ALTRO GIRO ALTRO REGALO

CAGLIARI-INTER 2-0

Come se nulla fosse successo, prosegue virtualmente la partita di settimana scorsa con l’Atalanta.

Cambia l’avversario, cambia lo stadio. Costanti la nostra sconfitta, a dispetto di una prima ora giocata decorosamente, gli errori arbitrali e la nostra ormai endemica incapacità di reagire al primo soffio di vento contrario. Il tutto detto senza il minimo intento polemico (anche perché è la verità).

I nostri iniziano benino, colpendo un palo dopo una bella combinazione Rocchi-Cambiasso, e mostrando un Alvarez insolitamente intraprendente ed un Guarin che invece insiste a mostrare la sua versione più indolente e distratta: davvero odioso il colombiano nel palesare i suoi peggiori difetti e nascondere i suoi (non innumerevoli) pregi.

Durante la partita insistevo nel chiedermi quale altra “piccola” avesse l’ardire di insistere così tanto nel buttarsi in area tentando di strappare il rigorino contro una (cosiddetta) “grande”. Poco importa il fatto che Ibarbo venga agganciato a cavallo della linea di rigore in uno dei centordici tentativi del Cagliari: fatto sta che il carpiato di Pinilla è parso ai miei occhi il classico rigore che premia l’intenzione e la perseveranza.

A parti invertite, ovviamente, l’arbitro, non sapendo decidere se punire col giallo o col rosso l’atterramento di Rocchi al limite dell’area, optava salomonicamente per lasciar correre, non fischiando nemmeno il fallo.

Siamo ormai alla totale mancanza di rispetto che, come detto, necessiterebbe di gesti eclatanti da parte della squadra. La cosa, oltretutto, ci farebbe anche gioco: non ci serve a niente arrivare sesti per dover ricominciare la preparazione a inizio Luglio, quindi: schieriamo i ragazzini e perdiamo tutte le ultime 6 partite. Almeno avremmo l’alibi di aver perso perché giocava la Primavera, visto che l’andazzo con la prima squadra non è così diverso (in Campionato siamo a 4 sconfitte nelle ultime 5 partite…) .

Il paragone con il piano inclinato (http://www.bausciacafe.com/2013/04/15/cagliari-inter-2-0-avete-presente-la-teoria-del-piano-inclinato/ ) calza alla perfezione, e dal rigore in poi i nostri passano dal calcio sufficientemente ruminato alla auto-flagellazione con profezie auto-avverantisi (“visto che siamo sfigati? Visto che ce l’hanno tutti con noi? Non ce la possiamo fare, moriremo tutti”).

Facile a quel punto per il Cagliari maramaldeggiare, raddoppiando ancora con l’ingrato Pinilla (portato in Italia dall’Inter e poi girato a mezza Italia, dove giustamente non ha mancato di impallinarci più volte) e sfiorando il triplone con Ibarbo che centra la traversa da 5 metri.

Nel pugilato sarebbe stato KO tecnico dopo il rigore. Asciugamano a terra e spugna gelata sulla testa. Se l’ammazzi fai pari.

Per non farci mancare niente, perdiamo altri due pezzi (Gargano e Nagatomo, “già” tornato in campo dopo un paio di mesi e ri-rotto in 7 minuti),  ritrovandoci con la formazione ultra-obbligata per il ritorno di Coppa Italia di mercoledì con la Roma (2-1 teoricamente recuperabile, ma che già puzza di ennesima dimostrazione di impotenza).

Il Mister ha nel finale la bella idea (sono sarcastico) di inserire Samuel in versione ariete d’area invece che far entrare il giovane Forte della Primavera: Strama, ma se non lo fai entrare manco sul 2-0 per loro e fai giocare uno stopper in attacco, che cazzo l’hai convocato a fare ‘sto povero ragazzo?

Detto ciò, mi è bastato sentirgli spiegare l’importanza e la gravità dell’infortunio a Gargano (avessi detto Messi) per capire che lui la squadra la conosce e sa perfettamente chi può dare cosa. Morale: a mio parere, per diversi motivi (non ultimo quello economico), dovrebbe essere lui a iniziare –e finire- la prossima stagione.

Il tutto, nella speranza di una strategia un po’ meno pressapochista di quella vista negli ultimi tre anni, e con una Società finalmente all’altezza della situazione.

LE ALTRE

Ormai ci ha passato anche la Roma e stazioniamo al sesto posto, in attesa di vederci superare anche da Catania & Co. Meno male (e lo dico senza scherzare) che abbiamo già 50 punti e la salvezza è garantita. Nel triste gioco del gufaggio, ora spero che la Fiorentina riesca a prendere il Milan e rompere le uova nel paniere ai cugini, ma la vedo molto molto dura.

E’ COMPLOTTO

Qui avrei da scrivere per ore, viste le reazioni scomposte alla solenne verità detta, ribadita ed al momento non ancora smentita dal nostro Presidente. In particolare, il commento di Sconcerti a queste dichiarazioni è quanto di più negazionista e giustificazionista ci possa essere, con frasi epiche quali “Perderebbe spesso comunque”, come a voler negare perfino il diritto di far notare i ripetuti errori arbitrali perché tanto siete una manica di impediti, o la sibillina “Chi sono i mandanti? Chi sono gli operativi? Si sa almeno di un sospetto reale? Si ha una piccola prova?”. Domande che arrivano dallo stesso giornalista che, dopo le condanne a Moggi in primo grado disse (sentito con le mie orecchie) “Ho più volte pensato e forse anche saputo che Moggi faceva cose strane”. Quel che (non) mi meraviglia è proprio questo: stupirsi del fatto che la stessa squadra che solo pochi anni fa ha “beneficiato” di una conventio ad excludendum adesso avverta di nuovo gli stessi segnali. Quel che si riceve in cambio sono critiche volutamente fuorvianti, riassumibili nella succitata frase “Perderebbe spesso comunque”. Oppure “mi sembra che i limiti della squadra siano decisamente più evidenti degli errori arbitrali”, accusando neppure troppo velatamente l’Inter di non guardare agli scempi compiuti sul campo e sul mercato negli ultimi anni, e dimentichi del fatto che Strama dopo ogni partita sottolinea le grandi difficoltà della sua squadra, a prescindere dalle malefatte dei fischietti italici.

Io non posso che ribadire quando detto millemila volte: non c’è nemmeno bisogno dell’associazione a delinquere. Il tutto è estremamente umano e chiaro: se vuoi far carriera e stare tranquillo, nel dubbio (e anche oltre, come visto) stai dalla parte di quelli forti. E quelli forti, nostro malgrado, hanno “la divisa di un altro colore”. Non solo: noi abbiamo l’apparenza della squadra forte e potente, ma l’essenza della più impalpabile delle provinciali, prestando così perfettamente il fianco a tante “prove di personalità” di arbitri che possono fingersi coraggiosi nel danneggiare la grande di turno, purché a strisce nerazzurre.

A me pare di una chiarezza cristallina, ma si sa, sono il solito complottista.

WEST HAM

Altro utile pareggio fuori casa contro i colleghi di pianerottolo del Southampton: le acque del centroclassifica non sono mai state tanto placide.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all'arbitro. In area di rigore.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all’arbitro. In area di rigore.

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

PIU’ DI COSI’…

INTER-JUVENTUS 1-2

Una partita onesta di una squadra poco più che mediocre, contro un’altra –c’è da dirlo- nettamente superiore.

L’Inter attuale poggia tutto il suo peso sui pochi piedi pensanti in campo: Palacio, Cassano e la bella novità Kovacic, alla terza buona prestazione consecutiva (includendo quella in nazionale contro la Serbia): il ragazzino, che qualche tempo fa avevo messo nella mia personalissima lista dei “rivedibili”, mi sta piacevolmente stupendo, facendo intravedere sempre più spesso il tipo di giocatore che può diventare: bene ha fatto Strama a sottolineare la vista lunga dei dirigenti nel prenderlo a gennaio, tanto per parlar bene di Inter là dove si potrebbe, ma non si fa.

Tornando alla partita, pronti-via e Quagliarella fa il gol a voragine approfittando della scivolata col buco di Ranocchia (male in tutta la partita, i due gol ce li ha entrambi sulla coscienza): pure Handanovic pare un po’ distratto nell’occasione, fatto sta che dopo 3 minuti siamo già sotto, con la Juve che può fare (e fa) quello che vuole: aspetta ordinata e riparte. Di occasioni non se ne vedono granché, ma l’impressione di totale controllo e di altrettanta superiorità purtroppo è palese. Noi sfioriamo il pari con Palacio che di testa impegna Buffon un paio di volte (una soprattutto…), ma paghiamo il solito centrocampo sterile, dove Gargano fa il Gargano e Alvarez fa Alvarez: scarso il primo, nullo il secondo.

La ripresa inizia con “mamma ho perso l’aereo” Guarin al posto di Alvarezza, e il colombiano se non altro corre e dà sostanza, con i nostri che piano piano ci credono.

Pirlo perde uno dei 13 palloni a centrocampo –non lo dice nessuno, così lo dico io- e Kovacic parte palla al piede puntando l’area di rigore. Guarin pensa bene (benissimo!) di ostacolare Chiellini e la palla arriva a Ando’, che imbecca a sua volta Palacio: il controllo a seguire (se voluto) è la cosa più bella dell’azione, ed il destro a battere Buffon in uscita è il giusto coronamento di quel che si chiama azione della Madonna (nel gergo giornalistico applicato all’Inter: sprazzi intermittenti dei singoli a supplire carenza di manovra).

 Il pareggio non sarebbe uno scandalo, anche visto l’ennesimo rigore non concesso ai nostri (vedi contatto Chiellini-Cassano a due metri dall’arbitro di porta, per la milionesima volta in stagione inutile orpello arbitrale lava-coscienza); personalmente avrei tanto voluto rivedere con calma anche l’ingresso in area di Kovacic, fermato –mi pare- ancora da un’entrata di Chiellini giudicata da tutti in fretta e furia “sul pallone”. Solo sospetti in questo caso, ma come si sa, a pensar male…

Esaurite le sacrosante querimonie, la Juve legittima la vittoria per il modo in cui ritorna in vantaggio, solo 5 minuti dopo il pari di Palacio. La rimessa laterale è in effetti bianconera, anche se tra arbitro, guardalinee e quarto uomo fanno un gran casino. Morale, sulla palla in profondità i nostri si fermano sperando che esca, Quagliarella invece ci arriva e ributta in mezzo per Matri, con Chivu spettatore non pagante e Ranocchia in versione museale: tap-in da un metro e palla in mezzo alle gambe di Handanovic. Debbo purtroppo attingere alla retorica della “grande squadra che si vede nei momenti di difficoltà”, perché è esattamente quel che ho visto nelle orrende maglie juventine: consapevolezza della propria forza e lucida tenacia nel tornare in vantaggio: su ogni palla si corre fino alla fine, e l’esempio del 2-1, purtroppo lampante, andrebbe mandato a memoria dai nostri.

Onestamente, ai nostri non potevo chiedere più di quel che hanno dato, e la prestazione nel complesso fa addirittura ben sperare per le ultime partite di campionato. Il terzo posto, così come 12 mesi fa, si fa più lontano domenica dopo domenica, con Milan e Napoli a scavare un solco che si fa, lento ma costante, più profondo.

A scanso di equivoci, e se non altro per garantire una continuità di guida tecnica oltreché di prestazioni, occorre far più punti possibili nelle ultime 9 partite, concentrandoci a questo punto sul ritorno di Coppa Italia contro la Roma e cercando di toglierci quella soddisfazioncella che se non altro allevierebbe –e non poco- il rammarico di un’altra stagione “di transizione” (una transizione marrone e maleodorante).

 

LE ALTRE

Come detto, Milan e Napoli vincono (con gli azzurri sulle montagne russe col Toro). Vince anche la Lazio in rimonta col Catania, mentre Fiorentina e Roma beccano come noi. Ribadisco che, dopo mesi di papocchio di squadre in classifica, la stessa va ora sgranandosi come un rosario. Per quel che ci riguarda, il rosario è di Madonne nel leggerla e nel ripercorrere le decine di occasioni sprecate. Ragionando cinicamente, tra un quarto e un settimo posto preferirei il settimo, tanto per non avere l’impegno di Europa League che tante energie ci ha succhiato nella stagione (a cominciare dalla preparazione estiva anticipata a inizio Luglio). Strama & co. però questo discorso non possono farlo, visto che difficilmente il Mister si vedrebbe riconfermare la panchina con una squadra fuori da tutte le Coppe Europee.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose apparentemente distanti, ma con il comune denominatore della prostituzione intellettuale. Si comincia  con l’intervista al Pupone Totti in settimana: giusto e doveroso il tributo ad un grandissimo del nostro calcio a 20 anni dall’esordio in Serie A, con tanto di celebrazione dei gol segnati e della scelta di una vita per una maglia. Leggerissimamente fuorviante il tentativo (ennesimo peraltro) di farne un “campione in campo e fuori” e un “esempio per i gggiovani”: quelli a mio parere sono altri (Zanetti, Maldini, Del Piero… gente che non sputa agli avversari e non prende a calci la gente). E soprattutto, che palle con ‘sta “romanità”! Hai voluto passare tutta la vita nella tua squadra del cuore: bravo, bellissimo. Ma non tirar fuori ogni volta la manfrina del “mi voleva il Real Madrid ma ho fatto la scelta di cuore”. Dì la verità: hai preferito –legittimamente- rimanere Re per tutta la carriera nel giardino di casa, piuttosto che misurarti con altri campioni rischiando di vincere di più, ma essendo meno protagonista. La tua è stata una scelta, che personalmente ritengo anche abbastanza comoda e non molto ambiziosa, ma non una rinuncia: quindi per favore, basta con la litanìa del “noi romani siamo fatti così, siamo diversi, chi non è di Roma non può capire”. Definirei poi a dir poco indelicate alcune uscite del tipo “sono il migliore calciatore italiano degli ultimi 20 anni” o “nel 2000 meritavo il Pallone d’Oro” o “avessi giocato sempre da centravanti avrei già fatto 300 gol”: che siano panzane (le prime due) o verità (la terza), ‘ste cose lasciale dire agli altri…

In provocatoria contrapposizione, parlo qui del black out mentale di Cambiasso nel finale di partita: l’entrata su Giovinco è senz’altro brutta e pericolosa, e meno male che il piede dello juventino, dopo il colpo ricevuto, scivola e non rimane piantato a terra causando danni ben peggiori. E’ in casi come questo che vedi l’uomo e non il giocatore, e per fortuna anche i bianconeri in campo l’hanno capito: Conte lo prende sottobraccio e lo porta via dalla “scena del delitto”, e Cambiasso capisce subito di aver fatto una brutta cosa. Gli stessi avversari non fanno partire la caccia all’uomo che sarebbe stata comprensibile –ovviamente non giustificata- se l’autore del fallo fosse stato il cattivo di turno (un Materazzi a caso). Ecco la differenza: una carriera di specchiata onestà e sportività, nell’umanissimo caso in cui perdi il controllo di te stesso, ti viene in soccorso. Cambiasso chiede subito scusa a Giovinco, si spiega con gli altri  e negli spogliatoi torna dagli avversari a ribadire le scuse e sincerarsi delle condizioni del bianconero.

Solo così mi spiego la sola giornata di squalifica comminata dal giudice sportivo Tosel, bianconero reo confesso e statisticamente poco incline a favori a tinte nerazzurre.

Tanto per chiudere il paragone, dopo la didascalica finale di Coppa Italia del 2010 con show di calci e calcioni der Gabidano, di scuse non si è sentita nemmeno l’eco, anzi: la vulgata è stata di Balotelli che se le andava a cercare e di 50.000 persone ad applaudire Totti nella partita successiva, con tanto di bimbi per mano ed “esempio di grande giocatore e grande uomo dentro e fuori dal campo”.

Questo tanto per rispondere all’ultrà Caressa che sbraitava chiedendo “5 ggiornate, 5 ggiornate je devono dà”, senza che lo Zio Bergomi sentisse l’urgenza di dire qualcosa…

Ma va già bene così: quantomeno non l’abbiamo sentito scodinzolare “Sì Fabio, certo Fabio”.

 

WEST HAM

Doppietta di Carroll e 3-1 a al WBA: si torna alla vittoria e si mantiene un buon margine sulle zone calde.

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

THIS IS A SHOWDOWN

INTER-BOLOGNA 0-1

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fallimento totale della ricostruzione nerazzurra, eccola pronta e servita come un fumante piatto di sterco. Ennesimo primo tempo di nulla cosmico, che riusciamo inopinatamente a chiudere in pareggio, e “pera” subita da un redivivo Gilardino a metà ripresa, dalla quale tentiamo vanamente di riprenderci con un ammasso di palloni calciati alla cazzimperio nella loro area di rigore.

La nostra coppia difensiva si conferma insuperabile nei recuperi prodigiosi ed apparentemente disperati, ed altrettanto fallace quando comodamente schierata a protezione del proprio portiere, producendo “buchi” e amnesie ormai troppo frequenti per poter essere casuali. Il centrocampo, chettelodicoaffà, è il solito miscuglio di inetti, minus habens e giunture claudicanti, mentre Palacio, solo là davanti, è ad un passo dal chiedere l’accanimento terapeutico.

La ripresa vede Fantantonio subentrare al giovane (e per questo incolpevole) Benassi, col risultato di aumentare il tasso tecnico sulla nostra trequarti, e con esso il rimpianto di non avere un centravanti degno di tale nome che possa almeno far finta di rincorrere le sporadiche perle di saggezza in salsa barese. Un paio di miracoli del portiere rossoblù nel concitato (ma nemmeno tanto) finale, fanno il resto.

Come direbbe Maurizio Milani, “il pezzo è finito qui, è completo”. Temo però sia necessario un momento di riflessione generale: in un periodo che ci vede senza Governo, senza Papa, con l’Europa che continua a domandarci sacrifici e con le solite difficoltà ad arrivare alla quarta settimana, la vera angoscia è data dalla sempiterna e ormai cronica CrisiInter.

Utilizzando quel che a livello aziendale verrebbe definito come approccio bottom-up, è ovvio che le responsabilità più visibili, e avvertibili quasi a livello epidermico, sono dei giocatori. Lo scempio cui i nostri occhi si stanno pericolosamente abituando è provocato da quell’accozzaglia di bipedi, buona parte dei quali indegni di vestire la maglia con i colori del cielo e della notte.

Subito dopo però, occorre soffermarsi con attenzione sulle maledizioni che su ciascuno di essi piovono copiose da tribune e poltrone di casa, riassumibili nel concetto “vai in culo te e chi ti fa giocare”. E qui il riferimento non è tanto al Mister, su cui tornerò tra poco, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, spesso stra-pagandoli, convinto che potessero essere “da Inter”. Facile adesso dar contro a Branca ed in subordine Ausilio, chè se la soluzione fosse così facile, basterebbe pigliare il Pantaleo Corvino di turno, ed avremmo invertito la rotta. Il problema è purtroppo più articolato, né dimentico che il Cigno di Grosseto è quello che ha permesso i colpi di Cambiasso a parametro zero, Julio Cesar e Maicon a 4 lire, Samuel  e Sneijder, etc. Difficile quindi che la stessa mente, da sola, possa passare da simili operazioni a minchiate quali Alvarez, Rocchi o Zarate (just to mention a few…).

Il grosso del problema risiede in quella funzione aziendale, ma non coincide necessariamente con chi oggi quella funzione la sta occupando. Finché il Direttore Tecnico e/o Sportivo sono solo l’Ufficio acquisti dell’umore del Presidente, saremo sempre in balìa dei desiderata del Signor Massimo. Ripeto per l’ennesima volta il meccanismo che ha portato l’Inter a vincere tanto nel lustro d’oro 2006-2011: Il Pres si fida ciecamente dell’allenatore di turno (Mancio prima, Josè poi) e sostanzialmente dice a Branca (& Oriali ai tempi) “Prendete quelli che vi dice lui”. Ovvio che nessuno è infallibile (Cesar, Maniche, Amantino Mancini e Quaresma sono esempi lampanti), ma il grosso degli acquisti è stato azzeccato e lo squadrone si è formato solido e granitico nel corso degli anni. Da Giugno 2010 in avanti abbiamo avuto la conferma (non richiesta invero…) della lezione NON imparata, e si è continuato a navigare a mestruo alternato, con le conseguenze che si vedono oggi.

Finché non si avrà una dirigenza (uno-due persone, non di più) che in buona sostanza ci-capisce-di-calcio e che sa come costruire una squadra, magari di concerto con l’allenatore, questa situazione non cambierà. Potrebbe arrivare l’Italo Allodi del 2015, ma se non gli verrà dato modo di lavorare in autonomia, con un piano triennale al termine del quale deve rendere conto alla presidenza dei risultati raggiunti o mancati, è anche inutile far lo sforzo di andare a prenderlo (ammesso che esista).

In tutto ciò, arrivo a parlare dell’allenatore che, con l’eccezione di Gasperini e forse di Benitez, non ho mai considerato IL problema dell’Inter post-Triplete. Anzi, con l’andar del tempo la qualità media della squadra è progressivamente calata, e quindi il materiale umano da assemblare per arrivare ad un risultato quantomeno decente si è via via impoverito. Stramaccioni personalmente, e al netto degli errori che pur commette, continua a sembrarmi la scelta migliore, considerata l’età, l’ingaggio, l’approccio (fin troppo) aziendalista e l’impatto mediatico.

Morale, il cocktail di farmaci da somministrare al malato è a mio parere il seguente:

1)      Assunzione di responsabilità di Moratti, che giubili la direzione tecnica attuale, e che, presentando il nuovo Direttore Tecnico, gli affidi pubblicamente la responsabilità di acquisti e cessioni, di concerto con l’allenatore (da confermare) e fissando “solo”  il vincolo del budget a disposizione. Su questo specifico punto, credo sia inevitabile un giudizio gravemente negativo al Direttore Generale Marco Fassone, l’uomo dello Juventus Stadium che, non so in che misura, ha comunque sul gobbone la trattativa avviata e mai conclusa con il fantomatico socio cinese.

2)      Questo, e cioè l’ingresso di un socio di minoranza, è un altro punto imprescindibile. Moratti, in maniera più che legittima, non vuole più spendere come fatto in passato, ma, al tempo stesso, credo sia consapevole che applicando alla lettera le regole del Fair Play finanziario non si va lontano nel breve-medio termine. Occorrono capitali freschi che possano permettere acquisti di qualità, necessari in misura nemmeno troppo eccessiva per tornare competitivi in Italia.

3)      La conseguenza dei punti 1) e 2) dovrebbe sperabilmente portare ad una “mira” migliore in termini di acquisti. In un’epoca di budget alquanto ristretti, è necessario, se non vendere bene (cosa che è ormai acclarato essere aldilà delle nostre capacità), quantomeno acquistare a colpo sicuro spendendo “il giusto”. Nel tragico giovedì di Europa League, che per fortuna ad inizio stagione ho spocchiosamente deciso di non commentare, ho visto in campo 35 milioni di cartellino buttati nel cesso (Alvarez 12 + Alvaro Pereira 12+ Kovacic 11). So che il paragone è ingeneroso per il giovanissimo Kovacic, ma il problema è lampante: non solo vendiamo male; compriamo pure peggio! Un conto è spendere 10 milioni per Nagatomo e Guarin (buoni giocatori, non campioni, ma nell’Inter ci possono stare), un altro è spendere la stessa cifra per chiaviche sesquipedali come Alvaro Pereira o promesse mai mantenute come Alvarez.  Alla fin della fiera, abbiamo una qualità di giocatori pienamente allineata con il ridimensionamento in atto (e pure di più), senza che questo produca apprezzabili risultati sul piano dei conti, dato che non basta ridurre il monte ingaggi per farli tornare. Vero che il costo del cartellino viene ammortizzato in più esercizi, ma i soldini dal salvadanaio escono ugualmente, e ce n’è quindi di meno per comprare gente “seria”. A livello puramente teorico, i soldi risparmiati dagli acquisti sbagliati sarebbero (stati) sufficienti per comprare un attaccante of the madonn tipo Dzeko o Rooney (che se sono sani di mente non verranno mai nel campionato italiano, ed ancor meno all’Inter).

4)      Le ultime uscite ci hanno dato la certezza che c’è purtroppo poco da tenere della rosa attuale. Facile dire che così si butta il bambino con l’acqua sporca, ma la verità non è lontana da questa considerazione: da confermare, e quindi a mio giudizio titolari per il prossimo anno, ci sono Handanovic, Ranocchia e Juan Jesus, Nagatomo, Guarin e Palacio. Da valutare, o in alternativa come rincalzi, metterei Cassano, Kovacic, Kuzmanovic, Gargano, Schelotto. Tutto il resto al miglior offerente (if any) o al macero.

Capitolo a parte sui senatori: personalmente terrei Cambiasso, che utilizzato con parsimonia è ancora il miglior centrocampista in rosa, e Zanetti con lo stesso accorgimento nell’utilizzo (per intenderci, non più di 90’ a settimana, nemmeno sempre). Per tutti gli altri (Chivu, Samuel, Milito, Stankovic) odi perenni e ringraziamenti sempiterni, ma purtroppo siamo al capolinea.

5)      Tutto ciò va fatto avendo piena consapevolezza che a campione che esce (usurato, lento, cigolante, ma sempre campione), deve corrispondere un elemento di pari valore in entrata. Dove per “pari valore” non intendo ovviamente le copie ringiovanite di 5 anni dei suddetti, ma nemmeno le ciofeche inanellate nelle ultime campagne acquisti. Purtroppo questa è la parte più difficile del lavoro, perché si è visto quanto sia difficile (per tutti, per noi ancor di più) individuare giocatori che possano davvero essere considerati “una sicurezza”. Il facile ritornello “Ma perché Stramaccioni fa giocare i vecchi e non mette dentro i ragazzi della Primavera, lui che li ha allenati e che ci ha vinto tutto?” trova il suo controcanto nella triste constatazione che questi ragazzi, nella loro quasi totalità, non sono all’altezza di giocare in Serie A, e che, quand’anche lo fossero, hanno bisogno di una squadra ben organizzata e vincente, per poter essere inseriti in maniera indolore se non addirittura proficua: nel 2009 Santon pareva essere il nuovo Facchetti, ora a 23 anni gioca nel Newcastle (non nel Barcellona). Detto che da noi non farebbe peggio di Pereira, un conto è sparare proclami, un conto è conoscere davvero i giocatori che hai a disposizione. Se Strama ha sostanzialmente abiurato al progetto-giovani un motivo ci sarà, a meno di non andar dietro a fantasticherie da spy story e clan del asado. Qui c’è da comprare 5 o 6 titolari, tra cui in ordine sparso un centravanti da 20 gol, un regista che abbia almeno il diploma di Geometra, un altro numero 8 di corsa e qualità ed un esterno di attacco che si alterni o affianchi Palacio. Trovarli non è facile, e farlo a costi contenuti ancor meno. Ma esserne consapevoli è il primo passo per progredire.

 

LE ALTRE

Nella classica giornata di cacca, vincono solo Juve e Milan: gobbi che in sostanza vincono il Campionato con 2 mesi di anticipo e Milan che arriva a insidiare il secondo posto a un Napoli che ancora una volta cade sul più bello (Chievo vera e propria bestia nera degli azzurri). La Viola batte la Lazio a Roma e ci supera, relegandoci al 5° posto in coabitazione proprio con gli aquilotti romani. Terzo posto a 4 punti, e le inquietanti analogie con la stagione scorsa si fanno sempre più pressanti. Se questo dovesse essere l’andazzo, e visti gli effetti devastanti dell’Europa League sui nostri, giocherei a perdere ed arrivare 7°, concentrando le ultime stille di energia sulla semifinale di Coppa Italia contro la Roma (2-1 da cercare di ribaltare), attualmente l’unico plausibile traguardo alla nostra portata.

 

E’ COMPLOTTO

Niente da dire, se non che le concomitanti sconfitte del Napoli (a Chievo in campionato, e contro il Vitoria Plzen in Europa League nel turno precedente, per un complessivo 5-0) non fanno nemmeno la metà del rumore dei nostri (ahimè frequenti) capitomboli.

C’amma fa’…

 

WEST HAM

Weekend di FA Cup. A day off for the lads.

Ranocchia centravanti nell'ultimo quarto d'ora dà la misura di come stiamo messi...

Ranocchia centravanti nell’ultimo quarto d’ora dà la misura di come stiamo messi…

IL PALLONE E’ QUELLO GIALLO

FIORENTINA-INTER 4-1

 Minchia che mazzata.

Ennesimo miracolo di Juan Jesus e compagnia, e il Lazzaro vestito di viola ringrazia.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: la Fiorentina ha fatto una partita splendida, ed il passivo è addirittura avaro per i viola, che non dilagano (ulteriormente) solo per colpa di un Handanovic che si conferma grandissimo. Detto ciò, la sconfitta mi ricorda il 4-0 rimediato con la Roma l’anno scorso, così come l’1-3 di inizio stagione a San Siro dalla banda di Zeman. Splendide serate di calcio (per gli altri, s’intende), che però rimangono gemme isolate nella stagione in corso. Arriverei a sperare che così non fosse per la Viola, che da sempre gode delle mie simpatie, ma la precipua caratteristica dei nerazzurri (propongo la laurea ad honorem in anestesia e –soprattutto- rianimazione) non deve passare inosservata.

Il copione pareva già scritto, coi nostri reduci addirittura da due vittorie in pochi giorni e i toscani che nel 2013 non avevano ancora battuto un colpo: quale occasione migliore per  sparigliare tutto e gettare i nostri nell’ennesimo psicodramma della stagione?

Sulla partita poco da dire: presi a pallate per 90’ e ubriacati dal loro possesso palla, per una volta non fine a se stesso ma terribilmente efficace. Se anche quel nano maledetto di Pizarro velocizza l’azione non c’è più religione. Come detto, ne han fatte 4 e potevano serenamente essere il doppio.

Strama spiega il cappotto con una squadra stanca e provata dal doppio impegno, troppo brutta per essere vera. Severa l’autocritica di chi ammette di aver sottovalutato il rischio di schierare sostanzialmente gli stessi uomini a pochi giorni di distanza.

Sarà. Fosse così, ci sarebbe da essere poco preoccupati: un bel turn over giovedì in Romania e tutti caricati a pallettoni per il Derby di domenica sera. Temo però che la spiegazione del Mister sia parziale. L’effettiva stanchezza dei nostri si installa su una squadra discreta ma nulla più, in piena trasformazione, e priva di due totem (Milito e Samuel) capaci di nascondere le magagne dei rispettivi reparti. Se questa è la base, è poco utile lamentarsi della staticità di Cassano (che se non altro qualche buona palla la dà, segnando oltretutto un gol bello quanto inutile) o della scarsa efficacia di Palacio, costretto a fare il Milito senza esserlo.

Siamo “poco” e non da oggi. I problemi cronici possono essere nascosti, arginati, ma non ignorati. Esattamente come l’anno scorso, la corsa al terzo posto resta aperta solo per la bassa velocità di crociera tenuta dai nostri rivali: che l’Inter possa, in via ipotetica, essere la terza forza espressa dalla Serie A italiana sarebbe davvero un brutto spot per il nostro Campionato.

Non che le altre siano meno colpevoli, anzi: come organico, Fiorentina e Milan sono superiori a noi (tocca dirlo), ma si trovano a navigare nelle nostre stesse acque. La Lazio continua ad essere quella a mio parere più meritevole, proprio perché ha espresso tutto (e forse anche di più) il proprio potenziale, riuscendo recentemente a fare anche a meno di Klose, rimpiazzato con successo da Floccari.

Tornando a noi, spero che la storia abbia insegnato al Signor Massimo che non è cambiando l’allenatore che si risolve la questione. La pietanza in oggetto, come diceva Bombolo, pensatore incompreso del ‘900 e troppo spesso dimenticato, “sempre merda rimane” con o senza parmigiano. Puoi chiamare anche i tre cazzari di Masterchef ma non ne caverai mai fuori niente di succulento. Ammesso e non concesso che i recenti acquisti siano buoni (troppo scarsi gli altri per giudicare le prove di Kuz e Kovacic), occorre andare avanti su quella strada, avendo piena contezza delle caratteristiche della squadra (tecniche, fisiche, cerebrali e anagrafiche) e identificando di conseguenza le priorità negli acquisti. A dirlo pare facile, ma ci sono 2 o 3 anni di mercato pronti a smentirmi.

 

LE ALTRE

Vedere la Juve in affanno fa sadicamente sempre piacere, ma aumenta a dismisura il rammarico per quel che avrebbe potuto essere e non è stato. A ciò si aggiunga l’incapacità del Napoli di approfittare degli ormai non infrequenti scivoloni gobbi. Essendo solito rimuginare sul passato, non posso non chiedermi cosa sarebbe successo all’Inter del post-Triplete con una gestione attenta e oculata degli acquisti e delle cessioni. Resto convinto (lasciatemi almeno questa illusione, che tanto è gratis…) che il Campionato vinto dal Milan e quello di quest’anno avrebbero potuto essere nostri, potendo contare su un vero ricambio per Milito ed Eto’o , un regista degno di tale nome ed un progetto di lungo termine come quello che –mi auguro, nonostante tutto- si è iniziato con Stramaccioni. Invece, pochi cazzi, stiamo tornando a far ridere tutta Italia.

Il Derby arriva nel momento peggiore, con le squadre su piani diametralmente opposti, nel pieno del weekend elettorale (e Dio solo sa quanto la cosa mi faccia paura) e con Balotelli pompatissimo da tutto il mondo a castigare quei cattivoni incompetenti che se lo sono lasciati sfuggire per quattro soldi (28 milioni, non 22 come detto nei giorni scorsi. 28). Il problema è che solo noi siamo capaci di resuscitare i morti, e questa è una delle poche qualità che gli altri non riescono proprio a copiarci. Onestamente non vedo come l’inerzia possa volgere a nostro favore. Il Milan è tutt’altro che imbattibile, lodato e incensato oltre ogni decenza dalla solita stampa che fa passare rigori in serie e autogol come una dimostrazione di forza impressionante. Però vincono, il che non è un dettaglio, e negli ultimi mesi hanno la miglior media punti del Campionato, così come solertemente riportato dagli scrivani del Geometra Fester.

 

E’ COMPLOTTO

Noto, senza molto stupore in realtà, che la cagata della Cantera rossonera sopravvive imperterrita nelle pagine dei nostri giornali, senza che nessuno osi chiedere in che cosa consista questa epocale svolta nel settore giovanile milanista, oltre al banale riferimento all’esempio di Ajax e Barcellona (a proposito, quella catalana si chiama Masia, almeno i riferimenti prendeteli giusti…). Singolare poi che la squadra dell’Amore faccia riferimento ai giovani attualmente in rosa intendendoli già come “prodotti del nostro settore giovanile”. Definizione che mi pare essere applicabile al solo De Sciglio, stante la sgradita –ma ahiloro effettiva- formazione nerazzurra (e ancor prima Lumezzanese) di Super Mario e la ingombrante presenza del Grifone rossoblù sulla cresta del faraone El Shaarawy. Dettagli, in ogni caso, sui quali non vale la pena soffermarsi.

Oltre al riferimento rossonero, torno a segnalare la nauseabonda importanza data al luogo di nascita dei calciatori componenti una certa squadra di calcio: sentire Albertini decantare il suo Milan perché” 10 o 15 elementi della rosa erano di Milano” è totalmente senza senso, oltreché un falso storico.

Io guardo alla mia splendida Inter 2006-2010, nella quale (a volte) di italiani ce n’era uno solo, ma che aveva un insuperabile attaccamento alla maglia e ai valori dell’Inter, e che, soprattutto, ha dimostrato quanto fallaci siano queste correlazioni tra luogo di nascita e squadra di appartenenza.

Se poi il discorso si sposta sull’importanza di crescersi in casa i campioni di domani, tutti d’accordo, ma anche lì: se per trovarli guardi solo nel giardino di quartiere, chiudi gli occhi a milioni di campetti sparsi per il mondo. Contenti voi…

Tornando alle tristi vicende di casa nostra, stucchevole la retorica con cui si continua a fingersi meravigliati dell’alternanza di risultati dei nerazzurri in trasferta, sottolineando la vittoria di Torino come spartiacque tra l’Inter schiacciasassi di fine 2012 e quella colabrodo degli ultimi mesi. Lungi da me voler negare la realtà, vorrei invece spiegare a lor signori (come se non lo sapessero) che questa bipolarità non è patrimonio esclusivo dei nerazzurri, ma di molte delle squadre di vertice. Probabilmente il caso Inter fa più impressione perché si vede una precisa linea di demarcazione tra la fase 1 e la fase 2, ma la classifica attuale ci dice che, tolte –almeno in parte- le prime due, le altre pretendenti ad un posto Champions se la giocano, schiave ognuna dei propri difetti.

Per quanto ci pertocca, non avendo un centrocampo né di conseguenza una plausibile idea di gioco, abbiamo vissuto finché possibile sugli spunti dei campioni (o quasi) ancora in rosa: le fiammate di Milito e Guarin ci hanno garantito gol e peso in attacco, mentre la graniticità di Samuel si è perfettamente sposata con la giovane spregiudicatezza di Ranocchia e JJ. La casa per un po’ è rimasta piacevolmente in piedi, ma, come visto, era un colosso coi piedi di argilla.

 

WEST HAM

Weekend dedicato alla FA Cup, e quindi di riposo per i nostri, già fuori dai giochi.

Effimera bellezza

Effimera bellezza

TUTTO GIA’ SCRITTO

SIENA-INTER 3-1

Quando le cattive sensazioni iniziano vedendo le facce dei giocatori avversari scorrere sullo schermo a inizio partita, non è mai un buon presagio. Chi come me è cronicamente affetto da malattia calcistica, riconosce ormai il 95% della fisiognomica dei calciatori di Serie A, abitanti di quel girone dantesco che stagione dopo stagione mi ruba tranquillità e serenità, dandomi in cambio bile a ettolitri e gioie in dosi da consumo personale.

La testa pelata e bitorzoluta di Rosina e l’abbronzatura perenne di Vergassola sono ormai note ai miei occhi, ma il volto sorridente di Innocent Emeghara proprio non l’avevo mai visto. Centravanti titolare del Siena, al suo esordio assoluto nello stadio amico. Temibilissimo ed ennesimo signor nessuno, che infatti impiegherà 20 minuti a sifularci bellamente con il suo primo, inevitabile, gol in Serie A. 

I nostri avevano messo in mostra da subito 2/3 della bigiotteria acquistata di recente, con Schelotto a destra e Kuzmanovic-il-mediano-che-volevic interno di centrocampo. I due si fanno vedere per la prima volta proprio nell’azione del gol, quando un lancio tutt’altro che illuminante del centrocampo senese porta prima l’italo argentino a incespicare nel tentativo di fermare la palla e poi il serbo a non contenere la progressione, non esattamente irresistibile, di tal Rubin, il quale imbeccava nel mezzo il già citato Emeghara che a sua volta uccellava Capitan Zanetti per l’1-0. Il piede del bianconero era in fuorigioco ma come detto ormai ci limitiamo a prenderne atto. Troppo scarsi persino per aver diritto di protestare.

Palla al centro e pareggio: classica azione di Cassano sulla sinistra, dribbling a rientrare e destro a girare a centro area. Velo di Nagatiello e palla diligente che bacia il palo ed entra in porta. Fantantonio il cross giustamente l’ha indirizzato in porta e lì è finito, dandogli il primo gol del 2013 e una fresca quanto effimera brezza di aria fresca. Sì, perché un certo Alessio Sestu, dopo un altro paio di minuti, si improvvisa novello Del Piero e piazza il destro a voragine che si insacca all’incrocio, con Handanovic tanto incredulo quanto incolpevole.

Contro di noi, as usual, tutti fenomeni. Noi, tanto per non sbagliare, tutti coglioni.

E’ triste da dire ma la partita galleggia sulla nostra mediocrità e sui loro giusti e sacrosanti contropiede. Fatico a ricordare nel primo tempo altre occasioni, se non il classico rigore non dato a uno dei nostri (Cassano stavolta, che dopo la finta a far passare il pallone viene agganciato a centroarea) che però –come detto- ormai non fa più notizia.

La ripresa vede il giovane sedicente gioiellino Kovacic prendere il posto di Schelotto (per ora un Centofanti meno forte ma con gli occhi azzurri) e l’Inter mantenere uno sterile possesso palla, interrotto da qualche break senese, sul primo dei quali ancora Emeghara (e chi se non lui) buca l’intera difesa nerazzurra prima di essere falciato da Chivu in area. Rigore e rosso inevitabili, con Handanovic che conferma il suo unico torto di questa prima stagione nerazzurra: non mantenere la fama di portiere para-rigori.

3-1 e partita –quasi- finita, se si eccettuano un paio di strappi di Guarin (altra giornataccia la sua) su uno dei quali Cassano colpisce la traversa, vanificando il tentativo di assalto disperato alla ricerca di un pareggio che sarebbe stato forse non del tutto immeritato ma senz’altro assai casuale.

Brutta partita di quasi tutti i nostri, con Guarin, come detto, peggiore in campo per le potenzialità che ha. E qui, spiace dirlo, ma anche Stramaccioni ha le sue colpe: che senso ha tenerlo in campo –diffidato- quando commette falli di frustrazione a ripetizione, quando ormai la partita è andata e quando vedi che ormai con la testa non c’è più? Infine la beffa: ammonito per il terzo fallo “ignorante”, e quindi avuta la certezza di non poterlo schierare la prossima partita, il Mister lo sostituisce subito dopo con Gargano, affidando peraltro ai piedi pentagonali del neo entrato tutte le punizioni da lì in avanti. Fa bene Strama nel dopo partita ad accennare solamente al crescente credito che abbiamo con la sorte e con le decisioni arbitrali (ma tanto a fine stagione si compensano, no?), e fa ancor meglio a sottolineare le nostre colpe ed il bisogno di lavorare e di serrare le fila.  Di cose che non vanno ce n’è a strafottere, a partire da piedi mediocri, forma assai migliorabile e neuroni più sparuti dell’acqua nel deserto.

Resta poi il mistero di rientri dati per certi fino al giovedì, probabili il venerdì, possibili il sabato e precauzionalmente rinviati la domenica.

La ciliegina è vedere il sostituto del nostro centravanti entrare sul 3-1 di una partita stra-finita, a testimonianza della pochezza strategica di tale acquisto.

 

LE ALTRE

Siccome tutto era già scritto, il figliol prodigo regala la vittoria al Milan, dando il “la” alla zuccherosa macchina mediatica del Milan grande famiglia, guida sana e comprensiva di ogni discolo del globo terracqueo, che solo a quelle latitudini è messo nelle condizioni di tramutarsi da mela marcia (ipse dixit ma siamo noi che abbiamo capito male) a bocciolo in fiore. Siccome tutto era già scritto, la Lazio perde al 94’ rendendo ancora aritmeticamente possibile la corsa al terzo posto e dando ulteriore conferma di quanto una onesta mediocrità sarebbe probabilmente sufficiente ad acchiappare al volo l’ultimo posto per l’Europa che conta. Insomma, tutti gli ingredienti per dare il via all’auto-fustigazione su pubblica piazza, che mi appresto a proporre a mo’ di petizione a tutti i tifosi nerazzurri, a celebrazione del degno ritorno nelle consuete (e consunte) vesti di terza nobile decaduta del calcio italiano (dopo Toro e Genoa), con il singolare merito di raggiungere tale status a meno di tre anni da trionfi mai visti in Patria.

 

E’ COMPLOTTO

Mi dirigo necessariamente su altri lidi per soddisfare la mia insana voglia di prostituzione intellettuale. Richiamo solo per poche righe l’illuminante scenetta del Geometra Galliani nella conferenza stampa di presentazione di Balotelli: che vergogna, che mistificazione della realtà “non si è scusato… ha chiarito di non averlo mai detto, è diverso”, e che pena il fatto che nessuno della centinaia di pennivendoli presenti abbia avuto quel minimo di spina dorsale necessaria a raccogliere la sfida di Zio Fester che diceva “fatele a me queste domande, che vi rispondo”.  Quanto avrei pagato per potergli dire “se ha due minuti le faccio io qualche domanda, ma solo a telecamere accese”. Ma, come diceva Mourinho, ‘bassiamo i toni!

Restando alla partita di ieri sera, ammetto di essere prevenuto, ma personalmente la scenetta di Pazzini che si infortuna nel riscaldamento mi pare la classica sceneggiata per aggiungere ulteriore enfasi al nuovo acquisto “che non doveva nemmeno giocare, che non aveva i 90’ nelle gambe, e che invece incredibilmente ha giocato e segnato in 90’” (sorvoliamo sul come, chè -pur nella merda in cui siamo- regalando anche solo la metà dei torti subiti a qualcun altro saremmo terzi e di un bel po’…).  Sul rigore non posso incolpare i cugini, ma Caressa e Bergomi che si affannano a cercare dubbi là dove non ce ne sono fanno proprio una pessima figura. Molto più sinceri Boban (how strange) e Cicciobello Marocchi che da studio preferiscono quasi sorvolare, tanto è evidente l’errore.

Passando in ambito juventino, inevitabili i titoli all’insegna della “Stangata” per le squalifiche date in settimana ai bianconeri a seguito della sceneggiata di settimana scorsa. A volerle leggere, le punizioni sono state poco più di uno scapaccione materno, soprattutto se paragonate alla rigida severità con cui si sono colpiti altri tesserati… ma con la divisa di un altro colore.

In questo caso debbo riconoscere a Ruggiero Palombo della Gazzetta, vecchio cuore giallorosso, l’onestà intellettuale –forse acuita dall’odio per i colori bianconeri- di dire e scrivere che NON si è trattato di stangata, bensì di punizione blanda, nella quale ha prevalso la voglia di non farsi male.

 

WEST HAM

Torniamo alla vittoria dopo qualche era geologica con la capocciata vincente di Carroll, primi nella colonna di destra. Not bad.

Mè... pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

Mè… pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

ODIO

UDINESE-INTER 3-0

Che la squadra friulana mi sia sempre stata sul piloro non è un mistero: campionissimi quasi sempre con noi, fin troppo arrendevoli coi diversamente strisciati (non dimentico che il 5 maggio si è materializzato anche grazie ad una Juve in vantaggio per 2-0 a Udine dopo nemmeno 5 minuti).

Nel, dubbio, i bianconeri del pretino Guidolin (altra simpatia) portano a casa 3 punti di platino, per quanto visto nella prima ora di gioco, mentre i nostri fanno capire come il più rimpianto degli assenti alla fine non sia stato uno dei due campioni in rosa (Milito o Sneijder) bensì il nippico Nagatomo, che ci avrebbe risparmiato lo scempio di Jonathan ad inizio ripresa.

Ma andiamo con ordine: passata l’intera sosta natalizia a sbandierare ai 4 venti che il 2013 avrebbe visto l’organico al completo, l’Inter si presenta al Friuli con una decina di indisponibili tra infortuni sempre più misteriosi (Milito? Chivu, ancora?? Obi è ancora vivo?) e squalifiche per motivi sempre più tragicomici (apparentemente dire “è una vergogna!” rientrando negli spogliatoi a fine partita è “espressione provocatoria”, meritevole di un turno di squalifica). Il raccapriccio si sostanzia nel vedere tre mancini a comporre il reparto difensivo, con l’ulteriore aggravante di scegliere quasi sempre Samuel, in evidente disagio sul centro destra, per impostare l’azione. Triste mediocrità anche l’accoppiata Pereira-Jonathan sulle due fasce: entrambi hanno ormai fatto capire cosa possono dare all’Inter di oggi e di domani. Poco il primo, una minchia il secondo.

Il centrocampo è il solito, cioè tutto sulle spalle e le gambe granitiche di Guarin, ma con zero fosforo a disposizione, stante lo spostamento del Cuchu in difesa, con Palacio e Cassano a cercarsi là davanti. I due si trovano bene a metà primo tempo, quando El Trenza rimedia un giallo per simulazione, di cui parlerò infra.

L’Udinese si affida al suo campione: Di Natale sfrutta una punizia con barriera allegra e timbra l’incrocio dei pali, ed il primo tempo non regala altre emozioni.

E’ la ripresa a far sperare gli interisti, vista la piacevole intraprendenza con cui i ragazzi iniziano. Cassano si beve un nugolo di friulani per poi regalare l’assist a Palacio che, parzialmente contrastato ed enormemente generoso, cede l’incombenza dl tiro in porta al più sciagurato dei suoi compagni: voglio credere che abbia solo intravisto la presenza del compagno, senza riconoscerlo, perchè altrimenti il suo non sarebbe stato concepito un passaggio, ma come regalo agli avversari. Jonathan, infatti, a non più di 5 metri, con la palla sul “suo” piede, riesce nell’impresa non solo di non segnare, ma di non centrare nemmeno la porta.

Al calcetto dei campioni del lunedì si rischia il linciaggio per molto meno, e parlo per esperienza…

A questo punto un dilemma e una certezza. Il primo: odierò più l’Udinese o Jonathan? La seconda: ‘sta partita la perdiamo, impossibile sprecare un gol così. Convinzione peraltro corroborata da un paio di ottime parate del portiere avversario, e da un altro gol mangiato da Palacio che non sfrutta a dovere la giocata-spaccatutto di Guarin.

Il presentimento diventa presto realtà: bello quanto sospetto l’esterno sinistro di Lazzari (il mio occhio da tifoso insiste a vedere un gioco pericoloso su quella sciagura di Gargano), chirurgico il destro a incrociare di Di Natale che timbra il 165° gol in Serie A (e, credo, il 100° all’Inter). Pochi minuti e la partita di fatto finisce, complice la discesa di Muriel che viene fermata con le cattive da Juan Jesus, con inevitabile secondo giallo. Da un possibile -e tutto sommato meritato- doppio vantaggio, ci troviamo sotto di un gol e di un uomo.

Buonanotte al secchio.

Il 2-0 di Muriel mi fa incazzare più per l’esultanza brasileira con tanto di balletto che per il gol in sè (legalizzerei la caccia all’uomo per tutti quelli che fanno il balletto dopo il gol… è più forte di me); la terza pera, seconda personale di Di Natale, mi fa addirittura spegnere la tele nonostante la decina di minuti ancora da giocare (e quindi subire).

 

LE ALTRE

Nel merdame totale, è andata ancora bene, stanti le sconfitte di Juve (per quel che possa interessarci) e, soprattutto, Fiorentina. Milan e Lazio vincono grazie a rigori sospetti, mentre il Napoli regola la Roma confermandosi vera seconda forza di campionato (al netto di squalifiche e penalizzazioni).

Sabato arriva il Pescara, reduce dal succitato exploit di Firenze; tocca tornare a vincere e farlo in fretta.

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di ragionamenti, inevitabilmente viziati dai risultati di giornata. Ho maledetto ancora Sky per il premiato commento Gentile-Causio alla partita dell’Inter, riassumibile in due aggettivi, riservati a due punizioni dal limite per le due squadre: “interessante” quella per l’Udinese, “pericolosa” quella per l’Inter.

Sul giallo a Palacio, mi limito a dire due cose: il nostro parte effettivamente in posizione di leggero fuorigioco, che però non viene segnalato. A quel punto, paragono l’azione con quella che ha portato al rigore fischiato a Pazzini oggi, senza tirare in ballo altri rigori dubbi assegnati a Lazio e Juve. Conclusione: 4 episodi dubbi, tre rigori e una simulazione. Come direbbe Bottura, “battuta-Ikea”: indovinate da soli chi è stato il fortunato vincitore della cartellina amarilla.

Per il resto, il duo di commentatori si affretta a dire che il contatto con le gambe non c’è (vero), come se la cosa di per sè esaurisse il ventaglio di ipotesi in cui si può fischiare un rigore.

Strama nel dopopartita si arrabbia e non poco. Ha ragione da vendere, ovviamente, soprattutto visto come la partita è stata decisa: episodi, da una parte e dall’altra. Nessuna delle due squadre stava prevalendo nettamente sull’altra, ed era quindi di capitale importanza sfruttare ogni possibilità.

Detto ciò, faccio un passo indietro per concordare con Boateng e con il suo “scazzo” in occasione dell’amichevole giocata in settimana a Busto Arsizio. Posso simpatizzare con chi lo sfida a fare altrettanto in una partita con 3 punti in palio (figuriamoci: se c’è da dar contro a un milanista sono sempre disponibile), ma trattasi di puro processo alle intenzioni. Noto ovviamente una diversa reazione dei media sportivi se paragonata ai “buu” indirizzati al Balotelli nerazzurro di tre anni fa: in quel caso mancava poco che i giornalisti li giustificassero. Piuttosto, la squadra dell’Ammore non ha ovviamente perso l’occasione per sfoggiare la magliettina lava-coscienza (“AC Milan contro il razzismo”), cercando di minimizzare la portata delle dichiarazioni del proprio giocatore (“non so se resto in Italia”). Nel frattempo, Pato ha lasciato il Milan per il Corinthians alla metà esatta dei soldi che il City era pronto a pagare solo 12 mesi fa. Mi tocca anche dare atto al Geometra Galliani di aver portato il Milan ad un passo dall’affarone, poi stoppato dalla famiglia Berlusconi. Ma questo lo leggerete qui e in pochi altri posti.

 

WEST HAM

Il periodo non è dei migliori, ma abbiamo vinto l’ultima di campionato con Norwich e pareggiato 2-2 col Manchester Utd in FA Cup: lì si andrà al replay in casa loro e saranno dolori…

Almeno il ragazzo corre e si incazza...

Almeno il ragazzo corre e si incazza…

NON FA MALE

LAZIO-INTER 1-0

Oddio, un pochino di male lo fa… anche se, come tristemente commentato, quando l’hai già presa inderposto un tot di volte, probabilmente non brucia più come all’inizio.

Il titolo più che altro si riferisce alla prestazione dei ragazzi che, mi sento di dire, avrebbero meritato almeno il pari, e alla sconfitta del Napoli tanto inattesa quanto gradita. Rimaniamo secondi, pur consegnando il titolo di inverno ai gobbi con due giornate d’anticipo e creando un magma di squadre alle nostre spalle.

Il primo tempo della partita, ad essere sinceri, è stato di una mediocrità confinante col raccapriccio:

Visto che anche la fantasia e la speranza hanno un limite, ho smesso di sperare in un architetto alla Xavi per il nostro centrocampo. Più prosaicamente, ho guardato con occhi pieni di nostalgia IL Manicone che siede oggi sulla panca laziale come collaboratore di Petkovic (l’articolo maiuscolo è doveroso in questo caso, dovendo il nome dell’ex mediano interista essere pronunciato con la cadenza Bovisasca di Schopenauer Bagnoli). Un cazzo di ragionierino di metacampo, che sappia dar via un pallone di prima a 10 metri, senza doverlo toccare 3 volte o dover saltare in dribbling o progressione la gragnuola di avversari.

La litanìa è purtroppo la solita, ed è quasi inutile accanirsi ulteriormente sui piedi o polmoni deficitari di Gargano o Cambiasso (scusa Cuchu, ma quanno ce vo’ ce vo’). Guarin fa quel che può e sa (cavallo pazzo che prende palla e corre a manetta), Milito raschia il barile della sua sagacia tattica ma non basta, mentre Fantantonio galleggia tra le linee con poco costrutto. Non che la Lazio faccia molto di più, ma è decisamente meno peggio dei nostri. Inevitabile lo 0-0 a metà tempo.

La ripresa ci vede invece più vivaci, ma non sufficientemente audaci: questo per dire che la fortuna non ci assiste. Due pali su due conclusioni identiche (Guarin e Cassano), un altro tiro (pure questo indirizzato nello stesso angolo) di Palacio che esce di un soffio, un miracolo di Marchetti su ribattuta di Nagatomo dopo il palo di Ando’ e lo stesso Cassano fermato solo in area per dubbio fallo in attacco del Principe, che in pressing aveva tolto palla al laziale di turno. A tutto ciò aggiungiamo tentativo di sodomia in area nei confronti di Ranocchia nel convulso finale, ovviamente ignorato dalla mezza dozzina arbitrale.

Di contro, Klose prima sbaglia uno stop non da lui, e poi fa un gol da accademia del calcio: attaccante diverso da Milito, ma altrettanto perfetto nei movimenti e nelle conclusioni: calciatori senza tempo, poco mediatici ma terribilmente efficaci. Come detto perdiamo ma, citando il sommo Artemio de “Il Ragazzo di Campagna”, abbiamo ottime prospettive per il futuro.

Ribadisco che la sconfitta del Napoli, tutto sommato meritata visto un Bologna in versione massiccio e incazzato, mitiga di molto le conseguenze del nostro KO. Ora abbiamo un paio di partite teoricamente agevoli (teoricamente… una di queste è la sempre temibilissima trasferta di Udine), che potrebbero portare punti e ossigeno per una classifica che, se si guarda alla posizione e non ai punti di distacco, onestamente non potrebbe essere migliore.

 

LE ALTRE

Juve campione d’inverno, come detto, avendo battuto con irrisoria facilità l’Atalanta. Il Milan liquida il Pescara e si riaffaccia in zona Europa League, mentre la Roma viene beffata nella nebbia di Verona dal vecchio Pellissier. Facile vittoria della Viola nel derby toscano contro il Siena. Del Napoli già ho detto. Mi limito a manifestare nuovamente l’odio (calcistico, s’intende) per quei 6 o 7 tifosi del Napoli  -sempre gli stessi!- che vengono inquadrati da Sky ad ogni gol segnato, complice probabilmente qualche parentela col cameraman. Altrettanto atavica è invece l’ammirazione per Cavani, punta –lui sì- moderna e utilissima in tutte le zone del campo.

… e poteva essere nostro… (parolaccia a piacere).

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire. Dopo aver sentito per settimane la corretta statistica di gol segnati nell’anno solare, che vede Diego Milito primo, seguito a pochi gol di distanza proprio da Cavani, nel weekend sento più volte dire che Cavani è il bomber principe del 2012, con 40 gol segnati. Dubbi, perplessità…

Per il resto, nuova ovazione personale per Stramaccioni che nel dopo partita dice “non siamo ancora più forti degli episodi”, accomunando in questo errori nostri, pali e strafalcioni arbitrali (questi ultimi lampanti a mio parere, ma meno in mala fede di altre volte, tocca dirlo… Siamo talmente sofisticati che degli errori “normali” non ci lamentiamo nemmeno più… noblesse oblige). Avanti così, che vai bene.

Infine, curiosa considerazione aritmetica della Strega del Botox Paola Ferrari, secondo la quale la Juve a +7 sulla seconda è in lanciatissima in fuga, mentre il Milan, a 6 punti dalla terza posizione e con 4 squadre davanti “ormai vede la zona Champions”.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno a Birmingham contro il WBA, vera sorpresa del campionato.

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po' guarda'!

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po’ guarda’!

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…

WAKE UP TO REALITY

ATALANTA-INTER 3-2

Il risveglio è amaro ma difficilmente evitabile. Nemmeno il più ottimista tra noi poteva sperare che la serie di vittorie, ancor di più in trasferta, continuasse sine die tra il sollazzo nostro e lo scoramento altrui. Quindi abbiamo preso tre pere in una partita che si poteva anche pareggiare e financo vincere. Non mi vergogno più di niente, quindi riconosco senza problemi che in questo stesso campionato abbiamo vinto partite giocate assai peggio di ieri (Toro, Chievo, Derby la triade della speculazione calcistica), ma proprio perché altre volte ci è andata bene, non sto qui a rimuginare per una sconfitta che, come detto, arriva dopo un periodo aureo.

Piuttosto, ci sarà da imparare da questi tre fischioni, e farne tesoro, anche. Senza Samuel e Ranocchia abbiamo ballato e non poco: comprendo le difficoltà di organico di Stramaccioni e la sua scelta di tenere il Cuchu a metacampo, per non concedere il pallino del gioco agli orobici; fatto sta che la difesa, guarnita dai soli JJ e Silvestre, ha ballato e non poco, soprattutto nell’argentino che, nei fatti e al netto di errori arbitrali, ha sulla coscienza due dei tre siluri beccati. Volendo vedere i lati positivi, la partita di ieri ci fa ancor più apprezzare la “svolta” post Siena e la conversione alla difesa a tre, che senz’altro offre una maggior protezione ad Handanovic e rimane a mio parere l’assetto tattico su cui insistere, in attesa di centrocampi migliori. Detto ciò, e quindi smentendomi a distanza di poche parole, ho trovato interessante l’affermazione di Colantuono, che ha detto di essere stato costretto a preparare 3 o 4 partite diverse, a seconda dello schieramento scelto dall’Inter. Questa “camaleonticità” dei nostri mi pare una ricchezza da sfruttare, tanto per non dare punti di riferimento agli avversari e sfruttare i pochi effetti sorpresa ancora possibili nel giuoco del pallone. Chiaro che lo scherzo viene meglio quando puoi scegliere e non quando sei obbligato a cambiare. Ma tant’è.

L’Atalanta ha giocato meglio e ha meritato di vincere, e se vogliamo fare i farmacisti e pesare sul bilancino le occasioni dei bergamaschi, il rigore assai generoso è compensato dal gol divorato da Denis nel primo tempo. Noi come detto abbiamo ballato e parecchio, anche se là davanti Palacio è stato pericoloso, supportato solo a momenti da un Cassano svagato e da un Milito con le polveri bagnate.

Le lodi di queste settimane sul trio delle meraviglie deve aver nuociuto ai nostri, se è vero come è vero che i ragazzi cercano con ottusa insistenza la triangolazione al limite dell’area, sfidando la muraglia orobica, invece che propendere per la sabongia ignorante (quanto ho goduto al pareggio di Guarin su tiro centralotto ma a voragine). Ragazzi, di Barcellona ce n’è uno e per fortuna sta lontano da qui. Noi giochiamo come siamo capaci di fare, e tiriamo, porcadiquellatroia.

La settimana vuota da impegni infrasettimanali speriamo arrivi a fagiuolo, in modo da recuperare fisico e morale in vista del Cagliari in casa, partita da vincere-e-non-ci-sono-cazzi, visti i concomitanti incroci tra Juve-Lazio-Napoli-Milan.  Aldilà della goduria immensa rappresentata dalle tre pere rifilate ai gobbi a Torino, resto tuttavia convinto che il Campionato lo si vinca sulla regolarità più che sugli scontri diretti: motivo per cui temo che la Juve non avrà grosse difficoltà a bissare lo scudetto. Noi però dobbiamo rimanere in scia, principalmente perché you never know… e poi perché arrivare secondi vorrebbe dire Champions senza passare dal via (leggasi: preliminari). Lo scontro col Napoli arriverà a Dicembre e credo che il prossimo mese darà un’idea di cosa poterci legittimamente aspettare dal girone di ritorno.

Non posso però chiudere senza aver sentenziato sui singoli: so che molti di noi se la prenderanno con Silvestre, che poco fa ho già segnalato come responsabile del 66% dei gol presi ieri sera. Però Silvestre nella difesa titolare, ad oggi, non ha mai giocato, e non è da lui che mi aspetto grandi cose (qualcosa di meglio sì, chè se intervieni a scivolone in area su uno che pesa 30 kg è ovvio che quello ce prova: hai preso la palla, sì, sei innocente ma ingenuo come un bambino dell’asilo, nido). Piuttosto è Alvarez che non voglio più vedere. Ieri è entrato con l’indolenza e la presunzione del peggior Recoba, scartandosi da solo sui primi 3 palloni toccati e colpendo gli omini delle bibite nelle due azioni seguenti. 12 milioni per ‘sto coso qui, negli stessi giorni in cui –non lo dimentico- la Roma pigliava Lamela. Poco da dire, non puoi sempre pescare il jolly quando compri giovani interessanti in prospettiva, ma dovremmo ormai aver capito che chell lì l’è no da Inter.

LE ALTRE

La Juve demolisce un Pescara  che fa quasi tenerezza, riprendendosi il +4 di 10 giorni fa ed annullando, almeno aritmeticamente, le conseguenze della nostra impresa. Il Napoli ribalta la partita nel finale contro il Genoa e si rimette in scia, ad un solo punto dai nostri. Il Milan si conferma certezza granitica perdendo una partita di rara pochezza, in cui riesce a sbagliare un rigore con Pato –credo l’abbiano impalato nello spogliatoio nell’intervallo, non potendosi più difendere nemmeno con gli ammanicamenti alle alte sfere-, a segnare con Pazzini dopo palo di tacco di Mexes, ma soprattutto a pigliare 3 gol da una Fiorentina senza Jovetic. Bella squadra la Viola, che sta anche imparando che tirare in porta non è peccato mortale e non danneggia la salute. La Lazio vince il Derby in rimonta, dopo l’ennesimo e allucinante black out di un giocatore capitolino nella stracittadina (De Rossi nell’occasione): non ho i numeri sotto mano, ma credo che negli ultimi 20 derby, le sfide finite in 11 contro 11 si contino sulle dita di un’unghia (cit. etilica tardo adolescenziale ma sempre valida); anche a Milano il derby è sentito, e molto, eppure non vedo in campo quella percentuale così alta di “vene toppate” che invece riscontro puntualmente all’ombra del Cupolone. Mistero della fede…

E’ COMPLOTTO

Pirotecnica la settimana nella quale si è cercato di fare passare la sconfitta della Juve come “salutare” per i bianconeri che si sono levati di dosso il peso del record di imbattibilità e che possono guardare al futuro con rinnovato spirito. Del resto, se gli errori arbitrali nei 90’ li avevano “psicologicamente sfavoriti”,  devo ammettere che nello sparare cazzate c’è una certa coerenza. Che ovviamente non è applicabile all’Inter, visto che già piovono titoli all’insegna del “tutto da rifare” dopo una sconfitta che chiude una striscia record di 10 vittorie in trasferta consecutive.

Lode al Mister che, pur tenendo fede alla sua promessa di non commentare gli episodi arbitrali, lascia comunque trasparire il suo disappunto quando dice “non ho commentato quelli di Torino, volete che commenti questo?”. Bravo Strama, avanti così anche sotto questo aspetto.

Volevo invece spendere un paio di righe per dare personalissimi –e in quanto tali sacrosanti- giudizi su alcune delle voci che abitualmente commentano le gesta dei nostri eroi in bragoni corti su Sky (spero sia già noto il perché non sia utente di Mediaset Premium, chè non è che siccome non sei più Presidente del Consiglio, allora ti do i soldi per la tua cazzo di pay tv…).

So che molti interisti detestano lo Zio Bergomi, accomunandolo alla suprema prostituta Aldo Serena (puttana-l’hai-fatto-per-la-grana) nel parlare male della squadra in cui tanto ha giocato e troppo poco ha vinto. A me lo Zio invece piace, pur nel suo detestabile zerbinaggio al Caressa di turno (Sì Fabio, Certo Fabio, sono d’accordo Fabio). Di calcio ne sa a pacchi, e credo che, nonostante l’amore mai sbocciato col Sig. Massimo, si violenti ogni volta per mantenere un’obiettività credibile e non mostrarsi più nerazzurro di quello che è.

Alla stessa stregua, seppur con colori inequivocabilmente diversi, apprezzo i commenti di Boban e Costacurta: il primo è tra i critici più feroci del Milan –e di tutte le squadre in generale, mi fa morire la pacatezza e l’occhio assonnato con cui dice al malcapitato di turno “Mister, stasera avete giocato malissimo e non ha funzionato niente”-. Il secondo, un po’ come lo Zio, non si nasconde dietro un dito, tentando di dissimulare la militanza ventennale nella sua squadra, ma lo fa senza mai essere fazioso, ed esibendo anche qui una competenza che –onestamente- non gli riconoscevo (da giocatore l’ho sempre odiato e considerato un miracolato, il Ringo Starr dei centrali difensivi, chè tra John Lennon Maldini e Paul McCartney Baresi la mia porca figura l’avrei fatta anch’io).

Dove invece mi inviperisco è nell’ascolto di quelli che dovrebbero essere giornalisti o opinionisti “senza pedigree”. Caressa è semplicemente insopportabile, convinto che la gente segua la partita per sentire lui e non per vedere chi vince. La sua innegabile preparazione in termini di regolamento ed aneddotica sfocia il più delle volte nella saccenza del primo della classe. Del resto, uno che ha voluto tradurre la versione della maturità dal greco in latino dice tutto di sé già a 18 anni… Sconcerti spero si presti al gioco di sostenere di volta in volta la tesi meno plausibile, perché se quello che porta avanti non è un esercizio di stile, la soluzione è una sola (T.S.O.). Accomunare anche pur alla lontana Moggi e Facchetti, ritenere la Juve penalizzata dagli episodi arbitrali a proprio favore, e trasecolare allibito allorquando qualcuno osa adombrare suddetti errori con il sospetto di una malafede è davvero troppo per essere vero. Tanto per dire l’ultimissima, prima della partita di Bergamo mi pare preconizzasse un’Inter arroccata in difesa, schierata con 8 tra difensori e mediani e con soli 3 giocatori offensivi. Ora, a parte il considerare Guarin un mediano rubapalloni, non trovate anche voi singolare che una squadra che schieri 3 punte in trasferta non venga lodata –o anche solo commentata- per questo fatto, ma venga criticata- o anche solo liquidata- con una considerazione sugli altri 8 in campo? Andando poi nel tecnico, complimenti al decano Sconcerti: l’Inter ieri sera ha perso proprio per lo scarso filtro che il centrocampo ha garantito ad una difesa già sguarnita di suo…

Morale, arrivo a preferire un commento fazioso ma intellettualmente onesto a quelle che chiamo prostitute intellettuali: Scarpini, tanto per non far nomi, non mi fa impazzire perché spesso dice quello che spera accada, non quello che accade (classico esempio dopo tiraccio dei nostri alla bandierina: “c’è una deviazione? è calcio d’angolo?” e dovendosi poi smentire da solo 5 secondi dopo), ma almeno non ha dei commenti pre-costituiti, non ha 2 o 3 copioni scritti in funzione del risultato, che fanno comunque leva sui soliti luoghi comuni triti e ritriti e peraltro spesso falsi (l’Inter cinica, l’Inter che si basa sulle individualità, il risultato non dice tutto –ma solo quando vince-…). E’ capace, lui come altri, di dire “questo era rigore” anche se il fallo l’ha commesso Samuel, oppure “ci è andata bene” se (ma quando mai?) l’arbitro sbaglia a nostro favore. Poi, è ovvio, se c’è da indignarsi per un torto subito o esultare per un gol, grida anche più degli altri, ma almeno senza togliersi le cuffie per non farsi sentire (vero Caressa?).

WEST HAM

Vittoria da vertigini nel profondo Nord, Newcastle battuto e incredibile 6° posto assicurato, più in alto dei concittadini Tottenham e Arsenal, tanto per dire… they reach the sky!

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo...

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo…