PROVA DELLA VOLONTA’

INTER-SAMPDORIA 1-0

La citazione del titolo apre squarci di malinconia agrodolce e financo sdolcinata, ma mi accompagna ormai da qualche decennio (Mignon è partita, per gli ignoranti).

La partita con la Samp offre più di un aspetto di difficile comprensione ad un tifoso ossimorico come me, capace di pensare di poter vincerle tutte e un secondo dopo di temere anche il peggior scarpone avversario. I miei occhi vedono un’Inter capace di creare una mezza dozzina di occasionissime, di vederle divorate sistematicamente da quello che è (stato?) il nostro miglior attaccante, di perdere un pezzo fondamentale del proprio centrocampo (Hernanes), sostituito da quello che è il paracarro per antonomasia.

E proprio il succitato arnese stradale (Kuz per gli amici), dopo essersi mangiato un gol poco dopo il suo ingresso, ci regala la ciliegina della serata, facendosi azzoppare dal pur bravo Romagnoli, esiziale nella circostanza quando sgambetta l’avversario di spalle alla porta.

Icardi timbra il secondo rigore in 4 giorni (incredibbbile!!!) e la Samp conosce la parola “sconfitta” per la prima volta in stagione.

Premesso che la partita poteva tranquillamente finire con un pareggio, i nostri mi sono piaciuti forse ancor più che col Napoli. Che Palacio sbagli tutti quei gol è purtroppo possibile, visto il migliorabile stato di forma, nè mi sento di dar contro a chi da due anni ha mostrato gli unici lampi di classe di una squadra altrimenti assai modesta.

Splendidi nelle varie occasioni Hernanes e (soprattutto) Kovacic a trovare i giusti pertugi per la palla, che pareva in effetti “strumpallazza” per il Trenza, incapace com’era di ammansirla e dirigerla mansueta verso la rete avversaria.

La difesa tiene bene, con Vidic diga silenziosa (ha giocato bene, quindi nessuno ne parla), Ranocchia preciso negli anticipi e Juan Jesus potenzialmente migliore del reparto, se non fosse per un paio di disattenzioni che lasciano scappare Gabbiadini verso la porta (esemplare a riguardo l’ulltima azione del primo tempo, che poi culmina con la traversa di Duncan).

Obi a destra è adattato e non riesce a dare continuità alla sua azione, giocando sempre e solo col sinistro: lì o sei bravo a superare in partenza il tuo marcatore oppure sono cacchi amari, chè a puntarlo vai sempre e solo verso l’interno. Quello lo sa, e lì ti aspetta.

Nonostante la manciata di punti già buttati via in questa prima decina di partite, siamo comunque ancora nel gruppone di aspiranti al terzo posto: ci sono 7 squadre tra i 15 e i 16 punti, in attesa di Lazio e Verona impegnate stasera, e tutto è ancora in gioco, .

Sabato saremo su uno dei campacci infami per definizione (Parma) contro una squadra in crisi nera e come tale pericolosissima.

LE ALTRE

Il Milan sbaglia un cross e segna con Bonaventura (altro che beffardo pallonetto!), rischiando come al solito tanto in difesa, con Abbiati che si fa perdonare l’uscita a vuoto sul vantaggio di Ibarbo. Il Napoli riacciuffa la partita di Bergamo pareggiando a 5 dalla fine e sbagliando un rigore con Higuain e un gol ancor più facile con Callejon, che spara alto da zero metri (se ci prova altre 100 volte non ce la fa…). La Viola ne fa 3 all’Udinese e la Roma non ha problemi a regolare 2-0 il Cesena.

Il GiovaneAntonini fa felice tutta Italia purgando la Juve al 94′ di una partita che apprendo essere stata dominata dai gobbi. Divertente la storia dell’ex rossonero, mai andato troppo d’accordo con Allegri (eufemismo), e che con uno stop sbagliato e una scarpata a carambolare sulla tibia dell’avversario beffa il suo ex allenatore facendo felice tutta l’Italia non bianconera. Devo ammettere che, ancora sintonizzato sulla “mia” partita, avevo sentito un sussulto della folla pochi secondi prima del fischio finale, ed avevo immediatamente pensato ad una sconfitta del Milan, chè va bene essere ottimisti, ma un sifulotto bianconero proprio non me l’aspettavo.

E invece, si potrebbe dire, God pays his debts without money!

E’ COMPLOTTO

Sì perchè la Juve, come se ne avesse bisogno, ha ulteriormente cementato la sua solida reputazione di Vecchia Megéra del calcio italiano, mostrando per l’ennesima volta l’assenza di quello “stile” di cui invece si vanta -a vanvera- da sempre.

Le uscite di Andrea Agnelli e di Evelina Christillin sono state talmente fuori posto da farmi essere d’accordo rispettivamente con Ignazio La Russa e Mario Giordano.

Prova della volontà, si diceva in apertura…

Ho provato un misto di ammirazione e compassione nel sentire e vedere Mazzarri nel dopopartita. I fischi, checchè ne dica, li ha sentiti eccome, e a mio parere ha pure fatto bene a “mandarli” a fine primo tempo. Il tifoso disfattista ha sempre vita facile, ed è più che legittimo fischiare squadra e allenatore quando si fa cacare.

Non mi è parso fosse questa l’occaasione giusta per farlo: i nostri, come detto, han giocato bene, e un Palacio in versione autentica avrebbe chiuso il match ben prima del (sacrosanto) rigore concesso agli sgoccioli. Temo che l’odiata categoria dei Luoghi Comuni Maledetti abbia fatto un’altra vittima, e che quindi per definizione Mazzarri sia un incapace e faccia giocar male la squadra.

Critichiamolo quando tiene in campo tre centrali contro squadre che schierano una punta e basta, smadonniamo quando non inserisce Bonazzoli o Puscas in partite che non si sbloccano, ma non fischiamo per partito preso.

Eccheccazzo.

Il Kuz al suo meglio

Il Kuz al suo meglio

MANUALE DEL (ANTI) CALCIO

CESENA-INTER 0-1

Coerenza, Mario. Coerenza.

Hai sempre detto che avresti sempre preferito una vittoria risicata, squallida e imbarazzante ad un pareggio arioso, spettacolare e pieno di giUoco.

Coerenza.

Ok, ce la posso fare: i tre punti sono la cosa più importante, e di questo, visti i tempi grami, dobbiamo gioire.

I tre punti sono anche la sola cosa da portarci a casa, visto che la pochezza dei nostri è stata imbarazzante quasi quanto il completo “spezzato” (solita maglia del pigiama accoppiata a calzoncini bianchi con numeri rossi: i trend setter credo chiamino questo stile “‘na scarpa e ‘na ciabatta“). Quantomeno, la mise è lo specchio perfetto della prestazione dei ragazzi. Giochiamo per un’ora con un uomo in più, soffrendo sistematicamente il loro pressing, finendo una decina di volte in fuorigioco e rischiando di prendere il fischione all’ultimo secondo.

Detto che i pochi scampoli di calcio ce li fanno vedere Kovacic ed Hernanes (i migliori da un punto di vista potenziale, e per fortuna anche all’atto pratico), il resto della partita è la quintessenza di una imbarazzante mediocrità, con la difesa a soffrire molto più i propri limiti tecnico/tattici della pericolosità degli avversari, e con gli attaccanti a far a gara tra loro a chi butta nel cesso più occasioni da gol.

Ma abbiamo vinto, e dobbiamo farcelo bastare.

Vestendo per un attimo gli amati panni del tènnico, mi vengono in mente due robe:

1) se avessimo un centrocampista degno di tale nome (e quindi non un paracarro come il Kuz, un picchiatore in libera uscita come M’Vila, un cranioleso come Guarin o un bravo ragazzo come Khrin), caldeggerei fortemente un immediato passaggio ad una difesa a 4, in modo da guadagnare un uomo in più in mediana, tanto per non essere costretti a novene e rosari  quotidiani che preservino Kovacic e Hernanes da qualsivoglia malanno di stagione.

Sento parlare un gran bene di Baselli dell’Atalanta, il nuovo Pirlo secondo la vulgata pallonara. Ora, posto che non l’ho mai visto giocare, sarebbe interessante acchiapparlo e capire come potrebbe cambiare la nostra mediana supportando i due succitati, fermo restando il cagnaccio Medel a randellare tutto ciò che si muove dalle sue parti (se è il pallone, pazienza!, cit.). Probabilmente non se ne farà nulla, visto che l’arrivo dell’orobico pare condizionato alla partenza dell’amatissimo Kuz, che legittimamente non ne ha manco per le palle di andarsene in una squadra (ancor) più scarsa della nostra.

2) In apparente contraddizione con quel che ho detto e scritto ultimamente, le critiche a Mazzarri mi paiono sempre meno irragionevoli.

Mettiamola così: il Miste’ offre evidenze quotidiane che corroborano il già robusto dossier ai suoi danni. Partite come quella di ieri, o come il soporifero 0-0 infrasettimanale contro il St Etienne, sono tra le peggiori esibizioni dei nerazzurri che io ricordi. Non solo: questa considerazione comincio a farla abbastanza di frequente, segno che non si tratta della solita “giornataccia” che capita una volta ogni tanto, ma che è proprio una tendenza non so quanto rimediabile.

Personalmente, continuo a pensare che una squadra che schiera Palacio, Icardi, Hernanes, Kovacic, Ranocchia e Handanovic non possa far così schifo. Se invece fa -ripetutamente- così schifo, lo sguardo volge inevitabilmente verso la panca.

Ora, riprendendo l’auto-esortazione iniziale (Coerenza!) non arrivo ovviamente ad augurarmi “la testa di Mazzarri su un piatto“, ma le motivazioni alla base della mia convinzione sono puramente economiche: non ce lo possiamo permettere!

Aver visto il Mancio in tribuna ieri ha fatto vacillare il mio cuoricione da tifoso e, se continuo a ritenere che nemmeno Gesù Cristo potrebbe fare di Jonathan il nuovo Maicon, inizio a sospettare che attorno a Mazzarri inizi a mancare quella fiducia da parte di tutto l’ambiente (Società in primis e giocatori in secundis) necessaria per “fare bene” -altra frase che odio, come se ci fossero squadre che vogliono fare “così così” o addirittura “fare schif’alcazzo“.

Mi auto-infliggo un periodo di auto-analisi per capire che razza di tifoso sono.

Vi farò sapere i risultati.

LE ALTRE

Detto che Udinese e Sampdoria sono meritatissimamente al terzo posto, con i liguri attesi in settimana a San Siro, Lazio e Napoli vincono mantenendo immutato il loro vantaggio nei nostri confronti.

Guadagniamo invece 2 punti su Milan e Fiorentina che pareggiano nel posticipo dei posticipi, mentre là in cima la Juve torna a +3 battendo il Palermo e approfittando dello 0-0 della Maggica in casa Samp.

E’ COMPLOTTO

Non volendo dissipare ulteriore spazio informatico sull’addio del Signor Massimo, faccio solo presente quanto successo a distanza di poche ore.

Il nostro, dopo mesi di silenzio d’oro, prorompe in tutta la sua simpatttia vaticinando volatili per diabetici all’attuale Mister e facendo capire che, con lui ancora al comando, l’esonero ci sarebbe già stato.

Due giorni dopo, le già ricordate dimissioni, nei tempi e modi sbarazzini così consoni al personaggio.

Grazie a una fortunosa coincidenza, merito dell’utile idiota di turno, la nuova dirigenza del Club ha l’occasione di guadagnare immediatamente vagonate di punti in popolarità presso i tifosi nostalgici, assestando quello sganassone mediatico che noi poveri Intertristi chiedevamo al Signor Massimo da anni, mai ascoltati se non per argomentare che “noi siamo superiori, non ci abbassiamo al loro livello, tanto la gente sa com’è andata…“.

E invece, eccolo qui il capolavoro:

#insiemeallasuareputazione

Spero sia chiaro a tutti il danno perpetuato in 18 anni di dichiarazioni Simpattiche e la squassante differenza con le 6 righe qui sopra incorniciate.

Probabilmente, un ventennio di esternazioni quotidiane e rese con la consueta disponibilità aveva annebbiato la vista a molti e reso tanti di noi (di voi!) incapaci di capirne la gravità.

Eh sì che bastava così poco…

Concludo con una bagatella, ennesima spia dell’aria che si respira intorno alle strisce neroblù. La Gazza dà 5 in pagella all’arbitro di Cesena-Inter argomentando che il rigore “ci può stare” ma che l’espulsione è eccessiva.

Però, nell’apposito “box” che analizza più in dettaglio gli episodi da moviola, la solfa è leggermente diversa. Lì testualmente si legge: “Poco da dire sul rigore, mentre qualche dubbio arriva sul rosso per la chiara occasione da rete. Palacio, infatti, per scavalcare il portiere cerca la via esterna, mentre Lucchini sta rientrando. La regola, però, è severa e dà parametri precisi: quando il fallo arriva nei pressi dell’area piccola, il rosso è quasi automatico. Mazzoleni, insomma, si attiene alla direttiva (molto severa e contestata) avuta“.

Ma intanto gli diamo 5 e buttiamo un po’ di merda nel ventilatore, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Nel frattempo, il raddoppio della Juve si limita a “suscitare dubbi”. Tanto stavano già vincendo…

WEST HAM

Goduria pura!

Battiamo 2-1 il Manchester City e restiamo quarti in classifica!

E, ancor più bello, il secondo gol è frutto di “moviola in campo”, con gli arbitri a bordo campo a controllare e confermare in pochi secondi che la palla ha interamente superato la linea entrando quindi in rete.

as-simple-as-that

as-simple-as-that

Senza interminabili interruzioni nel gioco, senza suicidi di massa, senza rivolte popolari nelle strade. E, soprattutto, in culo a Platini!

They fly so high!

maglia del pigiama e braghe coi numeri rossi?!?!?

maglia del pigiama e braghe bianche coi numeri rossi!?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ma come ti vesti !?!?!

IN CULO ALLA PASTINA

INTER-NAPOLI 2-2

C’è un cervellotico sillogismo che spiega il titolo.

In casa mia, da sempre, non so quanto scientemente, domenica sera + sconfitta dell’Inter vuol dire pastina in brodo per cena.

La solfa nasce nella mia infanzia, con il piccolo “me” a lamentarsi della cosa: come se non bastasse la tragedia del weekend ormai andato, dei compiti non fatti con interrogazione alle porte, della sconfitta nerazzurra ancora sullo stomaco, ecco l’odiata brodaglia a sancire l’ìnsipienza del momento.

Poi arrivarono la peitivù, i posticipi serali, con tanto di “frittatone di cipolle e familiare di Peroni gelata” davanti alla tele.

Pina: stacca il telefono!!

Pina: stacca il telefono!!

Ecco, ieri sera ho volutamente proposto un’autogufata preventiva, rinunciando alla pizza speckezola di Rocco Pasquale e chiedendo alla mugliera un corroborante piatto di tempestine con acqua e dado. Questo per dire la fiducia che riponevo nei nostri, visto anche l’allineamento dei pianeti a premiare che non lo merita (i cugini) e beffare chi solo pochi giorni fa pareva uno squadrone (Viola).

Una volta sorbito il consommé, raggiungevo il divano come fa il condannato col patibolo, e invece…

Minchia, il primo tempo sembravamo una squadra di calcio! Gente che sa cosa fare con la palla, addirittura un possesso per un volta ragionato, comprensivo di tiri in porta e un palo di Hernanes. Napoli non pervenuto, e vantaggio nerazzurro che sarebbe stato più che meritato.

Obi è riciclato come laterale destro e nei primi 20 minuti fa un figurone, mantenendo la media oltre la sufficienza per tutta l’ora passata in campo. Hernanes e Kovacic per una volta giocano bene insieme e non in alternativa uno all’altro, e Palacio fa capire quanto sia importante avere una punta che non aspetta la boccia (vero Icardi?) ma si fa in quattro per andarsela a pigliare.

Quasi troppo bello per essere vero, e infatti nella ripresa la musica cambia: senza fare chissachè, il Napoli inizia a giocare e noi rinculiamo sempre più. Insigne pareggia il conto dei pali e fino alla mezzora della ripresa l’equilibrio non si spezza.

Tanto per chiarire: meglio (e di molto) noi nel primo tempo che loro nel secondo. Per quel che vale.

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri invece decidono che, più o meno, il 6 nell’interrogazione (o il 18 all’esame, fate voi) ormai è acquisito. La premiata ditta Ranocchia-Dodò decide quindi di regalare dapprima una stupidissima rimessa laterale al Napoli, e poi di difendere secondo il noto schema cazzodicane nell’azione successiva. Il colpo di testa di Vidic può non essere risolutivo ma, manuale alla mano, spizza la palla prolungandone la traiettoria. Se il riccioluto Dodò fosse stato vicino a Callejon, invece di andare a saltare (forse per contrastare il compagno?), ecco che lo spagnolo brillantinato avrebbe avuto quantomeno un avversario tra sè e i 7 metri di porta. Viceversa, il diagonale batte un incolpevole Handanovic.

La pastina si ripresenta come i peperoni e mi dico “visto che la perdiamo?“, domanda retorica ancor più motivata dall’ingresso in campo dell maltollerato Guarin.

Il colombiano decide però di darmi torto, e al primo pallone toccato pareggia sugli sviluppi di uno dei tanti calciodangoli (cit.) battuti dai nostri.

Manca una decina di minuti, e mi trovo negli scomodi panni dello Scarpini ottimista, arrivando a pensare “vuoi vedere che con un po’ di culo la vinciamo?“.

Mancopocazz’, dicono a Fuorigrotta. E infatti Lopez, anonimo fino a quel momento, azzecca il passaggio vellutato a voragine e Callejon (brillantina a parte, gran giocatore) pesca il sinistro al volo che si insacca sul secondo palo. Gol splendido esteticamente, Handanovic forse abbagliato da cotanta bellezza e un pocolino statico nella circostanza…

Cristi, Santi e Madonne fanno a cazzotti per uscire per primi dalla mia bocca ma, nemmeno il tempo di mettersi d’accordo, è un rantolo soffocato quello che prorompe dalla mia ugola. Il cross di Dodò è battuto in maniera piacevolmente normale (teso a centro area), e Hernanes spicca il volo per la testata del 2-2, ancor più spettacolare della capriola d’ordinanza fatta subito dopo.

Morale, se avevo poche speranze prima del match, se ne avevo ancor meno dopo il primo gol preso, a partita finita mi scopro più felice di quanto saggezza suggerirebbe, chè alla fin della fiera galleggiamo a metà classifica e ci vediamo superati da canidi e suini in quantità.

Nel primo tempo potevamo vincerla, ma alla fin fine abbiamo seriamente rischiato di perderla. Jovanotti direbbe che “i miei difetti sono tutti intatti“: la concentrazione va e viene; gli errori, prima ancora che tecnici, sono di inescusabile deconcentrazione, ma questo purtroppo è storia vecchia e arcinota. Non mi ero ovviamente illuso che il buon primo tempo avesse spazzato via la nostra attitudine naif al calcio e alla vita, e infatti puntualmente le castronerie sono tornate a fare capolino alle nostre latitudini.

Concordo con Ausilio e Hernanes: il nostro campionato deve iniziare adesso, senza troppo guardare la classifica, chè alcuni di quelli che stanno là sopra col tempo rientreranno nei ranghi (Samp e Udinese to name the few). Starà a noi dare continuità al buono fatto vedere.

Mi rendo conto che i non-interisti mi accuseranno di veder la mia squadra più bella di quel che è, ma in realtà è proprio il conoscerne i limiti ed i difetti che mi fa essere positivamente sorpreso dall’ultima prestazione.

Il difficile, come al solito, viene adesso. C’è da confermare i miglioramenti e -sperabilmente- vincere qualche partita. Così, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

LE ALTRE

Come detto, vincono tutti o quasi, in un pessimo mix di vittorie-di-culo (Milan), pareggi-di-sfiga (Samp) e sconfitte-di-merda (Fiorentina).

Il sabato ci aveva proposto la prevedibile vittoria della Roma sul Chievo e l’insperato e godibilissimo pareggio gobbo a Sassuolo. Ricordo per i vecchi smemorati che “a farne 7 al Sassuolo son buoni tutti“.

 

E’ COMPLOTTO

Ce l’ho col fato e con la sorte stavolta, e mi riallaccio al trittico di partite elencate poche righe sopra. Dovere morale e tifo accanito mi impongono di diffidare dalle lodi sperticate al Milan di Superpippo che fa 3 gol con due tiri in porta e un autorete tanto clamorosa quanto decisiva nello sbloccare il risultato. Sorvolo per umana pietà sull’inconsistenza della fase difensiva scaligera in occasione dei due gol di Honda e indugio volentieri sulla mezza dozzina di paratone fatte da Abbiati a risultato acquisito. Ma è tutto inutile: “Bravo Superpippo, dài che prendi la Juve del cattivone Allegri, miglior attacco del campionato, ti vogliamo tanto bene“. E’ addirittura lui a smorzare gli entusiasmi, ricordando per un attimo una fase difensiva da migliorare (eufemismo), prima di poter tornare al solito refrain del “meglio rischiare un po’ di più dietro ma attaccare e fare spettacolo“.

Tocca citare il vecchio Trap, come vedremo invece censurabilissimo in settimana, quando chiosava con la massima “se mi voglio divertire vado al circo, io voglio vincere!“.

Il nostro dopopartita vede tutti (o quasi) gli esperti di Sky a minimizzare sulla qualità del giUoco espresso dalle due squadre, forse perchè il primo tempo i nostri l’han fatto in maniera più che accettabile. Ma si sa: il riflesso pavloviano impedisce alla stampa italiana di mettere insieme le parole “Inter” e “bel giuoco” nella stessa frase.

Un esempio? Benitez, bollato fin dai tempi di Liverpool come catenacciaro speculatore (ovviamente con ancor più acredine nella parentesi interista), dal confronto con Mazzarri esce inopinatamente come quello dei due che preferisce un gioco più manovrato, “non certo un contropiedista, insomma“.

Come al solito, l’onestà intellettuale dipende dal colore della maglietta (XXL in questo caso).

Dato del patetico allo Zio Bergomi e al telecronista Riccardo Gentile quando ci ricordano che “in campo ci sono solo 2 italiani” e che l’Inter ha il record di stranieri schierati nella stessa partita (ve lo scrivo in maiuscolo, così magari capite meglio NON ME NE IMPORTA UNA BEATA FAVA!), applausi a scena aperta all’inarrivabile Zorro Boban, quando giustamente -a mio parere- puntualizza che l’errore sul primo gol non è tanto di Vidic quanto di Dodò, e quando tributa i giusti complimenti a Kovacic e Hernanes per la partita fatta.

Zorro a parte, vedo una corsa di tutti a tirar la croce addosso a Vidic che, sostanzialmente, è un pacco. Per carità, se va bene a voi, buona camicia a tutti, e se non altro, meglio “sparare” su un campione come lui che su qualche giovane inesperto. Detto ciò, definire quello di ieri come un erroraccio è quantomeno eccessivo, mentre aggiungere che sul 2-0 è lui a tenere in gioco Callejon (commento del 4.5 in pagella sul Corriere) è un falso ideologico: il nostro è in effetti il difensore più arretrato, ma l’avversario è ampiamente dietro un altro paio di interisti.

Mauro, Porrà e compagnia non hanno mancato di far presente a Ausilio che un centrocampo degno di tale nome non può avere uno come Medel davanti alla difesa, là dove servirebbe un Pirlo. Non uno (nemmeno il nostro Direttore) che abbia ricordato che perfino Pirlo ha giocato per 10 anni con il cagnaccio Gattuso di fianco, proprio per permettergli di fare il suo gioco. Senza contare che Medel picchia di meno e ha piede migliore di Ringhio, che però è simpatico guascone ed eroe per definizione.

Chiudo la corposa parentesi mediatica con il disgusto per quanto letto in settimana dalle colonne sempre meno rosee e sempre più marroncine della Gazza a proposito dell’ennesimo Juve-Roma da ufficio inchieste.

L’intervista a Morgan De Sanctis, oltre che sacrosanta nei contenuti (per me) è ovviamente legittima, ma in questa precisa occasione il direttore Andrea Monti si sente in dovere di puntualizzare: aldilà del titolo finto-assolutorio, (“Intervista a De Sanctis: perchè era giusto farla e pubblicarla“) il solerte Direttore avverte fortissima l’urgenza di far presente a lettori e azionisti che quelle del giallorosso sono solo idee sue, in alcun modo condivise dal giornale. E infatti, nei giorni seguenti, la stessa Gazzetta richiama alle armi una bella fetta di juventinità anni ’80 (quoque tu, Trap!), tutti a spergiurare l’innocenza della Gobba, allora come adesso.

Mancava solo che dicessero che il 25 Dicembre arriva un signore vestito di rosso a portare regali ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 

WEST HAM

Granitica vittoria per 3-1 contro il Burnley e incredibile 4° posto. Momentaneo, provvisorio, fuorviante… quel che volete, ma intanto siamo 4°!

learning to fly

learning to fly

TANTO PER DIRE…

Approfitto della pausa Nazionali, che ovviamente ci fa perdere un paio di giocatori, per fare informazione di servizio (o di “servizi”, intesi come gabinetti) verso l’Inter e segnalare un paio di cosucce.

1) Dopo il lodevole intento di “dare una rinfrescata” all’immagine del Club -più che opportuno, direi- avevo accolto con giubilo la notizia per cui il nome da utilizzare nelle competizioni europee sarebbe stato “Inter Milano” e non più “Inter Milan”.

It’s a simple little “o” but it makes a world of difference…

In realtà, la messa in pratica di questo principio, anche sempliciotto diciamo la verità, deve aver incontrato qualche intoppo, perchè le due partite di Europa League viste online (courtesy Rojadirecta) mostravano il vecchio e fuorviante nome di “Inter Milan” ancora in bella vista.

Provvedere!, direbbe il Sor Savino alla moglie del Necchi.

2) Se l’immagine è importante -ribadisco: solo Moratti non la riteneva tale, con l’approccio Simpatttico che tanti frutti bacati ha dato nel corso della sua gestione- allora buon senso vorrebbe che le formazioni mostrate nella grafica televisiva di inizio partita facessero vedere i giocatori con la maglia giusta: non dico proprio con la maglia da trasferta in caso di partita giocata in completo bianco, ma per lo meno con la divisa della stagione in corso.

La maglia di quest’anno, come detto, è un pigiama, ma è l’immagine più riconoscibile dell’Inter di quest’anno: e allora, diamineiddio, perchè devo vedere le facce dei nostri incollate alla maglia dell’anno scorso? (Pre-partita di Fiorentina-Inter su Sky)

Provvedere.

3) Infine, noto che il Club delle vedove morattiane ha un nuovo -e insospettabile- membro. Oltre al socio fondatore Fabio Monti, patetico quando riduce il paragone tra Moratti e Thohir all’acquisto di Ronaldo da parte del primo contro la conferma di Mazzarri ad opera del secondo, anche Alberto Cerruti dalla Gazzetta di martedì ci fa sapere di rimpiangere i bei tempi andati del Signor Massimo, e addirittura rievoca i fasti di una Società vicina all’allenatore (ma quando mai??): una frase come “Thohir sarà bravissimo a far quadrare i conti, però da quando c’è lui si avverte un vuoto, anche mediatico, che né Fassone, né Ausilio, per motivi diversi, possono colmare” è un falso ideologico che fa ridere per non dir di peggio, e ancor più ci fa capire quanto la precedente gestione mediatica della Squadra facesse comodo a tutti gli addetti ai lavori.

Provvedere.

In Gazzetta evidentemente vogliono portarsi avanti col lavoro, mascherando per refuso quel che è invece un gufaggio preventivo. Certe cose non cambiano mai: se già fai schifo, nel dubbio di danno un altro ceffone agratis. Ecco quindi che le sconfitte consecutive dell’Inter da due diventano già tre. Commossi ringraziamo.

Precisissimi, tassonomici e nozionistici poi nello squadernare sondaggi e tabelle, tanto per ribadire il concetto: Mazzarri è un pacco se rapportiamo stipendio a punti fatti, l’Inter è ancora zeppa di stranieri e invece gli Italiani sono più forti, l’Inter la delusione del Campionato, addirittura scomodiamo Zidane per dire che all’inizio faticava, ma poi ha giocato contro l’Inter e ha preso il volo.

Poi ovviamente anche noi interisti ci mettiamo del nostro, col Baffo Mazzola che se ne esce con la battuta “non mi sembra che Thohir abbia voglia di spendere molto“, quando è ovvio che, più che non volere, è il non potere. Ma facciamo finta di niente, piazziamo la battuta e famose du grasse risate!

II sunto di tutto ciò in realtà è una semplice domanda: avendo rimosso e sostituito la stragrande maggioranza del Management legato alla precedente gestione, quando cazzo arriva il mènegger-esperto-di-comunicazione?? Devo venire io?

 

Colonna sonora: "Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin..."

Colonna sonora: “Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin…”

NOI SIAMO I GIOVANI (E’ COMPLOTTO Remix)

Credevate di cavarvela così, eh?

Dopo aver fatto finta di essere commentatore imparziale, rivesto i comodi, consueti e consunti panni di tifoso accanito e accerchiato, e faccio notare un po’ di cosucce.

Anzitutto, è curioso che nell’analisi fatta dalla Gazzetta, ed in tutti i dibattiti successivi alla disfatta italiana al Mondiale, vengano accomunate esperienze tra loro assai diverse, come quelle dei vivai di Inter, Juve, Roma e Milan, che di simile hanno solo il budget a disposizione, (solo la Roma in Italia è oltre al 5%, le altre tutte intorno alla metà) ma di diverso (in un caso particolare radicalmente diverso) hanno i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Il discorso del resto arriva da lontano, mica nasce oggi, chè a menar duro sui nerazzurri non si sbaglia mai. Vi rimando a questa chicca di Bauscia Café vecchia di un paio d’anni ma evidentemente sempre attuale.

Guarda caso la tabellina all’uopo in rete non l’ho trovata, e ho dovuto farla io, grazie a Wikipedia e almanacchi della FIGC, ed il risultato è questo:

Il Picasso della tabellinaecsèll

Il Picasso della tabellinaecsèll

Inter, Juve e Roma negli ultimi anni hanno avuto una continuità di risultati (Inter e Juve) e di gestione (Bruno Conti e Roberto Samaden da più di 10 anni a coordinare il lavoro dei Settore Giovanile) che i cugini si sognano, aldilà delle favolette da tifoso a-critico quali canterarossonera o delle recentissime analogie tra Milan e Nazionale tedesca suggerite dal management rossonero (Barbarella e Zio Fester) e prontamente riportate dalle solerti serve mediatiche.

No sul serio: De Jong come Schweinsteiger e Montolivo come Kroos??

E’ notevole la capacità del Milan di volersi accostare sempre alla squadra più in voga del momento, sulla base di una asserita superiorità acquisita nel tempo che li pone per definizione nell’olimpo inscalfibile del calcio mondiale.

Basta vedere l’immodestia di Sacchi che ogni settimana ci ricorda che le grandi squadre nella storia del calcio sono state l’Ajax di Cruyff, il “suo” Milan e il Barcellona di Guardiola: sua opinione, legittima quanto interessata, che è ora ripetuta come un mantra da tutta la cosiddetta stampa specializzata, in ossequio al principio per cui anche la più grande menzogna del mondo detta bene diventa verità.

Da un punto di vista commerciale la mossa del Milan è financo lodevole, a patto di non voler indagare sull’incredibile eco mediatica data a qualsiasi scureggia prodotta dal Geometra e la sua ghènga.

Data ai diversamente milanesi la meritata dose di sterco quotidiana, torno al proposito di questa noticella simpatica e puntuta come il proverbiale gatto attaccato ai genitali, e mi chiedo:

Ok che il discorso era di carattere generale;

Ok che se in Italia siam messi male non fa molta differenza tra l’essere messi “malino” e “malissimo“;

Ok che si tratta dell’Inter, quindi in fondo se ne parliamo male chissenefrega chè quelli sono simpatttici.

Però:

Buona parte degli esempi fatti in questa inchiesta, larga parte delle immagini utilizzate, avevano a che fare con l’Inter, unicamente perchè il suo settore giovanile è quello che recentemente ha ottenuto i risultati migliori in Italia ed è stato più di altri sotto i riflettori.

Una domandina facile-facile: Nessuno si chiede dove cacchio fossero gli altri?

Tanto per smontare ulteriormente il luogo comune dell’Inter che non sa crearsi i giovani in casa, faccio alcuni nomi:

balotelli interMario Balotelli

Arrivato all’Inter a 15 anni, venduto nel 2010 al Manchester City per un totale di 28 milioni;

 

APPIANO GENTILE(CO), 18-08-09 FOTO GIORGIO RAVEZZANI MEZZO BUSTO UFFICIALE Davide Santon

Arrivato all’Inter a 14 anni, venduto nel 2011 al Newcastle per 6 milioni;

 

 

destro interMattia Destro

Arrivato all’Inter a 14 anni, perso tra il 2011 e 2012 tra comproprietà e prestiti non riscattati;

 

bonucci interLeonardo Bonucci

Primavera Inter, valutato 4 milioni nell’ambito dell’operazione che nel 2009 porta dal Genoa all’Inter Thiago Motta e Diego Milito;

 

CENTRO SPORTIVO GIACINTO FACCHETTI - INTERELLO - MILANO (ITALIA) 30-09-2009 PPRIMAVERA - INTERNAZIONALE 2009/10 DONATI GIULIOGiulio Donati

Primavera Inter, venduto al Bayer Leverkusen per 3 milioni nel 2013;

 

 

caldirola inter Luca Caldirola

Fa tutta la trafila del Settore Giovanile interista, venduto al Werder Brema per 3 milioni nel 2013.

 

Due dei soggetti summenzionati sono titolari della Nazionale italiana (Balo e Bonucci), un altro è titolare nella Roma e nel giro degli azzurri (Destro), altri due (Donati e Caldirola) giocano nel Campionato la cui Nazionale ha appena vinto il Mondiale, a cui tutti guardiamo come modello di riferimento. Un altro gioca da tre anni in Premier League (Santon).

Da un punto di vista tecnico, l’unico che mi spiace non avere in rosa oggi è Bonucci, chè della coppia di centrali del Bari di Conte e Ventura -duole ammetterlo- quello forte era lui e non Ranocchia. Se però penso che la sua cessione ha contribuito all’arrivo di Milito e Thiago Motta in nerazzurro, ho di che consolarmi abbondantemente.

Tutto ciò considerato, non credo si possa dire che il problema dell’Inter è quello di non saper creare buoni giocatori in casa. Piuttosto, il problema sta nel valorizzarli in senso sportivo (portarli in prima squadra) o monetario (venderli meglio).

Per tornare a bomba sul problema, tocca ripetere quanto già detto nell’ultimo post:

La pasta è buona e cuoce bene, ma non sappiamo mai quand’è il momento giusto per scolarla.

Fatto salvo il dispiacere affettivo che si può avere per un giovane che si fa tutto il Settore Giovanile e viene venduto dopo aver solo assaggiato la prima squadra, non mi rammarico del fatto di aver perso Caldirola o Donati (con tutto il rispetto). Mi rammarico -tanto per dirne una- che con quei soldi (e altri 2 milioni di rinforzino) si sia andati a comprare Kuzmanovic.

Ecco dove si sbaglia. Rimpiangere chi è stato venduto, e che in molti casi altrove è tutt’altro che un fuoriclasse, è facile e costa poco.

Spendere bene i pochi soldi che hai in casa è invece tremendamente più difficile.

Gettando lo sguardo dal passato al futuro prossimo, i giovani ormai da Serie A che potrebbero essere “da Inter” sono Bardi, Mbaye, Duncan e Longo: dei quattro, Bardi è il più solido e, se non ci fosse Handanovic, credo sarebbe già il portiere titolare dei nostri.

Questo però non ve lo dice nessuno; e se ve lo dice, lo fa sottolineando il lato negativo (i tuoi giovani non li fai giocare) e dimenticando quello positivo (tu almeno ce li hai, gli altri…).

Ad ogni modo, questi quattro giovanotti sono i classici prospetti che beneficerebbero delle oramai fantomatiche Squadre B.

Ci sarà almeno l’occasione per parlarne in maniera costruttiva e non demagogica?

Siamo in Italia. Dubito.

 

NOI SIAMO I GIOVANI (con i blugins -cit. Eliana)

Interessante, e lo dico davvero, l’approfondimento della Gazza degli ultimi giorni riguardante la gestione dei vivai delle nostre squadre ed il confronto -spesso impietsoso- con le best practices diffuse in tutta Europa.

Qui cercherò di utilizzare la stessa base-dati proposta dalla Rosea, ma di arrivare a conclusioni -se non diverse- quantomeno più (s)ragionate.

 

PER FARE UN TAVOLO…

Come dico sempre, il mondo è bello perchè è vario, e quindi non esiste una sola maniera di fare le cose. La banalità a dire che, se è vero che siamo ultimi in Europa nel far crescere giovani calciatori e farli giocare in prima squadra (see table below), è altrettanto vero che la speciale classifica è guidata da campionati minori come Svezia, Slovacchia, Finlandia e Croazia.

Ampi margini di miglioramento

Ampi margini di miglioramento

Dobbiamo investire di più sui vivai? Sacrosanto, ma occhio alla qualità complessiva del tuo campionato.

Vogliamo vederci più chiaro? Ascoltiamo quel che Stramaccioni dice da anni, non da ieri: all’Italia manca l’ultimo gradino, il passaggio dalla Primavera al calcio “vero”.

Fin lì arriviamo bene se non benone, ma quell’ultimo passetto, che per troppo tempo ci è sembrato quasi automatico, è quello fatale.

Aldilà del miope sadismo con cui è stata vivisezionata l’Inter che nel 2012 ha vinto la Next Gen Series (e le altre italiane ando cazzo stavano?) il confronto tra i nerazzurri e gli olandesi dell’Ajax è purtroppo impietoso per il nostro movimento calcistico:

Saranno Famosi (forse...)

Saranno Famosi (forse…)

 

QUELLI GIOVANI DENTRO

Ad ulteriore conferma del fatto che i numeri, più che darli, bisogna saperli leggere, faccio notare un altro dato interessante, sempre dalla Gazzetta dello Sport. In Italia siamo molto indietro come numero di giovani (Under 21 e Under 23) inseriti stabilmente nelle squadre di Serie A. Dall’altra parte, invece, guidiamo la classifica degli “anzianotti al potere”, con il minutaggio più alto in Europa per gli ultratrentenni.

Graduatorie INPS

Graduatorie INPS

Non è una bella cosa, lo sappiamo, e del resto che l’Italia sia IL Paese per vecchi è palese a tutti i livelli. Detto ciò, se guardiamo ai Campionati cui dovremmo tendere (Spagna, Inghilterra e Germania), vediamo che solo i tedeschi hanno valori “buoni” (tanti giovani pochi vecchi, età media di 25.7 anni): Liga e Premier sostanzialmente se ne strabattono di età media e giovani da lanciare (appena oltre i 27 anni di media, poco meno di noi).

Certo, direte voi, loro ci hanno i soldi. E con quelli risolvi tutto. Abbiamo vissuto così per un paio di decenni e ce lo ricordiamo bene.

Cerchiamo allora di chiamare le cose col proprio nome e non farci sviare dalla solita faciloneria da titoloni.

Con i giovani NON si vince.

Non automaticamente, per lo meno. Di solito si vince coi campioni. Che però costano. E di soldi non ce n’è.

Quindi, fatta la premessina didascalica ma necessaria a far sparire un po’ di fumo dagli occhi, possiamo grattarci la pera e capire come far emergere i nostri giovani, consci che solo così, e comunque nel medio-lungo termine, potremo ricominciare a dire la nostra. Il concetto delle Squadre B ora pare Vangelo perchè lo dice (e lo fa) l’Ajax, mentre ribadisco che nessuno ha cagato Stramaccioni che lo ripete ai quattro venti da quando ha qualcuno che lo degna di ascolto. Potenza del nulla mediatico nerazzurro di quegli anni…

FASO TODO MI

Mi pare altresì verosimile che il giovane in prestito venga inevitabilmente lasciato un po’ al proprio destino, mentre un monitoraggio costante nel giardino di casa permetta una crescita migliore e più coerente con l’idea del Club proprietario.

Anche qui però vedo un limite, che per molti è un pregio ma che io continuo a considerare una vaccata: molti club formano l’intero settore giovanile a immagine e somiglianza della prima squadra, replicando lì lo stesso sistema di gioco usato dai “grandi” (Ajax e Barcellona ancora una volta esempi fulgidi): la cosa ha indubbi vantaggi organizzativi e  rende più facile l’adattamento nel passaggio da una categoria all’altra.

I solerti cantori del bel giUoco non mancano di farcelo presente.

Da buon bastian contrario, preferisco soffermarmi su quanto dice, ancora una volta, il buon Strama, quando intravede in questo oltranzismo tattico un limite ben preciso: “Lì  (al Barça) dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…“.

Tanto per contribuire al dibattito (ipotetico, visto che qui parlo solo io…), ritengo che la duttilità tattica, e la capacità di giocare con diversi sistemi di gioco, dovrebbe far parte del bagaglio di ogni calciatore di valore, al pari di altre qualità tecniche e comportamentali.

DI TERRA BELLA UGUALE NON CE N’E’

Lasciando perdere preferenze e partigianerie personali (dovreste ormai conoscermi abbastanza per fiutare il mio disprezzo per qualsiasi forma di integralismo),  arrivo all’ultimo punto di questa sottospecie di analisi arruffata: gli italiani in squadra.

Il punto di partenza è l’inevitabile specchietto (per le allodole) preso dalla Gazza dell’ultimo weekend:

...e 'sti cazzi?

…e ‘sti cazzi?

Potrei liquidarlo con una battuta e dire che la squadra con più italiani in rosa è il Sassuolo, ma piccandomi di essere un fine analista la prendo un po’ più larga. Il discorso è sempre lo stesso, e mi spiace che la tabella sia parziale, perchè altrimenti vedremmo che la Premier League ha ancor meno “autoctoni” della Serie A, e la declamatissima Bundesliga non è molto dietro a noi, come ci conferma il CIES in questa tabella, pur aggiornata al 2013.

Ogni altro discorso è demagogico oltre che anti-storico. Esattamente come rimettere dazi doganali è una misura miope e alla lunga controproducente in ambito commerciale, così sbandierare l’autarchia dell’arte pedatoria è roba buona ad ammansire le masse, ma poco più.

Tra il 2003 e il 2010 (per tacer del decennio precedente) il calcio italiano ha vinto 3 Champions League e un Campionato del Mondo, e il rapporto italiani/stranieri, benchè oggettivamente diverso (da 41% a 54%), non basta certo da solo a giustificare il crollo di competitività del nostro calcio

.

SI VABBE’, MA ALLA FINE?

Se vogliamo tirare qualche conclusione dal delirio mentale dato dalle mille parole scritte fin qui, possiamo dire che:

1) il Fair Play finanziario ha sparigliato il sistema italiano, fatto di Presidenti-mecenati e Club in perdita “per definizione” (in questo senso, sì, Moratti è l’esempio calzante). La scarsità di risorse è il mare in cui nuota abitualmente l’homo economicus, ma evidentemente non -ancora- l’homo calcisticus italicus;

2) Abbandonato il sistema imprenditoriale basato sul “cià, s’el custa“, i Club devono migliorare aspetti a lungo trascurati, su tutti i ricavi NON da diritti televisivi e valorizzazione dei propri talenti. A tal riguardo:

2.a) Sul primo fronte la Juventus ha fatto da apripista con lo stadio di proprietà, e mi auguro che Thohir possa fare altrettanto con merchandising e marketing strategico. Ad ogni modo, quella è la strada, c’è poco da inventare;

2.b) Sul fronte valorizzazione dei talenti, mi associo all’auspicio di una maggior attenzione al fenomeno, ma solo dopo aver ribadito che si tratta di una non-scelta, bensì di una necessità dovuta alle ristrettezze economiche.

Sintetizzando ancora di più, la soluzione sono le Squadre B nelle quali far giocare i Primavera più promettenti, non il tetto agli stranieri.

Ite missa est.

 

 

TIKI TAKA DE STOKA

Lungi da me l’idea di voler maramaldeggiare su una squadra fisiologicamente arrivata alla fine di un ciclo mariano, vorrei dire due robe a margine del cosiddetto “crollo degli dei” cui abbiamo assistito nell’ultima settimana.

Pur non amando lo stile di giUoco espresso dagli spagnoli, non ho alcun problema ad affermare che la squadra che abbiamo visto in questi anni ha vinto con pieno merito due Europei ed un Mondiale, roba che -andando a memoria- non credo sia mai riuscita ad altri.

Come tutte le cose belle, anche questa squadra è arrivata al capolinea. Applausi per le vittorie e inevitabili pernacchie dei tanti sconfitti nel corso degli anni, che ora assaporano il dolce gusto della vendetta.

Fine dell’ovvietà politically correct.

Mo’ inizia il succo: il parallelo tra crollo iberico e crollo catalano/barcelonista è sotto gli occhi di tutti, con Piqué, Jordi Alba, Xavi, Sergi Busquets e addirittura Don Iniesta (il solo ad essere sostanzialmente incapace di giocar male) tutti drammaticamente sotto i propri standard di rendimento.

Non che Casillas, Sergio Ramos, Xavi Alonso e Diego Costa abbiano fatto meglio, sia chiaro; qui però mi serve isolare la componente blau-grana per smontare uno dei tanti, troppi luoghi comuni con cui ci si gingilla parlando di calcio: l’importanza di uno zoccolo-duro-di-nazionali attorno al quale innestare le splendide eccezioni straniere.

Essendo tifoso del Football Club Internazionale, che deve origini, blasone e vittorie proprio al concetto di internazionalità, la frasetta citata poco fa non può che farmi sorridere.

Come già ho sottolineato altre volte, la costanza di vittorie del Bacellona, la conseguente abitudine ad applaudirne qualsiasi mossa “a prescindere”, la prostituzione intellettuale e la incapacità di vedere i pur esistenti modelli alternativi, hanno portato questa massima ad assurgere ad assioma inconfutabile.

Ovviamente la vedo in un altro modo. Ovviamente sono convinto di aver ragione.

Esattamente come il gioco di squadra, paragonato alla prodezza del singolo, non è per forza un modo migliore per raggiungere la vittoria, così la famosa cantera non è di per sé garanzia di successo.

Abbiamo avuto una palese dimostrazione di ciò nelle due partite giocate dalla Spagna: tanto con l’Olanda quanto con il Cile gli uomini di Del Bosque hanno continuato ad avere un maggior possesso palla, ma hanno subìto da entrambe le squadre decine di sifulotti (termine tecnico scelto al posto del più pertinente “contropiede”, per non scandalizzare quanti vedono nel succitato lemma una blasfemìa calcistica) che l’hanno portata al tracollo.

Parallelamente, la favola dello zoccolo-duro-di-nazionali ha mostrato il suo beffardo rovescio della medaglia: il blocco barcellonista, reduce dalla sua peggior stagione degli ultimi anni, ha riversato in Nazionale tutta la propria insipienza, dando un corposo contributo alla repentina eliminazione dei Campioni in carica.

Un investitore finanziario sa che la prima regola che deve seguire nel proprio lavoro è quella di differenziare il rischio. Ora, posto che finanza e calcio non dovrebbero avere nulla a che fare l’una con l’altro, secondo me l’approccio è saggio e replicabile.

Affidarsi ad un’unica fonte, di soldi così come di calcio, ti rende ostaggio della stessa. Finchè va, ficata vera. Quando non va, cazzi amari.

E’ ovviamente troppo presto per capire se gli stranieri del Barcellona, lontani dall’ex oasi -ora pantano- del tiki taka confermeranno le prime buone indicazioni, ma è un fatto che Alexi Sanchez contro i suoi compagni di Club sembrasse di un altro pianeta, e che Messi e Mascherano abbiano quantomeno fatto una discreta prima partita .

Come a dire che, lontano dall’area di “contagio”, il singolo può ancora salvarsi (crociati del calcio totale e nemici della prodezza-del-singolo-campione-che-maschera-i-problemi-di-giUoco: fucilatemi).

Lasciando stare l’Inter del lustro d’oro, parlando della quale non sarei obiettivo, noto come il Bayer di Hitzfeld l’anno scorso abbia beneficiato -eccome!- di Robben&Ribery, e come lo stesso possa dirsi del Real di quest’anno, che a Cristiano dovrebbe innalzare un monumento, ma che a Bale, Di Maria, Marcelo e Benzema almeno un grazie glielo deve!

Tutta sta pippa mental-telematica, al solito, non per fare lo stesso errore di Sacchi e compagnia (ebbene sì, ce l’ho ancora con il Vate di Fusignano e la sua ossessione per i soldatini nati tutti nello stesso posto e tutti corti-umili-intensi): non voglio inneggiare alla multietnicità come one-best-way per avere successo, nè imporre il paradigma della difesa-e-contropiede come dogma da preferire al palleggio iberico.

Voglio solo dire che ogni moneta ha due facce, e che dopo tante teste, stavolta è uscita croce.

Adiòs Espana; hasta la proxima.

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LE TEMUTISSIME PAGELLE – 1

Tempo di scrutini.

I Professori, prima ancora degli studenti, si accorgono di essere “indietro col programma” (e poi accusano noi che non ci sappiamo organizzare!) e quindi vanno in paranoia quando scoprono di non poterne interrogare otto alla volta mentre spiegano e correggono un compito in classe.

Morale della favola: noi, quelli giusti, –chè a esser promossi a Giugno son buoni tutti!- veniamo come al solito presentati col cinquemmezzo, sperando nel più trito e fallace dei luoghi comuni, per cui “di solito a Gennaio il 5,5 diventa 5, così il mezzo punto ti viene restituito a Giugno”.

Una balla colossale, ho un lustro di scuole superiori lì a dimostrare il contrario. Come vedete il Complotto ha origini lontane.

Per una volta voglio allora mettermi nell’inedita posizione di dover dare -e non subire- voti ed esami a Settembre. Proverò -senza riuscirci- ad usare un poco di quella umana pietà che chiedevo -puntualmente inascoltato- ai bei tempi del Liceo.

Si comincia con portieri e difensori:

HANDANOVIC SAMIR: Il ragazzo ha senz’altro capacità e talento, non sempre dimostrate. Non che questo gap possa spiegarsi unicamente con l’arcinoto ritornello “ha le capacità ma non si applica“. Credo piuttosto appartenga alla categoria di studenti da incoraggiare e tranquillizzare quando sbaglia. Calcisticamente parlando: uno dei migliori tra i pali, finalmente brillante anche sui calci di rigore, un pericolo costante -per noi- sulle uscite. In più, mi causa un infarto ogni volta che la dà di piatto al compagno dritto davanti a lui, col pallone che sfiora la punta del piede dell’avversario. Ma appoggiala di lato, Diobono!

Voto: 6.5 (so che nelle pagelle di fine anno non ci sono i mezzi voti. So e me ne infischio).

 

CARRIZO JUAN PABLO: Poco impiegato, fuga ogni dubbio toppando in tutte le occasioni. Regala un pareggio sanguinolento al Toro all’andata, facendosi beffare dalla palombella beffarda di Bellomo, anche se era entrato parando un rigore. Chiude in bellezza regalando a Obinna una doppietta nell’ultima di campionato. Bocciato, Coffaro (cit. La Scuola).

Voto: 5

 

CICERO JONATHAN: Già l’essere passato da pacco totale a giocatore di calcio con un’aura quasi divina dovrebbe garantirgli la promozione a Giugno. Il suo è un calcio che fa del casino organizzato il suo credo. Per una volta mi scopro troppo giovane per ricordare Oscar “Flipper” Damiani in campo, ma l’idea che ho è quella lì: corri, butta la palla avanti, fai il doppio passo e il dribbling con la supercazzola e vedi cosa vien fuori. Se tre volte su 10 la palla va in buca, sei promosso. Il brasileiro chiude con 4 gol e una mezza dozzina di assist. Abbasta.

Voto: 6

 

CAMPAGNARO HUGO: Il primo quadrimestre è tra i primi della classe, sfruttando il vantaggio di conoscere già il Professore. Dopo Natale si siede sugli allori e su qualche acciacco, finendo per sparire dai radar di Mazzarri. Conferma a rischio (se non di più). Rimandato (al mittente o ad altro destinatario).

Voto: 5,5

 

RANOCCHIA ANDREA: Più o meno speculare al compagno di banco: parte malino, sembra riprendersi ma poi si ferma di nuovo, finisce in deciso crescendo. A giorni saprà se potersi godere le vacanze o se gli toccherà lavorare in Brasile per qualche settimana. In ogni caso da tenere, motivare e responsabilizzare promuovendolo al ruolo di capoclasse.

Voto: 6.5

 

DE FONSECA ROLANDO: Arrivato nella totale indifferenza, quando non con un qualche sberleffo, è stata la sorpresa della stagione. La cosa dice molto sul livello generale della squadra, ma non è certo colpa sua se la gente che gli sta intorno c’ha i piedi fucilati. Senso della posizione, anticipo, forza e un’insperata intelligenza tattica, il tutto condito da 4 gol, ne fanno un difensore di sicuro affidamento per la prossima stagione. Da riscattare assolutamente.

Voto: 7

 

JUAN JESUS: Il nuovo Lucio, sotto radice quadrata. Non ha -ancora- la classe e la sicurezza del compaesano nel “mangiare in testa” agli attaccanti rivali, ma per fortuna non ha nemmeno la tendenza così accentuata a partire in cerca di gloria una volta recuperato il pallone. Fermo ai box nel finale per un legamento sfilacciato, si spera di trovarlo al meglio a fine Agosto.

Voto: 6.5

 

SAMUEL: Pur acciaccato e ormai al giro d’onore, nei periodi di forma normale si è confermato largamente il migliore della truppa di difensori centrali. La stecca sull’avversario dopo pochi minuti, tanto per far capire che “di qui non si passa”, è ormai un topos calcistico-letterario di cui personalmente sentirò la mancanza. Continuerà a giocare altrove, anche se le partite all’altezza del suo nome saranno sempre meno. Un grazie infinito.

Voto: 6 (10 alla carriera)

 

ANDREOLLI: Utilizzato pochissimo, la sola convenienza nel tenerlo è ai fini delle liste Uefa (proviene dal settore giovanile). Per il resto è un bravo ragazzo e un discreto stopper. Fa spessore.

Voto: n.g.

 

NAGATOMO: una versione leggermente migliore di Jonathan. L’unico esterno che potrebbe ambire ad essere titolare in una squadra più forte della nostra. Non è Maicon, non è nemmeno Cafu. Non scomodo nemmeno Brehme. Ma può essere tranquillamente titolare in questa Inter.

Voto: 6.5

 

D’AMBROSIO: Fin qui una delusione. Proprio perchè te la giochi col Divino e con Nagatiello, mi aspettavo di più dall’ex-Toro. abbiamo invece capito che la favola del “può giocare indifferentemente sulle due fasce” ha un solo significato: Ha deluso tanto a destra quanto a sinistra. Al momento, è grave l’errore “concettuale” di pagare a Gennaio un giocatore del genere, che a Giugno avresti avuto a gratis.

Voto: 5

 

COMPITI PER LE VACANZE

Nessuna novità in porta, con Handanovic sicuro della conferma “al 99.99%” come direbbe Zio Fester. Temo che rimarrà anche Carrizo, visto che Bardi non tornerà per fare panchina e verrà verosimilmente fatto giocare per un’altra stagione altrove.

In previsione del cambio di modulo e del passaggio alla difesa a 4, acquista ancora più importanza l’arrivo di Vidic che idealmente dovrebbe rimpiazzare l’esperienza e il carisma silenzioso di Samuel.

Essendo lui “la chiesa da mettere al centro del villaggio”, il compagno di reparto dovrebbe essere uno tra Ranocchia, Juan Jesus e Rolando, con Campagnaro e Andreolli da giubilare e vendere al miglior offerente (if any).

Questo quel che vorrei. Quel che temo, invece, è che le regole UEFA ci consiglieranno di tenere Andreolli a discapito di uno tra Rolando e Ranocchia.

La soluzione di inutile compromesso sarebbe il tenerli tutti, ma avremmo 5 uomini per due maglie. Esosi. Oltretutto, so già che una batteria di stopper così nutrita porterebbe al seguente ragionamento: Juan Jesus è mancino, ha buona corsa e buona resistenza: perchè non riciclarlo in terzino sinistro? L’ipotesi mi terrorizza.

Sulle fasce, infatti, c’è il primo vero acquisto da fare. Assegnando per il momento a Nagatomo uno dei due posti, abbiamo bisogno di un laterale che sia almeno di uguale rendimento dall’altra parte, altrochè centrali adattati. Sento parlare del turco Erkin ma non l’ho mai visto giocare. Siqueira l’abbiam comprato quasi 10 anni fa senza mai crederci, mi suona strano un suo ritorno a sorprendere tutti. Resta in sospeso il futuro del promettente Mbaye, reduce da un istruttiva stagione a Livorno ma onestamente forse non ancora pronto per giocarsi il posto con la pur non agguerritissima concorrenza.

Visto quel che offre il mercato e i mezzi a disposizione, uno come Zuniga sarebbe l’ideale, ma De Laurentiis ci cascherà?

Zuniga-Nagatomo-Jonathan-D’Ambrosio: una batteria di laterali decenti, per buona parte intercambiabili. E’ come un girone di Champions fatto da quattro buone squadre, senza il Dream Team che sovrasta le altre.

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-segue-

ERRORI UGUALI MA ANCHE NO

ROMA-INTER 0-0

Un punto di platino per i nostri, che superano indenni la trasferta capitolina pur approfittando di un paio di assenze mica da ridere tra i lupacchiotti.

Il primo tempo è piu che buono per i nostri, nonostante Hernanes inizialmente in panchina: Alvarez -che lo rimpiazza- non fa malaccio, e Guarin stantuffa sul centro destra dispensando generosità e imprecisione a dosi alterne. Ma soprattutto, il fulcro del centrocampo beneficia dell’assenza di Kuzmanovic tanto quanto della presenza del Cuchu, al rientro dopo una mesata di ferie: crapapelada fa vedere per la millesima volta quanto la velocità di crociera possa non essere fondamentale, quando il cervello è densamente abitato da neuroni e sinapsi ben irrorati.

Personalmente, ritengo che Cambiasso sia l’unico del fantomatico club del asado a meritare almeno un altro anno di contratto e con un minutaggio cospicuo, pur senza rimangiarmi quanto ripetutamente detto in varie occasioni: è proprio il suo il ruolo che necessita del maggior investimento in sede di mercato.

Icardi là davanti fa vedere buone cose e sopratutto zero complessi di inferiorità nell’andare a battagliare con la difesa della Roma, mentre Palacio conferma di avere le pile scariche. Ora, comprendo e condivido l’ammirazione di Mazzarri per la sagacia tecnico-tattica del Trenza, ma il ragazzo ha palese bisogno di tirare il fiato.

Detto di un secondo tempo nel quale la Roma viene fuori facendoci pigliare qualche spavento (splendido l’anticipo di Rolando su Gervinho, ottimo il riflesso di Handanovic su Pjanic), il pari è giusto e facilmente catalogabile con la benedizione del “un tempo per uno, un punto a testa“.

Volendo giudicare la prestazione dei ragazzi, noto un deciso miglioramento rispetto alla balbuzie casalinga vista col Cagliari. Domenica arriva il Toro, e sarà l’ennesima occasione per poter recuperare punti su chi ci precede (il calendario prevede Juve-Fiore e Napoli-Roma); non vincere, peraltro, vorrebbe probabilmente dire addio al quinto posto, stanti Parma e Verona a morderci le chiappe ad un solo punto di distanza.

L’auspicio è che la difesa possa sopperire alla sicura assenza di Samuel (diffidato e ammonito) e a quella probabile di JJ dopo la prova TV. Il centrocampo dovrebbe beneficiare del consolidamento del Cuchu e del rientro in pianta stabile di Hernanes, mentre l’attacco mi auguro possa confermare i progressi di Icardi e una plausibile staffetta tra Milito e Palacio.

 

LE ALTRE

La Juve vince a Milano contro i cugini “da grande squadra”. I cugini perdono “ma non per davvero”. Le virgolette riportano i commenti testuali rispettivamente di Caressa e Alciato. Il Napoli non digerisce il cacciucco e pareggia a Livorno, mentre la Viola perde in casa contro una Lazio in piena ripresa (quantomeno in campionato).

 

E’ COMPLOTTO

Di seguito cercherò, con la faziosità che mi contraddistingue, di far capire perchè l’altra equazione blaterata ai quattro venti sia invece fallace e fuorviante: dire “due rigori negati ad ogni squadra, e un “rosso” risparmiato a testa” equivale a fermarsi all’antipasto e non -voler- andare oltre nel succulento pastone mediatico.

Innanzitutto, i due rigori richiesti dai nostri arrivano prima degli episodi “gemelli”, e questo -se permettete- fa una certa differenza. Andare su un ipotetico 2-0, con la Roma in 10 uomini (a-stretti-termini-di-regolamento potevano essere anche 9, chè Icardi viene strattonato da Benatia solo davanti al portiere) avrebbe disegnato tutt’altra partita, e non si sa quali sviluppi avrebbe potuto avere.

Il mio tifo è sufficientemente accecante da definire solo “dubbia” la trattenuta di Samuel su Destro, ma non lo è abbastanza da risparmiare il “pirla!” a Juan Jesus che rifila un cazzotto senza senso a Romagnoli (avessi detto Bierhoff) in area. Lì sì, rigore e rosso sarebbero stati ineccepibili.

Una cosa è certa: tutti gli episodi considerati palesano per l’ennesima volta l’assoluta inaffidabilità dei cosiddetti assistenti di porta. E’ un mio vecchio tormentone, che mischia elementare spirito di osservazione e dietrologia complottista: quella arbitrale è una corporazione (se fossi grillino la definirei KASTA) che ha il principale interesse nel difendere se stessa dai pericoli che arrivano dall’esterno.

Rimandando altrove l’analisi dei motivi per cui si voglia mantenere lo status quo (vedi in particolare la sezione GOL NON GOL di questo post, tanto verboso quanto attempato), qui mi limito a definire risibili Braschi e Nicchi nell’assolvere i loro arbitri, dicendo che gli episodi (e quindi gli errori) erano evidenti solo alla TV.
 

Siamo al negazionismo, al rifiuto del progresso. Siamo al complotto.

Cambiando argomento, e parlando dello scontro tra i cattivi del mondo, faccio notare alcune chicche:

1) L’Inter è -per definizione- la squadra che sopperisce alle croniche carenze di gioco con la qualità dei suoi singoli e con le loro giocate. Tutto ciò porta all’assioma “E’ un’Inter cinica” cantilenato tutte le volte in cui (…good old times…) i nostri vincevano 1-0 magari facendo tre tiri in tutta la partita. Ieri sera la Juve, a conclusione di un primo tempo nel quale ha senz’altro subito la buona vena del Milan, trova una splendida azione con Tevez-Lichtsteiner e Llorente. Il commento è ovviamente diverso: “La Juve è una grande squadra!”.
Sull’altra sponda, a nessuno passa per la testa di far notare come il tanto decantato giUoco prodotto dal Milan non solo abbia portato alla sconfitta, ma si sia esaurito alla fine del primo tempo. Tutt’altro! si chiede anzi retoricamente a Seedof se una sconfitta del genere possa essere davvero considerata una sconfitta.
Per la cronaca, il pareggio (non sconfitta, pareggio) nerazzurro a Roma, ottenuto dopo un primo tempo altrettanto positivo è stato unanimemente salutato con titoli solo poco meno entusiastici, riassumibili in: “Roma-Inter: solo pugni niente gol”.

2) Nel dopopartita, tutti a stupirsi beati del fatto che Gobbi e Meravigliuosi vadano d’amore e d’accordo. Giocatori, allenatori e dirigenti si scambiano complimenti e smancerie come nemmeno tra innamorati adolescenti. Ma Diobono: si sono spartiti la torta del calcio per anni, tra trofei Berlusconi, accordi commerciali e conventiones ad excludendum e ancora vi stupite? E soprattutto: vi pare una cosa da portare ad esempio di etica sportiva? A me a veder certe cose vien solo da ridere. Per non piangere.

3) Chiudo con una battuta: Tevez è un fuoriclasse, e lo dico da quattro anni. Loro l’han preso con nove milioni. Noi con un milione in meno ci siamo assicurati il Kuz.

 

WEST HAM

Torna purtroppo la sconfitta: 1-0 in trasferta contro l’Everton. Sarà per la prossima…

Adelante Pedro!

Adelante Pedro!

ERA FUORIGIOCO (AND SO F?!KING WHAT?)

FIORENTINA-INTER 1-2

La miglior Inter della stagione -o giù di lì- piega una Fiorentina che torna a masturbarsi per una buona ora con il bel giUoco, e che però nel finale rischia di punire la nostra scarsa vena realizzativa.

Fatto il bigino della partita, azzardo un paio di analisi da tènnico.

1) L’importanza di chiamarsi Hernanes come prevedevo non ha tardato a farsi notare, stanti anche gli ampissimi margini di miglioramento del nostro centrocampo. La cosa che invece non mi aspettavo era un’altra bella virtù del Profeta: fa giocare meglio chi gli sta a fianco. Guarin può limitarsi ad esercitare la propria animalanza, senza doversi preoccupare di coprire, cucire, lanciare e tirare, a tutto vantaggio delle non numerosissime sinapsi del colombiano.

Le due mezzali, così concepite, rappresentano due terzi di un dignitosissimo centrocampo, cui manca ancora il classico volante davanti alla difesa: un Cuchu di qualche anno più giovane (hai detto niente…) non farebbe sfigurare la nostra mediana contro nessun altro reparto in Italia.

In quella posizione dobbiamo invece sorbirci ancora Kuzmanovic – il mio preferito, come saprete 😉 – , ma Taider o financo lo statico Cambiasso di questi tempi non sarebbero molto meglio. Se Thohir leggesse queste stronzatelle, mi permetterei di suggerire di focalizzare le attenzioni e le finanze estive proprio in quel ruolo, a costo di sacrificare un Alvarez o un Roben Botta per far cassa.

2) Pur non arrivando ai livelli dei cugini, noto che anche noi stiamo cominciando a collezionare doppioni, triploni, quadrupliconi (cit. l’immortale Franco Scoglio): Hernanes, Guarin, Kovacic, Alvarez, Botta, sono giocatori tra loro diversi, ma di fatto utilizzabili nel medesimo ruolo. Oltretutto Mazzarri non è Stramaccioni (prendetela come un complimento o una critica), e non ha una varietà infinita di schemi. Morale: sono troppi, e credo che da quelle parti a Giugno andrà fatta una inevitabile scrematura.

3) Se non si sloga il pistolino a trombare o il pollicione a twittare, Icardi può essere il nostro puntello per il futuro. Speravo che l’anno di apprendistato con il Principe potesse dare maggiori frutti, ma non è detto che questi ultimi mesi possano invertire la tendenza. Le caratteristiche “enciclopediche” di Milito si son fatte vedere anche Sabato, anche se ormai le pagine della Treccani in braghe corte sono sempre più impolverate (“Fantozzi…anche poeta!). 

Del gol in fuorigioco parlerò più avanti, anticipando solo che la goduria non è stata minimamente toccata dalla svista arbitrale, per una volta a nostro favore.

4) C’è da dire che abbiamo incontrato una Viola pesantemente penalizzata dalle assenze: Pepito Rossi e Borja Valero non si regalano a nessuno, e i minuti concessi a Gomez hanno mostrato ciò che nemmeno necessitava di conferma:  i tipi grossi come lui, per rientrare in forma… it’s a long way to Tipperary!

Detto ciò, i peana solitamente riservati a Montella si scontrano contro la mia personale perplessità nel vedere una squadra che per una buona ora gioca senza attaccanti (Matri entra solo a metà ripresa). Va bene il calcio palleggiato e il giUoco manovrato, ma in questo sport vince chi fa gol. E per fare gol è utile tirare in porta. Il primo tempo, a mio parere, ha dimostrato quanto diversi possano essere i concetti di “squadra che fa la partita” e “squadra che vince (oltretutto meritando)“.

Ma evidentemente Montella sta agli allenatori come Pirlo ai centrocampisti: vietato parlarne male, anche quando sbagliano. E, essendo umani, sbagliano anche loro.

 

LE ALTRE

Vincono praticamente tutte, Fiore a parte. La rincorsa al quarto posto è possibile, stante l’Europa League che va a ricominciare e che toglierà un po’ di energie ai Viola. Detto ciò, non osiamo nemmeno guardare più in alto, perchè occorrerebbe un’overdose di ottimismo per abbozzare un piano di ricorsa al Napoli. Oltretutto, con la Fiorentina possibile vincitrice della Coppa Italia, non mi è chiaro se arrivare quarti o quinti garantirebbe un qualche vantaggio in termini di calendario per la prossima stagione di Europa League: urge approfondimento cervellotico e calcolo delle probabilità, con annesso insostituibile foglio Excel per l’occasione…

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo come anticipato dal gol di Icardi: il fuorigioco c’è e non è nemmeno difficile da vedere per il segnalinee, visto che non ci sono “incroci” o giocatori a impallare la visuale. Niente da dire a nostra “difesa” se non che, a memoria, fatico a trovare un altro episodio a nostro favore nell’intera stagione. Poco male.

Il gol di Icardi è stato talmente “moviolato” in tutte le salse nel dopopartita che diventerà presto il video più visto al mondo su Youtube, dando così fiato all’immortale assioma del “vedi che alla fine torti e favori si compensano?“. Faccio finta di crederci, ok: questo gol pareggia quello buono negato a Nagatiello col Chievo. Ora aspetto 6 o 7 rigori inesistenti a nostro favore e poi siamo pari. Grazie.

Uscendo dalla fredda cronaca, come dicevo subito dopo la partita ad amici, mi scopro sempre più attento agli aspetti mediatici e comunicativi della nostra simpatica squadretta. La cosa non è esattamente un segnale incoraggiante per le mie già ridotte facoltà mentali: d’altra parte è anche vero che vecchio e nuovo Presidente hanno dato negli ultimi giorni ampia dimostrazione delle rispettive capacità in materia.

Inappuntabile il nuovo boss, che pur parlando un’altra lingua riesce sempre e comunque a dire quello che vuole (spesso utilizzando i propri canali, magari sfuggendo al contraddittorio, senz’altro facendo felici milioni di tifosi come me). Incorreggibile per altro verso il Presidente onorario che, forse all’insegna del “mi scappa mi scappa non la tengo più“, dà l’occasione ai pennivendoli di turno di poter titolare “Thohir deve stare più vicino alla squadra”, oppure “Ho la clausola per ricomprare l’Inter” e ancora “Mi dispiace per Branca”. Insomma, un bel piattino di sterco fumante, tanto per calcare sulla discontinuità della nuova gestione, che inevitabilmente lascia un po’ di amaro in bocca.

A Moratti, può darsi.

Ai giornalisti, senz’altro.

E infatti i nostri eroi, non trovando ciccia dal pur rotondetto Thohir, tornano a sfamarsi dal vecchio dispensatore di dichiarazioni, in modo da continuare l’ormai pluridecennale pennellata di marrone sulla casa interista.

Cambiando argomento, non posso non citare anch’io il più alto episodio di “famous last words” visto e sentito ultimamente: Compagnoni commenta la Roma e sentenzia “I giallorossi insieme all’Inter sono la squadra che batte più corner, ma su calcio d’angolo non segna mai: solo 3 gol su 150 tiri dalla bandierina…colpo di testa di Destro ed è rrrrete!“.

Oltre al tempismo involontariamente comico, il rancoroso scrivente ha ovviamente fatto suo il facile sillogismo: Se l’Inter è la squadra che -ancor più della Roma- batte più corner, vuol dire che in attacco, e ancor più in area avversaria, ci staziona alquanto. Viene così a cadere una delle semplicistiche giustificazioni alla ormai cronica mancanza di rigori a nostro favore, riassumibile nella saccente tesi per cui “dipende anche dallo stile di gioco delle squadre… ci sono quelle che giocano sempre all’attacco, che entrano tanto in area di rigore… ci sono invece quelle che invece si coprono e ripartono, e che magari segnano tanto da fuori“.

…Che poi, per inciso, il Milan dopo il golazo di Balotelli contro il Toro, è la squadra che segna di più da fuori area… e infatti a loro i rigori non li fischiano mai 😉

Infine, l’utlimo sassolino: il Milan giocherà Mercoledì (e non Martedì) in casa (e non in trasferta) contro l’Atletico. Nonostante ciò, riesce ad ottenere l’anticipo della sua partita di Campionato (anch’essa in casa) al Venerdì sera, beneficiando quindi di ben 5 giorni di riposo. Ricordo, tanto per rompere i coglioni, che chi gioca l’Europa League in trasferta(giovedì sera), ha talvolta la possibilità di posticipare al Lunedì sera la partita di Campionato, beneficiando in quel caso di 4 giorni di riposo. Il “talvolta” è volutamente evidenziato, visto che l’Inter l’anno scorso ha più volte giocato di domenica pur tornando dalle tristi e desolate lande dell’Est Europa quando la notte del Giovedì già sconfinava nell’alba del Venerdì.

 

WEST HAM

Weekend consacrato alla FA Cup, da cui purtroppamente siamo stati estromessi. Nell’infrasettimanale però, volitiva vittoria in casa col Norwich e classifica che si fa tanto corta quanto bella: siamo in cima alla colonna di destra, ma tre punti più sotto comincia l’inferno!

Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca. Detto ciò "Renzi: dal Franchi a PALACIO CHigi" nun se po' sentì...
Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca.
Detto ciò “Renzi: dal Franchi a PALACIO Chigi” nun se po’ sentì…