MA COS’E’…NATALE??

Ho latitato, è vero, ma cosa volete farci… alle volte capita anche a me di dover lavorare.

Certo che se l’effetto dell’assenza è questo, mi metto in sciopero fino a fine stagione!

Ogni tifoso -irrazionale e speranzoso fino al midollo- sa che certe superstizioni non funzionano, ma sa altrettanto che non seguirle potrebbe avere effetti ancor più nefasti, come a dire: “tu la tua parte di coglione credulone la devi fare, poi se la Dea Eupalla ci ha voglia ti accontenterà; ma se tu, caro tifosotto di ‘sta minchia, non fai nemmeno lo sforzo…“.

Piccandomi io di essere superiore a queste suggestioni tribali da mesozoico, torno impenitente a scrivere di imprese nerazzurre, che nella fattispecie si declinano in due vittorie contro Sassuolo e Lazio. Il doppio successo sinceramente non me l’aspettavo, essendo i nostri maestri dell’indossare il vestito della festa (leggi vincere col Sassuolo) per poi macchiarlo di pummarola con la prima forchettata di spaghetti (leggi partita successiva con la Lazio).

Invece, tocca dire, Pioli e i ragazzi pestano giù una delle migliori prestazioni stagionali, seconda solo alla vittoria contro i gobbi, che ci regala i un 3-0 poco credibile da quanto sberluccica.

Il primo tempo (già il primo minuto!) vede in realtà la Lazio avere le migliori occasioni, con Felipe Anderson che vien giù da tutte le parti e Handanovic e D’Ambrosio a frapporsi tra il brasiliano ed il goal.

Premessi questi dettagli da nulla, i nostri giocano in maniera abbastanza logica, con Brozo in buona vena e addirittura Kondogbia a dar via qualche palla di prima. Là davanti Maurito la vede poco, ma ai suoi lati Candreva e Perisic si smazzano il grosso del lavoro sporco.

La difesa, a parte quel paio di infarti già descritti, pare essere solida, con Miranda e Murillo in versione “buona” e Ansaldi e il già citato D’Ambrosio a dimostrarsi ancora una volta la coppia di terzini meno peggio tra la pletora a disposizione del Mister.

L’intervallo ci sorprende sullo 0-0 ma con ottime prospettive per il futuro e la ripresa in effetti vede i nostri intensificare e sveltire la manovra. Banega, fin lì sufficiente ma nulla più, contende e strappa un pallone a Milinkovic Slavic sulla trequarti e piazza la bombazza di destro sul primo palo: Marchetti -forse sorpreso, senz’altro non impeccabile- la tocca ma non abbastanza, e l’1-0 è cosa fatta.

La Lazio accusa il colpo, e dopo 2 minuti un’ottima combinazione Candreva-D’Ambrosio sulla linea laterale libera il ceruleo napoletano al bel cross sul primo palo, dove Icardi fa un movimento esemplare da centravanti per sgusciare alle spalle del marcatore e girare di testa sul lato lungo. 2-0 e tutti contenti, alla faccia di “Icardi in crisi perchè non segna da tre partite”.

Tempo di arrivare alla mezz’ora e Icardi si ripete: per la legge dei grandi numeri anche all’Inter può capitare di segnare su “schema lungamente provato in allenamento”. La punizia di Banega è in sostanza un corner corto, Maurito si muove ancora bene staccandosi dalla marcatura e retrocedendo fino al dischetto del rigore: piatto destro che ha sorte di passare tra una dozzina di gambe e beffare nuovamente Marchetti, che anche in questo caso tocca ma non trattiene.

Finisce alla grande, insomma, e vien quasi da dispiacersi per l’imminente pausa natalizia, chè il ferro era da battere finchè caldo.

Poco da illudersi, in ogni caso. Come ho detto ad amici-tifosi, avrebbero anche potuto scusarsi della prestazione, evidentemente non all’altezza delle mediocri aspettative. Troppo belli per essere veri, insomma.

Certo, potrebbero anche mettersi di buzzo buono e smentire tutto il mio scetticismo , e non sapete quanto mi farebbe piacere. Ma rimango -nei limiti del possibile- un essere razionale che in quanto tale sa ancora riconoscere un paio di partite andate bene da una squadra solida e in crescita coerente e armonica.

CHI VA E CHI VIENE

Lungi dal fargliene una critica, Pioli ha infatti rimescolato tutte le gerarchie che bene o male si erano delineate in questo girone di andata. Ectoplasmi come Felipe Melo, Nagatomo, Santon, addirittura Andreolli e Biabiany sono tornati a calcare il campo per qualche minuto, sparigliando ulteriormente le idee in vista della prossima -ennesima- finestra di mercato che-dovrebbe-mettere-le-cose-a-posto.

Torna, puntuale come Una Poltrona per Due a Natale, il nome di Lucas Leiva per il centrocampo, accompagnato da Lassana Diarra: il regista, o facente funzione, è ancora una volta il “buco” che va colmato a tutti i costi o quasi.

Da parte mia, giubilerei senza il minimo dispiacere una mezza dozzina di giocatori, sperando di raggranellare una ventina di milioni tra cartellini e ingaggi risparmiati.

Onestamente, non credo che le già migliorabili prestazioni dei nostri potrebbero subire ulteriore detrimento a causa della dipartita di gentaglia quale Felipe Melo, Jovetic, Biabiany, Andreolli e, lo dico dopo la miglior partita della stagione, Kondogbia.

Tutti hanno un prezzo, insomma, e per i più quello giusto è pure abbastanza basso.

Che vadino pure.

LE ALTRE

Il caratteristico color maròn della classifica comincia se non altro ad essere un poco meno acceso, passando i nostri dalla decima alla settima posizione.

Sempre robaccia, intendiamoci, ma quantomeno vediamo i nostri eroi superare qualche ostacolo, complici anche un paio di incroci tra dirette precedenti o inseguitrici che si tolgono punti a vicenda.

Il disco è lo stesso degli ultimi anni: Juve a parte le altre non sono niente di che, son proprio i nostri ad essere scarsi.

E’ COMPLOTTO

Ho volutamente disertato la visione della Supercoppa Italiana a Doha, non volendo trovarmi a decidere per chi tifare tra le due espressioni del male calcistico nazionale.

I rigori però sono i rigori, e quindi quelli me li sono visti, scoprendomi (ma non è stata una sorpresa) intimamente più anti-milanista di quanto io sia anti-juventino (e lo sono assai, ve lo assicuro): dal momento in cui ho visto il ragazzino andare a tirare il penalty decisivo mi sono idealmente tappato le orecchie, non volendo sentire la valanga di miele che senz’altro la propaganda meravigliUosa avrà vomitato su tutti noi: “i nostri giovani italiani, Gigione eroe nazionale, proponiamo giUoco, il 29° trofeo dell’era Berlusconi” e cagate simili assemblate da quel maestro della fuffa che è Adriano Galliani. Oltretutto, la stessa propaganda che fece moltiplicare fino a 80mila i tifosi presenti a  Barcellona per la finale dell’89 con la Steaua Bucarest, non ci metterà nè uno nè due ad arraffare qualche Trofeo Berlusconi per poter fare cifra tonda e titolare “30° trofeo in trent’anni di presidenza Berlusconi, e chissà che questo non faccia esitare il vecchio Presidente e farlo propendere per la scelta di cuore di tenersi il suo Milan“.

Tanto, aggiungo io, 200 milioni di nero li ha già fatti rientrare con ‘sta manfrina del closing…

I nostri invece, pur reduci dalla convincente vittoria contro la Lazio sono meritevoli del commento “l’Inter vince e a tratti gioca anche bene”. Grazie, troppo buoni.

Infine, dopo essere stata una delle prime squadre a vincere la Champions League senza aver vinto il Campionato precedente (edizione del 2003, quella vinta con più pareggi che tifosi allo stadio), i cugini si confermano baciati dalla sorte, essendo la prima squadra a vincere un Trofeo riservato ai vincitori di Campionato e Coppa Italia e non avendone vinto nessuno dei due. Ricordiamo anzi il difficilissimo percorso che portò i rossoneri a perdere la finale di Maggio contro la Juve (però sempre a testa alta, mi raccomando). Da Alessandria, Perugia, Carpi e Crotone salutano con affetto mandando un pernacchione.

Non posso che unirmi al coro.

img_0008

…e sono 13 (poi arriverà il 14). Però era in crisi. Però non partecipa al giuoco.

MA DE CHE STIAMO A PARLA’?

NAPOLI-INTER 3-0

Una squadra senza nessuna logica, piena di calciatori non intelligenti, senza grinta, con qualità tecniche sopravvalutate o quantomeno discontinue.

E c’è ancora chi si stupisce…

Dire che ho poca voglia di indugiare su concetti triti e ritriti è dir poco: sono nauseato nel ritrovare sempre gli stessi problemi. Che almeno ci fosse una certa evoluzione, che ti porta dalla “merda più merda” alla “merdina più merdina”. Invece no, siamo impantanati da anni in questo guano calcistico, illusi che ogni volta sia il famoso anno zero (siamo alla settima edizione), con la sicumera che “la base c’è, bastano tre-quattro acquisti giusti” (hai detto niente…).

La sola consolazione, che è veramente magra, è vedere salire ora tutti o quasi sul carretto scalcagnato del cileno Medel -come sapete da me apprezzatissimo-. Ecco a che cazzo serve quello scrondo latinoamericano in mezzo al campo: a raccattare una ventina di palloni a partita da porgere a chi abbia piedi e testa migliori (if any) e iniziare l’azione.

Non siamo ovviamente in questa tragicomica situazione per sola colpa del menisco ballerino del cileno, ma in una rosa in cui -con particolare riferimento a centrocampo-  non si capisce chi debba fare cosa, il Medellino almeno ha un suo inizio e una sua fine ben definiti. Che non sia trendy o nobile costruire un reparto dal più umile dei manovali può anche essere vero; detto questo chissene: inizia a piazzare un medianaccio che ti recuperi palla, e da lì riparti.

Il problema sta appunto nel “e riparti“: cedo ancora una volta alla fallace tentazione di auto-citarmi, ma già quest’estate, in fase di costruzione della squadrètta, avevo manifestato le mie perplessità sull’accozzaglia di buoni giocatori ammassati in mediana: Brozo-Banega-Joao Mario, fors’anco l’oggi esecrando Kondogbia.

Mi vedo perciò costretto, poco elegantemente, a copincollare un paio di passaggi.

Questo il primo, che beffardamente arriva dritto dall’ultima vittoria con i partenopei nello scorso Aprile:

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

La seconda è una amara riflessione estiva sullo stato avanzamento lavori della costruzione del nostro centrocampo:

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Oltretutto in questo secondo caso uno dei pericoli da me paventati non si è verificato (Brozo è rimasto), senza per quello diminuire la to do list dei troiai da sbrogliare…

Il terzo passaggio è quello che, purtroppamente, trasforma i sospetti in realtà:

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Dopo la anoressica soddisfazione di essermi detto “vedi che c’avevo ragione?“, l’Inter torna a galleggiare a metà classifica, senza grandi margini di miglioramento.

Non credo che ci sia un solo tifoso che possa lasciarsi abbagliare dalla apparente facilità con cui i nostri hanno creato occasioni in area napoletana: a parte il piccolo particolare di non essere riusciti a segnare, i pericoli per Reina sono frutto dei rari casi in cui le verticalizzazioni disperate dei nostri hanno trovato i nostri attaccanti al posto giusto al momento giusto. Tutto frutto del caso, o dei grandi numeri; nulla che sia conseguenza di un ragionamento calcistico, come del resto confermato dal diluvio di napoletani che hanno tempestato la nostra area di rigore per quasi tutta la partita.

In poche parole, uno schifo malinconico e reiterato che fa passar la voglia di cercare spiegazioni e abbozzare possibili rimedi, che non siano il caloroso invito ad andare a lavorare o, in alternativa, a vendere le proprie terga al miglior offerente.

E’ COMPLOTTO

Uso questa sezione non per segnalare critiche inopportune o esagerata (in periodi come quetsto, ogni reprimenda è giustificata), ma per riprendere due interviste alla sempre più nutrita tribù degli  ex-allenatori nerazzurri.

La prima è fatta a De Boer, che dice cose che dovrebbero essere note a tutti: che c’è bisogno di tempo per cambiare le cose, ma qui si vogliono risultati in due settimane, e non è possibile. Oppure, che la proprietà è cinese, il management è italiano e c’è un sostanziale vuoto di potere quanto a reale indirizzo sportivo.

La seconda è fatta a Stramaccioni, recentemente dimissionato dal Panathinaikos, che racconta la sua incredibile esperienza nerazzurra, assunto in pieno stile Morattiano e giubilato un annetto dopo causa cessione del Club a Thohir. Periodo tipicamente interista il suo, con grande entusiasmo per vittorie iniziali e poi quasi scientemente demolito con il colpo di genio della gestione Sneijder e del caso Cassano.

E’ stato uno degli esoneri che più mi sono dispiaciuti, perchè in un panorama di nulla o quasi a livello di allenatori disponibili Sul mercato, c’era davvero la possibilità di costruirsi il Mister in casa, ovviamente accompagnandolo e supportandolo in maniera decisa, anzichè farlo entrare da solo nello spogliatoio del Triplete come un dilettante allo sbaraglio (vero Branca?).

Tempi andati, inutile tornarci sopra…

WEST HAM

Per non farci mancare nulla, anche a queste latitudini le cosa vanno male: ne prendiamo 5 in casa dall’Arsenal. Detto tutto…

img_0006

La mimica di Pioli è chiara: “Vabbeh raga, ciaone proprio… Io me ne vado”

NOT IN MY NAME

ROMA-INTER 2-1

Chiariamo subito come stanno le cose: non mi sentirete mai -dico mai- lodare una squadra spregiudicata e votata all’attacco, se essere spregiudicati e votati all’attacco vuol dire lasciare una dozzina di occasioni colossali al tuo avversario.

E’ più o meno quel che è successo tra Roma e Inter, che del resto già a fine anni ’90 avevano dato vita ad un delirio simile, seppur preferibile per gli interpreti in campo e -soprattutto- per il risultato finale.

Insomma, sarò banale e prevedibile, ma continuo a ritenere il paragone tra squadra di calcio e solida casa -entrambe da costruire partendo dalle fondamenta- centrato prima che stantìo.

Del resto, come diceva il preside de La Scuola di Daniele Luchetti: “non facciamo poesia!“.

Quella la lasciamo a Zeman e i suoi adepti (Signor Carlo batti un colpo se ci sei).

Le scelte di De Boer sono -al solito- abbastanza obbligate  in quasi tutte le zone del campo. E’ ormai evidente che la sola coppia di centrali proponibile sia Miranda-Murillo, con i massimi meriti per il brasiliano (pur non brillante in questa circostanza), e con il colombiano a mostrare sempre più i peggiori difetti del giocatore tutto fisico e niente cervello. Ciononostante, le alternative si chiamano Ranocchia e -se mai guarirà- Andreolli, quindi…

Sulle fasce salutiamo l’esordio stagionale di Ansaldi che nella mediocrità dei pari-reparto emerge in tutta la sua decenza. Sull’altra fascia, trovo Santon e non Nagatomo: come detto mediocri entrambi, ma se non altro il giapponese avrebbe il physique du rôle per fronteggiare l’indiavolato Salah, come già mostrato nella stagione scorsa.

L’egiziano passerà quindi l’intero primo tempo a bucarci da tutte le parti, con l’ex Bambino d’Oro e il mezzo cugino di Ramiro Cordoba a limitarsi a rimirargli le terga.

Passando a metacampo, e tralasciando l’imprescindibile Medel, ritroviamo Joao Mario con mia grande sorpresa, essendo venuto meno un classico della letteratura nerazzurra. Da anni, il giocatore interista acciaccato e prossimo al rientro è dato come titolare sicuro fino al mercoledì, come possibile subentrante fino al venerdì, come probabile panchinaro al sabato e come spettatore in tribuna alla domenica “per non correre rischi”.

Il portoghese è invece in campo, seppur a scartamento ridotto, e partecipa alla fiera dell’errore che fa arricchire in modo esponenziale il turpiloquio italiano di Franchino De Boer.

Un valido rincalzo avrebbe probabilmente permesso a Joao Mario di starsene seduto in panchina, ma il ragionamento fatto per i centrali di difesa si applica perfettamente anche per la nostra mediana. Brozovic pare tutto preso nell’opera di distruzione di se stesso a furia di tweet e post di instagram quantomeno intempestivi, mentre Kondogbia ne ha così da correre per farsi perdonare le merdate di inizio stagione. Morale: Joao stai in piedi? ok, giochi!

Banega, terzo di centrocampo o trequartista alle spalle di Icardi, è invece il migliore in campo tra i nerazzurri, fin da quando cerca di rimettere la macchina in carreggiata dopo il subitaneo gol di Dzeko: il tiro di destro è simile a tanti bolidi visti partire negli anni dai piedi di Stankovic. E -come spesso capitava all’amatissimo Drago- la legnata finisce sul palo (interno) ed esce, tra le madonne mischiate a un laconico “noi una botta di culo mai…“. In realtà, a volerla vedere con gli occhi del tifoso-non-troppo-accecato, anche la Roma ha da rimuginare, paradossalmente proprio contro quel Salah che tanto crea ed altrettanto spreca.

Morale, il primo tempo finisce con una gragnuola di occasioni da ambo le parti (più loro che noi a dire il vero), ma col risultato ancora fermo all’1-0 iniziale.

La ripresa vede i nostri un po’ -giusto un po’- più attenti nelle ripartenze da dietro: non perdere palla in uscita sui tuoi 30 metri in effetti non è una cattiva idea, e piano piano si riesce a costruire qualcosa, pur lasciando qualche spazio alla Roma. Gnoukouri dà il cambio a un esausto Joao Mario, e poco dopo Nagatomo fa altrettanto con Ansaldi: il nippico e Santon si scambiano la fascia e forse anche per quello Salah cala il suo indice di pericolosità.

I due cambi mi avevano fatto storcere il nasone di primo acchitto ma, viste le alternative disponibili in panca, avevano finito per convincermi. Oltretutto, seppur non per merito loro, sia chiaro, con i due nuovi in campo arrivava il pareggio, con un bella giocata made in Rosario tra Banega e Icardi: il centrocampista scarica al “9” e detta l’imbeccata in area; Maurito esegue e il giargiana argentino riceve, mette culo-a-terra De Rossi prima di incenerire Szczezny di sinistro.

Non nego di aver sperato nel ribaltone a quel punto, stante un Icardi sostanzialmente ancora inoperoso fino al tocco appena descritto, e con 20 minuti ancora da giocare.

Epperò, poco dopo Candreva lascia posto a Jovetic. Ora, Candreva è romano, romanista ma ha giocato nella Lazio per anni: un cortocircuito mentale difficilissimo da reggere, e la sua partita ne è la conferma. Ha cercato per tutti i 75 minuti in cui è stato in campo la giocata leggendaria, sfiorando il gol con una bella girata di sinistro e producendosi in una sforbiciata senza senso dal limite dell’area piccola, quando una comoda girata di piattone sarebbe stata assai più efficace. Detto ciò, stava sfanculando tutti da un buon quarto d’ora, in chiara sindrome da “sono in guerra contro il mondo“, quindi il cambio se l’è di fatto chiamato da solo.

Il problema è stato il subentrante. Cazzo Franchino… metti Eder, metti Gabigol, ma proprio Jovetic?

Sì, proprio lui. Prende palla e si produce nel suo numero preferito (24 tocchetti per avanzare di due metri), ma poco dopo fa di peggio, ripiegando generosamente al limite della nostra area e sgambettando in maniera tanto stupida quanto evidente un avversario.

Punizia regalata, che ovviamente i nostri avversari sfruttano con l’involontaria collaborazione di Icardi che, di capoccia, devia il colpo di Manolas e spiazza Handanovic.

A quel punto è evidente che è andata, e anzi temo altre praterie lasciate ai giallorossi in un poetico ma psichiatrico arrembaggio finale. In realtà non è così. Handanovic fa in tempo a fare l’ultimo miracolo e salire sull’ultimo corner per cercare il jolly della domenica, che è però già uscito a Milano un paio d’ore prima, e quindi torniamo a casa con zero punti.

Appendice del Tennico: la sola cosa che mi fa ben sperare è che buona parte delle occasioni della Roma sono frutto di errori individuali dei nostri. Non sono in sostanza errori “di sistema”; voglio sperare che difficilmente vedremo ancora Joao Mario perder palla come un Morfeo qualsiasi. Girano lo stesso, ma almeno hai la speranziella che ‘sti qua, prima o poi, capiscano che non c’è spazio per i ghirigori in uscita e urgono palle quadre.

Citando il Professore, nell’undicesimo anniversario della prematura scomparsa, e riallacciandomi all’incipit di questa sbrodola:

“Io non faccio poesia, io verticalizzo”

LE ALTRE

La Juve, dopo un primo tempo di rodaggio, in meno di dieci minuti regola un Empoli non proprio granitico, mentre il Napoli becca un ceffone a Bergamo che ai più -me compreso- fa pensare inconsolabilmente “ecco,  i Gobbi sono già in fuga, maledetti…“.

Dietro queste due una gragnuola di squadre, che inopinatamente comprende i nostri cugini. Vittoria da Milan quella contro il Sassuolo, intendendo con la locuzione “da Milan” quel mix di culo, errori a favore e tiri della domenica su cui hanno costruito vittorie quando non campionati (see Scudetto 1998-1999 for further reference).

Eccoli infatti segnare l’1-0 su deviazione decisiva di un avversario (altro che “gran botta di Jack Bonaventura“, la bagassa tua…), eccoli inciampare nelle primule con Abate e regalare il pari un minuto dopo. Eccoli soprattutto beneficiare della classica svista arbitrale con Donnarumma che stende l’avversario dopo essere andato a farfalle, ovviamente impunito. Eccoli poi beccare due gol in tre minuti e non capirci più un cazzo fino al ritorno dei grandi classici: #rigoreperilmilan per spinta di (e non su) Niang in area emiliana a metà ripresa e gol della domenica di Locatelli poco dopo, con le lacrime del 18enne che in cuor mio spero essere di vergogna e non di gioia, visto l’immeritatissimo pari.

Ma come sappiamo, c’è una parte di Milano in cui splende sempre il sole, e allora addirittura Paletta si trasforma in novello Nordhal e incorna il 4-3 che leva gli argini alla melensa retorica dei “ragazzi italiani del settore giovanile rossonero che tanto bene sta facendo in questi ultimi anni“.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, se non per chi ha orecchie tarate come le mie, capaci di intercettare critiche e incoerenze là dove il volgo ignorante non sente niente.

Mi trovo così -apparentemente è senza senso, lo riconosco- a smadonnare contro Vialli perchè dice quel che dico io e cioè “si va beh, tante belle occasioni da gol, ma le difese? E’ stato il festival degli errori“. Lo maledico pur essendo d’accordo perchè il ragionamento andrebbe fatto sempre, cioè anche quando altre squadre mettono sul banco prestazioni così sbarazzine. Lì invece no, lì è il cuore, è lo spettacolo, e meno male che una volta tanto non c’è stato spazio per tanti tatticismi.

Tipo Milan-Sassuolo, insomma… Ma lì giocavano i giovani e gli italiani, quindi evviva.

Se poi penso che la tesi opposta -e cioè “facciamo i complimenti agli attacchi delle squadre, non stiamo a guardare le difese…“- è sostenuta dall’insopportabile Massimo Mauro, la decisione sulla parte del tavolo a cui sedersi è presto fatta.

La beffa della partita di San Siro è che tutti gli errori dell’arbitro Guida sono stati analizzati dai colleghi del V.A.R.. Pertanto, giocando con la fantasia e spostando il calendario avanti di un paio d’anni, un po’ delle minchiate commesse dal prode fischietto avrebbero potuto essere corrette seduta stante, ripristinando un andamento corretto del match.

Tutto bello vero? Eh no, non per il calabrese cantilenante: “se togli l’errore umano dal calcio, togli la poesia dallo sport“.

Abbi almeno la decenza di tacere, gobbo maledetto…

Infine, ho letto con interesse i due articoli del Malpensante in cui sostanzialmente si illustravano le ragioni per amare o odiare Massimo Moratti in funzione di Presidente dell’Inter (amore e odio sono ovviamente da ridursi al solo ambito calcistico).

Ebbene, fatte le dovute distinzioni lessicali e prestandomi al gioco, mi sono scoperto un rancoroso odiatore della gestione simpatttica e familistica del Club.

Ho spesso pensato di scrivere un elenco degli errori commessi dal Signor Massimo, ma poi alla fine non ne ho mai avuto voglia e tempo fino in fondo. E’ poi vero che nessun altro Presidente sarebbe riuscito a vincere come ha vinto lui -e cioè in maniera limpida, evidente, quasi romantica.

Eppure, forse perchè un tipo di mecenatismo simile è ormai fuori dalla storia calcistica attuale, il suo pressapochismo strategico e gestionale balza ancora ai miei occhi come un errore imperdonabile.

Ecco perchè ho salutato con un più che esplicito “occccazzo” il ritorno della dichiarazione-resa-con-la-consueta-disponibilità-sotto-gli-uffici-della-Saras, con cui il nostro non chiudeva all’ipotesi di un clamoroso ritorno alla presidenza del Club.

Ma come? proprio adesso che stiamo cominciando a comportarci da Società adulta, che punisce i giocatori che fanno cazzate e sostiene il proprio allenatore nei momenti di difficoltà; proprio adesso che la comunicazione pare un poco -solo un poco- meno improvvisata e naif, deve tornare il vecchio patriarca a dire “abbiamo scherzato, alla fin fine non è cambiato niente. Continuate pure coi vecchi luoghi comuni sulla squadra pazza e il Presidente troppo buono, chè tanto noi siamo signori e mica ci offendiamo“.

Speriamo di no…

WEST HAM

La maledizione di Boleyn Ground continua, e forse non è solo una leggenda. A ‘sto giro riusciamo addirittura a strappare un pari in casa e a muovere la classifica. Payet fa una gol tecnicamente definibile come “della Madonna” ma purtroppo continua a predicare nel deserto. Vedremo il seguito della stagione….

rom-int-2016-2017

Chissà come si dice “spaco botilia amazo familia” in olandese?

BIS IN IDEM

INTER-BOLOGNA 1-1 (e un po’ di EMPOLI-INTER 0-2)

Chiedendo venia ai miei 25 lettori per aver saltato una puntata dell’avvincente romanzo di formazione a strisce neroblù, annata 2016/2017, constato i passi avanti nella manovra dei nostri eroi in braghette, purtroppo non accompagnata da concentrazione e cinismo sufficienti per fare filotto e portare a casa 2 vittorie.

Liquiderò in pochi concetti la bella vittoria di Empoli, arrivata in modo inaspettato: non che mi aspettassi di perder punti in Toscana, ma il piglio con cui i nostri sono partiti (bum-bum e due gol in meno di mezz’ora) è spettacolo raro alle nostre latitudini. L’ora seguente di partita non avrebbe avuto modo di esistere, se solo Icardi non avesse sbagliato lo stop a seguire per il teorico 3-0. Tuttavia, anche restando così le cose, abbiamo sofferto il giusto (per merito di Handanovic che ha sventato due velenosissime conclusioni dell’ingrato Di Marco), mostrato addirittura due terzini in serata di convinta decenza, e assaporato la sagacia tattica di Joao Mario, da cui pariamo essere dipendenti in misura metadonica.

La domanda negli sguardi interdetti dei vari tifosi interisti, è “ma come cazzo abbiamo fatto finora senza di lui?“. La risposta, laconica, sta nelle classifiche degli ultimi anni…

E infatti, perfetti ancorchè involontari Tafazzi di noi stessi, ci presentiamo alla partita successiva con il succitato genio lusitano KO per risentimento ai gemelli, ovviamente da “valutare nei prossimi giorni” e dai tempi di recupero imprecisati. Stessa sorteper Murillo, pur per motivi e zone corporee diversi. A sostituirli due che si riveleranno protagonisti (nel male e nel… benino) della partita col Bologna.

Joao Meravigliao è infatti sostituito dal sempre meno difendibile Kondogbia, che non ne azzecca una per i 28 minuti in cui resta in campo, compreso perdere la palla da cui nasce il vantaggio avversario.

Non unico colpevole, ma senz’altro primo sia in senso cronologico che di importanza, il nostro si intestardisce nel tener palla e cercare il dribbling tra due avversari, finendo di contro per farsi uccellare dal pressing ai limiti del regolamento della coppia Dzemaili-Taider. Da lì loro vanno via bene (benissimo con Verdi che pare un satanasso), noi siamo lenti a scalare finchè Destro riceve solissimo davanti a Handanovic: 10 a 1 che voleva metterla a giro sul secondo palo, invece la cicca e vien fuori un tiretto talmente loffio che Samirone se lo vede “sfuggire tra le mani” (citazione immortale di una mia Prof del Liceo allo studente -non io per una volta…- che continuava a chiacchierare anzichè seguire la lezione).

Comunque, il mio personale benvenuto a Destro nel club degli odiatissimi per il modo spavaldo in cui esulta sotto la Nord, imitato da Verdi, scuola Milan: intendiamoci, nei loro panni avrei fatto ben di peggio, ma da tifosotto qualunquista li ho stra-maledetti all’istante.

Tant’è: 1-0 per loro e Madonne assortite contro il Kondo-che-è-un-pacco. Non ero allo stadio, ma prevedo un cambio al vertice della hit parade da popolari: il tormentone #sessantamilioni sarà stato ora sostituito dall’appena citato settenario.

I nostri se non altro non perdono la calma e, complice anche l’ingresso del ben più costruttivo Gnoukouri, si mettono di buzzo buono per risolvere il troiaio.

Candreva in 90′ mette in mezzo più cross di tutti i nostri terzini dell’ultimo triennio, e fatalmente non tutti possono essere precisi. Tra questi c’è però quello che viene recapitato -un po’ alla spera-in-Dio, c’è da dirlo- sull’educatissimo sinistro di Perisic: il nostro apre il piattone e deposita la boccia all’angolino per l’1-1.

Poco dopo Icardi ha l’unico vero guizzo della giornata, girando non si sa come in area un pallone per il liberissimo Candreva, più o meno all’altezza del rigore. Il destro al volo è senz’altro alla sua portata e difatti il romano la gira bene: forse non angolatissimo, ma è un tiro rasoterra e potente, che però si limita a far impennare il voto in pagella del portiere Da Costa.

All’intervallo sono insolitamente tranquillo, fiducioso del fatto che il peggio sia passato e che di riffa o di raffa la porteremo a casa.

Stucazzo, dicono nei peggiori bar di Cederna, perchè Banega continua a cincischiare senza costrutto (aprirò a breve un inciso sull’argentino), Icardi per una volta non è infallibile, e i nuovi ingressi Eder e Gabigol strappano applausi più sulla fiducia che per meriti effettivi.

Il finale vede quindi una squadra spaccata in due, con Medel & Gnoukouri comprensibilmente incapaci di raccordare i due tronconi di squadra e gli altri incapaci di convertire in rete la gragnuola di cross recapitati dalle fasce.

Prima è Icardi a ciccare malamente un succulento invito di Perisic, e proprio allo scadere è Ranocchia a svettare perentorio mezzo metro più in alto di tutti, colpire di pura fronte e rara potenza sul cross di Gabigol e vedere svanire la palla a un buon metro dal palo…

Sarebbe stata la perfetta trasformazione del ranocchio in principe, ma noi siamo la squadra simpatttica, sfigata e poco glamour, i finali zuccherosi e strappalacrime li lasciamo ad altri.

Come anticipato poc’anzi, resta solo da sunteggiare circa le prime apparizioni di Banega nella nostra mediana. Posto che –come previsto– non è un regista, possiamo dire che il nostro ha l’insana tendenza al dribbling e al rallentare l’azione che tanti punti Paradiso mi ha fatto perdere con i predecessori Pizarro e Thiago Motta. Confessando la mia impreparazione tanto sull’argentino, quanto su Joao Mario, i miei pregiudizi mi facevano pensare a un portoghese verboso e ridondante contrapposto ad un argentino spiccio e verticalizzante, ma per fortuna non sempre ci si azzecca, se no sai che palle?

E’ quindi Joao Mario il nostro faro nella notte, o il nostro gancio in mezzo al cielo? Parrebbe di sì, visto che il ragazzo ha finora mostrato anche un altro importante pregio: quello di far giocar bene chi gli sta vicino, dando ordine a tutto il reparto.

E il fatto che la sua importanza si sia notata proprio con la sua assenza non fa che rafforzare il concetto.

E adesso tutti a accendere un cero a Santa Rita per il suo polpaccetto malato.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono, seppure in modi diversi (i gobbi ringraziano Goldaniga per il gentile autogol che regala i tre punti in terra siciliana), mentre la Roma sbatte il muso contro un Toro massiccio e incazzato. Buone notizie se si guarda alla classifica; meno buone se si guarda al calendario, con i nostri attesi a casa Totti domenica sera. Vedremo chi tra i due sarà in condizioni mentali migliori…

La Fiorentina sbaglia un rigore contro il Milan, che si rende pericoloso di fatto solo con l’ultima azione della partita. Il loro leggendario deretano in altri anni li avrebbe portati dritti dritti ad una vittoria corsara, ma a tutto c’è un limite, e la faccenda si chiude 0-0

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dai commenti a questa partita per sottolineare la forza dell’abitudine e la poca voglia di impegnarsi e raccontare le cose come stanno. Apprendo da Mediaset Premium che l’errore di Ilicic dal dischetto è stato propiziato proprio dal nuovo Wonder Boy Donnarumma, che forse-forse la tocca anche…

E’ invece proprio il giovane portiere a raffreddare i bollori delle serve, ammettendo candidamente di non averla nemmeno sfiorata.

Non che a Sky ci sia un amore sviscerato per la verità, se è vero che il fallo finale su Luiz Adriano (tanto evidente quanto fuori area) da Caressa è più volte definito “dubbio”, come a intendere che il rigore non sarebbe stato uno scandalo.

Devo invece ammettere di non aver colto la stupida ironia di Costacurta sull’eloquio poco fluente di De Boer, anzi: avevo addirittura notato con piacere le parole di Ilaria D’Amico che si congratulava con lui per la costanza e l’impegno con cui spiegava in italiano una situazione delicata come quella di Kondogbia, nella quale il rischio di un fraintendimento linguistico sarebbe stato altissimo.

Male Billy, ma ancor peggio Condò: quando vieni beccato in castagna, la cosa da non fare mai è fare el tacòn pezo del buso. Come giustamente è stato fatto notare al grande giornalista, cercare scuse per quella che è una semplice figura di merda è un insulto alla sua e alla nostra intelligenza. Dite che avete commesso una leggerezza, chiedete scusa (in primis a De Boer) e chiudiamola lì.

… per quanto, la proposta de ilMalpensante.com mi trova ovviamente d’accordo, se solo si avesse voglia di iniziare a rompere i coglioni come si deve:

“Dato che i giornalisti italiani non sembrano meritare questa dedizione dell’olandese, la proposta nasce spontanea: in italiano solo su Interchannel, per tutti gli altri in olandese o in inglese e senza traduttore”.

WEST HAM

Continua il de profundis: ne becchiamo tre in casa dal Southampton, prossimo avversario dell’Inter in Europa League.

Sperando sia l’occasione giusta per vendicarci…

int-bol-2016-2017

Nemmeno io avrei saputo fare di meglio…

IO ABITO TRA LORETO E TURRO

INTER-JUVENTUS 2-1

Il titolo è cambiato in corsa, visto che inizialmente avrei voluto rendere omaggio al me stesso adolescente e crooner, impegnato a strimpellare Against all Odds di Phil Collins con ilmauri (rigorosamente tuttoattaccato, altresì detto ilmaurling per gli amici).

Take a look at me now, avrebbe potuto dire l’Inter citando la romantica canzonetta al 99′ di ieri sera, con la maglia giusta, la formazione giusta e la cazzimma giusta e a soli tre giorni dallo scempio visto in coppa.

Poi però ho pensato che sono un cazzaro, e che non riesco fino in fondo a sposare la massima di Oscar Wilde “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“.

Ho quindi pensato di citare altro tipo di classici per rispondere a uno dei tanti titoli simpatttici visti nell’ultimo mese, rendendo pan per focaccia, a patto di sapere il seguito della citazione del titolo…

Ad ogni modo, l’Inter batte meritatamente la Juve per 2-1 giocando meglio dei gobbi e meglio di quanto fatto in tutto questo inizio stagione. (non che ci volesse molto…).

Con due terzini degni di tale nome, la squadra sulla carta non sarebbe nemmeno troppo inferiore ai gobbi, ma pure con i due migliorabili talenti italici di fascia, la gagliarda compagine nerazzurra se la gioca a viso aperto. Bravi Joao Mario e Banega ad alternarsi come geometri di centrocampo, con l’ulteriore benefico effetto di far risaltare la splendida pars destruens del Pitbull Medel, che finalmente può dedicarsi a proteggere la propria metacampo e pressare qualsiasi essere semovente, senza dover nel contempo pensare a cucire giUoco e pennellare lanci di 40 metri (se solo ne fosse capace…). C’è un cazzo da fare, per me il cileno è imprescindibile, sono gli altri intorno a lui che devono fare il resto. E stavolta l’han fatto alla grande.

Volendo azzardare un riassunto dei due tempi, il primo vede un paio occasioni a testa, curiosamente divise tra loro in due botta e risposta a cavallo della mezzora.

Insolito l’errore di Khedira, forse troppo solo e fermo quando colpisce di testa, servendo di fatto Handanovic con un retropassaggio. Esemplare Icardi nell’azione che porta al palo dopo destro a voragine: non solo il tiro mi ha visto gridare al gol saltando sul divano in sincrono con Panchito stile Aldo e Giovanni nell’iconica immagine passata alla storia, ma la tenacia e la forza fisica con cui ha conteso e strappato il pallone a Chiellini -non proprio Ranocchia…- mi ha fatto davvero strabuzzare gli occhi.

L’intervallo ci raggiunge quasi increduli, talmente consci dei nostri limiti da essere esterrefatti nel vederci ancora in parità. Epperò, “esaminandomi bene bene” (cit.) il pari è giusto se non addirittura stretto.

Di più: la ripresa ricomincia da dove si era finito. Poche le azioni chiare, splendida l’azione che porta al bellissimo destro al volo di Candreva servito da Icardi che esce di pochi cm. Sono talmente inebriato da tanta decenza che non penso nemmeno quel che avrei pensato in condizioni normali e cioè “cazzo dovevamo segnare, questi adesso ce la mettono inder posto“.

Cosa che puntualmente accade poco dopo: D’Ambrosio è lodevole nel pressare due o tre avversari sulla sua fascia. Peccato però che nessuno lo aiuti, e che il terzo gobbo (Alex Sandro) faccia un discreto numerillo per saltarlo e mettere boccia tesa in mezzo all’area. Santon, guarda caso, dorme e Lichtsteiner può piazzare palla in buca.

Nemmeno il tempo per attingere al serbatoio delle Madonne e dei rimugini che i nostri si rimettono in carreggiata. Ecco il corner di Banega battuto come-cazzo-si-deve (teso, alto ma non troppo, dalle parti del dischetto del rigore). Ecco Icardi svettare tra Bonucci e Mandzukic (“non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi“) e bucare Buffon per l’1-1. Grande, grandissimo l’argentino: onestamente non mi era mai parso così forte fisicamente nè così bravo di testa. Invece, tra Pescara e Juve ha piazzato due capocciate degne di uno dei miei personali best ever sentimentali.

Il rampollo di casa, ritrovato un certo contegno al pari del padre, mi fa “ma stasera pareggiare è come una vittoria?“: il ragazzetto è sveglio, e la dura vita da tifoso nerazzurro l’ha già reso avvezzo a godere di gioie effimere e ad assaporare piccoli piaceri consolatori. Non riesco quindi a mentirgli dicendo “ma no, adesso andiamo a vincere!!” come forse dovrei, e mi limito a confermare la sua tesi. “Sì Pancho, con quest’Inter, contro questa Juve, sì“.

La Dea Eupalla punisce invece il mio eccessivo realismo, regalando a noi tutti un sesquipedale errore di Asamoah che libera inopinatamene Candreva sul vertice dell’area. Bello il tocco per Icardi che se l’allunga un po’ troppo ma è comunque bravo a tenere palla viva: Buffon nel frattempo è uscito e quindi la porta è vuota. L’esterno destro di Maurito è un cross da manuale per la testa di Perisic che sovrasta Barzaglione e deposita a fil di palo il 2-1.

E’ delirio sul divano e tutto intorno, padre e figlio gridano come forsennati con la moglie del primo e madre del secondo a lanciare uno sguardo di biasimo benevolo, o forse solo rassegnato.

Entra Higuain, manca poco, una sua conclusione esce di poco, e Pancho mi dice “Pà non ce la faccio a guardare, ho troppa paura“, ma stavolta gonfio il petto di coraggio e orgoglio incosciente citando il Presidente Pertini dopo il 3-0 di Altobelli al Bernabeu: “Non ci prendono più, non ci prendono più!“.

Così è infatti, e De Boer scappa negli spogliatoi a gustarsi la sua vendetta, lasciando il campo e il palco alla sua orchestra, finalmente capace di suonare insieme un rock solido e ritmato.

Il finale sarebbe stato perfetto con un’inquadratura della moderna triade Agnelli-Marotta-Nedved al fischio finale, ma sono una persona che si accontenta di poco, e va bene così.

LE ALTRE

Il Napoli balza in testa al Campionato, dimostrando come si possa uscire rinforzati dalla campagna acquisti pur avendo venduto un centravanti da 36 gol a stagione. Milik non sarà un fenomeno ma segna quanto Icardi, e in più permette agli ottimi Insigne, Callejon e Mertens di giocare un po’ di più da solisti e un po’ meno da spalla del centravanti di turno. La Roma paga a Firenze un po’ del culo avuto nelle prime giornate, perdendo per 1-0 con un gol molto discusso e poco dopo aver colpito un palo con Nainggolan. Come noi stanno a 7 punti, a una distanza dai cugini che battono la Samp nel finale dopo aver rischiato di perderla prima (vedi gol annullato a Muriel) e di vincerla poi (vedi quasi rigore in area blucerchiata).

E’ COMPLOTTO

Avendo contravvenuto al proposito di non scrivere di Europa League, non posso rimestare nel pentolone della “vergogna” e di tutto il rispetto (cioè nulla) nutrito dalla stampa verso l’Inter e il suo allenatore.

Devo ammettere che, nei suoi anni nerazzurri, Mancini aveva fatto molto affinchè non si palesassero i suoi amici nei vari giornali, ma ora che è fuori dai giochi le sue vedove hanno fatto partire un tiro incrociato su De Boer che -come detto- ha davvero pochi precedenti in Italia.

Sintomatico il fatto che il quotidiano sportivo di Torino riesca a dare la notizia della sconfitta della Juve quasi senza nemmeno citare l’avversario che l’ha battuta, limitando il suo racconto alle colpe di Allegri e alla scarsa vena dei giocatori in campo.

Poco meglio ha fatto la Gazzetta, se pensiamo che Alessandra Bocci, nell’edizione cartacea odierna, impiega ben 30 righe per iniziare ad attribuire i giusti meriti a Icardi, dilungandosi prima in critiche poco velate sull’estate passata, sulla piscina con vista sullo stadio, su WandaNara che fa i tweet, sul cane e sul nome del cane, sul cellulare d’oro e forse anche sulla fiatella all’aglio di uno dei figli…

Vedere per credere:

20160919_135647

Insomma, quando non è crisi bisogna comunque trovare un caso. Peccato che Brozovic sia stato messo fuori rosa dalla società, compatta e severa nel proteggere l’allenatore e la squadra isolando il reprobo Brozo… In altre epoche ne sarebbe uscita una mezza paginetta simpatttica  e una gallery con Vieri e Di Biagio che lasciano il ritiro, Adriano che dorme ubriaco sui lettini dei massaggiatori e Luis Figo che mette sotto i gatti neri.

E invece, sti cazzo di cinesi fan le cose per bene…

Ah no, il merito è ovviamente “degli italiani”, visto che ho sentito dire anche questa: “i nerazzurri, finalmente con quattro italiani in campo, battono la Juve” (Radio Capital, giornale delle 8.00 del mattino). Peccato che anche nel giovedì di quaresima contro l’Hapoel gli italiani in campo fossero quattro. Peccato che ieri sera le uniche due insufficienze tra i nostri le abbiano prese D’Ambrosio e Santon. E non perchè sono italiani.

Perchè sono scarsi. As simple as that.

Resta poco per la stampa a ‘sto giro, solo gufarla un po’ (vero Ilaria?) dando appuntamento a Empoli per il turno di settimanale, “perchè è quella che sarà la partita della verità!“.

Come dire che battere la Juve va beh, ma adesso vediamo di darci un taglio, mica è successo niente!

WEST HAM

Qui andiamo malissimo: ne prendiamo 4 anche contro il West Brom ed entriamo con due piedi nella boascia della zona retrocessione.

Ah: Zaza hanno iniziato a percularlo pure da quelle parti...

PS: Come chicca conclusiva, un finale circolare: abbiamo iniziato con citazione aulica, finiamo con i grandi classici: “Non erano i fari di una macchina che chiedeva strada…

ivan-il-terribile-32

Giuro che appena ho visto il minuto ho iniziato a ridere ancor di più…

LA VECCHIA MA SEMPRE VALIDA METAFORA DELLA COPERTA CORTA

PESCARA-INTER 1-2

La veneranda età non mi consente più quei guizzi di fantasia e di genio -assai incompreso- che mi permettano di scodellare titoli ad effetto come se non ci fosse un domani. Accontentatevi quindi della banale frase fatta, seconda nel gergo solo all’inarrivabile “cantare e portare la croce“.

Del resto, come dicono quelli bravi, qui non c’è da inventare niente. C’è piuttosto da stand on the shoulders of giants (vero professo’?): poi ognuno si sceglie i “giganti” di riferimento nel proprio ambito (Maurizio Mosca, Aldo Biscardi, Oronzo Canà… menti eccelse del genere insomma).

Morale: cito i classici per cercare di andare oltre i peana rivolti a De Boer dopo il triplo cambio carpiato da “o la va o la spacca”: è andata bene e abbiamo vinto, ma questa squadra, con questa rosa, temo avrà a lungo problemi di permeabilità difensiva.

Non voglio ammorbarvi con la mia predilezione per Medel, ma se la nostra fase difensiva ha ballato -e non poco- con il cileno in campo, è chiaro che l’ultimo quarto d’ora con un 4-2-4 iper offensivo è stata l’inevitabile mossa della disperazione, che ha portato sì ad un insperato successo, ma che sarebbe suicida anche solo pensare di proporre dall’inizio.

Dopo un paio di formazioni iniziali frutto dei migliori coffee shop di Amsterdam, Franchino mette giù la formazione più logica e probabile: Joao Mario fa compagnia a Medellino e guarda da dietro Perisic-Banega-Candreva che a loro volta giocano (almeno nelle intenzioni) per Icardi. Dietro troviamo conferma del perfetto bollettino medico nerazzurro, che dà per recuperato Nagatomo, con il nippico a sedere diligentemente in panchina per 90′: spazio quindi agli italiani D’Ambrosio e Santon, con le conseguenti madonne di chi scrive, attutite solo dal fatto che a quei due, in attesa di Ansaldi, non ci sono alternative.

La partita, agli occhi di un osservatore esterno, è bella e piena di occasioni da gol da ambo le parti: loro colpiscono una traversa clamorosa nel primo tempo, con Handa che finalmente si ricorda che in porta ci si può anche tuffare. La conseguenza sono 4-5 parate coi controcazzi disseminate nei 90′. Sul fronte opposto, Bizzarri dall’alto dei suoi 65 anni fa un paio di parate mica da ridere (su Banega-Candreva ho maledetto i suoi morti risalendo fino alla quarta generazione).

Se però i nostri, pur con i dovuti equilibri ancora da trovare, fanno vedere buone cose dalla cintola in su, ecco che da centrocampo in giù sono guai. Complice un palleggio alquanto impreciso (Banega quante palle ha sbagliato in costruzione???) abbiamo concesso tante volte tanto spazio ai nani malefici abruzzesi, che mostrano in Caprari e Verre due spine nel fianco per i nostri difensori.

Devo dire che ho poco da rimproverare singolarmente e Miranda e Murilllo -bravi anzi a fermare le progressioni avversarie con salvataggi uomo contro uomo da brividi: è proprio la copertura difensiva della squadra in generale a essere ancora latitante: non è un caso se le uniche parole dette da De Boer in italiano nel dopo partita sono state “marcature preventive” e “tutti insieme“.

Dopo l’inevitabile Primo Gol in Serie A di tal Bahebeck, di cui inevitabilmente si dice un gran bene, i nostri come detto la buttano sul casino organizzato. Rischiamo il 2-0 con Handanovic reattivo ma fortunato a respingere la conclusione tanto forte quanto centrale di Verre, dopodichè Icardi timbra il pari di testa su bel cross di Banega. Bravo Maurito a correggere di pochi centimetri la traiettoria che già mi aveva fatto gridare al gol ancora sullo 0-0 (di Candreva in quel caso il traversone).

Da lì in poi le due squadre sono i classici due pugili suonati che tirano gli ultimi colpi sperando di pescare il jolly e -incredibile ma vero- per una volta ci dice culo: il lancio alla cazzimperio trova distratta e scoordinata la difesa di Oddo: rimpallo e controrimpallo a liberare Icardi che ringrazia e mette la palla in buca al 90′.

Buciodiculo, non c’è che dire, e comprendo il disappunto pescarese. Detto questo, una partita con 6-7 occasioni chiare a testa è la classica partita che dovrebbe finire in parità, ma che ambo le squadre possono tranquillamente vincere senza scandalo alcuno.

Passando dalla cronaca all’analisi illustre, cardinale, aulica e curiale, continuo a pensare che il nostro centrocampo abbia troppi giocatori simili (Banega, Joao Mario, Brozovic, lo stesso Candreva), bravi a fare un po’ tutto ma ad alto rischio “doppione, triplone, quadruplicone“. La cosa non è un male di per sè, ma non è il massimo  se si pensa a un allenatore appena arrivato, una stagione già iniziata e una massa grezza ancora tutta da plasmare. E’ come fare un puzzle con pezzi che potrebbero stare in tanti posti diversi…

Ad ogni modo, e tanto per sgombrare dubbi, tempo per esperimenti non ce n’è: giovedì inizia l’Europa League e domenica sera arriva la Juve, tanto per saggiare subito la consistenza di quei miglioramenti che tutti (io compreso, dài…) abbiamo visto in riva all’Adriatico.

LE ALTRE

La Juve beneficia di un Sassuolo votato al suicidio, che riesce a beccare tre gol in contropiede a Torino facendo quel che a mio parere è una tattica suicida, ma a cui tutta la stampa ovina e prezzolata plaude come grande spettacolo e giUoco che se ne fotte dell’avversario, chè tanto a chiuderti e basta la perdi comunque.

Appunto, ventisette minuti e 3-0, però che bel giUoco…

Il Napoli fa vedere l’attuale consistenza di quel Palermo che ci aveva bloccato a fine Agosto e rifila tre pappine ai rosanero, guidati nell’occasione da De Zerbi (usque tandem non è dato sapere…), mentre la Roma trascende il calcio per entrare nel campo della leggenda semiseria, rischiando di perdere in casa con la Samp sotto il nubifragio e acciuffando due ore dopo un rocambolesco 3-2 in pieno recupero su rigore segnato da Totti.

Tutto bello, con lo splendido 40enne a disegnare calcio come lui (e pochi altri al mondo) sa, con una tecnica e un’intelligenza calcistica che potrebbero farlo continuare per altri 10 anni: sentivo Vialli & Co. commentare tra il serio e il faceto “Totti queste cose le farà anche a 50 anni” ed è la verità. Sciapò e un cordiale mavaff… al Gabidano insomma, che per l’occasione non viene nemmeno ammonito dal prode Giacomelli dopo l’esultanza a petto ignudo sotto la curva.

A riguardo, ribadisco tutto il mio disprezzo per l’inutile leziosità di Ricky Alvarez, già maltollerato nella trascurabile parentesi nerazzurra e rivisto ieri a cincischiare calcio con un piede solo a tre all’ora.

Lodevole invece quando, rivolto al succitato fischietto di acclarate antipatie nerazzurre, lo apostrofa con un “a noi un rigore così non lo fischi mai!” che mi fa romanticamente pensare a un “noi” non blucerchiato bensì nerazzurro, in memoria dei bei tempi andati.

Gettando un occhio in casa dei cugini faccio fatica a trattenere un ghigno di scherno, vista la pochezza della prestazione che, unita a una considerevole dose di sfiga, partorisce la sconfitta casalinga con l’Udinese: ma loro propongono giUoco, ed è un sostanziale silenzio quel che accompagna i commenti alla classifica rossonera, in tutta risposta agli all in da panico di De Boer e all’ultima spiaggia paventata prima della trasferta abruzzese dei nerazzurri.

Ma non posso dire di essere sorpreso.

E’ COMPLOTTO

La nobile intenzione era di non sprecare nemmeno una riga nel rimarcare la curiosa assenza di Berardi nell’anticipo di sabato tra Sassuolo e Juve, ma si sa come va con i propositi di inizio Settembre, quindi…

Godibilissima la precisazione del Direttore Sportivo del Sassuolo Carnevali che, in un’intervista a Tuttosport (guarda il caso), trova il tempo di parlare della propria squadra, tra un ode e l’altra alla Juve e a Marotta, giusto per ammonire il mondo intero sul chiacchiericcio di quest’estate che ha coinvolto appunto Berardi.

Lo riporto testualmente in modo che il suo vile e subalterno monito risulti in tutta la sua pochezza:

E vorrei che questo fosse chiaro: lui non ha mai rifiutato la Juventus“.

Baciamo le mani. (Questo l’ho aggiunto io ma ci stava bene come chiusa finale)

Del resto non sono certo i primi… E’ vivo il ricordo degli anni in cui Iaquinta, ancora all’Udinese e prima di essere indagato per detenzione abusiva di armi, sistematicamente litigava con la Società o si infortunava giusto alla vigilia delle partite con la Juventus.

Ma siamo noi a voler vedere sempre il marcio. Complottisti and proud of it!

Sempre gradevole, almeno per me, e nonostante Fabio Caressa, il Club di Sky nel dopo-posticipo, nel quale Massimo Mauro assume ormai sempre più il ruolo di macchietta cacacazzi, populista, sparatore di mezze verità e chi più ne ha più ne metta.

Ecco alcune perle di saggezza del nostro:

Perchè a Mancini ‘sta squadra non andava bene? Lì Vialli si è diplomaticamente limitato a tirare in ballo la pur reale questione del ruolo del Mancio nell’Inter: in sostanza lui voleva avere voce negli acquisti, FozzaInda invece vuole decidere da solo (o con altri).

E’ però grave non menzionare il fatto che Joao Mario e Gabigol siano arrivati a risoluzione già firmata e Candreva, rincorso già da gennaio, sia arrivato pochi giorni prima quasi come un “contentino”. Non lo sapremo mai, ma se la rosa attuale fosse stata a disposizione del Mancio a fine Luglio, forse -forse- parleremo di un’altra storia.

Il calabrese cantilenante ad ogni modo si è spinto oltre: alla domanda di Caressa “siete per Guardiola o per Mourinho” tutti i presenti (gente che di calcio notoriamente non capisce un cazzo come Vialli, Leonardo, Bergomi e Di Canio) hanno sostanzialmente fatto la supercazzola per non scegliere e parlar bene di entrambi, mentre il genio ha provocatoriamente risposto “se mi fai una domanda del genere mi offendi!“.

Ha poi argomentato che Mourinho lui lo stimava al Porto, mentre dall’Inter in poi “è stato bravo a farsi comprare i giocatori più forti del mondo nei vari ruoli“.

Puntuale nell’occasione Leonardo che gli ha risposto: “veramente ha voluto due che giocavano nel Genoa…“, e avrebbe potuto anche non finirla lì.

Ma Leo è un signore ed ha tempi televisivi perfetti.

Per il resto, ci sono io:

Al primo anno (2008) Josè si fa comprare due pacchi come Mancini (quello della Roma, non Ciuffolo) e Quaresma: ci prova due mesi, capisce che ha toppato e torna al rombo di Mancini (Ciuffolo stavolta, non Amantino) con cui vince il campionato in carrozza.

L’estate dopo chiede a Branca e Oriali di comprargli Deco e Carvalho e si sente rispondere “No, però pigliamo Lucio e Sneijder“. Lui risponde “Va bene lo stesso“.

Lucio al tempo ha 31 anni e pare aver già dato il meglio di sè in Germania, Sneijder è sostanzialmente mobbizzato dal Real e manca poco che gli facciano trovare la testa di cavallo nel letto. Non esattamente il meglio offerto dal mercato.

Non chiede la cessione di Ibra -anzi- ma, capìta l’entità dell’affare, accoglie a braccia aperte Eto’o dicendo sostanzialmente: “esce un fuoriclasse, arriva un fuoriclasse“.

Sceglie poi -come ricordato- due ottimi giocatori come Milito e Thiago Motta, che però arrivano al grande calcio rispettivamente a 30 e 27 anni, dopo aver girato al largo dai grandi club (Motta è in realtà cresciuto nel Barça ma di fatto non ci è mai entrato in pianta stabile complici problemi fisici).

A gennaio ha poi voluto Pandev che ricorderà finchè campa quei sei mesi in cui sembrava un vero giocatore di calcio.

Il tutto senza nemmeno menzionare il culo quadro cui ha sottoposto Eto’o per supportare il 4-2-3-1 con cui nel 2010 è arrivato il Triplete.

Ecco, così, giusto per far capire quali Luoghi Comuni Maledetti siamo ancora costretti ad ascoltare, quando basterebbe un po’ di memoria e onestà intellettuale (hai detto niente…) per ricordare e riferire correttamente.

Ma Massimo Mauro è uno che recita la sua parte, pensando addirittura di risultare simpatico.

E’ più grave, per me, che un ex giocatore che aspira ad essere dirigente della FIGC e volto nuovo del calcio italiano (parlo di Demetrio Albertini), scivoli su un tweet così infantile che mi fa tanto pensare al sedotto e abbandonato: si parla tanto di vecchie glorie rossonere per rifondare il Milan, questi non mi cagano e anzi ricostruiscono da due ex interisti??

Aiuto, voglio la mamma!!!

WEST HAM

Che il nuovo stadio porti sfiga? riusciamo a perdere 4-2 in casa dal Watford di Mazzarri dopo essere stati 2-0 sopra e facendo fare ai nostri avversari un partitone da raccontare ai nipotini.

Uoddaffacc…

pes-int-2016-2017

3 partite 3 gol. Però non partecipa alla manovra e ha troppi tatuaggi.

IT’S SUMMERTIME

…ed essendo interista, the livin’ ain’t easy!

Dopo settimane di assedio mediatico con pletore di pennivendoli pronti a rivelare le cifre dell’affitto della villa sul Vomero già bloccata da Wanda Nara per il marito, ci facciamo del male da soli decidendo di fare esplodere tutto l’ego del nostro (ex) allenatore, del resto non nuovo a sceneggiate simili.

IL MISTER MESTRUATO E QUELLO APPENA ARRIVATO

Non sprecherò la vostra preziosa attenzione inoltrandomi in una contorta analisi che possa farci capire di chi sia la colpa. Dico solo che non doveva finire così, e che se il Mancio è un primadonna abituato da sempre a fare come gli pare (prima in campo, poi in panca), dall’altra parte Fozza Inda non può permettersi di dirgli “tu stai buono lì e allena e basta” senza che la frase abbia un seguito del tipo “…che a tutto il resto ci pensa Peppino che ho appena comprato ed è notoriamente in miglior Dirigente del calcio mondiale”.

Non essendoci per l’appunto Peppini alle viste, la situazione è rapidamente precipitata e ci siamo ritrovati con una squadra quasi già fatta ed un allenatore nuovo di zecca totalmente a digiuno di calcio italiano e relative dinamiche.

Tanto per non fare l’imparziale commentatore che non sono, non ho problemi a dire che parto prevenuto con De Boer, essenzialmente per tre motivi:

  • Arriva come detto a due settimane dall’inizio del campionato e, per quanto possa essere bravo, avrà sempre l’alibi del “sono arrivato a cose fatte, non è la squadra che avrei costruito io”. Giustificazioni più che logiche, sia chiaro, ma qui siamo in ritardo pluriennale nella tabella di marcia “tornare al calcio che conta e quindi in Cempions chè i soldi veri si fanno lì” ed un cambio del genere in panca mi sa tanto di antipasto dell’ennesimo anno di transizione e interessanti progetti per il futuro;
  • E’ olandese e a me, tranne rarissime eccezioni (Wesley vendemmia 2009-2010), gli olandesi nel calcio mi son sempre stati sui maroni. Splendido calcio che sostanzialmente non ha mai vinto un cazzo, quel complesso di superiorità che nemmeno noi inglesi (che almeno questo sport l’abbiamo inventato), Ajax-Cruijff-Van Basten come one best way per risolvere ogni problema del mondo. Cordialmente: mandateaccagare!
  • Per ora ce lo vendono come olandese-non-oltranzista che mi pare un po’ una contraddizione in termini ma che sarò molto più che felice di abbracciare come verità inappellabile. Io temo che sia l’ennesima rincorsa all’allenatore “che fa giocare bene la propria squadra” (ditemi un solo allenaotre che dica “io voglio che la mia squadra giochi alla cazzimperio”) e che ciclicamente torna a schiantarsi contro la nostra secolare storia di squadra tosta, efficace e da corsa. Orrico, Benitez, Gasperini… devo andare avanti?

 Poiché –come ammesso poco prima- si parla di pregiudizi, sono tanto onesto nel dichiararli ex ante quanto disposto a fare mea culpa una volta sbugiardato dai fatti.

Ma per ora a Franchino De Boer un vaffanculo di benvenuto non glielo leva nessuno.

L’ILLUMINATA DIRIGENZA

Fatto l’educato preambolo in punta di penna sul neo-arrivato Mister, mi tocca soffermarmi sull’illuminata dirigenza che si è fin qui distinta per tre mosse non immediatamente comprensibili:

  • Firmo-l’ammazzo-e-torno: la trattativa tra Thohir e Fozzainda in effetti è stato un inno al pragmatismo e alla velocità (splendido, stridente e stranamente ignorato il confronto impietoso con la speculare trattativa dei cugini, che dopo 18 mesi hanno finalmente “già” firmato il preliminare). Altrettanto veloce però è stato il rientro in patria di tutti i cinesi firmatari, con conseguente e comprensibile perplessità da parte di tutti i tesserati che –mi immagino- avranno pensato “si va beh ma adesso qui chi comanda? A chi chiedo? A chi rispondo?”. Di fatto,il Presidente in carica, socio attuale di minoranza e assai vicino al passaggio totale di quote, continua ad essere il Managing Director senza avere le competenze calcistiche per poterlo fare. Grave errore, sia di immagine (arrivi e, se vai via subito, devi dire “ecco la persona che in nome e per conto di Suning gestirà la squadra in questi mesi”) che di concetto (di Thohir al contrario di molti ho una buona opinione, ma credo che anche l’orso Nerello che campeggia nell’immagine di copertina ne sappia più di lui di calcio…);
  • Conseguenza del punto precedente, non si è preso l’Italo Allodi della situazione

(nota: sono stato 5 minuti di orologio a cercare un nome più recente da usare, per non dovermi riferire in termini positivi a delinquenti e gentaglia quali Moggi, Galliani, Marotta etc. La tristezza è che non mi è venuto in mente nessuno. Ora asciugo le lacrime e mi rimetto a scrivere).

 Sniff Sniff…

  •  Conseguenza del punto precedente: si è deciso –spero solo per il momento- di affidare di fatto la campagna acquisti ad un potente procuratore del calcio mondiale (Kia Jooracomecazzosichiama) con tutti gli enormi rischi del caso.

L’ultimo rischio del caso è legato al probabile arrivo di Joao Mario, che verosimilmente prelude ad una contestuale cessione di Brozovic. Chi ci guadagna di certo in tutta questa storia è proprio il procuratore, che lucra la sua bella commissione sul trasferimento. Faccio notare che il procuratore è lo stesso che non è riuscito a convincere lo Sporting a cedere il ragazzo al Suning venti giorni fa, cosa che a livello di FPF avrebbe fatto molto comodo all’Inter. Insomma, ci sono pochi dubbi ma cerchiamo di fugare anche quelli: questo tizio fa i suoi interessi, non quelli dell’Inter. Va da sé che sia rischioso mettersi nelle mani di professionisti di questo settore. Ero stato contentissimo dell’addio di Balotelli nel 2010, non tanto per le qualità del giocatore, quanto perché avere un procuratore come il suo (Raiola, ma in questo caso loro due, come del resto Doyen e Mendes sono la stessa cosa) vuol dire passare ogni finestra di mercato con il rischio (per non dire certezza) di dover o aumentare l’ingaggio, o allungare il contratto o vedere il tuo campione che fa le valigie.

 Per dirne una: ragionando da tifoso “de testa” e non “de panza” arrivo a comprendere la manfrina di Wanda e Maurito dell’ultimo mese, specie se –come sembra- in sede di ultimo rinnovo qualcuno della dirigenza si era fatto scappare la mezza promessa di un ulteriore aumento di stipendio non appena le condizioni l’avessero permesso.

Dimentichiamoci degli Zanetti del caso, che dicono al proprio Presidente “firmo in bianco, metta lei cifra e durata”: quelli sono l’eccezione alla regola. Qui parliamo di professionisti legati al soldo, e non è nemmeno un reato essere così.

La coppia argentina ha agito come avrebbe fatto la quasi totalità dei professionisti: valutando le offerte.

Il Napoli è arrivato a offrire 6 mln all’anno? Con questa offerta Icardi si presenterà da Fozzainda dicendo più o meno “l’ultima volta gli ho detto di no, arrivi almeno a 5 all’anno o richiamo il mio amico Aurelio e dopo Capodanno vado da lui?”.

E Fozzainda dirà va bene. Niente di trascendentale, Icardi ha annusato che il vento cambiava e ci si è fiondato, tanto più che l’impressione avuta da tutti è che la logica di Suning sia più aggressiva di quella di Thohir.

O meglio: Thohir si è dovuto legare le mani con l’accordo firmato con la UEFA (deficit masimo di -30 a Giugno 2016 –rispettato in culo a tutti i gufi- e break even a giugno 2017, ancora una volta raggiungibile solo con l’ingresso in Champions). L’impressione è che Suning, completata l’acquisizione del restante 30% ancora indonesiano, andrà dalla UEFA e tenterà una rinegoziazione cercando di strappare un altro anno di tempo per raggiungere il pareggio di bilancio, presentando un Business Plan con fuochi pirotecnici e ricavi in crescita quasi verticale.

Che poi quelli ci caschino è tutto un altro discorso…

LA SQUADRA

 Quella paradossalmente c’è o quasi. Al netto del possibile avvicendamento Joao Mario/Brozovic, l’undici di partenza appare migliorato a centrocampo con Banega e in attacco con Candreva, resta solido nella triade portiere+centrali, scommette su due nuovi terzini (Erkin+Ansaldi) che difficilmente potranno far peggio dei predecessori e mantiene i pochi quasi-campioni in rosa (Icardi-Perisic, Kondogbia sulla fiducia).

Che poi sia 4-2-3-1 o 4-3-3 in questo momento cambia poco, chè i probabili problemi di ambientamento del nuovo mister non dipenderanno certo dal modulo utilizzato.

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Ho già detto chi sia il solo a guadagnarci da questa operazione di mercato, e onestà impone di dire che pure restando così non navigheremmo in acque tranquille (Brozo si è di recente legato a Doyen).

 Ad ogni modo, e auto-gufando un pochino: se gli anni scorsi l’obiettivo zona Champions passava necessariamente dal mezzo miracolo di mettere alle nostre spalle tre su quattro tra Viola, Milan, Napoli e Roma, quest’anno vedo la nostra rosa rafforzata e Roma e Napoli (ad oggi) indebolite. Di Viola e Milan non parlo per carità cristiana.

Sarà sufficiente per essere la prima avversaria della Juve, così come tutta la stampa ci dipinge? (sempre carini a non mettere pressione, vero?)

 LA MAGLIA

inter-maglia-16-17

Partiamo dall’unico dato certo: quella dell’anno scorso era meglio.

Detto questo, davanti non è male, dietro tra nome, numero e secondo sponsor giallo sembriamo un po’ quelli fermi in autostrada col giubbotto catarifrangente. Ora, io di moda e stile non ci capisco niente, ma era così difficile sostituire il giallo stabilo boss con quel colore simil dorato dello stemma che c’è sul petto?

Misteri della fede…

La seconda non ha grosse pretese di stupire il mondo e infatti come seconda maglia è perfetta.

maglia inter bianca 16-17

La terza (se è vera -nutro ancora la speranza di una bufala) è una vomitata di gatto che presenta inquietanti similitudini con una delle peggiori maglie dell’Inter straight from the 90s . Provare per credere:

 terza-maglia-Inter

1995-1996-3

E’ COMPLOTTO

Facendomi un autogol da solo, invito tutti a iniziare a leggere ilmalpensante.com

Qui e qui due pezzi che andrebbero mandati a memoria e che spiegano perfettamente quanto i media possano giocare a favore o contro una squadra.

Una volta letti non resta molto da aggiungere, se non che la telenovela di Icardi è stata davvero seguita con un tifo che francamente non ricordo per altre operazioni di mercato, quasi come se il Napoli dovesse a tutti i costi sostituire Higuain solo e soltanto con il Capitano interista.

Che poi De Laurentiis, che lamenta una carenza di deontologia professionale nella Juve, (ti piace vincere facile…) tratti per settimane con un giocatore tesserato da un’altra squadra, con la squadra in questione che dichiara a più riprese l’assoluta incedibilità del tesserato stesso, è ovviamente un’anomalia che solo io e pochi altri abbiamo notato…

 L’ultima di una infinita (vi assicuro, infinita) serie di piccoli dispetti e critiche gratuite all’Inter l’ho vista sulla Gazzetta di oggi, a margine della presentazione di Banega.

A parte la simpatia con cui lo definiscono inequivocabilmente trequartista, col giocatore che di contro dice di aver giocato in tanti ruoli a centrocampo e di non saper indicare la sua posizione preferita, tal Matteo Brega fa un boxettino in cui elenca gli altri trequartisti argentini della storia nerazzurra: Alvarez, Solari (???), Maschio e Veron. A parte i commenti sui singoli, e tralasciata la bislacca conoscenza calcistica che porta a considerare Solari un trequartista, ecco la sapiente pennellata di simpatia nel giudizio complessivo sui fantasisti argentini all’Inter:

la maggior parte dei quali a dire il vero non ha lasciato grandi ricordi.

 Poi vai a leggere e, a parte quel mezzo campione di Alvarez, gli altri tre han vinto insieme una decina di trofei tra scudetti, coppe Italia e supercoppa Italiana.

Però “non hanno lasciato grandi ricordi“.

Che poi, Matteo Brega carissimo, se proprio vogliamo giocare ai rimandi, un centrocampista argentino che arriva e sceglie la maglia numero 19 deve far scattare immediato il paragone con il Cuchu Cambiasso: ma quello si vede che non aveva lasciato brutti ricordi a sufficienza, vero?

PAGELLE E PROGETTI PER IL FUTURO

Allora, pensavo di evitare le pagelle di fine stagione visti i risultati alquanto prevedibili, con la maggior parte della rosa a piazzarsi dietro alla lavagna, invece un minimo di riflessione ci vuole, anche e soprattutto in vista della squadra che la nuova proprietà (di seguito FozzaInda) vorrà costruire.

ARRIVANI I BUONI

Pochi quelli da salvare “senza se e senza ma”.

Per conto mio: quattro, per essere precisi. Y nada mas.

Miranda: Il brasiliano, tolte un paio di topiche nella stagione, si è dimostrato quel che si sperava fosse, ossia un centrale di esperienza e saggezza che dà sicurezza a tutto il reparto, bravo a tamponare le falle del più esplosivo Murillo.

Medel: Il cileno è tra i miei preferiti, anche per andar contro alle vedove di Pirlo e del bel giUoco che si scandalizzano nel vedere Medellino scorrazzare sulle stesse zolle stuprate da Gennarino Gattuso nell’ultimo decennio.

Ma Ringhio è simpatico guascone, questo un criminale degno dei Latin Kings.

E ad ogni modo, a correre, recuperar palloni, menare quando c’è da farlo e soprattutto metterci garra, non è secondo a nessuno.

Perisic: si è rivelato, con Miranda, il miglior acquisto della stagione, con un rendimento in crescendo di cui ha beneficiato anche la Croazia nella recente apparizione Europea, tanto luminosa quanto fugace. Raro, dalle nostre parti, vedere un mancino giocare e tirare così spesso in porta da sinistra: è il tipo di giocatore che avrei voluto essere io, piedi fucilati a parte, ma è un dettaglio…

Caposaldo inamovibile delle prossime stagioni, assolutamente da tenere anche a fronte di offerte scabrose.

Icardi: non avrà ripetuto i 22 goals della stagione precedente, ma ha dimostrato a soli 23 anni di essere già una certezza quanto a marcature, con importanti segnali si miglioramento nella fase di costruzione e di appoggio ai compagni.

Oltre alle 16 reti, ci sono anche 4 assist nella stagione terminata da poco: dato incoraggiante, da migliorare solo nella misura in cui ciò non andrà a detrimento della capacità realizzativa del ragazzo, chè Maurito è e deve rimanere il centravantone ignorante che la caccia dentro. Sono gli altri a doverlo servire. Che poi non debba rimanere come un palo della luce sul dischetto del rigore in attesa del pallone siamo tutti d’accordo, ma non voglio nemmeno sentir parlare in lontananza di falso nueve e cagate assortite…

TI MANDANO A OTOBRE

La frase è doverosa citazione di ogni buon padre di famiglia (compreso il mio) preoccupato dal rendimento scolastico del figlio, e che ammonisce circa i possibili esiti del fancazzismo applicato allo studio. Inutili i tentativi del pubescente di turno (io nel caso) di far presente che erano ormai decenni che si veniva rimandati a Settembre, e che al limite Ottobre aveva la doppia T… Niente da fare: ti mandano a Otobre (cit).

Che poi era quel che capitava di solito…

Ad ogni modo, nell’ultima Inter sarei stato in ottima compagnia:

Handanovic, Murillo, Brozovic, Kondogbia: tutti potenziali ottimi giocatori, tutti l’hanno fatto vedere a settimane alterne, con frequenza direttamente proporzionale all’ordine di presentazione.

Tutti e quattro da tenere e da riproporre, a meno di offerte vantaggiose (almeno 15 bomboloni per Handa e Murillo, almeno 20 per Brozo, nessuno sarà così matto da offrirne 30 per Kondo che quindi si toglie dal mercato non per propri meriti).

D’Ambrosio, Nagatomo, Juan Jesus: terzini di ruolo i primi due, spesso adattato il terzo, tutti senza infamia e senza lode. Eppure, a mio parere, proprio nell’assenza di almeno un terzino forte in campo sta uno dei limiti principali di quest’Inter. Le “bestie” nello specifico sono state altre (vedi alla voce Santon & Telles), ma nessuno di loro ha garantito più di una risicata sufficienza. Visti gli arrivi di Ansaldi (visto poche volte ma interessante) ed Erkin (mai visto giocare, di fatto un rimpiazzo di Telles, si spero più forte), la situazione non migliorerà a livello di prestigio e di “nome”; mi accontenterei lo facesse a livello di pura e semplice efficacia: chissà mai che qualcuno si decida a mettere un cross come Dio comanda…

In buona sostanza, uno dei tre può tranquillamente andare al miglior offerente (if any…).

Palacio: dispiace, anzi disbiasceah (cit. Contiana) dover mettere nell’angolo dei rimandati anche il Trenza, ma onestà intellettuale impone di riflettere sul crepuscolo di questo grande calciatore. La saggezza calcistica è tutt’oggi a livelli eccelsi, ma le primavere passano e il rendimento ne risente. Nulla di drammatico, per carità, l’anno prossimo così come quello appena passato può fare l’ultima mezz’ora e aiutare a scardinare difese un po’ troppo affollate. Purtroppo non più di questo.

BOCCIATO COFFARO

Santon & Telles: poco da aggiungere rispetto al cenno fatto poc’anzi. Il giovane butterato, ex bambino d’oro rapidamente assurto a novello bimbominkia ha languito per più di metà stagione in panchina, dando un pessimo ultimo assaggio di sè nel Derby di ritorno, poco dopo metà stagione. Era pieno inverno e per lui la Primavera non sarebbe (più?) arrivata.

Bella l’idea romantica del figliol prodigo che torna a casa madre, ora può tornare ad andarsene.

Telles era una scommessa e -come sempre accade quando si tratta di terzini sinistri- l’abbiamo persa. A livello di fondamentali ha probabilmente il piede migliore di tutti i colleghi di reparto, ma ha combinato un discreto numero di minchiate in difesa che mi portano non solo a non rimpiangerlo, ma a vedere la sua dipartita come quella di un vecchio conoscente dopo una lunga malattia: “almeno ha smesso di patire

Jovetic & Ljajic: la fantasia zingara al potere. Mortacci vostra! Non vi volevo, mi avete fatto quasi cambiare idea con le prime apparizioni (Jojo ancora in estate, Ljajc poco dopo) e siete ripiombati  in quell’inedia interrotta solo da sporadici guizzi di talento, senza nemmeno raggiungere i picchi di un cazzo di Chino Recoba, che sulla sua imprevedibilità (nel bene come nel male) ci ha costruito una carriera.

Vade retro, Saragat.

Uno era in prestito secco ed è tornato a casa, giusto in tempo per iniziare una nuova avventura; l’altro ce l’abbiamo sul groppone con la malriposta speranza che qualcuno ci caschi e possa replicare l’operazione Shaqiri a 12 mesi di distanza (col tabbozzo svizzero che, pur non essendo Maradona, di Jovetic ne vale due o tre…).

Felipe Melo: altro pacco previsto, ma mica ci voleva un indovino. Citando il sommo Mortillaro che parla di Cardini: “Preside, è cretino!” e con i minus habens calcistici c’è poco da fare. Anzi, devo ammettere: ha tirato addirittura fino a Dicembre, svalvolando nella esiziale sconfitta casalinga con la Lazio che ha segnato la sua condanna definitiva e l’inizio di quella della squadra.

Via, anche “a tranci in un market rionale” ma via. Subito.

Eder & Biabiany: giocatori diversi, arrivi diversi, uguale rendimento: poco o nulla. Entrambi potrebbero tornare buoni solo in fase di composizione delle rose, viste le stringenti norme in tema di italiani in squadra e settori giovanili di provenienza. Visto il discreto Europeo giocato dall’italo-brasiliano potrebbe uscirne una vendita interessante (a parte il gol al 90′ con la Svezia niente di che a mio parere, ma qui è tutto un celebrare questi nostri eroi italici e lacrimevoli quindi per una volta accodiamoci festanti e gioiosi…).

MISTER

Inevitabile una disamina un pocolino più articolata sul Mancio, alla prima effettiva stagione dopo l’avvicendamento con Mazzarri datato Novembre 2014.

Rispetto alla campagna acquisti natalizia poche settimane dopo il suo arrivo, ha senz’altro utilizzato meglio le risorse affidategli: allora i vari Podolski e Shaqiri furono accantonati senza troppi problemi, e fine simile fecero Kovacic e Vidic, pur non scelti da lui.

Avendo guidato la baracca negli ultimi 12 mesi sa cosa manca alla squadra, aldilà di ruoli e posizioni in campo: carattere, mentalità vincente, palle quadre.

Chiamatelo come vi pare, ma quel che serve all’Inter è quel che Bergomi diceva di Matthaeus: “questo qui arrivava in spogliatoio e diceva: ragazzi oggi si vince e -cazzo- si vinceva“.

E’ possibile che Mancini sperasse di trovare nell’esecrando Melo un simile leader -se è così l’errore di valutazione è grave.

E’ probabile che ora lo cerchi in Yaya Touré.

E’ pressochè certo che non verrà accontentato da FozzaInda, con i casi, le crisi, i mal di pancia ed i ridimensionamenti che ne conseguiranno.

Tanto siamo vaccinati…

Alla prossima puntata per i consigli per gli acquisti.

pagelle-calcio

 

FEEGA BANEGA E ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

FEEGA BANEGA

A pochi giorni dalla vittoriosa finale di Europa League vinta per l’ennesima volta dal Siviglia, con gli occhi ancora pieni dei lanci illuminanti e dai tocchi sapienti di Banega, ecco che la saggia e prudente SportMediaset spegne sul nascere le erezioni nelle mutande nerazzurre.

Prima l’antipasto:

Il timore, conoscendo la carriera di Banega, è che con Emery abbia toccato l’ennesimo picco prima di un potenziale ribasso.

Poi la portata principale, già preannunciata dal solito cassandro che scrive in una recente sezione di E’ COMPLOTTO:

Quello che va smarcato subito è che l’argentino non è un regista classico, per intenderci, alla Pizarro.


Io avevo preconizzato il paragone con il Maestro Pirlo, ma si vede che noi dell’Inter, spregevoli speculatori calcistici, non siamo nemmeno degni di essere messi nella stessa frase.

Che poi, incidentamente, se Banega non assomiglia a Pizarro son solo contento: il maledetto trottolino cileno l’ho sempre odiato, lui e la sua ossessione a doverne dribblare tre prima di cominciare l’azione!

Se poi volete sapere come la penso io, vi dico che Banega è buono e molto, anche se ritengo che il suo arrivo a parametro zero causerà la vendita di Brozovic, con la quale tentare di finanziare l’acquisto di uno tra Biglia (diciamo a pari prezzo) e Yaya Touré (che costerebbe molto meno di cartellino, ma avrebbe un ingaggio of ze madonn).

Come andrà lo vedremo nelle prossime settimane. Per il momento noto senza sorpresa che, ancora una volta, un giocatore appena comprato dall’Inter viene vivisezionato per evidenziare quel che NON è, e per far emergere le caratteristiche che NON ha.

Ringraziamo commossi per l’ennesimo servizietto.

ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

A parte l’analisi tennicotattica sull’argentino, un pensiero grossolano sul calcio italico, dettato da faciloneria, pressapochismo e demagogìa, assai poco politically correct, e quindi cucito su misura per chi scrive.

Abbiamo una Nazionale il cui CT ha di recente visto la propria messa in piega sintetica scompigliata dal processo in cui è stato assolto per quella che -ai miei tempi di svogliato studente di giurisprudenza- sarebbe stata insufficienza di prove (e quindi non con formula piena, chè la condotta omissiva è stata confermata). Abbiamo una Nazionale il cui celebratissimo Capitano è un fascista, scommettitore seriale e compratore di diplomi farlocchi. In questo insieme più marroncino che azzurro, ecco il neo convocato Izzo, chiamato a rispondere di collusioni con un clan camorristico responsabile di partite truccate negli ultimi campionati di Serie B.

Ennesimo scandalo in cui i calciatori coinvolti sono -ancora una volta come nei già troppi casi precedenti- nella quasi totalità ragazzi italiani.

Ma il problema, per alcuni addirittura la vergogna, è che l’Inter ha solo stranieri in rosa.

E meno male, mi vien da dire, soprattutto se è gente così.

Poche parole per salutare il Principe, altro capitolo di una storia leggendaria e temo irripetibile. Come tanti suoi compagni di squadra di quel periodo, grande giocatore, grandissimo uomo.

addio milito

Ha segnato (e tanto) per noi, con il numero 22:                                                          Diego Alberto El Principe Milito

Da buon ultimo, immancabile il romanzo rosa dei cugini che propongono giUoco sempre e comunque. Di mio segnalo solo che, anche quest’anno, sono stati eliminati dalle fasi finali dei campionati Primavera, Allievi e Giovanissimi.

Per il resto rimando alla sempre ineccepibile Sabine Bertagna che ci spiega come i cugini rivendichino asseriti primati in fatto di giovani convocati nelle Nazionali giovanili, esordienti tra i professionisti, percentuali di finali raggiunte e vittorie in campionati senza classifica.

Il perfetto campionario del piazzista rossonero in versione settore giovanile.

Questi hanno pescato Donnarumma, sappiamo come e sappiamo grazie a chi, e con questo ci inietteranno dosi equine di zucchero per i prossimi anni. Loro, come noto, sono la squadra dell’Amore, e anche quando il Balotelli di turno si incazza perchè non gioca e se ne vuole andare, in realtà è solo perchè gli scappava la pipì.

Perchè lui al Milan è maturato tantissimo (cit.).

Ridicoli.

 

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…