CHIAVICA SEMPITERNA

INTER-CHIEVO 1-1

Inutile rimestolare il pentolone: squadra scarsa, troppi giocatori cui mancano i fondamentali, i pochi validi -Palacio, Cambiasso- palesemente con la lingua di fuori, un Mister che si gira in panchina per trovare le soluzioni e vede un mix di reduci di guerra e simpatiche promesse.

Siamo al pessimismo cosmico, ma forse è solo sano realismo. Non è altrimenti definibile la sensazione che ti porta a pensare di qualsiasi avversario “cazzo come pressano, corrono più di noi, ci sono sempre addosso“. No, non è così. E’ che non siamo capaci di stoppare la palla e non farla scappare via. E’ che gridiamo al miracolo quando azzecchiamo una verticalizzazione superiore ai metri 3. E’ che ci stropicciamo gli occhi per un triangolo chiuso di prima.

La partita col Chievo, come già quella di Coppa Italia con l’Udinese, è stata paradigmatica: due squadre di bassa classifica che, quando non ci stordiscono col loro pressing, ci lasciano a ruminare calcio a centrocampo senza che noi si abbia il guizzo che possa far saltare il banco. Io non ho nulla di personale contro Kuzmanovic,  ma non posso non ergerlo a simbolo della mediocrità. Come direbbe mio figlio, è “il più bravo degli abbastanza“. e’ abbastanza lento, ha il piede abbastanza  quadrato, ha abbastanza visione di gioco… insomma, il classico buon panchinaro. Niente di più. Eppure questo ha in mano le chiavi del nostro centrocampo. Non che Guarin, Taider e Mudingayi siano nel complesso molto migliori (il Guaro potrebbe esserlo, ma la cabeza…). Il conto quindi è presto fatto: o riesci a buttarla dentro grazie alla genialata del singolo, o speri in Dio o chi per lui, visto che i nostri paiono l’esemplificazione calcistica del motto “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo“.

La partita la si racconta in quattro righe, chè loro segnano subito con Paloschi che approfitta di un blocco di Jonathan su un suo compagno e di un Handanovic non esattamene reattivo. Per quello la recuperiamo anche in fretta, con Nagatiello a girare in gol il cross di destro (!) di Alvarez. Lì diamo il nostro meglio, con il Nippico a raddoppiare 2 minuti dopo con un tap-in casuale quanto si vuole ma perfettamente regolare. Non così per il guardalinee, che ineffabile sventola la bandierina ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio.

Detto di Palacio che sbaglia di testa un gol facilino (por bagai… cosa gli vuoi dire?), la partita sostanzialmente finisce lì. La ripresa è raccapricciante nelle nostre difficoltà a creare gioco, ma decidiamo comunque di movimentare la serata perdendo un paio di palle in uscita (vero Juan?) e lanciando un paio di contropiedi veneti che per fortuna non capitalizzano il nostro errore.

Quasi un esercizio di stile ormai il rigore non assegnatoci, con la sola differenza che stavolta eravamo in pieno recupero, e sarebbe proprio sembrato un contentino. Quindi, anche se il calcetto a Botta è netto, l’arbitro prosegue sull’intransigenza condannandoci all’autocommiserazione e al tafazzismo perdurante.

 

LE ALTRE

Spiace dover essere d’accordo con Sconcerti, ma anche lui ogni tanto fa come l’orologio fermo e segna l’ora giusta: Napoli e Roma stanno facendo un signor campionato, presentandosi al giro di boa con punteggi che, proiettati a fine stagione, sono tranquillamente da scudetto. Chiaro che nella giornata in cui loro vincono facile e la Juve gioca a Cagliari passando presto in svantaggio, in cuor tuo speri che la storia possa cambiare. i gobbi invece non hanno senso dell’umorismo e, seppur non dominando -e approfittando di un paio di errori del portiere rossoblù- segnano 4 gol e tornano a casa con l’11° vittoria consecutiva.

Mecojoni, dicono a Trastevere. O se preferite, a Fuorigrotta Allafacciadelcazz…

Dei cugini non parlo per non sprecare inchiostro telematico… (balle, in realtà devo quantomeno smettere ri ridere sguaiatamente).

 

E’ COMPLOTTO

Tanti piccoli sassolini, per lo più accomunati da un DNA da stercolario, con l’obiettivo dichiarato di accomunare le due milanesi nella loro crisi.

1) Ecco il simpatico riassuntino di lunedì pomeriggio su Corriere.it e relativo alle disavventure rossonerazzurre:

“Milan: esonerato Allegri: squadra a Tassotti” (la fredda cronaca; una velina di partito);

“Mazzarri alla prova Chievo: se non vince è crisi vera” (gufata preventiva, in attesa dell’invasione degli ultracorpi).

2) Inevitabile poi che la tripletta di Ibra in Coppa di Francia, con lo svedese che esce tra gli applausi dei suoi avversari, venga commentata definendo Zlatan come “ex-rossonero“, oppure che il supposto (e per me esecrando) passaggio di Matri all’Inter pare sia stoppato “perchè il Milan dice no“, e non perchè una pippa del genere ai nostri non interessi.

In realtà sul Milan ce ne sarebbe da dire, eccome. Ma sarà per la prossima volta.

E comunque c’è anche dell’altro.

3) Patetici i commentatori di Sky quando, volendo perculare il portiere cagliaritano Adan, autore di due paperissime nel 4-1 con la Juve, sarcasticamente chiosano “Mourinho a Madrid lo faceva giocare al posto di Casillas“. Siccome sono un cacacazzi, e ‘sta roba non mi tornava, sono andato a controllare. Presenze in campionato: 3 (leggasi tre). In realtà l’inguacchio con Casillas inizia con l’arrivo di Diego Lopez al mercato di Gennaio.

‘Sta cosa poi ce l’ho sul piloro da un anno: Mou in effetti l’anno scorso ha panchinato il portiere spagnolo preferendogli il succitato Diego Lopez. Ovviamente l’anno scorso tutti a dargli contro, dandogli del sacrilego, incapace di gestire una personalità forte come il portiere (Mourinho??), pronti a scommettere che su questo il portoghese avrebbe preso la più clamorosa delle toppate. Sappiamo invece com’è andata: Casillas ha continuato a rimanere seduto per tutta la stagione, e con l’arrivo di Ancelotti e della sua saggia bonomìa a forma di sopracciglio alzato, tutti si aspettavano il ripristino dello status quo ante.

Morale: in campionato, nel silenzio assoluto dei media italiani e iberici, Casillas continua a restare seduto, giocando invece la Champions. Ora, posto che l’alternanza tra portieri è una stronzata che non si vedeva dai tempi di Sacchi (e infatti Carletto quel virus ce l’ha ancora…), evidentemente non era così assurdo promuovere il buon Lopez al posto del divino Casillas.  Lo fa Josè? è uno scandalo, fa male al calcio! Lo fa Carletto? zitti tutti.

Infine, parliamo di complotto: la notizia è che il complotto non c’è. Non è necessario, facciamo cagre a sufficienza per non dare fastidio a nessuno.Non che la cosa sia una buona scusa per ricevere ceffoni ad ogni partita. Gli ultimi episodi (gol regolare di Nagatiello e -vado a memoria- 5° rigore solare non concesso in stagione) non fanno che rafforzare il mio pluridecennale convincimento: a fischiare contro l’Inter si ha solo da guadagnare. Il rigore non c’era? Bravo arbitro, hai visto bene! Il rigore c’era (oppure: il fuorigioco non c’era)?: bravo arbitro, hai sbagliato ma “per una volta” a sfavore della grande squadra. Basta con la sudditanza psicololgica, tanto alla fine torti e favori si compensano! Prendete il Chievo: qualche mese fa la Juve gli ha rubato la partita, con Paloschi a vedersi annullare un gol validissimo. Ecco che la sorte stavolta sorride ai simpatici clivensi, che portano via un pareggio meritato contro un’Inter in crisi e ad un passo dalla vergogna.

Scherzo? son serio? fate voi… tanto la solfa non cambia.

Fabrizio Bocca (di rosa) non perde occasione per sfrangiarci i cabbasisi col pacchetto-famiglia “inter e milan fan cagare uguale“, e pertanto torna a fare vignette umoristiche di questo tipo, nel giorno dell’esonero di Allegri:

simpatici come una mano nel culo... (excuse my French)

simpatici come una mano nel culo… (excuse my French)

Illuminato ai limiti dell’accademia il commento (testuale) “l’Inter che non riesce a battere il Chievo e magari sta lì a recriminare su un fuorigioco (fagli tre gol e questo problema non esiste…). Il genio piglia pure il numero sbagliato, lasciando spazio all’inevitabile risposta “lasciami il gol buono del nippico e dammi il rigore e tre glieli faccio veramente!“.

Ma non sarò certo io a gridare stupito allo scandalo di certi comportamenti.

Di più: le vedove ora piangono perche al lunedi non c’è nessuno che rilascia dichiarazioni simpatttiche sotto gli uffici della Saras, e ovviamente la Crisi Inter dipende da quest silenzio assordante, come se quelle sbrodole a piede libero avessero mai avuto una precisa logica programmatica.

Non possono più nemmeno censurare la condotta attendista di Thohir, visto che il nuovo Presidente (tramite i PROPRI media) ha detto chiaramente che Mazzarri è l’uomo giusto, e che lui non si sente Superman, capace di cambiar tutto in 60 giorni. Insomma, che piaccia o no un piano c’è: quest’anno va così, evidentemente si è messo in conto di stare un altro anno fuori dall’Europa che conta (e forse anche dall’Europa tout court).

A giugno si organizzerà un bel giro d’onore a tutti i reduci del Triplete e con i soldi di ingaggio risparmiati si inizierà una campagna di rafforzamento della squadretta, invero alquanto necessaria ed urgente…

 

WEST HAM

Just for a change vinciamo in trasferta! 2-0 a Cardiff e quart’ultimo posto scintillante come una Coppa.

Il nippico il suo (anzi i suoi) l'aveva anche fatto...

Il nippico il suo (anzi i suoi) l’aveva anche fatto…

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

MANNAGGIA MANNAGGIA

CAGLIARI-INTER 1-1

Fieramente orgoglione nel riuscire ormai a limitare i miei improperi calcistici in presenza del rampollo di casa, mi sono trovato a commentare così quella botta di culo sesquipedale che ha portato all’immeritato pareggio del Cagliari. Del resto, come dicono quelli bravi, ossia quelli che mentono sapendo di mentire, la ruota gira e torti e favori alla fine si compensano (muuahahah!!). E quindi, nella giornata in cui la Juve approfitta ancora di un fuorigioco sbagliato, ecco che noi sbattiamo sullo stinco di Rolando e perdiamo per strada due punti.

Detto ciò, la simpatica compagine neroblù mi è piaciuta, tenace nel cercare il vantaggio nel primo tempo, a dispetto di tanti “nonostante”: il campaccio infame, l’ampio turn over cui Mazzarri è stato più o meno costretto, il portiere avversario ovviamente in giornata di grazia, la poca cattiveria dei nostri sotto porta (vero Belfodil?).

Kovacic in mezzo cresce bene e regala quelle accelerazioni palla al piede che a queste latitudini non si vedevano dai tempi belli di Sneijder non mestruato; Cambiasso con l’intelligenza che ha potrebbe giocare seduto in poltrona e comunque risultare utile al nostro centrocampo. Dietro riposano sia Campagnaro che Jonathan, ed a mio parere sono queste le assenze che paghiamo di più (pensa te…). Nagatiello prende il posto di Johnny Guitar sulla destra, liberando il posto sulla corsia opposta per Alvaro Pereira: e qui casca l’asino. Poca intelligenza tattica (e sai la novità), corsa limitata dalla tanta panchina e dalle tantissime pozze d’acqua sulla sua fascia, morale: di lì si combina poco. Rolando, dal canto suo, non fa una brutta partita, ma ha la sfortuna, come detto, di incocciare sul tiro di Nainggolan quando ormai lo 0-1 corsaro pareva essere in cassaforte.

Mi consolo pensando che la manovra della squadra mostra ulteriori segni di miglioramento, palesando un Kovacic finalmente in una forma decente che dovrebbe proiettarlo tra i tanto amati “titolarissimi” mazzarriani. Al Mister il compito di lavorare in settimana e costruire il centrocampo che, sabato sera, dovrà vedersela contro De Rossi-Strootman-Pianic (hai detto cotica…).

Davanti Belfodil ha fatto il suo, rimbalzando tra le fasce e il centro dell’area, dove arriva a capocciare tra le manone di Agazzi a fine primo tempo, non riuscendo poi a capitalizzare il tap-in successivo. Alvarez, tra i tanti affaticati, vive una domenica di comprensibile stanca e dopo 45’ viene fatto riposare in panca a beneficio di Icardi, che se non altro offre un appiglio in più, fungendo da sfogo naturale per il gioco dei nostri esterni. L’attitudine di player-manager del Cuchu è talmente spiccata che il giovane centravanti, dopo aver ricevuto le ultime indicazioni tattiche dalla panchina, viene catechizzato anche da Cambiasso, che arriva a stampargli un bacio sulla fronte dicendogli “Bravo!”. Il tutto per gli amanti del Clan dell’Asado che non vuole i giovani in squadra. Amo quest’uomo.

Quando poi, a metà ripresa, entra anche Palacio, ecco che d’un tratto il gioco si fa semplice: bell’uno due tra Nagatiello  e il Trenza, con il piccolo nippico a scodellare al centro dell’area piccola per la capocciata vincente del summenzionato Icardi.

Manca un quarto d’ora, e la sensazione che si possa resistere senza grosse difficoltà è palpabile, nonostante l’ingresso del piccolo Sau, che mi mette i brividi come del resto ogni subentrante di una nostra squadra avversaria, ma che se non altro ha il “pregio” di sostituire il maledettissimo Pinilla, per fortuna non nella sua giornata migliore, avendo fatto segnare sul tabellino solo un bel colpo di testa nel primo tempo. Come detto, non sarà nemmeno il piccolo e talentuoso trottolino sardo a gabbarci, quanto l’obiettivo numero uno del nostro mercato estivo, alias Radja Naiggolan: il belga-ma-di-origini-indonesiane riceve  indisturbato al limite dell’area –errore dei nostri a non accorciare- e tira in porta. Già sapete la fine che farà il destro  “corretto Sambuca”.

Non basta l’ingresso di Milito per gli ultimi 5 minuti alla ricerca della botta di culo: a dire il vero il mischione in area c’è, i tiri tentati addirittura due, entrambi  però rimpallati dalla difesa cagliaritana. Roba che, a chiappe invertite, i cugini su una situazione del genere di gol ne avrebbero fatti due. Amen.

LE ALTRE

Forse il vecchio adagio “torti e favori alla fine si compensano” va inteso nel senso di alternare un errore contro l’avversario ad uno a proprio favore. Solo così mi spiego il gol convalidato nel Derby di Torino nonostante la posizione palesemente irregolare di Tevez. Poi si può discutere alcune settimane sul fatto che il Toro non abbia praticamente mai tirato in porta, e che la Juve abbia creato moltissimo. Chissà se Cairo e il Mister sono andati negli spogliatoi a consolare il guardalinee per l’errore commesso…

Il Milan vince la sua partita contro la Samp, facendo quel che deve fare una squadra in crisi: vincere. Bene, male, meritando, non meritando: tutti orpelli. Quando stai con le pezze al culo devi portare a casa la pagnotta in attesa di tempi migliori. Oddio… a seguire arriveranno Ajax e Juve.

Detto del Napoli, capace addirittura di far segnare Pandev di destro, la Roma continua a vincere e convincere, regalando 5 fischioni al Bologna e presentandosi a punteggio pieno al big match di sabato sera a San Siro. Questi son forti, toccherà fare il partitone per metterli sotto…

E’ COMPLOTTO

Mazzarri inizia a fare ciò che gli riesce bene, quasi meglio dell’insegnare le diagonali ai terzini: chiagne e fotte, dicono a Napoli, e la cosa come sapete non mi dispiace per nulla. Verbalizzato come al solito l’assordante silenzio della Società, tocca al Mister di turno far notare come solo all’Inter venga concesso il privilegio di giocare dopo nemmeno 3 giorni dalla precedente partita, chè il Cagliari ha giocato mercoledì, mentre la Fiorentina, nostra ospite nel Giovedì scorso , sarà impegnata nel posticipo del Lunedì. Solerte la risposta del “Palazzo”: la Viola gioca Lunedì perché nel weekend a Firenze ci sono i Mondiali di ciclismo: il posticipo al Lunedì c’è solo quando una squadra gioca il Giovedì in Europa League in trasferta.

Immediata la contro risposta del complottista Mario: come l’anno scorso nel Derby di ritorno, giocato ovviamente di Domenica sera nonostante un’Inter reduce da trasferta in terra rumena.

WEST HAM

Sconfitta 2-1 sul campo dell’Hull City. Fermi a 5 punti.  Uottaffackisgoinon??

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

PIU’ DI COSI’…

INTER-JUVENTUS 1-2

Una partita onesta di una squadra poco più che mediocre, contro un’altra –c’è da dirlo- nettamente superiore.

L’Inter attuale poggia tutto il suo peso sui pochi piedi pensanti in campo: Palacio, Cassano e la bella novità Kovacic, alla terza buona prestazione consecutiva (includendo quella in nazionale contro la Serbia): il ragazzino, che qualche tempo fa avevo messo nella mia personalissima lista dei “rivedibili”, mi sta piacevolmente stupendo, facendo intravedere sempre più spesso il tipo di giocatore che può diventare: bene ha fatto Strama a sottolineare la vista lunga dei dirigenti nel prenderlo a gennaio, tanto per parlar bene di Inter là dove si potrebbe, ma non si fa.

Tornando alla partita, pronti-via e Quagliarella fa il gol a voragine approfittando della scivolata col buco di Ranocchia (male in tutta la partita, i due gol ce li ha entrambi sulla coscienza): pure Handanovic pare un po’ distratto nell’occasione, fatto sta che dopo 3 minuti siamo già sotto, con la Juve che può fare (e fa) quello che vuole: aspetta ordinata e riparte. Di occasioni non se ne vedono granché, ma l’impressione di totale controllo e di altrettanta superiorità purtroppo è palese. Noi sfioriamo il pari con Palacio che di testa impegna Buffon un paio di volte (una soprattutto…), ma paghiamo il solito centrocampo sterile, dove Gargano fa il Gargano e Alvarez fa Alvarez: scarso il primo, nullo il secondo.

La ripresa inizia con “mamma ho perso l’aereo” Guarin al posto di Alvarezza, e il colombiano se non altro corre e dà sostanza, con i nostri che piano piano ci credono.

Pirlo perde uno dei 13 palloni a centrocampo –non lo dice nessuno, così lo dico io- e Kovacic parte palla al piede puntando l’area di rigore. Guarin pensa bene (benissimo!) di ostacolare Chiellini e la palla arriva a Ando’, che imbecca a sua volta Palacio: il controllo a seguire (se voluto) è la cosa più bella dell’azione, ed il destro a battere Buffon in uscita è il giusto coronamento di quel che si chiama azione della Madonna (nel gergo giornalistico applicato all’Inter: sprazzi intermittenti dei singoli a supplire carenza di manovra).

 Il pareggio non sarebbe uno scandalo, anche visto l’ennesimo rigore non concesso ai nostri (vedi contatto Chiellini-Cassano a due metri dall’arbitro di porta, per la milionesima volta in stagione inutile orpello arbitrale lava-coscienza); personalmente avrei tanto voluto rivedere con calma anche l’ingresso in area di Kovacic, fermato –mi pare- ancora da un’entrata di Chiellini giudicata da tutti in fretta e furia “sul pallone”. Solo sospetti in questo caso, ma come si sa, a pensar male…

Esaurite le sacrosante querimonie, la Juve legittima la vittoria per il modo in cui ritorna in vantaggio, solo 5 minuti dopo il pari di Palacio. La rimessa laterale è in effetti bianconera, anche se tra arbitro, guardalinee e quarto uomo fanno un gran casino. Morale, sulla palla in profondità i nostri si fermano sperando che esca, Quagliarella invece ci arriva e ributta in mezzo per Matri, con Chivu spettatore non pagante e Ranocchia in versione museale: tap-in da un metro e palla in mezzo alle gambe di Handanovic. Debbo purtroppo attingere alla retorica della “grande squadra che si vede nei momenti di difficoltà”, perché è esattamente quel che ho visto nelle orrende maglie juventine: consapevolezza della propria forza e lucida tenacia nel tornare in vantaggio: su ogni palla si corre fino alla fine, e l’esempio del 2-1, purtroppo lampante, andrebbe mandato a memoria dai nostri.

Onestamente, ai nostri non potevo chiedere più di quel che hanno dato, e la prestazione nel complesso fa addirittura ben sperare per le ultime partite di campionato. Il terzo posto, così come 12 mesi fa, si fa più lontano domenica dopo domenica, con Milan e Napoli a scavare un solco che si fa, lento ma costante, più profondo.

A scanso di equivoci, e se non altro per garantire una continuità di guida tecnica oltreché di prestazioni, occorre far più punti possibili nelle ultime 9 partite, concentrandoci a questo punto sul ritorno di Coppa Italia contro la Roma e cercando di toglierci quella soddisfazioncella che se non altro allevierebbe –e non poco- il rammarico di un’altra stagione “di transizione” (una transizione marrone e maleodorante).

 

LE ALTRE

Come detto, Milan e Napoli vincono (con gli azzurri sulle montagne russe col Toro). Vince anche la Lazio in rimonta col Catania, mentre Fiorentina e Roma beccano come noi. Ribadisco che, dopo mesi di papocchio di squadre in classifica, la stessa va ora sgranandosi come un rosario. Per quel che ci riguarda, il rosario è di Madonne nel leggerla e nel ripercorrere le decine di occasioni sprecate. Ragionando cinicamente, tra un quarto e un settimo posto preferirei il settimo, tanto per non avere l’impegno di Europa League che tante energie ci ha succhiato nella stagione (a cominciare dalla preparazione estiva anticipata a inizio Luglio). Strama & co. però questo discorso non possono farlo, visto che difficilmente il Mister si vedrebbe riconfermare la panchina con una squadra fuori da tutte le Coppe Europee.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose apparentemente distanti, ma con il comune denominatore della prostituzione intellettuale. Si comincia  con l’intervista al Pupone Totti in settimana: giusto e doveroso il tributo ad un grandissimo del nostro calcio a 20 anni dall’esordio in Serie A, con tanto di celebrazione dei gol segnati e della scelta di una vita per una maglia. Leggerissimamente fuorviante il tentativo (ennesimo peraltro) di farne un “campione in campo e fuori” e un “esempio per i gggiovani”: quelli a mio parere sono altri (Zanetti, Maldini, Del Piero… gente che non sputa agli avversari e non prende a calci la gente). E soprattutto, che palle con ‘sta “romanità”! Hai voluto passare tutta la vita nella tua squadra del cuore: bravo, bellissimo. Ma non tirar fuori ogni volta la manfrina del “mi voleva il Real Madrid ma ho fatto la scelta di cuore”. Dì la verità: hai preferito –legittimamente- rimanere Re per tutta la carriera nel giardino di casa, piuttosto che misurarti con altri campioni rischiando di vincere di più, ma essendo meno protagonista. La tua è stata una scelta, che personalmente ritengo anche abbastanza comoda e non molto ambiziosa, ma non una rinuncia: quindi per favore, basta con la litanìa del “noi romani siamo fatti così, siamo diversi, chi non è di Roma non può capire”. Definirei poi a dir poco indelicate alcune uscite del tipo “sono il migliore calciatore italiano degli ultimi 20 anni” o “nel 2000 meritavo il Pallone d’Oro” o “avessi giocato sempre da centravanti avrei già fatto 300 gol”: che siano panzane (le prime due) o verità (la terza), ‘ste cose lasciale dire agli altri…

In provocatoria contrapposizione, parlo qui del black out mentale di Cambiasso nel finale di partita: l’entrata su Giovinco è senz’altro brutta e pericolosa, e meno male che il piede dello juventino, dopo il colpo ricevuto, scivola e non rimane piantato a terra causando danni ben peggiori. E’ in casi come questo che vedi l’uomo e non il giocatore, e per fortuna anche i bianconeri in campo l’hanno capito: Conte lo prende sottobraccio e lo porta via dalla “scena del delitto”, e Cambiasso capisce subito di aver fatto una brutta cosa. Gli stessi avversari non fanno partire la caccia all’uomo che sarebbe stata comprensibile –ovviamente non giustificata- se l’autore del fallo fosse stato il cattivo di turno (un Materazzi a caso). Ecco la differenza: una carriera di specchiata onestà e sportività, nell’umanissimo caso in cui perdi il controllo di te stesso, ti viene in soccorso. Cambiasso chiede subito scusa a Giovinco, si spiega con gli altri  e negli spogliatoi torna dagli avversari a ribadire le scuse e sincerarsi delle condizioni del bianconero.

Solo così mi spiego la sola giornata di squalifica comminata dal giudice sportivo Tosel, bianconero reo confesso e statisticamente poco incline a favori a tinte nerazzurre.

Tanto per chiudere il paragone, dopo la didascalica finale di Coppa Italia del 2010 con show di calci e calcioni der Gabidano, di scuse non si è sentita nemmeno l’eco, anzi: la vulgata è stata di Balotelli che se le andava a cercare e di 50.000 persone ad applaudire Totti nella partita successiva, con tanto di bimbi per mano ed “esempio di grande giocatore e grande uomo dentro e fuori dal campo”.

Questo tanto per rispondere all’ultrà Caressa che sbraitava chiedendo “5 ggiornate, 5 ggiornate je devono dà”, senza che lo Zio Bergomi sentisse l’urgenza di dire qualcosa…

Ma va già bene così: quantomeno non l’abbiamo sentito scodinzolare “Sì Fabio, certo Fabio”.

 

WEST HAM

Doppietta di Carroll e 3-1 a al WBA: si torna alla vittoria e si mantiene un buon margine sulle zone calde.

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

MEGLIO DI COSI’…

INTER-MILAN 1-1

…onestamente non poteva andare.

La differenza tra le due squadre, ed in particolar modo tra i rispettivi  stati di forma, è stato di imbarazzante evidenza nel primo tempo, ma tocca dare ragione ad Allegri, quando parla –in maniera forse poco elegante ma tremendamente efficace- di avversario moribondo e da uccidere.

Con un portiere normale, i primi 45’ avrebbero potuto concludersi col Milan in vantaggio di “alcuni” gol (due, tre, quattro… che’ttimporta… penza alla salute! cit. Prof. Scipione Petruzzi). Detto ciò, alla lunga è il Milan a risentire dell’impegno infrasettimanale, con i nostri che, complice anche il passivo attendismo del primo tempo, mettono fuori la testa e riescono a ripigliare una partita che si era messa male.

Facile e non del tutto sbagliato ridurre la prima frazione al duello Balotelli-Handanovic: il Bresciano Nero era ovviamente la star più attesa della serata, e da vero “perdazzurro” la goduria più grande è stata ricacciare a tutti in gola i peana del gol dell’ex, della rivincita e del figliol prodigo che finalmente gioca con la maglia giusta.  Segna invece il Faraone, che più vedo giocare –e ascolto parlare- più si merita i miei applausi da sportivo:  il look è simpaticamente improponibile, ma cervello, polmoni e piedi sono da giocatore vero. Aldilà dei marchettoni commerciali da fustino Dixan pompati dalla macchina iperglicemica rossonera, lui e Balotelli hanno un gran bell’avvenire.

Noi, sai la novità, facciamo cagare. Strama si è giocato buona parte del mio personalissimo “bonus credibilità” (sai che je frega…) riproponendo dal primo minuto Zanna e il Cuchu (e allora che cazzo gli hai fatto giocare 90 inutilissimi minuti in Transilvania tre giorni prima???) e schierando il Capitano a sinistra con Nagatiello a destra: ho visto questa formazione preannunciata fin dalla mattina e a torto ho pensato “ma saranno coglioni ‘sti giornalisti: non sanno che sarà Zanetti a giocare a destra, come fa da decenni, con Nagatiello che il meglio di sé l’ha sempre dato a sinistra?”. Invece la formazione era proprio quella. Infatti nel primo tempo non ci abbiamo capito un cazzo, con De Sciglio novello Roberto Carlos a scherzare tanto il nippico quanto Guarin (improponibile sulla fascia, dove i suoi difetti cerebrali vengono elevati a potenza e le sue qualità fisiche ridotte a radice cubica).

Ho passato 40 minuti a gridare alla tele “cambia, Strama, cambia!”, intervallandolo con qualche improperio, ma solo in assenza di Pancho che, anzi, ha assistito al vantaggio rossonero nel silenzio più gelido che lui possa ricordare.  Allettato il pupo a metà primo tempo, le mie madonne si sono benevolmente rivolte a Cassano e Palacio, palesemente orfani del Principe e forzatamente adattati  ad un gioco che non è il loro. Nel dubbio, nessuno dei due tira mai in porta, se si esclude un destro di Ando’ dal limite. Guarin ci mette del suo, continuando a dribblare anche quando oltrepassa la linea di fondocampo, palese dimostrazione di quel che questa squadra può attualmente offrire: muscoli e corsa (a volte), stop.

La ripresa vede realizzate le mie giaculatorie, con Zanna e Nagatomo a scambiarsi la fascia, e con Guarin portato un po’ più in mezzo, libero di “cavalloneggiare”. Il Milan come detto spinge di meno, noi pian pianino e senza farci vedere (la nebbia giocava a nostro favore!) ci proviamo, portando prima il Guaro a girare in porta un bel cross di Palacio (felino il riflesso del portiere nazifascista nella circostanza) e poi il neo-entrato Schelotto a capocciare in rete il cross scolastico ma efficace del nippico.

Pareggio col meno atteso dei protagonisti, e per una volta la sorte guarda dalla parte giusta: il primo gol in maglia nerazzurra  del Centofanti con gli occhi azzurri porta l’inevitabile corollario di lacrime, indici al cielo e dediche spacca-cuore, che mi sforzo di apprezzare solo in quanto conseguenza del lieto evento.

Tempo per perderla, ma anche per vincerla, ce ne sarebbe, e a dirla tutta l’inerzia della partita gira, con i nostri che sentono profumo di colpo di culo e agiscono di conseguenza. Per poco Schelotto non fa il bis di testa (bravo ancora Abbiati a respingere di pugno), Palacio tenta un assist per nessuno anziché tentare il destro al volo da posizione impossibile, e si arriva al triplice fischio finale, con conseguente sospirone di chi scrive.

Temevo la goleada, non lo nego, e ho sperato che la neve impedisse il regolare svolgimento della partita. Invece il campo ha tenuto eccome (piccolo inciso: alla faccia di tutti i minchioni che contestavano il terreno  parzialmente sintetico), e tutto sommato i nostri hanno raccolto il massimo di quel che lo stato psicofisico attuale poteva permettere. Va bene così, visto il momento. Siamo messi talmente male che pare incredibile essere ancora agganciati la treno del terzo posto. Treno che, dopo il Derby, ci permetterebbe di scavalcare i cugini anche in caso di arrivo a pari merito, complici gli scontri diretti.

Terzi a pari merito coi cugini, e noi in Champions…. Troppo bello per essere vero.

LE ALTRE

In attesa di Lazio e Napoli, che beneficiano del posticipo del Lunedì concesso a chi gioca in Europa League (sempre che la squadra in questione non sia talmente simpattica da non chiedere il rinvio per non disturbare), la Juve  regola il Siena in scioltezza, mentre la Roma approfitta della neve per sorprendere l’Atalanta in quel di Bergamo. In fondo, Zamparini conferma di essere un idiota patentato, richiamando Gasperini dopo averlo esonerato un mese fa in favore di Malesani.

E’ COMPLOTTO

Rompere le uova nel paniere ai parolai servi del potere è la cosa che più mi fa gongolare. Confesso che, oltre a non aver visto la vittoria del Milan contro il Barcellona, complice splendido concerto di Glen Hansard a Milano (for further reference:  http://www.rockol.it/news-472679/Concerti,-Glen-Hansard-la-recensione-del-live-di-Milano ), ho accuratamente evitato di leggere alcunché nei giorni successivi. Mi scopro infatti a digrignare i denti non tanto per le imprese sportive dei diversamente milanesi (anzi, sentire Piqué lamentarsi della sconfitta “perché loro han fatto il catenaccio” mi fa godere immensamente),  quanto per l’eco mediatica che le stesse producono, ancor di più in periodo elettorale. Per lo stesso motivo, il pareggio di ieri è stato accolto con un dispettosissimo sghignazzo dal sottoscritto, ripensando ai fiumi di miele e retorica che sarebbero seguiti all’eventuale vittoria rossonera, e che invece hanno dovuto trovare pertugi infinitamente più impervi da cui uscire (su tutte “grande parata di Handanovic, oltretutto su Balotelli, quindi vale di più” Caressa dixit). Mario non ha segnato, si è comportato bene per i suoi standard e mi pare sia stato insultato (come inevitabile, trovandosi in uno stadio e non in un collegio di educande) senza travalicare in beceri cori razzisti. Ho sentito parlare di banane e di uh-uh-uh, che però, personalmente, non ho visto né sentito.

Mi limito solo a sottolineare il diverso metro con cui Balotelli viene giudicato a seconda della maglia che ha indosso: ovviamente la serata di Inter-Barcellona, con maglia buttata e pubblico sfanculato, all’età di 20 anni ancora da compiere, palesava atteggiamenti inammissibili di un ragazzino viziato e maleducato, così come il dito davanti alla bocca a zittire i tifosi avversari era pericolosissima benzina buttata sul fuoco degli ultras. A tre anni di distanza, subito dopo il Derby, ecco il calabrese cantilenante chiedere alla gente di lasciarlo un po’ stare, che se uno viene stuzzicato poi alla fine reagisce, che un giocatore non è una macchina.

Tornando per un attimo alla banana, e banalizzando volutamente il discorso, non credo si sarebbe in ogni caso potuto parlare di razzismo, considerato il soave coro che da lustri viene intonato dal circolo di intellettuali che popola il secondo anello verde, e il cui distico elegiaco recita “Ciucciala, Ciucciala, Ciuccialabanana, milanista, figlio di….”. Poesia pura, altro che razzismo.

WEST HAM

Monday night contro il Tottenham, prossimo rivale dell’Inter in Europa League. Stay tuned.

Vento nei capelli...

Vento nei capelli…

CLAN DEL ASADO

INTER-CHIEVO 3-1

Nel campionato più scarso che la mia memoria ricordi, ecco che battere un Chievo qualsiasi in casa riaccende speranze – o illusioni- di gloria in una squadra che negli ultimi mesi ha avuto un media da retrocessione. Unico vantaggio del contesto descritto è avere enormi margini di miglioramento, che per fortuna si sono cominciati a intravedere a San Siro. Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo magnificando le doti di Kovacic e il suo imminente esordio alla Scala del calcio, apprendiamo dall’Inter che: 1) il ragazzo non giocherà causa lieve distorsione alla caviglia, ma soprattutto (anche se poco sottolineato) 2) Kovacic non è il classico giocatore da mettere ad impostare davanti alla difesa (Strama & Stankovic dixerunt) e non è il classico trequartista (Strama dixit). Posto che nessuno l’ha visto giocare e che tutti nel contempo spergiurano sia fortissimo, mi chiedo se per caso non ci siamo presi l’ennesimo incursore, “che però ha bisogno qualcuno che lo lanci, insomma del Pirlo di turno”. Chi vivrà vedrà, ma conoscendo i miei polli la cosa non stupirebbe.

L’attenzione della serata si sposta quindi sul rientro del Principe in mezzo all’area. La Gazzetta in settimana l’ha paragonato alla Treccani per la completezza di repertorio e per saggezza tattica ed il paragone mi pare azzeccato. In particolare la sua assenza in questi mesi non si è fatta sentire solo in termini realizzativi, ma anche, se non soprattutto, per quella capacità di movimento sul fronte d’attacco capace di liberare spazi per gli inserimenti dei compagni.

Ad ogni modo, pronti-via e Fantantonio provoca il gollonzo dell’1-0 che mette in discesa il match. Grande partita di Ando’, che –pare- sta imparando a dosarsi nell’arco dei 90 minuti, dispensando gemme di talento per i compagni di reparto e mandandone in porta 2 o 3 a partita (ieri sera splendida l’azione conclusa dal destro del Cuchu deviata di piede dal loro portiere). Il tutto mantenendo sempre irrorata la vena e limitando a livelli fisiologici le Cassanate.

Il gol subitaneo fa emergere una delle maggiori lacune dei nostri, che è la mancanza di continuità e concentrazione: rischiamo il pareggio su spizzata di Acerbi solo soletto in area (palla fuori di un niente) e facciamo di meglio poco dopo, lasciando Rigoni liberissimo di capocciare in rete dal limite dell’area piccola (con Gargano e Juan Jesus ad assicurarsi che nessuno disturbi l’avversario). Per la cronaca, primo gol in Campionato per Rigoni (ma già il 6° in serie A, quindi non vale).

Preso il ceffone, ci risvegliamo, prima con la succitata azione Cassano-Cambiasso, poi con lo schema da calcio d’angolo che già aveva fatto da preludio al primo gol. In questo caso la palla lunga per Ranocchia viene frustata all’incrocio dal nostro difensore, un po’ come fece Materazzi ai Mondiali con la Repubblica Ceca. Vantaggio ritrovato dopo soli 5 minuti e sostanzialmente fine dei pericoli.

Parte quindi l’operazione “gol di Milito”, che la ghènga argentina, efferata dilaniatrice di ogni spogliatoio di stanza alla Pinetina, riesce a confezionare ad inizio ripresa: ennesima discesa inconcludente di Zanetti sulla destra, palla per Cambiasso che lento come al solito serve al limite dell’area Milito che, senza un minimo di originalità, controlla e tira in un decimo di secondo. Palla in buca e crisi Inter.

Non sono così cieco da pensare che con loro 3 in campo i problemi siano risolti, ma mi pare ovvio che non siano loro il problema. Vanno centellinati, gli andrebbe fatta giocare una partita a settimana (o poco più ruotandoli), ma mancando vere alternative si è costretti a fargli fare gli straordinari. Di meglio non c’è. As simple as that.

 L’idillio potrebbe continuare facendo segnare Palacio, ma per il Trenza non è serata (già da un po’ a dire il vero, stanchissimo per la supplenza di Milito e stante l’impresentabilità di Rocchi a dargli il cambio). Ad ogni modo finisce in festa, con Stankovic a riassaggiare il campo dopo un’eternità, felice come un bambino e incazzato come un guerriero poco dopo, quando ha ripreso le vecchie e sane abitudini di far a cazzotti con arbitri e avversari in mezzo al campo.

La pochezza di alternative del nostro centrocampo è tale per cui una ventina di partite di Stankovic (e da Stankovic) in questo finale di stagione sarebbero per l’Inter oro colato. Splendido il nostro quando, rispondendo alla domanda “posto che non può essere Kovacic, potresti essere tu il perno davanti alla difesa?”, dice tra il serio e il faceto “sì certo, lì poi si corre anche di meno!”. Bentornato Drago, spara gli ultimi fuochi prima del giusto e meritatissimo giubilo da parte di tutti noi.

Il resto della squadra si è mossa benino, con punte verso l’alto (Gargano, se messo a fare il suo, e cioè a mordere le caviglie agli avversari, è un signor mediano, e piglia anche un palo su punizia pennellata, quasi a zittire quanti –me compreso- avevano trasecolato vedendolo battere i calci da fermo a Siena) e verso il basso (Kuz, onesto lavoratore ma troppo incline ad andar via in dribbling senza avere la forza di Guarin, col risultato di perdere due o tre palloni sanguinanti).

Il ritorno della difesa a 4 mi lascia alquanto indifferente (chi mi conosce sa che non ho un modulo preferito in astratto): faccio però notare che né Ranocchia né Juan Jesus sono –ancora- certezze inscalfibili in difesa, e che, per la crescita di entrambi, la presenza del Samuel di turno rappresenterebbe attualmente la condizione ideale. Onanismo cerebrale, in ogni caso, stante la probabile lungodegenza del Muro, di cui non a caso si parla in termini fumosi e quasi declinando i verbi al passato…

 

LE ALTRE

La Juve fa quel che vuole contro una Fiorentina che mostra a tutti (quelli che lo vogliono vedere) il lato negativo del voler giocare sempre nello stesso modo: hai di fronte Pirlo e lo lasci giocare, perché non ti abbassi alla pochezza di quelli che si adeguano in base all’avversario di turno? Bravo ciula: quello piglia palla, si beve un caffè, si fuma una zaga e lancia il compagno indisturbato. Va avanti così per 90’ minuti: la Juve ne segna 2 ma potrebbe giocare con una gamba sola per quanto è superiore alla Viola. Domenica tocca a noi, gita a Firenze e speranza di trovarli ancora così superbi e indolenti. Il timore invece è che Montella, tutt’altro che fesso, impari dai propri errori e lavori in questi giorni sui suoi, preparando a dovere la sfida di domenica sera.  

Il Milan strappa un punto a Cagliari che non ne nasconde le difficoltà. Là davanti Mario continua a far bene (rigore segnato a parte), ma il Faraone vive un momento di comprensibilissima stanca, e soprattutto il resto della squadra manca della qualità che si vede in avanti. Ambrosini e Flamini seguitano nel loro schema preferito (picchiare come fabbri ferrai) ricevendo il giallo solo dopo 3 o 4 “grazie” ricevute dall’arbitro (ovviamente lodato per il buon senso usato in queste occasioni). Mexes, già ammonito, stoppa con la mano un contropiede del Cagliari (senza peraltro riuscirci, visto che si prosegue per il vantaggio), ma a fine azione ovviamente l’arbitro “si dimentica” di estrarre il secondo giallo (e quindi rosso). La memoria per fortuna gli torna prontamente pochi secondi dopo, quando Astori, autore della trattenuta da rigore su Balotelli, viene ammonito per la seconda volta “a termini di regolamento” lasciando il Cagliari in 10 per gli ultimi minuti.

Lazio e Napoli fanno faville colpendo pali e traverse in serie e, per nostra fortuna, pareggiando una partita che ci permette l’avvicinamento a -1 dalla terza in classifica. Per quel che mi riguarda, il Napoli lasciamolo andare, ché arriverà secondo a meno di episodi di autolesionismo attualmente non alle viste. Noi concentriamoci sui compagni di sventura che galleggiano dal 4° al 7° posto, affrontando al meglio possibile le prossime sfide con Viola e cugini, inframmezzate dagli ottavi di Europa League su cui mi dilungherò stucchevolmente polemico tra poco.

 

E’ COMPLOTTO

Finalmente c’è trippa per gatti! E’ tornata la simpatica consuetudine di lanciare lo stronzolo nel ventilatore e sparare a pioggia su ogni atomo di vaga colorazione nerazzurra.

Ho volutamente tralasciato –quando non condiviso- le critiche di questa settimana ai giocatori e ancor più alla Società, per il modo in cui  (non) ha provveduto alle lacune tecniche, con i risultati visti nelle ultime uscite (Siena uber alles). Questo si chiama sacrosanto diritto (e dovere) di cronaca e di critica, oltretutto difficilmente contestabile nel merito. Negli ultimi giorni ho però letto cose carine che non posso che elencare una per una:

1)      Basta un rigore regalato al 92’ e segnato dal Bresciano Nero per far titolare a caratteri cubitali il principale quotidiano sportivo “Milan modello Barcellona”, ciarlando di “Cantera Rossonera” e “Generazione ‘90”, con tutti gli ammennicoli mediatici di cui il Minculpop rossonero è capace.  La notizia dovrebbe essere che tutta la trafila di squadre giovanili del Milan adotterà lo stesso schema utilizzato dalla prima squadra (il 4-3-3), sul modello –appunto- di Barcellona e Ajax. Con la piccola differenza, omessa da tutti nel solito silenzio assordante, che olandesi e spagnoli giocano in questo modo da qualche decennio, mentre i rossoneri hanno iniziato di fatto solo adesso a giocare così, e soprattutto senza analizzare minimamente i risultati raggiunti (if any) dal decantato settore giovanile casciavidico negli ultimi anni.

2)      Per ironia della sorte, negli stessi giorni l’Under 21 italiana batte la sempre temibile Germania per 1-0, con un reparto difensivo (portiere più linea a 4), composta da soli prodotti del settore giovanile dell’Inter, indiscutibilmente (numeri e trofei alla mano) il migliore in Italia negli ultimi 10 anni. La cosa ovviamente passa sotto completo silenzio nel giorno della partita e pure in quello dopo, per comparire sotto forma di trafiletto nelle pagine interne della Gazza dei giorni seguenti con un titolo che pressappoco suonava come “Toh! La difesa Under 21 arriva tutta dall’Inter” (NB: il “Toh” è l’unica cosa certa che ricordo). La notizia, quindi, non è il fatto in sé, quanto la sorpresa nell’apprendere di una tale curiosa coincidenza. Tanto per rincarare la dose, ecco negli stessi giorni l’articolo di Riccardo Signori sul Giornale (va beh… voglio farmi del male da solo) in cui sostanzialmente si dileggia la politica del settore giovanile nerazzurro, con riferimento alle cessioni di Balotelli, Santon, Destro e Bonucci (solo dai primi due si è incassato tanto quanto il Milan ha preso per Thiago Silva), e chiedendosi retoricamente che fine avessero fatto una decina di giovani promesse (mantenute o meno) che negli anni avevano scintillato nella Primavera nerazzurra.

Il concetto quindi è questo: il divario epocale tra Primavera e Serie A (sottolineato non a caso da Stramaccioni, che da lì arriva) è una non-notizia. O meglio, è proprio colpa dell’Inter, che si lascia sfuggire i suoi potenziali campioni e si illude di poter vincere tutto con Beati e Natalino (pestando anche una discreta merda, visto che il secondo è stato ricoverato per seri problemi di cuore, con la famiglia a ringraziare pubblicamente l’Inter e la famiglia Moratti per l’attenzione e le cure prestate). Il Palmarès dei giovani nerazzurri (solo l’anno scorso 3 scudetti su 4 tra Allievi, Giovanissimi, Berretti e Primavera) è come detto irrilevante. Se gli altri un settore giovanile vero e proprio non ce l’hanno, si può tranquillamente non parlarne (il Milan ha vinto un solo Campionato Pirmavera, negli anni ’60, e l’ultimo Viareggio nel 2001, ma tutti sull’attenti con la storiella della Cantera), mentre chi da anni lavora con impegno su tutte le proprie squadre giovanili raggiungendo successi in serie, viene criticato perché poi le promesse non vengono mantenute.

3)      Tornando solo un attimo all’arrivo di Balotelli al Milan, censuro fin da adesso i cori sentiti ieri sera  dagli illuminati genialoidi della nostra curva (tutto nella normalità –diciamo così- finché si tira in mezzo la mamma, tolleranza zero in caso di “uh uh uh” e di cori sull’asserita inesistenza di “negri italiani”). Posto che la multa dal solertissimo giudice Tosel arriverà puntuale come una cambiale, mi piacerebbe una dichiarazione del Signor Massimo “sotto gli uffici della Saras” in cui mette in guardia questi signori, chiarendo che non permetterà a niente e nessuno di vedere i nostri tifosi (e in ultima analisi la nostra squadra) paragonata ad altra feccia che si diverte a insultare altre persone sulla base della razza.  Aggiungo io: cantategli “Milanista di m…” che va più che bene.

Proseguendo, noto con piacere che la prima Balotellata di Linate è stata prontamente smentita dal Milan e si è quindi spenta sul nascere, e che nello stesso giorno si dava conto (con annesse lodi) della strategia messa a punto dal Milan per gestire l’immagine del calciatore e disciplinarne i rapporti con i media, oltre alla mossa di marketing di aver depositato il marchio “Creste Rossonere”. Curioso vero? Berlusca prima fa i complimenti a El Sharaawy intimandogli però ti tagliarsi i capelli, poi, usmato il profumo di marchettone commerciale, ne fa un punto di forza, creando il brand fattapposta. La coerenza prima di tutto e ancor di più, la squadra di calcio come un fustino di detersivo, da vendere e promuovere à go-go.

Splendida e giustamente distaccata la reazione di TV e giornali al dito portato alla bocca da Balotelli dopo il rigore segnato, a zittire il pubblico cagliaritano. E’ una leggerezza, sono ben altre le cose gravi, lasciamo perdere. Proprio come quando lo fece in maglia nerazzurra rivolto ai tifosi della Roma…

4)      Cambiando argomento, nel quadro sempre più triste e desolato del nostro Campionato, l’Osservatorio Calcio Italiano (http://www.osservatoriocalcioitaliano.it/) sulla base del database online di Stadiapostcards (http://www.stadiapostcards.com/) ci informa che l’Inter è la squadra italiana con il maggior numero di spettatori a partita, mentre da altra fonte apprendiamo che il tanto decantato Juventus Stadium, che avvicina le famiglie al calcio e dove regna un clima di armonia, pace e amore, è lo Stadio più multato della Serie A (http://sport.panorama.it/calcio/Juventus-Stadium-record-multe-tifosi-sputi-cori , spiace citare Panorama ma è l’unica fonte che ho rintracciato).

Silenzio assoluto su tutta la linea, c.v.d.

5)      Infine, mi chiedo retoricamente perché tante, se non tutte, le squadre italiane impegnate nelle Coppe possano anticipare o posticipare le partite di Campionato in funzione di quelle da giocare in trasferta in Europa, mentre l’Inter, impegnata giovedì 21 in Romania, sarà regolarmente impegnata domenica sera nel derby (di solito nel caso di Europa League, con partite al giovedì, si posticipa al lunedì successive).  Ma non vorremo mica scomodare il Derby e i cugini, vero? Infatti…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Birmingham nel derby cromatico contro l’Aston Villa: 2-1 e inchiodati a quota 30 punti; energetico brodino per i Villans che riemergono dalla zona retrocessione.

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante...

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante…

ANIMALANZA

ROMA-INTER 1-1

Un pareggio giusto nel suo confuso pressapochismo. Una Roma che procede a grandi folate e clamorosi errori sotto porta e sulla propria trequarti, un’Inter incapace di un solo passaggio illuminante degno di tale nome, e costretta pertanto a correre palla al piede per guadagnare campo. Non a caso, quell’animale calcistico di Guarin è stato il migliore in campo by far.

La lettura delle formazioni mi dà conferma di vecchi difetti (“proveremo fino all’ultimo per Cassano, vedremo se portarlo almeno in panchina”: Cassano è in tribuna) e sorprendenti novità (Livaja e non Rocchi a far coppia con Palacio, Gargano e non il Cuchu o Mudingayi in mezzo al campo). L’inizio come detto è di marca giallorossa, coi nostri che faticano a contenerli e con loro a sbagliare tanto. Si arriva presto al rigore per ginocchiata di Bradley sulla testa di Ranocchia, con il nostro difensore oltretutto ammonito e tutti gli altri talmente avvezzi al “libero arbitrio” da non protestare neanche.  Rigore inesistente, c’è poco da girarci intorno.  Paradossalmente, preso il ceffone l’Inter si desta, con Livaja che prima tenta la girata da campione (palo interno e smadonnaggio incorporato di chi scrive), poi è fermato per un fuorigioco che non c’è, ed infine con Guarin che sul gong decide che “s’è fatta ‘na certa”: tentativo di tiro da fuori area rimpallato e rincorsa del nostro a riprendere palla e guadagnare di forza la linea di fondo; cross basso per l’accorrente Palacio che deve solo metterci il piede. Pareggio! Per la cronaca, romanisti e ancor più giornalisti si affannano a cercare un possibile tocco di mano del Guaro, senza peraltro riuscirci.

La ripresa  vede inizialmente la Roma più spompata, complici i supplementari di Coppa Italia (giocati anche dall’Inter con 24 ore di anticipo) e soprattutto il gran ritmo del primo tempo.  L’Inter per una mezzora non corre rischi, ma di contro non sfrutta gli errori in disimpegno che i giallorossi hanno disseminato nei 90’. Qualche possibile contropiede smaschera –se ce ne fosse ulteriore bisogno- la poca qualità di passaggio dei nostri, ed ecco che l’imbeccata giusta non arriva mai, e l’attaccante di turno si incarta sul più bello.  Il finale è invece ancora di marca romana, con Piris e Osvaldo a non capitalizzare le nuove minacce portate alla porta di Handanovic, anche ieri sera tra i migliori. A nulla –purtroppo- serve l’ingresso di Rocchi, alla ricerca di quel 100° gol in Serie A che segnare contro gli odiati ex cugini evidentemente sarebbe stato troppo. Nella serata che sancisce l’addio ufficiale a Sneijder, svenduto ai turchi per poco più della metà di Pereira (per dire…) diventa imperativo andare alla ricerca di rinforzi in mezzo al campo, nella speranza che i 10 giorni di mercato rimasti siano sufficienti, ma col timore che questo granché da comprare  non ci sia…  

 

LE ALTRE

Giornata totalmente pro Juve (come se ce ne fosse bisogno): a parte lei e il Milan (per quel che conta…) tutte le altre concorrenti ad un posto Champions pareggiano, permettendo ai diversamente strisciati di fare un utile passo avanti in classifica. Continua senza tema di smentita il mio odio calcistico per le cosiddette squadre simpatia, con l’Udinese castiga-Inter a beccare 4 gol a Torino senza far giocare Di Natale se non nell’ultima mezzora, e con il Bologna gagliardo di pochi giorni fa a concedere a Pazzini la gioia di una doppietta tanto meritata quanto insperata.  Il turno era alquanto ostico sia per noi che per le nostre dirette concorrenti (Lazio e Napoli), quindi aver mantenuto le distanze non è poi così male: il problema, lapalissiano se volete, è che per recuperare punti a chi sta davanti devi vincere quando loro non lo fanno…

 

E’ COMPLOTTO

Comincio esternando il mio personale e stupito disgusto per il premio Fair Play “Andrea Fortunato” dato a Simone Perrotta della Roma, un picchiatore a piede libero che, tanto per essere chiari, avesse giocato nell’Inter, avrebbe collezionato più cartellini che maglie da titolare.  Proseguo sottolineando come le mie invettive sulla partita non fossero tanto indirizzate all’arbitro, quanto ai commentatori di Sky che, come purtroppo sempre più spesso accade, tentano in ogni modo di giustificare l’operato degli arbitri che sbagliano contro l’Inter. Ammetto di essere troppo tifoso per essere obiettivo, ma davvero fatico a capire come quello di Ranocchia possa essere considerato un intervento falloso. In diretta non ho avuto la percezione del fallo, ma solo di un gran casino, che Orsato avrà scambiato per sgambetto o roba simile, fischiando il penalty. Gli ex calciatori in studio a dire che si sarebbero arrabbiati e molto se una roba del genere fosse capitata a loro, i giornalisti a fare la supercazzola della postilla del regolamento, dove in verità si dice che va punita anche solo l’intenzione di compiere un intervento falloso. Seguendo alla lettera questo assunto, il tackle in scivolata in area di rigore equivarrebbe sempre alla massima punizione, essendo che Ranocchia non tocca in nessun modo l’avversario, il quale invece lo salta colpendolo poi involontariamente alla testa con il ginocchio. Ripeto: uno dei rigori più strampalati che io personalmente ricordi. Detto ciò, se i vari Caressa & Co. avessero detto “l’arbitro ha toppato” in mio animus complottandi sarebbe stato placato. Non è stato così: guardando i primi replay è stato tutto un “no non lo tocca… non c’è contatto… anzi è lui (Bradley) a finirgli sulla testa”, ma bastano pochi minuti per la cervellotica spiegazione in punta di regolamento, ovviamente applicabile solo a maglie nerazzurre a strisce verticali. Vana la mia speranza di avere sostegno quanto meno dai tesserati del F.C. Internazionale, visto che il Capitano (colpevole della palla persa da cui scaturisce il rigore) dice candidamente di non aver protestato perché “anche noi avevamo avuto la sensazione che il rigore ci fosse”. Alè, avanti con la sbrodola del capitano onesto e gran signore, a ulteriore riprova del fatto che la situazione era veramente difficile da giudicare.

Riprova della malafede è la già accennata spasmodica ricerca del tocco di mano di Guarin, che non viene trovata proprio perché non c’è, e che comunque avrebbe anche potuto –legittimamente, secondo loro- portare l’arbitro a fischiare fallo di mano. Curiosa questa interpretazione, comune ai due casi considerati: l’arbitro non deve fischiare in base a ciò che vede, e cioè il (non) fallo di Ranocchia o il (non) tocco di mano di Guarin, bensì in base a ciò che gli sembra possa essere successo.

Ribadisco, stavolta la mia non è una critica all’arbitro, ma proprio a questa mandria di supponenti prezzolati commentatori che devono in ogni caso dare la spiegazione che salva capra e cavoli: “due decisioni molto difficili da prendere”: sì, ma anche no. E soprattutto: una decisione sbagliata, una giusta.

Ultima chicca, a conferma del clima da tarallucci e vino, le lodi sperticate per il guardalinee che, a dire di Caressa, non ha sbagliato nemmeno una segnalazione. E’ stato bravo, ma una l’ha sbagliata, e Livaja era solo davanti al loro portiere dopo stop esemplare. Non cambia niente nel giudizio sul guardalinee, ne ha azzeccate tutte meno una, quindi ha fatto comunque il suo mestiere. Ma tu, Caressa, non puoi falsificare la realtà. E tu, cazzo di uno ZioBergomi, che minchia ci stai a fare lì se non a correggere le minchiate mistificatorie di quello là? Hai paura che ti prendano per tifoso interista? Non preoccuparti, non corri questo rischio. 

Visto l’annuncio ufficiale del passaggio di Sneijder al Galatasaray, non posso esimermi da un giudizio complessivo sull’operato della società, che svende l’ennesimo grande giocatore del Triplete senza essere stata capace di valorizzarne il patrimonio. 7.5 milioni di euro, che magari potranno diventare 10 con i vari bonus, rappresentano poco più di un rimborso spese, considerato il valore dell’olandese. Personalmente non mi interessa  il piano di ammortamento del giocatore e la possibile plusvalenza fatta a livello di bilancio (che, se c’è, è comunque minima): mi concentro sulla strategia di mercato e di comunicazione della Società, che ancora una volta, ma forse più di ogni altra volta, si è resa ostaggio del giocatore e del compratore. Duole essere d’accordo con Fabio Monti del Corriere, da decenni esperto di cose di Inter, ma ovviamente severo e spietato quando c’è da criticare: Branca deve avergli insidiato la figlia, visti i barili di disprezzo con cui condisce i suoi articoli sull’ex Cigno di Grosseto, ma la sostanza di quello che scrive è corretta: è stata l’Inter, attraverso Branca, ad aprire il caso, e da quel momento è stato come mettere il cartello SALDI fuori dal negozio.

La gestione paternalistica di Moratti, con aumenti di stipendio più o meno indiscriminati, ha portato il Club a dover ridiscutere contratti liberamente sottoscritti pochi anni o addirittura mesi prima, dicendo in sostanza “abbiamo scherzato, non ti do più 100 ma devi accontentarti di 60”. E questa, tolta la croppa di demagogia del “con quel che guadagnano, cosa vuoi che sia rinunciare a un milione all’anno?” è un’offerta che il giocatore può legittimamente rifiutare.

In quel caso, ecco che l’obiettivo della Società non è tanto incassare soldi per il cartellino del giocatore, quanto alleggerire il proprio monte ingaggi beneficiando dei minori costi alla voce stipendi. Ragionamento logico, se si vuole, ma che portato agli estremi costringe il Club a minimizzare il valore del giocatore (quando non addirittura a pagare una buonuscita affinché il Julio Cesar di turno se ne vada) con ovvio vantaggio del compratore di turno.

L’auspicio è che almeno dagli errori, e dalle ristrette necessità, si impari: la politica degli stipendi è decisamente cambiata, e con essa inevitabilmente anche la qualità della squadra: dopo la partita si faceva giustamente notare come un centrocampo di soli onesti cursori e mediani non facesse onore alla storia dell’Inter. Questo per dire che, per qualche anno, il Presidente non dovrebbe correre il rischio di pagare premi in caso di vittoria. Il giorno in cui ciò dovesse accadere, e comunque da oggi in poi, voglio sperare che eventuali elargizioni di danaro al di fuori dei contratti vigenti avvenga in forma di bonus una tantum e non di aumento sistematico in busta paga. E che, magari, gli scazzi con i propri giocatori vengano gestiti in futuro in maniera un poco meno naif .

 

WEST HAM

Magro pareggio casalingo col QPR, ultimo in classifica, che segue la dignitosa eliminazione dalla FA Cup ad opera del Manchester Utd nel replay ad Old Trafford. Periodo marroncino per gli Hammers…

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'"animalanza"!

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'”animalanza”!

SPRAZZI DI NORMALITA’

INTER-PESCARA 2-0

Come forse già saprete, quando c’è di mezzo la mia squadra non sono abituato alle cose semplici, ed ancor meno alle cose normali. Di conseguenza, la tranquilla vittoria casalinga contro il Pescara di sabato sera mi stupisce nella sua rassicurante banalità: un gol per tempo, zero pericoli corsi in 90’ e 3 punti portati a casa senza nemmeno soffrire un po’.

La difesa può permettersi, nell’emergenza, il lusso di schierare due “non marcatori” su tre (Cuchu e Chivu), unitamente al peggior difensore attualmente in organico (Silvestre). I tre però, complice la pochezza abruzzese, non corrono pericoli, con lo stesso “Pino” –chiedo scusa per la battuta di quarta…- a disimpegnarsi bene anche in appoggio all’altra sciagura Jonathan, nuovamente in campo stante la morìa di laterali a disposizione.

A metacampo, Zanna in posizione di “volante” e il Guaro pronto all’assalto, con la bella novità Benassi a sradicare palloni come il miglior Gargano e impostare come il miglior… nessuno (limitando il paragone alla rosa nerazzurra 2012/2013). In avanti, Milito recuperato ma in panca, con Palacio e Cassano a cercarsi e trovarsi as usual più che bene.

Dopo l’ormai classico “mezzo rigore” non dato all’Inter con Guarin fermato in area di rigore (per una volta per tutte decidetevi: l’entrata in scivolone che piglia gamba e piede o è sempre rigore o non lo è mai, cazzo!), la treccia più tamarra del West sfrutta al meglio l’imbeccata di Chivu e la piroetta volante di Cassano, fintando col corpo su Terlizzi e piazzando di giustezza con l’interno destro sul primo palo. Vantaggio sacrosanto, che solo la succitata sciagura, omonima del gabbiano letterario, non trasforma in raddoppio, stante la scellerata decisione di crossare alto invece di appoggiare col piattone rasoterra per l’accorrente Palacio (ancora lui), dopo una bella azione allo scadere del primo tempo.

Poco male, in ogni caso.  In avvio di ripresa, dopo splendido assist di Guarin, la Trenza indiavolata segna purtroppo in leggero fuorigioco. Nemmeno il tempo per esaurire il campionario di madonne smozzicate, che le parti si invertono, e nell’azione in cui anche Jonathan riesce a metterci del suo, i due campioni di giornata si scambiano i ruoli, con l’argentino a controllare e dribblare in area, ed il colombiano a girare comodamente in porta il succulento caramellone a centro area. 2-0 e tutti contenti. Ando’ va più volte vicino all’assist vincente, risultando di contro alquanto spompato alla conclusione. La ormai usuale sostituzione a metà ripresa avviene non tra i soliti abbracci, ma su questo tornerò tra breve.

Torno a quanto detto all’inizio: una vittoria “normale”, per la squadra più “anormale” del mondo, è una notizia.

Bene così, consci del fatto che il nostro campionato vivrà di controprove con cadenza settimanale, tanto per capire se il dilemma avanzato da Strama (una grande squadra che ha vissuto un brutto periodo o una squadra normale che ha vissuto due mesi di grazia) va risolto con o senza supporto psichiatrico.

 

LE ALTRE

La Lazio conferma il suo buon momento, regolando l’Atalanta e guadagnando altri 2 punti sulla Juve, fermata sul pari a Parma non senza polemiche.  Bene anche il Napoli che ne dà 3 al Palermo e si mantiene là sopra insieme a noi. L’Udinese, dopo essersi fatta maledire dal sottoscritto per l’auto-gollonzo del loro portiere che dà il vantaggio alla Fiorentina, rifila tre fischioni ai viola fermando almeno uno dei nostri “compagni di pianerottolo” (copyright il sempiterno Trap). Il Milan a Genova non va oltre un mediocre 0-0 con la Samp, restando alla ragguardevole distanza di 7 punti dall’Inter, anche se per tutti “è da terzo posto”.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo dalle uniche due notizie degne di nota: Cassano infuriato con Strama per il cambio e Sneijder che non esulta al raddoppio dei compagni. Tutto il resto è irrilevante, perchè il Pescara fa schifo al cazzo. L’ho esagerata un po’, ma la solfa è questa. Mettiamola così: che Fantantonio non volesse uscire, e che forse comprensibilmente sia stufo dei puntuali cambi del Mister a metà ripresa è possibile e anche comprensibile, però: non ha fatto sceneggiate al momento della sostituzione -e conoscendo il tipo sappiamo che non gli mancano certo le capacità- ed ha un solo modo per convincere Strama a cambiare idea -leggasi: aumentare il ritmo e diminuire i kg di sovrappeso. Aldilà dell’incazzatura, lui stesso sa di non avere i 90′ nelle gambe, e per me parte della rabbia di sabato era dovuta proprio a qualche errore di misura dettata dal fiato corto e dalla zampa granitica.

Su Sneijder, bella smerda a Compagnoni e Di Gennaro (che con Alciato compongono il trio milanista gentilmente in serivizio a commentare l’Inter) quando lo vedono rientrare in zona VIP a metà primo tempo. “Forse è arrivata una chiamata da Istanbul e per Sneijder potrebbe essere finita qui”, per poi rivederlo 3 minuti dopo al suo posto e dire “Ah no, è ancora a San Siro”.

Vomitevole poi la ricerca del ricorso storico a tutti i costi, quando nel dopopartita viene intervistato il debuttante Benassi, al quale viene detto”tu sei nato il 5 maggio, data infausta per l’Inter…”. Spiazzante la risposta del giovanotto: “Veramente sono nato l’8 settembre“. Merde.

Trallaltramente, splendida l’immagine a fine partita, con Benassi stesso abbracciato e complimentato dal resto della squadra. Il solito spogliatoio spaccato…

Il Minculpop rossonero invece come al solito detta la linea editoriale a tutti i media che appecoronati ripetono fino allo sfinimento lo spot di giornata: gli attaccanti in campo hanno 60 anni in tre. Grande il “Mondo” alla Domenica Sportiva quando riporta tutti sulla terra dicendo in sostanza “aldilà degli slogan, lasciamo crescere i giovani in pace e non facciamone una bandierina da sventolare all’occasione”.

.

WEST HAM

Brutta sconfitta per 3-0 a Sunderland, contro pari classifica. Onestamente evitabile…

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira' regolare puncicata a marchiare col sangue l'ingresso nel clan dell'asado

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira’ regolare puncicata a marchiare col sangue l’ingresso nel clan dell’asado

WAKE UP TO REALITY

ATALANTA-INTER 3-2

Il risveglio è amaro ma difficilmente evitabile. Nemmeno il più ottimista tra noi poteva sperare che la serie di vittorie, ancor di più in trasferta, continuasse sine die tra il sollazzo nostro e lo scoramento altrui. Quindi abbiamo preso tre pere in una partita che si poteva anche pareggiare e financo vincere. Non mi vergogno più di niente, quindi riconosco senza problemi che in questo stesso campionato abbiamo vinto partite giocate assai peggio di ieri (Toro, Chievo, Derby la triade della speculazione calcistica), ma proprio perché altre volte ci è andata bene, non sto qui a rimuginare per una sconfitta che, come detto, arriva dopo un periodo aureo.

Piuttosto, ci sarà da imparare da questi tre fischioni, e farne tesoro, anche. Senza Samuel e Ranocchia abbiamo ballato e non poco: comprendo le difficoltà di organico di Stramaccioni e la sua scelta di tenere il Cuchu a metacampo, per non concedere il pallino del gioco agli orobici; fatto sta che la difesa, guarnita dai soli JJ e Silvestre, ha ballato e non poco, soprattutto nell’argentino che, nei fatti e al netto di errori arbitrali, ha sulla coscienza due dei tre siluri beccati. Volendo vedere i lati positivi, la partita di ieri ci fa ancor più apprezzare la “svolta” post Siena e la conversione alla difesa a tre, che senz’altro offre una maggior protezione ad Handanovic e rimane a mio parere l’assetto tattico su cui insistere, in attesa di centrocampi migliori. Detto ciò, e quindi smentendomi a distanza di poche parole, ho trovato interessante l’affermazione di Colantuono, che ha detto di essere stato costretto a preparare 3 o 4 partite diverse, a seconda dello schieramento scelto dall’Inter. Questa “camaleonticità” dei nostri mi pare una ricchezza da sfruttare, tanto per non dare punti di riferimento agli avversari e sfruttare i pochi effetti sorpresa ancora possibili nel giuoco del pallone. Chiaro che lo scherzo viene meglio quando puoi scegliere e non quando sei obbligato a cambiare. Ma tant’è.

L’Atalanta ha giocato meglio e ha meritato di vincere, e se vogliamo fare i farmacisti e pesare sul bilancino le occasioni dei bergamaschi, il rigore assai generoso è compensato dal gol divorato da Denis nel primo tempo. Noi come detto abbiamo ballato e parecchio, anche se là davanti Palacio è stato pericoloso, supportato solo a momenti da un Cassano svagato e da un Milito con le polveri bagnate.

Le lodi di queste settimane sul trio delle meraviglie deve aver nuociuto ai nostri, se è vero come è vero che i ragazzi cercano con ottusa insistenza la triangolazione al limite dell’area, sfidando la muraglia orobica, invece che propendere per la sabongia ignorante (quanto ho goduto al pareggio di Guarin su tiro centralotto ma a voragine). Ragazzi, di Barcellona ce n’è uno e per fortuna sta lontano da qui. Noi giochiamo come siamo capaci di fare, e tiriamo, porcadiquellatroia.

La settimana vuota da impegni infrasettimanali speriamo arrivi a fagiuolo, in modo da recuperare fisico e morale in vista del Cagliari in casa, partita da vincere-e-non-ci-sono-cazzi, visti i concomitanti incroci tra Juve-Lazio-Napoli-Milan.  Aldilà della goduria immensa rappresentata dalle tre pere rifilate ai gobbi a Torino, resto tuttavia convinto che il Campionato lo si vinca sulla regolarità più che sugli scontri diretti: motivo per cui temo che la Juve non avrà grosse difficoltà a bissare lo scudetto. Noi però dobbiamo rimanere in scia, principalmente perché you never know… e poi perché arrivare secondi vorrebbe dire Champions senza passare dal via (leggasi: preliminari). Lo scontro col Napoli arriverà a Dicembre e credo che il prossimo mese darà un’idea di cosa poterci legittimamente aspettare dal girone di ritorno.

Non posso però chiudere senza aver sentenziato sui singoli: so che molti di noi se la prenderanno con Silvestre, che poco fa ho già segnalato come responsabile del 66% dei gol presi ieri sera. Però Silvestre nella difesa titolare, ad oggi, non ha mai giocato, e non è da lui che mi aspetto grandi cose (qualcosa di meglio sì, chè se intervieni a scivolone in area su uno che pesa 30 kg è ovvio che quello ce prova: hai preso la palla, sì, sei innocente ma ingenuo come un bambino dell’asilo, nido). Piuttosto è Alvarez che non voglio più vedere. Ieri è entrato con l’indolenza e la presunzione del peggior Recoba, scartandosi da solo sui primi 3 palloni toccati e colpendo gli omini delle bibite nelle due azioni seguenti. 12 milioni per ‘sto coso qui, negli stessi giorni in cui –non lo dimentico- la Roma pigliava Lamela. Poco da dire, non puoi sempre pescare il jolly quando compri giovani interessanti in prospettiva, ma dovremmo ormai aver capito che chell lì l’è no da Inter.

LE ALTRE

La Juve demolisce un Pescara  che fa quasi tenerezza, riprendendosi il +4 di 10 giorni fa ed annullando, almeno aritmeticamente, le conseguenze della nostra impresa. Il Napoli ribalta la partita nel finale contro il Genoa e si rimette in scia, ad un solo punto dai nostri. Il Milan si conferma certezza granitica perdendo una partita di rara pochezza, in cui riesce a sbagliare un rigore con Pato –credo l’abbiano impalato nello spogliatoio nell’intervallo, non potendosi più difendere nemmeno con gli ammanicamenti alle alte sfere-, a segnare con Pazzini dopo palo di tacco di Mexes, ma soprattutto a pigliare 3 gol da una Fiorentina senza Jovetic. Bella squadra la Viola, che sta anche imparando che tirare in porta non è peccato mortale e non danneggia la salute. La Lazio vince il Derby in rimonta, dopo l’ennesimo e allucinante black out di un giocatore capitolino nella stracittadina (De Rossi nell’occasione): non ho i numeri sotto mano, ma credo che negli ultimi 20 derby, le sfide finite in 11 contro 11 si contino sulle dita di un’unghia (cit. etilica tardo adolescenziale ma sempre valida); anche a Milano il derby è sentito, e molto, eppure non vedo in campo quella percentuale così alta di “vene toppate” che invece riscontro puntualmente all’ombra del Cupolone. Mistero della fede…

E’ COMPLOTTO

Pirotecnica la settimana nella quale si è cercato di fare passare la sconfitta della Juve come “salutare” per i bianconeri che si sono levati di dosso il peso del record di imbattibilità e che possono guardare al futuro con rinnovato spirito. Del resto, se gli errori arbitrali nei 90’ li avevano “psicologicamente sfavoriti”,  devo ammettere che nello sparare cazzate c’è una certa coerenza. Che ovviamente non è applicabile all’Inter, visto che già piovono titoli all’insegna del “tutto da rifare” dopo una sconfitta che chiude una striscia record di 10 vittorie in trasferta consecutive.

Lode al Mister che, pur tenendo fede alla sua promessa di non commentare gli episodi arbitrali, lascia comunque trasparire il suo disappunto quando dice “non ho commentato quelli di Torino, volete che commenti questo?”. Bravo Strama, avanti così anche sotto questo aspetto.

Volevo invece spendere un paio di righe per dare personalissimi –e in quanto tali sacrosanti- giudizi su alcune delle voci che abitualmente commentano le gesta dei nostri eroi in bragoni corti su Sky (spero sia già noto il perché non sia utente di Mediaset Premium, chè non è che siccome non sei più Presidente del Consiglio, allora ti do i soldi per la tua cazzo di pay tv…).

So che molti interisti detestano lo Zio Bergomi, accomunandolo alla suprema prostituta Aldo Serena (puttana-l’hai-fatto-per-la-grana) nel parlare male della squadra in cui tanto ha giocato e troppo poco ha vinto. A me lo Zio invece piace, pur nel suo detestabile zerbinaggio al Caressa di turno (Sì Fabio, Certo Fabio, sono d’accordo Fabio). Di calcio ne sa a pacchi, e credo che, nonostante l’amore mai sbocciato col Sig. Massimo, si violenti ogni volta per mantenere un’obiettività credibile e non mostrarsi più nerazzurro di quello che è.

Alla stessa stregua, seppur con colori inequivocabilmente diversi, apprezzo i commenti di Boban e Costacurta: il primo è tra i critici più feroci del Milan –e di tutte le squadre in generale, mi fa morire la pacatezza e l’occhio assonnato con cui dice al malcapitato di turno “Mister, stasera avete giocato malissimo e non ha funzionato niente”-. Il secondo, un po’ come lo Zio, non si nasconde dietro un dito, tentando di dissimulare la militanza ventennale nella sua squadra, ma lo fa senza mai essere fazioso, ed esibendo anche qui una competenza che –onestamente- non gli riconoscevo (da giocatore l’ho sempre odiato e considerato un miracolato, il Ringo Starr dei centrali difensivi, chè tra John Lennon Maldini e Paul McCartney Baresi la mia porca figura l’avrei fatta anch’io).

Dove invece mi inviperisco è nell’ascolto di quelli che dovrebbero essere giornalisti o opinionisti “senza pedigree”. Caressa è semplicemente insopportabile, convinto che la gente segua la partita per sentire lui e non per vedere chi vince. La sua innegabile preparazione in termini di regolamento ed aneddotica sfocia il più delle volte nella saccenza del primo della classe. Del resto, uno che ha voluto tradurre la versione della maturità dal greco in latino dice tutto di sé già a 18 anni… Sconcerti spero si presti al gioco di sostenere di volta in volta la tesi meno plausibile, perché se quello che porta avanti non è un esercizio di stile, la soluzione è una sola (T.S.O.). Accomunare anche pur alla lontana Moggi e Facchetti, ritenere la Juve penalizzata dagli episodi arbitrali a proprio favore, e trasecolare allibito allorquando qualcuno osa adombrare suddetti errori con il sospetto di una malafede è davvero troppo per essere vero. Tanto per dire l’ultimissima, prima della partita di Bergamo mi pare preconizzasse un’Inter arroccata in difesa, schierata con 8 tra difensori e mediani e con soli 3 giocatori offensivi. Ora, a parte il considerare Guarin un mediano rubapalloni, non trovate anche voi singolare che una squadra che schieri 3 punte in trasferta non venga lodata –o anche solo commentata- per questo fatto, ma venga criticata- o anche solo liquidata- con una considerazione sugli altri 8 in campo? Andando poi nel tecnico, complimenti al decano Sconcerti: l’Inter ieri sera ha perso proprio per lo scarso filtro che il centrocampo ha garantito ad una difesa già sguarnita di suo…

Morale, arrivo a preferire un commento fazioso ma intellettualmente onesto a quelle che chiamo prostitute intellettuali: Scarpini, tanto per non far nomi, non mi fa impazzire perché spesso dice quello che spera accada, non quello che accade (classico esempio dopo tiraccio dei nostri alla bandierina: “c’è una deviazione? è calcio d’angolo?” e dovendosi poi smentire da solo 5 secondi dopo), ma almeno non ha dei commenti pre-costituiti, non ha 2 o 3 copioni scritti in funzione del risultato, che fanno comunque leva sui soliti luoghi comuni triti e ritriti e peraltro spesso falsi (l’Inter cinica, l’Inter che si basa sulle individualità, il risultato non dice tutto –ma solo quando vince-…). E’ capace, lui come altri, di dire “questo era rigore” anche se il fallo l’ha commesso Samuel, oppure “ci è andata bene” se (ma quando mai?) l’arbitro sbaglia a nostro favore. Poi, è ovvio, se c’è da indignarsi per un torto subito o esultare per un gol, grida anche più degli altri, ma almeno senza togliersi le cuffie per non farsi sentire (vero Caressa?).

WEST HAM

Vittoria da vertigini nel profondo Nord, Newcastle battuto e incredibile 6° posto assicurato, più in alto dei concittadini Tottenham e Arsenal, tanto per dire… they reach the sky!

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo...

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo…