PART TIME LOVER

MILAN-INTER 2-1

 Mettiamola così: è finita come temevo, ma con la beffarda aggiunta di un primo tempo ben giocato che mi aveva illuso di essere stato troppo pessimista. La realtà invece, prosaica e maschilista, non è troppo dissimile dalla tipa che-te-la-fa-vedere-ma-non-te-la-dà

Gasp, dopo aver provato per un mese Sneijder da centrocampista puro, lo schiera punta esterna con Alvarez nel 3-4-3 tanto per complicarci un po’ la vita. Per il resto, Motta e il recuperato Stankovic galleggiano a metacampo, con il capitano e Leroy Obi a stantuffare sulle fasce.

Come detto il primo tempo sembra neanche vero: i nostri paiono giocare insieme da anni con questo modulo, anticipano che è una bellezza e ripartono bene cercando il Re leone là davanti (Pazzo è in panca). Il Milan non ci capisce molto, e sembra molto più in bambola di noi, con il solito Gattuso a picchiare a tutto campo e a non prendersi il sacrosanto secondo giallo alla mezzora, allorquando interviene per due volte in 5 secondi su due interisti al limite dell’area. Parapiglia (ma senza gioco della bottiglia) intorno all’arbitro, che ovviamente grazia il simpatico guascone e palla pronta per Wesley, che tanto per spegnere subito le polemiche piazza la boccia a fil di palo beffando il portiere nazifascista e portandoci in vantaggio.

Da segnalare l’ottima prova di Obi, centoventottesimo uomo adattato sulla fascia sinistra nella storia dell’Inter, che però ci mette impegno e gamba, oltre a saltare un certo signor Nesta un paio di volte in bello stile. Mi smentirà alla prossima, ma è fin dalle prime apparizioni che il ragazzo mi sembra buono…

Anche dopo il gol, i nostri governano bene e lasciano poco spazio a quelli là, se si esclude un palo di Ibra in chiusura di primo tempo, triste epifanìa di quel che sarà nella ripresa. Dove infatti, tanto per complicarci ancor di più la vita, Gasp decide di tornare alla difesa a 4, che è sì più conosciuta dai nostri, ma che fa perdere quegli automatismi che avevano prodotto il primo tempo di cui sopra. Morale le squadre si scambiano lo spartito, con l’Inter gravemente colpevole nell’azione del loro pareggio. Palla strumpallazza che ballonzola tra i piedi di 3 o 4 interisti senza che nessuno decida di spazzarla proditoriamente in fallo laterale, ed ecco che la stessa arriva in fascia per i piedi ben educati di culetto d’oro Seedorf, il quale imbecca Ibra per la capocciata che vale l’1-1.

Ulteriore aggravante, il pari consente a Allegri di operare un cambio “normale” (Pato per Robinho) e non “alla disperata” (Pato per il medianaccio Van Bommel). Il genero del Presidente poco dopo capitalizza al meglio un lancio dalle retrovie di Abate per sparare sul secondo palo di prima intenzione: JC è bravo a deviare, ma la palla rimbalza sul palo e resta lì per Boateng che non ha problemi a insaccare a porta vuota. Di fatto la partita finisce lì, con la sola vana emozione di un gol annullato a Eto’o per –giusto? -fuorigioco.

Pensierino della sera: c’è ancora da lavorare, e questo si sapeva. Continuo a pensare che manchi un centrocampista tecnicamente definibile come “coi controcazzi”, soprattutto se Gasp insisterà sul 3-4-3. Modulo che di per sé non mi convince (trovatemi una squadra in Europa che abbia vinto campionati i coppe con quel modulo), e soprattutto per il quale non abbiamo gli uomini adatti. Non posso non biasimare Gasp, che finora si sta macchiando del peccato per me più grave che ci sia nel mondo calcistico: la ubris, la supponenza di ritenere lo schema superiore al giocatore. Se ho odiato Sacchi per questo, posso concedere tempo e attenuanti a Gasp, ma non assolverlo.

E’ COMPLOTTO

Dopo essere tornato solo un attimo sul mancato secondo giallo a Gattuso –cosa che non dovrebbe stupire, vista la frequenza bisettimanale con cui la cosa si ripete-, faccio notare come tutti i commentatori, sia in diretta che in studio, abbiano ovviamente scagionato il capitano rossonero, adducendo le stesse motivazioni che di solito vengono portate a supporto del cartellino. Ad esempio: “sì è vero che entra da dietro, è vero che l’uomo va dritto verso la porta, è vero che ha appena fatto un altro intervento simile (ricordiamo il concetto di “ecceso di foga”) ma insomma siamo solo alla mezzora, l’arbitro non ha applicato il regolamento ma lo ha interpretato”. Morale, come al solito, ce l’han messo nel culo e tocca anche ringraziare.

Noto poi che a fine partita Bruno Gentili commentando la ripresa del Milan ci dice che Allegri ha messo in pratica quei consigli che Gentili stesso aveva auspicato. Auspicato??? Non ipotizzato, nemmeno suggerito. No, proprio auspicato. La prossima volta andate a seguire la partita direttamente in curva, che è meglio…

Da ultimo, faccio un’umile richiesta alla RAI: è possibile avere, tra le due voci a commento, almeno una con dei principi base di dizione? Sentire per 90’ abomini del tipo “Ibbra, Robbinho, Obbi, il Mila (anziché milan) è stato quasi più fastidioso di vedere Boateng fare il ballerino tabbozzo.

Almeno godiamoci Leroy...

Almeno godiamoci Leroy…

C’ERAVAMO TANTO ODIATI

ROMA-INTER 0-1

Solito dilemma nel commentare o meno una partita di Coppa Italia, cosa che decido di fare non tanto per il match in sé, quanto per il curioso corollario di fatti e misfatti ad opera di protagonisti e commentatori.

E’ complotto, insomma…

Parto da molto indietro (tipo 4-5 anni fa) per dire che quanto visto ieri sera è sembrato solo un pallido ricordo di sfide ben più accese, spettacolari e intense, tra le uniche due squadre a poter ricordare con orgoglio sportivo le ultime stagioni, aldilà dei trofei vinti (noi) o persi (loro).

Partendo dalle azioni salienti (locuzione oramai soppiantata dal più ficaccioso “ailaiz”), pronti-via e Stankovic segna un gol a mio parere validissimo: non è colpa sua se Doni e Juan sono cerebrolesi e si ostacolano a vicenda, generando una tragicomica carambola della quale approfitta il nostro splendido zingaraccio. Ad ogni modo: Rizzoli fischia e non se ne fa nulla.

Poco dopo il fraseggio a cavallo dell’area di rigore giallorossa –un fraseggio verboso, mi verrebbe da dire… cazzo ma tirate!- viene interrotto da una manina galeotta di De Rossi, che è sì vicino alla palla, ma che muove il braccio verso la stessa : questo è rigore, netto. Per amor di verità e completezza di informazione, nel secondo tempo un’azione simile vede lo stesso braccio incocciare la palla in area, ma in quel caso  De Rossi cerca di toglierlo e metterlo dietro la schiena, palesando così la volontà di non colpire la palla.

Questo per chiarire ancora una volta che qui si è tifosi, parziali, faziosissimi ma non obnubilati. E che, quand’anche obnubilati fossimo, quello è talento naturale e il calcio c’entra poco!

Infine, l’ominide Taddei, dopo aver preso un giallo sacrosanto per intervento a forbice a metacampo, si butta bellamente in area cercando il rigore: questa a casa mia è simulazione, con inevitabile secondo giallo e doccia anticipata. Non per Rizzoli, che lascia correre.

Per il resto, detto di una gomitata di Vucinic a Lucio non vista dal prode arbitro, e riferito di un Cuchu ancora vertice basso del rombo con Motta ancora in tribuna, l’Inter vive di Stankovic e di qualche guizzo di Sneijder. Milito è ancora molto indietro e non riesce a tener palla, Pandev si sacrifica in un oscuro ruolo di raccordo tra attacco e fascia sinistra, rinculando molto più di quanto si proponga in avanti.

Dietro la coppia centrale mi fa venire i vermi. Ranocchia perde due palle facili (una per tempo): quella del primo tempo genera il gol incredibilmente mangiato da Vucinic, mentre quella nella ripresa viene rimediata da Maicon in corner. Su Lucio odio ripetermi, ma è sempre rischiosissimo far giocare gli psicolabili. Mentre i commentatori si sperticavano in elogi per il soggetto e le sue uscite palla al piede, io lo maledicevo in maniera sempre più blasfema, data la triste propensione del ragazzo a saltare il primo e il secondo uomo, per poi  schiantarsi sul terzo e trovarsi da solo a centrocampo con gli avversari che ripartono a mille. E qui, sorry, ma un cazzo di allenatore dopo le prime 2 cagate del genere gli impone di non farlo più, di passare palla non appena anticipato l’avversario e di tenere la posizione. Morale: Samuel, torna presto!

Su Maicon e le sue rimesse laterali ho ormai perso la speranza, e anche qui mi chiedo se, in piena ottica di riduzione del danno, non sia il caso di sparare la rimessa a casaccio trenta metri più lontano, pur regalando palla agli avversari, piuttosto che cercare il tocco corto col compagno che puntualmente non riesce. Idioti. Su una delle suddette performance, il Colosso trova anche il modo di prendersi il giusto giallo per cianghetta da dietro.

La ripresa mostra la scarsa tenuta fisica e tutto sommato la pochezza delle due squadre al momento: come detto all’inizio, è un po’ triste vedere come le due squadre che si sono date battaglia negli ultimi anni spartendosi quasi tutti i trofei arranchino ora alla ricerca del tempo che fu, incapaci l’una di imbastire una rimonta che, vista la difesa avversaria, sarebbe più che fattibile, e l’altra di “ammazzare” la partita in uno dei 20 contropiedi avuti a disposizione in poco più di mezz’ora, e che hanno invece prodotto solo un gol mangiato da Pazzini e un paio di tiri di Sneijder. Ad ogni modo bene così, onestamente prima della partita mi sarei accontentato di un pareggio, quindi l’illusione è di poter migliorare in questi 20 giorni e poter essere all’altezza della situazione al ritorno a Milano, con buona pace di intervistatori e intervistati.

 

E’ COMPLOTTO

Era tempo che non vedevo una partita sulla Rai, ed ho capito perché: riprese da anni ’80, replay e soggettive sempre a palla in gioco (Doni sbaglia l’uscita e Sneijder è sul pallone, con la porta vuota, ma il regista indugia su dettagli insignificanti), commenti lamentosi (anche se meno parziali di altre volte) e soprattutto vero e proprio de profundis nel dopo gara, con Galeazzi e Paola Ferrari (incredibilmente senza impalcature e luci di scena, ma a bordo campo esposta alle intemperie dell’Aprile romano) che commentavano con facce funeree la vittoria dell’Inter. Bisteccone poi non lo capisco: è dichiaratamente laziale, eppure liquida la Roma in due battute per insistere sulla pochezza dell’Inter “che risolve la partita con un tiro da 30 metri”. Lisergico infine Montella, quando dice ad un incredulo Failla che non concordava sul concetto di vittoria meritata dell’Inter, e che addirittura la Roma aveva chiuso in crescendo e meglio dell’Inter, lasciando l’interlocutore interdetto.

Del resto, in un Paese in cui i giornalisti fanno fatica a fare la prima domanda, chiedere a Failla di fare la seconda era francamente troppo…

Esemplificazione del concetto "tiro a voragine".

Esemplificazione del concetto “tiro a voragine”.

BACK TO BASICS

INTER-SAMPDORIA 1-1 

La Juve ruba un rigore degno del suo peggior passato, e ciononostante non riesce a vincere.

L’Inter manca la vittoria a causa di un intervento di Cassano che nel 90% dei casi viene punito con il fallo.

E’ consolante sapere che i grandi classici non passano mai di moda.

Si torna all’antico, si torna ai “basilari” (copyright ‘O Professo’ F. Scoglio).

Ok, dopo 4 righe per sputare il rospo che mi albergava in gola da metà ripresa circa, posso iniziare a compitare le mie stronzatelle settimanali.

Quelli bravi direbbero che, per la “mole di giUoco” espressa, l’Inter avrebbe potuto (dovuto?) vincere. Vero, rectius, verosimile, perché la Samp ha sì avuto poche occasioni, ma quelle poche sono state molto più concrete del nostro filosofeggiare calcistico alla ricerca della giocata perfetta.

Capisco che, visti gli effettivi disponibili, si sia fatta di necessità virtù, ma davvero ieri sera più di altre volte si è avuta netta la sensazione che questa squadra non sia –ancora- capace di fare quelli che Mancini chiamava i “gol stupidi”. L’Inter sta segnando poco, innegabile, e a parte Eto’o nessuno pare aver particolare inclinazione a cimentarsi nella disciplina. Il risultato è una vertiginosa serie di scambi stretti al limite dell’area (paradigmatico in questo senso il 3-0 col Tottenham), che quando riescono fanno venir giù lo stadio (azione corale, calcio totale, bla-bla-bla), ma che hanno un coefficiente di difficoltà maggiore di un triplo carpiato con scappellamento a sinistra.

Tornando alla partita, nella ripresa come detto la Samp passa grazie ‘A Cassano che si libera da Chivu in maniera più che sospetta (l’occhiata di Ando’ al guardalinee dopo il presunto fallo vale più di mille parole), mette in mezzo per Guberti che gira al volo. JC fa un mezzo miracolo e una mezza cappella insieme (nel senso che la tocca ma non la tiene) e il frittatone è cosa fatta.

Preso il ceffone, l’Inter rompe gli indugi: Cambiasso e Zanetti escono dal loro torpore amletico durato una buona ora (“che faccio vado avanti o resto indietro?”), col primo che di fatto si mette a fare il centravanti e il secondo a coprire diligentemente in difesa. Coutinho rende ancor più evidenti i suoi pregi (assist) e difetti (a tirare in porta nun se può guardà), Biabiany scompare dal match sostituito dal rientrante Pandev, Lucio sugli scudi con una decina di discese “spacca-cuore” palla al piede (a voi il dubbio se il “cuore” in questione sia della difesa doriana o di chi scrive).

Insomma, tutto alla ricerca dell’azione giusta, dell’imbeccata che metta Eto’o davanti al portiere. Evento che si verifica poco dopo alla mezz’ora: Cambiasso giostra sapiente sulla trequarti ed apre a sinistra per Coutinho, che a sua volta crossa teso a mezza altezza sul primo palo, dove il Re Leone anticipa il portiere con sapiente quanto felina zampata.

Ci sarebbe anche il tempo di vincerla, considerato il vistoso calo psico-fisico dei blucerchiati e la fame di vittoria improvvisamente scoppiata nella panza dei nostri. Lo spartito però cambia di poco, con la sola aggiunta di un Maicon sciagurato che mette sopra la traversa un colpo di testa a porta vuota causa minchiata del secondo portiere (tale Da Costa, che sostituisce un infortunato ma efficacissimo Curci).

Morale, tanto per parlar bene degli assenti, più che Milito stasera avrei voluto avere Stankovic e i suoi velenosi tiri da fuori: col campo bagnato te lo insegnano nei pulcini che il tiro da fuori è una bella soluzione (palla viscida, rimbalzi impazziti, possibili ribattute… casino organizzato insomma). In 90 e passa minuti non ricordo una conclusione da fuori area dei nostri.

Potrei incazzarmi con Sancho Panza, ma devo ammettere che la mancanza di alternative è un alibi di ferro, e non poteva far giocare la squadra diversamente.

Pareggino quindi, che non possiamo che accettare. Avanti il prossimo: si rimane in zona-pesto, venerdì sera siamo a Zena contro il Grifone.

 

LE ALTRE

Riprendo l’accenno iniziale per soffermarmi un poco sul pareggio juventino in quel di Bologna. Il fatto che al furto-Krasic sia seguito un tiraccio di Iaquinta respinto da Viviano, per di più di cartellino mezzo interista, non fa che aumentare il gongolamento del sottoscritto. Sull’emulo di Nedved (che almeno in questo ha già raggiunto il suo maestro) ho poco altro da aggiungere, se non che non è il primo e non sarà l’ultimo di questi episodi che lo vedono protagonista. Esilaranti sono invece le dichiarazioni di altri bianconeri, e più precisamente di Aquilani e Marotta. Il compagno di reparto (peraltro designato rigorista, prima che Iaquinta facesse il Materazzi di turno sovvertendo le gerarchie e dicendo “lo tiro io!”, chiaramente nel silenzio assordante dei media) ci dice che probabilmente il più dispiaciuto di tutta la situazione è proprio Krasic, bravo ragazzo e molto sensibile (mio commento: se proprio vogliamo credere alle favole, allora poteva anche andare dall’arbitro e dirgli “mi son buttato”). Il dirigente “di ampie vedute“ (son bastardo, lo so…) invece, dopo aver ammesso che il contatto non c’è, ci ricorda però che il ragazzo subisce tanti falli e quindi si voleva proteggere dall’intervento dell’avversario, motivo per cui la ventilata squalifica per simulazione sarebbe esagerata.

Mi spiace non saper attingere a locuzioni o perifrasi più delicate, ma questi c’hanno la faccia come il culo!

Breve accenno alla Lazio, che dimostra in 90’ tutto il suo stato di grazia: vittoria con due gol di… grazia (tanto per non tirar in ballo sempre le solite parti anatomiche) e primato in classifica rafforzato, in attesa di Napoli-Milan di stasera. Non dureranno, certo, ma intanto c’è da tenerne conto e fare sentiti e meritati complimenti.

 

E’ COMPLOTTO

Non passa settimana senza che il calabrese cantilenante non faccia sfoggio delle sue pirlate: ieri, lodando per l’ennesima volta Benitez con l’unico scopo di criticare Mourinho, ci dice che  “lui sì che fa giocare i giovani, mentre l’altro vuole sempre e solo giocatori stra-affermati”. Ovviamente nessuno che gli abbia detto che Santon l’ha lanciato lui, e che il culo che si è fatto con Balotelli è stato riconosciuto in primis dal Bresciano Nero.

Come già segnalato in settimana, apprendo –da Repubblica.it- che siamo in una sorta di “crisi preventiva” perché presto tornerà Milito e quindi si porrà il dubbio di come far giocare Eto’o. E questo è un problema, perché come noto senza i suoi gol saremmo in zona retrocessione. Dall’impasse ci toglie però la sempre valida D’Amico quando ci informa che, grazie alla lodevole iniziativa di Benitez di far giocare i “cciofani”, Milito in sostanza se ne resterà in panchina, con inevitabile “caso” che riluce all’orizzonte.

Insomma, how fo do? (che ci vuoi fare?) come dicono i miei amici in Sierra Leone (a proposito, mandato il messaggino? 45506, il tempo stringe!).

Niente, lasciamoli divertire così…

 

WEST HAM

Ferale sconfitta interna contro il Newcastle. Discreto primo tempo, ripresa da umanoidi acefali. Quando il migliore è Obinna la cosa è grave…

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

SELF EXPLAINING

ROMA-INTER 0-1   Inter vincitrice della Coppa Italia

Chi ha visto la partita può anche non leggere perché ha chiarissimo davanti agli occhi quello che si è palesato: una squadra forte, unita e disposta al sacrificio ha vinto con merito una partita che avrebbe dovuto finire ad inizio secondo tempo (in meno di 7 non si può giocare), contro avversari impegnati in una sorta di jihad anti-interista e che hanno trasformato una buona ora di gioco in una raccapricciante caccia all’uomo.

Qualche flash: pronti via e Burdisso rasoia su Sneijder costringendolo ad uscire. Dentro Mario che farà una buona partita e chiude il pasticciaccio brutto con i tifosi (…till next time…). Alla mezz’ora Cordoba si stira ed entra Samuel, costringendo Matrix a rimanere in campo nonostante un giallo (giusto) causato da una stupida palla persa a metacampo da Thiago Motta.

L’italo brasiliano però si rifà subito dopo, lanciando di prima con l’esterno Milito in campo aperto. El Principe se ne trascina dietro 4 che non riescono a fermarlo e la sabongia si insacca sul palo lontano. Spettacolo puro!

Prima del riposo il buon Rizzoli riesce nell’ordine a: 1) non dare il secondo giallo a Burdisso che da dietro cianghetta Mario, tra l’altro proprio sotto gli occhi inferociti di Mou; 2) non vedere un pugno (non una manata, nemmeno un colpo col braccio, proprio un cazzottone al fianco) da parte della signorina Mexes a Materazzi su corner: questo a casa mia si chiama rigore ed espulsione, mentre dopo svariate incazzature dei nostri guadagniamo un corner e un giallo per l’ossigenato lacrimante.

Nella ripresa entra il Pupone che, tempo pochissimi minuti, dopo essere stato contrastato di spalla (e quindi regolarmente, per una volta anche secondo Rizzoli), rincorre Milito e a palla lontana lo scalcia. Un po’ di trambusto, e poi il solito giallo come a dire “non posso non fare nulla, ma sul “rosso” chiudiamo un occhio… Chissà mai che quello poi mi rimanda affanculo…”.

Chè quello, si sa, è un esempio per i giovani.

Poco dopo Perrotta, che Dio lo stramaledica, riserva lo stesso trattamento mi pare ancora a Dieguito: pestone cattivo a metà campo, con solito epilogo (giallo cordardo di Rizzoli).

Nel frattempo si gioca la ripresa, in cui loro hanno due grosse palle gol, di cui la prima è gentile omaggio di JC (Juan di testa mette incredibilmente alto), mentre nella seconda Vucinic chiude troppo l’interno e spedisce fuori.

Sull’altro versante l’Inter si accontenta di mantenere palla anche per risparmiare le forze, riuscendo in ogni caso a mandare Mario al tiro da ottima posizione: prima il Bresciano cincischia un po’ sullo stop, poi riesce comunque a tirare e la parata non è delle più agevoli.

Ma er mejo der Gabidano doveva ancora arrivare, visto che dopo un fallo sulla loro trequarti, con Thiaghino dolorante a terra, il genio gli va vicino dandogli un calcetto sulla testa (ovviamente non visto).

Da apoteosi invece quando rincorre Mario al limite dell’area sferrandogli un calcione intenzionale e colpendolo in pieno sul polpaccio. A seguire, anche se visto da pochi, concede il bis ri-esibendosi nel calcetto sulla crapa. E’ l’87° e la partita di questo esempio per i giovani finisce con circa 40 minuti di ritardo.

Come giustamente ha detto mio papà: “un esempio per i giovani? Sì, certo: ragazzi, ecco come finire al Beccaria!” (carcere minorile milanese).

Vinciamo quindi, semplicemente perché siamo più forti e perché mica è sempre Natale (vedi 3 pali e due cazzate della difesa nella partita di Campionato).

Vinciamo perché, dopo aver fatto saltare i nervi al Barcellona, abbiamo fatto lo stesso con quelli dei Romanisti, che a dire il vero da sempre sono tra le squadre con un equilibrio psichico peggiore dell’Inter “old style”.

Le vecchie volpi della RAI (Cerqueti e Collovati) non avendo chiaramente potuto esimersi dal condannare la condotta di Totti (ma senza ricordare le varie recidive di questo mezzo campione) ovviamente non si sono fatti mancare di sottolineare la poca signorilità di Materazzi, che nei commenti del dopo-partita ha “ringraziato” Mexes per le attenzioni ricevute nei 90°, e soprattutto per il “regalo” fatto in occasione del gol (Mexes era il principale marcatore di Milito).

Insomma, questi interisti non sanno proprio vincere…

Morale, gli zeru tituli sono scongiurati. Ora avanti così, sperando che la conta dei feriti non sia drammatica: Sneijder sembrava camminare bene, ma per giocare una partita purtroppo non basta.

Vorrei sinceramente soffermarmi solo un altro poco sull’imbarazzante figuraccia fatta dalla Roma e dai cortigiani mediatici tra dichiarazioni del pre-partita (“Vergonatevi per la vittoria contro la Lazio” senza che a nessuno fosse venuto in mente di chiedere conto dello stop di mano der Pupone a Parma), comportamento in campo (forte sulle gambe ragazzi!) e sceneggiate nel finale (invasione di campo di un tifoso che cerca di colpire il Cuchu, poi bloccato da De Rossi, e portato via sottobraccio come se fosse un lontano amico).

E poi ci sono giornalisti che vorrebbero definirsi obiettivi che criticano la tifoseria interista perché ha il dente avvelenato.

In poche parole, ancora una volta, più forti di tutto e tutti. (E pure de Totti!)

Per Diego sono 26 in stagione. ...and still counting!

Per Diego sono 26 in stagione. …and still counting!

AD ABUNDANTIAM

Con un po’ più di calma, mi piace tornare su tutto quello che è stato il contorno della giornata di ieri, con riflessioni che partono da uno stadio catalano, passano per il divano di casa, e via ADSL arrivano nelle aule di tribunale.

Parlando di e del Barcellona, devo dire che il mondo blau-grana mi ha deluso.

Non parlo della squadra, che conosciamo e che –come ho detto più volte quest’anno- resta secondo me la capoclassifica di in un ipotetico campionato globale per club.

Qui volevo solo sottolineare come Laporta e Guardiola non abbiano gestito bene l’approccio alla partita da parte dell’ambiente: se il Barça fosse un’azienda parleremmo in termini entusiastici di “Corporate Social Responsibility,” e proprio quell’alone di “politically correct” che permea il club -UNICEF come sponsor sulla maglia, la Cantera (‘e mammate!) che sforna giovani sempre più bravi, i 100 mila soci sempre allo stadio etc etc- mi ha fatto andar di traverso la sceneggiata delle magliette  e dei proclami da guerrieri feriti manco dovessero andare in guerra.

…paura eh!? direbbe Lucarelli

E se la caserolada è una simpatica caratteristica delle trasferte calcistiche di tutto il mondo, la lentezza con cui la Polizia è intervenuta a sgombrare l’area antistante l’hotel (chiamati alle 23.30, arrivati dopo le 3.00) puzza di marcio tanto quanto il rompere i coglioni a Eto’o per questioni di fisco risalenti al 2005. Una pochezza indicibile.

Il massimo del minimo l’hanno poi raggiunto in campo: la sceneggiata di Busquets è talmente palese da risultare comica (l’occhio che fa capolino tra le mani sul volto non ha prezzo!), mentre vedere il loro portiere farsi 50 metri di campo per fermare Mou che festeggia sotto i suoi tifosi, o gli idranti fatti partire subito dopo in stile bimbo di tre anni “il campo è mio via io via tutti” sono davvero non degne di questo grande club.

Lo dico sinceramente: dopo Inter e West Ham resta la mia squadra favorita, ma ieri il Barça ha pestato una merda dopo l’altra. Dopo di che… cazzacci loro, noi ce ne andiamo a Madrid!

Piccolo inciso sugli arbitri (…chè se non ne parlo per troppo tempo mi vien l’orticaria): ieri, come già ho detto commentando il match, il tizio si è fatto gabbare dalla sceneggiata e ha cacciato Thiaghino, come a dire che le querimonie dell’andata sono subito state recepite e compensate.

Vorrei però sottolineare come, in quella professione che è la lamentela arbitrale, spesso ci si affanna ad elencare possibili rigori o cartellini dati e non dati, dimenticando un’altra criticità importante: i fuorigioco non azzeccati.

E’ una cosa che mi porto dentro fin dai tempi di Baresi (ballava nudo…) con la manina alzata. Del resto, oltre che complottista, sono anche un rancoroso con memoria elefantìaca… Quello era un grande Milan, poco da dire, ma mi chiedo come avremmo chiamato quegli “invincibili” se quella cazzo di manina non avesse indotto arbitri e guardalinee a fermare automaticamente il giUoco , bloccando negli anni decine e decine di attaccanti soli davanti al loro portiere…

E’ la domanda che, pur con un raggio temporale più ristretto, dovrebbero farsi i tifosi romanisti (Cassano fermato domenica) e Catalani (remember Milito a S.Siro sullo 0-0?) prima di gridare allo scandalo.

Ah, e nel caso, chiedessero pure a noi, che in materia di arbitraggi “disinvolti” siamo, nostro malgrado, preparatissimi cultori.

E questo ci porta alle aule di Tribunale: è di ieri la splendida e “salutare” notizia che Moggi, Giraudo e Mazzini sono radiati a vita dal calcio italiano. La sospensione per 5 anni con proposta di radiazione datata estate 2006 non si è quindi –per una volta- trasformata nel temuto biscottone all’italiana, ma ha avuto anzi il merito di ridare un minimo di dignità al Calcio italiano.

Detto questo, il capostazione è ancora talmente potente in questo mondo che potrà comunque piazzare suoi uomini in questa o quella squadra (o perché no, in questa o quella istituzione), ma almeno a livello ufficiale lo Sport italiano dice “io certa gente in casa mia non ce la voglio!

La chiusa vuole commentare le dichiarazioni di due campioni del nostro calcio: un applauso sincero a Totti per i complimenti fatti ieri sera subito dopo la partita (dite tutto quel che volete, ma nessuno lo obbligava a farli ed è giusto riconoscerglielo), e un ceffone virtuale a Del Piero per le dichiarazioni fatte ieri (“Gli anni con Moggi sono stati magnifici” e “Io ho vinto sette scudetti. Dicono cinque ma sono sette. Se me li ridaranno? Non lo so, ma non mi interessa, io ho la mia idea”).

Pur conscio dell’eccentricità del paragone, Del Piero mi ricorda le mogli dei mafiosi e camorristi che gridano contro la Polizia che li arresta e che urlano da invasate spergiurando sulla loro innocenza. E nella fattispecie, Del Piero e Moggi non sono nemmeno parenti!

Come ho detto mille volte, se fossi juventino (Dio me ne scampi) sarei incazzato a morte con Moggi, che mi ha fatto revocare due scudetti che avrei vinto lo stesso, visto lo squadrone che avevo.
Invece no, “lo facevano tutti“, “è colpa di Facchetti” (vergogna!), “sono sempre 29” e compagnia belante.

Quoque tu, Pinturicchio…