoire del nostro staff medico-atletico, vedendo Ranocchia in campo (e ancora una volta tra i migliori) dopo che nei giorni precedenti era previsto per lui uno stop di qualche settimana. Piacevole smentita, insomma, così come vedere T.Motta in panchina ,dopo averlo visto deambulare come il miglior Enrico Toti nell’ultima mezzora in Coppa.

Da ultimo, maledico il neurone di Maicon che, diffidato, nella scorsa partita col Cagliari ha pensato bene di farsi ammonire al 93’ per perdita di tempo, costringendoci a giocare con Nagatomo al suo posto. Che, poverino, il suo lo farebbe anche, se solo i compagni si fidassero un po’ di lui e non arrivassero (è successo una ventina di volte) con palla facile da servire in fascia nel bel corridoio a disposizione, per poi invece cambiare idea e tornare a imbottigliarsi al centro.

Ad ogni modo, dopo un primo tempo più blucerchiato che nerazzurro (buone risposte da JC, un bel palo di Poli, tornato a livelli di attenzione), penso tra me che il centrocampo faccia una fatica boia senza Cuchu e Thiagone, con Deki impegnato più a far da frangi-flutti che a costruire e offendere, col capitano a tappare falle un po’ ovunque, e con Kharjah larghissimo a sinistra, spesso a pestarsi i piedi con Chivu e Eto’o. Sneijder galleggia tra le linee ma sembra un motore ingolfato.

Servirebbe la famosa “prodezza del singolo”, tanto disprezzata dai puristi del bel giUoco quanto agongata da me tifoso-che–se-ne-fotte-dell-estetica-e-vuole-vincere

Arriviamo al 28’ della ripresa, minuto che sempre suscita in me preoccupazione, da quando, ormai 15 anni fa, parlando con un amico, convenimmo che, se non stai vincendo, al 28′ della ripresa “ormai è tardi”. Punizione per noi, che nel dopo gara Di Carlo giudicherà “da non fischiare“ (non pensavo che il calvo veneto-ciociaro appartenesse alla categoria del chiagni-e-fotti), e Sneijder sul pallone. “Sarà un anno e più che non la mette di punizia” smoccolo a mezza voce, appena prima che la palla si infili sul palo alla sinistra del portiere. Golazo!

La partita ovviamente cambia; loro devono mollare qualcosa dietro (fino a quel momento bravissimi e abbottonatissimi) anche se, c’è da dirlo, le cose migliori JC le aveva fatte sullo 0-0, parando alla grande su Maccarrone (altro che con noi fa sempre il partitone, milanista velenosisssssimo). Entra anche Biabiany, ex poco rimpianto, che per fortuna non farà scherzi, come del resto anche l’altro e ben più importante ex, Pazzini, che in 85 minuti toccherà 3 palloni, triste solitario y final  là davanti.

Con i doriani sbilanciati in avanti, Eto’o ha due occasioni in fotocopia, e se sulla prima spara addosso agli avversari, sulla seconda fa 2-0 infilando in mezzo alle gambe del portiere, con i nuovi entrati Pandev e Mariga vanamente in attesa dell’assist per il comodo piattone. E invece no, il Re Leone esce dalla crisi (ho sentito anche questo, ragazzi…) e torna al gol dopo 3 o 4 partite.

Checché ne dica la discutibile logica matematica del geometra Galliani (Zio Fester per gli amici), in 12 partite con Leo l’Inter ne ha vinte 10. Mi accontenterei di fare altrettanto nella prossima dozzina…

 

LE ALTRE

Se una parte di me gode all’inverosimile nell’apprendere dell’ennesima bruciante sconfitta della Juve (che grande attaccante Di Vaio!), l’altra smadonna peggio di un portuale nel ricordare i 3 punti regalati alla Vecchia Signora qualche settimana fa. Quella partita andrebbe presa a risposta automatica per tutte le volte in cui si mette in dubbio il potere e l’importanza delle motivazioni nel calcio (non voglio spingermi a dire “nella vita”, anche se…): loro contro di noi hanno dato tutto -e noi lo dovevamo sapere, cazzo!- ma la tensione la stanno pagando adesso: zeru punti contro Lecce e Bologna, non proprio Real e Barça.

La Roma continua la sua stagione balorda facendosi rimontare 2 gol dal Parma (doppietta di Mocio-Vileda Amauri!) e ammettendo il fallimento nella gestione-Adriano: il ragazzo, dopo un paio di settimanelle in Brasile per curare la spalla lussata, torna (dopo aver perso la solita mezza dozzina di aerei) col braccio al collo e tira pure pacco alla visita di controllo in sede! Montali sconsolato dice che multe ne hanno date e ne daranno ancora, ma che a questo punto, a mali estremi, estremi rimedi. Insomma, rescissione del contratto in vista.

Ma non era l’Inter che non era capace di gestire i suoi uomini? Ne riparleremo tra poco…

Nel frattempo, stasera scontro al vertice tra Milan e Napoli che, ai fini della classifica, andrà comunque a nostro vantaggio (non possono vincere tutte e due…). La mia scaletta di gradimento –chevvelodicoaffà– prevede nell’ordine vittoria Napoli, pareggio, quell’altro risultato. Vedremo…

 

E’ COMPLOTTO

Torno per un attimo al discorso-Adriano perché davvero ieri sera si è chiuso un cerchio. Ora, ricordo distintamente i toni trionfalistici di “scommessa da vincere insieme” all’arrivo del Fu-Imperatore nella città eterna. Sovrappeso in maniera imbarazzante, gli venne messa al collo una sciarpetta con un indicatissimo slogan “Mo’ te gonfio”. http://www1.folha.uol.com.br/folha/galeria/images/2010060913.jpg  Come dire: “già fatto, grazie…”.

La stampa romana e, per estensione quella nazionale, ci ha passeggiato sui testicoli per settimane parlando di riscatto, di occasione per dimostrare di essere ancora un campione, delle difficoltà trovate all’Inter, eccetera eccetera. Invece, ieri sera, la resa finale. Non eravamo noi a non saperlo “prendere” (vi dico io come l’avrei preso…): era proprio lui ad avere problemi suoi, anche seri, ma  per i quali una società di calcio può fare ben poco. Lo dico io, perché nessuno, as usual, avrà l’onestà intellettuale di dirlo.

Ma l’altro avvenimento cui ho assistito su Sky – solo in parte, lo ammetto- è stata una lezione universitaria di Pavel Nedved tutta incentrata sulla sua carriera e sulla correttezza dello sport.

Ora, togliendo i toni da elegìa, era un marchettone per promuovere la sua biografia: niente di male, per carità, ma chiamiamo le cose col loro nome. La cosa che sinceramente mi è sembrata quantomeno bizzarra è chiamare uno come Nedved a parlare di etica sportiva. Uno che è passato ingiustamente alla storia come emblema del guerriero che non molla mai, indistruttibile, etc etc, quando tutti sanno che in campo bastava guardarlo per farlo ruzzolare a terra con zazzera bionda imbizzarrita e smorfia di dolore lancinante. Credo sia secondo solo a Inzaghi quanto a simulazioni. Con la differenza che la stampa MediaServa ha fatto di questo un “pregio” per SuperPippa “lo conosciamo, è il suo modo di giocare, è furbo a cercare e trovare il fallo” e giustificazioni in serie, mentre la fama del biondino è invece proprio quella della “Furia Ceca”, del cavallo imbizzarrito e indomabile.

Cosa c’è di meglio, poi, in una lezione dedicata alla correttezza nello sport, che dire che le sue vittorie le sente tutte in egual misura, tutte vinte sul campo, sonosempre29 e stronzate varie? Già che c’erano potevano chiamare direttamente Moggi e Iuliano; il quadro sarebbe stato completo e decisamente più veritiero.

 

WEST HAM

Nella settimana che ha dato l’ufficialità (o quasi) del nuovo stadio (lo stadio Olimpico di Londra 2012, costruito a Stratford, pieno East End, sarà “ereditato” dagli Hammers), i nostri si ricordano di essere una squadra con un certo blasone, indegna di occupare l’ultimo posto in classifica. 3-1 al Liverpool e folla in tripudio. Agganciamo un trenino di squadre in penultima posizione e il futuro appare roseo e radioso come nemmeno nelle favole.

I’m forever blowin’ bubbles!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

TREMENDA VENDETTA

INTER-BAYERN 0-1 

Uno legge i nomi dei portieri e dice “va beh, almeno in porta dovremmo esser messi bene”. Loro hanno un certo Kraft che, formaggini a parte, non dice proprio niente; noi abbiamo Julio Cesar, che dopo l’infortunio è tornato sui suoi livelli da portiere top-top-top (cit. Mourinhana).

Abbiamo visto com’è finita: il crucco ha “fatto le uova” parando l’impossibile; il nostro, pur graziato da due legni, avrà toccato il pallone 3 volte in 90’ minuti, facendo la cappella proprio all’ultimo e spalancando la porta per lo 0-1 di quel pippone di Gomez.  Fino a lì è stata una partita che poteva finire in tanti modi diversi; l’Inter ha giocato peggio e, pur avendo un centrocampo più folto, non ha mai avuto le redini del gioco in mano, si è sempre fatta schiacciare dal loro pressing, non riuscendo quasi mai a dar palla ad un uomo già in corsa. Chi parla bene la chiamerebbe manovra asfittica, io dico che abbiam fatto cagare per buona parte dei 90’. Detto questo però Eto’o ha avuto due ottime occasioni, così come il Cuchu e Motta di testa nel finale. Il tutto senza considerare l’occasione più ghiotta di tutta la serata, capitata sul destro di Ranocchia dopo solo un minuto.L’interno destro gira, gira, gira, ma non abbastanza, andando a morire 10 cm a lato del secondo palo. Errore graverrimo, come si vedrà. 

L’assenza di un compagno di giochi per il Re Leone ha pesato come un macigno, costringendo Sneijder (benino) e Deki (maluccio) a fungere “da potta e da culo”, sdoppiandosi tra centrocampo e attacco senza particolari risultati.

Il fatto che in molti in tribuna siano arrivati ad auspicare l’ingresso di Pandev testimonia della gravità della situazione. Di mio ci aggiungo la solita sterile polemica: il prossimo che dice che “Eto’o deve giocare centravanti, perché sulla fascia si adatta ma non è il suo ruolo”, sarà costretto a visione ripetuta della partita di ieri in ginocchio sui ceci. Unica punta di ruolo, eppure lì a sfarfallare lungo le fasce laterali, lasciando il vuoto panico in mezzo all’area.

Come detto, avremmo potuto anche vincerla, perché alla fine le occasioni le abbiamo avute; probabilmente il risultato più giusto sarebbe stato uno 0-0 che avrei accolto ben volentieri, potendo giocarmi due risultati su tre al ritorno. Dall’andamento e gestione del match, sono stra-sicuro che anche il Leo puntasse a sfangarla qui e giocarsela in Baviera; non saprei come altro giustificare la cocciutaggine di tenere in campo un T.Motta ancor più lento del solito, che passa l’ultima mezz’ora a toccarsi sotto la chiappa destra, giocare da fermo e regalare passaggi agli avversari.

Lascio per un attimo spazio al tènnico che è in me: se proprio non vuoi cavarlo per mettere una punta, almeno fai entrare un Mariga qualsiasi a dragar palloni, all’insegna del vecchio detto “meglio un asino vivo che un cavallo morto”. A dirla tutta a momenti gli dice pure culo, al Leo, visto che nel serrate finale guadagniamo 3 o 4 corner e su uno di questi proprio Thiagone capoccia in porta colpendo il loro portiere che si ritrova la palla addosso senza nemmeno sapere come.

Come ciliegina sulla torta, poco prima si era fermato Ranocchia per problemi al ginocchio. Si spera niente di grave ma si teme problema al collaterale… La conseguenza è Kharjah a metà campo, Zanna dietro a sinistra e Chivu a scalare nel mezzo. Tutto pare andare avanti come prima. Anzi, come detto, il finale vede le occasioni migliori per i nostri, che poi però lasciano Robben accentrarsi e tirare da fuori area. Il tiro è balordo perché rimbalza mezzo metro davanti a Julione, che col classico senno di poi avrebbe fatto meglio a metterci i pugni e deviare in angolo. Il Renato Pozzetto de noantri invece va per la presa, ma la palla gli sfugge di quel metro che consente a Gomez –fino a quel momento non pervenuto- di arrivare per la ribattuta visto che JC ci mette una vita e mezzo a rialzarsi e Lucio pare preda di paralisi fulminante.

Morale: è andata malaccio, teoricamente ancora rimediabile perché, come detto, pur giocando peggio abbiamo avuto noi le migliori occasioni. Certo, avere una punta degna di tale nome da affiancare ad Eto’o sarebbe la manna dal cielo, ma onestamente non so se Milito riuscirà nell’ordine a) a essere pronto per il 15 Marzo; b) ad essere in una condizione fisica decente, e c) a non avere l’ennesima ricaduta dopo mezz’ora scarsa.

Come vedete, quell’ottimismo fresco e piacevole come brezza primaverile non mi abbandona mai.

 

PS la parola della serata, sentita da uno spettatore qualche fila più indietro. è un energico invito -rivolto a uno dei nostri- a pressare l’avversario: aggrédilo!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati... maledetta sottiletta Kraft!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati… maledetta sottiletta Kraft!

PFIU…

INTER-CAGLIARI 1-0

Poche emozioni, o meglio poche emozioni positive, visto che i 90’ vedono un crescendo rossiniano di “stringiculo” con sospirone finale per lo scampato pericolo.

Possiamo tranquillamente dire che è andata bene, tra gollonzo in fuorigioco, occasioni del Cagliari in serie e allegra vacanziella presa nel secondo tempo da tutta la squadra. 

Pur comprendendo le giuste cautele di gestione atletica dei nostri campioni, giocare l’ultima mezzora (abbondante) senza Eto’o vuol dire appendersi tutti alle traverse e fare scudo col proprio corpo alle pallate degli avversari. Nella mediocrità generale, o forse proprio in virtù di quella, prendo atto di una prima mezz’ora di Pandev che oserei definire “brillante”: quel sinistro velenoso dopo pochi minuti mi ha fatto pensare a voce alta “ma… è impazzito?” Ad ogni modo, un primo tempo di risicata decenza ci vede davanti pur senza incantare, con un centrocampo nel quale Kharjah ancora una volta è tra i più attivi. Nota di merito per il franco-marocchino, anche se –mi si passi il paragone- è come andare al ristorante e dire che la cosa più buona erano i grissini… D’altra parte, con Cuchu e Sneijder equamente distribuiti tra panca e tribuna, di fosforo in giro non ce n’era molto e –per rimanere in termini farinacei- il pane lo si fa con la farina a disposizione.

Inutile girare intorno al gol di Ranocchia: è in fuorigioco, forse di non facilissima individuazione per arbitro e segnalinee, ma l’off-side è netto. Ho infatti stentato ad esultare vedendo la palla in rete, proprio in attesa della bandierina o del fischio dell’arbitro. Constatati però l’immobilismo della prima e il silenzio del secondo, mi sono rapidamente rassegnato all’errore e al conseguente vantaggio.

E’ chiaro che mercoledì in Champions servirà una prestazione leggermente più convinta e grintosa per avere la meglio sui crucchi massicci e incazzati (e per di più al completo rispetto alla finale di Madrid): c’è da sperare che  il riposo concesso a mezza squadra (volontario o forzato, parziale o totale: Chivu, Sneijder, Lucio, Eto’o, Stankovic, T.Motta) dia i suoi frutti tra pochi giorni, in una partita di vitale importanza tanto sotto il profilo prettamente sportivo, quanto dal punto di vista morale/motivazionale: vincere dopo la pesante imbarcata di Milan e Roma in Coppa vorrebbe dire zittire ancora una volta quelli che si riempiono la bocca di DNA-Champions o giUoco arioso di matrice europea.

 

LE ALTRE/E’ COMPLOTTO

Poco da dire anche qui, se non che la giornata in stile ”3-punti-0-gioco” si applica tranquillamente anche a Milan e Napoli. Se però il Napoli oltre al gol di Zuniga sbaglia un rigore con Cavani, i cugini beneficiano a loro volta di errore arbitrale sbloccando il risultato a Chievo dopo manina galeotta di Robinho, che ha poi la faccia come il proverbiale nel sorridere mimando agli avversari “l’ho stoppata di petto“. In tutto ciò mi chiederete dove stia il “complotto”… Mettiamola così: sabato sera, un possibilissimo rigore su T.Motta dopo pochi minuti viene ignorato dall’arbitro in campo ed ancor più da tutti i media, ingolositi dal poter proporre l’equazione errore pro-Inter = 3 punti con una pervicacia onestamente non riscontrato nel caso dei cugini. In tal senso degno di nota ( o di T.S.O. , fate voi) il commento del Mister rossonero: “per fortuna abbiamo vinto 2-1 così l’episodio di Robinho non è stato decisivo”. Eehh??

Assistendo alla decomposizione della Juve in quel di Lecce, a chi mi faceva notare come il Lecce con noi avesse fatto il partitone per poi ritrovarsi nei bassifondi della classifica, ho fatto notare come ben più incazzare mi faceva proprio la vecchia signora, che dopo la stra-preventivata partita della vita (con annessa vittoria) contro di noi, tornava a solcare i consueti sentieri di triste mediocrità, facendosi schiaffeggiare dai salentini. Aldilà della epidermica avversione ai gobbi, con punte di autentica irritazione cutanea quando li sento parlare di scudetto 2006 e cacate varie, dico quanto ripetuto ieri: avrei volentieri barattato la sconfitta bianconera, aggiungendo anche quella giallorossa, con un modesto pareggio dei cugini nella non-più-fatal-Verona.

Mi accontento di poco, lo so…

"Gol! gol! ho fatto gol!!" (Geom. Calboni, scapoli vs ammogliati).  Il livello della conclusione a rete era quello...

Gol! gol! ho fatto gol!!” (Geom. Calboni, scapoli vs ammogliati).
Il livello della conclusione a rete era quello…