E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.

ECC’ALLA’

INTER-LAZIO 1-2

Lo sapevo, diobono, lo sapevo.

Quando ho visto quel cazzo di rimpallo che ha portato i milanisti al gollonzo di Bacca, ho pensato “mierda, qui vincon tutti, sta’ a vedere che noi la pigliamo inder posto…“.

Dopo mesi di normale e doveroso cinismo, torniamo le puttane dal cuore d’oro che in fondo siamo sempre stati, regalando a Pioli e ai laziali un Natale sereno e a tutti gli appassionati di calcio due settimane di silenzio, sporcato solo dal riverbero della frase “e però l’Inter, proprio sul più bello…“.

Chiunque pronunci questa frase ha tutta la ragione del mondo, perchè non è degno di una squadra seria (non voglio dire forte, mi limito a dire seria) affrontare una partita come quella di ieri.

Pronti via e Handanovic ci fa perdere anni, kili e capelli a scelta nell’ordine, azzardando un dribbling alquanto macchinoso nell’area piccola, sventato più per culo che per abilità.

Il peggio arrivava poco dopo, con una lungimirante disposizione a pen di segugio sul (credo) primo corner degli aquilotti. Che Candreva sia bravo a tirar da lontano lo sanno anche i sassi: lasciarlo quindi libero di ricevere e tirare di prima dal limite dell’area non mi pare una gran genialata, visto oltretutto che Biabiany -suo teorico marcatore- lo guarda a cinque metri di distanza, forse per far vedere che sullo scatto breve è velocissimo.

Grazialcazzo, lo sapevamo già.

Il culo come al solito non ci sorride, visto che il bel siluro del laziale passa attraverso una dozzina di gambe, lasciando Handanovic impietrito e ahimé incolpevole.

Preso il fischione dopo pochi minuti, prorompe in tutta la sua preoccupante pochezza l’evidenza del nostro centrocampo di lotta e non di governo.

Medel e Melo come doppio mediano vanno benissimo nell’ultima mezz’ora di una partita che vinci 2-0 e che vuoi definitivamente “spegnere”.

Già ero perplesso nel vederli partire dal primo minuto, ma mi ero zittito da solo, memore della auto-consolante filastrocca “c’è un Mister che li allena tutta settimana, lo saprà ben lui…“.

 Un par de palle.

Non solo i due non hanno i mezzi tecnici per far girare palla con un minimo di costrutto -questo lo sappiamo da un pezzo-; uno dei due (guess who) fa capire fin dai primi minuti di essere in giornata di (dis)grazia, in perenne guerra col mondo, soprattutto con se stesso. Mena come un fabbro, perde palloni in continuazione e ci manca solo che attacchi briga con i raccattapalle (quello solo i veri fuoriclasse, vero Daniel?).

A quel punto, caro Mancio, ci hai anche la scusa pronta: siamo sotto 1-0, dobbiamo recuperare e non gestire, caro Felipe mi spiace ma son costretto a toglierti e mettere Brozovic.

Non vuoi fare il cambio punitivo dopo nemmeno mezz’ora? Sbagliato, ma almeno ad inizio ripresa questo minus habens lo lasci (chiuso a chiave) in spogliatoio.

Invece no. Si ricomincia in buona sostanza da dove si era finito, con Montoya a far capire perchè ha dovuto attendere S.Ambrogio per assaggiare il campo (su 20 palloni giocati ne avrà sbagliati 21), con Jovetic incistato sui suoi giochetti e dribbling inconcludenti, con Biabiany e Perisic a girare spesso a vuoto e comunque lontani da ogni pericolosità, e con Icardi a guardarsi intorno sconsolato, con balle di fieno che gli scorrono accanto come nella miglior ambientazione western.

Loro continuano ad essere poca cosa, pur con Candreva e Biglia a far vedere come si gioca, e pur con Matri capace di guadagnare punizioni con il pezzo preferito del repertorio (leggasi: urlo disumano e piroetta istantanea non appena l’avversario è a meno di mezzo metro di distanza).

Eppure, nonostante questa pochezza, la ripigliamo. Proprio perchè scarsi, anche i laziali perdono palla banalmente sulla loro trequarti (poi possiamo dire che è stato il nostro pressing alto a metterli in difficoltà e va benissimo, però almeno tra di noi diciamoci le cose come stanno): Perisic fa la cosa più semplice ed efficace della serata, la mette di prima in profondità.

La palla in realtà non è così “pulita” come sembra; è Icardi a dover fare un discreto numerillo controllando a seguire e togliendosela così da sotto la suola. Da lì in poi è sentenza: il ragazzo entra in area e la boccia in rete.

Una palla, uno tiro, uno gol.

E’ il solo momento della partita in cui penso che la si possa rimettere in pista, a patto ovviamente di togliere Melo. Vero che col pareggio un minimo di copertura in più ti può servire, chè quantomeno hai quel punticino strappato coi denti da preservare.

Ma quando uno è coglione, è coglione (excuse my french). E infatti il nostro, quello bravo a difendere, causa un rigore tanto solare quanto ingenuo, zompando addosso al loro attaccante che è spalle alla porta in attesa che il pallone gli arrivi sulla testa.

Handanovic il suo (e cioè parare il tiro dal dischetto) lo farebbe anche (e sono 22 in carriera…), ma la ribattuta purtroppo ricapita sul destro di Candreva che fa doppietta.

Il nostro geniaolide non è contento e pochi minuti dopo decide di attentare alla spalla, se non alla vita, di Biglia, rifilandogli un calcione completamente privo di alcun senso.

Rosso diretto che accolgo come una liberazione. Meglio in 10 contro 11 che in 10 contro 12.

Come dice il poeta, però, “ormai è tardi“, e infatti i nostri non riescono a costruire più nulla, nonostante i cinque minuti di recupero che alla fine diventano sette vista anche l’espulsione di Savic che riporta le squadre in parità (almeno come uomini in campo).

Ci sarà tempo per analisi consolatorie (ancorchè non assolutorie): nessuno pensava di essere in testa da soli a Natale, è vero. Non è un buon motivo per buttare le partite nel cesso senza giocare.

SCUSATE IL RITARDO

E all’alba di Natale, il minchione in persona ha dato finalmente traccia di sè. Non posso parlare di sorpresa, nè di delusione, chè purtroppo era facile e banale aspettarsi certi spettacoli da personaggi che in carriera hanno collezionato colpi di genio in serie.

Il ragazzo viene quindi iscritto al poco invidiato Club degli indegni (in amicizia altresì detto dei Craniolesi), in compagnia dei vari Muntari & co. Non mi commuove l’apparente immediata assunzione di colpa, mostrata a favor di telecamera come a dire “ho fatto la cazzata, scusate“. Fosse un giovincello, potrei anche far finta di credere che possa imparare la lezione, ma trattandosi di ultratrentenne e ultrarecidivo, purtroppo resterà sempre e soltanto questione di quando  e non di se.

Il confronto, impietoso, con il dirimpettaio Biglia ci ha fatto vedere cosa vorrebbe dire giocare con uno che abbia una minima idea di cosa fare della palla. Detto che Brozovic dall’inizio avrebbe probabilmente evitato buona parte degli scempi visti, occorre una seria riflessione a riguardo.

So di aver recentemente avallato il centrocampo as is e cioè senza il regista illuminato. E’ però vero che ci sono un certo numero di vie di mezzo tra una mediana stile Pirlo-Iniesta-Xavi e l’immonda cloaca vista nella prima ora di ieri.

Meditiamo tutti insieme, ma il Mancio più di altri…

LE ALTRE

Vincono, porcaputtana, vincono…

Tutti, anche se meno bene di quanto dicano i risultati: Bonucci si crede er mejo fico der bigoncio e di fatto regala due gol al Carpi.

Esemplare l’understatement di Allegri dopo aver sventato la beffa del 3-3 finale.

Il Napoli continua a seguire gli estri del suo fuoriclasse, ma non chiamiamola dipendenza chè così sembra quasi che ci sia solo Higuain (cit. Caressa). La Viola torna a vincere e bene, mentre il Milan riesce per la prima volta in stagione a recuperare l’iniziale svantaggio arrivando alla vittoria in quel di Frosinone.

La Roma, come si dice in questi casi, vince ma continua a non convincere.

Se si arriva a dissertare sull’intenzionalità di un giocatore di andare ad esultare abbracciando l’allenatore, siamo messi male…

Citando Fabrizio Bentivoglio nei panni di Federico Lolli in Turné:

siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show

Torniamo alle ovvietà di cui sopra: ci avremmo messo tutti la firma, ma pestare il merdone proprio a un passo dallo zerbino di casa…

E’ COMPLOTTO

In generale, registro la felicità pressocché univoca dopo la nostra sconfitta, a solo ed esclusivo beneficio dello spettacolo del Campionato, che da 15 anni non aveva una lotta al vertice così serrata.

Sarà il Natale…

Mi levo poi tre simpatici sassolini dalla scarpa:

Balotelli è ormai guarito, anzi forse non è nemmeno mai stato infortunato, visto che il suo rientro è stato dato per probabile contro il Verona  , oppure “già” in Coppa Italia con la Samp, in ogni caso senz’altro contro il Frosinone, e quindi in anticipo rispetto alle iniziali stime che lo davano per rientrante solo nel 2016.

Queste invece le convocazioni del Milan per la trasferta in terra ciociara:

Oh nooo, anche l’influenza…

Ora, posto che  i rossoneri sono in assoluta media (se non peggio) rispetto alle altre squadre in termini di infortuni e sfighe varie, mi domando usque tandem dovremo aspettare per avere un giornalista con un minimo di spina dorsale che riservi a Milan Lab il definitivo giudizio che merita?

Parlando di Inter, invece, faccio i complimenti ad Handanovic per non aver voluto cogliere la battuta da osteria di Caressa, che gli chiedeva “a Melo nun j’avete detto gnente perchè quello ve mena e c’avevate paura!“.

Il soggetto ha anche avuto un certo moto di stizza come a dire “non si può neanche scherzare”. Bravo Samir, se vogliono ridere lo facciano con qualcun altro, chè noi siamo stati allo scherzo pure troppo!

Infine, oltre a Blatter anche Platini fa la fine sportiva che merita. Altro che “è stato un grande giocatore e ci vuole un grande giocatore a capo del calcio, che non faccia le pastette burocratiche di quelli là“.

Vi siete scelti un gobbo che esultava alzando una Coppa insanguinata, cosa vi aspettavate?

Ciao Michel, ci vediamo tra otto anni, sempre chè Moggi e Agnelli non chiedano i danni anche in questo caso…

WEST HAM

Continuiamo il festival dei pareggi: 0-0 in Galles con lo Swansea e via con ‘sta brodaglia che non sa di niente ma ci tiene al caldo.

int laz 2015 2016

Genius at work

 

 

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo

BACK ON TRACK

INTER-GENOA 1-0

Aldilà di qualche visionario in probabile scompenso etilico (leggasi Gasperini), l’Inter mostra uno dei vestiti migliori in occasione dell’ennesimo uno-a-zero.

Vero che la vittoria arriva grazie a una punizia “intelligentemente ignorante” dì Ljajic (della serie: buttala forte in mezzo ma comunque verso la porta chè non si sa mai), ma i ragazzi creano più in questi novanta minuti che in tante delle prime partite messe insieme.

Personalmente, ho smesso di preoccuparmi delle costanti sorprese che il Mancio ci riserva al momento di svelare la formazione.

Il me pessimista avrebbe ad esempio accolto con raccapriccio la notizia del centrocampo in puro stile Latin King (Melo-Medel vs resto del mondo), e invece ho semplicemente preso atto della cosa, pensando quel che un tifoso normale dovrebbe pensare della propria squadra normale, e cioè: “c’è un allenatore pagato apposta per farli allenare tutti i giorni e per studiare gli avversari: saprà ben lui come mettere in campo la squadra, no?” .

È una sensazione che non provavo da tempo, e a cui ancora faccio fatica ad abituarmi, ma è un bel viaggiare, non c’è che dire.

Stessa sensazione mi coglie apprendendo della panchina riservata a Icardi. Se c’è una cosa che apprezzo di questa squadra è l’altissimo numero di alternative che ha a disposizione, e parlo tanto di uomini quanto di moduli. Avversari e critica raramente si raccapezzano, e vedere le pagine del bigino dei Luoghi Comuni Maledetti ammucchiarsi sempe più nel cestino, mi fa godere come un mandrillo.

Al momento, Ljajic è il nostro uomo in più e giustamente Mancio non ci rinuncia. Insieme a lui, il velocissimo e bravo Biabiany, l’amichetto del cuore Jovetic e la sapienza tattica di Palacio. I quattro si trovano bene, a parte un Jojo troppo lezioso, e Ciuffolo non trova un valido motivo per inserire Icardi a partita in corso.

L’intera partita ci vede con un possesso palla del 70%, stavolta non sterile come altre volte ma accompagnato da diverse occasioni, prima e dopo il gol che decide il match. Una volta ottenuto il vantaggio, onestamente non ho mai avuto il timore di non portare a casa i tre punti. Nemmeno al gol ingiustamente annullato al Trenza. Nemmeno al rigore non fischiato sempre a Palacio, nemeno quando D’Ambrosio ha deciso di far azzeccare almeno una decisione a quel ficaccione di Giacomelli beccandosi due gialli in me di dieci minuti.

Il centrocampo ha tenuto, tanto è vero che i due splendidi sgherri nerazzurri hanno trovato nel rispettivo compagno il solo ostacolo della partita (a veder la capocciata tra i due è venuto mal di testa anche a me), mentre la difesa è stata impegnata solo nel finale, con l’ingresso di Pandev, uscendone comunque indenne per la decima volta su quindici.

La prossima sarà la velenosissima trasferta in terra friulana, contro un’Udinese reduce dalla disfatta di Firenze e quindi pronta per la solita partita della vita contro i nostri.

Squadra avvisata…

LE ALTRE

Andando in ordine cronologico, i Gobbi trovano la quinta vittoria consecutiva contro una Lazio che invece sembra davvero smarrita (ovviamente sarà nostra ospite nell’ultima prima della sosta, già tremo).

Sull’altra sponda del Tevere, poco meglio la Roma che si trova in vantaggio col Toro in maniera simile alla nostra, se si guarda alla sola punizia dì Pjanic, ma che continua a fare fatica a mettere insieme i pezzi e soprattutto non riesce a conservare il vantaggio, combinando er pasticciaccio brutto al 94′: rigore discusso e discutibile, ma è proprio il far succedere un papocchio del genere che illustra la confusione che regna in casa Garcia.

A pranzo, godiblissima l’imbarcata del Napoli a Bologna. Higuain si prende 87’minuti di ferie e si sveglia solo con una doppietta nel finale, che però non impedisce la sconfitta per 3-2. Débacle pesantissima da digerire per la stampa adorante, che tuttavia nemmeno oggi ammetterà che forse (forse eh…) appoggiarsi solo al centravanti migliore del campionato può anche avere i suoi lati negativi.

È ovviamente presto per qualsiasi analisi, visto che, con la Viola vincente senza particolari problemi con l’Udinese,  siamo in tanti in pochi punti, con ulteriore spazio per eventuali candidati.

Epperò.

E’ COMPLOTTO

Epperò ci siamo anche noi. Come al solito ospiti non troppo graditi, anche se a ‘sto giro veniamo definiti non spettacolari -quello giammai e ne andiamo pure orgogliosi- ma quantomeno convincenti, sicuri, solidi, addirittura belli!

Sky evidentemente nun ce vole stà, e forse per pura ripicca non fa vedere il nostro gol nella carrellata di reti segnate nel weekend, arrivando poi a mostrare una grafica in cui con tono incredulo si fa notare come l’Inter sia la squadra che fino ad ora è stata per più tempo in testa alla classifica (cosa che noi Intertristi piangina facevamo notare anche nelle scorse settimane, allorquando venivamo pervicacemente definiti “secondi” pur essendo a pari punti della Fiorentina).

Sintomatico poi il modo in cui il Palazzo ha reagito alle esternazioni di Mancini e Ausilio nel dopo Napoli: la designazione di Giacomelli, a chi la sa leggere, ha una certa tendenza alla sindrome di accerchiamento e riconosce al volo le citazioni dei film di Salvatores, ha più valore di un sacco di parole.

Mandare un arbitro diventato famoso per la frase “voi dell’Inter state zitti!“, vedersi annullare un gol palesemente buono e negare un rigore di solare evidenza è la miglior conferma che nulla è cambiato e nulla cambierà. Resta l’epidermico piacere di sentire i nostri che quantomeno non porgono l’altra guancia, mettendo su il disco della buona fede data per scontata, dei torti e ragioni che alla fine si compensano e puttanate varie. E il Mancio in questo è un fuoriclasse, con buona pace dei “soloni“.

È un altro mattoncino che cementa la mia convinzione di una sorta di superiorità morale dei nerazzurri rispetto al resto del mondo del calcio italiano. So di avere una visione assolutamente parziale e faziosa, che difatti non pretendo venga condivisa. Però poi inciampi in certe interviste di giocatori che dalle nostre parti sono passati e -come dire- sono diventati grandi, e la cosa non può che farti piacere.

Grande Padroncito Burdisso, ti ho sempre rispettato come uomo, anche se come difensore ti ho riservato alcuni dei peggiori insulti immaginabili. Rimani una persona seria, anche se a vederti giocare non si direbbe.

Infine, tanto per parlare anche di altri, notevolissima l’intervista di Giorgione Porrà a Paolo Maldini, in cui il campionissimo si dimostra tale per l’ennesima volta, facendo vedere come si possa restare innamorati delle squadra in cui si è giocato e vinto per più di vent’anni, senza però subirne la melliflua propaganda mediatica.

Ho goduto nel sentirgli dire quelle cose su Galliani, uno dei dirigenti più sopravvalutati dell’intera storia del calcio, che dovrebbe passare alla storia per aver fatto ritirare una squadra dal campo contro il volere dei suoi giocatori, di inventarsi statistiche e record a proprio uso e consumo e che invece, complice il totale asservimento dei media sportivi e non solo, continua ad essere celebrato come l’unico vero esempio di Manager sportivo.

Ho goduto e tanto. Non solo per sentir dire le cose che penso da sempre a uno dei più grandi campioni di quella squadra, ma proprio perché quella persona ha messo il punto su una questione che mai nessuno in Italia avevo mai osato nemmeno pensare:

ma Galliani di calcio ne capisce?

Grande Paolino, troppo intelligente e libero per essere uomo immagine di quelli là…

WEST HAM

Dignitosissimo pareggio a Old Trafford che non sposta di molto gli equilibri in classifica ma che aumenta l’autostima dei nostri dopo le ultime disavventure e infortuni vari.

image

Vai avanti così che io a cambiare idea ci metto niente!

EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

VEDIAMO LA PROSSIMA

INTER-FROSINONE 4-0

Per una squadra nata per dover sempre dimostrare qualcosa, e ontologicamente impossibilitata a godere del presente, il poker di gol rifilato ai ciociari -gentaglia che non era stata capace di andare oltre ad un pareggio con la Juve- ha un sapore che dura quanto la più scrausa delle cicche americane di quando eravamo piccoli: pochi secondi e “mamma… non ha più sapore…”.

Ecco quindi che poco, anzi pochissimo, contano i goals segnati (e il plurale all’inglese è quantomai opportuno) e i marcatori di serata. Poco conta la porta ancora una volta inviolata. Poco contano i risultati concomitanti delle dirette concorrenti, impegnate in scontri all’apparenza altrettanto morbidi eppure rivelatisi di difficile digestione.

Anzi, di più: tutto pare apparecchiato apposta per far dire: “Ok, ma settimana prossima c’è il Napoli. Lì sì che vedremo quanto valete“.

Il che, diciamolo sottovoce, è pure vero. Higuain e compagni paiono davvero la squadra migliore in giro per l’Italia; senz’altro sono l’attacco più velenoso del campionato, visto che accanto al Pipita galleggiano un paio a scelta tra Insigne, Mertens, Callejon e Gabbiadini.

Avremo tempo per psicanalizzare freudianamente gli incubi a forma di maglie azzurre che popoleranno le nostre prossime notti.

Per ora limitiamoci a rimarcare quanto visto poche ore fa.

Il Mancio insiste nel turbiglione di uomini e moduli, cosa che mi fa ridere e preoccupare in egual misura.

Ridere, perchè in ciò trovo conferma di uno dei miei personalissimi assiomi legati al calcio: il giocatore è più importante dello schema, ergo tendenzialmente adatti il secondo al primo, e non viceversa.

Preoccupare, con una coerenza degna di un bipolare in astinenza di cure al litio, perchè l’assenza di punti di riferimento in campo di solito si tramuta in una squadra balbettante ed incerta.

Qui però torniamo a ridere, perchè 13 formazioni diverse in altrettante partite hanno portato 30 punti in classifica, a ennesima dimostrazione del fatto che ci sono tante strade per arrivare in cima, non tutte necessariamente intuitive.

Nello specifico, Mancio rimette Telles a sinistra -bravo soprattutto in copertura il brasiliano, e la cosa non può che far piacere- confermando Nagatiello a destra.

Il nippico fa bene, e soprattutto crea un binario da mille all’ora con il compagno di corsia, principale beneficiario del “senso dello spettacolo” del Mancio.

Jonathan Ludovic Biabiany come sappiamo nei mesi scorsi ha rischiato di smettere di giocare a calcio, causa un cuore ballerino. Inoltre, cosa ignorata da tutti, è nato a Parigi, e nulla mi toglie dalla testa che il Mister a questo abbia pensato nel disegnare la formazione: “il ragazzo è veloce, è bravo, il momento è quel che è, Marsigliese e bandiera francese prima del fischio d’inizio… vuoi vedere che la mette?“.

‘Nfatti…

A centrocampo, Melo beneficia delle massicce dosi di bromuro evidentemente somministategli nel pre-gara, riuscendo da diffidato a non farsi ammonire e gestendo il centrocampo con i noti limiti, ma comunque meglio di Kondogbia, ancora troppo impreciso in più di un’occasione e troppo intermittente nel far valere il fisicaccio che si ritrova.

Davanti, oltre al già citato Man of the Match, Jovetic e Ljaijc giostrano dietro a Icardi. Dei tre, mi duole dirlo, il migliore nei 90′ è il poco amato serbo, che confeziona l’azione migliore della serata in occasione del 2-0 di Icardi (doppio scambio tra i due in area) e regala un altro paio di assist a Jojo, di contro piuttosto in ombra, pur essendo per me, detta male, il più bravo a giocare a calcio.

Icardi pare ancora in fase di rodaggio, quanto ad affiatamento con i compagni. Però la mette, e il gol come sappiamo è meglio di un Buscopan.

C’è poco da fare se non insistere, a mio parere: l’intesa può e deve crescere, ma Maurito è il nostro uomo di punta e non può non essere valorizzato a dovere. Se anche non dovesse fare i 20 gol dell’anno scorso, deve comunque adattarsi ai compagni di reparto tanto quanto loro devono assecondarne qualità e movimenti.

Detta male, se lo fai marcire in panchina poi lo vendi per due soldi…

Tornando alla partita, dopo il raddoppio i nostri avversari si sfaldano e danno la possibilità agli amati eroi a strisce neroblù di spadroneggiare, mandando in gol prima Murillo (!), spostato nel ruolo di Nagatiello dopo l’ingresso di Ranocchia, e poi Ajeje Brozovic, sempre più in versione #epicbrozo (vedi foto in calce).

Primi, da soli, per una settimana. Poi si vedrà, ma intanto…

LE ALTRE

A proposito di giUoco brutto, speculativo, indegno di questo mondo e quell’altro, offesa alla miseria per i tanti soldi investiti e blablabla, lo Juventus Stadium ci offre il peggio del calcio italiano in termini di spettacolo, con la squadra ospite capace di tirare nello specchio della porta per la prima volta al 93′ e quella di casa a fare il minimo indispensabile per assicurarsi la vittoria col minimo scarto.

Devo essermi perso i “processi, controprocessi, appelli, contrappelli, cappellate” (cit. Pasquale ‘O Animale) contro la Vecchia Signora, ma probabilmente non sono stato attento…

Di contro, Fiorentina e Roma che -loro sì- giUocano bene e l’Inter-dovrebbe-imparare-da-loro pareggiano due partite che rischiano addirittura di perdere, perdendo due punti nell’avvincente testa a testa in cima alla classifica.

Detto del Napoli, che ribadisco essere la mia personale favorita per la vittoria finale, registro l’ennesima vittoria allo scadere del Genoa, che riesce a farsi riprendere al 93′ dal Sassuolo e segnare nuovamente al 95′.

#squinzipuppa mi vien dal cuore.

E’ COMPLOTTO

Prima di addentrarci nella fredda cronaca, faccio un passo indietro.

Mi tocca fare un plauso convinto a Sconcerti (che mi tocca scrivere…) per quanto scritto la settimana passata in risposta ad Arrigo Sacchi.

La frase in cui dice che Sacchi rimprovera Mancini perchè adatta il proprio gioco agli avversari, lamentando in ciò una mancanza di strategia, si conclude con poche ma per me risolutive parole:

Credo sia vero, ma questa non è tattica, è proprio strategia, quella che cerca Sacchi, solo che non è la sua.

Non è affatto il caso di tornare sulla ripetitività dei concetti espressi da Sacchi, che da vent’anni scrive lo stesso pezzo ogni settimana.

Mi piace invece sottolineare una delle pochissime voci che osano confutare il Vangelo dell’Umilté.

Qui si va oltre il “chi è più bravo” o il “qual è il modo migliore di giocare per vincere“. Qui siamo alla negazione di una qualsiasi alternativa alla strada segnata.

E poi parliamo di integralismo religioso…

Ma torniamo a questioni di poche ore fa.

Caro Maurizio Compagnoni, io capisco che tifi Roma e Milan a settimane alterne e ne avresti anche tutto il diritto. Etica professionale e senso dell’opportunità dovrebbero però consigliarti di limitare la tua acredine verso l’Inter, chè oltretutto ti porta pure sfiga.

Al 27′ il nostro inizia le gufate vaticinando “l’Inter ha meno di tre minuti per sfatare un tabù: in tutto il Campionato non ha mai segnato nella prima mezz’ora di gioco“.

Detto fatto, 30 secondi dopo Biabiany timbra l’1-0.

A inizio ripresa ci ricorda come Icardi l’anno scorso segnasse ogni 42 palloni toccati “quest’anno siamo a più di 70…“.

Pochi minuti e l’argentino timbra il raddoppio.

Furia placata? Macchè: “L’Inter per la prima volta in campionato è in vantaggio con più di un gol di vantaggio“.

Inutile dire che nel giro di pochi minuti arrivano il terzo e il quarto gol, ma ovviamente perchè “il Frosinone si è sostanzialmente arreso e ha smesso di giocare“.

Infine, pervicace al limite dell’insolente il continuo riferimento all’Inter che “in questo momento sarebbe in testa alla classifica“, come se la cosa costituisse una assoluta novità di stagione.

Cari pennivendoli, l’ho già detto, state tranquilli: non durerà, come sagacemente fatto notare dal Mancio ieri sera.

Intanto però lì in cima già ci stiamo, da diverse settimane, che piaccia o no.

E adesso ci stiamo da soli -è questa la notizia, caro Compagnoni, se ti devo anche insegnare il mestiere…-.

La cosa che più mi piace di questa Inter è che piace alla gente che non piace (cioè agli interisti). Gli altri continuino pure a guardarci con sospetto, quando non con ribrezzo. Lo prendiamo come un complimento.

WEST HAM

Quattro pappine prese a White Hart Lane con gli “amatissimi” rivali del Tottenham.

Lentamente rientriamo nei ranghi…

int fro 2015 2016

Deki, Miranda, Samir e un altro paio non stanno al gioco. Il solito spogliatoio spaccato…

IL GIARDINIERE PROVETTO

TORINO-INTER 0-1

No, il caro Julio Cruz non c’entra.

C’è invece una piccola premessa ortofrutticola da fare: chi mi conosce sa che non amo particolarmente la roba verde da mangiare (eufemismo), e che anche a livello di fiori e piante ho il cosiddetto “pollice nero“. Le rare volte in cui mi decido a comprare un mazzetto, i servizi segreti del settore vivaistico si passano l’informazione, riuscendo a rifilarmi cadaveri a forma di margheritona, accompagnati dalla solita frase sibillina:

“Questi con l’acqua giusta le durano almeno due settimane”

Nella mia ignoranza, l’acqua giusta vuol dire annegarli ogni giorno in ettolitri di rubinetto. Peccato che poi solitamente mi scordi di farlo, il che è un dettaglio non da poco, lo riconosco…

Tutta ‘sta spataffiata per un dubbio amletico da simil –giardiniere: meglio far crescere una piantina sola, destinando a lei tutta l’acqua e le cure a disposizione, o prendersi cura di tutto il giardinetto, suddividendo acqua e premure in parti uguali tra tutti?

Il Mancio sta piano piano scivolando verso la seconda opzione, continuando a girare vorticosamente uomini e schemi, e portando avanti 3 o 4 idee di squadra diverse.

I risultati gli danno ragione e ciò fa impazzire i critici, a cui paiono non mancare ragioni per impalarlo. Eppure continuiamo a essere primi, segnando poco ma subendo meno. Settimo 1-0 della stagione e tutti a rosicare.

Per l’occasione il Mancio, oltre ad una discutibile sciarpa con il Padre Nostro scritto in tutte le lingue del mondo, sfoggia un 3-5-2 a specchio rispetto al Toro di Mr Ventura. La scelta mi fa sobbalzare tanto quanto la formazione scelta contro la Roma, ma proprio per la lezione imparata settimana scorsa (riassumibile nell’assioma “lui ne sa, tu no“) sotto-sotto sono tranquillo.

Difatti partiamo bene, nonostante un Felipe Melo meno presente rispetto al solito, compensato di contro dal miglior Kondogbia della stagione, forse non a caso eroe di giornata con il suo primo gol in Serie A. A preservare il preziosissimo vantaggio ci pensa nella ripresa Handanovic con le ormai solite e solide parate.

La partita non ha molto da dire, anche perchè noi -gol a parte- non tiriamo quasi mai in porta, mentre loro tentano insistentemente di buttarsi in area (vero Amauri? vero Maxi Lopez?) salvo poi tacciare noi di antisportività quando perdiamo tempo nelle rimesse laterali.

A scanso di equivoci, l’arbitro di giornata mostra di non subire la sudditanza psicologica contro la grande di turno (da leggere in tono lievemente sarcastico), comminando un totale di 8 minuti e mezzo di recupero (2 nel primo tempo, addirittura 6 e 30 secondi nella ripresa).

Quando si dice il carisma dei grandi…

LE ALTRE

Cambia poco o nulla in cima, visto che noi, Viola, Napoli, Roma e Sassuolo vinciamo tutti. I cugini strappano un pari che avrebbe dovuto essere sconfitta, ma che col proverbiale culo visto a quelle latitudini stava per trasformarsi in vittoria beffa, con Cerci tutto solo al 93′ a sparare fuori stremato da posizione defilata.

Concordo con chi dice che alla lunga Napoli e Roma emergeranno, ma è comunque bello essere in testa dovendo sostanzialmente ancora cominciare a giocare a calcio.

COERENZA E CENTROCAMPO

Piccola digressione di Calciominchiata fuori stagione: il caso Pirlo.

È vero che per tutta l’estate ho lamentato l’assenza di un regista nel nostro centrocampo, che potesse dare geometrie e fosforo come variante alla forza fisica e alla carogna ignorante.

Detto questo, so anche quel che penso di Pirlo, e non da oggi.

Poichè continuo a ritenere la coerenza un pregio e non un difetto, vado controcorrente rispetto alla solita pletora adorante e mi dichiaro fieramente contrario al possibile arrivo del trentasettenne nel mercato di Gennaio.

Il tutto per i seguenti motivi:

Voglio credere che il non aver pensato ad un regista in estate sia stata una scelta del Mancio. Scelta personalmente non condivisa, ma senz’altro rispettata. Se è così (e non può che essere così, perché se non ti sei accorto che Felipe Melo non fa quello di mestiere sei da ricovero), non capisco il motivo di cambiare idea a Novembre, con la squadra ai piani alti della classifica. Gestisci al meglio la rosa che hai, valorizza Kondogbia, prendi il meglio che può darti Brozovic e vai avanti.

Ammesso poi che arrivi, ho due domande. La prima di carattere psicologico (o psichiatrico, conoscendo i miei polli): come reagirà il già non granitico equilibrio neuronale della nostra mediana? Il messaggio che passa è:

“Siete bravi ragazzi, eh? Ma non capite un cazzo.

Adesso arriva quello là e vedrete…”.

L’altro dubbio è di prospettiva: ipotizzando che arrivi, e concesso che faccia pure bene nei mesi di permanenza (tre? sei?) alla fine ti ritrovi ad aver creato un “bisogno indotto” che non riesci a soddisfare. Hai abituato la squadra a giocare in un modo non sostenibile da Giugno in avanti: a quel punto ti metti a cercare un altro regista? Non ci credo neanche se lo vedo.

Ultimo, anche in ordine di importanza, è il motivo più epidermico: Pirlo mi sta sui maroni, è espressione di un calcio venerato da tutti come l’unico ammissibile al mondo, mentre l’Inter ha dimstrato al mondo che si può vincere (e ripetutamente) anche senza il regista illuminato da cui passa tutto il giUoco.

È COMPLOTTO

Un paio di gustose conferme circa la considerazione di cui i nostri godono nel mondo calcistico.

La Gazza di sabato sottolinea correttamente che, nonostante abbia in rosa due criminali come Melo e Medel, l’Inter sia tra le squadre meno fallose della Serie A.

Non dice che, a fronte di ciò, ha già dovuto terminare tre partite in dieci uomini ed ha collezionato un considerevole numero di cartellini gialli.

Inosmma, la dice ma non la dice tutta.

Scendendo nei particolari, vediamo che i nostri, penultimi nella classifica dei falli fatti, sono invece invidiabili terzi in quella dei cartellini gialli e rossi.

Una bella media, non c’è che dire: ai nostri bastano meno di cinque falli per veder uscire il cartoncino giallo, mentre alle altre grandi -o supposte tali- ne servono più di sei (andiamo dal 6,2 dei gobbi, al 6,7 di media tra Napoli, romane e Viola, agli inevitabili 7,6 dei Meravigliuosi –chè loro propongono giUoco, si vogliono bene e sono ontologicamente incapaci di far del male a chicchessìa).

Non è certo il primo anno in cui i nostri falli hanno un peso specifico “particolare” in relazione ai cartellini presi, ma -come detto- è rassicurante vedere che certe cose non cambiano mai (e raramente vengono sottolineate).

Quel sapientino intollerabile di Riccardo Trevisani di Sky nei giorni scorsi definisce testualmente iper-mega sopravvalutato Kondogbia; poi pare ammorbidirsi dicendo che verrà fuori nel lungo periodo, sancendo comunque il suo dissenso nell’averlo pagato quaranta milioni.

Non sprecherò ulteriori KB per ricordare le vere cifre dell’operazione. Mi limiterò ad attendere che la cifra lieviti in maniera simile agli “ottantamila-di-Barcellona” di quella farsa che fu la finale di Coppa Campioni Milan-Steaua del 1989.

Godibilissimo il contrappasso nel sentire proprio Trevisani dover commentare il primo gol di Kondogbia che ci ha dato i tre punti a Torino.

Cambiando campo, dalla tristezza di un Olimpico mutilato dal tifo delle curve emerge comunque una nota di involonataria ilarità. Il lavoro di lingua di Paolo Assogna con Garcia è ai limiti della perfezione, quando gli fa notare che, per la prima volta in un Derby, i giallorossi non schieravano nemmeno un italiano. Mentre già mi apprestavo a sfancularlo, arrivando quasi a godere del successo giallorosso pur in assenza di pedatori italici, ecco il triplo carpiato: “Non è che questa assenza di italiani possa favorire la Roma, togliendo la tensione tipica di queste partite?“.

Noi siamo indegni e dovremmo vergognarci di non avere (quasi) italiani in rosa.

Agli altri invece gli stranieri tolgono la tensione. Quando si dice la coerenza.

Infine, non ho problemi ad unirmi all’applauso pressochè unanime per la Fiorentina, coinquilina di pianerottolo in cima alla classifica. So di rischiare il processo alle intenzioni, ma mi è parso un tantino eccessivo il continuo riferimento al gioco, allo spettacolo, alla manovra corale, al “non è certo un caso se LORO sono in testa alla classifica“.

Vero Riccardo Gentile e Ambrosini Massimo? Pigliatevi un antiacido e state tranquilli: non durerà, purtroppo, come spiegato prima. Non rovinatevi il fegato…

WEST HAM

La partita che avrei voluto vedere dal vivo (ma che ho invece seguito solo via web visto che anche nella biglietteria online degli Hammers c’è il complotto e non si riesce a comprare un cazz…) si chiude con un pari con l’Everton.

Classifica un po’ meno entusiasmante di qualche settimana fa, ma sempre di tutto rispetto.

Esulta chè hai segnato! Su un po' di casino...

Esulta chè hai segnato! Su un po’ di casino…

PORGIAMO LE NOSTRE SCUSE

INTER-ROMA 1-0

Avete presente quando da bambini venivate beccati con le mani nella marmellata e non sapevate nemmeno dove guardare, tanto era l’imbarazzo?

Ecco, secondo molti, noi interisti dovremmo sentirci così.

La nostra irresistibile banda di Brighella ha osato battere la splendida Roma, addirittura impedendole di segnare per la prima volta in 21 gare, arrivando all’inqualificabile gesto di batterla ancora una volta col minimo scarto e con un gol segnato da quel mezzo giocatore che risponde al nome di Gary Medel.

Tornerò in seguito a sfogare la mia sindrome dì accerchiamento anti-nerazzurra. Prima la cronaca.

Alla lettura delle formazioni prescrivo il mio personalissimo T.S.O. al paziente Mancini Roberto, capace di tenere fuori il nostro unico centravanti di ruolo e di riciclare due terzini che, quando non all’esordio stagionale (vedasi D’Ambrosio) in campo han combinato più danni che altro (vedasi Nagatomo).

Kondogbia resta seduto e Guarin capitano di serata.

E invece, mi cospargo il capo di cenere di fronte al Mancio: chiamiamola classe o chiamiamolo culo (per dirla con il Commendator Catellami di fantozziana memoria), in ogni caso il duo di laterali imbriglia a dovere le saette Salah e Gervinho, con D’Ambrosio a salvare un gol fatto su Dzeko.

Là davanti l’obiettivo era non dare punti di riferimento alla Roma, e Ljiaic e Perisic il loro lo fanno, svariando tra fasce e trequarti. Jovetic è il meno ispirato della serata, riscontrando lo stesso problema di Icardi nella già ricordata penuria di rifornimenti in attacco.

Loro costruiscono di più, ed è persino banale evidenziarlo, ma il gol lo troviamo noi: Jojo gigioneggia sul pallone e con un tocco di classe serve il PitBull ai 25 metri. Rudiger si conferma stopper rivedibile, non uscendo a contrastare il cileno che può così liberare il destro. Sceszny (o come cazzo si scrive) parte tardi anche perché impallato dal maldestro compagno e la palla, pur non velocissima, va a morire in fondo al sacco alla destra del portiere.

Il colpo è -si spera- fatale per gli estei del bel giUoco che si masturbano davanti alla maledetta di Pirlo, e forse per questo viene accolto dal sottoscritto con ancor più entusiasmo

(leggasi urlo cavernicolo da lite condominiale).

Da lì in poi la fisionomia della partita è finalmente chiara, con loro a dover attaccare, e noi a difendere coriacei e ripartire rapidi e velenosi (almeno nelle intenzioni). La prima mezz’ora era invece stata all’insegna del “prego s’accomodi” o se preferite del “vai avanti tu che mi vien da ridere“, non volendo le due squadre lasciare campo al contropiede avversario.

Il nuovo canovaccio prosegue nella ripresa, con Handanovic salvato un paio di volte da prodigiosi recuperi dei compagni di reparto (oltre al già ricordato Nagatiello, va menzionata la premiata ditta Miranda-Murillo, di livello superiore). Allorquando i lupacchiotti arrivano al tiro, il nostro portiere è bravo e più che reattivo a dire di no, come nell’occasione delle quattro parate in cinque secondi.

Strano caso quello di Samir: non sono un esperto nel ruolo, ma a memoria non ricordo un portiere tanto valido e sicuro tra i pali -numero uno assoluto nel parare i rigori- quanto incerto e timoroso nelle uscite. Anche ieri sera ho contato una mezza dozzina di corner giallorossi a spiovere nell’area piccola, col nostro saldamente ancorato alla linea di porta.

Misteri della fede. Amen.

Tornando al match, distribuisco maledizioni in parti uguali a Ljiaic e Perisic per aver vanificato due contropiedi potenzialmente ferali, mentre mi scappello per l’ennesima volta davanti alla sapienza calcistica di Palacio, che rileva Jovetic per l’ultima mezz’ora conquistando falli, facendo l’elastico tra i reparti e tenendo in costante preoccupazione la coppia di centrali difensivi giallorossi.

Sottolineata la scomparsa dell’unico neurone superstite nella testa di Guarin – che decide di calciare in curva una punizione da 30 metri a 30 secondi dalla fine, concedendo alla Roma l’ultimo lancio della disperazione – non resta che godersi il boato di San Siro al fischio finale.

E scusate se siamo primi.

LE ALTRE

Perchè, di fatto, siamo primi, seppur in coabitazione con la Fiorentina reduce dalla scorpacciata di goals contro il Frosinone. Di contro il Napoli resta due punti indietro dopo il pari di Marassi, con un Grifone in versione “barcollo ma non mollo, anzi cerco di tirar due ceffoni anch’io“.

La Juve vince il Derby a trenta secondi dalla fine, propiziando la prima porzione di turpiloquio del weekend anche se -tocca dirlo- il culo va a compensare (in parte) la sfiga avuta in precedenti occasioni, con partite buttate nel cesso a furia di gol sbagliati e reti incassate al primo tiro in porta.

In serata Lazio Milan, con i cugini a sbancare l’Olimpicoanche grazie alla grave complicità di Marchetti nel primo gol. I Meravigliuosi sono a cinque punti da noi, e purtroppo cominciano a somigliare ad una squadra di calcio. Pur essendo al quarto o quinto modulo provato in undici partite, Galliani ci dirà che loro in realtà fin dall’inizio volevano giocare cosi, e che il Presidente ha suggerito alla squadra di proporre il prorprio giUoco su ogni terreno.

È COMPLOTTO

Caressa, commentando la partita dei nostri, inizia a rosicare al quarto d’ora del primo tempo, quando scambia per palo clamoroso una parata di Handanovic su Dzeko che a rivederla pare più plateale che altro.

Saccente e fastidioso come solo lui sa essere quando analizza al microscopio il colpo partita di Medel, contando i rimbalzi che la palla fa prima di entrare in porta e sottolineandone la scarsa potenza.

Reattivo al limite del permaloso quando ci ricorda che la Roma, per quanto fatto vedere nella ripresa, meriterebbe il pari e fazioso quando mette in dubbio l’involontarietà del tocco di Nagatomo a Handanovic, non volendo vedere la netta spinta di Salah ai suoi danni.

“Que la sigan chupando” disse l’inarrivabile neo-55enne, e il settenario è sempre valido.

Personalmente, oltre alla vittoria, sono epidermicamente euforico per il gol di Medel, che forse (forse) vedrà ora riconosciuti i suoi indubbi meriti. Raramente ho trovato una simile intransigenza nei confronti di un giocatore di Serie A, voluto da Mazzarri (e forse per questo bollato come fabbro ferraio inutile e ignorante) ma presto apprezzato anche dal più stiloso Mancio, che arrivò ad auspicarne la proliferazione in rosa.

Non ripeterò per l’ennesima volta che ogni giocatore va giudicato per quel che può dare, e che quindi è ingiusto pretendere da lui il genio e la maestrìa di un regista di ruolo. Il ragazzo però ramazza Il centrocampo come pochi, è di fatto il primo cambio della già ricordata coppia centrale difensiva, e mostra quella garra sudamericana che, associata ad altri piedi, tante volte è stata decantata dalla critica.

Ambrosini, che dovrebbe ricordare di essere stato un discreto mediano e nulla più, ne tesse ipocritamente le lodi volendo in realtà sottoliearne i limiti, mentre attendo da Boban (di solito illuminante e condivisibilissimo nelle sue analisi) un dietro front -quantomeno parziale- sui giudizi negativi indirizzati al Pitbull cileno.

Passando ad altro, prevedibile il risalto dato dal terzo quotidiano sportivo italiano alla sfida tra prima e seconda in classifica:

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso...

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso…

Infine, avremo comunque di che sollazzarci vista la prevedibile ed imminente deflagrazione del Caso-Icardi, chiaramente “scuro in volto” nell’accomodarsi in panchina e probabilmente ancor più abbacchiato avendo visto la squadra capace di vincere senza di lui.

WEST HAM

Dopo un mese di ebbrezza e soddisfazioni, perdiamo a Watford con la decisiva collaborazione di Andy Carroll: il nostro centravanti ne combina più di Bertoldo in Francia, regalando il vantaggio agli avversari e sbagliando l’impossibile sotto porta.

Finchè succede una volta ogni 10 partite…

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

INCAPACI E SCARSI. EPPURE LASSÙ

BOLOGNA-INTER 0-1

I nostri tornano alla vittoria dopo più di un mese di attesa, con l’ennesimo 1-0 coriaceo o striminzito, a seconda della chiave di lettura.

Il Mancio pare quasi ascoltarmi, mettendo Kondgobia a fianco a Melo in mediana, con Brozo a galleggiare tra loro e la linea dei trequartisti (Ljaijc e Perisic) a supporto di Icardi.

Come spiegherò infra, Ciuffolo mi fa comunque arrabbiare per la gestione dei cambi e dei diffidati, ma ha l’insuperabile merito di regalare l’insulto più elegante e misurato dai tempi dell’inarrivabile “Cribio“. Avere in quei momenti la freddezza e il self control di limitarsi ad uno splendido “Somari” a favor di telecamera varrà verosimilmente una squalifica, ma ai miei occhi fa assurgere il Mister a cintura nera di virtuosismo nell’insulto.

Il primo tempo è di una lentezza e di un’inutilità ai confini del raccapricciante. Siccome il Mancio deve aver detto ai nostri che l’azione va fatta iniziare da dietro, ecco i nostri prodi pedatori gingillarsi con la palla tra i piedi nel più stucchevole dei possessi palla, che riesce quantomeno -ma proprio per poco- a mantenermi sveglio.

La differenza –in peius, ovvio- rispetto al primo tempo di Palermo è che là almeno avevamo un avversario che correva e pressava il doppio di noi, mentre qui rimiriamo allo specchio altri undici esseri umani difficilmente assimilabili a qualsivoglia idea di squadra di calcio.

Icardi, ci informano tutti con una solerzia mai vista, tocca 9 palloni in 45 minuti e nell’intervallo sono tutti pronti a celebrare il de profundis suo e dei suoi compagni.

Negli spogliatoi Mancio deve aver tirato qualche moccolo perchè la ripresa si apre con una novità assoluta delle ultime settimane: il (cazzo di) lancio lungo diretto sulle punte, tanto per vedere l’effetto che fa. Di riffa o di raffa, in qualche maniera iniziamo a farci vivi dalle parti del portiere rossoblù, anche se serve la proverbiale -per gli altri- botta di culo per andare in vantaggio. Ma andiamo con ordine, chè prima di godere c’è da patire (essaichenovità).

E’ nota a tutti quelli che mi leggono la scarsa considerazione che ho di Felipe Melo: è un picchiatore, per di più nemmeno troppo stabile mentalmente. Motivo per cui, caro Mancio, è estremamente rischioso schierarlo da titolare a pochi giorni dal big match contro la Roma. E puntualmente, al primo fallo, a momenti spezza una caviglia all’avversario, con un inutile quanto doloroso pestone a metacampo che gli costa un giallo sacrosanto.

A quel punto, ulteriore errore del Mister. Con Melo e Kondogbia entrambi ammoniti, logica impone di togliere almeno uno dei due in modo da avere un altro cagnaccio a mordere (Medel?) o un’altra punta per provare il tutto per tutto (Biabiany?). Invece no, restano in campo tutti e due, consapevoli di non poter entrare sull’avversario come vorrebbero, pena il secondo giallo. Che puntualmente si materializza dopo ostruzione (evidente ma involontaria) di Melo che guadagna gli spogliatoi con una mezzora d’anticipo. Espulsione esagerata, diranno tutti, e figuriamoci se non sono d’accordo.

Però caro Mancio: se davvero pensi che Melo sia il perno del nostro centrocampo, lo schieri a Palermo, dove sarebbe stato probabilmente ammonito, e gli fai saltare Bologna per averlo sabato contro i lupacchiotti. E’ così difficile da capire?

Chiusa la polemica parentesi, torno alla fredda cronaca per constatare come, dopo Palermo, anche a Bologna i nostri inizino a giocare come si deve con l’uomo in meno. I ragazzi prendono campo sempre più, complice un insensato sciopero del Bologna che di fatto dall’espulsione di Melo smette di fare anche il poco fatto nella prima ora di gioco.

Ranocchietta lancia lungo manco fosse Suarez (si fa per scherzare…), Ljaijc comincia a carburare, e alla fine il pressing di Perisic e Brozovic è lodevole: nella circostanza che porta al gol, la palla filtrante viene bonariamente accompagnata dalla Dea Eupalla tra le gambe maldestre del terzino Ferrari: il ragazzo si scarta da solo e a Ljaijc non pare vero di essere solo in area. Passaggio laterale per Icardi e tap-in facile-facile per il vantaggio nerazzurro.

Tanto basta per avere ragione di un Bologna alquanto scassatiello, che riesce ad essere pericoloso, causa ennesimo rimpallo nella nostra area, solo al 94′ e  30″, con Destro a colpire centralmente dal limite dell’area piccola e Samir a fare il miracolo.

Ci è andata bene, viste le precedenti carambole finite tra le nostre terga a Carpi e a Palermo. Mancio avrà modo di pensarci su, anche se a quel punto della partita lui aveva già guadagnato l’uscita dopo la delicata metafora tra arbitri e muli.

Ci godiamo quindi qualche ora da primi della classe, nonostante la squadra sia obiettivamente poca cosa a livello di rendimento, ma forse proprio per questo con la fiducia di avere amplissimi margini di miglioramento.

Se Icardi ha una percentuali di realizzazione altissime paragonate ai palloni giocati, se Kondogbia deve ancora far vedere molta della mercanzia pagata a caro prezzo, se l’intesa tra i tanti fantasisti è tutta da costruire, possiamo nutrire ragionevoli speranze. E soprattutto, meglio attendere siffatte migliorie ai piani alti piuttosto che nelle ahimè conosciute paludi di metà classifica.

LE ALTRE

Con quattro squadre nei nostri paraggi, era abbastanza inevitabile che molte di loro facessero bottino pieno. Roma, Napoli e Fiorentina in effetti non sbagliano, con i giallorossi a tornare in testa e noi, Viola e azzurri a inseguire. La Lazio invece cade a Bergamo, e si vede raggiunta da un coriaceo Sassuolo capace di battere la Juve all’ennesima sconfitta stagionale. Il Milan si mangia l’impossibile ma riesce quantomeno a non applicare la legge del calcio “gol sbagliato/gol subito”.

È COMPLOTTO

È banale ma doveroso far notare la fretta e la solerzia con cui i vari telecronisti vogliono sottolineare le nostre mancanze. Il lupacchiotto Riccardo Gentile a Palermo si è dovuto rimangiare la compiaciuta sentenza “rosso per Kondogbia! E l’Inter è già in dieci“, visto che nell’occasione era stato Vasquez ad essere ammonito per simulazione. Si era comunque consolato snocciolando le statistiche di Gilardino contro di noi nemmeno un secondo dopo che il suo ginocchio aveva impattato il pallone del pareggio.

Simile ieri sera lo strabismo di Caressa, pronto a sottolineate tutti gli errori di Kondogbia (che sono stati parecchi, nessuno lo discute) e pervicacemente muto allorquando il nostro recuperava palla o tentava l’accelerazione palla al piede. In studio poi, a momenti Marocchi piange per quanto gli rodesse la sconfitta del suo Bologna. Tutti a ricordare come la vittoria sia la sola cosa da salvare, esattamente come l’1-0 del Napoli a Chievo era stato catalogato alla voce “vittoria di carattere, ottenuta badando al sodo e lasciando poco spazio a frizzi e lazzi“.

Noi in crisi, gli altri bravi a vincere anche quando giocano male.

Quando si dice la coerenza.

Ah, siccome non lo dice nessuno, ve lo dico io: abbiamo la miglior difesa, nonostante la sciagurata serataccia contro la Fiorentina.

Infine, ma senz’altro non meno importante, clamoroso quanto prevedibile -almeno a queste latitudini- lo scoop di Cruciani su Tavecchio e Giraudo.

Al solito, in casi come questi la toppa è peggio del buco, visto che non si capisce quale “cortesia” dovrebbe essere dovuta dal Presidente di una Federazione che ha visto il suo Campionato falsato per anni proprio dalla persona con la quale stai colloquiando, per l’appunto, durante una visita definita tra galantuomini, anzi, tra amici.

Dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io, diceva Freak Antony.

E ancora, se non soprattutto: il condannato ma prescritto Giraudo, che alla fin della fiera continua ad essere un personaggio radiato per sempre dal mondo del calcio, a che titolo e per conto di chi parla quando dice “noi andremo avanti con le nostre richieste”?

Forse che gli abbaialuna interisti e complottisti abbiano ragione anche stavolta nel vedere in lui e nel suo compare ex ferroviere i Pupari del Calcio italiano?

Personalmente, da anni penso che alla fine le condanne di Calciopoli siano state un pannicello caldo per il paziente “Calcio italiano”, visto che, passati i lividi per i cazzotti estemporanei, gobbi e cugini sono tornati a fare il bello e cattivo tempo nella nostra Serie A, chi sul campo, chi in Lega portando a casa contratti e appalti multimilionari (Infront e le recenti indagini dicono niente?).

Sicuri che la cosa fosse cosi imprevedibile?

Uno spogliatoio allo sbando...nemmeno la stessa maglia

Uno spogliatoio allo sbando…nemmeno la stessa maglia

COMINCIAVO A PREOCCUPARMI

PALERMO-INTER 1-1

Ecco finalmente tornare la partita da Squadra Simpatttica, che quasi si compiace nel regalare un tempo agli avversari, e che gode poi nel recriminare per l’occasione perduta.

Il masochismo a strisce nerazzurre è una categoria dello spirito prima ancora che un topos letterario, e mi appresto quindi a guarnire di ridondanza retorica le quattro cazzatelle con cui sunteggerò la prestazione dei nostri in terra siciliana.

I rosanero hanno tra le loro fila un paio di avversari tanto attempati quanto avvelenatissimi: Maresca e Sorrentino sono i classici onesti giocatori, che contro di noi han sempre fatto dei gran partitoni, mentre Gilardino, ottimo centravanti ed artista (quasi) insuperato nel numero della biscia impazzita, ci ha già battezzato più volte con maglie diverse ma ugualmente indigeste.

Guardando ai nostri, il Mancio applica alla perfezione il negativo dell’assioma “squadra che vince non si cambia”: essendo passato giusto un mese dall’ultima vittoria, non si può certo gridare allo scandalo nel vedere una formazione rinnovata in tre o quattro dei suoi effettivi.

Sfiga, i terzini di serata hanno il solo merito di far rivalutare i colleghi a cui hanno dato il cambio, mentre il centrocampo palesa ancora una volta la mancanza di un essere umano calcisticamente pensante.

Tanto per non girarci intorno, Guarin è un coglione.

È anche semplice da capire -se ci sono arrivato io…-. È un giocatore che promette sempre tanto, ma mantiene quasi nulla. È il giocatore che ormai da un decina di sessioni di mercato spero di vedere andare via, e che invece puntualmente viene confermato, aumentando sempre più il suo peso specifico all’interno dello spogliatoio.

Aldilà del tentativo di stupro subìto in area palermitana nel primo tempo (di cui dirò più diffusamente infra), il nostro si fa notare solo nell’ultima parte di gara quando parte di gran carriera dalla sua area di rigore, sgrullandosi gli avversari di dosso manco fossero zecche.

Passata la metacampo, ha due compagni liberissimi sulla destra ed un altro sulla sinistra. Il mio “daglielabeeeeneeeee” credo sia risuonato in diverse valli dell’arco alpino occidentale, superato in intensità solo dal “mavachepiiirlaaa” seguito pochi secondi dopo, una volta assistito all’assolo con destro a voragine abbondantemente fuori misura.

È vero che ci ha fatto vincere il Derby con un’azione simile, ma sappiamo tutti che quella è stata l’eccezione, questa la regola.

Quel che chiedo al Mancio, e che il Mancio puntualmente non farà, è di porre fine ai tentennamenti tattici: vai di centrocampo a due, con Kondogbia nel suo ruolo (almeno vediamo quanto vale) insieme a un picchiatore a caso (Medel o Melo); davanti i due slavi (anche ieri tra i migliori IMHO) più Biabiany o Palacio dietro a Icardi.

Picchia per quattro o cinque partite su questo ferro e vediamo quel che ne esce.

Tornando alla cronaca del match, Franco Vasquez si dimostra un grande giocatore, cui evidentemente la vicinanza con il già citato Gila ha fatto male: pervicace e insistita la sua ricerca del fallo da subire, che lo porta prima a volare senza che Kondogbia lo tocchi (ineccepibile il giallo per simulazione nonostante quel piccolo uomo di Ambrosini su Sky si ostini a vedere comunque un contatto), e poi a ottenere l’espulsione di Murillo, che entra sì col piede a martello ma che si vede arrivare incontro un avversario già in caduta.

Peccato perché, dopo aver regalato il primo tempo, i nostri crescono, trovano il vantaggio con Perisic dopo bella azione Jovetic-Biabiany e continuano ad attaccare anche in dieci: la sintesi perfetta della gara si ha in due azioni, tanto assimilabili nella casualità della loro genesi quanto antitetiche nel loro epilogo.

Un cazzo di calcio d’angolo per loro non viene neutralizzato da Handanovic -a cui, lo riconosco, do colpe che non ha, ma che nella mia mente malata doveva uscire e acchiappare la boccia. Da lì inizia un flipper di rimpalli tra stinchi e ginocchia che porta al pari di Gila, anche in questo caso perfetta controfigura di Inzaghi nell’esultare da invasato manco avesse centrato l’incrocio al volo da trenta metri.

In contrapposizione, dieci minuti dopo Guarin prova il destro a voragine: il pallone incoccia su un piede avversario e assume una pericolosa traiettoria a campanile: una botta di culo per uno? Macché. Sorrentino fa un colpo di reni che normalmente alla sua età ti vien la sciatica solo a pensarci e il pallone viene smanacciato sulla traversa. Se a ciò aggiungiamo il miracolo su Biabiany al 90′, l’odio sportivo che provo per il soggetto è tale da investire anche le figlie, da sempre immortalate sulla canotta della salute usata come sottomaglia dal brizzolato portiere rosanero…

Sì, lo confesso: me la prendo anche coi bambini. Mai detto di essere una bella persona, anzi: per dirla con Paul Ashcroft in Febbre a 90:

il sabato è l’ unico giorno in cui non sono un adulto responsabile.

LE ALTRE (sottotitolo: ROCCHI E I SUOI FRATELLI)

La classifica vede la Roma guadagnare la testa, a un’incollatura dai nostri in compagnia di Viola, Napoli e Lazio. Dietro vincono sia Juve che Milan, con i cugini a beneficiare del grande classico: rigore inesistente ed espulsione contraria ad ogni logica. Rocchi firma l’ennesima prestazione minuscola a favore dei cugini, evidentemente in ambasce nel ricevere il primo penalty a favore addirittura alla nona giornata.

Tanto per vuotare il sacco delle querimonie, nel primo tempo di Palermo il già ricordato Guarin viene sostanzialmente e vigorosamente denudato in piena area rosanero a pochi cm dall’ineffabile assistente di porta, invariabilmente “fisso come un palo nella notte” (cit. enzina).

Il discorso è sempre lo stesso: di mio non mi arrabbierei nemmeno più, chè a noi i rigori li danno solo se il nostro è a terra col coltello tra le scapole. Poi però vedi che su altri campi non c’è nemmeno bisogno della mezza occasione, della classica zona grigia, dell’orrenda locuzione “ci può stare“, e allora ti girano, ma proprio tanto.

Anche perché cambiano presidenti e managers, but nobody says anything…

E’ COMPLOTTO

Continua l’incredibile vicenda di quella squadra brutta e cattiva, che a stento meriterebbe di poter calcare i campi di Serie A e che invece, contro ogni logica e decenza, si ostina ad essere là con le prime della classe.

Passando ad argomenti diversi, in teoria ben più importanti ma che invece suscitano un epidermico godimento in chi scrive, registro con piacere l’ennesimo iscritto al club dell'”io non sono razzista però…“. Il fatto che ancora una volta sia un milanista d’ordinanza (Stefano Eranio, giocatore e uomo che ho sempre detestato) a scivolare sulla buccia di banana del politically correct, o del senso dell’opportunità, fate voi, rende il tutto ancor più godibile.

Certe perle di saggezza le puoi accettare se dette dal curvaiolo del terzo anello (splendido il ricordo del tifoso giallorosso che per un’ora aveva inneggiato a Pluto Aldair, per poi sentenziarlo dopo un erroraccio con un terribile “...ma’nvedi sta scimmia ammaestrata!”). Da un personaggio pubblico ti aspetti, come detto, che ci sia la sensibilità di tenere per sè certe convinzioni, o quanto meno la dialettica per poterle argomentare in maniera meno compromettente.

Stiamo però parlando di gente (Eranio, Sacchi, Ancelotti, Capello), diventata grande alla corte di quello là, quindi cosa vogliamo aspettarci…

WEST HAM

Sorry, José, but it was your turn!

Dopo aver sbancato Liverpool, Arsenal e Manchester City, arriva un sontuoso 2-1 sul Chelsea ed un terzo posto scintillante come non mai.

Per l’occasione, la foto del giorno è dedicata agli Hammers.


Come on you Irons!

Come on you Irons!