PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

IMPRECAZIONI A PIOGGIA

INTER-TORINO 0-1

…Che è poi un modo più diplomatico e meno sensazionalistico di titolare “Cristi e Madonne”.

C’è modo e modo… il concetto resta quello (Cit. Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941 -citazione nella citazione).

Rinfoderiamo per l’ennesima volta il pistolino barzotto, esito dell’ennesima settimana a fingerci la grande che fummo, con titoloni palesemente fuorvianti e nuovi acquisti dai nomi che evocano curiose assonanze; ci rituffiamo nel nostro campionato da tranquilla mezza classifica, perdendo una partita che avremmo meritato di pareggiare ma assolutamente non di vincere.

In termini di punti cambia pochino. A livello morale la tranvata è ciclopica.

Siam sempre lì: nella giornata in cui si potevano recuperare punti su Fiorentina, Milan, Sampdoria  e Genoa e alimentare così la fascinosa bugìa per cui “il terzo posto è ancora lì alla nostra portata“, incespichiamo in una partita che, l’avesse fatta Mazzarri, sarebbe stato scotennato seduta stante, con uno sterile possesso palla che sfiora il 70% e che fa rifulgere ancor di più la sapienza calcistica di Mr Ventura. Il compagno di vacanza ci fa fare esattamente quel che vuole lui, ossia tener palla senza costrutto fino ai loro 30 metri, e poi sbattere contro le corna del Toro e ripartire dal via.

Facciamo finta di giocare per la prima mezz’ora, arrivando perfino a tirare in porta un paio di volte -per occasioni da gol degne di tal nome, si prega di ripassare.

Se vogliamo, la partita non è diversissima da quella infrasettimanale contro la Samp: in Coppa Italia i blucerchiati erano riusciti a beneficiare della prematura ed affrettata espulsione del loro difensore, asserragliandosi in 10 nella loro trequarti e facendo muro contri i nostri attacchi, più o meno come accaduto con i granata-in-maglia-bianca. Ecco però che, là dove il tacco teutonico di Podolski e il sinistro tabbozzo di Shaqiri avevano fatto saltare il lucchetto della partita, qui si sia visto un Kovacic in versione bimbo-perso-ai-giardinetti, un Icardi ancor più avulso del solito dalla manovra e un Palacio ormai consolidato nel triste ruolo di vecchia gloria.

Se a ciò aggiungiamo gli accidiosi commenti di certa stampa (vabbé…pure io che piglio notizie da Il Giornale…) sui nuovi arrivi Shaq e Poldi, il nostro attacco è affilato e puntuto come un profiterole…

La beffa finale di Moretti, 4 gol in Serie A, di cui 2 a noi, non ci permette nemmeno di recitare la consolante frasetta mandata a memoria dopo l’obbrobrio di Empoli: “quando non puoi vincere, non devi perdere“.

Arrivo addirittura a darmi la colpa per aver visto la partita con il commento di Scarpini (cosa che non succedeva dalla sconfitta interna con l’Atalanta dell’anno scorso, anche lì con intrusione anale nei secondi finali). D’altra parte cercate di capirmi: il commento tecnico di Carletto Muraro è soporifero come e più dei Gran Premi raccontati da Poltronieri, quindi mi illudevo di potermi consolare con le urla di Robertone nostro.

L’urlaccio l’ho invece tirato io, facendo spaventare la creatura che mi sedeva di fianco, e facendo seguire il grido di dolore da epiteti non esattamente oxfordiani all’indirizzo dei nostri. , come si dice in questi casi, certe cose meglio che le senta da me che da qualcun altro…

LE ALTRE

Detto che un punto in due partite è stato sufficiente ai nostri per agganciare il Milan, sconfitto a Roma dalla Lazio dopo essere stato in vantaggio, non perdo nemmeno tempo a rimuginare su possibili tabelle e rincorse. Gli aquilotti e il Napoli paiono i più attrezzati per quella corsa al terzo posto che, diciamocelo, ci può vedere solo spettatori interessati.

Per il resto, la Juve fa capire a tutti cosa voglia dire avere i campioni in squadra. Il Chievo la stava imbrigliando e non poco, fjnchè il fratellino di Grace Jones (alias Pogba) l’ha toccata piano all’angolino e i problemi sono spariti. Alla faccia del giUoco collettivo e dell’umilté. Di contro, la Roma non va oltre il pari a Firenze e il solco con i bianconeri si allarga di altri due punti: roba brutta…

E’ COMPLOTTO

Posto che nessun sano di mente potrebbe recriminare sulle sacrosante critiche piovute sull’Inter dopo la minuscola prestazione di domenica, mi soffermo solo un poco sul tenore di certi commenti, chè alla base di tutto dovrebbe comunque esserci il rispetto.

Ho già accennato più volte alla malcelata antipatia di Repubblica nei nostri confronti, e devo dire che il pezzo di Andrea Sorrentino mi dà ancora una volta ragione: la critica, come già detto è sacrosanta e purtroppo più che motivata. Però, una frase come “ennesima sconfitta davanti all’uomo di Jakarta, purtroppo per lui abbonato a certi spettacolini casalinghi“, con quel diminutivo che sa tanto di presa per il culo, se la poteva evitare.

Certo, nulla a che vedere con il Giornale, che raggiunge vette di competenza ed eleganza, sfiorando addirittura la fisiognomica per spiegare i difetti dell’Inter.

In realtà, i (non) risultati della squadra stanno faticosamente piegando la critica all’oggettiva constatazione del nostro niente. Non voglio fare il Cassandro di me stesso, nè tantomeno incensarmi, ma è quel che dico da mo’:

Benissimo il Mancio, ma poi in campo ci va Kuzmanovic.

Abbiamo bisogno come il pane di qualche penna adorante, e ci fa bene anche solo l’accostare campioni veri come Yaya Touré ai nostri colori. Al momento, però, andiamo avanti a pagherò e a prestiti con obbligo di riscatto a cinque sponde con rinterzo effettato e carambola reale, il tutto sperando che il castello precario regga, chè altrimenti saran cazzi, nonostante un Thohir in versione pompiere a spegnere gli allarmi.

WEST HAM

Mettiamola così: NOI siamo ancora in FA Cup. Altri se devono giocare al replay match contro il Cambridge (vero Van Gaal?), altri ancora sono già a guardarsela in poltrona (Chelsea, Man City, Southampton…). Up the Irons!

... In effetti bello non è.

… In effetti bello non è.

WOODEN CHICK

EMPOLI-INTER 0-0

È così e lo sappiamo da mo’: la nostra squadra è quella che tecnicamente viene definita figa di legno…

Dopo un paio di prestazioni credibili e convincenti (te-la-faccio-vedere), i nostri ritornano agli usuali squallori (non-te-la-do), facendo raffreddare gli spiriti tiepidi che iniziavano a smuoversi sotto il rigor mortis.

Ho avuto la fortuna di passare il weekend altrove e –mannaggialapupazza– mi sono perso lo show del Castellani, ma tre decenni abbondanti a seguire le strisce neroblù nei grandi salotti del calcio mondiale così come nelle peggiori stamberghe di fanculalla di sotto, mi danno la chiara e netta impressione dello spettacolo offerto.

Non potendomi quindi dilungare sulla minuscola prestazione, non mi resta che ribadire alcune considerazioni sul calcio odierno, non necessariamente limitate ai nerazzurri.

1) Prima perla di saggezza, in pieno Catalano-style: il Campionato lo vince chi è continuo.

Grazialcazzo, diranno i miei venticinque lettori: però è la verità. Guardate la pur valida Roma, che sta facendo un percorso simile al nostro (c’hanno venti punti più di noi, ma sta’ a guarda’ er capello!): ogni volta che hanno la possibilità di piazzare l’allungo decisivo, e guardacaso spesso con squadre non proprio irresistibili, steccano l’acuto e lasciano scappare la concorrente. Noi, a qualche pianerottolo di distanza, ci confermiamo nella mediocrità diffusa di questa Serie A, scivolando sulla periodica buccia di banana prima del possibile grande salto.

2) Altro luogo comune ma vero: il nostro Campionato è medio. Non mediocre, ma medio sì. Tolte Juve e in parte Roma, le altre da anni ormai sono in un caotico girone dantesco da cui a turno una si stacca “dalla cintola in su”, ma giusto il tempo per prendere una boccata d’aria e poi essere risucchiata dalla suddetta melma mediocre. In questo contesto, non esattamente bucolico, non sono tanto i 7 punti che ci separano dal 3° posto a essere un problema, quanto la mezza dozzina di squadre tra noi e quell’atollo di salvataggio chiamato “preliminare-di-cèmpionz.

3) Mentre un’altra settimana è passata senza che nessuno dei nostri abbia lasciato le placide lande di Appiano Gentile (Osvaldo, M’Vila, Khrin just to name a few), diventa ancor più complicato ipotizzare l’arrivo del centrocampista centrale di lotta e di governo. Prova ne è la recente dichiarazione del Mancio che ipotizza un nuovo (ennesimo!) ruolo per Kovacic: proprio quello di regista, che fin dal suo arrivo tutti si erano affrettati a scartare, ma che adesso viene riconsiderata, forse per mancanza di alternative credibili.

 

LE ALTRE

Il Napoli piazza il colpaccio battendo la Lazio a Roma e la Fiorentina sgraffigna tre punti corsari col Chievo. Bene la Samp. E su questi perdiamo 2 punti. Agganciamo invece i cugini, battuti in casa dall’Atalanta, squadra seria e imparziale che fa il mazzo a entrambe le milanesi senza guardare in faccia nessuno…

Godibilissimi i processi alla squadra, a Inzaghi e soprattutto alla dirigenza, segno dei tempi che cambiano. Intendiamoci, tempi non solo calcistici, chè anche negli anni addietro di stagioni marroni i rossoneri ne hanno avute. Parlo di tempi mediatici, se volete anche politici, viste le persone di cui si parla.

Morale: mai avevo sentito attacchi e critiche così nette e precise da parte degli addetti ai lavori. Ecco alcuni stralci, tanto condivisibili quanto gradevoli:

Marianella (Sky): “Hanno sbagliato tutto

L’Immenso Boban:”Assurdi

Marani (Guerin Sportivo): “Più realisti i tifosi della Società

Si badi bene: Inzaghi è il meno colpevole e lo sostengo anch’io. Fatta la tara del mio odio calcistico per il personaggio, vive una situazione non dissimile da quella di Mazzarri: ha una squadra scarsa, questa la verità, che però la meravigliuosa dirigenza continua a spacciare come inferiore a pochissime altre e assolutamente in grado di raggiungere quel terzo posto che garantirebbe la Champions-che-è-nel-nostro-DNA.

Il Geometra e la Grande Famiglia continuano a parlare per tormentoni e slogan pubblicitari. Niente di nuovo. Solo che (con qualche anno di ritardo) ora paiono accorgersene tutti.

 

E’ COMPLOTTO

Ma ovviamente c’è ciccia anche per i nostri!

Alla Gazza non par vero di fare titoli scontatissimi come questo:

Artisiti del titolo

Puntuta e cacacazzi l’aggiunta di quel “neppure“, come a spargere sale sulla ferita aperta, come a dire “per voi non c’è speranza, se non vi salva nemmeno il nanerottolo tabbozzo“.

Scontata e già sentita mille volte poi la citazione storpiata del libro di Carlo Levi: il bello è che son proprio loro il giorno dopo a percularsi da soli pensando di sfottere altri:

Un solenne giornale radio della mezzanotte. «L?Inter si è fermata a Empoli». Gesù a Eboli ci era arrivato“.

Laudisa poi risce a far sentire in colpa l’Inter perchè paga troppo poco Icardi, motivo per cui l’aumento proposto è ritenuto inaccettabile dall’entourage del giocatore.

Ora, posto che il contratto del ragazzo scade nel 2017, siamo alle solite: Moratti era uno spendaccione e regalava milioni a tutti, esecrando!

La nuova dirigenza ci va coi piedi di piombo e la solfa è “eh ma così poi questi se ne vanno, non vai bene!

 

WEST HAM

Qui almeno solo buone notizie: 3 gol rifilati all’Hull City e successo meritato per i nostri. Siamo sesti, mi pare, sempre davanti al Liverpool che andremo a visitare nel weekend…

Anche solo 20 minuti... Anche vestito così... Già andrebbe bene

Anche solo 20 minuti…
Anche vestito così…
Già andrebbe bene

 

CALCIOMERCATO ED ALTRI DUBBI ESISTENZIALI

Proposito per l’anno nuovo: fare chiarezza e spazzare via i dubbi.

Ecco il modo migliore per incasinare ancor di più le cose.

Va beh, ci si prova.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Il Calciomercato dei ragazzi inizia di fatto a metà Novembre con l’esonero di Mazzarri e l’arrivo del Mancio. Dovrei conoscerla la squadra, e dovrei sapere che prima o poi il momento del cambio-panchina-gira-la-ruota-compra-una-vocale arriva, anche se ogni volta mi struggo e me ne scandalizzo.

Non essendo però solito zompare sul carro dei vincitori, mi limito a gioire senza vergogna per le innegabili migliorìe apportate dal Mister con la sciarpetta. Al tempo stesso, però, constato un cambio di strategia radicale da parte della società, che mi pare preoccupante per lo meno dal punto di vista della coerenza.

Siamo, se mi si passa il paragone blasfemo, anche se non so per chi lo sia di più, nella situazione dell’Italia durante in Governo Monti: lì il Professore imboccò con grigia sicurezza la strada del rigore, dei tagli e del lacrime-e-sangue, esattamente come Thohir aveva fatto intendere nei primi 12 mesi della sua gestione. Solo così si può spiegare la conferma di Mazzarri e del suo concetto calcistico.

Di fatto, si prende coscienza di essere diventati una neo-provinciale e si cerca di risalire passo dopo passo.

Non rinnego il ragionamento in sè, che mi vedeva concorde sul concetto di neo-provinciale (visti gli squallidi risultati sportivi) e che continuo a ritenere condivisibile sulle possibilità di risalita vista la scarsa qualità del nostro Campionato (dellaserie: “facciam cagare ma gli altri non sono messi molto meglio. Basta poco che ce vo’“).

Posto che l’obiettivo unico e irrinunciabile per sopravvivere a certi livelli è quello di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, confermare il Miste’ e comprargli due o tre rinforzi per il suo calcio mi pareva logico e coerente con il Masterplan testè enunciato.

Ecco quindi arrivare laterali di spinta (Dodò), cagnacci a centrocampo (Medel, M’Vila) e punte a supporto (Osvaldo) a prezzi contenuti. Ecco rimanere i pochi-ma-buoni in rosa (Handanovic, Kovacic e Icardi). Ecco una squadra sulla carta più forte di quella che l’anno prima è finita quinta.

E’ chiaro che alla prova dei fatti qualcosa non ha funzionato: se tra Torino, Palermo, Cagliari, Parma e Verona raccogli solo 3 punti, le prospettive cambiano, e la credibilità dell’allenatore agli occhi della Dirigenza scema ai minimi storici.

Se consieriamo che poi s’è anche messo a piovere… (cit. nefasta)

Ecco allora lo spariglione totale, che ci ha riconsegnati alla dimensione di Squadra Simpatttica a me così poco cara ma evidentemente irresistibile per i nostri cromosomi.

La metafora potrebbe essere questa: ci siam messi in corsia di sorpasso per superare il Pandino 750 verde acqua che viaggia a 40 km/h (quanto li odio i vecchi Pandini!), ma una volta iniziato il sorpasso ci accorgiamo di avere il motore che batte in testa e un TIR che arriva in direzione opposta. A quel punto o rientri e ti accodi paziente e rassegnato al Pandino della minchia, o scali in seconda e piazzi l’accelerata sperando di rientrare in corsia prima del frontale.

...sperando che l'epilogo non sia questo...

…sperando che l’epilogo non sia questo…

A voi il compito di accoppiare i protagonisti della vicenda con la favoletta da CCISS-viaggiare-informati.

E’ innegabile che il Mancio abbia rivoltato l’ambiente come un pedalino.

“Noi non siamo una provinciale, seppur con un glorioso passato e con ampi margini di miglioramento.

Cazzo, noi siamo l’Inter!”

Quindi, non rompete le balle che non ci sono soldi, inventiamoci qualche stratagemma per portarne subito un paio di quelli bravi da queste parti“. Queste, più o meno, devono essere state le parole del Mancio al momento della firma del contratto.

CHE AL MERCATO MIO PADRE COMPRO’

Qui però scattano le salutari differenze con la precedente gestione e cioè: detto/fatto!

Nella prima settimana di mercato i due esterni agognati da Mancini sono già abili e arruolati, nonostante il (presumibile) primo obiettivo sia sfumato “perchè lui -Cerci- voleva solo il Milan“. E’ impietoso il confronto con i recenti mercati di riparazione (e non solo): là dove arrivavano fuoriclasse del calibro di Rocchi e Schelotto, ora ecco un campione del mondo (Podolski) e un primissimo rincalzo dell’ultima squadra ad aver fatto un triplete (Shaqiri).

Ecco il cambio di marcia, ecco il tentativo di sorpasso a rischio frontale-col-TIR. I nostri stanno comprando quel che serve, subito e a debito, puntando probabilemente sulla saggezza popolare meneghina, che dice chè a paga’ e a muri’ ghè semper temp…

Si è capito che aumentare i ricavi col merhcandising e gli sponsor è cosa buona e giusta, ma non succede dall’oggi al domani. E soprattutto, che vendi bene un prodotto vendibile (e quindi una squadra in Champions), non il pallido ricordo della squadra che fu.

Thohir può non capire molto di calcio (probabile), ma è uomo di mondo e di affari, e questo l’ha capito in fretta.

Abbiamo cambiato gioco, quindi: non più tagli e spending review, ma aiuti alle famiglie e alle imprese e Banca Centrale che stampa moneta.

Praticamente: da Mario Monti a Tsipras in due mosse.

Celebrati come giusto gli arrivi dei due esterni di attacco, è ora di sfoltire un po’ la rosa, anche per raggranellare qualche milioncino.

Personalmente sarei più che disposto a giubilare carneadi e chiaviche quali M’Vila, Khrin, Mbaye (bravino ma chiuso da tanti esterni), Jonathan (non ho capito se è ancora rotto, ma in ogni caso di terzino brasileiro tutto attacco e niente cervello ne basta uno, e Dodò è più giovane). C’è anche il rischio di guadagnar due soldi…

Nonostante le ultime uscite positive, continuo a pensare che Guarin sia un danno più che una risorsa, e approfitterei dei “brilli estemporanei” (cit.) mostrati recentemente per dargli una bella spolveratina e piazzarlo in vetrina in attesa del miglior offerente.

Discorso inverso invece per il Kuz che (guarda cosa mi tocca scrivere) si rivela secondo me un utile rincalzo lì in mezzo. La qualità del nostro centrocampo è tale per cui lui è quel che più si avvicina a un regista, e quindi va tenuto nonostante sia lento, legnoso e brutto come il peccato.

Rimanendo in quella zona di campo, metto my two cents per implorare il Mancio di non segare definitivamente Hernanes. Il ragazzo ha piede, testa e gamba per giocare sia a metacampo che davanti, e solo questo (unito ai 20 bomboloni spesi 12 mesi fa) dovrebbe bastare a tenerlo stretto.

Arrivo a dire che spero che non si concretizzino le trattative con Lucas Leiva o Thiago Motta (che verrebbe qui solo per infortunarsi meglio…): loro sì che sono centrocampisti patentati, ma con uno di loro titolare, Hernanes l’avresti perso del tutto, arrivando ad utilizzarlo come rincalzo del primo che si fa male.

Rimaniamo così, piazziamo il Profeta accanto a Medel, alterniamo davanti Icardi, Palacio, Podolski, Shaqiri e Kovacic. Alle brutte, Hernanes fa il trequartista e il Kuz ne prende il posto. Arriviamo in Champions così e poi a Luglio riparliamo di centrocampisti.

Infine, l’attacco: Osvaldo credo andrà via, o comunque non rientrerà in rosa. Se conosco i miei polli, il Mancio ha un Ego inferiore solo a quello di Mou e una sceneggiata così non gliela perdona. Nemmeno Gionnidèpp è uno che scherza a livello di umiltà, e quindi non ce lo vedo a strisciare davanti a tutto lo spogliatoio chedendo scusa.

Piccolo inciso: Osvaldo è un minus habens e lo sappiamo, ma calcisticamente ha ragione da vendere a smadonnare contro Icardi: Maurito è forte e segna, ma se avesse la metà dell’acume calcistico di un Osvaldo (non dico del Milito dei bei tempi) sarebbe già oggi un fuoriclasse. Fine dell’inciso.

Spero solo che vada dove non può far danni, e quindi non ai cugini nè alla Fiorentina, chè il ragazzo, al netto delle tare mentali, a calcio ci sa giocare e qualche scherzo sarebbe più che in grado di farcelo…

Pur confortato dagli ultimi risultati, per il terzo posto continuo a vederla durissima, ma è sacrosanto provarci. Tutto fa brodo, soprattutto la consapevolezza di essere cambiati, di saper giocare a calcio.

E poi c’è comunque un’Europa League da provare a vincere.

La Champions passa anche di lì e, si sa, vincere aiuta a vincere.

Meditate gente, meditate…

mumble -mumble

mumble -mumble

NEMA PROBLEMA

INTER-GENOA 3-1

Possiamo dire la miglior prestazione della stagione?

Temo di sì, vista anche le concorrenza non agguerritissima. Il Mancio inizia a disegnare la squadra come piace a lui, addirittura piazzando Guarin accanto a Medel nei due di centrocampo, e snocciolando tre trisillabi alle spalle di Icardi (Po-dol-ski, Her-na-nes e Pa-la-cio).

Dietro, la strana coppia Vidic-Andreolli (capitano di giornata), fa una buona partita, in culo a tutti i fan del club “Vidic-è-un-pacco”.

Per una volta partiamo forte noi, e Maurito ha subito una golosissima occasione che spreca chiamando Perin alla parata a terra, dopo altro passaggio illuminante di Guarin dopo quello di Torino (l’aggettivo, for once, non è per nulla sarcastico).

Al Guaro, anche oggi tra i migliori, non la perdono in ogni caso: sta facendo, in ruoli diversi, quel che il Chino Recoba ha fatto per anni. Quando -quasi- tutti si erano convinti della sua inutilità, piazzava il gol del 3-0, inutile quanto spettacolare, e dava un altro minuto di gas al pentolone di una brodaglia troppo saporita e altamente indigesta.

Vi annoierò alla prima occasione sulla mia personale visione del Calciomercato, colombiano compreso, ma per me il concetto è quello.

Tornando alla partita, i nostri insistono col pressing alto, facendo solo una mezza cagata dietro, dove per fortuna Antonelli non approfitta del solo errore della nostra difesa nel primo tempo.

Il gol è lì in zona, e lo segna poco dopo il Trenza dopo una splendida giocata di Medel. Genny-Savastano-Inti-Illimano pesca con un cucchiaio Icardi sul dischetto in area, roba che se la fa Pirlo la stampa eiacula tre giorni. La girata dell’argentino è difficile e inevitabilmente centrale, ma Perin non riesce ad allontanare la boccia, che galleggia dalle sue parti prima che sia il piattone destro di Palacio a dire “basta così, è gol“.

Raggiunto il vantaggio i nostri non si fermano, ma continuano nel pressing (solo un poco meno intenso) ed arrivano al raddoppio con Icardi su corner (quindi non vale, penserebbe Galliani). In realtà, ascolto incredulo Gasperini lamentarsi per una “netta trattenuta” del nostro su Burdisso con conseguente gol da annullare, e sogghigno tra me pensando a quanto il rancore possa obnubilare la vista: caro Gasperini, ormai due volte all’anno tiri fuori il fazzoletto rimembrando di quanto tu ti sia pentito di aver accettato la scellerata offerta dell’Inter.

Sta’ tranquillo: la cosa è assolutamente reciproca!

La ripresa, dopo 10 minuti di nulla, vede il Genoa iniziare a farsi pericoloso, casualmente in concomitanza con l’uscita della loro unica punta, Matri.

Prima Lestienne colpisce una splendida traversa di sinistro, e poco dopo Handanovic è per una volta perfettibile allorquando imita il collega Perin non respingendo bene un tiro di Costa (invero molliccio) e regalando a Izzo l’immancabile Primo Gol in Serie A contro l’Inter.

Mancano meno di dieci minuti, ma trattandosi di Inter sappiamo che c’è da preoccuparsi eccome. Per fortuna ci pensa Vidic, che sale su corner, difende palla sullo sviluppo dell’azione e ne conquista un secondo, andando a risistemarsi a centro area. La palla buona arriva, e la deviazione di testa mette la partita in salvo. 3 a 1e tutti a casa felici e contenti.

LE ALTRE

Tornando a discorsi già accennati nelle ultime settimane, il lato positivo (se ce n’è uno) di avere davanti a te una decina di squadre è che, se vinci -hai detto niente- senz’altro recuperi punti su qualcuno. Nell’ultimo giro ne recuperiamo quindi tre su Genoa, Palermo e Napoli e due su Sassuolo, Udinese, Lazio e Milan.

Andando solo un attimo nei dettagli, ho visto a spizzichi e bocconi sia il Derby di Roma che Napoli-Juve, ed ho trovato involontariamente comico il commento di Vialli nel dopopartita. So che il 2-1 di Caceres è stato analizzato e censurato più o meno unanimemente nell’immediato dopo-gara, ma le mie caste orecchie hanno dovuto sentire la seguente frase provenire dall’ex bianconero:

“E comunque, gol in fuorigioco a parte, la Juve questa sera non ha rubato nulla”

Questa fa già abbastanza ridere così.

E’ COMPLOTTO

Tanti sassolini da togliersi, con tanto di conclusione confuciana.

1) Tapiro al Mancio in settimana. La stessa settimana in cui la squadra di Sua Emittenza perde in casa col Sassuolo, in cui Cerci, arrivato come ennesimo prossimo Pallone d’Oro, col suo Toro fa 95 min in panchina a vedere i nuovi compagni presi a pallate.

In compenso Muntari la prende bene dopo il cambio.

E poi hanno pareggiato su calcio d’angolo…

Del resto stiamo sempre parlando di Staffelli, quello che diede la maglia rossonera al Balotelli nerazzurro dicendogli “venga al Milan”. Quando un verbo vuol dire tutto…

2) In settimana Montella non manca di fare i complimenti ai nostri acquisti, chiedendosi però retoricamente quali siano le regole del Fair Play Finanziario. Evidentemente troppo difficile per lui capire che i due arrivi sono -al momento- prestiti pressocchè gratuiti (600.000 € per Podolski, zero per Shaqiri ma obbligo di riscatto a Luglio).

MI rifaccio al discorso di all-in pokeristico, per riprendere la azzeccata simililtudine fatta da Marco Belinazzo sul suo blog: l’Inter rischia il tutto per tutto, e se non sarà nella prossima Champions League saranno cazzi amari. Fin lì però non aggrava la sua situazione debitoria, ingaggi a parte.

3) Alle serve non par vero potersi masturbare con un “caso” Inter e difatti Osvaldo, in tribuna per scelta tecnico-punitiva, viene inquadrato due volte in tutto il match: la prima mentre sbadiglia, la seconda quando sorride imbarazzato dopo il gol del “nemico” Icardi: quando si dice il caso…

4) Ancor più succulento il dopo partita, che vede un Pistocchi (ma è ancora in giro!? L’avevo lasciato perculato magistralmente a cadenza settimanale da Raimondo Vianello ai tempi di Pressing) addirittura incredulo e scandalizzato del fatto che Vidic non giochi titolare. Ovvio: tutti a gridare al “pacco” preso dall’Inter, poi questo entra, fa una bella partita, segna un gol e all’Inter son tutti cretini perchè ci hanno il fenomeno e non lo fanno giuocare.

5) Contemporaneamente, Mauro-calabrese-cantilenante su Sky non si tiene e vuole a tutti i costi insultare Eto’o: legittima la sua preferenza per Okaka per l’attacco della Samp, stantìo, fazioso e parziale come solo lui sa essere quando dice “questo baciava la maglia dell’Inter e poi è andato in Russia a guadagnare un sacco di soldi“.

Ovviamente primo e unico caso nella storia del calcio, chè nessuno ha mai baciato la maglia per poi cambiarla poco dopo, nessuno si presenta dicendo di essere tifoso della nuova squadra fin da bambino, e tutti i grandi sono andati via dal nostro campionato solo per motivi familiari (vero Kakà?) e mai per guadagnare di più.

6) Tornando ai canali che non guardo, apprendo di un altro mediaservo (Nando Sanvito) parlare della partita e sunteggiare che “nonostante la vittoria, c’erano alcuni musi lunghi a San Siro”.

7) Per finire, non posso che rimandare alle più che condivisibili dichiarazioni di Sabine Bertagna che, su una testata che si professa orgogliosamente faziosa, parziale e tifosa, riesce ad essere molto più obiettiva di gentaglia che dovrebbe fare dell’imparzialità il proprio mestiere.

Di seguito la conclusione confuciana di cui sopra: basta azzeccare un paio di partite e il circo ricomincia.

paura eh

 

WEST HAM

L’alta quota evidentemente non ci fa bene, visto che la concentrazione pare essere rimasta a casa: la trasferta gallese con lo Swansea ci fa perdere altri due punti, ed una più che possibile vittoria ci sfugge tra le mani…

Poco male, ma i sogni di gloria diventano sempre più sfumati.

Fortune’s always hiding…

Palacio unido jamàs sera vencido

Palacio unido jamàs sera vencido

PIACEVOLE DILEMMA

JUVENTUS-INTER 1-1

Un po’ miracolati e un po’ con la bocca amara a fine partita.

Va benissimo così, per carità d’Iddio. Usciamo con un punto da una trasferta che si sapeva difficilotta, dove, tanto per dirci le cose come stanno, non avevamo nulla da perdere e nella quale per una buona mezzora del primo tempo non ci abbiamo capito il resto di un cacchio.

Pigliamo gol subito (nemmeno alla prima ma già alla seconda occasione) con Vidal a fare il numerillo e i nostri a fare i gran signori all’insegna del “prego s’accomodi, ma si figuri, prima lei!“. Tevez segna e la chiara, netta impressione è quella dei volatili per diabetici.

Ingannano 10 minuti nei quali, lungi dall’essere pericolosi, se non altro giostriamo palla nella loro metacampo dando la quasi-sensazione di una squadra che sa quel che fa.

Le bugìe però hanno le gambe ancor più corte di quelle di Medel, e quindi la favoletta evapora in fretta.

Anzi.

Il lodevole pressing psicologico del Mancio, che spinge la squadra a “giocarla” senza buttarla mai via, ci fa perdere decine di palle in impostazione sulla nostra trequarti, chè hai voglia a dire a JJ e Ranocchietta che ci hanno il piedino fine… I nostri difensori sono alfieri dello stile terzinaccio vintage e col piede a banana, al punto da far apparire Campagnaro come bipede dalle zampe educate. L’unico che si salva lì dietro è D’Ambrosio, che corre e si propone con buona continuità salvo sbagliare qualche cross di troppo (mette bene quelli per i quali non c’è nessuno in area, sbaglia i due che potevano essere pericolosi).

Il centrocampo è il reparto che, al solito, mi convince di meno, stante la presenza di Guarin (invero tra i migliori ieri sera, mirabile visu) e il doppio cagnaccio Medel-Kuz. Ancor più insipidi i genietti Kovacic e Hernanes, che si vedono poco e male in quel che dovrebbe essere il loro lavoro di supporto a Icardi, inoperoso per quasi un’ora di gioco.

Il Profeta continua ciononostante ad essere tra i miei preferiti, e lo fa vedere nella ripresa quando azzecca qualche giocata spettacolare quanto fine a se stessa, come per dire a compagni e avversari “oh io son qua, vedete voi!“. Mi auguro che il Mancio lo tenga in seria considerazione anche nel prossimo futuro, aldilà dell’arrivo di Podolski e quello probabile di Shaqiri. Come sa chi ha l’insana abitudine di abbeverarsi a questo fangoso pozzo di scienza, Hernanes lo farei giocare ovunque, pure in porta, quindi non vedo l’ora di ammirarlo accanto al cagnaccio di turno nel 4-2-3-1 che Ciuffolo ha eletto a sistema cardinale di riferimento.

Continuo a ritenere che possa essere lui il fosforo di centrocampo di cui abbiamo bisogno, soprattutto se l’alternativa è prendere l’ennesimo mediano dopo Medel e M’Vila (Lassana Diarra, oltretutto al momento senza nemmeno una squadra).

Tornando al mècc, Banti fischia la fine del primo tempo e l’interista medio, ripigliatosi dalla gragnuola di cazzotti presi, si scopre meravigliato ancora in piedi, con un passivo sulla carta ancora rimediabile. Certo, sarebbe utile iniziare a tirare verso la porta avversaria…

E, come per incanto, bastano un paio di indicazioni del Mancio e l’ingresso di Podolski (al posto del Kuz e NON di uno tra Icardi-Kovacic-Hernanes, bravo Mister!) a rivitalizzare i nostri e rimetterci in carreggiata.

Loro, c’è da dirlo, sembrano aver dato il meglio nel primo tempo, quasi increduli che la montagna abbia partorito un topolino sotto forma di 1-0 striminzito (il doppio o triplo vantaggio sarebbe stato più che meritato, tocca dirlo). Peggio per loro! I nostri cominciano a pressarli un po’ più in alto e sono incredibilmente i gobbi a sbagliare qualche appoggio che ai loro occhi (e piedi) dovrebbe sembrare elementare.

Su uno di questi si avventa Guarin che, per una volta, non cede all’insana tentazione del tiro a voragine da 40 metri, ma addirittura imbecca Icardi con un piatto destro verticale dosato col contagiri. Maurito è colpevolmente tenuto in gioco da Bonucci, che non riesce nemmeno a rimediare mettendola sul fisico, chè il nostro se lo fuma in allungo, toccandola piano a beffare lo scommettitore seriale in uscita a valanga con palla a morire all’angolino.

E’ tutto talmente bello ed inatteso che mi aspetto che qualcuno si inventi qualcosa per annullarcelo, dellaserie “non ve lo meritate abbastanza”. Invece è tutto vero, e come già nel Novembre 2012 il mio ottimismo è tale da pensare “ok, adesso ce ne fanno altri tre ma almeno gli abbiamo rotto i coglioni!“.

Mi mando affanculo da solo perchè, citando lo sfortunato predecessore del Mancio che a sua volta cita un dozzinale rocker della bassa padana, il meglio deve ancora venire. Icardi a metacampo ruzzola addosso a Bonucci e, mentre tutti attendono il fischio dell’arbitro a sanzionare la spinta, Podolski si invola sulla sinistra: il cross è forte e teso come si comanda ad un’azione del genere, e il nostro centravanti argentino arriva con una frazione di ritardo, sufficiente solo a far carambolare la palla fuori e non nel sacco.

Il Sergente Lo Russo avrebbe apostrofato i bianconeri con un retorico “Ti brucia ‘u peperone eh!?“.

Non paghi di tutto ciò, i gobbi ne concedono un altro paio. Detto di un bel destro, sempre di Icardi, respinto in corner da Buffon, ecco la polpetta più appetitosa: Osvaldo ha appena sostituito Hernanes (applausi a prescindere per il brasileiro, come già detto) e l’ennesimo controllo sbagliato dal centrocampo bianconero ha fatto scattare il succitato oriundo e Icardi in campo aperto. Maurito ha una, due, tre volte l’occasione per mettere il compagno a tu per tu con Chiellini, lanciato in campo aperto, ma non lo vede (o non lo vuole vedere) e procede da solo concludendo l’azione con un peto calcistico che non ha nemmeno i crismi per essere considerato “tiro in porta”.

A Johnny il Bello salta la brocca, e la “conchatumadre” risuona fino al barrio de La Boca, al punto che è addirittura Guarin (!) a vestire gli inconsueti panni del saggio e bonario compagno che interviene a staccare l’uno dalla giugulare dell’altro ed evitando la rappresentazione plastica in braghe corte del Canto XXXIII dell’Inferno (quello del Conte e del fiero pasto, per intenderci…).

Ovviamente, l’episodio servirà alle serve come extended play del disco evergreen “L’Inter e il suo spogliatoio spaccato“, visto che l’Usvald ha il colpo di genio di sfanculare pure il Mister, prima di correre nello spogliatoio un secondo dopo il triplice fischio finale.

Tra questa sceneggiata e la fine della partita c’è tempo per l’espulsione di Kovacic, che entra barzotto su Lichtsteiner (ci può stare, ma anche un giallo non sarebbe stato scabroso) e per un paio di troiai che in altri tempi ci sarebbero costati il sifulotto beffardo e che invece Handanovic sbroglia da par suo.

Invece, come si diceva all’inizio, usciamo con un pareggio al tempo stesso benedetto e bestemmiato. Avanti col Genoa, domenica all’or di pranzo, tanto per vedere se siam cambiati per davvero.

Hai visto mai…

LE ALTRE

Della manciata di squadre che ci precedono, Lazio e Napoli si appollaiano al terzo posto a +8 dai nostri, mentre la mezza dozzina di inseguitrici (Palermo e Sassuolo a parte) non ci stacca ulteriormente. Recuperiamo anzi un grazioso punticino su Fiorentina, Samp, Udinese e Milan, che però è sconfitto in casa dal Sassuolo con un gol su calcio d’angolo. La cosa, per chi ancora non lo sapesse, vale come sorta di indulgenza plenaria dalle parti di Milanello: è forse per quello che da anni i Meravigliuosi beccano pere su pere da corner, sunteggiando poi in conferenza stampa con sguardo fatalmente pensoso “eh, ma era su corner…“.

Tornando ai cazzacci nerazzurri, continuo a ritenere che sia meno difficile tentare il colpaccio e vincere l’Europa League, piuttosto che azzeccare la rincorsa al terzo posto.

Volendo fingermi l’imparziale ed illuminato analista che non sono, è assai arduo che la simpatttica compagine possa nelle restanti venti partite recuperare 9 punti su Napoli e Lazio, e 5 o 6 su Genovesi, Milan, Palermo e Fiorentina.

Nè a molto serve la frase fatta “basta vincerne tre o quattro di fila...” visto che da tre anni non riusciamo a farne più di due.

E’ COMPLOTTO

E’ divertente sentire le sempre meno credibili giustificazioni del “sistema” contro l’aiuto tecnologico agli arbitri; ed è ancor più singolare che, a non volere tale ausilio, siano proprio le categorie che da esso avrebbero più da perdere (leggasi: arbitri e gobbi, sempre che tra i due ci siano differenze, ops… battuta dozzinale ed inelegante).

L’ennesimo caso di gol-non-gol, stavolta con la Roma protagonista, fa risuonare in un silenzio orrendo tutti gli sproloqui circa l’imprescindibilità degli assistenti di porta. Gli esempi dell’ultima giornata vedono il gol di Astori convalidato dall’arbitro nonostante il parere contrario dell’arbitro di linea e la gomitata da minchione rifilata da JJ a Chiellini, che un normo-vedente non avrebbe avuto difficoltà a punire. Il secondo episodio andrebbe unito ad una vistosa trattenuta dello stesso Chiellini ai danni di Ranocchia nel secondo tempo, ma il punto -per una volta- non è tentare la (fin troppo facile) empirica dimostrazione del complotto anti-Inter. Anche perchè (how strange) di foto in rete del suddetto abbraccio affettuoso non ne ho trovate…

Detto ciò, lasciatemi solo dire che sentire un picchiatore come Chiellini lamentarsi per la gomitata di JJ -brutta quanto inutile- è quantomeno bizzarro, visti i precedenti non immacolati dello juventino. La legge però dovrebbe essere uguale per tutti ed ecco quindi il pron(t)o giudice sportivo Tosel accogliere le querimonie del bianconero, applicare la ineccepibile prova tv e comminare le altrettanto inevitabili 4 giornate al nostro genialoide difensore.

Fuor di metafora: il giudice di linea non ha visto un cazzo, quindi mi tocca rimediare.

Tutto ciò a ulteriore conferma della ultra-provata fallibilità degli assistenti di porta.

Ma non basta.

La parte conservatrice, che accusa la nuova tecnologia di costare troppo (200.000 € per ogni campo, cifra che mi pare altina vista la tecnologia in questione, ma pigliamola per buona…), argomenta il proprio sgomento dicendo che gli arbitri di porta non sono lì solo per giudicare se la palla è entrata o no, ma aiutano l’arbitro anche in “tutta una serie” di altre circostanze (diffidate da qualsiasi frase che contenga locuzioni quali “tutta una serie ” o “…e quant’altro“) quali trattenute in area o colpi proibiti.

Si riguardassero per l’appunto Juve-Inter di ieri sera.

E poi: ‘sti cazzi di assistenti di porta, quanto costano? Circa 1.000 € solo di gettone-presenza, si dice. Se è così fanno 2.000 € a partita, 20.000 € a giornata, circa 760.000 € annui di costi puri, contro un investimento di (malcontati) 3 milioni una tantum. Ragionando in termini da milanese imbruttito, un pay back period di 4 anni: assolutamente nella norma.

I conti son presto fatti, e anche la scusa della scarsa sostenibilità economica si scioglie come neve al sole: parliamo di 200.000 € per ogni stadio (roba che le squadre di Milano, Roma, Verona e Genova sosterrebbero al 50% con la coinquilina di stadio): le Società non hanno duecentomilaeuro? Li recuperano in multe, danno 200 tessere omaggio in meno, i modi sono tanti, non contiamo balle…

Il problema non è certo quello: la verità è che si vuole mantenere la discrezionalità dell’arbitro ai massimi livelli, con tutto ciò che ne consegue.

IL MOVIOLONE

Io, da buon illuminista, continuo a sognare un calcio (e una società) fatta di regole il più certe possibili, in cui il ruolo soggettivo e umano abbia meno spazio possibile. Il che, nella più importante delle cose non importanti, vuol dire tempo effettivo, due “jolly” da giocarsi a partita e tecnologia a dispsizione dell’arbitro ogniqualvolta ne voglia usufruire.

Come si fa operativamente? E se poi era rigore? E se poi non era fuorigioco?

Anche qui mi pare meno complicata di quel che si pensi, a patto di volerci provare:

RIGORE: se l’arbitro fischia e poi è contraddetto dalle immagini, il gioco prosegue di conseguenza (punizione per la squadra in difesa, rimessa dal fondo, palla scodellata in area… fate vobis). Se l’arbitro invece lascia giocare, alla prima interruzione di gioco la squadra attaccante può giocarsi il proprio “jolly” e vedere come va. Era rigore? Si batte. Non era rigore? Si va avanti e jolly sprecato (vediamo che fine fanno i simulatori).

FUORIGIOCO: arbitro e segnalinee non vedono un fuorigoco che c’era? La squadra difendente si gioca il jolly e, nel caso abbia ragione, ottiene l’annullamento del gol e riparte con una punizione a favore.

Ed ora il daso più difficile: si segnala un fuorigioco che non c’era. Alla prima interruzione ci si gioca il jolly e, in caso di azione fermata ingiustamente, la palla potrebbe essere rigiocata a favore della squadra di attacco nello stesso punto (punizione, palla scodellata, rifate vobis).

È una consolazione un po’ del cacchio, lo riconosco, ma è meglio di niente. E porterebbe arbitro ed assistente a segnalare il fuorigioco solo quando ne siano davvero convinti (chè alle brutte si può sempre non segnalarlo e poi tornare indietro) piuttosto che sbandierare qualcosa che non c’è.

Franco Baresi la mano alzata potrebbe finalmente mettersela dove gli ho suggerito per due decenni.

Ma queste sono solo pippe mentali di un complottista. Rimarremo con la poesia dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, vivremo nell’amore e nella concordia, perchè tanto alla fine torti e ragioni si compensano.

WEST HAM

Pareggio a Goodison Park contro l’Everton in FA Cup che, se non sbaglio, vuol dire replay ad Upton Park. Staremo a vedere….

In questo preciso istante lo stavo idolatrando... dopo un quarto d'ora l'avrei appeso al muro. E non ero il solo :)

In questo preciso istante lo stavo idolatrando… dopo un quarto d’ora l’avrei appeso al muro.           E non ero il solo 🙂

IGNORANZA CONTAGIOSA

INTER-LAZIO 2-2

Ovvero: di minus habens non ne abbiamo mai abbastanza. Data ormai per irrecuperabile la vacua presenza cerebrale di Guarin -il genio applaude addirittura i tifosi che lo fischiano al momento del cambio- noto preoccupato il propagarsi della minchionaggine sulla fascia sinistra (Nagatiello + Dodò è una combinazione mortale) e pure oltre la corsia laterale.

E cosa c’è oltre la linea del fuori? La panchina! Ecco. Diobono, Mancio, pure tu! Che cazzo di formazione hai messo giù?!

Come opportunamente titolava oggi la Gazza, ecco tornata la Pazza Inter, rentrée di cui sinceramente non sentivo la mancanza, se per “pazzia” si intende la capacità di complicarsi la vita, di non imparare dalle lezioni passate e di non far tesoro di quelle 4 qualità che questa squadraccia possiede.

Ecco quindi che la stantìa riproposizione del rombo di centrocampo dev’essere parsa banale e scontata per il tecnico al cachemere, pronto invece a stupire tutti con l’accoppiata di cui sopra sulla fascia mancina, che garantiva tracce di fosforo in campo paragonabili a quelle della piccola particella dell’acqua Lete.

Ovvio che non becchiamo il primo gol dopo 70 secondi per colpa dell’assetto dei nostri, ma i successivi 43 minuti mostrano che -quantomeno- l’esperimento va riprovato solo se e allorquando i meccanismi saranno un pocolino più oliati, ammesso e non concesso che qualcuno abbia mai avuto chiaro cosa i due suddetti avrebbero dovuto fare ieri sera.

Vabbuò, il Mancio fa ammenda tanto pubblica quanto implicita, cambiando il brasilianino riccioluto un minuto prima dell’intervallo, inserendo in sua vece il cagnaccio Medel. Tutt’altro che un fuoriclasse, s’intende, ma per lo meno a metacampo recuperiamo qualche palla e gli altri sanno di risulta come muoversi.

Nella curiosa e non richiesta alternanza tra mezzore della minchia e quarti d’ora mariani, ecco che la ripresa vede i nostri prendere sempre più campo, complice una Lazio sempre più raccogliticcia a speculare sulla splendida doppietta di Felipe Anderson (siamo arrivati tardi per il Primo Gol in Serie A, ma abbiamo rimediato concedendogli la prima doppietta e serata di gloria alla Scala del Calcio).

Di occasioni non ne piovono in quantità, e serve il colpo del campione per riaprire la partita: Kovacic la tocca piano e spara la uédra al volo dal limite su respinta della difesa laziale. Riesco a sentire il singulto animale di Scarpini urlare “riaperta! e adesso gliene facciamo altri 3!!”, anche se la sto guardando con il commento “normale” di Sky.

Mancini compie la sua redenzione togliendo lo scellerato Guarin e mettendo il suo rimpiazzo (il giovane e talentuoso Bonazzoli) nelle condizioni ambientali migliori per esprimersi: l’Eritreo Cazzulati del primoanelloarancio, vera coscienza critica dell’essere nerazzurro, può infatti pascersi nella demagogìa dell “l’è giuin, l’è italian, lè neanca un terun…“, dispostissimo a perdonare errori di inesperienza -in realtà assenti!- pur di non vedere più il colombiano incartarsi tra sgroppate inconcludenti, passaggi marmorei e movimenti a forma ottusangola.

Superata abbondantemente la zona Tafazzi (l’assioma dice “dopo il ventottesimo ormai è tardi“) è proprio Bonazzoli a essere gentilmente esortato dal Mancio ad incaricarsi di battere la punizia ai 25 metri. Già sono contento della cosa, perchè l’alternativa sarebbe avrebbe avuto la forma del piattone loffio del Kuz; per di più l’interno sinistro del bagai pesca bene D’Ambrosio che la vuole capocciare in porta, prendendola invece un po’ sghemba e facendola carambolare lemme-lemme sull’altro palo: Palacio decide che l’occasione è troppo grossa per non essere sfruttata e fa 2-2.

Rimarrebbero 10 minuti per far prendere qualche migliaio di infarti a noi tifosi ormai non più abituati a reazioni simili o anche molto simili, e per la gioia delle nostre coronarie finisce così, non senza aver -per una volta- benedetto il fuorigioco fischiato a Icardi, che altrimenti avrebbe meritato la lapidazione in Piazzale Axum per la indegna ciabattata a 8 metri dalla porta.

Aspetterò che le mie idee siano ancor più confuse del solito per azzardare un primo bilancio dell’ennesimo anno zero della rifondazione nerazzurra, e mi limito perciò a fare i conticini da bravo bambino che sta imparando le tabelline.

LE ALTRE

La cosa buona di avere una manciata di squadre davanti a te, che sono discrete ma nulla più, è che settimanalmente qualcuna perde punti: questo a dire che, per citare una frase fatta, basta fare due o tre vittorie di fila (cosa che non ci riesce da tipo tre anni…) per accorciare sensibilimente. Ciononostante, mi pare che due settimane fa fossimo a -9 dal terzo posto, distante ora “solo” 6 lunghezze. Fine delle buone notizie.

Rimaniamo infatti i poco invidiati capoclassifica della colonna di destra, con squadroni tipo Palermo e Udinese a mostrarci le chiappe e con gentaglia concittadina a sculare l’ennesima partita, dandomi l’ennesima conferma dell’assoluta inutilità degli arbitri di porta:

Il merda è quello in maglia blu:

"Attack!"

“Attack!”

eh ma era difficile… eh ma era impallato… stocazzo.

Per il resto, ribadisco quanto detto poco sopra, citando un altro sfortunato tecnico nerazzurro di un paio di stagioni fa (Ranieri): “lassù ce stanno a aspetta’!“.

Se poi anche noi ci diamo una mossa…

E’ COMPLOTTO

E’ da venerdì che voglio scrivere il pezzo solo per questo (sono un bimbo dell’asilo, lo riconosco):

s'alza soave il coro elegiaco "mettila-mettila-mettila nel c--- la bacchetta mettila nel c---"

S’alza soave il coro elegiaco: “mettila-mettila-mettila nel c— la bacchetta mettila nel c—“

Siamo al paradosso per cui sono i giornalisti a fare i regali e non a riceverli… E ovviamente, guarda caso, il regalo è per l’allenatore dei Meravigliuosi, Pipponostro, la bresaolaconl’insalata, il grande guru che gioca in contropiede ma non si può dire se no a Silvio gli viene una sincope, chè noi giuochiamo per lo spettacolo, per l’amore e per il Dottogalliani.

Di solito, in occasioni di feste o di rompete le righe, sono le Società a offrire un modesto e morigerato brindisi ai giornalisti presenti. Qui no, i pennivendoli, sentendosi evidentemente in debito, hanno deciso di fare i simpaticoni.

Disgustomatico.

Guardando ai cazzacci nostri, faccio solo presente che se una genialata come quella formazione iniziale l’avesse fatta il Miste’, sarebbe stato impalato alla panchina e arso vivo a cottura lenta da spettatori, giornalisti e tifosi, a scelta nell’ordine. Ma il Mancio appartiene all’élite dei “difficilmente criticabili” (con qualche merito in più del collega cittadino, me lo si permetta) e quindi si pone l’accento sulla capacità di accorgersi dell’errore (dopo un tempo intero, non proprio al volo…) e sull’umiltà nel fare marcia indietro.

Bene così, per carità, però l’onestà intellettuale è merce sempre più rara a tutte le latitudini.

 

WEST HAM

Qui il sogno continua, e ci apprestiamo al pudding con christmas crackers scintillanti nel nostro vestito da 4° posto, lasciandoci dietro gentaglia tipo Arsenal e Liverpool e ad un solo punto dal Manchester Utd. Vero che Boxing Day ci riserverà la poco agevole trasferta a Stamford Bridge, ma le bolle volano sempre più in alto.

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare...

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare…

QUASI UNA SQUADRA NORMALE

CHIEVO-INTER 0-2

Il “quasi” è ovviamente quel che fa la differenza ma, insomma, tocca accontentarsi.

L’Inter non gioca meglio che contro l’Udinese, ma porta a casa tre punti di vitale importanza per far finta di voler ancora partecipare alla riffa di quartiere con premio finale 3° posto.

Probabilmente il primo tempo di San Siro contro la banda-Stramaccioni era stato più arioso e ben giUocato. Di contro, la ripresa di ieri ha fatto vedere solo squarci dello sterco di cui siamo capaci. Come detto, appunto, quasi una squadra normale, che mostra sprazzi di decenza equamente distribuiti nei 90′ e raccoglie due gol dalla decina scarsa di azioni degne di tal nome.

Mancio insiste ancora a considerare Guarin un essere dotato di cervello, e come tale lo piazza in una metacampo altrimenti discreta, pur se a misura di Kuzmanovic. il piccolo croato decollizzato piglia calci a destra e a manca, ma mette pure la palla in buca dopo sapiente cross di Nagatiello e coriacea torre di Icardi. Guarin fa l’unica cosa buona dei 90 minuti (non la tocca) e Kovacic ha gioco facile per l’1-0.

A cavallo del vantaggio dei nostri Handanovic si guadagna lo stipendio, lauto quanto meritato, fermando prima la capocciata isterica dell’emulo bresciano di Superpippa e poi pareggiando in bellezza la rovesciata di Meggiorini (ex maledetto e al rinnovo pluriennale nella membership del Club Gautieri).

Il nostro portiere per poco non combina il frittatone quando battezza fuori un cross talmente sbagliato da rimbalzare sull’incrocio dei pali e poi sulla fazza di Cesar, incredibilmente ancora in campo dopo il tentato omicidio ai danni di Kovacic (vedi foto del giorno per i dettagli).

Il riposo arriva salutare per i nostri, la cui lucidità mentale aveva lo sguardo ottuso di Guarin e la corsa di Nagatomo, utile come quella di un criceto sulla ruota.

Il quarto d’ora serve al Mancio per rifarsi la messa in piega e ai nostri per resettare entrambi i neuroni: rientrati in campo, i nostri prima si mettono di impegno per farsi infilare da Paloschi (la palla persa dal Kuz sulla trequarti veronese ha avuto effetti blasfemi udibili fino in provincia di Benevento) e poi, forse per la coscienza sporca, iniziano a martellare manco fossero il Real Madrid -passatemi l’iperbole sarcastica-, con D’Ambrosio e Nagatomo a sfiorare il raddoppio prima che sia Capitan Ranocchia a trovarlo con un sinistro tanto vellutato quanto imprevisto.

Ottimo Ranocchietta, anche perchè toglie letteralmente la boccia dal piedone di Guarin che aveva già mirato l’omino delle bibite in curva.

Il 2-0 è ulteriormente corroborato dall’espulsione più stupida vista a memoria d’uomo, con il poco rimpianto ex Ruben Botta prima a piazzare una gomitata sul profilo già abbastanza scaleno di Kuzmanovic, e poi a toccare con la mano la giacchetta cerulea dell’arbitro e meritarsi il cartellino rosso più permaloso della Serie A.

Come giustamente fatto notare nel dopopartita, un arbitro che permette una spietata caccia all’uomo nel primo tempo e che caccia poi il rosso per un giocatore che ha il solo ardire di protestare (invero in modo assai blando) toccandogli il braccio va semplicemente interdetto ad libitum.

 

LE ALTRE

Si vince quindi, e non eravamo mica più abituati. L’aritmetica cambia eccome, chè da -9 dal terzo posto ora siamo “solo”  -6. La Samp impatta con la Juve mentre il Genoa perde con la Roma. Il Milan ovviamente approfitta del Napoli in versione “no” e vince 2-0. Quel che non cambia è il troiaio di squadre ammassate in una manciata di punti.

Quel che non tarderemo ad apprezzare sarà la sostanza e la tenuta dei progressi fatti intravedere (che si scrive con una V sola, eccheccazzo). Domenica sera a San Siro arriva la Lazio: se vogliamo iniziare a far finta di credere al terzo posto (o più prosaicamente ad eguagliare il quinto posto dell’anno scorso) serve solo vincere, contando che la prima del 2015 sarà una trasfertuccia da niente a Torino…

 

E’ COMPLOTTO

Ci sono delle regole non scritte che sottendono a luoghi comuni maledetti nella centenaria storia del giUoco del calcio: blandire di complimenti il portiere di una squadra vuol dire in realtà criticarla per la scarsa tenuta difensiva, e per l’inesistente pericolosità in attacco. Ecco che le due grandi parate di Handanovic in quel di Verona diventano magicamente “quattro” nelle lisergiche pagelle della Gazza di stamane: lodi sperticate per Handanovic, e fin lì tutti d’accordo, ma come al solito non ci si limita al compitino, si esagera un po’ giusto per far vedere alla maestra che loro sono bravi bambini.

Parallelamente, dopo aver passato l’estate a voler convincere tifosi e lettori che questo Milan poteva ricalcare la Germania neo-campione del Mondo, ecco il nuovo rilucente parallelo tra i Meravigliuosi ed il Carlo Ancelotti (anche qui, con una L sola, a-ri-eccheccazzo) reduce dalla cinquantesima vittoria di fila con il suo Real Madrid . Da notare come, per tutti i media, i due allenatori in questione siano “Carletto” e “Superpippo“, manco fossero tutti cugini sfegatati di Pellegatti. Non vi dico i suggerimenti che ho dato per l’uso dell’alberello di Natale che tanto piace al Geometra…

C’è di buono che il Mancio continua ad avere appeal presso i pennivendoli e quindi anche noi beneficiamo di qualche luogo comune: non più e non solo “è un’Inter cinica” (a proposito di falsi complimenti…), ma anche “si vede la mano dell’allenatore“, fino alla sentenza (un po’ iettatrice, ma qui sono io a vedere il Diavolo anche là dove non c’è) “ha cambiato mentalità alla squadra“.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno contro il Sunderland che ci mantiene per un’altra settimana sulle montagne russe del quarto posto.

Up the hammers (finchè la va’!)

L'avessero fatto (a scelta) Ince, Materazzi, Medel, sarebbe scattata la fucilazione nel cerchio di centrocampo

L’avessero fatto (a scelta) Ince, Materazzi, il Muntari interista o Medel, sarebbe scattata la fucilazione nel cerchio di centrocampo.

T.S.O.

INTER-UDINESE 1-2

Tanto per cominciare, il titolo è indifferentemente applicabile alla squadra simpatttica così come al sottoscritto, che ormai le infingarde strisce nerazzurre le conosce meglio delle sue tasche. Ragion per cui mi sono volentieri risparmiato la visione in diretta della minuscola prestazione dei nostri, a vantaggio di piacevole serata con amici. Tanto, per avere la più fedele delle rappresentazioni dell’ultimo capolavoro dei nostri, bastano un cellulare connesso al sito della Gazza ed una fervida ed allenata immaginazione.

Quindi: veder snocciolare sullo schermo dello smartfòn occasioni su occasioni nel primo tempo mi è stato sufficiente per sunteggiare “va beh stasera c’han voglia di giocare, se poi la buttano anche dentro…”

Detto-fatto (coi nostri tempi, s’intende…): Icardi riceve da un ispirato (sic) Guarin e col sinistro incenerisce il portiere, mandandoci al riposo avanti di uno.

Meno male, penso: a furia di mangiarsi gol, qui si rischia di beccarsela inderposto al primo contropiede, invece così… (Famous last words)

La fredda cronaca della ripresa lascia presto i toni entusiastici dei primi 45′ per raccontare di cacate sempre più frequenti dei nostri, tra contropiedi mandati in vacca e amnesìe purtroppo arcinote in fase difensiva. Il loro pari è frutto di una semi-dormita collettiva, che la Dea Eupalla decide severamente ma giustamente di farci pagare con l’ennesimo golazo subìto in questa stagione. Bruno Fernandes se la alza solo soletto al limite dell’area e al volo di destro pesca l’angolino, ed ecco materializzato l’ennesimo angolo-caminetto con glorioso ricordino da raccontare ai nipoti nelle fredde serate d’inverno.

Le residue forze fisiche e soprattutto mentali dei nostri vengono spazzate via dal suddetto incidente di percorso, e la sequela di breaking news che giungono dalla telefona non fanno che presagire nella mente malata di chi scrive un mantra sempre più incalzante: adesso il nano maledetto Di Natale ce la mette.

Ecco quindi che la notizia della sua sostituzione veniva dal sottoscritto accolta quasi come un pericolo scampato, se non fosse che proprio il subentrante -Thereau, uno che festeggia i gol facendo nano-nano con le mani- ringrazia sentitamente lo sciagurato retropassaggio di Palacio e beffa nuovamente l’incolpevole Handanovic.

Mancini, vedrò poi in differita, è a mezza via tra un pianto isterico e la vittoria al campionato mondiale di Madonne, ennesima dimostrazione che il problema ahimè non sta nel Mister ma nell’accozzaglia di craniolesi che veste indegnamente i nostri colori.

Insisto su questo punto non tanto per vanto personale (negli ultimi anni avrei tenuto sia Stramaccioni che Mazzarri, figurarsi se adesso auspico un allontanamento del Mancio), quanto per puntualizzare ancora una volta come il cambio di allenatore, lungi dall’essere la soluzione al problema, sia invece l’ammissione, nemmeno troppo implicita, del fallimento del Club ancor più del malcapitato Mister di turno.

Quel che -mi auguro- Mancini potrà dare rispetto ai suoi predecessori è un minimo di convinzione ai nostri di essere sulla buona strada, anche se devi essere un ottimo venditore (o forse un millantatore) per trarre elementi positivi da una catastrofe come quella di ieri sera. C’è in ogni caso poco tempo, pochissimo: i crediti guadagnati in carriera si sciolgono come neve al sole e basta poco per trasformare l’inerzia positiva in mazzate mediatiche (a meno che tu non ti chiami Superpippo, ovvio…).

Spero che lo charme del campionediclasse abbia il suo effetto su Presidente e dirigenza, perchè qui serve almeno un innesto per reparto, con un’ulteriore difficoltà (faccio per una volta finta di dimenticare l’ostacolo economico): vero che i nostri in massima parte sono mediocri mestieranti ma, proprio per questo, non basta prederne tre più forti di loro (altrimenti, ormai senza tonsille, pure io potrei dire la mia). No, qui c’è bisogno di tre giocatori veri, e forti soprattutto a livello mentale.

Il clamoroso infortunio tencico di ieri sera arriva, forse come una severa lezione da mandare a memoria, proprio da Palacio, uomo la cui carriera è lì a testimoniarne la classe, la concentrazione e la voglia di mettersi sempre a disposizione della squadra. Ecco, in questi casi si direbbe, con discutibile enfasi piccininiana “Propriolui!!” e non si arriverebbe lontani dalla verità.

Personalmente, una minchiata simile me l’aspetto da Guarin (a dire il vero, già fatto…), o da qualche altro dei nostri ignoranti calcistici, ma non dal Trenza.

Brutto segno quando vanno in vacca anche gli ultimi neuroni a disposizione della squadra…

LE ALTRE

Il fatto che la mediocrità e la perfettibile tenuta psichica siano patrimonio diffuso nel nostro Campionato -se possibile- mi fa ancor più incazzare, chè contro tale ammasso di squadracce è sufficiente un Genoa ordinato e diligente a scintillare al terzo posto. Il Grifo batte i cugini, dopo che nell’anticipo del posticipo dell’anticipo dell sbiliguda il Napoli aveva imitato la Roma, recuperando dal doppio svantaggio e strappando un pareggio in extremis.

Di tutto ciò approfitta la Juve, che conserva immutato il suo vantaggio dopo il pareggio a reti bianche di Firenze. Sono ancora convinto che alla lunga la classifica si sgranerà, lasciando in zona Champions i più meritevoli (o i meno coglioni, fate voi). Cresce invece il sospetto che noi li guarderemo a distanza di sicurezza, tutti presi a leccarci le ferite e progettare il prossimo “anno zero” (dovremmo essere arrivati alla quarta edizione…).

E’ COMPLOTTO

Il complottismo che mi pervade mi fa maledire quel gufo giallorosso di Riccardo Gentile, che evidentemente ce la vuole tirare dopo il gol di Icardi quando dice “ogni volta che l’Udinese passa in svantaggio poi perde”. La sindrome di accerchiamento però si esaurisce qui.

Interessante invece mettere a confronto due pezzi usciti in settimana sul Corriere della Sera, a firma rispettivamente di Fabio Monti e Beppe Severgnini.

Il primo, cronista molto vicino all’Inter ed ancor più prono agiografo del Signor Massimo, compila il diligente temino pescando a manate dalla demagogia più spicciola, all’insegna del “cuore e sentimento” come vera ragion d’essere del Club, senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio che proprio la gestione simpatttica, soprattutto nel post-Triplete, abbia contribuito al troiaio sportivo ed economico attuale.

Ennesimo esempio di tafazzismo a strisce neroblù e di incapacità di capire i tempi che cambiano.

Dall’altra parte, l’interista metallizzato rimpiange l’addio di Cambiasso (anche se dubito che “Cuchu” significhi “vecchio” in lunfardo). Citazioni linguistiche a parte, il suo pezzo fotografa alla perfezione la mia visione su tutta la faccenda: il 19 crapapelada potrebbe -più di tutti gli altri gloriosi ex- essere il vero trait d’union tra l’Inter che è stata e quella che sarà. Torno non a caso a porre l’accento su neuroni e materia grigia: il Cuchu era già allenatore in campo (e in culo a tutti quelli che, negli ultimi anni, lo sfottevano chiamandolo “ghisa“), e quasi certamente diventerà un fuoriclasse in questa delicata professione. Il fatto che Mancini sia stato il primo a saggiarne le doti in nerazzurro, preferendolo a Davids nella prima stagione nerazzurra, mi fa intravedere la possibilità che l’accoppiata possa ricongiungersi presto, a discapito del secondo appena scelto dal Mancio per questa stagione.

Si badi bene: non sono ovviamente contrario al cuore e alla riconoscenza in sè: è ovvio che, se posso avere un professionista di indubbie qualità, che per di più è un pezzo di recentissima storia del Club, lo accolgo a braccia spalancate (non avrei dovuto farlo andar via, ma va be’…). Smetto di essere un cuore tenero quando la riconoscenza prevale sul senso pratico, chè se no per tanto così richiamerei Brehme domattina per fargli fare gli ultimi 20′ di ogni partita (a crossare, anche a 55 anni, è meglio di tutti i nostri esterni messi insieme…).

WEST HAM

Come paraculisticamente mi ha detto mio figlio ieri: “Pà, io ho deciso che per quest’anno la mia prima vera squadra è il West Ham, poi viene l’Inter“.

Difficile dargli torto: vittoria casalinga in rimonta sullo Swansea, 3-1 e momentaneo terzo posto in classifica!

 int udi 2014 2015 bisConsoliamoci così... Those were the daysConsoliamoci così… Those were the days

“… SI, MA ALLA PARMIGIANA!”

ROMA-INTER 4-2

Proseguo con le citazioni d’essai, le migliori a mio parere a descrivere il cambiamento in panchina e gli effetti sul campo:

Allora, mettiamoci d’accordo. Se volete la storiella edulcorata e ottimista, in pieno clima pre-natalizio, posso anche sforzarmi e dire che per un’ora e passa l’Inter ha giocato come meglio non avrebbe potuto, stanti gli 11 in campo. La Roma subisce i primi gol casalinghi della stagione, Osvaldo per una volta ha la carica giusta e non auto-distruttiva per affrontare la partita, e Kuzmanovic continua ad essere il solo fosforo del nostro centrocampo.

Temo però che le buone novelle finiscano qui, perché se è vero che la Roma fa il 3° e 4° gol grazie al nulla assoluto che alberga tra le orecchie di Guarin, è altrettanto vero che i gol al passivo potevano essere un paio in più, e non solo nel delirio finale.

Se vogliamo dare dei meriti a Mancini (diamoglieli, va benissimo….), possiamo ringraziarlo per aver tolto a tanti (non a me, permettetemi la precisazione) il dubbio che la questione si limitasse alla difesa a tre o a quattro, nè ad un allenatore piangina invece che trendy.

Forse, furbescamente, il Mancio vuol far capire a chi di dovere che questa è una squadra mediocre, che ha in buona sostanza la classifica che merita e che senza cospicui quanto al momento improbabili acquisti non potrà migliorare granchè.

 

Come da queste parti si dice fin da Settembre, la cara e vecchia zona Uefa ci deve “purtroppamente abbastare“.

Se a un organico qualitativamente limitato togli poi gli unici due in grado di dare del tu al pallone (Kovacice e Hernanes), è quasi inevitabile che il Kuz sembri Rijkaard, in mezzo a Guarin, Medel e M’Vila…

Non va meglio dietro, con Ranocchia bravo a pareggiare su corner ma più che migliorabile nei primi due gol subìti e Juan Jesus a confermare che, se non c’è da fare a sportellate e scatti a chi arriva prima, è poca cosa. Urge ritorno ad una normale deambulanza per Vidic: logoro, vecchio, consunto e tuttavia indispensabile a far da balia ai nostri “bamboccioni”.

Dico solo che dietro il migliore è stato Campagnaro, e vale il discorso fatto per Kuzmanovic: complimenti a loro, ma questi siamo…

Davanti Osvaldo parte giustamente al posto di Icardi (si è sbattuto più lui in 90′ che il collega argentino in quasi un girone di Campionato), mentre Palacio continua a confermare l’etichetta di “generoso”, sempre pericolosa per uno che di mestiere dovrebbe buttarla in goal.

Loro, manco a dirlo son tutt’altra cosa, azzeccano acquisti sconosciuti (inevitabile Primo Gol in Serie A per Cholebas con sinistro a voragine da raccontare ai nipotini) e alternano centrocampisti che da soli sono migliori del nostro intero reparto (e parlo di Nainggolan, non di Matthaeus).

Preso il primo fischione penso che sarà una lunga notte, ma il pareggio di Ranocchia è tanto insperato quanto ben accolto. Altrettanto posso dire del gol di Osvaldo dopo il succitato tiro a voragine di Cholebas a inizio ripresa.

Non mi illudo però, so che viviamo di guizzi ma che siamo dei mentecatti, uno più di tutti…

Ed eccolo, infatti, Guarin, a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi a metacampo invece che fare un banale passaggetto del cazzo… Il numero della biscia impazzita non gli riesce (le strisce sono nerazzurre, non rossonere, dovresti saperlo, ciccio…), l’arbitro giustamente fa giocare, i compagni di difesa guardano Totti cadere, rotolare, e servire col culo per terra quel pippone di Pianjc che tanto che cacchio vuoi che faccia in piena area di rigore? 3-2 per loro.

Il Mancio ci prova a scandalizzarsi e protestare per un fallo che non c’è e viene come da copione espulso, ed è come se con lui uscisse anche qul minimo di barlume che -non so come- ci aveva tenuto a galla fino a quel punto.

Dalla panca entrano Icardi e Kovacic, uno più inguardabile dell’altro in questa occasione, e quell’ammasso di craniolesi a metàcampo, che se non altro un po’ di spessore lì in mezzo lo faceva, non serve nemmen più a quello.

Da loro è entrato Iturbe che potrebbe segnarne un paio in tre minuti, ed è solo un caso che il quarto fischione arrivi a tempo ormai quasi scaduto su splendida punizia di Pianjc, propiziata da altro ruzzone sapiente del Guaro giusto-giusto sui 20 metri.

Illuminante il ragazzo!

LE ALTRE

Il Toro, degno discepolo di se stesso, perde all’ultimo secondo una partita che avrebbe onestamente meritato di vincere, dando al bresciano lisergico l’occasione per riaccendere il riflesso pavloviano dei media italici, che partono con la litanìa del fuoriclasse, da pallone d’oro, ovviamente tacendo il fatto che nel resto della partita il bresciano fosse stato mediocre un po’ come tutta la sua squadra.

Bellissimo sentire Caressa magnificarne la conclusione, dicendo robe tipo “solo lui a due secondi dalla fine può pensare di prender palla al limite dell’area e tirare in porta(o coglione, gli altri cos’avrebbero fatto, retropassaggio al portiere?), solo lui da 27 metri la può mettere all’angolin….ah c’è stata una deviazione“.

Comunque cambia poco, chè questi so’forti ebbasta. Certo, avrei preferito il pari del Toro non solo per il salutare e sacrosanto odio per le strisce bianconere, ma anche perchè, se conosco la labile psiche dei miei polli, so anche che in termini di instabilità mentale i lupacchiotti giallorossi ci sono appena inferiori.

E allora, al gioco dei se e dei ma, avrei voluto giocarmela con la Roma che sa di poter arrivare a -1 e con tutta la pressione del mondo addosso. Ma, come si dice in queti casi, nun è successo…

A San Siro nel frattempo torna il grande classico “rigoreperilmilan“, dopo che -forse- a Rami è stato negato un gol buono. Da interista godo a vedere Galliani imbufalito, ma ecco sbugiardata per l’ennesima volta la tanto sbandierata utilità degli arbitri di porta. Provate a dirla a lui la panzana in pieno Platini-style del “bello del calcio che risiede anche nell’errore umano“.

Ah, e comunque pare che sullo 0-0 ci fosse anche un rigore per l’Udinese, che comunque tra 7 giorni avrà modo di rifarsi, chè sappiamo che torti e ragioni alla fine si compensano!

E’ COMPLOTTO

Uno dei motivi per cui sono “utilitaristicamente” contento dell’arrivo di Mancini in panchina è il fascino che esercita sui giornalisti, figlio più che legittimo dei successi ottenuti da noi e in Inghilterra. Se quattro gol li avsse presi Mazzarri sarebbero andati a prenderlo coi cani, mentre nel dopo gara su Sky era tutto un “beh dai, andiamo aldilà del risultato, si son viste anche buone cose…“.

Più severi (realisti?) sulla Rai, dove di spazio per la speranza e le belle cose ne hanno lasciato ben poco.

Io torno alle mie considerazioni iniziali. Coerenza mi ha sempre portato a dire che non mi piacciono i tecnici che privilegiano il modulo agli interpreti: Mancini questo sta facendo (anche ieri sera, Guarin e Kuz esterni di un 4-4-2….eeehh???), e secondo me lo fa per farsi comprare due o tre giocatori a Gennaio. Non ho proprio idea di come faranno, visti i periodi di ristrettezze economiche e normative giusto un filino stringenti.

In particolare, la cosa che non mi è chiara è questa: qualora Thohir e Moratti facessero un aumento di capitale, qualora ci fosse un emissione di bond che un Tronchetti Provera o un analogo indonesiano sottoscrivesse in maniera massiccia, quei dané lì si potrebbero usare per il mercato?

Boh… wait and see…

WEST HAM

Battiamo il Newcastle 1-0 in casa e continuiamo il nostro campionato di scintillante decenza.

Dai venite qua...vi faccio un disegnino

Dai venite qua…vi faccio un disegnino