AHI CHE PENA VEDERTI

INTER-TORINO 2-2

Ormai non si può più parlare di occasione persa, bensì di consolidata –e compassata- velocità di crociera.

Siamo una squadra da metà classifica, e solo la mediocrità di questo campionato ci tiene sconsideratamente in corsa per il terzo posto. Ti aspetti sfracelli da Guarin e Palacio e ti trovi a prendere sberle da Cerci e Meggiorini, nuovi soci del Club Gautieri, leggasi di buoni giocatori che porteranno sempre nel cuore l’Inter, destinataria delle migliori giocate delle loro oneste carriere.

E dire che, ancora una volta, era iniziata bene, anzi in maniera letteralmente incredibile: Fantantonio si guadagna con furbizia la punizione dal limite dell’area e Chivu disegna una parabola perfetta che ricorda un suo precedente gol, fatto con la maglia della Roma, anno del Signore 2003-2004.

Se non è incredibile questo…

Sono passati pochi minuti, siamo in vantaggio e non dobbiamo quindi nemmeno “fare” la partita (…cazzo di partita vuoi “fare” con Gargano e Mudingayi a centrocampo?) quindi tutto sembra incanalato per il meglio.

Invece il Toro viene fuori alla grande (il Mister compagno di vacanza fa girare i suoi 4 attaccanti a meraviglia), noi ci capiamo meno del solito, finché Guarin dimostra il lato B dell’animalanza che l’ha fatto scintillare nelle ultime uscite. Dribbling suicida al limite dell’area e palla persa: scambio tra Barreto e l’ex Meggiorini, che torna al gol dopo ere geologiche. Manco a dirlo l’ultimo gol in A l’aveva fatto ancora contro di noi: quando si dice il caso… ecco spiegato lo stringiculo che mi era preso apprendendo della sua presenza in campo al posto del capitano Bianchi. Tornando al Guaro, continuo a volergli bene, perché la stupidità è un difetto ma non una colpa. Diciamo che ci ha dato una lampante dimostrazione di cosa voglia dire farsi guidare da un cavallo, e non da un fantino. Finché facciamo a chi ce l’ha più duro, no problem (and excuse my french…), ma se si tratta di ragionare, si prega di ripassare…

Chivu, per rientrare nella normalità, si fa male ed è costretto a uscire dopo nemmeno mezz’ora, mentre A’ Cassano là davanti cerca di spremere il massimo dal proprio immobilismo. Palacio è spremuto come un limone, e coprire da solo il fronte d’attacco nuoce inevitabilmente alla lucidità sotto porta. A scanso di equivoci, i compagni provvedono a non farlo stancare, centellinando i suggerimenti in avanti (se si eccettuano i rinvii ad minchiam).

La ripresa fa quel che deve, ossia riprende la storia là dove l’avevamo lasciata: il Toro fa quel che vuole e noi non ci capiamo un cazzo. Pereira (tutti i difetti di Guarin senza averne i pregi) viene scherzato dal terribile Cerci che arriva sul fondo e crossa rasoterra di destro: Juan Jesus è in colpevole ritardo, Meggiorini è in esecrabile orario e timbra la doppietta. Di lì a poco esce Mudingayi (ennesimo giocatore sano come un pesce fino a vestire il neroblu) ed entra il Cuchu. Ora, non mi dilungherò in lodi sperticate su Cambiasso perché non è il caso, né sbrodolerò righe su righe sui due eroi romantici (il suddetto crapapelada e l’immenso Capitano) che salvano la squadra da una sconfitta assai probabile (e tutto sommato meritata). Mi limito a dire che, alla lunga, è meglio avere testa che gamba, e che le carenze dei due esperti argentini sono acuite dalla mancanza di un centrocampo normalmente detto, che possa consentire ai suddetti di rifiatare, di giocare spezzoni di partita e di non dover essere sul banco degli imputati ad ogni partita persa o non vinta. Per esser chiari: le ultime uscite del Capitano sono state terribili, con la velenosa ciliegina della palla persa a Roma domenica scorsa.  Resto però dell’idea che questi due, se dosati con giudizio, possano dare ancora qualcosa all’Inter. Con la rosa attuale, diventano –purtroppo- titolari inamovibili per mancanza di alternative.

Dopo il pari del Cuchu (di destro!) seguìto a discesa arrembante di Zanna, ho addirittura l’ardire di pensare che la si possa vincere, spremendo le ultime gocce di genio di Cassano (che mette Palacio davanti al portiere prima di essere sostituito) e sperando che Guarin si faccia perdonare con la sabongia che ci ha abituato a conoscere. Invece niente: per Antonio entra il solito Alvarez poco incisivo (ma anche lui, povero Cristo, non può entrare e dover salvare la patria ogni volta…), il Guaro, chettelodicoaffà… cerca l’assist quando deve tirare e mira l’incrocio da 30 metri col compagno libero da servire.

Ma soprattutto, Handanovic mi dà due conferme di quanto ardita fosse la mia speranza, andando a deviare sul palo il tocco sotto porta di Bianchi (entrato nel frattempo) e all’ultimo minuto respingendo la fame di tripletta del maledettissimo Meggiorini.

E’ andata bene, poche balle, anche se si doveva vincere, anche se ormai Ranocchia non protesta nemmeno più per i rigori non fischiati a suo favore. Abbiamo dato via i pochi piedi buoni che avevamo per far cassa e sperando (in tre giorni) di rifare la squadra. Ma di ciò dirò a breve.

LE ALTRE

La Juve impatta col Genoa in casa e Gonde si esibisce nel classico stile Juve: low profile e negazionismo quando ruba, ché tanto alla fine torti e ragioni si compensano, sceneggiata da profondo Sud quando gli gira male. Attendo con famelica curiosità le squalifiche del giudice sportivo Tosel (lui sì tifoso –bianconero of course– reo confesso), senz’altro improntate alla sdrammatizzazione ed alla comprensione del momento sportivo. Come nel caso di Cassano. Come nel caso di Ranocchia. Come nel caso di Guarin.

Per il resto, il Napoli ne approfitta sbancando Parma, mentre la Lazio addirittura perde in casa col Chievo, rendendo perfino utile il nostro pari interno nella corsa al terzo posto. Dietro marcia bene il Milan, che vince a Bergamo e tiene il ruolino di marcia migliore degli ultimi mesi, mortacci loro. Roma e Fiorentina fanno un punto in due, e Zeman sembra arrivato al capolinea, polemizzando con la dirigenza giallorossa, incredibilmente permalosa nel veder la propria squadra subire gol in quantità.

E’ COMPLOTTO

C’è in realtà poco da dire. Non tanto perché di commenti negativi non ce ne siano, quanto perché quei commenti li sottoscrivo in pieno. A ulteriore dimostrazione che quel che voglio dai media non è uno zerbinaggio quale quello sentito nei confronti di Allegri ieri per radio (mi immaginavo il giornalista inginocchiato proferire boiate tipo “lei aveva detto che a primavera sareste stati in zona scudetto ed aveva ragione…”, prima di chiosare con uno zuccheroso “impeccabile come nemmeno il Conte Max”).

Non ho onestamente la forza di arrabbiarmi quando sento critiche pesanti, spesso ad un passo dallo sfottò, sulla gestione del caso Sneijder e sulla pochezza del centrocampo attuale. Anzi, credo che una riflessione complessiva a riguardo si imponga.

CALCIOMINCHIATA DI INVERNO

Il reale errore dell’Inter è stato, a conti fatti, non vendere Sneijder nella sessione di mercato estiva, allorquando la quotazione per il giocatore poteva facilmente essere il doppio di quella cui è stato effettivamente venduto. Lo dico da convinto ammiratore dell’olandese che, seppur scostante e umorale, resta uno dei pochi campioni in circolazione. 7.5 milioni (senza bonus, chè quelli sono previsti solo per il giocatore) vogliono dire circa la metà di Pereira, ed è stata l’ennesima –e non richiesta- dimostrazione della “fame” della nostra dirigenza che, schiava degli ultimi colpi di “cuore” del proprio Presidente (leggasi aumenti di stipendio sventagliati in euforia post Triplete), si ritrova con l’imperativo categorico di tagliare il monte ingaggi. A quel punto, pur di non pagare più i 6 milioni netti all’olandese di turno (e quindi 12 lordi), va bene anche affidarsi al (solo) compratore interessato, finendo per dirgli “per il prezzo faccia lei…”.

Sul fronte acquisti, e più in generale, con pochi soldi a disposizione, diventa capitale non sbagliare gli affari: hai poche cartucce da sparare, e devi essere sicuro di fare centro ad ogni colpo. Centro che è stato fatto con Handanovic, Guarin e Palacio, più il colpo (di culo? Almeno tra di noi diciamocelo) di Juan Jesus. Parliamo, tra tutti, di quasi 40 milioni di soli cartellini, ma mi sento di dire che sono stati ben spesi.

Restano però i 9 milioni per Silvestre, i 13 per Pereira e la decina per Alvarez. Restano i pochi ma inspiegabili soldi spesi adesso per Rocchi, per poi non farlo giocare.

Resta, in buona sostanza, l’impressione di un pericoloso pressapochismo e di scarsa coerenza, se è vero com’è vero che Strama stesso ha ammesso che la squadra era stata concepita per giocare con due mediani e Sneijder, e di aver dovuto per forza cambiare in corsa.

Ora, venduto –pare- anche Coutinho al Liverpool per un’altra dozzina di milioni, spero si riesca a portare a casa l’agognato Paulinho, che a mio parere in pochissimi hanno visto giocare, ma che pare essere buono. A patto di chiarirsi: la sola cosa che sappiamo è che il soggetto NON è il regista che ci manca. Può essere un Guarin, più o meno forte e più o meno intelligente. Ad ogni modo è un interno, un incursore, un cavallone o come cazzo volete chiamarlo. Che lo si sappia, prima di dire tra due mesi che “l’Inter pensava di aver colmato la lacuna e invece per l’estate pensa a Lodi”. A guardare l’attuale composizione della rosa, all’inter di titolari fissi a centrocampo ne servono due: un regista e un interno, in modo che i due in questione più Guarin possano garantire una solida base, attorno alla quale potersi permettere di affiancare un vecchio leone (Cambiasso o Stankovic) senza pagare dazio in termini di mobilità. Difficile che la mediana così concepita possa supportare un tridente composto da Milito-Cassano-Palacio, quindi la soluzione più realistica in attacco dovrebbe prevedere un classico “tre uomini per due maglie”. Dietro, non disprezzerei l’arrivo di Schelotto, più che altro per limitare le apparizioni di Pereira e poter dirottare saldamente a sinistra Nagatiello, in ombra nelle ultime uscite ma comunque solida realtà nerazzurra di questi tempi.

I pensieri del tènnico da bar che è in me mi riportano alle infauste domeniche di metà anni ’90, allorquando il vecchietto seduto in tribuna davanti a me recitava come un mantra l’inarrivabile climax “non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo”. Siamo oltretutto nel bel mezzo di un circolo vizioso (sono socio, so ciò! Cit. Eliana per soli malati di mente): non ci sono soldi da spendere adesso, e quindi dovremmo fare con quel che si ha in casa (bellammerda…); d’altra parte dobbiamo ad ogni costo centrare la qualificazione in Champions per poter fare acquisti degni di tale nome in estate. Ribadisco che la sola soluzione al succitato dilemma può venire dal suicidio collettivo delle nostre rivali, vedendo limitate al lumicino le nostre possibilità di ergerci dall’attuale mediocrità.

Tristèssa…

WEST HAM

Day off, visto che si gioca per la FA Cup da cui il Man Utd ci ha recentemente estromessi.

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco...

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco…

LA GRANDE ABBUFFATA

INTER-PARMA 5-0

L’Inter riparte in tromba, con un rutto oceanico che fa digerire i 1000 panettoni ingurgitati durante le feste e scattare i ragazzi come non si vedeva da tempo. Una cinquina al Parma –che ha fatto ben poco, c’è da dirlo- che appare quasi eccessiva, e che al gioco del “vorrei” mi ha fatto dire “un paio di pere me le sarei tenute per il derby di domenica prossima”. Ma tant’è, doppietta di Milito, gol di Pazzini, Thiagone e Faraoni (per una volta, è uno dei nostri a segnare il primo gol in Serie A!).

Dietro lasciamo due azioni in fotocopia nel primo tempo, con Biabiany che va via a Nagatomo: a quel punto non c’è nessuno che possa tenerne il passo. L’ex nerazzurro piazza anche due bei cross, che però né Giovinco né Modesto riescono a mettere in buca, per nostra fortuna.

Il Principe pare in forma e già al 13’ gira in rete il cross a pelo d’erba di Alvarez: il feeling tra i due pare crescere col tempo, e il ragazzino mostra piedi felpati, pur su un motore non esattamente da sprint. Il centrocampo vede il succitato Alvarez a sinistra, con Cuhcu e Thiago in mezzo e il buon Zanna a destra: e chi cazzo corre lì in mezzo? È la mia domanda al fischio di inizio, ma per fortuna i nostri suppliscono col fosforo alla gamba pigra e rastrellano palloni su palloni. Il capitano e Cambiasso sono protagonisti dei primi due gol, ma questo non ve lo dirà nessuno (Zanna ne salta due e imbecca Alvarez per il cross dell’1-0, il Cuchu sradica il pallone da un gialloblù al limite dell’area e riavvia l’azione che poi porterà al raddoppio di Motta).

Tutto bene? Quasi. Ranieri tiene in campo per 90’ Maicon e Motta, diffidati e con il neurone poco governabile, oltre a Samuel ammonito già a metà primo tempo. I tre fanno giudizio per il resto del match e non rimediano altri “gialli”, ma poco prima del 90’ Maicon si tiene l’inguine come nel peggiore e più beffardo dei finali. So che è facile ragionare col senno di poi, ma chi ha visto la partita con me (per quanto attendibile possa essere Panchito) potrà confermare che all’ingresso del giovane Faraoni per Milito, ho commentato “Io avrei tolto il Maicone”. La Società parla del solito risentimento da valutare nei prossimi giorni e la puzza di stiramento con tempi di recupero da valutare si fa pressante. Che vadano in culo!

Al derby, in ogni caso, ci si arriva in uno stato di forma complessivo che difficilmente potrebbe essere migliore: 5 vittorie di fila, pochi gol presi, Sneijder e Forlan probabili rientri insieme a Stankovic e Chivu. Quasi troppo belli per essere massicci e incazzati, come si conviene a qualsiasi stracittadina. Evito di soffermarmi sull’importanza capitale della partita contro quelli là, non solo per il fatto di aver perso gli ultimi derby giocati (stagione scorsa e supercoppa italiana in agosto), ma proprio per continuare il recupero in classifica.

 

LE ALTRE

Operazione-Recupero che nel weekend ci ha visto guadagnare solo 3 punti ad una Lazio demolita dal Siena, mentre tutte le altre hanno vinto, senza convincere più di tanto (parlo di Juve e Milan). Ma quel che conta sono i punti, e quindi rimaniamo a -8 dai diversamente strisciati e -6 dall’Udinese, con Roma e Napoli che incalzano un paio di punti sotto di noi.

 

E’ COMPLOTTO

Sono paranoico, ho avuto qualche settimana per accumulare materiale, quindi son cazzi vostri. Mettetevi comodi.

Si parte con quisquilie che sanno di puro dispetto: Sulla Gazza, il trafiletto con cui Vieri si dichiara pronto per Ballando sotto le stelle è messo ovviamente nella pagine in cui si parla di Inter, mentre l’analogo pezzo su Gianni Rivera è messo in fondo, dove si parla di programmi TV. Posto che ai tifosi non pare proprio edificante che un ex grande calciatore della propria squadra si ricicli in ballerino, ditemi voi se preferireste avere una tal notizia dove si parla della vostra squadra del cuore o in penultima pagina dove non la cagherà nessuno.

Permaloso? Prevenuto? Paranoico? Altri aggettivi a caso inizianti con la P? Yes, and proud of it!

Sulla stessa falsariga, una sterile polemica sulla concomitanza tra il premio dato dall’AssoCalciatori ed altro simile trofeo da assegnare negli stessi giorni vede un commento saccente in cui, insomma, si rimprovera al calcio italiano di non riuscire nemmeno a organizzare un calendario decente per le premiazioni. Ovviamente, la foto a corredo mostra Milito col premio in mano, e non, ad esempio, Damiano Tommasi, Presidente di detta Associazione.

Ma passiamo alle cose “cicce”: affare Tevez-che-vuole-solo-il-Milan: Galliani è ovviamente un fine stratega nel proporre al City un obbligo di riscatto basato su un mix di presenze, gol, vittorie etc. Solo al verificarsi di questo minestrone di presupposti, il Milan sarebbe obbligato a riscattare il giocatore per –pare- 24 mln. L’Inter si intromette, forte –pare- di un accordo con il City e pronta a versare (subito?) una cifra superiore di qualche milione a quella proposta dal Milan. Manovra di disturbo? Reale interesse? Si vedrà.

Quel che segnalo è che ovviamente il Milan fa benissimo a cercare Tevez, per un attacco che ha già Ibra, Pato e Robinho, e un certo Inzaghi sempre a disposizione, mentre l’Inter assolutamente non può permettersi di spendere quella cifra e oltretutto a che le serve Tevez, quando ha già Milito, Pazzini, Forlan e Zarate?

Curiosa anche la spiegazione secondo cui Tevez è un centravanti puro, che sì, può giocare anche esterno e rientrare (come peraltro fa regolarmente in nazionale, come ha fatto al Man Utd e come farebbe al City se giocasse con Dzeko), ma lì è adattato e non rende al meglio. Ancor più bizzarro dire che, siccome Ibra nel Milan non fa il centravanti ma di fatto il trequartista (eehh??), Tevez lì in mezzo ci starebbe a meraviglia, mentre l’inserimento nell’Inter sarebbe più problematico, dovendo farlo giocare con Forlan a discapito di Milito e Pazzini panchinati in sol colpo.

Andrà a finire che Tevez sarà del Milan, e mi dispiace perché uno così l’avrei preso già due anni fa. Matto come un cavallo, mezzo delinquente, ma forte. Tanto. Ce ne faremo una ragione. Quel che al solito non mi andrà giù saranno i commenti del tipo “L’Inter si è fatta battere dal Milan nonostante avesse un accordo col club, che bravi i rossoneri che ciula i nerazzurri”. Se anche Tevez dovesse andare al Milan, questa manovra dovrebbe almeno essere servita a complicare un po’ i piani al geom. Galliani e far lievitare un po’ il prezzo. Ma questo non lo dirà nessuno, chè il ragazzo è disposto a ridursi lo stipendio pur di andare al Milan…

 

WEST HAM

Sconfitta contro il Derby County e vittoria contro il Coventry valgono l’aggancio al primo posto in classifica, seppur a pari punti.

Brutta invece la sconfitta odierna in FA Cup per mano dello Sheffield Wed, che gioca nella League One (terza serie, cioè una sotto gli Hammers). No Wembley this year…

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E' record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E’ record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

int cag 2012 2013 bis

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

NON HO VISTO MA PARLO LO STESSO

INTER-CATANIA 2-0

Premetto la mia colpa e la mia impreparazione. Ho dato un’occhiata al bigino (cioè ho visto gli ailaizz) ma non ho studiato (cioè non ho visto la partita, causa zingarata in terra gigliata). Detto ciò, posso quindi commentare ben poco, non essendo io pennivendolo di professione con due o tre pezzi già pronti da mandare in stampa a seconda del risultato o della bisogna.

Noto il perpetuante stato di grazie di Cassano, la luccicante testa -anatomica e calcistica- di Cambiasso e lo splendido primo gol di Palacio, saggiamente servito dal Principe.

Noto anche la sconsideratezza di Guarin che rischia un rigore sacrosanto cianghettando in area l’avversario invece che accompagnarlo a fondo campo.

Lo dico da tifoso a cui ieri è andata bene: avete capito perchè i giudici di porta non servono a un cazzo? e perchè, fin quando non sarà possibile rivedere questi episodi al replay, sarà sempre valida la scusa del “non ha visto“?

Sorvolando sulla prestazione di ieri e analizzando invece la classifica dei nostri, ribadisco quanto già detto in un paio di altre circostanze: va bene, benissimo così. Non credo che onestamente avrei potuto pretendere di più da questa squadra, a livello di classifica. Vero che paghiamo il brutto KO col Siena, ma abbiamo i punti che ci meritiamo (e forse anche un paio in più, ma diciamolo sottovoce). Tutto ciò fa male alla Serie A perchè mostra come una squadra volenterosa, ma in pieno work in progress, sappia sfruttare la mediocrità generale ed essere -seppur solo a fine Ottobre- a un passo dalla qualificazione in Champions League. La Juve resta di un altro livello, e temo ne avremo conferma tra un paio di settimane, ma forse con le altre ce la possiamo giocare. Mi piace sempre di più il nostro allenatore, preparato e capace di convincere i giocatori a cambiare modulo di partita in partita, e anche all’interno dello stesso incontro. Manca la difesa a farfalla, l’attacco a voragine e i cross a pioggia e poi gli schemi li abbiamo provati tutti. In più il ragazzo si inserisce alla perfezione nella scia dei Mancini&Mourinho quando si tratta di zittire critiche gratuite e rispondere per le rime al Varriale di turno.

 

LE ALTRE

I Gobbi si aggiudicano il big match battendo il Napoli e restando da soli in testa alla classifica. Starà a Mazzarri ora mantenere i suoi sulla corda e far dimenticare i 90′ di Torino. La Lazio prima gioca col Milan poi rischia di bruciarsi, portando però a casa 3 punti meritati che spingono i cugini ben oltre il baratro della zona retrocessione. La Roma torna sulle montagne russe rimontando da 0-2 a 4-2 nella seconda grande prestazione della stagione (indovinate quale è stata la prima…) e si assesta a fianco della Fiorentina, bloccata a Chievo sul pari.

 

E’ COMPLOTTO

Roba lunga, mi spiace…

Per fare un poco di ordine, ricordiamo come le due squadre milanesi avevano salutato il campionato prima della pausa: Derby vinto dall’Inter, che si ritrovava un po’ a sorpresa terza, e perso dal Milan, che continuava il peggior inizio di Campionato da decenni a questa parte.

Ebbene, pur di non cavalcare questo banale e prevedibile canovaccio, le nostre prostitute intellettuali, in mancanza di sex toys con cui gingillarsi, fanno ricorso a tutto il loro ‘mestiere’ per restare all’altezza della loro reputazione per cosi dire scollacciata, producendo chicche come quelle che seguono:

1) Sceicchi e Russi litigano tra di loro pur di accaparrarsi una quota di Milan. Si parla di un 20 o 30% che i paperoni di cui sopra sarebbero disposti a pagare piu’ di 200 milioni di euro, secondo alcuni addirittura 500. Per la cronaca, e come puro termine di paragone, la partecipazione cinese dell’Inter pare essere del 15% e valere intorno ai 50 milioni. Taccio per umana pieta’ su quale delle due squadre possa essere stata valutata di piu’, stanti i risultati degli ultimi 3-5 anni e alle prospettive per il futuro.

Niente di tutto questo: i ricchi del mondo si contendono briciole di Milan volendole pagare a peso d’oro, e che nessuno osi metterlo in dubbio o peggio canzonarli! Siamo pur sempre parlando del clubpiutitolatoalmondo

2) Vista l’imminente iniezione di danaro straniero – ma anche no, stante la secca smentita del Geometra Galliani che ha definito ‘immutato e costante’ l’impegno del dr Berlusconi a supporto del suo Milan- i cugini sono ormai ad un passo dall’ingaggiare Guardiola, che dopo un anno sabbatico verra’ presto convinto da Zio Fester in persona ad accomodarsi sulla panchina rossonera. Nel frattempo pero’, come nelle peggiori telenovelas di quarta, Ibra pare avere nostalgia di Milano, ed ecco palesarsi la migliore occasione per dimostrare al mondo intero che Milanello Bianco puo’ davvero tutto… immaginate i due correre mano nella mano per i prati del centro sportivo a piu’ alto tasso glicemico al mondo pascendosi l’uno della stima e dell’amicizia dell’ altro.

3) Posto che la cosa che quelli la’  sanno fare meglio e’ vendere il loro prodotto – e per una volta lo dico senza ironia- perfino la consegna delle nuove auto aziendali ai calciatori diventa un evento mediatico da ‘coprire’ adeguatamente. Ecco quindi il solerte giornalettaio apporre la seguente didascalia a fianco della foto della berlina addobbata con maglia rossonera: “Nonostante i risultati degli ultimi tempi, l’immagine e’ sempre molto importante per il Milan. Il suo brand mantiene infatti immutato il suo fascino“. Il suo brand mantiene immutato il suo fascino… non riesco nemmeno a leggerlo senza che mi sendano le lacrime!

Non solo: nel corso dello stesso evento, Galliani rassicura i tifosi garantendo che non venderanno piu’ i loro campioni, senza che a nessuno sia scappato da ridere o abbia solo sommessamente osato chiedere: ‘Quali?

4) Latitando come detto i risultati della prima squadra, il regime ha solertemente abboccato all’amo lanciato da una vecchia volpe mondo dei procuratori sportivi italiani: non esattamente Raiola o Pasqualin, ma insomma quasi. Piu’ precisamente un ragazzo, classe 1990, figlio di uno dei procuratori di Kakà, che ha postato su youtube il video girato a un suo ‘assistito’ di 14 anni (sempre che sia legale, prima ancora che normale, che un bambino di 14 anni abbia un procuratore). Ad ogni modo il pubescente ci sa fare, e trucchetti e giochini palla al piede sono assai promettenti. Tutto cio’ e’ stato piu’ che sufficiente per scatenare la diligente e prona squadriglia mediatica a chi la sparava piu grossa. “Il nuovo Messi, il Milan ha in casa il suo campione, con questo sono a posto per vent anni”, sono state tra le pirlate che le mie orecchie hanno dovuto sentire. Il fatto poi che il ragazzo sia stato grossomodo scippato dai cugini al nostro settore giovanile non fa che aggiungere pepe alla pietanza (http://www.goal.com/it/news/3785/generazione-di-fenomeni/2012/07/03/3217719/generazione-di-fenomeni-hachim-mastour-un-piccolo)

Per dovere di cronaca, riporto ora estratti delle due settimane nerazurre cosi come raccontate dai solerti scrivani di corte:

1) Milito e’ in crisi e in ottobre non segna mai, una vera e propria maledizione, se si pensa che da quando e’ all’Inter -o forse in Italia, la dottrina al riguardo è divisa- questo mese l ha visto sul tabellino dei marcatori solo una volta. Fa niente se in tre degli ultimi quattro anni cio’ lo abbia portato ad un bottino di reti superiori alle venti per stagione. E’ crisi.

2) Se il Principe e’ in crisi, Sneijder, volato in USA per curarsi dall’infortunio e per star vicino alla moglie, non puo’ che essere un ‘caso’, che’ insomma non e’ bello lasciare i compagni ed andare a curarsi dall’altra parte del mondo, dimostrando cosi’ di avere poca fiducia nello staff medico nerazzurro. Considerazioni ovviamente sempre taciute allorquando era il malato cronico Pato a sottoporsi a periodiche trasvolate oceaniche per trovare soluzioni alla sua cronica propensione all infortunio.

3) Nel pezzo della Gazzetta, in cui si fotografava la poco lusinghiera situazione economica e finanziaria dei nostri top club, ovviamente la parte del leone – diciamo cosi- e’ riservata al Signor Massimo, reo purtroppo di aver speso nel suo primo quindicennio piu’ di un miliardo, chiudendo tutti, ma proprio tutti, i suoi bilanci di esercizio con perdite poi ripianate con iniezioni di capitale. Non posso confutare i numeri ne’ voglio negare la realta’. Nel delirio mentale che mi spinge a compitare queste scemenze, cerco sempre di conservare un’ossimorica obiettivita’ da tifoso. Quindi: l’Inter ha senz’altro speso troppo e male nei primi dieci anni di gestione Moratti. Non che gli altri di errori non ne abbiano commessi; non che gli altri si siano divisi utili multimilionari. Ma diamo a Massimo quel che è di Massimo: anni di valutazioni errate, di scelte che si sono rivelate fuorvianti e di bidoni pagati a peso d’oro. Ma soprattutto, anni in cui non si e’ mai riusciti ad innescare un circolo virtuoso, in cui non e’ stato possibile porre quella prima pietra che potesse indicare la ‘retta via’ alla societa’.

Ora, sono un rancoroso complottista, ma due righe per dire che buona parte del miliardo speso da Moratti e’ coinciso con quello che la storia ha poi battezzato col nome di Calciopoli, ecco, queste io le avrei spese. Loro no.

 

WEST HAM

Scintillante 4-1 casalingo contro il Southampton che vale uno splendido quinto posto a parimerito. Temo durerà poco, visto che a inizio Novembre il Manchester City sarà gradito ospite a Upton Park…

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

SCINTILLANTE MEDIOCRITA’

CHIEVO-INTER 0-2

Non siamo alla vergogna, perché a vincere giocando dimmmerda non c’è da vergognarsi. Però da ridacchiare sì. Ripeto che Stramaccioni va benissimo, mi pare preparato ed è pure valido dialetticamente, ma sentirlo dire per tre giorni che giocherà con la difesa a tre perché così attaccheremo meglio è una supercazzola degna del Perozzi. Oltretutto Chivu, la panacea di Transilvania che avrebbe dovuto tamponare gli attacchi veneti e contemporaneamente sventagliare dozzine di traccianti per le nostre punte, resta seduto per l’immancabile cigolio al ginocchio che ne consiglia un uso assai parsimonioso. Lo rivedremo dopo la sosta di Natale.

Il vero gioco di prestigio dell’Inter di ieri sera è stato vincere una partita in cui l’attacco è stato lasciato da solo per 80 minuti su 90, e in cui il centrocampo si è visto praticamente solo in fase difensiva –e anche lì con risultati appena sufficienti-. Erano in 11 in campo, ma per le praterie non presidiate parevano in 4. Samuel ha fatto il suo (cioè dare la prima stecca intimidatoria dopo 5 minuti con inevitabile giallo), ma la forma è ancora lontana dal lasciarci tranquilli. Per fortuna, giocando a tre, aveva accanto non uno ma due altri difensori: e il duo Ranocchia- Juan Jesus (aka Gino Gesù) ha portato a casa la pellaccia anche ieri sera, non senza aver contribuito ulteriormente al mio precoce incanutimento quando hanno lisciato in serie su Pellissier, che per fortuna ha ciccato il tiro.

La lettura degli attaccanti del Chievo mi aveva messo i brividi, scorgendo nomi velenosissimi del passato recente e remoto: Di Michele come già ho avuto modo di dire ha esordito in A con gol contro di noi e ci ha segnato altre gragnuole di reti nella sua onesta carriera di attaccante, mentre Rigoni ha fatto pure meglio, purgandoci 2 volte col Novara nell’ultima di Gasperini l’anno scorso. I due si sono messi di impegno, ma per fortuna Handanovic ha dato ulteriore prova di essere stato un acquisto centrato da Branca & co.

Assisto quindi a un match di rara bruttezza, cercando di capire in quale inopinato modo si possa passare in vantaggio e senza riuscire a rispondermi. Il modo è in effetti estemporaneo, se si pensa che –for once!– il primo gol in Serie A lo segna uno dei nostri: Alvaro Pereira, col pisello in fuorigioco, apre il piattone sinistro e scarpa in rete il tiro-assist di Nagatiello.

Un quarto d’ora prima, Sneijder si era procurato il 156° stiramento della sua carriera, venendo sostituito da Cassano: un compagno di giochi per Milito triste, solitario y final, ma distanze ancora maggiori tra attacco e centrocampo. Chissefrega, in ogni caso siamo in vantaggio  e adesso tocca a loro scoprirsi.

E’ interessante vedere come Stramaccioni continui –legittimamente- a descrivere la sua come una squadra che vuole il possesso palla, che “fa” la partita anziché aspettare, e leggere poi di 5 vittorie su 5 in trasferta e zero su 4 in casa, dove per definizione devi essere tu a inventarti qualcosa senza poter solo difendere e poi ripartire.

Ad ogni modo, siamo in trasferta quindi possiamo permetterci di rimanere allineati e coperti e trovare il pertugio giusto per chiedere la faccenda: volendo sintetizzare un po’ troppo è così che va. Rigoni & co. ci fanno prendere un paio di spaventi, ma dopo la mezzora Gargano –subentrato al Cuchu- pesca bene il duo Principe-Ando’ entrambi sulla stessa zolla. Lo sprint per arrivare sulla palla lo vince il barese, che di piatto destro infila Sorrentino in maniera elementare. 2-0 e partita in sostanza finita.

Per quanto visto, meglio di così non poteva andare. Peccato solo per l’infortunio a Wesley, che –previsione mia- rivedremo non prima di un mese. Questo acuisce ancor di più la mancanza di qualità e di passaggi “pensati” in mezzo al campo: Strama dovrà cavare il meglio da Guarin, Cambiasso e Gargano nella speranza che qualcuno possa inventarsi un paio di imbeccate per il Principe e Cassano là davanti.

Domenica sera arriva la Fiorentina e saranno cazzi da cacare (scusate il latinismo).

 

LE ALTRE

I Viola infatti hanno pareggiato con la Juve strameritando di vincere: per la prima volta dall’anno scorso ho visto i gobbi andare in sofferenza contro una squadra che andava più forte di loro.

Per il resto, il Milan è il primo di noi a vincere a S.Siro battendo 2-0 il Cagliari non senza qualche sofferenza, mentre la Roma impatta con la Samp in quella che doveva essere la consacrazione della squadra di Zeman, rimandata invece a data da destinarsi. Ottimo Napoli che rifila 3 ceffoni alla Lazio e si conferma come unica seria alternativa ai bianconeri per la vittoria finale. Il nostro 4° posto in classifica, per quanto assolutamente provvisorio, è la triste conferma del basso livello della nostra Serie A. Ma a questo punto è anche inutile ripeterlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ancora poco da segnalare, se non che Strama continua a riscuotere successo  presso i giornalisti sportivi italiani. La prestazione di ieri sera è –questa sì- da provinciale, nel senso deteriore del termine, e se non fosse per la mediocrità del materiale umano a disposizione ci sarebbe da fare un paio di domande puntute al mister. Tuttavia il risultato –come sempre peraltro- salva tutti: Inter da trasferta, corsara, etc… Benissimo così, figuratevi…

Per il resto mi limito a segnalare la versione 2012-2013 di Zio Fester Galliani. Non potendo più presentare i suoi nuovi acquisti come “il prossimo pallone d’oro” (Thiago Silva, Ibra, Pato…) ora si è dato ai paragoni azzardati. Dopo la doppietta di ieri sera El Sharaawi gli ricorda Eto’o.

Non c’è battuta, è finita così.

Approfitto della scarsa attualità per tornare sul gustosissimo episodio da teppaglia accaduto tra Allegri e Inzaghi.

Mai in vita mia avrei pensato di dover parteggiare per Superpippa, e soprattutto godibilissimo il tragicomico tentativo di ricucitura andato in onda su Milan Channel. Quel gobbaccio di Crosetti su Radio Capital ha opportunamente chiosato: “la prossima volta cercheranno di convincerci dell’esistenza di Babbo Natale”.

Resto convinto che un episodio analogo fino ad un anno fa non sarebbe venuto fuori. Troppa paura del “padrone” (Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset, proprietario effettivo di quotidiani e periodici) per tentare lo scoop spericolato. No. Fino all’anno scorso il giornalista avrebbe chiamato l’ufficio stampa dicendo “a me risulta questo… che faccio?”, e l’ufficio stampa sapiente avrebbe risposto “non è vero niente, passa in sede che ti do il borsone con le maglie e due biglietti per i tuoi amici domenica”.

O forse senza nemmeno il borsone e i biglietti. Del resto, signora mia, quando c’è la fiducia…

Hai capito il ragazzo... 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin'

Hai capito il ragazzo… 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin’

LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CH’ENTRATE

INTER-VASLUI 2-2

Dopo aver eroicamente strappato un pareggio al granitico Valsui, conquistiamo la fase a gironi dell’Europa League, un girone dantesco di disperati e delusi che toglierà fiato e gambe ai nostri in vista del Campionato, ma che etica sportiva e dignità personale ci obbligano a tentare di vincere.

Come sono lontani i tempi della cara coppa UEFA che, un po’ per reale convincimento e un po’ per la storia della volpe e l’uva, arrivavo a definire ancor più difficile della Coppa Campioni: mentre infatti alla mamma della Champions partecipavano solo i campioni della stagione appena passata, alla UEFA del secolo scorso accedevano seconde, terze e quarte di ogni campionato. Morale, trovavi sempre due tra Real, Barcellona e Atletico Madrid, due tra Milan, Inter e Juve, due tra Porto Benfica e Sporting Lisbona. Per le inglesi il discorso è diverso vista la lunga squalifica dalle coppe dopo l’Heysel. Per di più le squadre erano il doppio della Coppa Campioni, quindi si giocava un turno in più. L’Inter in quegli anni, di Coppa UEFA ne ha portate a casa tre e, come direbbe la Cortellesi nella riuscitissima imitazione dell’On. Santanché, “le rivendico con orgoglio!”.

Ora, ribadisco, siamo a poco più di una coppetta di quartiere. Tristèssa…

Tornando alla fredda cronaca, la serata si apre con le inevitabili –e per una volta scusabili- lacrime di Julio Cesar alla passerella di addio. Del resto, il ragazzo emotivo lo è sempre stato e si è lasciato andare alla frigna già tante altre volte in questi sette anni. Essendo per di più quella di ieri la sua ultima uscita, gliela perdono. Anzi, il mio grazie sempiterno si associa a quello di tutti i neraSSuri del globo terracqueo.

E’ curioso che la sua mancanza si faccia sentire così tanto nei 90 minuti immediatamente successivi al suo saluto: i nostri due portieri di turno nella serata (Castellazzi e Belec) sono i principali artefici dei due gol rumeni: l’Italiano, dopo fuorigioco gravemente sbagliato da Samuel (Muro, que pasa?), pensa bene di tuffarsi a bomba sull’attaccante avversario rimediando sacrosanti rigore+espulsione, mentre il secondo organizza una caccia alle farfalle su un corner concesso subito dopo aver rimediato al troiaio di cui sopra con il pareggio di Palacio. Morale: nemmeno stavolta si è potuto assistere ad una tranquilla e ragionata gestione del risultato, bensì è toccato aspettare il 92’ per gioire grazie al primo gol nerazzurro di Guarin, entrato nella ripresa col piglio del “ghe pensi mi” e col sottoscritto che non ha fatto altro che guardargli il polpaccio malandato ad ogni scatto.

Il centrocampo del resto era decimato (fuori per vari motivi Obi, Deki, Gargano, Mudingayi, Duncan,  Pereira), e Strama non poteva far altro che schierare Cuchu, Zanetti e Nagatomo in un rombo che aveva Coutinho vertice alto. Cambiasso ha sofferto la mancanza di dinamismo dei reparto e non è riuscito a fare il “ghisa” nel traffico lento e impacciato del proprio centrocampo. Nagatiello, reduce dalla febbre e fuori ruolo, semplicemente non ci ha capito un cazzo.

Il Capitano, chettelodicoaffà, è stato tra i migliori correndo come un pazzo e attingendo a piene mani dal suo schema preferito (o unico?): discesa di 50 metri palla al piede e punizione guadagnata. In serate come questa, vuol dire ossigeno puro.

Davanti mi è piaciuto molto Coutinho, che continua a mostrare i suoi miglioramenti in termini di intensità e corsa, mentre Palacio ha avuto una serata pesante, giocando da vice Milito e quindi in un ruolo non suo, riuscendo tuttavia a fare un gol e chiamare il portiere avversario al miracolo su un altro tiro. Cassano non giudicabile, sacrificato sull’altare del secondo portiere da far entrare e si spera più riposato in vista di Domenica.

Morale: nonostante il brutto (ma sufficiente) risultato, l’Inter di ieri sera non mi è dispiaciuta: largamente rimaneggiata in mezzo e davanti, dove Milito e Sneijder sono stati giustamente lasciati a sedere, credo non avremmo avuto problemi di sorta con Handanovic al proprio posto in mezzo ai pali. Certo, duole sottolineare come Samuel sia in una forma assai rivedibile, mentre archivio con piacere un altro buon tempo di Ranocchia. Dietro abbiamo ufficialmente perso Maicon, con tutte le conseguenze che questo comporta, e il cartello “lavori in corso” è ancora ben visibile: Samuel da recuperare, Juan Jesus da valutare (lo tieni? Lo dai in prestito per farlo giocare?), coppia di centrali titolari ancora da scegliere (attualmente punterei su Ranocchia e uno tra Silvestre e Chivu), fasce da ridisegnare (spostare Nagatomo a destra e provare Pereira a sinistra? Mettere il Capitano su una delle due?). Il tutto con la Roma di Zeman in arrivo domenica sera. Inutile dire che la partita già vuol dire molto, chè a vincerla metteresti i giallorossi a -5 punti, a perderla rischieresti di demolire quanto di buono fatto finora. Che finisca in pareggio?

 

E’ COMPLOTTO

Mi incazzo, mi incazzo sempre e sempre di più, sia coi nostri che col mondo… sarà l’età.

Argomento: Nigel De Jong. seguito per tutta l’estate dall’Inter, ora finisce al Milan. Fa parte del gioco, i nostri cercavano un cagnaccio a metacampo e hanno trovato Gargano, oltretutto a condizioni favorevoli (prestito e diritto di riscatto per complessivi 6 mln, di cui però solo 1,25 da dare subito). Concordo oltretutto nella preferenza accordata al nanetto uruguagio, reduce da 5 anni di A e quindi teoricamente più pronto del  tatuatissimo galeotto olandese. Quel che mi limito a sottolineare è che il City dall’Inter voleva almeno 7 milioni, mentre è finito al Milan per la metà esatta (3.5). Vero che il tempo stringeva e in questo caso giocava a favore del Milan, ma la sensazione che l’Inter non sia capace di “fare i prezzi” rimane. Non sto discutendo di “chi” viene comprato o venduto, ma del “come”. Comprare Handanovic prima di aver risolto con JC ti mette all’angolo e ti obbliga a pagargli 3 mln per levartelo di torno. Far arrivare Maicon a scadenza nel 2013 ti costringe a svenderlo per 4 mln, proprio al City, ennesimo esempio di sceicchi abituati a spendere e spandere per qualsiasi giocatore tranne che per quelli di nerazzurro vestiti. E’ come se gli altri, il Milan in particolare, avesse sempre un jolly da giocare, o forse solo un maggior prestigio internazionale –del resto, i farabutti fanno paura- che fa pensare agli altri club “con questi meglio stare schisci…”.

Coi nostri invece, giù mazzate, chè tanto siamo simpatttici.

Ce n’è ovviamente anche per “gli altri”: continua infatti il giochetto dell’età dei calciatori: De Jong ha avuto 28 anni per tutta l’estate, fino al giorno dell’arrivo di Bojan al Milan (controllate la Gazza se ce l’avete ancora). Quel giorno, la foto di De Jong accostato al Milan campeggia poco sotto il titolone “Milan, non solo Bojan” e magicamente l’olandese ha 24 anni (!). “Sarà un refuso”, penso. Infatti. Nelle pagine interne gli anni diventano – e restano in tutti i giorni successivi- 27. Che è giusto, visto che il ragazzo farà i 28 a Novembre. Si vede che sarà andato all’anagrafe proprio settimana scorsa…

Similmente, una volta arrivato al Milan, Pazzini secondo la rosea pare aver segnato 16 gol non nell’anno e mezzo di permanenza all’Inter, ma solo nell’ultima stagione –chiusa invece con un malinconico “5” alla voce “reti in campionato”. Ma non vorrete mica che il Milan acquisti un attaccante che segna poco, vero?

Taccio per umana decenza sul tentato scippo di Berbatov ai danni della Fiorentina, godendo invece per il 2 di picche rifilato anche a loro a poche ore di distanza. Mi limito solo a riprenderne una splendida letta in rete nei giorni scorsi, e che la dice lunga sul DNA Juventino. I gobbi hanno infatti cambiato il terzo portiere.

E’ andato via Leali. Hanno preso Rubinho.

Giuro che è vero.

I tre amigos

I tre amigos

 

 

GONE FOR A WHILE BUT BACK AGAIN

Ariecchime, anche se un po’ più tardi del previsto. Riparto da dove eravamo rimasti: settore giovanile e bla bla bla. Ora, togliendoci dalla testa l’utopia dei giovani imberbi che arrivano e risolvono tutto, chè tanto basta far giocare i giovani italiani, una seria analisi sulla rosa per la prossima stagione si impone. Analisi che, per quanto possibile dovrebbe prescindere da pregiudizi –positivi o negativi che siano- e da gratitudine o rancore per quanto fatto in passato.

BYE BYE LOVE, BYE BYE HAPPYNESS

Personalmente, pur con dolore, condivido la scelta societaria di giubilare alcuni protagonisti degli ultimi anni per iniziare quel rinnovamento che almeno in parte doveva partire 12 se non 24 mesi fa.  Iniziando dal numero uno, concordo seppur a malincuore con l’operazione Handanovic a discapito di Julio Cesar.  JC ha un contratto da 4.5 mln per i prossimi 2 anni, che la società ha liberamente sottoscritto, e che però adesso si rende conto di non poter onorare. Fa quindi la proposta fatta a tutti i big in squadra (tranne Sneijder a quel che mi risulta): il massimo che ti possiamo dare è 2.5 mln all’anno. Ci possiamo accordare? Chiaramente non è così automatico che un giocatore, calciatore professionista, debba accettare per forza e per amor di maglia. Questo è quello che vorremmo noi tifosi sognatori, ed è quello che i cugini diversamente milanesi sono bravissimi a vendere, salvo essere smentiti a poche settimane di distanza (noi-i-nostri-campioni-non-li-vendiamo). Sfortunatamente, JC ha tutto il diritto di dire “ragazzi, questo pezzo di carta l’avete firmato voi senza che io vi tenessi un kalashnikov puntato contro, quindi io non mi muovo dalla mia posizione”. Al tempo stesso, l’Inter ha tutto il diritto di agire di conseguenza, prendendo il miglior portiere su piazza in Italia (considerando qualità-prezzo-età) e garantendosi a prezzo e ingaggio più che ragionevoli il portiere per i prossimi 5-7 anni.

Condivido ancor di più, e con molto meno dolore, la rinuncia a Lucio. Ribadisco di voler tenere fuori ogni valutazione soggettiva sul calciatore in questione (non l’ho mai amato e chi mi conosce lo sa) e quindi mi baso sui dati di fatto: si può questionare su una Società che solo 12 mesi fa gli ha rinnovato il contratto a cifre che un anno dopo dice di non poter più sostenere, ma detto ciò il Lucio dell’ultima stagione ci è costato più di qualche punto, e le primissime apparizioni paiono confermare il trend discendente (ask Coutinho for references); dovendo scegliere un centrale vecchio e saggio mi tengo Samuel tutta la vita. Certo, Lucio in un anno salta meno partite perché fisicamente è più integro, ma è l’unico punto che fa pendere la bilancia a suo favore. Consideriamo anche che al crescere del minutaggio crescerebbe anche la probabilità di vedere scempi come Parma… Obrigado, Lucio, quella è l’uscita e che Dio ti abbia in gloria.

Più indigesto il fatto che il suo addio non sia stato monetizzato (è stato evidentemente ritenuto sufficiente il risparmio del suo ingaggio, 14 mln lordi in 2 anni, e l’uscita del suo procuratore il giorno dopo la fine del campionato –Lucio vuole andarsene- ha complicato di molto le cose); ancor meno simpatttico il suo approdo alla Juve. Non cambio di una virgola il mio giudizio sul giocatore, ma per principio non vorrei mai vedere i “miei” giocatori accasarsi in casa Juve o Milan, fossero anche caproni alla Muntari o giocatori ormai finiti stile Vieri collezione 2005. Vedremo: la speranza è di vincere a Torino dopo palla persa in una delle sue uscite alla cavallo pazzo, il timore è prendere la pera di tesata su calcio d’angolo. Il trofeo TIM di ieri ci ha dato un primo godibile sollazzo.

Zarate era fortunatamente un prestito che non è stato riscattato ed il guaio si è risolto così: pacco respinto, applicazione della teoria della minimizzazione del danno e tanti saluti.

Forlan ha avuto la faccia tosta di chiedere una buonauscita dopo l’anno della minchia che ha passato all’Inter. Alla fine ha ottenuto il cartellino a gratis e si è levato di torno, destinazione Porto Alegre. Anche qui speravo di poter almeno in parte monetizzare ed evitare la minusvalenza, ma almeno ci leviamo un pacco  da 3.5 mln netti all’anno.

Pur essendo secondo solo a Lucio come beneficiario delle mie Madonne nella scorsa stagione, spero che Maicon resti. Ne faccio un discorso puramente tecnico: Se JC è degnamente sostituito da Handanovic, e se l’ultimo Lucio può non essere fatto rimpiangere da uno tra Silvestre e Ranocchia, non vedo un terzino destro che sia avvicinabile ad un Maicon pure a mezzo servizio. Ribadito il rimpianto per non aver preso Isla –con lui in rosa l’addio di Maik sarebbe stato almeno affrontabile – non credo che Jonathan, né Nagatomo né lo stesso immenso Capitano potrebbero supplire ad una sua eventuale dipartita.

Discorso simile per Sneijder: mestruato perenne, ma unico fuoriclasse rimasto in rosa, a mio parere da tenere a meno di offerte al limite dell’imbarazzante. E’ non a caso l’unico ad avere un ingaggio totalmente fuori controllo (tipo 6 mln netti all’anno) che, non essendo soldi miei, mi paiono comunque ben spesi. Detta male, preferisco spenderli e farlo sentire pietra angolare dell’Inter presente e futura –il nostro ha 28 anni e per altri 3-4 può giocare ai massimi livelli- che incassare una ventina di milioni da reinvestire sul Lucas di turno. Intendiamoci: Lucas o chi per lui sarà il nuovo Messi? Amen, allo stato attuale dei fatti l’ultimo giocatore che cercherei di vendere è proprio Wesley.

Con dispiacere invece credo sia opportuno rinunciare a Pazzini, anche se non dovesse arrivare Destro. Il Pazzo ha capito che il Mister giocherà con una sola punta centrale, e che Milito è il titolare pressoché inamovibile: legittimo il suo desiderio di andare a giocare, un po’ meno spiattellarlo al microfono azzerando all’istante il suo valore di mercato. Mancano destinazioni plausibili al momento, e credo che non sia improbabile che l’Inter ne agevoli la partenza contribuendo a parte dell’ingaggio come già fatto con Pandev l’anno scorso a Napoli.

Essendo ormai l’ex pupillo di casa Destro destinato a Roma, o ovunque fuorché l’Inter, non starei a impazzire alla ricerca di un vice-Milito. Avanti con Longo, almeno fino a Natale, e si vedrà: il ragazzo pare destinato a seguire le orme del suo collega di un paio d’anni più grande, e Stramaccioni è l’uomo che più di chiunque altro può capitalizzarne il potenziale.

ARRIVANO I BUONI

 Come detto Handanovic e Silvestre mi trovano rispettivamente molto e sufficientemente contento. Spero che il portiere si mantenga sui suoi standard, che gli permetterebbero di non sfigurare in una tradizione pluridecennale di eccellenti portieri (Bordon-Zenga-Pagliuca-Toldo-JC). Quanto a Silvestre, mi auguro possa essere un buon centrale da alternare a Ranocchia, che a mio parere ha maggior potenziale, ma anche più problemi di continuità.

Palacio ha il difetto di avere il peggior look visto a San Siro dai tempi di Taribo West e di arrivare con un anno di ritardo, dando modo a Gasperini di dire “visto che avevo ragione quando lo chiedevo l’anno scorso?”. Detto ciò, e al netto di eventuali deferimenti della giustizia sportiva, mi pare un buon acquisto, seppur non giovanissimo, da cui possiamo attenderci tra i 10 e i 15 gol, oltre ad un certo numero di assist per il Principe. Non voglio ridurre tutto a numeri, ma quando si parla di attaccanti questo è quel che si va a guardare. Lui e Milito paiono nati per giocare insieme (uno svaria, l’altro suggerisce-riceve-segna), speriamo che le impressioni siano confermate.

Detto che non considero Guarin un nuovo acquisto (bene il riscatto dal Porto con un paio di milioncini di sconto, ma non facciamo il gioco delle tre carte: è arrivato a Gennaio, non adesso), attendevo stesso epilogo per Poli, per poi apprendere di un inopinato e imbarazzante “non se ne fa niente”. E dire che sembrava poco più di una formalità: riscatto fissato a 6 mln al raggiungimento di un “tot” di presenze in campionato. Del ragazzo c’era bisogno, eccome, e invece toccherà vedere al suo posto quella chiavica umana di Mudingayi, che tutti i bene informati descrivevano da settimane come ansioso di sbarcare sulla sponda sana del Naviglio… e vorrei vedere: un 31enne che ha dato il suo meglio come mordicaviglie del Bologna, si ritrova l’insana opportunità di giocare nell’Inter… Un nuovo Muntari, ma più vecchio: un affarone, non c’è che dire.

Si parlava di questo Paulinho, centrocampista dai più accostato a Marchisio, che servirebbe come il pane in un reparto che rischia di dover continuare a schierare Cambiasso e Zanetti nel 99% dei casi, stanti ricambi non all’altezza. Mai visto giocare, questo Paulinho, ma nel dubbio pare che non arriverà: giusto il tempo di “farcelo venir duro” (excuse my french), per poi sentire il solito ritornello “il ragazzo vuol rimanere in Brasile”.  Un altro nome serve comunque, a mio parere molto più del Lucas di turno. Staremo a vedere, ma ho come l’impressione che l’unico eventuale nuovo arrivo andrà ad ingolfare il reparto avanzato, dove già abbiamo un carnaio di mezzi campioni (Coutinho, Alvarez, Palacio) e due stelle tanto luccicanti quanto fragili (Milito e Sneijder): manca come detto un vice-Principe, e spero vivamente che Longo possa farsi apprezzare.

Di seguito, nel caso in cui a qualcuno fregasse qualcosa, una formazione di cui potrei ritenermi soddisfatto:

                                                               Handanovic

     Maicon       Silvestre                   Samuel           Nagatomo

 Cambiasso

Guarin                            Paulinho?

 Sneijder

 Milito    Palacio

 

Prime alternative: Zanna, Ranocchia, Poli, Obi,  Coutinho,  Longo

Altri: Chivu, Jonathan, Mbaye, Stankovic, Duncan, Alvarez

SOCIETA’

In tutto questo puttanificio di arrivi e partenze, la Società si è anche mossa nel buio, andando a piazzare alcuni uomini in posti strategici. L’arrivo d Marco Fassone è indicativo di una precisa volontà da parte del Sig Massimo: Fassone è il “papà” dello stadio della Juventus, e il progetto di avere una cosa analoga (ma più bella!) da qui a 5 anni mi pare il miglior presupposto per tornare ad essere grandi. E’ ovvio che SanSiro resterà sempre SanSiro e che il cuore di ogni tifoso piangerà sangue quando si tratterà di sbaraccare. A me, tifoso rancoroso, la cosa farà ancor più male perché già vedo il ghigno mefistofelico del Geometra Galliani che, tipo avvoltoio, non vede l’ora di mettere le mani sul Meazza, intitolarlo seduta stante al suo presidente e prenderne pieno possesso; motivo in più per augurarmi che Pisapia o chi per lui rimanga sindaco di Milano per decenni, in modo da non fare sconti di nessun tipo a questa banda di balordi!

Nell’immediato, sono molto curioso di vedere all’opera i giocatori sul nuovo campo di San Siro semi-sintetico con lo scappellamento a sinistra. Non sono d’accordo (e me ne vanto) con i nostalgici alla Gianni Rivera, che dicono che così non è calcio, che si perde la poesia e minchiate del genere. Io voglio che la palla rimbalzi bene, che se uno sbaglia uno stop non abbia l’alibi della zolla che si è alzata, e soprattutto non voglio doverlo maledire ad ogni legamento che salta. Eccheccazzo! La soluzione è il sintetico? C’è solo un modo per scoprirlo: provare. Andrà male? Come non detto, torneremo a rizollare il campo 4 volte a stagione e ci saremo tolti il dubbio.

Più in sordina ma non per questo meno importante, l’arrivo di uno di principali osservatori dell’Udinese, Valentino Angeloni, a ricoprire il ruolo di capo osservatore per la prima squadra. Se i friulani sono giustamente portati ad esempio come modello di scouting, questo qua qualche merito ce l’avrà avuto perdìo! Nessuno gli chiederà di comprare Messi, ma di replicare operazioni che nel passato ci sono già riuscite (Maicon, Cambiasso, Julio Cesar) e che da un po’ non riusciamo a ripetere, facendo serpreggiare il dubbio atroce che si sia trattato di sano culo e non di visione e progettualità.

Più romantico invece il trasferimento di Ivan Ramiro dal campo alla panchina nel ruolo di Team Manager: può essere utile a Stramaccioni per aver un supporto “umano” e un collante con lo spogliatoio,  sulla scorta di quanto avvenuto con Mihaijlovic vice-Mancini.

Tutto sommato, la campagna acquisti dirigenziale mi pare improntata ad una maggior professionalità e ad un minor spirito da “grande famiglia” –pur con l’eccezione di Ramiro, come detto-. La cosa mi sta bene in linea di principio, con la speranza che i professionisti individuati siano all’altezza del compito che li attende.

UNA BELLISSIMA, UNA TERIBBBILE. MA VA BENE

 Non potevo non dedicare due righe alle maglie per la prossima stagione: dopo avere disprezzato le righe sottili della stagione passata, e le zigrinature del post triplete, non posso non accogliere con gioia il ritorno al blu scuro e alle 5 righe belle larghe. Peccato il blu come riga centrale anziché il nero, ma qui siamo a un passo dalla paranoia, curabile solo dopo TSO del sottoscritto.

La seconda maglia non c’entra niente con l’Inter: l’Inter di rosso ha solo i conti, niente altro. Non mi scandalizzo, non sono –più- così romantico. Dico anzi che Moratti dovrebbe parlar chiaro ai tifosi: non spargiamo nell’aere cagate del tipo “il rosso è parte dello stemma di Milano e la maglia vuole omaggiare la nostra città”. Dica la verità: cari tifosi, c’è un cinese che ci potrebbe dare tanti soldi per fare lo stadio nuovo: tra gli accordi con lui, o anche solo come gesto di riconoscenza, la seconda maglia sarà rossa come omaggio alla Cina e al suo potenziale mercato plurimilionario. Credo che in Cina e nel mercato asiatico in generale ne venderanno a strafottere, in Italia ben poche, anche se le vendite dei primi giorni paiono dire il contrario.

La sostanza è: volete il Messi del 2020? Accattatevi ‘sta maglia e non rompete i coglioni.

E’  COMPLOTTO

Solo per tranquillizzare i miei dottori: non sono guarito e continuo a soffrire di sindrome di accerchiamento e cospirazione ai danni dell’Inter. Palese è stata la reazione delle prostitute intellettuali dopo la scoppola presa dall’Italia in finale contro la Spagna: colpa dell’Inter, in buona sostanza (for further details:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=467864509893428&set=a.304492886230592.86394.304489272897620&type=1&theater). Evidente è l’appecoronamento dei media di fronte alle deliranti dichiarazioni dell’Agnellino che dice di “non riconoscersi nella matematica della FIGC”, pur avendo una ventina di sentenze a sbugiardarlo e senza che l’ultimo scudetto gli consigli la prudenza o forse solo il buon senso di tacere e guardare avanti. In tutto questo, le tre stelle giganteggiano fuori dalla sede e dal loro stadio, senza che nessuna istituzione si pronunci anche solo sull’opportunità di sbandierare dei falsi storici in maniera così impunita.

Dall’altra parte, i cugini sbagliati non stanno certo a guardare.

Ho sinceramente sperato che il Boca Juniors vincesse la Libertadores per vedere che cazzo avrebbero scritto quei pagliacci sulla loro maglia: Zio Fester ineffabile aveva detto che nel caso avrebbero cambiato la scritta in “Club europeo più titolato in Europa”, come se fosse normalissimo e assodato poter scrivere il cazzo che si vuole sulle maglie e senza che a nessuno sia scappato da ridere. Tristèssa…

Guarda caso, quando giocano in Europa questa manfrina non la possono fare, a conferma del fatto che il nostro campionato è sempre meno prestigioso e sempre più stantìo.

In pieno stile Milanello Bianco poi  il teatrino di Thiago Silva che rimane “perché noi i nostri campioni non li vendiamo” per poi vederlo andar via a braccetto con Zlatanasso per una paccata di milioni. Questo perché loro sono una grande famiglia e ai loro ragazzi ci tengono. Ripeto per l’ennesima volta: ogni club ha il sacrosanto diritto di comprare e vendere i giocatori come meglio crede, ma poniamo un limite alle stronzate: perché pensare che i propri tifosi siano così coglioni da credere alle favole? Purtroppo la manfrina va avanti da decenni and that’s nothing new, anche se stavolta il tifoso milanista avrebbe ottimi motivi per sentirsi davvero turlupinato: ma come, prima mi fai rinnovare l’abbonamento e me la fai vedere, e poi non me la dai?? Timidi segnali di ribellione arrivano dal popolo di tifosi più aziendalista del mondo, l’unico capace di vantarsi degli 80 mila in B con la Cavese e quindi reo-confesso di assenza totale di coscienza critica. Una ventilata minaccia di class action è bastata affinchè il Geometra dicesse che il Milan è disposto a risarcire quanti finora hanno sottoscritto l’abbonamento. Andrà a finire che, a parti poche teste pensanti, il grosso dei tifosi abbaierà e nient’altro, chè alla fine questa dirigenza ci ha portato in cima al mondo…

Altra cosa da sottolineare è il tono tenuto dai giornali nei giorni della cessione di Ibra e Silva in Francia: la Gazza di quei giorni recitava testualmente: “Venduti! E Adesso…” e dal tono sembrava che l’affare l’avesse fatto il Milan a sbarazzarsi di due bidoni che finalmente potevano essere sostituiti con Tevez e Rolando. Cioè, come far passare una brutta notizia per un’ottima opportunità di ricostruire e ripartire di slancio verso nuove meravigliose avventure.  In più l’ultima chicca: dopo aver attentamente conservato l’età di Ibra a 30 anni (ne farà 31 a inizio ottobre) quel giorno –guarda caso proprio il giorno dell’addio- Ibra diventava “ormai 31enne” e deciso a chiudere la carriera nel giro di pochi anni. Troie.

IL (FU) CAMPIONATO PIU’ BELLO DEL MONDO

Svestendo per un attimo i panni del tifoso che ancora si sbellica per il mercato dei cugini, non posso non notare come l’addio di Ibra e Thiago Silva chiuda definitivamente un’epoca durata quasi trent’anni, nei quali la Serie A era l’approdo ultimo di qualsiasi calciatore in cerca di una consacrazione internazionale. Dopo essere stati superati in questo senso da Spagna e Inghilterra nel corso degli anni 2000, ormai anche Germania e Francia sono in corsia di sorpasso. I due rossoneri rappresenta(va)no di gran lunga i migliori interpreti del campionato nei rispettivi ruoli, e vederli partire è una –spassosissima- sconfitta per il calcio italiano. Personalmente, allo stato attuale credo che l’unico giocatore ancora definibile fuoriclasse sia Sneijder, ma queste sono considerazioni personali e da tifoso. Mettiamola così: che la Juve abbia meritatamente vinto l’ultimo campionato e che si presenti ulteriormente rafforzata per il prossimo, senza avere in squadra grandi campioni (Buffon e Pirlo sono a fine carriera), è la dimostrazione empirica di quanto vado dicendo. La Juve è una squadra solida, forte, ma la vedo molto lontana dai fantastici 6 (Real Barça ManUtd ManCity Chelsea Bayer). Riusciranno i nostri eroi (Istituzioni & Presidenti) a risollevarsi e tornare all’antica gloria?

No.

Le ormai periodiche analisi di Deloitte & co., riprese dai nostri giornali, dipingono un quadro già cristallizzato, per non dire incancrenito: la Serie A sopravvive solo grazie ai diritti TV, cioè dall’entrata che meno di tutte stimola i club a migliorare “l’esperienza” del match allo stadio e lo spirito di appartenenza al club (leggasi merchandising). Qui o si copia pari pari dalla Germania, la migliore in Europa a suddividere le proprie entrate tra TV, stadio e magliette, o i volatili saranno ancor più per diabetici.

GOL NON GOL

Infine, quel farabutto di Blatter per una volta ha l’idea giusta e promuove l’idea delle telecamere sulla linea di porta per porre fine ai dubbi su palloni ballonzolanti a cavallo della stessa. La cosa, pur essendo molto più fumosa di quel che sembra e sebbene proveniente da un losco figuro, mi trova d’accordo, ed il fatto che Platini non se sia felice non ha che rafforzare la mia convinzione. Non capisco perché, laddove si può diminuire l’incertezza e togliere qualsiasi responsabilità e discrezionalità agli arbitri, rendendo quindi il gioco più bello e  senz’altro più corretto, ci si appelli al fascino dell’errore arbitrale, all’alea e all’imprevisto che sono un po’ il sale del calcio. Ma manco peggnente! Riduciamo al minimo il margine entro cui l’arbitro può agire “da solo”, togliamogli quanto più potere possibile, non lasciamogli la possibilità di essere corrotto. E ancora, bocciamo la manfrina degli arbitri di porta che, aldilà delle cagate dette da Platini NON hanno fatto bene all’Europeo, cannando proprio la valutazione sotto gli occhi di tutti (gol dell’Ucraina non dato causa salvataggio di Terry già oltre la linea).

Avere 6 arbitri in campo che non risolvono il problema è la classica soluzione da ottusa difesa corporativa. C’è la tecnologia? Usiamola Cristo! Io personalmente sarei solo contento di sapere in 5 secondi se la palla è entrata o no.

E per quel che mi riguarda, lo sarei altrettanto se le squadre avessero un paio di “jolly” da giocarsi nella partita per capire se un certo contatto è rigore o no. Sarei addirittura estasiato dall’introduzione del tempo effettivo, che farebbe sparire all’istante la decina di attacchi apoplettici e con risurrezione incorporata visibili durante ogni partita che Dio manda in terra.

Davvero non sopporto la visione sentimentalista del “si stava meglio quando si stava peggio”, ancor di meno se propugnata da chi –lo scrivente rancoroso dall’elefantiaca memoria non lo dimentica- ha festeggiato una Coppa Campioni tra i morti e grazie a un rigore fischiato per un fallo fuori area.

I’M BACK

Riemergo dal buio informatico degli ultimi mesi con un po’ di lavoro arretrato da sbrogliare, in rigoroso e sacrosantissimo ordine sparso.Come noto, la chiusura di campionato ha sancito quel concetto di mediocrità e di tafazzismo che splendidamente si addice ai nostri. Un sesto posto che incredibilmente avrebbe potuto essere terzo fino a 90’ dalla fine, e che i nostri si sono affrettati a buttare definitivamente nel cesso andando a perdere l’ultimo scontro diretto con gli aquilotti laziali. C’è poco da dire, questa stagione lascerà ben poco in dote: le due vittorie nel derby, godibilissime quanto effimere, un paio di altre buone e sorprendenti prestazioni –vedi Udine- ed un‘idea di progetto trovata un po’ per caso strada facendo.

Buttando un occhio al presente e al futuro più prossimo, così parlò Polins:

 

MISTER

Non mi nascondo dietro un dito e confermo che, all’atto dell’esonero di Ser Claudio da San Saba, ero per lo meno scettico sull’idea di Stramaccioni in panchina. Mi pareva evidente come il problema principale dell’Inter non sedesse in panchina, visto il turbinio di allenatori che si erano avvicendati sulla stessa cadrega negli ultimi 2 anni. Quel che non potevo immaginare era che la mia profezia paradossale finisse per avverarsi. In quei giorni dicevo infatti che l’unico motivo per cui avrei potuto concordare con il cambio Ranieri-Strama era promuovere già allora il giovane romano a nuovo allenatore per la stagione 2012/2013: per tanto così, poteva essere utile fargli fare esperienza nelle ultime 9 partite di un campionato che oramai non aveva più molto da dire. Mi pareva la classica clausola di stile che si inserisce nei contratti, e che mentre stai scrivendo pensi  “voglio proprio vedere quando mai capiterà una roba del genere ”.  E invece…  credo trattasi di classico colpo à la Moratti, molto istinto e poco raziocinio –pericolosissimo quindi- che al momento pare essere mossa azzeccata sotto vari punti di vista.

In primis rappresenta la migliore conferma e legittimazione del lavoro del nostro settore giovanile, che ha dato agli interisti soddisfazioni inversamente proporzionali a quelle della prima squadra: il soggetto è giovane, ambizioso ma non strafottente, ha personalità e buona mediaticità (punto  debole del Club cui de facto deve supplire il carisma del Mister di turno) e ha il simpatico pregio di non costare –quasi- nulla, elemento di capitale importanza se inserito nella logica del dobbiamo-abbattere-il-monte-ingaggi recitato a mo’ di mantra senza soluzione di continuità negli uffici nerazzurri.

La scelta di Stramaccioni consente poi di togliersi un po’ di pressione di dosso: posto che ci sarà sempre un “caso”, e che come ben sappiamo la “crisi” è in servizio permanente effettivo, un’Inter in fase di cambiamento potrà concentrarsi più sul medio periodo, posto che nemmeno il più acceso ed ottimista dei tifosi potrà chiedere allo stato attuale più di un terzo posto dal prossimo campionato.

Quindi ben venga il Mister, ben venga il suo calcio propositivo ma non integralista, e ancor di più l’apparente empatia già creata con lo spogliatoio nelle ultime fasi del campionato scorso.

 

SETTORE GIOVANILE

 Come detto, ci siamo consolati con una mezza dozzina di trofei conquistati dalle varie formazioni di ragazzi. Splendida la Primavera nel conquistare Scudetto e NextGen Series, dopo essere uscita da Viareggio e Coppa Italia solo ai rigori, bravissimi gli Allievi di Zanetti senior a vincere con una squadra più giovane della media-categoria, e applausi scroscianti per i Giovanissimi che, ultimi in ordine cronologico, hanno conquistato il primo triangolino-che-ci-esalta della loro vita, quantomeno a livello calcistico…

Tutto questo, ovviamente, alla faccia dell’Inter che non è capace di programmare, dell’Inter che dovrebbe imparare dall’Udinese e dall’Atalanta, dell’Inter che compra un sacco di campioni e non si cura dei propri giovani.

Che poi i giocatori della nostra Primavera (campione d’Italia e in quanto tale teoricamente migliore di tutte le altre) non abbiano ancora sufficiente esperienza per giocare in prima squadra è un dato di fatto, che prescinde per una volta dall’universo nerazzurro e che Stramaccioni stesso ha confermato, come a dire “ ‘a rega’, se non li faccio giocare io in prima squadra, dopo averli allenati per 6 mesi…”.

Nel ritiro in corso, Strama ha chiamato un decina di ragazzini, buona parte dei quali farà poi ritorno a Interello o verrà girata in prestito per farsi le ossa. Non escludo che un paio di elementi restino con la prima squadra anche a Settembre, posto che le individualità non mancano: Duncan, Mbaye, Longo, Crisetig e Bessa (legamento crociato a parte) sono ottimi prospetti ma, come detto l’anno scorso a proposito di Obi, Alvarez e Faraoni, mi accontenterei di averne anche solo uno degno di essere considerato da Inter.

Che poi, come ben sappiamo, non è come dirlo: per il tifoso medio interista essere da Inter vuol dire –per lo meno- avere il senso del gol di Eto’o, la grinta di Samuel, la visione di gioco di Suarez e la presa ferrea di Walter Zenga. Contemporaneamente, si intende…

Battute a parte, e per completare il discorso sul settore giovanile, interessante la proposta  di Stramaccioni di avere una seconda squadra  per ogni club di Serie A, da far giocare nelle serie inferiori in modo da ridurre la distanza tra campionato giovanile e calcio vero. La logica è la stessa degli stage post diploma o post laurea presso le aziende, in modo da avvicinare mondo del lavoro a quello della scuola, con l’ovvia speranza che i risultati siano più incoraggianti di quanto visto in quell’ambito. 

continua-

Also sprach Zarathustra