E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

IN CULO LO PIGLIA…

MARSIGLIA-INTER 1-0

Rima doveva essere e rima -purtroppo- c’è stata.

Avevo la tentazione di scrivere “chiuso per troppa scarsaggine”. Ma invece l’amaro calice va bevuto fino in fondo, chè di roba ce n’è per tutti i gusti.

9 degli 11 di partenza hanno più di 30 anni. Uno degli altri 2 è Zarate, che non gioca da fine Novembre e viene ripescato per la partita più importante dell’anno. I gerontofobi possono quindi prendersela con la decina di ottuagenari in campo, mentre gli sfanculatori di Ranieri e Zarate potranno fare ping pong schiaffeggiando prima l’uno e poi l’altro.

Da parte mia mi limito a sottolineare come ieri sera sia stato battuto il record di rimesse laterali buttate nel cesso, e di come il calcio a volte sia più facile di quanto si creda. Io ho capito cosa voleva fare Ranieri (Zarate e Forlan a parte): ha messo in campo la difesa e il centrocampo del Triplete, come a dire “voi siete i campioni, di voi mi fido, andate e fate”. Discorso che da un punto di vista motivazionale ci può anche stare, ma che purtroppo oggi non puoi permetterti: qualcuno che corre ci vuole.

Vedere l’Inter andare a Marsiglia (non a Madrid, non a Barcellona, non a Manchester) e giocare a non prenderle così palesemente è il triste segno dei tempi, e forse si è perso giusto perché tutto deve andar male e tutto dev’essere nero tetro.

Tanto per sviscerare il mio incrollabile ottimismo, avevo già poca fiducia di poter passare il turno con lo 0-0 (risultato ostico in trasferta perché ti obbliga a vincere in casa, come abbiamo imparato a nostre spese nel maledetto derby di Champions del 2003); figuriamoci con la pera presa beffardamente allo scadere… Poi possiamo parlare ore della spinta di San Siro (sì… dalla rupe Tarpea…) e del clima di impresa che accompagnerà i nostri. Resta il fatto che questi siamo e a questi ci dobbiamo affidare.

Vero che un piede meno letargico di quello di Zarate avrebbe potuto segnare, e che Forlan un buon tiro l’ha fatto (mortacci del portiere), vero che nel secondo tempo Deki ha ciabattato un sinistro molle a centro area, ma la pochezza complessiva dimostrata è innegabile.

Avremmo dovuto pareggiare, avremmo potuto anche vincere con un po’ di culo, esattamente come, con un po’ –tanta- sfiga abbiamo perso. Il che fa tutta la differenza del mondo nella gara in sé, ma cambia poco sull’ineluttabilità del destino di questa squadra. Che è chiaro a tutti, tranne a chi dovrebbe prenderne atto ed agire di conseguenza.

Come dicevo nei giorni scorsi, l’unica speranza che può salvarci da anni di mediocrità (altro che terzo posto…) è che il Sig. Massimo si invaghisca di un allenatore, così come accaduto col Mancio e con Mourinho, e che sia disposto ad assecondarlo nelle richieste in sede di mercato ed ancor di più a dargli fiducia in caso di intoppi e casini vari. In questo momento tifo per questo, indipendentemente da quali connotati possa avere l’allenatore in questione. Chiaro che non vorrei il profilo volitivo e mascellato di Don Fabio Capello –un po’ di decenza e amor proprio nella vita bisogna sempre conservarli-, ma detto ciò non ho particolari preferenze. E’ il Sig. Massimo che deve esserne –davvero- convinto, non il sottoscritto (anche se…).

 

LE ALTRE

Milan a valanga settimana scorsa contro un Arsenal inguardabile, e Napoli eroico contro un Chelsea sì in difficoltà, ma che comunque resta ancora un nome in Europa. Facciamo insomma la figura dei somarelli, per giunta contro l’avversario meno temibile.

 

E’ COMPLOTTO 

Partendo dal “dopo Domenica”, abbiamo assistito all’inevitabile minestrone riscaldato degli scarti-dell’-Inter-che-al-Milan-diventano-fenomeni.  La complottaglia ristagna nel fatto che tutti continuano a ricordare Pirlo e Seedorf –dei quali se interessa ho nostalgia solo del secondo- mentre evidentemente Vieri, Simic, Favalli, West e Ronaldo devono essere stati frutto di mie personali allucinazioni. Sul fatto poi che Muntari ora decanti le giUoie di essere al Milan e che venga dipinto come il mediano più forte degli ultimi 150 anni che dire… ne parliamo alla prima entrata sconsiderata sul regista avversario!

Tornando al dopo partita del Napoli, interessante osservare come Mazzarri giustifichi il rendimento altalenante dei suoi in campionato dicendo che è impossibile per chiunque tenere alta la concentrazione in Italia e poi in Europa, trovando il pieno assenso degli astanti, senza che a nessuno venisse in mente che, per dire, 2 anni fa una squadra italiana l’aveva fatto, e l’anno prima l’aveva fatto un’altra squadra spagnola… C’erano mille modi per dirlo, anche senza dar torto a Mazzarri (che dice una cosa sensata in realtà): è molto difficile, non è impossibile per chiunque.

Del resto, gli “astanti” sono quelli che nell’immediato dopo-partita gigioneggiano con la telecamera tipo Funari, andando a 20 cm dallo schermo e dicendo al collega in linea dagli spogliatoi “ma senti, diciamocelo tra di noi… Ranieri salta?”. Quando mai avete visto una pagliacciata del genere riferita ad altre squadre (che so, una Juve a caso degli ultimi anni)? Semplice, mai. Perché nessuna società –che non sia l’Inter “il club meno mediatico del mondo”- tollererebbe di essere presa in giro in questo modo. Ma noi no, noi siamo molto simpatttici.

Stesso discorso si applica alla solerte e acculturata radiogiornalista che, in vista della trasferta di domenica, chiosa dicendo “e chissà se Ranieri sta pensando a Goethe: vedi Napoli e poi…”.

 

WEST HAM

Ci consoliamo con gli Hammers, che vincono uno dei due recuperi (4-1 in trasferta a Blackpool con un uomo in meno!) e riacciuffano la testa della classifica.

Brodino…

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Qualcuno mi taccerà di essere il solito italiota attento alle minuzie pallonare nelle stesse ore in cui il nostro Paese consolida la sua posizione di malato terminale al cospetto dei luminari socio-politico-finanziari del mondo.

Può essere in piccola parte vero, in buona parte no, ma soprattutto non mi interessa spiegare qui il perché, a mio parere, “la” notizia di ieri sia stata la sentenza di Napoli invece della non-più-maggioranza.

Anzi, ci dedico solo poche parole: il caro Silvio è un dead man walking, politicamente s’intende, e già da un po’ si è capito che la sua sarebbe stata una questione di “quando” e non di “se”. Aggiungo anche “prima è meglio è, che comunque è già tardi…”.

Liquidate le quisquilie, mi concentro sulle condanne di primo grado pronunciate ieri sera a Napoli e sul modo in cui sono state attese, annunciate e poi commentate.

 Come ben sappiamo, la propaganda di questi mesi, se non anni, ha spinto da più parti in un’unica direzione: così facevan tutti, quindi nessun colpevole.

Il teatrino delle madri, nonne, zie e trisavole di tutte le intercettazioni, annunciate periodicamente come decisive e foriere di squassi nelle indagini dei PM, si sono puntualmente rivelate clamorosi buchi nell’acqua (chi dice “Collina”?; Bergamo che invita Facchetti a cena, senza specificare che quella cena è il “trappolone” preparato ad arte con la Fazi; Carraro che chiama Bergamo supplicandolo di non favorire la Juve contro l’Inter, vista l’imminenza della votazione di Lega).

Di più: a volerle leggere senza l’obnubilamento della propaganda, sono ulteriori elementi a carico degli imputati (ed ora condannati in primo grado). La cosa che non si è mai voluto sottolineare, e che è la prova palese della malafede che ha circondato i cantori di questa storia, è che il problema e l’accusa non è mai consistito nell’aver parlato coi designatori. Il problema e l’accusa risiedeva nel cosa quelle telefonate contenessero.

Come ha giustamente sintetizzato uno dei PM (Narducci) a commento della sentenza di ieri: “Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato coi designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso”. Mi pare anche semplice come concetto, ma evidentemente spendere due righe per spiegarlo era troppo compromettente.

 Sono stato ovviamente contento delle sentenze di ieri, perché, per una volta, la cosa non si è risolta all’italiana, come pensavano e speravano i grandi soloni del giornalismo nazionale.

 Ora, è proprio su questo che vorrei soffermarmi, sul come i media hanno reagito ad una notizia del genere. La prima sensazione è stata di comprensibile confusione ed incredulità alla lettura della sentenza.

Ho seguito la diretta su Sky e la schermata dei conduttori in studio sui lanci di agenzia dell’ANSA ha lasciato a bocca aperta anche me: i due lanci evidenziati recitavano testualmente “CALCIOPOLI: MOGGI ASSOLTO” e subito sopra “CALCIOPOLI: MOGGI CONDANNATO A 5 ANNI e 4 MESI”. Misteri delle regole di comunicazione delle Redazioni: avevano già pronti i due titoli? Può essere…

Ad ogni modo, i primi commenti, a “caldissimo”, sono chiaramente i più spontanei, quelli che meglio riflettono il reale orientamento dei giornalisti: sentire Sconcerti dire che credeva che l’accusa di associazione a delinquere sarebbe caduta, rientra nei suoi pieni diritti; sentirlo permettersi di affermare che sarebbe stato addirittura “giusto” è un abominio che non si può nemmeno concepire. Udire ipotesi ardite e catastrofiche del tipo “e se poi in Appello li assolvono tutti, che figura ci fa la Magistratura?” è un altro esercizio di fideismo che mi stomaca tanto quanto non mi sorprende.

Il “nostro” è poi addivenuto a più miti consigli, sfoggiando lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo di circostanza allorquando ha detto che evidentemente le sue convinzioni erano errate, e che ora la giustizia sportiva e quella ordinaria sono giunte a risultati analoghi, pur partendo da elementi probatori diversi.

Questo, aggiungo io, che piaccia o no, cara la mia marmaglia di pennivendoli.

Il ragazzo si è poi chiesto retoricamente che razza di calcio avessimo visto e vissuto dal 1994 al 2005, allargando quindi il discorso a tutto il periodo di Moggi alla Juve. La risposta mi scappa talmente tanto che mi vien quasi voglia di non dirla…

E’ il calcio dei ladroni e dei ladruncoli, che noi complottisti abbiamo sempre denunciato, beccandoci per contro dei visionari sfigati, abbaia-luna e intertristi incapaci di vincere.

Ma il quadro da guardare con ribrezzo -e magari da qualcuno pure con vergogna- non è nemmeno così “limitato” (ammesso e non concesso che possa dirsi “limitato” un decennio di ruberie di un figuro che agisce da Direttore Generale della squadra più blasonata di Italia): la sentenza non dice altro, ma non mi serve un pronunciamento nel nome del popolo italiano per ricordare che, prima che alla Juve, Moggi fosse stato il Deus ex machina del Napoli di Maradona, con anni di controlli antidoping allegramente superati grazie a falli di gomma pronti ad urinare alla bisogna, e che ancor prima il nostro avesse dato sfoggio di sé al Torino, allietando le nottate degli arbitri di Coppa con la compagnia di donnine opportunamente istruite sul da farsi.

Né la Juve, al netto del ridicolo comunicato di cui dirò infra, può dirsi con la coscienza pulita agli occhi della storia, chè le storie di macchine regalate agli arbitri, dell’Inter che schiera la Primavera in segno di protesta, dei gol di Turone e degli scudetti vinti a danno della Fiorentina risalgono a ben prima del mefistofelico (e mefitico) sodalizio Juve-Moggi.

 But that’s just me talking crap…

Il comunicato della Juve, cui accennavo prima, è stato quasi canzonato dallo stesso Sconcerti: in effetti, riuscire a trovare aspetti positivi in un giudizio che sancisce l’esistenza di un’associazione a delinquere promossa dall’allora direttore generale, dopo che il proprio A.D. dell’epoca ha già patteggiato 3 anni in primo grado, è quanto di più incredibile si possa immaginare.

Farsi forza della mancata condanna del club ex 2049 c.c (leggasi responsabilità oggettiva)  in termini di ottimismo fa a gara con il commento del mio compagno Carlo che alle medie aveva chiesto a una di uscire con lui. Risposta di lei al suo invito: “Vaffanculo”. Commento di lui alla mia domanda sul come fosse andata: “Beh, mi ha parlato”.

 Per il resto, leggo con un mezzo sorriso di disgusto degli inviti a voltare pagina (adesso eh?), a tornare a occuparci di calcio e non di Tribunali, a chiudere questa vicenda ed andare avanti.

Caro Andrea Monti, direttore della Gazzetta, non fare finta di “aver dovuto sopportare le offese di Moggi”. Quelle, a voler ricordare, sono state indirizzate all’allora direttore della Rosea, quello Stracandido Cannavò che in termini di onestà finiva quasi per passare per ingenuo, ma che su questo non ha mai fatto passare nulla a nessuno. Con buona pace dello stesso Monti che ricorda, contraddicendosi da solo, di aver dato spazio e talora anche appoggiato le richieste bianconere di “parità di trattamento” (e qui di virgolette ce ne vorrebbero una ventina).

Certo il buon Monti non è solo: il sempre presente Sconcerti riconosce (adesso eh?) di aver pensato “e qualche volta forse anche saputo” di alcuni peccatucci di Moggi, decidendo comunque di non aprire bocca, per non disturbare, chè non si sa mai…

Fabrizio Bocca (di Rosa) riconosce –bontà sua- che la tesi legittimamente portata avanti dalla difesa “evidentemente era solo una falsa impressione”, riuscendo comunque a dire che secondo lui lo scudetto 2006 non andava assegnato.

 A questo sono arrivato. A questo volevo arrivare. So di essere un idealista nell’auspicare che la stampa faccia in questo Paese quel che fa nel resto di quel che chiamiamo mondo civilizzato: il cane da guardia del potere. Qui da noi quel cane è un chihuahua, al limite un docile cockerino pronto a portare l’osso e ancor più pronto a sbafarsi la ciotola di Ciappi opportunamente servita dal padrone.

Le reazioni alla sentenza di ieri sono la conferma del fatto che da noi il potere (per una volta con o senza Berlusconi) gioca ancora un inaccettabile ruolo di censura e ammorbidimento del nostro giornalismo. Non serve essere Saviano per rendersene conto.

So di mischiare mele con pere, ma mi spiegate perché in Inghilterra Murdoch viene costretto a chiudere un giornale da 3 milioni di copie al giorno nel giro di 48 ore e da noi siano pochi a potersi dire totalmente estranei alla tela di conoscenze -o connivenze- tessuta da Big Luciano nel corso della sua onorata carriera? Gente che, prima di parlarne male, ovviamente avrà pensato all’aiutino di quella volta, alla spintarella di quell’altra volta, allo sgoob che il soggetto in questione gli avrà confidato quell’altra volta ancora… e allora paisà, se non ci aiutiamo tra di noi…

Non che l’Anima Uggisa sia da solo, sia chiaro. La visione agrodolce dei TG sportivi di ieri sera mi ha anche mostrato un Geometra Galliani particolarmente ciarliero e simpatico nel tessere le lodi di Ibra, con uscite del tipo “meno male che ha litigato con Guardiola, così adesso gioca con noi…” oppure “Lui al Milan sta bene, sempre che domani non mi tiri una sberla…”. Fino al capolavoro di ipocrisia, quando con fare serio e occhio semichiuso dice di aver visionato personalmente il filmato dell’espulsione di Boateng a Roma e, dopo aver capito che gli insulti del giocatore erano rivolti all’arbitro e non a un avversario, di aver deciso di ritirare il ricorso… “perché il fair play è importante e bisogna dare il buon esempio”.

Bravo. Complimenti.

Ovviamente al servo di turno non è nemmeno passato per la teste di chiedere “come l’anno scorso a Firenze con l’espulsione di Ibra?” agganciandosi alle spumeggianti anticipazioni della biografia dello Svedoslavo, in cui si racconta di come fosse stato proprio il Club a costruire la balla del “ce l’aveva con se stesso, non voleva offendere nessuno” sperando in una riduzione di pena, peraltro poi parzialmente ottenuta. 

Esattamente come a nessuno è venuto in mente di ritirare fuori la rissa tra Ibra e Oniewu (misteriosamente scomparsa anche da Youtube, a volte guarda il caso…) che apprendiamo essere costata una frattura alla costola di Zlatanasso, ovviamente taciuta dalla squadra di Milanello Bianco.

No, meglio concentrarsi su Ibra che ricorda lo spogliatoio dell’Inter spaccato tra clan di argentini e di brasiliani, chè con quello non si sbaglia mai, un grande classico. Splendido quando racconta di essere andato da Moratti a dirgli che doveva cambiare quella situazione, altrimenti non si sarebbe mai vinto niente.

Grazie Zlatan, ti ricorderemo sempre come grande uomo di spogliatoio. Solo grazie a te i nostri sono diventati tutti amici ed hanno iniziato a volersi bene al punto da vincere tutto, con e addirittura senza di te.

Che uomo di cuore!

5 anni e 4 mesi

5 anni e 4 mesi

Per noi del Milan il fair play è importante

Per noi del Milan il fair play è importante

Italian Press: self portrait

Italian Press: self portrait

SEDUTA DI AUTOCOSCIENZA

 Il cambio di allenatore, ripeto per l’ennesima volta a chi ha la insana pazienza di ascoltarmi, è sempre una sconfitta per tutti.

Per la squadra, che non ha saputo mettere in pratica quanto chiesto dal nuovo venuto.

Per il Mister stesso, che non è riuscito ad imporsi in un nuovo ambiente.

Per la Società, soprattutto, che vede la propria strategia (quando presente) crollare in mille pezzi.

 Detto questo, il cambio era francamente inevitabile, e l’arrivo di Ranieri mi pare una scelta sensata, al netto di tutte le implicazioni da tifoso.

Vero, ha allenato Juve e Roma nel passato, ma in giro onestamente non c’era di meglio. Dirò di più: l’avrei preso già a Giugno, mentre si è optato (e sappiamo dopo quanti tentativi) per Gasp e il suo 3-4-3.

I punti su cui vorrei porre l’accento sono due, e riguardano la Società e la squadra:

SOCIETA’

Come detto, l’Inter è riuscita nella titanica impresa di continuare ad avere una dirigenza miope, se non mediocre, anche a fronte di un lustro di vittorie scintillanti e difficilmente ripetibili.

Tutti ricordano giustamente il 2010 ed il Triplete Mourinhano, ma è dal 2006 che questa squadra in Italia miete successi a raffica.

Guarda caso, le vittorie sono arrivate in concomitanza con gli unici due allenatori a cui sia stato dato tempo e modo di lavorare. Parlo soprattutto di Mancini: il suo primo anno, quello della pareggite, in altri tempi avrebbe tranquillamente implicato una cambio in panchina, ma a Ciuffolo è stata data fiducia anche per l’anno successivo.

Anno che si è poi concluso con Calciopoli e tutto quel che ne consegue, e che, diciamolo, ha salvato anche il Mancio, dal momento che le trattative del Sig. Massimo con Fabio Capello all’epoca erano più che avviate.

Calciopoli ha quindi dato all’Inter ben più del famoso scudetto di cartone. Ha dato continuità ad un progetto che altrimenti si sarebbe interrotto: da lì sappiamo com’è andata, mestrui di Mancini ed arrivo di José da Setubal compresi.

Riassumere 5 anni in 10 righe (quasi cit. Gucciniana “poveVa amica che naVVaVi, dieci anni in poche fVasi…”) serve per capire che ad un allenatore va senz’altro dato modo di poter lavorare senza l’assillo del risultato immediato, ma che tutto ciò consegue ad una scelta coerente con la strategia della società.

Eccheccazzo.

E qui entrano in campo i dilettanti allo sbaraglio. Schizofrenici, per di più.

Se l’obiettivo del dopo-triplete è quello di far cassa, vivere di rendita e andare di conserva con i giocatori in rosa (lo so che il tono sembra sprezzante, ma in realtà era esattamente quel che a mio parere andava fatto), tale scelta deve andare di pari passo con l’ingaggio di un allenatore che segua lo stesso spartito. Benitez si è rivelato un errore proprio per questo: è arrivato e ha fatto damnatio memoriae di Mourinho e tutto quel che si era vinto fin lì, dicendo “e adesso vi faccio vedere io”. Errore da matita blu, e soprattutto l’esatto opposto di quel che aveva in mente la dirigenza.

La cosa viene –diciamo- rimediata con Leonardo, che porta joia e bellèssa e riaccende l’entusiasmo dei calciatori.

Il sommo Scipione Petruzzi, già innalzato a sempiterna gloria la settimana scorsa, nel suo avventuroso latinorum era solito dire “Errare umanum è (sic), perseverare diabbbolicusss”.

Ora: a 12 mesi di distanza ti ritrovi a battere sullo stesso chiodo in sede di mercato (“non c’è una lira da spendere, anzi dobbiamo vendere uno dei due campioni”) e vai a chiamare uno che da 10 anni gioca in un modo e che, legittimamente da parte sua, crede di essere stato ingaggiato per quello e di poter continuare a farlo all’Inter.

Oltre il danno, poi, la beffa: non c’è una lira, e comunque i giocatori che si comprano non sono quelli richiesti dal Mister.

Eh cazzo, allora giocate a ciapa no!

Il tutto per collezionare una mezza dozzina di figuracce (perché io non mi dimentico le tre pere dal Chievo in amichevole o il pareggio strappato coi denti con l’Olympiakos), dire come Britney Spears “…ooops I did it again!” e ripiegare sull’uomo di buon senso del caso, alias Sor Claudio de Testaccio.

Il quale, intelligente e forse un po’ paraculo, già prima di Novara aveva fatto intendere che lui in questa squadra cambierebbe pochissimo, che Sneijder lo farebbe giocare dietro 2 punte, che manterrebbe la difesa a 4, etc. Da qui la mia domanda iniziale: e perché cazzo non l’avete preso a Giugno?

Meglio tardi che mai, insomma. Anche perché, a guardare il livello medio del campionato, vien da sorridere: un sorriso più di compatimento che di sollievo, vista la mediocrità mostrata dalla Serie A.

Nulla è perduto, quindi, e si può incredibilmente sperare di rimettere in piedi la baracca: Ranieri è come Cuper: non vince praticamente mai ma finisce quasi sempre piazzato. In attesa del Guardiola di turno fantasticato per l’anno prossimo, il minimo che si possa fare è arrivare in Champions e magari fare una figura decente in quella di quest’anno.

Chi vivrà vedrà.

 Una simpatica postilla, giusto per avere conforto del fatto che certe cose non cambiano mai: Ranieri è l’allenatore dell’Inter da ieri nel tardo pomeriggio, con tanto di dettagli su durata del contratto, collaboratori al seguito e cronologia degli eventi, uffici frequentati e persone presenti agli incontri. Nella serata di ieri, Ranieri rilascia delle dichiarazioni alla Domenica Sportiva (con la quale ha collaborato in questo inizio di stagione) già parlando da allenatore dell’Inter: “farò questo, farò quello”… Il sito ufficiale resta silente per tutta la giornata, dando conferma dell’arrivo del nuovo Mister solo a mezzogiorno di oggi.

Solo da noi… solo da noi…

SQUADRA

Sulla squadra invece vorrei mettere un po’ di puntini sugli i.

Sono stato tra i primi a denunciare la scarsa affidabilità del nostro centrocampo, vista l’usura di troppe giunture e masse muscolari, ma da qui a fare della vecchia guardia il problema ce ne corre!

Ripeto che Zanna e Cuchu in quanto tali non saranno mai un problema per l’Inter. Il Problema, semmai, è pensare che la loro sola presenza possa essere panacea di tutti i mali.

Cambiasso non è mai stato un fulmine di guerra, nemmeno 5 anni fa: ciononostante è uno dei centrocampisti più intelligenti e preziosi che abbiano mai calcato i campi di calcio. Se 2+2 da 4, vuol dire che al Cuchu devi fargli fare il suo mestiere: nello specifico, dargli 20 metri da coprire e non 50, e far ripartire l’azione da lui.

Zanna può coprire molti ruoli tra centrocampo e difesa, ma volerlo inventare centrale in una difesa a tre è come farlo giocare in porta ed esporlo a figuracce che il suo passato e soprattutto il suo presente non meritano.

Detto ciò, ho sentito troppa gente dire che “sono stati i giocatori a far fuori Gasperini, gli hanno giocato contro e l’hanno isolato” dilungandosi poi nel sempre attuale giochetto della demonizzazione dello spogliatoio dell’Inter (che ha un clima “pesante” ininterrottamente dai tempi di Zenga e dei tre tedeschi, quindi per favore almeno riparate il condizionatore!). Se si leggono invece le prime dichiarazioni di Gasperini, appena esonerato e in quanto tale teoricamente interessato a cercare alibi alle proprie responsabilità, si legge di uno spogliatoio di professionisti esemplari, dove nessuno ha mai remato contro e dove uno come Sneijder, che per stessa ammissione di Gasp non rientrava nei piani e che è stato schierato in 4-5 ruoli palesemente non suoi, è andato a salutare di persona il Mister, regalandogli parole che lo hanno toccato nel profondo.

Ma tutto questo, nel mare magnum di merda che prorompe da questa storiaccia, non verrà fuori. Il quadro viene meglio dipingendo di marrone anche gli sprazzi di azzurro rimasti.

Il complotto del resto è in servizio permanente effettivo (quoque tu, Cecere… cfr: http://www.fabbricainter.com/2011/09/21/le-notti-becere-di-nicola/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter )

rodin

STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012

SINDROME ALFANO

GENOA-INTER 0-1 

Manuél Alfano è un signore ormai prossimo alla cinquantina, col naso grosso e lo sguardo vagamente invasato, di professione “preparatore atletico”. Chi segue il calcio non da troppo lontano lo ricorderà responsabile della parte atletica dell’Inter di Hector Cuper, anni di (dis)grazia 2001/2002 e 2002/2003.

Stagioni avare di soddisfazioni, anni più che oscuri dal punto di vista della liceità sportiva (si veda al riguardo il sensazionalistico ma pur sempre attendibile “Juve: il grande inganno” di A. Arrighi, Kaos edizioni); soprattutto mesi costellati da stiramenti, contratture, affaticamenti, strappi. Narra la leggenda che sotto quell’infame gestione l’Inter collezionò 23 stiramenti al bicipite femorale in una sola stagione. Lo ricordo ancor oggi nelle mie imprecazioni della sera, e per inciso credo sia stato per lui -e non tanto per Cuper- che Ronaldo nel 2002 decise di levare le tende, direzione Madrid.

Come a dire: “grazie, ma a scassarmi son più bravo da solo“.

Tornando ai giorni nostri, la sindrome pare non essere stata debellata, e siccome la gramigna non muore mai, a fine ottobre possiamo vantare il poco invidiabile primato di 15 infortuni muscolari da Agosto ad adesso… Ultimi ad entrare -o tornare- nel club degli zoppi sono stati Julio Cesar (un portiere che si stira un polpaccio è roba per collezionisti) e Cambiasso (qui siamo alla recidiva, casistica purtroppo più frequente e -ri-purtroppo – preoccupante).

Personalmente provo ormai fastidio fisico nel vedere la corsa dei nostri che si interrompe, la mano che si tocca “il dietro” della gamba , l’altra che fa strani gesti alla panchina, gli occhi spiritati a metà tra il disperato e il bestemmiante.

Ad aggravare la cosa, come detto, abbiamo casi in cui il rientro dello zoppo è risultato palesemente affrettato (Cuchu, Milito. Thiago Motta…), ma è la situazione fisica dell’intera squadra ad essere ben lontana da una qualsiasi forma di decenza calcistica.

Le due circostanze (infermeria piena e ritmo-bradipo) mi portano a dover rimandare il giudizio complessivo sulla squadra, che nel frattempo acchiappa 3 punti d’oro a Genova, con un Grifone che, per la “mole di gioco” espressa (what goes around comes around…), avrebbe meritato almeno-almeno un pareggio.

Il contrappasso tra l’Inter macinatrice di giUoco contro i cugini Doriani di 5 appena giorni prima, e che ha però prodotto solo uno sterile 0-0, non fa altro che accrescere le mie convinzioni sul fatto che il 90% delle chiacchiere sul giUoco siano per l’appunto masturbazioni mentali  buone per il tennico e el sciur Ambroeus che albergano in ognuno di noi. Stringi stringi quel che conta è buttarla dentro e, se in linea generale posso concordare con chi dice che giocando “bene” a lungo andare hai più chances di vincere, sul breve periodo queste considerazioni, personalmente, non mi toccano nemmanco di striscio.

Tanto per chiarire, qualche fanatico sacchiano, più realista del re, arriverebbe a preferire lo 0-0 contro la Samp al mezzo furto di venerdì: lascio a voi ogni  commento su siffatta filosofia calcistica.

Tornando a quadricipiti e flessori, martedì a Londra tocchera fare a meno di altri due titolari, schierando Castellazzi ed il redivivo Muntari, match-winner soprtattutto grazie alla paperissima del portiere genoano Eduardo, topica che peraltro avevo in certo senso previsto, considerati i precedenti del portiere non proprio granitici quanto ad affidabilità…

Ci sarà da soffrire, dico fin d’ora che firmerei un pareggio, ma al là della singola partita spero che la mia squadretta torni ad essere la simpatica compagine di ragazzotti prestanti che abbiamo imparato a conoscere e non un nosocomio ambulante.

LE ALTRE

Detto che nemmeno quest’anno Bin Laden ha voluto esaudire il mio desiderio (petardone in tribuna rossa durante Milan Juve), ho assistito al match sperando come al solito in un brutto 0-0 pieno di espulsi e polemiche. Tra le due, era meglio che perdessero i cugini (non sia mai, neanche per puro sbaglio, che io mi auguri una vittoria dei “diversamenti strisciati”, quali essi siano): così è accaduto, con in più la gustosissima azione che ha portato al 2-0 di Del Piero. Come ho detto all’amico juventino con cui stavo guardando il match, spero solo che Sissoko abbia avuto la decenza di non esultare, visto lo scempio calcistico di cui si è reso protagonista prima di appoggiare indietro (sapiente assist!) al capitano gobbo. Ibra continua a sembrarmi importante tanto quanto Eto’o lo è per l’Inter, con la piccola differenza che mentre il Re Leone è di fatto ancor oggi l’unica punta disponibile, lo Svedoslavo là davanti si tiene per la manina con tutti i suoi amichetti carioca.

Ma non cercate conferma di ciò. chè non si può dir male della squadra del padrone, nemmeno quando perde!

Per il resto, due conferme dalla Capitale: la Lazio si conferma in stato di grazia (vittoria a Palermo non troppo dissimile dalla nostra a Genova), Totti si conferma uno psicolabile (ennesimo rosso della carriera, con show degno der Libbanese uscendo dal campo).

Ma lui, si sa, è un esempio per i gggiovani.

E’ COMPLOTTO

Come scritto poche righe sopra, sono il primo a dire che la vittoria a Marassi è grasso che cola, visto com’è andata la partita. Questo dovrebbe -per una volta- mettermi al riparo da ogni accusa di partigianeria. La prermessina didascalica per motivare la collezione di sacramenti che ho tirato fuori, sentendo da più fonti la partita riassunta con testuali parole: “L’Inter vince a Genova su paera del portiere nell’unico tiro in porta della partita“. Per la cronaca, un solissimo Eto’o si è divorato il vantaggio alla mezz’ora del primo tempo calciando a lato da non più di 7 metri, mentre nella ripresa Biabiany, servito da uno Sneijder in formato 2009/2010, ha sparato addosso al portiere da ottima posizione.

Non voglio passare per psicolabile, nè smentirmi da solo, ma paradossalmente questa partita poteva anche finire 3-0 per noi! Quindi non rompessero i cabasisi. E poi, una buona volta, si decidessero: conta il giUoco? allora con la Samp è stata una buona Inter. Conta il risultato? Vinto 1-0 in trasferta, zitti e mosca! Tertium non datur.

Per il resto, godibilissima la mezz’ora di Controcampo, ai cui partecipanti non sembra vero di poter parlare d’altro invece che indugiare sulla sconfitta interna del Milan. Tiene banco il caso Cassano, con i più audaci, o meglio cerebralmente disturbati (tipo Frèngo Ordine), a dire che Garrone non avrebbe dovuto agire così, e che ha sbagliato a creare con il giocatore un rapporto tipo padre/figlio. Lanciato l’assist, non è passato un secondo ed è partito il contrappunto: “Sì sì, come Moratti con Recoba e Ronaldo!“.

Grazie, cominciavo a preoccuparmi!

WEST HAM

Nel derby contro l’Arsenal resiste fino all’87°, contro ogni logica ed ogni divinità del calcio. Delle 100 occasioni avute dai Gunners, una buona metà derivano da assist -si spera involontari- dei nostri difensori che, nel disperato tentativo di liberare l’area, servivano su piatti d’argento decine e decine di occasioni agli increduli attaccanti biancorossi.

L’ultimo posto è ora saldamente nelle nostre mani. Ci stiamo anche comodi, visto che gli ex-coinquilini hanno avuto la malsana idea di fare punti…

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!