ODIO

UDINESE-INTER 3-0

Che la squadra friulana mi sia sempre stata sul piloro non è un mistero: campionissimi quasi sempre con noi, fin troppo arrendevoli coi diversamente strisciati (non dimentico che il 5 maggio si è materializzato anche grazie ad una Juve in vantaggio per 2-0 a Udine dopo nemmeno 5 minuti).

Nel, dubbio, i bianconeri del pretino Guidolin (altra simpatia) portano a casa 3 punti di platino, per quanto visto nella prima ora di gioco, mentre i nostri fanno capire come il più rimpianto degli assenti alla fine non sia stato uno dei due campioni in rosa (Milito o Sneijder) bensì il nippico Nagatomo, che ci avrebbe risparmiato lo scempio di Jonathan ad inizio ripresa.

Ma andiamo con ordine: passata l’intera sosta natalizia a sbandierare ai 4 venti che il 2013 avrebbe visto l’organico al completo, l’Inter si presenta al Friuli con una decina di indisponibili tra infortuni sempre più misteriosi (Milito? Chivu, ancora?? Obi è ancora vivo?) e squalifiche per motivi sempre più tragicomici (apparentemente dire “è una vergogna!” rientrando negli spogliatoi a fine partita è “espressione provocatoria”, meritevole di un turno di squalifica). Il raccapriccio si sostanzia nel vedere tre mancini a comporre il reparto difensivo, con l’ulteriore aggravante di scegliere quasi sempre Samuel, in evidente disagio sul centro destra, per impostare l’azione. Triste mediocrità anche l’accoppiata Pereira-Jonathan sulle due fasce: entrambi hanno ormai fatto capire cosa possono dare all’Inter di oggi e di domani. Poco il primo, una minchia il secondo.

Il centrocampo è il solito, cioè tutto sulle spalle e le gambe granitiche di Guarin, ma con zero fosforo a disposizione, stante lo spostamento del Cuchu in difesa, con Palacio e Cassano a cercarsi là davanti. I due si trovano bene a metà primo tempo, quando El Trenza rimedia un giallo per simulazione, di cui parlerò infra.

L’Udinese si affida al suo campione: Di Natale sfrutta una punizia con barriera allegra e timbra l’incrocio dei pali, ed il primo tempo non regala altre emozioni.

E’ la ripresa a far sperare gli interisti, vista la piacevole intraprendenza con cui i ragazzi iniziano. Cassano si beve un nugolo di friulani per poi regalare l’assist a Palacio che, parzialmente contrastato ed enormemente generoso, cede l’incombenza dl tiro in porta al più sciagurato dei suoi compagni: voglio credere che abbia solo intravisto la presenza del compagno, senza riconoscerlo, perchè altrimenti il suo non sarebbe stato concepito un passaggio, ma come regalo agli avversari. Jonathan, infatti, a non più di 5 metri, con la palla sul “suo” piede, riesce nell’impresa non solo di non segnare, ma di non centrare nemmeno la porta.

Al calcetto dei campioni del lunedì si rischia il linciaggio per molto meno, e parlo per esperienza…

A questo punto un dilemma e una certezza. Il primo: odierò più l’Udinese o Jonathan? La seconda: ‘sta partita la perdiamo, impossibile sprecare un gol così. Convinzione peraltro corroborata da un paio di ottime parate del portiere avversario, e da un altro gol mangiato da Palacio che non sfrutta a dovere la giocata-spaccatutto di Guarin.

Il presentimento diventa presto realtà: bello quanto sospetto l’esterno sinistro di Lazzari (il mio occhio da tifoso insiste a vedere un gioco pericoloso su quella sciagura di Gargano), chirurgico il destro a incrociare di Di Natale che timbra il 165° gol in Serie A (e, credo, il 100° all’Inter). Pochi minuti e la partita di fatto finisce, complice la discesa di Muriel che viene fermata con le cattive da Juan Jesus, con inevitabile secondo giallo. Da un possibile -e tutto sommato meritato- doppio vantaggio, ci troviamo sotto di un gol e di un uomo.

Buonanotte al secchio.

Il 2-0 di Muriel mi fa incazzare più per l’esultanza brasileira con tanto di balletto che per il gol in sè (legalizzerei la caccia all’uomo per tutti quelli che fanno il balletto dopo il gol… è più forte di me); la terza pera, seconda personale di Di Natale, mi fa addirittura spegnere la tele nonostante la decina di minuti ancora da giocare (e quindi subire).

 

LE ALTRE

Nel merdame totale, è andata ancora bene, stanti le sconfitte di Juve (per quel che possa interessarci) e, soprattutto, Fiorentina. Milan e Lazio vincono grazie a rigori sospetti, mentre il Napoli regola la Roma confermandosi vera seconda forza di campionato (al netto di squalifiche e penalizzazioni).

Sabato arriva il Pescara, reduce dal succitato exploit di Firenze; tocca tornare a vincere e farlo in fretta.

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di ragionamenti, inevitabilmente viziati dai risultati di giornata. Ho maledetto ancora Sky per il premiato commento Gentile-Causio alla partita dell’Inter, riassumibile in due aggettivi, riservati a due punizioni dal limite per le due squadre: “interessante” quella per l’Udinese, “pericolosa” quella per l’Inter.

Sul giallo a Palacio, mi limito a dire due cose: il nostro parte effettivamente in posizione di leggero fuorigioco, che però non viene segnalato. A quel punto, paragono l’azione con quella che ha portato al rigore fischiato a Pazzini oggi, senza tirare in ballo altri rigori dubbi assegnati a Lazio e Juve. Conclusione: 4 episodi dubbi, tre rigori e una simulazione. Come direbbe Bottura, “battuta-Ikea”: indovinate da soli chi è stato il fortunato vincitore della cartellina amarilla.

Per il resto, il duo di commentatori si affretta a dire che il contatto con le gambe non c’è (vero), come se la cosa di per sè esaurisse il ventaglio di ipotesi in cui si può fischiare un rigore.

Strama nel dopopartita si arrabbia e non poco. Ha ragione da vendere, ovviamente, soprattutto visto come la partita è stata decisa: episodi, da una parte e dall’altra. Nessuna delle due squadre stava prevalendo nettamente sull’altra, ed era quindi di capitale importanza sfruttare ogni possibilità.

Detto ciò, faccio un passo indietro per concordare con Boateng e con il suo “scazzo” in occasione dell’amichevole giocata in settimana a Busto Arsizio. Posso simpatizzare con chi lo sfida a fare altrettanto in una partita con 3 punti in palio (figuriamoci: se c’è da dar contro a un milanista sono sempre disponibile), ma trattasi di puro processo alle intenzioni. Noto ovviamente una diversa reazione dei media sportivi se paragonata ai “buu” indirizzati al Balotelli nerazzurro di tre anni fa: in quel caso mancava poco che i giornalisti li giustificassero. Piuttosto, la squadra dell’Ammore non ha ovviamente perso l’occasione per sfoggiare la magliettina lava-coscienza (“AC Milan contro il razzismo”), cercando di minimizzare la portata delle dichiarazioni del proprio giocatore (“non so se resto in Italia”). Nel frattempo, Pato ha lasciato il Milan per il Corinthians alla metà esatta dei soldi che il City era pronto a pagare solo 12 mesi fa. Mi tocca anche dare atto al Geometra Galliani di aver portato il Milan ad un passo dall’affarone, poi stoppato dalla famiglia Berlusconi. Ma questo lo leggerete qui e in pochi altri posti.

 

WEST HAM

Il periodo non è dei migliori, ma abbiamo vinto l’ultima di campionato con Norwich e pareggiato 2-2 col Manchester Utd in FA Cup: lì si andrà al replay in casa loro e saranno dolori…

Almeno il ragazzo corre e si incazza...

Almeno il ragazzo corre e si incazza…

NON FA MALE

LAZIO-INTER 1-0

Oddio, un pochino di male lo fa… anche se, come tristemente commentato, quando l’hai già presa inderposto un tot di volte, probabilmente non brucia più come all’inizio.

Il titolo più che altro si riferisce alla prestazione dei ragazzi che, mi sento di dire, avrebbero meritato almeno il pari, e alla sconfitta del Napoli tanto inattesa quanto gradita. Rimaniamo secondi, pur consegnando il titolo di inverno ai gobbi con due giornate d’anticipo e creando un magma di squadre alle nostre spalle.

Il primo tempo della partita, ad essere sinceri, è stato di una mediocrità confinante col raccapriccio:

Visto che anche la fantasia e la speranza hanno un limite, ho smesso di sperare in un architetto alla Xavi per il nostro centrocampo. Più prosaicamente, ho guardato con occhi pieni di nostalgia IL Manicone che siede oggi sulla panca laziale come collaboratore di Petkovic (l’articolo maiuscolo è doveroso in questo caso, dovendo il nome dell’ex mediano interista essere pronunciato con la cadenza Bovisasca di Schopenauer Bagnoli). Un cazzo di ragionierino di metacampo, che sappia dar via un pallone di prima a 10 metri, senza doverlo toccare 3 volte o dover saltare in dribbling o progressione la gragnuola di avversari.

La litanìa è purtroppo la solita, ed è quasi inutile accanirsi ulteriormente sui piedi o polmoni deficitari di Gargano o Cambiasso (scusa Cuchu, ma quanno ce vo’ ce vo’). Guarin fa quel che può e sa (cavallo pazzo che prende palla e corre a manetta), Milito raschia il barile della sua sagacia tattica ma non basta, mentre Fantantonio galleggia tra le linee con poco costrutto. Non che la Lazio faccia molto di più, ma è decisamente meno peggio dei nostri. Inevitabile lo 0-0 a metà tempo.

La ripresa ci vede invece più vivaci, ma non sufficientemente audaci: questo per dire che la fortuna non ci assiste. Due pali su due conclusioni identiche (Guarin e Cassano), un altro tiro (pure questo indirizzato nello stesso angolo) di Palacio che esce di un soffio, un miracolo di Marchetti su ribattuta di Nagatomo dopo il palo di Ando’ e lo stesso Cassano fermato solo in area per dubbio fallo in attacco del Principe, che in pressing aveva tolto palla al laziale di turno. A tutto ciò aggiungiamo tentativo di sodomia in area nei confronti di Ranocchia nel convulso finale, ovviamente ignorato dalla mezza dozzina arbitrale.

Di contro, Klose prima sbaglia uno stop non da lui, e poi fa un gol da accademia del calcio: attaccante diverso da Milito, ma altrettanto perfetto nei movimenti e nelle conclusioni: calciatori senza tempo, poco mediatici ma terribilmente efficaci. Come detto perdiamo ma, citando il sommo Artemio de “Il Ragazzo di Campagna”, abbiamo ottime prospettive per il futuro.

Ribadisco che la sconfitta del Napoli, tutto sommato meritata visto un Bologna in versione massiccio e incazzato, mitiga di molto le conseguenze del nostro KO. Ora abbiamo un paio di partite teoricamente agevoli (teoricamente… una di queste è la sempre temibilissima trasferta di Udine), che potrebbero portare punti e ossigeno per una classifica che, se si guarda alla posizione e non ai punti di distacco, onestamente non potrebbe essere migliore.

 

LE ALTRE

Juve campione d’inverno, come detto, avendo battuto con irrisoria facilità l’Atalanta. Il Milan liquida il Pescara e si riaffaccia in zona Europa League, mentre la Roma viene beffata nella nebbia di Verona dal vecchio Pellissier. Facile vittoria della Viola nel derby toscano contro il Siena. Del Napoli già ho detto. Mi limito a manifestare nuovamente l’odio (calcistico, s’intende) per quei 6 o 7 tifosi del Napoli  -sempre gli stessi!- che vengono inquadrati da Sky ad ogni gol segnato, complice probabilmente qualche parentela col cameraman. Altrettanto atavica è invece l’ammirazione per Cavani, punta –lui sì- moderna e utilissima in tutte le zone del campo.

… e poteva essere nostro… (parolaccia a piacere).

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire. Dopo aver sentito per settimane la corretta statistica di gol segnati nell’anno solare, che vede Diego Milito primo, seguito a pochi gol di distanza proprio da Cavani, nel weekend sento più volte dire che Cavani è il bomber principe del 2012, con 40 gol segnati. Dubbi, perplessità…

Per il resto, nuova ovazione personale per Stramaccioni che nel dopo partita dice “non siamo ancora più forti degli episodi”, accomunando in questo errori nostri, pali e strafalcioni arbitrali (questi ultimi lampanti a mio parere, ma meno in mala fede di altre volte, tocca dirlo… Siamo talmente sofisticati che degli errori “normali” non ci lamentiamo nemmeno più… noblesse oblige). Avanti così, che vai bene.

Infine, curiosa considerazione aritmetica della Strega del Botox Paola Ferrari, secondo la quale la Juve a +7 sulla seconda è in lanciatissima in fuga, mentre il Milan, a 6 punti dalla terza posizione e con 4 squadre davanti “ormai vede la zona Champions”.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno a Birmingham contro il WBA, vera sorpresa del campionato.

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po' guarda'!

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po’ guarda’!

JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

int cag 2012 2013 bis

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

WAKE UP TO REALITY

ATALANTA-INTER 3-2

Il risveglio è amaro ma difficilmente evitabile. Nemmeno il più ottimista tra noi poteva sperare che la serie di vittorie, ancor di più in trasferta, continuasse sine die tra il sollazzo nostro e lo scoramento altrui. Quindi abbiamo preso tre pere in una partita che si poteva anche pareggiare e financo vincere. Non mi vergogno più di niente, quindi riconosco senza problemi che in questo stesso campionato abbiamo vinto partite giocate assai peggio di ieri (Toro, Chievo, Derby la triade della speculazione calcistica), ma proprio perché altre volte ci è andata bene, non sto qui a rimuginare per una sconfitta che, come detto, arriva dopo un periodo aureo.

Piuttosto, ci sarà da imparare da questi tre fischioni, e farne tesoro, anche. Senza Samuel e Ranocchia abbiamo ballato e non poco: comprendo le difficoltà di organico di Stramaccioni e la sua scelta di tenere il Cuchu a metacampo, per non concedere il pallino del gioco agli orobici; fatto sta che la difesa, guarnita dai soli JJ e Silvestre, ha ballato e non poco, soprattutto nell’argentino che, nei fatti e al netto di errori arbitrali, ha sulla coscienza due dei tre siluri beccati. Volendo vedere i lati positivi, la partita di ieri ci fa ancor più apprezzare la “svolta” post Siena e la conversione alla difesa a tre, che senz’altro offre una maggior protezione ad Handanovic e rimane a mio parere l’assetto tattico su cui insistere, in attesa di centrocampi migliori. Detto ciò, e quindi smentendomi a distanza di poche parole, ho trovato interessante l’affermazione di Colantuono, che ha detto di essere stato costretto a preparare 3 o 4 partite diverse, a seconda dello schieramento scelto dall’Inter. Questa “camaleonticità” dei nostri mi pare una ricchezza da sfruttare, tanto per non dare punti di riferimento agli avversari e sfruttare i pochi effetti sorpresa ancora possibili nel giuoco del pallone. Chiaro che lo scherzo viene meglio quando puoi scegliere e non quando sei obbligato a cambiare. Ma tant’è.

L’Atalanta ha giocato meglio e ha meritato di vincere, e se vogliamo fare i farmacisti e pesare sul bilancino le occasioni dei bergamaschi, il rigore assai generoso è compensato dal gol divorato da Denis nel primo tempo. Noi come detto abbiamo ballato e parecchio, anche se là davanti Palacio è stato pericoloso, supportato solo a momenti da un Cassano svagato e da un Milito con le polveri bagnate.

Le lodi di queste settimane sul trio delle meraviglie deve aver nuociuto ai nostri, se è vero come è vero che i ragazzi cercano con ottusa insistenza la triangolazione al limite dell’area, sfidando la muraglia orobica, invece che propendere per la sabongia ignorante (quanto ho goduto al pareggio di Guarin su tiro centralotto ma a voragine). Ragazzi, di Barcellona ce n’è uno e per fortuna sta lontano da qui. Noi giochiamo come siamo capaci di fare, e tiriamo, porcadiquellatroia.

La settimana vuota da impegni infrasettimanali speriamo arrivi a fagiuolo, in modo da recuperare fisico e morale in vista del Cagliari in casa, partita da vincere-e-non-ci-sono-cazzi, visti i concomitanti incroci tra Juve-Lazio-Napoli-Milan.  Aldilà della goduria immensa rappresentata dalle tre pere rifilate ai gobbi a Torino, resto tuttavia convinto che il Campionato lo si vinca sulla regolarità più che sugli scontri diretti: motivo per cui temo che la Juve non avrà grosse difficoltà a bissare lo scudetto. Noi però dobbiamo rimanere in scia, principalmente perché you never know… e poi perché arrivare secondi vorrebbe dire Champions senza passare dal via (leggasi: preliminari). Lo scontro col Napoli arriverà a Dicembre e credo che il prossimo mese darà un’idea di cosa poterci legittimamente aspettare dal girone di ritorno.

Non posso però chiudere senza aver sentenziato sui singoli: so che molti di noi se la prenderanno con Silvestre, che poco fa ho già segnalato come responsabile del 66% dei gol presi ieri sera. Però Silvestre nella difesa titolare, ad oggi, non ha mai giocato, e non è da lui che mi aspetto grandi cose (qualcosa di meglio sì, chè se intervieni a scivolone in area su uno che pesa 30 kg è ovvio che quello ce prova: hai preso la palla, sì, sei innocente ma ingenuo come un bambino dell’asilo, nido). Piuttosto è Alvarez che non voglio più vedere. Ieri è entrato con l’indolenza e la presunzione del peggior Recoba, scartandosi da solo sui primi 3 palloni toccati e colpendo gli omini delle bibite nelle due azioni seguenti. 12 milioni per ‘sto coso qui, negli stessi giorni in cui –non lo dimentico- la Roma pigliava Lamela. Poco da dire, non puoi sempre pescare il jolly quando compri giovani interessanti in prospettiva, ma dovremmo ormai aver capito che chell lì l’è no da Inter.

LE ALTRE

La Juve demolisce un Pescara  che fa quasi tenerezza, riprendendosi il +4 di 10 giorni fa ed annullando, almeno aritmeticamente, le conseguenze della nostra impresa. Il Napoli ribalta la partita nel finale contro il Genoa e si rimette in scia, ad un solo punto dai nostri. Il Milan si conferma certezza granitica perdendo una partita di rara pochezza, in cui riesce a sbagliare un rigore con Pato –credo l’abbiano impalato nello spogliatoio nell’intervallo, non potendosi più difendere nemmeno con gli ammanicamenti alle alte sfere-, a segnare con Pazzini dopo palo di tacco di Mexes, ma soprattutto a pigliare 3 gol da una Fiorentina senza Jovetic. Bella squadra la Viola, che sta anche imparando che tirare in porta non è peccato mortale e non danneggia la salute. La Lazio vince il Derby in rimonta, dopo l’ennesimo e allucinante black out di un giocatore capitolino nella stracittadina (De Rossi nell’occasione): non ho i numeri sotto mano, ma credo che negli ultimi 20 derby, le sfide finite in 11 contro 11 si contino sulle dita di un’unghia (cit. etilica tardo adolescenziale ma sempre valida); anche a Milano il derby è sentito, e molto, eppure non vedo in campo quella percentuale così alta di “vene toppate” che invece riscontro puntualmente all’ombra del Cupolone. Mistero della fede…

E’ COMPLOTTO

Pirotecnica la settimana nella quale si è cercato di fare passare la sconfitta della Juve come “salutare” per i bianconeri che si sono levati di dosso il peso del record di imbattibilità e che possono guardare al futuro con rinnovato spirito. Del resto, se gli errori arbitrali nei 90’ li avevano “psicologicamente sfavoriti”,  devo ammettere che nello sparare cazzate c’è una certa coerenza. Che ovviamente non è applicabile all’Inter, visto che già piovono titoli all’insegna del “tutto da rifare” dopo una sconfitta che chiude una striscia record di 10 vittorie in trasferta consecutive.

Lode al Mister che, pur tenendo fede alla sua promessa di non commentare gli episodi arbitrali, lascia comunque trasparire il suo disappunto quando dice “non ho commentato quelli di Torino, volete che commenti questo?”. Bravo Strama, avanti così anche sotto questo aspetto.

Volevo invece spendere un paio di righe per dare personalissimi –e in quanto tali sacrosanti- giudizi su alcune delle voci che abitualmente commentano le gesta dei nostri eroi in bragoni corti su Sky (spero sia già noto il perché non sia utente di Mediaset Premium, chè non è che siccome non sei più Presidente del Consiglio, allora ti do i soldi per la tua cazzo di pay tv…).

So che molti interisti detestano lo Zio Bergomi, accomunandolo alla suprema prostituta Aldo Serena (puttana-l’hai-fatto-per-la-grana) nel parlare male della squadra in cui tanto ha giocato e troppo poco ha vinto. A me lo Zio invece piace, pur nel suo detestabile zerbinaggio al Caressa di turno (Sì Fabio, Certo Fabio, sono d’accordo Fabio). Di calcio ne sa a pacchi, e credo che, nonostante l’amore mai sbocciato col Sig. Massimo, si violenti ogni volta per mantenere un’obiettività credibile e non mostrarsi più nerazzurro di quello che è.

Alla stessa stregua, seppur con colori inequivocabilmente diversi, apprezzo i commenti di Boban e Costacurta: il primo è tra i critici più feroci del Milan –e di tutte le squadre in generale, mi fa morire la pacatezza e l’occhio assonnato con cui dice al malcapitato di turno “Mister, stasera avete giocato malissimo e non ha funzionato niente”-. Il secondo, un po’ come lo Zio, non si nasconde dietro un dito, tentando di dissimulare la militanza ventennale nella sua squadra, ma lo fa senza mai essere fazioso, ed esibendo anche qui una competenza che –onestamente- non gli riconoscevo (da giocatore l’ho sempre odiato e considerato un miracolato, il Ringo Starr dei centrali difensivi, chè tra John Lennon Maldini e Paul McCartney Baresi la mia porca figura l’avrei fatta anch’io).

Dove invece mi inviperisco è nell’ascolto di quelli che dovrebbero essere giornalisti o opinionisti “senza pedigree”. Caressa è semplicemente insopportabile, convinto che la gente segua la partita per sentire lui e non per vedere chi vince. La sua innegabile preparazione in termini di regolamento ed aneddotica sfocia il più delle volte nella saccenza del primo della classe. Del resto, uno che ha voluto tradurre la versione della maturità dal greco in latino dice tutto di sé già a 18 anni… Sconcerti spero si presti al gioco di sostenere di volta in volta la tesi meno plausibile, perché se quello che porta avanti non è un esercizio di stile, la soluzione è una sola (T.S.O.). Accomunare anche pur alla lontana Moggi e Facchetti, ritenere la Juve penalizzata dagli episodi arbitrali a proprio favore, e trasecolare allibito allorquando qualcuno osa adombrare suddetti errori con il sospetto di una malafede è davvero troppo per essere vero. Tanto per dire l’ultimissima, prima della partita di Bergamo mi pare preconizzasse un’Inter arroccata in difesa, schierata con 8 tra difensori e mediani e con soli 3 giocatori offensivi. Ora, a parte il considerare Guarin un mediano rubapalloni, non trovate anche voi singolare che una squadra che schieri 3 punte in trasferta non venga lodata –o anche solo commentata- per questo fatto, ma venga criticata- o anche solo liquidata- con una considerazione sugli altri 8 in campo? Andando poi nel tecnico, complimenti al decano Sconcerti: l’Inter ieri sera ha perso proprio per lo scarso filtro che il centrocampo ha garantito ad una difesa già sguarnita di suo…

Morale, arrivo a preferire un commento fazioso ma intellettualmente onesto a quelle che chiamo prostitute intellettuali: Scarpini, tanto per non far nomi, non mi fa impazzire perché spesso dice quello che spera accada, non quello che accade (classico esempio dopo tiraccio dei nostri alla bandierina: “c’è una deviazione? è calcio d’angolo?” e dovendosi poi smentire da solo 5 secondi dopo), ma almeno non ha dei commenti pre-costituiti, non ha 2 o 3 copioni scritti in funzione del risultato, che fanno comunque leva sui soliti luoghi comuni triti e ritriti e peraltro spesso falsi (l’Inter cinica, l’Inter che si basa sulle individualità, il risultato non dice tutto –ma solo quando vince-…). E’ capace, lui come altri, di dire “questo era rigore” anche se il fallo l’ha commesso Samuel, oppure “ci è andata bene” se (ma quando mai?) l’arbitro sbaglia a nostro favore. Poi, è ovvio, se c’è da indignarsi per un torto subito o esultare per un gol, grida anche più degli altri, ma almeno senza togliersi le cuffie per non farsi sentire (vero Caressa?).

WEST HAM

Vittoria da vertigini nel profondo Nord, Newcastle battuto e incredibile 6° posto assicurato, più in alto dei concittadini Tottenham e Arsenal, tanto per dire… they reach the sky!

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo...

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo…

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

UNA MINCHIA!

BOLOGNA-INTER 1-3

Chiedo scusa per il turpiloquio, ma quando la parolaccia sconfina nella poesia è non solo diritto, ma dovere etico, riportarla fedelmente. Per il contesto, rimando al link qui di seguito.  http://www.youtube.com/watch?v=n9qVx18fPR8

In queste prime righe mi sforzerò di parlare solo di Inter e di Bologna, e di raccontare quel che posso definire una domenica di quasi tranquillità. Regaliamo i primi 10 minuti del primo tempo e sprazzi del secondo, ma in buona sostanza rischiamo poco, beccando gol per la prima volta da lustri in trasferta e per di più su dormita della premiata ditta Ranocchia-Handanovic, fin qui praticamente perfetti.

Perdonati insomma, tanto più che Ranocchietta aveva emulato il Samuel versione derby, capocciando sul secondo palo il millimetrico cross del Cuchu e portandoci in vantaggio, dopo aver  spedito fuori di pochissimo il colpo di testa su corner precedente. Oltretutto là davanti, pur nella penuria di piedi buoni, Milito-Palacio-Cambiasso  giostrano sapienti, affondando chirurgicamente nella lasagnosa difesa felsinea. Ando’ è in panchina fino a metà ripresa, dopo essere stato strombazzato titolarissimo nelle dichiarazioni della vigilia; anche in questo, Strama dimostra di padroneggiare le manfrine di pre-tattica come il milgior decano degli allenatori italici. Dalla mia modesta prospettiva, avevo in realtà subodorato la panca per Fantantonio, dopo che giovedì si era sciroppato più di un’ora contro il Partizan, oltretutto con l’amata Samp in arrivo mercoledì a San Siro.

Poco da dire sulla prestazione della squadra, diligente come uno scolaretto ed efficiente come il miglior processo produttivo targato Toyota. Per lo champagne e lo spettacolo rivolgersi altrove (Trigoria?), chè qua bisogna vincere. Citazioni sparse per tutti gli argentini in squadra (tranne Alvarez che inizio a detestare):  Zanna intelligente e paraculo quando va a festeggiare il vantaggio abbracciando Cassano in panchina e strappandogli un sorrisone a 32 denti, buono per placare la probabilissima sbrodola mediatica sul “chissà come l’avrà presa Antonio a non partire titolare”; Cambiasso goleador e migliore in campo by far; Samuel tornato Muro invalicabile e Milito che, in una giornata non esattamente scintillante, capitalizza il grande assist di Palacio (imbeccato da Handanovic su rinvio!) mettendo palla in buca, anche se è Ottobre. In culo anche agli statistici di ‘sto par de ciufoli.

Tutti sono ovviamente già sintonizzati sul big match di Torino previsto per sabato sera, ma io attendo con preoccupazione la Samp in casa mercoledì: i blucerchiati sono in crisi nera (4 sconfitte di fila) e mai fidarsi di chi non ha nulla da perdere. Ciro ‘a papà, poi, è riuscito nell’incredibile impresa di risultarmi antipatico, dopo le stagioni Juventine. Il suo avambraccio destro marchia a imperituro ricordo il motivo del mio sdegno per questo ex-spassosissimo guaglione di Pozzuoli (questa a chi vuole gliela spiego in separata sede).  In ogni caso, la Juve rimane più forte –duole dirlo- anche al netto di favori arbitrali. Noi stiamo crescendo, e spero che i ritorni dei piedi buoni (Stankovic, Sneijder, Coutinho e Chivu, a seconda delle zone del campo) non rendano il rebus troppo complicato per il Mister. Odio dover ricordare che anche l’anno scorso di questi tempi realizzammo un promettentissimo filotto, poi risultato vano proprio in concomitanza del ritorno di Wes. Per ora mi contento di mirare la classifica e veder la mia Inter da lavori in corso stare terza da sola, a un solo punto dal Napoli e con la Juve a 4 lunghezze di vantaggio.

LE ALTRE

Come ho scritto via sms a un parente lontano che chiedeva ragguagli sui risultati dei nostri rivali “Gobbi e merde hanno vinto, rubando entrambi”.  Le classiche “due o tre sviste arbitrali”. Per il resto, Zeman continua le sue montagne russe: se lo scorso turno l’aveva visto rimontare da 0-2 a 4-2, a ‘sto giro la ruota gira, e passa da vincere 2-0 al perdere 3-2. E ancora c’è chi gli dà credito (come allenatore, sottolineo)… Il Napoli invece vince col Chievo, seppur col minimo scarto, e mantiene inalterato il suo secondo posto, mentre la Lazio esce sconfitta da Firenze, non senza qualche legittima lamentela arbitrale.

E’ COMPLOTTO

Non avendo seguito la partita di sabato dei cugini, apprendo solo dopo del fuorigioco non fischiato ad Abate sul cross che poi porta al vantaggio rossonero. Di poco, ma fuorigioco, oltretutto col guardalinee lì a pochi metri dal terzino del Milan. “Il solito culo dei diversamente milanesi”, bofonchio tra me, ignaro di quel che sarebbe successo di lì a poche ore. Per fortuna non vedo in diretta nemmeno quello, ma l’impresa dell’intera ghènga arbitrale a Catania è penalmente identificabile come associazione a delinquere.

Non faccio la cronaca perché il fatto è ormai stra-noto. Qui mi limito a osservare come le altre topiche arbitrali del weekend (viste a Milano, Firenze e Roma oltre che in Sicilia) abbiano dato modo ai commentatori di diluire il tutto con una “giornataccia dei direttori di gara”, che sa tanto di considerazione assolutoria.

Per parte mia sottolineo l’ennesima –ma finora più eclatante- dimostrazione delle nefandezze che possono fare gli arbitri di porta:  ora, pare che il problema sia che Rizzoli (“mavaffanculoRizzoli” come ama apostrofarlo Totti, o “una-carezza-in-un-pugno” come lo chiamerebbe Borriello in versione Milan) è troppo bravo per fare il giudice di porta e col suo “carisma” mette in soggezione arbitro e guardalinee. Fate vobis. Io, per come la penso, credo che la malafede di questi figuri sia acclarata, e che quindi non è aumentando il numero di soggetti in campo che si riducono i danni, anzi. Non è da Braschi che mi sento  tutelato, visto che in attività mi ha fregato tanto quanto gli altri. Non è Nicchi, che rassicura tutti dicendo che hanno visto l’errore e si regoleranno di conseguenza. Non è –soprattutto- il circo mediatico, capace di crocifiggere l’Inter negli sparuti casi in cui ha approfittato di errori arbitrali a proprio vantaggio, (paradigmatici i titoli “Inter, così no!” o l’ipercult “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter”) e incapace di rispondere “e cosa cazzo centra??” al Marotta di turno che dice “anche al netto degli errori abbiamo dominato e ai punti avremmo vinto noi” No. Qui è una brutta giornata della classe arbitrale, che speriamo non capiti più. Speriamo che passi la buriana e che anche il Catania possa farsene una ragione.

Chi vive sperando, muore cagando, diceva il Sergente Lo Russo nel 1941.

Cornuti e mazziati insomma. E non dimentico che gli etnei già si erano visti negare un rigore domenica contro di noi. Poi, vabbuo’, noi abbiamo vinto 2-0 “pulito”, mentre loro si son visti regalare un gol per vincere una partita che “comunque hanno dominato”, ma questi son dettagli…

Tornando quindi al principio di questa sbrodola, tocca citare il Presidente Pulvirenti: cosa si può fare? Una minchia. La soluzione ce l’avevano nel 2006 (radiarli), l’hanno sprecata e questi impuniti tornano a fare quel che hanno sempre fatto.

A riguardo, l’ultima splendida citazione spetta ad Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, da me incrociato nello scorso fine settimana e forse contagiato dal virus complottista. Pare che il patron abbia detto “festeggiamo quest’anno il trentennale dello scudetto dell’82, che tutti noi Viola consideriamo nostro”.  Vinto sul campo, insomma…

 

WEST HAM

Grave sconfitta in trasferta col Wigan. Imbarcata totale e 4-1 senza giustificazioni.

Ti ho sempre amato (...io)

Ti ho sempre amato (…io)

NON HO VISTO MA PARLO LO STESSO

INTER-CATANIA 2-0

Premetto la mia colpa e la mia impreparazione. Ho dato un’occhiata al bigino (cioè ho visto gli ailaizz) ma non ho studiato (cioè non ho visto la partita, causa zingarata in terra gigliata). Detto ciò, posso quindi commentare ben poco, non essendo io pennivendolo di professione con due o tre pezzi già pronti da mandare in stampa a seconda del risultato o della bisogna.

Noto il perpetuante stato di grazie di Cassano, la luccicante testa -anatomica e calcistica- di Cambiasso e lo splendido primo gol di Palacio, saggiamente servito dal Principe.

Noto anche la sconsideratezza di Guarin che rischia un rigore sacrosanto cianghettando in area l’avversario invece che accompagnarlo a fondo campo.

Lo dico da tifoso a cui ieri è andata bene: avete capito perchè i giudici di porta non servono a un cazzo? e perchè, fin quando non sarà possibile rivedere questi episodi al replay, sarà sempre valida la scusa del “non ha visto“?

Sorvolando sulla prestazione di ieri e analizzando invece la classifica dei nostri, ribadisco quanto già detto in un paio di altre circostanze: va bene, benissimo così. Non credo che onestamente avrei potuto pretendere di più da questa squadra, a livello di classifica. Vero che paghiamo il brutto KO col Siena, ma abbiamo i punti che ci meritiamo (e forse anche un paio in più, ma diciamolo sottovoce). Tutto ciò fa male alla Serie A perchè mostra come una squadra volenterosa, ma in pieno work in progress, sappia sfruttare la mediocrità generale ed essere -seppur solo a fine Ottobre- a un passo dalla qualificazione in Champions League. La Juve resta di un altro livello, e temo ne avremo conferma tra un paio di settimane, ma forse con le altre ce la possiamo giocare. Mi piace sempre di più il nostro allenatore, preparato e capace di convincere i giocatori a cambiare modulo di partita in partita, e anche all’interno dello stesso incontro. Manca la difesa a farfalla, l’attacco a voragine e i cross a pioggia e poi gli schemi li abbiamo provati tutti. In più il ragazzo si inserisce alla perfezione nella scia dei Mancini&Mourinho quando si tratta di zittire critiche gratuite e rispondere per le rime al Varriale di turno.

 

LE ALTRE

I Gobbi si aggiudicano il big match battendo il Napoli e restando da soli in testa alla classifica. Starà a Mazzarri ora mantenere i suoi sulla corda e far dimenticare i 90′ di Torino. La Lazio prima gioca col Milan poi rischia di bruciarsi, portando però a casa 3 punti meritati che spingono i cugini ben oltre il baratro della zona retrocessione. La Roma torna sulle montagne russe rimontando da 0-2 a 4-2 nella seconda grande prestazione della stagione (indovinate quale è stata la prima…) e si assesta a fianco della Fiorentina, bloccata a Chievo sul pari.

 

E’ COMPLOTTO

Roba lunga, mi spiace…

Per fare un poco di ordine, ricordiamo come le due squadre milanesi avevano salutato il campionato prima della pausa: Derby vinto dall’Inter, che si ritrovava un po’ a sorpresa terza, e perso dal Milan, che continuava il peggior inizio di Campionato da decenni a questa parte.

Ebbene, pur di non cavalcare questo banale e prevedibile canovaccio, le nostre prostitute intellettuali, in mancanza di sex toys con cui gingillarsi, fanno ricorso a tutto il loro ‘mestiere’ per restare all’altezza della loro reputazione per cosi dire scollacciata, producendo chicche come quelle che seguono:

1) Sceicchi e Russi litigano tra di loro pur di accaparrarsi una quota di Milan. Si parla di un 20 o 30% che i paperoni di cui sopra sarebbero disposti a pagare piu’ di 200 milioni di euro, secondo alcuni addirittura 500. Per la cronaca, e come puro termine di paragone, la partecipazione cinese dell’Inter pare essere del 15% e valere intorno ai 50 milioni. Taccio per umana pieta’ su quale delle due squadre possa essere stata valutata di piu’, stanti i risultati degli ultimi 3-5 anni e alle prospettive per il futuro.

Niente di tutto questo: i ricchi del mondo si contendono briciole di Milan volendole pagare a peso d’oro, e che nessuno osi metterlo in dubbio o peggio canzonarli! Siamo pur sempre parlando del clubpiutitolatoalmondo

2) Vista l’imminente iniezione di danaro straniero – ma anche no, stante la secca smentita del Geometra Galliani che ha definito ‘immutato e costante’ l’impegno del dr Berlusconi a supporto del suo Milan- i cugini sono ormai ad un passo dall’ingaggiare Guardiola, che dopo un anno sabbatico verra’ presto convinto da Zio Fester in persona ad accomodarsi sulla panchina rossonera. Nel frattempo pero’, come nelle peggiori telenovelas di quarta, Ibra pare avere nostalgia di Milano, ed ecco palesarsi la migliore occasione per dimostrare al mondo intero che Milanello Bianco puo’ davvero tutto… immaginate i due correre mano nella mano per i prati del centro sportivo a piu’ alto tasso glicemico al mondo pascendosi l’uno della stima e dell’amicizia dell’ altro.

3) Posto che la cosa che quelli la’  sanno fare meglio e’ vendere il loro prodotto – e per una volta lo dico senza ironia- perfino la consegna delle nuove auto aziendali ai calciatori diventa un evento mediatico da ‘coprire’ adeguatamente. Ecco quindi il solerte giornalettaio apporre la seguente didascalia a fianco della foto della berlina addobbata con maglia rossonera: “Nonostante i risultati degli ultimi tempi, l’immagine e’ sempre molto importante per il Milan. Il suo brand mantiene infatti immutato il suo fascino“. Il suo brand mantiene immutato il suo fascino… non riesco nemmeno a leggerlo senza che mi sendano le lacrime!

Non solo: nel corso dello stesso evento, Galliani rassicura i tifosi garantendo che non venderanno piu’ i loro campioni, senza che a nessuno sia scappato da ridere o abbia solo sommessamente osato chiedere: ‘Quali?

4) Latitando come detto i risultati della prima squadra, il regime ha solertemente abboccato all’amo lanciato da una vecchia volpe mondo dei procuratori sportivi italiani: non esattamente Raiola o Pasqualin, ma insomma quasi. Piu’ precisamente un ragazzo, classe 1990, figlio di uno dei procuratori di Kakà, che ha postato su youtube il video girato a un suo ‘assistito’ di 14 anni (sempre che sia legale, prima ancora che normale, che un bambino di 14 anni abbia un procuratore). Ad ogni modo il pubescente ci sa fare, e trucchetti e giochini palla al piede sono assai promettenti. Tutto cio’ e’ stato piu’ che sufficiente per scatenare la diligente e prona squadriglia mediatica a chi la sparava piu grossa. “Il nuovo Messi, il Milan ha in casa il suo campione, con questo sono a posto per vent anni”, sono state tra le pirlate che le mie orecchie hanno dovuto sentire. Il fatto poi che il ragazzo sia stato grossomodo scippato dai cugini al nostro settore giovanile non fa che aggiungere pepe alla pietanza (http://www.goal.com/it/news/3785/generazione-di-fenomeni/2012/07/03/3217719/generazione-di-fenomeni-hachim-mastour-un-piccolo)

Per dovere di cronaca, riporto ora estratti delle due settimane nerazurre cosi come raccontate dai solerti scrivani di corte:

1) Milito e’ in crisi e in ottobre non segna mai, una vera e propria maledizione, se si pensa che da quando e’ all’Inter -o forse in Italia, la dottrina al riguardo è divisa- questo mese l ha visto sul tabellino dei marcatori solo una volta. Fa niente se in tre degli ultimi quattro anni cio’ lo abbia portato ad un bottino di reti superiori alle venti per stagione. E’ crisi.

2) Se il Principe e’ in crisi, Sneijder, volato in USA per curarsi dall’infortunio e per star vicino alla moglie, non puo’ che essere un ‘caso’, che’ insomma non e’ bello lasciare i compagni ed andare a curarsi dall’altra parte del mondo, dimostrando cosi’ di avere poca fiducia nello staff medico nerazzurro. Considerazioni ovviamente sempre taciute allorquando era il malato cronico Pato a sottoporsi a periodiche trasvolate oceaniche per trovare soluzioni alla sua cronica propensione all infortunio.

3) Nel pezzo della Gazzetta, in cui si fotografava la poco lusinghiera situazione economica e finanziaria dei nostri top club, ovviamente la parte del leone – diciamo cosi- e’ riservata al Signor Massimo, reo purtroppo di aver speso nel suo primo quindicennio piu’ di un miliardo, chiudendo tutti, ma proprio tutti, i suoi bilanci di esercizio con perdite poi ripianate con iniezioni di capitale. Non posso confutare i numeri ne’ voglio negare la realta’. Nel delirio mentale che mi spinge a compitare queste scemenze, cerco sempre di conservare un’ossimorica obiettivita’ da tifoso. Quindi: l’Inter ha senz’altro speso troppo e male nei primi dieci anni di gestione Moratti. Non che gli altri di errori non ne abbiano commessi; non che gli altri si siano divisi utili multimilionari. Ma diamo a Massimo quel che è di Massimo: anni di valutazioni errate, di scelte che si sono rivelate fuorvianti e di bidoni pagati a peso d’oro. Ma soprattutto, anni in cui non si e’ mai riusciti ad innescare un circolo virtuoso, in cui non e’ stato possibile porre quella prima pietra che potesse indicare la ‘retta via’ alla societa’.

Ora, sono un rancoroso complottista, ma due righe per dire che buona parte del miliardo speso da Moratti e’ coinciso con quello che la storia ha poi battezzato col nome di Calciopoli, ecco, queste io le avrei spese. Loro no.

 

WEST HAM

Scintillante 4-1 casalingo contro il Southampton che vale uno splendido quinto posto a parimerito. Temo durerà poco, visto che a inizio Novembre il Manchester City sarà gradito ospite a Upton Park…

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!