TUTTA COLPA DI SCARPINI

INTER-ATALANTA 1-2

L’Atalanta (o meglio LA Talanta, come direbbe mio figlio) si conferma bestia nera dei nostri, unitamente all’Udinese che ospiteremo in settimana, e ci toglie tre punti vitali nella rincorsa per il quarto posto, valido in realtà più per l’onore che per altro.

Ad ogni modo, riusciamo a perdere una partita contro una squadra già salva, che nulla ha più da chiedere a questo campionato, regalandole due gol su disattenzioni da matita blu. Vero che i bergamaschi nel primo tempo giocano almeno al nostro livello, arrivando spesso e bene alla conclusione e timbrando una traversa con Denis di testa, ma nella ripresa i nostri avversari mettono fuori il muso dalla loro area in sole due occasioni. Nella prima è bravo Jonathan a respingere sulla linea, nel secondo il guinzaglio che lega Handanovic al palo torna ad essere cortissimo, e la mancata uscita causa il più classico dei gol-beffa.

Riannodando le fila della partita, il primo tempo procede a strappi fino al gol di Bonaventura: Campagnaro ultimo uomo ha la geniale idea di spazzare di testa una palla che esce dall’area orobica, con la conseguenza di lanciare il piccolo Maxi Moralez in campo aperto. La copertura dei nostri è inevitabilmente tardiva, visto che -oltretutto- nella mischia precedente Ranocchia è stato atterrato in area (un-episodio-come-se-ne-vedono-tanti) e non fa in tempo a recuperare. L’azione un poco rallenta, ma Jonathan non può coprirne tre dei loro, e il 10 bergamasco non ha problemi a sifulare Handanovic per lo 0-1.

Il ceffone se non altro ci sveglia, e Icardi è bravissimo a sfruttare l’imbeccata di Guarin: stop, controllo in corsa a rientrare e destro sul primo palo per il fulmineo pareggio. Bravo Maurito, anche se la maglietta con dedica alla morosa se la poteva risparmiare. Oltretutto, il ragazzo ha da farsi perdonare la gravissima lentezza con cui -ancora sullo 0-0 arriva sul pallone in area, lo stoppa e lo gira a due all’ora per un liberissimo Palacio che, se servito per tempo, non avrebbe avuto alcun ostacolo tra sè e la porta.

La ripresa è il festival della traversa, con Guarin a inaugurare la fiera del legno al quinto tentativo della giornata. Grave la girata del colombiano spedita fuori poco prima della sabongia che si stampa sulla trasversale, ma a parte questo il ragazzo mi è parso in ripresa.

Poco dopo Palacio si svita il collo un’altra volta dopo il gol col Toro, con la palla che bacia il palo interno e rientra in campo a beffare i nerazzurri “giusti”. Il festival della Madonna Smozzicata ha il suo apice intorno alla mezz’ora, quando la ormai usuale discesa a uragano di Jonathan si conclude con il pallonetto del Divino, talmente beffardo da sorprendere anche noi finendo la sua corsa sulla traversa. Ancor più incredibile l’epilogo della carambola, con Icardi a ri-centrare il palo da mezzo metro.

Ovvio che in quel momento uno pensi “va beh, oggi non la vinciamo più“, per non pensar di peggio, ma “uno” in questi casi se ne sta zitto, e vede come va.

Capito, caro Scarpini? Hai commentato in vita tua un migliaio di partite dell’Inter, e dovresti essere abbastanza sgamato da capire che, in una giornata come questa, è quantomeno pericoloso invitare la gente a non andarsene perchè “il gol è nell’aria”, proprio mentre all’89’ gli avversari battono una punizione dal limite della nostra area.

Alle parole “mai come oggi serve il gol anche al 94′“, l’ho maledetto col pensiero, salvo non trattenermi a frittata fatta prorompendo in un sacrosanto “ma che testa di…“.

Riconosco che, sotto il profilo psichiatrico, sia grave incolpare un telecronista di una sconfitta, ma rivendico il ruolo di tifoso sragionante e superstizioso, schiavo dei suoi riti e delle sue stregonerie. Mi spiace Scarpini, come sai non ho mai amato la tua telecronaca “onirica”, in cui racconti quel che vorresti succedesse e non quel che succede davvero, ma quella di ieri è una colpa che va al di là dei gusti personali e che ti sarà difficile estirpare.

In sede di commento tènnico, qualche riga sui cambi e su alcuni singoli.

Contrariamente ad altri, non biasimo Mazzarri per il vortice di sostituzioni, tutte volte ad aumentare il peso offensivo della squadra. E lo dico nonostante il primo dei panchinati sia stato l’amatissimo Cuchu a vantaggio di Kovacic. Per 45′ li abbiamo messi lì, concedendo un tiro in porta (quello salvato da Johnny Guitar) e un cross che un portiere negativo all’acool-test avrebbe fatto suo senza problemi.

Nagatomo per D’Ambrosio e Alvarez per Campagnaro sono stati cambi che avrebbero dovuto dare più efficacia alla nostra spinta, ma non è colpa di Mazzarri se lì a sinistra si sono inanellati cross a banana e tiri alla cazzimperio.

La fascia mancina è poi un mio pallino: se D’Ambrosio, così come Nagatomo, “può giocare indifferentemente a destra o a sinistra“, vuol dire che -calcisticamente parlando- “ha due piedi” o quasi. Perchè allora l’ex-Toro arriva sul fondo, si ferma, torna sul destro e finalmente piazza la biglia in area?

La domanda me la sono fatta per una buona ora, fin quando ho visto due cross fatti col sinistro ed ho avuto risposta al mio quesito.

Non che Nagatiello abbia fatto di meglio, insistendo a provare cross “migliorabili” col mancino anche quando, agli sgoccioli del recupero, si trovava solo in area con la palla sul destro. Ma Diobono: da lì chiudi gli occhi e tira forte! Invece no: apertura “sapiente” col sinistro a centroarea, dove ovviamente non c’era nessuno.

Di contro Alvarez, più mancino di me, non si è sottratto alla gara del “tiro col piede sbagliato”, piazzando due bombe di destro a voragine per la gioia del portiere atalantino e tra le Madonne dell’omino delle bibite, centrato a più riprese.

Mazzarri può avere la colpa di non aver inserito il Principe per gli ultimi minuti, per un Icardi un po’ spento nel finale, ma non mi sento di attribuirgli grandi responsabilità per le carenze di fosforo dei suoi giocatori.

 

LE ALTRE

La succulenta occasione di guadagnare punti sul Parma -bloccato sul pari in casa dal Genoa- e su almeno una tra Viola e Napoli scivola così giù per il cesso. La Fiorentina dista ora 4 lunghezze dopo il colpaccio al San Paolo, e il Parma ci appaia a quota 47 dovendo recuperare la partita contro la Roma. Mai come ora il vero obiettivo per noi è semplicemente “la prossima partita”, chè a fare programmi a medio termine non siam mica buoni.

La Juve inizia a preoccuparmi per la regolarità con cui vince col minimo scarto (e col minimo sforzo), avvicinandosi sempre più a quel record di punti (97, Inter del Mancio annata 2007/2008) che ovviamente vorrei restasse imbattuto.

I cugini colpiscono un palo con Balotelli in una partita che altrimenti sarebbe stato lo specchio fedele della tesi che porto avanti da una vita: noi siamo sfigati, i cugini hanno un culo che fa provincia. Rocchi & Co. azzeccano la chiamata della vita, pescando Biava in fuorigioco punibile anche se non colpisce la palla, e annullano correttamente a-termini-di regolamento il vantaggio laziale. Poco dopo Kakà segna come a Madrid -cioè su autogol, anche se dirlo fa brutto-, dando addirittura ai suoi l’illusione del colpaccio.

Finisce 1-1 che per Clarenzio non è affatto male.

 

E’ COMPLOTTO

In realtà contro l’Inter non c’è molto da dire, se non un Giovanni Galli visibilmente eccitato  dalle dichiarazioni di Thohir nel dopo partita: “Beh, il Presidente ha fatto nomi e cognomi di chi non l’ha soddsfatto, qualcosa vorrà dire!. Il ragazzo spera di aprire l’ennesimo caso, magari trasformando le dichiarazioni del Presidente in liste di proscrizione o roba simile. Farebbe meglio a interessarsi della squadra del suo datore di lavoro, chè lì di casini ne trova quanti ne vuole.

Settimanella frizzante infatti quella di “Culetto d’Oro”, passato in un mese dall’essere il Santone arrivato a salvare la baracca al subire critiche manco fosse il Mago Othelma.

Berlusconi (che l’ha voluto) gli dà i 7 giorni, Galliani (che avrebbe tenuto Allegri) gli fa da tutor, Barbara sta nel mezzo (ops, non volevo dire così…) e critica tutto e tutti e Maldini da fuori picchia duro contro la società.

Per la cronaca, a mio parere ha ragione Maldini (a prescindere).

Lo spettacolo è godibilissimo e molto simile a tragicommedie vissute negli anni passati alle nostre latitudini. Ho addirittura letto di spogliatoio spaccato e di squadra divisa in gruppi: dev’essere colpa del clan del asado!

Chiudo con due osservazioni: dalle ultimissime parrebbe che il Milan sia interessato alle aree Expo di Rho e che lì voglia progettare e costruire il nuovo stadio. Silenzio su tutta la linea per quel che riguarda i nostri, il che mi fa sperare che il malefico obiettivo del Geometra Galliani (“falli andare, chè San Siro ce lo teniamo noi!“) sia diventato il nostro.

La cosa non potrebbe che farmi felice, per i motivi già illustrati in un verboso post di qualche giorno fa.

Infine, apprendo di una trasferta del Capitano e forse del Presidente, a Maggio in India per presentare la prima Inter Academy al mondo. Me ne rallegro, ma mi chiedo che caratteristiche dovrà avere questa “Scuola” e in che misura andrà a sovrapporsi con il nostro fiore all’occhiello: Inter Campus.

Se Inter Academy è un vero e proprio vivaio internazionale, e se il suo scopo è quindi quello di coltivare talenti per il futuro, magari avrei privilegiato un Paese dal DNA calcistico leggermente più sviluppato. Se invece è una mossa commerciale o ancor di più sociale, l’India va benissimo, ma ripeto: il rischio di sovrapporre i due progetti è alto, e spero che tale pericolo sia stato preso in considerazione…

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Manchester United, con l’aggravante di pigliare gol (di Rooney) da metacampo. E menomale che pensavamo di aver trovato il portiere del futuro…

incredibile ma vero...

incredibile ma vero…

TORRE DI PISA

INTER-TORINO 1-0

Non sono così catastrofista da definire San Siro una Piazza dei Miracoli in salsa lombarda, ma il colpo di testa vincente di Palacio può tranquillamente essere definito una torre per il compagno uscita storta, da cui la genialata del titolo.

Lasciata una riga per gli applausi o i pomodori, mi appresto a raccontare di un’Inter solida, che poco crea ma ancor meno concede, e si porta a casa 3 punti preziosi. I miei occhi non credono all’efficacia ermetica della nostra difesa, pur priva di due titolari su tre: Campagnaro, celebrato a inizio stagione come faro della nostra retroguardia, fa la sua discreta partita, e ciononostante risulta il meno in palla dei tre: Ranocchia rivede il campo dopo la quarantena in panchina e non sbaglia un intervento; Rolando pare addirittura bello, per quanto è statuario e preciso in anticipi e chiusure.

Detto dei due laterali senza infamia e senza lode, o se preferite molto fumo e poco arrosto, mi concentro sulla mediana, dove il Cuchu è as usual signore incontrastato e Guarin & Hernanes fanno a gara a farmi smadonnare. Stranamente me la prendo di più con il brasiliano, forse per le altissime aspettative che ripongo nel Profeta: pretendo quindi che tiri di sinistro con la stessa efficacia di quando faccia col destro, constatando di contro che il ragazzo per due volte si intestardisce nel dribbling per portarsi alla conclusione col destro. Le Madonne lo raggiungono anche quando non velocizza l’azione come saprebbe e dovrebbe, preferendo partire palla al piede e rischiando di perderla un paio di volte.

Il solito giochetto delle aspettative commisurate alle potenzialità del soggetto mi fa essere invece più clemente col Guaro, di cui ormai ho imparato ad applaudire l’errore, se nello stesso intravedo l’intenzione giusta (leggi passaggio sbagliato di 10 metri ma “pensato” bene, o tiro al 3° anello ma “da provare”). 

Sai a loro che je frega…

Davanti Icardi fa a sportellate per tutta la partita senza beccarla mai ma con poche colpe, mentre Palacio va dappertutto quando serve, mettendoci come detto pure la testa per il gol non voluto più bello della stagione. 

Le ultime righe per segnalare -per una volta- l’incoaggiante mezz’ora sfruttata da Kovacic, che rileva uno stanco Guarin e si mette a giocare come sa. Fossi in Mazzarri gli concederei qualche occasione in più da titolare, ma mi rendo conto che il triangolo Cuchu-Guaro-Profeta sta dando buone indicazioni ed è difficile da smontare a favore del croato.

In definitiva, la vittoria vale molto, anche in termini di classifica, stanti i risultati dei nostri vicini. Ci regaliamo un compleanno sereno, a patto di non sprecare tutto nelle prossime 3 o 4 partite, ad iniziare da Verona sabato prossimo.

 

LE ALTRE

La Juve batte anche la Fiorentina, teoricamente facendoci un favore, visto che i Viola sono ora ad un solo punto da noi. Vince però anche il Parma che rimane in zona (e con la partita contro la Roma da recuperare), proprio ai danni di quel Verona che ci ospiterà nei prossimi giorni.

Per il resto, il Napoli batte la Roma avvicinandosi al deretano capitolino, mentre il Milan perde ad Udine in attesa di fare altrettanto a Madrid in Champions.

 

E’ COMPLOTTO

Comincio dalla cosa più superficiale, epidermica e pruriginosa: la goduria al fischio finale del Friuli è centuplicata dalla solita frasetta onirica del servile Alciato di Sky. Il fido bordocampista interviene predicendo il pareggio del Milan visto che “Seedorf ha detto ‘ora pareggiamo, me lo sento'” e precisando che “l’ultima volta che l’aveva detto, da calciatore, il gol è arrivato dopo pochi minuti“.

Mi dispiace abbassarmi a questo livello cerebrale per replicare a questi deliri farneticanti, ma non posso non citare il coro “perchè è un bravo ragazzo…” nella sua forma di Alternative Lyrics, che suona più o meno così “volevano vincere… e l’hanno presa nel c…”.

Andando meno sul triviale, ola mediatica e sportiva all’annuncio di Vidic per il prossimo campionato: la notizia arriva in anteprima sull’account Twitter del Club e subito dopo sul sito ufficiale, con tanti saluti alle esclusive posticce e alle anticipazioni spifferate in maniera simpatttica su giornaletti di varia fama.

Mi verrebbe da dire: visto che non è poi così difficile?

Ma non lo dico, anghebegghè, nel giorno del 106° genetliaco nerazzurro, la gallery del sito ufficiale propone a più riprese questa immagine, con vari personaggi della storia interista ad alternarsi al centro della stella ma con lo stesso claim (si dice così?).

aiutamaccapì

aiutamaccapì

Solo a me la frase suona sbagliata? Capisco che faccia parte di una campagna, anche interessante da un punto di vista commerciale (http://www.inter.it/it/interisti_new), ma due lire in una preposizione articolata, un font diverso o anche solo un paio di virgolette le avrei spese….

Attendo risposte da esperti del settore.

 

WEST HAM

Weekend di ferie visti gli impegni di FA Cup. Giochiamo in settimana con l’Hull City.

Trenza: "Guarda che non l'ho fatto apposta..." Cuchu: "E chi se ne fotte!!"

Trenza: “Guarda che non l’ho fatto apposta…”
Cuchu: “E chi se ne fotte!!

SQUINZI PUPPA!

INTER-SASSUOLO 1-0

Partiamo dalle cose importanti: dopo il campionato “migliorabile” della scorsa stagione, aveva abbassato le pretese e gli obiettivi stagionali. Uno di questi – facilotto, lo riconosco- era quello di battere il Sassuolo dell’odioso e odiato Squinzi, la cui fede rossonera ha solo ulteriormente fatto salire il figuro nelle mie personalissime classifiche di disprezzo. Sentirlo vaticinare di una vittoria sull’Inter, batterlo all’andata e al ritorno e vederlo invece soffrire mentre i suoi ragazzi rifilamo quattro fischioni agli amici milanisti, resta una delle scarse soddisfazioni della vendemmia 2013/2014.

Sulla partita posso dire poco, chè avevo di meglio da fare! Mi limito ad osservare come la probabilità di vittoria dei nostri, a parere di tutti altissima, non fosse comunque tale da farmi dormire sonni tranquilli.
Apprendo che Milito si sia mangiato taluni goals, e che la montagna abbia partorito un topolino – sotto forma di capocciata di testa di Samuel. Tanto per esser chiari, e visti i tempi da carestia, il roditore è più che gradito, e di certo dalle nostre parti non si sottilizza.

Detto dell’ennesimo mezzo rigore non dato ai nostri (ma ormai abbiamo perso il conto e tanto sono solo casualità, vero Nicchi?), non resta altro da aggiungere…

Tutto quel che non si e’ visto (e cioè tanto) verrà, prima o poi.

Sono altri i segnali che mi fanno ben sperare per il futuro, e arrivano dal nuovo Presidente e dalla sua gestione.

Come diceva una mia ex collega, prolissa anche quando voleva riassumere le sue tesi: “faccio tre esempi” (la sentenza era di solito accolta da un ringhio a mezza voce degli astanti: “ma fanne uno di esempio come tutti gli altri e taci”).

Il primo è la presentazione di Hernanes, finalmente fatta in termini un pocolino più professionali e valorizzanti, sia per il giocatore che per il Club, con i social network parte importante (#askHernanes trend topic per qualche ora) e con una sensazione di nuovo corso, piacevole come una brezza fresca che cambia l’aria a una stanza chiusa da troppo tempo.

Il secondo è di pochi giorni precedente l’arrivo del Profeta, ed è il comunicato con cui Thohir, per tramite del sito nerazzurro e non in maniera naif con il primo microfono messo sotto il naso, rilascia dichiarazioni in cui mette sostanzialmente tutti sotto osservazione, tranne Mr. Mazzarri, nel quale invece ripone piena fiducia. Ora, non che personalmente io straveda per il labronico, ma mi piace l’idea -bizzarra nevvero?- per cui l’allenatore sia una pedina da cambiare solo quando si vuole ripartire dalle fondamenta, e non allo scopo di “avere qualcosa di nuovo quando ti alzi alla mattina“.

Il terzo esempio non poteva non essere il licenziamento di Banca da ruolo di direttore dell’area tecnica. Come detto a più riprese, non è l’allontanamento in sè a garbarmi (ci torno tra un attimo), quanto la rottura con il simbolo di una gestione familiare e alla buona che sempre ha contraddistinto l’Inter della scorsa gestione. Il fatto che il Cigno di Grosseto avesse un contratto a tempo indeterminato credo fosse un unicum nell’universo pallonaro, con lo stesso Zio Fester che puntualmente ogni anno si vede(va) rinnovare cariche e deleghe dall’amato Silvio.

Aldilà delle voci di corridoio, che prendo per vere proprio in quanto vox populi (ergo vox dei), la lunga permanenza di Branca in quel ruolo non può essere la sola e vera causa del declino nerazzurro di questi ultimi anni: è facile ora rinfacciargli le ultime campagne acquisti, sbeffeggiandolo per arrivi strapagati e campioni svenduti a prezzo di saldo. E’ dovere di cronaca, e ancor prima esercizio di onestà intellettuale, ricordare che lo squadrone del Triplete l’ha costruito anche – se non soprattutto – lui.

Detta in breve: se il problema era lui, allora dovrebbero essere fustigati tutti quelli che non gli hanno impedito negli anni di compiere scempi a forma di Alvaro Pereira e Kuzmanovic per 20 milioni. Siccome cosi non è, e chiudendo ‘sta sbrodola, voglio sperare che il suo addio rappresenti un taglio netto al passato e dia la stura ad un avvenire in cui il Calciomercato venga gestito da un bravo Direttore Sportivo (Ausilio non so se possa essere la persona giusta, magari investito di piena responsabilità può sbocciare) in stretta e costante sinergia con l’allenatore di turno (e qui torna l’importanza data a Mazzarri).

LE ALTRE

Apprendo di un Conte furibondo dopo il pareggio in extremis agguantato dal Verona. Riesco a intercettare anche qualche lamentela (che battezzo come sacrosanta a prescindere!) di Mandorlini sui gol bianconeri e su un paio di interventi in area bianconera. Oltretutto il punticino del Verona lascia gli scaligeri pari punti ai nostri, ma la goduria di vedere i gobbi raggiunti dopo aver pensato di aver già vinto la accolgo volentieri.

Roma e Lazio impattano a reti bianche, mentre la Fiorentina e il Napoli liquidano senza problemi le loro avversarie. Balotelli addirittura piange dopo i tre fischioni presi a Napoli e la sostituzione di quel Seedorf che ovviamente aveva già capito come prenderlo, era entrato nella testa del giocatore e gli aveva financo consigliato il taglio di capelli.

E’ COMPLOTTO

Delizioso Sandro Sabatini che su Sky in settimana vuol farci passare come gesto da vero uomo l’esame di paternità cui il buon Balotelli ha acconsentito di sottoporsi, dopo più di un anno dalla nascita della sua bimba.

Al solito, lungi da me voler vedere la stampa saltare alla giugulare del Bresciano per quel che fa o non fa: sono serenamente cazzi suoi e il ragazzo è libero di seguire la sua coscienza. Detto ciò, fare di questa decisione un gesto esemplare e di cui gioire in comunione ed armonia mi pare eccessivo.

Soprattutto se la notizia seguente è introdotta, con malcelato tono canzonatorio, da frasi quali “per fortuna il gossip non ci regala solo storie intense ed imporanti come quella di cui abbiamo appena parlato, ma anche altre, descisamente piu’ frivole e leggere, come questa“. E vai di commento sarcastico sull’ennesimo tweet sdolcinato di Wanda Nara e Icardi.

Addaveni’ Baffone-Thohir anche in questi campi…

Qualcosa inizia a muoversi, in realtà: sarò forse troppo sensibile sul tema, ma noto un tono risentito nei vari giornalisti che riportano le dichiarazioni di Thohir “pubblicate poco fa sul sito dell’Inter” o “arrivate direttamente da Inter Channel” e non più cucinate su misura nel bordello (inteso proprio come casa chiusa) di turno.

Chissà come si dice “state a rosica’?” in indonesiano…

WEST HAM

La benefica trasferta albionica produce i suoi effetti anche sugli Irons, ormai lanciatissimi dopo il mercato di Gennaio: seconda vittoria consecutiva, stavolta in trasferta a Birmingham contro i Villans.

Il mio passaggio da quelle parti è apparentemente coinciso con l’ultimo giorno in cui il glorioso Boleyn Ground è stato di piena proprietà del club.Dal 2016 il West Ham giocherà all’Olympic Stadium.

Tutto giusto, per carità, but bubbles will never fly so high again…

Visto il soggetto in questione (l'uomo che non deve ridere mai!) prendiamolo come un sorrisone a 32 denti.  Grande Muro!

Visto il soggetto in questione (l’uomo che non deve ridere mai!) prendiamolo come un sorrisone a 32 denti.
Grande Muro!

PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

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DI TUTTO UN PO’

NAPOLI-INTER 4-2

Di tutto un po’, purchè faccia schifo. Questo il menu di una beffarda domenica sera, che ci vede per il 16° anno consecutivo uscire senza vittoria dal San Paolo, con l’ulteriore beffa di una sconfitta non esattamente digeribile.

Andiamo con calma: i ragazzi si presentano con la formazione ormai “carta carbone” (c’è Rolando al posto di JJ, ma la solfa è quella): la pochezza quali/quantitativa dei ricambi, unita alla più che domabile fantasia del Mister ci mettono al riparo da sorprese tipo due-punte-più-Kovacic-dall’inizio. Comprendo Mazzarri: aldilà delle giuste lodi ai suoi giocatori in pubblico, continua a palesare una certa sfiducia nei ragazzi che, come si vedrà, risulta tutt’altro che immotivata.

L’epilogo del match lascia -tra le tante- due domande inevase. La prima: per schierare una punta sola, stare coperti e beccare 4 gol, non era meglio attaccare a più non posso? La seconda: minchia, se con 5 difensori abbiamo preso 4 fischioni (più un palo, più un rigore parato), con due punte e un rifinitore sarebbe bastato il pallottoliere?

La morale è che la coperta, più che essere corta, è un lenzuolino primaverile taglia XS. Nagatiello fa vedere di aver capito la teoria disegnando una diagonale che neanche col gognometro, ma poi sminchia il rinvio di testa servendolo sul dischetto del rigore per Higuain che non si fa pregare e fa 1-0. Peccato perchè eravamo partiti bene e sembravamo più spigliati noi: alla fine però, sai la novità, la differenza la fanno i campioni capaci di capitalizzare l’errore avversario o la mezza occasione.

Dopo aver rischiato un altro contropiede con il palo di Insigne, uno dei tre nanetti malefici, riusciamo anche a recuperarla, per merito di Guarin che galoppa sulla destra e centra rabbioso in mezzo all’area: a quel punto ottimo velo di Palacio e buona protezione di Alvarezza a liberare il Cuchu, evirato qualche minuto prima da una pallonata negli zebedei, ma ancora sufficientemente grintoso per fare 1-1.

Nemmeno il tempo di esultare, però, che Ranocchia si addormenta facendosi rimontare 2 metri su 20 da Dzemaili (avessi detto Usain Bolt): il contrasto è rivedibile e il rimpallo favorisce Mertens per il provvisorio 2-1.

Lo smoccolamento non conosce soluzione di continuità, perchè una palla persa da Campagnaro genera il 3-1 dell’indemoniato Dzemaili (meno colpevole di quel che si crede l’argentino: i compagni d’attacco non rientrano dal fuorigioco e lui viene accerchiato dagli avversari perdendo palla).

In questo affannoso e disperato rincorrere si intravede la sola utilità che può avere Guarin nel’Inter: vai avanti, ruzza e sgomita, chissà che qualcosa possa succedere. Ed infatti è proprio un cross del colombiano, sporco e un po’ ciabattato, a rotolare beffardo sul secondo palo dove Nagatiello si fa perdonare (almeno in parte) la cappella iniziale, depositando in rete da 1 metro il 3-2 con cui si va al riposo.

Taccio per decenza sul fallo in attacco fischiato a Palacio, abbattuto da Maggio in piena area . L’arbitro è Tagliavento, quello delle manette. Fate voi.

Il nostro riesce poi ad ammonire due volte Alvarez nella ripresa, facendoci finire in 10 una partita che se non altro stavamo cercando di recuperare con un po’ più di lucidità. Ecco però che, crescendo il ricorso al fosforo in campo, cala proporzionalmente l’apporto del Guaro, che su sapiente assist di Palacio non trova di meglio che sparare il piattone in fazza al portiere, rovinandogli poi addosso sullo slancio.

La legge del gol (sbagliato e quindi subito) si applica alla perfezione, con gli altri due nani infami (Insigne e Callejon) a duettare con successo in area nerazzurra per il 4-2 definitivo.

Nel finale era entrato anche Icardi, che credo non sia nemmeno riuscito a toccar palla. Impresa che riesce invece a Pandev, cianghettato in piena area con rigore sacrosanto incorporato a 30” dall’ingresso in campo: il macedone sfoggia lo sguardo allucinato dei momenti migliori e fa ampi gesti ai compagni “lo tiro io!“. Velleitaria soddisfazione per Handanovic, alquanto biasimevole anche ieri, che nega la cinquina e il gol dell’ex al Macedone, il quale di contro incassa un “mavafamocc’” da parte dei partenopei in campo e sugli spalti.

Poco da aggiungere alla fredda cronaca: abbiamo vinto partite giocate assai peggio, ma la consolazione non è granchè. Scendiamo dal carro-bestiame, ultimo vagone per il 3° posto e veniamo superati anche dalla Fiorentina. Questi siamo: punto più punto meno, la solfa è quella dell’anno scorso. Come volevasi dimostrare il problema non è l’allenatore ma l’assenza di campioni.

Mazzarri ha l’indubbio merito di aver rigenerato qualche calciatore (Jonathan & Alvarez) e di avere un Cambiasso in gran spolvero e un Palacio splendido.

Detto ciò, se vuoi far finta di credere alla zona Champions serve un innesto di qualiltà per reparto. E quando dico “di qualiltà”, intendo brutalmente più forte degli attuali colleghi di reparto, chè di avere Pinilla al posto di Icardi m’importa sega!

Di più: posto che ultimamente non siamo proprio bravissimi a spendere soldi (ricordo solo 13 mln per Alvaro Pereira e 8 per Kuzmanovic), ho quasi paura di ricevere 15 cucuzze per Guarin, per timore che vengano reinvestiti nel Piraccini di turno, acquistato in extremis a fine Gennaio, sbandierato come moderno Suarez e accantonato come un Palombo qualsiasi 2 mesi dopo…

Dear Mr President: prove me wrong!

 

LE ALTRE

La Juve scherza col Sassuolo facendogliene 4 e (tocca dirlo) facendo vedere come si gioca a calcio: di squadra, massicci e incazzati su ogni palla e concentrati fino alla fine: 8° vittoria consecutiva e 8° partita senza subire gol. Ho goduto come un mandrillo per l’eliminazione in Champions, ma in Italia questi danno lezione a tutti, purtroppo per noi e per il calcio italiano in generale.

Per il resto, la Viola come detto opera un prevedibile sorpasso (loro in casa col Bologna, noi a Napoli) e conferma che Rossi è un campione. Il Monday Night ci propone lupacchiotti e cuginastri impegnati in un fu-big match, in attesa del Derby di Natale di domenica prossima, a cui ovviamente arriviamo in piena crisi di identità.

 

E’ COMPLOTTO

La Prostituzione Intellettuale ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, sfornando una settimanella come da tempo non se ne vedevano. Eh sì, perchè nella settimana in cui Juve e Napoli, pur con meriti e colpe assai diversi, salutano la Champions League apprestandosi ad avvincenti Giovedì sera a latitudini moldave, e negli stessi giorni in cui un Milan sparagnino quanto tristanzuolo costringe l’Ajax allo 0-0 passando il turno per il rotto della cuffia, i titoli dei giornali sono all’insegna di un Mazzarri in bilico, insidiato proprio da quel Frank de Boer dei giovani olandesi, ottuso cantore del bel giUoco in cui è sostanzialmente vietato tirare in porta.

Come insalata di rinforzo, ecco il “fraintendimento” da parte dei media circa il silenzio del Signor Massimo: silenzio dettato dalla buona educazione prima ancora che dal senso di opportunità del non parlar troppo di una cosa che è stata tua fino all’altro giorno ma che ora appartiene (per il 70%) ad altri, e che invece i media avevano inteso come un certo irrigidimento della vecchia proprietà verso la nuova: strano vero? c’erano due interpretazioni da dare alla vicenda, e nel dubbio si è preferito tirare una martellata, tanto per vedere l’effetto che fa.

Simpatici poi i ragazzacci di Sky che, nel dopo partita, esordiscono nell’intervista a Benitez chiedendogli se questa vittoria avesse il dolce sapore della rivincita (“No” la laconica risposta di Sancho Panza) e proseguono poi chiedendogli “Ma adesso che è passato un po’ di tempo, ce lo dica: davvero aveva fatto togliere le foto di Mourinho dalle pareti?“. La risposta del Mister è “Al 100% No“. Morale, per 3 anni si è ricamato su quella che risulta essere una balla.

Ma tanto è l’Inter, chi se ne fotte…

A chiudere, un piccolo consiglio mediatico al Mister, polemico -e molto- sull’arbitraggio del Barbiere di Terni Tagliavento. Lungi da me voler difendere l’indifendibile, si vede però che Mazzarri è nuovo dell’ambiente, perchè rosica e reclama per un arbitraggio sì scadente, ma nulla più. Capisco che lui non sia abituato agli scempi che invece sono ormai usuali alle nostre latitudini, ma consiglio al nostro di misurare i termini, perchè quando davvero le decisioni arbitrali saranno eclatanti e determinanti nel risultato finale, il buttero potrebbe aver problemi di vocabolario, avendo esaurito querimonie e improperi anzitempo.

Ovviamente a disposizione per tratteggiare una strategia comunicativa all’uopo.

 

WEST HAM

Insulso pareggio casalingo col Sunderland, fanalino di coda, e quart’ultimo posto consolidato. Se la panca di Mazzarri traballa, su quella di Big Sam stanno pogando!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

CHI ERAVAMO, CHI SIAMO, CHE CACCHIO SAREMO

INTER-PARMA 3-3

Mentre tutti azzardano analisi socio-psico-politiche sugli effetti delle Primarie del PD nel Paese, io preferisco dedicarmi alle vere cose importanti della vita, trovandomi a dover commentare l’ennesima partitaccia dei ragazzi, capaci per la terza giornata consecutiva di pareggiare una partita che pareva ampiamente alla loro portata.

Non che la cosa mi stupisca, per carità: il Parma è una bella squadra, per di più con una foltissima colonia di Club Gautieri, ieri puntualmente tra i migliori (Sansone, 2 gol ieri sera, a secco da Marzo, e che già ci purgò lo scorso inverno; Marchionni, piccolo nano malefico ieri sera in versione regista illuminato).

Noi siamo quelli che siamo, purtroppo non così diversi dall’anno scorso. Se ci si mette anche Handanovic a far cappellate, la vincium pù la guèra… Ma andiamo con ordine: alla lettura delle formazioni, accolgo con piacere l’inserimento di Kovacic tra i titolari. il croato in realtà ci mette 20 minuti buoni a iniziare a giocare (in questo è in buona compagnia, c’è da dire…), e il Parma ne approfitta rifilandoci il primo sifulotto, con una verticalizzazione tanto elementare quanto efficace. I due maledetti, già citati in apertura, ci castigano dopo 10 minuti e Mazzarri esaurisce presto il bonus-madonne (bellissimo nella ripresa quando si fa il segno della croce, probabilmente dopo aver maledetto anche l’ultimo dei Santi rimasti nel rosario).

Calmi e serafici come un diesel, verso metà ripresa carburiamo, soprattutto sulla destra con Jonathan in buona serata e con Guarin che lo appoggia (quando non ostacola). Sul primo cross dalla destra Palacio spara alto da zero metri divorandosi il pareggio; poco dopo battbecca con Johnny Guitar, reo di aver messo in mezzo una palla troppo forte (ormai un marchio di fabbrica del Divino: tira forte rasoterra e chissà mai che qualcosa succeda…). Ma allo scadere del primo tempo la combinazione è giusta e il Trenza abbraccia il compagno prima di tornare a centrocampo avido di gloria.

Bene -penso tra me-, pareggio acchiappato appena prima dell’intervallo, ottima spinta psicologica e bla bla bla, ed ecco il frittatone combinato da Handanovic:

se la palla saponata diventerà mai disciplina olimpica, abbiamo in casa un serio candidato alla medaglia d’oro!

La palla rimane lì e a Parolo non pare neanche vero: 1-2 appena prima del riposo. Vepossino…

La ripresa per fortuna vede i nostri iniziare di buona lena e ribaltare la situazione in pochi minuti: prima ancora Palacio (grande giocatore, troppo solo là davanti ma senza di lui chissà dove saremmo) incorna alla perfezione il cross di un Alvarez meno scintillante che in altre occasioni. Dopo 2 minuti Guarin piazza il piattone sinistro sulla tibia di Lucarelli per il beffardo 3-2.

Ha ragione Mazzarri a spintonare i suoi, che correvano in panchina a festeggiare: giocare, giocare, tenere alta la concentrazione!

Lafava! dicono dalle sue parti: e infatti i nostri dopo soli 5 minuti giocano alle belle statuine (medley with “la bella addormentata nel bosco”), concedendo a Cassani quei 10 metri necessari a entrare in area, pensarci un po’ su, piazzare la biglia in mezzo e vedere ancora Sansone (milanista-dalla-nascita-in-una-famiglia-di-interisti) rifilarci l’ennesimo fischione. L’evento non mi sorprende nemmeno, anzi: penso tra me che la mezz’ora da giocare possa darci sufficiente tempo per vincerla.

In realtà, a parte qualche mischione in area e la girata del Cuchu al 90′ (mai una botta di culo, chettelodicoaffà), sono loro a mangiarsi il 4-3 in più occasioni, complice anche un Cassano in tono minore, che per nostra fortuna pecca di egoismo in un paio di circostanze.

Morale: lasciando stare i periodi più aurei della Mourinheide, ricordo che qualche anno fa vedevo Figo e Veron giostrare a centrocampo e trovarsi senza quasi nemmeno il bisogno di cercarsi. Mi bastava vederli ed ero tranquillo. Sulla fiducia.

Oggi abbiamo Jonathan e Guarin.

Come dire:

 

La vera constatazione è che questi siamo, e questo (poco più, poco meno) possiamo dare.

Non voglio passare per Cassandro o roba simile, ma mi permetto di ricordare che anche l’anno scorso avevamo iniziato a mille, per poi trovarci col solo Trenza a cavar castagne dal fuoco là davanti e con un centrocampo dalla pochezza cerebrale inquietante.

Le 7-8 partite che avrebbero potuto darci un tranquillo terzo posto in attesa delle due partitacce pre-natalizie (Napoli e Derby), ci consegnano invece una squadra preoccupantemente simile a quella di 12 mesi fa. Le differenze sono essenzialmente due:

Il Mister è più navigato e sperabilmente con l’esperienza per gestire questo periodo di appannamento. Ma soprattutto, la nuova proprietà dovrebbe essere interessata a rendere questo gruppo competitivo da subito, chè perdere la qualificazione in Champions per il terzo anno di fila sarebbe un magigno difficile da sopportare.

Detta male: Nainggolan, Marquinhos e una punta a scelta mi paiono condizioni necessarie (ma tutt’altro che sufficienti) per provare a giocarcela.

Altrimenti andiamo a farci le gite in Moldavia al giovedì sera in Europa League.

LE ALTRE

I gobbi fanno nuovamnete capire che, dopo un paio di mesi di illusioni, non c’è trippa per gatti nemmeno quest’anno. Del resto era prevedibile. La Roma torna al successo, facendoci almeno il favore di battere la Fiorentina, mentre il Napoli vive una situazione simile alla nostra, con lo scontro diretto del prossimo weekend messo lì quasi apposta…

I cugini si aggrappano al Balotelli ed evitano la sconfitta in terra labronica, rischiando addirittura di vincere.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo confesso. Stomachevole però la prevedibilità di certi (diciamo tutti) i commentatori che hanno ormai la frase pronta per qualunque marcatore. Balotelli viene colpito dall’assist di Kakà e con il calcagno a 3 all’ora mette dentro l’1-0 del Milan a Livorno. Commento “Superbalotelli! non si ferma più!!“. Ma cazzarola, a momenti lo sbaglia e siam qui a celebrarlo manco avesse fatto gol di tacco a occhi chiusi…

Ovviamente la cosa non vale a righe invertite, con Palacio che, prima della doppietta, viene descritto come “in un periodo di comprensibile appannamento“.

Sintomatico invece Sconcerti che, rispondendo a un tifoso milanista che chiedeva conto dello scarso rendimento dei rossoneri contro le “grandi” negli ultimi campionati, si diceva in disaccordo, aggiungendo “mi pare che il Milan abbia anche battuto l’Inter… per quanto l’Inter degli ultimi tempi possa essere considerata una grande squadra“.

Solerte un tifoso nerazzurro (non sono stato io, giuro) che in tempo zero gli scrive puntualizzando che l’anno scorso i derby sono finiti 1-0 per noi e 1-1 al ritorno, mentre l’anno precedente l’Inter li aveva addirittura vinti entrambi. Il commento di Sconcerti è stato una smorfia come a dire “sì va beh, la solfa non cambia“.

Un ultima postilla, con semi-critica al nostro allenatore: ieri il contatto su Alvarez in area non era rigore. E’ vero che abbiamo visto rigori fischiati per molto meno, ma non reclamiamo per ‘sta roba.

WEST HAM

Doppio impegno settimanale e doppia sconfitta: ferale quella del derby contro il Crystal Palace, meno trraumatica ma ugualmente “intrusiva” quella col lanciatissimo Liverpool. Morale: piena zona retrocessione. WTF!

Fossero tutti come voi...

Fossero tutti come voi…

I KNOW MY CHICKENS

BOLOGNA-INTER 1-1

E’ inutile dire “lo sapevo, lo sapevo“. Perchè è scontato, e poi son tutti bravi a dire (dopo) che lo sapevano. Piuttosto, speravo che il vento indonesiano avesse spazzato via quella vena cazzara che da tanti anni caratterizza i ragazzi, e che invece ha trovato ennesima conferma nella Dotta Bologna.

Detto di una partita che poteva serenamente finire in goleada per i nostri, tocca anche constatare che il pareggio arriva su autorete (anche se quello di Jonathan pare ormai uno schema: tiro ignorante a cercare lo stinco del terzino), e che la minchiata fatta sul vantaggio bolognese poteva avere conseguenza ancor più nefande, vista la mancata espulsione di Taider.

Facendo un po’ d’ordine, con la masochistica intenzione di rivivere quell’obrobio calcistico che porta al gol di Kone, l’Inter riesce nella -non inedita- impresa di prendere gol su calcio d’angolo a proprio favore. Taider sbaglia a non spazzare rinviando all’indietro sull’ultimo uomo (Nagatiello) o anche sul portiere, e il rimpallo gli è fatale, innescando il velenoso Diamanti. A quel punto il nostro, ammonito dopo 1 minuto di partita, si attacca al rossoblù tipo koala, con la palla che carambola a favore di un altro bolognese. I nostri, tecnicamente parlando, si cagano dentro ed il greco Kone, solo soletto a centro area, vede il proprio sinistro -in realtà un po’ ciabattato- finire tra le gambe di Handanovic e poi in porta.

A quel punto, scampata l’ulteriore beffa dell’inferiorità numerica, personalmente avrei tolto Taider per Kovacic. Si va invece avanti così, e invero Palacio ha subito l’occasione per pareggiare. Liscio dello stopper e controllo col petto a seguire: il tiro è tecnicamente simile a quello dell’1-0 di cui sopra, ma stavolta i piedi del portiere (Curci, perculato per 2 settimane causa errori fantozziani e stavolta ovviamente migliore in campo) sventano la minaccia. Il Trenza ha un’altra occasione su bel cross di Jonathan, ma la capocciata finisce fuori di poco. Il festival del “non segneremo mai” ce l’abbiamo verso la mezzora, quando tra tiri e controtiri riusciamo da soli a sbrogliare l’area bolognese, con Alvaro Pereira a sbagliare il tap in (defilato, ma a porta vuota).

Sì; era entrato Alvaro Pereira per sostituire un Nagatiello acciaccato. E lì il Mister mi delude per la seconda volta: giocare col fratellino di Mr T dell’A-Team vuol dire giocare in 10, e ogni volta che Zanetti viene inquadrato in panchina, il numero di Madonne sale vertiginosamente…

Sul finale del primo tempo, punizia a 100 all’ora di Guarin che, deviata dalla barriera, scheggia la traversa.

Nella ripresa il copione è scontato: noi attacchiamo a testa bassa, loro tentano di ripartire, con la boa-Bianchi a fare il centravanti vecchio stile non senza rischi per i nostri.

Trovato il pareggio in pieno Johnny Guitar-Style, il più sembra fatto, stante anche l’ingresso -per me tardivo, come già detto- di Kovacic al posto di Taider, ad alzare il livello del nostro centrocampo. In realtà il croato non fa molto, ma le occasioni comunque ci sono: prima Guarin sbaglia un piatto destro all’altezza del dischetto del rigore (la migliore azione della partita), poi Curci fa i miracoli (ancora sul Guaro e nel finale su colpo di testa di Rolando), infine la traversa strozza in gola l’urlo di Juan Jesus che pareva aver azzeccato il tiro a voragine della vita.

Nisba: 1-1 e tutti a casa, con la beffarda sensazione di aver perso un’occasione d’oro, pur avendo guadagnato punti sui diretti concorrenti.

LE ALTRE

Il Napoli infatti cede sotto la classe di Fantantonio (ovviamente rigenerato dalla cura Donadoni, dimagrito 10 kg e meritevolissimo della Nazionale…. 6 mesi fa era un cadavere ambulante, vero mediaservi?), mentre la Fiorentina becca a Udine restando al palo. Se ci mettiamo la sconfitta del Verona nel Derby abbiamo comunque guadagnato 1 punto su tre squadre attualmente in corsa per il 3° posto. Ma, come già detto, è un magro bottino.

La Juve ristabilisce le gerarchie portandosi in testa, in attesa della Roma impegnata nel posticipo col Cagliari.

E’ COMPLOTTO

Ammetto che i commenti immediatamente successivi al pareggio sono all’insegna della quallità e solidità dell’Inter, che in effetti ha fatto la prestazione (frase odiosa, lo so…). Mazzarri è bravo a riconoscere che la manovra c’è, ma che certe occasioni non si possono sbagliare.

Le soddisfazioni mediatiche per una volta arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio, dove evidentemente il cemento impastato con miele e glucagone inizia a creparsi. Brutte a livello sportivo le immagini di 300 teppisti (iniziamo a chiamare quel tipo di Ultrà col loro nome) che bloccano l’uscita dei calciatori dal tunnel di San Siro. Godibilissima invece dal punto di vista dell’ anti-tifoso la scenetta di Kakà che si avvicina ai suddetti ominidi e, presumibilmente dopo aver intonato lodi al suo Signore e sgranato più volte il rosario, riceve gli applausi degli astanti riuscendo ad aprire un varco nella folla manco fosse Mosé con le acque del Mar Rosso.

Se a ciò aggiungiamo che il lavoro sporco il Milan non ha nemmeno bisogno di farlo, avendolo sub-appaltato a giornalisti nemmeno stipendiati dal loro Presidente, la goduria è completa: Nosotti di Sky, fido segugio di affari rossoneri, intervista l’ex Luca Antonini (pardon, GiovaneAntonini) facendo leva sul cuore rossonero del suddetto, e chiedendogli di commentare uno striscione apparso in curva: non certo uno di quelli offensivi e vagamente minatori apparsi nei 90 minuti di partita, ma quello dedicato a “Luca, uomo vero“, con contorno di tifosi che non dimenticano e catalogabile sotto il refrain caro al Geometra “certi amori non finiscono“.

Il Giovane 31enne abbozza ringraziando e ammettendo di essersi emozionato: “Non l’avevo neanche visto, è stato Kakà a farmelo vedere rientrando negli spogliatoi“: Riccardino vuol bene a tutti, e distribuisce amore anche ai non legittimi destinatari.

La verità infatti appare la mattina seguente, poche ore dopo il tweet di Balotelli: lo striscione, lungi dall’essere dedicato ad un onesto panchinaro del Milan, era invece riferito a un curvaiolo che tornava al suo posto dopo aver scontato 5 anni di DASPO. Non proprio un chierichetto, insomma.

Chissà Riccardino…

WEST HAM

Benedetti ragazzi: già giocate col Chelsea, se in più regalate il vantaggio con un’azione da Mai dire Gol, non posso che mandarvi amichevolmente accagare… La zona retrocessione ci mordicchia il deretano.

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!

A TWIST IN THE TAIL

INTER-LIVORNO 2-0

Una partita noiosa ma da tre punti, con la bella sorpresa del rientro del Capitano nei minuti finali -tutt’altro che irrilevante, si vedrà.

Questo il bigino della serata.

I ragazzi infatti, nelle sempre illuminanti parole del Cuchu a fine gara, giocano “non la miglior partita della stagione“, approfittano ben volentieri del paperotto di Bardi che gioca a palla saponata con il radente cross di Johnny Guitar, ed attendono l’ispirazione del redivivo Zanna per chiudere la pratica al 90′, con invenzione di Kovacic per Nagatiello.

In mezzo a queste poche emozioni, un’ora abbondante di calcio ruminato alla velocità dei bradipi e col fosforo di un batrace: Alvarez marca visita per la prima volta in stagione, mentre Guarin si mostra in una delle sue non rare performance di “vorrei spaccare il mondo ma non posso“. La conseguenza è che Palacio là davanti deve arrangiarsi col poco che arriva (un paio di colpi di testa alti nel primo tempo e un piattone destro stoppato dal loro terzino nella ripresa), lasciandosi guidare dalla propria generosità fuori dall’area amaranto per trovare palloni giocabili. Oltretutto in area, quando ci sta, viene cianghettato appena prima di tirare, ma nessuno dei 6 occhi deputati a controllare la zona vede nulla (how strange…).

Taider senza infamia dà la sua mano al Cuchu a rompere e ripartire (crapapelada migliore in campo, ma chettelodicoaffà), mentre dietro soffriamo quasi niente, pur con i tre centrali che finiranno ammoniti. La manovra pende molto a destra dalle parti di Jonathan il quale, aldilà di divertenti casi di idolatrìa avvistati in rete (vedi “il Divino” e panzane simili) attraversa senz’altro un periodo fortunato, se è vero che in stagione siamo al secondo autogol procurato, a cui va aggiunto un gol “voluto” e un altro cross deviato dall’avversario sulla testa di Nagatiello per il primo gol della stagione contro il Genoa.

Il dirimpettaio di fascia ha invece il suo bel da fare contro il promettente Mbaye, talentino nerazzzurro parte della colonia dei prestiti in terra labronica. Parlando dei quali, sarebbe ingeneroso individuare in Bardi il “pacco” rifilato ai toscani. Vero che l’errore sul nostro vantaggio è palese e grave; altrettanto vero che a fine primo tempo si riscatta deviando un rasoterra velenoso di Alvarez; incontestabile il fatto che lo sbaglio in questione sia uno dei primissimi di una stagione fin qui senz’altro positiva. Duncan lo ricordavo più forte, mentre nei 90′ l’ho visto menare come un fabbro senza impostare come invece sa. Tutti da tenere comunque sotto osservazione, alla faccia di chi dice che non investiamo sui giovani e che, quando lo facciamo, poi li svendiamo per quattro soldi.

Parlando di giovani, a metà ripresa entra il vero talento di questa squadra: Kovacic prende il posto di un acciaccato Alvarez (la mia mente perversa spera che il ghiaccio sulla caviglia serva a “scampare” la trasferta oltreoceanica per le due partite con l’Argentina). Il baby croato vivacchia per una mezz’ora adeguandosi al piccolo trotto generale, come ad attendere la palla giusta dai piedi giusti.

Piedi che tornano a calcare il prato di San Siro in un boato assordante a 10 minuti dalla fine: è Taider a lasciare il posto al Capitano che, tempo pochi secondi, piazza la prima di quelle accelerazioni palla al piede che, se brevettate a inizio anni ’90, gli avrebbero comunque garantito una decorosa pensione, aldilà dei guadagni maturati sul campo.

Genti in visibilio ed enorme sventolìo di vessilli nerazzurri.

Proprio una delle succitate cavalcate recapita la boccia al 10 croato il quale, riconoscendo in quella la palla giusta, magheggia al limite dell’area e di esterno mette Nagatiello solo davanti al portiere: tiro del nippico, sporco quanto basta ad ingannare Bardi e gonfiare la rete.

Il merito tènnico è tutto di Kovacic, ma gli abbracci sono comprensibilmente tutti per il Capitano. E di fatto continuano fino al fischio finale, distante solo un paio di minuti. E’ lì che inizia il vero tripudio per lo splendido quarantenne, visibilmente emozionato e forse -chissà- incredulo nell’aver centrato così l’ennesimo obiettivo della carriera (meno di 7 mesi di assenza per un tendine d’Achille credo sia un record). Bello e sincero il gesto di Cambiasso che si sfila la fascia di Capitano per restituirla (non solo metaforicamente) al legittimo proprietario.

Una celebrazione semplice, spontanea, senza “Zanetti Cam” o altre inquadrature servili e zuccherose dedicate in passato a personaggi diversamente strisciati.

Chè si sa, noi non siamo mediatici.

 

 

LE ALTRE

La Roma inciampa sul più bello, sprecando l’impossibile dopo aver beneficiato anche lei di un autogol col Sassuolo. Dopo il vantaggio crea tanto e spreca tutto, con l’inevitabile beffa del pareggio al 94′. Ne approfitta la Juve, che regola il Napoli con un eccessivo 3-0, agevolato da un gol in fuorigioco, ma di dimensioni inferiori a quelle “di Rocco Siffredi” (cit. Eliana, vendemmia ’98) e quindi a detta di tutti impossibile da vedere.

La Fiorentina regola la Samp con qualche patema finale ed è a un solo punto da noi, mentre il Verona viene piegato dal redivivo Genoa targato Gasperini.

Volitivo il pareggio strappato dai cugini in terra Clivense, con il mondo mediatico in attesa di notizie circa la conferma di Allegri, e prontamente accontentati. Splendida l’analisi di Porrà su Sky che sintetizza alla perfezione il momento rossonero: “Il Milan ha talmente tanti problemi di gestione societaria da non potersi permettere ulteriori scossoni derivanti da un cambio in panchina“. As simple as that.

 

E’ COMPLOTTO

Tra le tante differenze tra la partita dei cugini e quella dei Gobbi c’è però l’analogia dell’errore arbitrale. Ma se la partita di Torino ha visto una sommaria analisi dell’episodio ed una bevenola assoluzione del Rocchi Horror Picture Show, il gol annullato a Paloschi è stata probabilmente solo un’allucinazione della mia fantasia malata.

Pensate che ero convinto di aver visto un gol valido -non in leggero fuorigioco, ma in linea, quindi valido- annullato all’emulo di Superpippa Inzaghi. E invece: il replay più veloce del West, tanto per dire “l’ho fatto rivedere, la posizione è dubbia, tana libera tutti“, dopodichè silenzio assordante su tutta la linea. L’episodio scompare dalle azioni salienti mostrate nella sintesi, alla cosa ovviamente nemmeno si accenna parlando con gli allenatori, e addirittura Sannino si guarda bene dal richiamarlo durante la sua analisi. Del resto, contro i Gobbi il Presidentino Harry Potter era sceso negli spogliatoi a consolare il guardalinee che aveva sbagliato a suo danno. Quantomeno stasera il Chievo non ha vestito i panni della amorevole crocerossina.

Chè poi, volendo fare il cacacazzi: il gol di Llorente è in fuorigioco di soli 21 cm, quindi “è comprensibile l’errore“.

Quello di Paloschi è in linea, quindi “è comprensibile l’errore“.  Anzi non è nemmeno errore “è una questione di millimetri“.

E vissero felici e contenti.

 

WEST HAM

Dolorosa sconfitta a Norwich: i gialli ci fanno neri con tre fischioni che ci spediscono in piena zona retrocessione. World of pain…

Come canta Albano: "e vaaaaaaaaaaaa"

Come canta Albano: “e vaaaaaaaaaaaa

NON CI POSSO CREDERE

UDINESE-INTER 0-3

Con magno gaudio rinfodero la tabellina rancorosa che avevo preparato a sostegno della mia tesi (prevenutiella, lo riconosco…)  che vedeva nei friulani la nostra bestia nera per eccellenza. Che sia chiaro: sono ancora convinto della bontà della mia teoria, ma -come ben sappiamo- anche la più ferrea delle regole ha la sua eccezione.

Ecco spiegato il primo motivo del titolo, non originalissimo in realtà.

Il secondo motivo risiede nel partitone giocato dai nostri, che in questa stagione non avevo ancora visto in versione cosi massiccia e incazzata. L’Inter di Udine, positiva in quasi tutti i suoi interpreti, fa capire quanto Mazzarri riesca a plasmare la squadra secondo il suo credo, e per una volta il complimento al “Mister che c’è” non vuole essere una critica al “Mister che c’era“. Tocco tutto il toccabile, ma esattamente 12 mesi fa raggiungevamo l’apice della scorsa stagione, con la vittoria corsara in casa gobba e la testa della classifica a un solo punto di distanza.

Rispetto alla StramaInter, riconosco però una certa solidità nei nostri, oltre alla piacevole abitudine nel vedere certi movimenti: Jonathan e Nagatomo stantuffano come pistoni diligenti, Palacio è semplicemente esemplare per come copre tutto il fronte di attacco, Alvarez sta addirittura smettendo di stupire per la costanza con cui dispensa quantità e qualità sulll trequarti.

Se a ciò aggiungiamo il miglior Cambiasso delle ultime stagioni (e guai a chi dice “basta poco checcevo’ “) e un Rolando che, come già fatto notare, quand’è chiamato in causa, fa il suo con grinta e lucidità, ecco inevitabile citare per la terza volta il titolo, facendo la facile associazione tra la battuta e il protagonista della stessa, omonimo dell’ominide numero 35 nerazzurro.

Incredibilmente stavolta Di Natale non punge, Muriel sembra il fratellino di Ronaldo solo per la palese tendenza alla pinguitudine, e addirittura l’esordiente Widmer non entra per acclamazione nel Club Gautieri o in quello spesso coincidente del “Primo Gol in Serie A con l’Inter”.

I nostri, già prima del sapiente colpo di testa del Trenza, creano un paio di buone occasioni col Cuchu e Nagatiello sugli scudi, e la spinta offensiva non si placa nemmeno dopo il bel destro al volo di Ranocchia per il 2-0. Splendido il Mister dopo il raddoppio quando, disegnando due “zero” con le dita, fa palesemente segno ai nostri di dimenticarsi del doppio vantaggio e continuare a pedalare tam quam non esset.

La ripresa vede loro solo leggermente più pericolosi, con Di Natale prima a sfruttare meravigliosamente la sola palla buona avuta (grande Handanovic nell’occasione) ma poi ad arrendersi alla coscia dolorante. Stessa sorte toccherà a Samuel, Jonathan e Ranocchia nell’arco dei 90′: e per fortuna che i calciatori di Mazzarri non si infortunano mai! Per il resto, controlliamo e sprechiamo qualche bella ripartenza.

Agli sgoccioli del match, la punizione per i bianconeri mi sembra quasi ingenerosa, ma sentirli prenderci per il culo al 90′ cantandoci “Vincerete il tricolore“, mi ha fatto esultare come un indemoniato per il comodo 3-0 di Alvarez su ennesima bella discesa di Palacio.

Come dire: perculate qualcun altro, grazie!

Passando al capitolo Craniolesi, Guarin al solito alterna belle accelerazioni palla al piede, conclusioni assai pericolose (palo nel secondo tempo) ma anche due o tre palle sanguinolente perse in uscita a tutto vantaggio friulano. Meglio di lui riesce a fare Juan Jesus, altro Premio Nobel diffidato e capace di farsi ammonire perchè, sul 2-0, tarda a battere una punizione a centrocampo. Difesa a questo punto da re-inventare sabato contro il Livorno, nella speranza (temo vana) che qualcuno degli acciaccati possa comunque essere disponibile.

 

LE ALTRE

Le conferme arrivano da Juve e Napoli (vittoriose) e dal Milan (sconfitto dalla Fiorentina). La novità arriva da Torino, dove il Mister Ventura ferma la Roma sul pari che, per quel che ho visto, pare meritato.

Grave e godibilissima la bambola dei cugini, oltretutto certificata da grafiche e tabelle incredibilmente intitolate “Crisi Milan”. La differenza con l’anno scorso non sta tanto nei -pochi- punti in classifica, chè anche l’anno scorso erano partiti demmerda, quanto in tre aspetti di non poco conto: oggi ci sono tre squadre che stanno volando, mentre l’anno scorso solo la Juve pareva avere un passo deciso; oltretutto, Balotelli è già in squadra, quindi per i rossoneri non c’è il famoso “Mister X da accaparrarsi come da tradizione nelle ultime ore di mercato” (per dirla con le solerti veline di regime); infine, proprio il rendimento di Balotelli pare smascherare quello che per mesi è stato considerato come un colpo sensazionale e che invece sembra sempre più un bluff.

Temo che per Mario la china sia irrimediabilmente “non risalibile”. La sua sarà una carriera alla Cassano: grandissimi gol, bellissime partite, inframmezzate da lunghi periodi di indolenza e di vene poco irrorate.

Il tutto, alla faccia della grande famiglia, del “da noi i campioni si comportano bene, perchè lo stile Milan viene prima di tutto”.

 

E’ COMPLOTTO

Il mio rancore ha poche valvole di sfogo a ‘sto giro: mi chiedo solo perchè il Milan debba essere il primo del gruppetto di squadre a 12 punti, pur essendoci tra questi anche il Parma che li ha appena battuti. E’ probabile che calcolino prima la differenza reti e poi gli scontri diretti, però esteticamente era più bello vedere il Milan a metà e non in cima della colonna di destra…

In mezzo ai tanti complimenti ai nostri, ho addirittura sentito dire che l’Inter ha il miglior attacco e che ha il record di giocatori andati a segno (dato che trovo sempre fondamentale). Chiaramente è stato poi fatto notare che i nostri sono quelli che più di tutti segnano su calcio piazzato (come se così i gol valessero meno) e che quello di Ranocchia è il primo gol segnato da un italiano nell’Inter di questa stagione.

Siete poco.

Infine, applausi sperticati per Aldo Grasso che, come già fatto notare in settimana, si è chiesto quel che ogni sano di mente dovrebbe chiedersi guardando una qualsiasi trasmissione sul calcio targata Sky, e cioè: https://apps.facebook.com/corrieresocial/spettacoli/13_novembre_01/arroganza-sportiva-commenti-mauro-bc097d72-42be-11e3-bd09-5fafe7fa6f7b.shtml

E davvero la presenza del calabrese cantilenante stride con gli altri ex giocatori che mediamente sono apprezzati dal sottoscritto, al di là dell’appartenenza clacistica. L’ultimo iscritto al Club dei “Degni” secondo il mio insindacabile giudizio è Cicciobello Marocchi, odioso carugnin de l’uratori ai tempi gobbi, e invece oggi attento osservatore delle gesta dei nostri eroi in mutandoni. Interessante la sua analisi nel post Milan-Fiorentina, quando consiglia ad Allegri di impartire disposizioni molto semplici ai suoi difensori e centrocampisti, che evidentemente a suo parere non possono dare di più. Diverso il discorso in avanti, dove secondo lui Kakà (e non Balotelli) ha la personalità e l’abitudine a prendersi la squadra sulle spalle.

Infine, non posso che attendere, curioso come una scimmia e divertito come un bimbo al circo, l’evolversi della critica “costruttiva e per nulla indirizzata ad una persona in particolare” di Barbarella Berlusconi, che sostanzialmente dà del rincoglionito al Geometra Galliani auspicando un cambio di strategia societaria lamentandosi con il papà. Tutto ciò mi lascia incredulo, vedendo che per qualche ora lo zimbello della critica non è l’esecrando rapporto coi media della nostra squadra simpatttica, ma proprio la squadra diversamente milanese.

A proposito, la squadra questa settimana la passerà in ritiro proprio nelle lande ad alto tasso glicemico di Milanello Bianco.

Ma che non si dica che il ritiro è puntivo!

 

WEST HAM

Pareggio a reti bianche nel Derby cromatico contro l’Aston VIilla, e classifica assimilabile a quella dei cugini rossoneri.

scontato, ma sincero

scontato, ma sincero

GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!