DI ROMBI E ALTRE FIGUR(ACC)E GEOMETRICHE

INTER-PALERMO 3-0

Posto che parlare di normalità a proposito dei nostri amati nerazzurri è arduo, possiamo almeno dire che la partita è stata ben giocata, limitando le vaccate a livelli per noi fisiologici.

Non mi illudo di aver trovato in JJ e Ranocchietta una coppia di centrali affidabile, nè di poter rivedere a cadenza settimanale la preziosa animalanza mostrata da Guarin. In tempi di magra, mi contento della convincente prestazioncella e mi crogiuolo nella gioia ormai un po’ impolverata della vittoria.

Checchè ne dica il Mister -giustamente criticato da Boban, come vedremo- non è solo questione di mentalità e atteggiamento. Il fatto è che tre centrocampisti coprono più di due: ecco allora che Medel, Brozovic e Guarin riescono a garantire piede, gamba e testa, proteggendo l’asilo Mariuccia lì dietro e supportando Shaqiri, Palacio e Icardi in avanti.

Immagino che gli incoraggianti risultati faranno insistere il Mancio sulla strada tracciata, chè alla fine il rombo è sempre gradito a tutti noi ometti, come ci ricorda il fine pensatore dei nostri tempi:

Eeehh...

Eeehh…

Lasciando perdere lo Schoperauer del ventunesimo secolo, e tornando a parlar di pallone, assistiamo a un match che, onestamente, poco ha in comune con le ultime esibizioni dei nostri.

Ribadisco il mio appoggio alla tesi portata avanti dal Mancio, sintetizzabile con “abbiam giocato come le altre volte, oggi è andata solo meglio a livello di fortuna“. Questo è il disco che deve metter su anche per dare morale alla squadra. Detto tra noi, però, abbiam tirato in porta più contro il Palermo che nell’ultimo mese: sinceramente 3 gol, due legni e un paio di altre occasionissime non le ricordo da mesi e mesi…

Dietro, tralasciando lo psicodramma di Ranocchia in Coppa Italia, restiamo una palafitta che poggia nel fango: il Capitano e il suo fido scudiero JJ sono due buoni difensori, ma nessuno dei due ha la bravura e/o il carisma per tenere in mano tutto il reparto. Resto convinto che Vidic potrebbe e dovrebbe essere impiegato più spesso (se non sempre), nella -vana- speranza che ai due possa essere trasmessa per osmosi qualche dose di testosterone e fosforo e, se non altro, con la certezza di avere un bagaglio di esperienza che limiterebbe minchiate tipo quella vista nel secondo tempo e finalizzata inopinatamente in curva da Dybala.

Icardi lo vedo sempre più simile a Bobone Vieri, sia nelle movenze che nell’intelletto. Non ho ancora deciso se gridare “E’ COMPLOTTO” quando sento le puntute critiche alla sua scarsa partecipazione alla manovra (chè Inzaghi e Trezeguet bastava che la buttassero dentro e a tutti andava bene così…), ma è innegabile che questo qui abbia talento nel mettere in buca quasi ogni palla che si trovi a passare dalle sue parti.

Se a ciò aggiungiamo un certo interesse del suddetto per l’aspetto gossipparo ed un -forse conseguente- intelletto non raffinatissimo, ecco che le similitudini tra Maurito e il tosco-australiano si fanno evidenti.

Intendiamoci: la cosa per me è solo positiva, chè a me mi frega solo che il centravantone la butti in goal, tutto il resto è bla-bla-bla. Sarò un cuore d’oro, ma io a Bobone ci ho voluto tanto bene per i 100 e passa fischioni fatti in 6 anni, anche se non son serviti a niente, anche se poi è finito tutto a carte bollate, anche se poi è andato al Milan…

Tornando ai nostri, riusciamo addirittura a raggiungere il Milan e a fare capolino nella colonna di sinistra della classifica.

Come diceva il sommo: “squadrone, scudetto!

 

LE ALTRE

La Juve vince come prevedibile contro i cugini, e altrettanto fanno Roma e Napoli. Pari tra Samp e Sassuolo, in attesa di Lazio e Genoa impegnate stasera nel posticipo. Anche Toro e Viola portano a casa i tre punti che li fanno restare nei quartieri alti della classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Cerco di andare con ordine, lasciando la parte più spassosa in fondo.

Parlando di strisce nerazzurre, insisto nel far notare la pervicace attenzione data alla (non) partecipazione al giUoco da parte di Icardi, tanto per chiarire che evidentemente non basta fare un gol ogni ora e mezza giocata, se la tua maglia è quella lì…

La sola cosa che mi fa desistere dallo strapparmi le vesti e gridare all’ennesimo episodio di Prostituzione Intellectuale è un frase detta da Ciro Ferrara, tra l’altro ex allenatore di Icardi: alla domanda fatta dopo un buon quarto d’ora di bombardamento nemmeno troppo chirurgico contro l’argentino e riassumibile con “ma è poi così importante che un centravanti partecipi alla manovra se ogni volta che tocca palla fa gol?“, Ciro ‘a Papà dice che una volta non sarebbe importato niente, ma nel calcio di oggi anche i numeri 9 devono lavorare per la squadra.

Ecco, io a uno che si fa tatuare sul braccio il numero sbagliato di scudetti vinti darei torto per definizione; eppure la cosa mi ha fatto pensare. Non che Superpippa o Trezeguet abbiano smesso di giocare da decenni, ma forse davvero il ruolo è cambiato. Detto questo, come direbbe il sciur Ambroeus sorseggiando un grigioverde di prima mattina, inschì aveghen di problemi!

Per la prima volta sono invece in disaccordo con Boban, che continua a considerare Medel una sorta di roito calcistico, indegno di giocare nell’Inter. Ahimé, caro Zorro, tutto va visto in prospettiva (giuro che non è una battuta contro Galliani!): degni del prestigio e del blasone dell’Inter in rosa ne abbiam proprio pochini… Se invece parliamo di questa Inter, allora a mio parere il cileno ci può stare e anche bene. Lui ritiene il paragone con Gattuso assolutamente improponibile; io continuo a sostenere che il nostro non è inferiore a Ringhio, e che casomai è il resto della mediana a non essere all’altezza dei vari Seedorf, Pirlo e Kakà. Ma di tutto ciò il colpevole non può essere il grintoso trottolino cileno.

Cosa mi tocca dire…

Avendoci girato intorno abbastanza, mi concentro ora sullo scontro tra i due mali assoluti del calcio. Per fortuna, a ‘sto giro, c’è stato dell’altro oltre alla solita stucchevole rivisitazione della “sana e sportivissima rivalità tra i due club che hanno scritto la storia degli ultimi decenni del calcio italiano“.

Oltre a notare il consueto assordante silenzio sulle malefatte combinate da queste due associazioni (a delinquere?) sportive, con coppe e scudetti arraffati come se non ci fosse un domani, questa volta assistiamo a un godibilissimo teatrino messo su da Milanello Bianco. Galliani, che mai è stato Dottore ma che così viene ossequiosamente chiamato da tutti in quel mondo fatato, con la sua geniale e provocatoria uscita, fa scaturire dubbi anche sul Diploma da Geometra, dimostrando di non conoscere l’elementare principio della prospettiva:

Esiste il "licenziamento per eccessiva figura di merda"?

Esiste il “licenziamento per eccessiva figura di merda”?

I meme in rete sono troppo spassosi perchè sia io a perculare questa esecranda figura del calcio italiano: dico solo che il succitato biasimevole figuro mi ha costretto ad essere d’accordo con la Juve e la sua puntuta replica.

Non che in settimana i diversamente milanesi si siano distinti in Fair Play e maturità. Dopo l’ennesima figuraccia del suo settore giovanile, eliminato dal girone del Torneo di Viareggio con due sconfitte nelle prime due partite, ecco Filippo Galli (tu quoque … sei una brava persona, perchè ti presti a queste sceneggiate?) ammonire il globo terraqueo del concreto rischio di non vedere più il Milan partecipare a questo Torneo, perchè (cito testulamente) …Non possiamo venire a giocare su questi terreni. Per noi che proponiamo gioco è assurdo, ma credo anche per il movimento giovanile calcistico italiano. Se vogliamo fare settore giovanile è impossibile farlo qui, dove abbiamo affrontato una squadra che giocava sulla palla lunga e basta. Se vogliamo davvero bene al nostro calcio e parlo della tutela delle squadre che devono avere quando propongono gioco…”.

In sintesi: loro non possono perdere perchè loro “propongono gioco“. Se avesse detto “giUoco” sarebbe stato perfetto.

Vittime del Sacchismo, unti dal Signore…

Corti-umili-intensi and proud of it!

 

WEST HAM

Ad Upton Park arriva il Manchester United e gli teniamo testa sfiorando il colpaccio: finisce 1-1 con pareggio loro al 92′ con tiro della disperazione. Peccato!

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni. Spogliatoio spaccato. Crisi Inter. Dov'è la Società?

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni.
Spogliatoio spaccato.
Crisi Inter.
Dov’è la Società?

PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

NEMA PROBLEMA

INTER-GENOA 3-1

Possiamo dire la miglior prestazione della stagione?

Temo di sì, vista anche le concorrenza non agguerritissima. Il Mancio inizia a disegnare la squadra come piace a lui, addirittura piazzando Guarin accanto a Medel nei due di centrocampo, e snocciolando tre trisillabi alle spalle di Icardi (Po-dol-ski, Her-na-nes e Pa-la-cio).

Dietro, la strana coppia Vidic-Andreolli (capitano di giornata), fa una buona partita, in culo a tutti i fan del club “Vidic-è-un-pacco”.

Per una volta partiamo forte noi, e Maurito ha subito una golosissima occasione che spreca chiamando Perin alla parata a terra, dopo altro passaggio illuminante di Guarin dopo quello di Torino (l’aggettivo, for once, non è per nulla sarcastico).

Al Guaro, anche oggi tra i migliori, non la perdono in ogni caso: sta facendo, in ruoli diversi, quel che il Chino Recoba ha fatto per anni. Quando -quasi- tutti si erano convinti della sua inutilità, piazzava il gol del 3-0, inutile quanto spettacolare, e dava un altro minuto di gas al pentolone di una brodaglia troppo saporita e altamente indigesta.

Vi annoierò alla prima occasione sulla mia personale visione del Calciomercato, colombiano compreso, ma per me il concetto è quello.

Tornando alla partita, i nostri insistono col pressing alto, facendo solo una mezza cagata dietro, dove per fortuna Antonelli non approfitta del solo errore della nostra difesa nel primo tempo.

Il gol è lì in zona, e lo segna poco dopo il Trenza dopo una splendida giocata di Medel. Genny-Savastano-Inti-Illimano pesca con un cucchiaio Icardi sul dischetto in area, roba che se la fa Pirlo la stampa eiacula tre giorni. La girata dell’argentino è difficile e inevitabilmente centrale, ma Perin non riesce ad allontanare la boccia, che galleggia dalle sue parti prima che sia il piattone destro di Palacio a dire “basta così, è gol“.

Raggiunto il vantaggio i nostri non si fermano, ma continuano nel pressing (solo un poco meno intenso) ed arrivano al raddoppio con Icardi su corner (quindi non vale, penserebbe Galliani). In realtà, ascolto incredulo Gasperini lamentarsi per una “netta trattenuta” del nostro su Burdisso con conseguente gol da annullare, e sogghigno tra me pensando a quanto il rancore possa obnubilare la vista: caro Gasperini, ormai due volte all’anno tiri fuori il fazzoletto rimembrando di quanto tu ti sia pentito di aver accettato la scellerata offerta dell’Inter.

Sta’ tranquillo: la cosa è assolutamente reciproca!

La ripresa, dopo 10 minuti di nulla, vede il Genoa iniziare a farsi pericoloso, casualmente in concomitanza con l’uscita della loro unica punta, Matri.

Prima Lestienne colpisce una splendida traversa di sinistro, e poco dopo Handanovic è per una volta perfettibile allorquando imita il collega Perin non respingendo bene un tiro di Costa (invero molliccio) e regalando a Izzo l’immancabile Primo Gol in Serie A contro l’Inter.

Mancano meno di dieci minuti, ma trattandosi di Inter sappiamo che c’è da preoccuparsi eccome. Per fortuna ci pensa Vidic, che sale su corner, difende palla sullo sviluppo dell’azione e ne conquista un secondo, andando a risistemarsi a centro area. La palla buona arriva, e la deviazione di testa mette la partita in salvo. 3 a 1e tutti a casa felici e contenti.

LE ALTRE

Tornando a discorsi già accennati nelle ultime settimane, il lato positivo (se ce n’è uno) di avere davanti a te una decina di squadre è che, se vinci -hai detto niente- senz’altro recuperi punti su qualcuno. Nell’ultimo giro ne recuperiamo quindi tre su Genoa, Palermo e Napoli e due su Sassuolo, Udinese, Lazio e Milan.

Andando solo un attimo nei dettagli, ho visto a spizzichi e bocconi sia il Derby di Roma che Napoli-Juve, ed ho trovato involontariamente comico il commento di Vialli nel dopopartita. So che il 2-1 di Caceres è stato analizzato e censurato più o meno unanimemente nell’immediato dopo-gara, ma le mie caste orecchie hanno dovuto sentire la seguente frase provenire dall’ex bianconero:

“E comunque, gol in fuorigioco a parte, la Juve questa sera non ha rubato nulla”

Questa fa già abbastanza ridere così.

E’ COMPLOTTO

Tanti sassolini da togliersi, con tanto di conclusione confuciana.

1) Tapiro al Mancio in settimana. La stessa settimana in cui la squadra di Sua Emittenza perde in casa col Sassuolo, in cui Cerci, arrivato come ennesimo prossimo Pallone d’Oro, col suo Toro fa 95 min in panchina a vedere i nuovi compagni presi a pallate.

In compenso Muntari la prende bene dopo il cambio.

E poi hanno pareggiato su calcio d’angolo…

Del resto stiamo sempre parlando di Staffelli, quello che diede la maglia rossonera al Balotelli nerazzurro dicendogli “venga al Milan”. Quando un verbo vuol dire tutto…

2) In settimana Montella non manca di fare i complimenti ai nostri acquisti, chiedendosi però retoricamente quali siano le regole del Fair Play Finanziario. Evidentemente troppo difficile per lui capire che i due arrivi sono -al momento- prestiti pressocchè gratuiti (600.000 € per Podolski, zero per Shaqiri ma obbligo di riscatto a Luglio).

MI rifaccio al discorso di all-in pokeristico, per riprendere la azzeccata simililtudine fatta da Marco Belinazzo sul suo blog: l’Inter rischia il tutto per tutto, e se non sarà nella prossima Champions League saranno cazzi amari. Fin lì però non aggrava la sua situazione debitoria, ingaggi a parte.

3) Alle serve non par vero potersi masturbare con un “caso” Inter e difatti Osvaldo, in tribuna per scelta tecnico-punitiva, viene inquadrato due volte in tutto il match: la prima mentre sbadiglia, la seconda quando sorride imbarazzato dopo il gol del “nemico” Icardi: quando si dice il caso…

4) Ancor più succulento il dopo partita, che vede un Pistocchi (ma è ancora in giro!? L’avevo lasciato perculato magistralmente a cadenza settimanale da Raimondo Vianello ai tempi di Pressing) addirittura incredulo e scandalizzato del fatto che Vidic non giochi titolare. Ovvio: tutti a gridare al “pacco” preso dall’Inter, poi questo entra, fa una bella partita, segna un gol e all’Inter son tutti cretini perchè ci hanno il fenomeno e non lo fanno giuocare.

5) Contemporaneamente, Mauro-calabrese-cantilenante su Sky non si tiene e vuole a tutti i costi insultare Eto’o: legittima la sua preferenza per Okaka per l’attacco della Samp, stantìo, fazioso e parziale come solo lui sa essere quando dice “questo baciava la maglia dell’Inter e poi è andato in Russia a guadagnare un sacco di soldi“.

Ovviamente primo e unico caso nella storia del calcio, chè nessuno ha mai baciato la maglia per poi cambiarla poco dopo, nessuno si presenta dicendo di essere tifoso della nuova squadra fin da bambino, e tutti i grandi sono andati via dal nostro campionato solo per motivi familiari (vero Kakà?) e mai per guadagnare di più.

6) Tornando ai canali che non guardo, apprendo di un altro mediaservo (Nando Sanvito) parlare della partita e sunteggiare che “nonostante la vittoria, c’erano alcuni musi lunghi a San Siro”.

7) Per finire, non posso che rimandare alle più che condivisibili dichiarazioni di Sabine Bertagna che, su una testata che si professa orgogliosamente faziosa, parziale e tifosa, riesce ad essere molto più obiettiva di gentaglia che dovrebbe fare dell’imparzialità il proprio mestiere.

Di seguito la conclusione confuciana di cui sopra: basta azzeccare un paio di partite e il circo ricomincia.

paura eh

 

WEST HAM

L’alta quota evidentemente non ci fa bene, visto che la concentrazione pare essere rimasta a casa: la trasferta gallese con lo Swansea ci fa perdere altri due punti, ed una più che possibile vittoria ci sfugge tra le mani…

Poco male, ma i sogni di gloria diventano sempre più sfumati.

Fortune’s always hiding…

Palacio unido jamàs sera vencido

Palacio unido jamàs sera vencido

IGNORANZA CONTAGIOSA

INTER-LAZIO 2-2

Ovvero: di minus habens non ne abbiamo mai abbastanza. Data ormai per irrecuperabile la vacua presenza cerebrale di Guarin -il genio applaude addirittura i tifosi che lo fischiano al momento del cambio- noto preoccupato il propagarsi della minchionaggine sulla fascia sinistra (Nagatiello + Dodò è una combinazione mortale) e pure oltre la corsia laterale.

E cosa c’è oltre la linea del fuori? La panchina! Ecco. Diobono, Mancio, pure tu! Che cazzo di formazione hai messo giù?!

Come opportunamente titolava oggi la Gazza, ecco tornata la Pazza Inter, rentrée di cui sinceramente non sentivo la mancanza, se per “pazzia” si intende la capacità di complicarsi la vita, di non imparare dalle lezioni passate e di non far tesoro di quelle 4 qualità che questa squadraccia possiede.

Ecco quindi che la stantìa riproposizione del rombo di centrocampo dev’essere parsa banale e scontata per il tecnico al cachemere, pronto invece a stupire tutti con l’accoppiata di cui sopra sulla fascia mancina, che garantiva tracce di fosforo in campo paragonabili a quelle della piccola particella dell’acqua Lete.

Ovvio che non becchiamo il primo gol dopo 70 secondi per colpa dell’assetto dei nostri, ma i successivi 43 minuti mostrano che -quantomeno- l’esperimento va riprovato solo se e allorquando i meccanismi saranno un pocolino più oliati, ammesso e non concesso che qualcuno abbia mai avuto chiaro cosa i due suddetti avrebbero dovuto fare ieri sera.

Vabbuò, il Mancio fa ammenda tanto pubblica quanto implicita, cambiando il brasilianino riccioluto un minuto prima dell’intervallo, inserendo in sua vece il cagnaccio Medel. Tutt’altro che un fuoriclasse, s’intende, ma per lo meno a metacampo recuperiamo qualche palla e gli altri sanno di risulta come muoversi.

Nella curiosa e non richiesta alternanza tra mezzore della minchia e quarti d’ora mariani, ecco che la ripresa vede i nostri prendere sempre più campo, complice una Lazio sempre più raccogliticcia a speculare sulla splendida doppietta di Felipe Anderson (siamo arrivati tardi per il Primo Gol in Serie A, ma abbiamo rimediato concedendogli la prima doppietta e serata di gloria alla Scala del Calcio).

Di occasioni non ne piovono in quantità, e serve il colpo del campione per riaprire la partita: Kovacic la tocca piano e spara la uédra al volo dal limite su respinta della difesa laziale. Riesco a sentire il singulto animale di Scarpini urlare “riaperta! e adesso gliene facciamo altri 3!!”, anche se la sto guardando con il commento “normale” di Sky.

Mancini compie la sua redenzione togliendo lo scellerato Guarin e mettendo il suo rimpiazzo (il giovane e talentuoso Bonazzoli) nelle condizioni ambientali migliori per esprimersi: l’Eritreo Cazzulati del primoanelloarancio, vera coscienza critica dell’essere nerazzurro, può infatti pascersi nella demagogìa dell “l’è giuin, l’è italian, lè neanca un terun…“, dispostissimo a perdonare errori di inesperienza -in realtà assenti!- pur di non vedere più il colombiano incartarsi tra sgroppate inconcludenti, passaggi marmorei e movimenti a forma ottusangola.

Superata abbondantemente la zona Tafazzi (l’assioma dice “dopo il ventottesimo ormai è tardi“) è proprio Bonazzoli a essere gentilmente esortato dal Mancio ad incaricarsi di battere la punizia ai 25 metri. Già sono contento della cosa, perchè l’alternativa sarebbe avrebbe avuto la forma del piattone loffio del Kuz; per di più l’interno sinistro del bagai pesca bene D’Ambrosio che la vuole capocciare in porta, prendendola invece un po’ sghemba e facendola carambolare lemme-lemme sull’altro palo: Palacio decide che l’occasione è troppo grossa per non essere sfruttata e fa 2-2.

Rimarrebbero 10 minuti per far prendere qualche migliaio di infarti a noi tifosi ormai non più abituati a reazioni simili o anche molto simili, e per la gioia delle nostre coronarie finisce così, non senza aver -per una volta- benedetto il fuorigioco fischiato a Icardi, che altrimenti avrebbe meritato la lapidazione in Piazzale Axum per la indegna ciabattata a 8 metri dalla porta.

Aspetterò che le mie idee siano ancor più confuse del solito per azzardare un primo bilancio dell’ennesimo anno zero della rifondazione nerazzurra, e mi limito perciò a fare i conticini da bravo bambino che sta imparando le tabelline.

LE ALTRE

La cosa buona di avere una manciata di squadre davanti a te, che sono discrete ma nulla più, è che settimanalmente qualcuna perde punti: questo a dire che, per citare una frase fatta, basta fare due o tre vittorie di fila (cosa che non ci riesce da tipo tre anni…) per accorciare sensibilimente. Ciononostante, mi pare che due settimane fa fossimo a -9 dal terzo posto, distante ora “solo” 6 lunghezze. Fine delle buone notizie.

Rimaniamo infatti i poco invidiati capoclassifica della colonna di destra, con squadroni tipo Palermo e Udinese a mostrarci le chiappe e con gentaglia concittadina a sculare l’ennesima partita, dandomi l’ennesima conferma dell’assoluta inutilità degli arbitri di porta:

Il merda è quello in maglia blu:

"Attack!"

“Attack!”

eh ma era difficile… eh ma era impallato… stocazzo.

Per il resto, ribadisco quanto detto poco sopra, citando un altro sfortunato tecnico nerazzurro di un paio di stagioni fa (Ranieri): “lassù ce stanno a aspetta’!“.

Se poi anche noi ci diamo una mossa…

E’ COMPLOTTO

E’ da venerdì che voglio scrivere il pezzo solo per questo (sono un bimbo dell’asilo, lo riconosco):

s'alza soave il coro elegiaco "mettila-mettila-mettila nel c--- la bacchetta mettila nel c---"

S’alza soave il coro elegiaco: “mettila-mettila-mettila nel c— la bacchetta mettila nel c—“

Siamo al paradosso per cui sono i giornalisti a fare i regali e non a riceverli… E ovviamente, guarda caso, il regalo è per l’allenatore dei Meravigliuosi, Pipponostro, la bresaolaconl’insalata, il grande guru che gioca in contropiede ma non si può dire se no a Silvio gli viene una sincope, chè noi giuochiamo per lo spettacolo, per l’amore e per il Dottogalliani.

Di solito, in occasioni di feste o di rompete le righe, sono le Società a offrire un modesto e morigerato brindisi ai giornalisti presenti. Qui no, i pennivendoli, sentendosi evidentemente in debito, hanno deciso di fare i simpaticoni.

Disgustomatico.

Guardando ai cazzacci nostri, faccio solo presente che se una genialata come quella formazione iniziale l’avesse fatta il Miste’, sarebbe stato impalato alla panchina e arso vivo a cottura lenta da spettatori, giornalisti e tifosi, a scelta nell’ordine. Ma il Mancio appartiene all’élite dei “difficilmente criticabili” (con qualche merito in più del collega cittadino, me lo si permetta) e quindi si pone l’accento sulla capacità di accorgersi dell’errore (dopo un tempo intero, non proprio al volo…) e sull’umiltà nel fare marcia indietro.

Bene così, per carità, però l’onestà intellettuale è merce sempre più rara a tutte le latitudini.

 

WEST HAM

Qui il sogno continua, e ci apprestiamo al pudding con christmas crackers scintillanti nel nostro vestito da 4° posto, lasciandoci dietro gentaglia tipo Arsenal e Liverpool e ad un solo punto dal Manchester Utd. Vero che Boxing Day ci riserverà la poco agevole trasferta a Stamford Bridge, ma le bolle volano sempre più in alto.

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare...

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare…

“‘NON MI DIVERTO PUNTO”

MILAN-INTER 1-1

Per uno che non può urlare nè lasciarsi andare ai soliti improperi (ho tolto le tonsille a 41 anni, non ridete), la dotta citazione è un atto dovuto, e per una volta Lucianino non c’entra.

E’ un Derby gattopardesco: molto diverso da quel che ci si poteva aspettare prima del ribaltone in panchina, ma che tutto sommato conferma le grandi difficoltà di entrambe le milanesi.

Ora racconterò come ho visto la partita, poi quella che già vedo essere la vulgata mediatica.

Mancio ripropone prevedibilmente (e giustamente) la linea a 4 dietro, pur escludendo Vidic dai titolari: è coraggioso a mettere Nagatomo e Dodò come terzini, stante la loro limitata affidabilità difensiva. Il Nippico e’ peraltro il mio “best in show“, continuo e ficcante là sulla destra, al punto dal farmi gridare sottovoce (sono un uomo ossimorico) “ma dategliela che è l’unico che va!“. Dodò come al solito piglia tante di quelle botte che metà ne bastano, tra cui un bel laccio californiano da Muntari, che ai tempi interisti gli sarebbe costata l’espulsione seduta stante (qui nemmeno fallo, mi pare).

A centrocampo il Kuz gioca -devo dire bene- da volante con Guarin e Obi come interni. Il Guaro lo conosciamo, e dà la miglior dimostrazione di se stesso quando, a metà primo tempo, sradica tre volte la palla dai piedi avversari, sbagliando poi tre passaggi al compagno. Per me è irrecuperabile e prima ce ne accorgiamo meglio è; il Mancio però ne vede il potenziale (così come tutti gli allenatori all’inizio del loro rapporto col colombiano) e lo sceglie convinto tra gli 11 titolari.

C’è da dire che, per far giocare lui, non stai tenendo fuori Gerrard o Stankovic, quindi la scelta ci può stare.

Quel che sinceramente non ho capito è la disposizione di attacco. Mettere Palacio e soprattutto Kovacic larghi sulle fasce vuol dire in buona sostanza non dare alcun supporto a Icardi, non un genio tattico già di suo. Sinceramente ero contento di sapere che le intenzioni della vigilia davano i due argentini davanti con il giovane croato dietro di loro, a ricreare il terminale offensivo di quel 4-3-1-2 tanto prevedibile quanto per me solido.

In realtà, quel che in versione glamour e audace viene spacciato per 4-3-3 diventa molto più spesso un 4-5-1 che, pur non concendendo quasi nulla agli avversari, altrettanto poco crea.

Icardi ha un’occasione colossale propiziata dal leggendario genio tattico di Muntari, che pensa bene di mettere la palletta orizzontale e lenta per il compagno: Maurito intercetta e parte dritto verso la porta, ma la scelta del tocco di esterno destro a spiazzare il portiere è vanificato dalla prodezza di Diego Lopez che para col piede di richiamo.

Errore sanguinolento.

Dopo un tiro di Guarin bello quanto velleitario, alla prima discesa del Milan segna Ménez: l’azione parte da un errore di Obi (che vado avanti a maledire -sempre sottovoce- nei 30 secondi successivi al suo errore), passa per un bella combinazione di El Shaarawi che si porta a spasso Ranocchia e JJ e arriva sul piattone destro del francese, aperto col goniometro a battere un incolpevole Handanovic.

Dopo le madonne del caso, ho piena contezza del mio autismo nerazzurro vedendo le evidenti similitudini tra questo gol e quello del Becca nella stessa porta una trentacinquina di anni fa. La solerte redazione di Sky ci arriverà 10 minuti dopo, ma non sono sicuro che il mio sia un pregio….

Il gol arriva come una mazzata, e il tanto -o poco- fatto vedere fin lì si squaglia come neve al sole.

Non che l’intervallo cambi chissà cosa nell’inerzia della partita. Loro, mediocri quanto noi, anche se “sono più squadra, giocano meglio, e poi Pippo è sempre Pippo” non riescono a metterci sotto, complice anche un Torres in versione… Torres!

Ai nostri ovviamente un po’ di culo mai nella vita, come constato tra l’affranto e il rassegnato nel vedere prima il Kuz, poi Kovacic e infine Icardi sbagliare il batti e ribatti in piena area rossonera.

Inevitabile la chiosa esistenzialista: se non abbiam segnato qui, stasera becchiamo…

Invece accade l’imponderabile, con la difesa rossonera a rinviare pagando i giusti diritti d’autore a Capitan Maldini (chè non è che quelli bravi di una volta in quanto tali non sbagliassero mai…) e Leroy Johnson Obi pronto a piazzare il diagonale velenoso a fil di palo. Quasi primo gol in serie A per lui, chè la prima volta a referto era stata una fortunata autorete.

Mi picchio da solo coi pugni sulle gambe, non potendo esultare altrimenti, e prevedo due lividi sul quadricipite a infarcire la schiera di contusi post-derby.

Trovato in qualche modo il pari, il Mancio azzarda Hernanes proprio al posto di Obi. Il brasiliano ha subito l’occasione per poter tirare, ma preferisce il filtrante in mezzo all’area ovviamente destinato a sole maglie rossonere.

Il Milan, al contrario dei nostri, non subisce il colpo, e con El Shaarawi pareggia il conto di occasionissime buttate al vento (nel caso di specie: sulla traversa a portiere battuto).

I nostri hanno un ultimo sussulto con una bella percussione di Nagatomo e Guarin sulla destra, col Guaro a piazzar boccia a centroarea dove Icardi arriva in girata a scheggiare l’incrocio.

L’occasione di Poli all’ultimo secondo, che Galliani e Inzaghi si sogneranno per settimane, va a pareggiare il groviglio descritto poco fa e “risolto” da Icardi contro l’omino delle bibite, ma fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto alla nostra sfiga corrisponda il loro culo.

Nella circostanza: noi dopo un corner portiamo tre nostri giocatori a tirare verso la porta avversaria (male, nessuno discute questo).

Loro: una serie di rimpalli, sui quali Superpippa ha costruito buona parte delle sue fortune, porta Poli a tirare una fetecchia che, senza la deviazione del nostro difensore, sarebbe finita dalle parti del calcio d’angolo. Invece, polpaccio di Ranocchia e palla che ballonzola fuori facendomi perdere altri tre anni di vita.

Morale: pari giusto, anche sorvolando su un arbitraggio non scandaloso ma di certo non favorevole (Mexes e Muntari, rendete grazie ai rispettivi Dei…) e, come tale, accolto tra sollievo e madonne da ambo le parti, anche se non per tutti è così.

E’ COMPLOTTO

Infatti l’eco unanime, forse -ma dico forse- perchè le due occasioni del Milan sono quelle rimaste più impresse nella mente, è che nella mediocrità generale il Milan sia più squadra, abbia un gioco migliore, mentre stringi-stringi all’Inter è andata bene.

E’ in casi come questi che si vede tutta la malafede inconsapevole di certa gente: non lo fanno nemmeno più apposta, ormai vanno per luoghi comuni acquisiti (e maledetti!): Milan-grande-squadra, Inter-contropiede-e-colpi-dei-singoli (quindi Crisi!).

Poi fa niente che l’Inter lavori col nuovo allenatore da una settimana e gli altri con Inzaghi da sei mesi, e che loro abbiano impostato tutta la partita proprio su quel contropiede -per me più che legittimo- che invece a strisce diverse viene guardato con ribrezzo.

La manfrina continua anche senza Mazzarri: Milan e Inter fanno cagare entrambe, ma l’Inter un po’ di più, e poi l’ambiente-Inter è una centrifuga.

Sentire Porrà chiedere conto di questa leggenda a un Chivu opinionista debuttante e per indole non portato allo sfanculamento mi ha dato la millesima conferma di questo (lo chiedesse a Materazzi, se ne ha le palle..).

Io sono paranoico, ma a mo’ di battuta l’avrei buttata lì:

Prova tu a tentare di vincere ogni anno e a vederti scudetti e giocatori scippati di mano quando ormai era fatta, e forse qualche dubbio esistenziale viene anche a te!

Invece niente. Oramai è una roba cronica, devono essere le pareti di Appiano ad esserne intrise: lo spogliatoio dell’Inter è una polveriera, che ci siano Altobelli, Zenga, Ruben Sosa, Zanetti, Ronaldo, Simeone, Materazzi, Vieri, Eto’o, Cambiasso.

Sempre spaccato. Sempre crisi.

Le confortanti certezze di una vita.

Merde.

LE ALTRE

Il Napoli celebrato come terza forza del Campionato ci ripensa e si fa ripigliare due volte dal Cagliari, pareggiando in casa 3-3. Con le vittorie di Juve e Roma, gli azzurri ritornano nel girone dantesco nel quale addirittura il Genoa rischia di essere il (meritato) capolista dei paria.

Samp e Udinese pareggiano, vince la Viola a Verona e perde la Lazio contro i gobbi.

Morale: Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show!

WEST HAM

Dolorosa trasferta a Liverpool contro l’Everton: al Goodison Park si perde 2-1 e il Man Utd nel frattempo ci sorpassa. Ce ne faremo una ragione…

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.  Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato...

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.
Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato…

CONIGLI MANNARI

INTER-VERONA 2-2

Siamo nelle mani (o meglio nei piedi) di Kuzmanovic.

Detto questo, detto tutto.

Come sapete, il serbo non è esattamente nelle mie simpatie, ma non ho problemi ad ammettere che, della manciata di deambulanti visti sotto la torrenziale pioggia meneghina, il Kuz è stato tra i meno peggio, dando geometrie e (udite-udite) movimenti senza palla in più di un’occasione. Il ragazzo ha intelligenza calcistica superiore a quella di buona parte dei suoi compagni di squadra.

Ad onor del vero, la cosa, più che essere un complimento a lui, è un rimprovero agli altri. Ma tant’è…

Peccato che la fine capoccia calcistica sia montata su gambe da bradipo e piedi non proprio raffinatissimi.

Riconosciuti al soggetto in questione i legittimi meriti, resta poco altro di cui godere; pareggiamo una partita nella quale pigliamo l’ennesimo gol in apertura (dopo averlo già rischiato poco prima, courtesy of Juan Jesus e pezza messa da Vidic), e che riusciamo a raddrizzare anche abbastanza presto: il cross di Ranocchia -nota ala tornante di caratura mondiale- pare lungo, ma Palacio è esemplare nella sponda a centroarea dove Icardi gira in gol col piattone sinistro.

Il demente ha poi l’idea geniale di zittire il pubblico, tanto per mettere un po’ di pepe al culo a gente che andrebbe solo ringraziata per lo sbattimento che si fa ad andare a San Siro per assistere a simili spettacoli.

Idioti quando fischiano Mazzarri a prescindere, esecrandi quando lo colpiscono ripetutamente col laser, esempi lampanti e viventi di quel Tafazzismo da cui facciamo fatica a guarire. Ma da qui a sfancularli perchè ti fischiano se dopo 10 minuti sei sotto in casa col Verona ce ne passa.

Ad ogni modo, il resto del primo tempo va avanti con il 75% di possesso palla per i nostri, per una volta nemmeno troppo sterile. Loro ci manca poco che si appendano alle traverse per quanto sono “bassi”; noi collezioniamo un bel palo del Kuz, una decina di cross tra Dodò e (soprattutto) il rientrante Nagatiello, qualche capocciata velenosa sui calciodangoli (cit.)

L’inizio della ripresa ci è favorevole, con la coppia di attaccanti a lavorare ancora d’intesa: Palacio -in crescita- scivola sulla destra e mette il tiro-cross rasoterra che Icardi tocca quasi sulla linea, vanificando l’intervento in scivolata di Rafa Marquez.

Siamo a quel punto nell’inusuale condizione di vantaggio, ed evidentemente non sappiamo che farcene, visto che dopo pochi minuti Medel ha il geniale istinto di parare una girata tutt’altro che pericolosa di Juanito Gomez. Rocchi per una volta l’azzecca (per quanto io nel dubbio l’abbia maledetto più volte prima di vedere il replay) e fischia il rigore, che Handanovic para quasi senza mia sorpresa, chè il ragazzo in questo è veramente il migliore che abbia mai visto.

La partita però inevitabilmente cambia, con i nostri a soffrire l’inferiorità numerica e la lingua a penzoloni conseguente alla frasferta transalpina di giovedì. Auspico e smadonno sperando nel 3-1 su un rimpallo o uno dei succitati calciodangoli, e quando vedo Vidic staccare imperioso a metà della ripresa salto sul divano convinto che sia fatta.

Invece è fuori. Invece la piglieremo inder posto.

Tutto è fin troppo chiaro quando vedo i dentoni di Nico Lopez e Saviola pronti a entrare per gli ultimi 10 minuti.

Al Verona, fantasia zero: dopo aver scoperto che hanno due difensori omonimi (un Rafa Marquez messicano, un Rafa Marques brasiliano) constato che i due attaccanti subentranti hanno lo stesso soprannome: El Conejo (e guardando le foto si capisce il perchè).

nico lopezsaviola

 

 

 

 

 

Vuoi che due tizi che entrano, che hanno lo stesso soprannome, e che hanno il primo effetto di farmi venire in mente il perito industriale Carletti di fantozziana memoria (“detto il leprotto per una malformazione congenita al labbro superiore“, non ci facciano lo scherzetto?

find the differences

find the differences

E infatti, detto fatto: tacco geniale dell’ex Barcellona e sinistro cazzuto sul primo palo per il giovane argentino.

Gol preso all’89’, e tutto sommato è giusto così, chè avremmo potuto vincere solo per pura insipienza altrui.

Ora le “solite” due settimane di pausa per le nazionali, da passare recitando rosarioni collettivi in vista del Derby di domenica 23 e sperando nella resurrezione di qualche (ex?) buon giocatore…

 

LE ALTRE

L’occasione era -l’ennesima- assai ghiotta per recuperare due o tre punti su Milan, Samp, Genoa, Lazio e Fiorentina. E invece, rimaniamo diligenti in nona posizione, senza nemmeno quelle “interessanti prospettive per il futuro” che già troppe volte negli ultimi tempi ci hanno beffato sul più bello.

Il Parma, nostro giustiziere solo qualche giorno fa, torna ad essere se stesso beccandone 7 dalla Juve, mentre la Roma si limita a tre contro il Toro. Colpaccio del Napoli che sbanca Firenze scalando al terzo posto in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi ha messo più tristezza è stato il commento pressochè unanime dopo il tristissimo pareggio strappato col St Etienne in settimana. Esattamente come si fa con gli impediti, è stato tutto un coro di “beh dài, bravini, non avete perso, il primo tempo avete anche segnato“.

Mancava solo il pat-pat sulla crapa tipo Benny Hill.

Non che ad altre latitudini si stia meglio ma, come noto a molti, c’è una parte di Milano dove il sole splende sempre. E poi Pippo è tanto un bravo ragazzo e mangia sempre la bresaola con l’insalata per rimanere in forma.

Deludente Porrà quando si atteggia a Emilio Fede dei tempi andati, fingendo volutamente di non ricordare il nome di Bolingbroke, il nuovo CEO dell’Inter, e attuando quel perculamento ormai di dominio pubblico che è financo stantìo rintuzzare, ma che merita, almeno qui, qualche picconata esaustiva:

1) Moratti o non Moratti, quel modo di gestire una squadra di calcio è finito per sempre: non è più concesso buttar soldi ai quattro venti, rispondendo “tanto son soldi miei“. Alla UEFA non frega nulla, semplicemente lo vieta a tutti. A maggior ragione a chi ha 100 milioni di perdita di bilancio.

Mi sta bene che il tifoso medio(cre) non lo capisca. Di contro, chi fa il giornalista sportivo di mestiere ed agisce in buona fede (ragionando per assurdo, s’intende), dovrebbe avere la decenza di ricordarlo. Invece è tutto un rimpiangere il Presidente Simpatttico e la sua (non) gestione, che in massima parte ci ha portato alle odierne tristezze.

2) Vero che il marketing e il brand non fanno gol ma, purtroppo, è solo da quello e da qualche cessione azzeccata che puoi raggranellare i soldi necessari a comprare gente forte. Non mi pare così difficile da capire, a patto di non voler non capire.

3) Mazzarri recita malaussènamente lo scomodo ruolo del capro espiatorio, ma è in realtà il tecnico “giusto” per questa Inter: triste, sconsolato e appena decente. Detto che nemmeno Mourinho potrebbe fare molto di più (Oh no, cos’ho detto! Gesù mio, misericordia, perdonami), non è saggio cambiare allenatore “tanto per“. Ma vallo a spiegare alle prostitute intellettuali…

 

WEST HAM

Pareggio casalingo apparentemente insipido contro l’Aston Villa, che ci consente però di re-staccare l’Arsenal (sconfitto) e di mantenere l’insperata quarta piazza.

 

Che cos'è il genio?

Che cos’è il genio?

IN CULO ALLA PASTINA

INTER-NAPOLI 2-2

C’è un cervellotico sillogismo che spiega il titolo.

In casa mia, da sempre, non so quanto scientemente, domenica sera + sconfitta dell’Inter vuol dire pastina in brodo per cena.

La solfa nasce nella mia infanzia, con il piccolo “me” a lamentarsi della cosa: come se non bastasse la tragedia del weekend ormai andato, dei compiti non fatti con interrogazione alle porte, della sconfitta nerazzurra ancora sullo stomaco, ecco l’odiata brodaglia a sancire l’ìnsipienza del momento.

Poi arrivarono la peitivù, i posticipi serali, con tanto di “frittatone di cipolle e familiare di Peroni gelata” davanti alla tele.

Pina: stacca il telefono!!

Pina: stacca il telefono!!

Ecco, ieri sera ho volutamente proposto un’autogufata preventiva, rinunciando alla pizza speckezola di Rocco Pasquale e chiedendo alla mugliera un corroborante piatto di tempestine con acqua e dado. Questo per dire la fiducia che riponevo nei nostri, visto anche l’allineamento dei pianeti a premiare che non lo merita (i cugini) e beffare chi solo pochi giorni fa pareva uno squadrone (Viola).

Una volta sorbito il consommé, raggiungevo il divano come fa il condannato col patibolo, e invece…

Minchia, il primo tempo sembravamo una squadra di calcio! Gente che sa cosa fare con la palla, addirittura un possesso per un volta ragionato, comprensivo di tiri in porta e un palo di Hernanes. Napoli non pervenuto, e vantaggio nerazzurro che sarebbe stato più che meritato.

Obi è riciclato come laterale destro e nei primi 20 minuti fa un figurone, mantenendo la media oltre la sufficienza per tutta l’ora passata in campo. Hernanes e Kovacic per una volta giocano bene insieme e non in alternativa uno all’altro, e Palacio fa capire quanto sia importante avere una punta che non aspetta la boccia (vero Icardi?) ma si fa in quattro per andarsela a pigliare.

Quasi troppo bello per essere vero, e infatti nella ripresa la musica cambia: senza fare chissachè, il Napoli inizia a giocare e noi rinculiamo sempre più. Insigne pareggia il conto dei pali e fino alla mezzora della ripresa l’equilibrio non si spezza.

Tanto per chiarire: meglio (e di molto) noi nel primo tempo che loro nel secondo. Per quel che vale.

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri invece decidono che, più o meno, il 6 nell’interrogazione (o il 18 all’esame, fate voi) ormai è acquisito. La premiata ditta Ranocchia-Dodò decide quindi di regalare dapprima una stupidissima rimessa laterale al Napoli, e poi di difendere secondo il noto schema cazzodicane nell’azione successiva. Il colpo di testa di Vidic può non essere risolutivo ma, manuale alla mano, spizza la palla prolungandone la traiettoria. Se il riccioluto Dodò fosse stato vicino a Callejon, invece di andare a saltare (forse per contrastare il compagno?), ecco che lo spagnolo brillantinato avrebbe avuto quantomeno un avversario tra sè e i 7 metri di porta. Viceversa, il diagonale batte un incolpevole Handanovic.

La pastina si ripresenta come i peperoni e mi dico “visto che la perdiamo?“, domanda retorica ancor più motivata dall’ingresso in campo dell maltollerato Guarin.

Il colombiano decide però di darmi torto, e al primo pallone toccato pareggia sugli sviluppi di uno dei tanti calciodangoli (cit.) battuti dai nostri.

Manca una decina di minuti, e mi trovo negli scomodi panni dello Scarpini ottimista, arrivando a pensare “vuoi vedere che con un po’ di culo la vinciamo?“.

Mancopocazz’, dicono a Fuorigrotta. E infatti Lopez, anonimo fino a quel momento, azzecca il passaggio vellutato a voragine e Callejon (brillantina a parte, gran giocatore) pesca il sinistro al volo che si insacca sul secondo palo. Gol splendido esteticamente, Handanovic forse abbagliato da cotanta bellezza e un pocolino statico nella circostanza…

Cristi, Santi e Madonne fanno a cazzotti per uscire per primi dalla mia bocca ma, nemmeno il tempo di mettersi d’accordo, è un rantolo soffocato quello che prorompe dalla mia ugola. Il cross di Dodò è battuto in maniera piacevolmente normale (teso a centro area), e Hernanes spicca il volo per la testata del 2-2, ancor più spettacolare della capriola d’ordinanza fatta subito dopo.

Morale, se avevo poche speranze prima del match, se ne avevo ancor meno dopo il primo gol preso, a partita finita mi scopro più felice di quanto saggezza suggerirebbe, chè alla fin della fiera galleggiamo a metà classifica e ci vediamo superati da canidi e suini in quantità.

Nel primo tempo potevamo vincerla, ma alla fin fine abbiamo seriamente rischiato di perderla. Jovanotti direbbe che “i miei difetti sono tutti intatti“: la concentrazione va e viene; gli errori, prima ancora che tecnici, sono di inescusabile deconcentrazione, ma questo purtroppo è storia vecchia e arcinota. Non mi ero ovviamente illuso che il buon primo tempo avesse spazzato via la nostra attitudine naif al calcio e alla vita, e infatti puntualmente le castronerie sono tornate a fare capolino alle nostre latitudini.

Concordo con Ausilio e Hernanes: il nostro campionato deve iniziare adesso, senza troppo guardare la classifica, chè alcuni di quelli che stanno là sopra col tempo rientreranno nei ranghi (Samp e Udinese to name the few). Starà a noi dare continuità al buono fatto vedere.

Mi rendo conto che i non-interisti mi accuseranno di veder la mia squadra più bella di quel che è, ma in realtà è proprio il conoscerne i limiti ed i difetti che mi fa essere positivamente sorpreso dall’ultima prestazione.

Il difficile, come al solito, viene adesso. C’è da confermare i miglioramenti e -sperabilmente- vincere qualche partita. Così, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

LE ALTRE

Come detto, vincono tutti o quasi, in un pessimo mix di vittorie-di-culo (Milan), pareggi-di-sfiga (Samp) e sconfitte-di-merda (Fiorentina).

Il sabato ci aveva proposto la prevedibile vittoria della Roma sul Chievo e l’insperato e godibilissimo pareggio gobbo a Sassuolo. Ricordo per i vecchi smemorati che “a farne 7 al Sassuolo son buoni tutti“.

 

E’ COMPLOTTO

Ce l’ho col fato e con la sorte stavolta, e mi riallaccio al trittico di partite elencate poche righe sopra. Dovere morale e tifo accanito mi impongono di diffidare dalle lodi sperticate al Milan di Superpippo che fa 3 gol con due tiri in porta e un autorete tanto clamorosa quanto decisiva nello sbloccare il risultato. Sorvolo per umana pietà sull’inconsistenza della fase difensiva scaligera in occasione dei due gol di Honda e indugio volentieri sulla mezza dozzina di paratone fatte da Abbiati a risultato acquisito. Ma è tutto inutile: “Bravo Superpippo, dài che prendi la Juve del cattivone Allegri, miglior attacco del campionato, ti vogliamo tanto bene“. E’ addirittura lui a smorzare gli entusiasmi, ricordando per un attimo una fase difensiva da migliorare (eufemismo), prima di poter tornare al solito refrain del “meglio rischiare un po’ di più dietro ma attaccare e fare spettacolo“.

Tocca citare il vecchio Trap, come vedremo invece censurabilissimo in settimana, quando chiosava con la massima “se mi voglio divertire vado al circo, io voglio vincere!“.

Il nostro dopopartita vede tutti (o quasi) gli esperti di Sky a minimizzare sulla qualità del giUoco espresso dalle due squadre, forse perchè il primo tempo i nostri l’han fatto in maniera più che accettabile. Ma si sa: il riflesso pavloviano impedisce alla stampa italiana di mettere insieme le parole “Inter” e “bel giuoco” nella stessa frase.

Un esempio? Benitez, bollato fin dai tempi di Liverpool come catenacciaro speculatore (ovviamente con ancor più acredine nella parentesi interista), dal confronto con Mazzarri esce inopinatamente come quello dei due che preferisce un gioco più manovrato, “non certo un contropiedista, insomma“.

Come al solito, l’onestà intellettuale dipende dal colore della maglietta (XXL in questo caso).

Dato del patetico allo Zio Bergomi e al telecronista Riccardo Gentile quando ci ricordano che “in campo ci sono solo 2 italiani” e che l’Inter ha il record di stranieri schierati nella stessa partita (ve lo scrivo in maiuscolo, così magari capite meglio NON ME NE IMPORTA UNA BEATA FAVA!), applausi a scena aperta all’inarrivabile Zorro Boban, quando giustamente -a mio parere- puntualizza che l’errore sul primo gol non è tanto di Vidic quanto di Dodò, e quando tributa i giusti complimenti a Kovacic e Hernanes per la partita fatta.

Zorro a parte, vedo una corsa di tutti a tirar la croce addosso a Vidic che, sostanzialmente, è un pacco. Per carità, se va bene a voi, buona camicia a tutti, e se non altro, meglio “sparare” su un campione come lui che su qualche giovane inesperto. Detto ciò, definire quello di ieri come un erroraccio è quantomeno eccessivo, mentre aggiungere che sul 2-0 è lui a tenere in gioco Callejon (commento del 4.5 in pagella sul Corriere) è un falso ideologico: il nostro è in effetti il difensore più arretrato, ma l’avversario è ampiamente dietro un altro paio di interisti.

Mauro, Porrà e compagnia non hanno mancato di far presente a Ausilio che un centrocampo degno di tale nome non può avere uno come Medel davanti alla difesa, là dove servirebbe un Pirlo. Non uno (nemmeno il nostro Direttore) che abbia ricordato che perfino Pirlo ha giocato per 10 anni con il cagnaccio Gattuso di fianco, proprio per permettergli di fare il suo gioco. Senza contare che Medel picchia di meno e ha piede migliore di Ringhio, che però è simpatico guascone ed eroe per definizione.

Chiudo la corposa parentesi mediatica con il disgusto per quanto letto in settimana dalle colonne sempre meno rosee e sempre più marroncine della Gazza a proposito dell’ennesimo Juve-Roma da ufficio inchieste.

L’intervista a Morgan De Sanctis, oltre che sacrosanta nei contenuti (per me) è ovviamente legittima, ma in questa precisa occasione il direttore Andrea Monti si sente in dovere di puntualizzare: aldilà del titolo finto-assolutorio, (“Intervista a De Sanctis: perchè era giusto farla e pubblicarla“) il solerte Direttore avverte fortissima l’urgenza di far presente a lettori e azionisti che quelle del giallorosso sono solo idee sue, in alcun modo condivise dal giornale. E infatti, nei giorni seguenti, la stessa Gazzetta richiama alle armi una bella fetta di juventinità anni ’80 (quoque tu, Trap!), tutti a spergiurare l’innocenza della Gobba, allora come adesso.

Mancava solo che dicessero che il 25 Dicembre arriva un signore vestito di rosso a portare regali ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 

WEST HAM

Granitica vittoria per 3-1 contro il Burnley e incredibile 4° posto. Momentaneo, provvisorio, fuorviante… quel che volete, ma intanto siamo 4°!

learning to fly

learning to fly

BOCCA MIA TACI

FIORENTINA-INTER 3-0

Dio santo, che chiavica!

Ne pigliamo 3, potevano essere tranquillamente il doppio. Dopo 20′ siam già sotto di due. Ennesimo dubbio amletico del “con noi tutti fenomeni” o “noi sempre coglioni“. Probabilmente è questo dilemma a paralizzare le gambe di tutti i nostri, perchè è inquietante dover dire che il migliore sia D’Ambrosio.

La forma fisica è da gerontocomio, quella mentale da neurodeliri. Per la tattica, lassa perde…

Pur mancando dai gradoni di San Siro ormai da un paio d’anni, sento risuonare distintamente il mantra del mio vicino di posto negli anni ’90: “non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo“.

Vero che il primo anello verde era (e probabilmente è ancora) abitato da una peculiare razza sub-umana capace di sfanculare settimanalmente l’allora portiere interista (Pagliuca) al grido “mandatelo a casa! datemi Vitor Baia!!“.

Vero che la stessa accozzaglia di craniolesi incolpava a prescindere il Bergomi calciatore-e-capitano anche quando non giocava.

Vero che dopo un quasi-autogol di Winter in un Inter-Lazio, la stessa accozzaglia chiosava sconsolata: “questo è quel che succede ad avere Gigi Simoni in panchina“.

Eppure, anche l’orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.

Non c’è ali.     Non c’è schemi.     Non c’è un cazzo.

As simple as that.

Se Mazzarri voleva mettermi alla prova, alla luce del mio (a questo punto azzardatissimo) endorsement di poche ore fa, devo dire che ci si è messo d’impegno! La coerenza vacilla, ma continuo a ritenere il Mister uno dei problemi e non il (facile) solo responsabile di tuttastammerda.

Anzi: se proprio devo pescare un aspetto positivo nel succitato guano calcistico, noto una costante presenza della società (Ausilio nella fattispecie) a non lasciar solo l’allenatore, come troppo spesso ho visto fare nel corso della precedente gestione.

La pausa casca a fagiuolo, si dice in questi casi: sarà… Visti i soliti esodi transoceanici della dozzina di nazionali che incredibilmente ancora popolano la nostra rosa, le due settimane saranno buone per cambiare aria, sparigliare le carte, fare quel “spegni-e-riaccendi” che è il caposaldo di ogni intervento su qualsiasi tipo di hardware. Che poi in questo periodo qualcuno degli acciaccati o mal-deambulanti possa essere oggetto di un “richiamino” fisico-atletico è più di un auspicio: Palacio è in uno stato di forma non degna della sua storia, ma sono tanti a trascinarsi per il campo.

Ma, ammesso e non concesso che Pondrelli si riveli il “mago” che dicono essere, resta l’aspetto tattico e mentale da mettere a posto. Ieri sera, difesa a tre o difesa a quattro son parse esattamente identiche nel non contrastare anche il più blando degli attacchi Viola (il gol del 3-0 è emblematico). Temo che per Mazzarri il tempo degli esperimenti sia finito, e che debba prendere decisioni definitive su uomini e modulo.

In questo momento siamo troppo scarichi per farci belli e pensare di poter cambiare modulo in corsa. Visto che il comun denominatore delle ultime uscite è “facciamo cagare”, si scelga una formazione e un modulo di riferimento, e si batta su quel chiodo finchè la lezioncina tattica non è stata mandata a memoria.

Sempre che detta lezioncina esista.

Altrimenti, metti in campo gli 11 che corrono di più e digli “fate il cazzo che volete“.

LE ALTRE

Quando la tua squadra pesta giù un partitone così, ha anche poco senso guardare in casa d’altri. Per quel che conta la classifica oggi, siamo decimi, e nelle ultime due partite abbiamo perso 6 punti sul Napoli e 4 su Milan e Fiorentina. Detto ciò, puramente a livello numerico, sono tutti ancora a “distanza di sicurezza” (e dopo 6 giornate ci mancherebbe altro!). In altre parole, non è l’aritmetica a condannarci alla bocciatura, son tutte le altre materie!

E’ COMPLOTTO 

Pur avendo cose più tragicomiche a cui pensare, non posso non dedicare qualche riga all’ennesima grande prestazione di Gianluca Rocchi, once more Rocchi Horror Picture Show. E’ ormai stantìo ripetere le considerazioni fatte tante altre volte sul soggetto in questione, perfetta metonimia del settore arbitrale italiano.

Dare quel secondo rigore, dopo aver cannato così ignobilmente il primo (che oltre ad essere fuori area non è nemmeno fallo di mano) è la palese dimostrazione di malafede del personaggio. Così come il segnalinee Preti nello splendido Juve-Inter di Novembre 2012, anche in questo caso un arbitro in buona fede sorvola sul secondo episodio dubbio, fischiando punizione dal limite.

Evidentemente la buona fede, pronamente data per scontata da tutti (“ci mancherebbe altro“, come se quel che è successo nemmeno 10 anni fa fosse roba mai esistita), si è presa un giorno di ferie.

Non entro nel merito del terzo gol che, in attesa dell’interpretazione autentica del regolamento attuativo della nuova norma sul fuorigioco, per ora dà l’ennesima dimostrazione dellìinutilità degli assistenti di porta.

Le parole del Pupone nel dopo-gara sono di una chiarezza cristallina, a dispetto dell’eloquio non esattamente accademico, ma-come dire-: non è necessario avere 4 lauree per vedere quel che è sotto gli occhi di tutti:

Ottima soprattutto la chiusa a zittire il calabrese cantilenante, che fa la finta vergine e chiede “che c’è di sbagliato nel rigore di Pogba?“.

Chiudo parlando d’altro: doveroso l’omaggio a Ibra fatto dal Corriere in occasione del suo 33° compleanno.  Grande campione Zlatanasso, alla fin fine rimpianto da tutte le squadre che l’hanno avuto a libro paga: carissimo, ma -come dire- li vale tutti.

Ciò premesso, mi piace ricordare che in Italia il ragazzo ha vinto quattro scudetti, di cui tre (di fila) con i colori nerazzurri. E’ strano che, delle immagini “italiane” della foto gallery, solo tre lo ritraggano in maglia nerazzurra, oltretutto con una delle tre a immortalarlo mentre zittisce i suoi tifosi (tra cui mio padre!) che lo fischiavano per quella che pareva esere una giornata di scarsa vena.  Tre foto in maglia nerazzurra, cinque in maglia rossonera e quattro in maglia gobba.

E’ sottile, ma è complotto.

Grande campione Zlatanasso, si diceva, forse non a caso nato tra fine Settembre ed Ottobre, periodo prolificissimo per la genìa nobile dell’arte pedatoria.

Tralasciando il sottoscritto, ecco un breve elenco di “discreti” giocatori nati in questo periodo aureo. Tra i campioni del passato: Bearzot, Bobby Charlton, Didì & Pelé,  Garrincha, Liedholm & Nordahl, Jashin, Sivori. Si passa poi al meglio degli anni ’80 con Maradona, Falcao, Paolorossi (rigorosamente tuttoattaccato), Tardelli, e si arriva più o meno ai giorni nostri con Van Basten, Ronaldo (quello vero), Ince (non rompete le balle, è il MIO fuoriclasse), Sheva, Weah, Totti, Ibra e Rooney.

Sono in buona compagnia, insomma. 😉

WEST HAM

Quantomeno si fa festa nell’East End londinese, dove gli Hammers regolano 2-0 il QPR. Siamo settimi, l’Inter decima.

Vedete voi…

Meno male che dovevano entrare in campo con "gli occhi della tigre". Miao.

Meno male che dovevano entrare in campo con “gli occhi della tigre”.
Miao.

LISCIO COME L’OLIO (PER UNA VOLTA)

INTER-ATALANTA 2-0

Incredibile ma vero, vinciamo una partita che per altre squadre sarebbe parsa come “normale”.

Nulla lo è a queste latitudini, e lo sappiamo. Di conseguenza, la partita con risultato all’inglese è altresì figlia di un rigore sbagliato, due pali colpiti, un paio di altre occasionissime e una punizione assai generosa da cui nasce il raddoppio.

MI trovo quasi a rammaricarmi del fatto che l’arbitraggio -per una volta- non sia stato “distratto” nei nostri confronti, vista l’impudenza della classe arbitrale nel mandare ancora Gervasoni sul luogo del delitto e contro lo stesso avversario a un paio d’anni di distanza dal fattaccio (go to min. 2.15 for the very best). Il Gerva lascia picchiare gli atalantini senza intervenire troppo, e Icardi si prende la “vecchietta” che lo costringe a uscire prima della mezzora. Benalouane, autore del fallo, non è ovviamente ammonito.

Guarda caso, è proprio lui ad abbattere Ranocchia in area di rigore in maniera talmente plateale da non poter esimere l’arbitro dal fischiare il penalty. Giallo nell’occasione, e non serve un esperto di matematica quantistica per capire che il franco-tunisino avrebbe anche potuto finir lì la sua partita.

Ora si apre la questione rigori: posto che negli ultimi 2 campionati, più queste prime 4 partite, ce ne hanno fischiati solo 3 a favore, noi abbiamo deciso di attuare una sorta di sciopero bianco, sbagliando il terzo rigore consecutivo. Palacio non sembra in gran spolvero, e forse per quello non tiene la palla bassa: il tiro è sì angolato a sufficienza, ma la boccia a mezza altezza non obbliga il portiere alla sdraianza che probabilmente avrebbe richiesto quella frazione di secondo in più, sufficiente a far passare la boccia stessa.

Amen. Non solo non ci regalano niente; nemmeno noi siamo generosi con noi stessi…

L’uscita di Icardi, a conti fatti, diventa quel che in inglese si definisce blessing in disguise, chè al suo posto entra Osvaldo a capitalizzare al meglio il cross a centro area di Guarin. La semirovesciata al volo è nel repertorio del Gionnidepp de noantri, e l’1-0 è cosa fatta.

L’intervallo mi vede protagonista di domande esistenziali tipo spot del bancomat, e mi chiedo quanto durerà questa parvenza di manovra organizzata, posto che tutte le partite fin qui giocate dai nostri hanno visto la spina staccarsi inesorabilmente per almeno mezzora a volta.

MIglioriamo la media ma di poco, chè dopo il bel tiro di Palacio (che batte il portiere ma sbatte sul palo) sostanzialmente cominciamo a giocare secondo l’oliato schema del “buttiamola avanti e caghiamoci sotto”. Non che l’Atalanta faccia chissà che, forse per l’assenza del satanasso Denis, rimpiazzato dall’inoffensivo Bianchi, ma lo sguardo perso dei nostri e un Handanovic a farfalle su un paio di corner sono bastati per far progredire il mio già avanzato incanutimento.

Quando Palacio, stremato, esce per far posto a M’Vila, penso che ci aspetterà un quarto d’ora di interisti appesi alle traverse a difendere il vantaggio minimo. In realtà sono piacevolmente smentito. Il francese neo-entrato draga palloni davanti alla difesa al posto di Medel, sguinzagliando lo splendido cagnaccio cileno 30 metri più avanti, alle calcagna di Cigarini, e come d’incanto torniamo a gestire il gioco senza altri patemi.

Che poi la punizia dal limite su Osvaldo sia assai generosa non ci piove. Se non altro è l’occasione per far fare un figurone a Hernanes che spara la punizia all’incrocio con capriola incorporata e chiude i conti a 4 più recupero ancora da giocare.

Che il gol sia di buon auspicio per il Profeta, che il Professor Scoglio avrebbe definito “giocatore superiore” e che per me rimane un campione, pur in un periodo di forma assai migliorabile. Una mediana con lui, Kovacic e Medel (splendidi anche ieri) è la migliore novità dell’Inter di quest’anno. Più di Vidic in difesa, più di Osvaldo in attacco.

Si doveva vincere e si è vinto. Siamo quindi terzi, seppur in coabitazione con Samp e Verona. Domenica Cagliari e settimana prossima a Firenze.

Adenante!

LE ALTRE

Il Grande Milan sostanzialmente vince 2-0 a Empoli, anche se inspiegabilmente il risultato viene omologato come pareggio. La partita, seguita ovviamente con intento gufante ma comunque in maniera più distaccata rispetto a quella dell’Inter, mi ha -forse definitivamente- chiarito una domanda esistenziale, e cioè: perchè squadrette delle minchia (l’Empoli nel caso del Milan, la miriade di piccole che  puntualmente ci ciucciano punti nel nostro caso) fanno la partita della vita contro di te, e contro gli altri si squagliano come neve al sole?

Lo fanno apposta e quindi E’ Complotto? Oppure siamo noi che facciamo cagare?

Temo che la risposta sia la seconda che ho detto. L’Empoli del primo tempo (non dei primi 25 minuti, cari tutti, del primo tempo) sembrava il Real Madrid, scambi velocissimi, corsa rapida e intelligente, palle inattive sfruttate a dovere. Milan: non pervenuto, se si esclude il bel gol di Torres.

Che poi i cugini, col solito deretano, l’abbiano ripigliata e potessero addirittura vincerla fa parte della sacrosanta ingiustizia del calcio, ma onestà intellettuale (hai detto cotica!) imporrebbe serie riflessioni sulla pochezza della fase difensiva milanista. Paradossalmente è proprio Inzaghi a dire che “le grandi squadre non soffrono così“, pur annegato nella melassa del “che cuore! che rimonta!“, con la stampa intera a fare il coro.

Ma andiamo con ordine: Juve e Roma continuano il loro percorso netto, con la Juve a beneficiare di un rigore disgustoso nel suo complesso: il difensore salta a meno di due metri dal bianconero che tira (quindi già assai vicino); la palla è deviata dalla punta del piede del cesenate prima di incocciare sulla mano, ovviamente scomposta visto che il difensore sta saltando. L’arbitro è lì davanti e, ineccepibilmente, fischia il rigore.

Non cambia niente: la Juve giocava in casa col Cesena, ha vinto 3-0 e non sono così annebbiato da ricondurre la vittoria a quel rigore regalato. Ma è proprio vero che, tanto per non sbagliare, meglio sbagliare dalla parte giusta.

Napoli e Fiorentina procedono invece con l’andamento lento, infilando altri due pareggi che le vedono staccarsi ulteriormente da quel terzo posto che è obiettivo comune.

Mors tua, vita mea, verrebbe da dire, ma so’ssignore quindi qui lo dico e qui lo nego!

E’ COMPLOTTO

Siamo nell’ambito del processo alle intenzioni ma, come detto in apertura, la designazione di Gervasoni suona proprio come gesto di sprezzo del settore arbitrale nei confronti dei nostri. Ottimo stavolta Fabio Monti sul Corriere che, censurando la designazione del Gerva, contemporaneamente sbeffeggia l’atteggiamento nerazzurro nei confronti della classe arbitrale. Come a dire: se questi sono i risultati…

Non avendo orgogliosamente Mediaset Premium, non posso assistere dal vivo all’intervista del Misteh, che in sostanza sfancula i portatori della tesi per cui la vittoria è rubata (fallo non da rigore perchè avvenuto a gioco fermo, spinta di Osvaldo sull’1-0, punizione inesistente): Mazzarri cita forse involontariamente il Mancio dicendo “fateli vedere tutti gli episodi!” e per la prima volta pare palesare l’essenza dell’interismo “contro tutto e tutti”.

Piacevole sorpresa. Meglio tardi che mai.

Golazo

Golazo

TROVATE LE DIFFERENZE

INTER-SASSUOLO 7-0

Settebello.
Come l’anno scorso.
Sette sifulotti nel deretano oramai alquanto spanatiello dell’amatissimo Squinzi che, visti i precedenti, almeno dovrebbe imparare a tacere…

Superfluo addentrarsi nei meandri di una disamina tènnica, tanta e tale è stata l’anomalia della partita. Posso solo gongolare per una squadra che dà l’impressione di sapere quel che sta facendo, e che ha finalmente diverse alternative per arrivare al tiro: non solo le fasce arrembanti all’insegna del casino organizzato, ma anche, udite-udite, fraseggi rasoterra a metacampo e triangolazioni ficcanti sulla trequarti avversaria.

Il giUoco, insomma, pur sempre con la “g” minuscola, chè Mazzarri è solo un contropiedista e l’Inter è cinica per definizione.

Icardi è un satanasso e Osvaldo fa il massimo col minimo sforzo. Incoraggianti i progressi del croato decollizzato, gol compreso, mentre Hernanes può senz’altro crescere ancora.

il puttanificio di attacco è reso possibile grazie alla gentile (si fa per dire) collaborazione del pitbull Medel, una versione tarchiatella di Genny Savastano ma per il momento ancora a piede libero.

Il cileno è già idolo per quel che mi riguarda, e mostra anche un piede alquanto educato in fase di prima impostazione. Quando nei mesi scorsi, in vista del doloroso e poi effettivo addio al Cuchu, auspicavo un rimpiazzo all’altezza (un po’ meno cervello, un po’ più gamba) avevo in mente proprio uno come lui, pur ignorandone l’esistenza fino al recente Mondiale brasiliano.

Ora, torniamo al titolo della sbrodola: 7 pere gliele avevamo date anche l’anno scorso, ai piastrellisti emiliani. Questo per stare schisci e non farci venire strane idee. Ribadisco per l’ennesima volta che, con questi ragazzi, i ragionamenti che paiono di buon senso van presi con le pinze. Sarebbe infatti fallace e quantomai esiziale pensare che all’ottimo undici messo in campo ieri vada semplicemente aggiunto il potenziale di Palacio, l’esperienza di Vidic e un paio di validi ricambi in mezzo (M’Vila e Jonathan).

Assai più saggio ed aderente alla realtà affiancare -se non sostituire- il ragionamento di cui sopra con la consapevolezza del volubile equilibrio psicofisico dei nostri, del resto testimoniato anche dal titolo della simpatica canzonetta che è tornata a risuonare sugli spalti del Meazza.

Non è sempre domenica, non sarà sempre Sassuolo.

Questa la prima certezza da cui ripartire.

Non sempre riusciremo a sbloccare il risultato dopo 3 minuti (elemento troppo spesso mancato l’anno scorso, alla lunga causa della quindicina di musate contro le difese avversarie con conseguenti pareggi insulsi); non sempre il piede dei nostri attaccanti sarà così educato; non sempre i difensori potranno giocare “con la sigaretta in bocca” (copyright il Drago Stankovic).

Diciamo che questa è stata la partita che ha detto quale può essere il nostro massimo e, visti i tempi ed i precedenti, non è affatto male.

 

LE ALTRE

Roma e Juve vincono senza convincere particolarmente e, facendo ciò, si dimostrano le più serie (o meglio: le uniche) candidate al titolo. Dietro, il Napoli incappa nella solita giornataccia contro il Chievo: l’interista Bardi para un rigore a Higuain e Maxi Lopez piazza la palla in buca beffando Benitez & co.

Il Milan a Parma fa la partita dei pazzi, vincendo grazie a un ottimo primo tempo e ad una ripresa piena di errori, equamente divisi tra propri difensori, avversari e arbitri. Ma è ovviamente calcio-spettacolo, Inzaghi è un maestro (soprattutto di tuffi, con Ménez e Bonaventura ottimi allievi nel numero della biscia impazzita) e gli obbrobri difensivi sono solo trascurabile fastidio di fronte a cotanta bellezza.

Evviva l’Ammore.

 

E’ COMPLOTTO

Nella settimana in cui giovani dell’Inter regalano successi a varie latitudini (vedi riassunto delle ultime puntate qui) al calabrese cantilenante non par vero di poter puntualizzare che Icardi sarà anche stato il giovane migliore della giornata di Campionato, “però non è italiano“.

Del resto, parlando di giovani, i 3 gol di Maurito e la maiuscola prestazione di Kovacic non valgono nulla, nemmeno se messe insieme al già citato rigore parato da Bardi, al recente Memorial Scirea vinto guarda-caso dai nostri Giovanissimi ed alla Primavera nella quale Puscas e Bonazzoli fanno a gara a chi segna di più.

Per il resto, ammetto di non aver assistito ai commenti del dopo partita dei nostri. Mi sono invece armato di insulina per compensare gli attacchi iperglicemici riservati ai Meravigliuosi. Davvero poco tollerabile (quantomeno alle mie latitudini) l’unisono plauso a Inzaghi, che in due partite ottiene i due rigori ormai previsti per prassi consolidata, oltre a una dose di culo quasi pari a quella avuta durante la sua carriera, e solo per poco non annullata da un atteggiamento difensivo a dir poco naif, con gran finale a base di siparietto comico con infortunio (reale?) incorporato.

Ma qualsiasi tentativo di analisi seria (Zorro Boban a parte, eccelso e obiettivo come sempre) viene azzerato dai peana della squadra che adesso è lanciatissima verso il terzo posto che vale la Champions, con tanto di simpatico siparietto di Ménez raggiunto al telefono dal PresidenteBerlusconi, pron(t)amente riferito dalla velina Alciato.

Strano non abbiano fatto sentire questo: a me ha divertito decisamente di più.

 

WEST HAM

In attesa del Monday night in trasferta contro l’Hull City del simpatico Ince Jr, amatissimo nell’East End quasi quanto il padre

 

Stai senza pensieri...

Stai senza pensieri…