CLEAN UP THE MESS

Parlare delle ultime partite è davvero accanimento terapeutico. Che cazzo vuoi cavare da due partite inutili, completamente prive di qualsiasi senso sportivo e purtroppo nemmeno capaci di palesare la presenza tanto agognata di “uomini” prima ancora che di “calciatori”?

Accanto al raccapriccio sportivo, sta la deriva ormai inarrestabile della Società, totalmente allo sbando e senza nessuno -che sia il comandante in capo o l’ultimo degli sguatteri- che sappia quale rotta tenere.

Gli ultimi giorni hanno segnato un netto “liberi tutti” a livello mediatico, che ha allarmato e non poco lo psicopatico che scrive. Arrivo anche a dire che i media per una volta non sono nemmeno i principali colpevoli di questa storia, trovandosi nella comodissima posizione di dover semplicemente riportare dichiarazioni di terzi, senza quasi dover aggiungere nulla di proprio per insaporire la pietanza, già succulenta di suo.

E del resto che cacchio devono fare, i servi mediatici, se un giocatore come Eder si permette di dare consigli alla Dirigenza e ai compagni, dal basso di un rendimento che in una squadra normale sarebbe da insufficienza piena, e che solo la diffusa mediocrità nerazzurra fa ergere a “uno dei meno peggio”?

Di più, e assai più grave: come è possibile che il tuo Direttore Sportivo esterni -“col coeur in man” diremmo a Milano- tutti i propri sentimenti senza un minimo di filtro istituzionale, stupendosi poi perché pensava che il contenuto delle sue dichiarazioni sarebbe rimasto riservato?

Riservato… quel che dici in un’aula universitaria… nel 2017…

Ausilio nelle sue funzioni secondo me ha fatto quel che poteva, ma per questa sola cosa va cacciato all’istante. Non puoi lavorare nel calcio (per di più nell’Inter!) da vent’anni ed essere così ingenuo. Arrivo infatti ad augurarmi che ingenuo non lo sia stato per nulla, e che abbia volutamente provocato questo putanoire per farsi cacciare, lui fresco di rinnovo triennale, ed incassare una ricca buonuscita, vistosi ormai degradato a secondo di Sabatini.

Sia quel che sia, gli ultimi giorni ci hanno dato la conferma non richiesta del fatto che, bartalianamente parlando, “gli è tutto sbagliato“, e che non potrà certo essere il solo allenatore (fosse anche Conte, fosse anche Gesù Cristo, dico di più: fosse anche José da Setubal) a raddrizzare la situazione.

Torno ad ammorbare me stesso prima che voi, ricordando le tante volte in cui ho segnalato l’importanza di una organizzazione solida e coerente nelle varie funzioni, che parta da un Proprietà ricca e consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti, che passi da una Dirigenza snella (due, tre persone, non di più) che goda della fiducia della proprietà e che sia di indiscutibile competenza, e che arrivi ad un allenatore conseguente alle idee dei primi due soggetti.

Questo a prescindere dai nomi da mettere nelle caselle testé abbozzate.

Se mi si passa il paradosso, i giocatori vengono dopo, e co e conseguenza di tutto ciò. Parlerò anche di loro, e spero di riuscire a farlo in termini non troppo scurrili, ma non in questa sede.

I calciatori passano, l’Inter resta, insieme ai suoi problemi ancestrali e accanto a peculiarità uniche nel panorama mondiale. Noto ad esempio una corrente di pensiero che ha ne IlMalpensante e in Stefano Massaron i principali esponenti, e che vede nella cosiddetta “Dirigenza italiana” il principale problema di quest’Inter.

In buona sostanza, il vuoto di potere conseguente al cambio di proprietà Thohir-Zhang ha visto il trio Zanetti-Ausilio-Gardini guadagnare posizioni all’interno e soprattutto all’esterno del Club. FozzaInda, dopo aver cacciato Bolingbroke, non ha ancora scelto il suo sostituto, limitandosi a sostituirlo con un proprio uomo ad interim.

Ciò ha lasciato campo libero ai tre succitati, stranamente (per essere tesserati nerazzurri) sostenuti dalla stampa quasi a prescindere, nonostante a loro siano state affidate le chiavi della macchina che ora contempliamo accartocciata contro il guard rail.

Ecco finalmente l’anima italiana a riportare l’Inter dove deve stare, ecco l’arrivo di Pioli, che -lui sì- conosce il nostro calcio, ecco l’acquisto di Gagliardini chè così giocano gli italiani…“. Questa la litanìa, stucchevole e melensa, che le nostre caste orecchie si devono sorbire da Ottobre scorso.

…eppure, proprio con la presenza di tanti italiani -in campo, in panca e in tribuna- come non se ne vedevano da lustri, ecco che all’iniziale gasamento generale consegue un tonfo dagli effetti devastanti: due punti in otto partite.

Tonfo che, con passaporti diversi, avrebbe causato la chiamata alle armi dei vari MassimiMauro del mondo, ad accusare ancora una volta l’Inter di eccessiva esterofilia, e che invece viene raccontato come fallimento della proprietà straniera e di un “gruppo che non c’è per questioni di etnie” (cit.)

Ma andate a cagare voi e le vostre bugie (cit.)

Su questo è difficile dar torto a Stefano e a IlMalpensante. Non li seguo nel loro amore per De Boer, vittima innocente di questa stagione (vero) ma a mio parere scelta lontana dalla storia dell’Inter. Ma questi sono punti di vista tènnici, assolutamente legittimi.

Torno invece al loro fianco per segnalare come sia stato trattato l’olandese nei due mesi di permanenza e quanti alibi -giusti o sbagliati che fossero- siano invece stati concessi a Pioli e ai tre dirigenti italiani nel semestre successivo.

[Piccolo inciso: non riesco nè voglio riferirmi a loro come alle Triade, perché va bene tutto, ma certi paragoni non si devono nemmeno pensare.]

In tutto questo, giornalisticamente, abbiamo una notizia, perché è innegabile che i tre succitati, e Pioli in quanto loro emanazione diretta, abbiano goduto di buona stampa. Un unicum nella storia nerazzurra, che in realtà se fossi il padrone della baracca cercherei di sfruttare a mio favore. Capisco che sia alquanto cervellotico tenere nella tua azienda gente incapace solo perché all’esterno ne parlano bene, ma la cosa fa pensare.

Di più: il mio animo complottista porta a chiedermi retoricamente:

Non è che ne parlano bene proprio perché incapaci, e come tali garanti di una perdurante mediocrità dell’Inter, così ben sfruttabile a livello mediatico?

(È così, fidatevi).

Morale, come la risolviamo?

Io continuo a vedere in Leonardo l’uomo ideale a cui affidare la ri-costruzione della Società. Uno come lui a fare il Direttore Generale, espressione diretta della proprietà, quel che dice lui è come se lo dicesse FozzaInda. So che verrebbe identificato come “Uomo di Moratti”, visto il feeling con l’ex Presidente, ma correrei il rischio ad occhi chiusi.

Sotto di lui, Sabatini a fare il mercato e Oriali a supportare il tecnico in tutte le esigenze di campo e di raccordo con il Club.

Infine, un mio pallino: un cazzo di Direttore della comunicazione che imponga regole ferree ai tesserati e limiti le fughe di notizie, vere o false che siano.

Ausilio come detto si è messo -volontariamente o meno- in condizioni di farsi cacciare. Gardini nessuno sa cosa sia lì a fare e la sua perdita non credo verrà rimpianta da molti. Zanna deve fare quel che sa: l’Ambasciatore dell’Inter nel mondo, il tagliatore di nastri, il messaggero della Società quando c’è un argentino buono da prendere.

Poco altro.

Hai detto niente…

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IL GIORNO DELLA MARMOTTA

GENOA-INTER 1-0

Anni fa comprai un divertente libercolo a cura di interisti.org intitolato “MAI STATI IN B… E VOI?“, che ripercorreva la stagione 2005-2006 ancora all’oscuro del puttanificio che ne sarebbe seguito.

Ebbene, dopo la tragicomica eliminazione in Champions da parte del Villarreal con gol di testa di Arruabarrena, gli autori vergarono un cantico -consolatorio e divertente- che abusava di anafore, iniziando ogni strofa dello stesso con le parole “Non è perchè…

Fornirò l’intero testo a chi ne farà richiesta, ma a tutti regalerò la chiusa finale, perfettamente applicabile ai nostri tempi:

“…Non è perchè bisogna usare la memoria per trovare un giocatore che ci renda orgogliosi,

Non è perchè ogni tanto pensiamo di meritarci tutto questo.

E non è nemmeno perchè aggiorniamo questa lista da anni e non cambia mai niente: è che proprio ci siamo rotti le palle.”

Potrei chiudere qui e quel che ho da dire sarebbe già palese.

Due punti in sette partite. Due fottutissimi punti in sette stracazzo di partite.

Un manipolo di invorniti incapaci di correr dietro un pallone, svogliati più di un ripetente all’ultimo giorno di scuola. Un allenatore che sotto di un gol pensa bene di togliere il proprio centravanti (anonimo quanto e più degli altri, certo, ma che almeno là davanti qualcosa può sempre creare). Una squadra al solito interdetta di fronte ai pur rari omaggi arbitrali, e che come tale batte à la cazzo il rigore più che generoso che avrebbe portato ad un pareggio tanto insipido quanto minimamente dignitoso.

Ennesimo finale di stagione passato a far liste di proscrizione da cui -al solito- si salvano in quattro o cinque, con tutto il resto della ciurma da vendere a trance al primo market rionale (cit.).

Ancor più doloroso, seconda parte del pomeriggio passato a rimuginare sulle parole di un ex milanista (Costacurta) e un ex gobbo (Marocchi) che fotografano alla perfezione la crisi del settimo anno nerazzurra: “troppo” talento e poca testa, pochissimi giocatori di personalità, Società incapace di dare una direzione e fare scelte che vadano aldilà della pura sussistenza, allenatori fagocitati nel tritacarne generato dal troiaio testè descritto.

Sarebbe bello dar retta alle tesi per una volta ancor più retropensierose di quelle del sottoscritto, che vedono nell’indolenza dei nostri un disegno volto a saltare i preliminari di Europa League per preparare al meglio la stagione prossima ventura.

Ma magari! Almeno sarebbe la dimostrazione dell’esistenza di un piano, di una strategia -per quanto esecranda. Macchè, si bivacca in attesa del rompete le righe, al sicuro da pericoli che vadano oltre il ritiro punitivo (durante il quale comunque viene concesso il pomeriggio in famiglia perchè “i ragazzi han lavorato bene”), certi che nessun leader di spogliatoio verrà a gridarti nelle orecchie “Oh, svegliaaa!!!“.

Qui, ancora una volta -e non sapete quanto mi faccia girare le palle- devo dar ragione ai due diversamente strisciati: mancano i giocatori di personalità e con etica del lavoro. Abbiamo diversi buoni giocatori, non ne abbiamo uno con la metà della serietà di un Cambiasso, di un Materazzi, di uno Stankovic, per non scomodare l’inarrivabile Ibra, che svegli e trascini l’ambiente.

L’uomo è purtroppo un animale sociale e abitudinario, e come tale si adatta all’ambiente che trova. Se può, non fa. Non ci sono cazzi.

Vedere l’azione del gol di Pandev, con la palla che sbuca sui piedi di Veloso nel cerchio di centrocampo ed il primo dei nostri a oltre venti metri da lui, è la perfetta trasposizione in campo del concetto precedente. Vedere l’indolenza con cui Kondogbia trotterella per cercare di far finta di ostacolarlo è la dimostrazione semiplastica di quanto vado dicendo.

Poi al solito, quelli che guardano il dito e non la luna se la prendono con la sfiga, chè il tiro è deviato sulla traversa e torna a Pandev proprio mentre Andreolli scivola.

Sì, bravi, colpa del campo, ci va sempre tutto storto. Bravi ciula. E ve lo dice un complottista.

La mia è una tesi diversa: proprio perchè il complotto c’è, l’Inter deve per definizione fare più di quel che ci si aspetterebbe da una squadra nelle sue condizioni. Ripeto: più di quel che ci si aspetterebbe.

E qui, mi spiace, manca proprio la “cultura aziendale”: manca qualcuno un pocolino più autorevole del sottoscritto che ad ognuno dei nostri spieghi cosa voglia dire l’Inter e cosa ci si aspetti da un giocatore che ne vesta la maglia.

Nulla di tutto ciò alle viste, dato che il VicePresidente -sola memoria storica credibile nell’organigramma- già da giocatore dava l’esempio con le azione e non con le parole.

Potrà essere Oriali il nuovo Messia?

Me lo auguro, ma mi pare una questione troppo estesa perchè possa essere risolta da un solo uomo, per quanto valido, competente e gradito. Personalmente ho sempre preso con beneficio di inventario la vulgata per cui, tra lui e Branca, tutti i pacchi li avesse scelti il Cigno e tutti i campioni lui. Ad ogni modo, se come pare arriverà, non tarderà a dare conferma o smentita della succitata leggenda metropolitana.

Se non altro, vista l’ennesima ed immonda figura odierna, si tacceranno tutti gli italioti del “manca un’identità italiana all’Inter“. Eccovi serviti: allenatore italiano, direttore sportivo italiano, record di italiani in campo (cinque oggi: D’Ambrosio, Andreolli, Candreva, Gagliardini, Eder), orgoglio e dignità che finiscono giù per il cesso col sottofondo dell’Inno di Mameli.

Cosa aspettarsi? Boh, da questo finale di stagione tutto e il contrario di tutto. Sesti non arriveremo comunque, stanti Milan e Fiorentina comunque più in palla di noi (meno è impossibile…). Ciò vuol dire che, paradossalmente, potremmo anche vincere le ultime tre, giusto per confondere un po’ le idee sul chi dar via e chi tenere.

Un po’ come quando Recoba, dopo un trimestre di allenamenti saltati e mezz’ore svogliate, piazzava il sinistro da 30 metri all’angolino per un inutile 3-0 e guadagnava un altro triennale di contratto.

Dico questo orgoglioso del rancore provato negli anni per il Chino e conscio del fatto che uno come lui in mezzo a questi qua farebbe la sua porca figura anche a 41 anni e la panzetta. Non a caso oggi gli unici cori dei nostri tifosi sono stati per Pandev, il più scarso degli 11 del Triplete ma due spanne sopra tutti i nostri attuali giocatori per grinta e professionalità.

Niente foto. Niente #ècomplotto. Abbiate pietà di me, e di voi.

VIOLA DI VERGOGNA

FIORENTINA-INTER 5-4

Gli unici altri 5-4 di cui ho memoria sono  due vittorie contro la Roma (stagione 98/99, gol definitivo del Cholo che poi esulta mostrando la panza nuda) e una vittoria casalinga contro il Genoa di epoca Stramaccioniana.

Se già con i tre punti in tasca un simile punteggio non mi piace -essendo palesemente figlio di errori in quantità industriale- figuratevi quanto possa essere schifato da una sconfitta del genere, frutto di un primo tempo finito in vantaggio grazie a due azioni tanto belle quanto isolate in un mare di assonnato pressappochismo, e di una ripresa da coma farmacologico, che ci fa incassare quattro gol in un quarto d’ora, reattivi e coriacei come un lombrico sotto la pioggia.

Ancor più beffardo il colpo di coda di Icardi (non della squadra, di un solo giocatore), buono soltanto per farci rimuginare su quelle due o tre sviste arbitrali (cit.) tanto prevedibili quanto evitabili (proprio perchè prevedibili). E’ ormai perfettamente ovvio che con noi i minuti di recupero scadano quando devono scadere (chè il tempo di recupero è il minimo garantito solo per gli altri), mentre il vecchio adagio “nel dubbio lascia giocare” si applica ai fuorigioco solo a domeniche alterne.

Non ho molta voglia di passare in rassegna i -tanti- singoli episodi che ci condannano a una figura demmerda colossale. Mi limito ad osservare -senza nemmeno la compassione di solito riservata ai minus habens- i soliti geni che si ostinano a criticare Icardi perchè si tromba la biondona tettuta e guida i macchinoni tabbozzi.

Se mi chiedete chi io preferisca gara lui e Milito (di cui ha recentemente battuto il record di gol segnati) non stiamo nemmeno a parlarne. Il Principe mi ha fatto piangere di gioia, questo non ha nemmeno cominciato. Però, fatta la premessa doverosa quanto ovvia, quando l’attuale Capitano si sarà rotto i coglioni di giocare ogni anno per il quarto posto, per poi accontentarsi del sesto “ma con interessanti prospettive per il futuro“, andrà a segnare le sue carrettate di gol in un Chelsea qualunque e rimarrete tutti increduli nel pensare “a come siamo stati stronzi, in quel lontano inverno dell’88” (cit. Ponchia, se non la riconoscete potete anche smettere di leggere).

Per capire il contesto in cui si muove, il ragazzo, da brava squadra sfigata per definizione, riusciamo a fare segnare una tripletta al nostro centravanti, che riesce a portarsi a casa il pallone con una faccia che dice tutto:

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E (non) va bene così, senza parole

 Come già detto, poco da aggiungere alla psicoterapia geometrica abbozzata qualche giorno fa. Leggo con piacere del comunicato con cui FozzaInda ha obbligato la squadra al ritiro in vista del match contro il Napoli: non perchè quella partita abbia chissà quale significato, ma perchè, come dicevano i genitori tirandoci il ceffone quando facevamo i capricci, “almeno te pianget per queicòss“.

Il fatto poi che giornalisti di terz’ordine non siano d’accordo con questo approccio, evidentemente nostalgici del periodo in cui l’inazione della proprietà simpatttica lasciava carta bianca a qualsiasi boutade mediatica, accresce vieppiù la mia convinzione di aver ragione.

Ma è una consolazione di sto par de ciufoli.

Non siamo in condizione di pretendere niente di più dall’ennesima accozzaglia di scappati di casa: che Pioli abbia o meno offerto le proprie dimissioni nello spogliatoio a Firenze cambia poco. Il suo destino è segnato e siamo attaccati all’ennesimo sogno di gloria di riuscire a portare a casa il combo Cholo-Oriali con funzione da talismani semoventi.

Il danaro non manca, stanti anche le confortanti notizie dell’Uefa in tema FPF: la possibile limitazione della rosa nella prossima stagione europea sa tanto di beffarda noticilla not applicable at our case.

Mettetevi comodi: è un film che continuiamo a vedere da sei anni e, anche se il finale è sempre lo stesso, c’è comunque da divertirsi.

IL GATTOPARDO

INTER-MILAN 2-2

Lo so che la metafora è più che abusata, ma davvero non credo esista paragone più calzante per descrivere l’apparente novità di giornata (primo derby totalmente cinese, orario anomalo per accontentare il di cui mercato, nuova possibile èra del calcio meneghino) e la reale immnutabilità dei cliché storicamente associati alle due squadre di Milano: incorreggibili pasticcioni gli interisti, incapaci di venire a patti con se stessi e forse per questo mai meritevoli di uno sguardo benevolo dalla buona sorte, portatori sani di buciodiculo i nostri cugini, che capitalizzano ben oltre i propri meriti la coglionaggine dei nerazzurri.

Pioli parte con Nagatiello per Ansaldi sperando di contrastare la veloctà di Suso e Joao Mario al posto di Banega dietro al solito tridente.

La formazione può dirsi azzeccata, col ritorno di Gagliardini in mediana, anche se è proprio il bergamasco a regalare il primo infarto ai tifosi, perdendo una palla velenosa sulla trequarti e dando il via a una rumba che porta tre milanisti al tiro in pochi secondi, per fortuna senza alcun esito.

I rossoneri spingono di più nella prima mezz’ora, -il dato è inconfutabile-: a ben vedere, però, il “merito” delle loro azioni sta quasi sempre in palloni persi banalmente dai nostri che innescano Suso e soprattutto Deulofeu, contro il quale Medel è in palese difficoltà.

Bacca per fortuna è non pervenuto, mentre Handanovic è in giornata di grazia anche sulle uscite (almeno fino all’ultimo corner…) e quindi lo stringiculo peggiore è un palo dello spagnolo in prestito  a metà frazione.

Nemmeno il tempo di dire “oh ma noi quand’è che cominciamo a giocare?” che Gagliardini fa la prima (e credo unica) cosa bella della partita, pescando Candreva sulla corsa in area di rigore: De Sciglio e Donnarumma giocano al Signor Tentenna, e l’87 nerazzurro è bravo a fare la cosa più semplice, ovverosia il pallonetto sul secondo palo, che passa a pochi cm dalle mani per nulla protese del portierino milanista. Uno a zero per noi e boato da lite condominiale in zona divano.

Il Milan subisce il colpo e i nostri sono bravi a prendere forza dal vantaggio, obiettivamente figlio di una giocata estemporanea. Joao Mario inizia a distribuire muscoli e fosforo su tutto il campo, e Icardi e Perisic duettano bene al limite dell’area: il croato si invola sulla sinistra e centra forte e rasoterra sul secondo palo, Romagnoli è in ritardo così come Donnarumma –oh no…Gigio…- mentre Maurito è puntualissimo a insaccare di piatto destro a porta vuota il primo gol in carriera contro il Milan, che vale il 2-0.

La botta per i cugini è tremenda, nè la ripresa pare dare nuove idee a Montella.

Il secondo tempo inizia infatti con i nostri in controllo della situazione, con la chiara e palese intenzione di piazzare il terzo gol e chiudere i conti. La palla giusta arriva a Perisic con bella imbeccata di Icardi, ma il destro è debole e non crea pericoli. D’altra parte ormai il 44 lo conosciamo: mi piace e molto, ma ogni volta può creare il massimo pericolo per gli avversari (vedi assist per Icardi nel primo tempo) così come sprecare tutto dopo aver fatto la giocata della Madonna. E’ quel che gli capita dopo aver saltato un paio di avversari sulla sinistra, allorquando tenta un destro al volo più che improbabile invece di allungare la boccia per il Capitano solo soletto nell’area piccola.

Loro, ribadisco, nun ce stanno a capì un cazzo fino a metà tempo, allorquando sono i nostri cambi a ridargli ossigeno. Eder è ormai abbonato al ruolo di 12° uomo, e quindi il primo cambio è il suo, in questo caso proprio per Perisic. Onestamente avrei aspettato un’altra decina di minuti, ma la solfa cambia poco.

Assai più discutibili gli altri due cambi, con Biabiany che non vedeva il campo da mesi a subentrare a Candreva e -ancor più grave- con Murillo a dare il cambio a Joao Mario.

E proprio quest’ultima sostituzione è quella della resa “concettuale”, in primis perchè toglie dal campo l’unico vero giocatore “pensante”, che ha l’ulteriore merito di garantire comunque corsa e contrasto. Non voglio scomodare paragoni blasfemi con Cambiasso, ma nella pochezza attuale della nostra mediana il portoghese riluce quanto la crapapelada del Cuchu nel lustro d’oro. E invece no, Pioli lo toglie per inserire Murillo, il che equivale ad appendersi alle traverse e sperare in bene.

Grave errore a mio parere, e non certo per le minchiate massimaliste del “bisogna sempre giUocare all’attacco per regalare spettacolo ai nostri tifosi“. Molto più semplicemente, mettersi alle corde e dire all’avversario “dài picchia duro, mia nonna me le dava più forte” è un’arte e presuppone palle quadre e capacità di incassare superiori alla media. Qualità che i nostri non hanno, mentalmente ancor meno che tecnicamente. Ecco quindi che il cambio vuol dire via libera al “caghiamoci sotto!“, che porta istantaneamente al loro 2-1 di Romagnoli, con Miranda a tentare un contrasto di testa con il pallone a meno di mezza altezza, e non a caso girato dal difensore senza particolari problemi alle spalle di Handanovic.

Il gol arriva all’83°, ed è di tutta evidenza che i minuti restanti saranno lunghissimi. La fredda determinazione del primo tempo è bella che andata, e la nostra titubanza dà coraggio a un Milan generoso e affastellato in avanti con cinque tra punte e rifinitori. Curioso che alla fine siano i due difensori centrali a segnare, ma come si dice in questi casi “questo è il calcio“.

Ma non anticipiamo i tempi: prima della tragicommedia finale c’è il tempo per vedere Biabiany, al 51° minuto della ripresa, farsi ingolosire da un passaggio filtrante ed entrare in area. Scelta condivisibile a patto di mettere il pallone in gol. Il tiro invece va alto, e l’insulto che gli tocca è accompagnato dalla -vana- speranza di sentire il triplice fischio finale dell’arbitro sul rinvio del portiere.

Nulla di tutto ciò: si gioca e i nostri di fatto fanno di tutto per concedere l’ultimo calcio d’angolo ai cugini, lamentandosi poi perchè Orsato lo fa battere.

A quel punto, sinteticamente, smettono tutti di giocare, facendo le belle statuine (Handanovic in testa, che torna insicuro e balbettante proprio sull’ultimo traversone del match) e permettendo a Bacca di prolungare la traiettoria e a Zapata di azzeccare il sinistro della vita che sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea.

L’annegamento in un bicchier d’acqua è perfettamente riuscito, e personalmente non ho nemmeno le parole per insultare o maledire cose o persone. Saranno contenti i vicini…

Constato che, come prontamente uozzappato all’amico milanista, cambiano i presidenti ma il buciodiculo rimane immutato.

CHE NE SARA’ DI NOI

Il pari nel Derby, e soprattutto il modo in cui è maturato, credo costeranno la conferma a Pioli ben più delle due sconfitte con Samp e Crotone. E’ stata palese la paura di vincere, l’incapacità di gestire la invidiabile pressione data dal doppio vantaggio. Più di tutto, è ormai evidente l’incapacità della squadra tutta di avere una strategia alternativa al “tutto per tutto”. Ripeto un concetto già espresso di recente: Pioli è uno dei tanti (penso a Strama, penso a Ranieri) ad aver azzeccato una bella striscia di risultati figlia dell’adrenalina e della motivazione di un obiettivo contingente lontano ma ancora possibile. Il fascino e lo stimolo della sfida sono come quelle candele che bruciano da entrambi i lati, durando fatalmente la metà.

Svanito quindi l’effetto “dagagré” o “daje” (a seconda dell’idioma) con il pur plausibile pareggio col Toro, la tenuta mentale di Mister e squadra si è squagliata, inanellando tre partite che hanno avuto come comune denominatore l’incapacità di mantenere la concentrazione per 90°: da suicidio la ripresa con i blucerchiati, da psicanalisi il primo tempo col Crotone, da manicomio giudiziario l’ultimo quarto d’ora nel Derby.

Tornando per un attimo all’analisi della partita, ecco a mio parere la gravità dell’aver rinunciato a Joao Mario: non perchè sia un fuoriclasse, ma in quanto uno dei pochi a rimanere freddo e concentrato sempre o quasi. L’altro è Icardi, implacabile se gli arriva un pallone giocabile, bravo a prender falli e far salire la squadra, migliorato assai nel fornire assist ai compagni ma non ancora trascinatore alla Ibra; inutile aspettarlo, non lo sarà mai, ma per lo meno non è tra quelli che nelle difficoltà si tira indietro. Tutti gli altri sì, e il risultato si è visto.

La cosa che mi fa più incazzare? Non l’ennesimo anno senza Champions (quello fuor di favoletta era chiaro fin dalle partite con De Boer), nè il rischio assai concreto di ciccare pure l’Europa League. Piuttosto, il fatto che, salutato Pioli, non avremo il conducator che ci possa trascinare rapidamente fuori dalla melma. Accettare una panchina come la nostra da parte di un Conte, un Simeone, un Klopp o un Mourinho mi farebbe dubitare e molto delle loro capacità mentali. Ovvio che sarei disposto all’ennesimo cambio di allenatore per uno di questi quattro top, ma semplicemente non accadrà.

Ecco quindi che saremo, per l’ennesima volta, davanti all’ineluttabile necessità di dover cambiare allenatore per rimpiazzarlo con un’altra mezza figura: o c’è qualcuno che crede davvero che Spalletti o Jardim (chi??) potrebbero svoltare la nostra storia?

Infine, il beffardo ed epidermico fastidio di aver perso tutto il vantaggio temporale teoricamente guadagnato sui cugini. Questi hanno aspettato Godot per due anni, di fatto bucando le ultime sessioni di mercato ed avendo una rosa oggettivamente nemmeno paragonabile alla nostra. Eppure eccoli, due punti avanti a noi, con un calendario assai più agevole, con il solito culo e col vento in poppa che a ciò consegue.

Avevamo tutto il tempo e tutta la possibilità di stargli a 10 punti di distanza e sputargli in testa; ci ritroviamo nella situazione -squisitamente nerazzurra- di rimpiangere le occasioni perdute e di annaspare per stare a galla.

LE ALTRE

La Lazio viene bloccata sul pari dal Genoa, così come la Roma con l’Atalanta. Questo vuol dire che tutto resta come prima, ma con una partita in meno da giocare. Delle sei rimaste, noi ne avremo tre contro Fiorentina, Napoli e Lazio.

S’adda ride… (cit.)

E’ COMPLOTTO

Quando una squadra è così cogliona da farsi rimontare come i nostri, c’è poco di cui lamentarsi al di fuori del nostro orticello marrone.

Certo, il peso specifico della nostra maglia si palesa nella più che educata protesta di Icardi a fine primo tempo che- da capitano e quindi con tutti i diritti di interloquire con l’arbitro- chiedeva conto di un mancato giallo a Romagnoli, alla quale protesta l’arbitro rispondeva con un tono a metà tra la mamma nevrotica e incazzata e la velata minaccia del bullo di periferia (conto fino a cinque…).

Inevitabile, visto il clima, che il nostro faccia battere il calcio d’angolo a recupero concluso da 20 secondi. Possiamo fare il processo alle intenzioni e scommettere cifre a sei zeri che a maglie opposte si sarebbe andati tutti a casa spaccando il minuto, ma è una consolazione da poco.

Non fa notizia nemmeno la coerenza del Geometra che dapprima dichiara ai quattro venti che “per rispetto della nuova dirigenza” non si sarebbe fatto vedere a San Siro per un po’ di tempo, e poi assicura la sua presenza sugli spalti già per la prossima partita interna di quelli che resteranno sempre i suoi ragazzi.

Sintomatico poi il tempismo di Fabrizio Bocca su Repubblica, che nota come nonostante l’orario anomalo e le dirigenze dagli occhi a mandorla, il Derby sia comunque stato avvincente e seguitissimo, concludendo poi che lo spettacolo viene fatto dai calciatori, e che di dirigenze e proprietà alla fine chissefrega.

Quindi, finchè c’è il cicciobello con gli occhi a mandorla o finché si grida FozzaInda, tutti a ridere e darsi di gomito, o in alternativa a gridare allo scandalo. Non appena l’altra sponda del Naviglio accoglie i suoi salvatori della patria ancorchè forestieri (con solo due anni di ritardo e un certo numero di situazioni che vanno dalla figura di merda al rientro di capitali dall’estero), allora tutto va bene e l’importante è che ci sia il giUoco.

Del resto, la tiritera del closing durata mesi e mesi ha dato nello stesso periodo a Zio Silvio e Zio Fester -come se ne avessero bisogno!- un paio di giri gratis sulla giostra della retorica e dell’amarcord, con scribacchini pronti a riproporre gallery fotografiche di vecchi successi e agiografie trite e ritrite che mi guardo bene dal linkare, avendo dovuto esibirmi in uno slalom telematico degno di Pirmin Zurbriggen per poterlo evitare.

Poi, per chi ha ancora l’insano vezzo di voler pensare con la propria testa e documentarsi da solo, c’è questo.

Ma non ditelo a nessuno, chè il nostro piangere fa male al re.

WEST HAM

Insipido pareggio in casa del Sunderland ultimo in classifica, con ennesimo gol subito al 90° (tanto per rimanere in tema…) da Borini, uno che il primo gol in Serie A l’ha fatto -guarda caso- proprio contro di noi.

Tutto torna.

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Qui ognuno la vede come vuole. Io ci vedo un Capitano che soffre per la propria squadra, in culo a quelli che “è un mercenario, non gliene frega niente, è indegno”.

VIZIO OVVIO O VIZIO OCCULTO

CROTONE-INTER 2-1

La prendo larga.

Nel mio mestiere, la qualità del prodotto fornito si misura con la sua rispondenza ad alcune specifiche imposte per legge o concordate col cliente.

Io che produco e vendo, e tu che compri, dobbiamo analizzare il prodotto per verificarne la compliance (una delle parole magiche del binsisss) ed escluderne potenziali vizi.

E qui arriviamo al punto: questi vizi possono essere di due tipi: quelli più probabili – obvious in gergo- che si è obbligati ad andare a cercare, e quelli per così dire nascosti –hidden in gergo- la cui esistenza è assai più remota ma che sono comunque oggetto di reclamo una volta che dovessero essere scoperti.

Ecco, è da ieri alle cinque che mi trastullo i quattro neuroni rimasti cercando di capire se la minchionaggine di cui soffrono i miei eroi in braghette faccia parte del primo o del secondo gruppo di vizi.

E’ da una parte più che probabile, praticamente certo che i nostri pesteranno la merda nel momento meno opportuno, e ciononostante è sempre difficile prevederne il quando fin nei dettagli.

Io, per dire, sui deficit psichici dei nerazzurri potrei tenere lezioni universitarie, e quindi mi era bastato vedere i calabresi vincere a Chievo per sentir puzza di bruciato.

Questi domenica fanno la partita della vita: matematico. Cazzo, se lo capisco io, ci arriveranno anche loro, che oltretutto hanno lo scempio con la Samp da farsi perdonare.

Oeh! Come no… Sarà stata la maglia stile gazzosa, ma il primo tempo dei nostri è il peggiore della stagione, con i padroni di casa a furoreggiare manco fossero il Real Madrid. Noi agnellini impauriti peggio di quelli salvati da Zio Silvio, Falcinelli che pare Butragueno e giornata di gloria per tutta la gente di Crotone.

Al solito non ci dice nemmeno culo, visto che il rigore è più fantozziano che netto, visto che Icardi viene quasi stuprato in area (ma se ne vedono tante…) e visto che Eder, nella sola occasione degna di tale nome, colpisce il palo interno.

Ma mai come stavolta la fortuna ha ragione a non farsi vedere dalle nostre parti.

Onestamente guardo avanti e penso alla sfilza di giocatori che, come ogni anno, già a inizio primavera vengono associati ai nostri colori, unica squadra l’Inter a godere di un calciomercato dedicato e aperto 12 mesi l’anno.

Ebbene, se scorro i nomi vedo Manolas, De Vrji, Rudiger, Berardi, Verratti, Bernardeschi… Tutti bravi, qualcuno bravissimo, ma nessuno che abbia quelle palle quadre che a questa squadra mancano come a un tossico in scimmia da metadone.

Se guardo indietro negli anni vedo gente “seria” a sostenere i compagni quando le cose si mettono male. Penso agli argentini, sì proprio quel clan del asado tante volte vituperato perchè non italiano (visto che bellammerda invece con D’Ambrosio, Eder e Candreva in campo??), erano il motore e il collante di quella squadra, e chi per mille motivi pensava di essere più importante del gruppo veniva gestito (Sneijder, talvolta lo stesso Eto’o) o messo in condizioni di non nuocere (Balotelli).

Qui si fa a gara a additare l’indegno di turno (ieri scelta amplissima), ma è difficilissimo trovare anche solo uno (dove di solito ne servirebbero tre o quattro) che risponda ai requisiti “morali” di cui vado cianciando.

Quindi, tanto per sparar nomi a caso e prescindendo da ruolo e utilità tattica, a noi serve gentaglia come Nainggolan, come Strootman, come Ibra se vogliamo ragionare per assurdo. Gente che sappia tirare due cristoni e caricarsi la squadra sulle spalle. Gente che dica “oh, siamo l’Inter, non esiste cagarsi sotto col Crotone!“. Lo Zio Bergomi ricorda sempre di quando Matthaeus arrivava in spogliatoio alla domenica e diceva “oggi si vince“, e -cazzo- si vinceva, di riffa o di raffa, ma si vinceva.

LE ALTRE

Ovviamente vincono tutte o quasi, visti i pareggi di Atalanta e Fiorentina, che ad ogni modo mettono un ulteriore punto tra noi e loro. Siamo settimi, e in tre giornate abbiamo buttato via quanto di buono costruito in un quadrimestre.

Bravi minchioni, tutti, da Pioli all’ultimo dei panchinari.

La sensazione è che il Mister abbia comprensibilmente puntato molto se non tutto sulla tensione nervosa, sul miraggio del terzo posto finchè è stato a portata di mano. Il pareggio di Torino, a un certo punto, ha rotto il giocattolo. Pur assai meno catastrofico dell’ormai famoso Inter-Lazio di Gennaio 2016, con Felipe Melo a fare harakiri e l’Inter tutta ad andargli dietro, il pareggio contro Belotti & soci ha certificato l’addio all’utopia Champions League, e la bolla è scoppiata.

Eccolo quindi, il vizio occulto o ovvio (fate vobis), ecco i nostri eroi tornare i bimbi capricciosi che alla prima difficoltà frignano, prendono il pallone e dicono “non gioco più”. Senza nemmeno qualcuno che gli dia un sonoro ceffone e li rimandi subito in campo a cercare di rimediare al troiaio che hanno combinato.

E’ COMPLOTTO

Anzi, in teoria uno o due ci sarebbero. FozzaInda fa quel che può essere fatto in questi casi senza cadere nel penale: annulla il giorno di riposo e impone allenamento mattutino. Il minimo della vita.

Il Direttore Sportivo Ausilio fa di più, commentando la prestazione dopo il fischio finale e dicendo  in buona sostanza “giocare così non è da Serie A“. Parole sacrosante a mio parere, e che il tifoso medio nerazzurro dovrebbe sottoscrivere col sangue.

Ma evidentemente le devianze psichiatriche non riguardano solo gli 11 che scendono in campo la domenica, bensì anche buona parte dei milioni di tifosi sparsi in Italia e nel mondo. Eccoli infatti, i leoni da tastiera, accanirsi contro Ausilio che ha osato criticare in pubblico i giocatori anzichè lavare i panni sporchi in casa. Poi ovviamente, se si mette su il disco di “i nosti ragazzi hanno bisogno del sostegno dei tifosi, si sono impegnati al massimo e sono comunque un buon gruppo” tutti a criticare dicendo che ci vogliono le maniere forti.

E in questo, spiace dover citare Materazzi tra i rimestolatori di zizzania a strisce nerazzurre: un post del genere non può non essere diretto a qualche dirigente (proprio Ausilio): opinione assolutamente legittima, tanto quanto inopportuno è esporla in questo modo, dando fiato alle trombe me(r)diatiche che già si erano precipitate al capezzale di Ciuffolo per riceverne il parere illuminato a proposito di rosa e dirigenza.

Non ci facciamo mancare niente, compreso il terrorismo preventivo tanto per gufarla un po’: curioso infatti come la Gazza del 6 Aprile possa dire che l’Inter sarà costretta a vendere Perisic per far fronte al Fair Play Finanziario e solo poche righe dopo, nello stesso articolo, dire l’esatto contrario, “visto che sono in arrivo almeno un paio di sponsor «pesanti» per sistemare il fair play finanziario“.

Il Signor Massimo dimostra poi di avere ancora santi in Paradiso, o più prosaicamente vedove nelle redazioni, visto che nella stessa sbrodola rosa il vincolo del FPF è ovviamente “riferito alla gestione Thohir” e non agli scialacqui simpatttici post Triplete.

Dall’altra parte, solo poche parole per far notare come il sesto posto ora occupato dal Milan, e giustamente considerato di pura sopravvivenza fino a 48 ore fa quand’era occupato da terga nerazzurre, sia da oggi invece il trampolino per successi rosei e ancor più luminosi per i ragazzi di Montella, con il Geometra Galliani a gigioneggiare davanti ai cronisti come solo a lui è permesso, buttando lì mezze frasi e raccontando dell’ennesima ultima volta da Amministratore Delegato del Milan.

WEST HAM

Qui almeno festeggiamo una vittoria interna per 1-0 contro lo Swansea che aveva tanto il sapore di uno scontro salvezza. Visto il contorno, basta e avanza!

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Puntuali tornano anche i titoletti simpatttici. La prossima volta sarà “Inter giù per la scala a Pioli…”

LO ZINGARO, QUANDO GLI GIRA…GIRA! (CIT.)

INTER-SAMPDORIA 1-2

Che a nessuno passi nemmeno per l’anticamera del cervello di vedere nel titolo un intento di tipo razzista verso Marcelo Brozovic, che ho ripetutamente insultato nell’arco dei 90′ ma che dovrebbe solo ringraziarmi per averlo appaiato all’immortale risposta dell’Architetto Melandri a un polemico Mascetti (min.1.05 di questo link da mandare a memoria per il volgo plebeo non ancora acculturato in materia).

Fatta la excusatio non petita, al succitato Brozo va bene che nelle precedenti stagioni abbia fatto vedere anche roba buona, perchè altrimenti, dopo l’accozzaglia di minchiate squadernate in un’ora e mezza, sarebbe finito a far compagnia a Gresko, Burdisso, Muntari e pochi altri immondi che ricordo ancora nei rosari blasfemi della sera.

Faccio il sempliciotto e carico lui di tutte le responsabilità per questa sconfitta insensata quanto ferale: gioca novanta minuti di rara inedia, lui che manca dall’11 titolare da due mesi e che come tale dovrebbe mangiarsi l’erba coi piedi. Va a contrasto sul corner che porta al loro pareggio con la stessa voglia di un siderurgico che timbra per il turno di notte, resta immobile poco dopo tenendo in gioco Schick che può così beffare Handanovic, e conclude la serata di gala col fallo di mano più stupido del West che causa il rigore del 2-1 finale.

Non tutta colpa sua, sia chiaro, ma lui si mette di buzzo buono!

In realtà mi aveva sorpreso in positivo la voglia di Pioli d inserire qualità già dal doppio mediano, sacrificando il pur positivo Kondo delle ultime uscite per il più talentuoso croato. Beffardamente, l’inizio gli dava anche ragione, visto che una splendida imbucata di Ajeje nostro liberava Icardi solo davanti al loro portiere: tutto fermo per un fuorigioco che non c’era (la famosa leggenda metropolitana del “nel dubbio lasciate giocare“).

Vero che un quarto d’ora dopo il nostro gol nasce da un corner che non avrebbe dovuto esistere, visto che arrivava dopo un fuorigioco dei nostri non sanzionato, ma -come dire- avrei fatto volentieri a cambio trovandomi prima in vantaggio e con un Brozovic autore di un pregevole assist, che avrebbe anche potuto destarlo dal torpore mostrato per tutta la serata.

Siamo a livelli altissimi della disciplina olimpica “se mio nonno pisciava benzina aprivo un distributore“, me ne rendo conto, ma lasciatemi almeno sfogare.

Se è per quello, anche sul già menzionato pareggio doriano ho qualche dubbio, visto che il loro corner arriva dopo un ruzzone di Schick su Medel che in tutta franchezza era molto più fallo che no, ma che ce voi fà?

Grattugiando giudizi sui nostri come cacio sui maccheroni, definirei parossistica la partita di Candreva, capace di sbagliare un gol facilissimo in apertura (a mio parere ancor più facile di quello di Icardi), di piazzare i soliti 20 cross di cui 18 preda della difesa, e ciononostante di servire (con i restanti due) le migliori palle della ripresa sulla capoccia di Perisic (ben parato da Viviano) e sul sinistro esecrando di Icardi, che da 0 metri riesce a mettere fuori.

Ma è tutta l’Inter in generale a non combinare granchè, onestamente anche nel  tanto celebrato primo tempo (forse perchè seguito da cotanta ripresa…); basti dire che, IMHO, il migliore è stato Ansaldi, finalmente continuo nella sovrapposizione a Perisic e finalmente a suo agio nel calciare con entrambi i piedi.

Sull’altra fascia D’Ambrosio ha trovato non senza fortuna il gol che mancava da un po’ e che ha illuso i 47.000 di San Siro e il sottoscritto.

Tornando a Pioli, e datigli i giusti crediti per la scelta iniziale, c’è invece da tirargli le orecchie per come ha poi gestito i cambi: sarò una persona ipersensibile su certi argomenti, ma che per Brozo non fosse serata l’ha capito anche Panchito dopo 20 minuti. Ok, Gagliardini deve uscire e ti giochi il cambio di Kondogbia, ma diavoloporco, che cacchio aspetti a far entrare Joao Mario al suo posto? Macchè, “lui era fisso come un palo nella notte“, diceva il poeta, e il croato ce lo siamo ciucciato fino all’ultimo.

Guardando avanti, fin troppo scontato l’addio a qualsivoglia residua speranza di terzo posto: ormai purtroppo dovremmo esserci abituati, visto che negli ultimi anni, più o meno in questo mese, pestiamo l’ennesimo merdone della stagione che rende vana la rincorsa ai piani che contano. Ci resta il solito rebus del “quanto mi conviene andare in Europa League? Devo fare i preliminari? Quanti turni?” che sinceramente è una litania che speravo di poter dimenticare.

Tant’è.

Pioli tornerà in bilico (ammesso che abbia mai smesso di esserlo) e tutto sommato spero che a lui sia data la possibilità di lavorare per un paio di stagioni, contrariamente a quanto successo a troppi dei suoi predecessori.

Conte poi, non capisco proprio quanto dovrebbe ubriacarsi per accettare la proposta di Zhang, rinunciando alla vetrina della Premier e alla prossima Champions con ambizioni concrete di poter andare avanti.

Ci sarebbe il Cholo, che nel cuor mi sta, ma sarebbe l’ennesima rifondazione e sinceramente comincio ad avere ‘na certa età…

 

LE ALTRE

Napoli e Juve pareggiano, lasciando le cose quasi immutate là davanti. La Roma vince senza grossi problemi con l’Empoli in casa se escludiamo il clamoroso rigore+rosso negato ai toscani in apertura, anche lì con un fuorigioco inesistente segnalato dal guardalinee.

I cugini pareggiano a Pescara grazie alla papera della Domenica da parte di Donnarumma e del solito culo sesquipedale con cui riacciuffano il pareggio (triplo rimpallo con carambola incorporata). Le stesse carambole fruttano poi un paio di conclusioni che sbattono sui legni abruzzesi, a conferma del fatto che, anche quando gli va di culo, hanno comunque modo di lamentarsi con la buona sorte.

Li odio, insomma. Le consolatorie certezze di una vita.

 

E’ COMPLOTTO

Li odio anche perchè tanti altri sono quelli che li amano e che non vedono l’ora di giustificarli. Ecco il Corrierone nazionale a venire in soccorso del povero Gigio che, per carità, fa una cappella non da poco, ma che non è nè il primo nè l’ultimo portiere a sbagliare coi piedi.

Giusto concetto, inutile buttare la croce su un giovane di così grande talento: arrivo quasi a essere d’accordo con il concetto, poi vedo questo:

E te pareva… L’Inter ancora non era salita sul banco dei cattivi (lo screenshot è di lunedì prima della partita con la Samp) ma comunque è sempre l’ora dei Pavesini, quindi sotto con gli interisti anche se nel caso non c’entrano un’emerita mazza.

Stessa cosa per glorificare l’ennesimo cambio di tavoli connessi al fantomatico closing dell’amore. Quindi, per capire: il Closing del Milan ricorda un po’ l’acquisto di Thohir, ma a tassi quasi da usura.

Però al cicciobello con gli occhi a mandorla tirano il culo ancora adesso con la manfrina del prestito all’Inter, qui invece “c’è un po’ più di ottimismo“.

Punti di vista…

Infine, non posso che riprendere un opportuno articolo di Fabrizio Biasin che elenca i risultati raggiunti da FozzaInda in un anno di “vita” nerazzurra, con la solita stampa prezzolata e prevenuta a percularlo e ad accorgersi solo adesso dell’effettiva potenza di fuoco del nostro.

Però Yonghong Li ha trovato il fondo giusto,e SES era tutta una finta.

Ma va bene così. Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene (cit.)

 

WEST HAM

Quando piove, diluvia: passati in vantaggio con l’Hull City grazie a Carroll, subiamo ben presto il loro pareggio, per poi soccombere con un gol che personalmente vivo come una beffa: ecco l’immancabile Primo Gol (stavolta in Premier League e non in Serie A) del redivivo Andrea Ranocchia.

Ma cazzo, ce l’avete con me?

self explaining

 

MA DE CHE STIAMO A PARLA’?

NAPOLI-INTER 3-0

Una squadra senza nessuna logica, piena di calciatori non intelligenti, senza grinta, con qualità tecniche sopravvalutate o quantomeno discontinue.

E c’è ancora chi si stupisce…

Dire che ho poca voglia di indugiare su concetti triti e ritriti è dir poco: sono nauseato nel ritrovare sempre gli stessi problemi. Che almeno ci fosse una certa evoluzione, che ti porta dalla “merda più merda” alla “merdina più merdina”. Invece no, siamo impantanati da anni in questo guano calcistico, illusi che ogni volta sia il famoso anno zero (siamo alla settima edizione), con la sicumera che “la base c’è, bastano tre-quattro acquisti giusti” (hai detto niente…).

La sola consolazione, che è veramente magra, è vedere salire ora tutti o quasi sul carretto scalcagnato del cileno Medel -come sapete da me apprezzatissimo-. Ecco a che cazzo serve quello scrondo latinoamericano in mezzo al campo: a raccattare una ventina di palloni a partita da porgere a chi abbia piedi e testa migliori (if any) e iniziare l’azione.

Non siamo ovviamente in questa tragicomica situazione per sola colpa del menisco ballerino del cileno, ma in una rosa in cui -con particolare riferimento a centrocampo-  non si capisce chi debba fare cosa, il Medellino almeno ha un suo inizio e una sua fine ben definiti. Che non sia trendy o nobile costruire un reparto dal più umile dei manovali può anche essere vero; detto questo chissene: inizia a piazzare un medianaccio che ti recuperi palla, e da lì riparti.

Il problema sta appunto nel “e riparti“: cedo ancora una volta alla fallace tentazione di auto-citarmi, ma già quest’estate, in fase di costruzione della squadrètta, avevo manifestato le mie perplessità sull’accozzaglia di buoni giocatori ammassati in mediana: Brozo-Banega-Joao Mario, fors’anco l’oggi esecrando Kondogbia.

Mi vedo perciò costretto, poco elegantemente, a copincollare un paio di passaggi.

Questo il primo, che beffardamente arriva dritto dall’ultima vittoria con i partenopei nello scorso Aprile:

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

La seconda è una amara riflessione estiva sullo stato avanzamento lavori della costruzione del nostro centrocampo:

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Oltretutto in questo secondo caso uno dei pericoli da me paventati non si è verificato (Brozo è rimasto), senza per quello diminuire la to do list dei troiai da sbrogliare…

Il terzo passaggio è quello che, purtroppamente, trasforma i sospetti in realtà:

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Dopo la anoressica soddisfazione di essermi detto “vedi che c’avevo ragione?“, l’Inter torna a galleggiare a metà classifica, senza grandi margini di miglioramento.

Non credo che ci sia un solo tifoso che possa lasciarsi abbagliare dalla apparente facilità con cui i nostri hanno creato occasioni in area napoletana: a parte il piccolo particolare di non essere riusciti a segnare, i pericoli per Reina sono frutto dei rari casi in cui le verticalizzazioni disperate dei nostri hanno trovato i nostri attaccanti al posto giusto al momento giusto. Tutto frutto del caso, o dei grandi numeri; nulla che sia conseguenza di un ragionamento calcistico, come del resto confermato dal diluvio di napoletani che hanno tempestato la nostra area di rigore per quasi tutta la partita.

In poche parole, uno schifo malinconico e reiterato che fa passar la voglia di cercare spiegazioni e abbozzare possibili rimedi, che non siano il caloroso invito ad andare a lavorare o, in alternativa, a vendere le proprie terga al miglior offerente.

E’ COMPLOTTO

Uso questa sezione non per segnalare critiche inopportune o esagerata (in periodi come quetsto, ogni reprimenda è giustificata), ma per riprendere due interviste alla sempre più nutrita tribù degli  ex-allenatori nerazzurri.

La prima è fatta a De Boer, che dice cose che dovrebbero essere note a tutti: che c’è bisogno di tempo per cambiare le cose, ma qui si vogliono risultati in due settimane, e non è possibile. Oppure, che la proprietà è cinese, il management è italiano e c’è un sostanziale vuoto di potere quanto a reale indirizzo sportivo.

La seconda è fatta a Stramaccioni, recentemente dimissionato dal Panathinaikos, che racconta la sua incredibile esperienza nerazzurra, assunto in pieno stile Morattiano e giubilato un annetto dopo causa cessione del Club a Thohir. Periodo tipicamente interista il suo, con grande entusiasmo per vittorie iniziali e poi quasi scientemente demolito con il colpo di genio della gestione Sneijder e del caso Cassano.

E’ stato uno degli esoneri che più mi sono dispiaciuti, perchè in un panorama di nulla o quasi a livello di allenatori disponibili Sul mercato, c’era davvero la possibilità di costruirsi il Mister in casa, ovviamente accompagnandolo e supportandolo in maniera decisa, anzichè farlo entrare da solo nello spogliatoio del Triplete come un dilettante allo sbaraglio (vero Branca?).

Tempi andati, inutile tornarci sopra…

WEST HAM

Per non farci mancare nulla, anche a queste latitudini le cosa vanno male: ne prendiamo 5 in casa dall’Arsenal. Detto tutto…

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La mimica di Pioli è chiara: “Vabbeh raga, ciaone proprio… Io me ne vado”

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna

BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario