BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”

UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

SAMPDORIA-INTER 1-0

L’Inter del Mancio, e cioè quella delgli ultmi 4 mesi, sta sostanzialmente giocando la stessa partita da una dozzina di gare. A parte scempi episodici, i ragazzi giochicchiano benino, infarcendo buone mezz’ore con errori da principianti ed episodiche azioni trascendentali a fasi alterne. Il tutto però dice che la squadra, con la nuova tinta di capelli, ha una media punti assai inferiore a quella labronica, e che l’Europa è definitivamente sfuggita di mano nel giro di 4 giorni.

La remuntada europea de ‘sto par de ciufoli non è arrivata per motivi ormai noti e da me purtroppo anche vaticinati: non solo non siamo riusciti a tenere la porta inviolata (eggiàlosapevo), ma abbiamo sbagliato 4 o 5 palle gol che hanno bloccato il sogno ancor prima di addormentarci.

A cavallo della partitella infrasettimanale contro i maggioloni, infiliamo un pareggio in casa contro il Cesena e una sconfitta a Genova. Detto che entrambe le partite avrebbero potuto finire diversamente (la volta scorsa col gol di Icardi annullato ingiustamente, ieri con un paio di abbracci molto affettuosi in area allo stesso -ex- twittatore pubalgico), gli ultimi sette giorni ci danno la dimensione -drammaticamente reale- della nostra statura.

La difesa con Vidic e Ranocchia mi è parsa più solida (non che ci volesse molto), se non altro perchè JJ viene spostato sulla fascia sinistra a sciorinare il proprio genio calcistico e dietro si aprono meno voragini. Che poi il brasiliano non sia un fenomeno ad arare la linea mancina non può essere una colpa, e comunque è più presentabile dell’ultimo Campagnaro visto inazione (scritto volutamente tutto attaccato).

Il primo tempo scivola via con un paio di spaventi provocati da Eder e soprattutto Muriel, ma per fortuna i nostri avversari fanno bene le cose difficili e male quelle facili. Nemmen loro sono ermetici dietro, e quindi un paio di incursioni le fanno anche i nostri, nonostante il nulla nuovamente offerto da Podolski, partito titolare per concedere mezza giornata di ferie allo spremutissimo Palacio.

La ripresa inizia quasi alla perfezione, con 10 minuti di pressing asfissiante ed occasioni in serie per i nostri. Siccome noi un po’ di culo mai, il destro di Icardi da posizione defilata bacio l’incrocio dei pali e poi esce, dandoci l’ennesima conferma che lassù -ammesso che ci sia qualcuno- nessuno ci ama.

Poco dopo infatti una punizia da quasi 30 metri trova Eder e il suo esterno destro baciare l’altro palo e ovviamente gonfiare la rete. Gran gol, con noi tutti fenomeni, ma nemmen questo è una novità.

Succede poco altro in realtà. I nostri subiscono il colpo e, nonostante l’ingresso del Trenza per Brozovic -tardivo, cazzo!- non cambia più nulla.

L’allievo Sinisa supera il Maestro Mancio, e la Samp si ritrova lanciatissima al quarto posto, alla faccia di quelli che “danno via Gabbiadini per prendere Eto’o, questi non capiscono un tubo” (vero MassimoMauro?)

LE ALTRE

Continua a vincere la Juve, che batte il Genoa con un golazo di Tevez. Vincono entrambe le romane, mentre Viola e Napoli impattano risentendo forse delle fatiche di coppa. Il Milan beneficia del 9° rigore della stagione, forse il più scandaloso di tutto il campionato e parente stretto di quello fischiato a Boniek nella tragica notte dell’Heysel.

La classifica ad ogni modo pare delinearsi, con le due romane a giocarsi gli altri due posti Champions e Napoli, Samp e Viola a trastullarsi sul vagone dell’Europa League.

A scanso di equivoci, in caso di inopinati ritardi di uno o più dei passeggeri succitati, prima di noi in lista d’attesa ci sono Toro, Milan (Cristo, pure loro!) Genoa (pari punti con noi ma deve recuperare la partita col Parma).

Rimaniamo a sventolare il fazzolettino bianco sul binario e salutiamo i nostri avversari dal finestrino, senza nemmeno la forza di augurare buon viaggio come si dovrebbe:

stazione amici miei

Buon viaggio signore!

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è ma è per palati fini o paranoici, come preferite.

Inizio dalla cosa che più mi ha fatto incazzare in settimana: cercando in rete conferma della diretta TV su Mediaset della partita dell’Inter, vedo in effetti che la sgambata infrasettimanale veniva così pubblicizzata:

cartello inter wolfsburgChe c’è di strano? Che quello stemma dell’Inter è vecchio di un buon quindicennio, e che la cosa non può essere stata fatta involontariamente. Stiamo pur sempre parlando dell’azienda del signore che ha fatto dell’immagine la sua unica divinità, e che costringeva la sua squadra a scendere in campo con bugie conclamate (“squadra più titolata al mondo”) e con una scorza d’arancia stilizzata come stemma. Ben consapevoli dell’importanza del brand, hanno “casualmente” utilizzato quello sbagliato.

Morale: siamo usciti per colpa loro!

Ma non è finita qui:

Sono il primo a dire e scrivere che siamo poca cosa, e che la mezza classifica rispecchia alla perfezione il nostro reale valore, ma ciò non mi pare essere un valido motivo per (tornare a) tacere di fronte ai torti subiti. Aver ricavato tre punti in più nelle ultime due giornate non avrebbe cambiato la nostra stagione, ma ci avrebbe per lo meno fatto scalare qualche posizione nella summenzionata lista in attesa di un simil-Caronte che potesse traghettarci fuori dall’inferno.

Invece, pare prevalere il bon ton, il senso dell’opportunità o semplicemente la buona creanza, alla quale per una volta mi ribello. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che sono pronto a prescindere a muovere querimonie verso la classe arbitrale, soprattutto in una giornata nella quale si vedono episodi così clamorosi. Ma niente, tutto tace…

Fino a un paio d’anni fa me la sarei presa col Signor Massimo, ontologicamente incapace di portare avanti queste battaglie. Devo ora rivolgermi a Thohir, e spero che il silenzio sia parte di una scelta precisa (ancorchè non condivisa) e non solo frutto del caso o dell’inerzia, della serie “facciam talmente schifo… non stiamo nemmeno a lamentarci chè facciamo solo figure…“.

Sentire Sconcerti minimizzare il progetto di Thohir è solo l’ennesima controprova del poco rispetto che si ha per i nostri colori. Sappiamo tutti che “cercare nuovi mercati all’estero” è la sola strada per fare un po’ di soldi e quindi poter comprare giocatori migliori, ma il fatto che altri abbiano iniziato a farlo da tempo (all’estero! chè in Italia siamo as usual in netto ritardo) non è un buon motivo per denigrare il progetto.

Piuttosto, quel che interessa a me -e a chi volesse fare una seria analisi di detto progetto- è l’apparente fallimento dell’operazione bond (non James), che quindi costringerà Thohir e Moratti sborsare i danari per ripianare le perdite dell’esercizio in corso.

Quel che nessuno spiega, complice l’endemica ignoranza in materia, è in che misura i proprietari delle squadre con passivi da ripianare possano intervenire di tasca propria. Il Fair Play Finanziario è nato proprio per evitare simili manovre, ma l’intervento in prima persona dei due azionisti è dato per scontato.

C’è qualcuno che ci può aiutare a capire?

WEST HAM

…E dopo due mesi torniamo a vincere: 1-0 in casa col Sunderland, con gol di Sakho a tre minuti dalla fine.

Te voglio bene assaje

Te voglio bene assaje

PIERINO E LA TESTA QUADRATA

INTER-CESENA 1-1

Guardando l’ultima esibizione dei nostri eroi mi è tornata alla mente una delle prime barzellette che ho sentito raccontare in vita mia, quella di Pierino che si lamenta con la mamma: tutti gli dicono che ha la testa quadrata.

La genitrice, quindi, per consolarlo, gli accarezza la testa seguendo il perimetro del cranio e, spigolando tra gli angoli retti, dice:

“Non è vero Pierino che hai la testa quadrata…”

La miglior fotografia della stagione,,, Sad but true

La miglior fotografia della stagione.
Sad but true.

L’Inter attuale è questa, inutile girarci intorno…

La faccia del Mancio a fine gara è tutta un programma, e se potesse uscire un fumetto dalla sua testa, probabilmente ci sarebbe scritto “ma chi cazzo me l’ha fatto fare…“.

Potevamo vincerla, vero: il gol di Icardi era buono, il tiro di Podolski è stato deviato sul palo a ulteriore conferma che noi un po’ di culo nella vita mai, quello su Dodò secondo me è rigore. Detto questo, l’arbitro “Gerva” non vede il ruzzolone di Ranocchia in piena area che ci avrebbe costretti al loro rigore e all’uomo in meno, quindi non è il caso di sottilizzare.

In buona sostanza: buttiamo via il primo tempo giocato con lo schema “dài, tanto è il Cesena“: poca corsa, tutti a giochicchiare come se si dovesse segnare per diritto divino, e le solite belle statuine dietro a rimirare la palombigia di Defrel -in effetti mirabile- che timbra il vantaggio romagnolo.

Potrei mandarla in vacca facendo notare che in campo c’era il Kuz, legnoso e brutto come ai bei tempi: la sua testa pentagonale spedisce in zona bandierina un bell’inserimento in area, mentre per intervenire su un rimpallo a 12 metri dalla porta ci mette quei 20 minuti che permettono alla difesa avversaria di rimpallare.

Ma fosse solo lui il problema, saremmo a cavallo: non capisco perchè il Mancio non faccia giocare uno tra Brozovic, Hernanes e Kovacic al suo posto. O meglio, forse lo capisco, viste le ultime uscite di “Ayeye” e visto quanto combinato dal croato decollizzato nell’ora giocata al posto del claudicante Shaqiri.

La ripresa ci vede per lo meno partire massicci e incazzati e segnare due gol in 3 minuti (uno però annullato, come s’è detto) ed arrivare con convinzione dalle parti del portiere Leali. Passata la nostra morning glory, però, rischiamo subito di subire un altro fischione su contropiede cesenate sventato alla grandissima da Handanovic. Riesco a godermi solo la prodigiosa sdraianza del nostro portiere, vista la regìa di Sky impegnata in inutili replay in perfetto stile Rai.

Con l’andar del tempo i nostri -presunti- attacchi si fanno più saltuari e disordinati: vero che arriviamo sul fondo con apparente facilità, ma è altrettanto vero che D’Ambrosio fotografa alla perfezione il nostro stato psico-attitudinale. Il ragazzo ha buona gamba e arriva al cross una decina di volte in mezz’ora, ma scodella delle fetecchie che non fanno alcuna paura alla pur non granitica retroguardia cesenate.

I nostri avversari interpretano da manuale il concetto (semplice in teoria, difficile in pratica) del “coprirsi e ripartire” facendoci passare qualche brutto minuto: complimenti ai giocatori e ancor più al Mister tanto bravo quanto somigliante a un grandissimo della comicità britannica del secolo scorso (vedere per credere):

Lupo ululì

Lupo ululì

Castello ululà

Castello ululà

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Nella giornata che vede l’Europa allontanarsi ancor di più, gli altri arrivano dove il mio pessimismo li aspettava da mesi: in Campionato chiuderemo tra il sesto e l’ottavo posto, quindi l’unica e ultima occasione per affacciarci in Europa è quella di far strada in Europa League. Roba che in un paio di giorni potremo capire se e come sia possibile.

E se abbiamo passato i giorni successivi alla disgraziata trasferta di Wolfsburg a dire che “due gol li possiamo fare, il problema è non prenderne“, la partita col Cesena ha minato anche questa certezza, chè se non siamo stati capaci di vincere contro questi qua, dove vogliamo andare?

LE ALTRE

Il Mancio ha ragione a smadonnare nel dopo gara, dicendo che non vincere è stato gravissimo. Due punti in più non avrebbero cambiato granchè, ma ti avrebbero consentito di accorciare di tre punti su Genoa e Napoli, di allungare di altri tre sul Milan (che comunque fa sempre piacere) e di dare un senso un pocolino più ordinato e logico alla tua cazzo di stagione. Invece siam qui a leccarci le ferite, mentre la Viola rimonta sul Milan, la Lazio passeggia contro Mister Ventura e la Samp sbanca l’Olimpico di una Roma sempre più imballata. Juve a +14: non escludo che da domenica faccia giocare gli Allievi…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non la mia pervicace e prevenuta convinzione di un inscalfibile idillio tra SuperPippa e la stampa sportiva italiana. Là dove dozzine di allenatori vengono impallinati sulla base dell’ “uomo che paga per tutti, è crudele ma è così, questo è il calcio…“, qui assistiamo ad una settimanale assoluzione dell’uomo che vive sul filo del fuorigioco (e anche oltre), che -poverino- non ha colpe, perchè la squadra è scarsa e mal assemblata, in campo ci vanno i giocatori…

Tutto vero e condivisibile, per carità: non si capisce però (o meglio, si capisce eccome…) perchè ogni settimana la conferma del ragazzo venga salutata con un malcelato giubilo dal giornalettismo italico, solitamente invece affamato di sangue e ruzzolamenti nella polvere manco fossimo al Colosseo.

Potere della bresaola con l’insalata…

WEST HAM

Continuiamo la nostra discesa agli inferi beccando tre pere all’Emirates contro l’Arsenal. Fanno tre gol sostanzialmente uguali, triangolando di fino in piena area di rigore. Ma cazz… dopo che hai preso il primo gol così, al limite ti fai cacciare, ma piuttosto che farti perculare in quel modo entri dritto sulla gamba!

E vabbuo’, periodaccio…

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare...

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare…

LA SUPERCAZZOLA E IL GATTOPARDO

NAPOLI-INTER 2-2

Quel che si può dire senza tema di smentita è che non siamo capaci di annoiare.

Nè noi, nè gli altri.

Da buon rompicoglioni faccio presente che anche all’andata pareggiammo 2-2, alternando diverse facce nella stessa partita, e anzi menando le danze per ben più degli ultimi 20 minuti. Ma dire ciò paleserebbe una malafede dalla quale mi tengo lontano.

Mi limito a citare la consueta saggezza di Boban che, commentando i rispettivi pareggi e la quasi analoga classifica delle due milanesi, faceva notare come la differenza tra le due squadre fosse abissale nella percezione ed infinitesimale in termini di punti.

Nulla di più vero: il Mancio ha portato il suo irresistibile fascino in tutti i territori a lui circostanti. I media lo amano, e io me ne compiaccio vieppiù, e anche i giocatori vedono in lui quel leader (inteso proprio nel senso letterale del termine, colui che guida) che Mazzarri e il suo piagnisteo metereopatico evidentemente non poteva dare.

Facendo finta di fare un’analisi a freddo della partita (a freddissimo… visto il ritardo con cui scrivo, ma non rompete le balle chè c’ho ‘na vita…), il Napoli chiude 0-0 un primo tempo in cui poteva serenamente fare quattro goals, mostrando un Higuain stranamente sprecone e ben controllato da Handanovic. I nostri tengono palla ma producono pochino: bella la percussione iniziale di Palacio, ma gli anni passano e il ragazzo non arriva in tempo; accademico il sinistro alto di poco di Brozovic (once more in ombra…), innocua la botta centrale del trottolino Shaqiri.

Nella ripresa succede tutto, fin da subito: Hamsik segna di testa, talmente solo che non esulta, incredulo di cotanta libertà ai confini dell’area piccola. Solo generiche le attenuanti a Juan Jesus, ammonito dopo 20 secondi per un fallo che non c’è dal solito Rocchi, e conseguentemente impaurito per i restanti 89 minuti e passa. Per non correre il rischio di incappare nel secondo giallo si tiene a un buon metro da qualsiasi attaccante degli azzurri, che per pura grazia attendono solo il 50′ per purgarci.

Noi nel frattempo abbiamo invertito gli esterni, mettendo D’Ambrosio a destra e Santon a sinistra. Il “bambino” di Mourinhana memoria mi smentisce più che piacevolmente, arando la fascia mancina e usando sempre e solo il piede destro -motivo per cui di solito lo stramaledico. Com’è come non è, il ragazzo ci dà dentro e inizia a scodellare palloni sempre più interessanti.

Là davanti Icardi inizia a farsi vedere, mandando fuori di un pelo una bella girata di testa su cross di Shaqiri, passato a fare l’esterno di un 4-2-3-1.

Ma poco dopo (detta come la direbbe Frèngo e Stop) Guarin torna ai grandi classici, perdendo palla a metà campo a beneficio di Higuain, che trova il tempo di fargli un tunnel, di portarsi a spasso Juan Jesus e mandarlo al bar con una finta appena accennata e infine di incenerire l’incolpevole Handanovic con il classico tiro a voragine che tante volte avrei voluto sfoggiare al calcetto dei campioni.

Il Napoli pensa -legittimamente- di averla in tasca e sostanzialmente smette di giocare.

La tasca però dev’essere quella posteriore dei pantaloni, e dev’essere pure bucata, perchè in meno di un quarto d’ora la partita esce dalla suddetta tasca e si spinge sempre più verso l’interno, con esiti intuibilmente triviali.

Dapprima è Santon a stupirmi con un doppio passo e un cross rasoterra di sinistro (ma allora ce l’hai, non è una protesi!!!): batti e ribatti in area e alla fine è il Trenza a buttarla nel sacco.

Pochi minuti dopo, bella imbeccata di Guarin per Palacio in area: ingenua quanto evidente la trattenuta di Henrique, che avrà studiato sugli appunti di ‘GnazioAbate, versione Derby 2012. Il rigore è talmente solare che neppure Rocchi può esimersi.

Icardi fa il grosso e rifila il cucchiaio al simpatico tifoso che attentava alla sua cornea con l’immancabile puntatore laser.

Tempo di vincerla ce ne sarebbe, stante anche l’avversario rimasto in 10, ma il colpaccio rimane in canna. Nè possiamo lamentarci, chè a dirla tutta sul 2-0 non avrei sperato nemmeno nel gol della bandiera.

Quando però l’ho visto materializzarsi al minuto 27 (quindi prima della letale e proverbilae soglia del 28′) ho pensato “…hai visto mai che…

E per una volta è andata.

Cambia un cazzo, galleggiamo in ottava posizione con la consolazione di aver acchiappato il Torino, ma altrettanto consapevoli che da questo campionato abbiamo ben poco da guadagnare. Per esser chiari: il tanto sbeffeggiato quinto posto dell’anno scorso ce lo scordiamo, motivo in più per puntare tutto sull’Europa League, con la partita contro la squadra aziendale della Volkswagen alle porte.

LE ALTRE

La Juve vince il Campionato a Marzo, andando a +11 su una Roma ormai capace solo di pareggiare. Il Napoli come visto fa altrettanto, e così è la Lazio a dilagare sulla Fiorentina, agganciando proprio i campani al terzo posto. Il Milan viene raggiunto al 94′ dal tremendissimo Nico Lopez che, come solertemente riportato in tempo zero da tutti i commentatori, era già stato fatale a Mazzarri, e pareggia una partita che ha seriamente rischiato di vincere con una dose di culo industriale. Il rigore a favore non fa più notizia; il gollonzo di Mexès sfida invece le leggi della fisica applicata alla sorte. Disgustomatico.

E’ COMPLOTTO

Iniziando dai commenti alla partita, faccio presente come il non frequente gesto tecnico denominato “cucchiaio” o “scavetto” generi sempre -ovviamente quando va a buon fine- gli “ooohh” estasiati del pubblico. Totti, Pirlo, perfino Toni poche ore prima di Icardi hanno ricevuto le giuste lodi per quel tiro tanto beffardo quanto dolce.

Ovviamente diverso il caso di Icardi, bollato bonariamente come “il ragazzo che non cresce mai, che non sa sottrarsi allo sberleffo“. Sintomatica l’intervista di Sky al Mancio, al quale tentano in tutti modi di far dire che il ragazzo non lo doveva fare.

Preciso Ciuffolo quando dice “non l’ho neanche visto, lo sto vedendo adesso“.

Spostandomi dal singolo gesto tènnico alla tattica più generale, e ad ulteriore riprova che it’s a matter of perception, ricordo distintamene le critiche a Mazzarri nella gara di andata, pur giocata bene secondo me. Al tecnico labronico veniva rimproverata l’eccessiva tendenza al contropiede, là dove invece Benitez faceva giocare le sue squadre ed era amante del bel gioco (la bella Ilaria disse testualmente “non certo un contropiedista” con la pletora di commentatori ad annuire alla collega).

A un girone di distanza, Benitez è invece bravissimo a ripartire in transizione (attenzione, non “a fare il contropiede“, a “ripartire in transizione“, sentite come suona cool e smart?), mentre l’Inter ha un possesso di palla spesso sterile.

Ma è tutto troppo banale perchè io possa davvero stupirmene.

Assai più gustoso, di contro, l’intervallo lavorativo di martedì 3 marzo scorso.

In pausa pranzo sono solito degustare un paninetto davanti ad un quotidiano dalle eccentriche pagine rosa. I

Ebbene, quel dì, in meno di un’ora ho riscontrato i seguenti pezzi-simpatia:

1) Si parla del Liverpool e di Coutinho: a Stefano Boldrini non pare vero poter fare il maestrino saccente tirando fuori la solfa di Roberto Carlos e indugiando con espressioni tipo “A volte ci ricascano” o la chiusa “Ma davvero Roberto Carlos non aveva insegnato nulla?”.

2) Nelle sempre interessanti pagine di “G+“, in quanto tali assenti nell’edizione on line, c’è un servizio sul campionato statunitense appena iniziato.

Dovrete purtroppo fidarvi di quel che vi dico, non potendo linkare che uno snapshot che corrobori le prove del mio delirio.

Giusto celebrare degnamente il soccer, facendo notare la presenza di grandi campioni o vecchie conoscenze del calcio “che conta”: sintomatico il fatto che tra i volti noti attualmente in MLS facciano sfoggio di sè i vari Kakà, Giovinco, David Villa, i futuri Lampard e i recenti Beckham. Oba Martins ovviamente non è nemmeno citato “tra gli altri”, che pure annoverano fenomeni quali Jozy Altidore e Robbie Keane.

Puntualissimi invece a rimarcare la differenza tra il calcio statunitense odierno e quello di qualche lustro fa. Mi pare che il titoletto di uno dei paragrafi riportasse testualmente “Altro che Matthaeus e Djorkaeff!

3) Altrettanto interessante l’intervista fatta a Andrea Previati, giovane universitario che allo studio USA sta affiancando l’esperienza nella squadra calcistica universitaria. Facendo un paragone tra il calcio giovanile italiano e quello a stelle e strisce il ragazzo dice (o meglio, al ragazzo fanno dire): “Avevo giocato contro l’Inter nella Beretti e pensavo potesse essere la partita più bella della mia vita: c’erano 80 papà e qualche osservatore“.

Per la cronaca, questa la foto della pagina della Gazza incriminata:

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l'Inter

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l’Inter

4) Infine, puntuto e graffiante il trafiletto dedicato al probabile ingaggio di Hector Cuper da parte della Nazionale egiziana. Dopo essersi premurata di farci sapere che l’Hombre Vertical era tutt’altro che una prima scelta dei Faraoni, la redazione si tuffa nell’album dei ricordi (rigorosamente grossolani), riecheggiando il 5 Maggio e le presunte collusioni con la camorra, prima di lasciarsi andare a frasi quali:

“…il 5 Maggio, pietra tombale di una carriera da perdente come se ne sono viste poche”.

Questa me la sono scritta sul tovagliolo perchè me la volevo ricordare…

Ora, posto che uno possa anche vedere il 5 Maggio avulso da tutto il contesto (e cioè da come si sia arrivati a giocarsi lo scudetto all’ultima giornata, ma sono io ad essere il solito complottista…), questo pover’uomo è arrivato in finale di Champions col Valencia nel 2001, è arrivato in semifinale nel 2003 con l’Inter (uscendo per un doppio pareggio), è arrivato più volte secondo in Campionato.

Un vincente? Certo che no. Ma se questo ha avuto “una carriera da perdente come se ne sono viste poche“, Pippo Marchioro cosa dovrebbe dire?

Torno alla attualità più recente e chiudo con una foto dedicata a Sacchi e al fido Bargiggia. Ecco l’indegna Inter che ha osato battere il Milan-che-propone-giuoco 2-1 nel derby della Primavera:

Da sinistra in piedi, all'unisono: "Prrrr!!!!"

Da sinistra in piedi, all’unisono:
“Prrrr!!!!”

WEST HAM

Evidentemente nell’East London invidiavano la palude di centroclassifica dei ben più blasonati nerazzurri.

Si saranno chiesti “ma noi, onesta working class della Premier League, che cazzo ci facciamo in zona UEFA? perdiamone un po’ e ritorniamo a metà classifica“. Solo così posso spiegarmi l’imprevedibile sconfitta per 1-0 contro il Chelsea capoclassifica.

L'immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

L’immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

MALE MA BENE (PER CHI CI CREDE…)

INTER-FIORENTINA 0-1

L’Inter perde una partita che poteva serenamente pareggiare, e forse anche vincere.

Però la perde e quindi c’è poco da dire. (Logica stringente, datemene atto…)

Certo, vedere Palacio non servire Icardi solo a porta ormai vuota è un colpo al cuore, chè il Trenza anche se cigolante ha di solito intelligenza calcistica sopraffina. Già più prevedibili invece gli abbonamenti a legni vari (Guarin tenta il gol fotocopia di Europa League ma prende il palo) ed eroi di ritorno (Neto ormai fuori rosa fa le uova togliendo tre-quattro palle che parevano già in buca).

I due allenatori devono fare severa autocritica: Montella non si accorge del KO di Tomovic ed esaurisce i cambi dovendosi giocare l’ultimo quarto d’ora in dieci (e poi addirittura in nove!), mentre il Mancio obbedisce ad un turn-over fisiologicamente inevitabile, ma dai risultati nefasti. Kovacic e Podolski fanno a gara a chi fa peggio (il tedesco era paradossalmente parso migliore a Cagliari, dove almeno i gol -pur sbagliati- li aveva quantomeno cercati) e i loro rimpiazzi entrano con un’oretta di ritardo.

Il primo tempo in effetti vede i nostri essere pericolosi solo con il succitato montante colpito dal Guaro, mentre la Fiorentina, pur non facendo molto, crea comunque un paio di pericoli dalle parti di Handanovic. Bravo il nostro portiere sulla punizia velenosa di Diamanti; esecrando invece nella ripresa quando respinge male un cross radente di Pasqual. Sulla respinta arriva Salah, lasciato solo dai nostri, ed il frittatone è servito…

Tempo e modo di rimediare ce ne sarebbe, e difatti le occasioni migliori le abbiamo da lì in poi, complice l’ingresso dello svizzero-kosovaro-tabbozzo. Shaqiri si conferma di talune spanne superiore – se non in altezza, in intensità e numero di giri. Diverse le palle che passano dai suoi piedi, sempre pericolose anche se, purtroppo, mai decisive.

Non va meglio con i colpi di testa, visto che prima Vidic e poi Palacio nel finale si vedono ricacciare in gola l’urlo liberatorio dal portiere viola e in odore (rectius puzza) di accordo con la Juve.

In un centrocampo più all’arrembaggio e meno ordinato del solito (altra prova delclinante anche per Brozovic), emergono vizi e virtù di Guarin. Il ragazzo, pur tra i migliori, ha alternato fasi di lodevole caparbietà ad altre di insensata insistenza, dribblando uomini su uomini invece che servire compagni meglio piazzati.

Ma non è il caso di sottilizzare, chè il colombiano è di gran lunga il più forte dei nostri in queste settimane.

Pensa un po’ a dove siamo arrivati…

Occorre quindi ripartire dalle buone cose fatte vedere, pur consci dell’ennesima occasione buttata al vento: battendo i Viola li avremmo quasi raggiunti (-1), riaprendo scenari di quarto posto e guadagnando in fiducia ed autostima. Come puntualmente accade da tre anni, invece, toppiamo l’ennesimo esame di maturità e siamo ricacciati nei bassifondi della colonna di sinistra, con l’impervia trasferta napoletana che si staglia all’orizzonte.

Concludo facendo notare che la Fiorentina non ci batteva a San Siro dal 2000 e che i nostri non vincono a Napoli dal 1996 (Galante di testa, sentita per radio, a momenti vado a sbattere su un tornante per Livigno…). Il problema è che noi interisti non abbiamo ancora capito come giocare al gioco dei “record che esistono proprio per essere battuti“.

LE ALTRE

Oltretutto, anche il Napoli esce sconfitto dall’ultimo turno, complice un Toro più che mai cazzuto. Ci aspetta quindi una trasferta con cazzimma nel Golfo. Il Milan raccoglie un brutto pareggio a Chievo mentre la Samp rimonta e batte l’Atalanta in quel di Bergamo. La Lazio passa facile a Sassuolo.

il Monday Night vede prima e seconda sfidarsi a Roma: tifo matto e disperatissimo per i lupacchiotti, consci che, pur vincendo, la rincorsa al primo posto resterebbe quasi impossibile.

E’ COMPLOTTO

Onestà vuole che, per quanto sentito, i nostri siano stati solo bonariamente rimbrottati per la sconfitta. Giuste le critiche al Mancio per la formazione iniziale, ma a parte quello è stato tutto un riconoscere le tante occasioni avute e comunque l’esistenza di una manovra generale che dà quasi l’impressione che la gente in campo sappia quel che deve fare.

Siccome però sono un paranoico rompicoglioni, la chicca la tiro fuori dalla Gazza di venerdì.

I foglietti che Mancini manda in campo ai suoi giocatori sono obiettivamente un’anomalia sui campi di calcio e si prestano a divertenti ironie e prese in giro. Guai a lamentarsi di ciò, e anzi la parodia del messaggio recapitato a Medel e Ranocchia nel Giovedì di Coppa è assai gustoso:

Fin qui tutto bene

Fin qui tutto bene

Trovare però questa immagine a pagina 5 della Gazza, dove cioè si commenta la partita, sa di presa per il culo! I lettori della rosea mi capiranno (o compatiranno, a seconda dei casi…): non l’hanno messa in penultima pagina, insieme alle vignette e ai tweet ironici della giornata.

No. L’hanno messa lì:

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

Senza nemmeno una didascalìa che spiegasse l’ovvio (e cioè che era -appunto- una simpatica battuta). “Io la metto lì, se poi sembra una presa per il culo, peggio per loro“.

WEST HAM

Brutta e inspiegabile la sconfitta interna col Crystal Palace: ne pigliamo tre e segniamo il “goal of the flag” quando loro son già in 10 uomini.

What a load of rubbish…

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo...

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo…

SEMPRE PIU’ DIFFICILE

CAGLIARI-INTER 1-2

Come dice il titolo, e come dicono al circo, riusciamo nell’impresa di giocare molto bene un primo tempo chiuso a reti bianche e a portare a casa la vittoria nella ripresa nonostante una difesa raccapricciante.

Terza vittoria di fila in campionato: roba che non si vedeva da due anni e passa…

Potrei anche chiuderla qui, facendovi contenti, chè quel che c’è da dire si riassume  giusto in trepparòle (“anche in due…. co…com… come ti viene!” cit. Turné). Invece insisto nel passeggiarvi sui testicoli coi tacchi a spillo, cercando invano di capire perchè la stessa squadra possa alternare brilli estemporanei… va beh questa ormai la sapete.
Il Mancio mi strappa applausi ancor prima del calcio di inizio, smentendo l’ennesimo “caso”, e facendo giocare Vidic al posto dell’impresentabile Ranocchia degli ultimi tempi. Altrochè “con me ha chiuso, non giocherà più“: fatemi cullare il sogno -infantile e inutile- che l’abbia fatto solo per smentire la stampa e svelare il complotto ai nostri danni.
Non è così, ma sarebbe bello.
Handanovic ha una zampa fuori posto quindi gioca Carrizo: caotico, poco ortodosso ma ugualmente efficace. Là davanti torna Kovacic ad assistere uno dei migliori Icardi della stagione ed un Podolski che fa tutto quello che può (“cioè nulla“) in questo momento di forma. Nella prima mezz’ora si divora due gol da bestemmia in chiesa, talmente clamorosi che il terzo errore pare quasi (quasi) scusabile.
Medel, Guarin e -in misura minore- Brozovic garantiscono sufficiente solidità e mobilità alla nostra mediana. Bravo ragazzo il fratello di Ajeje Brazorf, un po’ troppo frettolosamente definito il nuovo Modric e cacate varie.
Personalmente, ribadisco il mio illuminato parere:
è un Kuzmanovic più forte.
Il che, stanti gli ampi margini di miglioramento della squadrètta, è già qualcosa! Il ragazzo sa fare un po’ di tutto e anche piuttosto bene (Kuz fa tutto da 6–), quindi in questa Inter uno dei posti a centrocampo è suo di diritto.
Tornando alla partita, e detto di un primo tempo ben giocato e buttato nella latrina nella guisa di cui s’è detto, la ripresa inizia con il colpo da biliardo del croato decollizzato: Kovacic dà l’avvio all’azione e la conclude dopo un controllo in area di Icardi.
Umanamente comprensibile la sua esultanza a zittire i critici, e sintomatica la corsetta del Mancio verso il giocatore per festeggiarlo (rarissimo che sia un allenatore a correre verso il giocatore, a meno che non si voglia festeggiare gol importanti, importantissimi o -che si riveleranno- decisivi).
Come vedremo più avanti, ovviamente, la cosa non è minimamente presa in considerazione dagli attenti osservatori, che invece parlano di un Kovacic triste e inconsolabile.
Come già visto a Glasgow, però, i nostri staccano la spina e nun ce capiscono un cazzo. Entra il giovane Longo, satanasso della Primavera nerazzurra di qualche anno fa, e in naftalina da un buon quadrimestre passato in Sardegna, e pare Nordhal per come gioca. Cossu si ricorda di essere mezzo campione e quindi fa tutto bene salvo sparare alto solo davanti al portiere. I nostri difensori se la fanno addosso senza riuscire a mettere insieme due passaggi in fila.
In questo mi sento di dare qualche colpa al Mancio, che martella tutti i nostri con il mantra del “giochiamo la palla e non buttiamola via“: concetto nobile e financo condivisibile, quando non portato agli accessi. Personalmente, in quei casi un paio di rinvii alla cazzimperio sono più salutari di una tisana in una fredda notte di inverno.
Però non fa figo…
Morale, proprio nel momento in cui il nostro pannolone necessita di un urgente cambio, Medel (quello che è indegno di giocare, quello che nemmeno il peggior terzinaccio…) fa un passaggetto in verticale tanto semplice quanto illuminante: Icardi riceve, manda tutti al bar con una finta in sgummamento e piazza la biglia all’incrocio con sinistro a voragine.
L’esultanza è talmente brutta che preferivo la scena muta dell’ultima volta ma, insomma, non si può aver tutto nella vita.
Mandiamoli ad Amici va...

Mandiamoli ad Amici va…

Chiamandoci Inter, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.
Retrocediamo ancor di più, cagandoci in mano da soli; Longo non riesce tecnicamente a segnare il suo Primo Gol in Serie A solo perchè il suo tiro sbatte sul palo e poi sulla schiena di Carrizo, ma mi era bastato vederne il profilo efebico dalla panchina per bestemmiare tra me “Opporc… questo adesso entra e ce la mette sicuro!“.
E’ come se, quando la storia è così bella e particolare, la Dea Eupalla (vecchia bagascia, fatti i cazzi tuoi ogni tanto!) non resistesse alla tentazione di far esclamare a tutti “incredibile! proprio lui!” come degli automi Piccininiani.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla scellerata trasferta in terra di Scozia: secondo voi, un italo-svedese che ha passato l’infanzia in Africa, che è stato fermo un anno e mezzo per infortunio, che da piccolo stravedeva per lo Zlatan interista ed è stato allievo del Mancio al City, poteva forse esimersi dall’infilarci il sifulotto al minuto 93?
Claro que no.
Tornando all’ultima esibizione delle nostre rockstar preferite, il gol preso ovviamente galvanizza i sardi che ci credono -a ragione. Le occasioni non sono nitidissime, ma il pericolo è costante per gli ultimi 20 minuti di partita.
L’ingresso del Kuz e di Hernanes serve solo a quest’ultimo per avere ennesima riprova del periodo di sfigacosmica  che sta attraversando. La sabongia da fuoriarea è degna del miglior Stankovic: forte, tesa, precisa, pure troppo. Infatti sbatte sulla traversa e rimbalza a pochi centimetri dalla linea di porta, ma ancora saldamente in campo. Dodo addirittura lo consola, mentre l’ex laziale sorride mezzo sconsolato e mezzo contento per il triplice fischio finale.
Dopo il simpatico intermezzo di Europa League previsto giovedì, domenica ospiteremo la Fiorentina per l’ennesimo esame di maturità: per il campionato cambia poco, chè tanto terzi non ci arriviamo. Serve però far punti e guadagnare in autostima.
Hai detto niente…
LE ALTRE
Complice il rinvio del Derby di Genova (una storia di teloni e pioggia degna del peggior girone di interregionale…), per qualche ora raggiungiamo addirittura vette inesplorate per le nostre recenti abitudini: tipo sesti a soli 4 punti dalla Fiorentina.
Mentre la Juve regola l’Atalanta in rimonta, la Roma ha definitivamente deciso di abdicare a qualsiasi sogno di scudetto, e deve invece guardarsi le terga da un Napoli che pare solido e tosto nella rincorsa alla qualificazione diretta alla prossima Cèmpionz.

I cugini spezzano le reni al Cesena con un bel gol di Bonaventura e l’ennesimo mezzo rigore gentilmente offerto al 90′. L’altro mezzo rigore della giornata, questo, non solo non è stato dato, ma è stato giudicato fallo in attacco.

Tutto in proporzione, as usual.

E’ COMPLOTTO

Come accennato, l’Inter arriva a Cagliari col caso Vidic scoppiato nel culo di chi se l’è inventato e con Kovacic immusonito dalle troppe panchine (diciamocelo tra di noi… bravo sul gol, ma per il resto partita di pura decenza e nulla più…): ecco che il ditino davanti alla bocca dopo l’1-0 è parsa occasione troppo ghiotta per i mediaservi per farselo scappare.

Illuminante più del solito in questo caso la pelata di Max Nebuloni di Sky, che testualmente dice a Icardi nel dopo gara che nonostante il gol Kovacic non sembrava comunque felice, sembrava adombrato“.

E’ sempre la stessa storia: i giornalisti di Sky “battezzati” alle altre squadre sono di solito poco meno che ultrà al seguito dei propri idoli (vero Nosotti che chiami tutti per nome e nomignoli? “Pippo dice a Jack di stare più alto” ma lèvati…), i nostri invece sono i carugnin de l’uratori che fanno la spia.

Anche noi tifosi non ci facciamo mancare niente (e mi ci metto per primo): Ranocchia ha uno stato di forma difficilmente peggiorabile, ma si è visto che anche senza di lui i problemi non spariscono. Giovedì scorso, dopo il 3-3 dell’italo-afro-svedese-lungodegente avrei impalato il nostro Capitano pur senza colpe evidenti (sa far molto di peggio come sa Higuain) e non sono il solo.
Posto che sarebbe troppo chiedere una roba così, si potrebbe comunque trovare una via di mezzo nei nostri giudizi, almeno per evitare che i giornalisti diano come notizie di giornata le nostre querimonie mediatiche.
WEST HAM
Se è per questo la nostra difesa è in ottima compagnia: gli Hammers sperperano il doppio vantaggio a casa del Tottenham subendo uno stupido 2-1 e causando un rigore tanto netto quanto ingenuo a 10 secondi dalla fine del recupero.
Ulteriore beffa, il rigore è inizialmente parato dal nostro portiere, ma gli Spurs segnano su subitanea ribattuta.
Wankers…
14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

REBUS

BAGATELLE POLITICHE

So che l’attesa era palpabile e non ci dormivate la notte, così ho deciso di scrivere quel che penso di Sacchi e delle sue recenti dichiarazioni.

Scrivere spero possa chiarire anche a me come la penso, aldilà dell’idiosincrasia che ho sempre nutrito nei confronti di questo soggetto.

Se devo partire da un’analisi limitata alle sue esternazioni, mi trovo in gran parte d’accordo con Tommaso Pellizzari quando dice:

“se si ricoprono certi ruoli (o se si è comunque una persona di rilevanza pubblica) non è necessario essere razzisti per essere considerati inadatti. Basta esserlo sembrato, anche solo per un secondo. Il problema italiano è che questo concetto è diventato basilare all’estero, mentre da noi ha perso rilevanza per un malinteso senso di che cosa sia il politicamente corretto. Da noi è diventato sinonimo di buonismo ipocrita, mentre all’estero (ovviamente, là dove non si esagera) è il criterio adottato per assicurare rispetto a tutte le categorie sociali: con quel tanto, certo, di formalismo di facciata che l’essere personaggio pubblico richiede. E che è uno dei fondamenti della civiltà”.

Occorre secondo me mettersi d’accordo su cosa si intenda oggi per razzismo.

Nei decenni passati quel termine è stato utilizzato unicamente per bollare qualunque (s)ragionamento si ispirasse a questioni di superiorità della razza e idiozie simili.

Queste stronzate purtroppo non sono ancora scomparse, ma onestà impone di poterne certificare la sensibile diminuzione nel mondo di oggi.

Lo svilupparsi di una società multietnica ha senz’altro avuto un benefico effetto nell’aprire gli occhi a molti di quelli che evidentemente pensavano che persone con un colore della pelle diverso dal nostro vivessero sugli alberi o si nutrissero di bacche e cespugli.

Chiaro, un Calderoli al mondo lo troverai sempre e in ogni quartiere, a riprova che la deficienza (intesa proprio come mancanza, in questo caso di neuroni) abita anche a pochi isolati da noi.

In questo nuovo scenario globbbale si sono però fatti strada due diversi ragionamenti, che hanno al loro interno innegabili elementi di razzismo:

Il primo è quello sintetizzabile con l’ignoranza o la paura del diverso, ed è quello in cui personalmente faccio ricadere le elucubrazioni di Sacchi, ultimo iscritto all’affollatissimo club del “io non sono razzista, però“.

Onestamente, non ce lo vedo Sacchi coi baffetti arringare la folla propugnando la superiorità della razza ariana. Ciò premesso, è innegabile che il riferimento costante (chè il ragazzo mica ha iniziato ieri, vedi infra) ai troppi giocatori di colore, ai tanti stanieri che fin dal calcio giovanile rubano il posto ai nostri giovani virgulti, fino alla vergogna di essere italiano per i suddetti motivi, qualcosa senz’altro dicono.

Vogliamo chiamarlo protezionismo, nazionalismo, miopìa storica? You name it

Faccio presente che l’uscita è stata stroncata pressocchè unanimemente al di fuori dei patrii confini, a prescindere dalla credibilità del censore di turno.

Torno a citare Pellizzari:

Ci sono ruoli (e persone che li ricoprono) ai quali non è consentita la distinzione fondamentale fra essere e apparire qualcosa. Ad Arrigo Sacchi è capitata la stessa cosa successa al presidente della Federcalcio Tavecchio con la celebre frase su Optì Poba: non c’è dubbio che Tavecchio non sia razzista, ma la sua frase l’ha fatto sembrare tale. E questo conta. Il guaio è che in Italia sembra contare meno che nei Paesi ai quali ci piace credere di assomigliare, come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti: dove infatti le frasi di Tavecchio e Sacchi hanno scatenato un putiferio.

 Se poi guardo alle persone, ai colleghi o alle testate che hanno voluto difenderlo, e soprattutto al come ciò sia stato fatto, ho ancor meno dubbi a capire da che parte stare.

No, davvero: Bargiggia ce l’ha coi negretti perchè han ciulato il posto in squadra al figlio??

No, davvero: Ancelotti che mette una toppa che è peggio del buco, citando il capoccione per difendere il suo ex allenatore??

Buona parte dei difensori di Sacchi sono -guarda caso- legati al mondo rossonero e/o berlusconiano (chè Carletto è simpatico a tutti ma me la ricordo l’intervista in cui magnificava al figlio bambino le qualità di “quel signore lì alla tele“).

Buona parte dei difensori di Sacchi, insomma, la pensa come lui e non vede il problema, chè alla fine ragioniamo tutti per luoghi comuni, vecchi stereotipi (per fortuna passati) e poi in fin dei conti non volevamo mica offendere nessuno.

Ecco quindi il secondo ragionamento, forse nato in reazione del primo: i detrattori lo bollano come buonismo o come eccesso di politically correct, io invece lo ritengo sintomo di intelligenza, di saper vivere, se mi si passa la definizione.

Chiamiamolo senso di opportunità.

Ovvio che non possiamo crocifiggere un semplice cittadino che fa queste uscite, se il suo amatissimo ex-ex-ex-Presidente del Consiglio pestava merde diplomatiche simili...

Non si capisce, non si vuole capire quanto siano delicate ed importanti certe tematiche.

Qui siamo invece al “ma che cazzo vogliono? mica li ha chiamati “negri“! Che poi… non è mica colpa sua se sono neri, quindi di cosa stiamo parlando??“.

Un Bar Sport. Mal frequentato. Con tutto il rispetto per i tanti Bar Sport.

E ADESSO PARLIAMO DI COSE SERIE

Chè alla fine, tutto ‘sto delirio farneticante serve solo come preambolo per la vera ragione del mio astio verso l’Arrighe nazionale.

Ieri sera, per la prima volta, ho sentito fare la domanda che attendevo dal 1987: complice l’esternazione di cui si è detto e la concomitante ricorrenza del compleanno di Baggio Roberto, emblema del geniale fantasista poco inquadrabile negli schemi da lavagnetta e quindi incompatibile col sacchismo, le mie orecchie hanno sentito ergersi soave il dilemma:

Ma Arrigo Sacchi ha fatto bene o male al calcio?

Chi mi conosce sa come la penso. Sintetizzando in due righe: con quel popò di squadrone ha vinto poco (1 solo scudetto, 2 Coppe Campioni ai tempi dell’embargo inglese, con la nebbia di Belgrado e incontrando Steaua Bucarest e Benfica in finale. Taccio sull’Intercontinentale vinta al 458′ con autogol su punizia di ChiccoBubuEvani).

Ovunque sia andato, da lì in poi, ha raccolto briciole, Mondiale USA ’94 compreso.

Ma non è questo il punto. Sono un nerazzurro rancoroso e il mio è un fiero parere fazioso.

Il problema è che quest’uomo da vent’anni continua a citare il “suo” Milan quale unica pietra angolare e solo termine di paragone possibile per qualsivoglia squadra di pallone del globo terracqueo.

Episodicamente, e con malcelata falsa modestia, fa entrare nel suo cerchio magico l’Ajax di Cruyff e il Barcelona di Guardiola. Bontà sua.

Da più di vent’anni lui e i suoi sodali sparano minchiate sull’imprescindibilità del vivaio, sull’assoluta necessità di avere una base autoctona per vincere, addirittura sul fatto che tanti giocatori debbano venire dal bacino della città della squadra (sei di Cinisello? Eh eh eh… non vai bene!). Tutto meravigliosamente smentito dai fatti, nel senso che si può tranquillamente vincere anche in maniera diversa.

Oltretutto, qualcuno dovrebbe far presente a questi qui che tra quei tempi e i nostri ci sono ormai quasi trent’anni. Trent’anni nei quali il mondo, che piaccia o no, è cambiato.

E se non sono capaci, o se si ritengono così intelligenti da non dover perdere tempo per capire davvero come funziona il settore giovanile meglio gestito in Italia, è grave.

Non tanto per loro. Di loro chissefrega.

E’ grave, come al solito, che nessuno glielo faccia presente. Di più: li si difende, moltinemicimoltoonore.

Come scrissi nella nota con cui nel 2001 restituivo al mittente lo sgradito omaggio “Silvio Berlusconi: una storia italiana“:

il problema non sei tu: il problema è chi ci crede!

Vecchio ma sempre valido

Vecchio ma sempre valido

SCUSATE IL RITARDO

ATALANTA-INTER 1-4

Evidentemente ci voleva il Mancio per tornare a sbancare l’ostico stadio orobico.

Era il 2008 ed era periodo di grandi festeggiamenti in famiglia: la squadra simpatttica e (assai) vincente decise di allietare quel fine settimana con due gol e tre punti che si sarebbero rivelati preziosissimi per la conquista del tricolore numero 16 (Parma sotto la pioggia, per intendersi).

Da lì in poi solo mazzate, o pareggi scialbi, come solertemente ricordato dai vari media in settimana. La giornata di metà Febbraio ci restituisce invece una squadra capace di rifilare 4 gol, di conquistare la seconda vittoria di fila e di far intravedere con una certa costanza manovre e fraseggi sconosciuti a queste latitudini.

Tutto ciò grazie alla cura del giUoco da parte del Mancio, senza dubbio. Ma anche, se non soprattutto, allo stato di grazia di aluni singoli: su tutti Guarin.

Tanto per fugare subito qualsiasi accusa di incoerenza o di sindrome da carro-del-vincitore, confesso a voi fratelli che il primo pensiero dopo il sinistro a voragine che ci è valso il 2-1 è stato “Peccato che sia finito il mercato di Gennaio, se no era la volta giusta che lo vendevamo a 20 milioni!“.

Il colombiano aveva iniziato la giornata mariana procurandosi un sacrosanto rigore dopo nemmeno due minuti, che Shaqiri riusciva nell’impresa di realizzare pur tirando una ciofeca dagli 11 metri. Il colombiano è palesemente in palla in queste giornate, ed evidentemente la cura del Mister ne sta esaltando le qualità, minimizzandone i difetti -arcinoti, peraltro- di continuità e concentrazione.

Non mi illudo che il nostro si sia svitato il cranio, sostituendolo con un altro cervello (manovra che, anche fatta al buio, lo renderebbe migliore salvo sciagurate eccezioni…):

"A B qualcosa..."

“A B qualcosa…”

Continuo a pensare che il ragazzo tornerà presto a sbagliar passaggi in serie e colpire omini delle bibite al terzo anello coi suoi tiri, ma finchè dura quest’andazzo va sfruttato a più non posso!

Tornando alla partita, una volta in vantaggio, i nostri si sedevano su allori evidentemente acerbi, dando la possibilità ai colleghi di strisce di imbastire manovre vieppiù avvolgenti e in ultimo fatali. Pinilla per una volta ci graziava spedendo alto di sinistro da 1 metro, ma si rifaceva poi saltando in testa a Ranocchia (ahi ahi Ranocchietta…) e capocciando la sponda a favore del nano maledetto Maxi Moralez. JJ gli stava a debita distanza (forse per paura di calpestarlo), e il Frasquito piazzava la biglia in buca: pareggio e tutto da rifare.

Ecco però l’exploit che non ti aspetti, e che -personalmente- fai addirittura fatica a decifrare. Il tutto avviene in una manciata di secondi: già mi stupisco che il Guaro, presa palla sulla trequarti e accentratosi tra un nugulo di avversari, non la perda cianghettando il primo bergamasco che passa di lì e guadagnandosi in cartellino giallo. Quando poi vedo che si sposta la biglia sul sinistro e fa partire il tiro a voragine manco fosse Messi mi casca la mascella. La palla in fondo alla rete e il colombiano che esulta sono immagini confuse che il mio cervello fatica a introiettare…

Il commento -rigorosamente tènnico- è:

Machecazzodigolhafatto!?!?

Il secondo tempo è in realtà in discesa, complice la prematura e scellerata espulsione di Benalouane che ci consente di giocare in campo aperto. A metà ripresa chiudiamo i conti: prima ancora con Guarin che per par condicio spedisce in rete di destro, e poi con Palacio, esemplificazione vivente della frase fatta “quando ti gira bene segni anche se ti tirano addosso“. Son contento per lui, lontano anni luce dai fasti delle scorse stagioni ma sempre disponibile al culo quadro in campo.

Sunteggiando come il miglior Ennio Vitanza, la squadrètta pare aver acquisito una miglior fisionomia con il rombo di centrocampo, con il brutto-e-cattivo Medel nelle vesti di miocuggino e gli altri liberi di inventare e tirare in porta. Rispetto a qualche mese fa il problema principale pare essersi spostato in difesa, reparto sempre più simile alla Fanta: non è buona ma è tanta. Abbondiamo di onesti rincalzi e promesse mai pienamente mantenute, ma l’unico -ex?- grande giocatore è fisso in panchina (Vidic), a tutto vantaggio della strana coppia JJ-Ranocchietta, evidentemente non all’altezza della nostra tradizione.

Ripeto per l’ennesima volta: il problema è capire cosa si vuol far da grandi. Se vogliamo far finta di tornare a essere uno squadrone, lì dietro serve un centrale coi controcoglioni. Se vogliamo continuare a gioire stupiti per due vittorie di fila, i due succitati van più che bene.

Stesso discorso si applica ai terzini: Santon-Dodò-D’Ambrosio-Nagatiello più la buonanima di Jonathan sommano addendi diversi per arrivare allo stesso risultato di buona sufficienza e nulla più.

Vedasi la chiusa sconsolata sui nostri “progetti per il futuro” appena vergata.

Uno scrittore di minchiate appena più ottimista di me potrebbe scorgere nelle ultime due vittorie quella ventata di aria fresca che pareva accarezzarci la faccia dopo i pareggi con Juve e Lazio a cavallo di Natale. Conscio della bonaccia stagnante che è seguita all’illusione appena accennata, guardo invece coi piedi di piombo alla doppia trasferta in terre solitamente assai ventose (Scozia e Sardegna) e che potrebbero dire di più sul nostro stato psico-fisico.

 

LE ALTRE

Raggiungiamo addirittura il Toro, sfiorando deretani siculi e genovesi in classifica e lasciandoci alle spalle i cugini, che restano impigliati -anche loro- nelle fitte trame dell’ottimo Empoli, nel quale il maledettissimo Maccarone per una volta segna non a noi ma ai suoi adorati ex-ex-compagni, chè il ragazzo ha fatto tutta la trafila delle giovanili ed è ovviamente tifoso-rossonero-fin-da-bambino. Superpippa tarantolato si agita che è un piacere, e i fischi dello sparuto pubblico presente allo scempio non fanno altro che rendere più piacevole il pranzo domenicale.

Giornata di calma anche là in cima, dove Juve e Roma impattano contro Cesena e Parma. Sempre meglio del Napoli che rimedia 3 fischioni a Palermo.

Siccome non lo dirà nessuno, faccio notare che il primo gol del Cesena nasce da una palla persa dal-prossimo-pallone-d’oro-Pirlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ammetto di non aver seguito molto il chiacchiericcio mediatico post-gara, ma “esco” dal cilindro una servilissima chicca della Gazza in settimana.

Avevo già ricordato della splendida figura dei cugini al Torneo di Viareggio che -incidentalmente- si conclude ancora una volta con l’Inter in finale (ma-loro-son-pieni-di-stranieri-e-non-vale). Evidentemente l’uscita involontariamente comica di Filippo Galli non era stata sufficiente, e quindi ci ha pensato la Rosea a dar man forte e capovolgere la realtà.

Riassumendo:

chi gioca a calcio col lancio lungo gli puzzano i piedi.

Da noi al Milan è vietato perchè noi “proponiamo gioco”.

 

Torniamo a casa con 2 sconfitte nel girone, ma proponiamo gioco.

Contenti voi…

 

WEST HAM

Bruttissima trasferta a Birmingham per il 5° turno di FA Cup: la sconfitta per 4-0 è il meno, visto che il viaggio è costato la vita a tre Hammers in un incidente d’auto.

ohlamadonna!

ohlamadonna!

 

DI ROMBI E ALTRE FIGUR(ACC)E GEOMETRICHE

INTER-PALERMO 3-0

Posto che parlare di normalità a proposito dei nostri amati nerazzurri è arduo, possiamo almeno dire che la partita è stata ben giocata, limitando le vaccate a livelli per noi fisiologici.

Non mi illudo di aver trovato in JJ e Ranocchietta una coppia di centrali affidabile, nè di poter rivedere a cadenza settimanale la preziosa animalanza mostrata da Guarin. In tempi di magra, mi contento della convincente prestazioncella e mi crogiuolo nella gioia ormai un po’ impolverata della vittoria.

Checchè ne dica il Mister -giustamente criticato da Boban, come vedremo- non è solo questione di mentalità e atteggiamento. Il fatto è che tre centrocampisti coprono più di due: ecco allora che Medel, Brozovic e Guarin riescono a garantire piede, gamba e testa, proteggendo l’asilo Mariuccia lì dietro e supportando Shaqiri, Palacio e Icardi in avanti.

Immagino che gli incoraggianti risultati faranno insistere il Mancio sulla strada tracciata, chè alla fine il rombo è sempre gradito a tutti noi ometti, come ci ricorda il fine pensatore dei nostri tempi:

Eeehh...

Eeehh…

Lasciando perdere lo Schoperauer del ventunesimo secolo, e tornando a parlar di pallone, assistiamo a un match che, onestamente, poco ha in comune con le ultime esibizioni dei nostri.

Ribadisco il mio appoggio alla tesi portata avanti dal Mancio, sintetizzabile con “abbiam giocato come le altre volte, oggi è andata solo meglio a livello di fortuna“. Questo è il disco che deve metter su anche per dare morale alla squadra. Detto tra noi, però, abbiam tirato in porta più contro il Palermo che nell’ultimo mese: sinceramente 3 gol, due legni e un paio di altre occasionissime non le ricordo da mesi e mesi…

Dietro, tralasciando lo psicodramma di Ranocchia in Coppa Italia, restiamo una palafitta che poggia nel fango: il Capitano e il suo fido scudiero JJ sono due buoni difensori, ma nessuno dei due ha la bravura e/o il carisma per tenere in mano tutto il reparto. Resto convinto che Vidic potrebbe e dovrebbe essere impiegato più spesso (se non sempre), nella -vana- speranza che ai due possa essere trasmessa per osmosi qualche dose di testosterone e fosforo e, se non altro, con la certezza di avere un bagaglio di esperienza che limiterebbe minchiate tipo quella vista nel secondo tempo e finalizzata inopinatamente in curva da Dybala.

Icardi lo vedo sempre più simile a Bobone Vieri, sia nelle movenze che nell’intelletto. Non ho ancora deciso se gridare “E’ COMPLOTTO” quando sento le puntute critiche alla sua scarsa partecipazione alla manovra (chè Inzaghi e Trezeguet bastava che la buttassero dentro e a tutti andava bene così…), ma è innegabile che questo qui abbia talento nel mettere in buca quasi ogni palla che si trovi a passare dalle sue parti.

Se a ciò aggiungiamo un certo interesse del suddetto per l’aspetto gossipparo ed un -forse conseguente- intelletto non raffinatissimo, ecco che le similitudini tra Maurito e il tosco-australiano si fanno evidenti.

Intendiamoci: la cosa per me è solo positiva, chè a me mi frega solo che il centravantone la butti in goal, tutto il resto è bla-bla-bla. Sarò un cuore d’oro, ma io a Bobone ci ho voluto tanto bene per i 100 e passa fischioni fatti in 6 anni, anche se non son serviti a niente, anche se poi è finito tutto a carte bollate, anche se poi è andato al Milan…

Tornando ai nostri, riusciamo addirittura a raggiungere il Milan e a fare capolino nella colonna di sinistra della classifica.

Come diceva il sommo: “squadrone, scudetto!

 

LE ALTRE

La Juve vince come prevedibile contro i cugini, e altrettanto fanno Roma e Napoli. Pari tra Samp e Sassuolo, in attesa di Lazio e Genoa impegnate stasera nel posticipo. Anche Toro e Viola portano a casa i tre punti che li fanno restare nei quartieri alti della classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Cerco di andare con ordine, lasciando la parte più spassosa in fondo.

Parlando di strisce nerazzurre, insisto nel far notare la pervicace attenzione data alla (non) partecipazione al giUoco da parte di Icardi, tanto per chiarire che evidentemente non basta fare un gol ogni ora e mezza giocata, se la tua maglia è quella lì…

La sola cosa che mi fa desistere dallo strapparmi le vesti e gridare all’ennesimo episodio di Prostituzione Intellectuale è un frase detta da Ciro Ferrara, tra l’altro ex allenatore di Icardi: alla domanda fatta dopo un buon quarto d’ora di bombardamento nemmeno troppo chirurgico contro l’argentino e riassumibile con “ma è poi così importante che un centravanti partecipi alla manovra se ogni volta che tocca palla fa gol?“, Ciro ‘a Papà dice che una volta non sarebbe importato niente, ma nel calcio di oggi anche i numeri 9 devono lavorare per la squadra.

Ecco, io a uno che si fa tatuare sul braccio il numero sbagliato di scudetti vinti darei torto per definizione; eppure la cosa mi ha fatto pensare. Non che Superpippa o Trezeguet abbiano smesso di giocare da decenni, ma forse davvero il ruolo è cambiato. Detto questo, come direbbe il sciur Ambroeus sorseggiando un grigioverde di prima mattina, inschì aveghen di problemi!

Per la prima volta sono invece in disaccordo con Boban, che continua a considerare Medel una sorta di roito calcistico, indegno di giocare nell’Inter. Ahimé, caro Zorro, tutto va visto in prospettiva (giuro che non è una battuta contro Galliani!): degni del prestigio e del blasone dell’Inter in rosa ne abbiam proprio pochini… Se invece parliamo di questa Inter, allora a mio parere il cileno ci può stare e anche bene. Lui ritiene il paragone con Gattuso assolutamente improponibile; io continuo a sostenere che il nostro non è inferiore a Ringhio, e che casomai è il resto della mediana a non essere all’altezza dei vari Seedorf, Pirlo e Kakà. Ma di tutto ciò il colpevole non può essere il grintoso trottolino cileno.

Cosa mi tocca dire…

Avendoci girato intorno abbastanza, mi concentro ora sullo scontro tra i due mali assoluti del calcio. Per fortuna, a ‘sto giro, c’è stato dell’altro oltre alla solita stucchevole rivisitazione della “sana e sportivissima rivalità tra i due club che hanno scritto la storia degli ultimi decenni del calcio italiano“.

Oltre a notare il consueto assordante silenzio sulle malefatte combinate da queste due associazioni (a delinquere?) sportive, con coppe e scudetti arraffati come se non ci fosse un domani, questa volta assistiamo a un godibilissimo teatrino messo su da Milanello Bianco. Galliani, che mai è stato Dottore ma che così viene ossequiosamente chiamato da tutti in quel mondo fatato, con la sua geniale e provocatoria uscita, fa scaturire dubbi anche sul Diploma da Geometra, dimostrando di non conoscere l’elementare principio della prospettiva:

Esiste il "licenziamento per eccessiva figura di merda"?

Esiste il “licenziamento per eccessiva figura di merda”?

I meme in rete sono troppo spassosi perchè sia io a perculare questa esecranda figura del calcio italiano: dico solo che il succitato biasimevole figuro mi ha costretto ad essere d’accordo con la Juve e la sua puntuta replica.

Non che in settimana i diversamente milanesi si siano distinti in Fair Play e maturità. Dopo l’ennesima figuraccia del suo settore giovanile, eliminato dal girone del Torneo di Viareggio con due sconfitte nelle prime due partite, ecco Filippo Galli (tu quoque … sei una brava persona, perchè ti presti a queste sceneggiate?) ammonire il globo terraqueo del concreto rischio di non vedere più il Milan partecipare a questo Torneo, perchè (cito testulamente) …Non possiamo venire a giocare su questi terreni. Per noi che proponiamo gioco è assurdo, ma credo anche per il movimento giovanile calcistico italiano. Se vogliamo fare settore giovanile è impossibile farlo qui, dove abbiamo affrontato una squadra che giocava sulla palla lunga e basta. Se vogliamo davvero bene al nostro calcio e parlo della tutela delle squadre che devono avere quando propongono gioco…”.

In sintesi: loro non possono perdere perchè loro “propongono gioco“. Se avesse detto “giUoco” sarebbe stato perfetto.

Vittime del Sacchismo, unti dal Signore…

Corti-umili-intensi and proud of it!

 

WEST HAM

Ad Upton Park arriva il Manchester United e gli teniamo testa sfiorando il colpaccio: finisce 1-1 con pareggio loro al 92′ con tiro della disperazione. Peccato!

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni. Spogliatoio spaccato. Crisi Inter. Dov'è la Società?

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni.
Spogliatoio spaccato.
Crisi Inter.
Dov’è la Società?