UN MERCATO DECOLLIZZATO

La stagione è andata giù per il cesso con il liberatorio rumore dello sciacquone, e noi rimaniamo con le brache calate a riflettere su quel che è andato.

#SAVEKOVACIC

Questo non è uno dei tanti peana sperticati che sto leggendo in rete a difesa del croato numero 10, che peraltro spesso arrivano dalle stesse penne informatiche che ne smadonnano le prestazioni durante la stagione.

Il motivo per cui spero che alla fine Kovacic rimanga è più semplicemente un motivo di principio, o se preferiamo di prestigio. Questo qui a calcio ci sa giocare, innegabile. Altrettanto inconfutabile, non è un Maradona o un Messi, capace di giocare da campione anche in mezzo a un branco di disperati.

Il combinato disposto dei due personalissimi postulati ci porta a dire che questo, se va in una squadra degna di tale nome, diventa davvero forte. Altro che Coutinho (a mio parere bravino ma nulla più, ma siccome è stato ceduto dall’Inter allora è l’errore mondiale che ci farà morire negli inferi bestemmiando il Signore…). Kovacic caratterialmente non sarà mai un trascinatore ma, tanto per scomodare i fuoriclasse, Messi per caso lo è? Zidane lo era?

Il problema non è lui. Il problema è l’Inter e, se permettete, questo è un po’ più grave.

Ragioniamo per assurdo: siamo sicuri che nel nostro centrocampo Pogba sarebbe quello splendido cavallone che ammiriamo (pur coprendolo di insulti, chiaro) nella sua casacca zebrata? Di contro, un minus habens calcistico come Guarin, continuerebbe a centrare l’omino delle bibite al terzo anello anche avendo di fianco esseri pensanti come Pirlo e Marchisio?

Di questo stiamo parlando: nel calcio di oggi -ma forse è così da sempre- sono pochissimi i giocatori che possono giocare bene a prescindere dal contesto in cui sono inseriti. Motivo per cui, se vendi Kovacic, devi aspettarti che questo “esploda” altrove, trovandoti a dover convivere col dilemma “e se gli avessi costruito intorno una squadretta appena discreta, come sarebbe finita?“.

Quindi va tenuto. Quindi andrà via.

Lo confesso: avrei accettato una sua dipartita se al posto suo fosse arrivato il “centrocampista coi controcoglioni”, e cioè il Yaya Touré di turno. 10 anni di differenza, ma anche un carisma e un’esperienza tali da poter far crescere il nostro centrocampo di due o tre livelli. Ma visto che quello non si muove (e chi glielo fa fare?), non è certo la ventina di milioni del Liverpool che potrebbero spalancarci le porte del paradiso del calciomercato, chè qua si discute se sia meglio Felipe Melo -un criminale in libera uscita- o Thiago Motta -svenduto 4 anni fa a 11 milioni e trattato ora a 10 milioni, ve possino…-.

Di pulizie ce n’è da fare e pure tante: se, come spero, la Samp non sarà penalizzata e conserverà lo scomodo sesto posto conquistato sul campo, i nostri non saranno oberati da impegni infrasettimanali, cosa che consentirà una robusta e salutare sforbiciata alla nostra rosa: Jonathan, Campagnaro, Nagatomo, Juan Jesus, Obi, Kuzmanovic, ci metto pure Guarin (che invece resterà). Da questa mezza dozzina di bipedi, da cui volutamente tengo fuori i vari giovanotti in giro in prestito, non si riescono a ricavare i 20-25 milioni che pare offrire il Liverpool?

Mughini direbbe “Maddaaaaiii!

Il problema resta quello: (ri)dare credibilità e prestigio all’amata squadretta. Lungi da me voler allinearmi agli acquisti alla Essien al Milan (grande nome, ormai al tramonto, buono solo per sperare di vendere qualche maglietta), avevo però salutato con favore l’arrivo di Vidic l’estate scorsa, e ancor di più tenevo le dita incrociate per quello di Touré. Invece, quel che pareva potesse essere un vero e proprio effetto volano sul nostro mercato si è rivelato solo il primo di una serie di cortesi ma netti rifiuti: Dybala, Benatia, ora vedremo Kondogbia.

Il Mancio si fa vedere in tutto il suo charme, anche se il caldo estivo non gli permette di sfoggiare l’amata sciarpetta, ma evidentemente non basta un Mister à la page per costruire una squadra attrezzata per vincere.

Anzi, se mi posso permettere, vedo una pericolosa costante nell’universo interista. Nonostante i notevoli -e lodevoli– tentativi di cambiarne l’immagine esterna, i colori nerazzurri continuano ad essere snobbati dal mondo del calcio. E’ complotto, bellezza, verrebbe da dire. E’ triste ma è così.

Del resto, certe cose non le crei in un giorno e purtroppo nemmeno in un anno, e vent’anni di understatement mediatico hanno un’inerzia non facilemente contrastabile.

Resta la drammatica differenza nel vedere il mercato di cui si parla a proposito del Milan, che pare -pare- pronto a prendere Jackson Martinez, Ibra e un altro paio di nomi. Noi non facciamo in tempo a farci venire in mente un cazzo di medianaccio che subito riceviamo una quotazione spaventosa, seguita dal già ricordato “no grazie“.

Siamo soli, diceva Vasco.

Non da oggi, aggiungo io…

to be continued?

to be continued?

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?

NUN SUCCEDE… E BASTA

UDINESE-INTER 1-2

L’Inter torna ad essere intimamente se stessa e batte l’Udinese in una partita -per i più distratti- incredibile, ed invece plausibilissima se conosci i tuoi polli.

La cosa più gratificante della partita non è il risultato finale, e nemmeno il (bel) primo gol di Podolski, quanto la carogna sulla spalla del Mancio durante e dopo la partita.

Mi piace pensare che lui per primo fosse consapevole della psicolabilità dei nostri e che, in quanto tale, intravedesse a mezzore di distanza il rischio che si correva a “fare i fighi” in area avversaria, non chiudendo una partita diventata assurda e solo per nostra fortuna non tramutatasi in tragedia sportiva.

Esemplare il Mister quando in tre frasi sintetizza 90′ di prestazione:

Benissimo in 11 contro 11, bene in 11 contro 10.

In 11 contro 9 lasciamo perdere…

Non posso che condividere.

Inutile soffermarsi più di tanto sulla farsa che è stata il secondo tempo (Rocchi Horror Picture Show compreso, anche se per una volta il sommo si sbaglia e ci avvantaggia). Preferisco spendere qualche riga per ricordare il buon primo tempo giocato dai nostri, a parte un Guarin in versione vintage e cioè distratto e intrinsecamente portato alla scelta sbagliata. Hernanes però va gran bene, Palacio svaria che è una bellezza. Forse Icardi un poco statico ma checcevoifà… Dietro di fatto non rischiamo nulla.

L’arbitro inizia male e ne paga le conseguenze, chè sul primo giallo di Domizzi (che protesta per un angolo che non c’è e che infatti Rocchi provvede poi a non concedere) poteva tranquillamente soprassedere. Ineccepibili invece gli altri gialli, che portano all’espulsione del succitato Domizzi a fine primo tempo e del tarantolato Badu nella ripresa.

Sul rigore, che tutti nel dopo-gara si affrettano a definire scandaloso, inesistente e via dicendo, riporto per pura cronaca un commentuccio preso da un giornale minore del giorno dopo, che se non altro pare di diverso avviso: si dice che “E’ vero che il croato ha già tirato, ma quando Danilo commette fallo la palla sembra proprio ancora in gioco. Dunque, da regolamento, il rigore c’è.

Ai tanti che -legittimamente- puntano il dito sul fatto che Kovacic avesse già tirato e non fosse quindi più in possesso del pallone, chiedo: allora non è rigore nemmeno in tutti i casi in cui l’attaccante arriva addosso al portiere e butta la palla avanti col solo scopo di farsi abbattere? Ah ecco…

Lo ammetto: avrebbe tranquillamente potuto far giocare e nessuno si sarebbe scandalizzato (figuriamoci noi, che per avere un rigore di solito ci vuole il coltello tra le scapole), ma quantomeno non si dica che la decisione è totalmente inventata, incomprensibile, etc etc…

Anticipo un paio di punti del già robusto faldone “E’ COMPLOTTO” per la dose periodica di insulti contro Massimo Mauro. Il calabrese cantilenante è tra i primi a scandalizzarsi della decisione dell’arbitro sul rigore, ed è ovviamente tra i più entusiasti a decantare le lodi di un’Udinese che in 9 contro 11 nel finale ha sfiorato il pareggio.

Sentirlo però dire che “sarebbe stato giusto che l’Udinese facesse il 2-2” è una roba che non si può sentire… L’Inter ha avuto altre quattro o cinque occasioni per dilagare e già si sono spesi KB a sufficienza per rimproverare i nostri incorreggibili ragazzacci. Ma non ditelo all’ex riserva di Zico, Platini e Maradona…

Sentirlo addirittura chiedere a Mancini se una squadra “con un solido gruppo di italiani potrebbe forse essere meno psicolabile” mi fa contorcere dal ridere, pensando a quanta aria possa passare tra le orecchie di lui e di tanta gente che ancora dà credito a certe stronzate.

LE ALTRE

Comunque, bando alle ciance: Nonostante le nostre tre vittorie in quattro partite, nonostante le concomitanti sconfitte di Milan e Fiorentina, nonostante i pareggi di Torino e Samp, siamo ancora miseramente noni. Certo, più vicini a livello di punti, ma ancora con un mucchio di squadre davanti e con un calendario che senz’altro non ci avvantaggia (Juve, Lazio e Genoa da incontrare da qui alla fine, tanto per dire…).

Parafrasando, ma solo in parte, la frase sussurrata dai giallorossi durante il nostro lustro d’oro, e riportata come titolo nella noticella odierna, continuo a sostenere che non arriveremo sesti, e che -davvero, non per fare la volpe e l’uva- tutto sommato credo sia meglio così.

E’ COMPLOTTO

Tante cose, più o meno “gravi”, più o meno importanti, ma fra loro coerenti nel ribadire il diverso peso specifico dei protagonisti in campo.

Milanello Bianco:

Tempismo eccezionale nel dare la notizia di “clamorosi aggiornamenti da Arcore” mentre la tremenda figuraccia dei Meravigliuosi contro il Genoa è in pieno svolgimento (vero Sky?). Non c’è che dire, lo stile comunicativo del Milan è ormai endemico, orientato ad un “benaltrismo” di informazione a tutto vantaggio del Geometra gongolante e di Silvio piazzista provetto.

Non fa notizia la velina di partito volta a smentire il duro confronto tra allenatore e squadra sul pullman post-Udine (“siete indegni” “sarai bravo tu“…cazzo avrei voluto esserci, per me è stato Pazzini!). Già più artistici e fantasiosi quando fanno dire al povero Superpippa che il ritiro è stato deciso di comune accordo, anzi quasi richiesto dai giocatori stessi, chè son tutti bravi ragazzi e siamo tutti una grande famiglia.

La battuta è stata riproposta con una piccola variazione sul tema anche dopo l’ 1-3 corsaro dei Grifoni, con Pippo a dire che il ritiro c’è ma è facoltativo, chi vuole viene, son proprio i ragazzi che lo vogliono fare per stare insieme.

Passando agli “ex” che incredibilmente decidono di lasciare la parte di Milano dove splende sempre il sole, faccio notare un paio di cose: Niang ieri segna alla sua ex squadra e ci vogliono 4 replay per confessare che “sì, l’ultimo tocco in effetti è proprio del giocatore di proprietà del Milan” che lì in due campionati aveva segnato zero goals e che invece a Genova ha già fatto 5 uova. Idem con patate El Nino Torres che a casa sua (leggi Atletico Madrid e non Milanello Bianco) si è ritrovato tornando a segnare con una certa continuità.

Squadra Simpatttica:

Tanto per fare paragoni su come episodi simili vengano trattati dall’altra parte del Naviglio, abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie i peana per Quaresma dopo la seratona di gloria contro il Bayern Monaco (che infatti poi al ritorno gliene ha date una mezza dozzina): il Trivela segna e abbiamo una settimana di album dei ricordi, che pippone che era, che pacco che ha preso Mourinho, e adesso invece segna contro il Bayern Monaco

Sintomatici poi i finti complimenti all’Inter per l’annata di Icardi: Tuttosport si premura di dire che il giovane argentino è bravo assai, e che potrebbe addirittura vincere la classifica marcatori, cosa che ai nerazzurri non è capitato tanto spesso, e sunteggiando -con la consueta simpatia- che nemmeno Ronaldo e Milito ci riuscirono.

Quale occasione migliore per rivestire i consueti panni del cacacazzi e andare a controllare? Eccoci qui: Wikipedia grazie di esistere. La Juve questa classifica l’ha vinta 13 volte, i nostri 12. Il Milan in questo caso spadroneggia a 17 grazie al Pompiere Nordhal e ai suoi 5 titoli anni ’50. Però l’Inter “non l’ha vinta poi così spesso“.

Facendo un giochino diverso, facile e inutile quanto quello messo su dalla Gazzetta del Balengo di Vettorelliana memoria, si potrebbe vedere che, a livello di singoli giocatori, le tre squadre strisciate sono a parimerito. Sono cioè 9 i giocatori di Inter, Juve e Milan ad aver vinto la classifica.

Ma si vede che detta così non faceva ridere…

Una Caressa in un calcio:

Pirlo fa fallo da rigore su Joaquim e, anche in quel caso, si stenta a credere che l’uomo magico possa aver commesso fallo. Caressa si ostina a riguardare l’azione per poi concludere deluso che il tocco c’è ed è pure dentro l’area.

Tempo due minuti però e rimette le cose a posto: da una punizione più che dubbia, Pirlo mette una palla nulla più che logica ed elementare nell’area piccola, dove Llorente è bravissimo a saltare in mezzo a due difensori e metterla in buca.

Ecco il nostro commentare: Eh beh con una palla così però son buoni tutti!

Non c’è niente da fare, Pirlo tutto può, non sbaglia mai e a guardar bene è pure una bella figliola.

Disgusto.

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato...

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato…

BUT WHAT… REALLY REALLY? *

*ma che…davero davero?

INTER-ROMA 2-1

…E quando finalmente non conta più nulla, ecco la sospirata vittoria contro una “grande” -o supposta tale, visto il girone di ritorno da pareggite acuta-.

I nostri fanno una partita solida e vogliosa e con un crescendo rossiniano di innesti in avanti, portano a casa la vittoria nei minuti finali.

Noto con malcelato compiacimento che il finale di stagione sta confermando due dei miei “postulati” di inizio stagione, rimasti purtroppamente in ombra per buona parte del Campionato:

1) Vidic è solido e, in condizioni psico-fisiche normali, il nostro miglior difensore per distacco. Non solo, la sua presenza mi pare faccia giocare meglio anche il compagno di reparto -Ranocchia nelle ultime esibizioni- fatta salva la fisiologica quota di minchiate per partita (vedi rinvio difensivo sui piedi di Pjanic in occasione del loro pareggio). Il combinato disposto dei due concetti testè espressi mette sulla mia personalissima lista dei partenti il simpatico JJ: giovane, forte fisicamente, ottimi margini di miglioramento. Qualcuno per una decina di milioni potrebbe cascarci. Noi come centrali di riserva tra Andreolli e Felipe siamo coperti: meno esplosivi del brasiliano, ma in egual misura meno “ignoranti”.

2) Hernanes, in condizioni psico-fisiche normali, è tecnicamente definibile un trequartista coi controcojoni. C’ha messo un anno e più a far vedere quello di cui è capace, lavorando tanto sul fisico che l’ha martoriato con una sfilza di stiramenti assortiti (lui che in 4 anni di Lazio era sempre stato sano come un pesce… la solita fortuna nerassurra). In tutto questo periodo, mai un lamento nè una recriminazione, solo supporto alla squadra e al Club.

Tipo Osvaldo, insomma…

Il sinistro dal limite dell’area che ci dà il vantaggio è una perla, soprattutto per come si libera in un fazzoletto degli avversari che lo circondano.

Tornando alla partita, da lì in poi ci dice anche culo (per una volta!) visto che Ibarbo timbra il palo su azione arrembante dei lupacchiotti.

Il pari arriva con una bella imbeccata di Pjanic, come detto sapientemente rimesso in gioco dal nostro capitano, e con Nainggolan a trafiggere un Handanovic perplesso e forse per quello poco reattivo: il destro era senz’altro fortissimo ma non esattamente all’angolino.

Icardi se ne mangia un paio (in realtà non così clamorosi come ci vogliono far pensare), Vidic sventa una difficile respinta di Handanovic su punizia del velenosissimo bosniaco romanista e poi entra Podolski: il tedesco non è stato esattamente un crack del mercato -andiamo per eufemismi-, ma è un altro che se non altro non rompe i coglioni reclamando lo spazio che sa di non meritare. E però, a due minuti dalla fine, azzecca il tracciante tra una mezza dozzina di gambe giallorosse e trova Icardi in piena area spalle alla porta: il movimento di Maurito è rapido e improvviso, ed è gol sotto la Nord festante (copyright Giorgio Bubba directly from the 80’s).

Dalle ultime 3 partite portiamo a casa due vittorie e un pari stretto come una canotta infeltrita. L’immediata trasferta infrasettimanale a Udine e la domenica in casa col Chievo non tarderanno a rispondere all’annosa domanda “fu vera gloria?“, mentre qualche riga in più va spesa già da ora per capire se un posto in Europa, per quanto ottenibile solo per congiunzioni astrali difficilmente realizzabili, potrebbe essere una minaccia o un’opportunità.

LA VOLPE, PRIMA DI GUARDARE L’UVA, SFOGLIA LA MARGHERITA

Iniziamo dal dire le cose come stanno: perchè l’Inter possa acciuffare il sesto posto occorre che le vinca tutte (tutte meno una, per esser buoni) e che al contempo 3 di quelle davanti perdano un paio di partite. Stiamo quindi in massima parte ragionando sul nulla.

Ma, per puro esercizio di stile, facciamo finta che ciò possa concretizzarsi: ci conviene?

La Gazza arriva oggi (alla buon’ora!) a porsi il dilemma che affolla la mia già poco capiente capoccia da tempo. Eccolo, l’elenco dei pro e dei contro, o meglio solo dei “contro”: devo dire che, aldilà della tristezza di non vedere Milano rappresentata in Europa proprio nell’anno che si concluderà con la finale di Champions a San Siro, non posso che concordare con la Rosea.

Quelli forti (Yaya, Jovetic, Dybala…) probabilmente li convinci solo partecipando alla Champions: posto che quella l’anno prossimo la vedremo -appunto- solo da spettatori in finale allo stadio, il nostro appeal tra Europa League e il solo Campionato non subisce variazioni drammatiche.

Anzi: puoi far finta di considerarlo un vantaggio, che ti permetterà di allenarti meglio, di preparare tutte le partite di Campionato al 100% e bla bla bla…

Ma soprattutto, le temutissime sanzioni in arrivo da Nyon saranno quantomeno posticipate alla stagione successiva, lasciando un maggiore -per quanto non bene identificato- margine di manovra sul mercato.

Che poi le amichevoli estive rendano in soldoni una buona metà degli introiti non così fantasmagorici dell’ex Coppa Uefa, è un di più che in ogni caso non sposta di molto l’asticella.

Cosa augurarsi, quindi? Ovviamente che i nostri finiscano la stagione in maniera dignitosa, e che le squadre che ci precedono facciano altrettanto, in modo da avere la coscienza a posto e -sotto sotto- gioire del mancato sesto posto.

Riusciranno i nostri eroi? mah…

LE ALTRE

La sola cosa che esigo, anzi “esigio“, come disse José, è arrivare più in alto di quell’insulto di squadra che è il Milan di quest’anno. Parlo prendendomi il rischio di quel che scrivo, visto che l’Udinese che li ha triturati sabato riceverà i nostri a brevissimo e stante anche la statistica non proprio rassicurante a riguardo.

Detto ciò, comprendo alla perfezione la rabbia dei tifosi milanisti nel contestare squadra, mister e dirigenza.

Noi siamo tutt’altro che un buon ensemble, ma dietro alle stronzate che continuiamo a commettere puoi intravedere un’idea di massima. Loro sono davvero un’accozzaglia male assemblata e peggio gestita. Hanno però un culo proverbiale e un Ménez imprevedibile nel bene e nel male, che proprio per quello potrebbe giocarci brutti scherzi…

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e mi pascio di disgraziette altrui come il più abbietto dei tifosotti di quart’ordine:

Però adesso fate i bravi...

Però adesso fate i bravi…

Del resto, dopo ere geologiche di “siamo una grande famiglia“, “ringrazio il presidente e il dottorgalliani“, “pippomio“, riportati dalla stampa prona e meschina, leggere quella che Frèngo avrebbe definito “lafreddacrònaca” ha lo stesso effetto di un bagno caldo e rilassante, con tanto di “bolle che salendo a galla corron sulla schiena fandomi felice” di eliana memoria.

Ugualmente insignificante ai fini della classifica ma epidermicamente irresistibile è stata la sconfitta gobba nel Derby. Censurabilissimi i tifosi di entrambe le squadre, anche se il premio al genio di giornata va senz’altro al DG bianconero Marotta che sostanzialmente grida al complotto anti-Juve che fomenta la violenza ai loro danni.

Come giustamente sunteggiato altrove in rete, il dirigente di una squadra che ha alterato il regolare svolgimento di svariati campionati di Serie A, che prima patteggia la B e poi contesta 20 sentenze da cui esce con le ossa a pezzi, che non riconosce l’Albo d’Oro della Federazione cui aderisce, si sorprende di non essere nei cuori di ogni appassionato sportivo italiano.

Tutto ciò senza nulla togliere ai successi post-Calciopoli, tutti (purtroppo) meritati anche a causa della resistibile concorrenza.

Tutto ciò senza ovviamente voler giustificare in alcuna misura la violenza su cose o persone.

Chiudo riportando i pensieri  della testa lucida (in tutti i sensi) del grandissimo Nocciolina Ormezzano: un suo articolo sulla Gazza di domenica pare essere stato il capro espiatorio usato da Marotta. Troppo bella per non essere citata la seguente massima del giornalista di note simpatie granata:

“Avevo dei dubbi sul fatto che sapesse contare, ma ero convinto che sapesse leggere”.

Gioco. Partita. Incontro.

WEST HAM

Avendo regalato un pareggio a tutti, non siamo da meno in casa QPR: ne esce un risultato a occhiali che ha il pericoloso effetto di invischiare il Sunderland in zona retrocessione. Che mi frega? Quelli ci hanno Alvarez in prestito e, se si salvano, lo devono comprare a 11 milioni.

Certo, per una squadra il cui nomignolo è “i gatti neri” non sto proprio tranquillo…

Da sinistra: 22, 0. Ma tanta buona volontà :)

Da sinistra: 22, 0.
Ma tanta buona volontà 🙂

IL MEGLIO DEL PEGGIO

INTER-MILAN 0-0

Il Derby che mi aspettavo. Parente lontano dei cari e vecchi scontri-che-contavano, ma non necessariamente simbolo della mediocrità acclarata delle due milanesi.

Mi spiego: il Milan ha fatto sincera pietà per un’ora e più; noi avremmo onestamente meritato di vincere, e abbiamo giocato benino. Se la guardo da un punto di vista oggettivo, c’è poco di cui rallegrarsi, visto che nonostante una delle migliori prestazioni della stagione non siamo riusciti battere una squadra che continuo a ritenere assai più modesta dei nostri.

Da tifoso obnubilato, la mediocre mezza classifica in cui galleggiamo (noi e loro) non fa diminuire nemmeno di un grado il vorticoso giramento di maroni.

Come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

I nostri partono con il giovanissimo Gnoukouri a metacampo: l’ivoriano, con buona pace di Sacchi Arrigo, fa una partita disciplinata e convincente e non fa rimpiangere l’ultimo Brozovic (e nemmeno il penultimo…). Kovacic non fa molto, e per una volta sono in disaccordo con Boban che ne magnifica la prima mezz’ora alle orecchie di Mancini.

Dietro Vidic e Ranocchia confermano che la coppia avrebbe meritato più fiducia durante tutto l’anno; JJ sulla fascia è del tutto inutile in fase offensiva, ma quantomeno fa spessore quando c’è da difendere. Dall’altra parte D’Ambrosio fa vedere come dovrebbe muoversi un moderno laterale difensivo: tutto bene, tranne i cross che sono uno peggio dell’altro. Per un terzino, sarà mica importante arrivare sul fondo e mettere un cazzo di traversone?

Davanti Icardi e Palacio carburano lentamente (molto meglio nella ripresa), mentre Hernanes parte bene per poi sparire e riemergere nella ripresa.

Loro… parliamone: giocano 20 minuti su 90′, nei quali tirano due volte con Suso (avessi detto Robben…) e mettono un bel cross rasoterra su cui gli attaccanti non arrivano, visto che il propagandatissimo 4-3-3 è un 4-5-1 con Menez nueve farlocco e Bonaventura e il succitato iberico a rinculare volentieri verso il centrocampo.

Destro e Pazzini ovviamente seduti a guardare, chè loro propongono giUoco.

Il pari finale non è scandaloso, ma una nostra vittoria avrebbe fotografato meglio l’andamento della partita, aldilà della corposa paginetta arbitrale che vado testè ad aprire.

TANTO SI COMPENSANO…

I più distratti si limiterebbero a dire “ah sì il mani di Antonelli era da rigore..“, ma io sono paranoico e quindi vado oltre, talmente oltre che ritorno al punto di partenza.

Quando dico che noi siamo la squadra più sfigata d’Italia e i Meravigliuosi quelli più aiutati dal fato (senza voler mettere in dubbio la buona fede di alcuno, ci mancherebbe…) lo dico a ragion veduta.

Se partiamo dal gol rossonero di Alex, per fortuna annullato per un doppio fuorigioco (dello stesso Alex sul primo cross e di De Jong sul prosieguo) notiamo che lo stesso è arrivato da un fallo inesistente di Medel su Abate. Nella circostanza, il cileno -diffidato- viene immancabilmente ammonito, precludendosi la partita contro la Roma.

Morale: da un non-fallo rimediamo una squalifica per la giornata successiva e un gol fortunatamente e correttamente annullato.

In contrapposizione, ai nostri vengono altrettanto correttamente annullati due gol: sul primo la bella azione è purtroppo vanificata dallo scatto un po’ troppo anticipato di Icardi, mentre sull’autorete di Mexès la spinta di Palacio è ben vista dal guardalinee, ma segnalata con colpevolissimo ritardo a Banti, che difatti convalida in prima battuta.

Nella tempistica, l’episodio ricorda il gol di Ganz annullato in un Inter-Juve del ’97, con Collina a spiegare a Hodgson la finezza arbitrale.

Nulla da dire, allora come adesso, sulla bontà della scelta di merito. Ancora una volta, tuttavia, il colpo da fuoriclasse arbitrale arriva a troncare sul nascere uno dei pochissimi errori a favore “che tanto alla fine si compensano“.

Ma non basta: nel primo tempo ad Antonelli viene fischiato un fallo di mano con cui ferma ai 25 metri la conclusione di uno dei nostri: se fischi fallo, caro Banti, vuol dire che lo ritieni volontario, e quella mano a termini di regolamento interrompe un’azione pericolosa. Ergo è ammonizione, porcadiquellatroia.

Dico questo perchè l’ex genoano è stato graziato due volte nell’inguacchio in area a metà ripresa: non era solo rigore, ma era pure secondo giallo e quindi rosso.

Inutile dire su chi sia stato commesso il fallo di Palacio poco dopo…

E’ COMPLOTTO

Onestà impone di dire che i commenti hanno cercato di non fare un unico calderone, specificando il maggiore impegno e la miglior figura fatta dai nostri. Chiaro è che la risposta più rapida e facile sia “derbino” e che, se si astrae la definizione dai 90′ giocati, è anche quella più corretta.

Sono rimasto ancor più colpito dallo stupore dei vari commentatori nell’apprendere delle iperboliche valutazioni del Milan, oggetto di acquisto da parte di investitori stranieri: nemmeno io riesco a credere che qualcuno possa valutare quella squadra un miliardo di euro.

Potere di Zio Silvio e di decenni di argenteria passata quotidianamente col Sidol…

La terza menzione a favore è per l’italiano parlato da Zorro Boban: sentirlo testualmente dire che il Derby avrebbe comunque regalato emozioni “nonostante Inter e Milan non siano quelle che vorremmo fossero” (testuale) mi ha fatto balzare sul divano come a un gol di Maradona: quanti laureati italiani sarebbero in grado di non ingarbugliarsi nel dire una frase del genere?

Mi sono partiti anche i pernacchioni, eccheccazzo…Il capocurva Marco Nosotti intervista Abate a fine primo tempo. IgnazioAbate, cioè la vittima del non-fallo di Medel, e quindi -se vogliamo dirla tutta- simulatore smascherato dalla moviola ma non dai silenti telecronisti che si limitano a un “non si capisce se ci sia il tocco“. Ecco, Nosotti gli chiede: “il gol annullato…ci hai capito qualcosa?” Di tutto il troiaio appena visto, ecco la domandina-salvagente, che sottende un nemmeno troppo nascosto “non si è capito cosa sia successo…sembrava tutto regolare”.

Prevedibile come il solleone di Luglio invece il signor Valerio Staffelli e l’immancabile tapiro portato a Mancini, forse “colpevole” di non aver saputo battere una squadra di maltrainsèma .

C’è chi ancora ride per certa TV.

Noi no.

Il Mancio purtroppo, dopo essersi guadagnato i primi applausi da dopo-partita  commentando le recenti direzioni arbitrali nei nostri riguardi, non ha risposto alla serva mediasettara come avrebbe potuto e dovuto.

Sarà per il prossimo Tapiro, tempo di un paio di settimane.

WEST HAM

Prosegue la caduta libera: sconfitta a Manchester in casa City.

Qui onestamente era difficile far meglio

Qui onestamente era difficile far meglio

BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

SAMPDORIA-INTER 1-0

L’Inter del Mancio, e cioè quella delgli ultmi 4 mesi, sta sostanzialmente giocando la stessa partita da una dozzina di gare. A parte scempi episodici, i ragazzi giochicchiano benino, infarcendo buone mezz’ore con errori da principianti ed episodiche azioni trascendentali a fasi alterne. Il tutto però dice che la squadra, con la nuova tinta di capelli, ha una media punti assai inferiore a quella labronica, e che l’Europa è definitivamente sfuggita di mano nel giro di 4 giorni.

La remuntada europea de ‘sto par de ciufoli non è arrivata per motivi ormai noti e da me purtroppo anche vaticinati: non solo non siamo riusciti a tenere la porta inviolata (eggiàlosapevo), ma abbiamo sbagliato 4 o 5 palle gol che hanno bloccato il sogno ancor prima di addormentarci.

A cavallo della partitella infrasettimanale contro i maggioloni, infiliamo un pareggio in casa contro il Cesena e una sconfitta a Genova. Detto che entrambe le partite avrebbero potuto finire diversamente (la volta scorsa col gol di Icardi annullato ingiustamente, ieri con un paio di abbracci molto affettuosi in area allo stesso -ex- twittatore pubalgico), gli ultimi sette giorni ci danno la dimensione -drammaticamente reale- della nostra statura.

La difesa con Vidic e Ranocchia mi è parsa più solida (non che ci volesse molto), se non altro perchè JJ viene spostato sulla fascia sinistra a sciorinare il proprio genio calcistico e dietro si aprono meno voragini. Che poi il brasiliano non sia un fenomeno ad arare la linea mancina non può essere una colpa, e comunque è più presentabile dell’ultimo Campagnaro visto inazione (scritto volutamente tutto attaccato).

Il primo tempo scivola via con un paio di spaventi provocati da Eder e soprattutto Muriel, ma per fortuna i nostri avversari fanno bene le cose difficili e male quelle facili. Nemmen loro sono ermetici dietro, e quindi un paio di incursioni le fanno anche i nostri, nonostante il nulla nuovamente offerto da Podolski, partito titolare per concedere mezza giornata di ferie allo spremutissimo Palacio.

La ripresa inizia quasi alla perfezione, con 10 minuti di pressing asfissiante ed occasioni in serie per i nostri. Siccome noi un po’ di culo mai, il destro di Icardi da posizione defilata bacio l’incrocio dei pali e poi esce, dandoci l’ennesima conferma che lassù -ammesso che ci sia qualcuno- nessuno ci ama.

Poco dopo infatti una punizia da quasi 30 metri trova Eder e il suo esterno destro baciare l’altro palo e ovviamente gonfiare la rete. Gran gol, con noi tutti fenomeni, ma nemmen questo è una novità.

Succede poco altro in realtà. I nostri subiscono il colpo e, nonostante l’ingresso del Trenza per Brozovic -tardivo, cazzo!- non cambia più nulla.

L’allievo Sinisa supera il Maestro Mancio, e la Samp si ritrova lanciatissima al quarto posto, alla faccia di quelli che “danno via Gabbiadini per prendere Eto’o, questi non capiscono un tubo” (vero MassimoMauro?)

LE ALTRE

Continua a vincere la Juve, che batte il Genoa con un golazo di Tevez. Vincono entrambe le romane, mentre Viola e Napoli impattano risentendo forse delle fatiche di coppa. Il Milan beneficia del 9° rigore della stagione, forse il più scandaloso di tutto il campionato e parente stretto di quello fischiato a Boniek nella tragica notte dell’Heysel.

La classifica ad ogni modo pare delinearsi, con le due romane a giocarsi gli altri due posti Champions e Napoli, Samp e Viola a trastullarsi sul vagone dell’Europa League.

A scanso di equivoci, in caso di inopinati ritardi di uno o più dei passeggeri succitati, prima di noi in lista d’attesa ci sono Toro, Milan (Cristo, pure loro!) Genoa (pari punti con noi ma deve recuperare la partita col Parma).

Rimaniamo a sventolare il fazzolettino bianco sul binario e salutiamo i nostri avversari dal finestrino, senza nemmeno la forza di augurare buon viaggio come si dovrebbe:

stazione amici miei

Buon viaggio signore!

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è ma è per palati fini o paranoici, come preferite.

Inizio dalla cosa che più mi ha fatto incazzare in settimana: cercando in rete conferma della diretta TV su Mediaset della partita dell’Inter, vedo in effetti che la sgambata infrasettimanale veniva così pubblicizzata:

cartello inter wolfsburgChe c’è di strano? Che quello stemma dell’Inter è vecchio di un buon quindicennio, e che la cosa non può essere stata fatta involontariamente. Stiamo pur sempre parlando dell’azienda del signore che ha fatto dell’immagine la sua unica divinità, e che costringeva la sua squadra a scendere in campo con bugie conclamate (“squadra più titolata al mondo”) e con una scorza d’arancia stilizzata come stemma. Ben consapevoli dell’importanza del brand, hanno “casualmente” utilizzato quello sbagliato.

Morale: siamo usciti per colpa loro!

Ma non è finita qui:

Sono il primo a dire e scrivere che siamo poca cosa, e che la mezza classifica rispecchia alla perfezione il nostro reale valore, ma ciò non mi pare essere un valido motivo per (tornare a) tacere di fronte ai torti subiti. Aver ricavato tre punti in più nelle ultime due giornate non avrebbe cambiato la nostra stagione, ma ci avrebbe per lo meno fatto scalare qualche posizione nella summenzionata lista in attesa di un simil-Caronte che potesse traghettarci fuori dall’inferno.

Invece, pare prevalere il bon ton, il senso dell’opportunità o semplicemente la buona creanza, alla quale per una volta mi ribello. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che sono pronto a prescindere a muovere querimonie verso la classe arbitrale, soprattutto in una giornata nella quale si vedono episodi così clamorosi. Ma niente, tutto tace…

Fino a un paio d’anni fa me la sarei presa col Signor Massimo, ontologicamente incapace di portare avanti queste battaglie. Devo ora rivolgermi a Thohir, e spero che il silenzio sia parte di una scelta precisa (ancorchè non condivisa) e non solo frutto del caso o dell’inerzia, della serie “facciam talmente schifo… non stiamo nemmeno a lamentarci chè facciamo solo figure…“.

Sentire Sconcerti minimizzare il progetto di Thohir è solo l’ennesima controprova del poco rispetto che si ha per i nostri colori. Sappiamo tutti che “cercare nuovi mercati all’estero” è la sola strada per fare un po’ di soldi e quindi poter comprare giocatori migliori, ma il fatto che altri abbiano iniziato a farlo da tempo (all’estero! chè in Italia siamo as usual in netto ritardo) non è un buon motivo per denigrare il progetto.

Piuttosto, quel che interessa a me -e a chi volesse fare una seria analisi di detto progetto- è l’apparente fallimento dell’operazione bond (non James), che quindi costringerà Thohir e Moratti sborsare i danari per ripianare le perdite dell’esercizio in corso.

Quel che nessuno spiega, complice l’endemica ignoranza in materia, è in che misura i proprietari delle squadre con passivi da ripianare possano intervenire di tasca propria. Il Fair Play Finanziario è nato proprio per evitare simili manovre, ma l’intervento in prima persona dei due azionisti è dato per scontato.

C’è qualcuno che ci può aiutare a capire?

WEST HAM

…E dopo due mesi torniamo a vincere: 1-0 in casa col Sunderland, con gol di Sakho a tre minuti dalla fine.

Te voglio bene assaje

Te voglio bene assaje

LA SUPERCAZZOLA E IL GATTOPARDO

NAPOLI-INTER 2-2

Quel che si può dire senza tema di smentita è che non siamo capaci di annoiare.

Nè noi, nè gli altri.

Da buon rompicoglioni faccio presente che anche all’andata pareggiammo 2-2, alternando diverse facce nella stessa partita, e anzi menando le danze per ben più degli ultimi 20 minuti. Ma dire ciò paleserebbe una malafede dalla quale mi tengo lontano.

Mi limito a citare la consueta saggezza di Boban che, commentando i rispettivi pareggi e la quasi analoga classifica delle due milanesi, faceva notare come la differenza tra le due squadre fosse abissale nella percezione ed infinitesimale in termini di punti.

Nulla di più vero: il Mancio ha portato il suo irresistibile fascino in tutti i territori a lui circostanti. I media lo amano, e io me ne compiaccio vieppiù, e anche i giocatori vedono in lui quel leader (inteso proprio nel senso letterale del termine, colui che guida) che Mazzarri e il suo piagnisteo metereopatico evidentemente non poteva dare.

Facendo finta di fare un’analisi a freddo della partita (a freddissimo… visto il ritardo con cui scrivo, ma non rompete le balle chè c’ho ‘na vita…), il Napoli chiude 0-0 un primo tempo in cui poteva serenamente fare quattro goals, mostrando un Higuain stranamente sprecone e ben controllato da Handanovic. I nostri tengono palla ma producono pochino: bella la percussione iniziale di Palacio, ma gli anni passano e il ragazzo non arriva in tempo; accademico il sinistro alto di poco di Brozovic (once more in ombra…), innocua la botta centrale del trottolino Shaqiri.

Nella ripresa succede tutto, fin da subito: Hamsik segna di testa, talmente solo che non esulta, incredulo di cotanta libertà ai confini dell’area piccola. Solo generiche le attenuanti a Juan Jesus, ammonito dopo 20 secondi per un fallo che non c’è dal solito Rocchi, e conseguentemente impaurito per i restanti 89 minuti e passa. Per non correre il rischio di incappare nel secondo giallo si tiene a un buon metro da qualsiasi attaccante degli azzurri, che per pura grazia attendono solo il 50′ per purgarci.

Noi nel frattempo abbiamo invertito gli esterni, mettendo D’Ambrosio a destra e Santon a sinistra. Il “bambino” di Mourinhana memoria mi smentisce più che piacevolmente, arando la fascia mancina e usando sempre e solo il piede destro -motivo per cui di solito lo stramaledico. Com’è come non è, il ragazzo ci dà dentro e inizia a scodellare palloni sempre più interessanti.

Là davanti Icardi inizia a farsi vedere, mandando fuori di un pelo una bella girata di testa su cross di Shaqiri, passato a fare l’esterno di un 4-2-3-1.

Ma poco dopo (detta come la direbbe Frèngo e Stop) Guarin torna ai grandi classici, perdendo palla a metà campo a beneficio di Higuain, che trova il tempo di fargli un tunnel, di portarsi a spasso Juan Jesus e mandarlo al bar con una finta appena accennata e infine di incenerire l’incolpevole Handanovic con il classico tiro a voragine che tante volte avrei voluto sfoggiare al calcetto dei campioni.

Il Napoli pensa -legittimamente- di averla in tasca e sostanzialmente smette di giocare.

La tasca però dev’essere quella posteriore dei pantaloni, e dev’essere pure bucata, perchè in meno di un quarto d’ora la partita esce dalla suddetta tasca e si spinge sempre più verso l’interno, con esiti intuibilmente triviali.

Dapprima è Santon a stupirmi con un doppio passo e un cross rasoterra di sinistro (ma allora ce l’hai, non è una protesi!!!): batti e ribatti in area e alla fine è il Trenza a buttarla nel sacco.

Pochi minuti dopo, bella imbeccata di Guarin per Palacio in area: ingenua quanto evidente la trattenuta di Henrique, che avrà studiato sugli appunti di ‘GnazioAbate, versione Derby 2012. Il rigore è talmente solare che neppure Rocchi può esimersi.

Icardi fa il grosso e rifila il cucchiaio al simpatico tifoso che attentava alla sua cornea con l’immancabile puntatore laser.

Tempo di vincerla ce ne sarebbe, stante anche l’avversario rimasto in 10, ma il colpaccio rimane in canna. Nè possiamo lamentarci, chè a dirla tutta sul 2-0 non avrei sperato nemmeno nel gol della bandiera.

Quando però l’ho visto materializzarsi al minuto 27 (quindi prima della letale e proverbilae soglia del 28′) ho pensato “…hai visto mai che…

E per una volta è andata.

Cambia un cazzo, galleggiamo in ottava posizione con la consolazione di aver acchiappato il Torino, ma altrettanto consapevoli che da questo campionato abbiamo ben poco da guadagnare. Per esser chiari: il tanto sbeffeggiato quinto posto dell’anno scorso ce lo scordiamo, motivo in più per puntare tutto sull’Europa League, con la partita contro la squadra aziendale della Volkswagen alle porte.

LE ALTRE

La Juve vince il Campionato a Marzo, andando a +11 su una Roma ormai capace solo di pareggiare. Il Napoli come visto fa altrettanto, e così è la Lazio a dilagare sulla Fiorentina, agganciando proprio i campani al terzo posto. Il Milan viene raggiunto al 94′ dal tremendissimo Nico Lopez che, come solertemente riportato in tempo zero da tutti i commentatori, era già stato fatale a Mazzarri, e pareggia una partita che ha seriamente rischiato di vincere con una dose di culo industriale. Il rigore a favore non fa più notizia; il gollonzo di Mexès sfida invece le leggi della fisica applicata alla sorte. Disgustomatico.

E’ COMPLOTTO

Iniziando dai commenti alla partita, faccio presente come il non frequente gesto tecnico denominato “cucchiaio” o “scavetto” generi sempre -ovviamente quando va a buon fine- gli “ooohh” estasiati del pubblico. Totti, Pirlo, perfino Toni poche ore prima di Icardi hanno ricevuto le giuste lodi per quel tiro tanto beffardo quanto dolce.

Ovviamente diverso il caso di Icardi, bollato bonariamente come “il ragazzo che non cresce mai, che non sa sottrarsi allo sberleffo“. Sintomatica l’intervista di Sky al Mancio, al quale tentano in tutti modi di far dire che il ragazzo non lo doveva fare.

Preciso Ciuffolo quando dice “non l’ho neanche visto, lo sto vedendo adesso“.

Spostandomi dal singolo gesto tènnico alla tattica più generale, e ad ulteriore riprova che it’s a matter of perception, ricordo distintamene le critiche a Mazzarri nella gara di andata, pur giocata bene secondo me. Al tecnico labronico veniva rimproverata l’eccessiva tendenza al contropiede, là dove invece Benitez faceva giocare le sue squadre ed era amante del bel gioco (la bella Ilaria disse testualmente “non certo un contropiedista” con la pletora di commentatori ad annuire alla collega).

A un girone di distanza, Benitez è invece bravissimo a ripartire in transizione (attenzione, non “a fare il contropiede“, a “ripartire in transizione“, sentite come suona cool e smart?), mentre l’Inter ha un possesso di palla spesso sterile.

Ma è tutto troppo banale perchè io possa davvero stupirmene.

Assai più gustoso, di contro, l’intervallo lavorativo di martedì 3 marzo scorso.

In pausa pranzo sono solito degustare un paninetto davanti ad un quotidiano dalle eccentriche pagine rosa. I

Ebbene, quel dì, in meno di un’ora ho riscontrato i seguenti pezzi-simpatia:

1) Si parla del Liverpool e di Coutinho: a Stefano Boldrini non pare vero poter fare il maestrino saccente tirando fuori la solfa di Roberto Carlos e indugiando con espressioni tipo “A volte ci ricascano” o la chiusa “Ma davvero Roberto Carlos non aveva insegnato nulla?”.

2) Nelle sempre interessanti pagine di “G+“, in quanto tali assenti nell’edizione on line, c’è un servizio sul campionato statunitense appena iniziato.

Dovrete purtroppo fidarvi di quel che vi dico, non potendo linkare che uno snapshot che corrobori le prove del mio delirio.

Giusto celebrare degnamente il soccer, facendo notare la presenza di grandi campioni o vecchie conoscenze del calcio “che conta”: sintomatico il fatto che tra i volti noti attualmente in MLS facciano sfoggio di sè i vari Kakà, Giovinco, David Villa, i futuri Lampard e i recenti Beckham. Oba Martins ovviamente non è nemmeno citato “tra gli altri”, che pure annoverano fenomeni quali Jozy Altidore e Robbie Keane.

Puntualissimi invece a rimarcare la differenza tra il calcio statunitense odierno e quello di qualche lustro fa. Mi pare che il titoletto di uno dei paragrafi riportasse testualmente “Altro che Matthaeus e Djorkaeff!

3) Altrettanto interessante l’intervista fatta a Andrea Previati, giovane universitario che allo studio USA sta affiancando l’esperienza nella squadra calcistica universitaria. Facendo un paragone tra il calcio giovanile italiano e quello a stelle e strisce il ragazzo dice (o meglio, al ragazzo fanno dire): “Avevo giocato contro l’Inter nella Beretti e pensavo potesse essere la partita più bella della mia vita: c’erano 80 papà e qualche osservatore“.

Per la cronaca, questa la foto della pagina della Gazza incriminata:

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l'Inter

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l’Inter

4) Infine, puntuto e graffiante il trafiletto dedicato al probabile ingaggio di Hector Cuper da parte della Nazionale egiziana. Dopo essersi premurata di farci sapere che l’Hombre Vertical era tutt’altro che una prima scelta dei Faraoni, la redazione si tuffa nell’album dei ricordi (rigorosamente grossolani), riecheggiando il 5 Maggio e le presunte collusioni con la camorra, prima di lasciarsi andare a frasi quali:

“…il 5 Maggio, pietra tombale di una carriera da perdente come se ne sono viste poche”.

Questa me la sono scritta sul tovagliolo perchè me la volevo ricordare…

Ora, posto che uno possa anche vedere il 5 Maggio avulso da tutto il contesto (e cioè da come si sia arrivati a giocarsi lo scudetto all’ultima giornata, ma sono io ad essere il solito complottista…), questo pover’uomo è arrivato in finale di Champions col Valencia nel 2001, è arrivato in semifinale nel 2003 con l’Inter (uscendo per un doppio pareggio), è arrivato più volte secondo in Campionato.

Un vincente? Certo che no. Ma se questo ha avuto “una carriera da perdente come se ne sono viste poche“, Pippo Marchioro cosa dovrebbe dire?

Torno alla attualità più recente e chiudo con una foto dedicata a Sacchi e al fido Bargiggia. Ecco l’indegna Inter che ha osato battere il Milan-che-propone-giuoco 2-1 nel derby della Primavera:

Da sinistra in piedi, all'unisono: "Prrrr!!!!"

Da sinistra in piedi, all’unisono:
“Prrrr!!!!”

WEST HAM

Evidentemente nell’East London invidiavano la palude di centroclassifica dei ben più blasonati nerazzurri.

Si saranno chiesti “ma noi, onesta working class della Premier League, che cazzo ci facciamo in zona UEFA? perdiamone un po’ e ritorniamo a metà classifica“. Solo così posso spiegarmi l’imprevedibile sconfitta per 1-0 contro il Chelsea capoclassifica.

L'immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

L’immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

SEMPRE PIU’ DIFFICILE

CAGLIARI-INTER 1-2

Come dice il titolo, e come dicono al circo, riusciamo nell’impresa di giocare molto bene un primo tempo chiuso a reti bianche e a portare a casa la vittoria nella ripresa nonostante una difesa raccapricciante.

Terza vittoria di fila in campionato: roba che non si vedeva da due anni e passa…

Potrei anche chiuderla qui, facendovi contenti, chè quel che c’è da dire si riassume  giusto in trepparòle (“anche in due…. co…com… come ti viene!” cit. Turné). Invece insisto nel passeggiarvi sui testicoli coi tacchi a spillo, cercando invano di capire perchè la stessa squadra possa alternare brilli estemporanei… va beh questa ormai la sapete.
Il Mancio mi strappa applausi ancor prima del calcio di inizio, smentendo l’ennesimo “caso”, e facendo giocare Vidic al posto dell’impresentabile Ranocchia degli ultimi tempi. Altrochè “con me ha chiuso, non giocherà più“: fatemi cullare il sogno -infantile e inutile- che l’abbia fatto solo per smentire la stampa e svelare il complotto ai nostri danni.
Non è così, ma sarebbe bello.
Handanovic ha una zampa fuori posto quindi gioca Carrizo: caotico, poco ortodosso ma ugualmente efficace. Là davanti torna Kovacic ad assistere uno dei migliori Icardi della stagione ed un Podolski che fa tutto quello che può (“cioè nulla“) in questo momento di forma. Nella prima mezz’ora si divora due gol da bestemmia in chiesa, talmente clamorosi che il terzo errore pare quasi (quasi) scusabile.
Medel, Guarin e -in misura minore- Brozovic garantiscono sufficiente solidità e mobilità alla nostra mediana. Bravo ragazzo il fratello di Ajeje Brazorf, un po’ troppo frettolosamente definito il nuovo Modric e cacate varie.
Personalmente, ribadisco il mio illuminato parere:
è un Kuzmanovic più forte.
Il che, stanti gli ampi margini di miglioramento della squadrètta, è già qualcosa! Il ragazzo sa fare un po’ di tutto e anche piuttosto bene (Kuz fa tutto da 6–), quindi in questa Inter uno dei posti a centrocampo è suo di diritto.
Tornando alla partita, e detto di un primo tempo ben giocato e buttato nella latrina nella guisa di cui s’è detto, la ripresa inizia con il colpo da biliardo del croato decollizzato: Kovacic dà l’avvio all’azione e la conclude dopo un controllo in area di Icardi.
Umanamente comprensibile la sua esultanza a zittire i critici, e sintomatica la corsetta del Mancio verso il giocatore per festeggiarlo (rarissimo che sia un allenatore a correre verso il giocatore, a meno che non si voglia festeggiare gol importanti, importantissimi o -che si riveleranno- decisivi).
Come vedremo più avanti, ovviamente, la cosa non è minimamente presa in considerazione dagli attenti osservatori, che invece parlano di un Kovacic triste e inconsolabile.
Come già visto a Glasgow, però, i nostri staccano la spina e nun ce capiscono un cazzo. Entra il giovane Longo, satanasso della Primavera nerazzurra di qualche anno fa, e in naftalina da un buon quadrimestre passato in Sardegna, e pare Nordhal per come gioca. Cossu si ricorda di essere mezzo campione e quindi fa tutto bene salvo sparare alto solo davanti al portiere. I nostri difensori se la fanno addosso senza riuscire a mettere insieme due passaggi in fila.
In questo mi sento di dare qualche colpa al Mancio, che martella tutti i nostri con il mantra del “giochiamo la palla e non buttiamola via“: concetto nobile e financo condivisibile, quando non portato agli accessi. Personalmente, in quei casi un paio di rinvii alla cazzimperio sono più salutari di una tisana in una fredda notte di inverno.
Però non fa figo…
Morale, proprio nel momento in cui il nostro pannolone necessita di un urgente cambio, Medel (quello che è indegno di giocare, quello che nemmeno il peggior terzinaccio…) fa un passaggetto in verticale tanto semplice quanto illuminante: Icardi riceve, manda tutti al bar con una finta in sgummamento e piazza la biglia all’incrocio con sinistro a voragine.
L’esultanza è talmente brutta che preferivo la scena muta dell’ultima volta ma, insomma, non si può aver tutto nella vita.
Mandiamoli ad Amici va...

Mandiamoli ad Amici va…

Chiamandoci Inter, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.
Retrocediamo ancor di più, cagandoci in mano da soli; Longo non riesce tecnicamente a segnare il suo Primo Gol in Serie A solo perchè il suo tiro sbatte sul palo e poi sulla schiena di Carrizo, ma mi era bastato vederne il profilo efebico dalla panchina per bestemmiare tra me “Opporc… questo adesso entra e ce la mette sicuro!“.
E’ come se, quando la storia è così bella e particolare, la Dea Eupalla (vecchia bagascia, fatti i cazzi tuoi ogni tanto!) non resistesse alla tentazione di far esclamare a tutti “incredibile! proprio lui!” come degli automi Piccininiani.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla scellerata trasferta in terra di Scozia: secondo voi, un italo-svedese che ha passato l’infanzia in Africa, che è stato fermo un anno e mezzo per infortunio, che da piccolo stravedeva per lo Zlatan interista ed è stato allievo del Mancio al City, poteva forse esimersi dall’infilarci il sifulotto al minuto 93?
Claro que no.
Tornando all’ultima esibizione delle nostre rockstar preferite, il gol preso ovviamente galvanizza i sardi che ci credono -a ragione. Le occasioni non sono nitidissime, ma il pericolo è costante per gli ultimi 20 minuti di partita.
L’ingresso del Kuz e di Hernanes serve solo a quest’ultimo per avere ennesima riprova del periodo di sfigacosmica  che sta attraversando. La sabongia da fuoriarea è degna del miglior Stankovic: forte, tesa, precisa, pure troppo. Infatti sbatte sulla traversa e rimbalza a pochi centimetri dalla linea di porta, ma ancora saldamente in campo. Dodo addirittura lo consola, mentre l’ex laziale sorride mezzo sconsolato e mezzo contento per il triplice fischio finale.
Dopo il simpatico intermezzo di Europa League previsto giovedì, domenica ospiteremo la Fiorentina per l’ennesimo esame di maturità: per il campionato cambia poco, chè tanto terzi non ci arriviamo. Serve però far punti e guadagnare in autostima.
Hai detto niente…
LE ALTRE
Complice il rinvio del Derby di Genova (una storia di teloni e pioggia degna del peggior girone di interregionale…), per qualche ora raggiungiamo addirittura vette inesplorate per le nostre recenti abitudini: tipo sesti a soli 4 punti dalla Fiorentina.
Mentre la Juve regola l’Atalanta in rimonta, la Roma ha definitivamente deciso di abdicare a qualsiasi sogno di scudetto, e deve invece guardarsi le terga da un Napoli che pare solido e tosto nella rincorsa alla qualificazione diretta alla prossima Cèmpionz.

I cugini spezzano le reni al Cesena con un bel gol di Bonaventura e l’ennesimo mezzo rigore gentilmente offerto al 90′. L’altro mezzo rigore della giornata, questo, non solo non è stato dato, ma è stato giudicato fallo in attacco.

Tutto in proporzione, as usual.

E’ COMPLOTTO

Come accennato, l’Inter arriva a Cagliari col caso Vidic scoppiato nel culo di chi se l’è inventato e con Kovacic immusonito dalle troppe panchine (diciamocelo tra di noi… bravo sul gol, ma per il resto partita di pura decenza e nulla più…): ecco che il ditino davanti alla bocca dopo l’1-0 è parsa occasione troppo ghiotta per i mediaservi per farselo scappare.

Illuminante più del solito in questo caso la pelata di Max Nebuloni di Sky, che testualmente dice a Icardi nel dopo gara che nonostante il gol Kovacic non sembrava comunque felice, sembrava adombrato“.

E’ sempre la stessa storia: i giornalisti di Sky “battezzati” alle altre squadre sono di solito poco meno che ultrà al seguito dei propri idoli (vero Nosotti che chiami tutti per nome e nomignoli? “Pippo dice a Jack di stare più alto” ma lèvati…), i nostri invece sono i carugnin de l’uratori che fanno la spia.

Anche noi tifosi non ci facciamo mancare niente (e mi ci metto per primo): Ranocchia ha uno stato di forma difficilmente peggiorabile, ma si è visto che anche senza di lui i problemi non spariscono. Giovedì scorso, dopo il 3-3 dell’italo-afro-svedese-lungodegente avrei impalato il nostro Capitano pur senza colpe evidenti (sa far molto di peggio come sa Higuain) e non sono il solo.
Posto che sarebbe troppo chiedere una roba così, si potrebbe comunque trovare una via di mezzo nei nostri giudizi, almeno per evitare che i giornalisti diano come notizie di giornata le nostre querimonie mediatiche.
WEST HAM
Se è per questo la nostra difesa è in ottima compagnia: gli Hammers sperperano il doppio vantaggio a casa del Tottenham subendo uno stupido 2-1 e causando un rigore tanto netto quanto ingenuo a 10 secondi dalla fine del recupero.
Ulteriore beffa, il rigore è inizialmente parato dal nostro portiere, ma gli Spurs segnano su subitanea ribattuta.
Wankers…
14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

SCUSATE IL RITARDO

ATALANTA-INTER 1-4

Evidentemente ci voleva il Mancio per tornare a sbancare l’ostico stadio orobico.

Era il 2008 ed era periodo di grandi festeggiamenti in famiglia: la squadra simpatttica e (assai) vincente decise di allietare quel fine settimana con due gol e tre punti che si sarebbero rivelati preziosissimi per la conquista del tricolore numero 16 (Parma sotto la pioggia, per intendersi).

Da lì in poi solo mazzate, o pareggi scialbi, come solertemente ricordato dai vari media in settimana. La giornata di metà Febbraio ci restituisce invece una squadra capace di rifilare 4 gol, di conquistare la seconda vittoria di fila e di far intravedere con una certa costanza manovre e fraseggi sconosciuti a queste latitudini.

Tutto ciò grazie alla cura del giUoco da parte del Mancio, senza dubbio. Ma anche, se non soprattutto, allo stato di grazia di aluni singoli: su tutti Guarin.

Tanto per fugare subito qualsiasi accusa di incoerenza o di sindrome da carro-del-vincitore, confesso a voi fratelli che il primo pensiero dopo il sinistro a voragine che ci è valso il 2-1 è stato “Peccato che sia finito il mercato di Gennaio, se no era la volta giusta che lo vendevamo a 20 milioni!“.

Il colombiano aveva iniziato la giornata mariana procurandosi un sacrosanto rigore dopo nemmeno due minuti, che Shaqiri riusciva nell’impresa di realizzare pur tirando una ciofeca dagli 11 metri. Il colombiano è palesemente in palla in queste giornate, ed evidentemente la cura del Mister ne sta esaltando le qualità, minimizzandone i difetti -arcinoti, peraltro- di continuità e concentrazione.

Non mi illudo che il nostro si sia svitato il cranio, sostituendolo con un altro cervello (manovra che, anche fatta al buio, lo renderebbe migliore salvo sciagurate eccezioni…):

"A B qualcosa..."

“A B qualcosa…”

Continuo a pensare che il ragazzo tornerà presto a sbagliar passaggi in serie e colpire omini delle bibite al terzo anello coi suoi tiri, ma finchè dura quest’andazzo va sfruttato a più non posso!

Tornando alla partita, una volta in vantaggio, i nostri si sedevano su allori evidentemente acerbi, dando la possibilità ai colleghi di strisce di imbastire manovre vieppiù avvolgenti e in ultimo fatali. Pinilla per una volta ci graziava spedendo alto di sinistro da 1 metro, ma si rifaceva poi saltando in testa a Ranocchia (ahi ahi Ranocchietta…) e capocciando la sponda a favore del nano maledetto Maxi Moralez. JJ gli stava a debita distanza (forse per paura di calpestarlo), e il Frasquito piazzava la biglia in buca: pareggio e tutto da rifare.

Ecco però l’exploit che non ti aspetti, e che -personalmente- fai addirittura fatica a decifrare. Il tutto avviene in una manciata di secondi: già mi stupisco che il Guaro, presa palla sulla trequarti e accentratosi tra un nugulo di avversari, non la perda cianghettando il primo bergamasco che passa di lì e guadagnandosi in cartellino giallo. Quando poi vedo che si sposta la biglia sul sinistro e fa partire il tiro a voragine manco fosse Messi mi casca la mascella. La palla in fondo alla rete e il colombiano che esulta sono immagini confuse che il mio cervello fatica a introiettare…

Il commento -rigorosamente tènnico- è:

Machecazzodigolhafatto!?!?

Il secondo tempo è in realtà in discesa, complice la prematura e scellerata espulsione di Benalouane che ci consente di giocare in campo aperto. A metà ripresa chiudiamo i conti: prima ancora con Guarin che per par condicio spedisce in rete di destro, e poi con Palacio, esemplificazione vivente della frase fatta “quando ti gira bene segni anche se ti tirano addosso“. Son contento per lui, lontano anni luce dai fasti delle scorse stagioni ma sempre disponibile al culo quadro in campo.

Sunteggiando come il miglior Ennio Vitanza, la squadrètta pare aver acquisito una miglior fisionomia con il rombo di centrocampo, con il brutto-e-cattivo Medel nelle vesti di miocuggino e gli altri liberi di inventare e tirare in porta. Rispetto a qualche mese fa il problema principale pare essersi spostato in difesa, reparto sempre più simile alla Fanta: non è buona ma è tanta. Abbondiamo di onesti rincalzi e promesse mai pienamente mantenute, ma l’unico -ex?- grande giocatore è fisso in panchina (Vidic), a tutto vantaggio della strana coppia JJ-Ranocchietta, evidentemente non all’altezza della nostra tradizione.

Ripeto per l’ennesima volta: il problema è capire cosa si vuol far da grandi. Se vogliamo far finta di tornare a essere uno squadrone, lì dietro serve un centrale coi controcoglioni. Se vogliamo continuare a gioire stupiti per due vittorie di fila, i due succitati van più che bene.

Stesso discorso si applica ai terzini: Santon-Dodò-D’Ambrosio-Nagatiello più la buonanima di Jonathan sommano addendi diversi per arrivare allo stesso risultato di buona sufficienza e nulla più.

Vedasi la chiusa sconsolata sui nostri “progetti per il futuro” appena vergata.

Uno scrittore di minchiate appena più ottimista di me potrebbe scorgere nelle ultime due vittorie quella ventata di aria fresca che pareva accarezzarci la faccia dopo i pareggi con Juve e Lazio a cavallo di Natale. Conscio della bonaccia stagnante che è seguita all’illusione appena accennata, guardo invece coi piedi di piombo alla doppia trasferta in terre solitamente assai ventose (Scozia e Sardegna) e che potrebbero dire di più sul nostro stato psico-fisico.

 

LE ALTRE

Raggiungiamo addirittura il Toro, sfiorando deretani siculi e genovesi in classifica e lasciandoci alle spalle i cugini, che restano impigliati -anche loro- nelle fitte trame dell’ottimo Empoli, nel quale il maledettissimo Maccarone per una volta segna non a noi ma ai suoi adorati ex-ex-compagni, chè il ragazzo ha fatto tutta la trafila delle giovanili ed è ovviamente tifoso-rossonero-fin-da-bambino. Superpippa tarantolato si agita che è un piacere, e i fischi dello sparuto pubblico presente allo scempio non fanno altro che rendere più piacevole il pranzo domenicale.

Giornata di calma anche là in cima, dove Juve e Roma impattano contro Cesena e Parma. Sempre meglio del Napoli che rimedia 3 fischioni a Palermo.

Siccome non lo dirà nessuno, faccio notare che il primo gol del Cesena nasce da una palla persa dal-prossimo-pallone-d’oro-Pirlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ammetto di non aver seguito molto il chiacchiericcio mediatico post-gara, ma “esco” dal cilindro una servilissima chicca della Gazza in settimana.

Avevo già ricordato della splendida figura dei cugini al Torneo di Viareggio che -incidentalmente- si conclude ancora una volta con l’Inter in finale (ma-loro-son-pieni-di-stranieri-e-non-vale). Evidentemente l’uscita involontariamente comica di Filippo Galli non era stata sufficiente, e quindi ci ha pensato la Rosea a dar man forte e capovolgere la realtà.

Riassumendo:

chi gioca a calcio col lancio lungo gli puzzano i piedi.

Da noi al Milan è vietato perchè noi “proponiamo gioco”.

 

Torniamo a casa con 2 sconfitte nel girone, ma proponiamo gioco.

Contenti voi…

 

WEST HAM

Bruttissima trasferta a Birmingham per il 5° turno di FA Cup: la sconfitta per 4-0 è il meno, visto che il viaggio è costato la vita a tre Hammers in un incidente d’auto.

ohlamadonna!

ohlamadonna!