DAJE E RIDAJE

SAMPDORIA-INTER 0-1

Tanto tuonò che piovve!

Portiamo a casa tre punti cazzutissimi in una partita non vista, eppure facilissima da immaginare.

Una partita che è immediato definire “da Inter”, non tanto per cedere alla retorica dello squadrone inaffondabile che spinge a manetta fino all’ultimo secondo, quanto piuttosto per fotografare la endemica consuetudine di trovarsi sempre dalla parte sbagliata, e di dover fare molta più fatica di quanto sarebbe strettamente necessario.

La cosa, prima che ingiusta, è rischiosa e logorante. E’ altresì vero che, quando poi hai successo, ti senti forte come una bestia nel dire “cazzo ho vinto lo stesso anche se mi è successo di tutto!“.

E’ quel che è accaduto a Genova, aldilà di una tassonomica analisi delle scelte arbitrali su cui tornerò infra.

Il Mister torna a preferire Vecino a Gagliardini, con D’Ambrosio, Politano e Candreva a tenere tranquilli i nazionalisti fanatici della “quota di italiani” (di ‘sta minchia).

Leggo di un primo tempo, o quantomeno di una prima mezz’ora sostanzialmente buttata inder cesso, epperò con interessanti prospettive per il futuro (cit.).

Negli ultimi scampoli della prima parte di match, infatti, i nostri trovano il gol con Nainggolan, annullato dopo alcuni minuti per offiside di qualcuno dei nostri sulla partenza dell’azione.

Per la prima -ma non ultima!- volta, interrompo la piacevole cena in compagnia con un urlo da cavernicolo, seguito da telefonata al rampollo di casa lasciato in ostaggio ai nonni, il quale mi informa del VAR e conseguente annullamento di rete.

Fingo un aplomb che non mi appartiene, e saluto tranquillo il figliolo con un salomonico “tranquillo, lo faremo nella ripresa!”.

La cena prosegue con incursioni sempre più insistite sul sito della Gazza, e con i nostri che presto iniziano a stazionare nella metacampo blucerchiata.

La cosa non mi lascia tranquillo, visto che più volte ho dovuto assistere a gragnuola di occasioni -o pseudo tali- divorate dai nostri, con gli avversari a farci risuonare la melensa litanìa della dura legge del gol nella orecchie.

E invece no. Ma andiamo con ordine.

Uno dei commensali, con cultura didascalica sulla collezione Panini anni 80 ma assolutamente a digiuno di nozioni odierne, mi confessa di aver partecipato all’asta del fantacalcio quasi a sua insaputa, e di aver comprato Asamoah senza nemmeno sapere che fosse.

La notizia pare fatta apposta per fargli sapere, con tono trionfante, che uno dei suoi acquisti gli ha appena garantito un bel +3 in pagella… siamo agli sgoccioli del mècc e, pericolosamente, non mi preoccupo nemmeno di vedere come va a finire, quasi come a presagire una vittoria corsara nel finale.

Ecco quindi la seconda chiacchiera telefonica con pargolo dopo il fischio finale: rimango spiazzato dal rantolo del giovinetto “Pààà abbiamo vintooo! Brooozooooo!!!

Mo’ che c’azzecca Ajeje? Chiedo tra me… lesto il bagaj a raccontarmi del secondo VAR e della zampata finale di Epic.

Fintamente ingenua -e in realtà piena di odio e rancore- la domanda paterna in chiusura di comunicazione: “e quello di Brozo non han trovato il modo di annullarlo?”.

Sarcasmo a parte, portiamo a casa tre punti di importanza mariana nel processo di ristrutturazione di un inizio di campionato marroncino, nuovamente in zona recupero, a testimonianza del fatto che non saremo dei fulmini di guerra nell’approccio alle partite, ma che in compenso non si molla davvero un cazzo fino alla fine.

Finchè dura…

 

LE ALTRE

Il Frosinone ci fa sperare fino all’81’, per poi capitolare al cospetto di CR7 e complici.

Non che nutrissi grandi speranze, ma se per quello nemmeno il Bologna di Superpippa sembrava chissà quale ostacolo per la Roma, che invece è andata a sbatterci contro con conseguenze potenzialmente letali per Di Francesco e tutto l’ambiente.

Bene Napoli e Lazio, così così il Milan che, dopo una buona partita e due bellissimi gol, inciampa sulla garra orobica dei due argentini Gomez-Rigoni per il 2-2 finale.

La classifica continua ad essere mediocre, e non ci consente pause di riflessione nella sfida con la Viola nel turno infrasettimanale.

 

E’ COMPLOTTO 

Ancor prima di giustizia, quel che voglio da qualsiasi arbitro è uniformità di giudizio.

Giuro di averlo pensato anche prima di leggere Settore.

Ci sarà un motivo per cui ho chiamato una delle categorie più utilizzate di questo blog “Same but Different”… Sembriamo condannati a dover sottostare ad oscure regole che trattano fattispecie che paiono identiche in modi antitetici.

Siccome però si può sempre far meglio, a Genova abbiamo assistito alla versione 2.0 del predetto concetto. Si è cioè avuta la pervicace vivisezione di tre distinti tentativi dell’Inter, con il solo obiettivo di trovare un appiglio che potesse portare all’annullamento del siffatto goal.

Il tutto -assai divertente, non c’è che dire- a pochi giorni da una sommossa popolare che chiedeva un uso più massiccio della tecnologia a disposizione degli arbitri.

Bello, no? Nella giornata precedente perdi tre punti per un rigore solare non dato e un gol subito anche a causa di un avversario in fuorigioco chilometrico. Tu -ancora devo capire perché- ti guardi bene dal lamentarti, ma incredibilmente la stampa si scandalizza per te, invocando l’utilizzo della tecnologia a disposizione.

Detto fatto: la stessa squadra gabbata sette giorni prima per mancanza di utilizzo, viene ora ri-gabbata per quello che definirei abuso di tecnologia.

Nulla da dire sul gol annullato ad Asamoah, che arriva dopo un cross di D’Ambrosio che ha oltrepassato la linea in maniera chiara anche a occhio nudo.

Qualcuno mi deve però spiegare perché il gol del Ninja sia stato annullato per un fuorigioco che già mi sembra non punibile (la palla non va verso Icardi a centro area), e che soprattutto arriva dopo due se non tre tocchi sampdoriani.

L’anno scorso, al gol annullato alla Juve contro l’Atalanta, si disse che la distanza temporale tra l’irregolarità e il gol che ne seguiva non rilevava ai fini della decisione, se in quel lasso di tempo la squadra danneggiata non fosse riuscita a riconquistare il pallone.

Era una regola nuova, ma spiegata così era stata capita da tutti (tranne Massimo Mauro, ma checcevoifà) e accettata da molti. Qui invece, torniamo ad essere vittime del cavillo: quel che conta non è il possesso del pallone puro e semplice, bensì il “possesso pieno”: ecco l’ennesimo aggettivo messo lì per conservare tutta la discrezionalità di cui l’arbitro abbisogna, tanto quanto basta per permettergli di scegliere, a seconda dei casi, un applicazione più o meno pedissequa del regolamento.

Merde.

Se anche il rispettosissimo ex Capitano Zanetti arriva ad esultare così al terzo gol dei suoi ragazzi, che ci permette di vincere 1-0, ecco che abbiamo chiaro il quadro surrealistico in cui ci troviamo a giocare.

L’ulteriore beffa è che, anche dopo questa giornata, alle sacrosante proteste immediate non sia seguita nessuna presa di posizione della Società, ingenerando in chi scrive il convincimento che il silenzio sia tutt’altro che pavido o casuale, ma sia in realtà visto come un male minore, della serie “già così ci fanno il culo, se poi ci mettiamo anche a protestare…”.

A fare il suo, come al solito, rimane solo l’allenatore di turno, che riesce nell’inedita impresa di farsi cacciare per “eccesso di esultanza”.

Perfino Rizzoli (“Vaffanculo” per Totti e per gli amici), invitato alla Domenica Sportiva per difendere la categoria , ha dovuto riconoscere che forse nella fattispecie i colleghi sono stati un po’ severi.

Bontà sua…

 

WEST HAM

Dopo un inizio orrendo, settimana scorsa abbiamo sbancato Goodison Park, mentre sabato abbiamo ospitato Sarri e il suo Chelsea, uscendone indenni.

Not bad…

CFEA153B-72F9-45A5-AA5B-C4FB0B632874.png

Un allenatore vince al 94’ e urla “goool!!!” in favore di telecamera: imperdonabile!

SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?

STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…