CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

NON SO COS’E’ PEGGIO

JUVENTUS-INTER 2-0

So che la frase vorrebbe il congiuntivo presente e non l’indicativo.

Ma l’italiano applicato al calcio è ancor più povero e sciatto dell’idioma medio parlato dalla casalinga di Voghera: commentando l’azione fallita da un attaccante, si dirà sempre “se entra quel tiro cambia la partita”  e non “se fosse entrato… sarebbe cambiata…”. Se usi il congiuntivo, in certi ambienti, fai la figura del parvenu.

Detto ciò, torniamo al punto: non so cos’è peggio. Ho passato una settimana a disilludere quanti preconizzavano un partitone dell’Inter, ipotizzando addirittura il colpo “gobbo” in terra gobba e la fine dell’imbattibilità bianconera. Come ben noto, l’Inter ha l’innata propensione a cannare il match decisivo, con l’ulteriore aggravante di estendere questa indesiderata virtù a tutte le partite in calendario nella stagione 2011/2012, con rarissime eccezioni.

E qui arriviamo al punto: perché per un’ora l’Inter ha davvero fatto il partitone, almeno per quel che consente la mediocrità attuale, e solo un grande Buffon ha impedito un meritato vantaggio a fine primo tempo. Ciononostante torniamo a casa con due pere nel sacco, e tocca ringraziare Julione e Maicon se il punteggio non è stato da pallottoliere.

Quindi il dubbio amletico è il seguente: è peggio perdere avendo dato tutto il poco che puoi dare, o perdere toppando clamorosamente partita? Come vedete, la premessa è identica. Si perde, e non potrebbe essere altrimenti. Odio essere d’accordo con Caressa, ma un albero che nasce storto non lo raddrizzi più.

I vecchi campioni possono ancora strappare qualche mezzora di classe all’inesorabile dio del tempo (vedi Maicon ieri sera, marcature sui corner a parte) ma alla lunga la solfa è questa. Poli e Obi, i due giovani, sono stati tra i migliori, con una doverosa quanto triste precisazione: la mediocrità è tale per cui basta un centrocampista che corre e si sbatte per vederlo scintillare di luce propria ed ergersi dalla cloaca magna. In sostanza, sono i migliori non per meriti propri ma per colpe altrui.

Siccome sono i migliori, Ranieri poi ci mette del suo e li toglie entrambi. Sarebbe cambiato poco, tanto a quel punto il gol l’avevamo già beccato (di testa su corner, con l’uomo solo a centro area… multerei la squadra ogni volta che si prende gol su calcio da fermo…. Un gol così poi… sanzione tripla!). E quel gol è stato come un black out; crisi esistenziale, consapevolezza che l’ora precedente è stata un errore, e che la vera dimensione interista, collezione 2011/2012 è quella dell’ultima mezzora: difesa approssimativa e attacco stitico, con centrocampo non pervenuto.

Tocca ripetersi e stupirsi dello stupore altrui: quando sento gente che fintamente incredula si domanda come sia possibile un’Inter del genere (e glielo leggi in faccia che invece gode come un caimano… vero chierichetto Conte dei miei coglioni?) vengo assalito da istinti omicidi che credevo ormai sopiti dopo l’ultimo lustro di vittorie, e che invece si ripropongono prepotenti in tutta la loro veracità.

In tutto ciò non sfuggiamo ad uno degli altri topoi letterari preferiti, rigenerando i morti e regalando nel caso di specie il primo gol in campionato di questa stagione a Del Piero, con tutto ciò che consegue: agiografia del calciatore e ancor più dell’uomo, grande campione ed esempio di professionismo, “che bello che sia lui a segnare in questa partita(bello un cazzo!), e glicemia da domare con dosi equine di insulina.

La sola nota positiva di questa ennesima sconfitta è che il terzo posto è definitivamente scomparso dietro un orizzonte di 10 punti e una mezza dozzina di squadre, e che lo scenario più concreto per la prossima stagione sarà quello di un’Inter fuori dall’Europa (chè dell’Europaligg frega un cazzo a nessuno) e che si potrà sperabilmente costruire una squadra con una prospettiva leggermente superiore all’arco temporale di un bimestre.

LE ALTRE

Il Milan batte bene la Roma in rimonta e dà piena conferma ai miei tormenti: guardandone il secondo tempo cercavo di convincermi di come la vittoria rossonera potesse essere il risultato migliore per noi (maggior pressione addosso alla Juve, sconfitta della Roma concorrente diretta…): la realtà mi ha dato ragione, visto che comunque l’abbiamo presa in der posto e che per tanto così era meglio vedere i meravigliuosi uscire dal campo cornuti e mazziati…

La corsa al terzo posto si conferma ancor più la gara al meno peggio, col Napoli che si fa recuperare 2 gol in 10 minuti dal Catania, l’Udinese che non va oltre il pari a Palermo e la Lazio che supera il Cagliari in casa solo agli sgoccioli. Ma, come detto, noi non siamo nemmeno mediocri. Noi facciamo proprio cagare.

E’ COMPLOTTO

Sarei patetico e più da ricovero del solito se mi mettessi a questionare il merito delle critiche fatte dai media all’Inter di questi tempi. Le ultime 4 parole del paragrafo precedente fotografano alla perfezione il mio giudizio tènnico sulla squadra. Detto ciò, come al solito c’è modo e modo di dir le cose, e soprattutto c’è chi come me ha memoria lunga (come gli anziani… non ricordo un cazzo di quel che mi viene detto 2 giorni fa ma saprei recitare a memoria la formazione dell’82-83. E’ grave, lo so).

Ebbene, essendo stato fatto notare in settimana come Inter e Juve, rispetto alla stagione scorsa, si fossero scambiate posizione e punti in classifica, logica vorrebbe che anche le vagonate di melma quotidianamente versate su una squadra (che, al contrario dell’altra, ha vinto tutto fino a ieri), fossero le stesse somministrate al tempo anche all’altra. Domandina facile facile: ricordate per caso prese per il culo ai danni della Juve analoghe a quanto letto in settimana sul Corriere della Sera, dal giornalista in teoria più vicino alla squadra in questione? (il riferimento è a Fabio Monti e ad un articolo che purtroppo non riesco a rintracciare, in cui in sostanza sfotteva allegramente Moratti e compagnia, definendo gli ultratrentenni come “giovani di belle speranze” e gli ingaggi milionari dei suddetti come “lungimiranti scelte di mercato”, lodando infine Branca per i suoi ultimi colpi di mercato del calibro di Jonathan, Palombo, Forlan e Guarin).

In questo contesto, un tanto-peggio-tanto-meglio in cui si può pure picchiare duro perché tanto dall’altra parte son simpattici e non si incazzano, ci si permette di cazziare Moratti per non aver scelto Bielsa (falso storico: era stato il primo nome di Moratti dopo l’addio di Leonardo, era stato il sosia di Calderoli a dire no grazie), ovviamente dopo averlo preso ai tempi per il culo per la bislacca preferenza data all’argentino (Cruccu sempre sul Corriere: non fatevi ingannare dal titolo, andate alle ultime righe http://www.corriere.it/sport/12_marzo_15/athletic-bilbao-leggenda-cruccu_e4446dc0-6ed9-11e1-850b-8beb09a51954.shtml).

Infine ognuno si sente in diritto di dire la sua, e quando si arriva a ipotizzare Zeman sulla panchina dell’Inter (Sconcerti e Mura… tu quoque!?) si capisce che si è toccato il fondo.

Dall’altra parte, si è efficacemente compiuta l’ennesima opera di revisionismo storico appannaggio del clubpiùtitolatoalmondo (a dire cazzate): in vista della sfida col Barça, ormai tutti dicono che le due partite nei gironi hanno dimostrato che il Milan è alla pari dei catalani e se la può giocare senza timori. Una botta di culo sesquipedale all’andata ed una sconfitta-a-testa-alta (cit.) al ritorno sono stati terreno sufficiente per un abuso edilizio-mediatico degno del peggior MinCulPop. Chè poi intendiamoci, questi sono talmente in stato di grazia (vedere tiro al volo sulla traversa di Muntari) da poter pure azzeccare le due partite della vita ed eliminare Messi & co., ma che le due sfide autunnali non siano state due lezioni di calcio è veramente negare l’evidenza.

In tutto ciò, concedetemi un processo alle intenzioni: la Primavera nerazzurra vince il NextGen Series, una specie di Champions League giovanile, che tutti si sono affrettati a precisare non essere patrocinata dalla UEFA: i ragazzi hanno battuto (da sfavoriti) tra le altre Sporting Lisbona, Marsiglia e Ajax: gente che nei turni precedenti aveva spedito a casa Barcelona, Liverpool e compagnia. Qualche trafiletto dà conto della piccola grande impresa dei ragazzi, ovviamente indugiando sulla presenza in tribuna di un Moratti “per una volta felice”. Mi immagino i peana in caso di analogo successo da parte di altra squadra italiana. Ma noi siamo il club meno mediatico al mondo, e quindi ne ridiamo pure…

WEST HAM

Quinto pareggio di fila col Burnley in trasferta. Un 2-2 che sancisce il definitivo bye bye primo posto e che ci vede terzi a -4 con una partita da recuperare.

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell'Inter

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell’Inter

…VE POSSINO!

INTER-ATALANTA 0-0

Non voglio rivangare i miei traballanti studi classici, anche perché non è necessario aver fatto lo Zucchi per ricordarsi di Renzo e dei suoi capponi portati ad Azzeccagarbugli i quali, ormai legati insieme e prossimi all’infausto destino, non trovano di meglio da fare che azzuffarsi tra loro.

I quattro pennuti potrebbero assumere le sembianze di Branca, Oriali, Forlan e un quarto a caso (Sig. Massimo?): non credo possa esserci migliore rappresentazione del momentaccio vissuto dai nostri prodi di questi tempi. (See section E’ COMPLOTTO for further details). 

Il pareggino sgraffignato in casa contro l’Atalanta grida vendetta, visto il colossale rigore negato ai pota dopo scellerata cianghetta di Lucio (rottamatelo, per amor d’Iddio) ai danni del giovane Gabbiadini e scientemente ignorata dall’arbitro, che evidentemente deve aver provato pena per i nostri.

Noi ci avevamo già messo il carico da 90, sbagliando con Milito il secondo rigore in 7 giorni: il Principe stavolta ha capito che doveva angolare la palla, ma si è dimenticato di tirare forte. Chissà che tra 4 o 5 mesi riesca a piazzarne uno come si deve. Scherzo su di lui perché, nel marasma di mediocrità, se non altro si fa forza con i numeri che continuano ad essere dalla sua parte, rigori ciccati a parte.

Se guardiamo al resto della squadra infatti siamo alle solite: se il-Capitano-palla-al-piede è il nostro schema migliore, la situazione è grama. Ranieri mette giù quella che pare una formazione logica, un 4-4-2 ordinato che nelle pìe intenzioni dovrebbe essere sufficiente ad aver ragione di un’Atalanta priva del bomber Denis. La realtà è purtroppo ben diversa, e l’errore dal dischetto è ancor più grave perché è chiaro ed evidente che di occasioni per andare in porta ce ne saranno pochine. Non si può dire che l’Inter giochi male, fa il suo compitino, rischia un po’ dietro (ribadisco il mio disprezzo ormai incontenibile per Lucio, minus habens dell’area di rigore) e rende il tutto ancor più triste e mediocre. Ranieri ha ragione quando dice (un po’ parandosi il culo) che la squadra in questo momento non può far di più. A ciò dobbiamo rassegnarci, essendoci già fatti una ragione di una grandeur terminata e di un futuro assai nebuloso all’orizzonte.

Per quel che mi riguarda, essendo molto molto difficile raggiungere il terzo posto (più per demeriti nostri che per la forza delle rivali), impiegherei queste 10 restanti partite a testare davvero gente come Ranocchia, Poli, Obi, Faraoni, Alvarez e Guarin (gli ultimi due se mai guariranno) per capire quanti di loro possono essere nomi solidi per l’Inter futura, e anche per dare un segnale a quei vecchi che ultimamente non fanno altro che schifacazz’ . Si tenta da un quadrimestre di lapidare Zanetti e Cambiasso, ma vorrei capire a che titolo Lucio e Maicon debbano giocare sistematicamente tutte le partite, regalandoci scempi tipo ieri: d’accordo che a non giocare i campioni si deprezzano, ma a esporre certa merda in pubblico l’effetto è ancora peggiore!

Poco da aggiungere sulla partita: potevamo vincere, potevamo perdere: ne è uscito un pareggio insipido che solo la mediocrità della attuale Serie A disegna come aritmeticamente ”buono”: paradossalmente, nel nostro lerciume, riusciamo a non perdere punti su Udinese e Napoli (che pareggiano tra loro) e addirittura a guadagnare un punto sulla Lazio sconfitta alle pendici dell’Etna. Una squadra come la nostra, con una decina di sconfitte sul groppone a 2/3 di stagione, in un campionato normale veleggerebbe a metà classifica, facendo capoccella nella colonna di sinistra a domeniche alterne.

Qui siamo ancora inspiegabilmente in corsa per l’Europa.

 

LE ALTRE

Il Sabato per fortuna mi regàla e rèlega alle celebrazioni del rampollo di famiglia (feliz cumple Panchito!), tenendomi quindi lontano dai fasti diversamente strisciati e dalle conseguenti odi e lodi sperticate. Che Emmanuelson sia il migliore in campo va ad ulteriore dimostrazione della già asserita mediocrità dell’attuale italica pedata. Detto delle dirette concorrenti per i posti in Coppa (bella o brutta che sia), faccio solo notare ai nostri cervelli pensanti in Società –if any- che, anziché scommettere sul brasiliano di turno per 8-10 milioni a botta, attingerei a piene mani dai giovanotti attualmente impiegati in squadre non di altissimo lignaggio ma già avvezzi alla Serie A e con un interessante margine di miglioramento.

 

E’ COMPLOTTO

In tutto ciò, uno splendido Forlan si rifiuta di entrare perché lui vuol giocare solo da punta vera, chè non è mica Eto’o che si sfiancava anche sulla fascia. Lui non si spreca, vuole giocare solo da numero 9. Fa bene Ranieri a minimizzare e a difenderlo in pubblico, ma spero nella punizione esemplare da parte della società (che ovviamente non arriverà). Per il resto, il Sig. Massimo non brilla di furbizia abbandonando scenograficamente la tribuna a fine primo tempo (che sia andato via o che segua la ripresa da altra postazione è irrilevante): le inquadrature si fanno sempre più insistite, così come i laconici commenti dei cronisti “

Eh… il Presidente se n’è andato… Chissà cosa bolle in pentola… chissà Ranieri…”: come se già di problemi ce ne fossero pochi!

Branca e Oriali sono infine da crocifiggere in sala mensa, prescindendo totalmente dal merito della questione. Che i fasti del quinquennio 2006-2011 siano merito dell’uno o dell’altro è qui irrilevante: quel che emerge da parte di Branca è la totale incapacità di gestire le critiche che arrivano da un ex collega mai amato (e prontamente corrisposto). Che cazzo di senso ha adesso far le pulci sul chi ha fatto cosa e rispondere in diretta TV a quelle che sono palesemente critiche personali? E’ troppo difficile capire che la risposta migliore è “no comment, abbiamo altro a cui pensare, grazie” oppure “abbiamo vinto tanto insieme, se dobbiamo rivangare il passato ricordiamo le vittorie”. Evidentemente sì, è troppo difficile.

Su Oriali il mio personale giudizio è se possibile ancora peggiore, perché oltre alle stesse considerazioni fatte a proposito del Cigno di Grosseto, mi rimane il dubbio che tutto ‘sto troiaio –aizzato proprio dal Mediano- sia stato fomentato ad arte dalla sua attuale azienda (MeRdiaset) che gli riserva un posto da opinionista rancoroso. Insomma: o ci fa o ci è, e non so cosa sia peggio.

La conclusione di tutto ciò è l’ennesima conferma di quel che sostengo ogni giorno con più convinzione: i 15 trofei in 7 anni sono stati vinti non grazie ma nonostante la nostra Dirigenza.

Tragicomico.

A degna conclusione del tutto, purtroppo il bambino Filippo ed i suoi familiari sono ancora presenti e ci allietano settimanalmente con i loro bei messaggi.

‘A cricchioli’, e se fossi tu a portar sfiga?

 

WEST HAM

Pareggio esterno a Leeds sul glorioso Ellan Road, che però ci costa caro: ora siamo terzi a -5 dalla testa. Come dicono nell’East End:

‘A regà, nun famo scherzi…

...Te possino! (du volt is megl che uan...)

…Te possino! (du volt is megl che uan…)

ORA DEL DECESSO: 22:31

INTER-MARSIGLIA 2-1

Forse, nella sua beffarda crudeltà, è giusto così.

Finire con un tonfo e non dare speranze di possibile continuazione. The party is over.

Spero che il ceffone sia forte abbastanza da convincere il Signor Massimo a fare quel che deve, seppur con 2 anni di ritardo. Basta con l’accanimento terapeutico; stacchiamo la spina. 

Non dirò per la millesima volta che la squadra andava gradualmente puntellata negli anni scorsi. Mi limito a far notare che la stessa operazione andrà fatta in maniera decisamente più invasiva –e quindi meno “digeribile”- in estate, facendo tabula rasa o quasi e piantando nuovi semini in attesa che spunti una nuova piantina…

Non posso non chiedermi cosa sarebbe questa squadra oggi con Cavani, Inler e Sanchez stabilmente in rosa, colpi fattibilissimi dal 2010 ad oggi. Non posso non rammaricarmi di come la vecchia guardia sia stata usata come feticcio o panacea davanti a tutte le difficoltà, rimestando la minestra del “questi giocatori fino a pochi mesi fa vincevano tutto”, abbassandoci al livello dei diversamente strisciati senza averne il culo (il riferimento alla Champions vinta nel 2007, senza essere titolata a parteciparvi e giocando 3 partite degne di tal nome, è puramente voluto). Purtroppo le squadre non si fanno con le figurine, altrimenti basterebbero Brehme Matthaeus e Nicolino Berti a risolvere la situazione.

Non che abbia particolare piacere nell’indugiare sullo scempio di ieri sera: usciamo avendo meritato di passare; usciamo battuti da un avversario mediocre, guidato da un allenatore mediocre, che è stato un calciatore mediocre ma vincente, grazie ad un ematocrito costantemente sopra i 50.

C’è stata sfiga, senz’altro, ma anche tanta colpa.

Non puoi sbagliare due gol così nei primi 10 minuti, così come non puoi farti beffare all’andata e al ritorno nel recupero. “Chi l’è sfurtuna’, l’è anca un po’ cujun” dice il vecchio saggio. Traducete voi per Lucio.

L’Inter nei 90’ ha avuto gambe e testa per non più di 30 (diciamo i primi 10 e gli ultimi 20). Si sapeva che loro fisicamente erano due spanne sopra di noi, bestiacce da 1.90 dietro e a metacampo, piccoli e guizzanti sulle fasce e davanti: è quindi tutto da vedere come sarebbero andati gli eventuali supplementari. Maicon non si regge in piedi, Sneijder ben presto lo imita, Deki fa quel che può ma arranca anche lui. Gli unici a salvarsi sono il Capitano e Poli, mentre Forlan deambula senza costrutto e Milito ripete la prestazione di Verona: un errore clamoroso e un gol per farsi perdonare –anche se non abbastanza.

Facendo il fallace giochino dei “se”, stare 2-0 dopo 10 minuti di gioco avrebbe dato tutt’altra storia alla partita, permettendo a noi di abbassare i ritmi e costringendo loro a scoprirsi. Ecco perché ho vissuto come un tremendo presagio i succitati errori sottoporta, che peraltro rimangono gli unici veri pericoli corsi dai marsigliesi fino al 75’ (non conto le punizioni telefonate di Wes o sparate alla cazzo da Stankovic e Maicon. Tra l’altro: Maicon a battere le punizioni!?!?). E lo stesso gol del Principe arriva dopo un altro clamoroso errore del Pazzo, che per fortuna genera una carambola risolta da Milito con proditoria quanto efficace scarpata da 3 metri.

Da lì in poi la speranza è che i nervi facciano quel che i muscoli non possono fare più (…ma da mo’!): far correre la squadra. Serve chiuderla prima del 90’, per non arrivare ai supplementari che ci vedrebbero con la lingua a penzoloni. La squadra per quello si mette anche a correre, complice anche il doppio cambio Pazzo+Obi al posto di Forlan+Sneijder. Ma il fatto che l’Inter si giovi della corsa del giovane nigeriano, lungi dal voler essere una critica al fratellino di Leroy Johnson, è un indicatore preoccupante della nostra pochezza attuale. Obi nell’Inter del futuro ci può stare e può giocare anche diverse partite. Del resto il Triplete l’abbiamo vinto con Muntari in panchina, e Obi è molto più forte e immensamente più intelligente del nuovo fenomeno del centrocampo milanista. Detto ciò, non è Obi il perno che può far svoltare i nerazzurri.

Finito l’inciso sul nigeriano, e tornando all’ultimo quarto d’ora, il casino organizzato produce un paio di mischie e un colpo di testa del Cuchu –entrato per un Poli stanchissimo- che non riesce a governare la palla strumpallazza nell’area piccola. E proprio quando tutti aspettano l’agonia dei supplementari arriva il premio sfiga (o cujun, come s’è detto poc’anzi) con un rinvio alla cazzo del loro portiere per Brandao, subentrato negli ultimi minuti al posto di un (dolce) Remi che doveva essere un satanasso e si è rivelato più inoffensivo del cane Zerbino o della scimmietta. Al suddetto (Brandao, non Zerbino) riesce la giocata della vita, ovvero contrastare Lucio, stoppare a seguire con la schiena e tirare di sinistro a 1 mm dal piede di Samuel e sotto la panza di Julio Cesar. Il brasiliano, che se possibile fa crescere a livelli siderali il mio odio per lui palesandosi nel dopo partita come Atleta di Cristo, è l’ennesimo carneade che contro di noi ha avuto la serata da raccontare ai nipotini di fronte al caminetto. E mi sorprende che la gente ancora non abbia capito la diretta correlazione tra pippa-colossale-che-entra-in-campo e uccello-padulo-in-zona-Inter. Dovrebbero esserci anche delle pubblicazioni scientifiche al riguardo.

La tragedia (sportiva, s’intende) si trasforma in beffa 30 secondi dopo, con Pazzini abbattuto in area e conseguente rigore: si realizza quindi un cortocircuito tale per cui il nostro segna, ma ad esultare sono gli altri, stante il triplice fischio finale dell’arbitro subito dopo.

Quel che è certo è che non siamo, né mai siamo stati, fortunati. Vinciamo e andiamo a casa, mentre altri ne prendono 3 e passano. Ma è giusto così, ripeto. Che non ci siano alibi né tentennamenti. L’applauso a questi uomini c’è stato e la gratitudine sarà sempiterna. Ora serve voltare pagina, e non mancherò di dare al Sig Massimo i miei preziosi consigli sotto forma di possibili nuovi acquisti, liste di proscrizione e piani strategici quinquennali.

E’ COMPLOTTO

Non ho molto da dire sulla gara di ieri, a parte le lenzuolate sul ciclo finito che del resto erano in canna dal giorno dopo Madrid ed aspettavano solo il momento giusto per essere eiaculate.

Quel che vorrei far notare, seppure con un paio di giorni di distanza, è la reazione della stampa (intesa proprio come categoria, o corporazione) all’indegna uscita di Zlatanasso nel dopopartita all’indirizzo di una giornalista di Sky, rea di avergli chiesto se fosse ancora arrabbiato con Allegri.

Il MinCulPop rossonero ha fatto solerte il suo mestiere, minimizzando l’accaduto e comunicando che in serata tra i due c’era stata una telefonata chiarificatrice (chiarire cosa? Che sei un buzzurro? Devi scusarti, non chiarire) e che insomma il caso era chiuso.

Ma se la favoletta da Milanello Bianco era quanto di più prevedibile potevamo aspettarci, il silenzio assordante dei colleghi della sventurata giornalista non me li aspettavo. Non è vero. Mi aspettavo anche quelli. Tutti compatti ad attaccare Mourinho che insulta un inviato, beccato per l’ennesima volta in zona a lui non autorizzata. Duri e puri nel boicottare la successiva conferenza stampa e nel respingere sprezzanti le scuse dell’allenatore “alla persona, ma non al professionista perché lui lì non ci poteva stare” (così disse il Profeta, ineccepibile come sempre).

Qui invece, silenzio su tutta la linea. Un silenzio assordante e di un color marroncino…

E' stato bello. Grazie.

E’ stato bello. Grazie.

NON SI PIANGE SUL POSTO DI LAVORO

INTER-CATANIA 2-2

Un’Inter eroica e indomita strappa coi denti un pareggio in casa col Catania.

L’ironia c’è ma non è nemmeno troppo marcata, chè davvero di questi tempi è difficile chiedere di più a questa accozzaglia di smandruppati.

Dopo averci passeggiato sui testicoli per una settimana intera col recupero-lampo di Maicon, il brasiliano trova posto al primo anello rosso “in vista del rientro in campo nella prossima giornata”. Solite magìe dal mondo medico-mediatico a strisce nerazzurre…

Che la serata puzzi di stallatico lo si nota dall’inizio, con la squadra che non ha idea di come stare in campo, con Forlan in versione faso-todo-mi e un centrocampo molto democristiano: non sapendo se coprire o spingere, decide salomonicamente di non fare né l’uno né l’altro. Il Catania è l’ennesima squadra piccola-corta-intensa che ci fa ammattire, nella quale l’ennesimo mezzo campione (Almiròn) mostra lampi di classe sconosciuti ai colleghi interisti. Il resto lo fanno i nanerottoli maledetti (Gomez, Bergessio e Barrientos) e gli errori della nostra difesa. Se anche Samuel si dimentica di salire e tiene in gioco il succitato Gomez, sèmm a post.

Il piccoletto è malefico, Nagatiello a confronto sembra un paracarro e il destro sul secondo palo è imprendibile.

Prevedibilissimo, oltretutto: nel pre-partita viene fuori che il poveretto ha appena subito un grave lutto, avendo perso il fratello in settimana. Oltre all’umano dispiacere per la tragedia, l’allarme è scattato immediato nella mia mente malata: esattamente come per gli attaccanti in crisi che non segnano da mesi, i portieri che non parano da anni ed i giocatori che ancora non hanno segnato in Serie A, l’Inter si conferma porto sicuro anche per (con tutto il rispetto, lo ripeto) freschi orfani di madri padri e fratelli. Eccola lì la pera: 0-1 e palla al centro.

Per il Catania uno-tiro-uno-gol, per noi, tanta pochezza e i boccoloni di Forlan  che non stanno fermi un attimo: peccato che il giocatore che sta sotto la chioma succitata tiri quando deve passare e passi quando deve tirare. Nella sola occasione in cui tira quando c’è da tirare, gira bene di destro al volo, ma il portiere para senza troppe difficoltà.

Potrebbe essere peggio? Certo, e nemmeno piove. Il Catania, dopo aver sfiorato il 2-0 con Lodi (altro gran bel giocatore) che imbecca Barrientos, che a sua volta si incarta davanti a JC, trova il raddoppio con un’azione talmente ariosa da finire in fuorigioco: ovviamente non segnalato dal guardalinee distratto, che per fortuna ritorna sul pezzo subito dopo, quando vede correttamente la palla varcare per intero la linea di porta prima del recupero di Nagatomo alla disperata.

Facciamo cagare in questi mesi. Tanto. E non abbiamo scusanti. Ma sono anche tanti gli errori arbitrali a nostro sfavore. Pareto parlerebbe di un 80%-20% (http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto) e credo che le percentuali di “colpa” siano davvero queste. Con quel 20% però avremmo qualche punto in più e, nel campionato più mediocre che la Serie A ricordi –ma non lo dice nessuno- una squadraccia come la nostra potrebbe improvvidamente ancora aspirare al terzo posto. Ma va beh, tanto facciamo cagare…

L’intervallo pare veda un JC incainatissimo arringare i compagni come nemmeno Al Pacino nella famosa scena, ma la ripresa da “La polizia si incazza” non è esattamente quel che i nostri occhi vedono, almeno nella prima mezzora. In quei trenta minuti registriamo l’ingresso in campo di Sneijder , l’ennesimo stravolgimento di ruoli e moduli, e il cambio della coppia di centrali Palombo-Cambiasso per i giovani e scattanti Poli e Obi.

Il tutto a conferma che il problema non è tanto di modulo, né di ruoli, quanto di capoccia.

Rimandando a dopo il commento sul Cuchu, l’effetto immediato è quantomeno quello di avere più gamba e, complice anche un appassimento della Zagara di Sicilia, di arrivare prima su qualche pallone, pur rischiando tantissimo in contropiede.

Serve un paperone del loro portiere per riaprire la partita: Forlan, dopo aver tentato 45 cross di destro dalla sinistra, 45 dei quali facile preda dei difensori etnei, decide di andare sul sinistro puntando il fondo. Oh, penso con sollievo, almeno mette un cross come Cristo comanda: il folle invece tira, ma non faccio in tempo a maledirlo che vedo Carrizzo prendere la palla e praticamente buttarla in gol. 1-2.

Quantomeno la squadra, un po’ incredula, si sveglia e inizia il serrate, con Milito a sfiancarsi sulla destra ma lucidissimo quando riceve un bel pallone dal solito Forlan e spara di destro sul palo lungo: 2-2 e una decina di minuti per provare a vincerla. Rischiamo sia di perderla (grazie al destro-mozzarella di Seymour dopo assist al bacio di Lodi) che di vincerla (vero Pazzo?), finisce in pareggio e di questi tempi è oro colato.

 

FOCUS ON CUCHU

Non mi dilungo nel ripetere cose che dico e scrivo da anni: è un grande, non è lui il problema, il giorno stesso in cui si ritirerà deve istantaneamente diventare l’allenatore dell’Inter. Detto ciò, ieri sera non l’ha mai vista ed è un peccato esporlo a queste figuracce.

Lui –come Zanna, come chiunque altro- non può sistematicamente giocare 90’ di ogni partita. E quando gioca, va affiancato da un cavallo che corra anche per lui: Obi è un mulo da soma che sulla fascia fa benino; Poli è uno su cui puntare forte e per me, visto lo standard attuale, va fatto giocare sempre (o quasi, tanto per non contraddirmi da solo a due righe di distanza!).

Detto tutto questo, vederlo in panchina in lacrime mi ha fatto incazzare più dell’ipotetica sconfitta di ieri sera. Cosa cazzo piangi? Non si piange sul posto di lavoro! Sei alla prima sostituzione in questo campionato, sei uno di quelli che ha fatto la storia di questa squadra. Se piangi perché 4 beoti vedono in te e Zanetti i problemi di questa squadra insulti la tua intelligenza. Caro Cuchu, questa non me la dovevi fare.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia a Palermo (solito atteggiamento schizofrenico dei rosanero con le due milanesi quest’anno…), mentre la Juve torna (o continua) a fare la Juve: ennesimo pareggio in questo campionato con gol di De Ceglie in netto fuorigioco e Chierichetto Conte a dire che fino ad oggi nessuno ha regalato niente alla Juve. Del resto, se sono ancora convinti che sonosempre29, le piccolezze di questa stagione nemmeno le vedono.

Anche il Napoli si difende, scippando la partita a Parma con gol di Lavezzi in fuorigioco e rigore al Parma negato.

La Roma perde anche il derby di ritorno, giocando però in 10 per 80’. La Lazio vola verso la gloria, terza a tre punti dalla Juve.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadito il giudizio tranchant sulla squadra (schifalcazz’) segnalo l’unica nota di merito per Ranieri che sfancula ancora lo stesso giornalista di Sky che domenica scorsa gli aveva chiesto “Se fosse Moratti lei cosa farebbe?”. La perla della settimana è stata “Sul 2-0 del Catania avrebbe voluto trovarsi il più lontano possibile…” a cui il nostro risponde dicendo “Certe volte ve ne uscite con delle domande senza senso, forse perché non avete mai fatto sport!”. Il minchione fa pure il permaloso, rivendicando il suo passato pallavolistico seppur a basso livello e apostrofando i suoi ospiti in studio con frasi del tipo “Ma chiedo a voi che avete fatto sport ad alto livello: l’Inter può essere contenta di questo pareggio in casa col Catania?”. Se non altro Ranieri  nun ce stà a fasse cojonà: hai detto niente…

Per il resto disseminerò qualche perla di saggezza e onestà intellettuale vista in settimana tra giornali e siti web:

a)      Sconfitta dell’Italia in amichevole contro gli USA: l’ANSA come foto-notizia ovviamente riporta un primo piano di un Pazzini sconsolato. Di tutti i giocatori azzurri hanno scelto l’unico nerazzurro, per di più subentrato a metà ripresa.

b)      Sneijder intervistato dalla TV olandese chiarisce il senso delle sue dichiarazioni dicendo che non ha in alcun modo tacciato di difensivismo Ranieri e non avere alcun problema con lui. La Gazza diligentemente riporta le parole di Wes, salvo poi chiosare “Ma Sneijder ormai è un caso”. E un “caso” non si nega a nessuno, se è vero che la mancata convocazione di Stankovic (in una condizione fisica inguardabile) diventa ovviamente inspiegabile e apre un inevitabile “caso-Stankovic”.

c)       Vomitevoli poi i commenti alla “pace” scoppiata tra Juve e Milan in settimana. Lungi da chiunque metterla in relazione con l’imminente riunione di Lega, in cui le due diversamente strisciate devono andare a braccetto, tutti plaudono all’amore che trionfa e allo sport che ne esce vincitore, coinvolgendo in quest’orgia di sentimenti anche la mano morbida del giudice sportivo Tosel che, riporto testualmente dall’articolo di Laudisa sulla Gazza, “ha chiuso il caso-Galliani con una diffida, mentre non ha applicato la prova televisiva né per Muntari né per Pirlo. Decisione salomonica per i pasdaran, ma utile a voltar pagina e allontanare le attenzioni dalla questione arbitrale. Un’accortezza indispensabile per ridare ai protagonisti la loro vera luce, quella tecnica”.

Siamo alle solite: per l’Inter e le altre si ragiona “a-termini-di-regolamento”. Per le due associazioni a delinquere del calcio bisogna contestualizzare, abbassare i toni, usare accortezze indispensabili.

Ogni commento è superfluo.

 

WEST HAM

Martelli corsari in Galles, con il Cardiff sconfitto per 2-0. Manteniamo il secondo posto in classifica, sperando di poter recuperare sta cazzo di partita perima della fine della stagione…

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io... Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l'Oriali di turno possa avere la bacchetta magica

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io… Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l’Oriali di turno possa avere la bacchetta magica.

IN CULO LO PIGLIA…

MARSIGLIA-INTER 1-0

Rima doveva essere e rima -purtroppo- c’è stata.

Avevo la tentazione di scrivere “chiuso per troppa scarsaggine”. Ma invece l’amaro calice va bevuto fino in fondo, chè di roba ce n’è per tutti i gusti.

9 degli 11 di partenza hanno più di 30 anni. Uno degli altri 2 è Zarate, che non gioca da fine Novembre e viene ripescato per la partita più importante dell’anno. I gerontofobi possono quindi prendersela con la decina di ottuagenari in campo, mentre gli sfanculatori di Ranieri e Zarate potranno fare ping pong schiaffeggiando prima l’uno e poi l’altro.

Da parte mia mi limito a sottolineare come ieri sera sia stato battuto il record di rimesse laterali buttate nel cesso, e di come il calcio a volte sia più facile di quanto si creda. Io ho capito cosa voleva fare Ranieri (Zarate e Forlan a parte): ha messo in campo la difesa e il centrocampo del Triplete, come a dire “voi siete i campioni, di voi mi fido, andate e fate”. Discorso che da un punto di vista motivazionale ci può anche stare, ma che purtroppo oggi non puoi permetterti: qualcuno che corre ci vuole.

Vedere l’Inter andare a Marsiglia (non a Madrid, non a Barcellona, non a Manchester) e giocare a non prenderle così palesemente è il triste segno dei tempi, e forse si è perso giusto perché tutto deve andar male e tutto dev’essere nero tetro.

Tanto per sviscerare il mio incrollabile ottimismo, avevo già poca fiducia di poter passare il turno con lo 0-0 (risultato ostico in trasferta perché ti obbliga a vincere in casa, come abbiamo imparato a nostre spese nel maledetto derby di Champions del 2003); figuriamoci con la pera presa beffardamente allo scadere… Poi possiamo parlare ore della spinta di San Siro (sì… dalla rupe Tarpea…) e del clima di impresa che accompagnerà i nostri. Resta il fatto che questi siamo e a questi ci dobbiamo affidare.

Vero che un piede meno letargico di quello di Zarate avrebbe potuto segnare, e che Forlan un buon tiro l’ha fatto (mortacci del portiere), vero che nel secondo tempo Deki ha ciabattato un sinistro molle a centro area, ma la pochezza complessiva dimostrata è innegabile.

Avremmo dovuto pareggiare, avremmo potuto anche vincere con un po’ di culo, esattamente come, con un po’ –tanta- sfiga abbiamo perso. Il che fa tutta la differenza del mondo nella gara in sé, ma cambia poco sull’ineluttabilità del destino di questa squadra. Che è chiaro a tutti, tranne a chi dovrebbe prenderne atto ed agire di conseguenza.

Come dicevo nei giorni scorsi, l’unica speranza che può salvarci da anni di mediocrità (altro che terzo posto…) è che il Sig. Massimo si invaghisca di un allenatore, così come accaduto col Mancio e con Mourinho, e che sia disposto ad assecondarlo nelle richieste in sede di mercato ed ancor di più a dargli fiducia in caso di intoppi e casini vari. In questo momento tifo per questo, indipendentemente da quali connotati possa avere l’allenatore in questione. Chiaro che non vorrei il profilo volitivo e mascellato di Don Fabio Capello –un po’ di decenza e amor proprio nella vita bisogna sempre conservarli-, ma detto ciò non ho particolari preferenze. E’ il Sig. Massimo che deve esserne –davvero- convinto, non il sottoscritto (anche se…).

 

LE ALTRE

Milan a valanga settimana scorsa contro un Arsenal inguardabile, e Napoli eroico contro un Chelsea sì in difficoltà, ma che comunque resta ancora un nome in Europa. Facciamo insomma la figura dei somarelli, per giunta contro l’avversario meno temibile.

 

E’ COMPLOTTO 

Partendo dal “dopo Domenica”, abbiamo assistito all’inevitabile minestrone riscaldato degli scarti-dell’-Inter-che-al-Milan-diventano-fenomeni.  La complottaglia ristagna nel fatto che tutti continuano a ricordare Pirlo e Seedorf –dei quali se interessa ho nostalgia solo del secondo- mentre evidentemente Vieri, Simic, Favalli, West e Ronaldo devono essere stati frutto di mie personali allucinazioni. Sul fatto poi che Muntari ora decanti le giUoie di essere al Milan e che venga dipinto come il mediano più forte degli ultimi 150 anni che dire… ne parliamo alla prima entrata sconsiderata sul regista avversario!

Tornando al dopo partita del Napoli, interessante osservare come Mazzarri giustifichi il rendimento altalenante dei suoi in campionato dicendo che è impossibile per chiunque tenere alta la concentrazione in Italia e poi in Europa, trovando il pieno assenso degli astanti, senza che a nessuno venisse in mente che, per dire, 2 anni fa una squadra italiana l’aveva fatto, e l’anno prima l’aveva fatto un’altra squadra spagnola… C’erano mille modi per dirlo, anche senza dar torto a Mazzarri (che dice una cosa sensata in realtà): è molto difficile, non è impossibile per chiunque.

Del resto, gli “astanti” sono quelli che nell’immediato dopo-partita gigioneggiano con la telecamera tipo Funari, andando a 20 cm dallo schermo e dicendo al collega in linea dagli spogliatoi “ma senti, diciamocelo tra di noi… Ranieri salta?”. Quando mai avete visto una pagliacciata del genere riferita ad altre squadre (che so, una Juve a caso degli ultimi anni)? Semplice, mai. Perché nessuna società –che non sia l’Inter “il club meno mediatico del mondo”- tollererebbe di essere presa in giro in questo modo. Ma noi no, noi siamo molto simpatttici.

Stesso discorso si applica alla solerte e acculturata radiogiornalista che, in vista della trasferta di domenica, chiosa dicendo “e chissà se Ranieri sta pensando a Goethe: vedi Napoli e poi…”.

 

WEST HAM

Ci consoliamo con gli Hammers, che vincono uno dei due recuperi (4-1 in trasferta a Blackpool con un uomo in meno!) e riacciuffano la testa della classifica.

Brodino…

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

(GENITORI DEL) BAMBINO FILIPPO?? PPPRRRR!!

INTER-BOLOGNA 0-3

Lo so che non bisogna prendersela coi bambini, e che non bisogna nemmeno guardare il dito quando questo indica la luna.

Ma io, per commentare le prodi gesta di questa Inter, ho finito le parole –ed incredibilmente anche gli insulti-.

E quindi, piccolo bambino Filippo e soprattutto genitori di ‘sta minchia, permettetemi di dirvelo: tutto ciò è colpa vostra!

Fatemi sfogare come si fa con l’innamorato respinto e sragionante della peggior specie, che si attacca al dettaglio più insignificante per darsi una spiegazione della fine di un amore: “ecco, se avessi preso la quattro stagioni anziché la napoletana a quest’ora lei mi amerebbe ancora…”. E così dico: solo la voglia morbosa di dare al proprio figlio –e quindi a se stessi- il classico quarto d’ora di celebrità poteva spingere la ghenga del piccolo Fililppo ad architettare una roba simile, prestando il fianco ad una serie inevitabile di risposte che avevo visto come inevitabili fin dalla prima apparizione del bimbo “col caschetto biondo sfilato”, segno pericolosissimo della statura morale dei genitori;-) . Ed infatti, puntualmente, ecco la sapida risposta dei cugini sotto forma di striscione di risposta, ecco l’invito politically correct della società al bimbo e famiglia alla Pinetina, ecco la stretta di mano e la maglia regalata dal Capitano.

Il tutto, si badi bene, senza far riferimento al fatto che il bimbo in questione, data l’età, non ha memoria di un’Inter che non sia vincente, ma anzi, ricordando ai più giovani e sbadati che, a parte la trascurabile parentesi degli ultimi anni, l’Inter ha già attraversato più volte periodi simili, chè l’Inter è pazza e quindi si sa che questi periodi nella sua storia prima o poi arrivano. Insomma, un bel giro a gratis sul patibolo dei media gentilmente offerto dalla casa, dove per casa intendo non tanto la Società in senso stretto, quanto l’interismo masochista che baratta una maglia autografata e una foto del bagai per una settimana di prese per il culo extra. Vaffanculo!

Vi prego di mandarmici tranquillamente se mai dovessi sottoporre Panchito ad una simile manfrina: già ho i miei bravi problemi nel rispondere alle candide e centratissime domande del prossimo quattrenne, allorquando mi chiede “Papà , ma perché l’Inter perde sempre?” oppure “Papà ma oggi l’Inter si sveglia o dorme?”.

Passando alla partita, ringrazio il cielo di essermi perso il primo tempo e di aver quindi assistito attonito alla sola ripresa, che altro non è stato se non il penoso proseguimento del match di pochi giorni prima col Novara: un’accozzaglia di giocatori ingolfati, logori, calcisticamente ignoranti e troppo fiduciosi nei propri mezzi che piglia due gol in due minuti con difese da codice penale ed è incapace di costruire in 90’ un’azione da gol degna di tale nome. Il 3-0 finale, opera di Acquafresca, è la degna beffa di un incubo che non sembra finire, oltre ad essere in buona sostanza la fotocopia della pera rifilataci da (s)Caracciolo domenica scorsa.

Ho sentito molti pareri in questi giorni e quel che mi trova più d’accordo è il disordine mentale e gestionale che alberga nei vari settori dell’Inter. Ci sono giocatori che semplicemente non hanno più voglia di stare qui (Maicon, Sneijder) e che probabilmente hanno vissuto come uno sgarbo lo scellerato via libera dato a T. Motta, quando loro stessi in tempi diversi avevano chiesto di poter migrare verso altri lidi. Ci sono giocatori in cronica fase calante (Lucio), ed è quel che capita a tutti i giocatori che basano il grosso del loro gioco sulla prestanza fisica: arriva il giorno in cui invece che anticipare l’attaccante, come hai fatto 1000 volte in carriera, vai a farfalle e pigli gol. Ci sono giocatori probabilmente sopravvalutati (Ranocchia) che giocando da titolari sono la miglior risposta alla qualunquistica domanda “ma perché non fanno giocare i giovani?”. Ci sono attaccanti presi per sostituire il centravanti migliore del mondo, che semplicemente sono a fine carriera e gna fanno a far quel che gli chiedi.

In tutto questo marasma ci sono senz’altro anche gli errori dell’allenatore, ma con 4 tecnici cambiati in meno di 2 anni mi pare ovvio che il problema non sieda in panchina. A monte di tutto c’è una Società che dà la palese impressione di voler tirare i remi in barca, di voler fare il pane con la farina a disposizione e in buona sostanza di chiudere i rubinetti. E con questo noi tifosi, volenti o nolenti (anzi dolenti o nolenti, come dice il buon Trap) dobbiamo fare i conti.

Mercoledì si va a Marsiglia, sperando di non far la rima. Ottima la risposta di Costacurta alla D’Amico che chiedeva “forse in questo momento all’Inter serviva incontrare un avversario di maggior blasone, una squadra più forte che potesse dare lo scossone”. Il Billy rossonero mi ha trovato d’accordo quando a mezza voce ha risposto “No no, meglio il Marsiglia…”.

 

LE ALTRE

Come negli incubi migliori, peggio di così non poteva andare: vincono Juve e Milan, e tra i cugini segna anche quella bestia di Muntari, che in settimana non si è fatto scappare l’occasione –verosimilmente imbeccato dal solerte Minculpop rossonero- di essere arrivato nella squadra più forte del mondo: il soggetto è e rimane un onesto mediano, con una testa quantomeno “particolare”, ma è bastata una scarpata data al pallone dopo paperotto di Antonioli per sentire frasi del tipo “da scarto nell’Inter a stella nel Milan”.

La sola cosa bella nella partita della Juve è vedere l’ignoranza di Storari-portiere-cubista che festeggiando il gol riesce a rompere il naso a un compagno e far pigliare una capocciata ad un altro. Quando si dice “l’utile idiota”.

Per aggiungere la beffa al danno, le vittorie di Roma e Napoli ci fanno scivolare ad un meritatissimo 7° posto, con Udinese e Lazio che in due fanno 1 solo punto, lasciando aritmeticamente impregiudicate le speranze di aggancio. Roma e Napoli possono quindi nutrire legittime speranze.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da aggiungere alla spataffiata iniziale sull’esecrando Filippo. Per chi segue abitualmente Sky faccio solo notare come le statistiche che corrono nei “sottopancia” abbiano snocciolato con efferata ricerca del dettaglio tutti i possibili record negativi dell’Inter (dalle sconfitte consecutive al numero di partite senza vincere, senza segnare, al numero complessivo di sconfitte in stagione,…): mi aspettavo anche di vedere: e Julio Cesar non chiava con la moglie da più di 2 mesi.

 

WEST HAM

Aldilà delle apparenze, ottimo il pareggio casalingo con i rivali di classifica del Southampton, arrivato dopo oltre un’ora di inferiorità numerica. Attualmente siamo secondi a -2 ma con 2 partite in meno dei Saints.

Come farsi del male da soli...

Come farsi del male da soli…

MA ALLORA DITELO (SE NON AVETE VOGLIA…)

INTER-PALERMO 4-4

L’ennesima partita da circo vede i nostri incassare 4 gol su 5 tiri subiti.

Non mi sentirete mai mascherare un 4-4 in casa contro un Palermo derelitto in un “ma che spettacolo, girandola di gol ed emozioni”. Quelle cagate le deve dire Ranieri per evitare di ammettere davanti ai microfoni quel che io –semplice tifoso a casa- posso digrignare tra i denti: “Manica di pirla!”.

Detto ciò, in avvio lasciamo 5 corner al Palermo che non ne avrebbe nemmeno tanta voglia di stazionare dalle nostre parti, ma come dice il vecchio saggio “vedere cacare venire la voglia” e quindi al 5° tentativo tal Mantovani si trova tutto solo nell’area piccola per coronare il sogno di una vita: gol a San Siro in una fredda e nevosa notte d’inverno.

Per fortuna il Principe è tornato quello che conosciamo, e pertanto gli basta toccare palla per metterla in buca. A fine serata saranno 4 gol convalidati più altri due annullati, a dimostrare quanto sia importante per un calciatore, specie una punta, il “momento”. Miccoli non è da meno, riuscendo nell’impresa di fare due gol in fotocopia ed un terzo addirittura di testa (contrastato non a caso da Nagatiello, collega di nanitudine).

Torno solo un attimo sui gol di Milito per dire che in effetti il terzo di quelli segnati è –di poco- in fuorigioco, ma il commento della serie “nel dubbio è giusto far giocare” evidentemente si applica solo se il tizio in fuorigioco ha la maglia a strisce di colori diversi. Allo stesso tempo, quel che sarebbe stato il 5° gol del Principe è annullato per un cross di Maicon che pare –pare- aver oltrepassato la linea di fondo nel corso della sua traiettoria, ma che nessuna immagine chiarisce definitivamente.

Non essendo serata da analisi tattiche, visto il campo imbiancato (che però sembra peggio di quel che è) vorrei focalizzarmi sull’ormai irrecuperabile equilibrio mentale dei nostri giocatori, specie quelli di difesa. La partita di ieri è la miglior dimostrazione pratica al teorema “Samuel-deve-giocare-sempre”: la coppia centrale di ieri (Lucio-Ranocchia) regala un paio di gol e pasticcia sugli altri due, con Ranocchia evidentemente assente alla lezione nr 2 del difensore in cui si spiega che non fa bello rinviare di testa sui piedi del terzino libero di crossare e con Lucio che fa di tutto per non intervenire sul bomber tascabile in occasione del 4-4.

Coppia di cazzoni inverecondi, che le emorroidi vi colpiscano alla prima pausa di campionato! Maicon ovviamente non si fa pregare se c’è da assemblare cacate in serie, quindi eccolo vagare nell’ultima mezz’ora come uno zombie a cui hanno tolto la Caipirinha, regalando palle e rimesse laterali in serie, risparmiandoci almeno (sarà per il freddo?) il ghigno a commento delle sue malefatte. Julio Cesar infine vive uno di quei classici momenti in cui non appena tirano gli tocca raccogliere la palla in fondo al sacco, mettendoci di suo una vena leggermente inferiore a quella mostrata nei giorni belli. E’ il meno colpevole, in altre parole ma, vista l’assenza di miracoli e le percentuali da cecchino (one shot one kill), finisce pure lui dietro la lavagna.

A metacampo, rimasto orfano di Thiago Motta di cui dirò più avanti, fa bella mostra di sé Poli, che gioca un’ora su buoni livelli e garantisce quella corsa-e-dinamismo diventata oramai un’endiadi dal significato sconosciuto nelle lande nerazzurre.

Wesley fa il bravo scolaro diligente, mettendosi in fascia nel 4-4-2 di Ser Claudio, proprio quello schema nel quale, secondo il Mister, Sneijder non poteva essere sacrificato. Poco male in realtà perché finché resta in campo il pallone passa spesso e volentieri dai piedi stempiati ma pieni di fosforo del pifferaio olandese, che continua a non trovare il gol ma che è in evidente crescita.

Ha voglia Ranieri a dire che la squadra può dare ancora tanto, perché deve ancora inserire Forlan ed ora i nuovi centrocampisti; la mia impressione, visti anche i risultati di ieri sera, è che sarà molto difficile acciuffare il terzo posto, e che vivremo qualche buona sporadica giornata accanto a una routine di quella mediocrità vista nelle ultime uscite.

Con tanti saluti a Zanni  e all’ otimiiismooo

 

LE ALTRE

Detto che si gode sempre a vedere i cugini perdere, devo dire che stante il nostro pareggio, la loro sconfitta equivale a 2 punti persi sulla Lazio, che ora dista 3 punti da noi. Vince anche l’Udinese, che quindi si porta a +5. Dietro per fortuna il Napoli non vince, restando a distanza immutata, mentre la sconfitta della Roma la tiene a debita distanza, ma le mette al tempo stesso addosso una carogna alta 3 metri in vista della partita di sabato, di cui avrei fatto volentieri a meno.

 

CALCIOMINCHIATA

Giusto un accenno alla finestra di mercato di casa Inter, per commentare partenze e arrivi, ma soprattutto modalità degli stessi. Cara Inter, io non voglio sindacare l’addio di Thiago Motta in sé (o meglio, lo voglio fare ma tra poco); quel che voglio far notare è che non è furbo né salubre esporre il tuo allenatore a sparate del tipo “deve restare, non c’è un altro come lui, ho parlato con la Società e mi aspetto che resti con noi” e poi farlo sbugiardare dai giornalisti che gli domandano il perché sia convocato per la partita quando tutti sanno che ha già firmato. Che il trasferimento si sarebbe deciso nelle ultime ore di mercato era chiaro a tutti. E allora per Dio: chiami il Mister, lo informi della cosa, e un cazzo di ufficio comunicazione dice “Mister, la linea da tenere è questa : lei si augura che rimanga, è un giocatore importante, ma ha ben presente le esigenze del Club e se si arriverà a una cessione vorrà dire che i pro saranno stati maggiori dei contro”. As simple as that. Troppo facile? Evidentemente sì…

Entrando nel merito, è vero tutto quel che si dice, e cioè che lui voleva andar via, e tenere un giocatore poco convinto non giova a nessuno. Come al solito, quel che non mi garba è far passare i 10 o 11 milioni come la classica offerta che non si può rifiutare. L’Inter ha bisogno di soldi, questo lo sanno anche gli sceicchi e i petrolieri russi. Quindi Eto’o e Motta sono stati comprati a prezzi di tutto favore per i compratori, e fatte passare come vagonate di soldi che sistemano tutti i problemi del mondo Inter.

Almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele…

Sui nuovi acquisti, sappiamo quel che può dare Palombo (che, once more, per tanto così avrei portato a casa già a giugno dell’anno scorso), mentre confesso la mia ignoranza su Guarin: il fatto che lo stesse seguendo anche la Juve non mi tranquillizza di per sé. Tanto per ambientarsi subito al clima da nosocomio, è arrivato già rotto, perciò ci vorranno 20 giorni (quindi un mese) per vederlo in campo. Se fosse buono abbiamo tutto sommato fatto uno scambio alla pari tra lui e Motta, con il colombiano di 5 anni più giovane. Stiamo a vedere…

 

E’ COMPLOTTO

E qui parliamo di Milan e di come i giornalisti abbiano cercato e sperato di mantenere spiragli aperti all’arrivo di Tevez quando anche il più talebano dei rossoneri avrebbe dovuto capire che, almeno a ‘sto giro, non c’era trippa per gatti. Ribadisco anche come la nostra stampa voglia far fare la figura dei cattivi e dei traffichini a Mansur & Co. che hanno l’ottusa e insensata pretesa di farsi pagare un loro giocatore, e non Galliani e soci, che hanno tentato fino all’ultimo di giocare sporco facendo leva sull’accordo col giocatore per farselo sostanzialmente regalare. Ma tornerei a discorsi riassumibili nella frase “stampa cane da guardia del potere” che ormai sono triti e ritriri. L’ultima puntata? Il Geometra si traveste da Col. Bernacca e decide -ieri- che domenica sera a San Siro ci sarà una tempesta di neve ed è già garantito che non si potrà giocare: chiede quindi alla Lega di spostare la partita a data da destinarsi. Ora, aldilà dell’irritualità della richiesta –ma sappiamo che il Milan ha un certo talento ad apparecchiarsi il calendario ad uso e consumo esclusivo delle proprie esigenze- e senza voler azzardare pronostici sulla riuscita del golpe (che secondo me andrà a segno), noto come nessuno abbia alzato un dito né detto una parola sul fatto che un –se non IL- Dirigente del nostro calcio si arroghi il diritto di decidere che non è opportuno giocare in determinate condizioni, quando proprio le stesse condizioni non impedivano nelle medesime ore di far giocare una partita sullo stesso terreno, che gli stessi giocatori hanno definito meno peggio di tante altre volte.

Che strano eh?

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe...

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe…

COMPLIMENTI, PROPRIO UNA BELLAMMERDA

LECCE-INTER 1-0

L’Inter si produce in una delle specialità della casa: rovinare in 90’ il lavoro di mesi.

Con la sconfitta di Lecce, si polverizza l’importanza aritmetica del derby vinto sui cugini (la goduria quella no, quella rimane!), si ritorna schisci ad un anonimo quinto posto, quando invece si poteva agganciare l’Udinese al 3°, si crea un caso Sneijder e si fa capire come anche Ranieri, di solito uomo moderato e di buon senso, ogni tanto faccia “la cazzata”.

E “la cazzata”, a mio parere, è stata quella di togliere l’unico essere pensante e deambulante del nostro centrocampo, alias il nanetto olandese numero 10, spegnendo così ogni residua possibilità di guizzo e genio là in mezzo.

Per il resto, è la classica partita maledetta, con il loro portiere a far le uova e parare di tutto, con i nostri in costante ambasce a contenere i vari Speedy Gonzales salentini (Di Michele, Cuadrado, Muriel… ma mettere Cordoba ieri no eh?) e con l’ultracinquantenne Giacomazzi a centro area libero di stoppare (coscia o mano?) e girare in rete, controllato a debita distanza da Samuel e soprattutto Lucio, con Julio Cesar non proprio reattivo nello sdraiarsi per la parata.

Il primo tempo ha visto l’Inter creare più palle gol di quante normalmente vengano “cagate” in 2 o 3 partite, il che, gol preso a parte, mi pareva un buon viatico per iniziare la ripresa da dove si era finito. Macchè!

Oltretutto la mia sindrome di accerchiamento mi porta a non capire perché, saltando Samuel di testa e venendo poi travolto dal loro portiere, non venga fischiato rigore… la mia impressione è che i portieri siano troppo tutelati: tu non puoi nemmeno toccarli, ma loro possono travolgerti impunemente…

Tornando alla cronaca, sull’ultima palla del primo tempo, Wes sfancula il Pazzo reo di avere osato tirare in porta dal limite dell’area (cosa evidentemente concessa solo ai giocatori col numero 10 sulla maglia…). Lì per lì sembra il classico “vaffa” dovuto al momento della partita, con l’intervallo lì apposta per mettere ordine. Invece Sneijder rimane seduto (punizione disciplinare? Non posso pensare ad una motivazione tattica, ho troppo rispetto per l’intelligenza di Ser Claudio); al suo posto Alvarez, su cui non c’è molto altro da dire. Per una volta il problema non è (tanto) quello che entra, è proprio quello che esce…

La ripresa è infatti un’accozzaglia di tiri da fuori area, di gente ammassata davanti al loro portiere che produce mischioni furibondi, qualche corner pericoloso (2 gol giustamente annullati per fuorigioco) ma zero ordine e zero possibilità di giocartela con un minimo di visione di gioco.

Morale, l’abbiam presa nel culo e ben ci sta. Peccato perché il turno era apparentemente favorevole ai nostri. Che serva da monito ai “tabellisti” che già calcolavano giorno e ora della scalata in testa alla classifica. Il problema di chi rincorre è che non può mai permettersi un giro a vuoto: l’abbiamo imparato nella nostra storia recentissima (l’anno scorso con Leo) e recente (chiedere alla Roma che per due volte vide frustrata la sua rincorsa ai nostri danni da punti persi in casa contro avversari abbordabili). Sulla partita in sé non c’è altro da dire, sul campionato forse nemmeno…

 

LE ALTRE

Che sia sempre più un affare tra Milan e Juve è tanto evidente quanto triste. I gobbi giocano da indiavolati e la sola cosa che mi pare possa farli fallire è la “sindrome Spalletti”: troppo obbligati a giocar bene per vincere, con la pericolosa conseguenza di non riuscire a sfangare quelle partite in cui fisiologicamente non puoi andare a manetta.

L’esatto opposto del Milan, che si gode un Ibra sfavillante, che ora si mette pure a pennellare punizioni manco fosse Platini. Con lui in squadra, l’80% del lavoro è fatto. Poi è ovvio che quelli là vogliono che tutti si dica che c’è anche il giUoco e l’amore, ma quando c’è Zlatanasso tutto il resto è noia.

 

E’ COMPLOTTO

Ragazzi, sono stato a casa una settimana con l’influenza, quindi avrei da scrivere per mesi…

Noto come sempre più spesso la mia attenzione (per non dire paranoia) si poggi non tanto sul rapporto media-Inter, quanto su quello media(servi)-Milan. E’ poi il contrasto tra i due atteggiamenti a creare situazioni deliranti…

Rimando a una dozzina di ottimi post letti in rete (i soliti inappuntabili FabbricaInter, BausciaCafé) per varie disamine sul caso Tevez, e mi concentro sul come una società (con doverosa “s” minuscola) possa tenere al guinzaglio altri club di Serie A con la loro prona e supina connivenza, e con i media che, lungi dal denunciare la stortura di una simile situazione, arrivano ad esaltare l’artefice di questo teatrino dei pupi. Il Geometra Galliani in estate si è comprato Nocerino per 500 mila euri, con Zamparini che evidentemente non sapeva proprio che farsene di un nanetto del genere. Poche settimane fa, Preziosi del Genoa ammette candidamente di aver fatto un regalo allo Zio Fester di cui sopra, facendo tornare Merkel al canile di origine senza colpo ferire (oddio, il colpo Merkel l’ha preso, ginocchio ko e 2 mesi ai box: tié!). Incidentalmente, il depauperamento del centrocampo rossoblù è lo stesso motivo per cui lo scambio alla pari Muntari-Kucka non va in porto (ancora Preziosi “ho già perso Merkel, non posso mica indebolirmi ancora…”). Ancora, il teatrino tragicomico di Maxi Lopez sequestrato per una settimana in un hotel di Milano e impossibilitato anche solo ad andare al gabinetto in attesa di qualche cenno da Via Turati, con il solo Montella, allenatore del Catania, a far notare che una scena del genere non l’aveva mai vista in 20 anni di calcio, è un’altra delle robe che può succedere solo a certe latitudini.

Da buon ultimo, il solito Cravattagialla incassa insulti in mondovisione e per iscritto dal Manchester City, che lo accusa delle peggio cose per un dirigente di calcio (e cioè di trattare direttamente col giocatore aggirando il Club, cosa su cui lo stesso Galliani ha abbaiato più volte allorquando club stranieri venivano ad insidiare i suoi protetti); insulti che fanno il paio col buco nell’acqua di Londra di 2 settimane fa e che nessun pennivendolo ha ovviamente voluto sottolineare. La stampa nostrana è stata ed è tuttora più realista del re, continuando a dare credito a un collezionista di figure di merda e di condotte paramafiose come pochi altri. L’ultima conferma l’abbiamo avuta venerdì, giorno in cui Tevez è sembrato prima vicinissimo poi (definitivamente?) lontanissimo da Milanello. Come ha chiosato il nostro a questo nuovo 2 di picche del City? Dicendo “Siamo riusciti a mantenere la parola data a Maxi Lopez, noi alla parola data ci teniamo”. Non solo nessuno ha aperto bocca, ma anzi tutti hanno raccontato dello sdegno del succitato Geometra nell’apprendere che, pensa te, il City non ci voleva stare a farsi perculare da Tevez e Milan, pertanto l’intera trattativa era condizionata al pagamento di una penale nel caso in cui questo celeberrimo diritto di riscatto non fosse stato esercitato. Capito? Non è il Milan che agisce nel peggiore dei modi speculando sulla situazione. No, è il City che “tiene una condotta che il Milan non può né vuole accettare!”

Parlando di Inter, in attesa della conferma della conferma della permanenza di Thiago Motta, faccio rilevare come, al solito, le trattative di mercato che coinvolgono l’Inter, siano esse di acquisto o cessione, abbiano numeri da questura durante le manifestazioni: così come quest’estate Pastore e Sanchez sono stati pagati più di 40 mln a testa, ed i 25 mln per Eto’o sono stati giudicati da tutti un’offerta irrinunciabile, adesso gli 8-10 messi sul piatto dal PSG per Motta sono ovviamente giudicati più che congrui, a fronte degli altrettanti per la metà di Kucka… Quando poi la discussione scivola su De Rossi e sulla possibilità di un rinnovo con clausola rescissoria di una decina di mln, ecco che l’ultrà mediatico si fa sentire “evvabbè, ma a ddièsci milioni De Rossi ‘o svenni” (lo svendi in lingua italica. Per la cronaca, l’autrice dell’assioma cartesiano è Vanessa Leonardi, SkySport, evidentemente parte della gens romana-e-romanista).

It’s the same old story…

 

WEST HAM

Campionato fermo per la FA Cup. Si riprende con la madre di tutte le battaglie: West Ham – Milwall: terremoto nell’East End!

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

4×4

INTER-LECCE 4-1

Il guttalax in zona gol funziona.

Dopo mesi di stitichezza, e diversi episodi di defecatio isterica (cit. Prof. Sassaroli) l’Inter prorompe in tutto il suo potenziale intestinale di macchina da gol, segnandone 4, colpendo altrettanti legni in meno di un’ora di gioco e portando a casa la quarta vittoria consecutiva.

Prima, ovviamente, c’è stato il golazo di tal Muriel che, a cose fatte, può consolarci quantomeno per due motivi: 1) il gol è tanto bello quanto irripetibile (la palla passa tra tre nostri difensori e si insacca sul primo palo) e soprattutto 2) il figuro non è al primo gol in serie A, avendone già segnato uno –altrettanto bello!- una settimana fa.

 L’Inter mostra, seppur al cospetto degli ultimi in classifica, altresì detentori della peggior difesa, una fluidità di manovra sconosciuta fino a oggi, con un Alvarez che per la prima volta fa capire che tipo di giocatore può essere: lento si sa, ma anche bravissimo nel dribbling stretto e praticamente da fermo, e con buona visione di gioco se messo dietro le punte. Forlan gioca un tempo e piglia due pali, muovendosi in 45’ più di quanto Pazzini faccia in 2 mesi. Ruoli diversi, certo, ma uno come El Cacha può farci comodo, essendo la punta più versatile del gruppo. In mezzo, Ranieri impone a tutti di dar palla a Motta, che la sa far girare. I suoi lo prendono alla lettera, sommergendo il compagno di passaggi che assomigliano alle “sòle” in ambito di lavoro: “mmm… c’è una menata da risolvere, a chi la posso piazzare? A Motta!”. Devo quindi assolvere l’italo brasiliano, per il quale come forse saprete nutro quel misto di amore-odio tipico delle love story più struggenti; il ragazzo gioca tremila palloni, nemmeno dei più semplici, e qualcuno fatalmente lo perde, pure maluccio, spianando la strada a qualche contropiede salentino. Per fortuna, dopo la bambola presa in avvio con Muriel, Julione torna sugli scudi chiudendo tutto il chiudibile.

La difesa, quando non scivola, è su ottimi livelli: Lucio-Samuel sono la solita sicurezza, pur tra gli sgusciantissimi attaccanti leccesi, Maicon e (soprattutto) Nagatomo sono due irediddìo. Il secondo tempo del nippico è la pratica dimostrazione di come sia meglio essere veloci e intelligenti, anziché velocissimi ma senza neuroni, come il Cuadrado leccese con cui si è incrociato per 90 minuti.

Là davanti, dopo la macumba di pali colpiti (nell’ordine Forlan, Pazzini, Samuel e Forlan complice deviazione leccese), arriva il tanto agognato pareggio su cross di Maicon: pane per i denti di Pazzini che arpiona la palla e la 1-1. Le speranze di fare il 2-1 prima dell’intervallo sono vane, ma il mio cuoricione deve aspettare poco per tranquillizzarsi: il tempo di un doppio cambio nell’intervallo (Milito e Cambiasso per Forlan e Faraoni), ed ecco Alvarez mettere palla in verticale per il Principe dei “vecchi tempi”: diagonale di destro e palla in rete!

Dopo un paio di infarti causati da palle perse a centrocampo e conseguenti miracoli del nostro portiere su Corvia e Di Michele (che credo NON abbia segnato all’Inter per la prima volta in vita sua…maledetto!) sale in cattedra un indiavolato Nagatiello che piazza due assist per il 3 (Cuchu) e 4 (Alvarez) a 1. Partita in ghiaccio e, per una volta, senza tribulare fin oltre il 90°.

Par gnanca ver…

 

LE ALTRE

L’Inter trae giovamento dal turno pre natalizio, ottenendo strenne da un paio di campi: Udinese-Juve finisce senza reti, così come Lazio-Chievo, il che significa due punti recuperati a tre delle quattro squadre che ci precedono in classifica. Vince solo il Milan, contro un Cagliari tamente generosoda farsi un gol da solo e far di tutto per non ostacolare Ibra nel 2-0… Maledetti!

Ottimi Roma e Napoli, che però sono dietro di noi.

E’ COMPLOTTO

Io credo che Causio abbia avuto la sorella insidiata da un magazziniere quand’era all’Inter. Non è possibile che lo si trovi a commentare i nostri solo quando gioca il Lecce (sua città natale), o l’Udinese (dove ha finito la carriera e dove credo viva tuttora): il tutto con quell’acredine mascherata da imparzialità e voglia di vedere una partita aperta e combattuta. Non mi spiego altrimenti il tifo mal dissimulato per il Lecce che si danna a ricercare il pareggio. Ad ogni modo, sucasse pure lui…

Mi è poi parso un filo eccessivo il commento al gol di Milito, col riferimento a compagni commossi e gente in lacrime: oh, va bene che era in crisi e non segnava da un po’, ma non era reduce da un’amputazione o roba simile: è un attaccante che ha sempre segnato e che si spera continuerà a farlo, che sta vivendo (ha vissuto?) un periodaccio come quelli che capitano a tanti attaccanti. Eppure…

Se i nostri cugini reiterano il reato di falso ideologico ogni giorno (il club più titolato al mondo… a dire stronzate!), noi siamo, senza tema di smentita, il club meno mediatico del mondo. Il problema è che, snobisticamente e masochisticamente, ce ne vantiamo anche…

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione...

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione…