E’ NOSTRO!

MILAN-INTER 0-1

Godo più per quanto stanno rosicando loro che per effettiva gioia da vittoria.

La considerazione più vera è che è stato un derby mediocre, vinto da una squadra poco più che sufficiente e perso da una messa molto male. Che il Milan non sia riuscito a pareggiare contro questa Inter avendo 87 minuti a disposizione (di cui 45 in 11 vs 10) è un segnale preoccupante per i cuginastri.

Ma di quello chissefrega, io son qui a scrivere dei nostri.

E i nostri, come già accennato, li ho visti benino, ma nulla più. Per carità, più che abbastanza per aggiudicarsi il terzo derby di fila, e per suggellare al meglio lo splendido talismano Walter Samuel, match winner e vincitore del decimo derby su dieci giocati in Campionato con l’Inter. Bello che sia lui a decidere la partita con una capocciata all’altezza del secondo palo, con Abbiati a farfalle e la difesa del Milan statuaria come suo solito. Del resto, pare che da quelle parti i gol su calcio piazzato siano troppo brutti per essere evitati, e per non sporcarsi le mani (o i piedi) lasciano che la porta si gonfi a ripetizione, per poi giustificare la sconfitta dicendo “abbiamo preso gol su calcio piazzato”.

Contenti voi…

Il portiere nazifascista due minuti dopo regala una palla incredibile al Principe il quale, non potendola credere, nel dubbio impiega un’ora per tirare, ricambiando prontamente il regalo ad Abbiati, pure con gli interessi, se consideriamo la mozzarella di testa seguente con Cassano a bestemmiare in barese stretto per avere palla lì di fianco… Sarà uno shock da cui Milito non si riprenderà più in tutta la partita. La non-trasferta a Baku pare non aver giovato al nostro, che galleggia senza costrutto fino ad oltre metà ripresa, senza la consueta pericolosità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il vantaggio iniziale mette la partita in un certo modo (leggasi: tutti dietro e lancio lungo a Milito o Cassano), l’inutilità di Coutinho non tarda a palesarsi: il ragazzo vede decine di palloni passargli sopra la ricciolaglia, ed ha il torto di non controllare come dovrebbe –e saprebbe- la sola ma efficace imbeccata di Fantantonio che l’avrebbe portato a tu per tu con il succitato estremista di destra, in coerente divisa nera. Di fatto la partita dell’Inter finisce all’inizio della ripresa allorquando, cambiato giustamente il Mezzano per Guarin, i nostri rimangono in dieci causa secondo giallo a Nagatomo. Da lì in poi i nostri si appendono alla traversa per quello che dovrebbe essere –e non è per esclusivo demerito dei cugini- un assalto a Fort Apache. Nell’unica occasione in cui cacciamo fuori la testa, Zanetti (il boss dello spogliatoio, quello che gioca sempre per diritto divino, il nostro problema, quello che non ha mai risolto niente… mortacci vostra!) scende lungo tutta la fascia destra e imbecca Palacio pronto per il diagonale da destra. Facile ora dire che magari il Principe avrebbe fatto gol, fatto sta che quella del Trenza è una mozzarella, pure di dubbia qualità, che rotola lemme lemme tra le mani del loro portiere.

Dovendo sintetizzare la partita di quelli là, potrei riassumerla con un solo nome: Montolivo. Il gemello di Pazzini tira come un indemoniato e Handanovic respinge come può. Per fortuna Bojan inciampa nelle primule e Boateng è più grosso che bravo, e quindi le respinte sulle succitate minelle creano più casino che reale pericolo. Come detto portiamo a casa il derby in maniera “corsara”, in attesa di nuovi neologismi che riflettano il disprezzo per una vittoria del genere, elogiando contemporaneamente la Juve “tenace” che vince a Siena dopo aver rischiato anche di perdere.

Per quel che ci riguarda, gioiamo ma non esaltiamoci: la classifica è fin troppo generosa e se qualcuno ancor più tifoso di me dice che siamo secondi, stanti Juve e Napoli a pari punti, io dico che leggendola la classifica recita “inter quarta”, avendo le due succitate 4 punti in più e la Lazio con gli stessi nostri punti. Giusto che Strama rimpianga i tre punti gettati al vento col Siena, ma tra di noi e sottovoce ricordiamoci delle vittorie con il Chievo e tutto sommato anche di ieri sera: fossero stati due pareggi non sarebbe stato uno scandalo.

Morale: possiamo lottare per il terzo posto, più per scarsume altrui che per qualità nostre. Le prime due lasciamole stare, in attesa di inopinati atti di autolesionismo.

ARBITRO

Ne faccio una sezioncina a parte chè la zuppa è densa di ingredienti. Prima di addentrarmi, nella maniera più obiettiva di cui la mia faziosa mente è capace, sintetizzo un giudizio di massima, questo sì da tifoso: noi i derby con i gol annullati-e-validi li vinciamo lo stesso (vedi 1-0 del Gennaio scorso).

Per il resto, passo in rassegna le querimonie dei cugini:

  • Giallo non dato a Samuel dopo 1 minuto: sacrosanto, il Muro fa un intervento così a partita e 9 volte su 10 è punito con l’ammonizione. Il fatto che sia al primo minuto non cambia niente, anzi, fa capire ai giocatori che non c’è trippa per gatti. Ho maledetto Gattuso e compagnia per anni per aver picchiato come fabbri soprattutto nei primi minuti dei derby, speculando su quella regola non scritta che prevede una sorta di “jolly” da giocarsi prima di essere sanzionati. Ripeto: Samuel era da ammonire.
  • Primo giallo a Nagatiello: onestamente evitabile. Il nippico vince un primo anticipo e pensa di poter fare lo stesso su Yepes: quando capisce di non poterci arrivare mi pare che tenti di attutire l’impatto. Non è uno scandalo darla, non sarebbe stato uno scandalo non darla.
  • Fallo su Handanovic e gol non valido di Montolivo. La prima cosa da dire è che, checché ne dicano i vari commentatori, i portieri sono sempre super tutelati dagli arbitri, per cui il minimo contatto viene fischiato. Se volete la mia opinione, non è fallo quello di Emanuelson e sono convinto che se a subire quel contatto fosse stato un difensore e non il portiere, l’azione sarebbe proseguita. Però le regole, o la prassi,  hanno sempre visto gli arbitri decidere in questo modo. Capisco l’incainatura dei cugini, che sarebbe stata anche la mia a maglie invertite. Ma l’incazzatura a mio parere dev’essere indirizzata sulla regola, non sulla sua (pedissequa, pedante…pederasta, quel che volete) applicazione.
  • Mancato secondo giallo a Juan Jesus: mi pare la lamentela più giustificata. Il nostro centrale, già ammonito, si aggancia con Emanuelson e Valeri dà prima fallo in attacco al Milan e poi codardamente risolve tutto fischiando la fine del primo tempo. Il fallo in attacco è molto tirato per i capelli: fischiando quello, supponi che la forza fisica di Emanuelson sia tale da fare da perno a Gino Gesù facendolo cadere.  Decisamente opinabile. Qui davvero a parti invertite avrei bestemmiato in lingua Tamil.
  • Secondo giallo a Nagatomo: inevitabile. Resta, ripeto, il dubbio del primo giallo, ma Nagatiello non può commettere una simile ingenuità.
  • Contatto in area Samuel-Robinho. Contatto, appunto: non tutti i contrasti sono fallo, per di più in area di rigore. Samuel si aiuta col braccio, Robinho non fa nulla per resistere: tutto sta nel valutare se il braccio largo del Muro sia tale da ostacolare il milanista. Qui concordo con l’arbitro che a sua volta concorda con la mia tesi “in area di rigore ci vuole ben altro”.

Altro giudizio in chiusura, sempre da tifoso: poiché prevedo piagnistei e grida di dolore in salsa rossonera, ribatto dicendo che a mia memoria questo è il primo Derby nel quale le decisioni arbitrali ci hanno in qualche modo arriso, oltretutto senza che nessuna di queste (nessuna, nemmeno il giallo non dato a Juan Jesus) si avvicinasse a errori quali il gol di Motta annullato a Gennaio, il gol-non-gol di Cambiasso a Maggio, ovviamente senza nemmeno arrivare a scomodare il 2-0 in nove contro undici del Gennaio 2010, vetta insuperata del complottismo sistemico, peraltro regolato ai tempi con un gol per tempo.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono e mantengono il +4 da Inter e Lazio. Credo che la Juve soffrirà il doppio impegno Campionato-Champions da un punto di vista di gioco e fluidità di manovra, ma non altrettanto da un punto di vista di risultati veri e propri. Essendo la squadra più forte, hanno tante soluzioni per andare in gol e, di riffa o di raffa, vinceranno altre partite come quella di Siena. Sersone Cosmi dimostra che la vittoria di San Siro non è stato un caso, mentre i suoi singoli (da Pegolo a Calaiò e Rosina) hanno dato ulteriore credibilità all’assioma “con-noi-tutti-fenomeni”. La Roma batte l’Atalanta dopo aver rischiato di prendere 3 gol in mezzora, e con i casi De Rossi e Osvaldo pronti a esplodere.

Ribadisco: teniamoci stretta l’attuale mediocrità generale e facciamo tesoro del 3° posto in comproprietà coi laziali: dopo la sosta ci saranno Juve-Napoli e Lazio-Milan. Due bei pareggioni sarebbero l’ideale, ma quel che conta è la nostra di partita…

E’ COMPLOTTO

Singolare come tutto il pre-derby sia stato accompagnato da un sostanziale accomunamento delle due squadre, che in realtà si presentavano al match già con 5 punti di distacco (vi alscio immaginare a favore di chi…). Qualcuno addirittura arrivava a sostenere che era l’Inter e ancor più Stramaccioni a rischiare più degli omologhi rossoneri. Evidentemente l’Inter deve sempre dimostrare qualcosa, mentre al Milan non si chiede nulla più di quanto sia strettamente dovuto. Nel dubbio si è vinto, portando il vantaggio sui cugini a +8 (per quel che conta) e facendo tramontare ogni illusione tricolore in una notte di inizio Ottobre. Ma l’Inter non ha giocato bene, Milito è stanco, Coutinho non ha inciso e si sono difesi troppo.

La comunicazione in salsa rossonera vive giorni di grandi ambasce, se è vero che ha dovuto prima (mal)gestire lo scazzo Inzaghi-Allegri, e ha dovuto poi produrre una tragicomica chiamata alle armi, implorando i tifosi di comprare il biglietto per il derby (#holdtogether). Chè poi ‘ste robe portan sfiga: ci aveva provato il Barça con la remuntada e l’han presa in der posto, l’aveva fatto la Samp l’anno della retrocessione… Volete farvi del male da soli? Prego, accomodatevi!

Patetico, per quanto umanamente giustificabile, Allegri nel dopopartita, quando decide di (non) rispondere alla domanda (di merda) di Massimo Mauro che chiedeva se fosse plausibile lasciare Pazzini in panca per far giocare uno scarto del Barcellona e della Roma (Bojan). Allegri aveva tutto il diritto di mandare cordialmente affanculo il calabrese cantilenante, invece sembrava un compagno di classe di Panchito quando ha risposto dicendo “eh ma l’arbitro ha arbitrato male”. Decisamente poco Milanello Bianco, anche se loro son maestri nell’esecuzione dello spartito “non-parlo-mai-dell’abritro-però…”.

WEST HAM

L’illusorio e pregevole vantaggio contro l’Arsenal non ci evita la rimonta dei Gunners: sconfitta 3-1 in casa e sorpasso dei Wenger Boys in classifica. Come si dice in questi casi? Non sono queste le partite che dobbiamo vincere. (forse…)

Eccezionalmente, video e non foto:

FOR ONCE!

INTER-FIORENTINA 2-1

Qualche volta siamo bravi a sbugiardare il pronostico anche a favore nostro.

In quello che mi aspettavo essere un bagno di sangue, gli Strama-boys pestano giù la miglior prestazione stagionale, portando a casa 3 punti di capitale importanza e dando una lezione di tattica e praticità ai soloni del bel giUoco, uniti in preghiera a santificare il possesso palla fine a se stesso.

Vi fermo prima di darmi del fazioso e dell’incoerente. Passi per la prima –and proud of it!-, ma non per la seconda: ho sinceramente applaudito alla Viola vista in settimana contro i gobbi, i quali hanno faticato e molto a contenerne la trama di passaggi e movimenti. Il calcio è però quello sport nel quale occorre tirare in porta, se si vuol vincere. Montella, grandioso centravanti fino a pochi anni fa, immagino avrà scomodato San Gennaro in persona maledicendo la mancanza di tiri verso Handanovic durante i 90’ di San Siro.

I nostri invece fanno ammazzare di onanismo calcistico i rispettivi avversari, ma non si fanno fregare quasi mai. La gentile prateria riservata in occasione del 2-1 serve solo ad aggiunger tal Romolo al copiosissimo elenco dei “primo gol in Serie A all’Inter”. A parte questo, poche gatte da pelare per la nostra retroguardia, ben protetta da un centrocampo ben guarnito di corsa (Nagatiello e Zanna), fosforo (Cuchu), fame di palloni (Gargano) e fantasia (Coutinho, novità di serata). Il Mezzano gioca una buona gara, e i suoi riccioli fanno capolino in diverse azioni pericolose dei nostri, a partire dalla discesa che porta poi al rigore. Il ragazzo mi pare più spigliato e veloce della versione ante-Espanyol e, se riuscirà a migliorare ulteriormente la velocità nei primi metri, può diventare un’arma molto interessante per i nostri. Così facendo può scappar via e eludere il contrasto dell’avversario; se invece deve fare a spallate, cade per terra 11 volte su 10.

Ottima anche la palla rubata a Borja Valero e data in verticale a Cassano, che ha servito uno dei millemila assit poi sciupati da Milito. Serata in chiaroscuro per il Principe, che ha sì sbloccato la partita trasformando il penalty di cui sopra, che è sì stato bravissimo e sfortunato scassando la traversa dopo l’azione più bella della partita, ma che si è altrettanto colpevolmente divorato 3 gol, due dei quali davvero facili (sul terzo Viviano viene colpito dalla botta ignorante da due metri). Bene così comunque, il sosia di Francescoli continua ad essere un manuale vivente di tattica e intelligenza calcistica per come si muove, difende palla manco fosse Ibra e partecipa all’azione. Il ragazzo è forte e discretamente in forma, continuate a servirlo e vedremo il suo sguardo allucinato esultare ancora per molto.

Solo due righe sul rigore, che –per una volta a nostro favore- “a termini di regolamento ci sta”. Odio questa frase, e infatti i falli di mano di quel tipo (palla a un metro, braccio che fa un movimento tutto sommato naturale) non li fischierei mai. Ma che ci posso fare? Non ammonirei nemmeno quelli che si tolgono la maglia per esultare, ma se la regola c’è bisogna applicarla. E siccome la regola dice che se interrompi una azione pericolosa facendo fallo di mano, vai ammonito, allora anche il giallo è ineccepibile. Dura lex, sed lex.

Ancor più da cartellino la stupida cianghetta che lo stesso difensore fa su Nagatiello nella ripresa, guadagnandosi l’uscita dal campo con una mezzora d’anticipo. Quindi, caro Sconcerti, stia pur silente (v. infra).

Tornando ai nostri, in questa fase della stagione siamo legati a doppio filo al rendimento di Cassano, il che non è esattamente la roccia più solida alla quale ancorarsi nel mare in tempesta. Detto ciò, Andò sta giocando bene e comportandosi meglio. Il ragazzo segna con piacevolissima continuità (il 2-0 di ieri è di rara freddezza e lo porta a quota 4 in campionato),  sforna assist a profusione (come detto, si spera vengano sfruttati meglio nelle prossime uscite) e si comporta come un’educanda. La mancanza di Sneijder continua per me ad essere un problema e non vedo come lui e la squadra possano avvantaggiarsi da questa assenza, ma è un fatto che Fantantonio si stia caricando la squadra sulle spalle e che meglio di così non potevamo aspettarcelo. Alla faccia dello scambio con Pazzini, ennesimo regalo dell’Inter ai cugini. Ricordando che nello scambio erano inclusi 7 milioni a nostro favore. Sucate.

Per il resto, ancora bene i tre centrali e in special modo i due giovani, con Samuel vecchio picchiatore in crescita di rendimento fisico.

Cambiasso, non foss’altro che per il “velo” in occasione del raddoppio, fa capire agli incompetenti che gli rimproverano una certa staticità (eufemismo), che uno con la sua visione di gioco potrebbe giocare anche legato ad un guinzaglio: una sorta di Mago Oronzo calcistico “con la sola imposizione dei piedi e della pelata…”.

Volgendo lo sguardo avanti, non posso non guardare con preoccupazione al viaggio in Azerbaigian, sperando che la logistica sia leggermente più confortevole della mia (per fortuna indiretta) esperienza. Quantomeno che l’aereo non sia un Antonov o un Savoia Marchetti in tela cerata… Torneremo giovedì in tarda nottata, con soli due giorni per preparare il Derby. Ai cugini moribondi non credo, e se anche lo sono si trasformeranno in Lazzaro per 90 minuti. Il mio rischio è di sottovalutare la partita di coppa di giovedì –per dire, ci avrò il dentista il concomitanza col fischio di inizio-: l’importante è che non lo facciano loro.

 

LE ALTRE

La Juve asfalta la Roma che –guarda un po’- dopo averci battuto ha preso sberle più o meno ovunque. Non vedo il match, se non per un blitz intorno al 20’ del primo tempo, quando il riquadrino in alto a sinistra già segnala un inquietante 3-0. Vedendo poi un po’ di azioni, capisco che il 4-1 finale va addirittura stretto ai gobbi. Che dire, se quella di Firenze era una comprensibile boccata d’ossigeno prima di riprendere la marcia, tocca dover dire che se lo possono permettere.

Il Napoli tiene botta, pur faticando molto a Genova e vincendo con un rigore discusso (dentro o fuori area?): ad ogni modo confermano di essere per distacco le due prime forze della Serie A, dietro alle quali i nostri raggiungono la Lazio.

I cugini impattano a Parma pur mostrando scoraggianti (per noi) segni di risveglio: El Sharaawi non centra un cazzo con Eto’o, ma è bravo e segna. Montolivo è un mezzo campione, ma coi piedi ci sa fare e lì in mezzo la sua la può dire. Inutile aggiungere che batterli domenica equivarrebbe a mettere una pietra tombale sulla loro stagione all’inizio di Ottobre. Quasi troppo bello per essere vero…

 

E’ COMPLOTTO

Più passa il tempo, meno tollero Massimo Mauro: crede di essere arguto, competente e spiritoso, risultando di contro fazioso, banale e lamentoso. Il ragazzo fa il simpatico nel post Juve Roma, con la Juve che ha fatto polpette della Maggica che pure aveva ben impressionato a San Siro, dicendo “Beh ma la Juve non è mica l’Inter”. Avrei pagato per sentire qualcuno chiedergli un commento sulla vittoria dei nostri contro quella Viola che non più tardi di 5 giorni fa aveva messo all’angolo i campioni d’Italia.

Stucchevole nella sua faziosità anche Sconcerti (legittimamente  tifoso Viola e reo confesso) parlare dell’arbitro Giannoccaro come di arbitro “statisticamente amico dell’Inter” e volendo nascondere dietro il paravento della statistica un giudizio di merito sull’operato dell’arbitro. Fai l’onesto e dì che non c’era rigore, ma non fare buttare il sasso e nascondere la mano…

Aldilà di tutto, trovo davvero incredibile come la stampa italiana sia così schiava del giuoco fine a se stesso: quando –giustamente- ieri lo Zio ha chiesto a Montella come aveva visto la partita, gli ha detto papale papale che era abbastanza certo che l’Inter avrebbe vinto, perché la partita l’avrebbe fatta la Fiorentina e l’Inter avrebbe potuto ripartire e far male in contropiede. La domanda, ripeto: intelligente e legittima- è stata “col senno di poi non ti sei pentito di esserti sbilanciato così tanto, facendo proprio quel che l’Inter stava aspettando?”. Montella ha sostanzialmente risposto che coprendosi o rinunciando al loro gioco avrebbe rinnegato tutto il suo lavoro e avrebbe dato un messaggio sbagliato ai propri giocatori.

Boh, io continuo ad apprezzare un allenatore che riesce a far giocare i suoi in tanti modi diversi, e che si adatta di volta in volta all’avversario per colpirlo lì dove ritiene ci siano dei punti deboli. Mi pare talmente ovvio che –nel calcio ancor più che nella vita- non esista una “one best way” per giocare, che faccio fatica a spiegarmelo.  Zeman e Sacchi sono due aspetti della stessa medaglia, e gli effetti, a volerli vedere, confermano quanto vado dicendo: i risultati li hanno ottenuti rispettivamente quando hanno avuto ragazzi talentuosi alla prima esperienza, e pronti a correre come dei pazzi, oppure perché avevano fior di giocatori, che avrebbero vinto indipendentemente dal modulo utilizzato.

But that’s just me talking crap…

 

WEST HAM

Monday night in casa del QPR, sperando che Julione Cesar non sia in forma… Nel frattempo, veleggiamo nelle tiepide e placide acque del centroclassifica.

Goodfellas

  Goodfellas

SCINTILLANTE MEDIOCRITA’

CHIEVO-INTER 0-2

Non siamo alla vergogna, perché a vincere giocando dimmmerda non c’è da vergognarsi. Però da ridacchiare sì. Ripeto che Stramaccioni va benissimo, mi pare preparato ed è pure valido dialetticamente, ma sentirlo dire per tre giorni che giocherà con la difesa a tre perché così attaccheremo meglio è una supercazzola degna del Perozzi. Oltretutto Chivu, la panacea di Transilvania che avrebbe dovuto tamponare gli attacchi veneti e contemporaneamente sventagliare dozzine di traccianti per le nostre punte, resta seduto per l’immancabile cigolio al ginocchio che ne consiglia un uso assai parsimonioso. Lo rivedremo dopo la sosta di Natale.

Il vero gioco di prestigio dell’Inter di ieri sera è stato vincere una partita in cui l’attacco è stato lasciato da solo per 80 minuti su 90, e in cui il centrocampo si è visto praticamente solo in fase difensiva –e anche lì con risultati appena sufficienti-. Erano in 11 in campo, ma per le praterie non presidiate parevano in 4. Samuel ha fatto il suo (cioè dare la prima stecca intimidatoria dopo 5 minuti con inevitabile giallo), ma la forma è ancora lontana dal lasciarci tranquilli. Per fortuna, giocando a tre, aveva accanto non uno ma due altri difensori: e il duo Ranocchia- Juan Jesus (aka Gino Gesù) ha portato a casa la pellaccia anche ieri sera, non senza aver contribuito ulteriormente al mio precoce incanutimento quando hanno lisciato in serie su Pellissier, che per fortuna ha ciccato il tiro.

La lettura degli attaccanti del Chievo mi aveva messo i brividi, scorgendo nomi velenosissimi del passato recente e remoto: Di Michele come già ho avuto modo di dire ha esordito in A con gol contro di noi e ci ha segnato altre gragnuole di reti nella sua onesta carriera di attaccante, mentre Rigoni ha fatto pure meglio, purgandoci 2 volte col Novara nell’ultima di Gasperini l’anno scorso. I due si sono messi di impegno, ma per fortuna Handanovic ha dato ulteriore prova di essere stato un acquisto centrato da Branca & co.

Assisto quindi a un match di rara bruttezza, cercando di capire in quale inopinato modo si possa passare in vantaggio e senza riuscire a rispondermi. Il modo è in effetti estemporaneo, se si pensa che –for once!– il primo gol in Serie A lo segna uno dei nostri: Alvaro Pereira, col pisello in fuorigioco, apre il piattone sinistro e scarpa in rete il tiro-assist di Nagatiello.

Un quarto d’ora prima, Sneijder si era procurato il 156° stiramento della sua carriera, venendo sostituito da Cassano: un compagno di giochi per Milito triste, solitario y final, ma distanze ancora maggiori tra attacco e centrocampo. Chissefrega, in ogni caso siamo in vantaggio  e adesso tocca a loro scoprirsi.

E’ interessante vedere come Stramaccioni continui –legittimamente- a descrivere la sua come una squadra che vuole il possesso palla, che “fa” la partita anziché aspettare, e leggere poi di 5 vittorie su 5 in trasferta e zero su 4 in casa, dove per definizione devi essere tu a inventarti qualcosa senza poter solo difendere e poi ripartire.

Ad ogni modo, siamo in trasferta quindi possiamo permetterci di rimanere allineati e coperti e trovare il pertugio giusto per chiedere la faccenda: volendo sintetizzare un po’ troppo è così che va. Rigoni & co. ci fanno prendere un paio di spaventi, ma dopo la mezzora Gargano –subentrato al Cuchu- pesca bene il duo Principe-Ando’ entrambi sulla stessa zolla. Lo sprint per arrivare sulla palla lo vince il barese, che di piatto destro infila Sorrentino in maniera elementare. 2-0 e partita in sostanza finita.

Per quanto visto, meglio di così non poteva andare. Peccato solo per l’infortunio a Wesley, che –previsione mia- rivedremo non prima di un mese. Questo acuisce ancor di più la mancanza di qualità e di passaggi “pensati” in mezzo al campo: Strama dovrà cavare il meglio da Guarin, Cambiasso e Gargano nella speranza che qualcuno possa inventarsi un paio di imbeccate per il Principe e Cassano là davanti.

Domenica sera arriva la Fiorentina e saranno cazzi da cacare (scusate il latinismo).

 

LE ALTRE

I Viola infatti hanno pareggiato con la Juve strameritando di vincere: per la prima volta dall’anno scorso ho visto i gobbi andare in sofferenza contro una squadra che andava più forte di loro.

Per il resto, il Milan è il primo di noi a vincere a S.Siro battendo 2-0 il Cagliari non senza qualche sofferenza, mentre la Roma impatta con la Samp in quella che doveva essere la consacrazione della squadra di Zeman, rimandata invece a data da destinarsi. Ottimo Napoli che rifila 3 ceffoni alla Lazio e si conferma come unica seria alternativa ai bianconeri per la vittoria finale. Il nostro 4° posto in classifica, per quanto assolutamente provvisorio, è la triste conferma del basso livello della nostra Serie A. Ma a questo punto è anche inutile ripeterlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ancora poco da segnalare, se non che Strama continua a riscuotere successo  presso i giornalisti sportivi italiani. La prestazione di ieri sera è –questa sì- da provinciale, nel senso deteriore del termine, e se non fosse per la mediocrità del materiale umano a disposizione ci sarebbe da fare un paio di domande puntute al mister. Tuttavia il risultato –come sempre peraltro- salva tutti: Inter da trasferta, corsara, etc… Benissimo così, figuratevi…

Per il resto mi limito a segnalare la versione 2012-2013 di Zio Fester Galliani. Non potendo più presentare i suoi nuovi acquisti come “il prossimo pallone d’oro” (Thiago Silva, Ibra, Pato…) ora si è dato ai paragoni azzardati. Dopo la doppietta di ieri sera El Sharaawi gli ricorda Eto’o.

Non c’è battuta, è finita così.

Approfitto della scarsa attualità per tornare sul gustosissimo episodio da teppaglia accaduto tra Allegri e Inzaghi.

Mai in vita mia avrei pensato di dover parteggiare per Superpippa, e soprattutto godibilissimo il tragicomico tentativo di ricucitura andato in onda su Milan Channel. Quel gobbaccio di Crosetti su Radio Capital ha opportunamente chiosato: “la prossima volta cercheranno di convincerci dell’esistenza di Babbo Natale”.

Resto convinto che un episodio analogo fino ad un anno fa non sarebbe venuto fuori. Troppa paura del “padrone” (Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset, proprietario effettivo di quotidiani e periodici) per tentare lo scoop spericolato. No. Fino all’anno scorso il giornalista avrebbe chiamato l’ufficio stampa dicendo “a me risulta questo… che faccio?”, e l’ufficio stampa sapiente avrebbe risposto “non è vero niente, passa in sede che ti do il borsone con le maglie e due biglietti per i tuoi amici domenica”.

O forse senza nemmeno il borsone e i biglietti. Del resto, signora mia, quando c’è la fiducia…

Hai capito il ragazzo... 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin'

Hai capito il ragazzo… 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin’

LETTERA A MIO FIGLIO SUL FIDEISMO DISILLUSO A STRISCE NEROBLU’

INTER-SIENA 0-2

Caro Pancho,

Come giustamente hai detto ieri “è stato tutto bellissimo ma abbiamo perso e siamo arrabbiati”.

Nella tua geniale ingenuità c’è l’essenza del tifare Inter. E non perché si sia già tornati ai fasti del nerazzurro perdente e simpatico, buono per le battute di Zelig da 4 soldi (“Prima de parlà ddell’Inter sciacquateve ‘abbocca!” direbbe il nostro Mister), ma perché tifare “questa squadra qui” è un allenamento alla vita.

Da papà prudente e premuroso, avevo scelto per il tuo esordio la partita che sulla carta doveva essere la più facile in assoluto: in casa contro l’ultima in classifica, e con un’Inter ancora in cerca della prima vittoria a San Siro (quindi avendo anche i grandi numeri dalla mia parte). Non è servito a nulla, perché il Siena ci ha meritatamente rifilato due fischioni con cui siamo tornati a casa a orecchie basse.

Non mi hai sentito vomitare insulti alla squadra, e non solo per ragioni di opportunità (come l’avrebbe presa mamma, sentendoti snocciolare il calendario dei Santi contro Guarin e Gargano?). I nostri quest’anno sono questi, e purtroppo non puoi chiedere a un asino di essere cavallo. La metafora del pane da fare con la farina a disposizione la sentirai tante volte, e ti posso garantire che, quando inizi a sentirla troppo, c’è aria di rassegnazione, o quantomeno di presa di coscienza.

Mi hai fatto sorridere anche quando, alla mia domanda “Ma vuoi tornare ancora allo stadio?”, mi hai detto “Sìììì, quando giochiamo col Barcellona” (passato nel tuo personalissimo idioma dall’essere prima“BarcellonE” e poi “Marcellona”).

Giusto così. Fideismo disilluso, lo chiamerei: facciamo schifalcazzo e becchiamo in casa dagli ultimi in classifica, ma abbiamo sempre il sogno, e forse l’intima convinzione, di essere comunque i più forti di tutti.

Che dire… io ho esordito allo stadio in un Inter-Lazio di un campionato che avremmo poi vinto, era il ’79 e finì 2-1 per noi. Le cose che ricordo? Un colpo di testa di Bini finito fuori e il gol loro di Giordano. Quindi, nonostante il battesimo da tifoso bagnato da vittoria, mi restano in testa un gol sbagliato e un altro preso in saccoccia.

E’ la vita, Pancho… ed essere interisti vuol dire che la “vita” lo è anche un pochino di più. Grandi picchi, in alto (Jimmy, non scordare che a 2 anni eri campione d’Italia, d’Europa e del Mondo) così come in basso (quella di ieri è solo l’ultima puntata di un romanzo marrone che si preannuncia fitto di capitoli nell’immediato futuro).

Vasco direbbe, tra un “cioè…” e un “capito no?”  che “è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Ho smesso di sperare di avere una squadra normale, che vince le partite facili e che fatica a non perdere quelle difficili, così come ho smesso di sperare di poter controllare tutto nella vita, di poter sempre scegliere e decidere il cosa, il come e il quando. La vita e l’Inter sono belle per questo; perché sono incasinate, perché pensi di conoscerle e poi inciampi in una primula, perché ci provi per 100 volte e la 101esima, proprio quando non te l’aspetti, ce la fai. Perché ti fa imparare ad essere sognatore ma a restare coi piedi per terra, ad essere il critico più feroce ed al tempo stesso il più strenuo difensore delle “tue cose”, siano esse idee, interessi, utopie o squadre di calcio (a scelta nell’ordine).

Speravo in un esordio diverso, vincente e festoso. Mi ero preoccupato del modo in cui avresti reagito al boato per un gol del Principe (griderà come un folle? Mi guarderà e scoppierà a piangere per il frastuono?), mi trovo a dover consolare me più che te per questa sconfitta. Tu ti sei portato a casa le bandiere sventolanti, i cori della Curva, il mezzo saluto di Cassano durante il riscaldamento, visto in primissima fila grazie allo steward che ha fatto passare davanti te e non me (“gli adulti lì dietro, qua davanti solo i bambini!!”).

Io, appunto, ti guardo da dietro e ti auguro una bella vita da tifoso, con tutto quello che il termine “bella” si può portar dietro.

In ogni caso sarò lì, a insegnarti le basi del complottismo, a insultare o lodare a seconda dei casi, e a guardare il tuo interismo crescere poco a poco, tra sconfitte in casa col Siena e vittorie col Barcellona.

Per le prime come vedi siamo già prontissimi. Per le seconde torneremo ad attrezzarci in futuro.

Adesso ti saluto, chè devo finire di riempire di spilli la bambolina-voodoo con la faccia di Cassano.

Papà

COME LA ZAFIRA

INTER-RUBIN 2-2

Di questi tempi, la mia Opel il più delle volte non parte, procede a strappi e sobbalzi.  Nonostante sia attualmente dal meccanico (…’tacci sua, per inciso), mi è parso di vederla ieri sera in zona San Siro vestita di nerazzurro: Stramaccioni come “guidatore” è meno brizzolato di me, ma per il resto l’analogia è calzante.

Decidere di lasciar fuori due dei tre “piedi pensanti” in squadra (Milito e Wesley) ti espone a fare il pane con la farina che ti ritrovi. Avere un centrocampo che vede Zanna-Gargano-Cambiasso ti assicura generosità, acume tattico e folate imbizzarrite, rigorosamente in ordine sparso e soprattutto mai in contemporanea. Avere –poverino- una sciagura che gioca terzino destro, che causa un rigore come nemmeno all’oratorio, e che per il resto del primo tempo non ne becca una –sbagliando anche un gol che nemmeno io al calcetto dei campioni del lunedì- ti porta inevitabilmente a tirare conclusioni macchiate di un certo pessimismo, nonostante i commentatori di Sky, durante e dopo il match, parlino incredibilmente di pareggio più che meritato dall’Inter.

Per come l’ho vista io, siamo una squadra ancora in piena costruzione, in cui davvero andiamo avanti a fiammate ma senza che ci siano quei 3-4 giocatori di sicuro affidamento per tutti i 90’.

Handanovic para bene il rigore, spiaggiandosi però al momento di rialzarsi e allontanare il pallone, preda di sole maglie verdi pronte a ribattere in rete. Vero che i russi entrano prima in area, ma poche balle: potevano farlo anche i nostri! Il pari arriva dopo l’erroraccio sotto porta di Jonathan, sulla cui ribattuta Livaja arriva al colpo di testa che finisce di poco alto. Ancora qualche minuto e Cassano vede bene il movimento del Cuchu che si inventa una “magata”, aggirando il portiere e svitandosi un ginocchio per crossare di destro (!) sulla testa a cresta del giovane croato, che insacca il pareggio. Ottima azione, con Cassano in versione suggeritore e Cambiasso a dare ennesima dimostrazione della sua intelligenza calcistica.

La ripresa vede Guarin al posto dell’impresentabile “erede di Maicon” –bravo comunque Stramaccioni a minimizzare la sostituzione punitiva nelle interviste del dopo gara- : Zanna scala dietro a destra e a metacampo abbiamo un po’ di birra in più. Guarin è bravo, ha fisico, corsa, ma ieri sera ho capito che quanto a visione di gioco siamo un poco miopi (come disse Calboni di Filini, parlando con Zizì: “è magro, ma miope: occhiali doppi insomma… tipo civetta”): non azzecca un passaggio nemmeno a pregarlo e anzi innesca qualche contropiede russo, ergendosi a capolista del neonato partito P.A.C.R.A.  “Passaggi Alla Cazzo Regalati agli Avversari”. Morale, e tanto per far paragoni spannometrici, potremmo aver trovato il nostro Boateng (quello buono, non la versione attuale), o più romanticamente un Nicolino Berti del terzo millennio; in ogni caso, scordiamoci di avere un regista, metronomo, facitore di gioco o come minchia volete chiamarlo.

Quello è il ruolo che resta gravemente scoperto in quest’inter, tant’è che lo stesso Cassano più volte deve arretrare –come spesso fa anche Sneijder- per impostare l’azione. In uno di questi casi Ando’ sradica il pallone dall’avversario e parte con Coutinho e Livaja ai suoi lati: l’apertura per il numero 88 è al bacio, ma già la preparazione del tiro del croato fa capire al portiere dove la vuole mettere (a giro sul secondo palo): in compenso la mira è pure sbagliata e il tiro finisce alto sulla traversa. La gara di Cassano finisce a 20’ dalla fine, quando esce meno sorridente del solito per lasciar posto a Pereira. Il Pibe di Bari mi è piaciuto anche ieri, con passaggi illuminanti e notevole sacrificio anche in copertura. Su Pereira invece, in attesa di rivederlo in occasioni più fortunate, stenderei un velo pietoso, se è vero come è vero che più volte si scarta da solo, che usa sempre e solo il sinistro (…e se lo dico io!) e che è quindi prevedibilissimo nelle sue incursioni.

A sentire i commenti, per una volta molto più benevoli di quelli del sottoscritto, saremmo nel periodo migliore dei nostri, perché tutti dicono che il 2-1 russo sia arrivato durante il massimo sforzo dell’Inter. Forse lo sforzo era intestinale, non saprei. Fatto sta che, complice l’ennesima palla regalata al loro centrocampo –quoque tu Samuel- loro lanciano quel cristone di Rondon in contropiede, con The Wall fuori posizione –e in ogni caso ancora fuori forma- e Ranocchia che non riesce neanche a fargli fallo per fermarlo. Il diagonale è chirurgico e il suppostone arriva dritto-dritto là dove non batte il sole.

Onestamente la frittata pare fatta, ma Milito, subentrato a Livaja nell’ultima mezzora e forse stanco di (non) ricevere palle giocabili a centro area, si ricicla in versione “abile crossatore” ricevendo palla da Nagatomo e involandosi sulla destra. Il cross è nel cuore dell’area avversaria e la girata al volo del nippico è tanto episodica quanto spettacolare.

Ribadisco il mio giudizio tènnico: è andata bene, ancor meglio di domenica a Torino. Non possiamo dirci sfortunati in questo periodo e la cosa ovviamente mi preoccupa, chè si sa, la ruota gira.

Accolgo comunque con piacere le critiche positive a Stramaccioni, che mi pare godere degli effetti dell’incazzatura post-Toro e che in buona sostanza ha fatto passare il messaggio “nun me rumpete er ca”.

Ora tutti pronti (soprattutto la squadra, mi raccomando!) all’esordio di Panchito a San Siro domenica contro il Siena. Tre generazioni allo stadio… vediamo di non fare scherzi!

 

LE ALTRE

Detto che in generale l’Europa League mi mette la stessa allegria di un Luna Park bulgaro degli anni ’70, la forza dell’abitudine mi porta a guardare alle diversamente strisciate più che alle colleghe di girone dantesco. Milan e Juve pareggiano in modi che più diversi non si può: tristissimo nella sua mediocrità lo 0-0 rossonero in casa con l’Anderlecht, in quella che sulla carta era la partita più facile del girone; assai convincente –duole dirlo ma è così- il pari gobbo in casa del Chelsea.

Tornando  oltrecortina, il Napoli fa polpette del suo avversario svedese –domani promozione 3×2 nei baretti IKEA della zona. Lazio e Udinese pareggiano rispettivamente a Londra (White Hart Lane) e in casa con Eto’o e compagnia (la notizia è che il Re Leone non segna).

 

E’ COMPLOTTO

Come detto non c’è molto, anzi: ribadisco il mio stupore nell’ascoltare i complimenti per la prestazione dei ragazzi. Aggiungo un’osservazione che non avrei mai pensato di fare: Costacurta, che come giocatore detestavo come pochi altri, pieno simbolo del Milanistismo rampante e mediatico, come commentatore è invece capace, obiettivo e dotato anche di una certa simpatia.

Detto ciò, mi faccio accarezzare dalla godibilissima brezza che arriva sotto forma di spiffero direttamente da Milanello Bianco, dove pare che Allegri abbia aggredito –e forse non solo a parole- Superpippa Inzaghi, reo secondo lui di tramare alle sue spalle per fregargli la panchina.

Una edificantissima immagine, che nemmeno il MinCulPop rossonero ha saputo contenere, e che il solerte Geometra Galliani ha subito minimizzato chiarendo di aver parlato con i due e di aver avuto da entrambi ampie rassicurazioni circa il reale contenuto del “confronto” avuto in settimana.

Vado a prendere del pop corn in attesa del secondo tempo dello spettacolo!

Bomber banzai

      Bomber banzai

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

MURPHY’S LAW

INTER-ROMA 1-3

La Roma in formato “squadra bella” vince con merito a San Siro.

Tutti i topoi letterari dell’Inter trovano puntuale conferma, nella serata che vede Florenzi segnare il suo primo gol in A, la squadra del boemo girare come un motorino oliato a dovere e i nostri a pretendere di segnare quasi per diritto divino.

La cosa purtroppo non costituisce novità (ricordo che l’anno scorso a Roma la Maggica der Proggetto ce ne rifilò 4, facendo gridare al miracolo per lo squadrone poi squagliatosi strada facendo), anche perché in casa nostra ci sono tante piccole cose che non funzionano, pur in quadro di comprensibile work in progress.

Il vantaggio giallorosso, ancorchè fatto passare dagli araldi zemaniani come puntuale applicazione della filosofia calcistica del loro santone, è semplicemente troppo facile per trovar posto in Serie A: cross di Totti dopo caffè e sigaretta (tanto è stata asfissiante la marcatura del nostro Capitano) e inserimento del carneade di turno –Florenzi, appunto- non seguito da nessuno chè tanto dove cazzo vuoi che vada…

 In porta. 1-0 per loro.

Da lì in poi diamo timidi segni di vita, con Nagatiello bravo a limitare in parte Destro (per altra parte limitato da Zeman che lo schiera ala destra al confine della linea laterale), Ranocchia ancora una volta sicuro in difesa e il novello trio di centrocampo (Pereira-Gargano-Guarin) a presidiare con buona gamba –ma con qualità nei piedi solo sufficiente. Il Nippico gira fuori un bel sinistro, il Principe finisce 123 volte in fuorigioco, tenta di procurarsi il rigore senza riuscirci e finirà col girare a vuoto per 90’. La fortuna ci assiste nel recupero del primo tempo, quando uno dei pochi sprazzi di Sneijder da 50 metri recapita un pallone sui piedi di ‘A Cassano in area. Fantantonio difende palla e si gira bene col suo fisico da torello; il tiro incoccia la tibia di Burdisso –buon difensore che con gli anni continua ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato- e palombella impazzita che bacia il palo e fa 1-1.

Siccome le leggi non scritte del calcio valgono solo per gli altri (per noi, come suggerisce il titolo, di legge ne vale una sola), la Roma, pur avendo subito il gol appena prima del riposo, entra caricata a pallettoni e riprende il suo gioco veloce e ficcante. Noi dopo i primi 10 minuti tentiamo di alleggerire la pressione, e qui Guarin ha qualche palla sulla coscienza:  una la stoppa a “inseguire”, dovendo poi tirare da posizione defilata, un paio di altre le vuol far passare tra i difensori romanisti sfidando la legge di impenetrabilità dei corpi. La fisica puntualmente obietta e la Roma riparte palla al piede.

A metà ripresa, i maligni dicono in concomitanza con l’ingresso di Cambiasso (vi meritereste Piraccini!), Totti verticalizza in maniera esemplare per Osvaldo  che beffa Castellazzi con un mezzo pallonetto per il nuovo vantaggio giallorosso. Di fatto la partita potrebbe finire lì. Invece troviamo il tempo per far segnare a Marquinho un gol impossibile dopo splendida trivela sempre di Osvaldo, con palla che riesce a toccare l’interno del primo palo e finire in saccoccia a pochi centimetri dal secondo. Il tutto con Castellazzi in colpevole e approssimativa copertura del proprio legno di competenza.

Che dire: complimenti alla Roma che vince con ampio merito. Come detto altre volte, non sarà una bella partita di Zeman a farmi ricredere su di lui (per intenderci, attendo la sconfitta in casa col Chievo di turno con la stessa probabilità della vittoria corsara con un’altra big), e soprattutto occorre guardare in casa nostra: carne al fuoco ce n’è molta, va fatta cuocere a dovere. Patiremo –lo dico per l’ennesima volta- l’assenza di Maicon, il centrocampo ha bisogno di più qualità, ancorchè statica –e in questo senso paradossalmente Stankovic potrebbe essere un buon cambio per Cambiasso in posizione di volante– mentre davanti i ragazzi devono darsi più da fare ed aspettare meno la palla sui piedi. Se lasciamo tutto all’estro –o mestruo?- di Sneijder sappiamo a cosa andiamo incontro: una partita bene e due male. Dietro Silvestre comincia a farmi paura –lo trovo lentissimo, con piedi molto ruvidi e poco senso dell’anticipo; per il resto è perfetto…- anche se le alternative al momento sono ai box (Chivu, how strange) o in forma imbarazzante (Samuel).

Strama deve essere bravo a insistere su questo spartito, ma a modificare un po’ gli arrangiamenti, nella speranza che il paragone con la prima Inter di Mancini –quella della pareggite, per intenderci- possa essere di buon auspicio.

 

LE ALTRE

Vincono. Juve e Napoli a punteggio pieno, Milan che sbanca Bologna e ci riprende a quota 3: peggio di così difficilmente poteva andare, anche se siamo solo alla seconda di campionato. Se poi andiamo a vedere il come le vittorie dei diversamente strisciati sono arrivate, ed ancor di più il come queste sono state commentate dai nostri prodi mediaservi, ci infiliamo in un ginepraio che inizierà tra qualche riga. Qui aggiungo solo che i rotondi punteggi con cui le nostre “nemiche” hanno risolto le loro partite, sono in realtà un po’ più “spigolosi” di quanto non sembri.

 

E’ COMPLOTTO

Il tema di giornata sono gli arbitri di porta, a cui sono sempre stato contrario: i due voyeur dell’area di rigore a mio parere, lungi dal mettere un punto fermo su alcune annose questioni interne ai 16 metri (gol-non-gol e rigori) avranno la nemmeno troppo nascosta funzione di tana-libera-tutti per qualsiasi fattaccio. Una moderna versione del vecchio refrain “l’ha detto il telegiornale”, per cui, se uno viene fucilato in area ma il giudice di porta non l’ha visto, in realtà non è successo.

Andando nello specifico: il Milan viene omaggiato da un rigore generato da un contrasto che nel 99% dei casi si risolve con un fallo dell’attaccante, visto che entrambi si strattonano. Il combinato disposto del giudice di porta e delle strisce rossonere ha in questo caso ribaltato la prassi consolidata, dando il la a Pazzini per la sua tripletta. (Umanamente contento per il Pazzo e la sua tripletta, ma sorvolo per umana pietà sulla casualità degli altri due gol). Similmente, alla Juve viene assegnato un penalty per triplo sandwich su quella formichina di Giovinco, che –poverino- scompare tra 2 difensori ed il portiere avversari. Il colpo di genio sta nell’espulsione del portiere, che di fatto segna la partita in maniera irrimediabile.

Volendo fare il partigiano, nel primo tempo Milito viene strattonato su un cross dalla sinistra in maniera abbastanza palese, ma ovviamente in quel caso il giudice di porta non ha fiatato. Personalmente, per i rigori sono del parere di Casarin, e cioè che ci dev’essere un fallo evidente e che la trattenutina del cazzo (definizione tecnica applicabile anche al contatto col Principe) non sia sufficiente. Ma siamo alle solite: se metto a confronto quella su Milito col rigore dato al Pazzo, non stiamo neanche a parlarne…

Proseguo segnalando come Pazzini e Poli, ripetutamente ignorati da Prandelli nella scorsa stagione, ritrovino ora come per incanto la maglia azzurra, mentre il Cassano strisciato di neroblù misteriosamente l’abbia persa. Ranocchia, essendo rimasto in casa Inter, coerentemente continua a non essere convocato.

Lo dico sorridendo, chè già i nostri si scassano in allenamento. Meno nazionale = meno rischi e + tempo passato coi compagni. Bene così.

 

WEST HAM

Per la gioia di tutti i tifosi italiani, gli Hammers rifilano 3 pere al Fulham, nuova squadra di Berbatov bidonaro del calcio italiano. 3 partite, 6 punti.

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita.... guarda qui che roba!

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita…. guarda qui che roba!

LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CH’ENTRATE

INTER-VASLUI 2-2

Dopo aver eroicamente strappato un pareggio al granitico Valsui, conquistiamo la fase a gironi dell’Europa League, un girone dantesco di disperati e delusi che toglierà fiato e gambe ai nostri in vista del Campionato, ma che etica sportiva e dignità personale ci obbligano a tentare di vincere.

Come sono lontani i tempi della cara coppa UEFA che, un po’ per reale convincimento e un po’ per la storia della volpe e l’uva, arrivavo a definire ancor più difficile della Coppa Campioni: mentre infatti alla mamma della Champions partecipavano solo i campioni della stagione appena passata, alla UEFA del secolo scorso accedevano seconde, terze e quarte di ogni campionato. Morale, trovavi sempre due tra Real, Barcellona e Atletico Madrid, due tra Milan, Inter e Juve, due tra Porto Benfica e Sporting Lisbona. Per le inglesi il discorso è diverso vista la lunga squalifica dalle coppe dopo l’Heysel. Per di più le squadre erano il doppio della Coppa Campioni, quindi si giocava un turno in più. L’Inter in quegli anni, di Coppa UEFA ne ha portate a casa tre e, come direbbe la Cortellesi nella riuscitissima imitazione dell’On. Santanché, “le rivendico con orgoglio!”.

Ora, ribadisco, siamo a poco più di una coppetta di quartiere. Tristèssa…

Tornando alla fredda cronaca, la serata si apre con le inevitabili –e per una volta scusabili- lacrime di Julio Cesar alla passerella di addio. Del resto, il ragazzo emotivo lo è sempre stato e si è lasciato andare alla frigna già tante altre volte in questi sette anni. Essendo per di più quella di ieri la sua ultima uscita, gliela perdono. Anzi, il mio grazie sempiterno si associa a quello di tutti i neraSSuri del globo terracqueo.

E’ curioso che la sua mancanza si faccia sentire così tanto nei 90 minuti immediatamente successivi al suo saluto: i nostri due portieri di turno nella serata (Castellazzi e Belec) sono i principali artefici dei due gol rumeni: l’Italiano, dopo fuorigioco gravemente sbagliato da Samuel (Muro, que pasa?), pensa bene di tuffarsi a bomba sull’attaccante avversario rimediando sacrosanti rigore+espulsione, mentre il secondo organizza una caccia alle farfalle su un corner concesso subito dopo aver rimediato al troiaio di cui sopra con il pareggio di Palacio. Morale: nemmeno stavolta si è potuto assistere ad una tranquilla e ragionata gestione del risultato, bensì è toccato aspettare il 92’ per gioire grazie al primo gol nerazzurro di Guarin, entrato nella ripresa col piglio del “ghe pensi mi” e col sottoscritto che non ha fatto altro che guardargli il polpaccio malandato ad ogni scatto.

Il centrocampo del resto era decimato (fuori per vari motivi Obi, Deki, Gargano, Mudingayi, Duncan,  Pereira), e Strama non poteva far altro che schierare Cuchu, Zanetti e Nagatomo in un rombo che aveva Coutinho vertice alto. Cambiasso ha sofferto la mancanza di dinamismo dei reparto e non è riuscito a fare il “ghisa” nel traffico lento e impacciato del proprio centrocampo. Nagatiello, reduce dalla febbre e fuori ruolo, semplicemente non ci ha capito un cazzo.

Il Capitano, chettelodicoaffà, è stato tra i migliori correndo come un pazzo e attingendo a piene mani dal suo schema preferito (o unico?): discesa di 50 metri palla al piede e punizione guadagnata. In serate come questa, vuol dire ossigeno puro.

Davanti mi è piaciuto molto Coutinho, che continua a mostrare i suoi miglioramenti in termini di intensità e corsa, mentre Palacio ha avuto una serata pesante, giocando da vice Milito e quindi in un ruolo non suo, riuscendo tuttavia a fare un gol e chiamare il portiere avversario al miracolo su un altro tiro. Cassano non giudicabile, sacrificato sull’altare del secondo portiere da far entrare e si spera più riposato in vista di Domenica.

Morale: nonostante il brutto (ma sufficiente) risultato, l’Inter di ieri sera non mi è dispiaciuta: largamente rimaneggiata in mezzo e davanti, dove Milito e Sneijder sono stati giustamente lasciati a sedere, credo non avremmo avuto problemi di sorta con Handanovic al proprio posto in mezzo ai pali. Certo, duole sottolineare come Samuel sia in una forma assai rivedibile, mentre archivio con piacere un altro buon tempo di Ranocchia. Dietro abbiamo ufficialmente perso Maicon, con tutte le conseguenze che questo comporta, e il cartello “lavori in corso” è ancora ben visibile: Samuel da recuperare, Juan Jesus da valutare (lo tieni? Lo dai in prestito per farlo giocare?), coppia di centrali titolari ancora da scegliere (attualmente punterei su Ranocchia e uno tra Silvestre e Chivu), fasce da ridisegnare (spostare Nagatomo a destra e provare Pereira a sinistra? Mettere il Capitano su una delle due?). Il tutto con la Roma di Zeman in arrivo domenica sera. Inutile dire che la partita già vuol dire molto, chè a vincerla metteresti i giallorossi a -5 punti, a perderla rischieresti di demolire quanto di buono fatto finora. Che finisca in pareggio?

 

E’ COMPLOTTO

Mi incazzo, mi incazzo sempre e sempre di più, sia coi nostri che col mondo… sarà l’età.

Argomento: Nigel De Jong. seguito per tutta l’estate dall’Inter, ora finisce al Milan. Fa parte del gioco, i nostri cercavano un cagnaccio a metacampo e hanno trovato Gargano, oltretutto a condizioni favorevoli (prestito e diritto di riscatto per complessivi 6 mln, di cui però solo 1,25 da dare subito). Concordo oltretutto nella preferenza accordata al nanetto uruguagio, reduce da 5 anni di A e quindi teoricamente più pronto del  tatuatissimo galeotto olandese. Quel che mi limito a sottolineare è che il City dall’Inter voleva almeno 7 milioni, mentre è finito al Milan per la metà esatta (3.5). Vero che il tempo stringeva e in questo caso giocava a favore del Milan, ma la sensazione che l’Inter non sia capace di “fare i prezzi” rimane. Non sto discutendo di “chi” viene comprato o venduto, ma del “come”. Comprare Handanovic prima di aver risolto con JC ti mette all’angolo e ti obbliga a pagargli 3 mln per levartelo di torno. Far arrivare Maicon a scadenza nel 2013 ti costringe a svenderlo per 4 mln, proprio al City, ennesimo esempio di sceicchi abituati a spendere e spandere per qualsiasi giocatore tranne che per quelli di nerazzurro vestiti. E’ come se gli altri, il Milan in particolare, avesse sempre un jolly da giocare, o forse solo un maggior prestigio internazionale –del resto, i farabutti fanno paura- che fa pensare agli altri club “con questi meglio stare schisci…”.

Coi nostri invece, giù mazzate, chè tanto siamo simpatttici.

Ce n’è ovviamente anche per “gli altri”: continua infatti il giochetto dell’età dei calciatori: De Jong ha avuto 28 anni per tutta l’estate, fino al giorno dell’arrivo di Bojan al Milan (controllate la Gazza se ce l’avete ancora). Quel giorno, la foto di De Jong accostato al Milan campeggia poco sotto il titolone “Milan, non solo Bojan” e magicamente l’olandese ha 24 anni (!). “Sarà un refuso”, penso. Infatti. Nelle pagine interne gli anni diventano – e restano in tutti i giorni successivi- 27. Che è giusto, visto che il ragazzo farà i 28 a Novembre. Si vede che sarà andato all’anagrafe proprio settimana scorsa…

Similmente, una volta arrivato al Milan, Pazzini secondo la rosea pare aver segnato 16 gol non nell’anno e mezzo di permanenza all’Inter, ma solo nell’ultima stagione –chiusa invece con un malinconico “5” alla voce “reti in campionato”. Ma non vorrete mica che il Milan acquisti un attaccante che segna poco, vero?

Taccio per umana decenza sul tentato scippo di Berbatov ai danni della Fiorentina, godendo invece per il 2 di picche rifilato anche a loro a poche ore di distanza. Mi limito solo a riprenderne una splendida letta in rete nei giorni scorsi, e che la dice lunga sul DNA Juventino. I gobbi hanno infatti cambiato il terzo portiere.

E’ andato via Leali. Hanno preso Rubinho.

Giuro che è vero.

I tre amigos

I tre amigos

 

 

I BELIEVE IN STARTS

PESCARA-INTER 0-3

 D’accordo. Il titolo è un po’ apocalittico e giusto un tantino esagerato. Ma la citazione arriva da The Commitments, film superbo che annovero nella mia personalissima top 5 all time. Volendo dilungarmi e concludere il quote irlandese, Joey “the lips” Fagen diceva a Jimmy Rabbitte “I believe in starts, once you have a start, the rest is inevitabile”.

Ecco, non sono così fideisticamente ottimista sull’immediato futuro della mia Inter, ma un esordio come quello di ieri sera erano aaanni che non ce l’avevamo.

Sorrido vedendo i piedi di Ando’, Wes e del Principe darsi amabilmente del tu, scambiandosi goal e assist come vecchi amici, segno del fatto che, se sai giocare a pallone, non serve poi tanto per conoscersi e andare d’accordo.  

Sulla scia del terzetto c’è uno scintillante Coutinho: il compagno di asilo di Panchito aspetta una buona ora prima di entrare, ma in meno di 30’ mette Milito solo davanti al portiere (cosa si mangia il Principe…) e poi segna il 3-0 su imbeccata del compagno che gli rende l’assist.

Il centrocampo con Gargano e Guarin ha sufficiente corsa e dinamismo per permettersi il genio statico di Cambiasso: per me il Cuchu deve giocare sempre, e Strama dovrà fare il possibile per mettergli di fianco due cagnacci rognosi che corrano per lui. Con lui in campo c’è più fosforo che in qualunque altro centrocampo in Italia, e con pochi rivali in Europa.  La difesa vede un Ranocchia in gran spolvero, che torna a uscire elegante palla al piede come non si vedeva da tempo, e con un Samuel tenuto precauzionalmente in panchina abbiamo ulteriore margine di miglioramento (vale per the Wall lo stesso convincimento del Cuchu: vecchi ma buoni). Il mio commento di fine partita  è stato “se teniamo Maicon e se Milito non si rompe ce la giochiamo coi gobbi”. Ne sono convinto, ma i due presupposti sono purtroppo di difficile realizzazione. Come già scritto nelle scorse settimane, il sostituto di Maicon non c’è, e credo che l’Inter dovrebbe far di tutto per tenerlo, a costo di perderlo a parametro zero l’anno prossimo.

L’immenso Capitano ieri nella sua posizione ha faticato (nell’azione che porta al presunto rigore su Weiss, punito invece col giallo per simulazione,  l’unica cosa certa è che Zanna si è preso un bel tunnel in area dallo slovacco del Pescara). A 39 anni non puoi fare su e giù per la fascia tutte le domeniche. Con l’arrivo di Pereira, Nagatiello potrebbe traslocare sulla destra, ma- insomma- nessuno vale un Maicon anche al 60% della condizione.

Sulla tenuta fisica del Principe non mi pronuncio, ma è molto difficile che un 33enne giochi sempre. Ceduto –giustamente- Pazzini, non abbiamo un altro centravanti, a meno di ultimissimi colpi di coda in sede di mercato. We go see…

 

LA ROSA

Rispetto al mio ultimo commento, ho fatto in tempo a incainarmi per l’arrivo di Mudingayi –che per ora è valso solo uno splendido quanto triviale striscione intravisto in amichevole contro la Juve: “30 sul campo ce li ha solo Mudingayi”)- e per sorprendermi in positivo per quello di Gargano, ottenuto per di più con la formula del prestito con diritto di riscatto. Ho sentito pareri discordi sul piccolo uruguagio, ma per me è un signor acquisto, vista anche la triste mediocrità in cui era sprofondato il nostro centrocampo.

Sospendo il giudizio su Alvaro Pereira (se non per un accenno all’acconciatura decisamente rivedibile). Non solo non l’ho mai visto giocare, ma non mi è nemmeno chiaro se sia solo terzino sinistro, o all’occorrenza anche interno di centrocampo (alla Isla, per intenderci).

L’arrivo di Cassano è invece un’operazione in pieno stile-Moratti: il Signor Massimo voleva prenderlo fin dal 1999 e da quel cazzo di gol che ci fece col Bari: riesce nel suo intento con 13 anni di ritardo, e la speranza è che l’operazione sia più fruttuosa dell’acquisto di Batistuta nel 2003 (altro campione inseguito per lustri e preso al crepuscolo della carriera). Sappiamo cosa può dare Ando’, nel bene e nel male. La prima uscita è andata bene; assist a parte, l’ora giocata ha fatto vedere sufficiente disciplina e robusto impegno anche in fase difensiva (perso un pallone a metà campo è rinculato fino in area… poi a momenti prendiamo il gol, ma almeno ha mosso il culo: lo Sneijder mestruato della scorsa stagione sarebbe rimasto mani sui fianchi a smoccolare in solitaria). Che dire… che Dio ce la mandi buona e gli tenga la vena ben irrorata di sangue e al riparo di rischi “intoppamenti”.

 

E’ COMPLOTTO

Spero che anche voi abbiate notato come sia stato sufficiente accostare il nome di Cassano all’Inter per passare dal melenso ritornello della bella favola del grande campione che guarisce e torna a dare spettacolo sui campi di calcio a “Cassano non sa stare con gli altri, è anarchico-insofferente fino alla testardaggine. Sempre sopra le righe, sempre fuori tempo. Nessuno fino a oggi è riuscito ad accettarlo a lungo. Ha perso in fila grandi occasioni e grandi squadre: Roma, Real Madrid, Sampdoria, nazionale e Milan. Di più era impossibile.”  (M. Sconcerti sul Corriere del 21 Agosto). 

Ripeto allo sfinimento la solfa di questa rubrichetta: non discuto la frase in sé (anzi, la condivido, pur sperando che i prossimi mesi costituiscano l’eccezione alla regola), ma mi chiedo retoricamente perché tutto ciò sia stato taciuto fino a ieri, schiacciando invece sul pedale zuccheroso del simpatico ragazzaccio che per di più ha avuto un problema al cuore ma che grazie all’affetto dei compagni ora sta bene.

Prostitute.

So che lo scrivo spesso, ma provo una sorta di godimento liberatorio quando lo scrivo.

Prostitute.

In tutto ciò, il Milan ieri perde in casa contro la Samp ma la sola cosa importante da scrivere è che Galliani sta ancora cercando di riportare l’amato Kakà a Milano. Il tutto condito da frasi scoreggiate direttamente da Via Turati e trangugiate pari pari dal servo di turno (Kakà vuole solo il Milan, oppure l’inevitabile Summit da Giannino, vero e proprio quartier generale del Milan).

Nel frattempo, Conte si permette di insultare mafiosamente l’intero palazzo del calcio senza che –quasi-nessuno si faccia sentire come sarebbe invece opportuno (ma come pretenderlo dalle stesse persone che hanno assistito in penoso silenzio ai deliri del sono-sempre-29 poi diventati 30-sul-campo senza dire beh?).

 

LE ALTRE

Come detto i cugini cadono in casa: se invece di Nesta e Thiago Silva ti ritrovi con Yepes e Bonera (con tutto il rispetto), e se invece di Ibra hai un’ora di nulla da El Sharaawi e mezz’ora di Pazzini senza una palla buona per lui, poi i risultati possono anche essere questi.

La Roma strappa coi denti un pari in casa col Catania dopo aver recuperato due volte lo svantaggio: bellissimi i due gol giallorossi, ma non venitemi a raccontare degli schemi di attacco di Zeman: quelle sono due splendide giocate individuali, ma che nulla centrano con il tanto conclamato gioco offensivo del boemo. Riconoscibilissima invece, la prateria lasciata dalla difesa giallorossa in occasione del secondo gol catanese. Continuo a sostenere che, come l’anno scorso, la Roma giocherà e vincerà alcune splendide partite, ma che alla lunga ripeterà la stagione di alti e bassi visti con Luis Enrique, seppur con diversi stili di giuoco.

Il Napoli travolge il Palermo in trasferta e guida la classifica con noi ed i gobbi. Volendo fare una battuta –ma neanche tanto- mi vien da dire che dietro la Juve, inevitabile favorita, vedo tante squadre da 4° posto ma nessuna seria candidata alla vittoria nel caso in cui la vecchia signora pagasse lo scotto del doppio impegno campionato-Champions.

Chissà che di questa mediocrità non si possa approfittare…

 

WEST HAM

Stagione già alla seconda di campionato: dopo aver battuto l’Aston Villa all’esordio, apprendo da un tifoso inglese con tanto di maglietta claret and blue all’aeroporto di Bari della sconfitta dell’altro ieri contro lo Swansea: due partite, 3 punti. Siamo in media salvezza…

Gruppetto barzotto

          Gruppetto barzotto

GONE FOR A WHILE BUT BACK AGAIN

Ariecchime, anche se un po’ più tardi del previsto. Riparto da dove eravamo rimasti: settore giovanile e bla bla bla. Ora, togliendoci dalla testa l’utopia dei giovani imberbi che arrivano e risolvono tutto, chè tanto basta far giocare i giovani italiani, una seria analisi sulla rosa per la prossima stagione si impone. Analisi che, per quanto possibile dovrebbe prescindere da pregiudizi –positivi o negativi che siano- e da gratitudine o rancore per quanto fatto in passato.

BYE BYE LOVE, BYE BYE HAPPYNESS

Personalmente, pur con dolore, condivido la scelta societaria di giubilare alcuni protagonisti degli ultimi anni per iniziare quel rinnovamento che almeno in parte doveva partire 12 se non 24 mesi fa.  Iniziando dal numero uno, concordo seppur a malincuore con l’operazione Handanovic a discapito di Julio Cesar.  JC ha un contratto da 4.5 mln per i prossimi 2 anni, che la società ha liberamente sottoscritto, e che però adesso si rende conto di non poter onorare. Fa quindi la proposta fatta a tutti i big in squadra (tranne Sneijder a quel che mi risulta): il massimo che ti possiamo dare è 2.5 mln all’anno. Ci possiamo accordare? Chiaramente non è così automatico che un giocatore, calciatore professionista, debba accettare per forza e per amor di maglia. Questo è quello che vorremmo noi tifosi sognatori, ed è quello che i cugini diversamente milanesi sono bravissimi a vendere, salvo essere smentiti a poche settimane di distanza (noi-i-nostri-campioni-non-li-vendiamo). Sfortunatamente, JC ha tutto il diritto di dire “ragazzi, questo pezzo di carta l’avete firmato voi senza che io vi tenessi un kalashnikov puntato contro, quindi io non mi muovo dalla mia posizione”. Al tempo stesso, l’Inter ha tutto il diritto di agire di conseguenza, prendendo il miglior portiere su piazza in Italia (considerando qualità-prezzo-età) e garantendosi a prezzo e ingaggio più che ragionevoli il portiere per i prossimi 5-7 anni.

Condivido ancor di più, e con molto meno dolore, la rinuncia a Lucio. Ribadisco di voler tenere fuori ogni valutazione soggettiva sul calciatore in questione (non l’ho mai amato e chi mi conosce lo sa) e quindi mi baso sui dati di fatto: si può questionare su una Società che solo 12 mesi fa gli ha rinnovato il contratto a cifre che un anno dopo dice di non poter più sostenere, ma detto ciò il Lucio dell’ultima stagione ci è costato più di qualche punto, e le primissime apparizioni paiono confermare il trend discendente (ask Coutinho for references); dovendo scegliere un centrale vecchio e saggio mi tengo Samuel tutta la vita. Certo, Lucio in un anno salta meno partite perché fisicamente è più integro, ma è l’unico punto che fa pendere la bilancia a suo favore. Consideriamo anche che al crescere del minutaggio crescerebbe anche la probabilità di vedere scempi come Parma… Obrigado, Lucio, quella è l’uscita e che Dio ti abbia in gloria.

Più indigesto il fatto che il suo addio non sia stato monetizzato (è stato evidentemente ritenuto sufficiente il risparmio del suo ingaggio, 14 mln lordi in 2 anni, e l’uscita del suo procuratore il giorno dopo la fine del campionato –Lucio vuole andarsene- ha complicato di molto le cose); ancor meno simpatttico il suo approdo alla Juve. Non cambio di una virgola il mio giudizio sul giocatore, ma per principio non vorrei mai vedere i “miei” giocatori accasarsi in casa Juve o Milan, fossero anche caproni alla Muntari o giocatori ormai finiti stile Vieri collezione 2005. Vedremo: la speranza è di vincere a Torino dopo palla persa in una delle sue uscite alla cavallo pazzo, il timore è prendere la pera di tesata su calcio d’angolo. Il trofeo TIM di ieri ci ha dato un primo godibile sollazzo.

Zarate era fortunatamente un prestito che non è stato riscattato ed il guaio si è risolto così: pacco respinto, applicazione della teoria della minimizzazione del danno e tanti saluti.

Forlan ha avuto la faccia tosta di chiedere una buonauscita dopo l’anno della minchia che ha passato all’Inter. Alla fine ha ottenuto il cartellino a gratis e si è levato di torno, destinazione Porto Alegre. Anche qui speravo di poter almeno in parte monetizzare ed evitare la minusvalenza, ma almeno ci leviamo un pacco  da 3.5 mln netti all’anno.

Pur essendo secondo solo a Lucio come beneficiario delle mie Madonne nella scorsa stagione, spero che Maicon resti. Ne faccio un discorso puramente tecnico: Se JC è degnamente sostituito da Handanovic, e se l’ultimo Lucio può non essere fatto rimpiangere da uno tra Silvestre e Ranocchia, non vedo un terzino destro che sia avvicinabile ad un Maicon pure a mezzo servizio. Ribadito il rimpianto per non aver preso Isla –con lui in rosa l’addio di Maik sarebbe stato almeno affrontabile – non credo che Jonathan, né Nagatomo né lo stesso immenso Capitano potrebbero supplire ad una sua eventuale dipartita.

Discorso simile per Sneijder: mestruato perenne, ma unico fuoriclasse rimasto in rosa, a mio parere da tenere a meno di offerte al limite dell’imbarazzante. E’ non a caso l’unico ad avere un ingaggio totalmente fuori controllo (tipo 6 mln netti all’anno) che, non essendo soldi miei, mi paiono comunque ben spesi. Detta male, preferisco spenderli e farlo sentire pietra angolare dell’Inter presente e futura –il nostro ha 28 anni e per altri 3-4 può giocare ai massimi livelli- che incassare una ventina di milioni da reinvestire sul Lucas di turno. Intendiamoci: Lucas o chi per lui sarà il nuovo Messi? Amen, allo stato attuale dei fatti l’ultimo giocatore che cercherei di vendere è proprio Wesley.

Con dispiacere invece credo sia opportuno rinunciare a Pazzini, anche se non dovesse arrivare Destro. Il Pazzo ha capito che il Mister giocherà con una sola punta centrale, e che Milito è il titolare pressoché inamovibile: legittimo il suo desiderio di andare a giocare, un po’ meno spiattellarlo al microfono azzerando all’istante il suo valore di mercato. Mancano destinazioni plausibili al momento, e credo che non sia improbabile che l’Inter ne agevoli la partenza contribuendo a parte dell’ingaggio come già fatto con Pandev l’anno scorso a Napoli.

Essendo ormai l’ex pupillo di casa Destro destinato a Roma, o ovunque fuorché l’Inter, non starei a impazzire alla ricerca di un vice-Milito. Avanti con Longo, almeno fino a Natale, e si vedrà: il ragazzo pare destinato a seguire le orme del suo collega di un paio d’anni più grande, e Stramaccioni è l’uomo che più di chiunque altro può capitalizzarne il potenziale.

ARRIVANO I BUONI

 Come detto Handanovic e Silvestre mi trovano rispettivamente molto e sufficientemente contento. Spero che il portiere si mantenga sui suoi standard, che gli permetterebbero di non sfigurare in una tradizione pluridecennale di eccellenti portieri (Bordon-Zenga-Pagliuca-Toldo-JC). Quanto a Silvestre, mi auguro possa essere un buon centrale da alternare a Ranocchia, che a mio parere ha maggior potenziale, ma anche più problemi di continuità.

Palacio ha il difetto di avere il peggior look visto a San Siro dai tempi di Taribo West e di arrivare con un anno di ritardo, dando modo a Gasperini di dire “visto che avevo ragione quando lo chiedevo l’anno scorso?”. Detto ciò, e al netto di eventuali deferimenti della giustizia sportiva, mi pare un buon acquisto, seppur non giovanissimo, da cui possiamo attenderci tra i 10 e i 15 gol, oltre ad un certo numero di assist per il Principe. Non voglio ridurre tutto a numeri, ma quando si parla di attaccanti questo è quel che si va a guardare. Lui e Milito paiono nati per giocare insieme (uno svaria, l’altro suggerisce-riceve-segna), speriamo che le impressioni siano confermate.

Detto che non considero Guarin un nuovo acquisto (bene il riscatto dal Porto con un paio di milioncini di sconto, ma non facciamo il gioco delle tre carte: è arrivato a Gennaio, non adesso), attendevo stesso epilogo per Poli, per poi apprendere di un inopinato e imbarazzante “non se ne fa niente”. E dire che sembrava poco più di una formalità: riscatto fissato a 6 mln al raggiungimento di un “tot” di presenze in campionato. Del ragazzo c’era bisogno, eccome, e invece toccherà vedere al suo posto quella chiavica umana di Mudingayi, che tutti i bene informati descrivevano da settimane come ansioso di sbarcare sulla sponda sana del Naviglio… e vorrei vedere: un 31enne che ha dato il suo meglio come mordicaviglie del Bologna, si ritrova l’insana opportunità di giocare nell’Inter… Un nuovo Muntari, ma più vecchio: un affarone, non c’è che dire.

Si parlava di questo Paulinho, centrocampista dai più accostato a Marchisio, che servirebbe come il pane in un reparto che rischia di dover continuare a schierare Cambiasso e Zanetti nel 99% dei casi, stanti ricambi non all’altezza. Mai visto giocare, questo Paulinho, ma nel dubbio pare che non arriverà: giusto il tempo di “farcelo venir duro” (excuse my french), per poi sentire il solito ritornello “il ragazzo vuol rimanere in Brasile”.  Un altro nome serve comunque, a mio parere molto più del Lucas di turno. Staremo a vedere, ma ho come l’impressione che l’unico eventuale nuovo arrivo andrà ad ingolfare il reparto avanzato, dove già abbiamo un carnaio di mezzi campioni (Coutinho, Alvarez, Palacio) e due stelle tanto luccicanti quanto fragili (Milito e Sneijder): manca come detto un vice-Principe, e spero vivamente che Longo possa farsi apprezzare.

Di seguito, nel caso in cui a qualcuno fregasse qualcosa, una formazione di cui potrei ritenermi soddisfatto:

                                                               Handanovic

     Maicon       Silvestre                   Samuel           Nagatomo

 Cambiasso

Guarin                            Paulinho?

 Sneijder

 Milito    Palacio

 

Prime alternative: Zanna, Ranocchia, Poli, Obi,  Coutinho,  Longo

Altri: Chivu, Jonathan, Mbaye, Stankovic, Duncan, Alvarez

SOCIETA’

In tutto questo puttanificio di arrivi e partenze, la Società si è anche mossa nel buio, andando a piazzare alcuni uomini in posti strategici. L’arrivo d Marco Fassone è indicativo di una precisa volontà da parte del Sig Massimo: Fassone è il “papà” dello stadio della Juventus, e il progetto di avere una cosa analoga (ma più bella!) da qui a 5 anni mi pare il miglior presupposto per tornare ad essere grandi. E’ ovvio che SanSiro resterà sempre SanSiro e che il cuore di ogni tifoso piangerà sangue quando si tratterà di sbaraccare. A me, tifoso rancoroso, la cosa farà ancor più male perché già vedo il ghigno mefistofelico del Geometra Galliani che, tipo avvoltoio, non vede l’ora di mettere le mani sul Meazza, intitolarlo seduta stante al suo presidente e prenderne pieno possesso; motivo in più per augurarmi che Pisapia o chi per lui rimanga sindaco di Milano per decenni, in modo da non fare sconti di nessun tipo a questa banda di balordi!

Nell’immediato, sono molto curioso di vedere all’opera i giocatori sul nuovo campo di San Siro semi-sintetico con lo scappellamento a sinistra. Non sono d’accordo (e me ne vanto) con i nostalgici alla Gianni Rivera, che dicono che così non è calcio, che si perde la poesia e minchiate del genere. Io voglio che la palla rimbalzi bene, che se uno sbaglia uno stop non abbia l’alibi della zolla che si è alzata, e soprattutto non voglio doverlo maledire ad ogni legamento che salta. Eccheccazzo! La soluzione è il sintetico? C’è solo un modo per scoprirlo: provare. Andrà male? Come non detto, torneremo a rizollare il campo 4 volte a stagione e ci saremo tolti il dubbio.

Più in sordina ma non per questo meno importante, l’arrivo di uno di principali osservatori dell’Udinese, Valentino Angeloni, a ricoprire il ruolo di capo osservatore per la prima squadra. Se i friulani sono giustamente portati ad esempio come modello di scouting, questo qua qualche merito ce l’avrà avuto perdìo! Nessuno gli chiederà di comprare Messi, ma di replicare operazioni che nel passato ci sono già riuscite (Maicon, Cambiasso, Julio Cesar) e che da un po’ non riusciamo a ripetere, facendo serpreggiare il dubbio atroce che si sia trattato di sano culo e non di visione e progettualità.

Più romantico invece il trasferimento di Ivan Ramiro dal campo alla panchina nel ruolo di Team Manager: può essere utile a Stramaccioni per aver un supporto “umano” e un collante con lo spogliatoio,  sulla scorta di quanto avvenuto con Mihaijlovic vice-Mancini.

Tutto sommato, la campagna acquisti dirigenziale mi pare improntata ad una maggior professionalità e ad un minor spirito da “grande famiglia” –pur con l’eccezione di Ramiro, come detto-. La cosa mi sta bene in linea di principio, con la speranza che i professionisti individuati siano all’altezza del compito che li attende.

UNA BELLISSIMA, UNA TERIBBBILE. MA VA BENE

 Non potevo non dedicare due righe alle maglie per la prossima stagione: dopo avere disprezzato le righe sottili della stagione passata, e le zigrinature del post triplete, non posso non accogliere con gioia il ritorno al blu scuro e alle 5 righe belle larghe. Peccato il blu come riga centrale anziché il nero, ma qui siamo a un passo dalla paranoia, curabile solo dopo TSO del sottoscritto.

La seconda maglia non c’entra niente con l’Inter: l’Inter di rosso ha solo i conti, niente altro. Non mi scandalizzo, non sono –più- così romantico. Dico anzi che Moratti dovrebbe parlar chiaro ai tifosi: non spargiamo nell’aere cagate del tipo “il rosso è parte dello stemma di Milano e la maglia vuole omaggiare la nostra città”. Dica la verità: cari tifosi, c’è un cinese che ci potrebbe dare tanti soldi per fare lo stadio nuovo: tra gli accordi con lui, o anche solo come gesto di riconoscenza, la seconda maglia sarà rossa come omaggio alla Cina e al suo potenziale mercato plurimilionario. Credo che in Cina e nel mercato asiatico in generale ne venderanno a strafottere, in Italia ben poche, anche se le vendite dei primi giorni paiono dire il contrario.

La sostanza è: volete il Messi del 2020? Accattatevi ‘sta maglia e non rompete i coglioni.

E’  COMPLOTTO

Solo per tranquillizzare i miei dottori: non sono guarito e continuo a soffrire di sindrome di accerchiamento e cospirazione ai danni dell’Inter. Palese è stata la reazione delle prostitute intellettuali dopo la scoppola presa dall’Italia in finale contro la Spagna: colpa dell’Inter, in buona sostanza (for further details:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=467864509893428&set=a.304492886230592.86394.304489272897620&type=1&theater). Evidente è l’appecoronamento dei media di fronte alle deliranti dichiarazioni dell’Agnellino che dice di “non riconoscersi nella matematica della FIGC”, pur avendo una ventina di sentenze a sbugiardarlo e senza che l’ultimo scudetto gli consigli la prudenza o forse solo il buon senso di tacere e guardare avanti. In tutto questo, le tre stelle giganteggiano fuori dalla sede e dal loro stadio, senza che nessuna istituzione si pronunci anche solo sull’opportunità di sbandierare dei falsi storici in maniera così impunita.

Dall’altra parte, i cugini sbagliati non stanno certo a guardare.

Ho sinceramente sperato che il Boca Juniors vincesse la Libertadores per vedere che cazzo avrebbero scritto quei pagliacci sulla loro maglia: Zio Fester ineffabile aveva detto che nel caso avrebbero cambiato la scritta in “Club europeo più titolato in Europa”, come se fosse normalissimo e assodato poter scrivere il cazzo che si vuole sulle maglie e senza che a nessuno sia scappato da ridere. Tristèssa…

Guarda caso, quando giocano in Europa questa manfrina non la possono fare, a conferma del fatto che il nostro campionato è sempre meno prestigioso e sempre più stantìo.

In pieno stile Milanello Bianco poi  il teatrino di Thiago Silva che rimane “perché noi i nostri campioni non li vendiamo” per poi vederlo andar via a braccetto con Zlatanasso per una paccata di milioni. Questo perché loro sono una grande famiglia e ai loro ragazzi ci tengono. Ripeto per l’ennesima volta: ogni club ha il sacrosanto diritto di comprare e vendere i giocatori come meglio crede, ma poniamo un limite alle stronzate: perché pensare che i propri tifosi siano così coglioni da credere alle favole? Purtroppo la manfrina va avanti da decenni and that’s nothing new, anche se stavolta il tifoso milanista avrebbe ottimi motivi per sentirsi davvero turlupinato: ma come, prima mi fai rinnovare l’abbonamento e me la fai vedere, e poi non me la dai?? Timidi segnali di ribellione arrivano dal popolo di tifosi più aziendalista del mondo, l’unico capace di vantarsi degli 80 mila in B con la Cavese e quindi reo-confesso di assenza totale di coscienza critica. Una ventilata minaccia di class action è bastata affinchè il Geometra dicesse che il Milan è disposto a risarcire quanti finora hanno sottoscritto l’abbonamento. Andrà a finire che, a parti poche teste pensanti, il grosso dei tifosi abbaierà e nient’altro, chè alla fine questa dirigenza ci ha portato in cima al mondo…

Altra cosa da sottolineare è il tono tenuto dai giornali nei giorni della cessione di Ibra e Silva in Francia: la Gazza di quei giorni recitava testualmente: “Venduti! E Adesso…” e dal tono sembrava che l’affare l’avesse fatto il Milan a sbarazzarsi di due bidoni che finalmente potevano essere sostituiti con Tevez e Rolando. Cioè, come far passare una brutta notizia per un’ottima opportunità di ricostruire e ripartire di slancio verso nuove meravigliose avventure.  In più l’ultima chicca: dopo aver attentamente conservato l’età di Ibra a 30 anni (ne farà 31 a inizio ottobre) quel giorno –guarda caso proprio il giorno dell’addio- Ibra diventava “ormai 31enne” e deciso a chiudere la carriera nel giro di pochi anni. Troie.

IL (FU) CAMPIONATO PIU’ BELLO DEL MONDO

Svestendo per un attimo i panni del tifoso che ancora si sbellica per il mercato dei cugini, non posso non notare come l’addio di Ibra e Thiago Silva chiuda definitivamente un’epoca durata quasi trent’anni, nei quali la Serie A era l’approdo ultimo di qualsiasi calciatore in cerca di una consacrazione internazionale. Dopo essere stati superati in questo senso da Spagna e Inghilterra nel corso degli anni 2000, ormai anche Germania e Francia sono in corsia di sorpasso. I due rossoneri rappresenta(va)no di gran lunga i migliori interpreti del campionato nei rispettivi ruoli, e vederli partire è una –spassosissima- sconfitta per il calcio italiano. Personalmente, allo stato attuale credo che l’unico giocatore ancora definibile fuoriclasse sia Sneijder, ma queste sono considerazioni personali e da tifoso. Mettiamola così: che la Juve abbia meritatamente vinto l’ultimo campionato e che si presenti ulteriormente rafforzata per il prossimo, senza avere in squadra grandi campioni (Buffon e Pirlo sono a fine carriera), è la dimostrazione empirica di quanto vado dicendo. La Juve è una squadra solida, forte, ma la vedo molto lontana dai fantastici 6 (Real Barça ManUtd ManCity Chelsea Bayer). Riusciranno i nostri eroi (Istituzioni & Presidenti) a risollevarsi e tornare all’antica gloria?

No.

Le ormai periodiche analisi di Deloitte & co., riprese dai nostri giornali, dipingono un quadro già cristallizzato, per non dire incancrenito: la Serie A sopravvive solo grazie ai diritti TV, cioè dall’entrata che meno di tutte stimola i club a migliorare “l’esperienza” del match allo stadio e lo spirito di appartenenza al club (leggasi merchandising). Qui o si copia pari pari dalla Germania, la migliore in Europa a suddividere le proprie entrate tra TV, stadio e magliette, o i volatili saranno ancor più per diabetici.

GOL NON GOL

Infine, quel farabutto di Blatter per una volta ha l’idea giusta e promuove l’idea delle telecamere sulla linea di porta per porre fine ai dubbi su palloni ballonzolanti a cavallo della stessa. La cosa, pur essendo molto più fumosa di quel che sembra e sebbene proveniente da un losco figuro, mi trova d’accordo, ed il fatto che Platini non se sia felice non ha che rafforzare la mia convinzione. Non capisco perché, laddove si può diminuire l’incertezza e togliere qualsiasi responsabilità e discrezionalità agli arbitri, rendendo quindi il gioco più bello e  senz’altro più corretto, ci si appelli al fascino dell’errore arbitrale, all’alea e all’imprevisto che sono un po’ il sale del calcio. Ma manco peggnente! Riduciamo al minimo il margine entro cui l’arbitro può agire “da solo”, togliamogli quanto più potere possibile, non lasciamogli la possibilità di essere corrotto. E ancora, bocciamo la manfrina degli arbitri di porta che, aldilà delle cagate dette da Platini NON hanno fatto bene all’Europeo, cannando proprio la valutazione sotto gli occhi di tutti (gol dell’Ucraina non dato causa salvataggio di Terry già oltre la linea).

Avere 6 arbitri in campo che non risolvono il problema è la classica soluzione da ottusa difesa corporativa. C’è la tecnologia? Usiamola Cristo! Io personalmente sarei solo contento di sapere in 5 secondi se la palla è entrata o no.

E per quel che mi riguarda, lo sarei altrettanto se le squadre avessero un paio di “jolly” da giocarsi nella partita per capire se un certo contatto è rigore o no. Sarei addirittura estasiato dall’introduzione del tempo effettivo, che farebbe sparire all’istante la decina di attacchi apoplettici e con risurrezione incorporata visibili durante ogni partita che Dio manda in terra.

Davvero non sopporto la visione sentimentalista del “si stava meglio quando si stava peggio”, ancor di meno se propugnata da chi –lo scrivente rancoroso dall’elefantiaca memoria non lo dimentica- ha festeggiato una Coppa Campioni tra i morti e grazie a un rigore fischiato per un fallo fuori area.