ODIO

UDINESE-INTER 3-0

Che la squadra friulana mi sia sempre stata sul piloro non è un mistero: campionissimi quasi sempre con noi, fin troppo arrendevoli coi diversamente strisciati (non dimentico che il 5 maggio si è materializzato anche grazie ad una Juve in vantaggio per 2-0 a Udine dopo nemmeno 5 minuti).

Nel, dubbio, i bianconeri del pretino Guidolin (altra simpatia) portano a casa 3 punti di platino, per quanto visto nella prima ora di gioco, mentre i nostri fanno capire come il più rimpianto degli assenti alla fine non sia stato uno dei due campioni in rosa (Milito o Sneijder) bensì il nippico Nagatomo, che ci avrebbe risparmiato lo scempio di Jonathan ad inizio ripresa.

Ma andiamo con ordine: passata l’intera sosta natalizia a sbandierare ai 4 venti che il 2013 avrebbe visto l’organico al completo, l’Inter si presenta al Friuli con una decina di indisponibili tra infortuni sempre più misteriosi (Milito? Chivu, ancora?? Obi è ancora vivo?) e squalifiche per motivi sempre più tragicomici (apparentemente dire “è una vergogna!” rientrando negli spogliatoi a fine partita è “espressione provocatoria”, meritevole di un turno di squalifica). Il raccapriccio si sostanzia nel vedere tre mancini a comporre il reparto difensivo, con l’ulteriore aggravante di scegliere quasi sempre Samuel, in evidente disagio sul centro destra, per impostare l’azione. Triste mediocrità anche l’accoppiata Pereira-Jonathan sulle due fasce: entrambi hanno ormai fatto capire cosa possono dare all’Inter di oggi e di domani. Poco il primo, una minchia il secondo.

Il centrocampo è il solito, cioè tutto sulle spalle e le gambe granitiche di Guarin, ma con zero fosforo a disposizione, stante lo spostamento del Cuchu in difesa, con Palacio e Cassano a cercarsi là davanti. I due si trovano bene a metà primo tempo, quando El Trenza rimedia un giallo per simulazione, di cui parlerò infra.

L’Udinese si affida al suo campione: Di Natale sfrutta una punizia con barriera allegra e timbra l’incrocio dei pali, ed il primo tempo non regala altre emozioni.

E’ la ripresa a far sperare gli interisti, vista la piacevole intraprendenza con cui i ragazzi iniziano. Cassano si beve un nugolo di friulani per poi regalare l’assist a Palacio che, parzialmente contrastato ed enormemente generoso, cede l’incombenza dl tiro in porta al più sciagurato dei suoi compagni: voglio credere che abbia solo intravisto la presenza del compagno, senza riconoscerlo, perchè altrimenti il suo non sarebbe stato concepito un passaggio, ma come regalo agli avversari. Jonathan, infatti, a non più di 5 metri, con la palla sul “suo” piede, riesce nell’impresa non solo di non segnare, ma di non centrare nemmeno la porta.

Al calcetto dei campioni del lunedì si rischia il linciaggio per molto meno, e parlo per esperienza…

A questo punto un dilemma e una certezza. Il primo: odierò più l’Udinese o Jonathan? La seconda: ‘sta partita la perdiamo, impossibile sprecare un gol così. Convinzione peraltro corroborata da un paio di ottime parate del portiere avversario, e da un altro gol mangiato da Palacio che non sfrutta a dovere la giocata-spaccatutto di Guarin.

Il presentimento diventa presto realtà: bello quanto sospetto l’esterno sinistro di Lazzari (il mio occhio da tifoso insiste a vedere un gioco pericoloso su quella sciagura di Gargano), chirurgico il destro a incrociare di Di Natale che timbra il 165° gol in Serie A (e, credo, il 100° all’Inter). Pochi minuti e la partita di fatto finisce, complice la discesa di Muriel che viene fermata con le cattive da Juan Jesus, con inevitabile secondo giallo. Da un possibile -e tutto sommato meritato- doppio vantaggio, ci troviamo sotto di un gol e di un uomo.

Buonanotte al secchio.

Il 2-0 di Muriel mi fa incazzare più per l’esultanza brasileira con tanto di balletto che per il gol in sè (legalizzerei la caccia all’uomo per tutti quelli che fanno il balletto dopo il gol… è più forte di me); la terza pera, seconda personale di Di Natale, mi fa addirittura spegnere la tele nonostante la decina di minuti ancora da giocare (e quindi subire).

 

LE ALTRE

Nel merdame totale, è andata ancora bene, stanti le sconfitte di Juve (per quel che possa interessarci) e, soprattutto, Fiorentina. Milan e Lazio vincono grazie a rigori sospetti, mentre il Napoli regola la Roma confermandosi vera seconda forza di campionato (al netto di squalifiche e penalizzazioni).

Sabato arriva il Pescara, reduce dal succitato exploit di Firenze; tocca tornare a vincere e farlo in fretta.

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di ragionamenti, inevitabilmente viziati dai risultati di giornata. Ho maledetto ancora Sky per il premiato commento Gentile-Causio alla partita dell’Inter, riassumibile in due aggettivi, riservati a due punizioni dal limite per le due squadre: “interessante” quella per l’Udinese, “pericolosa” quella per l’Inter.

Sul giallo a Palacio, mi limito a dire due cose: il nostro parte effettivamente in posizione di leggero fuorigioco, che però non viene segnalato. A quel punto, paragono l’azione con quella che ha portato al rigore fischiato a Pazzini oggi, senza tirare in ballo altri rigori dubbi assegnati a Lazio e Juve. Conclusione: 4 episodi dubbi, tre rigori e una simulazione. Come direbbe Bottura, “battuta-Ikea”: indovinate da soli chi è stato il fortunato vincitore della cartellina amarilla.

Per il resto, il duo di commentatori si affretta a dire che il contatto con le gambe non c’è (vero), come se la cosa di per sè esaurisse il ventaglio di ipotesi in cui si può fischiare un rigore.

Strama nel dopopartita si arrabbia e non poco. Ha ragione da vendere, ovviamente, soprattutto visto come la partita è stata decisa: episodi, da una parte e dall’altra. Nessuna delle due squadre stava prevalendo nettamente sull’altra, ed era quindi di capitale importanza sfruttare ogni possibilità.

Detto ciò, faccio un passo indietro per concordare con Boateng e con il suo “scazzo” in occasione dell’amichevole giocata in settimana a Busto Arsizio. Posso simpatizzare con chi lo sfida a fare altrettanto in una partita con 3 punti in palio (figuriamoci: se c’è da dar contro a un milanista sono sempre disponibile), ma trattasi di puro processo alle intenzioni. Noto ovviamente una diversa reazione dei media sportivi se paragonata ai “buu” indirizzati al Balotelli nerazzurro di tre anni fa: in quel caso mancava poco che i giornalisti li giustificassero. Piuttosto, la squadra dell’Ammore non ha ovviamente perso l’occasione per sfoggiare la magliettina lava-coscienza (“AC Milan contro il razzismo”), cercando di minimizzare la portata delle dichiarazioni del proprio giocatore (“non so se resto in Italia”). Nel frattempo, Pato ha lasciato il Milan per il Corinthians alla metà esatta dei soldi che il City era pronto a pagare solo 12 mesi fa. Mi tocca anche dare atto al Geometra Galliani di aver portato il Milan ad un passo dall’affarone, poi stoppato dalla famiglia Berlusconi. Ma questo lo leggerete qui e in pochi altri posti.

 

WEST HAM

Il periodo non è dei migliori, ma abbiamo vinto l’ultima di campionato con Norwich e pareggiato 2-2 col Manchester Utd in FA Cup: lì si andrà al replay in casa loro e saranno dolori…

Almeno il ragazzo corre e si incazza...

Almeno il ragazzo corre e si incazza…

NON FA MALE

LAZIO-INTER 1-0

Oddio, un pochino di male lo fa… anche se, come tristemente commentato, quando l’hai già presa inderposto un tot di volte, probabilmente non brucia più come all’inizio.

Il titolo più che altro si riferisce alla prestazione dei ragazzi che, mi sento di dire, avrebbero meritato almeno il pari, e alla sconfitta del Napoli tanto inattesa quanto gradita. Rimaniamo secondi, pur consegnando il titolo di inverno ai gobbi con due giornate d’anticipo e creando un magma di squadre alle nostre spalle.

Il primo tempo della partita, ad essere sinceri, è stato di una mediocrità confinante col raccapriccio:

Visto che anche la fantasia e la speranza hanno un limite, ho smesso di sperare in un architetto alla Xavi per il nostro centrocampo. Più prosaicamente, ho guardato con occhi pieni di nostalgia IL Manicone che siede oggi sulla panca laziale come collaboratore di Petkovic (l’articolo maiuscolo è doveroso in questo caso, dovendo il nome dell’ex mediano interista essere pronunciato con la cadenza Bovisasca di Schopenauer Bagnoli). Un cazzo di ragionierino di metacampo, che sappia dar via un pallone di prima a 10 metri, senza doverlo toccare 3 volte o dover saltare in dribbling o progressione la gragnuola di avversari.

La litanìa è purtroppo la solita, ed è quasi inutile accanirsi ulteriormente sui piedi o polmoni deficitari di Gargano o Cambiasso (scusa Cuchu, ma quanno ce vo’ ce vo’). Guarin fa quel che può e sa (cavallo pazzo che prende palla e corre a manetta), Milito raschia il barile della sua sagacia tattica ma non basta, mentre Fantantonio galleggia tra le linee con poco costrutto. Non che la Lazio faccia molto di più, ma è decisamente meno peggio dei nostri. Inevitabile lo 0-0 a metà tempo.

La ripresa ci vede invece più vivaci, ma non sufficientemente audaci: questo per dire che la fortuna non ci assiste. Due pali su due conclusioni identiche (Guarin e Cassano), un altro tiro (pure questo indirizzato nello stesso angolo) di Palacio che esce di un soffio, un miracolo di Marchetti su ribattuta di Nagatomo dopo il palo di Ando’ e lo stesso Cassano fermato solo in area per dubbio fallo in attacco del Principe, che in pressing aveva tolto palla al laziale di turno. A tutto ciò aggiungiamo tentativo di sodomia in area nei confronti di Ranocchia nel convulso finale, ovviamente ignorato dalla mezza dozzina arbitrale.

Di contro, Klose prima sbaglia uno stop non da lui, e poi fa un gol da accademia del calcio: attaccante diverso da Milito, ma altrettanto perfetto nei movimenti e nelle conclusioni: calciatori senza tempo, poco mediatici ma terribilmente efficaci. Come detto perdiamo ma, citando il sommo Artemio de “Il Ragazzo di Campagna”, abbiamo ottime prospettive per il futuro.

Ribadisco che la sconfitta del Napoli, tutto sommato meritata visto un Bologna in versione massiccio e incazzato, mitiga di molto le conseguenze del nostro KO. Ora abbiamo un paio di partite teoricamente agevoli (teoricamente… una di queste è la sempre temibilissima trasferta di Udine), che potrebbero portare punti e ossigeno per una classifica che, se si guarda alla posizione e non ai punti di distacco, onestamente non potrebbe essere migliore.

 

LE ALTRE

Juve campione d’inverno, come detto, avendo battuto con irrisoria facilità l’Atalanta. Il Milan liquida il Pescara e si riaffaccia in zona Europa League, mentre la Roma viene beffata nella nebbia di Verona dal vecchio Pellissier. Facile vittoria della Viola nel derby toscano contro il Siena. Del Napoli già ho detto. Mi limito a manifestare nuovamente l’odio (calcistico, s’intende) per quei 6 o 7 tifosi del Napoli  -sempre gli stessi!- che vengono inquadrati da Sky ad ogni gol segnato, complice probabilmente qualche parentela col cameraman. Altrettanto atavica è invece l’ammirazione per Cavani, punta –lui sì- moderna e utilissima in tutte le zone del campo.

… e poteva essere nostro… (parolaccia a piacere).

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire. Dopo aver sentito per settimane la corretta statistica di gol segnati nell’anno solare, che vede Diego Milito primo, seguito a pochi gol di distanza proprio da Cavani, nel weekend sento più volte dire che Cavani è il bomber principe del 2012, con 40 gol segnati. Dubbi, perplessità…

Per il resto, nuova ovazione personale per Stramaccioni che nel dopo partita dice “non siamo ancora più forti degli episodi”, accomunando in questo errori nostri, pali e strafalcioni arbitrali (questi ultimi lampanti a mio parere, ma meno in mala fede di altre volte, tocca dirlo… Siamo talmente sofisticati che degli errori “normali” non ci lamentiamo nemmeno più… noblesse oblige). Avanti così, che vai bene.

Infine, curiosa considerazione aritmetica della Strega del Botox Paola Ferrari, secondo la quale la Juve a +7 sulla seconda è in lanciatissima in fuga, mentre il Milan, a 6 punti dalla terza posizione e con 4 squadre davanti “ormai vede la zona Champions”.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno a Birmingham contro il WBA, vera sorpresa del campionato.

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po' guarda'!

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po’ guarda’!

JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

UNA MINCHIA!

BOLOGNA-INTER 1-3

Chiedo scusa per il turpiloquio, ma quando la parolaccia sconfina nella poesia è non solo diritto, ma dovere etico, riportarla fedelmente. Per il contesto, rimando al link qui di seguito.  http://www.youtube.com/watch?v=n9qVx18fPR8

In queste prime righe mi sforzerò di parlare solo di Inter e di Bologna, e di raccontare quel che posso definire una domenica di quasi tranquillità. Regaliamo i primi 10 minuti del primo tempo e sprazzi del secondo, ma in buona sostanza rischiamo poco, beccando gol per la prima volta da lustri in trasferta e per di più su dormita della premiata ditta Ranocchia-Handanovic, fin qui praticamente perfetti.

Perdonati insomma, tanto più che Ranocchietta aveva emulato il Samuel versione derby, capocciando sul secondo palo il millimetrico cross del Cuchu e portandoci in vantaggio, dopo aver  spedito fuori di pochissimo il colpo di testa su corner precedente. Oltretutto là davanti, pur nella penuria di piedi buoni, Milito-Palacio-Cambiasso  giostrano sapienti, affondando chirurgicamente nella lasagnosa difesa felsinea. Ando’ è in panchina fino a metà ripresa, dopo essere stato strombazzato titolarissimo nelle dichiarazioni della vigilia; anche in questo, Strama dimostra di padroneggiare le manfrine di pre-tattica come il milgior decano degli allenatori italici. Dalla mia modesta prospettiva, avevo in realtà subodorato la panca per Fantantonio, dopo che giovedì si era sciroppato più di un’ora contro il Partizan, oltretutto con l’amata Samp in arrivo mercoledì a San Siro.

Poco da dire sulla prestazione della squadra, diligente come uno scolaretto ed efficiente come il miglior processo produttivo targato Toyota. Per lo champagne e lo spettacolo rivolgersi altrove (Trigoria?), chè qua bisogna vincere. Citazioni sparse per tutti gli argentini in squadra (tranne Alvarez che inizio a detestare):  Zanna intelligente e paraculo quando va a festeggiare il vantaggio abbracciando Cassano in panchina e strappandogli un sorrisone a 32 denti, buono per placare la probabilissima sbrodola mediatica sul “chissà come l’avrà presa Antonio a non partire titolare”; Cambiasso goleador e migliore in campo by far; Samuel tornato Muro invalicabile e Milito che, in una giornata non esattamente scintillante, capitalizza il grande assist di Palacio (imbeccato da Handanovic su rinvio!) mettendo palla in buca, anche se è Ottobre. In culo anche agli statistici di ‘sto par de ciufoli.

Tutti sono ovviamente già sintonizzati sul big match di Torino previsto per sabato sera, ma io attendo con preoccupazione la Samp in casa mercoledì: i blucerchiati sono in crisi nera (4 sconfitte di fila) e mai fidarsi di chi non ha nulla da perdere. Ciro ‘a papà, poi, è riuscito nell’incredibile impresa di risultarmi antipatico, dopo le stagioni Juventine. Il suo avambraccio destro marchia a imperituro ricordo il motivo del mio sdegno per questo ex-spassosissimo guaglione di Pozzuoli (questa a chi vuole gliela spiego in separata sede).  In ogni caso, la Juve rimane più forte –duole dirlo- anche al netto di favori arbitrali. Noi stiamo crescendo, e spero che i ritorni dei piedi buoni (Stankovic, Sneijder, Coutinho e Chivu, a seconda delle zone del campo) non rendano il rebus troppo complicato per il Mister. Odio dover ricordare che anche l’anno scorso di questi tempi realizzammo un promettentissimo filotto, poi risultato vano proprio in concomitanza del ritorno di Wes. Per ora mi contento di mirare la classifica e veder la mia Inter da lavori in corso stare terza da sola, a un solo punto dal Napoli e con la Juve a 4 lunghezze di vantaggio.

LE ALTRE

Come ho scritto via sms a un parente lontano che chiedeva ragguagli sui risultati dei nostri rivali “Gobbi e merde hanno vinto, rubando entrambi”.  Le classiche “due o tre sviste arbitrali”. Per il resto, Zeman continua le sue montagne russe: se lo scorso turno l’aveva visto rimontare da 0-2 a 4-2, a ‘sto giro la ruota gira, e passa da vincere 2-0 al perdere 3-2. E ancora c’è chi gli dà credito (come allenatore, sottolineo)… Il Napoli invece vince col Chievo, seppur col minimo scarto, e mantiene inalterato il suo secondo posto, mentre la Lazio esce sconfitta da Firenze, non senza qualche legittima lamentela arbitrale.

E’ COMPLOTTO

Non avendo seguito la partita di sabato dei cugini, apprendo solo dopo del fuorigioco non fischiato ad Abate sul cross che poi porta al vantaggio rossonero. Di poco, ma fuorigioco, oltretutto col guardalinee lì a pochi metri dal terzino del Milan. “Il solito culo dei diversamente milanesi”, bofonchio tra me, ignaro di quel che sarebbe successo di lì a poche ore. Per fortuna non vedo in diretta nemmeno quello, ma l’impresa dell’intera ghènga arbitrale a Catania è penalmente identificabile come associazione a delinquere.

Non faccio la cronaca perché il fatto è ormai stra-noto. Qui mi limito a osservare come le altre topiche arbitrali del weekend (viste a Milano, Firenze e Roma oltre che in Sicilia) abbiano dato modo ai commentatori di diluire il tutto con una “giornataccia dei direttori di gara”, che sa tanto di considerazione assolutoria.

Per parte mia sottolineo l’ennesima –ma finora più eclatante- dimostrazione delle nefandezze che possono fare gli arbitri di porta:  ora, pare che il problema sia che Rizzoli (“mavaffanculoRizzoli” come ama apostrofarlo Totti, o “una-carezza-in-un-pugno” come lo chiamerebbe Borriello in versione Milan) è troppo bravo per fare il giudice di porta e col suo “carisma” mette in soggezione arbitro e guardalinee. Fate vobis. Io, per come la penso, credo che la malafede di questi figuri sia acclarata, e che quindi non è aumentando il numero di soggetti in campo che si riducono i danni, anzi. Non è da Braschi che mi sento  tutelato, visto che in attività mi ha fregato tanto quanto gli altri. Non è Nicchi, che rassicura tutti dicendo che hanno visto l’errore e si regoleranno di conseguenza. Non è –soprattutto- il circo mediatico, capace di crocifiggere l’Inter negli sparuti casi in cui ha approfittato di errori arbitrali a proprio vantaggio, (paradigmatici i titoli “Inter, così no!” o l’ipercult “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter”) e incapace di rispondere “e cosa cazzo centra??” al Marotta di turno che dice “anche al netto degli errori abbiamo dominato e ai punti avremmo vinto noi” No. Qui è una brutta giornata della classe arbitrale, che speriamo non capiti più. Speriamo che passi la buriana e che anche il Catania possa farsene una ragione.

Chi vive sperando, muore cagando, diceva il Sergente Lo Russo nel 1941.

Cornuti e mazziati insomma. E non dimentico che gli etnei già si erano visti negare un rigore domenica contro di noi. Poi, vabbuo’, noi abbiamo vinto 2-0 “pulito”, mentre loro si son visti regalare un gol per vincere una partita che “comunque hanno dominato”, ma questi son dettagli…

Tornando quindi al principio di questa sbrodola, tocca citare il Presidente Pulvirenti: cosa si può fare? Una minchia. La soluzione ce l’avevano nel 2006 (radiarli), l’hanno sprecata e questi impuniti tornano a fare quel che hanno sempre fatto.

A riguardo, l’ultima splendida citazione spetta ad Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, da me incrociato nello scorso fine settimana e forse contagiato dal virus complottista. Pare che il patron abbia detto “festeggiamo quest’anno il trentennale dello scudetto dell’82, che tutti noi Viola consideriamo nostro”.  Vinto sul campo, insomma…

 

WEST HAM

Grave sconfitta in trasferta col Wigan. Imbarcata totale e 4-1 senza giustificazioni.

Ti ho sempre amato (...io)

Ti ho sempre amato (…io)

E’ NOSTRO!

MILAN-INTER 0-1

Godo più per quanto stanno rosicando loro che per effettiva gioia da vittoria.

La considerazione più vera è che è stato un derby mediocre, vinto da una squadra poco più che sufficiente e perso da una messa molto male. Che il Milan non sia riuscito a pareggiare contro questa Inter avendo 87 minuti a disposizione (di cui 45 in 11 vs 10) è un segnale preoccupante per i cuginastri.

Ma di quello chissefrega, io son qui a scrivere dei nostri.

E i nostri, come già accennato, li ho visti benino, ma nulla più. Per carità, più che abbastanza per aggiudicarsi il terzo derby di fila, e per suggellare al meglio lo splendido talismano Walter Samuel, match winner e vincitore del decimo derby su dieci giocati in Campionato con l’Inter. Bello che sia lui a decidere la partita con una capocciata all’altezza del secondo palo, con Abbiati a farfalle e la difesa del Milan statuaria come suo solito. Del resto, pare che da quelle parti i gol su calcio piazzato siano troppo brutti per essere evitati, e per non sporcarsi le mani (o i piedi) lasciano che la porta si gonfi a ripetizione, per poi giustificare la sconfitta dicendo “abbiamo preso gol su calcio piazzato”.

Contenti voi…

Il portiere nazifascista due minuti dopo regala una palla incredibile al Principe il quale, non potendola credere, nel dubbio impiega un’ora per tirare, ricambiando prontamente il regalo ad Abbiati, pure con gli interessi, se consideriamo la mozzarella di testa seguente con Cassano a bestemmiare in barese stretto per avere palla lì di fianco… Sarà uno shock da cui Milito non si riprenderà più in tutta la partita. La non-trasferta a Baku pare non aver giovato al nostro, che galleggia senza costrutto fino ad oltre metà ripresa, senza la consueta pericolosità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il vantaggio iniziale mette la partita in un certo modo (leggasi: tutti dietro e lancio lungo a Milito o Cassano), l’inutilità di Coutinho non tarda a palesarsi: il ragazzo vede decine di palloni passargli sopra la ricciolaglia, ed ha il torto di non controllare come dovrebbe –e saprebbe- la sola ma efficace imbeccata di Fantantonio che l’avrebbe portato a tu per tu con il succitato estremista di destra, in coerente divisa nera. Di fatto la partita dell’Inter finisce all’inizio della ripresa allorquando, cambiato giustamente il Mezzano per Guarin, i nostri rimangono in dieci causa secondo giallo a Nagatomo. Da lì in poi i nostri si appendono alla traversa per quello che dovrebbe essere –e non è per esclusivo demerito dei cugini- un assalto a Fort Apache. Nell’unica occasione in cui cacciamo fuori la testa, Zanetti (il boss dello spogliatoio, quello che gioca sempre per diritto divino, il nostro problema, quello che non ha mai risolto niente… mortacci vostra!) scende lungo tutta la fascia destra e imbecca Palacio pronto per il diagonale da destra. Facile ora dire che magari il Principe avrebbe fatto gol, fatto sta che quella del Trenza è una mozzarella, pure di dubbia qualità, che rotola lemme lemme tra le mani del loro portiere.

Dovendo sintetizzare la partita di quelli là, potrei riassumerla con un solo nome: Montolivo. Il gemello di Pazzini tira come un indemoniato e Handanovic respinge come può. Per fortuna Bojan inciampa nelle primule e Boateng è più grosso che bravo, e quindi le respinte sulle succitate minelle creano più casino che reale pericolo. Come detto portiamo a casa il derby in maniera “corsara”, in attesa di nuovi neologismi che riflettano il disprezzo per una vittoria del genere, elogiando contemporaneamente la Juve “tenace” che vince a Siena dopo aver rischiato anche di perdere.

Per quel che ci riguarda, gioiamo ma non esaltiamoci: la classifica è fin troppo generosa e se qualcuno ancor più tifoso di me dice che siamo secondi, stanti Juve e Napoli a pari punti, io dico che leggendola la classifica recita “inter quarta”, avendo le due succitate 4 punti in più e la Lazio con gli stessi nostri punti. Giusto che Strama rimpianga i tre punti gettati al vento col Siena, ma tra di noi e sottovoce ricordiamoci delle vittorie con il Chievo e tutto sommato anche di ieri sera: fossero stati due pareggi non sarebbe stato uno scandalo.

Morale: possiamo lottare per il terzo posto, più per scarsume altrui che per qualità nostre. Le prime due lasciamole stare, in attesa di inopinati atti di autolesionismo.

ARBITRO

Ne faccio una sezioncina a parte chè la zuppa è densa di ingredienti. Prima di addentrarmi, nella maniera più obiettiva di cui la mia faziosa mente è capace, sintetizzo un giudizio di massima, questo sì da tifoso: noi i derby con i gol annullati-e-validi li vinciamo lo stesso (vedi 1-0 del Gennaio scorso).

Per il resto, passo in rassegna le querimonie dei cugini:

  • Giallo non dato a Samuel dopo 1 minuto: sacrosanto, il Muro fa un intervento così a partita e 9 volte su 10 è punito con l’ammonizione. Il fatto che sia al primo minuto non cambia niente, anzi, fa capire ai giocatori che non c’è trippa per gatti. Ho maledetto Gattuso e compagnia per anni per aver picchiato come fabbri soprattutto nei primi minuti dei derby, speculando su quella regola non scritta che prevede una sorta di “jolly” da giocarsi prima di essere sanzionati. Ripeto: Samuel era da ammonire.
  • Primo giallo a Nagatiello: onestamente evitabile. Il nippico vince un primo anticipo e pensa di poter fare lo stesso su Yepes: quando capisce di non poterci arrivare mi pare che tenti di attutire l’impatto. Non è uno scandalo darla, non sarebbe stato uno scandalo non darla.
  • Fallo su Handanovic e gol non valido di Montolivo. La prima cosa da dire è che, checché ne dicano i vari commentatori, i portieri sono sempre super tutelati dagli arbitri, per cui il minimo contatto viene fischiato. Se volete la mia opinione, non è fallo quello di Emanuelson e sono convinto che se a subire quel contatto fosse stato un difensore e non il portiere, l’azione sarebbe proseguita. Però le regole, o la prassi,  hanno sempre visto gli arbitri decidere in questo modo. Capisco l’incainatura dei cugini, che sarebbe stata anche la mia a maglie invertite. Ma l’incazzatura a mio parere dev’essere indirizzata sulla regola, non sulla sua (pedissequa, pedante…pederasta, quel che volete) applicazione.
  • Mancato secondo giallo a Juan Jesus: mi pare la lamentela più giustificata. Il nostro centrale, già ammonito, si aggancia con Emanuelson e Valeri dà prima fallo in attacco al Milan e poi codardamente risolve tutto fischiando la fine del primo tempo. Il fallo in attacco è molto tirato per i capelli: fischiando quello, supponi che la forza fisica di Emanuelson sia tale da fare da perno a Gino Gesù facendolo cadere.  Decisamente opinabile. Qui davvero a parti invertite avrei bestemmiato in lingua Tamil.
  • Secondo giallo a Nagatomo: inevitabile. Resta, ripeto, il dubbio del primo giallo, ma Nagatiello non può commettere una simile ingenuità.
  • Contatto in area Samuel-Robinho. Contatto, appunto: non tutti i contrasti sono fallo, per di più in area di rigore. Samuel si aiuta col braccio, Robinho non fa nulla per resistere: tutto sta nel valutare se il braccio largo del Muro sia tale da ostacolare il milanista. Qui concordo con l’arbitro che a sua volta concorda con la mia tesi “in area di rigore ci vuole ben altro”.

Altro giudizio in chiusura, sempre da tifoso: poiché prevedo piagnistei e grida di dolore in salsa rossonera, ribatto dicendo che a mia memoria questo è il primo Derby nel quale le decisioni arbitrali ci hanno in qualche modo arriso, oltretutto senza che nessuna di queste (nessuna, nemmeno il giallo non dato a Juan Jesus) si avvicinasse a errori quali il gol di Motta annullato a Gennaio, il gol-non-gol di Cambiasso a Maggio, ovviamente senza nemmeno arrivare a scomodare il 2-0 in nove contro undici del Gennaio 2010, vetta insuperata del complottismo sistemico, peraltro regolato ai tempi con un gol per tempo.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono e mantengono il +4 da Inter e Lazio. Credo che la Juve soffrirà il doppio impegno Campionato-Champions da un punto di vista di gioco e fluidità di manovra, ma non altrettanto da un punto di vista di risultati veri e propri. Essendo la squadra più forte, hanno tante soluzioni per andare in gol e, di riffa o di raffa, vinceranno altre partite come quella di Siena. Sersone Cosmi dimostra che la vittoria di San Siro non è stato un caso, mentre i suoi singoli (da Pegolo a Calaiò e Rosina) hanno dato ulteriore credibilità all’assioma “con-noi-tutti-fenomeni”. La Roma batte l’Atalanta dopo aver rischiato di prendere 3 gol in mezzora, e con i casi De Rossi e Osvaldo pronti a esplodere.

Ribadisco: teniamoci stretta l’attuale mediocrità generale e facciamo tesoro del 3° posto in comproprietà coi laziali: dopo la sosta ci saranno Juve-Napoli e Lazio-Milan. Due bei pareggioni sarebbero l’ideale, ma quel che conta è la nostra di partita…

E’ COMPLOTTO

Singolare come tutto il pre-derby sia stato accompagnato da un sostanziale accomunamento delle due squadre, che in realtà si presentavano al match già con 5 punti di distacco (vi alscio immaginare a favore di chi…). Qualcuno addirittura arrivava a sostenere che era l’Inter e ancor più Stramaccioni a rischiare più degli omologhi rossoneri. Evidentemente l’Inter deve sempre dimostrare qualcosa, mentre al Milan non si chiede nulla più di quanto sia strettamente dovuto. Nel dubbio si è vinto, portando il vantaggio sui cugini a +8 (per quel che conta) e facendo tramontare ogni illusione tricolore in una notte di inizio Ottobre. Ma l’Inter non ha giocato bene, Milito è stanco, Coutinho non ha inciso e si sono difesi troppo.

La comunicazione in salsa rossonera vive giorni di grandi ambasce, se è vero che ha dovuto prima (mal)gestire lo scazzo Inzaghi-Allegri, e ha dovuto poi produrre una tragicomica chiamata alle armi, implorando i tifosi di comprare il biglietto per il derby (#holdtogether). Chè poi ‘ste robe portan sfiga: ci aveva provato il Barça con la remuntada e l’han presa in der posto, l’aveva fatto la Samp l’anno della retrocessione… Volete farvi del male da soli? Prego, accomodatevi!

Patetico, per quanto umanamente giustificabile, Allegri nel dopopartita, quando decide di (non) rispondere alla domanda (di merda) di Massimo Mauro che chiedeva se fosse plausibile lasciare Pazzini in panca per far giocare uno scarto del Barcellona e della Roma (Bojan). Allegri aveva tutto il diritto di mandare cordialmente affanculo il calabrese cantilenante, invece sembrava un compagno di classe di Panchito quando ha risposto dicendo “eh ma l’arbitro ha arbitrato male”. Decisamente poco Milanello Bianco, anche se loro son maestri nell’esecuzione dello spartito “non-parlo-mai-dell’abritro-però…”.

WEST HAM

L’illusorio e pregevole vantaggio contro l’Arsenal non ci evita la rimonta dei Gunners: sconfitta 3-1 in casa e sorpasso dei Wenger Boys in classifica. Come si dice in questi casi? Non sono queste le partite che dobbiamo vincere. (forse…)

Eccezionalmente, video e non foto:

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CH’ENTRATE

INTER-VASLUI 2-2

Dopo aver eroicamente strappato un pareggio al granitico Valsui, conquistiamo la fase a gironi dell’Europa League, un girone dantesco di disperati e delusi che toglierà fiato e gambe ai nostri in vista del Campionato, ma che etica sportiva e dignità personale ci obbligano a tentare di vincere.

Come sono lontani i tempi della cara coppa UEFA che, un po’ per reale convincimento e un po’ per la storia della volpe e l’uva, arrivavo a definire ancor più difficile della Coppa Campioni: mentre infatti alla mamma della Champions partecipavano solo i campioni della stagione appena passata, alla UEFA del secolo scorso accedevano seconde, terze e quarte di ogni campionato. Morale, trovavi sempre due tra Real, Barcellona e Atletico Madrid, due tra Milan, Inter e Juve, due tra Porto Benfica e Sporting Lisbona. Per le inglesi il discorso è diverso vista la lunga squalifica dalle coppe dopo l’Heysel. Per di più le squadre erano il doppio della Coppa Campioni, quindi si giocava un turno in più. L’Inter in quegli anni, di Coppa UEFA ne ha portate a casa tre e, come direbbe la Cortellesi nella riuscitissima imitazione dell’On. Santanché, “le rivendico con orgoglio!”.

Ora, ribadisco, siamo a poco più di una coppetta di quartiere. Tristèssa…

Tornando alla fredda cronaca, la serata si apre con le inevitabili –e per una volta scusabili- lacrime di Julio Cesar alla passerella di addio. Del resto, il ragazzo emotivo lo è sempre stato e si è lasciato andare alla frigna già tante altre volte in questi sette anni. Essendo per di più quella di ieri la sua ultima uscita, gliela perdono. Anzi, il mio grazie sempiterno si associa a quello di tutti i neraSSuri del globo terracqueo.

E’ curioso che la sua mancanza si faccia sentire così tanto nei 90 minuti immediatamente successivi al suo saluto: i nostri due portieri di turno nella serata (Castellazzi e Belec) sono i principali artefici dei due gol rumeni: l’Italiano, dopo fuorigioco gravemente sbagliato da Samuel (Muro, que pasa?), pensa bene di tuffarsi a bomba sull’attaccante avversario rimediando sacrosanti rigore+espulsione, mentre il secondo organizza una caccia alle farfalle su un corner concesso subito dopo aver rimediato al troiaio di cui sopra con il pareggio di Palacio. Morale: nemmeno stavolta si è potuto assistere ad una tranquilla e ragionata gestione del risultato, bensì è toccato aspettare il 92’ per gioire grazie al primo gol nerazzurro di Guarin, entrato nella ripresa col piglio del “ghe pensi mi” e col sottoscritto che non ha fatto altro che guardargli il polpaccio malandato ad ogni scatto.

Il centrocampo del resto era decimato (fuori per vari motivi Obi, Deki, Gargano, Mudingayi, Duncan,  Pereira), e Strama non poteva far altro che schierare Cuchu, Zanetti e Nagatomo in un rombo che aveva Coutinho vertice alto. Cambiasso ha sofferto la mancanza di dinamismo dei reparto e non è riuscito a fare il “ghisa” nel traffico lento e impacciato del proprio centrocampo. Nagatiello, reduce dalla febbre e fuori ruolo, semplicemente non ci ha capito un cazzo.

Il Capitano, chettelodicoaffà, è stato tra i migliori correndo come un pazzo e attingendo a piene mani dal suo schema preferito (o unico?): discesa di 50 metri palla al piede e punizione guadagnata. In serate come questa, vuol dire ossigeno puro.

Davanti mi è piaciuto molto Coutinho, che continua a mostrare i suoi miglioramenti in termini di intensità e corsa, mentre Palacio ha avuto una serata pesante, giocando da vice Milito e quindi in un ruolo non suo, riuscendo tuttavia a fare un gol e chiamare il portiere avversario al miracolo su un altro tiro. Cassano non giudicabile, sacrificato sull’altare del secondo portiere da far entrare e si spera più riposato in vista di Domenica.

Morale: nonostante il brutto (ma sufficiente) risultato, l’Inter di ieri sera non mi è dispiaciuta: largamente rimaneggiata in mezzo e davanti, dove Milito e Sneijder sono stati giustamente lasciati a sedere, credo non avremmo avuto problemi di sorta con Handanovic al proprio posto in mezzo ai pali. Certo, duole sottolineare come Samuel sia in una forma assai rivedibile, mentre archivio con piacere un altro buon tempo di Ranocchia. Dietro abbiamo ufficialmente perso Maicon, con tutte le conseguenze che questo comporta, e il cartello “lavori in corso” è ancora ben visibile: Samuel da recuperare, Juan Jesus da valutare (lo tieni? Lo dai in prestito per farlo giocare?), coppia di centrali titolari ancora da scegliere (attualmente punterei su Ranocchia e uno tra Silvestre e Chivu), fasce da ridisegnare (spostare Nagatomo a destra e provare Pereira a sinistra? Mettere il Capitano su una delle due?). Il tutto con la Roma di Zeman in arrivo domenica sera. Inutile dire che la partita già vuol dire molto, chè a vincerla metteresti i giallorossi a -5 punti, a perderla rischieresti di demolire quanto di buono fatto finora. Che finisca in pareggio?

 

E’ COMPLOTTO

Mi incazzo, mi incazzo sempre e sempre di più, sia coi nostri che col mondo… sarà l’età.

Argomento: Nigel De Jong. seguito per tutta l’estate dall’Inter, ora finisce al Milan. Fa parte del gioco, i nostri cercavano un cagnaccio a metacampo e hanno trovato Gargano, oltretutto a condizioni favorevoli (prestito e diritto di riscatto per complessivi 6 mln, di cui però solo 1,25 da dare subito). Concordo oltretutto nella preferenza accordata al nanetto uruguagio, reduce da 5 anni di A e quindi teoricamente più pronto del  tatuatissimo galeotto olandese. Quel che mi limito a sottolineare è che il City dall’Inter voleva almeno 7 milioni, mentre è finito al Milan per la metà esatta (3.5). Vero che il tempo stringeva e in questo caso giocava a favore del Milan, ma la sensazione che l’Inter non sia capace di “fare i prezzi” rimane. Non sto discutendo di “chi” viene comprato o venduto, ma del “come”. Comprare Handanovic prima di aver risolto con JC ti mette all’angolo e ti obbliga a pagargli 3 mln per levartelo di torno. Far arrivare Maicon a scadenza nel 2013 ti costringe a svenderlo per 4 mln, proprio al City, ennesimo esempio di sceicchi abituati a spendere e spandere per qualsiasi giocatore tranne che per quelli di nerazzurro vestiti. E’ come se gli altri, il Milan in particolare, avesse sempre un jolly da giocare, o forse solo un maggior prestigio internazionale –del resto, i farabutti fanno paura- che fa pensare agli altri club “con questi meglio stare schisci…”.

Coi nostri invece, giù mazzate, chè tanto siamo simpatttici.

Ce n’è ovviamente anche per “gli altri”: continua infatti il giochetto dell’età dei calciatori: De Jong ha avuto 28 anni per tutta l’estate, fino al giorno dell’arrivo di Bojan al Milan (controllate la Gazza se ce l’avete ancora). Quel giorno, la foto di De Jong accostato al Milan campeggia poco sotto il titolone “Milan, non solo Bojan” e magicamente l’olandese ha 24 anni (!). “Sarà un refuso”, penso. Infatti. Nelle pagine interne gli anni diventano – e restano in tutti i giorni successivi- 27. Che è giusto, visto che il ragazzo farà i 28 a Novembre. Si vede che sarà andato all’anagrafe proprio settimana scorsa…

Similmente, una volta arrivato al Milan, Pazzini secondo la rosea pare aver segnato 16 gol non nell’anno e mezzo di permanenza all’Inter, ma solo nell’ultima stagione –chiusa invece con un malinconico “5” alla voce “reti in campionato”. Ma non vorrete mica che il Milan acquisti un attaccante che segna poco, vero?

Taccio per umana decenza sul tentato scippo di Berbatov ai danni della Fiorentina, godendo invece per il 2 di picche rifilato anche a loro a poche ore di distanza. Mi limito solo a riprenderne una splendida letta in rete nei giorni scorsi, e che la dice lunga sul DNA Juventino. I gobbi hanno infatti cambiato il terzo portiere.

E’ andato via Leali. Hanno preso Rubinho.

Giuro che è vero.

I tre amigos

I tre amigos

 

 

NON SO COS’E’ PEGGIO

JUVENTUS-INTER 2-0

So che la frase vorrebbe il congiuntivo presente e non l’indicativo.

Ma l’italiano applicato al calcio è ancor più povero e sciatto dell’idioma medio parlato dalla casalinga di Voghera: commentando l’azione fallita da un attaccante, si dirà sempre “se entra quel tiro cambia la partita”  e non “se fosse entrato… sarebbe cambiata…”. Se usi il congiuntivo, in certi ambienti, fai la figura del parvenu.

Detto ciò, torniamo al punto: non so cos’è peggio. Ho passato una settimana a disilludere quanti preconizzavano un partitone dell’Inter, ipotizzando addirittura il colpo “gobbo” in terra gobba e la fine dell’imbattibilità bianconera. Come ben noto, l’Inter ha l’innata propensione a cannare il match decisivo, con l’ulteriore aggravante di estendere questa indesiderata virtù a tutte le partite in calendario nella stagione 2011/2012, con rarissime eccezioni.

E qui arriviamo al punto: perché per un’ora l’Inter ha davvero fatto il partitone, almeno per quel che consente la mediocrità attuale, e solo un grande Buffon ha impedito un meritato vantaggio a fine primo tempo. Ciononostante torniamo a casa con due pere nel sacco, e tocca ringraziare Julione e Maicon se il punteggio non è stato da pallottoliere.

Quindi il dubbio amletico è il seguente: è peggio perdere avendo dato tutto il poco che puoi dare, o perdere toppando clamorosamente partita? Come vedete, la premessa è identica. Si perde, e non potrebbe essere altrimenti. Odio essere d’accordo con Caressa, ma un albero che nasce storto non lo raddrizzi più.

I vecchi campioni possono ancora strappare qualche mezzora di classe all’inesorabile dio del tempo (vedi Maicon ieri sera, marcature sui corner a parte) ma alla lunga la solfa è questa. Poli e Obi, i due giovani, sono stati tra i migliori, con una doverosa quanto triste precisazione: la mediocrità è tale per cui basta un centrocampista che corre e si sbatte per vederlo scintillare di luce propria ed ergersi dalla cloaca magna. In sostanza, sono i migliori non per meriti propri ma per colpe altrui.

Siccome sono i migliori, Ranieri poi ci mette del suo e li toglie entrambi. Sarebbe cambiato poco, tanto a quel punto il gol l’avevamo già beccato (di testa su corner, con l’uomo solo a centro area… multerei la squadra ogni volta che si prende gol su calcio da fermo…. Un gol così poi… sanzione tripla!). E quel gol è stato come un black out; crisi esistenziale, consapevolezza che l’ora precedente è stata un errore, e che la vera dimensione interista, collezione 2011/2012 è quella dell’ultima mezzora: difesa approssimativa e attacco stitico, con centrocampo non pervenuto.

Tocca ripetersi e stupirsi dello stupore altrui: quando sento gente che fintamente incredula si domanda come sia possibile un’Inter del genere (e glielo leggi in faccia che invece gode come un caimano… vero chierichetto Conte dei miei coglioni?) vengo assalito da istinti omicidi che credevo ormai sopiti dopo l’ultimo lustro di vittorie, e che invece si ripropongono prepotenti in tutta la loro veracità.

In tutto ciò non sfuggiamo ad uno degli altri topoi letterari preferiti, rigenerando i morti e regalando nel caso di specie il primo gol in campionato di questa stagione a Del Piero, con tutto ciò che consegue: agiografia del calciatore e ancor più dell’uomo, grande campione ed esempio di professionismo, “che bello che sia lui a segnare in questa partita(bello un cazzo!), e glicemia da domare con dosi equine di insulina.

La sola nota positiva di questa ennesima sconfitta è che il terzo posto è definitivamente scomparso dietro un orizzonte di 10 punti e una mezza dozzina di squadre, e che lo scenario più concreto per la prossima stagione sarà quello di un’Inter fuori dall’Europa (chè dell’Europaligg frega un cazzo a nessuno) e che si potrà sperabilmente costruire una squadra con una prospettiva leggermente superiore all’arco temporale di un bimestre.

LE ALTRE

Il Milan batte bene la Roma in rimonta e dà piena conferma ai miei tormenti: guardandone il secondo tempo cercavo di convincermi di come la vittoria rossonera potesse essere il risultato migliore per noi (maggior pressione addosso alla Juve, sconfitta della Roma concorrente diretta…): la realtà mi ha dato ragione, visto che comunque l’abbiamo presa in der posto e che per tanto così era meglio vedere i meravigliuosi uscire dal campo cornuti e mazziati…

La corsa al terzo posto si conferma ancor più la gara al meno peggio, col Napoli che si fa recuperare 2 gol in 10 minuti dal Catania, l’Udinese che non va oltre il pari a Palermo e la Lazio che supera il Cagliari in casa solo agli sgoccioli. Ma, come detto, noi non siamo nemmeno mediocri. Noi facciamo proprio cagare.

E’ COMPLOTTO

Sarei patetico e più da ricovero del solito se mi mettessi a questionare il merito delle critiche fatte dai media all’Inter di questi tempi. Le ultime 4 parole del paragrafo precedente fotografano alla perfezione il mio giudizio tènnico sulla squadra. Detto ciò, come al solito c’è modo e modo di dir le cose, e soprattutto c’è chi come me ha memoria lunga (come gli anziani… non ricordo un cazzo di quel che mi viene detto 2 giorni fa ma saprei recitare a memoria la formazione dell’82-83. E’ grave, lo so).

Ebbene, essendo stato fatto notare in settimana come Inter e Juve, rispetto alla stagione scorsa, si fossero scambiate posizione e punti in classifica, logica vorrebbe che anche le vagonate di melma quotidianamente versate su una squadra (che, al contrario dell’altra, ha vinto tutto fino a ieri), fossero le stesse somministrate al tempo anche all’altra. Domandina facile facile: ricordate per caso prese per il culo ai danni della Juve analoghe a quanto letto in settimana sul Corriere della Sera, dal giornalista in teoria più vicino alla squadra in questione? (il riferimento è a Fabio Monti e ad un articolo che purtroppo non riesco a rintracciare, in cui in sostanza sfotteva allegramente Moratti e compagnia, definendo gli ultratrentenni come “giovani di belle speranze” e gli ingaggi milionari dei suddetti come “lungimiranti scelte di mercato”, lodando infine Branca per i suoi ultimi colpi di mercato del calibro di Jonathan, Palombo, Forlan e Guarin).

In questo contesto, un tanto-peggio-tanto-meglio in cui si può pure picchiare duro perché tanto dall’altra parte son simpattici e non si incazzano, ci si permette di cazziare Moratti per non aver scelto Bielsa (falso storico: era stato il primo nome di Moratti dopo l’addio di Leonardo, era stato il sosia di Calderoli a dire no grazie), ovviamente dopo averlo preso ai tempi per il culo per la bislacca preferenza data all’argentino (Cruccu sempre sul Corriere: non fatevi ingannare dal titolo, andate alle ultime righe http://www.corriere.it/sport/12_marzo_15/athletic-bilbao-leggenda-cruccu_e4446dc0-6ed9-11e1-850b-8beb09a51954.shtml).

Infine ognuno si sente in diritto di dire la sua, e quando si arriva a ipotizzare Zeman sulla panchina dell’Inter (Sconcerti e Mura… tu quoque!?) si capisce che si è toccato il fondo.

Dall’altra parte, si è efficacemente compiuta l’ennesima opera di revisionismo storico appannaggio del clubpiùtitolatoalmondo (a dire cazzate): in vista della sfida col Barça, ormai tutti dicono che le due partite nei gironi hanno dimostrato che il Milan è alla pari dei catalani e se la può giocare senza timori. Una botta di culo sesquipedale all’andata ed una sconfitta-a-testa-alta (cit.) al ritorno sono stati terreno sufficiente per un abuso edilizio-mediatico degno del peggior MinCulPop. Chè poi intendiamoci, questi sono talmente in stato di grazia (vedere tiro al volo sulla traversa di Muntari) da poter pure azzeccare le due partite della vita ed eliminare Messi & co., ma che le due sfide autunnali non siano state due lezioni di calcio è veramente negare l’evidenza.

In tutto ciò, concedetemi un processo alle intenzioni: la Primavera nerazzurra vince il NextGen Series, una specie di Champions League giovanile, che tutti si sono affrettati a precisare non essere patrocinata dalla UEFA: i ragazzi hanno battuto (da sfavoriti) tra le altre Sporting Lisbona, Marsiglia e Ajax: gente che nei turni precedenti aveva spedito a casa Barcelona, Liverpool e compagnia. Qualche trafiletto dà conto della piccola grande impresa dei ragazzi, ovviamente indugiando sulla presenza in tribuna di un Moratti “per una volta felice”. Mi immagino i peana in caso di analogo successo da parte di altra squadra italiana. Ma noi siamo il club meno mediatico al mondo, e quindi ne ridiamo pure…

WEST HAM

Quinto pareggio di fila col Burnley in trasferta. Un 2-2 che sancisce il definitivo bye bye primo posto e che ci vede terzi a -4 con una partita da recuperare.

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell'Inter

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell’Inter