LE CERTEZZE DI UNA VITA

SPAL-INTER 1-1

Eccoci al pezzo che ho scritto negli ultimi 7 mesi di Gennaio che Dio ha mandato in terra.

Siamo in piena fase “ma che cazzo è successo? Era tutto così bello, tranquillo, mi son distratto un attimo…”(cit.).

Eppure, certe costanti non cambiano mai: anno dopo anno succede sempre la stessa cosa. Filotto di vittorie e prestazioni convincenti, acuto con goleada (7-0 col Sassuolo, 7-1 all’Atalanta, quest’anno cinque pappine al Chievo) e poi spegnete la luce, chè mica vorrete che giochiamo così per tutta la stagione, per chi ci avete presi?

Ecco, domenica con la Spal sembrava l’ennesimo giorno della marmotta: ti accomodi in poltrona e pensi, se non altro per la legge dei grandi numeri, che i ragazzi oggi chiuderanno la pratica già nel primo tempo; 2-0 all’intervallo, il terzo gol al quarto d’ora della ripresa e per finire una comoda mezz’ora per il nuovo arrivato Rafinha.

Perchè mai un tifoso dovrebbe vedersi negato il sacrosanto diritto di sperare in una domenica tranquilla? Forse perché non è solo “tifoso”. È interista. E questo, tante, troppe volte fa tutta la differenza del mondo.

Spalletti ci mette del suo spostando Cancelo, destro naturale, terzino sinistro, inserendo a destra il rientrante D’Ambrosio, “che-può-giocare-indifferentemente-sulle-due-fasce” per gli amici. Il portoghese fa quel che sa e che può, cioè rientra sul destro e quindi verso il centro del campo ogniqualvolta tocca il pallone. Tutto troppo prevedibile per non essere intenzionale, e onestamente me ne sfugge il motivo.

In mezzo, mi limito a dire che Brozovic è il più in palla dei tre centrocampisti, vista la perdurante legnosità di Vecino e l’inamovibile staticità di Borja Valero. Ho detto tutto.

Davanti, Candreva e Perisic fanno a gara a vincere la gara di scoregge, mentre Icardi tocca palla per la prima volta al 40’ del primo tempo.

Inevitabile lo 0-0 a fine primo tempo (doppio vantaggio?! Mavaff…), vista anche la perfettibile mira di Candreva e Icardi che centrano nell’ordine il portiere e l’omino delle bibite nelle due occasioni avute.

La ripresa vede il casino organizzato di Eder al posto della spremuta di niente di Candreva, e la sorte -non certo per il succitato cambio- per una volta ci dà una mano.

Cancelo dimostra plasticamente quanto meritati fossero gli insulti ricevuti nel primo tempo, scodellando un cross di sinistro più che dignitoso, che il terzino di casa spedisce tragicomicamente nella propria porta.

Siamo avanti senza meritare, e senza averci nemmeno provato. Ottima occasione per capitalizzare la botta di culo e ripartire veloci e svegli per fare il secondo… se solo fossimo una squadra normale.

In realtà lo schema caghiamoci sotto non tarda molto a far capolino tra i nostri, che danno forza e speranza alla Spal ben aldilà dei legittimi sforzi di rimanere attaccata alla partita.

I nostri per quello avrebbero anche due o tre occasioni per mettere la partita in ghiaccio, ma Vecino emula il compagno nel primo tempo centrando il portiere col piattone, e Brozovic e Eder non hanno fortuna col destro da lontano.

Dietro, Handanovic fa capire a tutti perchè non esce mai, andando a farfalle su un cross dalla sinistra che il maledettissimo Paloschi mette fuori di testa. Gli insulti che riverso sul bresciano emulo di Inzaghi sono nulla rispetto al silenzio assordante che accompagna la (bella) girata di testa che ci purga al 90.

E’ purtroppo giusto così, e devo dar fondo a tutto il mio ottimismo per considerare questo un punto guadagnato in classifica, anziché due punti scivolati giù nel cesso.

LE ALTRE

Eh sì, perchè le due romane collezionano zero punti in due, dandoci l’immeritata illusione di poter ancora lottare per il terzo o quarto posto. Ne approfitta il Milan, ormai a un passo dalla beatificazione all’insegna di Ringhio cuore impavido e dei giUovani italiani mica come l’Inter.

Napoli e Gobba continuano il loro campionato a parte, e la sensazione è quella -sgradevole assai- di una Juve sorniona che aspetta solo il passo falso dei rivali per piazzare il sorpasso decisivo.

sperando di avere torto…

È COMPLOTTO 

Ringrazierò io per voi il gruppo di amici con cui ho passato il weekend, ed il lavoro che mi attanaglia vieppiù, per non aver assistito a quel che pare essere l’ennesima dimostrazione di protervia e di sudditanza nella sempre attuale liaison d’amore tra Juve e classe arbitrale. In una domenica normale, avrei passato ore e ore alla ricerca di riprese inedite e commenti al vetriolo da cui attingere in una rancorosissima rassegna stampa dedicata alla squadra più detestata d’Italia (seconda al mondo solo al Real, creo…)

Ottimo Cacciatore del Chievo, che fino a oggi avevo apprezzato solo per le pacate esultanze, che bofonchia “assurdo, non cambierà mai…” abbandonando il campo dopo aver preso il cartellino rosso.

Lo so, sono di parte e pure impreparato sul caso specifico, perchè la partita l’ho solo intravista. E’ però sintomatico che, in una giornata in cui gli errori arbitrali sono stati tanti e gravi, la colpa sia del VAR (che non è riuscito a correggerli, complice anche la cocciuta inettitudine degli arbitri di campo a volerlo consultare) e non dei fischietti che ancora una volta sbagliano a righe alterne.

Il paragone potrà non essere dei più delicati, ma mi pare calzante: la polemica di questi giorni sulla cosiddetta “moviola in campo” equivale a criticare un farmaco salvavita o l’intervento di urgenza perchè non dà sempre il risultato sperato.

Certo, per paura degli effetti collaterali non vacciniamo i bambini. Come livello di intelligenza siamo lì…

Sarebbe del resto troppo facile e retorico voler accomunare questa difesa dello status quo al raccapricciante balletto del mondo del calcio italiano, alla disperata ricerca di un utile idiota che possa evitare un commissariamento tanto probabile quanto necessario.

In tempi come questi non è possibile non citare il sommo e la sua invettiva passata alla storia (alla Storia direi partigianamente…) come #bassiamoitoni, nella parte in cui imputava a noi italiani (anzi, a voi italiani) di aver costruito Calciopoli con questa  omertà.

Sì è vero, le sto sparando un po’ grosse e un po’ a caso. Risento del clima elettorale. Se mi votate sono disposto a chiudere il blog (però non mi candido, quindi vi tocca tenermi…)

WEST HAM

Anche qui siamo in un bel periodo marroncino: dopo essere usciti dalla FA Cup per mano del temutissimo Wigan (oggi in terza serie), nel posticipo dell’anticipo del recupero di stasera pareggiamo in casa col Crystal Palace.

E in più è arrivato Joao Mario straight outta Inda.

What a load of rubbish…

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Figurati noi, Lucianino…

TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO

FIORENTINA-INTER 1-1

A chi ha avuto la pazienza di leggere la mia ultima sbrodola potrei anche dire di passare oltre, perchè tante saranno le analogie tra questo e quei pensieri.

Come settimana scorsa, non ho visto la partita, impegnato nel viaggio di ritorno -per fortuna completato in metà del tempo!- della piacevole vacanza, con una singhiozzante Radio 1 sola compagna di viaggio.

L’enfasi posta da tutti sull’ingiustizia causata dal gol di Icardi mi ha fatto salire tre metri di carogna sulla spalla (tutti giustizialisti a strisce alterne, chè gli altri al solito hanno tutti i diritti di vincere partite con l’unico tiro in porta), instillandomi però nel contempo il leggerissimo sospetto di tifare per una squadra ancora in debito di condizione psico-fisica, e in buona sostanza di giUoco.

Certo, il mio punto di vista (parziale, per non aver visto le immagini, e fazioso, per la nota partigianeria a strisce) mi ha fatto pensare che una miglior freddezza da parte di Borja Valero e Candreva ci avrebbe consentito di chiudere partita e incontro, alla faccia dei professoroni dei Luoghi Comuni Maledetti e dell’ #intercinica.

Pare tuttavia che i nostri abbiano rischiato di portare a casa il furto del secolo, vista la quantità industriale di occasioni create ma non finalizzate dai Viola.

Nulla di nuovo sotto il sole: le squadre di Spalletti -e quella di quest’anno non fa eccezione- vanno gran bene fintantochè la gamba e la crapa parlano bene tra di loro, ma non hanno ancora imparato ad essere risolute e cattive, come invece sta imparando a fare il Napoli di Sarri.

Tornando al commento di una partita che non ho visto, resta poco da dire, se non che su Joao Mario pare essersi aperta la caccia all’uomo, a cui mi accoderò malvolentieri. E’ uno dei pochi casi in cui penso davvero che il giocatore lo faccia apposta per forzare la mano con la Società ed essere ceduto.

La passata stagione, tutt’altro che trascendentale, aveva se non altro messo in mostra un giocatore quadrato, soprattutto di corsa e contrasto, cosa invero piacevolmente singolare trattandosi di un portoghese. A riguardo, ricordo e sottoscrivo al 100% la citazione (di cui però non rammento l’autore) secondo la quale:

Se a calcio non si dovesse tirare in porta, il Portogallo sarebbe sempre campione del mondo.

Questo per dire che, di solito, le caratteristiche dei portoghesi sono abbastanza prevedibili: gran palleggio, tocco delicato, scarsa propensione alla cosiddetta “ignoranza calcistica”, declinabile sia come segnare gol brutti e cattivi, sia come assestare stecche proditorie per interrompere l’azione avversaria.

Ecco, Joao Mario l’anno scorso mi pareva una bella eccezione alla regola: corsa, contrasto, addirittura grinta (ok, il termine di paragone era Brozovic…) e qualche gol.

Quest’anno, un ectoplasma. Perde centordici palloni e guai a lui se si spreca a rincorrere l’avversario. Però fa dire al procuratore che vorrebbe giocare di più. Questo a casa mia si chiama “fai casino e fatti  vendere al primo che passa”.

Se qualcuno ci cascasse, mi assumo l’impegno di portarlo a destino a cavalluccio.

Chiuso il caso specifico, il resto della rosa persiste nel suo momento di pochezza cosmica, che il solo guizzo da campione di Icardi per poco riusciva a mascherare. Santa pausa darà a Spalletti due settimane per fare il proverbiale richiamino (cit.) atletico e un corposo e corroborante training autogeno all’insegna del mantra “non consideratevi le merdacce che in realtà siete”.

Non è il caso di scomodare i familiari di casa per ricordare ciò che è evidente a tutti: manca un centrale in difesa, un cambio all’altezza per Perisic e Candreva (per quanto Cancelo…) un cazzo di trequartista sul cui altare sacrificare senza la minima commozione Brozovic e Joao Mario.

A parte questo, tutto bene.

Ed è una battuta fino a un certo punto. Portiamo a casa un altro punto da una brutta partita, e restiamo terzi nonostante il brutto periodo.

Non voglio fare la volpe e l’uva ma, tra le tre partite in fila di questo periodo (Lazio-Fiore-Roma) potendo vincerne solo una, fin dall’inizio avrei dato la mia preferenza a quella con la Roma. Vincere quella partita vorrebbe dire recuperare tre punti sulla diretta concorrente al terzo posto, con tutto ciò che ne consegue.

 

LE ALTRE

E se Atene piange, Sparta non ride: i lupacchiotti vengono infatti sconfitti in casa da una esemplare Atalanta che domina il primo tempo e regge con l’uomo in meno per tutta la ripresa. Gasperini continua a starmi ampiamente sulle balle per l’insistenza con cui parla male della sua esperienza interista (avendo, purtroppo, ragione), ma l’impronta su questa squadra è visibilissima; complimenti veri e sinceri.

Napoli e Lazio faticano il giusto prima di aver ragione dei rispettivi avversari, nettamente inferiori (Verona e Spal), e altrettanto può dirsi della Juve, che regola il Cagliari solo nel finale con il gol di Bernardeschi.

Morale: il solco Napoli-Juve-e-poi-tutte-le-altre va delineandosi in tutta la sua evidenza: non ne sono contento, questo è chiaro, chè l’interista vero pensa sempre di poter vincere (e perdere, ma vabeh…) contro chiunque, ma il lato positivo è che c’è chiarezza, e restiamo in tre per due posti.

Ora, entrambe le romane hanno una partita da recuperare, e quei match, unitamente allo scontro diretto Inter-Roma del prossimo turno, diranno molto sui destini dei nostri amatissimi.

Solo un piccolo inciso sui cugini, vittoriosi nel pomeriggio contro il Crotone di Walter Zenga per 1-0. La vittoria è ovviamente accompagnata dagli “ooohh” di pubblico e critica, che fanno fare a Gattuso il “pompiere” della situazione, presi come sono a magnificarne i meriti (cazzo, hai vinto col Crotone…). Il punto non sta qui, anzi: per Ringhio sono perfino moderatamente felice. Il punto sta nel gollonzo segnato da Bonucci, che sulla respinta del portiere avversario viene colpito sulla nuca dal pallone che finisce in porta.

Ora, mica è colpa sua se ha segnato, questo è chiaro. Ma qualsiasi essere umano dotato di un minimo di dignità (no Superpippa, non sto parlando di te) eviterebbe di esultare manco avesse segnato in rovesciata in finale di Champions.

Aneddoto personale: nei miei più che trascurabili trascorsi da terzino sinistro dell’altrettanto dimenticabile selezione di Emergency, a inizio anni 2000 ho solcato la fascia talune volte, arrivando alla mia giornata di gloria in un afoso pomeriggio di Giugno, allorquando, saltati in prepotente progressione un nugolo di avversari, sono arrivato sul fondo per mettere il cross di giustezza.

La palla, beffarda, è andata lunga sul secondo palo e si è infilata in goal tra la sorpresa generale.

Cosa succede di solito quando uno segna? Abbracci e sorrisi dai compagni di squadra, insulti e occhiatacce da parte degli avversari.

Ecco: in quel caso è stato il contrario, con gli altri a ridermi in faccia per la botta di culo e i miei compagni a insultare i miei piedi fucilati.

Io? Ho finto un’esultanza a baciare la maglia e indicare gli spalti (che non c’erano…), ma ho riso come e più degli altri per la sesquipedale botta di culo occorsa.

Posso anche arrivare a pensare che il Milan-Crotone di oggi avesse un’importanza superiore al Torneo sociale “Dai un calcio al precariato” (per quanto…), però vedere Bonucci correre da invasato come suo solito dopo un simile colpo di culo non ha contribuito a migliorare la sua immagine ai miei occhi. E mi fermo qui.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose, una da persona mediamente normale, una da malato di mente.

Da applausi la reazione di Spalletti agli ominicchi di Mediaset Premium che lo incalzano con domande (originalissssssime) sulla ristrettezza della rosa, acuita dall’infortunio di Ranocchia che ha costretto il Mister a piazzare Santon al centro.

La mia personale ola non si è levata tanto al già richiamato “lo sa anche la mi’ mamma che ci manca un centrale”, quanto alla provocatoria domanda “ma cosa ho detto? Cos’hai vinto adesso che finalmente l’ho detto?” (min. 1:40).

Come sapete, vivo anni e anni di vaffanculi repressi ai giornalisti di ogni scuderia (soprattutto di quella scuderia) che appoggio a prescindere qualsiasi polemica contro questi scribacchini.

Due dei pochi casi in cui esultai per una dichiarazione del Signor Massimo ai microfoni in un dopopartita furono le sue dichiarazioni post-Barcellona alla RAI (“Vi vedo un po’ spenti…forza, possiamo perdere alla prossima!“ Purtroppo non trovo il video in rete…) e post-Bayern a Pierluigi Pardo, allora ancora a Sky, lasciato da solo come una statua dopo una domanda legittima quanto inopportuna (ricordare in quella sede le tante difficoltà della sua gestione evidentemente non venne digerita dal Presidente).

Ecco, vivo nell’intima convinzione che alcuni vaffanculi in più ai giornalisti in tutti questi anni pur non migliorando la relazione del Club con i media, avrebbero per lo meno messo in chiaro che le due parti erano apertamente in guerra, e non ipocritamente sorridenti l’una di fronte all’altra.

E questo mi porta al secondo punto, quello più da psicopatico.

Perchè se è vero che nel lavoro bisogna lasciare da parte emotività e precedenti, se è vero che ufficialmente Mediaset non ha più punti di contatto con A.C. Milan, la mia mente è troppo poco elastica, e il mio rancore troppo granitico per non sobbalzare a questo:

Cioè, i 110 anni dell’Inter dovrebbero essere raccontati, comunicati, pubblicizzati dalle stesse facce che poche righe sopra mi rammaricavo non essere state insultate a dovere negli ultimi vent’anni?

Sorry, non ce la faccio… Ma è sicuramente colpa mia.

 

WEST HAM

Qui la ruota ha girato abbastanza bene: in tre giorni (lì si gioca sempre…) battiamo il West Bromwich al 94’ con doppietta di Carroll e pareggiamo in casa Tottenham (cioè Wembley per quest’anno) con golazo di Obiang.

Poco per dare una pennellata di decenza alla classifica, ma abbastanza per allontanare fantasmi di zona retrocessione.

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AMABILI COGLIONAZZI

SASSUOLO-INTER 1-0

Legge di Murphy.

Ritorno di incrollabili certezze.

La partita da non sbagliare. E che sbagli.

Potrei elencarne a decine e il pezzo, citando il sommo, sarebbe completo.

C’è da rammaricarsi (chè bestemmiare sotto Natale non è bello), ma sorprendersi no.

E’ quel che il mio naso, pur prominente, sentiva già tempo: non è che questi, al primo inciampo, mandano tutto in vacca?

Ecco.

Una delle ulteriori beffe è che veniamo traditi da due giocatori che finora ci hanno tenuti là in alto: Icardi si mangia tutto il mangiabile, rigore compreso, e Handanovic torna a legare il guinzaglio al palo beccando gol su colpo di testa a un metro dalla porta. Non fa notizia invece l’indolenza con cui Brozovic trotterella accompagnando Politano per 70 metri senza che gli venga in mente -magari- di accennare un contrasto.

Indugio sull’azione del gol solo per segnalare la rivedibilità della coppia di centrali. Miranda esce per compensare il già citato nulla di Brozo, ma nemmeno lui è il ritratto della risolutezza. Skriniar a quel punto è solo in mezzo a un paio di avversari e la palla sul secondo palo lo mette fuori gioco.

Insomma, tutto va male e niente riesce a cambiare l’andazzo.

Spalletti ha a mio parere qualche colpa, minando le tutt’altro che solide certezze maturate fino a oggi e giocando al trasformista. Dovendo già rinunciare a Vecino (un impalpabile Gaglia al suo posto), pesca Cancelo da accoppiare a Candreva sulla fascia destra, con conseguente trasloco di D’Ambrosio sulla fascia sinistra.

Non avrei mai creduto di rimpiangere il supporto che il napoletano nr 33 può dare al romano nr 87, ma a mio parere la catena di destra vista a Sassuolo è stata tutt’altro che efficace, aldilà di qualche bell’inserimento di Cancelo. Zero sovrapposizioni, tante occasioni in cui Candreva aspetta la sovrapposizione che non arriva e, in generale, un’insicurezza palpabile che da quella fascia si propaga sull’altra. D’Ambrosio infatti, esattamente come Santon, è uno di quelli che evidentemente gode di buona stampa e che da lustri viene definito come “terzino che può stare su entrambe le fasce”, e qui perdìo occorre chiarirsi: per me “stare su entrambe le fasce” vuol dire che tu, terzino maledetto, dopo tutte le supercazzole, i dribbling e le sovrapposizioni, quando arrivi sul fondo puoi crossare indifferentemente (o quasi) con i due piedi, senza dover prendere la rotatoria in contromano per metterti sul piede giusto.

Quindi, iniziamo a sgombrare gli equivoci: Santon e D’Amrosio sono due terzini destri. Uno scarso e uno discreto. Ma due terzini destri. Punto. Che non è un peccato mortale eh? Va bene, ma almeno sappiamo dove schierarli.

Ieri non si è perso per questo, ovviamente. Ma è grave e pericoloso togliere certezze a una squadra ancora in piena costruzione e con una panchina ontologicamente corta.

L’assenza di alternative, non solo nei giocatori ma negli schemi, è purtroppo emersa ieri in tutta la sua gravità. Sembrava di vedere un’Inter a caso degli ultimi anni. Decine di azioni masticate a due all’ora da una fascia all’altra, arrivando di bolina al cross buttato alla speraindio in area e facile preda di Acerbi & Co.

Non un tiro da fuori, non un tentativo di uno-due con percussione centrale. Solo cross, intutili quanto ripetuti.

Come avrete capito, sono in uno di quei momenti che il povero Perozzi chiamerebbe “constatazione del nostro niente”, ma mi pare di avere le mie ragioni.

L’inerzia positiva dell’autunno è finita, e il ciclo di partite che abbiamo davanti -a partire da un insulso quanto insidioso derby di Coppa Italia tra pochi giorni- sono tutt’altro che banali.

La disamina tènnica non ha bisogno di molto altro, se non di puntualizzare, con il giusto rancore, l’inevitabile partitone di Consigli, già membro del Club Gautieri anche in virtù della mia memoria vacillante.

Mi assumo infatti la responsabilità del penalty sbagliato da Icardi. Tra il fischio dell’arbitro e il destro poco angolato del nostro, la mia poco capiente capoccia ha oscillato tra due pericolosissimi pensieri, entrambi errati.

Ho infatti confuso Consigli con Mirante, portiere del Bologna che solo settimana scorsa si è sdraiato in occasione dei tre gol juventini, e ho pensato tra me “stai a vedere che ‘sto maledetto dopo le tre papere di domenica scorsa adesso glielo para”.

L’altro pensiero è stato più logistico-cabalistico, e cioè “adesso Mauro segna e diranno che proprio sotto quella curva dove tutto il casino con la Curva iniziò, Icardi ritrova l’abbraccio dei suoi tifosi!”.

Invece, una beata fava.

Ciccata la grande occasione, i nostri passano i 40 minuti successivi a rimuginare e vanno col pilota automatico: la litanìa di cross alla speraindio è l’inevitabile conseguenza, e il Sassuolo sentitamente ringrazia.

LE ALTRE

Purtroppo i risultati non mi sorprendono.

Il Napoli rischia andando sotto due volte contro la Samp, ma recupera e vince. I Gobbi regolano di misura la Roma, approfittando di un imperdonabile errore di Shick al 95’, generato da un altrettanto esecrando paperine difensivo dei bianconeri. Inizia una lenta ma temo inesorabile attività di scavo tra queste due squadre e i comuni mortali, a cui ci siamo purtroppamente iscritti. L’obiettivo concreto, reale e realizzabile, dev’essere arrivare terzi o quarti, e come sappiamo per fare ciò è necessario arrivare prima di una almeno tra Roma e Lazio.

Guarda caso, la prossima è in casa con la Lazio. Nei mesi in cui abbiamo giocato ad essere una squadra seria, avrei detto che la partita arrivava al momento giusto.

Adesso…

E’ COMPLOTTO

Inevitabile il ricorso, da parte della stampa, all’immortale #crisiinter, forse esagerato per una squadra che si trova esattamente dove sperava di trovarsi a questo punto della stagione, ma in effetti reduce da due sconfitte brutte e accompagnati da  strascichi pesanti sulla rosa.

Per fortuna ci sono i cugini a mantenere il centro del palcoscenico. Mi rimane il dubbio che, a strisce diverse, i titoli sarebbero stati ben più strillati di quelli che pure anche la mansueta Gazzetta ha riservato a Ringhio e i suoi fratelli, ma in ogni caso Milanello Bianco non riesce nel miracolo di restituire ai suoi tifosi una squadra degna di questo nome, nonostante la settimana di ritiro dell’amore.

Riconosco che il mio disprezzo per i cugini è assai attenuato dall’assenza del loro malefico ex proprietario, ma poi basta che lo stesso faccia capolino con le solite stronzate mediatiche con cui ci ha ammorbato per trent’anni per far risalire la carogna a livelli di guardia.

In tutto ciò, mai uno, dico uno, che gli dicesse “ma perchè non stai zitto, chè fai più bella (o più migliore) figura?”.

WEST HAM

Anche qui poco da ridere: sconfitta interne contro il Newcastle e classifica che torna ad essere una chiavica.

Buon Natale un cazzo, che già di solito ‘sto periodo mi sta sui maroni, figuriamoci quest’anno…

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Sign o’ the (f?!kin’) times…

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

FPF E CALCIOMINCHIATA

Calcisticamente, quello di Giugno è uno dei periodi più strani e stimolanti che ci siano.

La stagione è terminata, si hanno ancora chiare davanti agli occhi le imprese o (più spesso) le malefatte combinate dai nostri campioni o supposti tali, e ogni tifoso che si rispetti ha già in mente l’11 ideale, la lista della spesa e quella di proscrizione.

Da qualche anno a questa parte, c’è un’ulteriore variabile da aggiungere a questa accaldata equazione: il Financial Fair Play (fèrpléifinanziario in italiano, per brevità e di qui in seguito FPF).

Armatevi di Maalox e Omeprazolo in quantità, perchè il pezzo è parecchio rancoroso.

Il tutto nasce cronologicamente al crepuscolo dell’era Moratti, sbertucciato per tutti e 18 i suoi anni di presidenza per aver sperperato senza apparente costrutto centinaia di milioni di euro, senza mai, dico mai, tenere in considerazione tre semplici elelmenti:

1) Erano soldi suoi, con i quali paradigmaticamente ognuno fa il cazzo che vuole;

2) Per tanti anni lo sperperare a destra e manca senza ottenere i risultati è stato anche -se non soprattutto- frutto del mazzo di carte truccato con cui si continuava a giocare;

3) Ad ogni modo, con quella visione mecenatista e legata al sentimento (che io per primo ho tante volte criticato) il Signor Massimo ha portato a casa un certo numero di trofei, che non vado ad elencare per non essere ridondante.

La situazione di cui sopra, ulteriormente complicata dalle nuove regole introdotte dall’UEFA, viene ereditata da Mr Thohir nel 2013. Al “cicciobello con gli occhi a mandorla” (cit.), se possibile, la stampa riserva un trattamento ancor peggiore di quello precedente. Forse perchè straniero, forse perchè parvenu per il calcio italiano, forse perchè da subito ha cominciato a rispondere come e dove voleva, senza prestarsi quotidianamente alla pletora di microfoni e pennivendoli “con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, sicuramente perchè interista, al thailandese non è stato perdonato nulla, nemmeno le (poche ma buone) mosse per cui dovrebbe essere ricordato e ringraziato.

Ha dato un’organizzazione alla Società, sfoltendo e di molto la sede da personaggi di dubbia utilità, ha applicato alla lettera le disposizioni imposte dalla UEFA, scrivendo e presentando un Settlement Agreement nel quale prospettava il pareggio di bilancio entro il 2017 e il rispetto dei parametri di spesa previsti dalla nuova normativa, di concerto con Mr Bolingbroke (altro paria sbeffeggiato al punto da storpiarle il nome come nemmeno il peggior Emilio Fede).

Sono troppo incattivito per sorvolare sul fatto che quel Settlement Agreement sia stato recepito e approvato dall’UEFA, contrariamente a quanto fatto in relazione al Voluntary Agreement presentato recentemente dal Milan, sostanzialmente rispedito a Fassone & Co. con la noticella “nun ce prova’… dopo che, tra le tante assumptions, si fantasticava di ricavi dal mercato asiatico per 200 milioni nel prossimo anno (col Real Madrid reduce da due Champions consecutive a farne “solo” 180).

Ma aldilà del Derby di scartoffie inviate a Nyon, è sintomatico far notare come tutte le scadenze di questo piano strategico nerazzurro siano state accompagnate dal più classico dei pessimismi da parte degli organi di stampa nostrani.

Già l’anno scorso i mesi di Maggio e Giugno erano stati all’insegna del #portiamoilibriintribunale, #fallimento, #moriremotutti, per poi rinfoderare la falce del tristo mietitore e ammettere a mezza voce “L’Inter rispetta il FPF e chiude con un passivo entro i 30 milioni, come da accordo con l’UEFA” per farsi di nuovo barzotti e urlare “Ma entro il 30 Giugno del 2017 servirà il pareggio di bilancio, altrimenti saranno guai“.

Quest’anno hanno preso la rincorsa già al fiorire dei primi boccioli di inizio Marzo, tornando a gufare su “la necessità di vendere almeno uno dei suoi big per far quadrare i conti” (l’anno scorso Icardi, quest’anno Perisic).

Al solito, la faciloneria, la poca voglia di far lavorare i pochi neuroni a disposizione, o più prosaicamente la malafede hanno fatto ignorare a tutti le possibili strade alternative per arrivare allo stesso risultato.

Niente da fare: Sì va beh, l’Inter ci proverà, venderà qualcuno ma alla fine Perisic dovrà essere sacrificato per esigenze di bilancio ( vero, caro e sempre simpaticissimo Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport? Com’è che avevi intitolato? Ah si: “Ciaone“).

Eppure la tabellina era stata fatta e i conti, se erano riusciti a me, non erano proprio difficilissimi da ipotizzare:

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Ma niente… l’ordine è “ignora e martella“.

Finchè, messi davanti all’evidenza, ci si arrende con un freddo titoletto di pura constatazione:

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Ovviamente c’è chi fa di meglio, avendo preso (in cul… ah no scusate) atto della permanenza del croato. Ecco il sempre prode Corriere dello Sport vagheggiare di difficoltà di Perisic nel riconquistare il cuore dei tifosi nel caso in cui dovesse restare, ben accompagnato da altre testate pronte ad addensare nubi sulla sua permanenza che, per quanto non più legata ad esigenze di bilancio, è tutt’altro che scontata.

Il che ci porta alla conclusione di questo delirio rancoroso: il calciomercato interista è da anni un florilegio di rischi da evitare, centinaia di giocatori accostati al nerazzurro e obiettivi falliti (#interbeffata is the new #crisiinter), anche quando il rischio è ingigantito e l’obiettivo sfumato in reatà non è mai stato realmente cercato . Certo, si può sempre fare calciomercato nel modo dadaista in cui lo faceva Maurizio Mosca, dicendo che tutti i giocatori interessavano a tutte le squadre, potendo poi sempre dire “l’avevamo detto!“, ma lì almeno sapevamo a che gioco si giocava e si rideva col pendolino e la superbombadimosca.

Quelli che all’Inter sono ostacoli da evitare per rimanere in piedi, altrove sono invece speranze, possibilità, auspici: avete mai visto un tifo così sfegatato come quello di questi giorni per la trattativa Donnarumma-Milan, il cui lieto fine farebbe bene a tutto il calcio, come ha fatto presente la Gazza in questi giorni? Veramente da vomito, e la firma su quel pezzo di carta, da me ampiamente prevista (non che fosse così difficile prevederlo, aspettate qualche giorno e vedrete), farà partire l’ennesimo refrain su “certi amori che non finiscono” e il Club dei sentimenti che punta sui propri ragazzi italiani.

La ciliegina sulla torta sull’occhio di disriguardo nei confronti dei nostri si ha con il facile paragone circa l’eco mediatica delle imprese di due nomi del presente e passato rossonerazzurro alle prese con altri sport: Perisic in questi giorni si sta rilassando giocando a beach volley, mentre il grande Paolo Maldini ha provato con il tennis.

Nessuno dei due ha ottenuto grandi risultati: pare che il croato abbia perso tre partite su tre, mentre Maldini è uscito al primo turno perdendo 6-1 6-1.

Chissenefrega, dico io; bravi loro che sanno cavarsela anche in un altro sport, no?

No.

Maldini è stato celebrato manco avesse vinto Wimbledon, Perisic lo perculano manco fosse inciampato su una buccia di banana finendo in una pozza di fango.

Ma sono io ad essere paranoico, state tranquilli…

CLEAN UP THE MESS

Parlare delle ultime partite è davvero accanimento terapeutico. Che cazzo vuoi cavare da due partite inutili, completamente prive di qualsiasi senso sportivo e purtroppo nemmeno capaci di palesare la presenza tanto agognata di “uomini” prima ancora che di “calciatori”?

Accanto al raccapriccio sportivo, sta la deriva ormai inarrestabile della Società, totalmente allo sbando e senza nessuno -che sia il comandante in capo o l’ultimo degli sguatteri- che sappia quale rotta tenere.

Gli ultimi giorni hanno segnato un netto “liberi tutti” a livello mediatico, che ha allarmato e non poco lo psicopatico che scrive. Arrivo anche a dire che i media per una volta non sono nemmeno i principali colpevoli di questa storia, trovandosi nella comodissima posizione di dover semplicemente riportare dichiarazioni di terzi, senza quasi dover aggiungere nulla di proprio per insaporire la pietanza, già succulenta di suo.

E del resto che cacchio devono fare, i servi mediatici, se un giocatore come Eder si permette di dare consigli alla Dirigenza e ai compagni, dal basso di un rendimento che in una squadra normale sarebbe da insufficienza piena, e che solo la diffusa mediocrità nerazzurra fa ergere a “uno dei meno peggio”?

Di più, e assai più grave: come è possibile che il tuo Direttore Sportivo esterni -“col coeur in man” diremmo a Milano- tutti i propri sentimenti senza un minimo di filtro istituzionale, stupendosi poi perché pensava che il contenuto delle sue dichiarazioni sarebbe rimasto riservato?

Riservato… quel che dici in un’aula universitaria… nel 2017…

Ausilio nelle sue funzioni secondo me ha fatto quel che poteva, ma per questa sola cosa va cacciato all’istante. Non puoi lavorare nel calcio (per di più nell’Inter!) da vent’anni ed essere così ingenuo. Arrivo infatti ad augurarmi che ingenuo non lo sia stato per nulla, e che abbia volutamente provocato questo putanoire per farsi cacciare, lui fresco di rinnovo triennale, ed incassare una ricca buonuscita, vistosi ormai degradato a secondo di Sabatini.

Sia quel che sia, gli ultimi giorni ci hanno dato la conferma non richiesta del fatto che, bartalianamente parlando, “gli è tutto sbagliato“, e che non potrà certo essere il solo allenatore (fosse anche Conte, fosse anche Gesù Cristo, dico di più: fosse anche José da Setubal) a raddrizzare la situazione.

Torno ad ammorbare me stesso prima che voi, ricordando le tante volte in cui ho segnalato l’importanza di una organizzazione solida e coerente nelle varie funzioni, che parta da un Proprietà ricca e consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti, che passi da una Dirigenza snella (due, tre persone, non di più) che goda della fiducia della proprietà e che sia di indiscutibile competenza, e che arrivi ad un allenatore conseguente alle idee dei primi due soggetti.

Questo a prescindere dai nomi da mettere nelle caselle testé abbozzate.

Se mi si passa il paradosso, i giocatori vengono dopo, e co e conseguenza di tutto ciò. Parlerò anche di loro, e spero di riuscire a farlo in termini non troppo scurrili, ma non in questa sede.

I calciatori passano, l’Inter resta, insieme ai suoi problemi ancestrali e accanto a peculiarità uniche nel panorama mondiale. Noto ad esempio una corrente di pensiero che ha ne IlMalpensante e in Stefano Massaron i principali esponenti, e che vede nella cosiddetta “Dirigenza italiana” il principale problema di quest’Inter.

In buona sostanza, il vuoto di potere conseguente al cambio di proprietà Thohir-Zhang ha visto il trio Zanetti-Ausilio-Gardini guadagnare posizioni all’interno e soprattutto all’esterno del Club. FozzaInda, dopo aver cacciato Bolingbroke, non ha ancora scelto il suo sostituto, limitandosi a sostituirlo con un proprio uomo ad interim.

Ciò ha lasciato campo libero ai tre succitati, stranamente (per essere tesserati nerazzurri) sostenuti dalla stampa quasi a prescindere, nonostante a loro siano state affidate le chiavi della macchina che ora contempliamo accartocciata contro il guard rail.

Ecco finalmente l’anima italiana a riportare l’Inter dove deve stare, ecco l’arrivo di Pioli, che -lui sì- conosce il nostro calcio, ecco l’acquisto di Gagliardini chè così giocano gli italiani…“. Questa la litanìa, stucchevole e melensa, che le nostre caste orecchie si devono sorbire da Ottobre scorso.

…eppure, proprio con la presenza di tanti italiani -in campo, in panca e in tribuna- come non se ne vedevano da lustri, ecco che all’iniziale gasamento generale consegue un tonfo dagli effetti devastanti: due punti in otto partite.

Tonfo che, con passaporti diversi, avrebbe causato la chiamata alle armi dei vari MassimiMauro del mondo, ad accusare ancora una volta l’Inter di eccessiva esterofilia, e che invece viene raccontato come fallimento della proprietà straniera e di un “gruppo che non c’è per questioni di etnie” (cit.)

Ma andate a cagare voi e le vostre bugie (cit.)

Su questo è difficile dar torto a Stefano e a IlMalpensante. Non li seguo nel loro amore per De Boer, vittima innocente di questa stagione (vero) ma a mio parere scelta lontana dalla storia dell’Inter. Ma questi sono punti di vista tènnici, assolutamente legittimi.

Torno invece al loro fianco per segnalare come sia stato trattato l’olandese nei due mesi di permanenza e quanti alibi -giusti o sbagliati che fossero- siano invece stati concessi a Pioli e ai tre dirigenti italiani nel semestre successivo.

[Piccolo inciso: non riesco nè voglio riferirmi a loro come alle Triade, perché va bene tutto, ma certi paragoni non si devono nemmeno pensare.]

In tutto questo, giornalisticamente, abbiamo una notizia, perché è innegabile che i tre succitati, e Pioli in quanto loro emanazione diretta, abbiano goduto di buona stampa. Un unicum nella storia nerazzurra, che in realtà se fossi il padrone della baracca cercherei di sfruttare a mio favore. Capisco che sia alquanto cervellotico tenere nella tua azienda gente incapace solo perché all’esterno ne parlano bene, ma la cosa fa pensare.

Di più: il mio animo complottista porta a chiedermi retoricamente:

Non è che ne parlano bene proprio perché incapaci, e come tali garanti di una perdurante mediocrità dell’Inter, così ben sfruttabile a livello mediatico?

(È così, fidatevi).

Morale, come la risolviamo?

Io continuo a vedere in Leonardo l’uomo ideale a cui affidare la ri-costruzione della Società. Uno come lui a fare il Direttore Generale, espressione diretta della proprietà, quel che dice lui è come se lo dicesse FozzaInda. So che verrebbe identificato come “Uomo di Moratti”, visto il feeling con l’ex Presidente, ma correrei il rischio ad occhi chiusi.

Sotto di lui, Sabatini a fare il mercato e Oriali a supportare il tecnico in tutte le esigenze di campo e di raccordo con il Club.

Infine, un mio pallino: un cazzo di Direttore della comunicazione che imponga regole ferree ai tesserati e limiti le fughe di notizie, vere o false che siano.

Ausilio come detto si è messo -volontariamente o meno- in condizioni di farsi cacciare. Gardini nessuno sa cosa sia lì a fare e la sua perdita non credo verrà rimpianta da molti. Zanna deve fare quel che sa: l’Ambasciatore dell’Inter nel mondo, il tagliatore di nastri, il messaggero della Società quando c’è un argentino buono da prendere.

Poco altro.

Hai detto niente…

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IL GIORNO DELLA MARMOTTA

GENOA-INTER 1-0

Anni fa comprai un divertente libercolo a cura di interisti.org intitolato “MAI STATI IN B… E VOI?“, che ripercorreva la stagione 2005-2006 ancora all’oscuro del puttanificio che ne sarebbe seguito.

Ebbene, dopo la tragicomica eliminazione in Champions da parte del Villarreal con gol di testa di Arruabarrena, gli autori vergarono un cantico -consolatorio e divertente- che abusava di anafore, iniziando ogni strofa dello stesso con le parole “Non è perchè…

Fornirò l’intero testo a chi ne farà richiesta, ma a tutti regalerò la chiusa finale, perfettamente applicabile ai nostri tempi:

“…Non è perchè bisogna usare la memoria per trovare un giocatore che ci renda orgogliosi,

Non è perchè ogni tanto pensiamo di meritarci tutto questo.

E non è nemmeno perchè aggiorniamo questa lista da anni e non cambia mai niente: è che proprio ci siamo rotti le palle.”

Potrei chiudere qui e quel che ho da dire sarebbe già palese.

Due punti in sette partite. Due fottutissimi punti in sette stracazzo di partite.

Un manipolo di invorniti incapaci di correr dietro un pallone, svogliati più di un ripetente all’ultimo giorno di scuola. Un allenatore che sotto di un gol pensa bene di togliere il proprio centravanti (anonimo quanto e più degli altri, certo, ma che almeno là davanti qualcosa può sempre creare). Una squadra al solito interdetta di fronte ai pur rari omaggi arbitrali, e che come tale batte à la cazzo il rigore più che generoso che avrebbe portato ad un pareggio tanto insipido quanto minimamente dignitoso.

Ennesimo finale di stagione passato a far liste di proscrizione da cui -al solito- si salvano in quattro o cinque, con tutto il resto della ciurma da vendere a trance al primo market rionale (cit.).

Ancor più doloroso, seconda parte del pomeriggio passato a rimuginare sulle parole di un ex milanista (Costacurta) e un ex gobbo (Marocchi) che fotografano alla perfezione la crisi del settimo anno nerazzurra: “troppo” talento e poca testa, pochissimi giocatori di personalità, Società incapace di dare una direzione e fare scelte che vadano aldilà della pura sussistenza, allenatori fagocitati nel tritacarne generato dal troiaio testè descritto.

Sarebbe bello dar retta alle tesi per una volta ancor più retropensierose di quelle del sottoscritto, che vedono nell’indolenza dei nostri un disegno volto a saltare i preliminari di Europa League per preparare al meglio la stagione prossima ventura.

Ma magari! Almeno sarebbe la dimostrazione dell’esistenza di un piano, di una strategia -per quanto esecranda. Macchè, si bivacca in attesa del rompete le righe, al sicuro da pericoli che vadano oltre il ritiro punitivo (durante il quale comunque viene concesso il pomeriggio in famiglia perchè “i ragazzi han lavorato bene”), certi che nessun leader di spogliatoio verrà a gridarti nelle orecchie “Oh, svegliaaa!!!“.

Qui, ancora una volta -e non sapete quanto mi faccia girare le palle- devo dar ragione ai due diversamente strisciati: mancano i giocatori di personalità e con etica del lavoro. Abbiamo diversi buoni giocatori, non ne abbiamo uno con la metà della serietà di un Cambiasso, di un Materazzi, di uno Stankovic, per non scomodare l’inarrivabile Ibra, che svegli e trascini l’ambiente.

L’uomo è purtroppo un animale sociale e abitudinario, e come tale si adatta all’ambiente che trova. Se può, non fa. Non ci sono cazzi.

Vedere l’azione del gol di Pandev, con la palla che sbuca sui piedi di Veloso nel cerchio di centrocampo ed il primo dei nostri a oltre venti metri da lui, è la perfetta trasposizione in campo del concetto precedente. Vedere l’indolenza con cui Kondogbia trotterella per cercare di far finta di ostacolarlo è la dimostrazione semiplastica di quanto vado dicendo.

Poi al solito, quelli che guardano il dito e non la luna se la prendono con la sfiga, chè il tiro è deviato sulla traversa e torna a Pandev proprio mentre Andreolli scivola.

Sì, bravi, colpa del campo, ci va sempre tutto storto. Bravi ciula. E ve lo dice un complottista.

La mia è una tesi diversa: proprio perchè il complotto c’è, l’Inter deve per definizione fare più di quel che ci si aspetterebbe da una squadra nelle sue condizioni. Ripeto: più di quel che ci si aspetterebbe.

E qui, mi spiace, manca proprio la “cultura aziendale”: manca qualcuno un pocolino più autorevole del sottoscritto che ad ognuno dei nostri spieghi cosa voglia dire l’Inter e cosa ci si aspetti da un giocatore che ne vesta la maglia.

Nulla di tutto ciò alle viste, dato che il VicePresidente -sola memoria storica credibile nell’organigramma- già da giocatore dava l’esempio con le azione e non con le parole.

Potrà essere Oriali il nuovo Messia?

Me lo auguro, ma mi pare una questione troppo estesa perchè possa essere risolta da un solo uomo, per quanto valido, competente e gradito. Personalmente ho sempre preso con beneficio di inventario la vulgata per cui, tra lui e Branca, tutti i pacchi li avesse scelti il Cigno e tutti i campioni lui. Ad ogni modo, se come pare arriverà, non tarderà a dare conferma o smentita della succitata leggenda metropolitana.

Se non altro, vista l’ennesima ed immonda figura odierna, si tacceranno tutti gli italioti del “manca un’identità italiana all’Inter“. Eccovi serviti: allenatore italiano, direttore sportivo italiano, record di italiani in campo (cinque oggi: D’Ambrosio, Andreolli, Candreva, Gagliardini, Eder), orgoglio e dignità che finiscono giù per il cesso col sottofondo dell’Inno di Mameli.

Cosa aspettarsi? Boh, da questo finale di stagione tutto e il contrario di tutto. Sesti non arriveremo comunque, stanti Milan e Fiorentina comunque più in palla di noi (meno è impossibile…). Ciò vuol dire che, paradossalmente, potremmo anche vincere le ultime tre, giusto per confondere un po’ le idee sul chi dar via e chi tenere.

Un po’ come quando Recoba, dopo un trimestre di allenamenti saltati e mezz’ore svogliate, piazzava il sinistro da 30 metri all’angolino per un inutile 3-0 e guadagnava un altro triennale di contratto.

Dico questo orgoglioso del rancore provato negli anni per il Chino e conscio del fatto che uno come lui in mezzo a questi qua farebbe la sua porca figura anche a 41 anni e la panzetta. Non a caso oggi gli unici cori dei nostri tifosi sono stati per Pandev, il più scarso degli 11 del Triplete ma due spanne sopra tutti i nostri attuali giocatori per grinta e professionalità.

Niente foto. Niente #ècomplotto. Abbiate pietà di me, e di voi.

VIOLA DI VERGOGNA

FIORENTINA-INTER 5-4

Gli unici altri 5-4 di cui ho memoria sono  due vittorie contro la Roma (stagione 98/99, gol definitivo del Cholo che poi esulta mostrando la panza nuda) e una vittoria casalinga contro il Genoa di epoca Stramaccioniana.

Se già con i tre punti in tasca un simile punteggio non mi piace -essendo palesemente figlio di errori in quantità industriale- figuratevi quanto possa essere schifato da una sconfitta del genere, frutto di un primo tempo finito in vantaggio grazie a due azioni tanto belle quanto isolate in un mare di assonnato pressappochismo, e di una ripresa da coma farmacologico, che ci fa incassare quattro gol in un quarto d’ora, reattivi e coriacei come un lombrico sotto la pioggia.

Ancor più beffardo il colpo di coda di Icardi (non della squadra, di un solo giocatore), buono soltanto per farci rimuginare su quelle due o tre sviste arbitrali (cit.) tanto prevedibili quanto evitabili (proprio perchè prevedibili). E’ ormai perfettamente ovvio che con noi i minuti di recupero scadano quando devono scadere (chè il tempo di recupero è il minimo garantito solo per gli altri), mentre il vecchio adagio “nel dubbio lascia giocare” si applica ai fuorigioco solo a domeniche alterne.

Non ho molta voglia di passare in rassegna i -tanti- singoli episodi che ci condannano a una figura demmerda colossale. Mi limito ad osservare -senza nemmeno la compassione di solito riservata ai minus habens- i soliti geni che si ostinano a criticare Icardi perchè si tromba la biondona tettuta e guida i macchinoni tabbozzi.

Se mi chiedete chi io preferisca gara lui e Milito (di cui ha recentemente battuto il record di gol segnati) non stiamo nemmeno a parlarne. Il Principe mi ha fatto piangere di gioia, questo non ha nemmeno cominciato. Però, fatta la premessa doverosa quanto ovvia, quando l’attuale Capitano si sarà rotto i coglioni di giocare ogni anno per il quarto posto, per poi accontentarsi del sesto “ma con interessanti prospettive per il futuro“, andrà a segnare le sue carrettate di gol in un Chelsea qualunque e rimarrete tutti increduli nel pensare “a come siamo stati stronzi, in quel lontano inverno dell’88” (cit. Ponchia, se non la riconoscete potete anche smettere di leggere).

Per capire il contesto in cui si muove, il ragazzo, da brava squadra sfigata per definizione, riusciamo a fare segnare una tripletta al nostro centravanti, che riesce a portarsi a casa il pallone con una faccia che dice tutto:

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E (non) va bene così, senza parole

 Come già detto, poco da aggiungere alla psicoterapia geometrica abbozzata qualche giorno fa. Leggo con piacere del comunicato con cui FozzaInda ha obbligato la squadra al ritiro in vista del match contro il Napoli: non perchè quella partita abbia chissà quale significato, ma perchè, come dicevano i genitori tirandoci il ceffone quando facevamo i capricci, “almeno te pianget per queicòss“.

Il fatto poi che giornalisti di terz’ordine non siano d’accordo con questo approccio, evidentemente nostalgici del periodo in cui l’inazione della proprietà simpatttica lasciava carta bianca a qualsiasi boutade mediatica, accresce vieppiù la mia convinzione di aver ragione.

Ma è una consolazione di sto par de ciufoli.

Non siamo in condizione di pretendere niente di più dall’ennesima accozzaglia di scappati di casa: che Pioli abbia o meno offerto le proprie dimissioni nello spogliatoio a Firenze cambia poco. Il suo destino è segnato e siamo attaccati all’ennesimo sogno di gloria di riuscire a portare a casa il combo Cholo-Oriali con funzione da talismani semoventi.

Il danaro non manca, stanti anche le confortanti notizie dell’Uefa in tema FPF: la possibile limitazione della rosa nella prossima stagione europea sa tanto di beffarda noticilla not applicable at our case.

Mettetevi comodi: è un film che continuiamo a vedere da sei anni e, anche se il finale è sempre lo stesso, c’è comunque da divertirsi.

IL GATTOPARDO

INTER-MILAN 2-2

Lo so che la metafora è più che abusata, ma davvero non credo esista paragone più calzante per descrivere l’apparente novità di giornata (primo derby totalmente cinese, orario anomalo per accontentare il di cui mercato, nuova possibile èra del calcio meneghino) e la reale immnutabilità dei cliché storicamente associati alle due squadre di Milano: incorreggibili pasticcioni gli interisti, incapaci di venire a patti con se stessi e forse per questo mai meritevoli di uno sguardo benevolo dalla buona sorte, portatori sani di buciodiculo i nostri cugini, che capitalizzano ben oltre i propri meriti la coglionaggine dei nerazzurri.

Pioli parte con Nagatiello per Ansaldi sperando di contrastare la veloctà di Suso e Joao Mario al posto di Banega dietro al solito tridente.

La formazione può dirsi azzeccata, col ritorno di Gagliardini in mediana, anche se è proprio il bergamasco a regalare il primo infarto ai tifosi, perdendo una palla velenosa sulla trequarti e dando il via a una rumba che porta tre milanisti al tiro in pochi secondi, per fortuna senza alcun esito.

I rossoneri spingono di più nella prima mezz’ora, -il dato è inconfutabile-: a ben vedere, però, il “merito” delle loro azioni sta quasi sempre in palloni persi banalmente dai nostri che innescano Suso e soprattutto Deulofeu, contro il quale Medel è in palese difficoltà.

Bacca per fortuna è non pervenuto, mentre Handanovic è in giornata di grazia anche sulle uscite (almeno fino all’ultimo corner…) e quindi lo stringiculo peggiore è un palo dello spagnolo in prestito  a metà frazione.

Nemmeno il tempo di dire “oh ma noi quand’è che cominciamo a giocare?” che Gagliardini fa la prima (e credo unica) cosa bella della partita, pescando Candreva sulla corsa in area di rigore: De Sciglio e Donnarumma giocano al Signor Tentenna, e l’87 nerazzurro è bravo a fare la cosa più semplice, ovverosia il pallonetto sul secondo palo, che passa a pochi cm dalle mani per nulla protese del portierino milanista. Uno a zero per noi e boato da lite condominiale in zona divano.

Il Milan subisce il colpo e i nostri sono bravi a prendere forza dal vantaggio, obiettivamente figlio di una giocata estemporanea. Joao Mario inizia a distribuire muscoli e fosforo su tutto il campo, e Icardi e Perisic duettano bene al limite dell’area: il croato si invola sulla sinistra e centra forte e rasoterra sul secondo palo, Romagnoli è in ritardo così come Donnarumma –oh no…Gigio…- mentre Maurito è puntualissimo a insaccare di piatto destro a porta vuota il primo gol in carriera contro il Milan, che vale il 2-0.

La botta per i cugini è tremenda, nè la ripresa pare dare nuove idee a Montella.

Il secondo tempo inizia infatti con i nostri in controllo della situazione, con la chiara e palese intenzione di piazzare il terzo gol e chiudere i conti. La palla giusta arriva a Perisic con bella imbeccata di Icardi, ma il destro è debole e non crea pericoli. D’altra parte ormai il 44 lo conosciamo: mi piace e molto, ma ogni volta può creare il massimo pericolo per gli avversari (vedi assist per Icardi nel primo tempo) così come sprecare tutto dopo aver fatto la giocata della Madonna. E’ quel che gli capita dopo aver saltato un paio di avversari sulla sinistra, allorquando tenta un destro al volo più che improbabile invece di allungare la boccia per il Capitano solo soletto nell’area piccola.

Loro, ribadisco, nun ce stanno a capì un cazzo fino a metà tempo, allorquando sono i nostri cambi a ridargli ossigeno. Eder è ormai abbonato al ruolo di 12° uomo, e quindi il primo cambio è il suo, in questo caso proprio per Perisic. Onestamente avrei aspettato un’altra decina di minuti, ma la solfa cambia poco.

Assai più discutibili gli altri due cambi, con Biabiany che non vedeva il campo da mesi a subentrare a Candreva e -ancor più grave- con Murillo a dare il cambio a Joao Mario.

E proprio quest’ultima sostituzione è quella della resa “concettuale”, in primis perchè toglie dal campo l’unico vero giocatore “pensante”, che ha l’ulteriore merito di garantire comunque corsa e contrasto. Non voglio scomodare paragoni blasfemi con Cambiasso, ma nella pochezza attuale della nostra mediana il portoghese riluce quanto la crapapelada del Cuchu nel lustro d’oro. E invece no, Pioli lo toglie per inserire Murillo, il che equivale ad appendersi alle traverse e sperare in bene.

Grave errore a mio parere, e non certo per le minchiate massimaliste del “bisogna sempre giUocare all’attacco per regalare spettacolo ai nostri tifosi“. Molto più semplicemente, mettersi alle corde e dire all’avversario “dài picchia duro, mia nonna me le dava più forte” è un’arte e presuppone palle quadre e capacità di incassare superiori alla media. Qualità che i nostri non hanno, mentalmente ancor meno che tecnicamente. Ecco quindi che il cambio vuol dire via libera al “caghiamoci sotto!“, che porta istantaneamente al loro 2-1 di Romagnoli, con Miranda a tentare un contrasto di testa con il pallone a meno di mezza altezza, e non a caso girato dal difensore senza particolari problemi alle spalle di Handanovic.

Il gol arriva all’83°, ed è di tutta evidenza che i minuti restanti saranno lunghissimi. La fredda determinazione del primo tempo è bella che andata, e la nostra titubanza dà coraggio a un Milan generoso e affastellato in avanti con cinque tra punte e rifinitori. Curioso che alla fine siano i due difensori centrali a segnare, ma come si dice in questi casi “questo è il calcio“.

Ma non anticipiamo i tempi: prima della tragicommedia finale c’è il tempo per vedere Biabiany, al 51° minuto della ripresa, farsi ingolosire da un passaggio filtrante ed entrare in area. Scelta condivisibile a patto di mettere il pallone in gol. Il tiro invece va alto, e l’insulto che gli tocca è accompagnato dalla -vana- speranza di sentire il triplice fischio finale dell’arbitro sul rinvio del portiere.

Nulla di tutto ciò: si gioca e i nostri di fatto fanno di tutto per concedere l’ultimo calcio d’angolo ai cugini, lamentandosi poi perchè Orsato lo fa battere.

A quel punto, sinteticamente, smettono tutti di giocare, facendo le belle statuine (Handanovic in testa, che torna insicuro e balbettante proprio sull’ultimo traversone del match) e permettendo a Bacca di prolungare la traiettoria e a Zapata di azzeccare il sinistro della vita che sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea.

L’annegamento in un bicchier d’acqua è perfettamente riuscito, e personalmente non ho nemmeno le parole per insultare o maledire cose o persone. Saranno contenti i vicini…

Constato che, come prontamente uozzappato all’amico milanista, cambiano i presidenti ma il buciodiculo rimane immutato.

CHE NE SARA’ DI NOI

Il pari nel Derby, e soprattutto il modo in cui è maturato, credo costeranno la conferma a Pioli ben più delle due sconfitte con Samp e Crotone. E’ stata palese la paura di vincere, l’incapacità di gestire la invidiabile pressione data dal doppio vantaggio. Più di tutto, è ormai evidente l’incapacità della squadra tutta di avere una strategia alternativa al “tutto per tutto”. Ripeto un concetto già espresso di recente: Pioli è uno dei tanti (penso a Strama, penso a Ranieri) ad aver azzeccato una bella striscia di risultati figlia dell’adrenalina e della motivazione di un obiettivo contingente lontano ma ancora possibile. Il fascino e lo stimolo della sfida sono come quelle candele che bruciano da entrambi i lati, durando fatalmente la metà.

Svanito quindi l’effetto “dagagré” o “daje” (a seconda dell’idioma) con il pur plausibile pareggio col Toro, la tenuta mentale di Mister e squadra si è squagliata, inanellando tre partite che hanno avuto come comune denominatore l’incapacità di mantenere la concentrazione per 90°: da suicidio la ripresa con i blucerchiati, da psicanalisi il primo tempo col Crotone, da manicomio giudiziario l’ultimo quarto d’ora nel Derby.

Tornando per un attimo all’analisi della partita, ecco a mio parere la gravità dell’aver rinunciato a Joao Mario: non perchè sia un fuoriclasse, ma in quanto uno dei pochi a rimanere freddo e concentrato sempre o quasi. L’altro è Icardi, implacabile se gli arriva un pallone giocabile, bravo a prender falli e far salire la squadra, migliorato assai nel fornire assist ai compagni ma non ancora trascinatore alla Ibra; inutile aspettarlo, non lo sarà mai, ma per lo meno non è tra quelli che nelle difficoltà si tira indietro. Tutti gli altri sì, e il risultato si è visto.

La cosa che mi fa più incazzare? Non l’ennesimo anno senza Champions (quello fuor di favoletta era chiaro fin dalle partite con De Boer), nè il rischio assai concreto di ciccare pure l’Europa League. Piuttosto, il fatto che, salutato Pioli, non avremo il conducator che ci possa trascinare rapidamente fuori dalla melma. Accettare una panchina come la nostra da parte di un Conte, un Simeone, un Klopp o un Mourinho mi farebbe dubitare e molto delle loro capacità mentali. Ovvio che sarei disposto all’ennesimo cambio di allenatore per uno di questi quattro top, ma semplicemente non accadrà.

Ecco quindi che saremo, per l’ennesima volta, davanti all’ineluttabile necessità di dover cambiare allenatore per rimpiazzarlo con un’altra mezza figura: o c’è qualcuno che crede davvero che Spalletti o Jardim (chi??) potrebbero svoltare la nostra storia?

Infine, il beffardo ed epidermico fastidio di aver perso tutto il vantaggio temporale teoricamente guadagnato sui cugini. Questi hanno aspettato Godot per due anni, di fatto bucando le ultime sessioni di mercato ed avendo una rosa oggettivamente nemmeno paragonabile alla nostra. Eppure eccoli, due punti avanti a noi, con un calendario assai più agevole, con il solito culo e col vento in poppa che a ciò consegue.

Avevamo tutto il tempo e tutta la possibilità di stargli a 10 punti di distanza e sputargli in testa; ci ritroviamo nella situazione -squisitamente nerazzurra- di rimpiangere le occasioni perdute e di annaspare per stare a galla.

LE ALTRE

La Lazio viene bloccata sul pari dal Genoa, così come la Roma con l’Atalanta. Questo vuol dire che tutto resta come prima, ma con una partita in meno da giocare. Delle sei rimaste, noi ne avremo tre contro Fiorentina, Napoli e Lazio.

S’adda ride… (cit.)

E’ COMPLOTTO

Quando una squadra è così cogliona da farsi rimontare come i nostri, c’è poco di cui lamentarsi al di fuori del nostro orticello marrone.

Certo, il peso specifico della nostra maglia si palesa nella più che educata protesta di Icardi a fine primo tempo che- da capitano e quindi con tutti i diritti di interloquire con l’arbitro- chiedeva conto di un mancato giallo a Romagnoli, alla quale protesta l’arbitro rispondeva con un tono a metà tra la mamma nevrotica e incazzata e la velata minaccia del bullo di periferia (conto fino a cinque…).

Inevitabile, visto il clima, che il nostro faccia battere il calcio d’angolo a recupero concluso da 20 secondi. Possiamo fare il processo alle intenzioni e scommettere cifre a sei zeri che a maglie opposte si sarebbe andati tutti a casa spaccando il minuto, ma è una consolazione da poco.

Non fa notizia nemmeno la coerenza del Geometra che dapprima dichiara ai quattro venti che “per rispetto della nuova dirigenza” non si sarebbe fatto vedere a San Siro per un po’ di tempo, e poi assicura la sua presenza sugli spalti già per la prossima partita interna di quelli che resteranno sempre i suoi ragazzi.

Sintomatico poi il tempismo di Fabrizio Bocca su Repubblica, che nota come nonostante l’orario anomalo e le dirigenze dagli occhi a mandorla, il Derby sia comunque stato avvincente e seguitissimo, concludendo poi che lo spettacolo viene fatto dai calciatori, e che di dirigenze e proprietà alla fine chissefrega.

Quindi, finchè c’è il cicciobello con gli occhi a mandorla o finché si grida FozzaInda, tutti a ridere e darsi di gomito, o in alternativa a gridare allo scandalo. Non appena l’altra sponda del Naviglio accoglie i suoi salvatori della patria ancorchè forestieri (con solo due anni di ritardo e un certo numero di situazioni che vanno dalla figura di merda al rientro di capitali dall’estero), allora tutto va bene e l’importante è che ci sia il giUoco.

Del resto, la tiritera del closing durata mesi e mesi ha dato nello stesso periodo a Zio Silvio e Zio Fester -come se ne avessero bisogno!- un paio di giri gratis sulla giostra della retorica e dell’amarcord, con scribacchini pronti a riproporre gallery fotografiche di vecchi successi e agiografie trite e ritrite che mi guardo bene dal linkare, avendo dovuto esibirmi in uno slalom telematico degno di Pirmin Zurbriggen per poterlo evitare.

Poi, per chi ha ancora l’insano vezzo di voler pensare con la propria testa e documentarsi da solo, c’è questo.

Ma non ditelo a nessuno, chè il nostro piangere fa male al re.

WEST HAM

Insipido pareggio in casa del Sunderland ultimo in classifica, con ennesimo gol subito al 90° (tanto per rimanere in tema…) da Borini, uno che il primo gol in Serie A l’ha fatto -guarda caso- proprio contro di noi.

Tutto torna.

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Qui ognuno la vede come vuole. Io ci vedo un Capitano che soffre per la propria squadra, in culo a quelli che “è un mercenario, non gliene frega niente, è indegno”.

VIZIO OVVIO O VIZIO OCCULTO

CROTONE-INTER 2-1

La prendo larga.

Nel mio mestiere, la qualità del prodotto fornito si misura con la sua rispondenza ad alcune specifiche imposte per legge o concordate col cliente.

Io che produco e vendo, e tu che compri, dobbiamo analizzare il prodotto per verificarne la compliance (una delle parole magiche del binsisss) ed escluderne potenziali vizi.

E qui arriviamo al punto: questi vizi possono essere di due tipi: quelli più probabili – obvious in gergo- che si è obbligati ad andare a cercare, e quelli per così dire nascosti –hidden in gergo- la cui esistenza è assai più remota ma che sono comunque oggetto di reclamo una volta che dovessero essere scoperti.

Ecco, è da ieri alle cinque che mi trastullo i quattro neuroni rimasti cercando di capire se la minchionaggine di cui soffrono i miei eroi in braghette faccia parte del primo o del secondo gruppo di vizi.

E’ da una parte più che probabile, praticamente certo che i nostri pesteranno la merda nel momento meno opportuno, e ciononostante è sempre difficile prevederne il quando fin nei dettagli.

Io, per dire, sui deficit psichici dei nerazzurri potrei tenere lezioni universitarie, e quindi mi era bastato vedere i calabresi vincere a Chievo per sentir puzza di bruciato.

Questi domenica fanno la partita della vita: matematico. Cazzo, se lo capisco io, ci arriveranno anche loro, che oltretutto hanno lo scempio con la Samp da farsi perdonare.

Oeh! Come no… Sarà stata la maglia stile gazzosa, ma il primo tempo dei nostri è il peggiore della stagione, con i padroni di casa a furoreggiare manco fossero il Real Madrid. Noi agnellini impauriti peggio di quelli salvati da Zio Silvio, Falcinelli che pare Butragueno e giornata di gloria per tutta la gente di Crotone.

Al solito non ci dice nemmeno culo, visto che il rigore è più fantozziano che netto, visto che Icardi viene quasi stuprato in area (ma se ne vedono tante…) e visto che Eder, nella sola occasione degna di tale nome, colpisce il palo interno.

Ma mai come stavolta la fortuna ha ragione a non farsi vedere dalle nostre parti.

Onestamente guardo avanti e penso alla sfilza di giocatori che, come ogni anno, già a inizio primavera vengono associati ai nostri colori, unica squadra l’Inter a godere di un calciomercato dedicato e aperto 12 mesi l’anno.

Ebbene, se scorro i nomi vedo Manolas, De Vrji, Rudiger, Berardi, Verratti, Bernardeschi… Tutti bravi, qualcuno bravissimo, ma nessuno che abbia quelle palle quadre che a questa squadra mancano come a un tossico in scimmia da metadone.

Se guardo indietro negli anni vedo gente “seria” a sostenere i compagni quando le cose si mettono male. Penso agli argentini, sì proprio quel clan del asado tante volte vituperato perchè non italiano (visto che bellammerda invece con D’Ambrosio, Eder e Candreva in campo??), erano il motore e il collante di quella squadra, e chi per mille motivi pensava di essere più importante del gruppo veniva gestito (Sneijder, talvolta lo stesso Eto’o) o messo in condizioni di non nuocere (Balotelli).

Qui si fa a gara a additare l’indegno di turno (ieri scelta amplissima), ma è difficilissimo trovare anche solo uno (dove di solito ne servirebbero tre o quattro) che risponda ai requisiti “morali” di cui vado cianciando.

Quindi, tanto per sparar nomi a caso e prescindendo da ruolo e utilità tattica, a noi serve gentaglia come Nainggolan, come Strootman, come Ibra se vogliamo ragionare per assurdo. Gente che sappia tirare due cristoni e caricarsi la squadra sulle spalle. Gente che dica “oh, siamo l’Inter, non esiste cagarsi sotto col Crotone!“. Lo Zio Bergomi ricorda sempre di quando Matthaeus arrivava in spogliatoio alla domenica e diceva “oggi si vince“, e -cazzo- si vinceva, di riffa o di raffa, ma si vinceva.

LE ALTRE

Ovviamente vincono tutte o quasi, visti i pareggi di Atalanta e Fiorentina, che ad ogni modo mettono un ulteriore punto tra noi e loro. Siamo settimi, e in tre giornate abbiamo buttato via quanto di buono costruito in un quadrimestre.

Bravi minchioni, tutti, da Pioli all’ultimo dei panchinari.

La sensazione è che il Mister abbia comprensibilmente puntato molto se non tutto sulla tensione nervosa, sul miraggio del terzo posto finchè è stato a portata di mano. Il pareggio di Torino, a un certo punto, ha rotto il giocattolo. Pur assai meno catastrofico dell’ormai famoso Inter-Lazio di Gennaio 2016, con Felipe Melo a fare harakiri e l’Inter tutta ad andargli dietro, il pareggio contro Belotti & soci ha certificato l’addio all’utopia Champions League, e la bolla è scoppiata.

Eccolo quindi, il vizio occulto o ovvio (fate vobis), ecco i nostri eroi tornare i bimbi capricciosi che alla prima difficoltà frignano, prendono il pallone e dicono “non gioco più”. Senza nemmeno qualcuno che gli dia un sonoro ceffone e li rimandi subito in campo a cercare di rimediare al troiaio che hanno combinato.

E’ COMPLOTTO

Anzi, in teoria uno o due ci sarebbero. FozzaInda fa quel che può essere fatto in questi casi senza cadere nel penale: annulla il giorno di riposo e impone allenamento mattutino. Il minimo della vita.

Il Direttore Sportivo Ausilio fa di più, commentando la prestazione dopo il fischio finale e dicendo  in buona sostanza “giocare così non è da Serie A“. Parole sacrosante a mio parere, e che il tifoso medio nerazzurro dovrebbe sottoscrivere col sangue.

Ma evidentemente le devianze psichiatriche non riguardano solo gli 11 che scendono in campo la domenica, bensì anche buona parte dei milioni di tifosi sparsi in Italia e nel mondo. Eccoli infatti, i leoni da tastiera, accanirsi contro Ausilio che ha osato criticare in pubblico i giocatori anzichè lavare i panni sporchi in casa. Poi ovviamente, se si mette su il disco di “i nosti ragazzi hanno bisogno del sostegno dei tifosi, si sono impegnati al massimo e sono comunque un buon gruppo” tutti a criticare dicendo che ci vogliono le maniere forti.

E in questo, spiace dover citare Materazzi tra i rimestolatori di zizzania a strisce nerazzurre: un post del genere non può non essere diretto a qualche dirigente (proprio Ausilio): opinione assolutamente legittima, tanto quanto inopportuno è esporla in questo modo, dando fiato alle trombe me(r)diatiche che già si erano precipitate al capezzale di Ciuffolo per riceverne il parere illuminato a proposito di rosa e dirigenza.

Non ci facciamo mancare niente, compreso il terrorismo preventivo tanto per gufarla un po’: curioso infatti come la Gazza del 6 Aprile possa dire che l’Inter sarà costretta a vendere Perisic per far fronte al Fair Play Finanziario e solo poche righe dopo, nello stesso articolo, dire l’esatto contrario, “visto che sono in arrivo almeno un paio di sponsor «pesanti» per sistemare il fair play finanziario“.

Il Signor Massimo dimostra poi di avere ancora santi in Paradiso, o più prosaicamente vedove nelle redazioni, visto che nella stessa sbrodola rosa il vincolo del FPF è ovviamente “riferito alla gestione Thohir” e non agli scialacqui simpatttici post Triplete.

Dall’altra parte, solo poche parole per far notare come il sesto posto ora occupato dal Milan, e giustamente considerato di pura sopravvivenza fino a 48 ore fa quand’era occupato da terga nerazzurre, sia da oggi invece il trampolino per successi rosei e ancor più luminosi per i ragazzi di Montella, con il Geometra Galliani a gigioneggiare davanti ai cronisti come solo a lui è permesso, buttando lì mezze frasi e raccontando dell’ennesima ultima volta da Amministratore Delegato del Milan.

WEST HAM

Qui almeno festeggiamo una vittoria interna per 1-0 contro lo Swansea che aveva tanto il sapore di uno scontro salvezza. Visto il contorno, basta e avanza!

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Puntuali tornano anche i titoletti simpatttici. La prossima volta sarà “Inter giù per la scala a Pioli…”