OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

VIZIO OVVIO O VIZIO OCCULTO

CROTONE-INTER 2-1

La prendo larga.

Nel mio mestiere, la qualità del prodotto fornito si misura con la sua rispondenza ad alcune specifiche imposte per legge o concordate col cliente.

Io che produco e vendo, e tu che compri, dobbiamo analizzare il prodotto per verificarne la compliance (una delle parole magiche del binsisss) ed escluderne potenziali vizi.

E qui arriviamo al punto: questi vizi possono essere di due tipi: quelli più probabili – obvious in gergo- che si è obbligati ad andare a cercare, e quelli per così dire nascosti –hidden in gergo- la cui esistenza è assai più remota ma che sono comunque oggetto di reclamo una volta che dovessero essere scoperti.

Ecco, è da ieri alle cinque che mi trastullo i quattro neuroni rimasti cercando di capire se la minchionaggine di cui soffrono i miei eroi in braghette faccia parte del primo o del secondo gruppo di vizi.

E’ da una parte più che probabile, praticamente certo che i nostri pesteranno la merda nel momento meno opportuno, e ciononostante è sempre difficile prevederne il quando fin nei dettagli.

Io, per dire, sui deficit psichici dei nerazzurri potrei tenere lezioni universitarie, e quindi mi era bastato vedere i calabresi vincere a Chievo per sentir puzza di bruciato.

Questi domenica fanno la partita della vita: matematico. Cazzo, se lo capisco io, ci arriveranno anche loro, che oltretutto hanno lo scempio con la Samp da farsi perdonare.

Oeh! Come no… Sarà stata la maglia stile gazzosa, ma il primo tempo dei nostri è il peggiore della stagione, con i padroni di casa a furoreggiare manco fossero il Real Madrid. Noi agnellini impauriti peggio di quelli salvati da Zio Silvio, Falcinelli che pare Butragueno e giornata di gloria per tutta la gente di Crotone.

Al solito non ci dice nemmeno culo, visto che il rigore è più fantozziano che netto, visto che Icardi viene quasi stuprato in area (ma se ne vedono tante…) e visto che Eder, nella sola occasione degna di tale nome, colpisce il palo interno.

Ma mai come stavolta la fortuna ha ragione a non farsi vedere dalle nostre parti.

Onestamente guardo avanti e penso alla sfilza di giocatori che, come ogni anno, già a inizio primavera vengono associati ai nostri colori, unica squadra l’Inter a godere di un calciomercato dedicato e aperto 12 mesi l’anno.

Ebbene, se scorro i nomi vedo Manolas, De Vrji, Rudiger, Berardi, Verratti, Bernardeschi… Tutti bravi, qualcuno bravissimo, ma nessuno che abbia quelle palle quadre che a questa squadra mancano come a un tossico in scimmia da metadone.

Se guardo indietro negli anni vedo gente “seria” a sostenere i compagni quando le cose si mettono male. Penso agli argentini, sì proprio quel clan del asado tante volte vituperato perchè non italiano (visto che bellammerda invece con D’Ambrosio, Eder e Candreva in campo??), erano il motore e il collante di quella squadra, e chi per mille motivi pensava di essere più importante del gruppo veniva gestito (Sneijder, talvolta lo stesso Eto’o) o messo in condizioni di non nuocere (Balotelli).

Qui si fa a gara a additare l’indegno di turno (ieri scelta amplissima), ma è difficilissimo trovare anche solo uno (dove di solito ne servirebbero tre o quattro) che risponda ai requisiti “morali” di cui vado cianciando.

Quindi, tanto per sparar nomi a caso e prescindendo da ruolo e utilità tattica, a noi serve gentaglia come Nainggolan, come Strootman, come Ibra se vogliamo ragionare per assurdo. Gente che sappia tirare due cristoni e caricarsi la squadra sulle spalle. Gente che dica “oh, siamo l’Inter, non esiste cagarsi sotto col Crotone!“. Lo Zio Bergomi ricorda sempre di quando Matthaeus arrivava in spogliatoio alla domenica e diceva “oggi si vince“, e -cazzo- si vinceva, di riffa o di raffa, ma si vinceva.

LE ALTRE

Ovviamente vincono tutte o quasi, visti i pareggi di Atalanta e Fiorentina, che ad ogni modo mettono un ulteriore punto tra noi e loro. Siamo settimi, e in tre giornate abbiamo buttato via quanto di buono costruito in un quadrimestre.

Bravi minchioni, tutti, da Pioli all’ultimo dei panchinari.

La sensazione è che il Mister abbia comprensibilmente puntato molto se non tutto sulla tensione nervosa, sul miraggio del terzo posto finchè è stato a portata di mano. Il pareggio di Torino, a un certo punto, ha rotto il giocattolo. Pur assai meno catastrofico dell’ormai famoso Inter-Lazio di Gennaio 2016, con Felipe Melo a fare harakiri e l’Inter tutta ad andargli dietro, il pareggio contro Belotti & soci ha certificato l’addio all’utopia Champions League, e la bolla è scoppiata.

Eccolo quindi, il vizio occulto o ovvio (fate vobis), ecco i nostri eroi tornare i bimbi capricciosi che alla prima difficoltà frignano, prendono il pallone e dicono “non gioco più”. Senza nemmeno qualcuno che gli dia un sonoro ceffone e li rimandi subito in campo a cercare di rimediare al troiaio che hanno combinato.

E’ COMPLOTTO

Anzi, in teoria uno o due ci sarebbero. FozzaInda fa quel che può essere fatto in questi casi senza cadere nel penale: annulla il giorno di riposo e impone allenamento mattutino. Il minimo della vita.

Il Direttore Sportivo Ausilio fa di più, commentando la prestazione dopo il fischio finale e dicendo  in buona sostanza “giocare così non è da Serie A“. Parole sacrosante a mio parere, e che il tifoso medio nerazzurro dovrebbe sottoscrivere col sangue.

Ma evidentemente le devianze psichiatriche non riguardano solo gli 11 che scendono in campo la domenica, bensì anche buona parte dei milioni di tifosi sparsi in Italia e nel mondo. Eccoli infatti, i leoni da tastiera, accanirsi contro Ausilio che ha osato criticare in pubblico i giocatori anzichè lavare i panni sporchi in casa. Poi ovviamente, se si mette su il disco di “i nosti ragazzi hanno bisogno del sostegno dei tifosi, si sono impegnati al massimo e sono comunque un buon gruppo” tutti a criticare dicendo che ci vogliono le maniere forti.

E in questo, spiace dover citare Materazzi tra i rimestolatori di zizzania a strisce nerazzurre: un post del genere non può non essere diretto a qualche dirigente (proprio Ausilio): opinione assolutamente legittima, tanto quanto inopportuno è esporla in questo modo, dando fiato alle trombe me(r)diatiche che già si erano precipitate al capezzale di Ciuffolo per riceverne il parere illuminato a proposito di rosa e dirigenza.

Non ci facciamo mancare niente, compreso il terrorismo preventivo tanto per gufarla un po’: curioso infatti come la Gazza del 6 Aprile possa dire che l’Inter sarà costretta a vendere Perisic per far fronte al Fair Play Finanziario e solo poche righe dopo, nello stesso articolo, dire l’esatto contrario, “visto che sono in arrivo almeno un paio di sponsor «pesanti» per sistemare il fair play finanziario“.

Il Signor Massimo dimostra poi di avere ancora santi in Paradiso, o più prosaicamente vedove nelle redazioni, visto che nella stessa sbrodola rosa il vincolo del FPF è ovviamente “riferito alla gestione Thohir” e non agli scialacqui simpatttici post Triplete.

Dall’altra parte, solo poche parole per far notare come il sesto posto ora occupato dal Milan, e giustamente considerato di pura sopravvivenza fino a 48 ore fa quand’era occupato da terga nerazzurre, sia da oggi invece il trampolino per successi rosei e ancor più luminosi per i ragazzi di Montella, con il Geometra Galliani a gigioneggiare davanti ai cronisti come solo a lui è permesso, buttando lì mezze frasi e raccontando dell’ennesima ultima volta da Amministratore Delegato del Milan.

WEST HAM

Qui almeno festeggiamo una vittoria interna per 1-0 contro lo Swansea che aveva tanto il sapore di uno scontro salvezza. Visto il contorno, basta e avanza!

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Puntuali tornano anche i titoletti simpatttici. La prossima volta sarà “Inter giù per la scala a Pioli…”

AJO!

CAGLIARI-INTER 1-5

Non che io sia in cerca di sconfitte nerazzurre che diano ulteriore conferma all’assunto, ma pare che i nostri, dopo aver preso un ceffone, alla partita dopo reagiscano bene.

Me ne compiaccio, assistendo a 90′ di quasi assoluta tranquillità, se escludiamo la bonza in cui cadiamo a fine primo tempo, che dà modo al Cagliari di accorciare le distanze, e la sveglia che suona tardi, regalando qualche minuto di terrore all’inizio: per fortuna l’immondo, indegno e impresentabile Medel ci mette la proverbiale pezza, in culo a chi gli vuole male.

Andiamo con ordine: Miranda-Medel centrali di una difesa a 4, con Murillo diffidato in panca, Kondo-Gaglia in mediana, Banega dietro i tre punteros. Il resto è business as usual.

L’argentino è ormai oggetto noto: non un mostro di velocità nè di consistenza, ma piedi buoni e cervello fino (quando non insiste nella giocata inutile): l’assist per l’1-0 è notevole quasi quanto il controllo-di-esterno-destro-e-tiro-di-interno-sinistro di Perisic.

Brunone Pizzul (auguri) avrebbe chiosato con l’immarcescibile #tuttomoltobello.

Poco dopo è ancora il Tanguito a farsi notare con una punizia alquanto a voragine che si insacca al quasi angolino, dandoci l’effimera impressione di un match già chiuso.

Ecco però riemergere la minchionaggine dei nostri, e di Kondogbia nell’occasione. Stupido, inutile e vistoso il fallo sull’avversario girato di spalle sul limite laterale dell’area: piazzargli due manone sulla schiena e spostarlo di peso non è esattamente una genialata. Da lì Di Gennaro impegna Handanovic con conclusione beffarda sul primo palo e -sullo sviluppo del puttanificio- il tronista Borriello capoccia in rete, dando ulteriore dimostrazione a una mia tesi ormai decennale: fosse stato un po’ più brutto, questo era fisso in Nazionale.

Se non altro il ceffone ci desta, perchè a inizio ripresa Icardi e Perisic ristabiliscono le giuste distanze. Corretta e nemmeno difficile la giocata di Maurito che alleggerisce indietro il pallone al croato, per il quale destro o sinistro non fa differenza: stavolta sceglie il destro a giro sul palo lungo e fa 3-1. As simple as that.

Il Cagliari ci rimane male, e sostanzialmente non si ripiglia più, se è vero che i nostri si procurano e segnano un rigore solare (novità di giornata), colpiscono una traversa più difficile da sbagliare che no (vero bomber?) e portano al gol perfino Gagliardini.

Per una volta il tag PrimoGolInSerieA è dedicato a uno dei nostri, con tanto di esultanza da girapolenta.

Bene così, come già detto, anche se per recuperar punti dovremo fare i bravi e aspettare la prossima giornata, con lo scontro diretto (anche in senso cromatico) con l’Atalanta.

LE ALTRE

La Roma, corsara solo pochi giorni fa contro i nostri, in 5 giorni piglia due schiaffi dai cugini in Coppa Italia e altrettanti in casa dal Napoli nello scontro diretto per il secondo posto, da cui la Juve riesce ad uscire vera vincitrice complice il pur scialbo pareggio di Udine.

Il Milan beneficia di non uno ma due rigori assai dubbi (onestà impone di segnalare anche l’inesistenza di quello concesso agli avversari) e spezza le reni al Chievo, con Sorrentino -abituale eroe di giornata contro i nostri- a beccare il solo gol su azione a centro porta tuffandosi di lato.                                            Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Interessante e sintomatico l’involontario paragone fatto negli ultimi giorni di settimana scorsa tra le situazioni vissute dai due centravanti delle milanesi:

Bacca, che prima della doppietta farsa col Chievo non segnava su azione da un girone, per la propaganda rosa aveva già svoltato la stagione col rigore segnato di rabona (cit. assai pertinente del Sanga). Ovviamente il feeling con Montella e lo spogliatoio era rinato e tutto il Milan si aspettava da lui i gol per tornare in Europa. Si è arrivati anche a sottolineare il modo in cui ha esultato verso i tifosi in occasione di un gol annullato. Siamo a questo. Vedere per credere:

“Carlos aveva già scavalcato i cartelloni della pubblicità per avvicinarsi ai tifosi e far festa insieme”. Nel nome dell’Amore

In contrapposizione, la crisi Icardi, che in trasferta prima di Cagliari non segnava da settembre e insomma non si capisce mica come sia possibile che questo ragazzo in trasferta si trasformi da leone ringhiante a micino spaurito.

1 gol (su rigore!!), 1 assist, 1 traversa.

Proseguendo nell’analisi mediatica delle due milanesi, simpatica come suo solito l’accoppiata Zazzaroni-Caressa che da Radio deejay avevano fatto i loro personalissimi pronostici sulla trasferta nerazzurra in terra sarda:

Zazza Caressa Cag Int

In contrapposizione, poche ma tutto sommato civili domande sull’ennesimo ritardo nel closing dell’operazione Cina-Milan, senza che nessuno faccia la domanda più banale: ma com’è che continuano a tirare in ballo difficoltà burocratiche a portar fuori i soldi dalla Cina, quando solo pochi mesi fa Suning è arrivata e ha comprato in un attimo in perfetto stile-cumenda milanese quando chiede “cia’…s’el custa?”?

Niente di tutto ciò, anzi: Silvio ha l’ennesima occasione per fare il capopopolo fingendosi inferocito e dicendo “potrei anche decidere di tenermi tutto!“, mentre nessuno si è cagato il quarto d’ora di celebrità dell’Avvocato La Scala che l’ha toccata piano e non per la prima volta.

Di più: le odierne notizie rosee dicono che non ci sono problemi, che un accordo tra gentiluomini (eh???) si trova sempre, che una stretta di mano vale ancora qualcosa: e quindi vai di terza tranche da 100 milioni in settimana, ma se anche si sfora a settimana prossima non c’è problema perchè -signora mia- quando c’è la fiducia…

 

WEST HAM

Ci svegliamo molto tardi nel Monday night contro il Chelsea: finisce 1-2 e il nostro è più che altro un consolation goal.

Come si dice in questi casi? “Non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

cag int 2016 2017

Zingari o Latin Kings, purchè nerazzurri

 

MATURITA’ T’AVESSI PRESO PRIMA

INTER-CHIEVO 3-1

Citazione nazional-popolare di metà anni 80 per aiutarmi a commentare una partita che non ho -scientemente-visto.

Per i pochi di voi a cui potrà interessare, non ho battuto ciglio scoprendo che il piacevole impegno preso per sabato sera sarebbe andato in conflitto con il mècc-dei-ragazzi. Sono additittura andato a tanto così dal dire “tanto vinciamo facile”, quasi che la nostra fosse una squadra normale.

Ho quindi scientemente lasciato i miei eroi in braghette a cavarsela da soli senza il mio aiuto fatto di sacramenti e rimproveri urlati alla tele di casa, sereno e pacioso.

Siete grandi ormai, ragazzi, potete uscire anche senza di me, la patente ce l’avete, non fate sciocchezze.

Ho inoltre seguito con aggiornamenti saltuari l’andamento della partita sulle simpatiche ma poco partigiane pagine del sito nerazzurro, giustamente poco portato all’obiettività. Apprendevo così dell’inevitabile sifulotto preso da quel maledetto di Pellissier alla soglia dei 60 anni al primo tiro in porta della partita, dell’ennesima partita da Club Gautieri del portiere Sorrentino, e della gragnuola di occasioni sprecate dai nostri in una maniera o nell’altra.

Formazione obbligata o quasi quella di Pioli, con il debuttante Gagliardini ad affiancare Kondo davanti alla difesa (dove Murillo conservava il posto a discapito di Medel già pronto, praticamente recuperato, sicuro titolare, magari gioca a metacampo… ok nemmeno in panchina). Davanti Joao Mario oltre ai soliti tre.

Tornando alla cronaca della mia serata, potendo raccontare solo di quella, interrompevo volontariamente gli aggiornamenti dai campi al quarto d’ora della ripresa con quel misto di speranza e rassegnazione, acuita dal uozzàpp del signor Carlo che testualmente mi riferiva “non segniamo più…”.

Penso tra me “sarebbe bello non spiare più niente e trovarsi con la partita ribaltata al 90′, se solo fossimo una squadra più seria… Vedi che ancora una volta ‘sta banda di pirla si perde in un bicchier d’acqua… ma andate a lavorare…“, più o meno in loop per una mezzorella di chiacchiera con amici. Sì lo so, sono l’unico al mondo capace di essere multi-tasking se una delle task riguarda appunto l’Inter, dopodichè non fatemi apparecchiare tavola perchè o scordo i tovaglioli o metto le posate al posto dei bicchieri.

Tant’è, sbircio a partita teoricamente appena conclusa sul sito di cui sopra, sperando quantomeno di aver pareggiato, e trovo a campeggiare un bel “GOL! GOOOOOOOL!! GOOOOOOOOOOOOOL!!!” Icardi recupera palla e serve Perisic, che salta Spolli e buca Sorrentino: 2-1!!!  che mi fa deglutire con gioia contenuta.

Da lì in poi il mondo è un posto migliore, all’insegna del “te l’avevo detto, non ci prendono più, vedrai che adesso facciamo il terzo, minchia ha segnato perfino Eder!!!” Tutto sempre contrappuntato da amabili discorsi da fine cena, chè ormai il multitasking è il mio migliore amico.

Non ci illudiamo, ma ne vinciamo un’altra. Un bel modo di consolarsi.

LE ALTRE

Almeno stavolta recuperiamo punti su qualcuno, visto che Fiore-Juve e Lazio-Atalanta non potevano finire con vittorie per tutte e quattro. Acchiappiamo quindi l’Atalanta sconfitta a Roma, e recuperiamo tre punti, velleitari ma godibilissimi, ai gobbi capolista, sconfitti meritatamente al Franchi dalla Viola.

Forse ancor più belli dei 2 gol fiorentini sono stati due commenti fatti da Allegri e Vialli nel dopopartita. L’ex centravanti ha subito tirato in ballo il vento per motivare la seconda rete subita da Buffon (sia mai che costui possa sbagliare e prendere un gol da 40 metri). Allegri fa di più, nell’assordante e complice silenzio degli astanti, quando motiva la sconfitta constatando che la Fiorentina è una buona squadra e poi “contro di noi fanno tutti la partita della vita“.

Chiedere alle varie Udinese, Atalanta, Sampdoria di turno…

Scrivo con i cugini attualmente impegnati col Toro in casa che a fine primo tempo gli ha già tirato due ceffoni, cortesemente restituiti nella ripresa anche grazie al ritorno di un grande classico: #rigoreperilmilan. Ad ogni modo, 2 punti recuperati anche ai cugini.

C’è tutto un girone da giocare, in teoria tempo per recuperare ce n’è, anche se Roma e Napoli paiono essere più forti delle altre inseguitrici.

E’ COMPLOTTO

Ricordate la simpatica abitudine della stampa sportiva italiana di togliere gli anni ai calciatori di Juve e Milan e di appiopparne sempre uno in più ai nerazzurri?

No?

Vi rinfresco la memoria con un esempio tanto semplice quanto chiarificatore: il giocatore Pincopallo, nato il 17 Gennaio del 1990, fino a stasera continuerà ad avere 26 anni se gioca nei diversamente strisciati. Se invece lo stesso Pincopallo dovesse avere la ventura di vestire il nerazzurro, ecco che non solo avrebbe già 27 anni, ma a partire da fine Gennaio si farebbe sempre meno velatamente notare che “il giocatore ha ormai 28 anni”.

Risposta della mugliera (e forse di molti di voi): Mario basta, sei patetico.

Ecccerto, come no. Guardate qui il benvenuto riservato dalla Gazza a Gagliardini:

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Ma la simpatia verso il neo arrivato (autore peraltro di un partitone, a sentire i commenti dei più) non si ferma qui.

Ricordando le carinerie di quel maledetto di Caressa di appena una settimana fa, ‘sto pirla fa di peggio, lanciandosi nel sottoinsieme di complotto da me preferito: sposa cioè una tesi minoritaria rispetto alla vulgata popolare, e lo fa guarda caso quando a beneficiare del Luogo Comune Maledetto sarebbe l’Inter.

Nella fattispecie, fatti sfogare i vari Bergomi e Vialli con i doverosi complimenti al ragazzo per l’esordio convincente, fatta dire la battuta cretina a Massimo Mauro (“e finalmente l’Inter ci ha messo un italiano lì in mezzo”) ecco il genio a buttarla lì: “ma non è che ‘sta cosa dei giovani italiani è diventata una moda, che basta avere 20 anni e saper palleggiare e diventi subito il fenomeno di turno?“.

Eccola la malafede, ecco le idee preconcette, figlie non di proprie convinzioni ma della maglia a cui appiccicarle. Juve e Milan hanno gli italiani in squadra? Così si fa, bravi, che cazzo vuol dire aver tutti stranieri? L’Inter prende un bel giovane interessante? Mah è sopravvalutato, mo’ perchè è italiano e ha 22 anni (non 24!) questo è già un campione!

La cosa che non è chiara a questi qua (Vialli in particolare) è che l’effetto “ègiovaneèitaliano” sta proprio nel “marchio” che paghi.

Vuoi una borsa di Prada? Che sia bella o brutta, un certo numero di Euro li paghi proprio perchè sopra c’è scritto Prada. Lo stesso avviene col giovane italiano.

Non è vero che le squadre spendono un sacco di soldi a comprare stranieri. Qualsiasi operatore di mercato ti dirà che, a parità di tipo di giocatore (giovane speranza, campione, buon rincalzo), l’italiano costerà comunque di più.

Non volerlo capire, cari Mauro e Vialli, è sciovinismo o miopia. Farlo presente “a maglie alterne”, caro Caressa, è prostituzione intellettuale.

WEST HAM

Insomma, abbiamo il campione della squadra che vuol andar via: Payet in una settimana è passato dall’essere idolo dell’East End al peggiore dei Giuda.

Per fortuna, abbiamo modo di consolarci alla grande vincendo per 3-0 il derby col Crystal Palace, con tanto di gol di Carroll da segnalare negli annali delle rovesciate mariane, roba che se la fa Ibra ne parliamo due mesi.

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna

PROCESSO ALLE INTENZIONI

CHIEVO-INTER 2-0

C’è una simpaticissima barzelletta che amo raccontare ai miei amici stranieri per descrivere le bizzarre caratteristiche dell’uomo medio italico.

La barza fa così:

Quando un inglese non sa una cosa, si astiene.

Quando un tedesco non sa una cosa, la studia.

Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

Eccomi per una volta negli orgoglioNi panni dell’italiano per commentare una partita che non ho visto, se non per gli highlights sbirciati in un ristorante di Villasimius, il cui servizio era probabilmente la sola cosa paragonabile alla velocità dei nerazzurri scesi in campo in quel di Verona.

Orbene, avevo già espresso la mia antipatia per il nuovo mister, basata su preconcetti e sensazioni epidermiche evidentemente prive di qualsiasi base concreta e come tali –speravo- assai semplici da smentire.

Invece il minchione di turno decide di varare per la prima uscita della squadretta un olandesissimo 3-4-3 che per inciso non usava più nemmeno all’Ajax. E del resto, quale modo migliore per far esordire una squadra di craniolesi che hai la ventura di allenare da soli 15 giorni?

I nostri, ovviamente, se c’è da far figure demmerda non si tirano indietro, ed ecco l’ex milanista Birsa travestirsi da Zidane per una notte e trovare una doppietta condita da dribbling in piena area che in Serie A non vedevo dai tempi di Carletto Muraro.

Inconcepibile, se non preoccupante in vista del mercato, l’iniziale esclusione di Perisic dall’11 iniziale, anche se ad onor del vero la ripresa ha visto lui come il connazionale Brozovic subentrare ed adeguarsi istantaneamente al nulla cosmico espresso dai colleghi di maglia.

Icardi sarà contento di aver strappato l’aumento di stipendio, ma continua ad essere un ottimo finalizzatore con scarsissima propensione all’’andare-a-prendersi-quella-cazzo-di palla-se-là-davanti-non-arriva-mai (porca-di-quella-troia).

Leggo di un Eder meno peggio degli altri, e ciò la dice lunga sulla prestazione complessiva.

Leggo altresì di dichiarazioni d’amore “a prescindere” per il nuovo mister, ultimo arrivato e come tale ultimo dei colpevoli, e il concetto in linea di massima non può non essere condivisibile.

Arrivo addirittura a plaudere all’affermazione del ceruleo D’Ambrosio che conferma un sospetto di molti: “non siamo una squadra di fenomeni”.

Mi piace però tornare sul concetto iniziale e ri-chiedermi retoricamente quale ganja si sia fumato il signore di Amsterdam per rispolverare una difesa a tre, incentrare il giUoco su Medel e lasciare fuori la nostra miglior ala. Tra i pochi- a mio parere- vantaggi dell’addio di Mancini speravo ci fosse quello di non dover più aspettare metà ripresa per vedere in campo la formazione più logica, e invece si vede proprio che certi amori non finiscono.

Al solito, tempo per piangerci addosso non ce n’è, visto che tra pochi giorni torneremo in campo con un Palermo pronto con la consueta simpatia a sputare sangue contro i nostri.

Quantomeno hanno venduto Sorrentino (guarda caso al Chievo, ma ieri sera eravamo talmente loffi che dubito abbia dovuto sporcarsi i guanti…).

LE ALTRE

La Juve regola di misura la Fiorentina, mentre la Roma asfalta un’Udinese che aspetterà qualche giornata prima di far vedere il meglio di sé.

Per i cugini faccio un altro processo alle intenzioni maledicendo Belotti che già l’hanno scorso con un carpiato in area nerazzurra si era procurato (segnando) il rigore nella ferale sconfitta casalinga col Toro.

Siccome torti e ragioni si compensano (sono ironico), stavolta il minchione sbaglia al novantamillesimo il rigore che avrebbe potuto dare ai granata il pareggio dopo che al 90’ erano sotto per 3-1.

Rimando alla successiva sezione le conseguenze dell’errore in modo che possiate procurarvi per tempo la necessaria dose di insulina che compensi la zuccherosa elegia donnarummiana, e mi soffermo ancora qualche riga sul “Gallo”: uno con una schiena così avrei giurato fosse juventino, invece vien fuori che il ragazzo “tifa Milan fin da bambino”. Sinisa si è detto addirittura sicuro dell’errore.

E allora, porcadiquellamiseria, che cazzo glielo fai tirare a fare il rigore???

Vallo a sapere, e comunque sarebbe stato solo mal comune mezzo gaudio, un po’ come succede guardando al Napoli che esce da Pescara con un pari dopo essere stato sotto di 2 ma essendosi visto prima assegnare e poi negare un rigore in pieno recupero (if I understand correctly).

Morale: facciamo cagare come e più degli altri anni. Possiamo solo sperare in disgrazie altrui.

Che vita grama.

Che grama vita.

E’ COMPLOTTO

Come detto, non ho visto né sentito niente, e certo l’andazzo della prima giornata non mi ha stimolato a saperne di più.

Segnalo solo tre robe, previste da mo’, simpatiche come la sabbia nelle mutande o stranamente non fatte notare dai solitamente attentissimi scrivani di corte:

  • Gigione Donnarumma eroe nazionale, propriolui. Cuoreingrato, bla bla bla.

          Mi viene da vomitare solo ad immaginare cosa stiano scrivendo a riguardo.

  • Ecco il titolo della homepage della Gazza di pochi minuti fa: “Inter, ti serve un regista”, con l’ulteriore spiega: “i nerazzurri si sono rinforzati ma sempre negli stessi ruoli: manca un profilo alla Biglia o Borja Valero” (come detto siamo talmente brutti che l’immenso –per loro- Pirlo non merita nemmeno di essere accostato ai nostri colori).

Sfanculàti per la loro prevedibilità (sono gli stessi che avevano salutato l’arrivo di Banega dicendo “è proprio quello che serviva”), mi duole dire che quel che scrivono è vero: “Dai tempi di Cambiasso in poi, le trame di mercato interista sembrano ignorare il punto e la cosa si ripete anche quest’anno”.

Poi sarà sempre colpa degli allenatori, ma dubito che Mazzarri prima, Mancini poi ed ora De Boer non abbiano fatto notare la curiosa mancanza all’illuminata dirigenza (sia essa riconducibile a Thohir o FozzaInda).

  • Infine, stranamente mi è sfuggito il plauso all’Inter che, per la prima volta dopo credo 10 anni o più, ha schierato contemporaneamente in campo ben tre italiani, “chè bisogna far giocare gli italiani, chè i nostri ragazzi sono subito pronti, chè loro capiscono meglio il nostro calcio, chè non è razzismo eh, io ci ho un sacco di amici negri, è proprio che i nostri son cresciuti qui e loro lo sanno come si fa”.

Appunto: due pere dal Chievo e a casa. A chi è così minchione da chiedere “adesso sta’ a vedere che secondo lui han perso perché giocavano Ranocchia D’Ambrosio e Eder” rispondo -carezzandogli la testa quadrata- che il problema non starà mai nel passaporto, quanto nei piedi fucilati e nelle teste di cazzo.

WEST HAM

Almeno qui arriva qualche gioia: dopo una bruciante sconfitta in extremis col Chelsea alla prima giornata, ieri i nostri hanno bagnato con vittoria per 1-0 l’esordio al nuovo stadio, sul quale aggiungo solo tre cose:

Vedere un avviso del genere è veramente triste:

west ham stadium avviso

A Genova durante un Derby uscì un bellissimo striscione. “Siete un pubblico da Carlo Felice”. Ecco, più o meno ci siamo arrivati…

Vedere gente portata via dalla polizia perché non lo rispetta è pure peggio.

Vedere smascherato il maquillage messo in scena per nascondere la pista di atletica è ai limiti dell’imbarazzo:

west ham stadium

E questo sarebbe il nuovo stadio-della-madonna?

Operazione fantastica dal punto di vista gestionale-finanziario e come trampolino di lancio verso le grandi ricche della Premier, su questo non discuto (cit.).

Per il fascino, la bellezza e la storia, si prega di ripassare…

 

chi int 2016-2017

Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato e allora mi risposi così: Sono capitato sopra un prato dove mi son domandato “dove sono capitato?” Ecco la risposta al mio quesito sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So ciò. (cit.)

 

ARRIVEDERCI (senza E GRAZIE)

SASSUOLO-INTER 3-1

Non ci voleva un genio per capire il tipo di partita che l’Inter avrebbe giocato: e infatti l’avevo capito.

I nostri amatissimi craniolesi scendono in campo con la voglia di un turnista che deve timbrare il lunedì mattina alle 6.00 e i risultati non tardano a vedersi.

Nonstante gli slandroni Handanovic e Perisic si fossero fatti ammonire per saltare l’ultimo giorno di scuola, nonostante la settimana extra di preparazione alla Copa America gentilmente concessa a Medel e Miranda, e pur considerando le non innumerevoli sinapsi di Juan Jesus, Murillo e Felipe Melo, l’undici schierato da Mancini aveva il dovere morale quantomeno di far finta di giocarsela.

Come invece prevedibile, e infatti previsto, gli Squinzi boys vengon giù da tutte le parti, con i nostri quasi stupiti di cotanta vigorìa.

Bastano i soliti 10 minuti per beccare il primo dei tre gol da idioti. Brozovic in scivolata contende e quasi conquista un pallone sulla nostra trequarti, ma proprio quando serve l’aiuto di un compagno che almeno la spazzi via, la coppia centrale di genialoidi JJ-Murillo resta immobile e presidiare la propria zona. La genialata consente l’arrivo di una manciata di avversari tra cui Politano, che pensa bene di centrare un arto a caso del succitato colombiano per la malefica carambola che vale l’1-0: quarto autogol del nostro in stagione (vado a memoria e non ho sinceramente vogli di controllare, visto che a referto le deviazioni ormai non vengono più segnalate) e partita sostanzialmente finita subito dopo essere cominciata.

Perchè è vero che Jovetic si smarca bene e riesce addirittura a calciare in rete, ma il fuorigioco è correttamente segnalato -il jolly di stagione ce lo siamo giocati col Napoli-. E’ altrettanto condivisibile il fatto che Carrizo non debba fare chissà quali parate, ma l’amara verità è che non appena il Sassuolo (non il Barcellona) schiaccia sull’acceleratore va in buca con una facilità disarmante. Il raddoppio di Pellegrini, incredibilmente NON al Primo Gol in Serie A- ne è palese conferma, con i nostri a scambiarsi ancora sguardi perplessi e confusi, del tipo “ah ma si può anche correre?“.

Palacio per definizione è una persona seria ed un professionista esemplare, ma da solo non può far tutto. Fa comunque molto, andando a sradicare palla dal difensore neroverde e depositando la boccia in porta per il 2-1 poco oltre la mezzora. Non è poco, ma purtroppo non è abbastanza per mettere in discussione una partita già scritta.

E infatti, ancora nel primo tempo arriva il 3-1 ancora di Politano, più incredulo di tutti noi nel capocciare in porta dopo stacco imperioso su Telles manco fosse stato Hateley su Collovati (piccolo inciso: nel mio negazionismo, ho sempre pensato che quello fosse fallo in attacco dell’inglese…).

Se non altro l’azione avrà fugato i dubbi sulla permanenza del brasiliano, ennesimo terzino sinistro-pacco nella pluridecennale storia fluidificante nerazzurra.

La ripresa ci riserva due cattive notizie, condite però da un lieto fine: dopo aver accolto in settimana la designazione dell’arbitro mantovano con l’inevitabile commento in puro Rezzonico-style “Gerva, sei un po’ una merdina” (minuto 3.35), sono costretto a ripetere l’apprezzamento ad inizio ripresa in pericolosa prossimità delle orecchie del rampollo.

Il ragazzo per fortuna non coglie al volo, così come invece fatto in settimana con un altro distico elegiaco di questi mesi (“Frosinòne-culòne“) che dalle nostre parti viene ultimamente ripetuto con una certa frequenza, ma la solfa del discorso non cambia: l’ineffabile Gerva, con la sua ghènga di minchioni, riesce ad annullare un gol di D’Ambrosio (fortunoso ma valido, diocristo!) un minuto buono dopo averlo assegnato.

Il nostro è stato poi rimandato a quel tal paese dal sottoscritto insieme a Murillo allorquando ha uscito il giallo per un fallo del nostro, che poi ci metteva del suo andando avanti a protestare ad libitum, fino allo sventolamento del rosso: dopo il quarto autogol, ecco anche la terza esplusione. Ottimi margini di miglioramento.

Infine la buona novella: pare che il Gerva fosse all’ultima partita in carriera: forse per quello nelle immagini del pre-partita avevo visto un inedito striscione ad inneggiare un direttore di gara (“Gerva 150”) probabilmente a celebrare una più che migliorabile carriera.

Sono rancoroso e di memoria lunga, e ricordo vette altissime raggiunte dal nostro in un’Inter-Atalanta del 2014 che addirittua fece imbestialire Moratti.

La solita, proverbiale, sudditanza psicologica…

Lasciando stare fischietti ormai eternamente tacitati, il nostro difensore evidentemente fa di tutto per saggiarne la pazienza, continuando a sfancularlo ben oltre il primo giallo (e ben oltre la pur legittima protesta per il primo giallo).

A scanso di equivoci, anche rimanendo in 11 i nostri avrebbero potuto andare avanti altri due giorni, e non sarebbero neppure stati capaci di tirare in porta.

Non fa niente (diciamo così): il Campionato aveva già scritto il finale marroncino a cui siamo tristemente abituati, lasciandoci soli con i nostri sogni da tifosotti a fantasticare di una mediana con Biglia Touré e Banega, che diventeranno col passar delle settimane Medel-Melo-Kondogbia perchè in fondo in fondo #siamoapostocosì.

LE ALTRE

Il Milan forse, ma solo forse, fa di peggio, avendo almeno l’alibi di una sconfitta di uguale punteggio ma contro la Roma, ma facendo di contro incazzare di brutto Brocchi che pare abbia fatto tremare le solitamente melliflue mura dello spogliatoio dell’Amore.

I cugini, a meno di una pastetta tutt’altro che improbabile, conoscendo l’indegna stima e consolidata amicizia tra i due club, non dovrebbe battere la Juve nella finale di Coppa e di conseguenza dovrebbe continuare a cercare al microscopio quel “DNA europeo” da cui, per fortuna, le nostre orecchie non sono più molestate da qualche anno.

Napoli e Roma confermano i piazzamenti acquisiti e vanno con merito a giocarsi la Champions (preliminari permettendo per i Lupacchiotti) insieme a quella Juve tanto forte quanto incapace di vincere con stile.

E’ COMPLOTTO

Rieccoci al Signor Massimo, alias Presidente Simpatttico. Il ragazzo è un impenitente recidivo, e nemmeno dopo vent’anni capisce cosa dire e cosa non dire davanti a un microfono.

Ecco quindi che rispondere semplicemente -ma ingenuamente- “” alla tendenziosa domanda “Si aspettava che Thohir investisse di più in questi anni?” vuol dire questo:

gazza_prima_pagina 10 maggio dettaglioE la precisazione (doverosa, eccheccazzo) del giorno dopo, oltre ad avere una rilevanza nemmeno paragonabile (vedi riquadrino in basso a sinistra nella foto qui sotto) è oltretutto incorniciato dalla bella frasetta del giornalista a commento della smentita:

Se mi aspettavo che Thohir investisse di più nell’Inter? Sì”. Ecco il titolone. Finalmente una frase che smuove le stagnanti acque nerazzurre. Questo devono avere pensato ieri non soltanto i media ma pure i tifosi che aspettano di capire come evolverà la situazione societaria dell’Inter, soprattutto dopo che il mandato che il tycoon ha conferito a Goldman Sachs per cercare investitori.” (Il doppio “che” nell’ultima frase è testuale)

gazza prima_pagina_11 maggio dettaglioCome a dire: Che palle quest’Inter dove non succede più niente, cià vediamo un po’ se Moratti scivola sulla buccia di banana.

E rei confessi eh?  Di più, spudorati. Noi di lavoro cerchiamo notizie che non ci sono, salvo poi dover smentire con un po’ di fastidio…

Poco altro da segnalare, se non che con la fine del Campionato aumenterà lo spazio sui giornali per nuove udienze del processo all’eccessiva esterofilìa nerazzurra, libera scelta di un Club che, contrariamente ad altri (…ma con le strisce di un altro colore), negli anni non ha mai saputo (o voluto?) costruire una rete di alleanze/connivenze con presidenti di Serie A (Preziosi, Zamparini, Squinzi to name a few) disposti a favori e favorini pur di accontentare la grande di turno.

Chissà perchè…

Ringraziando l’amico Sergio per la dritta sul didascalico e saputellico link della Rosea richiamato supra, chiedo a voi come a lui quale cazzo di logica possa stare dietro un discorso del genere. L’Inter ha fatto cagare perchè aveva in campo 11 giocatori che semplicemente non avevano voglia di stare lì, compresi gli italiani D’Ambrosio e Eder.

Voler poi sottolineare che il Sassuolo “con gli italiani” (non con bravi giocatori e un buon allenatore, no, “con gli italiani”) può sperare di entrare in Europa, mi spinge all’altrettanto ottusa considerazione per cui l’Inter, con gli stranieri, invece in Europa ci va senza fare i preliminari.

Specchio riflesso fisso fesso, chi lo dice sa di esserlo, celo dico alla maestra, gne gne gne.

Il livello è questo… ma se va bene a voi…

WEST HAM

Letale sconfitta a Stoke on Trent contro il City ormai incagliato a metà classifica: i nostri passano con Antonio ma si fanno uccellare nella ripresa dando il più che probabile addio a qualsiasi speranza europea (forse perchè -anche loro- non schierano abbastanza italiani…).

sas int 2015 2016

Oh raga! Io mi sarei anche rotto di giocare da solo… Voi? Sciopero anche oggi?

SHE DRIVES ME CRAZY

GENOA-INTER 1-0

Il titolo è un doveroso tributo al marcatore della serata, che smessi i panni di one hit wonder degli anni ’80 indossa quelli assai più ateletici e pericolosi di terzinaccio in terra ligue.

Vedere per credere:De-Maio-Sebastien-200x250

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Ringraziato il Dio della formattazione per il collage stile prima elementare, chiarisco subito che la mia squadra ha ormai smesso da tempo di “drive me crazy“. Sono al punto per cui non mi stupisco più di niente, ed anzi, chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che sentivo puzza di (figura di) merda fin da settimana scorsa.

Arrivo quasi a rallegrarmi della risurrezione di Totti e del conseguente ennesimo addio ai sogni bagnati di Champions League, perchè questo è quel che ci meritiamo.

I nostri giocano un buon primo tempo soprattutto grazie al genio calcistico inarrivabile di Rodrigo Palacio, 34 anni, il solo che abbia idea di come fare un movimento un pochino pericoloso e non banale.

Per il resto giostriamo come tante altre volte nel recente passato “chè l’Inter da quando non è più in testa alla classifica ha migliorato la manovra e adesso ha una precisa identità tattica“… (commento del rancoroso che scrive: matilevidculo?) Epperò, oltre al solito fenomeno di giornata -leggasi Lamanna, portiere bigino per definizione che sostituisce alla grande Perin- dobbiamo anche plaudere alla cronica incapacità di far gol dei nostri attaccanti.

Per carità, nessuno che ieri si sia mangiato l’impossibile, ma tra i nostri problemi (che son tanti…) ce ne sono due gravi. Uno: tiriamo poco in porta. Due: a parte Icardi, non segniamo mai.

So che il Mancio da fine esteta e  furbo paraculo preferisce porre l’accento sul “Due” (pochi gol segnati in rapporto alla mole creata), chè questo vuol dire assolvere la manovra, il giUoco e le geometrie del cazzimperio, ma la verità non si limita a questo. Oltre agli imbattibili record di palle perse (siamo sulle 50 a partita) e le rimesse laterali regalate agli avversari (che è un corposo di cui di quella cinquantina), siamo difficilmente peggiorabili anche nel numero di tiri verso la porta avversaria. Prova ne è che il buon primo tempo dei nostri, fatto di tre vere occasioni da gol, mica venti, viene narrato come l’assedio di Fort Apache dei tempi che furono.

Il nostro genio non si ferma qui, visto che per rimediare all’assenza di Kondogbia viene riproposto il doppio mediamo Medel-Melo, lasciando di contro Brozovic in fascia come col Napoli. I due cagnacci fanno il loro, ma la palla fa una fatica boia ad arrivare davanti: troppo difficile arretrare il croato per uno dei due e inserire uno dei millemila attaccanti/trequartisti/punte esterne? Eh? Eh? Sì, evidentemente troppo difficile, o forse troppo facile, chè il nostro vuol sempre stupire.

E stupisce risollevando dalla cantina Telles, ennesimo discreto terzino che non fa nè meglio nè peggio dei suoi colleghi di reparto, ma che nella circostanza tiene il succitato De Maio in gioco in occasione del gol, non riuscendo nel contempo a contrastarlo al tiro.

In questa stagione abbiamo perso punti e partite in maniera molto democratica, potendo ringraziare di volta in volta Nagatomo, D’Ambrosio, Santon e ora il brasiliano: pare perfin banale sottolineare l’esigenza di un significativo miglioramento sulle fasce nella prossima stagione.

Lungi da me pensare che si sia perso per colpa sua: fosse quello il problema, basterebbe non farlo più giocare e avremmo risolto i nostri problemi.

L’amara verità è che il terzo posto non lo meritiamo nè l’avremmo meritato. Semplicemente non siamo forti e costanti così come richiesto da un gruppo di calciatori che aspiri a giocare la Champions.

La giocherà la Roma? Complimenti a loro, e a noi per aver indirettamente contribuito all’happy ending della simpatica querella  Totti-Spalletti.

LE ALTRE

Sì perchè la beffa di tutto il troiaio di Marassi è che fino a 3 minuti dalla fine perdeva anche la Roma, lasciandoci pieni di rimpianti ma sostanzialmente in pari con l’ipotetica tabellina di marcia (oggi vinciamo sia noi che loro e poi vediamo con Roma-Napoli cosa succede).

Tutti d’accordo? Più o meno. Tutti tranne Totti: ‘sto maledetto entra e in due giri d’orologio ribalta la partita, scrivendo verosimilmente la miglior pagina di addio di una carriera senza pari. Continuo a ritenere che nella poesia di un’intera vita calcistica nella Roma trovi spazio anche un po’ di scelta comoda e di voler essere il Re di casa anzichè un campione tra i campioni. But who gives a fuck anyway…

La Roma vince, ci rimette a 7 punti da loro e ciao core. Va ancora bene che la Viola becchi a Udine, rimanendo dietro di due punti in attesa di ulteriori sviluppi dal nostro neurodeliri.

La Juve che asfalta la Lazio ormai non fa più notizia, mentre incredibilmente il Milan di Brocchi (in tutti i sensi) ha evidentemente già esaurito il fluido magino di bel giUoco e di botta di culo, rimediando uno scialbo 0-0 in casa con quel Carpi che già ci aveva fatto invocare tutti i Santi del Paradiso qualche mese fa.

Chissà se anche ieri il buon Sinisa avrà mandato un sms di complimenti al Mister cocco del Presidente.

Faccio solo notare che Kevin Lasagna, vincitore per acclamazione del premio annuale Club Gautieri, nel finale ha avuto la palla buona solo al limite dell’area ed ha preferito rientrare sul sinistro andando a scontrarsi contro tre rossoneri in rimonta.

Che la dissenteria possa essergli fedele compagna nelle prossime notti…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, in effetti non c’è molto da ricamare su una squadra che fa di tutto per palesare i suoi limiti.

Solo una chicca per i paranoici come me: Icardi ha fatto 15 gol in Campionato, ma la Gazza in prima pagina mercoledì ci dice che sono 14:

Icardi 14 gol

Sempre consolatorio poi il pezzo sull’amicizia nella squadra dell’ammmore…

WEST HAM

I martelli tornano alla vittoria battendo 3-1 il Watford e consolidando il posto Europa League (per il momento…).

gen int 2015 2016

Like no one else (uh, uh)

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…