SISIFO INVORNITO

NAPOLI-INTER 4-1

Allora, sfoggiamo le quattro nozioni da Liceo Classico rimaste impigliate tra i pochi neuroni a disposizione e spieghiamo succintamente di cosa stiamo parlando.

Sisifo è uno dei tanti uomini della mitologia greca che, per vari motivi, viene cazziato dagli Dèi -vedremo poi perchè- e condannato a soffrire in eterno, un po’ sulla scorta di quanto avviene nei gironi infernali di Dante, tanto per fare paragoni sempliciotti ma come dicono i latini- famo a capisse.

Ora, nel caso di specie Sisifo è condannato a spingere una roccia dalla base alla cima di un monte, con la piccola aggravante di dover ripetere l’esercizio ogniqualvolta la roccia raggiunge il cucuzzolo della montagna visto che il masso, capriccioso, non trova di meglio da fare che rotolare nuovamente alle pendici del monte.

In termini post-ellenici, e citando Enzino Jannacci, lo si definirebbe “un laurà de ciula” e in pochi potrebbero dargli torto.

Ecco, il laurà de ciula è proprio la definizione plastica dei 90′ minuti giocati dai nostri in quel di Napoli domenica sera.

Con un’ulteriore aggravante: Sisifo infatti, per lo meno si era meritato la giusta punizione per essersi macchiato del peggiore dei peccati possibili nel mondo greco: quello di considerarsi pari -se non superiore- agli Dèi. E’ un affronto inaccettabile per Zeus e compagnia, simile ma ancor più grave del concetto di superbia, e difatti arrivati perfino ai giorni nostri con il termine originale di Ubris.

Se fossi più bravo con formattazioni e robe varie lo scriverei coi caratteri greci, o almeno metterei la dieresi sulla U. Insomma farei di tutto per non sentirlo pronunciare come fanno i meridionali (per una volta fatemi essere il leghista d’antan che non sono mai stato): i professori del liceo nati sotto Roma lo pronunciavano orrendamente iubris (anzi iubbbris, con un paio di B in omaggio), e il mio pur migliorabile accento ellenico trasecolava in raccapriccio.

Del resto, come i nordici suscitano al più una risata compassionevole quando cercano di imitare gli accenti del Sud, così sarà assai arduo trovare un napoletano, siciliano, pugliese o calabrese capace di pronuciare correttamente il più comune insulto lombardo “vadarvial…”. Ecco, quell’ultima “U” -qui omessa per eleganza- è foneticamente conosciuta come “U francese o lombarda” e si prounucia esattamente come la prima lettera della nuova parolina che abbiamo imparato.

Comunque, basta razzismi fonetici e torniamo ai nostri amatissimi craniolesi. Per lo meno, si diceva, quello là si credeva simile agli Dèi da quanto era figo, e per questo veniva punito. I nostri sembrano un’accozzaglia di invorniti stonati di grappa e in tenuta da spiaggia.

Ma diosanto! Avete buttato nel cesso ogni singolo punto di vantaggio nell’ultimo trimestre, riducendovi a dover conquistare tre punti in due partite. Il giorno prima di giocare, questi punti da tre diventano due, grazie al pari della Roma a Sassuolo. Cionondimeno, i nerazzurri scendono in campo contro un Napoli che nulla ha da chiedere al campionato (al contrario di noi) e che invece ci piglia a ceffoni senza nemmeno doversi impegnare più di tanto per un’ora e mezza.

Magari i nostri si fossero sentiti superiori agli Dèi! Almeno li avremmo visti andare tutti in attacco volendo spaccare il mondo, anche a costo di venire puniti in contropiede.

Macchè: la corsetta indolente di Miranda sui gol degli avversari è la miglior esemplificazione della non voglia di giocare dei nostri.

Non si salva nessuno, nè in campo, nè in panchina, nè in tribuna. Arriverei a salvare Handanovic (uno che piglia 4 pere il nostro uomo migliore…) e questo dice tutto.

Come confidato ad amici e parenti, se solo fossi un po’ meno tifoso sogghingnerei alla vista di questa tragicommedia commentando “vi sta bene!“.

Ma per fortuna o purtroppo lo sono, diceva Gaber, e quindi non ho il distacco necessario per prenderla con filosofia. Sono invece tra il preccupato, il rassegnato e l’incazzato.

Preoccupato perchè, scusate la banalità, si rischia di non arrivare nemmeno quarti dopo aver passato il 90% del campionato in terza posizione.

Rassegnato, perchè siamo la squadra tifata da Murphy, quello della legge: se c’è un modo per mandare tutto in vacca, state sicuri che l’Inter lo troverà.

Incazzato, perchè oltre al danno qui si rischia la beffa: non è tanto l’Atalanta in Champions a darmi fastidio (anzi: applausi a scena aperta), quanto il fatto che un nostro inciampo sul rettilineo finale andrebbe a tutto vantaggio di “quelli là”, che hanno una squadra non di una ma di due categorie inferiori in termini di rosa, talento e qualità, e che invece -vuoi per tenacia, vuoi per culo- è lì a un punto da noi, pronta ad approfittare dei nostri consueti psicodrammi.

La recente storia nerazzurra individua nel Lazio-Inter dell’anno scorso l’eccezione alla regola secondo cui i nostri, la partita decisiva, la sbagliano.

Solo quest’anno ne abbiamo giocate tre, fallendole tutte. PSV in Champions, Lazio in Coppa Italia, Eintracht in Europa League. Tre partite giocate in ciabatte, esattamente come visto domenica al San Paolo, segno evidente dell’assoluta mancanza di personalità da parte del gruppo nel suo complesso.

Da lunedì saremo pieni di liste di proscrizione, progetti triennali, conferenze stampa di presentazione con sorrisi a 32 denti e tifavo questa squadra fin da bambino, e tutti ci divertiremo nel dare voti e giudizi.

Ma del domani, oggi, me ne fotto. Oggi conta solo l’Empoli, che va battuto senza se e senza ma. Spero che i tanti che popoleranno le tribune di S.Siro siano capaci di dimenticare tutto per 90′ e tifare come pazzi, per poi sfogare tutto il loro livore arretrato al fischio finale.

Faccio solo una considerazione riguardo al futuro: io posso anche essere d’accordo con i tanti che dicono che “all’Inter servono solo due o tre ritocchi e poi è a posto“, ma torniamo sempre a parlare di zona grigia.

Mi spiego. Oggi, nell’Inter, di giocatori scarsi ipso facto non ce ne sono. Per fortuna non abbiamo più i Kuzmanovic, i Belfodil, i Montoya e i Dodò degli anni scorsi. Altrettanto, però, di campioni non ce n’è. Ce n’era uno che era campione a suo modo, e cioè Icardi, nel senso che segnava tanto quanto un campione. Per il resto abbiamo diversi buoni giocatori e qualcuno in alcune giornate buonissimo. Ma campioni, zero.

Ecco: se i tre “ritocchi” dovessero essere tre campioni (a caso: Godin, uno tra Modric e Rakitic e una punta di uguale spessore, della quale però al momento fatico ad individuare le sembianze) è possibile che il carisma dei succitati possa contagiare positivamente la succitata zona grigia. Ma se dobbiamo andare avanti per innovazioni incrementali, con Bergwjin per Perisic, Dzeko per Icardi, Danilo per D’Ambrosio… non credo che ne caveremo molto.

Ad ogni modo, ci sarà tempo per capirne di più, ora sotto con l’Empoli, con margini di errore tendenti a zero e propensione al turpiloquio tendente a infinito.

Anche l’orsetto non ne può più…

UN DILEMMA AGGHIACCIANTE

Il titolo è facile ma la riflessione è assai contorta.

L’ipotesi è che l’Inter faccia bene (o male) a prendere Conte come prossimo allenatore.

La tesi muove da una prima linea di demarcazione, che correrà per tutto il post: un conto è il ragionamento del tifoso, un altro quello del distaccato osservatore di cose nerazzurre.

Ovvio che chi scrive si ritrovi assai di più nella prima categoria, ma cercherò comunque di essere quanto più equidistante possibile.

Il tifoso non può accettare l’arrivo di un personaggio come Antonio Conte: anche sorvolando sul trapianto di capelli (il Mancio si era rifatto le borse sotto gli occhi, eppure l’abbiamo amato per tanto tempo), il chierichetto lo ricordo col sorriso beffardo negli spogliatoi di Udine al 5 Maggio dichiarare alla telecamera che stava godendo, anzi “gotento”, sfoggiando il marcato accento salentino.

Non solo: è stato capitano di una Juve moggiana e lippiana -ancor di più agricoliana- che ha vinto per buona parte degli anni ‘90 in un ladrocinio di campionati e coppe che avevano un unico comun denominatore: il ricorso massiccio all’abuso di farmaci. L’ematocrito di Deschamps ai livelli del miglior scalatore del Tour de France, o i cardiotonici dati come se fossero caramelle hanno segnato le vittorie di quegli anni, che solo la prescrizione (sì, cari gobbi, i veri prescritti siete voi…) ha salvato dalla condanna della giustizia ordinaria – per quella sportiva era ahimè tardi.

Non che come allenatore il nostro abbia iniziato meglio… Prima della scia di vittorie in bianconero, il nostro tra Siena a Bari -lui leccese dint’– casca nel puttanificio di partite accomodate e scommesse serpeggianti, per le quali tutti ricordiamo il suo patteggiamento di malavoglia. Come succede nei migliori casi, l’imitazione è più fedele dell’originale.

Infine, l’arrivo di Conte seguirebbe di pochi mesi quello di Marotta, già digerito a fatica. Le ultime voci parlano anche dell’aggiunta di qualche altro transfuga dalla parte sbagliata di Torino. Tutto ciò di certo non fa dormire sonni tranquilli sulla riva giusta del Naviglio. Del resto basta tornare indietro al precedente tentativo, vecchio giusto di un ventennio, per ricordare come finì.

Mai più, dissero tutti gli interisti, che pure con Trapattoni avevano avuto la prova che l’esorcismo poteva anche avere successo.

E proprio il grande Giuànin, che era andato a scovare Conte in Puglia ad inizio anni ‘90, potrebbe essere il trait d’union tra i due stati d’animo di questo sproloquio.

Vero: Conte è gobbo, ma non arriva dritto-dritto dalla Juve. Di più: non si è lasciato bene con Agnelli, il che dalle mie parti è sempre un pregio (il nemico del mio nemico è mio amico). Dopo quei tre scudetti in bianconero (su cui tornerò infra) ha fatto un mezzo miracolo con la Nazionale, uscendo ai quarti all’Europeo dopo i rigori con la Germania ma avendo prima battuto la Spagna, il tutto con Giaccherini, Pellè, Darmian, Sturaro ed Eder e facendo appassionare agli azzurri anche un mondialista come me. Chiuso con l’Italia, va a Londra e vince col Chelsea, prima di finire nelle antipatie di Abramovic e compagnia e lasciare la parola alle spade (leggasi avvocati e richiesta di risarcimento plurimilionaria).

Accetterei quindi il suo arrivo all’Inter? Boh, torniamo al dilemma iniziale: il tifoso, manco p’ocazz, l’interista freddo e distaccato -if any- magari sì.

Non dimentichiamo infatti che Conte ha preso una Juve conciata molto peggio dell’Inter attuale e, complice il nulla pneumatico di quegli anni, è riuscito a vincere subito. Certo, vincere da juventini e quindi col leggendario gol di Muntari, ma in ogni caso ha preso un gruppo di reduci da due settimi posti e ci ha vinto tre scudetti di fila. Ricordo Matri, Quagliarella, Toni, Caceres, Asamoah, Lichsteiner, il già citato Giaccherini; insomma, non aveva in mano tutti Buffon e Pirlo. Di più: il vero colpo di quella squadra fu di andare a prendere un ormai dimenticato Barzagli a Wolfsburg e farne un pilastro della difesa insieme a Chiellini a Bonucci. Ha insomma dimosrato di saper tirar fuori il meglio dal materiale umano a disposizione.

Certo, avrebbe un certo numero di cose da farsi perdonare, per quanto fin da tempi non sospetti abbia dichiarato che la sua unica “fede” è quella legata alla professione e non alla squadra di appartenenza. Il periodo ipotetico dell’irrealtà di cui parlava nel lontano 2013 pare ora essere assai realizzabile.

Se fosse una persona furba e intelligente, e soprattutto se desse retta ai miei sogni, avrebbe probabilmente il modo per entrare nell’universo interista senza particolari traumi. Quel che leggerete di seguito è una pìa speranza, che pare già essere svanita leggendo i giornali di questi giorni. Caro Conte: come secondo, non portarti il pur logico e dignitosissimo Barzagli. Portati Cambiasso e presentati con lui, della serie “mi manda Picone”.

Arriverebbe con un campione recente e assoluto della storia nerazzurra, probabilmente quello con maggiori potenzialità di diventare un allenatore di successo, che potrebbe cominciare proprio da secondo la sua nuova vita.

Io il film me lo sono fatto andando a ripescare forse l’unico cartellino rosso di Cambiasso in Serie A, con il nostro che al culmine della frustrazione per una sconfitta in casa contro la Juve, è atterrato di suola sulla tibia del povero GIovinco in un intervento assolutamente improvvido, e come tale non da lui. Ebbene: in quella circostanza ricordo proprio Conte andare a frapporsi tra il Cuchu e l’orda di bianconeri in cerca dello scalpo del nerazzurro.

Resto un romantico sognatore, motivo per il quale la carrambata tra pelati palesi e pelati rinnegati non troverà spazio: ci troveremo Conte con Barzagli secondo e l’insopprimibile bisogno di ricorrere a massicce dosi di Maalox innaffiate da Fernet Branca.

Se c’è una cosa che da tifoso mi lascerebbe contento dell’arrivo di Conte sarebbe ricacciare in bocca ai soliti giornalettisti la frase fatta del “Conte va all’Inter solo come ripiego. Se Allegri non rimane, Conte torna alla Juve”.

Ecco, vedere la Juve che pur senza Allegri non si ricongiunge con Conte, e quindi dover ammettere che l’Inter è la sua prima scelta, sarebbe una magra ma piacevole consolazione, quantomeno per un ossessionato dai media come me.

Magari…

SPECCHIO RIFLESSO

MILAN-INTER 2-3

Se già il Derby di andata, giocato in condizioni di morale e classifica assai diverse, era stato presentato come uno scontro tra il bel giUoco dei rossoneri e la cinica fisicità dei nerazzurri, potete ben immaginare -anzi, già lo sapete come me- come la critica abbia introdotto la partita di domenica. Da una parte una grande famiglia, capace di stringersi intorno al proprio allenatore e di valorizzare al meglio gli ultimi acquisti, in grado di far dimenticare la star viziata che ha chiesto e ottenuto di migrare oltremanica. Dall’altra parte, un’accozzaglia di craniolesi in crisi di astinenza da fenotiazine, con un Mister pronto a svuotare l’armadietto e uno spogliatoio pronto più del solito a #guèradebbande.

Fatta la cordiale premessa, il sifulotto torna turgido a intrudersi tra le terga rossonere, sconfitte come all’andata e come in 3 delle ultime 6 sfide (le altre tre sono pareggi di cui uno acchiappato al 97′ e da loro festeggiato manco fosse stato uno Scudetto…).

Se volete l’illuminato punto di vista dello scrivente, mi sono apprustato alla poltrona di casa pronunciando le seguenti parole: “poche volte sono stato così rassegnato all’inizio di un Derby“. Cazzo, datemi torto! Dopo aver visto dal vivo lo scempio di giovedì scorso in Europa League, circondato da un gruppo di toscani che apostrofavano quasiasi giocatore, interista o tedesco, al grido di “sudicio!! vagabondo!!“, chi se l’aspettava un’Inter coi controcazzi a martellare dal primo minuto?

E invece, Vecino pesta giù la partita dell’anno e non a caso apre le marcature dopo 3 minuti. L’azione è bella dall’inizio, con Lautaro bravissimo a fare da sponda sul cross di Perisic, dopodichè… la prende Vecino.

Il Milan non ci capisce molto, e la partita continua con un quasi monologo dei nostri: solo Paquetà e Çalhanoghlu impensieriscono Handanovic, mentre nell’altra area prima Vecino e poi Skriniar di testa si divorano il raddoppio. Vantaggio meritatissimo all’intervallo e paura fottuta che, come già tante altre volte, i nostri pensino “beh il nostro per oggi l’abbiamo fatto“.

Invece no! Anzi, sul corner a inizio ripresa non faccio nemmeno in tempo a sacramentare per lo stucchevole scambio corto dalla lunetta, che il sinistro a giro di Politano arriva bel-bello sulla capoccia di De Vrij: parabola arcuata (cit. Brunone Pizzul) e Donnarumma uccellato. A me ha ricordato il gol di Cruz in un Juve-Inter del 2005, ma qui so di essere malato grave…

Da notare, visto che non lo fa nessuno, l’ottimo “Alessietto” Romagnoli colpevole su entrambi i gol.

Morale, siamo 2-0 con 40′ da giocare. Appena prima del cambio della disperazione, Bakayoko pensa bene di festeggiare l’inevitabile Primo Gol in Serie A contro l’Inter, timbrando di testa il 2-1 con una bella girata che beffa prima Gagliardini e poi Handanovic.

Nemmeno il tempo di cacarci sotto, che Castillejo (ricordiamo: “Samu” per gli amici e Peppe Di Stefano) la combina grossissima, sgambettando Politano che usciva dall’area per preparare la conclusione mancina. L’arbitro rischia i legamenti e cade, ma fischia il rigore sacrosanto. Il Toro non trema e fa 3-1 “sotto la Nord festante” (questa invece arriva dritta dritta da Giorgio Bubba).

Non è ovviamente finita, perchè il gollonzo è in agguato sottoforma di Musacchio, lo stopper del cacchio, che prima segna e poi si guarda intorno incredulo. Smadonno reclamando un fuorigioco di Piatek che in effetti non è fischiabile, ma a mia discolpa credevo che la palla l’avesse presa lui e non D’Ambrosio.

I nostri però tengono, ed è proprio il ceruleo napoletano a immolarsi al 96′ respingendo la botta ignorante dell’ignorantissimo Cutrone, che si trova l’urlo da invasato ricacciato in gola (e mi limito alla gola…).

Gran Derby, vinto in maniera tanto netta quanto insperata. Siamo e restiamo una manica di psicolabili, ma siamo ontologicamente migliori di quelli là.

LE ALTRE

Ora che non conta più nulla, la Juve perde una partita. La vedo come la concessione fintamente bonaria del dittatore di turno. Il popolo se non altro passa una piacevole domenica. Il Napoli batte l’Udinese non senza patemi, mentre la Roma perde a Ferrara facendo un favore a entrambe le milanesi.

E’ COMPLOTTO

Tante piccole perle che ci ricordano quanto, a prescindere dal risultato, ci sia una parte di Milano nella quale il sole splende sempre, ed un’altra condannata a ripararsi dalle intemperie anche quando vince.

Come già detto: loro sono una grande famiglia, noi è CrisiInter.

Esagero? Vediamo:

Lungi da me voler difendere l’essere umano Icardi, poco si può dire delle abilità calcistiche del soggetto.
Siamo alle solite: il fatto che abbia 4 in matematica non dovrebbe autorizzare nessuno a darmi automaticamente anche l’esame di latino. Ma, se la cosa non valeva per il “me” liceale, evidentemente non vale nemmeno quando si parla di Inter.
Non c’è una logica, è così e basta. E’ complotto.
Quindi, tornando alla partita, bravo Martinez a fare da sponda sull’1-0 di Vecino, resistendo alla tentazione di capocciare in porta. Lapidaria la conclusione: Icardi non l’avrebbe passata. L’ho letto sulla Gazza cartacea di ieri, non lo trovo on line, fidatevi.

Se è per questo il Corriere non è da meno, solerte a confermare che nemmeno il derby salverà Spalletti. Grazie, correvamo il rischio di rilassarci un attimo…

Il meglio però arriva da Repubblica, sotto forma di sgub di Marco Mensurati, a sentir lui informato da anonima fonte interna. Ci dice -guarda caso a poche ore dal Derby, tanto per non agitare ulteriormente le acque- che la ricostruzione del caso-Icardi è in realtà assai più vicina alla versione propugnata da Mauro e Wanda: la fascia gli è stata tolta su richiesta di Spalletti dopo che, da Capitano, era insorto contro l’allenatore colpevole di rimproverare i compagni. Insomma, tutto il contrario di quel che l’Inter fa trapelare da settimane. Del resto, perchè accontentarsi della versione ufficiale, se possiamo tirare un po’ di merda nel ventilatore?

Non ci si ferma certo qui: si narra, once more with feeling, dell’immancabile spogliatoio spaccato, con una significativa novità di giornata: ci sono tre “bande”.
Non gruppi, nemmeno fazioni. Proprio “bande”.
Potevano scrivere “gang” o “mandamenti” già che c’erano. Ma non divaghiamo: ci sono i sudamericani (belli i tempi del Triplete in cui gli argentini litigavano coi brasiliani…), ci sono gli slavi (quantomeno non ha scritto”gli zingari”) e ci sono gli italiani.
Eccola qui, la primizia! Dopo anni a passeggiarci sui testicoli sull’Inter vergogna d’Italia per mancanza di autoctoni, eccolo finalmente, lo zoccolo duro di connazionali, panacea di tutti i malanni di stagione e garanzia di virtù e rettitudine in qualsivoglia luogo di lavoro: 7 nostrani in rosa, sufficienti a creare una delle tre bande e viziare ancor di più il già mefitico “clima in spogliatoio”.

Un giorno qualcuno mi spiegherà perchè la redazione sportiva di Repubblica ha questa atavica antipatia per l’Inter: so’ lupacchiotti, si sa, ma per lo meno in contrapposizione al Berlusconismo era lecito aspettarsi non un occhio di riguardo (quello mai), magari solo l’onestà intellettuale.

Gianni Mura è ovviamente oltre l’empireo e poco ha a che fare con i vari Crosetti, Bocca e Vocalelli (sì, quel Vocalelli), ma davvero un astio così non lo vedo nemmeno dalle parti della gazzetta del balengo torinese.

Ce ne faremo una ragione eh? La cosa non mi toglie certo il sonno.

E comunque, apparecchiato il piattino demmerda per i nerazzurri, ecco come, in netta contrapposizione, viene raccontato il pre- e il post-derby rossonero.
Anzitutto, il caro buon Silvio non si trattiene e consiglia da lontano come fare a vincere la stracittadina. Punta tutto su Suso, Berlusca, con lo spagnolo che di contro è unanimemente definito il peggiore in campo.

La chicca, per chi ha fatto del concetto di “gruppo affiatato come una famiglia” un mantra leggerissimamente ridondante negli ultimi trent’anni, è gentimente offerta al momento del cambio di Franck Kessie, con l’ivoriano braccato da tre coraggiosi compagni di squadra, pronti a scongiurare l’eliminazione fisica di Lucas Biglia.

L’unico a uscirne bene, come al solito, è Gattuso, splendido quando dice “potrò anche non capire niente di calcio, ma su concetti come rispetto di regole e gerarchie ci ho costruito una carriera” e ancor più da applausi quando si lascia scappare “mo’ l’importante è che parlino loro, io ci parlo in settimana”, e “meno male che non ho visto tutto il cinema se no mi buttavo pure io nella mischia“. Un grande.

Tutti gli altri sono da oggi le comiche: i due pierini, presi da Leo e Maldini e mandati in favor di telecamere a darsi la mano e giurarsi amore eterno. Ancor di più la stampa, sempre pronta a gridare alla crisi e alle tensioni interne da un lato del Naviglio, ed altrettanto solerte sull’altra riva a minimizzare, contestualizzare e ridurre il tutto a “cose che succedono ma che rientrano subito”.

E poi, se ci pensate bene, probabilmente Kessie era scosso per i buu razzisti ricevuti durante la partita. Insomma, colpa dell’Inter anche qui.

Infine, un pizzico di goduria in più al fischio finale, avendo intravisto in tribuna Pippo Inzaghi ancora stipendiato dal Bologna ma accorso a vedere la squadra del cuore pigliarla ancora una volta inder posto!

Rappresentazione plastica di spogliatoio spaccato: ecco il classico Royal Rumble, il tutti contro tutti degno del peggior Wrestling anni ‘80


MALEDETTI (CIT.)

CAGLIARI-INTER 2-1

(cit.) il link devo metterlo qui, nel titolo non me lo prende. Mi scuserà il correttore di bozze…

Ecco l’Inter esprimere il massimo del suo potenziale autodistruttivo.

Dopo essersi fatta esplodere il caso Icardi tra le mani (con responsabilità varie, come vedremo infra), l’equipaggio della zattera di Cast Away approda nelle perigliose acque cagliaritane, uscendone con le ossa a pezzi.

Il fatto che la piccola di turno, in crisi di gioco e risultati, contro i nostri metta in mostra la miglior prestazione stagionale è oramai una non-notizia e, per una volta, che questo non suoni come una sorta di recriminazione: son proprio i nostri che giocano alle belle statuine e permettono a qualsiasi squadra dotata di gamba e grinta di surclassarla.

Non c’è infatti altra risposta che questa, alla pur legittima domanda “ma com’è possibile che quelli dell’Inter non la becchino mai?“. Il Cagliari gioca una partita mariana, soprattutto un primo tempo in cui i nostri non ci capiscono un beneamato cazzo, riuscendo di puro talento, culo e cinismo a trovare il pari con Lautaro dopo e prima dei gol cagliaritani.

Brozovic e Vecino fanno a gara a chi è più lento e svogliato, Perisic pare tornato quello di due mesi fa, se pure Skriniar toppa la partita siamo a posto…

Poi, ovvio, al solito nessuno ci vuole bene. La granitica presa di posizione della Società dopo il rigore di Firenze al 97′ porta Cigarini ad essere graziato di un secondo giallo meritatissimo dopo nemmeno un quarto d’ora di partita, oltre che ad un fallo serenamente inventato che costa l’ammonizione a Skriniar e il non irrilevante accessorio dell’1-0 del Cagliari sulla punizia conseguente.

Tutto secondo copione.

Ma se sugli arbitri sappiamo di non poter incidere minimamente, quantomeno sulla voglia di giocare a calcio -che poi sarebbe anche il vostro mestiere, benedetti fijoli…- Spalletti & Co. dovrebbero poter fare qualcosina.

Invece Barella pare Matthaeus strafatto di nandrolone, Pavoletti il Gigi Riva del 2020 e i nostri una mandria di inetti come nelle peggiori occasioni.

Si salvano solo Martinez e Nainngolan, che quantomeno ci provano, corrono e costruiscono dal nulla il gol del pari. Ovvio che la prima reazione allo scempio visto sia “beh, vedi a giocare senza Icardi?“.

Difficile però che l’ex Capitano potesse far meglio del Toro nella circostanza. Il delfino argentino ha tre palle gol in 90′ minuti: la prima la butta dentro di testa sul primo palo come il miglior Gigino di Biagio (vero Signor Carlo?), la seconda la spedisce sul palo girandosi in un fazzoletto, la terza -ancora de capoccia– la piazza fuori di pochi cm. Vero: sbaglia a non premiare l’unico inserimento di Vecino in area nei 90′, ma non è certo il nostro numero 10 ad avere sulla coscienza la sconfitta.

Nella ripresa in realtà riusciamo nell’apparente controsenso di far cagare, ma di produrre un certo numero di occasioni. Oltre a quelle di Martinez citate supra, Politano entra bene palla al piede in area ma non angola a sufficienza il tiro, mentre Borja Valero dopo una bella azione corale pensa bene di sparare alto un destro a giro che pareva facile-facile da piazzare sul secondo palo.

Spiace dover fare la gara degli stronzi, ma i due croati -sugli scudi nelle prime uscite senza Icardi- hanno dormito sonni tranquilli e profondi per 90′. Questo a ulteriore e non richiesta conferma del fatto che di innocenti e immacolati lì dentro non ce n’è.

MO’ V’O’ BBUCO ‘STO PALLONE!

Siamo quindi al redde rationem.

Ho già detto da che parte sto, da quella dell’Inter, che continua ad essere più importante di tutto e di tutti.

Proprio per questo, ritengo che non ci sia nessuno esente da colpe in questa storiaccia. Non Icardi, non Wanda, non Spalletti, non Marotta, non Perisic.

Tutti hanno sbagliato qualcosa, Mauro più di tutti. Marotta per ora meno di tutti, a meno di un piano diabolico di distruzione dall’interno in pieno Lippi-style che -se reale- non tarderà a dar traccia di sè.

Per il resto concordo con Bergomi e fin qui nulla di strano; già più scomoda la posizione di dover additare Fabio Capello a maitre à penser dell’interismo moderno; ai confini del lisergico dover ascoltare parole sagge ed esperte da Ando’ Cassan’. Sic transit gloria mundi…

Come si sistema ‘sto casino?

A mio parere in maniera molto utilitaristica e machiavellica: questo stallo non giova a nessuno. Anche volendo sorvolare sul bene supremo (l’Inter, of course), Icardi ha tutto da perdere nel continuare la manfrina del malato immaginario e permaloso.

Vuoi riprenderti la fascia? Non te la ridaranno mai, ma anche a volerci credere, non è senz’altro stando nella tua torre d’avorio che la Società e compagni faranno un passo verso di te.

Te ne vuoi andare? Occhio: chi ti compra, citando il Sassaroli, “deve per forza prendersi tutto il blocco“. E se la cameriera tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme (cit.), non è compresa nel pacchetto, i post e la moglie/agente bombastica invece sì, e non me lo vedo il Real di turno (ma nemmeno la Juve) fare spallucce e dire “ma sì, che ce frega, va bene lo stesso“.

La Società stessa, se non risolve ‘sto troiaio, si trova il valore della propria stella polverizzato. Se già l’estate scorsa nessuno si era fatto vivo per pagare i 110 milioni di clausola, figuriamoci se ci pensano adesso.

Anzi: è più che plausibile uno scenario inverso, del tipo: “cara Inter, ti risolvo un problema: Icardi me lo prendo io” ma a quel punto sono gli altri a fare il prezzo, mica tu.

Vuoi tener duro? O 110 milioni o il ragazzo rimane qui fino a scadenza? Benissimo: ma o risolvi la situazione o ti tieni la serpe in seno pagandolo senza che nemmeno giochi.

La favola della squadra che senza il capitano reietto gioca e vince è durata quanto solitamente dura l’effetto cambio-allenatore: una scossa di nervi e orgoglio efficace nel breve periodo ma costoso in termini di tenuta mentale, e di questo Cagliari è la conferma empirica.

Che qualcuno si sia dato da fare proprio in concomitanza del caso-Icardi va ad ulteriore detrimento della sua professionalità (la sola cosa in cui do ragione a Maurito è la critica a chi gioca bene per voler andar via dall’Inter, sì Perisic, stiamo parlando di te…). Per il resto, di squadre in cui non tutti vanno d’accordo è pieno il mondo, ma come ben sappiamo è solo alla Pinetina che risuona da decenni il refrain #bruttoclimainspogliatoio #spogliatoiospaccato #squadradivisainclan #civuoleilbloccodiitaliani.

LE ALTRE

Anche quest’anno la Juve vince il Campionato tre mesi prima, e la sola consolazione è che davvero non ce la fanno a vincere pulito (vedi esplusione di Meret). Come ben sappiamo, per il Triplete anche quest’anno sarà per l’anno prossimo, ma è davvero un grattare il fondo del barile per consolarci.

I cugini, dopo non so nemmeno quanto tempo, ci passano in classifica. A questo siamo arrivati: a farci superare da una squadra con una rosa da sesto-settimo posto, che le proverbiali ondate di culo e allineamento planetario fanno rendere costantemente al 110%. Il Sassuolo del milanistissimo Squinzi non ha nemmeno bisogno di scansarsi, tanto contro il cul ragion non vale: ecco l’autogol di Lirola e tre punti di platino, che il bravo Ringhio ha se non altro il merito di intascare senza esaltarsi, al contrario di tutta la stampa che si pasce del sorpasso come se fosse l’unica cosa importante.

La Lazio vince il Derby e, con una partita da recuperare, apparecchia la volata finale con quattro squadre a litigarsi i due posti rimanenti sul treno Champions. Un treno, diobono, su cui eravamo seduti stravaccati e con la palpebra calante fino a due mesi fa, e dal quale rischiamo di scendere a calci.

Ma i nostri non temano: nel caso, di calci in culo e ceffoni in fazza, ce ne saranno altrettanti ad attenderli sul binario.

Chiudiamo come abbiamo iniziato:

L’INCUBO, IL SOGNO E LA FOTTUTISSIMA REALTA’

INTER-BOLOGNA 0-1

Dividiamola in tre, la mappazza, perchè così è pesante da digerire (cit.).

L’incubo è quello che, a occhi apertissimi, abbiamo dovuto vivere nei 90’ di non-gioco contro il Bologna, che poi altro non sono se non l’ideale proseguimento del nulla cosmico già mostrato nel trittico Sassuolo-Torino-Lazio.

Icardi ha un attacco cardiaco che gli impedisce di comprendere il clamoroso errore di Poli, che lo serve solissimo davanti al portiere dopo un minuto di gioco. Solo una grave paralisi dei suoi organi vitali può spiegare quel che combina nei tre secondi successivi.

Esattamente come successo dopo il tiro fuori di Martinez a Torino, i nostri fanno di tutto per sembrare quelli che dicono “beh il mio per oggi l’ho fatto, possiamo andare a casa”.

Conoscendo i miei polli, avevo appreso con un mix di goduria e timore l’avvicendamento sulla panchina del Bulègna: Superpippo aveva esaurito la dose di deretano che l’ha accompagnato per l’intera carriera, ma al suo posto era arrivato il temibilissimo Sinisone, che forse non a caso aveva usmato puzza di figuraccia in casa Inter.

Loro fanno la loro onesta partita, trovando (dopo Izzo, dopo Immobile…) un gol casuale quanto meritato. Male De Vrij nell’occasione, con Handanovic forse colpevole di non avere riflessi da centometrista, ma che su una capocciata così bislacca può davvero fare poco.

Come col Toro, ci sarebbe un’ora di partita a disposizione per rimediare al troiaio combinato, se solo i nostri si togliessero la cispa dagli occhi e le pedùle dai piedi.

Macchè.

L’unico schema è il giro palla da dietro, probabilmente nella speranza di addormentare gli avversari. Palle in avanti non ne arrivano se non per gentili omaggi dei rossoblù, che la nostra buona creanza ci fa guardar bene dall’accettare.

In un contesto simile, è chiaro che gente che già di suo non ha un buon feeling con San Siro venga fischiata ancor prima di ricevere palla. Candreva, Nainggolan, Perisic, lo stesso Icardi, si beccano vagonate di fischi fin dal quarto d’ora del primo tempo. Fatta la tara al quoziente di intelligenza del tifoso medio (e anche medio-basso, chè i geni mica ce li facciamo mancare con tanto di striscioni alla rovescia), non mi sento nemmeno di biasimarlo più di tanto. E’ vero che il tifoso illuminato dovrebbe essere capace di sostenere la squadra fino al 90’ e semmai di subissarla di fischi a fine partita, ma come dice la canzonetta I’m only human after all, don’t put the blame on me.

La ripresa si differenzia dal primo tempo solo per l’ingresso di Martinez che, come col Toro, come con la Lazio in Coppa Italia, si mangia un gol che il mio cane (passato a miglior vita un decennio fa) anche oggi non avrebbe avuto problemi a insaccare.

In tutto questo tragicomico psicodramma, la cosa più allucinante è stata la totale mancanza di spunto, di cambio di passo, al limite di casino organizzato. Niente di tutto ciò: è dovuto entrare il povero Ranocchia gli ultimi 10 minuti a fare il centravanti alla Vierchowod per vedere se non altro un po’ di cuore (culo mai, per definizione, chè la girata al volo di sinistro meritava se non altro per l’impegno).

Come detto correttamente da più parti oggi:

Il problema non è quando metti Ranocchia centravanti; il problema è quando Ranocchia centravanti è il migliore dei tuoi…

Passiamo al sogno. Niente di che in realtà: mica possiamo svegliarci domani con Cambiasso Stankovic e Milito con 10 anni di meno…

Il sogno è semplicemente un segno di discontinuità rispetto al passato. Posto che in otto anni abbiamo cambiato 11 allenatori, non sarebbe bello che la Società riunisse giocatori e Mister per un bel discorsetto?

Potrei arrivare ad invaghirmi di Marotta se avesse i coglioni per dire ai giocatori, con intonazione degna del Duca Conte Piermatteo Barambani:

Cari inferiori (cit.), questo signore qui (indicando Spalletti) è l’allenatore di questa squadra e sarà qui fino a Maggio e poi per tutto l’anno venturo. Lui. Voi avete quattro mesi di tempo per convincerci che meritate la maglia che state indegnamente indossando.


E poi quella che sarebbe la parte migliore:

E se a qualcuno venisse in mente di giocar contro il Mister, o di giocare a convincerci che non siete degni della maglia, ricordatevi che io sono Marotta e ho ottimi contatti con le squadre di tutta Europa. Non ci metto un cazzo a farvi terra bruciata intorno: se volete cercare un’altra squadra, probabile che in Cina qualcuno lo troviate. Accomodatevi pure.

Muuuahahahah!!!!…..

Aldilà dei sogni, e tornando alla fottutissima realtà, vorrei che dalla Società arrivasse un segnale chiaro. Non perchè stimi particolarmente Spalletti, ma perchè esonerando lui si darebbe l’ennesimo alibi a una mandria di smidollati che terrebbero botta per un quadrimestre col nuovo venuto, prima di tornare a dare segni di invornimento.

Per una volta, eccheccazzo, che si pigliassero le loro responsabilità anzichè scaricarle sul Mister di turno.

Eh sì, perchè lasciando stare sogni o incubi e parlando da svegli (più o meno, insomma…) siamo all’ennesimo inverno del nostro scontento. Non so se c’entri il richiamino di preparazione atletica, non so se siano finiti gli psicofarmaci, ma è incredibile vedere la ciclicità di questi andamenti.

Non ho nè il tempo nè la voglia di un’analisi tassonomica e non nozionistica degli ultimi cinque o sei anni, ma non mi sorprenderebbe vedere una certa familiarità con crisi di gioco e risultati a cavallo tra i due gironi (a memoria ricordo il periodo dell’anno scorso e quello susseguente al primato in classifica con Mancini, figlio di tanti 1-0 cinici e speculativi).

Come se non bastasse, la prossima è a Parma, campaccio per definizione per i nostri, che in quasi trent’anni di scontri al Tardini hanno vinto solo 4 volte (ne ricordavo tre, mi mancava il 2-0 corsaro con gol di Rolando, non Ronaldo, e Guarin).

LE ALTRE

Riusciamo nell’impresa di sfruttare il calendario a noi favorevole non già per accumulare vantaggio sugli inseguitori, bensì per minimizzare le perdite. Milan e Roma difatti pareggiano il loro scontro diretto, mentre la Lazio, che pur stasera ha vinto a Frosinone, settimana scorsa non era riuscita ad evitare la sconfitta contro i Gobbi.

Siamo alle solite: se ad Agosto mi avessero catapultato ad oggi, leggendo la classifica sarei più che soddisfatto, ma solo noi siamo capaci di complicarci la vita in questo modo e, vi assicuro, non c’è alcun masochistico compiacimento nella mia affermazione, porca di quella puttana!

E’ COMPLOTTO

Dovrei probabilmente aggiungere una nuova categoria, “Gli onesti del giorno dopo”. E’ ai limiti del vomitevole il modo in cui Sky ha cercato di smarcarsi dalla fake news di Conte che passeggiava in centro reduce dall’incontro con Marotta. Come ho già detto, bene ha fatto Spalletti a incazzarsi con la stampa, e meglio ancora ha fatto nella conferenza stampa del pre-partita, quando ha formalmente ribadito il concetto, buttando lì anche un discreto siluro alla Società, della serie:  se siete così ingenui da averlo fatto siete davvero dei dilettanti.

Ebbene, ieri sera ho sentito prima Barzaghi e poi Caressa in maniera ancor più sguaiata definire poco professionali (eufemismo) i colleghi che avevano montato quella notizia.

Grazie al cazzo, signori miei: se ne avete la voglia, le palle o semplicemente l’onestà sufficiente, ‘sta cosa ditela 5 minuti dopo che la notizia vi arriva, non a quattro giorni di distanza, quando la tanfa della fialetta puzzolente ha già impestato l’aria nella stanza.

WEST HAM

Qui facciamo una bella figura, bloccando 1-1 in casa il Liverpool capolista.

L’han fatta tutti, la faccio anch’io la battutaccia: Hanno scritto i nomi in cinese per non farsi riconoscere!

SMOKE GETS IN YOUR EYES

Al solito, quando facciamo cagare, non ci sarebbe bisogno di calcare la mano: basterebbe affidarsi alla fredda cronaca.

Eppure, come finalmente qualche mente onesta del giornalismo italiano ha iniziato a notare, c’è sempre bisogno di ingigantire, di esagerare, quando non di inventare di sana pianta.

Vado in rigoroso ordine sparso, restando ligio all’intento di non commentare i match di Coppe minori (Italia o Europa League che siano), tantomeno quando le prestazioni offerte sono da turpiloquio spinto.

Faccio solo un piccolo accenno alla copertura mediatica della RAI, che organizza un salottino di commento popolato dalla vecchia gloria laziale Giordano, accompagnato dal romano (e aquilotto?) Jacopo Volpi. Evidentemente chiamare un Pierino Fanna di turno pareva brutto.

La telecronaca, come se non fosse abbastanza, riesce a veicolare notizie false e tendenziose, facendo ripetuti riferimenti alla passeggiata di Antonio Conte in centro Milano (ma davvero secondo voi Spalletti durante i rigori pensava all’allenatore agghiaggiande???), o correggendosi da solo allorquando dice “in tribuna alcuni eroi del Triplete, ultimo trofeo alzato dai nerazzurri“. Il tacon però è peggio del buso, come direbbero in Veneto, perchè a quel punto si sente dire “ah no, dopo l’Inter ha vinto anche la Coppa Italia nel 2011“. La Supercoppa italiana e il Mondiale per Club, ottenuti tra la Champions di Madrid e la succitata Coppa Italia, evidentemente non meritavano di essere menzionati

Ma non è che la carta stampata del giorno dopo faccia di meglio.

Che Milinkovic Savic abbia fatto una minchiata mostruosa -per sua fortuna alla fine senza conseguenze- abbattendo D’Ambrosio al 122′ minuto della partita è fuor di dubbio. Però non fa abbastanza notizia: diciamo che Icardi segna al 125′, cioè quando il gioco riprende dopo il cinema di VAR, proteste e balle varie. Così sa ancor più di scandalo.

E la solfa non cambia tornando indietro di qualche giorno, alla simpaticissima parentesi di Calciominchiata.

Bene ha fatto Spalletti a dire che il solo Perisic aveva espressamente chiesto la cessione al Club. Gli altri può darsi fossero (o siano tuttora) scontenti, ma nessuno di loro ha detto di volersene andare.

Faniente. Tutti convinti e testardi nel dire che Candreva, Vecino, Miranda, Gagliardini, Ranocchia e Dalbert hanno apertamente chiesto di andar via.

Il fatto che poi nessuno si sia mosso a mio parere è stato un atto di forza della Società, che ha fatto capire ai propri tesserati che nessuno è indispensabile, ma che certe cose si possono fare solo se tutti ci guadagnano. E Perisic in questo senso ha pagato per tutti.

Più comodo però cavalcare l’onda con articoli senza senso tipo questo, grattando le briciole della rosa e arrivando ad inserire il secondo e terzo portiere tra i sicuri partenti a fine stagione pur di far tornare i conti della serva.

Come se non fosse che ogni anno le squadre si trovassero con una decina di uscite, tra fine contratto, prestiti, cessioni varie. Ma qui no: qui è un caso. Vedere per credere:

Bad photo. I took it 🙂

Seriamente, e con tutto il rispetto: se a Giugno l’Inter dovesse cedere i vari Padelli, Berni e Ranocchia, gli unici delusi sarebbero i fieri sostenitori della fantomatica “quota di italiani” (quorum NON ego).

Spalletti ha le sue colpe, ma mi piace quando fa la guerra (seppur da solo) contro i pennivendoli. Non so chi sia il “te” a cui si rivolge, ma appoggio sulla fiducia l’intemerata del compagno Luciano da Certaldo, soprattutto nella parte da me evidenziata in grassetto:


Quest’anno l’obiettivo era di passare…
“L’obiettivo lo inventi te per fare lo stesso gioco di creare attenzione. L’obiettivo è andare avanti e fare delle buone partite, non vinco questo o quell’altro. Se fai delle buone partite puoi riuscire. Ma creare tensione, il pubblico poi se va male ci fischia. Crei tensione con quello che dici. Se racconti prima della partita che a fine anno ci saranno 12 giocatori che vanno via è una scorrettezza, perché non è così. Poi se nessuno viene a dirtelo, è un problema di chi non te lo dice. Io te lo dico: è una scorrettezza perché è un martellamento nella testa dei giocatori che non sono buoni e devono andare via prima della partita. Non si fa il giorno prima. Chiaro che se non faccio risultati sono il prima a subirne le conseguenze, ma difendiamo l’Inter.

Ribadisco: siamo in un periodo pessimo e non vedo luce in fondo al tunnel. Questo per sgombrare il campo. Nessuno cerca di indorare la pillola.

Ma questo non giustifica la cronica tendenza dei media ad aggiungere vangate di letame “a sentimento“.

GRAZIE THOHIR

EIn settimana è arrivata l’ufficialità della cessione delle quote da parte di Thohir a favore del fondo di Hong Kong LionRock. Prontissime le vedove del Morattismo* a denigrare il “cicciobello filippino” (copyright da dividere al 50% tra Evelina Christillin e il Pres della Sampdoria Ferrero), reo secondo loro di non aver mai pensato all’Inter in senso sportivo bensì solo in termini di business-ROI-IRR-Capital Gain e compagnia cantante.

*Morattismo: è del tutto ovvio che Moratti Massimo non abbia mai goduto di stampa amica, anzi. E’ noto a tutti gli addetti ai lavori ma anche ai semplici lettori che le dichiarazioni del Presidente Simpatttico, ”rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, erano la perfetta insalata di rinforzo per qualsiasi paginata da completare, quando non il piatto principale allorquando si voleva scatenare un “Caso” o una delle mille “CrisiInter”.
Qui parlo del diverso concetto di Morattismo, e cioè del modo tipico del Signor Massimo di gestire l’Inter, che per vent’anni si è prestata alle critiche della stampa -in buona parte anche concettualmente corrette- scandalizzata per la facilità con cui il Presidente spendeva miliardi o milioni (a seconda del conio) di soldi suoi, dovendo rendere conto solo a se stesso.
Lo schema era noto: Moratti spende tanto, non vince niente. Silenzio totale sul perchè (Calciopoli? Non ci risulta), vagonate di letame sull’Inter. #nonvincetemai e compagnia cantante.
E la nostalgia del Morattismo? Eccola: lui vende a Thohir, che trova un Club in pesante dissesto finanziario, aggravato dalle nuove norme sul FPF. Deve quindi agire da ragiunatt e non da appassionato di sport. Eccolo, il peccato mortale: e noi adesso con cosa giochiamo? Ci hanno tolto il jolly con cui lavorare… ‘Sto qua fa il suo mestiere, spende quanto può (cioè poco) si arrabatta, non esterna cinque volte a settimana, quando lo fa lo fa tramite i suoi canali… è finita la pacchia, è finito il Morattismo.

Tocca per l’ennesima volta precisare la mia opinione o, meno modestamente, dire la verità.

Caro Daniele Dallera del Corriere della Sera, iniziare un articolo con una frase come “Nessun interista rimpiangerà Erick Thohir” vuol dire fare di una tua opinione un fatto oggettivo, oltretutto un falso storico. Vuol dire -soprattutto e purtroppo, visto che in teoria scrivi su un quotidiano autorevole e non sulla Gazzetta del Balengo- andare dietro ai Luoghi Comuni Maledetti mettendo a bagno il cervello.

Prendo atto che quel che era il quotidiano della borghesia pensante di questo Paese, preferisce andar dietro agli abbaiatori di semi-professione rinunciando in partenza ad un ragionamento nemmeno tanto complicato, e che è questo:

Thohir arriva, e tra le prime cose che fa, riorganizza la sede di Milano dove, narra la leggenda, siano state lasciate a casa 70 persone. Cambia direttore sportivo, dovendo pagare una buonuscita a Marco Branca, unico DS in Italia ad avere un contratto a tempo indeterminato. Insomma, in termini aziendali fa lo sporco lavoro di portare la ditta familiare a impresa organizzata. Il tutto non potendo spendere quanto sarebbe necessario, e questo a prescindere dalla sua volontà di farlo.

Lo scrivo più semplice, caro Dallera: Thohir ha fatto letteralmente tutto il possibile per rendere l’Inter più forte. Non tanto sportivamente, ma a livello societario.

Dico “tutto il possibile” proprio intendendo tutto ciò che le regole del tempo permettevano. Da sfigati cronici quali siamo, sempre in ritardo con gli appuntamenti cruciali e sempre puntualissimi quando c’è da centrare lo spigolo del letto col mignolino, siamo stati tra i primi ad accedere al Settlement Agreement, mancando di pochi mesi la possibilità di usufruire del successivo e decisamente più morbido Voluntary Agreement.

Ma evidentemente dirlo pareva brutto e rovinava il finale, vero Dallera?

Thohir non ha mai detto “Farò grande l’Inter”, anzi: citando Churchill ha promesso lacrime e sangue, ponendosi l’obiettivo di sistemare i conti e raggiungere la zona Champions entro 5 anni, cosa riuscita grazie alla vittoria all’ultima giornata in casa Lazio.

Ultima domanda, caro Dallera: secondo lei Zhang sarebbe stato interessato a rilevare le quote di un’Inter costretta, per mille motivi, a regalare i cartellini di Sneijder, Julio Cesar e Maicon? Glielo dico io: no, manco per il cazzo. Invece l’ ha fatto, cacciando un certo numero di milioni e consentendo all’indonesiano di intascare una faraonica plusvalenza (le cifre parlano di un totale di 150 milioni di guadagno). Questa è una colpa? No, questo si chiama lavorare bene.

Thohir, come ho già detto, è stato il dottore che ti prescrive la medicina cattiva ma che ti fa guarire. Lì per lì lo maledici –chè nemmeno io mi divertivo a vedere Kuzmanovic e Taider a metà campo- ma una volta guarito capisci che è stato bravo.

Non è difficile come ragionamento, ma presuppone onestà intellettuale e voglia di analizzare i fatti, tutte cose estremamente rare, ancor più se si tratta di Inter.

LETARGO

INTER-SASSUOLO 0-0

La digestione lenta fa stazionare cotechini e panettoni negli stomaci nerazzurri, provocando 90′ di insipida lentezza e sonnolenza che solo un grande Handanovic non fa tracimanre in una sanguinolenta sconfitta.

Apatìa come non se ne vedeva da anni a San Siro, e nemmeno ravvivata dalle migliaia di bambini ad assiepare i primi anelli blu e verde. Scorrendo i giocatori di movimento, faccio fatica ad individuare uno solo dei nostri che abbia fatto una partita discreta, nemmeno buona.

I miei occhi hanno addirittura dovuto assistere ad errori in impostazione e alleggerimento di Skriniar e De Vrij, e spero che ciò testimoni l’eccezionalità dell’evento.

Poche le nostre occasioni da gol, essenzialmente i due colpi di testa -uno per tempo- di Vecino e Martinez, più che compensati da diverse scorribande emiliane dalle parti di Handanovic che, soprattutto nella ripresa e soprattuttissimo nel finale, chiude la porta in faccia a Boateng & Co.

Il pessimismo di chi scrive era tale che non mi sono nemmeno permesso di pensare “dài che l’abbiamo sculata come contro il Napoli, e adesso andiamo di là e segniamo nel recupero”. Anzi: great minds think alike, perchè a posteriori apprendo di averla pensata esattamente come lo Zio Bergomi, risentendo il mio rimuginare lungo 90′ all’insegna “qui se va bene non la perdiamo“.

C’è poco da fare: questi black out di applicazione e concentrazione sono il vero marchio di fabbrica dei nostri colori, purtroppo più di qualsiasi altra caratteristica. Sarò spettatore interessato, ma davvero non mi viene in mente nessun altra squadra che sia così volubile ed imprevedibile, capace a distanza di pochi giorni di vittorie convincenti (Napoli ad esempio, e nonostante tutto l’orribile contorno di quella partita) e rappresentazioni plastiche di inedia (vedi l’ultimissima esibizione).

A cosa possiamo attaccarci, senza essere volgari?

A un paio di constatazioni, più che consolazioni vere e proprie.

Ad esempio, al fatto che Perisic, Nainggolan e Vrsaljko hanno fatto un primo quadrimestre che, fosse stato il secondo, sarebbe stato da bocciatura a giugno: aldilà dei colpi sporadici sono tutti (Ninja in primis) ampiamente sotto i rispettivi livelli di rendimento.

Non solo, ma la pervicacia con cui Spalletti continua ad insistere su Icardi punta unica con due larghi ai suoi lati di fatto esclude dalle rotazioni Martinez, che sarebbe senz’altro opportuno vedere in campo con maggior continuità, anche solo per saggiarne il reale valore.

Qui, abbeverandomi alle fonti del sapere illuminato, registro che tanto lo Zio quanto il Cuchu sostanzialmente danno ragione al Mister, segnalando come il centrocampo a tre serva per garantire quella solidità difensiva che senz’altro è nei fatti. Intuitivamente, per inserire il Toro occorrerebbe rinunciare ad un uomo in mediana, e la cosa garantirebbe minor filtro in mediana.

Vero, ma qui continuiamo a segnare col contagocce, e il Cassandro che scrive segnala che le pratiche onanistiche dei tanti soloni che plaudono alla nuova versione di Icardi vanno di pari passo ad una anomala sterilità del nostro centravanti. Per una volta mi appoggio ai solertissimi statistici di staceppa che ci ricordano dei tre mesi passati dall’ultimo gol su azione in Campionato e dei “soli” 9 gol segnati nel girone di andata contro i 14 dell’anno scorso.

Posto che anche Perisic è indietro sulla sua tabella di marcia (3 gol invece dei 5-6 che di solito realizza entro Natale) e che il Ninja ne ha fatti solo 2, il problema del goal c’è e eccome. Sono contento dei 12 diversi marcatori nella rosa ma, onestamente parlando, non è da Gagliardini che mi aspetto i 5-6 centri a stagione. Un buon reparto di centrocampo deve poter garantire tra i 15 e i 20 gol a stagione (Brozo-Ninja-Vecino, parlo soprattutto di voi), e dal pacchetto di punte e ali a disposizione dobbiamo poter ricavarne almeno 40-45.

Mi pare che siamo lontani da queste fanfaronate statistiche, il che mi porta quantomeno a porre il dubbio circa un cambio di sistema. Affiancare Martinez ad Icardi, dando per scontata una compatibilità “ambientale” in realtà tutta da dimostrare, vorrebbe dire rinunciare ad un paio dei satelliti di Icardi, diciamo senz’altro Perisic e probabilmente uno tra Politano e Ninja.

Vorrebbe dire (anche se non soprattutto) dare una bella spolverata alla barbetta di Candreva, l’unico in grado di garantire corsa e sostanza su quella fascia.

Facendo i disegnini, una roba del genere:

I quattro dietro sceglieteli voi

La mia non è una proposta. Piuttosto, una rappresentazione plastica di quel che vorrebbe dire giocare stabilmente con le due punte. A voi pesare le due opzioni sui piatti della bilancia e propendere di conseguenza.

LE ALTRE

Il pareggio ci fa perdere due punti nei confronti Roma e Milan, vittoriose contro Torino e Genoa, mentre lo scontro vinto dal Napoli contro la Lazio ci fa almeno consolare per il punticino guadagnato sugli Aquilotti.

In questo momento siamo saldamente terzi, che può essere un ragionevole obiettivo per quest’anno. Il quarto dista sei punti, e a ‘sto giro è il Milan, ma le altre sono tutte lì in un paio di punti e quindi ad ogni giornata ci saranno cambiamenti nella lotta al quarto posto.

I nostri devono ripigliarsi in fretta: la prossima fermata è Torino a casa Mazzarri. Vietato dormire, stante anche un Milan-Napoli che ci vedrà spettatori interessatissimi.

E’ COMPLOTTO

Torno a fare il professorino petulante che non sono mai stato (soprattutto professorino…) per segnalare un interessante contributo di Marco Bellinazzo su Goal.com che, ad essere intellettualmente onesti, dovrebbe ricacciare in bocca a tanti il Luogo Comune Maledetto per cui l’Inter per l’ennesima estate avrà bisogno di vendere uno dei suoi gioielli per far quadrare i conti.

Riporto testualmente:

L’Inter ha anche raggiunto l’obiettivo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2018 in pareggio realizzando plusvalenze per 45 milioni soprattutto grazie alla cessione di giovani promesse della primavera. Entro la fine dell’esercizio in corso al 30 giugno 2019 l’Inter non ha un obbligo discendente dal settlement di raggiungere il pareggio di bilancio e quindi non è costretto a fare determinate plusvalenze.

Tuttavia la dirigenza si è imposta di perseguire anche quest’anno uno stretto equilibrio tra ricavi e costi per cominciare al meglio la prima stagione completamente libera dalle sanzioni Uefa. Dal 2018, in effetti, il regolamento Uefa dovrebbe prevedere una ulteriore restrizione sulle perdite ammissibili nel triennio: dopo la fase in cui erano ammessi 45 milioni e quella in cui si faceva riferimento a una soglia di tolleranza di 30 milioni triennali, ora dovrebbe scattare un monitoraggio più severo con l’obbligo per i club di chiudere i conti triennali a 0, salvo un deficit di 5 milioni ritenuto comunque perdonabile (su questa novità sarebbe peraltro auspicabile un chiarimento ulteriore della Uefa).

E ancora:


Alla fine è probabile che ci sarà un rosso da colmare ricorrendo alle cessioni. Ma potrebbero bastare anche una ventina di milioni. Questo dovrebbe permettere all’ad Beppe Marotta di potersi muovere con una certa agilità sul mercato, senza più le ipoteche del “passato”.

Quindi, quando sentiamo le solite manfrine su Icardi che va a Madrid e Skriniar in Inghilterra, mandiamo pure serenamente a quel paese l’autore della minchiata.

Su Perisic il discorso è diverso: le voci che si rincorrono in questi giorni sono a mio parere di tenore diverso: come detto il giocatore ha un rendimento scadente, è alle soglie dei 30 anni e non pare vogliosissimo di rimanere a Milano. E’ chiaro che non è sul mercato sic et simpliciter, ma un’offerta congrua potrebbe risolvere in un colpo solo e abbondantemente il residuo problema plusvalenze. Dall’altra parte, una scelta siffata, mi spingo a dire anche a Gennaio, potrebbe aprire le porte al disegnino a due punte di cui sopra.

Se questa fosse la strategia alla base, onestamente mi parrebbe comprensibile. Di fatto rinunci a un’ala che non ha più molti margini di miglioramento (eufemismo) per immettere una punta 21enne di altissimo potenziale: se si vuole cambiare il modo di giocare, la scelta ha senso.

Se invece si vuole dar via Perisic per andare a prendere il Martial di turno, a sensazione non sono d’accordo. Cambieresti “ruolo su ruolo” con tutte le incognite di un giovane che non è un fenomeno di costanza e che arriva a metà stagione in un campionato nuovo: no grazie, a posto così.

WEST HAM

Anche qui sono in down, lasciami in down (cit.), becchiamo due pere in casa del Bournemouth e ristagniamo a metà classifica.

Risorge Carroll, intermezzo tra l’ultimo infortunio e il prossimo. In compenso sia Astronautovic che il Chicharito vogliono andarsene e rischiamo di tenerceli svogliati come solo le punte sanno essere.

Viva l’ottimismo.

Bravi. Non avevo dubbi.

SOLO PER CONFERMA

Pervicace e ormai non più degna di essere menzionata la tendenza di -quasi- tutto il mondo sportivo a voler equiparare le situazioni di Inter e Milan, in ottica FPF ma non solo.

Capocordata stavolta non è il memorabile Geometra Calboni, bensì il fido Alciato, che a Sky Sport 24 del 7 Gennaio pre cena, dipinge Milan e Inter come ugualmente impantanate da lacci e lacciuoli burocratico / amministrativi.

Il fatto che l’Inter rispetto al Milan abbia 8 punti in più in classifica, abbia già disputato il girone di Champions con quarantina di milioni di ricavi annessi, abbia una rosa decisamente migliore di quella rossonera e, soprattutto, sia all’ultima curva di un gran premio durato 6 anni e mille curve, era ovviamente inopportuno farlo presente.

Il fatto che il Milan non sappia ancora di che morte deve morire – espressione che solitamente odio ma che qui pare calzante- è ovviamente un dettaglio su cui non è il caso di indugiare.

Del resto i cugini sono stati sbandierati come a un passo dai vari Ibra, Fabregas e Muriel, tutti puntualmente rimasti alla base o migrati su altri lidi. E’ arrivato Paquetà per 35 milioni + altri 10 di bonus nel caso in cui fosse buono: cosa possibile, essendo stato trovato da Leonardo che scovò Kakà e Pato ai tempi, ma in ogni caso investimento assai pesante, ancor di più a Gennaio, ancor di più con l’UEFA che ti conta anche le sigarette che fumi.

Le poche cose sensate a riguardo le ho sentite da Bellinazzo e Condò: il primo ha spiegato come in realtà l’UEFA abbia comminato al Milan una “non sanzione“, limitandosi al momento a dire che nel 2021 il bilancio dovrà essere in pari, senza fissare parametri intermedi nel triennio (come invece fatto con l’Inter che ogni estate “doveva vendere Icardi”), ma non avendo di contro ancora esaminato la stagione 2017/2018, quella dei 150 milioni di acquisti estivi sostanzialmente buttati nel cesso (solo un punto in più rispetto alla stagione precedente, Europa League raggiunta, poi tolta e poi ridata in sede giudiziale, a scanso di equivoci buttata nel cesso sul campo nella fase a gironi).

Condò è invece tornato sulle pur condivisibili parole di Zvonimir Boban, ora in FIFA, che auspicava un minor rigore, o se preferite un maggior raggio d’azione, per le Società economicamente in difficoltà ma disposte ad investire per far crescere le proprie squadre.

Zorro è inciampato anche lui nel fallace più che facile parallelismo tra le due milanesi e Condò, tra il serio e il faceto, ha chiosato dicendo “Boban parla adesso che è coinvolto il Milan, ma nessuno faceva questi discorsi quando Inter e Roma hanno dovuto fare le nozze coi fichi secchi per un lustro e più”.
Considerazioni da tifosotto dozzinale quale sono, e forse per questo assolutamente condivisibili!

Oltre ai vari Alciato di turno, non poteva certo mancare Fabrizio Bocca di Repubblica a provare a mettere insieme diavolo e acqua santa (a voi capire chi è chi tra Inter e Milan, ma questa è facile).

Bocca di rosa, oltre che di Same but Different, è però fine conoscitore anche di Luoghi Comuni Maledetti: eccolo quindi indugiare nel solito giochetto delle età, attribuendo 32 anni al non ancora nerazzurro Godin (ne compirà in effetti 33 solo il 16 Febbraio) ma portandosi avanti e dandone già 26 a Icardi, che gli anni li compie il 19 Febbraio, ma che col simpatttico fuso orario ad orologeria probabilmente li ha già compiuti a sua insaputa.

Che Godin stia tranquillo, in ogni caso: se davvero dovesse arrivare in estate, verrà automaticamente promosso sul campo ad “ormai trentaquattrenne”.

Coriandoli di sterco sull’Inter? C’è!
Caramelle sul Milan? C’è!
Mischiare merda e cioccolato? C’è!
Dati anagrafici ad muzzum? C’è!

L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI

INTER-PSV 1-1

Andiamo a casa, o peggio, nell’Europa dei poveri, come è giusto che sia.

Inutile recriminare su quello che fanno gli altri, assai più opportuno leccarsi le ferite e constatare che, come da titolo, certi difetti sono davvero difficili da eliminare.

Ancor più della maglia a strisce verticali nerazzurre, il tratto distintivo di questa squadra è da sempre quello di sbagliare le rimesse laterali e -ben più grave- le partite decisive, quelle senza margine di errore, quelle in cui (porcoildemonio) “dipende tutto da te”.

Era infatti assai improbabile che il Tottenham potesse sbancare il Camp Nou e, in sostanza, il Barça ha fatto quel che doveva. Non si può fargli una colpa se in una partita per loro totalmente inutile fanno riposare un po’ di titolari: in ogni caso segnano dopo pochi minuti e apparecchiano la serata come meglio non potrebbero.

Noi invece il gol lo becchiamo, pure da polli, e pure dal solo giocatore che -a sentire i sedicenti esperti- aveva già esperienza e dimestichezza con i palcoscenici internazionali, vista la pluriennale esperienza in bianconero. Oh! Come no… dribbling della minchia sulla trequarti, palla persa e sifulotto che si accomoda tra le nostre terga.

Il nostro equilibrio, psichico prima ancora che tattico, va a farsi benedire: come se mancasse una manciata di minuti e non quasi tutta la partita, i nostri sparacchiano palloni in avanti alla cazzo, azzardano dribbling e giocate in verticale (Asamoah ancora capofila) che sono la totale antitesi di un approccio alla partita che pure era stato convincente. Ottimo il cross di Icardi che trovava Perisic sul secondo palo: colpo di testa e manata del portiere aiutata dal legno della porta. Insidioso il cross basso dalla sinistra, pochi minuti dopo e sempre sullo 0-0, su cui D’Ambrosio in avviamento colpiva fuori di poco.

Le premesse insomma c’erano tutte. Buon inizio, ottime notizie in arrivo dalla Spagna. Però Tafazzi è in agguato e colpisce.

Tocca fare un rimando al cosiddetto “giorno che non esiste”: al 44′ del primo tempo di “quel” Lazio-Inter, vendemmia 2002, i nostri stavano sopra 2-1 ed in sostanziale controllo del match. Il terzino sinistro di allora (talmente inviso a chi scrive da non volerlo nemmeno nominare) pensò bene di combinare la minchiata del secolo servendo il pari che avrebbe portato alla nostra sconfitta. Ho sempre pensato che, andando al riposo in vantaggio, quel Campionato l’avremmo vinto, a prescindere dal come si fosse arrivati a quell’ultima giornata.

Singolare che ieri sera, in una partita per alcuni versi ancor più importante di quella, sia stato ancora il terzino sinistro a farsi rubare palla e condannarci all’antinferno.
Torno ad un concetto già espresso più volte: quando le tue forze -fisiche ma soprattutto mentali- sono al lumicino, il margine di errore è minimo e, di contro, lo sbaglio rischia seriamente di far saltare le residue energie e gli equilibri così precariamente assemblati.

Detto, fatto. Oltretutto Asamoah è recidivo, visto che da analoga posizione (min. 2.00 di questo nostalgico filmetto) ci fece il graditissimo regalo di perder palla nell’Inter-Juve gestione De Boer, vinta proprio grazie a quell’errore ed alla conseguente capocciata di Perisic.

Torniamo all’oggi. L’intervallo di Inter-PSV arriva come una dose di psicofarmaco, almeno nelle speranze di chi scrive. Che Spalletti faccia capire a questi qua che tempo e modo di riprenderla c’è. Forse…

E le occasioni per quello arrivano, soprattutto con l’andar del tempo: Borja trova benissimo Icardi in area, che spara di sinistro sul palo lungo trovando il mezzo miracolo del portiere. Poco dopo i due si scambiano il favore, con Icardi a servire di testa lo spagnolo per quel che sembra un facile rigore in movimento: la girata è però “masticata” e la palla finisce docile in mani olandesi.

Poco dopo ancora Icardi protegge palla al limite e la scarica per quel che vorrebbe essere il destro a giro di Brozovic, ma che si tramuta in un’arma impropria lanciata all’omino delle bibite.

Politano, anche ieri tra i migliori, mette alla mezz’ora una bella ma difficile palla sul secondo palo, sulla quale il festeggiatore seriale, spregevole frequentatore di stadi iberici, si arrampica riuscendo a capocciarla in porta. Non irreprensibile il loro portiere nella circostanza ma chissefrega, l’1-1 è cosa fatta.

Mancano venti minuti nei quali -è ovvio a tutti tranne che agli 11 in campo- c’è da continuare a spingere per trovare il 2-1. I nostri invece hanno un altro black-out, dopo quello successivo al gol del PSV: si rendono infatti conto che sic stantibus rebus sarebbero qualificati e di fatto traccheggiano senza affondare il colpo.

Ancora una volta, la cosa che fa più incazzare non è tanto questa (anche se già così…) quanto il fatto che l’inevitabile pareggio del Tottenham all’85’ ha l’effetto pavloviano di far riversare i nostri nell’area avversaria, facendo spiovere cross e passaggi come in un disordinato temporale estivo. Ecco Icardi avere un’altra bella occasione (fermato bene dai difensori), ecco Martinez librarsi nell’area piccola per quel che pare essere il cabezazo vincente e si tramuta invece in uno squassante e forte peto (cit.)

Ancora una volta finiamo con un pugno di mosche in mano, a rimuginare sulla sfiga e sul fatto che fino a 5 minuti dal 90′ eravamo qualificati. Tutto vero per carità… Il Barcellona poteva far giocare Messi Suarez e compagnia, darne 4 agli inglesi e tutti contenti.

E’ però abbastanza miope e puerile (vero Scarpini?) attaccarsi a questo o ad altri episodi. E’ un po’ come lasciare tutti i regali di Natale al 24 pomeriggio e poi lamentarsi perchè non riesci a far tutto. Andateaccagare e usate Amazon!

Come vaticinato, temo l’onda lunga di questa eliminazione, che davvero ci fa ripiombare a un anno e mezzo fa. Bravo deve essere Spalletti, e bravissimo Marotta, a far capire alla squadra che -è vero- son delle teste di cazzo, ma che questo girone di Champions ha consentito all’Inter di voltare pagina. La società ha comunque incassato tra tutto una quarantina di milioni che verranno utilissimi in sede di mercato, e l’imperativo categorico dev’essere quello di non disperdere nulla di quanto ottenuto.

Per il resto, ripeto, dell’Europa League poco mi importa. Quand’anche riuscissimo ad andare avanti (usque tandem?), avrei preferito uscire contro il Real Madrid agli ottavi in Champions piuttosto che col Chelsea di turno un giro dopo nella coppetta di consolazione.

SFIGHE, MERITI E COLPE

Molto sinteticamente: Icardi e Politano bravissimi, con un particolare quanto effimero godimento per le critiche preventive rivolte al nostro Capitano, puntualmente rispedite nei deretani dei rispettivi mittenti. Ma su questo vi ammorberò infra.

Politano, e in misura minore la coppia di difensori centrali, sono al momento con Icardi i nostri punti di forza. Brozovic ieri sera non mi è piaciuto, ma è un’altra risorsa fondamentale per quest’Inter.

L’altra metà della squadra galleggia nel mare placido del “senza infamia e senza lode”, o rientra nella categoria “sfighe” o “colpe”. Nel primo gruppo iscrivo gli infortunati Ninja e Vecino, che tanto comodo avrebbero fatto nelle ultime gare. La scelta di escludere Gagliardini e Joao Mario dalla lista di Champions è facile da criticare adesso, ma a mio parere era il minore dei mali.

Le colpe della partita a mio parere vanno distribuite tra Asamoah (spiace ma l’errore è lampante e purtroppo decisivo), Perisic per il perdurante stato di catatonìa e -solo dopo- Spalletti.

Non ho particolari critiche tecniche da rivolgere al Mister sulla formazione schierata e i cambi fatti ieri sera (forse Politano l’avrei tenuto dentro, ma era cotto, mancavano 10 minuti e non è per quello che abbiamo mancato la qualificazione), nemmeno per quel Candreva ripescato un po’ a sorpresa e che invece nel primo tempo ha creato problemi al PSV alternandosi con Politano e D’Ambrosio sulla destra. Un Perisic più pronto, ad esempio, avrebbe potuto sfruttare il bellissimo cross a metà primo tempo che invece è sfilato lungo stante il ritardo del croato.

Volendo trovare il pelo nell’uovo nella gestione tattica di Spalletti, mi ha incuriosito il fatto che Vrsaljko sia subentrato al “Poli” schieradosi a sinistra (lui destro naturale) lasciando il più eclettico D’Ambrosio sulla destra. Ma è una roba che ha sistemato dopo 5 minuti invertendo i due terzini.

Le critiche piuttosto si concentrano sulla parte “motivazionale” e di preparazione alla partita. Non riuscire a reagire dopo l’errore di Asamoah (per quanto importante) vuol dire che la squadra è fragile, e che le energie mentali -come detto- erano al minimo. Aldilà dell’agitare le braccia urlando “Calma! Calma!“, il Mister non è riuscito a convincere i nostri che l’impresa fosse comunque fattibile. E questo, per che è il capitano della baracca da un anno e mezzo, è grave.

L’ostruzionismo degli olandesi ha fatto il resto, con un Van Bommel ancor più intollerabile del solito a istruire perfettamente i suoi all’ammuina e all’infortunio sistematico: il famoso calcio totale orange… Il minchione oltretutto continua a recriminare sulla mancata espulsione di Handanovic nella partita di andata, dando prova di ignoranza calcistica oltre che di innata simpatia.
I nostri hanno solo sperato nella tenuta del Barcellona, anzichè cercare di risolvere la questione in proprio. Il che la dice lunga sulla loro autostima.

NO TAFAZZI PLEASE

Detto questo, che a nessun essere senziente venga in mente di dar seguito alle tante puzzette informatiche che cianciano di allenatore da cambiare e cagate simili. Assodato il fatto che Repubblica, e Andrea Sorrentino in particolare, hanno qualcosa di personale contro l’Inter e contro Spalletti (probabilmente i lupacchiotti de sinistra ancora non gli perdonano l’eccidio di Totti), mi aspetto che Marotta nelle prime uscite da nuovo AD si dichiari entusiasta di lavorare con Spalletti, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno. La fiducia tra Società a Mister mai come in questo momento è da ribadire e dare assolutamente per scontata.

La testa va messa al Campionato per un paio di mesi, cercando di difendere quanto conquistato e recuperare sul Napoli, il che vuol dire vincere lo scontro diretto di Santo Stefano. Quella è la -nuova- partita della vita, che passa però da un paio di fermate intermedie (Udinese e Chievo) nelle quali è doveroso farsi trovare lucidi e cattivi.

E’ COMPLOTTO

Avrei da scrivere per settimane, chè gli ultimi giorni sono stati di una simpatia ancora maggiore del solito nei confronti dell’Inter. Tocca per forza saltare di palo in frasca.

I giorni e le ore precedenti al match sono state all’insegna della polemica e del gufaggio preventivo. L’endoscopia cui è stato sottoposto Icardi, tra compleanno della moglie e blitz a Madrid meriterebbe una lenzuolata all’uopo.

Mi limito a segnalare il taglio basso dell’edizione cartacea della Gazza di lunedì, nella quale si ripete l’effetto-scoop già magistralmente notato anni fa dal prode Stefano Massaron quando si volle spacciare come notizia sensazionale la paparazzata di Wesley Sneijder che fumava una sigaretta fuori da un locale. I soliti olandesi cannaioli…

Immagini sgranate anche in questo caso, con tanto di “tondini” a incorniciare i visi e arditi parallelismi sullo sguardo di Zanetti -per una volta alquanto accigliato e rivolto in basso- e l’umore della Società per la trasferta del proprio Capitano ad una partita cui hanno assistito cani e porci di stanza in Italia e Spagna. Vedere per credere:

Ma ovviamente è solo uno il calciatore che avrebbe fatto bene a non esserci.

Oltretutto la Gazza è recidiva anche nell’edizione odierna: non potendo pubblicare le articolesse sicuramente già pronte, con cui accusare Icardi di scarso impegno, di non aver nemmeno fatto gol (visto che si limita a fare solo quello…) e avendo invece dovuto riconoscere che è stato il migliore in campo, non solo per la rete segnata ma per gli assist non capitalizzati dai compagni, non potendosi dedicare a questo -dicevo- ecco che il prode Andrea Di Caro trova comunque il modo di tornare al blitz di Madrid, chiedendosi retoricamente:


Già, Icardi: al di là del gol segnato e della prestazione, ci chiediamo ancora se sia stato opportuno che il capitano della squadra sia andato a Madrid a vedere il Superclasico River-Boca come un tifoso argentino qualsiasi, sobbarcandosi un viaggio notturno a meno di 48 ore dalla gara più importante dell’Inter. È questo l’esempio da dare ai compagni? Si prepara così una partita di vitale importanza? Il problema non è quanto quel viaggio abbia inciso: è una questione di immagine, regole, comportamenti.

Per chiarire: ne vorrei undici di tabbozzi tatuati come lui, che in campo e in allenamento si fanno un culo quadro e che poi senza vergogna sperperano milioni di euro per fare regali alle mogli. E per fortuna non sono l’unico a pensarla così. Voi tenetevi i finti bravi ragazzi, semplicemente più furbi o più protetti dai media, e accomodatevi cordialmente al furgoncino diretto in discarica.

Icardi è un modello di vita e di stile? Assolutamente no, ed è altrettanto lontano dal prototipo di calciatore che mi piace (Ince, Simeone, Cambiasso, Zamorano, Milito… in questo sono un romantico). Però segna con regolarità impressionante e, non dovendone fare il mio idolo da adolescente, mi va benissimo così.

L’altro giochino cui si sono dedicati i vari scribacchini di corte è stato  il festival del “tanto è facile”: una partita di Champions, ultima e decisiva, per quanto contro l’avversario meno forte del girone, è comunque roba da stringiculo. Oltretutto il PSV è sì meno forte di Tottenham e Barça, ma non è ad ogni modo paragonabile ad uno Young Boys, un Viktoria Plzen e nemmeno ad una Stella Rossa. Ma fa niente: siamo al festival del “non vedo perchè l’Inter non dovrebbe vincere“. Di più, qualcuno si dichiarava “sbalordito se l’Inter non vincesse“. Grazie della fiducia, davvero.

Dopo aver visto “il perchè l’Inter non ha vinto”, il giornalista sconcertante asfalta di marrone anche quanto fatto di buono fin qui, riuscendo a contraddirsi da solo quando scrive:

Nell’Inter la conferma di un limite di gioco apparso chiaro sia col Barcellona che con il Tottenham. Fino all’imprevedibile pareggio col Psv.

Caro Sconcerti, delle due l’una. O l’Inter a Wembley e in Spagna non ha poi fatto così male, e allora era lecito aspettarsi di più col PSV, oppure l’Inter già con Tottenham e Barcellona aveva mostrato limiti di gioco, ma allora il pareggio col PSV non può essere considerato imprevedibile. Ci fai o ci sei?

Questo pezzo della Gazza segna invece una nuova vetta dell’arcobazia giornalettistica: ecco fuse insieme gemme di Same but Different (mezza Juve è a Madrid ma va bene perchè hanno un giorno in più di riposo) e balle inventate di sana pianta:

la delusione per una partita senza tiri che ha portato l’Inter a meno 14 punti dai bianconeri dopo appena quindici giornate di campionato, confermando che il gap tecnico tra le due squadre è ancora decisamente rilevante per provare a insidiare il dominio Juve in Italia”.

La “partita senza tiri” poteva essere 2-0 all’ora di gioco se Gagliardini e Politano (ah.. i nostri ragazzi italiani) avessero avuto piedi e neuroni ben allacciati al resto del corpo. Nessuno poi ha chiesto all’Inter quest’anno di insidiare il dominio Juve in Italia: non si capisce perchè, a sobbarcarsi questo dovere morale, dovrebbe essere la squadra che ha acciuffato il quarto posto negli ultimi minuti dell’ultima partita della stagione scorsa, e non Napoli e Roma che stabilmente da un lustro stazionano tra il secondo e il terzo posto. Ma va beh…

C’è poi tra le critiche post-match un ultimo e assolutamente trascurabile aspetto, che rientra nella solfa del “non è vero però ci sta bene quindi lo scrivo lo stesso“. Come probabilmente sapete, non tollero chi piange (in generale) e ancor meno chi lo fa per una partita di calcio. Le eccezioni concesse sono pochissime. Ora, titolare un pezzo “Icardi in lacrime” per poi leggere nel pezzo stesso che a piangere non è stato lui, semmai -forse- la moglie, non ha di certo contribuito a migliorare la mia giornata nè la reputazione dei giornalisti sportivi ai miei occhi. But nobody says anything…

Infine, ho notato da più fonti una rigida separazione nei commenti alle eliminazioni di Inter e Napoli, accomunate da gironi assai difficili e dalle rispettive sorti legate all’ultimo match.
E’ chiaro a tutti che il compito più agevole ce l’avesse l’Inter, e nessuno qui sta recriminando sulle giuste e copiose critiche arrivate ai nostri.

Però un minimo di onestà intellettuale ci vuole: il Napoli, già con Sarri, figuriamoci con “Carletto”, è nelle grazie di tutti per il bel giUoco, e ci mancherebbe. Sono una gran bella squadra da ormai tre-quattro anni, mica come l’Inter che “non migliora mai” e che è endemicamente incapace di “avere un giUoco”.
Non è allora logico aspettarsi più da Ancelotti & Co.che dalla solita Inter pazza e balbettante? Perchè bisogna accusare l’Inter di aver subìto lezioni di calcio a Londra e Barcellona e tacere pietosamente sui primi 70′ di Liverpool, nei quali i Reds avrebbero potuto dilagare? Perchè, come summa di tutto ciò, Sky titola rispettivamente e incoerentemente “Disfatta Inter” ed “EuroNapoli” il passaggio delle due squadre in Europa League?

La risposta nel titoletto di questa allegra seziuncella.

Aveva sbagliato già nella foto iniziale… che cacchio ci fa nella fila dei perticoni in piedi?