AVANTI CON CAUTELA (MA SENZA RIGORE)

INTER-EMPOLI 2-0

Per fortuna i ragazzi non fanno scherzi e trascorrono 90′ di serena conduzione calcistica domenicale.

Le assenze sono note (Icardi e Perisic in avanti, Brozo e volendo Banega in mezzo), ma l’Empoli non è granchè e chi gioca abbasta. Addirittura, Eder e Kondogbia sembrano delle irediddio, il che dà la misura della giornata.

La difesa è a tre, con Medel libero vecchio stampo, meno muscoli e tutto fosforo al timone di un terzetto che vede in Miranda una solida certezza (ma con solita dormita nei 90′) e in Murillo un caso ormai patologico. Il colombiano palla al piede è davvero il calciatore più scarso che io abbia visto in anni e anni di Inter. Forse Calcaterra o Montanari erano ai suoi livelli di fondamentali, ma vedere il modo in cui stoppa di default a seguire è tutto un brivido. Fino a vent’anni fa avrebbe potuto essere un grande stopper (mena per primo che meni due volte, e poi rapido negli anticipi e esplosivo nello stacco di testa. Dalla via appena ce l’hai), ma oggi dar palla a lui contribuisce al mio incanutimento ben più di quanto Cordoba abbia fatto nel quindicennio passato (e ha fatto, fidatevi…).

Palacio su ritmi non esattmente forsennati fa splendere la sua saggezza calcistica, ancor più luminescente in una landa alquanto arida di cervelli pensanti (Joao Mario, Gagliardini… poi basta). Candreva continua a scodellare dozzine di cross a partita, sempre privilegiando la quantità alla qualità, ma è comunque un altro buon acquisto.

Morale, ha ragione Allegri a compiacersi del nostro inizio a rilento, perchè la squadra adesso gira benino e dà un senso all’idea di giocare a calcio.

Dico questo anche se la rete del vantaggio è abbastanza un gollonzo: cross dalla destra deviato, Palacio che fa la sola cosa che può essere utile in quel momento (capocciata a campanile sul secondo palo) e Eder che sfrutta la panzetta da quarantenne che già si ritrova, usandola da sponda per il gol da zero metri.

Già più di classe il raddoppio, con il Cittadino a sfoderare una Trivela per l’accorrente Candreva: destro al volo tra primo palo e portiere e partita in ghiaccio.

Prima e dopo il gol in apertura, i soliti due miracoli del portiere avversario (su bella girata di testa di Palacio e sul destro a botta sicura di Gagliardini) e il solito rigore solare non dato ai nostri. Appena prima del raddoppio, ottima uscita bassa di Handanovic a neutralizzare una bella combinazione empolese che basta ad essere ricordata in tutte le sintesi di giornata, all’insegna di “l’Inter deve ringraziare il suo portiere per i tre punti“.

Nel finale entrano i ragazzi: Gabigol prende applausi a ogni respiro e ormai la cosa “è-il-nostro-giòco-giòco” (come diceve Frengo e Stop); Pinamonti è più serio e a momenti la mette nel finale.

Bene così. Ci si rialza dopo due sconfitte amare ma che purtroppo potevano anche starci (magari non tutt’e due, però anche sì). Personalmente mi è piaciuta la sicurezza con cui è stata affrontata una partita sì facile, ma che -conoscendo la labile psiche dei nostri- avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesimo psicodramma collettivo.

LE ALTRE

Quelle davanti vincono tutte, con Roma e Napoli a mantenere una distanza confortante (o rassegnante, dipende da che parte la si guarda) sulle inseguitrici. Lazio e Milan pareggiano il posticipo del lunedì, che mi vede spettatore nel secondo tempo.

Situazione difficile la mia: mi accomodo sulla divananza coi laziali avanti 1-0, e classifica alla mano ci sarebbe da sperare almeno in un pari del Milan. Ma non ci riesco, e smadonno per le millemila occasioni buttate al vento dagli aquilotti romani. Quando Immobile si mangia il raddoppio a 5 dalla fine, bloccato da Donnarumma, la gufo da solo smadonnando a mezza voce “occazzo adesso i giornali si fanno le pippe tre giorni per questa parata del ragazzino e vedrai che col culo che hanno pareggiano“. Detto fatto: Suso in mezzo a quattro avversari trova il gran sinistro a giro che neanch’io con la palletta di spugna in camera di Pancho e il pari si materializza sotto i miei occhi.

Cambia poco per noi, domenica si va a Bologna che ha perso le ultime due partite in maniera incredibile, pronto a ricevere il giusto contrappeso dalla sorte.

E’ COMPLOTTO

Su quel mezzo uomo di Rizzoli non voglio aggiungere nulla, anche perchè l’analisi definitiva è già stata fatta magistralmente dai soliti amici de ilMalpensante.

Aggiungo solo che se si muove Nicchi alla Domenica Sportiva per tornare sull’argomento dopo una settimana, la coda di paglia di questa gente è lunga quanto la Milano-Napoli.

Segnalo solo il giornalista Sconcertante, che ancora una volta si conferma tale vaneggiando di una sudditanza massmediologica nei confronti dell’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Dopo il già citato ruzzone a Eder regolarmente non punito, i vari media si svegliano anche quest’anno constatando il miserrimo numeri di rigori assegnati alla nostra Beneamata. Se ne accorgono in media una volta all’anno, quando la misura risulta incongruamente colma addirittura per loro. Via quindi di specchietto riassuntivo delle ultime 6 stagioni, che personalmente già negli anni precedenti avevo avuto modo di sottoporre all’occhio paziente e compassionevole dei miei 25 lettori.

In particolare il saldo, già preoccupante considerando il consuntivo dei 6 anni, diventa imbarazzante togliendo l’unico anno in cui -forse per distrazione degli arbitri, chissà…- i nostri veleggiavano sulla stessa rotta dei rivali: siamo nell’anno di Gasperini/Ranieri/Stramaccioni, 2011-2012: lì i rigori furono addirittura 11 (comunque compensati da altrettanti fischiati contro e comunque in compagnia del solito Milan con 10 penalty assegnati), a rappresentare quasi il 40% dei 29 totali avuti a favore. Questo a dire che il dato, limitando l’analisi agli ultimi 5 anni, ci vede a quota 18, poco più di tre rigori a campionato.

Se oltre che di sindrome di accerchiamento e di complottismo soffrite anche di insonnia, ecco il link che fa per noi: http://www.interfc.it/rigori.asp

Quando si dice sudditanza psicologica…

WEST HAM

Rocambolesco pari casalingo contro il WBA: partiamo male, li ripigliamo, passiamo nel finale e ci ripigliano al 94′.

Fortune’s always hiding…

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De Panza!

CI SIAMO QUASI, CI RISIAMO SEMPRE

JUVENTUS-INTER 1-0

Faccio finta che il ritardo nella compilazione di queste quattro stronzatelle sia dovuto al dubbio lancinante sul taglio da dare al pezzo, e non più banalmente alle millemila incombenze lavorative.

Fate finta di credermi così il gioco viene meglio.

Da un certo punto di vista, infatti, ho passato buona parte dei 90′ giocati e delle ore immediatamente successive a pensare “beh dai: ‘sti maledetti l’han rubata come al solito, però noi abbiamo fatto una bella figura, nel primo tempo gli abbiamo tenuto testa, colpo su colpo, e anche nella ripresa non abbiamo demeritato granchè“.

Poi però l’altra parte di me, forse scandalizzata dall’analisi obiettiva e scevra da qualsiasi intento polemico, ha preso il sopravvento a furia di madonne assortite contro Rizzoli, i Gobbi e il sistema ancora una volta prono a pi greca mezzi al cospetto del “potere”.

La conseguenza è che è tutt’oggi che rimastico tra i denti questa frase:

Questi dovevano cancellarli dal mondo calcistico 10 anni fa: non l’hanno fatto per codarda ignavia, e tutto è tornato come prima. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e i servi sono sempre alla ricerca di padroni.

Cerco di tornare per un attimo nella versione più tranquilla di me stesso, e non posso che confermare le buone impressioni lasciate dalla squadra a Torino. Vero che la Juve ha tirato di più, e più pericolosamente, in porta; vero anche che i nostri sono andati per 3 o 4 volte molto vicini a far male a una squadra che -c’è da dirlo- quando decide di non far passare un cazzo, non fa passare un cazzo.

Che la difesa sia stata a tre o a quattro poco mi cale, se non farci assistere allo scempio non richiesto di un Murillo che si trova a proporsi per il cross o -addirittura- a cercare il sinistro a giro sul palo lontano.

A parte quello, Medel e Miranda fanno buona guardia, e la coppia scelta per la mediana (Gaglia-Brozo) non sfigura davanti a Khedira e Pjanic. I quattro davanti sono i soliti: nessuno di loro gioca la miglior prestazione della stagione, eppure qualcosa di buono lo lasciano tutti.

Detto ciò, non ho problemi a riconoscere ad Handanovic la palma del miglior nerazzurro in campo, con quei tre o quattro interventi a cui siamo comodamente abituati ma che non per questo sono meno difficili. Ripeto quanto detto tante volte: Samirone non ha la personalità di Zenga o di Julio Cesar, ma tra i pali è veramente fortissimo… sapesse anche uscire sui cross, sarebbe un fuoriclasse. Ad ogni modo, inscì avèghen, disen a Milàn…

Il gol di quel maledetto di Cuadrado è bello quanto casuale (chè ci riprova altre 10 volte e abbatte 10 curvaioli diversi…) e il povero Samir non ci può fare nulla. Piuttosto, Joao Mario si merita tutti gli insulti di Pioli (e miei, per quanto può valere) per non aver chiuso per tempo sul colombiano. Improperi e maledizioni anche per lo juventino, ci mancherebbe, visto che oltre al sifulotto a cento all’ora che ci costa la partita non manca di esibirsi nel da me odiatissimo balletto.

Come saprete, legalizzerei la caccia all’uomo in caso di perculamento così acclarato.

Il gol abbatte i cuori nerazzrurri, visto che l’intervallo non ci rivitalizza. Sappiamo fare di peggio, sia chiaro, e se non altro torniamo in campo sia con le gambe che con la testa.

Sbagliamo male due contropiede, preferendo in entrambi i casi la soluzione personale al compagno sulla fascia, ma a parte quello sbattiamo senza nemmeno troppa convinzione contro il muro di Chiellini & Co., bravo ancora una volta a picchiare come un fabbro ferraio, riuscendo nel contempo a esibirsi in un paio di tuffi da simulatore provetto, sotto gli occhi orgogliosi e gongolanti del panteganone biondo Pavel Nedved.

Pioli dovrà essere bravo adesso a non disperdere il tanto di buono fatto vedere nella striscia di vittorie, ma tutto sommato anche nella settimana contrassegnata dalle due sconfitte con Lazio e Juve. In entrambe le partite ci sono stati errori (più in Coppa che a Torino a dir la verità), ma sia martedì che domenica i nostri hanno fatto vedere di aver assimilato movimenti e automatismi che fanno dei nostri una squadra seria.

Era ovviamente impossibile continuare a vincere e navigare col vento in poppa che cresceva quasi da solo dopo ogni vittoria: ecco allora la prova di maturità dei nostri amatissimi craniolesi.

Mi raccomando, non buttiamo tutto nel cesso come so sareste in grado di fare!

LE ALTRE

Napoli e Lazio fanno capire senza usare troppi giri di parole che i passi falsi casalinghi con Palermo e Chievo sono stati i classici incidenti di percorso, facendone 7 al Bologna e 6 al Pescara.

Mentre scrivo la Roma è 4-0 con la Viola, e la cosa non stupisce, come del resto non stupisce l’ennesima sconfitta dei cugini contro la Samp a San Siro. Giampaolo (quello che “ho proprio scelto di non essere competitivo con la Juve perchè pochi giorni dopo avevo l’Inter“) si fa parzialmente perdonare portando via i tre punti, e lasciando le serve libere di descrivere i miglioramenti in tutti i fondamentali di giUoco della squadra di Montella. Epperò hanno perso, magno cum gaudio.

E’ COMPLOTTO

Come al solito, la mia priorità non è sottolineare gli errori arbitrali in quanto tali (scusate la rima).

Io sono un professionista del rancore e del complotto, e da virtuoso vado oltre. Rizzoli conquista posizioni nella personale top ten dei maledettissimi da ricordare nelle preghiere della sera non tanto per i due rigori non dati nel primo tempo, ma per la sicumera con cui arbitra in punta di regolamento nei minuti finali (il rosso di Perisic, l’immediata domanda “chi ha tirato la palla” al fischio finale, come il peggiore carugnin de l’uratori che fa la spia), usando invece il buon senso quando le animate querimonie provenivano da gente diversamente strisciata (vero Pjanic? Vero Lichtsteiner?) o la manica larga quando il solito Chiellini entrava così su Gagliardini sulla linea laterale.

All’odiosissimo luogo comune “tanto alla fine torti e ragioni si compensano“, rispondo con la speranza (or should I say utopia?) che situazioni uguali siano, almeno una volta, almeno per sbaglio, trattate in modo uguale. Ti mando affanculo? Mi cacci, sempre. Oppure, mi fai capire che hai sentito e che alla prossima sono cazzi. Sempre. E io -calciatore- mi regolo.

Se invece, ominicchio che non sei altro, fischi il più codardo e prevedibile dei falli di confusione al 93′ col nostro portiere a saltare in area, se nel dubbio fischi 10 secondi prima del termine del recupero, se rimedi ad errori sesquipedali di un giocatore come i bambini al parchetto quando chiamano “oh arimo un attimo, palesi la tua malafede in maniera molto più evidente rispetto ai due rigori -ripeto, sacrosanti, a meno di non voler sentire i soliti servi– che potrebbero anche apparire semplici errori di valutazione ad un occhio meno esperto (o a un culo meno spanato, concedetemi la licenza poetica) .

Infine, come diceva Stefano Lavori, there is one more thing: dovremmo saperlo, ma è sempre bene ricordarlo. E cioè: dovremmo ormai avere imparato che dobbiamo subire e stare zitti, chè a lamentarsi si danno alibi ai giocatori, si consumano importanti risorse mentali e si rischia di mettere in dubbio la buona fede degli arbitri, di cui nessuno può nè vuole dubitare.

Vero Massimo Mauro dei miei coglioni?

Qui continuiamo a vivere in una situazione malata, in cui alla fin della fiera siamo contenti perchè la Juve non ha rubato troppo, “ha solo avuto un paio di decisioni a suo favore e quindi ci può stare”.

Io invece ogni giorno ripenso con rammarico vieppiù crescente all’enorme occasione sprecata nella lontana estate del 2006. Ecco cosa succede a non fare e cose per bene.

L’erba gramigna non muore mai.

WEST HAM

Ne diamo tre al Southampton, rimontando il gol al debutto di Gabbiadini. Siamo noni, sempre più belli e paciarotti.

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ADELANTE!

INTER-PESCARA 3-0

Il periodo da squadra bella-cazzuta-quadrata continua. Usque tandem è difficile dirlo, ma siamo persone di buon senso e ci accontentiamo.

Battere il Pescara non era certo un’impresa titanica, ma la cronica minchionaggine nei nostri è tale da farmi guardare con sospetto a qualsiasi partita.

La formazione di Pioli è invece efficace e, novità assoluta alle nostre latitudini, intelligente. Tutti sanno quel che devono fare, e soprattutto quel che non devono fare: tutti tranne Nagatomo, anarchico e casinista come al solito nella sua personale interpretazione del ruolo di terzino sinistro, ancor più mosca bianca -o pecora nera, fate voi- vista la disciplina quasi militare dei compagni di squadra.

A parte lui, giochiamo una partita saggia, che lascia giusto qualche contropiede al Pescara, ampiamente compensata da un costante pressing nella metacampo avversaria che consente ai nostri una cospicua produzione offensiva.

D’Ambrosio vede premiato il suo inserimento dalle retrovie su calcio d’angolo, proprio mentre sto maledicendo i nostri per aver scelto ancora una volta lo schema corner-supercazzola: io la do a te, che la dai a lui, che la tocca tre volte e poi la mette in mezzo. Per fortuna gli schemi non li chiamo io, e siamo in vantaggio.

Da lì in poi è tutta discesa, e l’azione del raddoppio di Joao Mario fotografa bene la manovra a voragine dei nostri: bella l’apertura di Icardi per Perisic, sagace il tracciante nell’area piccola dove il portoghese arriva in spaccata per il 2-0.

La ripresa dice poco, se non una decina di minuti di cincischi e retropassaggi un po’ stucchevoli -come solertemente fatto notare da Caressa “il pubblico di San Siro vumoveggia!“, ma vai a cagare!-, prima dell’ingresso e conseguente gol di Eder. Ottima l’azione in corsa dell’italo-brasiliano che si fa quasi tutto il campo palla al piede, cedendola a Brozo che a sua volta imbecca Icardi: l’argentino parte in fuorigioco (anche nel culo ci fa di sfiga! L’errore arbitrale a nostro favore è inutile quanto un gol di Recoba: 3-0 di puro orpello…), ma a mio parere è comunque bravissimo a non cedere alla tentazione di tirare da posizione defilata; saggio e elementare l’assist per il compagno, che a quel punto insacca facile la boccia.

Tutto come previsto, non è successo niente, ne mancano tante, etc etc…

Ognuno scelga la frase fatta a scelta.

Limitiamoci a dire che 9 punti nelle prime 3 partite del girone erano ampiamente alla nostra portata anche all’andata, eppure…

LE ALTRE

La cosa positiva, tra le tante, è che il filotto di vittorie ci consegna una classifica decisamente più dignitosa, con l’ulteriore pregio di vederci in rimonta su tutte le rivali: il Milan-meravigliUoso-che-propone-giUoco-pieno-di-giovani-italiani ha finalmente esaurito le dosi equine di deretano, ed esce sconfitta anche da Udine rimanendo a 5 punti dai nostri, seppur con una partita da recuperare.

Roma e Napoli fanno per l’ennesima volta un favore alla Juve, perdendo punti contro avversarie tutt’altro che irresistibili: la cosa egoisticamente non può che farci piacere, visto che le loro sfighe -unite a una Lazio sfortunatissima e sconfitta  dal Chievo in casa- alimentano le nostre speranze. Epperò, pur in periodo di grazia, continuo a vedere difficile il definitivo “scavallo” fino al terzo o addirittura al secondo posto.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di saggezza:

Il Signor Massimo concede un’intervista al Giorno nella quale loda la proprietà cinese per i progressi fatti dalla squadra, e sottolineando positivamente la costante presenza in Italia di Steven Zhang, poco opportunamente definito “il cinesino“: il giorno in cui farà un media training sarà sempre troppo tardi. Però è simpatttico.

Come sappiamo, tutto ciò piace eccome ai media nostrani, affezionati alla bonaria figura del galantuomo meneghino, contrapposta a quella di imprenditore professionale, distaccato e per di più straniero come Erick Thohir: dopo aver sistematicamente demolito la sua immagine fin dal suo arrivo ormai tre anni fa, l’ultima notizia che lo riguarda è un finanziamento chiesto e ottenuto a Singapore, che ha previsto una garanzia -da parte di Thohir- della società detentrice del suo 30% di quote nerazzurre. Niente di strano, è la prassi seguita in questi casi ed è la stessa Gazza a dirlo, salvo poi aggiungere sibillina:

“Certo, fa una certa impressione che un pezzo dell’Inter venga trattato come merce di scambio. Ma Thohir è sempre stato un uomo della finanza. basti pensare alla plusvalenza fatta con la compravendita tra Moratti e i cinesi, a dispetto del declino sportivo e societario a cui era stata condotta l’Inter”.

A dispetto di tua sorella!

Rieccolo il barbatrucco: le regole del FPF avrebbero senz’altro impedito a Moratti (o chi per lui) la gestione paternalistica del Club.

Moratti in 18 di presidenza ci ha rimesso quasi due miliardi di euro suoi, quindi ogni tifoso minimamente dotato di cuore e cervello non può che ringraziarlo per aver fatto ciò che nessuno lo obbligava a fare.

Detto ciò, stanti le nuove regole e senza un approccio diametralmente opposto (tanto entra tanto esce, the party is over) il rischio libri-in-tribunale sarebbe stato tutt’altro che lontano.

Quindi, onestà vorrebbe che a Thohir venissero resi i giusti meriti: non tanto sportivi, chè l’Inter sotto la sua gestione non ha combinato granchè, quanto economici e societari. Ha sostanzialmente messo a posto i numeri di bilancio, ha dato al Club un’impostazione manageriale, ha tolto figli e figliastri da posizioni di rendita acquisite e altrimenti inscalfibili, ha consegnato a Suning (che per fortuna ha ben altre potenzialità finanziarie) una macchina che cammina.

Per tutt’altri motivi rispetto alle lodi rese al Signor Massimo, ma anche qui da tifoso nerazzurro gli rendo il mio grazie sincero.

Evidentemente però, la favoletta dell’italiano dal cuore d’oro contrapposto al cicciobello dagli occhi a mandorla avido e freddo fa vendere più copie.

Passando alla sponda sbagliata del Naviglio, mi disprezzo da solo scrivendo che da un certo punto di vista sono contento per l’infortunio di Bonaventura.

Il povero Giacomo (si chiama Giacomo, diocristo, non Jack, mica è vostro fratello!) è un simulatore provetto, e per una volta l’urlo seguito al numero da biscia impazzita si è dimostrato vero: non a caso si è fatto male da solo, e non dopo un contrasto con l’avversario. Una sorta di “al lupo al lupo” in forma calcistica.

Chi ha rischiato ancor di più è stato De Sciglio, uscito malconcio ma ancora tutto di un pezzo da uno scontro insensato con De Paul, che poteva davvero costargli la caviglia.

Certo, che poi Montella si lamenti perchè la sua squadra, che dopo il fallo ha avuto palla tra i piedi trenta secondi, non è riuscita a fare subito il cambio, finendo beffardamente per subire il gol decisivo proprio da De Paul e proprio dalla zona lasciata vuota da De Sciglio, è curioso.

Un minimo di esperienza in questi casi ti fa mettere la palla fuori e chiamare il cambio: prenditela coi tuoi che son stati polli, non fare il piangina!

Ovviamente il commento generale è stato “lucida e intelligente analisi di Montella, che propone di fermare il gioco in casi come questo“.

Passiamo al Club di Sky, per sentire Massimo Mauro passeggiarci ancora sui testicoli con l’Inter che finalmente “ha messo tre italiani in campo che non si vedevano da tantissimo tempo…“.

Piccolo stucchevole reminder per la riserva di Maradona, Zico e Platini:

Chievo-Inter 2-0, 4 italiani in campo;

Inter-Palermo 1-1, 3 italiani in campo;

Inter-Cagliari 1-2, 3 italiani in campo;

Atalanta-Inter 2-1, 3 italiani in campo;

Sampdoria-Inter 1-0, 3 italiani in campo.

Mauro, te lo scrivo in stampatello: NON C’ENTRA UN CAZZO.

Infine, godibilissima la supercazzola di tutta la stampa sulla stretta di mano di Dybala con Allegri, in pieno stile Ponchia con Rudy in Marrakech Express (min 1.21.05 di questo link, illegale quanto imprescindibile, da recitare tutto a memoria con mano sul cuore).

Anche qui siamo in pieno stile Same but Different: quel che all’Inter sarebbe un “caso”, “spogliatoio spaccato”, “qui ci vuole la mano forte della Società”, “manca uno zoccolo duro di italiani”, in questo caso è tutto un minimizzare, non è successo mica niente, “certe cose passano subito”, fino alla chicca odierna in salsa rosa:

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Devono aver preso ripetizioni da Casa Milan…

WEST HAM

Reduci dagli ultimi successi, attendiamo di ospitare Guardiola e il City che solo pochi giorni fa ci hanno rifilato 5 fischioni in FA Cup.

Ma siamo belli paciarotti a metà classifica, e l’orizzonte è sereno e privo di nuvole.

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Qualcuno avverta Brozovic che il cross l’ha fatto lui…

 

MY PERSONAL BEST

PALERMO-INTER 0-1

Onestamente non potevo chiedere di meglio dalla partita, aldilà di quel che i soliti critici stanno dicendo.

Del resto, lo sappiamo, quando va bene #èunIntercinica.

L’Inter quindi vince ancora, forse non dà lo spettacolo previsto ma rischia poco o niente, riuscendo nella ripresa a portare a casa tre punti cruciali per continuare la risalita in classifica.

Anzi, per dirla tutta la risalita risulta assai più ostica di quanto parrebbe, visto che, tranne rare eccezioni, sono tante le squadre ad avere una media punti simile alla nostra. Recuperiamo quindi su Lazio e Milan, ma Roma e Napoli continuano nella loro diligente missione di rompicoglioni della Juve.

La partita tecnicamente non dice molto, con Icardi insolitamente fallibile in due conclusioni (una per tempo, e quella nella prima frazione grida vendetta per quel sinistro scolastico dopo quel popo’ di controllo); Banega spreca un’ora di gioco tentando di verticalizzare ma finendo molto più spesso a girare su se stesso, frustrando i possibili inserimenti dei soliti Candreva e Perisic.

A metacampo la coppia di giornata è composta da Gagliardini -ancora bene- e Brozovic, che corre come pochi altri, pur mantenendo qualità e freschezza mentale nelle giocate (anche se non ve lo dirà nessuno).

Dietro il quartetto Cetra è ormai il solito, con Medel in panca dopo gli straordinari di Coppa Italia.

Come accennato in apertura, il Palermo per tutti i 90′ minuti non crea pericoli a Handanovic. I nostri da parte loro non cingono esattamente d’assedio l’area  rosanero, complice forse anche il campo pesante.

Icardi, oltre ai due tiri succitati, si mangia un gol monumentale quando a metà primo tempo di testa mette alta la respinta del portiere su destro a voragine di Brozovic, a portata ormai sguarnita. Il primo tempo si chiude a reti bianche e onestamente è giusto così.

Nella ripresa, dopo un quarto d’ora e forse anche per i consigli sempre meno sussurrati del sottoscritto, esce Banega ed entra Joao Mario, che se non altro ha il vantaggio di entrare al posto di quello che ha fatto peggio di tutti gli altri. Facile far meglio. Il portoghese ci mette del suo però, abbassandosi a dare una mano a Gaglia e Brozo e avanzando fin nell’area piccola per raccogliere il cross di Candreva, che alla quarta finta sull’avversario trova il pertugio giusto: la girata al volo è da campione d’Europa e il vantaggio è cosa fatta.

Da lì in poi i nostri controllano senza troppa fatica, finchè il minchione di turno (l’arbitro) decide di fare il frittatone: Ansaldi e Nestorovski, entrambi già ammoniti, si contendono in scivolata un innocuo pallone a centrocampo. Complice il campo scivoloso, il tackle di entrambi “va lungo” e l’impatto tra le ginocchia, per quanto trattenute dai due, è inevitabile.

Dolore fisico per entrambi e arbitro che fischia quella che sembra una saggia interruzione per prestare soccorso ai due. Ripeto: entrambi cercano di trattenere la gamba, l’impatto è frutto unicamente del campo scivoloso.

Ecco invece il colpo di genio del Signor Celi: secondo giallo per Ansaldi (con conseguente espulsione). Bravo pirla, penso, adesso però la stessa cazzata devi farla con quell’altro. Invece no, fallo per il Palermo.

A quel punto Pioli, “buono sì ma non tre volte che vuol dire “mona”” (cit. Marco Paolini “Vajont”), si inalbera e viene espulso a stretti termini di regolamento (vero Allegri?).

Ciononostante, i nostri continuano a proteggere il risultato portando la partita in porto in uno dei modi che più mi piace. E cioè giocando senza dare spettacolo, badando al sodo, rischiando niente e mostrando -per una volta- di avere gli attributi.

Sabato c’è il Pescara, dopo la Juve: i problemi sono dietro l’angolo.

LE ALTRE

I gobbi regolano la Lazio nel primo quarto d’ora, e il resto della partita è talmente una passeggiata che i ragazzi in campo trovano il tempo di fare amicizia tra loro.

Il Milan esce sconfitto dallo scontro casalingo col Napoli, che fa un gol meraviglioso con Insigne e che raddoppia con Callejon in mezzo alle gambe del miglior portiere del mondo; i rossoneri però sono ontologicamente incapaci di non proporre giUoco e come tali immuni da qualsiasi critica, e quindi via di kappaò che non pregiudica nulla, sconfitta a testa alta e via così.

La Roma prosegue nel suo segno di queste ultime settimane, vincendo un’altra partita di misura e cementando ulteriormente la sicurezza già mostrata nelle ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Non molto da segnalare, se non la inevitavbile promozione data all’arbitro dalla competentissima moviola della Gazzetta, che conferma la correttezza  del secondo gialli ad Ansaldi (e quando mai…) e anzi ricorda a Gagliardini di essere stato graziato in occasione di un possibile rigore nel primo tempo, senza di contro nemmeno menzionare un intervento simile su Icardi poco dopo. A parer mio non c’è nulla in nessuno dei due casi, ma per quel che mi riguarda o taci su tutta la linea o li citi entrambi.

E, invece, nun ce vonno stà…

Guardando in casa d’altri invece, quel che mi fa ridere non è tanto la polemica (pretestuosa e esagerata, lo riconosco) sull’abbraccio di Buffon a Tagliavento, quanto sul soggetto chiamato a commentare l’episodio in termini assolutori: l’ex arbitro Tiziano Pieri. Sì proprio quel Pieri, che a noi complottisti mica servono le condanne per sapere che sei un gobbo!

WEST HAM

In attesa di capire che vorrà fare Payet, facciamo altri 3 gol e prendiamo altri 3 punti in trasferta, piazzandoci nelle tranquille acque di (quasi) metà classifica.

Not bad.

"Joao Meravigliao" è troppo banale e scontata come didascalia. Quindi la lascio.

“Joao Meravigliao” è troppo banale e scontata come didascalia.
Quindi la lascio.

MATURITA’ T’AVESSI PRESO PRIMA

INTER-CHIEVO 3-1

Citazione nazional-popolare di metà anni 80 per aiutarmi a commentare una partita che non ho -scientemente-visto.

Per i pochi di voi a cui potrà interessare, non ho battuto ciglio scoprendo che il piacevole impegno preso per sabato sera sarebbe andato in conflitto con il mècc-dei-ragazzi. Sono additittura andato a tanto così dal dire “tanto vinciamo facile”, quasi che la nostra fosse una squadra normale.

Ho quindi scientemente lasciato i miei eroi in braghette a cavarsela da soli senza il mio aiuto fatto di sacramenti e rimproveri urlati alla tele di casa, sereno e pacioso.

Siete grandi ormai, ragazzi, potete uscire anche senza di me, la patente ce l’avete, non fate sciocchezze.

Ho inoltre seguito con aggiornamenti saltuari l’andamento della partita sulle simpatiche ma poco partigiane pagine del sito nerazzurro, giustamente poco portato all’obiettività. Apprendevo così dell’inevitabile sifulotto preso da quel maledetto di Pellissier alla soglia dei 60 anni al primo tiro in porta della partita, dell’ennesima partita da Club Gautieri del portiere Sorrentino, e della gragnuola di occasioni sprecate dai nostri in una maniera o nell’altra.

Formazione obbligata o quasi quella di Pioli, con il debuttante Gagliardini ad affiancare Kondo davanti alla difesa (dove Murillo conservava il posto a discapito di Medel già pronto, praticamente recuperato, sicuro titolare, magari gioca a metacampo… ok nemmeno in panchina). Davanti Joao Mario oltre ai soliti tre.

Tornando alla cronaca della mia serata, potendo raccontare solo di quella, interrompevo volontariamente gli aggiornamenti dai campi al quarto d’ora della ripresa con quel misto di speranza e rassegnazione, acuita dal uozzàpp del signor Carlo che testualmente mi riferiva “non segniamo più…”.

Penso tra me “sarebbe bello non spiare più niente e trovarsi con la partita ribaltata al 90′, se solo fossimo una squadra più seria… Vedi che ancora una volta ‘sta banda di pirla si perde in un bicchier d’acqua… ma andate a lavorare…“, più o meno in loop per una mezzorella di chiacchiera con amici. Sì lo so, sono l’unico al mondo capace di essere multi-tasking se una delle task riguarda appunto l’Inter, dopodichè non fatemi apparecchiare tavola perchè o scordo i tovaglioli o metto le posate al posto dei bicchieri.

Tant’è, sbircio a partita teoricamente appena conclusa sul sito di cui sopra, sperando quantomeno di aver pareggiato, e trovo a campeggiare un bel “GOL! GOOOOOOOL!! GOOOOOOOOOOOOOL!!!” Icardi recupera palla e serve Perisic, che salta Spolli e buca Sorrentino: 2-1!!!  che mi fa deglutire con gioia contenuta.

Da lì in poi il mondo è un posto migliore, all’insegna del “te l’avevo detto, non ci prendono più, vedrai che adesso facciamo il terzo, minchia ha segnato perfino Eder!!!” Tutto sempre contrappuntato da amabili discorsi da fine cena, chè ormai il multitasking è il mio migliore amico.

Non ci illudiamo, ma ne vinciamo un’altra. Un bel modo di consolarsi.

LE ALTRE

Almeno stavolta recuperiamo punti su qualcuno, visto che Fiore-Juve e Lazio-Atalanta non potevano finire con vittorie per tutte e quattro. Acchiappiamo quindi l’Atalanta sconfitta a Roma, e recuperiamo tre punti, velleitari ma godibilissimi, ai gobbi capolista, sconfitti meritatamente al Franchi dalla Viola.

Forse ancor più belli dei 2 gol fiorentini sono stati due commenti fatti da Allegri e Vialli nel dopopartita. L’ex centravanti ha subito tirato in ballo il vento per motivare la seconda rete subita da Buffon (sia mai che costui possa sbagliare e prendere un gol da 40 metri). Allegri fa di più, nell’assordante e complice silenzio degli astanti, quando motiva la sconfitta constatando che la Fiorentina è una buona squadra e poi “contro di noi fanno tutti la partita della vita“.

Chiedere alle varie Udinese, Atalanta, Sampdoria di turno…

Scrivo con i cugini attualmente impegnati col Toro in casa che a fine primo tempo gli ha già tirato due ceffoni, cortesemente restituiti nella ripresa anche grazie al ritorno di un grande classico: #rigoreperilmilan. Ad ogni modo, 2 punti recuperati anche ai cugini.

C’è tutto un girone da giocare, in teoria tempo per recuperare ce n’è, anche se Roma e Napoli paiono essere più forti delle altre inseguitrici.

E’ COMPLOTTO

Ricordate la simpatica abitudine della stampa sportiva italiana di togliere gli anni ai calciatori di Juve e Milan e di appiopparne sempre uno in più ai nerazzurri?

No?

Vi rinfresco la memoria con un esempio tanto semplice quanto chiarificatore: il giocatore Pincopallo, nato il 17 Gennaio del 1990, fino a stasera continuerà ad avere 26 anni se gioca nei diversamente strisciati. Se invece lo stesso Pincopallo dovesse avere la ventura di vestire il nerazzurro, ecco che non solo avrebbe già 27 anni, ma a partire da fine Gennaio si farebbe sempre meno velatamente notare che “il giocatore ha ormai 28 anni”.

Risposta della mugliera (e forse di molti di voi): Mario basta, sei patetico.

Ecccerto, come no. Guardate qui il benvenuto riservato dalla Gazza a Gagliardini:

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Ma la simpatia verso il neo arrivato (autore peraltro di un partitone, a sentire i commenti dei più) non si ferma qui.

Ricordando le carinerie di quel maledetto di Caressa di appena una settimana fa, ‘sto pirla fa di peggio, lanciandosi nel sottoinsieme di complotto da me preferito: sposa cioè una tesi minoritaria rispetto alla vulgata popolare, e lo fa guarda caso quando a beneficiare del Luogo Comune Maledetto sarebbe l’Inter.

Nella fattispecie, fatti sfogare i vari Bergomi e Vialli con i doverosi complimenti al ragazzo per l’esordio convincente, fatta dire la battuta cretina a Massimo Mauro (“e finalmente l’Inter ci ha messo un italiano lì in mezzo”) ecco il genio a buttarla lì: “ma non è che ‘sta cosa dei giovani italiani è diventata una moda, che basta avere 20 anni e saper palleggiare e diventi subito il fenomeno di turno?“.

Eccola la malafede, ecco le idee preconcette, figlie non di proprie convinzioni ma della maglia a cui appiccicarle. Juve e Milan hanno gli italiani in squadra? Così si fa, bravi, che cazzo vuol dire aver tutti stranieri? L’Inter prende un bel giovane interessante? Mah è sopravvalutato, mo’ perchè è italiano e ha 22 anni (non 24!) questo è già un campione!

La cosa che non è chiara a questi qua (Vialli in particolare) è che l’effetto “ègiovaneèitaliano” sta proprio nel “marchio” che paghi.

Vuoi una borsa di Prada? Che sia bella o brutta, un certo numero di Euro li paghi proprio perchè sopra c’è scritto Prada. Lo stesso avviene col giovane italiano.

Non è vero che le squadre spendono un sacco di soldi a comprare stranieri. Qualsiasi operatore di mercato ti dirà che, a parità di tipo di giocatore (giovane speranza, campione, buon rincalzo), l’italiano costerà comunque di più.

Non volerlo capire, cari Mauro e Vialli, è sciovinismo o miopia. Farlo presente “a maglie alterne”, caro Caressa, è prostituzione intellettuale.

WEST HAM

Insomma, abbiamo il campione della squadra che vuol andar via: Payet in una settimana è passato dall’essere idolo dell’East End al peggiore dei Giuda.

Per fortuna, abbiamo modo di consolarci alla grande vincendo per 3-0 il derby col Crystal Palace, con tanto di gol di Carroll da segnalare negli annali delle rovesciate mariane, roba che se la fa Ibra ne parliamo due mesi.

UN NIGUTIN D’OR

UDINESE-INTER 1-2

Anzitutto la buona creanza: anche a voi e famiglia.

E l’anno per quello cominicia anche benino, visto che riusciamo a infilare la quarta vittoria consecutiva (roba che erano aaanni) e a sifulottare la sempre poco simpatttica Udinese (quando si tratta di incontrare i nostri).

I panettoni sono quindi smaltiti (diciamo così, limitiamoci al risultato), o quantomeno si dimostrano più digeribili del frico friulano evidentemente assunto in quantità eccessive dalla banda di Clouseau Delneri.

Ci va gran bene, perchè presentarsi con quella maglia e con quel primo tempo non faceva presagire nulla di buono. Nella prima mezz’ora l’Udinese pare il Real Madrid (how strange…) e i nostri se li vedono arrivare giù da tutte le parti.

Tal Samir, che pensavo fosse il nome del nostro portiere e invece scopro essere un panterone bianconero, sgroppa per 30 metri palla al piede da metacampo fino al limite della nostra area di rigore, anticipando sistematicamente ogni tentativo di intervento della nostra mediana: imbeccata sapiente per il talentino Jankto e sinistro elementare che si insacca -nemmeno troppo angolato- per l’1-0.

Mastico le Madonne insieme al pezzo di pane che fa da aperitivo e assisto alla coriacea reazione dei nostri, grazie alla quale i friulani colpiscono un palo con De Paul e chiamano Handanovic a un paio di parate. In compenso davanti non ne teniamo una, con Kondogbia bravissimo ad alternare recuperi palla notevoli a passaggi lenti e molli, con Banega e Brozovic a girare a vuoto e con Icardi in perenne ricerca di amichetti con cui giocare, a decametri di distanza da qualsiasi compagno di squadra.

Il tempo scorre impietoso, e con sorpresa accolgo la notizia dei 2 minuti di recupero accordati. Mi riassopisco subito dopo, però, vedendo che il primo minuto e mezzo i nostri lo passano a cincischiare manco fossimo 3-0 per noi. Poi, però, ecco l’imbeccata un po’ alla speraindio per Icardi, che scatta sopravanzando il terzino avversario, difende palla e attende lo smarcamento di Perisic: passaggio elementare e stoccata di sinistro di Beavis&Butthead sul primo palo. Solo lì poteva metterla, ma evidentemente Karnedsis non lo sapeva. Morale: lui lì l’ha messa e il pareggio allo scadere è cosa fatta.

Attingendo a piene mani dai Luoghi Comuni Maledetti, l’inerzia della partita cambia, e il gol allo scadere ribalta gli equilibri delle squadre.

La ripresa è migliore per i nostri (in effetti peggio non poteva essere …) che, pur non cingendo esattamente d’assedio l’area udinese, conducono comunque le danze cercando di cavar fuori qualcosa. Come al solito un paio di minchiate a tempo le facciamo, quindi ecco Zapata che scatta sulla sinistra contrastato da Miranda e conclude fortunatamente a lato.

Poco dopo, miglioriamo ancora grazie all’ingresso di Joao Mario, che avrei sì inserito ma al posto di Kondogbia e non Banega. Il francese ancora una volta ha offerto il campionario completo di quel che NON è: per tanto così, se ho uno che non attacca e nemmeno difende, sposto Banega in quel ruolo che a calcio per lo meno ci sa giocare meglio.

Poco importa; c’è una succulenta punizione dal limite che Perisic spedisce di poco fuori facendomi propompere in un “nuuoooooo l’ho vista dentro…“. Decibel e incazzatura non sono nemmeno paragonabili all’urlo da cavernicolo che è uscito dal mio diaframma assistendo al gol sbagliato a porta vuota da Joao Mario pochi minuti dopo.

Ma, come nei migliori finali di film, solitamente però riservati ad altre storie, ecco l’happy ending, con il portoghese a pennellare un giusto cross dalla trequarti sul secondo palo, là dove Perisic -ancora lui- svettava in tutto il suo 1.86 per insaccare il 2-1 finale.

I quattro minuti di recupero ovviamente diventavano 5, dando l’ennesima dimostrazione della perdurante discrezionalità degli arbitri, ma nel weekend delle vittorie in Zona Cesarini incredibilmente ci siamo anche noi!

In realtà quei tre punti che speravamo potessero servire da trampolino per raggiungere se non superare qualcuno, si trasformano invece nel minimo sindacale che ci permette di non perdere ulteriore terreno nei confronti dell’affollata accozzaglia che ci precede.

Insomma, restando in tardo periodo natalizio ci siamo fatti un bel regalo, nella miglior tradizione ironico-meneghina: un bel nigutin d’or fasu’ con la carta d’argenta.

COME CAZZO STIAMO MESSI

Eccoci a un minimo di disamina tènnica dopo i primi mesi di Pioli.

Posto che, tranne rare eccezioni, non sono nè pro nè contro un allenatore a prescindere, e che sono invece per un progetto a medio lungo termine che dia il tempo al tecnico scelto di lavor… va beh questa la sapete, non posso negare che come media punti l’italiano abbia fatto assai meglio del predecessore De Boer, e anche del Mancio dei primi mesi.

Pochi concetti chiave, modulo più o meno fisso (4-2-3-1), scelte che via via si fanno abbastanza precise (D’Ambrosio e Ansaldi titolari, Brozo-Perisic-Candreva-Icardi inamovibili, Joao e Banega alternativi uno all’altro), più attenzione (ma non ancora abbastanza) alle uscite palla al piede dalla difesa (vero Kondo?). Va bene, non c’è da impazzire o strapparsi i capelli, ma il calcio è un gioco semplice.

Se devo dire la verità, preferisco un tipo di allenatore più carismatico (One-One-Cholo-Simeone cantato sul ritmo di una brutta canzone disco di fine anni ’90), ma il carisma del Mister l’ho sempre gradito per compensare la calma piatta (quando non a curva “negativa”) che proviene dalla Società.

La mia coscienza storico-calcistica infatti mi ha sempre fatto pensare a Società e allenatori che devono incastrarsi bene gli uni con gli altri. Ecco quindi che Milan e Juve -per una volta non è un giudizio di merito- hanno sempre avuto dirigenze forti e influenti, preferendo così allenatori pacati (Ancelotti), equilibrati (Lippi e Capello) o aziendalisti anche quando fumantini (Conte e Allegri).

In contrapposizione, l’Inter ha da sempre reso al meglio con allenatori di carisma (Trap, Mancio, Mourinho, per non dire di Herrera), proprio perchè la Dirigenza è sempre stata poco coinvolta (o forse poco capace) di menar le danze.

Però, per carità: Pioli va benissimo per arrivare terzi, e onestamente già arrivarci sarebbe un miracolo. Nemmeno con Gesù Cristo in panca potremmo aspirare a più di quello.

Se poi riuscisse a farsi ascoltare in Società, e sfruttare la cospicua disponibilità ecomica di FozzaInda per costruire una squadra secondo i suoi desiderata, potrebbe presentarsi l’anno prossimo pronto a giocarsi le sue carte. In altri termini: Conte lo reputo un passo avanti a tutti (cosa mi tocca scrivere…) ma non credo che Allegri, Sarri e Spalletti -a parità di rosa- siano così migliori di Pioli.

IL GAGLIA SI’ IL GAGLIA NO

Perdonate il titolino del cacchio e l’assonanza ancora peggiore con il capolavoro Eliano, ma l’imminente arrivo di Gagliardini non riesce a riscaldarmi il cuore più di tanto. Certo, sarà sempre meglio di Kondogbia e di Felipe Melo (che per fortuna ci ha salutato destinazione Brasil), ma ci sono un paio di motivi che me lo fanno vedere con sospetto.

1) E’-giovane-e-italiano, come si affannano a dire tutti come se la cosa in sè costituisse un merito.

È’-giovane-e-italiano. E a me non me ne frega un cazzo!

Per ora, l’unica cosa su cui età e passaporto hanno avuto effetto è stata il prezzo, chè mandiamo pure tutti quanti affanculo in quanto prevenuti con l’Inter, ma non si è mai visto un ragazzo con meno di 20 presenze in Serie A valere già 25 milioni…

2) Come già Kondogbia, il timore che ho è che i nostri si siano fatti attrarre dal piacere -godurioso ma superficiale- di fregare il giocatore al rivale di turno (qui i gobbi, col francese i cugini) anche a costo di pagarlo troppo. Spero ovviamente che l’esito dell’operazione sia diverso, ma il timore resta, soprattutto considerato in combinato disposto col seguente punto.

3) Come gioca Gagliardini? Io onestamente non lo so, non ho visto che spezzoni di partite dell’Atalanta, dove tutti stanno girando a mille, senza che questo faciliti l’immediata identificazione di “quelli son forti perché c’hanno XYZ“.

Mi affido quindi a chi, per passione, mestiere o forse le due cose insieme, ha provato a descriverne le caratteristiche. Lette le varie supercazzole, la sensazione è che sia l’ennesimo “interno, che può giocare al limite anche come trequartista ma che non ha i tempi, la visione di gioco e la maturità per fare il regista“. E il nostro centrocampo, tranne Medel che fa il medianaccio di mestiere e Kondogbia che non è chiaro cosa faccia, ha già tre giocatori di cui si dicono le stesse cose (Brozo, Banega e Joao Mario).

Era quindi il caso di prenderlo? Boh, forse sì perché se anche solo metti lui al posto di Kondogbia hai uno dal fisico simile ma con tutt’altro passo. Detto ciò, per l’ennesima sessione di mercato non colmi la più grande lacuna della nostra rosa: non prendi il cazzo-di-regista-che-serve-come-il-pane.

Continuiamo a menarci il pistolino con Verratti (che serivrebbe eccome, pure per me e anche se è giovane-e-italiano!) che però non verrà mai a rischiare il fiasco in una squadra da ricostruire o comunque non ancora vincente. Uno così, se dovesse lasciare Parigi, me lo vedo a Manchester, a Londra o comunque in una squadra già fatta e finita. Libero di sbagliarmi, staremo a vedere…

E’ COMPLOTTO

E’ chiaro che poi i media non ci mettono nè uno nè due a passare dai toni trionfalistici della serie “Caldara&Gagliardini nuova coppia per la Nazionale” finchè entrambi erano in orbita Juve a “Gagliachi??” non appena se l’è aggiudicato l’Inter.

Caressa come al solito è maestro in questo, il tutto a pochi giorni dall’aver elogiato la Juve per essersi assicurata -così pareva in quei giorni- i due succitati talenti atalantini.

La cosa non stupisce, chiaro. Nè sorprende l’ennesima non richiesta analisi sui nerazzurri di Sacchi sulla Gazza di oggi, allorquando tocca il vertice della sua fine analisi calcistica dicendo che “va bene che si chiama Internazionale, ma vorrei vedere un po’ più di italiani in campo“.

Passando a cose più facete, o diversamente deprecabili, la telecronaca di Udinese Inter su Sky è stata funestata dal commento tecnico (o presunto tale) di Carletto Muraro, ex nerazzurro che con l’Inter ha anche vinto uno scudetto e che invece come tanti altri vecchi cuori nutre un’acredine malcelata nei confronti del neroblù. Non si spiega altrimenti il continuo riferimento ai difetti dei nerazzurri, ben oltre le oggettive difficoltà della squadra. Se ad esempio Icardi non viene servito una sola volta nei primi 46 minuti, e al primo pallone che vaga dalle sue parti tira fuori l’assist per Perisic, il minimo che tu possa fare è dire “beh, è poco coinvolto, ma è un campione e gli basta un guizzo per essere determinante“. Invece no, il maestrino chiosa “tante volte si dice che il centravanti è poco servito… chiediamoci però cosa fa il centravanti per cercare il pallone“.

Ma va va va…

La chicca finale al 94′, quando una palla vagante al limite dell’area finisce sul destro di Jankto, evidentemente (e fortunatamente per noi) meno educato del mancino che ci aveva castigato nel primo tempo.

Ecco il commento del gufo rosicone “Eh…gli fosse capitata sul sinistro…“.

Ma va va va…

WEST HAM

I nostri eroi ci fanno la grazia di non giocare nel weekend, reduci dai 5 schiaffoni presi dal Manchester City in coppa di lega nel turno infrasettimanale.

What a load of rubbish…

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Brutto lui, bruttissima la maglia, bello il gol. Va bene così.

MA COS’E’…NATALE??

Ho latitato, è vero, ma cosa volete farci… alle volte capita anche a me di dover lavorare.

Certo che se l’effetto dell’assenza è questo, mi metto in sciopero fino a fine stagione!

Ogni tifoso -irrazionale e speranzoso fino al midollo- sa che certe superstizioni non funzionano, ma sa altrettanto che non seguirle potrebbe avere effetti ancor più nefasti, come a dire: “tu la tua parte di coglione credulone la devi fare, poi se la Dea Eupalla ci ha voglia ti accontenterà; ma se tu, caro tifosotto di ‘sta minchia, non fai nemmeno lo sforzo…“.

Piccandomi io di essere superiore a queste suggestioni tribali da mesozoico, torno impenitente a scrivere di imprese nerazzurre, che nella fattispecie si declinano in due vittorie contro Sassuolo e Lazio. Il doppio successo sinceramente non me l’aspettavo, essendo i nostri maestri dell’indossare il vestito della festa (leggi vincere col Sassuolo) per poi macchiarlo di pummarola con la prima forchettata di spaghetti (leggi partita successiva con la Lazio).

Invece, tocca dire, Pioli e i ragazzi pestano giù una delle migliori prestazioni stagionali, seconda solo alla vittoria contro i gobbi, che ci regala i un 3-0 poco credibile da quanto sberluccica.

Il primo tempo (già il primo minuto!) vede in realtà la Lazio avere le migliori occasioni, con Felipe Anderson che vien giù da tutte le parti e Handanovic e D’Ambrosio a frapporsi tra il brasiliano ed il goal.

Premessi questi dettagli da nulla, i nostri giocano in maniera abbastanza logica, con Brozo in buona vena e addirittura Kondogbia a dar via qualche palla di prima. Là davanti Maurito la vede poco, ma ai suoi lati Candreva e Perisic si smazzano il grosso del lavoro sporco.

La difesa, a parte quel paio di infarti già descritti, pare essere solida, con Miranda e Murillo in versione “buona” e Ansaldi e il già citato D’Ambrosio a dimostrarsi ancora una volta la coppia di terzini meno peggio tra la pletora a disposizione del Mister.

L’intervallo ci sorprende sullo 0-0 ma con ottime prospettive per il futuro e la ripresa in effetti vede i nostri intensificare e sveltire la manovra. Banega, fin lì sufficiente ma nulla più, contende e strappa un pallone a Milinkovic Slavic sulla trequarti e piazza la bombazza di destro sul primo palo: Marchetti -forse sorpreso, senz’altro non impeccabile- la tocca ma non abbastanza, e l’1-0 è cosa fatta.

La Lazio accusa il colpo, e dopo 2 minuti un’ottima combinazione Candreva-D’Ambrosio sulla linea laterale libera il ceruleo napoletano al bel cross sul primo palo, dove Icardi fa un movimento esemplare da centravanti per sgusciare alle spalle del marcatore e girare di testa sul lato lungo. 2-0 e tutti contenti, alla faccia di “Icardi in crisi perchè non segna da tre partite”.

Tempo di arrivare alla mezz’ora e Icardi si ripete: per la legge dei grandi numeri anche all’Inter può capitare di segnare su “schema lungamente provato in allenamento”. La punizia di Banega è in sostanza un corner corto, Maurito si muove ancora bene staccandosi dalla marcatura e retrocedendo fino al dischetto del rigore: piatto destro che ha sorte di passare tra una dozzina di gambe e beffare nuovamente Marchetti, che anche in questo caso tocca ma non trattiene.

Finisce alla grande, insomma, e vien quasi da dispiacersi per l’imminente pausa natalizia, chè il ferro era da battere finchè caldo.

Poco da illudersi, in ogni caso. Come ho detto ad amici-tifosi, avrebbero anche potuto scusarsi della prestazione, evidentemente non all’altezza delle mediocri aspettative. Troppo belli per essere veri, insomma.

Certo, potrebbero anche mettersi di buzzo buono e smentire tutto il mio scetticismo , e non sapete quanto mi farebbe piacere. Ma rimango -nei limiti del possibile- un essere razionale che in quanto tale sa ancora riconoscere un paio di partite andate bene da una squadra solida e in crescita coerente e armonica.

CHI VA E CHI VIENE

Lungi dal fargliene una critica, Pioli ha infatti rimescolato tutte le gerarchie che bene o male si erano delineate in questo girone di andata. Ectoplasmi come Felipe Melo, Nagatomo, Santon, addirittura Andreolli e Biabiany sono tornati a calcare il campo per qualche minuto, sparigliando ulteriormente le idee in vista della prossima -ennesima- finestra di mercato che-dovrebbe-mettere-le-cose-a-posto.

Torna, puntuale come Una Poltrona per Due a Natale, il nome di Lucas Leiva per il centrocampo, accompagnato da Lassana Diarra: il regista, o facente funzione, è ancora una volta il “buco” che va colmato a tutti i costi o quasi.

Da parte mia, giubilerei senza il minimo dispiacere una mezza dozzina di giocatori, sperando di raggranellare una ventina di milioni tra cartellini e ingaggi risparmiati.

Onestamente, non credo che le già migliorabili prestazioni dei nostri potrebbero subire ulteriore detrimento a causa della dipartita di gentaglia quale Felipe Melo, Jovetic, Biabiany, Andreolli e, lo dico dopo la miglior partita della stagione, Kondogbia.

Tutti hanno un prezzo, insomma, e per i più quello giusto è pure abbastanza basso.

Che vadino pure.

LE ALTRE

Il caratteristico color maròn della classifica comincia se non altro ad essere un poco meno acceso, passando i nostri dalla decima alla settima posizione.

Sempre robaccia, intendiamoci, ma quantomeno vediamo i nostri eroi superare qualche ostacolo, complici anche un paio di incroci tra dirette precedenti o inseguitrici che si tolgono punti a vicenda.

Il disco è lo stesso degli ultimi anni: Juve a parte le altre non sono niente di che, son proprio i nostri ad essere scarsi.

E’ COMPLOTTO

Ho volutamente disertato la visione della Supercoppa Italiana a Doha, non volendo trovarmi a decidere per chi tifare tra le due espressioni del male calcistico nazionale.

I rigori però sono i rigori, e quindi quelli me li sono visti, scoprendomi (ma non è stata una sorpresa) intimamente più anti-milanista di quanto io sia anti-juventino (e lo sono assai, ve lo assicuro): dal momento in cui ho visto il ragazzino andare a tirare il penalty decisivo mi sono idealmente tappato le orecchie, non volendo sentire la valanga di miele che senz’altro la propaganda meravigliUosa avrà vomitato su tutti noi: “i nostri giovani italiani, Gigione eroe nazionale, proponiamo giUoco, il 29° trofeo dell’era Berlusconi” e cagate simili assemblate da quel maestro della fuffa che è Adriano Galliani. Oltretutto, la stessa propaganda che fece moltiplicare fino a 80mila i tifosi presenti a  Barcellona per la finale dell’89 con la Steaua Bucarest, non ci metterà nè uno nè due ad arraffare qualche Trofeo Berlusconi per poter fare cifra tonda e titolare “30° trofeo in trent’anni di presidenza Berlusconi, e chissà che questo non faccia esitare il vecchio Presidente e farlo propendere per la scelta di cuore di tenersi il suo Milan“.

Tanto, aggiungo io, 200 milioni di nero li ha già fatti rientrare con ‘sta manfrina del closing…

I nostri invece, pur reduci dalla convincente vittoria contro la Lazio sono meritevoli del commento “l’Inter vince e a tratti gioca anche bene”. Grazie, troppo buoni.

Infine, dopo essere stata una delle prime squadre a vincere la Champions League senza aver vinto il Campionato precedente (edizione del 2003, quella vinta con più pareggi che tifosi allo stadio), i cugini si confermano baciati dalla sorte, essendo la prima squadra a vincere un Trofeo riservato ai vincitori di Campionato e Coppa Italia e non avendone vinto nessuno dei due. Ricordiamo anzi il difficilissimo percorso che portò i rossoneri a perdere la finale di Maggio contro la Juve (però sempre a testa alta, mi raccomando). Da Alessandria, Perugia, Carpi e Crotone salutano con affetto mandando un pernacchione.

Non posso che unirmi al coro.

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…e sono 13 (poi arriverà il 14). Però era in crisi. Però non partecipa al giuoco.

MAI CUNTENT

INTER-GENOA 2-0

Un risultato assai bugiardo ci permette di portare a casa tre punti di pura decenza e nulla più.

In una squadra che ha bisogno di certezze come di poche altre cose al mondo, si decide di sparigliare tutto, riproponendo la difesa a tre, riciclando Nagatomo sulla sinistra e osando addirittura l’accoppiamento Eder-Palacio ad affiancare Icardi, con Perisic e Banega seduti a guardare.

Oltretutto, la difesa a tre presuppone la partecipazione di due dei tre centrali alla fase di impostazione: sciambola per il Genoa, che fa a gara a lasciar solo Murillo, il quale ci mette del suo deliziandoci con la sua pochezza tecnica fatta di appoggi banalmente sbagliati e rinvii approssimativi.

Solo un poco meglio Miranda e D’Ambrosio, ma più che altro perché far peggio era difficile (parlo ovviamente di giocare il pallone, chè a fare da stopper puro Murillo va benissimo).

Altro effetto collaterale del cervellotico 3-5-2 è il mortificare Candreva nell’anda e rianda sulla fascia destra: il romano è una persona seria e un gran lavoratore, e quindi il suo lo fa, ma se ci aspettiamo la solita gragnuola di cross per Icardi, ciao còre…

Shakerate il tutto e troverete 35 minuti di squallore nerazzurro, con il piccolo Cholo a mangiarsi un gol pazzesco e con Handanovic a mettere un paio di salvifiche pezze a svarioni collettivi degni delle partitelle fuori scuola di Panchito (leggasi: tutti dietro al pallone e in culo alla tattica).

Poi, per una volta, una botta di culo: un corner che rimalza in area per allontanarsi -apparentemente- dalla zona pericolosa, e il destro di Brozovic che calibra la boccia proprio all’angolino, dopo aver fatto la ceretta a una decina di gambe.

Il Genoa è ancor più incredulo di noi, e sostanzialmente smette di giocare, trovandosi di colpo con la lingua di fuori e la testa confusa.

Complice il vantaggio inopinato, Pioli inserisce toglie l’impalpabile Eder e mette Melo per dare più filtro al nostro centrocampo un po’ troppo toda joya toda bellessa. 

Il cambio mi fa smoccolare una volta di più:

Macheccazzo! Vedi che ce l’avevi il medianaccio mordi-caviglie? Potevi mettere lui fin dall’inizio e tenere fuori uno a caso tra Nagatiello e D’Ambrosio! Troppo facile? Troppo banale? Salamadonna

Detto ciò, i nostri controllano (diciamo così) senza soffrire più di tanto, e beneficiando della maggior libertà di azione di Joao Mario e Brozo i quali, intorno alla mezzora, pongono fine allo scempio confezionando il raddoppio: ottimo il portoghese a farsi 40 metri resistendo al pressing avversario, e servendo Ayeye in piena area per il facile rigore in movimento che mette tutti tranquilli.

Tutti contenti quindi? No, manco pe’gnente (non so se si era capito).

Sono incainato come pochi, e non perchè si sia giocato dimmerda. Quella non è una novità e sai chemmefrega. Mi giran le balle per quel che dicevo all’inizio: siamo in uno stato catatonico, abbiamo la solidità di un budino, abbiamo una mezza dozzina di cadaveri ambulanti da tumulare nel mercato di gennaio, e il nostro ha la pensata di sparigliare tutto e riproporre gente che non gioca da mesi… Continuiamo così, facciamoci del male, diceva un saccente e sopravvalutato regista.

Pioli, che pur mi sta simpatico e mi pare una brava persona, riesce anche a farmi recriminare su un punto su cui finora l’avevo difeso: Gabigol.

E’ pacifico che il budino di cui sopra sia la base meno adatta per inserire un giovane di belle speranze, che ha tutto da perdere e nulla da guadagnare nell’entrare in un’accozzaglia di craniolesi quale la nostra.

Però, mannaggia la pupazza, se non lo fai entrare nemmeno sul 2-0 di una partita che a quel punto è finita, ‘sto qua quando mai lo vedremo in campo?

Poco male, ci pensa la solerte stampa a menare il torrone e proporre la soluzione.

LE ALTRE

La Juve vince il Derby da Juve e cioè soffrendo, con un po’ di culo ma con tanta grinta e la sicurezza nei propri mezzi, mentre il Napoli ne fa 5 a un Cagliari incredulo di fronte a tanta potenza di fuoco.

La Lazio continua a vincere, mentre la Viola regola 2-1 il Sasssuolo nostro prossimo avversario. Insomma, vinciamo ma non guadagniamo granchè in classifica.

Il Milan, e non sapete quanto mi sanguinino le dita a scriverlo, fa una signora partita contro la Roma, pur sbagliando un rigore e finendo per perderla. Montella mi sta sul piloro per la falsa modestia contrapposta all’intima convinzione di essere un guru (maffanguru!), ma sta tirando fuori il massimo da un nugolo di buoni giocatori, senza però l’ombra di un campione (chiedere a Locatelli e Donnarumma sul gol di Nainggolan, ma questo non lo dirà nessuno chè sono giuovani e itaGliani).

Basta complimenti: la Roma è seconda, a quattro dalla Juve che la ospiterà alla prossima. A noi “buoni”, e cioè non juventini, servirebbe il colpaccio capitolino contro la Vecchia Signora, ma anche lì… i gobbi resterebbero comunque a +1 e non me li vedo a subire l’eventuale contraccolpo psicologico.

Però, una cosa alla volta. Daje.

E’ COMPLOTTO

Ecco inflessibili i censori del mondo nerazzurro: nulla da obiettare sulla critica ai nostri dopo la partita appena descritta. Sono io il primo a evidenziare i difetti concettuali prima ancora che calcistici dell’Inter. Curioso però che le stesse penne che fino a domenica pomeriggio scrivevano con la carta carbone “conta solo vincere, servono solo i tre punti“, dalle 22.30 della domenica sera hanno messo su il disco del “risultato bugiardo, che non nasconde i difetti dell’Inter“. Siamo alle solite, e infatti lo segnalo solo per dovere di cronaca.

 Il “caso Gabigol” ci terrà compagnia da qui alla fine del mercato di Gennaio, e già mi sono espresso sulla gestione cervellotica del ragazzo da parte della Società. È ancora lontano il tempo in cui l’Inter riuscirà a dominare e non a subire una notizia, anticipando le critiche e confezionando una risposta ad una domanda non ancora formulata. Qualcosa del tipo: “sappiamo che c’è ‘sto ragazzo che abbiamo pagato tanto e che non ha ancora giocato: non ci rompete i coglioni, lasciatelo in pace e fateci lavorare“. Poi da lì puoi comunque sbagliare, ma almeno non aspetti di farti processare da tutti i sapientoni schierati tipo plotone di esecuzione.

Ma che ve lo dico a fare…

WEST HAM

Buon pareggio a Liverpool contro i Reds che vanno avanti subito.

(We’ve got) Payet pareggia su punizia da par suo, poi andiamo addirittura in vantaggio ma ci pensa il nostro portiere Randolph a paperare per il 2-2 finale.

Could be worse.

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MA DE CHE STIAMO A PARLA’?

NAPOLI-INTER 3-0

Una squadra senza nessuna logica, piena di calciatori non intelligenti, senza grinta, con qualità tecniche sopravvalutate o quantomeno discontinue.

E c’è ancora chi si stupisce…

Dire che ho poca voglia di indugiare su concetti triti e ritriti è dir poco: sono nauseato nel ritrovare sempre gli stessi problemi. Che almeno ci fosse una certa evoluzione, che ti porta dalla “merda più merda” alla “merdina più merdina”. Invece no, siamo impantanati da anni in questo guano calcistico, illusi che ogni volta sia il famoso anno zero (siamo alla settima edizione), con la sicumera che “la base c’è, bastano tre-quattro acquisti giusti” (hai detto niente…).

La sola consolazione, che è veramente magra, è vedere salire ora tutti o quasi sul carretto scalcagnato del cileno Medel -come sapete da me apprezzatissimo-. Ecco a che cazzo serve quello scrondo latinoamericano in mezzo al campo: a raccattare una ventina di palloni a partita da porgere a chi abbia piedi e testa migliori (if any) e iniziare l’azione.

Non siamo ovviamente in questa tragicomica situazione per sola colpa del menisco ballerino del cileno, ma in una rosa in cui -con particolare riferimento a centrocampo-  non si capisce chi debba fare cosa, il Medellino almeno ha un suo inizio e una sua fine ben definiti. Che non sia trendy o nobile costruire un reparto dal più umile dei manovali può anche essere vero; detto questo chissene: inizia a piazzare un medianaccio che ti recuperi palla, e da lì riparti.

Il problema sta appunto nel “e riparti“: cedo ancora una volta alla fallace tentazione di auto-citarmi, ma già quest’estate, in fase di costruzione della squadrètta, avevo manifestato le mie perplessità sull’accozzaglia di buoni giocatori ammassati in mediana: Brozo-Banega-Joao Mario, fors’anco l’oggi esecrando Kondogbia.

Mi vedo perciò costretto, poco elegantemente, a copincollare un paio di passaggi.

Questo il primo, che beffardamente arriva dritto dall’ultima vittoria con i partenopei nello scorso Aprile:

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

La seconda è una amara riflessione estiva sullo stato avanzamento lavori della costruzione del nostro centrocampo:

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Oltretutto in questo secondo caso uno dei pericoli da me paventati non si è verificato (Brozo è rimasto), senza per quello diminuire la to do list dei troiai da sbrogliare…

Il terzo passaggio è quello che, purtroppamente, trasforma i sospetti in realtà:

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Dopo la anoressica soddisfazione di essermi detto “vedi che c’avevo ragione?“, l’Inter torna a galleggiare a metà classifica, senza grandi margini di miglioramento.

Non credo che ci sia un solo tifoso che possa lasciarsi abbagliare dalla apparente facilità con cui i nostri hanno creato occasioni in area napoletana: a parte il piccolo particolare di non essere riusciti a segnare, i pericoli per Reina sono frutto dei rari casi in cui le verticalizzazioni disperate dei nostri hanno trovato i nostri attaccanti al posto giusto al momento giusto. Tutto frutto del caso, o dei grandi numeri; nulla che sia conseguenza di un ragionamento calcistico, come del resto confermato dal diluvio di napoletani che hanno tempestato la nostra area di rigore per quasi tutta la partita.

In poche parole, uno schifo malinconico e reiterato che fa passar la voglia di cercare spiegazioni e abbozzare possibili rimedi, che non siano il caloroso invito ad andare a lavorare o, in alternativa, a vendere le proprie terga al miglior offerente.

E’ COMPLOTTO

Uso questa sezione non per segnalare critiche inopportune o esagerata (in periodi come quetsto, ogni reprimenda è giustificata), ma per riprendere due interviste alla sempre più nutrita tribù degli  ex-allenatori nerazzurri.

La prima è fatta a De Boer, che dice cose che dovrebbero essere note a tutti: che c’è bisogno di tempo per cambiare le cose, ma qui si vogliono risultati in due settimane, e non è possibile. Oppure, che la proprietà è cinese, il management è italiano e c’è un sostanziale vuoto di potere quanto a reale indirizzo sportivo.

La seconda è fatta a Stramaccioni, recentemente dimissionato dal Panathinaikos, che racconta la sua incredibile esperienza nerazzurra, assunto in pieno stile Morattiano e giubilato un annetto dopo causa cessione del Club a Thohir. Periodo tipicamente interista il suo, con grande entusiasmo per vittorie iniziali e poi quasi scientemente demolito con il colpo di genio della gestione Sneijder e del caso Cassano.

E’ stato uno degli esoneri che più mi sono dispiaciuti, perchè in un panorama di nulla o quasi a livello di allenatori disponibili Sul mercato, c’era davvero la possibilità di costruirsi il Mister in casa, ovviamente accompagnandolo e supportandolo in maniera decisa, anzichè farlo entrare da solo nello spogliatoio del Triplete come un dilettante allo sbaraglio (vero Branca?).

Tempi andati, inutile tornarci sopra…

WEST HAM

Per non farci mancare nulla, anche a queste latitudini le cosa vanno male: ne prendiamo 5 in casa dall’Arsenal. Detto tutto…

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La mimica di Pioli è chiara: “Vabbeh raga, ciaone proprio… Io me ne vado”

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

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Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna