NOI SIAMO I GIOVANI (E’ COMPLOTTO Remix)

Credevate di cavarvela così, eh?

Dopo aver fatto finta di essere commentatore imparziale, rivesto i comodi, consueti e consunti panni di tifoso accanito e accerchiato, e faccio notare un po’ di cosucce.

Anzitutto, è curioso che nell’analisi fatta dalla Gazzetta, ed in tutti i dibattiti successivi alla disfatta italiana al Mondiale, vengano accomunate esperienze tra loro assai diverse, come quelle dei vivai di Inter, Juve, Roma e Milan, che di simile hanno solo il budget a disposizione, (solo la Roma in Italia è oltre al 5%, le altre tutte intorno alla metà) ma di diverso (in un caso particolare radicalmente diverso) hanno i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Il discorso del resto arriva da lontano, mica nasce oggi, chè a menar duro sui nerazzurri non si sbaglia mai. Vi rimando a questa chicca di Bauscia Café vecchia di un paio d’anni ma evidentemente sempre attuale.

Guarda caso la tabellina all’uopo in rete non l’ho trovata, e ho dovuto farla io, grazie a Wikipedia e almanacchi della FIGC, ed il risultato è questo:

Il Picasso della tabellinaecsèll

Il Picasso della tabellinaecsèll

Inter, Juve e Roma negli ultimi anni hanno avuto una continuità di risultati (Inter e Juve) e di gestione (Bruno Conti e Roberto Samaden da più di 10 anni a coordinare il lavoro dei Settore Giovanile) che i cugini si sognano, aldilà delle favolette da tifoso a-critico quali canterarossonera o delle recentissime analogie tra Milan e Nazionale tedesca suggerite dal management rossonero (Barbarella e Zio Fester) e prontamente riportate dalle solerti serve mediatiche.

No sul serio: De Jong come Schweinsteiger e Montolivo come Kroos??

E’ notevole la capacità del Milan di volersi accostare sempre alla squadra più in voga del momento, sulla base di una asserita superiorità acquisita nel tempo che li pone per definizione nell’olimpo inscalfibile del calcio mondiale.

Basta vedere l’immodestia di Sacchi che ogni settimana ci ricorda che le grandi squadre nella storia del calcio sono state l’Ajax di Cruyff, il “suo” Milan e il Barcellona di Guardiola: sua opinione, legittima quanto interessata, che è ora ripetuta come un mantra da tutta la cosiddetta stampa specializzata, in ossequio al principio per cui anche la più grande menzogna del mondo detta bene diventa verità.

Da un punto di vista commerciale la mossa del Milan è financo lodevole, a patto di non voler indagare sull’incredibile eco mediatica data a qualsiasi scureggia prodotta dal Geometra e la sua ghènga.

Data ai diversamente milanesi la meritata dose di sterco quotidiana, torno al proposito di questa noticella simpatica e puntuta come il proverbiale gatto attaccato ai genitali, e mi chiedo:

Ok che il discorso era di carattere generale;

Ok che se in Italia siam messi male non fa molta differenza tra l’essere messi “malino” e “malissimo“;

Ok che si tratta dell’Inter, quindi in fondo se ne parliamo male chissenefrega chè quelli sono simpatttici.

Però:

Buona parte degli esempi fatti in questa inchiesta, larga parte delle immagini utilizzate, avevano a che fare con l’Inter, unicamente perchè il suo settore giovanile è quello che recentemente ha ottenuto i risultati migliori in Italia ed è stato più di altri sotto i riflettori.

Una domandina facile-facile: Nessuno si chiede dove cacchio fossero gli altri?

Tanto per smontare ulteriormente il luogo comune dell’Inter che non sa crearsi i giovani in casa, faccio alcuni nomi:

balotelli interMario Balotelli

Arrivato all’Inter a 15 anni, venduto nel 2010 al Manchester City per un totale di 28 milioni;

 

APPIANO GENTILE(CO), 18-08-09 FOTO GIORGIO RAVEZZANI MEZZO BUSTO UFFICIALE Davide Santon

Arrivato all’Inter a 14 anni, venduto nel 2011 al Newcastle per 6 milioni;

 

 

destro interMattia Destro

Arrivato all’Inter a 14 anni, perso tra il 2011 e 2012 tra comproprietà e prestiti non riscattati;

 

bonucci interLeonardo Bonucci

Primavera Inter, valutato 4 milioni nell’ambito dell’operazione che nel 2009 porta dal Genoa all’Inter Thiago Motta e Diego Milito;

 

CENTRO SPORTIVO GIACINTO FACCHETTI - INTERELLO - MILANO (ITALIA) 30-09-2009 PPRIMAVERA - INTERNAZIONALE 2009/10 DONATI GIULIOGiulio Donati

Primavera Inter, venduto al Bayer Leverkusen per 3 milioni nel 2013;

 

 

caldirola inter Luca Caldirola

Fa tutta la trafila del Settore Giovanile interista, venduto al Werder Brema per 3 milioni nel 2013.

 

Due dei soggetti summenzionati sono titolari della Nazionale italiana (Balo e Bonucci), un altro è titolare nella Roma e nel giro degli azzurri (Destro), altri due (Donati e Caldirola) giocano nel Campionato la cui Nazionale ha appena vinto il Mondiale, a cui tutti guardiamo come modello di riferimento. Un altro gioca da tre anni in Premier League (Santon).

Da un punto di vista tecnico, l’unico che mi spiace non avere in rosa oggi è Bonucci, chè della coppia di centrali del Bari di Conte e Ventura -duole ammetterlo- quello forte era lui e non Ranocchia. Se però penso che la sua cessione ha contribuito all’arrivo di Milito e Thiago Motta in nerazzurro, ho di che consolarmi abbondantemente.

Tutto ciò considerato, non credo si possa dire che il problema dell’Inter è quello di non saper creare buoni giocatori in casa. Piuttosto, il problema sta nel valorizzarli in senso sportivo (portarli in prima squadra) o monetario (venderli meglio).

Per tornare a bomba sul problema, tocca ripetere quanto già detto nell’ultimo post:

La pasta è buona e cuoce bene, ma non sappiamo mai quand’è il momento giusto per scolarla.

Fatto salvo il dispiacere affettivo che si può avere per un giovane che si fa tutto il Settore Giovanile e viene venduto dopo aver solo assaggiato la prima squadra, non mi rammarico del fatto di aver perso Caldirola o Donati (con tutto il rispetto). Mi rammarico -tanto per dirne una- che con quei soldi (e altri 2 milioni di rinforzino) si sia andati a comprare Kuzmanovic.

Ecco dove si sbaglia. Rimpiangere chi è stato venduto, e che in molti casi altrove è tutt’altro che un fuoriclasse, è facile e costa poco.

Spendere bene i pochi soldi che hai in casa è invece tremendamente più difficile.

Gettando lo sguardo dal passato al futuro prossimo, i giovani ormai da Serie A che potrebbero essere “da Inter” sono Bardi, Mbaye, Duncan e Longo: dei quattro, Bardi è il più solido e, se non ci fosse Handanovic, credo sarebbe già il portiere titolare dei nostri.

Questo però non ve lo dice nessuno; e se ve lo dice, lo fa sottolineando il lato negativo (i tuoi giovani non li fai giocare) e dimenticando quello positivo (tu almeno ce li hai, gli altri…).

Ad ogni modo, questi quattro giovanotti sono i classici prospetti che beneficerebbero delle oramai fantomatiche Squadre B.

Ci sarà almeno l’occasione per parlarne in maniera costruttiva e non demagogica?

Siamo in Italia. Dubito.

 

NOI SIAMO I GIOVANI (con i blugins -cit. Eliana)

Interessante, e lo dico davvero, l’approfondimento della Gazza degli ultimi giorni riguardante la gestione dei vivai delle nostre squadre ed il confronto -spesso impietsoso- con le best practices diffuse in tutta Europa.

Qui cercherò di utilizzare la stessa base-dati proposta dalla Rosea, ma di arrivare a conclusioni -se non diverse- quantomeno più (s)ragionate.

 

PER FARE UN TAVOLO…

Come dico sempre, il mondo è bello perchè è vario, e quindi non esiste una sola maniera di fare le cose. La banalità a dire che, se è vero che siamo ultimi in Europa nel far crescere giovani calciatori e farli giocare in prima squadra (see table below), è altrettanto vero che la speciale classifica è guidata da campionati minori come Svezia, Slovacchia, Finlandia e Croazia.

Ampi margini di miglioramento

Ampi margini di miglioramento

Dobbiamo investire di più sui vivai? Sacrosanto, ma occhio alla qualità complessiva del tuo campionato.

Vogliamo vederci più chiaro? Ascoltiamo quel che Stramaccioni dice da anni, non da ieri: all’Italia manca l’ultimo gradino, il passaggio dalla Primavera al calcio “vero”.

Fin lì arriviamo bene se non benone, ma quell’ultimo passetto, che per troppo tempo ci è sembrato quasi automatico, è quello fatale.

Aldilà del miope sadismo con cui è stata vivisezionata l’Inter che nel 2012 ha vinto la Next Gen Series (e le altre italiane ando cazzo stavano?) il confronto tra i nerazzurri e gli olandesi dell’Ajax è purtroppo impietoso per il nostro movimento calcistico:

Saranno Famosi (forse...)

Saranno Famosi (forse…)

 

QUELLI GIOVANI DENTRO

Ad ulteriore conferma del fatto che i numeri, più che darli, bisogna saperli leggere, faccio notare un altro dato interessante, sempre dalla Gazzetta dello Sport. In Italia siamo molto indietro come numero di giovani (Under 21 e Under 23) inseriti stabilmente nelle squadre di Serie A. Dall’altra parte, invece, guidiamo la classifica degli “anzianotti al potere”, con il minutaggio più alto in Europa per gli ultratrentenni.

Graduatorie INPS

Graduatorie INPS

Non è una bella cosa, lo sappiamo, e del resto che l’Italia sia IL Paese per vecchi è palese a tutti i livelli. Detto ciò, se guardiamo ai Campionati cui dovremmo tendere (Spagna, Inghilterra e Germania), vediamo che solo i tedeschi hanno valori “buoni” (tanti giovani pochi vecchi, età media di 25.7 anni): Liga e Premier sostanzialmente se ne strabattono di età media e giovani da lanciare (appena oltre i 27 anni di media, poco meno di noi).

Certo, direte voi, loro ci hanno i soldi. E con quelli risolvi tutto. Abbiamo vissuto così per un paio di decenni e ce lo ricordiamo bene.

Cerchiamo allora di chiamare le cose col proprio nome e non farci sviare dalla solita faciloneria da titoloni.

Con i giovani NON si vince.

Non automaticamente, per lo meno. Di solito si vince coi campioni. Che però costano. E di soldi non ce n’è.

Quindi, fatta la premessina didascalica ma necessaria a far sparire un po’ di fumo dagli occhi, possiamo grattarci la pera e capire come far emergere i nostri giovani, consci che solo così, e comunque nel medio-lungo termine, potremo ricominciare a dire la nostra. Il concetto delle Squadre B ora pare Vangelo perchè lo dice (e lo fa) l’Ajax, mentre ribadisco che nessuno ha cagato Stramaccioni che lo ripete ai quattro venti da quando ha qualcuno che lo degna di ascolto. Potenza del nulla mediatico nerazzurro di quegli anni…

FASO TODO MI

Mi pare altresì verosimile che il giovane in prestito venga inevitabilmente lasciato un po’ al proprio destino, mentre un monitoraggio costante nel giardino di casa permetta una crescita migliore e più coerente con l’idea del Club proprietario.

Anche qui però vedo un limite, che per molti è un pregio ma che io continuo a considerare una vaccata: molti club formano l’intero settore giovanile a immagine e somiglianza della prima squadra, replicando lì lo stesso sistema di gioco usato dai “grandi” (Ajax e Barcellona ancora una volta esempi fulgidi): la cosa ha indubbi vantaggi organizzativi e  rende più facile l’adattamento nel passaggio da una categoria all’altra.

I solerti cantori del bel giUoco non mancano di farcelo presente.

Da buon bastian contrario, preferisco soffermarmi su quanto dice, ancora una volta, il buon Strama, quando intravede in questo oltranzismo tattico un limite ben preciso: “Lì  (al Barça) dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…“.

Tanto per contribuire al dibattito (ipotetico, visto che qui parlo solo io…), ritengo che la duttilità tattica, e la capacità di giocare con diversi sistemi di gioco, dovrebbe far parte del bagaglio di ogni calciatore di valore, al pari di altre qualità tecniche e comportamentali.

DI TERRA BELLA UGUALE NON CE N’E’

Lasciando perdere preferenze e partigianerie personali (dovreste ormai conoscermi abbastanza per fiutare il mio disprezzo per qualsiasi forma di integralismo),  arrivo all’ultimo punto di questa sottospecie di analisi arruffata: gli italiani in squadra.

Il punto di partenza è l’inevitabile specchietto (per le allodole) preso dalla Gazza dell’ultimo weekend:

...e 'sti cazzi?

…e ‘sti cazzi?

Potrei liquidarlo con una battuta e dire che la squadra con più italiani in rosa è il Sassuolo, ma piccandomi di essere un fine analista la prendo un po’ più larga. Il discorso è sempre lo stesso, e mi spiace che la tabella sia parziale, perchè altrimenti vedremmo che la Premier League ha ancor meno “autoctoni” della Serie A, e la declamatissima Bundesliga non è molto dietro a noi, come ci conferma il CIES in questa tabella, pur aggiornata al 2013.

Ogni altro discorso è demagogico oltre che anti-storico. Esattamente come rimettere dazi doganali è una misura miope e alla lunga controproducente in ambito commerciale, così sbandierare l’autarchia dell’arte pedatoria è roba buona ad ammansire le masse, ma poco più.

Tra il 2003 e il 2010 (per tacer del decennio precedente) il calcio italiano ha vinto 3 Champions League e un Campionato del Mondo, e il rapporto italiani/stranieri, benchè oggettivamente diverso (da 41% a 54%), non basta certo da solo a giustificare il crollo di competitività del nostro calcio

.

SI VABBE’, MA ALLA FINE?

Se vogliamo tirare qualche conclusione dal delirio mentale dato dalle mille parole scritte fin qui, possiamo dire che:

1) il Fair Play finanziario ha sparigliato il sistema italiano, fatto di Presidenti-mecenati e Club in perdita “per definizione” (in questo senso, sì, Moratti è l’esempio calzante). La scarsità di risorse è il mare in cui nuota abitualmente l’homo economicus, ma evidentemente non -ancora- l’homo calcisticus italicus;

2) Abbandonato il sistema imprenditoriale basato sul “cià, s’el custa“, i Club devono migliorare aspetti a lungo trascurati, su tutti i ricavi NON da diritti televisivi e valorizzazione dei propri talenti. A tal riguardo:

2.a) Sul primo fronte la Juventus ha fatto da apripista con lo stadio di proprietà, e mi auguro che Thohir possa fare altrettanto con merchandising e marketing strategico. Ad ogni modo, quella è la strada, c’è poco da inventare;

2.b) Sul fronte valorizzazione dei talenti, mi associo all’auspicio di una maggior attenzione al fenomeno, ma solo dopo aver ribadito che si tratta di una non-scelta, bensì di una necessità dovuta alle ristrettezze economiche.

Sintetizzando ancora di più, la soluzione sono le Squadre B nelle quali far giocare i Primavera più promettenti, non il tetto agli stranieri.

Ite missa est.

 

 

VINCI CASOMAI I MONDIALI

Pensieri in ordine sparso sul Mondiale.

 

“TI HO COMPRATO AI PRIMI DI NOVEMBRE…”

Ho passato una buona settimana a credermi una reincarnazione brizzolata del noto Crisantemi di Banfiana memoria.

Quasi tutte le squadre per cui ho tifato sono puntualmente uscite, chi già nella fase a gironi (Inghilterra, Italia, Costa d’Avorio), chi agli ottavi (lì ho fatto quasi filotto: Cile, Messico, Nigeria, Uruguay, Grecia, Algeria, Stati Uniti, tutti a cantare in coro “tutti a casa alè…“).

Mi resta da tifare la sempre nerazzurra Argentina, per quanto la colonia interista stia più che altro languendo in panchina, salvo sporadiche apparizioni.

 

PRIMA PILLOLA DI COMPLOTTO

A tal riguardo, il complotto è in agguato ad ogni latitudine, e quindi il pallone grintosamente recuperato da Palacio e gentilmente offerto a Messi per il gol finale di Di Maria al 118′ contro la Svizzera è stato presto dimenticato per far posto alla “inedita collaborazione tra Barça (Messi) e Real (Di Maria) che salva l’Albiceleste“.

 

ANALISI TENNICO-ANTROPOLOGICA

Tra le due big sudamericane, non so onestamente chi abbia avuto più culo, stanti pali e traverse a salvare risultato e deretano di entrambe le compagini.

Alla vigilia dei quarti, mi sbilancio prevedendo un approdo alle semifinali di Brasile, Argentina, Olanda oltre alla appena qualificata Germania, ed una finale tra le due storiche rivali latinoamericane.

Da buon romplicoglioni, l’unica squadra che non vorrei vedere trionfare è proprio la Seleçao. Chi mi conosce sa la poca simpatia che ho per tutto ciò che il futebol bailado rappresenta. Neymar è forte e tanto ma, come giustamente fatto notare da qualcuno, a Barcellona è la spalla di Messi. E soprattutto, diciamo la verità: non è possibile vedere 20 ragazzi nel fiore degli anni e della forza piangere prima durante e dopo le partite.

gnegnegne

gnegnegne

Nun se po’ vede, nemmeno se le lacrime -prevedibilissime- sono quelle del grandissimo Julione.

uggegge' uggegge'

uggegge’ uggegge’

 

Spero che non vincano, punto e basta.

Come direbbe il tipico nonnetto brianzolo -avvizzito dalla vita ma con la saggezza data dall’età- “almeno ta pianget per queicos….

 

 

LI TAGLIA ITALIOTA

Calata la mannaia dei miei giudizi sul Mondialedeimondiali, non mi nascondo dietro un dito e riconosco di essere un banale, bieco e provinciale tifoso da squadra di Club, che non riesce a gioire davvero per una Nazionale piena di “nemici” settimanali. Mi faccio scivolare addosso le ovvietà del tipo “ci credo, voi interisti di italiani non ne avete!“, chiedendomi solo su quale pianeta Paletta possa essere preferito a Ranocchia.

Per il resto, vedere Chiellini incredulo per l’impunità di Suarez mi fa sorridere, pensando alle malefatte del suddetto puntualmente impunite alle nostre latitudini. Provo un misto tra la pena e la rabbia nel sentire Caressa gridare “clamoroso!! incredibile!!” dopo averci messo un minuto buono di replay per accorgersi che quella non era una testata ma un mozzico, e cercando tutti gli appigli possibili per giustificare sconfitta ed eliminazione degli Azzurri.

Irbudellodituma!

Irbudellodituma!

Non mi lascerò sfuggire l’occasione per mettere in dubbio la serietà e la coerenza del Mister Prandelli che dà le dimissioni quella stessa sera, (“un signore”, “si assume le sue responsabilità”, “molla la cadrega in un Paese in cui le dimissioni non le dà mai nessuno”, questo il mantra di quei giorni), per poi raggiungere l’accordo con un Club la cui panchina si era guardacaso liberata pochi giorni prima (11 giugno, per la cronaca). Non arrivo a pensare che abbia giocato a perdere, ma che sia andato sul sicuro con le sue dimissioni, certo dell’abboccamento coi Turchi questo sì.

Ciao ti dirò

Ciao ti dirò

Che signore, un gran signore.

Detto ciò, ovviamente l’Italia non è uscita dal mondiale per colpa sua: la squadra è quella che è, si regge sugli ultimi spunti di qualche ex-campione (Buffon, De Rossi, Pirlo-con-tutto-il-male-che-gli-voglio, il buon Barzagli). La generazione successiva è composta da buoni giocatori o finti campioni, che evidentemente più di così non possono dare.

In altre parole: Prandelli non ha lasciato a casa Maradona, nè fatto giocare Baggio da stopper. Questi erano: tocca incolpare le mamme che non li han fatti bravi abbastanza.

 

SECONDA PILLOLA DI COMPLOTTO

Memore dei fiumi di critiche riversati sull’Inter per l’incapacità di chiudere con una pagina pur gloriosa del suo passato, giubilare la vecchia guardia,  smembrare il malefico Clan Del Asado, e sulla ancor più grave insistenza nell’affidarsi a quegli splendidi quarantenni anzichè “far giocare i ragazzi che ci mettono tanto entusiasmo“, ho atteso al varco le serve mediatiche che puntuali si sono presentate a ranghi compatti a piena difesa dei Buffon e dei Pirlo di turno.

Fin troppo facile il parallelo: là come qua, le vacche son magre, e i pochi buoni sono i “vecchietti”. Ha ragione il prode capitano azzurro, lo scommettitore, nonchè compratore di Diplomi per corrispondenza e simpatizzante di gruppi fascistoidi: i migliori di questa Nazionale sono stati i giocatori più esperti.

Ha ragione lui così come avevano ragione i vari allenatori nerazzurri che dal 2010 ad oggi hanno continuato ad appoggiarsi sulle esperte spalle dei reduci del Triplete, stante l’inconsistenza delle nuove leve.

Uguali, ma diversi:

Buffon ha ragione.

Cambiasso è bollito e deve andarsene.

Non fa una grinza

 

TIKI TAKA DE STOKA

Lungi da me l’idea di voler maramaldeggiare su una squadra fisiologicamente arrivata alla fine di un ciclo mariano, vorrei dire due robe a margine del cosiddetto “crollo degli dei” cui abbiamo assistito nell’ultima settimana.

Pur non amando lo stile di giUoco espresso dagli spagnoli, non ho alcun problema ad affermare che la squadra che abbiamo visto in questi anni ha vinto con pieno merito due Europei ed un Mondiale, roba che -andando a memoria- non credo sia mai riuscita ad altri.

Come tutte le cose belle, anche questa squadra è arrivata al capolinea. Applausi per le vittorie e inevitabili pernacchie dei tanti sconfitti nel corso degli anni, che ora assaporano il dolce gusto della vendetta.

Fine dell’ovvietà politically correct.

Mo’ inizia il succo: il parallelo tra crollo iberico e crollo catalano/barcelonista è sotto gli occhi di tutti, con Piqué, Jordi Alba, Xavi, Sergi Busquets e addirittura Don Iniesta (il solo ad essere sostanzialmente incapace di giocar male) tutti drammaticamente sotto i propri standard di rendimento.

Non che Casillas, Sergio Ramos, Xavi Alonso e Diego Costa abbiano fatto meglio, sia chiaro; qui però mi serve isolare la componente blau-grana per smontare uno dei tanti, troppi luoghi comuni con cui ci si gingilla parlando di calcio: l’importanza di uno zoccolo-duro-di-nazionali attorno al quale innestare le splendide eccezioni straniere.

Essendo tifoso del Football Club Internazionale, che deve origini, blasone e vittorie proprio al concetto di internazionalità, la frasetta citata poco fa non può che farmi sorridere.

Come già ho sottolineato altre volte, la costanza di vittorie del Bacellona, la conseguente abitudine ad applaudirne qualsiasi mossa “a prescindere”, la prostituzione intellettuale e la incapacità di vedere i pur esistenti modelli alternativi, hanno portato questa massima ad assurgere ad assioma inconfutabile.

Ovviamente la vedo in un altro modo. Ovviamente sono convinto di aver ragione.

Esattamente come il gioco di squadra, paragonato alla prodezza del singolo, non è per forza un modo migliore per raggiungere la vittoria, così la famosa cantera non è di per sé garanzia di successo.

Abbiamo avuto una palese dimostrazione di ciò nelle due partite giocate dalla Spagna: tanto con l’Olanda quanto con il Cile gli uomini di Del Bosque hanno continuato ad avere un maggior possesso palla, ma hanno subìto da entrambe le squadre decine di sifulotti (termine tecnico scelto al posto del più pertinente “contropiede”, per non scandalizzare quanti vedono nel succitato lemma una blasfemìa calcistica) che l’hanno portata al tracollo.

Parallelamente, la favola dello zoccolo-duro-di-nazionali ha mostrato il suo beffardo rovescio della medaglia: il blocco barcellonista, reduce dalla sua peggior stagione degli ultimi anni, ha riversato in Nazionale tutta la propria insipienza, dando un corposo contributo alla repentina eliminazione dei Campioni in carica.

Un investitore finanziario sa che la prima regola che deve seguire nel proprio lavoro è quella di differenziare il rischio. Ora, posto che finanza e calcio non dovrebbero avere nulla a che fare l’una con l’altro, secondo me l’approccio è saggio e replicabile.

Affidarsi ad un’unica fonte, di soldi così come di calcio, ti rende ostaggio della stessa. Finchè va, ficata vera. Quando non va, cazzi amari.

E’ ovviamente troppo presto per capire se gli stranieri del Barcellona, lontani dall’ex oasi -ora pantano- del tiki taka confermeranno le prime buone indicazioni, ma è un fatto che Alexi Sanchez contro i suoi compagni di Club sembrasse di un altro pianeta, e che Messi e Mascherano abbiano quantomeno fatto una discreta prima partita .

Come a dire che, lontano dall’area di “contagio”, il singolo può ancora salvarsi (crociati del calcio totale e nemici della prodezza-del-singolo-campione-che-maschera-i-problemi-di-giUoco: fucilatemi).

Lasciando stare l’Inter del lustro d’oro, parlando della quale non sarei obiettivo, noto come il Bayer di Hitzfeld l’anno scorso abbia beneficiato -eccome!- di Robben&Ribery, e come lo stesso possa dirsi del Real di quest’anno, che a Cristiano dovrebbe innalzare un monumento, ma che a Bale, Di Maria, Marcelo e Benzema almeno un grazie glielo deve!

Tutta sta pippa mental-telematica, al solito, non per fare lo stesso errore di Sacchi e compagnia (ebbene sì, ce l’ho ancora con il Vate di Fusignano e la sua ossessione per i soldatini nati tutti nello stesso posto e tutti corti-umili-intensi): non voglio inneggiare alla multietnicità come one-best-way per avere successo, nè imporre il paradigma della difesa-e-contropiede come dogma da preferire al palleggio iberico.

Voglio solo dire che ogni moneta ha due facce, e che dopo tante teste, stavolta è uscita croce.

Adiòs Espana; hasta la proxima.

Immagine

QUALCHE SASSOLINO…

Chè se no non mi ci si diverte (cit.).

Elenco delle cose che mi hanno fatto sorridere negli ultimi tempi:

1) I cugini si confermano in pieno delirio da tardo impero, riuscendo a ingaggiare il terzo allenatore in sei mesi, ad ulteriore riprova che l’italiano medio è davvero “medio” e come tale diffuso capillarmente a tutte le latitudini. Il celebratissimo Seedorf, accolto come salvatore della Patria, foriero di successi in quanto scelto da Re Silvio in persona, in pochi mesi è diventato un inutile (e costoso!) fardello di cui disfarsi.

Ecco quindi le solerti serve preconizzare un gentlemen’s agreement tra le parti, chè non vorrete mica che al Milan rimanga sul gobbone il biennale da 2.5 mln netti per Clarenzio… In tutto fanno 10 milioni lordi per i rossoneri, ma senz’altro troveranno una soluzione, nel nome dell’Ammore.

Stocazzo, mi par si dica in questi casi. L’Obama di Milanello infatti non arretra di un centrimetro (e ci mancherebbe altro!) e “nonostanti i ripetuti ed approfonditi incontri tra le parti” quel che è rimasto sul tavolo è il lauto stipendio che l’olandese continuerà a percepire per i prossimi due anni.

2) Ovviamente, il mancato lieto fine non poteva certo macchiare la zuccherosa e onirica presentazione di Inzaghi quale nuovo Mister rossonero: ecco la solerte macchina dello zucchero filato gentilmente azionata da Sky (sospetto di Alciato ma solo perchè mi piace pensare che sia così):

Il 9 di giugno, nove come la maglia che da attaccante indossava il nuovo allenatore, Inzaghi. Il 9 luglio sarà il primo giorno di allenamento per il nuovo allenatore insieme al suo Milan e il 9 agosto del ’73 è il giorno in cui Pippo è nato.

 

3) Nel frattempo, nel regno dell’amore, pare che Riccardino Kakà cominci a pensare che certi amori, alla fine, finiscono proprio...mentre altri magari iniziano, chissà. Ma che non si dica che l’Evangelico non vuol bene ai suoi amici del cuore! Se addio sarà, sarà solo dovuto a motivi strettamente personali, che ovviamente la stampa diligentemente preferisce non approfondire nel sacrosanto nome della Privacy (rispettatissima in questo come in altri casi, chiedete a Icardi!).

4) L’ultima notizia da Casa Milan riguarda ancora le maglie, per le quali i nostri cugini paiono avere un talento inarrivabile: dopo aver presentato una prima maglia che nemmeno Missoni che si fa una pera, ecco arrivare la seconda con tanto di nuovo logo che arriva direttamente da quella scorza d’arancia sbucciata che campeggia sulla nuova sede del Portello. Aggiungo a quella espressa già da più parti la mia solidarietà ai veri tifosi milanisti, comprensibilmente inorriditi per l’ennesimo esempio di squadra trattata come fustino del detersivo.

Barbarella fa proseliti, ma non si dica che Zio Fester certe cose non le ha mai fatte.

5) Tanto per consolarci con quel che passa il convento, noto con piacere che le vecchie glorie del Real Madrid hanno dapprima passeggiato sulle cariatidi juventine -evidentemente non più così in forma- e poi impattato in un dignitosissimo pareggio contro i “pari età” nerazzurri, capitanati da un insolito Capitan Zanetti in versione goleador. NIente più di un simpatico prurito nel vedere la zazzera bionda di Nedved, Il ghigno da sgherro di Montero e “scatola di scarpe” Padovano seppelliti sotto la gragnuola di goals inflitta dalle merengues.

Per noi il gol del 2-2 l’ha segnato Lampros Couthos… vuoi mettere la goduria?

6) Infine, e per puro dovere di cronaca, a ‘sto giro mi tocca rimangiarmi le critiche nei confronti della proverbiale “simpatia” udinese, se è vero come è vero che non sarà Clouseau Delneri, bensì Stramaccioni il nuovo allenatore. Non solo: Strama si porterà dietro niente meno che Dejan Stankovic come secondo, e si vedrà probabilmente raggiunto da qualche altro nerazzurro di belle speranze, per poter costruire l’ennesima versione di squadra friulana tutta freschezza e giUoco arioso. In bocca al lupo!

 

Aahh, that's better!

Aahh, that’s better!

LE TEMUTISSIME PAGELLE – 3

E ora, inevitabilmente, vengano alla lavagna attaccanti e Mister.

Sarebbe bello che i voti all’insegnante li dessero proprio gli studenti (nel segreto dell’urna, Mazzarri non ti vede ma io sì!) ma, in mancanza di ciò, provvedo io in subordine.

Andiamo però con ordine e diamo gli ultimi numeri:

BOTTA RUBEN: Arrivato in sordina, se ne va in sordina, dopo aver fatto vedere qualche dignitoso quarto d’ora. Ad ogni modo, per lui vale il segno di interpunzione usato nei tabellini della pallacanestro per indicare educatamente il giocatore che non ha segnato punti: “virgola”.
Credo si tenterà di venderlo e, non riuscendoci, verrà dato in prestito.

Voto: n.g.

 

ICARDI MAURO: La classica frase fatta della medicina applicata al calcio: brutta bestia la pubalgia. In effetti il ragazzo comincia a giocare con continuità solo dopo Natale, e per quello il suo lo fa. Come detto più volte, siamo al cospetto del nostro Balotelli (inteso come minus habens neuronico dotato di buoni piedi e di innato talento a rotolarsi nel guano mediatico), più o meno forte di SuperMario è qui irrilevante. Certo, Milito è (stato) un’altra cosa, calcisticamente e umanamente, ma questo passa il convento e con questo dobbiamo andare avanti. Una decina di gol in mezza stagione sono un buon bottino; l’improbabile arrivo di un grande centravanti gli dà la quasi certezza di partire titolarissimo a Settembre, avendo avuto l’estate a disposizione per riposarsi (Wanda Nara permettendo).

Voto: 7- (il “meno” è di stima)

 

MILITO DIEGO: Duole dirlo, ma l’ultimo Principe degno di tale nome si è rotto il crociato a Febbraio 2013 in un’inutile partita di Europa League: il suo fisico claudicante mal si concilia col gioco fatto di finte e scatti nel breve, sui quali vanta una dozzina di brevetti, motivo per cui la doppietta al rientro contro il Sassuolo, in una calda giornata di fine estate, è stata la triste e vera passerella d’onore di un grandissimo attaccante. Sempre convinto che avrebbe potuto fare un’intera carriera ad altissimi livelli, e non solo gli ultimi 5 anni.

Voto: 5 (perdonami Diego…) (10 alla carriera) (0 all’accozzaglia di craniolesi che nel 2010 non lo inserì nemmeno tra i 50 candidati al Pallone d’Oro, dando la conferma non richiesta che il complotto ai nostri danni è mondial-giudo-pluto-cratico).

 

PALACIO RODRIGO: Una mezza spanna sotto il miglior Milito. Ciononostante, un altro grandissimo giocatore che, quest’anno come l’anno scorso, si è più volte caricato la squadra sulle spalle mietendo gragnuole di gol (17 in Campionato + 2 in Coppa Italia) e facendosi quel che tecnicamente si chiama “culo quadro”. Anche lui come il connazionale è arrivato al grande calcio europeo alla soglia dei 30 anni, e temo che la prossima sarà l’ultima stagione “a tutta” che gli potremo chiedere. A differenza del più giovane collega pubalgico, El Trenza giocherà i mondiali, motivo per cui è più che necessario un “rinforzino” in quel settore in sede di mercato.

Voto: 7.5 (mezzo voto in meno per la treccina che, accentuandosi la pelata, è sempre meno proponibile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Il figlio di Paul Ince conferma la bontà dei miei sentimenti agrodolci nei suoi confronti, avendo il ragazzo sentitamente ringraziato per l’interesse ma rifiutato il trasferimento sulle giuste sponde del Naviglio.

Come già accennato, ad oggi inizieremmo la stagione con i soli titolari (Palacio+Icardi) e nessun altro: ovvio che servano 2 acquisti, di cui uno tecnicamente all’altezza della succitata coppia argentina. Essendo “bassine” le probabilità di arrivare a pezzi da novanta quali Levandowski, Suarez, così come Torres e Dzeko, il nome su cui puntare forte mi pare quello del Chicharito Hernandez, apparentemente chiuso al Man Utd dalla coppia Van Persie-Rooney, e senza nemmeno la motivazione del “beh, magari gioco in Champions League“, visto l’anno sabbatico dei Red Devils per la prima volta da millemila stagioni. Il ragazzo, similmente a Palacio, agisce meglio da seconda punta ma è comunque capace di stare nel mezzo, pur essendo tutt’altro che un colosso. Potrebbe cioè giocare in coppia tanto con Icardi che con Rodrigo, e i miei sogni bagnati arrivano a ipotizzare addirittura un tridentone nelle partite in cui proprio “non vuole entrare“.

Oltre al messicano, l’ideale sarebbe stato proprio il giovane Ince, oggetto misterioso da scoprire ed eventualmente far maturare nel corso della stagione. Sfumato l’ex asmatico albionico, punterei su un prospetto simile, nella speranza che l’intuito calcistico di Ausilio possa risultare più sviluppato delle ultime versioni del Marco Branca style. Ammetto però qui la mia ignoranza in materia.

Sono dubbioso su un ritorno di Biabiany, che in contesti come Parma pare poter dare il meglio di sè, ma che non vedo altrettanto positivo alle nostre latitudini. Oltretutto, uno così lo paghi e non poco: a posto così, grazie.

 

ALLENATORE

Nella critica pressochè unanime a scherarsi contro Mazzarri trovo conferma dell’aspetto più masochista e tafazzoide del tifoso interista. Nonostante la mezza dozzina di allenatori inanellati nelle ultime stagioni (con i dimenticabilissimi risultati raggiunti), siamo ancora qui a vaneggiare dell’uomo forte, capace da solo di risolvere tutti i nostri problemi.

Ecco perchè vedo forti e preoccupanti analogie tra i miei colleghi tifosi e l’italiano medio: facile invocare l’arrivo di “quello bravo”, comodo delegare a lui la risoluzione del troiaio che si avviluppa su se stesso da anni. Leggermente più difficile, sfidante e impegnativo mettersi in gioco, rivedere a fondo gli aspetti del problema, siano essi schemi difensivi o corruzione e incompetenza politica a tutti i livelli.

Mi taccio immediatamente, non volendo aprire voragini di demagogia che rifuggo come poche cose al mondo. Torno al Mister, solo per confessare che nemmeno a me fa impazzire, e che, nonostante tutto, non possiamo permetterci un ennesimo anno zero, una ennesima rifondazione, un’ennesima stagione buttata in partenza. Bene ha fatto Thohir a confermarlo, bene farà (perchè lo farà vero?) a comprargli i giocatori da lui richiesti, bene farà a supportarlo per tutta la stagione, facendo per una volta capire a tutti (giocatori in primis) che la società è stretta e compatta a fianco del proprio Mister.

I conti si faranno alla fine.

Vogliamo smetterla con la versione di Mazzarri chiagne-e-fotte? D’accordissimo, detto-fatto: esaudire quanto più possibile i suoi desiderata sul mercato e consegnargli una squadra che gli impedisca di ripetere scempi quali “i giovani me li sono trovati, la squadra era già bell’e pronta quando sono arrivato“. Gli si dia la macchina che vuol guidare lui, lo si faccia viaggiare in santa pace, senza dirgli ogni 200 metri “gira di qui, no vai di là” come farebbe una suocera petulante. Arrivati a destinazione, nel caso, ci sarà modo di giubilarlo con un pernacchione o innalzargli altari e inni di gratitudine sempiterna.

Bon, gli ingredienti son tutti nel pentolone, e quello che dovrebbe venir fuori è una roba del genere:

Reasonable Wishlist

Reasonable Wishlist

Sono stato parsimonioso e prudente, mettendo i due acquisti verosimilmente più cari (Chicharito e Zuniga) fuori dai titolari -il che più o meno vuol dire “tanto non arrivano“- e inserendo mezzi giocatori (vedi Andreolli e Khrin) buoni solo per aver fatto il settore giovanile tra Interello e la Pinetina.

Mi accontenterei di vedere l’11 disegnato sul tappeto verde  e qualche rincalzo all’altezza (non so ad esempio quanto alla lunga Ranocchia riuscirà a vincere il ballottaggio con JJ e Rolando).

Non resta che goderci l’ennesima edizione estiva del Calciominchiata, a far da contrappunto ai Mondiali, e veder quel che ne esce.

Tremate.

 -fine-

LE TEMUTISSIME PAGELLE -2

IU PENSU CHE U SCENTRUCAMPU

E dopo le mirabolanti gesta dei nostri difensori, è il momento di addentrarci nei meandri del nostro centrocampo, ganglio vitale di ogni squadra di calcio e bubbone pulsante di buona parte dei nostri problemi.

La mancanza di piedi buoni abbinati a teste pensanti ci è costato tanto in questa come nelle precedenti stagioni, al punto che la pur paradigmatica sagacia tattica del Cuchu Cambiasso non sempre è stata sufficiente a coprirne le falle.

Ad un inizio promettente di Alvarez è corrisposto un finale incoraggiante di Kovacic, ma la migliore fotografia di questa stagione rimane la sgroppata, prepotente quanto inutile, di Guarin.

Vediamo nel dettaglio promossi e bocciati.

 

ALVAREZ RICARDO: come detto l’argentino è partito bene, addirittura grintoso e concreto. Si è pian piano adagiato sugli allori ed è col tempo tornato ad essere lo splendido mezzo giocatore che abbiamo imparato a conoscere. E’ uno dei nomi dai quali poter far cassa in vista dell’imminente mercato; inutile illudersi che possa dare più del poco che ha dato in questi anni. Giubiliamolo e facciamocene una (cazzo de) ragione.

Voto: 5,5

 

CAMBIASSO ESTEBAN: ampiamente il migliore nei due quadrimestri, attento in classe e diligente nel fare i compiti in settimana. Potrebbe tranquillamente già essere in cattedra al posto del Professore, e forse proprio per quello l’abbiamo giubilato. No, non è vero: Mazzarri secondo me l’avrebbe tenuto, però certe storie, da queste parti non troppo zuccherose del Naviglio, finiscono. Eternamente grati e sbavanti ai tuoi piedi. E puoi muoverti quanto ti pare e piace. E noi zitti. Sotto. (cit.)

Voto: 6,5 (10 alla carriera)

 

GUARIN FREDY: il solito guerriero sgarruppato, rabbioso e inutile. Mi devo ripetere: in questa Inter può essere episodicamente utile, ma assai più frequentemente letale (la rovesciata del momentaneo 1-1 col Toro e l’assist a Paulinho del Livorno i due esempi lampanti). In mezzo a questi eccessi, manciate di progressioni e strappi conclusi con tiri spesso sballati, senza alcuna crescita tattica e mentale negli ormai due anni di permanenza. Se ero d’accordo per scambiarlo alla pari con Vucinic, figuriamoci adesso. Il solo contesto nel quale potrebbe avere successo è proprio quello bianconero, in cui tutti sanno benissimo cosa fare e la sua anarchia può essere assorbita dai compagni. Accattatevill’!

Voto: 5

 

HERNANES ANDERSON (raga, coi brasiliani non so mai qual è il nome e quale il cognome…): arrivato a Gennaio dopo che lo invocavo da tre anni, non posso dire che abbia fatto sfracelli. E’ ad ogni modo uno dei capisaldi del prossimo anno, in coppia con Kovacic. Continuo ad essere curioso di vederlo giocare da “volante” nella Seleçao, per capire se e in che modo l’esperimento possa riuscire anche da noi. Vero che il Brasile può permettersi di piazzarlo lì vista la superabbondanza di trequartisti e creativi sulla trequarti, noi un po’ meno. Ma è proprio il ruolo di centralone davanti alla difesa quello di cui siamo atavicamente affamati a queste latitudini (vedi infra per ulteriori micragnose passeggiate sui testicoli in materia).

Voto: 6

 

KUZMANOVIC ZDRAVKO: non voglio infierire, essendo questo uno dei casi in cui il vero destinatario delle Madonne non è il ragazzo, bensì chi l’ha comprato (a otto milioni, precisarlo mi dà un gusto quasi sadomasochistico…) e chi lo fa giocare. In realtà, dopo una fase centrale della stagione nella quale il nostro sembrava titolare inamovibile, il Mister deve averne apprezzato appieno l’impresentabilità a certi livelli, ed il minutaggio ne ha drammaticamente risentito. Meglio tardi che mai. Ciao, mannace ‘na cartolina.

Voto 4.5

 

MARIGA MACDONALD: Chi??? (cit.) Ce l’abbiamo ancora a libro paga. Minuti in campionato nelle ultime due stagioni: 13 (non scherzo, sfiora i 60 aggiugendo uno spezzone di Coppa Italia). Ottimo esempio per propagandare il ritorno del pagamento a cottimo nel mondo del calcio.

Voto: n.g.

 

MUDINGAYI GABY: Per chi non se lo ricordasse, s’era rotto il tendine d’Achille pure lui l’anno scorso. Non credo la differenza sia stata percepibile.

Voto: n.g.

 

KOVACIC MATEO: come detto, il migliore del secondo quadrimestre (beh facciamo dell”ultimo bimestre va…). Pur diversissimo nel carattere, mi scopro a dire di lui la stessa cosa che dicevo a proposito del Seedorf nerazzurro, alquanto inviso a Cuper: se ce l’hai, uno così lo devi far giocare 10 partite di fila, non mezz’ora a volta. Gli dai due mesi in cui gli dici “gioca, fai, non ti preoccupare” e vedi come va. Sarà un caso, ma da quando il croato ha avuto continuità di utilizzo sono uscite le sue cose migliori. Poi, per carità, quello lo chiamano “Obama”, lui sembra un bimbo sperduto alle giostre e anche un po’ decollizzattto.

Voto: 7 (di speranza più che di incoraggiamento)

 

TAIDER SAPHIR: Devo dire che come acquisto non mi era dispiaciuto, per quanto caruccio pure lui (5 milioni e passa per la metà, se non sbaglio…). Ad ogni modo, il ruolo di mulo da soma del centrocampo mi pareva più adatto a lui che al Kuz, eppure con l’andar dei mesi è progressivamente scomparso dai radar. In epoca di vacche anoressiche, sono paradossalmente acquisti come questi che non vanno sbagliati, chè adesso ti ritrovi a dover gestire una polpetta di cacca fatta di comproprietà, riscatto, minusvalenze e balle varie.

Voto: 5

 

ZANETTI JAVIER ALDEMAR: l’unico col secondo nome, tanto per dare i quarti di nobiltà a chi li merita. Per il resto, si è già detto tutto. Va bene così, senza parole.

Voto: 10 (alla carriera e per come è tornato dall’infortunio, non per il rendimento quantitativamente non valutabile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Cara Inter, qui son volatili per diabetici: urge sostituire il Cuchu con uno di pari valore (baratterei qualche neurone in meno per un po’ di “gamba” in più, ma senza esagerare), e ancor prima occorre essere d’accordo sul come voler far giocare la nostra amatissima accozzaglia: se l’intento è tornare alla difesa a quattro, dovrebbero esserci 3 o 4 posti in mediana, di cui due senz’altro occupati da Kovacic ed Hernanes.

Per gli spazi liberi si parla di Obi Mikel, i cui 26 anni mi paiono proprio pochini: non voglio cavalcare il facile luogo comune della perfettibile anagrafe africana, ma sono anni che lo vedo nella rosa del Chelsea e non ricordavo fosse arrivato ancora pubescente. Ad ogni modo, a meno che non arrivi in prestito, non credo sia l’acquisto giusto: è sempre stato un buon mediano, ma con poca visione di gioco e un tiro resistibile e dimenticabile. Vero che ha esperienza internazionale da vendere (tanto noi la Champions non la facciamo!), ma non è lui la pietra angolare che deve tenere in piedi la nostra metacampo.

Il nome che mi incuriosisce di più, tra quelli fatti, è invece quello di Xhaka, e per diversi motivi. Primo: non so come si pronuncia e la cosa se ci pensate potrebbe essere divertente: se ci hanno messo vent’anni a (non) imparare come si chiama Zanna di nome, figuriamoci come farebbero con questo! Secondo: la trattativa ipotizzata prevederebbe il Kuz come parziale merce di scambio (yeeeah!) Terzo: a quanto dicono -ma a descriverli i giocatori sembran tutti fenomeni- questo pare proprio il tipo che cerchiamo. Quarto, last but not least, ha un DNA perfettamente da Inter, sivzzero ma di origini kosovare e con un rapporto di amore /odio con l’Albania. Insomma, da qui a farne il nuovo Schweinsteiger ce ne passa, ma se le cifre fossero quelle di cui si parla (5 mln + Kuz) ditemi dove devo firmare.

L’alternativa, che però spero sia un’aggiunta, sarebbe il noto Behrami, anch’egli svizzero ma dalle analoghe origini, che Mazzarri conosce fin troppo bene e che troverebbe spazio come legnaiuolo nel nostro centrcampo, avendo piedi non troppo educati in fase propositiva.

Siccome sono difficilmente accontentabile, sono conscio che un quartetto Behrami-Xhaka-Kovacic-Hernanes costituirebbe un probabile miglioramento rispetto alla recente mediocrità, ma sostanzialmente ci lascerebbe privi di ricambi all’altezza. Questo a dire che il repulisti da fare è abbondante. Kuz, Taider, Mudingayi, Mariga, tutta gente calcisticamente inutile a questa Inter: da loro, economicamente, puoi aspettarti solo un risparmio sul monte ingaggi e poco altro. Le cessioni da cui capitalizzare sono invece quelle di Guarin e Alvarez: loro sono i brillocchi (rigorosamente farlocchi) da esporre in vetrina sperando che qualcuno abbocchi… Dall’entità delle loro cessioni deriverà il grado di rafforzamento del nostro centrocampo, e in ultima analisi della nostra squadra.

Pensa come stiamo messi…

pagelle-2

 

 

 

 

 

-segue-

LE TEMUTISSIME PAGELLE – 1

Tempo di scrutini.

I Professori, prima ancora degli studenti, si accorgono di essere “indietro col programma” (e poi accusano noi che non ci sappiamo organizzare!) e quindi vanno in paranoia quando scoprono di non poterne interrogare otto alla volta mentre spiegano e correggono un compito in classe.

Morale della favola: noi, quelli giusti, –chè a esser promossi a Giugno son buoni tutti!- veniamo come al solito presentati col cinquemmezzo, sperando nel più trito e fallace dei luoghi comuni, per cui “di solito a Gennaio il 5,5 diventa 5, così il mezzo punto ti viene restituito a Giugno”.

Una balla colossale, ho un lustro di scuole superiori lì a dimostrare il contrario. Come vedete il Complotto ha origini lontane.

Per una volta voglio allora mettermi nell’inedita posizione di dover dare -e non subire- voti ed esami a Settembre. Proverò -senza riuscirci- ad usare un poco di quella umana pietà che chiedevo -puntualmente inascoltato- ai bei tempi del Liceo.

Si comincia con portieri e difensori:

HANDANOVIC SAMIR: Il ragazzo ha senz’altro capacità e talento, non sempre dimostrate. Non che questo gap possa spiegarsi unicamente con l’arcinoto ritornello “ha le capacità ma non si applica“. Credo piuttosto appartenga alla categoria di studenti da incoraggiare e tranquillizzare quando sbaglia. Calcisticamente parlando: uno dei migliori tra i pali, finalmente brillante anche sui calci di rigore, un pericolo costante -per noi- sulle uscite. In più, mi causa un infarto ogni volta che la dà di piatto al compagno dritto davanti a lui, col pallone che sfiora la punta del piede dell’avversario. Ma appoggiala di lato, Diobono!

Voto: 6.5 (so che nelle pagelle di fine anno non ci sono i mezzi voti. So e me ne infischio).

 

CARRIZO JUAN PABLO: Poco impiegato, fuga ogni dubbio toppando in tutte le occasioni. Regala un pareggio sanguinolento al Toro all’andata, facendosi beffare dalla palombella beffarda di Bellomo, anche se era entrato parando un rigore. Chiude in bellezza regalando a Obinna una doppietta nell’ultima di campionato. Bocciato, Coffaro (cit. La Scuola).

Voto: 5

 

CICERO JONATHAN: Già l’essere passato da pacco totale a giocatore di calcio con un’aura quasi divina dovrebbe garantirgli la promozione a Giugno. Il suo è un calcio che fa del casino organizzato il suo credo. Per una volta mi scopro troppo giovane per ricordare Oscar “Flipper” Damiani in campo, ma l’idea che ho è quella lì: corri, butta la palla avanti, fai il doppio passo e il dribbling con la supercazzola e vedi cosa vien fuori. Se tre volte su 10 la palla va in buca, sei promosso. Il brasileiro chiude con 4 gol e una mezza dozzina di assist. Abbasta.

Voto: 6

 

CAMPAGNARO HUGO: Il primo quadrimestre è tra i primi della classe, sfruttando il vantaggio di conoscere già il Professore. Dopo Natale si siede sugli allori e su qualche acciacco, finendo per sparire dai radar di Mazzarri. Conferma a rischio (se non di più). Rimandato (al mittente o ad altro destinatario).

Voto: 5,5

 

RANOCCHIA ANDREA: Più o meno speculare al compagno di banco: parte malino, sembra riprendersi ma poi si ferma di nuovo, finisce in deciso crescendo. A giorni saprà se potersi godere le vacanze o se gli toccherà lavorare in Brasile per qualche settimana. In ogni caso da tenere, motivare e responsabilizzare promuovendolo al ruolo di capoclasse.

Voto: 6.5

 

DE FONSECA ROLANDO: Arrivato nella totale indifferenza, quando non con un qualche sberleffo, è stata la sorpresa della stagione. La cosa dice molto sul livello generale della squadra, ma non è certo colpa sua se la gente che gli sta intorno c’ha i piedi fucilati. Senso della posizione, anticipo, forza e un’insperata intelligenza tattica, il tutto condito da 4 gol, ne fanno un difensore di sicuro affidamento per la prossima stagione. Da riscattare assolutamente.

Voto: 7

 

JUAN JESUS: Il nuovo Lucio, sotto radice quadrata. Non ha -ancora- la classe e la sicurezza del compaesano nel “mangiare in testa” agli attaccanti rivali, ma per fortuna non ha nemmeno la tendenza così accentuata a partire in cerca di gloria una volta recuperato il pallone. Fermo ai box nel finale per un legamento sfilacciato, si spera di trovarlo al meglio a fine Agosto.

Voto: 6.5

 

SAMUEL: Pur acciaccato e ormai al giro d’onore, nei periodi di forma normale si è confermato largamente il migliore della truppa di difensori centrali. La stecca sull’avversario dopo pochi minuti, tanto per far capire che “di qui non si passa”, è ormai un topos calcistico-letterario di cui personalmente sentirò la mancanza. Continuerà a giocare altrove, anche se le partite all’altezza del suo nome saranno sempre meno. Un grazie infinito.

Voto: 6 (10 alla carriera)

 

ANDREOLLI: Utilizzato pochissimo, la sola convenienza nel tenerlo è ai fini delle liste Uefa (proviene dal settore giovanile). Per il resto è un bravo ragazzo e un discreto stopper. Fa spessore.

Voto: n.g.

 

NAGATOMO: una versione leggermente migliore di Jonathan. L’unico esterno che potrebbe ambire ad essere titolare in una squadra più forte della nostra. Non è Maicon, non è nemmeno Cafu. Non scomodo nemmeno Brehme. Ma può essere tranquillamente titolare in questa Inter.

Voto: 6.5

 

D’AMBROSIO: Fin qui una delusione. Proprio perchè te la giochi col Divino e con Nagatiello, mi aspettavo di più dall’ex-Toro. abbiamo invece capito che la favola del “può giocare indifferentemente sulle due fasce” ha un solo significato: Ha deluso tanto a destra quanto a sinistra. Al momento, è grave l’errore “concettuale” di pagare a Gennaio un giocatore del genere, che a Giugno avresti avuto a gratis.

Voto: 5

 

COMPITI PER LE VACANZE

Nessuna novità in porta, con Handanovic sicuro della conferma “al 99.99%” come direbbe Zio Fester. Temo che rimarrà anche Carrizo, visto che Bardi non tornerà per fare panchina e verrà verosimilmente fatto giocare per un’altra stagione altrove.

In previsione del cambio di modulo e del passaggio alla difesa a 4, acquista ancora più importanza l’arrivo di Vidic che idealmente dovrebbe rimpiazzare l’esperienza e il carisma silenzioso di Samuel.

Essendo lui “la chiesa da mettere al centro del villaggio”, il compagno di reparto dovrebbe essere uno tra Ranocchia, Juan Jesus e Rolando, con Campagnaro e Andreolli da giubilare e vendere al miglior offerente (if any).

Questo quel che vorrei. Quel che temo, invece, è che le regole UEFA ci consiglieranno di tenere Andreolli a discapito di uno tra Rolando e Ranocchia.

La soluzione di inutile compromesso sarebbe il tenerli tutti, ma avremmo 5 uomini per due maglie. Esosi. Oltretutto, so già che una batteria di stopper così nutrita porterebbe al seguente ragionamento: Juan Jesus è mancino, ha buona corsa e buona resistenza: perchè non riciclarlo in terzino sinistro? L’ipotesi mi terrorizza.

Sulle fasce, infatti, c’è il primo vero acquisto da fare. Assegnando per il momento a Nagatomo uno dei due posti, abbiamo bisogno di un laterale che sia almeno di uguale rendimento dall’altra parte, altrochè centrali adattati. Sento parlare del turco Erkin ma non l’ho mai visto giocare. Siqueira l’abbiam comprato quasi 10 anni fa senza mai crederci, mi suona strano un suo ritorno a sorprendere tutti. Resta in sospeso il futuro del promettente Mbaye, reduce da un istruttiva stagione a Livorno ma onestamente forse non ancora pronto per giocarsi il posto con la pur non agguerritissima concorrenza.

Visto quel che offre il mercato e i mezzi a disposizione, uno come Zuniga sarebbe l’ideale, ma De Laurentiis ci cascherà?

Zuniga-Nagatomo-Jonathan-D’Ambrosio: una batteria di laterali decenti, per buona parte intercambiabili. E’ come un girone di Champions fatto da quattro buone squadre, senza il Dream Team che sovrasta le altre.

Immagine

-segue-

APPUNTI SPARSI

Alzando le mani e dichiarandomi colpevole di non aver fatto i compiti per l’ultima di campionato, causa temporanea assenza dalle lande italiche, scopro quasi con sollievo di non essermi perso granchè -anzi…- e posso quindi sguinzagliare entrambi i neuroni e farli deambulare col passo incerto di un avvinazzato a fine serata.

I giorni che si susseguono sono quelli di un cantiere aperto, con una squadra che perde pezzi di leggenda e cerca di rinforzare le proprie fondamenta, in attesa di poterci costruire sopra attici e superattici di gran lusso.

L’addio dei quattro moschettieri argentini era per larga parte previsto ed inevitabile. Per quanto sia già percepibile la grandezza dei soggetti in questione, temo che ne riconosceremo l’imprescindibilità nei mesi a venire, chè mica arriveranno Dzeko e Yaya Touré a sostituirli…

Lodi sempiterne per il clan del asado, ovviamente. Quattro campioni diventati tali con il lavoro e la professionalità quotidiana, esempio di come non sia necessario essere un fenomeno baciato dal talento (Messi, Ibra, Cristiano, uno dei quelli là insomma…) per diventare calciatori-della-Madonna.

Final Bow

Final Bow

Uno di loro sarà a giorni il nostro nuovo vice-Presidente: pur appartenendo all’altra squadra di Business School mediolanensi (7° EMBA MIP and proud of it!) spero che la Bocconi faccia bene al nostro Capitano, chè attualmente non me lo vedo molto a fare il mènagggerr…

A Samuel e Milito saranno innalzati i giusti canti di gloria e sempiterno ringraziamento, così come a Cambiasso, l’unico che -come saprete- avrei tenuto, e l’unico che potrebbe esserci utile in futuro come allenatore. Tutti e tre andranno a giocare altrove, probabilmente all’estero, a ulteriore conferma di una pagina che si chiude definitivamente.

Non starò qui a dire se la pagina si chiuda al momento giusto, essendo palese la migliorabilità della gestione-Inter nel post-Triplete. Dico solo che capisco l’importanza della “storicità” dell’evento, e che credo sia stato questo a costare il mancato rinnovo al Cuchu (della serie: se devo chiudere, chiudo davvero e con tutti).

E’ almeno una scelta netta, precisa, forse anche illuminata -dipende da chi arriverà a centrocampo!. E’ senz’altro una scelta di “testa” e non “de panza”, come troppo spesso abbiamo visto in passato. Moratti-Presidente-tifoso è stata la definizione croce e delizia del suo impero, e il vizio il Signor Massimo non l’ha perso, viste le dichiarazioni degli ultimi giorni. Il ragazzo evidentemente non ce la fa a non “esternare”, e solo il fatto che ora lo faccia sporadicamente ci fa capire quanto fossimo in balìa delle sue dichiarazioni naif , “rilasciate con la consueta disponibilità all’uscita degli uffici della Saras“.

Caro Presidente Onorario, lasci lavorare il suo successore e vediamo l’effetto che fa…

 

I CUGINI

La parte sbagliata di Milano mi stupisce e al tempo stesso mi rinfranca, dopo qualche mese di ambasce.

Riprendendo il discorso dei dubbi e delle certezze iniziato qualche tempo fa, potrei dire che i rossoneri negli ultimi giorni sono tornati nel loro elemento, che alle mie latitudini vuol dire numero 1 nella hit parade degli insopportabili.

Ammetto che per Clarenzio ho sempre avuto un debole, così come per Leonardo, Maldini e pochissimi altri rossoneri. Ecco perchè le sventure rossonere degli ultimi mesi mi lasciavano un impercettibile retrogusto amarognolo. Seedorf non meritava tutto ciò, così come Leo non meritava di essere sfanculato 2 minuti dopo il suo addio, così come Maldini era stato indegnamente dimenticato dall’ingrata dirigenza fin dalla sua incredibile ultima partita a San Siro.

Il denominatore comune di questa gente è quella di aver sempre avuto una testa propria, capace di elaborare concetti superiori alla litanìa del “grazie-al-nostro-grande-presidente-e-al-dottor-galliani” e in quanto tali non necessariamente subalterni ai desiderata della Società. Sentire Silvio lamentarsi perchè “Seedorf non mi ascolta, per tanto così era meglio tenere Allegri” personalmente mi fa ribrezzo: non tanto per la frase in sè, ma perchè -ancora una volta- questo tipo di gestione è stata nei lustri descritta come eccellente ed illuminata da tutto il mondo calcistico.

Ora però, per fortuna, la musica cambia; Culetto d’Oro torna a calzare le amate babbucce e si accomoda in poltrona -lautamente stipendato, ma senz’altro troveranno un accordo in nome dell’Ammore- mentre in panchina arriva quel che considero il male assoluto: Superpippa Inzaghi mostrerà a tutti le sue doti da predestinato, maniacale ed eccellente motivatore. Non escludo che riesca a farsi fischiare un rigore dalla panchina.

Ecco, il tarantolato Inzaghi è perfetto: lo odio -calcisticamente, s’intende- ed ha il pregio di togliermi ogni remora nell’augurare a lui e alla sua squadra di poter ripetere e migliorare i recenti fasti. Pare inoltre che verrà affiancato un manipolo di simpaticoni quali Stefano Nava e Christian Brocchi (altri figuri apprezzatissimi dalle mie parti), mentre attendo con impazienza la conferma di Sacchi quale responsabile del settore giovanile rossonero. Questo davvero sarebbe il top.

Milan finalmente spernacchiabile al 101%: applausi scroscianti per l’uscente Seedorf, fischi sonori a superpippa (che stramazza a terra chiedendo il rigore), disprezzo e umiltè (cit. Crozza) all’Arrighe nazionale, che tradirebbe per la seconda volta la Nazionale per tornare a casa.

Sperando che i risultati siano gli stessi della volta precedente.

Per la verità l’inizio è ottimo, viste le maglie per l’anno prossimo.

brava Barbarella, bella scelta!

brava Barbarella, bella scelta!

 

In misura estremamente minore, vedo che anche l’Udinese continua nel solco della “simpatia”: giubilato il Pretino Guidolin, in lizza per la panchina friulana c’erano Andrea Stramaccioni e Gigione Del Neri. Vedo che Strama ha perso il rush finale a vantaggio di Clouseau, che opera un’altra interessante sinergia tra squadra e allenatore maltollerati dal mio personalissimo cartellino.

 

La stagione è chiusa, il mercato in fermento, i Mondiali alle porte.

Tutte ottime scuse per non lasciarvi soli e continuare a viziare l’etere informatico.

Dormite preoccupati.

 

 

CHE CE FREGA DELLO SCUDO (NOI C’AVEMO ER QUINTO POSTO)

INTER-LAZIO 4-1

Difficile concentrarsi sulla partita, in una serata che segna l’addio al calcio del nostro Capitano.

Ci provo.

Mazzarri replica la formazione del Derby, col solo innesto obbligato di Kuzmanovic per lo squalificato Cambiasso. A ulteriore e non richiesta conferma di quanto l’aspetto mentale sia determinante nel calcio odierno, gli stessi uomini rifilano 4 gol ad una Lazio ampiamente rimaneggiata, e ciononostante per nulla inferiore al Milan di questi tempi.

Oddio, non ci facciamo mancare niente, e mi ci metto anch’io: dopo meno di due minuti ho l’infausta idea di dire a Panchito “mettiamo il commento di Scarpini?” giusto in tempo per vedere il laziale Cana liberissimissimo di colpire di testa e incocciare sulla caviglia di Biava per il più beffardo degli 0-1. Mi maledico da solo per aver sfidato la malasorte, nonostante gli infausti precedenti di poche settimane fa, e mi accingo alla cena con amici per loro fortuna immuni dal virus calcistico.

Simulo indifferenza sentenziando “abbiam già preso un gol” ma dentro di me bestemmio come un portuale. Lascio comunque il pargolo come sentinella, sperando di vederlo agitarsi come un satanasso, e per fortuna il rampollo mi corre incontro quasi subito, annunciando il subitaneo pareggio del Trenza. La cena prosegue quindi con un occhio e un orecchio allo schermo e il resto ai commensali i qualil, scopro inorridito, stanno pascendosi di asparagi.

Chi mi conosce sa della mia idiosincrasia per le verdure (combatto una personale battaglia contro tutti gli asseriti benefici di questa robaccia verdognola millantati da schiere di nutrizionisti, e riuscirò anche qui a scoprire il complotto!); tuttavia, la superstizione ha la meglio sulle preferenze alimentari e accetto di assaggiare un pezzo del suddetto asparago (“oh, piccolo eh!”). La mia mente malata ha già fatto suo l’assioma da cattolico di quarta categoria mangia-asparago-che-il-buon-Dio-ti-premia-e-segna-l’Inter e, puntuale come un treno svizzero, il sorriso sdentato di Panchito fa capolino un secondo dopo aver sentito Scarpini esibirsi nel sincopato “ègolègolègol!“.

Il replay mi fa gustare l’assist di Kovacic, graditissima fotocopia di quanto avvenuto in occasione del pareggio, e il bel diagonale di Icardi. Faccio appena in tempo a gridare alla gufata (e quindi al complotto) quando vedo campeggiare un erroneo 3-1 in alto a sinistra del teleschermo, quand’ecco che la gufata si tramuta in un azzeccatissimo vaticinio: il terzo fischione arriva pochi minuti dopo, ancora con Palacio bravo a girare un cross di Nagatomo sporcato dalla difesa laziale.

Termino di cenare più tranquillo, attendendo la ripresa e il paseo de honor per il Capitano, a cui assisteranno anche gli agnostici amici di cui sopra, a testimoniare dell’eccezionalità dell’evento.

La ripresa è inevitabilmente distratta dall’ingresso di Pupi, che nei 40 minuti giocati dimostra di essere fisicamente ancora all’altezza, regalandoci quattro o cinque sgroppate come ai bei tempi. Poco dopo è il momento di Milito, che subentra al posto di un immenso Palacio (17 gol in una squadra di risicata decenza): ovazione strameritata anche al Principe, anche se il suo crepuscolo è decisamente più accentuato rispetto a quello del Capitano. Handanovic sacramenta in sloveno stretto contro i compagni che lo obbligano a un superlavoro anche in una serata che ai più pare già scritta, e per fortuna Hernanes chiude i giochi con il più che classico gol dell’ex, spendendo a fil di palo un bel sinistro a giro.

La vittoria, corroborata dagli altri risultati del penultimo turno, ci dà la matematica certezza di quel quinto posto che tutti ora dicono essere sempre stato unico obiettivo stagionale. Faccio finta di crederci, pur rimanendo dell’idea che il quarto posto fosse ampiamente alla nostra portata. Bravissima la Fiorentina a raggiungerlo con Rossi e Gomez a meno di mezzo servizio, ma polli noi a non approfittare delle tante occasioni per superarli. Il tutto pur avendoli battuti sia a Milano che a Firenze!

Sorvolo per amore della vostra glicemia sulla festa e la giusta celebrazione del Capitano e mi concentro per un attimo sul Mister, visto che il teatrino del “Mazzarri sì Mazzarri no” è in pieno svolgimento.

 

I’ MISTE’ (da leggersi con spiccato accento toscano)

Non ripeterò per l’ennesima volta il concetto (per me sacrosanto) per cui non è l’allenatore il problema dell’Inter.

Mi scopro concorde con Sconcerti (capita anche questo…) quando dice che non servono allenatori nuovi, ma soldi per comprare giocatori migliori.

Triste ma vero.

Aggiunge, e anche qui sono purtroppo d’accordo, che tutti giustamente plaudiamo alla splendida eccezione dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone, ma che alla fine la Premier l’ha vinta il City degli sceicchi, e che il disastrato Barça di quest’anno può ancora beffare i colchoneros nello scontro diretto di settimana prossima.

Insomma, pur non amando particolarmente Mazzarri, cambiare allenatore vorrebbe dire cominciare da zero per l’ennesima volta e buttar via il poco o tanto fatto quest’anno.

Volete la mia? Teniamo Mazzarri per l’anno prossimo, con rinnovo automatico se centra il terzo posto. Per il resto, il prossimo allenatore dei nostri spero arrivi tra due o tre anni ed abbia la crapa lustra di Esteban Cambiasso. Lui è il vero cervello dell’Inter degli ultimi 10 anni, lui è secondo me -di tutti i Tripletisti– quello che ha le qualità migliori per avere successo una volta appese le scarpe al chiodo.

Per la prossima stagione pare che vireremo su una difesa a quattro, e che altri arrivi dalla Premier League potranno far compagnia all’esperto Vidic. Si parla di Evra e di Tom Ince, che dovrei idolatrare essendo figlio di cotanto padre, ma per il quale ho invece sentimenti agrodolci, visto che fu lui la scusa per cui il grande Governatore decise di assecondare la signora Claire e lasciare Milano in un triste pomeriggio d’estate del 1997.

Ah signora Claire: visto che l’asma del ragazzino non era poi così grave? Gioca in Premier League!

 

LE ALTRE

Il Milan si mangia tutto il vantaggio derivante dal Derby, perdendo fuori tempo massimo contro l’Atalanta. Bellissimo e spassosissimo il sinistro a voragine di Brienza, con i cinque minuti di recupero scaduti da una manciata di secondi.

Non mi pare di aver sentito a riguardo le lamentele del Geometra, che in questo di solito è un maestro. Probabilmente, beccato in tribuna a dar del “matto” a Seedorf, non ha voluto soffiare sul fuoco delle polemiche, non presentandosi alle telecamere nel dopogara.

Lo faccio io al suo posto (cosa mi tocca fare…): perchè l’arbitro lascia giocare quando i minuti di recupero scadono? Perchè non si decide una volta per tutte quale delle diverse condotte sia giusta? (fischio al secondo spaccato? Faccio finire l’azione? Faccio giocare finchè la palla non esce?) So che è una questione da poco, e in questo caso sto ancora finendo di ridere visti i protagonisti della vicenda, ma la mia domanda è seria.

Ho ovviamente anche la risposta, prevedibile ma non per questo immotivata: perchè così gli arbitri mantengono la loro fetta di potere, la loro sfera di discrezionalità, con tutto ciò che ne consegue.

Hanno potere, sono importanti, sono teoricamente influenzabili, addirittura corrompibili.

E sì che il tempo effettivo non prevederebbe nemmeno la temutissima moviola in campo. Eppure…

Gettando lo sguardo alle altre squadre, La Juve sbanca anche l’Olimpico giallorosso nella classica partita da 0-0, che però in questa stagione -si spera- irripetibile diventa uno 0-1 con Osvaldo che entra a 10 dalla fine e purga gli ex compagni al 94′.

Conte parla a nuora perchè suocera intenda, e dichiara ai giornali che la squadra così com’è non può vincere in Europa e molto difficilmente può far di meglio in Italia. E’ vero, e egoisticamene spero che la dirigenza bianconera non lo voglia accontentare. Una Juve così com’è, pur con un anno in più, mi pare ancora l’indiziato più serio per il prossimo campionato, mentre una nuova guida tecnica porterebbe quantomeno un giustificabile periodo di assestamento tra i bianconeri, con la speranza che qualcuno riesca ad approfittarne.

Non noi, ovvio. Ma magari Roma e Napoli…

 

E’ COMPLOTTO

Ue’, alla fine la Zanetti Cam l’hanno messa. Non posso dire che l’addio del Capitano non sia stato adeguatamente “coperto” mediaticamente. Penso solo che si sia dovuto arrivare al suo ritiro per celebrare degnamente la grandezza di quest’uomo, sempre escluso dalle frasi fatte degli ultimi anni, del tipo “le ultime bandiere del calcio sono Totti, Maldini e Del Piero“.

Addirittura, dopo 20 anni che è in Italia, buona parte della stampa non riesce nè a scrivere nè a pronunciare correttamente il suo nome: personalmente tiro una Madonna ogni volta che vedo scritto Xavier con la “X” iniziale, e rido imbarazzato quando lo sento chiamare nella stessa maniera, oppure “Giavièr” o addirittura, alla francese “Javié“. Ma questo è lo scotto che si paga ad aver passato anni a non voler vedere la sfida mediatica, a lasciar correre, a sentirsi troppo superiori per rispondere.

Così ti storpiano il nome, ti chiamano prescritto, Jakartone e via dicendo. E tu fai spallucce.

Per fortuna Thohir la pensa diversamente: l’accordo con Infront è l’esempio lampante: la concessionaria di pubblicità puzza di berlusconismo lontano un miglio, e guarda caso è il partner della Lega calcio da anni. Probabilmente per questo, Moratti ha sempre rifiutato accordi con queste persone, legandosi invece a RCS per la gestione del marketing e dei diritti sportivi, spuntando però condizioni nemmeno paragonabili a quelle delle diversamente strisciate, “guarda caso” legate al più attrezzato competitor.

Chiudo la cervellotica spiegazione con un assioma che ho già esposto altre volte:

If you can’t beat them, join them.

E cioè, se non sei in grado di avere vantaggi dalla guerra contro “il sistema”, e quindi -prosaicamente- se non riesci a spuntare da RCS condizioni migliori di quelle offerte da Infront, turati il naso e vai coi “cattivi”, chè tanto come dicono i latini pecunia non “puzzat”!

 

WEST HAM

Ormai salvi, assistiamo come invitati alla festa del City che festeggia il campionato battendoci per 2-0.Il Liverpool del fenomeno Coutinho, inspiegabilmente lasciato andare via dall’Inter e ancor più sorprendentemente escluso dailla convocazione ai Mondiali, alla fine arriva secondo.