TEMA: LE TUE VACANZE

A parte parlare dell’imminente DeLby (come dicono in provincia di Pechino), tocca fare il punto sulla nostra squadretta, mischiando titoli di giornal(ett)i, ragionamenti tènnici e souvenir di vacanze montane.

Parto da queste ultime, lasciando ai prossimi giorni sbrodole sugli altri argomenti.

Come alcuni di voi sapranno, da padre premuroso e capace di mettere da parte la sua avversione per la montagna, ancor più d’estate, ho pensato bene di far prendere un po’ d’aria buona ai bronchi claudicanti di Panchito, e quindi di passare una settimanella in Trentino. A Pinzolo per la precisione, dove, incidentalmente, i ragazzi stavano svolgendo la preparazione estiva.

Devo dire che la descrizione del ritiro fatta dal sito era alquanto allettante per un tifoso mediamente malato come me (il “mediamente” lo dico a ragion veduta avendo visto lo stato psichico dei miei colleghi di vacanza): tra “sessioni di foto e autografi quotidiane” e la “possibilità di vedere i tuoi campioni da vicino”, mi sono fatto “grosso” con parenti e amici che mi commissionavano autografi e foto, certo della proverbiale simpatia della squadra.

E invece, poco o niente.

Sì, ho sgraffignato qualche scatto ai giocatori che facevano allenamento differenziato (ho difatti un intero book su Thiago Motta), ma devo essermi perso le sessioni di foto e autografi quotidiane. Ma ancor più di questo, quel che mi ha fatto ridere è stato il pressapochismo sull’organizzazione quotidiana del Clèbb.

L’ineccepibile info point all’esterno del campo di allenamento è stato messo in seria difficoltà da domande infingarde e subdole del tipo “domattina a che ora c’è allenamento?”. Esilaranti le risposte, che andavano da un disarmante “Sì” (grazialcazzo, ho chiesto a che ora!) al “Domattina sì, però non so a che ora e poi alla mattina non è detto che la seduta sia aperta al pubblico”.

Morale: ho volutamente disertato le sessioni della domenica (5000 persone nel piccolo stadio e altrettante fuori per un’amichevole col Mezzocorona, per tacere dei 25 eur di biglietto) e mi sono presentato nel pomeriggio del giorno seguente, per apprendere che, bontà sua, il Mister aveva dato pomeriggio libero ai ragazzi. No training, no party.

Quella stessa sera leggevo sul sito che in effetti la squadra aveva riposato nel pomeriggio, e che per il giorno seguente era prevista doppia seduta (“aperta al pubblico quella pomeridiana”).

Il mio intuito femminile mi faceva quindi ritenere che l’allenamento ante-meridiano sarebbe stato a porte chiuse. Di conseguenza mi mettevo il cuore in pace e decidevo per camminata in montagna per la mattina seguente.

L’indomani, preparati i panini e iniziata la gita, dopo pochi minuti di macchina avevo l’ennesima conferma della migliorabilità del mio succitato intuito femminile, allorché allungando il collo dalla statale scorgevo a fondo valle le tribune gremite di tifosi per la seduta mattutina, piacevolmente accompagnata anche da un insolito sole.

Smozzicavo una Madonna tra i denti e proseguivo per la valle, che per fortuna si sarebbe rivelata splendida, e pregustandomi comunque il bagno di sole e di “Inter” del pomeriggio.

Mi presentavo quindi al campo armato di macchina fotografica e, parlando con altri tifosi, apprendo che era stata inserita una terza amichevole da giocarsi mercoledì 20 a Rovereto, dopo la quale la squadra sarebbe rientrata direttamente ad Appiano.

Citando quindi il filosofo che mi son trovato di fianco sulle tribunette “Dicono dicono dall’8 al 22… invece un cazzo! Il ritiro è dal 10 al 20, Orcodi…”. Difficile dargli torto…

Il pregustato e tanto atteso allenamento previsto per il pomeriggio era pertanto il penultimo a disposizione, considerando anche l’aleatorietà di orario e di accessibilità degli allenamenti mattutini. Ingenuamente, pensavo che in virtù di questo i giocatori si sarebbero fermati a salutare i tifosi a fine partitella. Sfiga: l’infuocata sfida in famiglia si annacquava non poco, stante la pioggia che puntuale come una cambiale tornava a farci visita. Morale? Finiva con un “chi-fa-questo-vince”, segna Pandev e tutti di corsa a far la doccia, chè qui ci si bagna…

 Per la cronaca, ho osato recarmi al campetto anche il mattino seguente, senza nutrire particolari speranze: arrivato in zona verso le 10.30, l’allenamento (fissato di default alle 11, salvo come visto cambi in corsa) era già finito: minchia, mattinieri i ragazzi! Erano rimasti solo quelli che lavorano in palestra (altro giro di Thiago Motta!). Ho visto gente “affamata” a tal punto da chiedere l’autografo al Dottor Combi e al preparatore atletico (non sto scherzando).

PENSIERINO DELLA SERA

Quindi? Quindi non credete alla versioni ufficiali che parlano di bagni di folla e tifoseria in visibilio. Sappiamo benissimo che la propaganda fa il suo mestiere ed è giusto che ognuno se la canti e se la suoni da solo.

 A me il ritiro estivo è servito come diversivo e come alternativa alle gite in montagna (che mi garbano come piacevole novità, ma non come condanna quotidiana): quindi, aldilà di non aver potuto far firmare la maglia da Eto’o, visto solo a distanza di sicurezza, poco mi cale. Però, cara Inter, perché devi illudere tante famiglie sull’ “accessibilità” dei ragazzi, quando invece vuoi fare una preparazione senza tante distrazioni? Beninteso: è il vero scopo di un ritiro ed è un’esigenza sacrosanta, nè sono così pirla da dire “allora vai in un monastero e chiuditi dentro per 20 giorni” essendo perfettamente conscio degli aspetti commerciali di un ritiro aperto al pubblico (merchandising, accordi con la regione Trentino…).

Però, però: porca mignotta, cosa ti costa dire a 4 giocatori al giorno “oggi voi 4 vi fermate dopo l’allenamento e state mezz’ora a firmare e farvi fotografare”? Lo ribadisco, non lo dico per me, né per Pancho, ancora troppo piccolo e ingenuo (basti dire che i suoi idoli sono Ranocchia e Pandev). Lo dico per quelle famiglie dalla psiche ancor più labile della mia, che vedono in Joel Obi un modello di vita o in Luca Castellazzi il marito ideale per le proprie figlie…

Gente semplice, gente “da poco”, ma tifosi, fanatici che si son presi una settimana di ferie per vedere i loro idoli da vicino. Vedere in questi giorni i nostri fare lingua-in-bocca con i tifosi cinesi mi fa sorridere, ma al tempo stesso mi fa capire la logica nemmeno troppo nascosta: quelli sono un mercato da un miliardo di magliette, questi sono i soliti 4 fessi attaccati alle transenne della Pinetina.

Facciamo così: vincete il DeLby e siamo pari…

Giuro che è vero. sto tizio s'è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L'ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

Fame di Inter. Giuro che è vero. ‘Sto tizio s’è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L’ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

DOWNSIZING

 … perchè voglio fare il figo e dissimulare dietro all’inglesismo aziendale quel che sarebbe più corretto definire “ridimensionamento”.

Ad ogni modo…

Sono tanti e tutti brutti i pensieri che affollano la poco capiente capoccia di chi scrive.

Cerco di mettere un po’ d’ordine e simulare un discorso logico.

Svegliatici un bel mattino di metà Giugno con Leonardo che si sbaciucchia con un’altra, in molti hanno dato del traditore al ragazzo. Io invece me la sono presa con “la cornuta”, cioè con la Società.

Ma porca troia!, siete andati avanti 6 mesi a dire che il nuovo Mister era stato scelto (e presentato!) di persona dal Presidente, che la conferma era quanto mai scontata nonostante gli errori fatti in stagione (pochi a dire la verità, anche se gravi) e che soprattutto c’era un’intesa totale dal punto di vista tecnico e ancor più personale… e bum! vi scoppia il bubbone del PSG in mano senza nemmeno accorgervene? Meno male che la sintonia era totale e il confronto continuo e costante… Mai vista una squadra che a metà giugno si trova senza allenatore: badate bene, non senza allenatore perché lo cerca da mesi ma non l’ha ancora trovato. No. Che cerca un allenatore perché 8 ore prima era ancora convinta di averlo…

Non riuscirò mai a capire questa Pazza Inter…

 

Prima di addentrarmi nella scelta del Mister, mi viene spontanea una riflessione sull’Inter e sulla sua “psicologia”: se guardiamo gli ultimi anni, la squadra ha vinto molto ed è stata unanimemente considerata la squadra più forte in Italia (non che ci volesse molto) e tra le più forti in Europa. Ok, tutto bene. Quel che vorrei far notare è che, mi si passi il paradosso, l’Inter ha raggiunto questi traguardi non grazie, ma nonostante la dirigenza.

Insomma: analizzando il trittico giocatori-allenatore-società, e partendo dall’ovvia considerazione che sono i giocatori ad andare in campo e fare la partita, all’Inter l’”anello forte” della catena è stato il Mister: prima il Mancio, poi Mourinho. Finché questi allenatori sono andati avanti da soli, fidando sull’appoggio “da lontano” della Società, la squadra ha fatto bene e ha vinto. Quando ci sono stati dei problemi che necessitavano dell’intervento della Dirigenza (Moratti, Paolillo, Branca, direi in ordine di colpevolezza), il ghiacciolo si è squagliato. In altre parole, finché il Mister non ha avuto bisogno della Società, tutto ok. Quando l’intervento dai piani alti si è reso necessario, buonanotte al secchio!

Odio fare i paragoni con quelli là, soprattutto se da questi loro escono vincenti, ma è un fatto che il Milan quest’anno abbia vinto il Campionato con Allegri (bravo per carità, ma non migliore di Benitez o Leonardo…). La differenza a mio parere sta nel fatto che Allegri è stato scelto e supportato da Galliani e Co., che gli hanno comperato i giocatori buoni, che non hanno mai fatto uscire nemmeno un sussurro nei momenti bui (vedi sconfitta a Cesena all’inizio del Campionato, con Juve e Roma in casa, o uscita agli ottavi di Champions), che insomma hanno fatto capire anche ai giocatori che “lui è il nostro uomo” e che la strada era segnata, ed era giusta.

Lì l’anello forte è la Società (nel bene e nel male), all’Inter è l’esatto contrario.

E qui veniamo alla scelta del Mister: devo purtroppo concordare con Sconcerti che qualche giorno fa si chiedeva retoricamente quale logica o coerenza ci fosse dietro questa corsa a 5-6 nomi diversissimi tra loro: in teoria una Società, insieme all’allenatore ingaggia il suo modo di giocare, di gestire la squadra; e per quanto il calcio sia spesso più semplice di come ce lo raccontiamo, non vedo molti punti in comune tra Capello, Villas Boas, Bielsa, Mihajlovic e Gasperini. Il fatto poi che si sia arrivati a scegliere quest’ultimo dopo aver (o peggio essere stati) scartato tutti gli altri già non è un ottimo inizio per Gasperson. Che, per carità, col Genoa ha fatto benissimo, ma che, appunto, è Gasperini.

Sentire che l’idea è mandar via Maicon e Sneijder perché non funzionali al suo schema tattico, e perché tanto arriveranno Palacio e Kucka, mi fa proprio pensare che sia finita la festa.

Non solo per noi, eh? parlo del calcio italiano in generale. Fino a pochi anni fa sulle panchine delle big italiane sedevano Capello, Ancelotti, Mancini e Mourinho. Oggi ci sono Conte, Allegri e Gasperini.

Non credo serva aggiungere altro.

Anzi sì: l’anno scorso Mourinho lasciò l’Inter dopo aver vinto tutto (dettaglio non trascurabile) e quantomeno per andare al Real Madrid. Leo ci lascia per andare al Paris St Germain…

O tempora o mores…

downsizing

SIPARIO

PARMA-INTER 2-0

E come nell’ultima pagina di un thriller dalla mediocre qualità e dalla discutibilissima trama, ieri sera si sono tirate le fila di quell’intreccio chiamato Campionato 2010/2011.

Le contemporanee sconfitte di Napoli e (per quel che vale) Inter, unite alla tranquilla vittoria del Milan, hanno di fatto scucito dai petti nerazzurri il vero “triangolino che ci esalta”, facendolo migrare dopo un lustro verso altri lidi, che per inciso non lo vedevano dall’a.D. 2003/2004. Quando si dice mentalità vincente…

Essendomi io dato il compito di parlare di Inter in queste trascurabili pagine, il sentimento che prevale dentro di me è quello della commossa gratitudine, aldilà dei Cristi tirati sabato e delle Madonne indirizzate a quasi tutti gli 11 nerazzurri schierati a Parma, campaccio storicamente infame per i nostri.

I ragazzi semplicemente non ne hanno più, ed in questo senso la gufata post Schalke (riuscirà l’Inter ad avere più rabbia del Parma sabato?) si è perfettamente avverata: non avendo benzina “fisica” da mettere in campo, l nostri avrebbero potuto farcela solo volando sulle ali di un entusiasmo che ha però traslocato verso altri lidi, lasciando i nostri alquanto avvizziti.

Leo cerca di dare una scossa tenendo a Milano Maicon e Thiago (troppo uggeggé in allenamento per i soliti ben informati, strategico turn over per il sottoscritto, stante la semifinale di Coppa Italia da giocare in settimana) e iniziando con Sneijder in panchina a beneficio di Kharja (e del Parma di conseguenza). Di fatto l’Inter si limita all’ormai solita traversa di Stankovic, tra i pochissimi a metterci gamba e cuore, mentre vede latitare tutti i suoi altri campioni.

Triste specchio dell’attuale condizione psicofisica dei nostri è l’azione del vantaggio Parmense. Cross dalla destra che Lucio lascia scorrere e che Nagatomo non controlla, palla all’altro esterno ducale che guarda in mezzo, dove il nanetto Giovinco è solo in area in mezzo a 4-5 interisti. In mancanza di alternative la palla arriva comunque al piccolo nano infame, che gira preciso sul palo lungo senza che nell’ordine Zanna-Cuchu-Lucio riescano ad ostacolarlo.

O tempora o mores…

Beccato il gol, si capisce che non c’è trippa per gatti, e nemmeno i cambi – pur logici- di Leo riescono a ribaltare la partita. Oddio, Wes nella ripresa al posto di Chivu è meglio di Kharja (che si sposta poco più indietro) e meglio del se stesso visto nelle ultime settimane, ma forse è solo la mediocrità generale dei compagni a farlo elevare al 6–. La staffetta Pazzini-Milito non cambia di una virgola il nulla prodotto in avanti, così come gli ultimi 10 minuti di Pandev al posto di Kharja. Qualche sussulto da campioni feriti c’è: il diagonale di Sneijder esce davvero di poco, e Milito sbaglia quello che è un rigore in movimento, pensando forse di essere in fuorigioco (diciamo così…).

La verità è che riusciamo ad evitare la goleada dopo che MocioVileda Amauri ruba palla sulla trequarti e piazza il destro a giro proprio sulla traversa. L’italo-brasiliano ha comunque modo di rifarsi poco dopo, scarpando in porta l’ennesimo assalto alla nostra retroguardia. 2-0 quindi, visto che Valdanito Crespo pare non voler infierire a pochi minuti dalla fine.

Basta così: il Parma ha fatto la partita che doveva, l’Inter la partita che poteva. La differenza sta tutta qui.

Passando a considerazioni che vanno oltre l’immediato, mi pare di poter dire (cit. Brunone Pizzul) che l’Inter quest’anno, esattamente come il Milan l’anno scorso, sia durata 3 mesi, da Natale a fine Marzo, pagando prima il putanoire post Mourinho-Benitez-no mercato-infortuni e scontando poi una rincorsa tanto entusiasmante quanto dispendiosa.

Ci sarà da tenerne conto in sede di mercato: Leo ha fatto vedere tante cose, positive e negative, e occorrerà capire come mantenere le prime e migliorare le seconde. Pur non essendone tuttora convinto, non vedo molto di meglio all’orizzonte (intendendo con “meglio” un allenatore che goda della fiducia del Sig. Massimo e possa quindi permettersi di lavorare con un minimo di progettualità e non con la valigia a bordo panchina, pronto a sloggiare dopo 2 pareggi). Sento di vaneggiamenti in direzione Madrid, fatti di figli re-iscritti a Lugano e di messaggini d’amore melensi e prontamente ricambiati. E’ ovvio che mi piacerebbe riavere Mourinho in panca, ma non adesso: adesso si troverebbe nella complicata situazione di dover giubilare, o quantomeno ridimensionare, molti di quei giocatori che con lui hanno vinto tutto, e non so quanto la cosa sia fattibile senza generare deliri schizofrenici (“ma come, 2 anni fa mi dicevi che ero il migliore del mondo e adesso mi dici di stare in panchina??”). La squadra, se non rifondata, va comunque generosamente ritoccata, ed ho già detto che occorrono almeno-almeno un difensore e 2 centrocampisti di livello (niente Mariga e Kharja, per intenderci). Se poi ci scappa altro, pure meglio.

Ancor di più, occorre far passare il messaggio a questa grande squadra che un ciclo si è fisiologicamente chiuso e che, nonostante molti di loro saranno nella rosa 2011/2012, sarà inevitabile scardinare determinate gerarchie ed introdurre facce nuove nell’11 titolare. In questo senso paradossalmente il finale di stagione fornisce ancor più prove a supporto della tesi testé esposta, nella speranza che le menti illuminate dei giocatori, messi di fronte all’evidenza dei risultati, possano essere “accompagnati” se non alla porta, quanto meno alla scoperta di questa nuova dimensione: la panchina.

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan vince facile contro una Samp che è in crollo verticale e che ora davvero rischia la B (sconto per Palombo e Poli? Lo so, sono uno sciacallo…). Detto della Roma che perde in casa con un Palermo rinfrancato dal ritorno di Delio Rossi, il big match di ieri sera lascia a bocca asciutta il Napoli che incontrava un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez ma che ciononostante sbanca il San Paolo con una partita di rara attenzione: trova il gol sostanzialmente al primo tiro in porta (Inler segna quel che potrebbe essere il gol che dà all’Udinese i preliminari di Champions e NON esulta??? Immaginare cosa c’è sotto è un’impresa non proprio titanica…), e poi si piazza dietro ma non troppo, pronta a ripartire comunque velocissima con Armero e Cuadrado, ben imbeccati dal loro centrocampo. Su uno di questi contropiede Denis segna un bellissimo gol di controbalzo e sembra chiudere la partita. Che invece riserva ancora l’emozione di un rigore sbagliato da Cavani e del gol dell’1-2 al 95’ con Mascara.

Morale, dal secondo al quinto posto è ancora tutto possibile, e in questo senso l’aritmetica dice che siamo più vicini al secondo che al quarto posto (anche se tutti -duole dirlo giustamente- accendono le sirene intorno ai ragazzi con gufate del tipo “l’Inter adesso deve stare attenta a non perdere tutto”). Staremo a vedere: in settimana doppio scontro con la Capitale (Roma in Coppa, Lazio in campionato)…

 

WEST HAM

Letale sconfitta casalinga contro l’Aston Villa, dopo essere passati in vantaggio a 90 secondi dal fischio d’inizio e aver sprecato milioni di gol nella prima mezzora. Ora la salvezza è poco più di un miraggio. Idioti.

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato...

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato…

VIVI (VIVA?) LEO, CHE’ AL RESTO CI PENSA IL CUCHU

CATANIA-INTER 1-2

Le feste del panettone che alla fine il buon Sancho Panza non è riuscito a mangiare portano con sé 6 bei punticioni nelle due partite di questo inizio Gennaio.

E se il successo contro il Napoli era stato da me preventivato in maniera tranquilla ed ottimista (tanto tempo per preparare la partita, l’inevitabile vento di novità che sempre accompagna l’arrivo di ogni nuovo “Mister”,…), i tre punti di Catania sono invece stati salutati come una piacevole sorpresa. Il fatto poi che siano arrivati dopo una prestazione non esattamente da squadra-spettacolo dà a mio parere maggior lustro alla vittoria, che peraltro arriva in una giornata in cui l’Inter recupera punti sulle dirette concorrenti (3 su romane e Juve, 2 su Milan e Palermo).

La partita è di quelle cazzute, dove non si riesce a cavare un ragno dal buco (nel primo tempo) e quando i ragni arrivano, sono nella nostra area, con Castellazzi bravo a ritardare il vantaggio etneo due o tre volte e la nostra difesa ad incassare un altro gol sugli sviluppi di un corner: Gomez insacca dopo rimpallo di Maxi Lopez  che a me è parso in fuorigioco ma che ovviamente non è nemmeno stato fatto rivedere… Potenza del chiagni e fotti con annessa panolada nel pre partita.

Ad ogni modo, siamo sotto 1-0 a 20’ dalla fine e, se già sul pareggio la vedevo grigia, adesso è notte fonda. Ma la lucidità alberga tranquilla nella crapa lustrissima del Cuchu Cambiasso che, vista la scarsa vena del fratello Milito, si sostituisce a lui nelle vesti di bomber e ribalta il risultato capitalizzando prima di destro l’imbeccata di Stankovic e poi di testa il cross di esterno di Maicon. In 10 minuti cambia tutto e il Catania a quel punto è incapace di reagire. E’ andata bene insomma, si è vinto giocando male, e queste son le partite che personalmente mi danno più gusto.

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Avendo “bigiato” il pezzo su Inter-Napoli, ne faccio un riassunto del riassunto elencando le cose che mi sono e non mi sono piaciute: bene il risultato ovviamente, bene il gioco, nel senso che per una delle prime volte in stagione non c’è stato il solito possesso palla fine a se stesso (modo civile per definire il masturbatorio ti-tic ti-toc) e, cosa più importante di tutte, il concetto di “gruppo” è tornato a livelli di affiatamento mourinhani. La cosa che non mi è piaciuta è una certa incoerenza dei giocatori (a dire il vero inevitabile in una certa misura) testardi nel negare a parole ogni confronto o differenza tra Benitez e Leo, ma palesi nel confermare le tre galassie di distanze tra i due mondi,  a furia di baci e abbracci a Leo manca fosse una bella figliola.

Ora, riconosco che la capacità del brasiliano di creare entusiasmo e “empatia” sia leggermente superiore a quella di Mr Rafa, ma per tanto così ditelo chiaro e tondo: con quello là non era scattata la scintilla, i tanti infortuni avevano fatto il resto e buonanotte al secchio.

Parlando di Leonardo, ammetto senza problemi che la retorica Leonardiana mi trova prevenuto in partenza, e per quel che mi riguarda puzza troppo di comunicazione MeRdiaset-style. Ripeto: stimo la persona, spero nell’allenatore, ma faccio anche i complimenti al suo autore.

Frasi come “non cercavo un lavoro ma un sogno” o “sono cose difficili da spiegare o capire, ma io non voglio né spiegare né capire, voglio viverle” mi puzzano di ufficio stampa ad hoc e ricordano tanto le atmosfere ovattate e zuccherose di Milanello Bianco.

Meglio invece il dopopartita di Catania, con il Mister che non fa mistero della pochezza della prestazione, ponendo al tempo stesso l’accento sulle palle d’acciaio di questo gruppo. La cosa che più mi piace –e se vogliamo la maggior differenza con quanto detto da Benitez in questi mesi- è proprio la considerazione dell’attuale insieme di giocatori, visto dallo spagnolo come un limite, o comunque un qualcosa di fortemente migliorabile, e considerato invece da Leo come un’ottima base con cui lavorare. Chiaro, un conto è avere a che fare con due terzi di squadra ai box coi flessori KO e un altro è avere una dozzina di titolari disponibili e disposti al sacrificio l’un per l’altro.

Il diavoletto nel mio cuore (cit. vendittiana) mi farebbe chiedere chi si debba ringraziare per l’accozzaglia di infortunati, che giocoforza rendevano meno “sexy” la rosa dei disponibili per Mr Rafa, ma insomma cosa fatta capo ha, ed ora godiamoci la ritrovata “empatìa”, che pare essere la nipote del più noto “amalgama” dell’epoca di Massimino, e che tutto sommato rende bene l’idea di unità di intenti che pare ritrovata con l’arrivo del Signor Billò.

Chiudo dicendo che, per ora, c’è la persona “sbagliata” con le idee “giuste”. Mi spiego: è evidente che dal Sig. Massimo all’ultimo dei panchinari ci sia molta più fiducia in Leo di quanta ce ne sia mai stata in Benitez. Leo dalla sua grida ai quattro venti la sua stima e ammirazione per il gruppo che negli ultimi anni ha vinto tutto, e questo non può che accrescere l’autostima e la buona predisposizione dei giocatori verso l’allenatore.

Da vecchio cuore nerazzurro avrei preferito che una situazione del genere la potesse creare Zenga, o anche solo BeppeBaresi, pezzi di storia nerazzurra, e non un milanista –per quanto piacevolmente atipico- come Leonardo.

Ma tant’è, questo abbiamo, con questo andiamo avanti; e non è detto che sia poco!

 

LE ALTRE

Detto di una Roma che si fa rimontare e superare dalla Samp, in una partita meRdiaticamente battezzata come “l’occasione di una grande rivincita dopo la beffa dello scorso anno” (e invece once more with feeling!), il weekend sarebbe stato perfetto se i cugini non avessero “sculato” un pareggio in casa contro l’Udinese con 4 gol così caratterizzati: uno a pochi secondi dall’intervallo, un altro su clamoroso autogol, il terzo con Pato in sospetto fuorigioco (almeno per me, ma as usual guai a farlo rivedere…) e il quarto al 92’ dopo sospetto fallo in attacco di Ibra.

Lo so, sono di parte, ma siccome non lo dirà nessuno, lo dico io. Ora potete farvi stordire dal “cuore Milan” e dal grande “spot per il calcio” offerto da una capolista che si fa fare 4 gol in casa da una squadra di centro classifica.

 

WEST HAM

Dopo la cinquina rimediata a Newcastle e recuperi vari delle altre squadre, torniamo nella palude che purtroppo  ben conosciamo (leggasi ultimo posto), oltretutto con Behrami probabile partente. Uno dei pochi buoni che se ne va, la vedo durerrrrrrima…

Di buono c’è il successo con i cugini di maglia del Barnsley in FA Cup: 2-0 e terzo turno superato. C’mon you irons!

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque...

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque…

SRAGIONAMENTI DI FINE ANNO

Ho seguito con interessato sbigottimento l’intiera vicenda del cambio panchina in casa Inter.

Partendo dall’auto-esonero di Benitez, mi pare di poter affermare quanto segue:

1)    Sappiamo bene che chiunque fosse arrivato dopo Mourinho avrebbe dovuto confrontarsi con un ambiente rimasto orfano del proprio condottiero, trovando un ambiente senz’altro non bendisposto al cambiamento.

Le varie menate del “sono professionisti son pagati per lavorare nello stesso modo con chiunque” sono chiacchiere da bar che derubrico al livello di “facciamo giocare i giovani italiani”.

Cagate. Né più né meno.

Far giocare i giovani italiani vuol dire non qualificarsi nemmeno per gli Europei Under 21 (per dire). Non considerare l’importanza del fattore psicologico in un gruppo di lavoro (quale esso sia) significa sminuire proprio il più grande pregio di Mourinho: che non è la tanto pubblicizzata (anche con un pizzico di malafede) capacità di “comunicare”,  bensì quella di “motivare”, che se permettete è cosa diversa. La seconda comprende la prima, e ne è quindi espressione più completa e compiuta. Certo, puoi motivare i giocatori parlando di zeru tituli e facendo le manette in TV, ma anche e soprattutto guardandoli negli occhi, convincendoli che nessuno è più forte di loro e che insieme si può vincere tutto.

Chiaro che se ci prova con me non ci riesce, ma il piede a banana per fortuna è una specialità mia e non dei giocatori dell’Inter. La scontata verità a dire che, laddove le differenze tecniche tra squadre di vertice sono infinitesimali, quel che può fare la differenza è proprio la convinzione nei propri mezzi.

2)    Detto ciò, Rafa ci ha messo del suo: lo credevo più furbo e meno integralista. Più capace di adeguare gradualmente le sue idee al contesto-Inter. E, banale quanto vero, capace di una migliore gestione fisico-atletica.

Invece… 15 bicipiti femorali e un’altra dozzina di polpacci e adduttori assortiti in meno di 6 mesi. Forse non tutti imputabili a lui (forse), ma certamente capaci di azzerare la fiducia del gruppo nei suoi confronti.

Dulcis in fundo, rimarcare ad ogni piè sospinto l’assenza di rinforzi nella campagna acquisti estiva (pur vera) deve essere suonata alle orecchie del gruppo come una totale mancanza di fiducia nei loro confronti.

3)    La compagine (o armata brancaleone) così assemblata ha retto più che decentemente nei primi mesi, fino alle débacle fisica (arrivata più o meno con Novembre) cui poi è seguita una quaresima di pessime figure (in ordine sparso: Tottenham, derby, Chievo, Lazio, Werder). La Pasqua calcistica si è infine avuta in occasione del Mondiale per Club, che nell’occasione si è dimostrato Torneo dell’Amicizia ancor più del solito. Assicurata l’ennesima toppa celebrativa sulla maglia, Benitez deve aver capito che il gruppo non l’avrebbe più seguito, come a dire che quel trofeo i giocatori l’avrebbero vinto anche da soli, e non solo per lo scarso spessore degli avversari.

Dopo qualche minuto di comprensibile incredulità, lo sfogo di Rafa nel post-Mazembe mi è invece parso di rassegnata lucidità: a queste condizioni il mio lavoro non può andare avanti, meglio mettersi nelle condizioni di essere cacciati.

Detto, fatto: 3 milioni di buonuscita e tanti saluti.

Chi mi conosce sa che per me a questo punto il nome del sostituto era uno solo: il Walter. Uomo interista, col vantaggio di non aver ancora lavorato con Moratti (al contrario di Bergomi, per dire, con cui i rapporti non paiono andare oltre la educata cordialità) ottimi rapporti con Beppe Baresi (nel ruolo di “secondo-con-memoria-storica”), capace di gestire il presente e di programmare il futuro.

Sarebbe venuto via “a gratis” per dirla alla Prisco, e questo -paradossalmente- avrebbe potuto essere un pericolo: proprio in quanto innamorato dell’Inter, speravo arrivasse chiedendo però precise garanzie e supporto “a prescindere”. Cioè progetto triennale coi controcazzi e non passaggio-ponte-sola-andata sul traghettino della speranza…

Ma la mia masturbazione mentale è stata interrotta dalle diverse scelte societarie, che hanno puntato su Leonardo, al quale (sai che gliene fotte…) faccio ovviamente in bocca al lupo.

Che dire di lui e della scelta?

1)    Nulla da dire sulla persona, sempre stimata e anzi giudicata “troppo intelligente” per essere milanista (gli amici cugini non si offendano, parlo del tipo di “milanismo” istituzionale, siamo una grande famiglia , il bel giuoco etc etc).  Detto ciò, è comunque stato al Milan per 13 anni e, cosa almeno altrettanto grave, alla fine dell’esperienza in panchina ha lasciato intendere che quello “l’è no el so’ mesté ”. Inosmma molti dubbi, ma altrettante speranze di sbagliarmi.

2)    Di buono c’è che sarà accolto bene in spogliatoio. I giocatori sanno riconoscere i tipi calcisticamente “giusti” e Leo, al netto del passato rossonero, senz’altro lo è. Scontato il feeling coi brasiliani, non dovrebbe avere problemi nemmeno con gli argentini, visto il buon rapporto col capitano, testimoniato –se non propiziato- anche da vicende molto ben conosciute in famiglia (mia, non sua).  Il ragazzo è anche fortunato: arriva dopo Benitez (che arrivava dopo Mourinho), quindi l’inerzia per sua fortuna sarà tutta a suo favore.

Mai provato ad arrivare in un nuovo posto di lavoro a sostituire “lo stronzo” oppure “quello che sì che era bravo”? C’è una certa differenza…

3)    Tanto per smentirmi da solo, la sua scarsa propensione alla panchina potrebbe non essere un danno nell’immediato, visto che secondo me questa squadra avrebbe avuto cervello ed esperienza sufficienti per autogestirsi fino a fine stagione, anche col solo BeppeBaresi in panca a fare da pantomima. Più preoccupante (o intrigante, fate voi) la prospettiva a medio termine, che coinvolge il Leo più nelle vesti di Manager nella pianificazione del prossimo mercato. E qui, poche balle, non voglio minchiate: spero che Kakà (per non parlare di Maldini!) se ne resti dov’è, e non perché lui non vuol venire all’Inter, ma proprio perché l’Inter non ce la vuole gente così. Lui sì che è un milanista “dentro”, e soprattutto è un anno e mezzo che gioca poco e male. Maldini è l’espressione del Milan degli ultimi 25 anni. A che pro andarli a prendere? Per togliere il posto a Sneijder e Branca? Per fare un dispetto ai cugini? Ma di quelli chissenefotte… credo che il miglior dispetto per loro siano state le 15 coppe alzate negli ultimi 5 anni, con o senza “pezzi della loro famiglia”.

Che la squadra abbia bisogno di essere ringiovanita è certo, e l’arrivo di Ranocchia è un buon inizio.

Posso sognare? Mi accontenterei di lui adesso e di Criscito e uno tra Fabregas e Tevez a Giugno.

Leo, Branca, Signor Massimo, a scelta nell’ordine: provvedere…

srag fine anno

MAI UNA GIOIA (già CAMPIONI DELL’AMICIZIA)

INTER-MAZEMBE 3-0 Inter Campione del Mondo per Club

Scrivendo queste 4 cacate nel pomeriggio domenicale, faccio in tempo a cambiare in corsa il titolo che avevo in mente (e che comunque lascio tra parentesi) ed era inteso riferirsi a tutti i quelli che diranno di questa Coppa le stesse cose che noi interisti diciamo da sempre: tanto fumo e poco arrosto.

In ogni caso, tanto per non sbagliare, portiamo a casa l’ennesimo anal intruder per cugini rosiconi, che -a volte guarda il caso- vengono battuti in casa dalla Maggica dell’ex tronista Borriello.

Tutto bene insomma? Più o meno.

Rafa sbrocca facendo impallidire Mourinho e la macchina di Florentino nella notte di Madrid. Milito che batte cassa 10 minuti dopo il fischio finale della Champions è un dilettante se messo a confronto con il “botto” di Sancho Panza.

Poche righe sul successo in campo (francamente più che prevedibile) e poi ci tuffiamo nell’ennesima Crisi Inter. Per dirla con una battuta, Milito e Pandev si sono scambiati i ruoli, con il macedone a insaccare di puntaccia l’1-0 e a mettere solo davanti al portiere l’argentino, che invece si divora due goal in pieno Kung-Fu-Pandev-style. Poco male, perchè il campionissimo Eto’o timbra il raddoppio e nel finale segna addirittura Biabiany, subentrato ad un Principe esausto (santa pausa natalizia…). Gli africani, tolta la simpatia e la sorpresa di vederli in finale, sono onestamente poca cosa e si rassegnano presto al ruolo di vittima sacrificale. Non credo di sparare cagate se dico che la partita poteva tranquillamente finire 5-0.

Il Capitano si dimostra tale una volta di più, presentandosi a ritirare la coppa con la maglia “dalla parte sbagliata”: inquadrato di spalle, vedo infatti la scritta Pirelli e le “toppe” dei vari trofei (a proposito, la “teronata” del Mondiale per Club dove cacchio la appiccicheranno?). Vedendo la scena rimango un poco deluso… Di solito a girare la maglia in quel modo sono i giocatori che vogliono apparire nelle foto dei festeggiamenti con il loro nome in bella vista. Eccessivo protagonismo o coda di paglia per paura di non essere riconosciuti? Fate voi, dico solo che gli unici due soggetti che ricordo agghindati in cotal guisa sono Gattuso e Torricelli. Non esattamente due fuoriclasse che brillano di luce propria.

Beh, tanto per non farla lunga, il Capitano non vuole che si veda il suo, di nome, ma quello di Walter Samuel, compagno e amico che segue la partita a casa col gambone appena ricucito. Sono di parte, ma che bella scena, e che bella differenza con l’iperglicemica prosopopea di Milanello Bianco!

La squadra insomma centra l’obiettivo prefissatosi a inizio stagione, facendo anche meno fatica di quel che si pensava, e quindi tutti contenti si torna a casa per festeggiare il Natale e preparare il 2011 coési e rinfrancati dal nuovo trofeo conquistato e da un nugolo di lungodegenti tornati più o meno arruolabili. Questo quel che accadrebbe con qualsiasi altra squadra al mondo. Non con l’Inter.

Come detto in apertura, Benitez toglie il tappo e piscia fuori dall’intiera stanza da bagno, altro che vaso! “Mi hanno promesso 3 acquisti e non è arrivato nessuno, mi è stata data la colpa di tutto, son stato zitto, adesso voglio rispetto e supporto, altrimenti parlate pure col mio procuratore“. Ma quel che a molti è sfuggito, e che secondo me costituisce il vero problema, è una frase che più o meno suona così “e voglio il controllo di quel che fanno i giocatori!”.   Qui si apre un ginepraio che coivolge la gestione atletica e quotidiana dei giocatori. Stando a quel che dice Rafa, i giocatori farebbero palestra a sua insaputa, o comunque si allenerebbero diversamente da quanto da lui prescritto,  generando così il puttanificio di infortuni che hanno costellato l’inizio di stagione. Vero? Falso? Salcazzo, ma a mio parere è qui che si gioca la partita. Aldilà dei rinforzi che possono o meno arrivare, è fondamentale che l’allenatore abbia il controllo e il rispetto di tutti componenti della rosa, e questo non è per nulla scontato.  Ovvio che i giocatori adesso si esibiscano in dichiarazioni improntate al “volemose bene” (anche se le prostitute intellettuali le dipingono come spaccature in spogliatoio e gelo nei rapporti), ma insomma la cosa va chiarita con un faccia-faccia-faccia tra società, mister e squadra. “Avanti così, lui è il Mister, quel che dice lui è legge“, oppure “Grazie mille, arrivederci“. Ma così non sarà. Temo un tira e molla da qui alla Befana, che non fa il bene di nessuno se non della stampa che avrà di che scrivere per tutte le vacanze, facendo così passare in 43° piano la sconfitta del Milan di ieri sera (tanto per dirne una).

E’ COMPLOTTO

Sulla cronaca dei MediaServi non posso che ribadire quanto già detto dopo la semifinale: “Non è ancora finita“, fino al 3-0 “l’Inter gioca a ritmo lento, forse troppo“, “Grande parata di Julio Cesar che salva il risultato“… Insomma, sembrava tanto di sentire la piacevole litanìa dell’anno scorso “Nun succede ma se succede”… e allora come adesso “Nun è successo”.

E’ presto per commentare le voci turbolente provenienti dallo spogliatoio, ma sappiamo già cosa ci riserverà il periodo festivo: balletto in panchina, è la solita Inter, è comunque colpa di Mourinho, etc etc.

Personalmente aggiungo solo una cosa: la non-credibilità della comunicazione-Inter è ai minimi storici. La stampa fa il suo mestiere (cioè la prostituta), ma non esiste altra squadra al mondo capace di offuscare con le dichiarazioni o le azioni dei suoi tesserati le splendide vittorie conquistate in serie.

Pregi e difetti della gestione familiare…

Campioni di tutto, anche di

Campioni di tutto, anche di “oggilecomiche”

SCAZZATI

WERDER-INTER 3-0

Dallo “Sfigati” di qualche settimana fa a Lecce e siamo passati a un meno equivocabile “Scazzati“.

Ieri sera credo di aver assistito alla peggior partita dell’Inter da quando la seguo con una qualche cognizione di causa (diciamo da metà anni ’80). D’accordo, tantissime assenze, manciate di esordienti allo sbaraglio, ma la pochezza complessiva è stata a mio parere allarmante.

Se Dio vuole ‘sto cazzo di Mondiale per Club è finalmente alle porte e così ci toglieremo il pensiero dalla testa, comunque vada.

Una società che punta il suo primo trimestre stagionale su due sole partite ha un concetto di “alea” evidentemente diverso dal mio. Sostanzialmente hai buttato nel cesso il campionato ancor prima della fine del girone d’andata, e ti appresti a un bagno di sangue in Champions a primavera (guardare la lista delle prime nel girone per avere conferma…).

Potrei fare copia incolla dei miei ultimi 10 interventi e ammorbare ancor di più i miei 25 lettori, ma preferisco porre l’accento su quello che mi sono convinto essere il principale difetto di questa squadra: la mancanza di convinzione.

Calando questo “macro-concetto” alla micro-realtà di ieri sera (“micro” in tutti i sensi), faccio presente che una squadra -il Werder- che nulla aveva da chiedere alla partita (ultimi nel girone, zero possibilità di agguantare il 3° posto valido per l’Europa League) ha fatto quel che ha voluto per un’ora e passa di gioco, stante l’assoluta passività dei nostri, veterani o pulcini che fossero.

E qui, mi dispiace, il difetto sta nel manico.

Vuoi preservare i titolari per Abu Dhabi, stante il tragicomico stato fisico della squadra? benissimo: allora, subito dopo la partita vinta col Twente, che ti ha dato la certezza del passaggio del turno, annunci urbi et orbi che a Brema porterai SOLO riserve e primavera. Zero titolari. Un premio per tanti ragazzi che in ogni allenamento sputano sangue e si meritano una serata speciale. Propaganda simile, chiedere ai cugini che in materia sono dei luminari.

La differenza? che la sconfitta -onestamente prevedibilissima ieri sera solo a leggere la formazione- avrebbe avuto un impatto molto minore sulla già abbastanza labile psiche dei “ragazzi”. Avresti risparmiato 90′ e una figuraccia al povero Cambiasso, centrale difensivo di emergenza visto l’immancabile KO fisico di Matrix a pochi minuti dal via. Il Cuchu è colpevolmente coinvolto in tutti e tre i gol tedeschi ma, come dire, gli vanno riconosciute tutte le attenuanti del caso.

Far giocare Eto’o un’ora e mezzo sottozero, per non fargli arrivare la miseria di un pallone, è un controsenso che non sfuggirebbe nemmeno a un decerebrato. Vedere Zanna che esce -precauzionalmente- per una botta, era qualcosa che onestamente non pensavo i miei occhi avrebbero mai visto.

Detta in altre parole: se vuoi davvero vincere il girone, vai a Brema con il miglior 11 possibile e non guardi in faccia a nessuno (questo è quel che avrebbe fatto Mourinho, per intenderci). Siccome però sapevamo che la nostra vittoria non sarebbe stata sufficiente, allora via col piano B: 2 settimane per caricare a pallettoni i ragazzi della primavera (“è la vostra occasione, vittoria o morte, non fa male, Rocky!“). Il mio sarà anche un discorso minimalista ma, ripeto, almeno avresti avuto meno difficoltà a gestire la settimana da qui al primo match negli Emirati.

Che, e lo dico davvero senza esagerare, sarà una partita cui prestare la massima attenzione. Che gli avversari siano coreani o sauditi cambia poco: con la convinzione messa in campo a Roma e a Brema (pari allo zero assoluto), qui si rischia di beccare da chiunque.

Chiunque.

A guardare le ultime esibizioni c’è poco da stare allegri; so benissimo che vincere una partita dopo aver perso quella prima (e quella prima-prima) può essere facilissimo (il blasone e la famosa “carta” dicono che l’Inter è più forte delle altre partecipanti al Torneo dell’Amicizia) ma anche molto complicato. La famosa “mentalità” non è una cosa che si costruisce da un giorno all’altro, e ho già detto che l’attuale allenatore mi pare tra i meno portati a quello che in termini aziendali verrebbe definito come “self empowerment“.

Giusto per non vedere tutto nero, e quindi per dare qualche pennellata di blu, ricordo a me stesso che quegli stessi giocatori fino a sei mesi fa erano una perfetta macchina da calcio, e che per quanto disastrosi siano stati gli ultimi tempi, non possono aver dimenticato tutto. Una competizione del genere di stimoli dovrebbe dartene a strafottere, quindi andiamocela a prendere e poi vediamo come aggiustare il troiaio che abbiamo combinato!

 

CRANIOLESI AL POTERE

E’ una variante leggerissimamente più autocritica del solito trafiletto “E’ COMPLOTTO” e riguarda la società Inter nel suo complesso. Sentire dichiarazioni (esplicite o implicite) che danno per scontata una sconfitta (o anche due) semplicemente non è da grande squadra. Se dirigenti vari fanno passare il messaggio che “mi aspettavo di perdere” stiamo freschi. In cuor tuo puoi pensare quello che vuoi, ma all’esterno petto in fuori e panza in dentro: sbaraglieremo il mondo contro tutti!

La ciliegina su questa torta alla merda ce la dà il “consulente dell’allenatore” che nel pre-partita definisce più volte il Mondiale per Club -traguardo al cui altare si è sacrificato come detto la prima parte della stagione- il “Mundialito”, la cui ultima edizione risale credo al 1983 e che era un torneo estivo paragonabile all’odierno Trofeo Berlusconi.

Fate voi…

...Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

…Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

TROPPA GRAZIA

INTER-PARMA 5-2

La Pazzainter dopo tanto tempo torna a stupirci positivamente.

In una partita che ci fa capire quanto diversamente possano invecchiare anziani campioni (Crespo: un satanasso, Matrix: lasciamo perdere…), l’Inter trova una gragnuola di goals di varia fattura, che le fanno rosicchiare 2 punti su tutte le squadre che la precedono: la testa della classifica è ora a “soli” 7 punti.

Il turno di campionato era effettivamente favorevole, visti gli incroci di Milan, Juve e Roma. Meno prevedibili invece il pareggio laziale col Catania e la sconfitta del Napoli a Udine. In ogni caso, troppa grazia dice il titolo, intaschiamo ben volentieri.

L’assenza per squalifica di Eto’o, oltre a quella ormai cronica di Milito, lascia là davanti un’improbabile coppia d’attacco Pandev-Sneijder. Volendo fare gli ottusi organi di partito, potremmo dire che i loro movimenti lasciano spazio agli inserimenti dei centrocampisti, autori di tutti e 5 i gol. Lasciando stare le favole, ringraziamo invece la buona sorte, travestita da pali e traverse della nostra porta, e da schiene e polpacci avversari, e mettiamo in saccoccia 3 punti di platino.

Bello che a suonare la carica sia Stankovic, giocatore su cui più volte mi sono dilungato in lodi alquanto sdilinquite. I due gol in due minuti, complici come detto due deviazioni parmensi, sono un ottimo segnale per il serbo (abbonato di solito a splendidi tiri fuori di un soffio, parate miracolose del portiere e dozzine di legni colpiti) e per la squadra, assistita dalla Dea Bendata per la prima volta in stagione. Il terzo sigillo personale, che chiude la partita, gli serve per portarsi a casa il pallone firmato. Importante il rientro di Thiago Motta, aldilà del gol.

La foto in calce è incredibilmente datata Novembre 2010, e vede i nostri tre “facitori di giuoco” in campo (e in gol!) tutti nello stesso giorno: mirabile visu!

Detto della gioia della vittoria, non sono così obnubilato da non riconoscere le difficoltà della squadra. Crespo come detto ha fatto due gol che potevano essere di più (paratona di Castellazzi e altre azioni “a voragine”); detto per inciso, a noi farebbe ancora gran comodo di questi tempi. Angelo è andato ad aggiungersi agli altri millemila iscritti al “Club Gautieri” (ala destra mediocre che ha contro l’Inter la giornata da raccontare ai nipoti), Giovinco e Candreva si ricordano di essere dei talenti proprio oggi.

Da parte nerazzurra bene il centrocampo, non giudicabile l’attacco (diciamo così…) le note dolenti arrivano dalla difesa: Matrix come detto non c’ha capito molto, Cordoba poco di più. Avere 4 su 5 titolari della difesa fuori per infortunio si fa sentire, e lo stesso Lucio è parso in comprendsbile affanno nelle ultime uscite.

Prima di parlare di media e complotti, ritorno sul discorso preparazione atletica/infortuni, dibattuto anche altrove sul web, dove fuor di metafora mi son preso del paranoico rompicoglioni. Pur non avendo una preparazione medica né fisioterapica, prendo però atto di alcuni fatti. Non escludo che la scorsa stagione sia stata stressante ed abbia lasciato postumi difficili da eliminare. Non nego che la differenza di preparazione (quale essa sia) portata da un nuovo staff di allenatori possa creare qualche “discontinuità” col passato. Credo in ogni caso che, giocando al gioco delle percentuali, quella più alta sia da scrivere accanto alle parole “preparazione atletica sbagliata”. 13 bipicipi femorali stirati e più di 20 infortuni muscolari complessivi non credo si spieghino esclusivamente coi Mondiali o le 60 partite dell’anno scorso, visto che la loro distribuzione è stata molto “democratica”, colpendo in egual misura titolari fissi e panchinari fessi.

La sola circostanza che effettivamente potrebbe aver influito sulla morìa di infortuni è l’eccessivo scaglionamento dei rientri post-Mondiale. Ma anche qui: Eto’o (per fare un esempio) è uno degli ultimi ad essere arrivato in ritiro e seguendo questo ragionamento avrebbe dovuto rompersi subito (tocchiamo tutto quel che c’è da toccare…). Ciò a dire che la motivazione che può valere per un paio di giocatori non vale per gli altri.

E’ un gran casino e non ne dubito, ma negare l’esistenza del problema mi pare il peggior modo per risolverlo.

E’ COMPLOTTO

Parto dal giallo Julio Cesar dell’altro giorno: venerdì in giornata si sparge la notizia che JC salterà con ogni probabilità il Mondiale per Club, visto che l’infortunio col Genoa non era un semplice stiramento ma uno strappo. Poco dopo la notizia cambia: era sì uno stiramento, ma ha avuto una ricaduta. Ancora qualche quarto d’ora e siamo alla rettifica della rettifica: ci sta impiegando un po’ più del dovuto, ma al Mondiale ci sarà.

Ora, affrontando l’argomento da un punto di vista mediatico e non medico, mi chiedo ancora una volta il perchè l’Inter non dia mai, per precisa scelta societaria, indicazioni sui tempi di recupero dei giocatori infortunati. Si eviterebbero leggende metropolitane che risalgono ai “buchi nei tendini di Ibra grandi come monete da due euro” e arrivano alle panzane dei giorni nostri.

Come detto JC avrebbe dovuto rientrare nel derby (tant’è che nel pre-partita si era scaldato per poi finire inopinatamente in panchina), quindi qualcosa è successo. Parlare?  Spiegare? Pare brutto? Pare di sì…

Passando alla stretta attualità, seguo parte del match via radio, curiosamente proprio il quarto d’ora che ci vede passare dallo 0-1 iniziale al 3-1: esilarante il cambiamento dei commentatori, che fino a due minuti prima tacciano Biabiany di cercare solo il tocco a effetto e di non essere per nulla incisivo, e sul 3-1 cantano lodi sperticate sulle sue capacità di assist-man. Stessa cosa per Stankovic, accusato di voler far tutto da solo e lodato poi per la tenacia e la caparbietà dimostrata… Il tutto è esilarante.

In serata invece apprendo con rammarico della presenza di Carboni a Controcampo. Ora, sorvolo sul fatto che mi viene difficile considerarlo un Dirigente dell’Inter (Oriali e il suo cuore sanguinante ringraziano…), è comunque uno stipendiato dal Sig Massimo e quindi legittimamente rappresenta la società in quella sede. Società che a mio parere non avrebbe mai e poi mai dovuto accogliere la richiesta della trasmissione, oltretutto dopo l’infamia perpetrata a Cambiasso domenica scorsa, con velenoso ribadino mercoledì nel dopo Coppa.

Ma tant’è, mandano Carboni. Se almeno l’avessero mandato a “far la guerra”… macchè: è lì a dire che non è successo niente, che sono sempre stati tranquilli, che non c’è un problema preparazione: una velina del TG1 di Minzolini. Terribile, e la colpa non è sua, è di chi ce lo manda.

Infine, tragicomico il commento del calabrese cantilenante: Pandev (?) e Sneijder (???) sono giocatori che basano il loro gioco molto sul fisico (eh?), non hanno una grande tecnica (cioè Sneijder come il peggior Gattuso??) : se non si allenano bene in settimana poi non possono rendere in campo. Ma a questo lo pagano per dire queste cazzate? Se prendono me quantomeno ‘ste cacatelle le scrivo “a gratis”…

WEST HAM

Gloriosa vittoria contro gli ugualmente disastrati del Wigan, battuti 3-1. Sempre ultimi, ma “meno saldamente” del recente passato e non più da soli. Mal comune…

Il gruppo è ora a un paio di punti e il campionato è lungo. Come on you Irons!

Compresenze. Nessun programma di fotoritocco è stato usato per questa immagine.

Compresenze. Nessun programma di fotoritocco è stato usato per questa immagine.

SAN SIRO INTERCEDI PER NOI

INTER-MILAN 0-1

I giorni precedenti la fausta data del 22 Maggio (finale di Madrid), dissi ripetutamente che avrei barattato all’istante la vittoria della Champions con 5 anni di Inter allenata da Orrico e con Darko Pancev prima punta.

Siccome sono tra quelli che continuano a pensare che la coerenza sia segno di onestà e non di ottusità, confermo e sottoscrivo, anche se forse (lo ammetto) è solo un modo per soffrire di meno di fronte all’imbarazzante prestazione dei ragazzi, oltretutto nella partita che per definizione non-si-può-sbagliare.

E che infatti abbiamo sbagliato.

Diciamo le cose come stanno: il Milan ha meritato di vincere, e sono stati molto più vicini loro al 2-0 di quanto lo siamo stati noi al pareggio. Dinamica e marcatore del gol (Matrix in area cianghetta Ibra, che dopo 5 minuti segna sotto i miei occhi) sono la classica beffa. Niente di più scontato. Niente di più doloroso.

Siam sempre lì: mancherebbero 85’ e tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe a strafottere, ma l’impressione –e ancor più la realtà- è malinconicamente diversa. L’Inter è irritante nella sua ragnatela di passaggetti laterali, inutili e stucchevoli, e ancor di più è impotente quando si tratta di verticalizzare e –volesse mai il cielo- tirare in porta.

Una punizia di Sneijder sull’esterno della rete fa gridare al gol ma è solo un’illusione ottica (chiamiamolo miraggio và…); sarà l’unica occasione della partita.

Eto’o cerca di giocare su Abate (presto ammonito per trattenuta su di lui) e, malgrado riesca a saltarlo con una certa facilità, ha poi il problemino di dar palla a qualcuno che ne faccia un uso coscienzioso: hai detto niente…

Milito continua a essere il cugino di se stesso e il suo rimpiazzo Pandev se possibile è pure peggio.

Tocca a questo punto fare una doverosa endoscopia a Sancho Panza e iniziare a commentare il suo operato.

12 partite di campionato più altre 6 tra coppe varie sono sufficienti per un primo bilancio. Negativo, s’intende.

La squadra  -purtroppo- pare aver assimilato fin troppo il gioco di Mr Rafa, con un possesso palla ai limiti di Liedholm (per i miei gusti calcistici siamo in odor di bestemmia) e una sterilità offensiva preoccupante. In sostanza, giochiamo sempre come se stessimo 4-0: tieni palla e addormenta la partita. E questo, va detto, con gli infortuni e la stanchezza c’entra niente. Rafa le sue squadre le fa giocare così.

Arrivo però a dire che questa è a parer mio la caratteristica meno inquietante. Non mi piace quel tipo di gioco, non abbiamo i giocatori per farlo (prendi Xavi e Iniesta e poi ne riparliamo), ma non è che l’allenatore dell’Inter debba giocare come piace a me. No. Le due cose che a mio parere sono di una gravità inaudita sono l’ecatombe di infortuni (già detto, lo so…) e la poca sicurezza di quest’uomo, che si tramuta in scarso “appeal” sui giocatori.

La partita di ieri in questo senso è paradigmatica: per tutta settimana il rientro di Julio Cesar viene dato per scontato, quello di Cambiasso tra il possibile e il probabile. Morale: non gioca nessuno dei due. E va beh, non avranno recuperato. Fin qui poco da imputare al Mister (tutte le madonne invece al preparatore atletico, ma lasciamo stare). Quel che trovo allucinante è che i due in questione vengono portati in panchina, quindi teoricamente pronti ad entrare. Ora, se un titolare fisso (Cuchu e ancor di più JC, visto il ruolo) non parte dal 1’ minuto è perché non sta bene. E se non sta bene non c’è alcun motivo per portarlo in panchina. E’ lo stesso ragionamento visto già altre volte in stagione: sei mezzo rotto e dovresti stare in tribuna; ma ho i giocatori contati, quindi ti porto in panca just in case, sperando però di non doverti far entrare.

Quanto di più cervellotico e demente esista sulla terra.

E difatti, quando alla mezz’ora di stira il giovane Obi (non il pluritrentenne reduce da Triplete e Mondiale, Obi, alla 5° presenza in Serie A) il minuetto in panchina è imbarazzante: prima in fretta si prepara Pandev, poi in fretta-in fretta Sancho cambia idea e chiama il Cuchu, alla fine in fretta-in fretta-in fretta entra Coutinho. Che credibilità può avere agli occhi della squadra uno così? Ho capito che hai mille infortunati, ma in quei momenti non puoi titubare: scegline uno e via con quello.

Tanto per mantenere la media, a fine primo tempo Milito si stira per la 45esima volta negli ultimi 3 mesi, ma l’ingresso di Pandev come detto non cambia di una virgola la pericolosità offensiva della squadra, che resta assai prossima allo zero.

Siamo a più di 30 infortuni da inizio stagione (Matrix nella ripresa finisce KO dopo scontro ruvido con Ibra), di cui ben 20 di natura muscolare: il record di Alfano era 23 -in tutto l’anno però- : con questi numeri la proiezione a fine stagione sfiora la tripla cifra.

Detto questo, resta poco altro, se non la prevedibilissima prestazione di Tagliavento, impeccabile nell’assegnare il rigore (solare) dopo 5 minuti, e altrettanto solido nel non espellere Gattuso a fine primo tempo e nel non ammonire un altro paio di rossoneri durante la partita. Inevitabile quanto ingenua la seconda ammonizione di Abate.

Morale: la stagione per quel che mi riguarda è andata. Siamo a meno 6, quarti a pari merito, con metà squadra fuori per infortunio e l’altra metà che cammina in campo.

Firmerei adesso per vincere il Mondiale per club e arrivare nei primi tre.

 

LE ALTRE

La Juve impatta con la Roma, con il gentile Rizzoli che non vede un rigore solare di Chiellini su Mexes e i gobbi che osano pure protestare per il “mani” di Pepe che porta al pareggio di Totti su rigore. Ma come: abbiamo gridato allo scandalo per una settimana dopo il mancato fischio contro Boateng in Milan-Palermo e adesso contestiamo un episodio identico?

La Lazio batte il Napoli e rimane seconda a un’unghia dal Milan. Siamo ridotti a tifare gli aquilotti…

 

Niente “E’ COMPLOTTO”, chiuso per lutto.

 

WEST HAM

Insulso pareggio col Blackpool in casa. Still bottom of the table.

Hard Times, my friend…

l'Accozzaglia

l’Accozzaglia

UNA ROBA BRUTTA

TOTTENHAM-INTER 3-1

Avevo detto che sarebbe stata dura, e pensavo di dovermi riferire solo all’orgoglio ferito degli Spurs, alla voglia di rivalsa di tutto il pubblico londinese, e robe del genere.

Anzi non è vero: in realtà, vista la ghiotta occasione per i nostri (vincere e assicurarsi il passaggio del turno dopo 4 soli turni), temevo l’ennesima stecca nella partita decisiva, che è puntualmente arrivata.

Arrivo anche a dire che la presenza di Bale su quella fascia non mi lasciava per nulla tranquillo, ed ero sicuro che un paio (di decine) di volte ci avrebbe bucato da quella parte.

Ma un altro cazzo di infortunio fottuto a metà campo, quello no. Quello era come il triangolo (non l’avevo considerato).

E invece il buon Muntari, dopo una decente oretta di gioco, sente il polpaccio tirare –sapremo poi che “già in allenamento aveva avuto le prime avvisaglie” chè non ci facciamo mancare niente- ed è costretto a dare forfait.

Con questo non voglio assolutamente dire che abbiamo perso perché è uscito il Munta, anche perché stavamo comunque perdendo già con lui. La verità è che dopo 30 anni a tifare questi colori, ‘sta squadra un po’ la conosco e ieri era la serata perfetta per ficcarci dentro la partitaccia.

Tra la condizione fisica di Maicon, in ritardo manco fosse un regionale Monza-Milano, e uno Sneijder a cui forse non sono arrivate le sue cose –per quanto sbraita in campo, tirando da ogni posizione-, ci dobbiamo al solito affidare a Eto’o che è però preso in ostaggio da 4-5 nerboruti in maglia bianca.

Pandev è inesistente, Biabiany da togliere dopo il primo quarto d’ora. Zanna e Munta si arrangiano in fase di interdizione e fanno quel che possono per costruire gioco, cioè non molto. Inevitabile dolersi delle assenze dei compagni di reparto (Deki-Cuchu-Thiaghino).

Morale, loro vengono giù da tutte le parti (come detto soprattutto con Bale, fenomeno vero, ma anche col piccolo Lennon dall’altra parte e nasino-Modric in mezzo) e noi in tutto ‘sto casino ci capiamo poco al cazz.

Visto l’andazzo della squadra, quando entra Milito sudo freddo temendo l’ennesima ricaduta. Fortunatamente almeno questo pericolo pare scongiurato, anche se tenerlo in panca con quel popò di partitaccia che stiamo facendo è un muto rimprovero alla gestione degli infortunati (della serie: non sei pronto per giocare, ma ti porto lo stesso sperando di non doverti far entrare). In realtà i 20 minuti giocati ci mostrano un Principe più che accettabile, forse agevolato dalla mediocrità generale, dalla quale è facile ergersi. In venti minuti piazza un interessante diagonale di sinistro appena entrato e un bellissimo destro che spizza la traversa negli ultimi minuti. Tra i due tiri, il solito colpo da biliardo di Eto’o, che forse illude qualcuno –non io- sulla possibilità di recuperare una partita che, ripeto, a me è sembrata persa già dal fischio iniziale.

Provo a scrollarmi di dosso l’inevitabile pessimismo cosmico, pensando che nulla è compromesso, e che la qualificazione potrebbe arrivare già alla prossima partita (in casa col Twente). Poi butto gli occhi avanti e vedo che nei prossimi 10 giorni avremo un climax ascendente di 3 partite di campionato (la terza è il Derby in scaletta domenica 14), tutte da giocare con un centrocampo semplicemente da inventare.

 La cosa che più mi ha fatto ridere? Sentire Benitez andare orgoglioso della gestione degli infortuni, snocciolare numeri e percentuali assolutamente irrilevanti (il 40% degli infortuni sono avvenuti in nazionale oppure l’85% degli infortuni riguarda giocatori che già si erano fatti male risposta di Mario: e sti cazzi?), ma soprattutto vantarsi di aver dimezzato i tempi di recupero rispetto all’anno scorso. Bravo pirla, aggiungo io: basta rimetterli in campo quando non sono ancora guariti, e infatti vedi che si ri-rompono. Riso amaro, naturalmente…

 

Niente “E’ COMPLOTTO” stavolta, se non la ricerca spasmodica del “caso” e la ormai stantìa ripetitività del paragone Benitez-Mou (visto, o coglioni, che non era solo un “grande comunicatore”?), il tutto con quel ghigno da schiaffi di Caressa che non credo avrebbe avuto se il risultato fosse stato inverso, o se a prendere la scoppola fosse stata la sua Maggica.

Ma qui siamo al processo alle intenzioni.

Come dire, c’ho ragione, ma non ho le prove per dimostrarlo. Tocca fidarsi!

Quando ancora si muoveva... ...ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!

Quando ancora si muoveva… …ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!