MY PERSONAL BEST

PALERMO-INTER 0-1

Onestamente non potevo chiedere di meglio dalla partita, aldilà di quel che i soliti critici stanno dicendo.

Del resto, lo sappiamo, quando va bene #èunIntercinica.

L’Inter quindi vince ancora, forse non dà lo spettacolo previsto ma rischia poco o niente, riuscendo nella ripresa a portare a casa tre punti cruciali per continuare la risalita in classifica.

Anzi, per dirla tutta la risalita risulta assai più ostica di quanto parrebbe, visto che, tranne rare eccezioni, sono tante le squadre ad avere una media punti simile alla nostra. Recuperiamo quindi su Lazio e Milan, ma Roma e Napoli continuano nella loro diligente missione di rompicoglioni della Juve.

La partita tecnicamente non dice molto, con Icardi insolitamente fallibile in due conclusioni (una per tempo, e quella nella prima frazione grida vendetta per quel sinistro scolastico dopo quel popo’ di controllo); Banega spreca un’ora di gioco tentando di verticalizzare ma finendo molto più spesso a girare su se stesso, frustrando i possibili inserimenti dei soliti Candreva e Perisic.

A metacampo la coppia di giornata è composta da Gagliardini -ancora bene- e Brozovic, che corre come pochi altri, pur mantenendo qualità e freschezza mentale nelle giocate (anche se non ve lo dirà nessuno).

Dietro il quartetto Cetra è ormai il solito, con Medel in panca dopo gli straordinari di Coppa Italia.

Come accennato in apertura, il Palermo per tutti i 90′ minuti non crea pericoli a Handanovic. I nostri da parte loro non cingono esattamente d’assedio l’area  rosanero, complice forse anche il campo pesante.

Icardi, oltre ai due tiri succitati, si mangia un gol monumentale quando a metà primo tempo di testa mette alta la respinta del portiere su destro a voragine di Brozovic, a portata ormai sguarnita. Il primo tempo si chiude a reti bianche e onestamente è giusto così.

Nella ripresa, dopo un quarto d’ora e forse anche per i consigli sempre meno sussurrati del sottoscritto, esce Banega ed entra Joao Mario, che se non altro ha il vantaggio di entrare al posto di quello che ha fatto peggio di tutti gli altri. Facile far meglio. Il portoghese ci mette del suo però, abbassandosi a dare una mano a Gaglia e Brozo e avanzando fin nell’area piccola per raccogliere il cross di Candreva, che alla quarta finta sull’avversario trova il pertugio giusto: la girata al volo è da campione d’Europa e il vantaggio è cosa fatta.

Da lì in poi i nostri controllano senza troppa fatica, finchè il minchione di turno (l’arbitro) decide di fare il frittatone: Ansaldi e Nestorovski, entrambi già ammoniti, si contendono in scivolata un innocuo pallone a centrocampo. Complice il campo scivoloso, il tackle di entrambi “va lungo” e l’impatto tra le ginocchia, per quanto trattenute dai due, è inevitabile.

Dolore fisico per entrambi e arbitro che fischia quella che sembra una saggia interruzione per prestare soccorso ai due. Ripeto: entrambi cercano di trattenere la gamba, l’impatto è frutto unicamente del campo scivoloso.

Ecco invece il colpo di genio del Signor Celi: secondo giallo per Ansaldi (con conseguente espulsione). Bravo pirla, penso, adesso però la stessa cazzata devi farla con quell’altro. Invece no, fallo per il Palermo.

A quel punto Pioli, “buono sì ma non tre volte che vuol dire “mona”” (cit. Marco Paolini “Vajont”), si inalbera e viene espulso a stretti termini di regolamento (vero Allegri?).

Ciononostante, i nostri continuano a proteggere il risultato portando la partita in porto in uno dei modi che più mi piace. E cioè giocando senza dare spettacolo, badando al sodo, rischiando niente e mostrando -per una volta- di avere gli attributi.

Sabato c’è il Pescara, dopo la Juve: i problemi sono dietro l’angolo.

LE ALTRE

I gobbi regolano la Lazio nel primo quarto d’ora, e il resto della partita è talmente una passeggiata che i ragazzi in campo trovano il tempo di fare amicizia tra loro.

Il Milan esce sconfitto dallo scontro casalingo col Napoli, che fa un gol meraviglioso con Insigne e che raddoppia con Callejon in mezzo alle gambe del miglior portiere del mondo; i rossoneri però sono ontologicamente incapaci di non proporre giUoco e come tali immuni da qualsiasi critica, e quindi via di kappaò che non pregiudica nulla, sconfitta a testa alta e via così.

La Roma prosegue nel suo segno di queste ultime settimane, vincendo un’altra partita di misura e cementando ulteriormente la sicurezza già mostrata nelle ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Non molto da segnalare, se non la inevitavbile promozione data all’arbitro dalla competentissima moviola della Gazzetta, che conferma la correttezza  del secondo gialli ad Ansaldi (e quando mai…) e anzi ricorda a Gagliardini di essere stato graziato in occasione di un possibile rigore nel primo tempo, senza di contro nemmeno menzionare un intervento simile su Icardi poco dopo. A parer mio non c’è nulla in nessuno dei due casi, ma per quel che mi riguarda o taci su tutta la linea o li citi entrambi.

E, invece, nun ce vonno stà…

Guardando in casa d’altri invece, quel che mi fa ridere non è tanto la polemica (pretestuosa e esagerata, lo riconosco) sull’abbraccio di Buffon a Tagliavento, quanto sul soggetto chiamato a commentare l’episodio in termini assolutori: l’ex arbitro Tiziano Pieri. Sì proprio quel Pieri, che a noi complottisti mica servono le condanne per sapere che sei un gobbo!

WEST HAM

In attesa di capire che vorrà fare Payet, facciamo altri 3 gol e prendiamo altri 3 punti in trasferta, piazzandoci nelle tranquille acque di (quasi) metà classifica.

Not bad.

"Joao Meravigliao" è troppo banale e scontata come didascalia. Quindi la lascio.

“Joao Meravigliao” è troppo banale e scontata come didascalia.
Quindi la lascio.

NO ONE LIKES US

INTER-CROTONE 3-0

La bella novità è che i nostri hanno vinto e, visti i tempi, è una notizia.

Niente di così diverso dalle ultime prestazioni, se si guarda al giUoco, ma almeno stavolta abbiamo tirato in porta con un minimo di convinzione in più, e la sorte per una volta ci ha premiato con tre goals negli ultimi dieci minuti.

Rispetto alle ultime uscite, Handanovic vive una giornata di sostanziale vacanza, e la cosa non può che fare piacere, nonostante un paio di urlacci riservati al principe dei Craniolesi Murillo, che per ben due volte rinvia alla cazzimperio un pallone docile-docile da lasciare al portiere.

A centrocampo Banega fa un’altra prestazione da turpiloquio: meno male che è arrivato a parametro zero, altrimenti l’incasellamento nella categoria pacco sòla sarebbe cosa fatta. Il ragazzo è lento di pensiero e pervicace nella giocata individuale, e nell’ora abbondante in cui resta in campo ha il solo pregio di far risaltare la prestazione di Brozovic (soprattutto) e di Joao Mario.

Torna a fare capolino nelle mie poco capienti cervella il dubbio amletico: “È bravo eh? Ma che cazzo l’abbiamo preso a fare? C’era già Brozo a fare quel mestiere lì“.

Ad ogni modo, abbiamo un campione in rosa (Icardi) e un ottimo giocatore (Perisic), e non è un caso che siano loro a risolvere la partita. Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più della partita è stata l’apertura dell’argentino per il croato, appena prima dell’1-0.

Adani ha ragione a rimproverare Maurito “a prescindere”, esigendo da lui un coinvolgimento nella manovra ben maggiore rispetto agli standard attuali. Riconosco all’ex terzino anche la buona fede nel pretendere tanto da chi tanto può dare. Detto ciò, il passaggio a Perisic è per distacco la cosa migliore della partita.

I due gol che seguono (il primo dopo essersi guadagnato un rigore solare, il secondo con un destro secco in pieno recupero, dopo essersene visto annullare uno un minuto prima per giusto fuorigioco) sono quasi l’inevitabile corollario alla prestazione.

Ripeto il giudizio sintetico: è un tamarro di prima categoria, ma a buttarla dentro ha pochi pari al mondo (piano coi doppi sensi, sporcaccioni…).

Mi resta la curiosità di quel che potrebbe combinare in una squadra che creasse per lui 5-6 occasioni a partita, e non solo una o due, ma la cosa potrebbe accadere solo lontano dall’Inter di questi mesi, quindi mi tengo la curiosità e chissene.

Mr Vecchi fa la sua onesta figura, vincendo la partita che non poteva non vincere e tornando nei ranghi a vantaggio del nuovo arrivo in panca.

E questo ci porta alla corposa sezioncina dedicata all’amore mediatico per la nostra maglia, tale da spingermi ad utilizzare, per questo post, il motto del Milwall, arcirivale del West Ham da più di un secolo.

Vedete un po’ come sono messo…

È COMPLOTTO 

Se ho elencato nel paragrafo precedente le belle novità della partita col Crotone, qui elencherò invece le brutte consuetudini, e cioè quel menefreghismo sprezzante e per nulla celato di tutto il mondo calcistico nei confronti dell’Inter.

E quando dico “tutto il mondo” intendo paradossalmente anche i tifosi.

La gente vuol sapere (che cacchio avete nel cervello…) Partiamo infatti da questo striscione dei geni della comunicazione della Curva Nord:

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Vi stimavo di più ai tempi del motorino o del fumogeno a Dida. E ho detto tutto…

Ecco come le menti semplici, ancorché nerazzurre massicce e incazzate, cascano in pieno nella bugia detta mille volte che diventa verità. “Tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Ma brutti coglioni, cos’avete nella testa, come vi viene in mente? Anni di campionati falsati, anni di campagne acquisti a comprare all’estero perchè in Italia non si muoveva niente, anni a sentirci dire “che vergogna, neanche un italiano”. I nostri rivali a spartirsi il bottino, trenta sentenze che dicono questo, e i nostri, mai come stavolta in versione Tafazzi, a vomitare ‘sta minchiata.

Come possiamo pretendere il rispetto del mondo, se noi per primi inciampiamo in cagate del genere?

Ma per fortuna i Craniolesi della Nord sono in buona compagnia.

Sconcertanti certezze: il solito giornalista rancoroso gode nel vedere Thohir e i suoi uomini delegittimati da tutti e sostanzialmente bypassati da Suning. Il vecchio Mario evidentemente non digerisce il fatto che il tycoon indonesiano non se lo sia mai “cacato di pezza” e mai gli abbia concesso un’intervista, commettendo ai suoi occhi chissà quale mortale peccato di lesa maestà.

Per quel che mi riguarda ho più volte ringraziato Erick Thohir, e il neo dimissionario CEO Michael Bolingbroke, per la capacità tutta manageriale e affatto calcistica di riportare questa squadra ad avere un valore. Si prescinde dal calcio e dai risultati, e quindi la cosa più importante delle cose non importanti ne esce male dalla loro gestione. Nessuno può negarlo e infatti non ci provo nemmeno: calcisticamente parlando viviamo tempi bui, che pochi paragoni trovano nella mia ormai quarantennale militanza.

Fatta la premessa, emerge ancor di più la loro bravura nell’aver dato alla Società una parvenza di organizzazione (non perfetta, non abbastanza diversa dalla Simpatttia morattiana, e lo dice anche il Leo), e soprattutto il piccolo miracolo di aumentare il fatturato di circa 20 milioni in tre anni, di cui uno senza Europa e l’altro con una multa “in libertà vigilata”.

Ma tutto ciò non fa notizia, qui al solito è meglio abbaiare contro gli stranieri e sfottere chi secondo la vulgata popolare non è nemmeno degno di provarci…

Velgogna: Il provincialismo tutto nostrano, il poco rispetto per l’altro da noi, la memoria storica riaggiustata alla bisogna, il costante sprezzo per la realtà. Ecco, in poche parole, quel che sta dietro un banale e stupido tweet di Sando Sabatini.

Facendo il sunto di un interessante quanto lungo articolo di blogcalciocina :

E’ colpa di questa mentalità così limitata se siamo l’unico paese fra i big del calcio europeo a non avere ancora instaurato un accordo federale con la Chinese Football Association, mentre paesi come Spagna, Germania e Inghilterra sono avanti anni luce e monetizzano con gli accordi bilaterali che si sono instaurati a partire dall’ambito sportivo, per poi variare su tutti i fronti del settore economico.

Ecco chiaramente espresso quel che penso di personaggi come Sabatini, che peraltro ho iniziato a disprezzare quando, da ufficio stampa dell’Inter, era stato allontanato dal Club in concomitanza con (non voglio dire a causa di) lo scandalo delle notti bollenti dei giocatori dell’Inter con alcune professioniste dell’interattenimento nei primi anni 2000.

A fare da magistrale chiusa al caso-Inter di quella lontana settimana, ecco le indimenticabili parole dell’Avvocato Prisco:

Inter a luci rosse? Beh, meglio che rossonere!
Giocatori a festini hard? Non saprei. Quando escono, non mi chiamano mai!

La partita della vita (…forse): Non poteva mancare il classico esempio di Same but Different a far capire come tutti gli animali della fattoria siano uguali, ma qualcuno sia più uguale degli altri. Non entro nemmeno nel merito delle parole di Buffon che sprona i suoi a impegnarsi in Europa, perchè là si fa sul serio mentre in Italia “si scansano“. È la verità, con tanto di allenatori che quasi si vantano di non voler essere competitivi contro la Juve in modo da essere pronti per la partita successiva (guarda caso, contro i nostri). Strano, perchè ai bei tempi del lustro d’oro ricordo partite giocate alla morte da chiunque, giustamente desiderosi a far vedere il proprio valore di fronte alla migliore della classe. E TV e giornali a fare bordone, ad assurgere al ruolo di moralizzatori e difensori del fair play fino in fondo, che a nessuno passi per la mente di non sputare sangue in ogni partita e su ogni pallone. Qui no, si sceglie di non essere competitivi. E sta bene a tutti, noblesse oblige, non disturbiamo la Vecchia Signora, qui mica possiamo fare i grossi come con l’Inter.

Nel dubbio lasciate(ci) giocare: È poco più di un divertissement quello di legare a questo contesto di tortino alla merda l’ennesimo episodio che vede la classe arbitrale contro i nostri.

La direttiva UEFA secondo la quale, nel dubbio, la bandierina del guardalinee dovrebbe rimanere abbassata, applicata all’Inter ha la stessa credibilità del Professore che alla fine del primo quadrimestre diceva “sei sul 5,5: ti metto 5 adesso così a Giugno se sei ancora nella stessa situazione ti metto 6“. La classica favoletta: io rimandato a Settembre e D’Ambrosio che si vede annullare un gol buono. Non dubbio, non leggermente oltre. Buono, perchè è in linea. Difficile? Sì, e la direttiva è fatta proprio per casi del genere: se non sei sicuro lascia giocare.

Appunto.

Non mi sei arrivato, per me è no: l’ultimo capitolo di questo romanzetto alla cacca sta nell’enfasi con cui la stampa ha parlato di “casting” in relazione alla scelta del prossimo Mister nerazzurro. Come se nessun’altra squadra avesse mai prima d’ora valutato più candidature contemporaneamente. Come se tenersi aperte diverse opzioni, in un momento critico come questo, fosse un male.

Qui invece no: è una burla, una farsa, cose mai viste. È la solita Pazza Inter.

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“Oh, mica male quel passaggio…”

AVANTI PIANO. PIANISSIMO. PRATICAMENTE FERMI.

INTER-PALERMO 1-1

Sbarcato all’alba di domenica a Genova, ho l’insana idea di accettare la sfida e godermi la prima casalinga dei ragazzi dal vivo.

Piacevole la compagnia, un po’ meno lo spettacolo…

La mente ritorna agli anni pre-Calciopoli, vissuti da fedele abbonato al primo verde, con tanti esordi casalinghi che offrivano subito il picco di emozione stagionale: ritrovare l’erba verde sotto di te, sentire il cuoricione gonfiarsi di illusorie speranze, che difatti evaporavano nel lasso di una mesata…

E domenica più o meno è andata così: a parte la cervellotica procedura telematica di ingresso che mi fa fare un giro tipo Caronte per poter passare i tornelli, a parte il tizio dietro di noi che ha continuato a gridare “Sessantamilioooniii!!” ogni volta che Icardi toccava palla, San Siro è sempre un bello spettacolo, seppur mezzo vuoto.

Ci si accomoda con Joao Mario che saluta la folla manco fosse Papa Francesco e mi fa preoccupare calciando un pallone in curva e saltellando insieme ai tifosi (“sta’ fermo che ti rompi!!“). Da lì sostanzialmente ci si assopisce per i primi 30 minuti, fatti di sterile possesso palla e di nulla cosmico quanto a tiri in porta.

I nostri propongono D’Ambrosio e Santon mediocri terzini e Banega volante con Medel e Kondogbia teorici incursori; davanti Perisic e Eder supportano Icardi.

Il fatto che in tutta la partita sia l’adorato Medellino a tirare in porta con più frequenza dà l’idea degli equivoci che ancora albergano il campo come la panchina. Come sapete il cileno lo adoro, ma diavoloporco non può essere lui la mezz’ala d’assalto alla (would to be) Nicolino Berti. Sempre meglio dell’impresentabile Kondogbia, davvero indietro di condizione e ancora più macchinoso del solito.

Strana tipologia di giocatore il francese: onestamente, avendolo visto per tutta una stagione, non ho capito che tipo di centrocampista sia, visto che non ha tiro da fuori, non è veloce, non ha il passaggio illuminante. E’ un cavallone che piglia palla e -quando è in forma- fa lo “strappo” di 30 metri palla al piede prima di cederla al compagno (if any).

Boh.

Pur con tante attenuanti in più, rimango perplesso anche da Banega. Più volte nei 90′ ho pensato: Azz e questo è quello buono che sa dar via la palla bene e veloce?

Un sacco di passaggi sbagliati o ritardati, complici i succitati compagni di reparto non particolarmente raffinati, un paio di palle sanguinolente perse per ottusa insistenza nel dribbling da fermo, e una punizione “rubata” a Candreva che ha colpito un inerme omino delle bibite in curva.

Ottimi margini di miglioramento…

Recapitate le meritate madonne all’arbitro Russo, che ferma un potenziale contropiede dei nostri per fischiare fallo (c’era il vantaggio…) e quindi per ordinare il time out alla fontanella, dalla mezzora cominciamo almeno a tirare in porta con qualche capocciata di Miranda e con Medel che si  vede fermare sulla linea il destro a porta ormai vuota.

Finale in crescendo insomma, e non è che ci volesse molto…

La ripresa inizia e uno spera di vedere la continuazione degli ultimi minuti. E invece, siccome torti e ragioni alla fine si compensano, alla nostra imprecisione del primo tempo consegue l’inevitabile botta di sfiga sotto forma di tiro deviato dal polpaccio di Santon che spiazza un Handanovic tanto impietrito quanto incolpevole.

Franchino De Boer ci mette un bel 20 minuti a cambiare qualcosa, inserendo Candreva al posto di Perisic.

Tatticamente non cambia niente, direbbero i commentatori.

Ma porca di quella troia, dico invece io.

Stai perdendo in casa col Palermo, hai i due interni di centrocampo che non sanno fare quel mestiere, diobono togline uno e metti Candreva a fare il cavallone!

Invece no. Va già bene che il romano è ancora immune dalla sindrome dell’invornito nerazzurro e quindi inizia a correre, tirare e crossare come uno stantuffo. Due splendidi cross dalla destra, sul primo dei quali Icardi (che aveva sbagliato poco prima su imbeccata di Banega) pareggia di testa con 20 minuti ancora da giocare.

Daidaidaidai….

Il secondo cross per me è a coronamento dell’azione più bella: Eder allarga sapiente sul numero 87, arriva bene in terzo tempo sul cross e riesce a capocciare all’angolino, ma l’urlo animale resta strozzato in gola.

De Boer dev’essere stato talmente soddisfatto dell’assetto in campo che non ha nemmeno usato il terzo cambio, tipo metti-Palacio-gli-ultimi-10′-e-vedi-l’effetto-che-fa. Del resto aveva già raggiunto il nuovo record di italiani in campo (quattro nell’arco dei 90′ anche se Santon esce per Miangue nel momento in cui entra Candreva).

E’ pareggio insomma, e l’età ormai mi ammorbidisce a tal punto dal far cadere nel dimenticatoio le nefandezze viste e lasciare a galla la decina di occasioni create in un modo o nell’altro.

Certo: c’è tanto da lavorare e poco tempo. Ma non ci sono alternative.

CALCIOMINCHIATA

Salutati con speranza più che fiducia gli arrivi di Joao Mario e Gabigol (onestamente non li ho mai visti giocare…)  è palese la mancanza di terzini decisamente più forti del parco attuale (Santon a mio parere non può circolare, D’Ambrosio fa bene la teoria ma male la pratica, Nagatomo è casino organizzato allo stato puro e Ansaldi al momento è rotto. Erkin nel dubbio l’abbiamo già rimandato a casa).

Darmian, Caceres o Lichtsteiner servirebbero come il pane per puntellare una difesa buona nei due centrali ma con poche alternative in mezzo e ancor meno sui lati.

A centrocampo De Boer si troverà con l’imbarazzo della scelta, anche nel caso in cui Brozovic dovesse alla fine andarsene.

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Spero ovviamente di sbagliarmi. Mi ero illuso per qualche quarto d’ora quando si era diffusa la notizia di uno scambio Brozovic-Fabregas e infatti era stato lo stesso spagnolo a smentire tutto nel giro di un’oretta.

Te pareva…

Anche davanti le alternative non mancano e ci sarà da grattarsi la pera per alternare con giudizio e misura i vari Perisic, Eder, Gabigol e Candreva, fermo restando Palacio saggio panchinaro e Jovetic sperabilmente giubilato in direzione Firenze.

Anche qui,tutti buoni o molto buoni, anche se manca una vera alternativa a Icardi.

LE ALTRE

La Juve conferma la sua solidità vincendo -non senza soffrire- con la Lazio e restando a punteggio pieno insieme alle due genovesi e teoricamente al Sassuolo, alle prese però con casini burocratici e a forte rischio di sconfitta a tavolino col Pescara. Scontro tra gobbi e neroverdi alla prossima, guarda caso con Berardi che non potrà essere della partita causa botta al ginocchio: a pensar male…

Il Milan ne prende quattro dal Napoli che potevano essere sei ma propone giUoco e ha il miglior portiere del mondo (in effetti è bravissimo soprattutto su Mertens), mentre la Roma spreca il doppio vantaggio facendosi rimontare dal Cagliari.

Insomma, pur nella nostra modestia il mare intorno a noi è salmastro e paludoso: ancora una volta dipende tutto da noi, con inevitabile conseguenza.

E’ COMPLOTTO

Continua il prevedibile minuetto per cui comunque è sempre #CrisiInter.

Ditemi quale altra squadra riceve sfottò non già da social network e meme di varia sorta, bensì da quotidiani nazionali che dovrebbero (dovrebbero) avere una credibilità, una serietà, una misura e un’obiettività leggermente più spiccata.

E invece nell’ordine ecco la Gazza dopo Chievo ordinare perentoria:

De Boer Gds

Anche se il meglio lo dà il Corriere dello Sport, dove evidentemente il Mancio ha lasciato diverse vedove.

Primo:

De Boer Cds

Secondo:

De Boer Cds frank di burro

E contorno, con la chicca di buttare il sasso e nascondere la mano (“già nel mirino dei social”, come dire non siamo noi a dare la notizia eh? sono loro…):

De Boer Cds web

Ovviamente la stampa era compatta nel dire che De Boer era un ficaccione, mica come il Mancio che cambiava sempre formazione ed era un mestruato perenne. Rientra tutto nel noto canovaccio per cui quelli buoni all’Inter sono quelli che non ci sono o che sono appena arrivati (ma in quel caso hanno una data di scadenza più breve del latte fresco…).

Ovviamente nessuno discute la sostanza: un punto in due partite fa cagare, e solo a Gasperini nel recente passato era riuscita una simile impresa. Non ricordo però analoga ironia 12 mesi fa quando la Juve iniziava sparando a salve, mentre nemmeno mi sorprendo per i complimenti che pervicacemente vanno fatti al Milan che ha sì preso 4 pere, però ricerca la manovra e propone il giUoco.

Trattengo a forza il ghigno nel vedere i travasi di bile dei ragionierini da quattro soldi che hanno gufato sull’impossibilità dell’Inter di fare mercato se non cedendo uno, due o tre pezzi grossi (Icardi in primis) e che invece ora si ritrovano con FozzaInda che caccia 100 bomboloni per Candreva/JoaoMario/Gabigol.

Resta l’anomalia di avere un mercato dettato dagli agenti dei giocatori e non da una nostra linea “politica” precisa, a meno che i cinesi non siano così machiavellici da far credere al mondo di essere usati da Kia & compagnia essendo invece loro a tenere i fili dei teatrino dei pupi…

WEST HAM

Le brutte notizie arrivano dal campo (sconfitta col Manchester City) e dall’infermeria (strapiena a stagione appena iniziata); le speranze dal calciomercato, con Zaza in arrivo dalla Juventus.

int pal 2016 2017

Azz… mi sa che l’ho preso…

ARRIVEDERCI (senza E GRAZIE)

SASSUOLO-INTER 3-1

Non ci voleva un genio per capire il tipo di partita che l’Inter avrebbe giocato: e infatti l’avevo capito.

I nostri amatissimi craniolesi scendono in campo con la voglia di un turnista che deve timbrare il lunedì mattina alle 6.00 e i risultati non tardano a vedersi.

Nonstante gli slandroni Handanovic e Perisic si fossero fatti ammonire per saltare l’ultimo giorno di scuola, nonostante la settimana extra di preparazione alla Copa America gentilmente concessa a Medel e Miranda, e pur considerando le non innumerevoli sinapsi di Juan Jesus, Murillo e Felipe Melo, l’undici schierato da Mancini aveva il dovere morale quantomeno di far finta di giocarsela.

Come invece prevedibile, e infatti previsto, gli Squinzi boys vengon giù da tutte le parti, con i nostri quasi stupiti di cotanta vigorìa.

Bastano i soliti 10 minuti per beccare il primo dei tre gol da idioti. Brozovic in scivolata contende e quasi conquista un pallone sulla nostra trequarti, ma proprio quando serve l’aiuto di un compagno che almeno la spazzi via, la coppia centrale di genialoidi JJ-Murillo resta immobile e presidiare la propria zona. La genialata consente l’arrivo di una manciata di avversari tra cui Politano, che pensa bene di centrare un arto a caso del succitato colombiano per la malefica carambola che vale l’1-0: quarto autogol del nostro in stagione (vado a memoria e non ho sinceramente vogli di controllare, visto che a referto le deviazioni ormai non vengono più segnalate) e partita sostanzialmente finita subito dopo essere cominciata.

Perchè è vero che Jovetic si smarca bene e riesce addirittura a calciare in rete, ma il fuorigioco è correttamente segnalato -il jolly di stagione ce lo siamo giocati col Napoli-. E’ altrettanto condivisibile il fatto che Carrizo non debba fare chissà quali parate, ma l’amara verità è che non appena il Sassuolo (non il Barcellona) schiaccia sull’acceleratore va in buca con una facilità disarmante. Il raddoppio di Pellegrini, incredibilmente NON al Primo Gol in Serie A- ne è palese conferma, con i nostri a scambiarsi ancora sguardi perplessi e confusi, del tipo “ah ma si può anche correre?“.

Palacio per definizione è una persona seria ed un professionista esemplare, ma da solo non può far tutto. Fa comunque molto, andando a sradicare palla dal difensore neroverde e depositando la boccia in porta per il 2-1 poco oltre la mezzora. Non è poco, ma purtroppo non è abbastanza per mettere in discussione una partita già scritta.

E infatti, ancora nel primo tempo arriva il 3-1 ancora di Politano, più incredulo di tutti noi nel capocciare in porta dopo stacco imperioso su Telles manco fosse stato Hateley su Collovati (piccolo inciso: nel mio negazionismo, ho sempre pensato che quello fosse fallo in attacco dell’inglese…).

Se non altro l’azione avrà fugato i dubbi sulla permanenza del brasiliano, ennesimo terzino sinistro-pacco nella pluridecennale storia fluidificante nerazzurra.

La ripresa ci riserva due cattive notizie, condite però da un lieto fine: dopo aver accolto in settimana la designazione dell’arbitro mantovano con l’inevitabile commento in puro Rezzonico-style “Gerva, sei un po’ una merdina” (minuto 3.35), sono costretto a ripetere l’apprezzamento ad inizio ripresa in pericolosa prossimità delle orecchie del rampollo.

Il ragazzo per fortuna non coglie al volo, così come invece fatto in settimana con un altro distico elegiaco di questi mesi (“Frosinòne-culòne“) che dalle nostre parti viene ultimamente ripetuto con una certa frequenza, ma la solfa del discorso non cambia: l’ineffabile Gerva, con la sua ghènga di minchioni, riesce ad annullare un gol di D’Ambrosio (fortunoso ma valido, diocristo!) un minuto buono dopo averlo assegnato.

Il nostro è stato poi rimandato a quel tal paese dal sottoscritto insieme a Murillo allorquando ha uscito il giallo per un fallo del nostro, che poi ci metteva del suo andando avanti a protestare ad libitum, fino allo sventolamento del rosso: dopo il quarto autogol, ecco anche la terza esplusione. Ottimi margini di miglioramento.

Infine la buona novella: pare che il Gerva fosse all’ultima partita in carriera: forse per quello nelle immagini del pre-partita avevo visto un inedito striscione ad inneggiare un direttore di gara (“Gerva 150”) probabilmente a celebrare una più che migliorabile carriera.

Sono rancoroso e di memoria lunga, e ricordo vette altissime raggiunte dal nostro in un’Inter-Atalanta del 2014 che addirittua fece imbestialire Moratti.

La solita, proverbiale, sudditanza psicologica…

Lasciando stare fischietti ormai eternamente tacitati, il nostro difensore evidentemente fa di tutto per saggiarne la pazienza, continuando a sfancularlo ben oltre il primo giallo (e ben oltre la pur legittima protesta per il primo giallo).

A scanso di equivoci, anche rimanendo in 11 i nostri avrebbero potuto andare avanti altri due giorni, e non sarebbero neppure stati capaci di tirare in porta.

Non fa niente (diciamo così): il Campionato aveva già scritto il finale marroncino a cui siamo tristemente abituati, lasciandoci soli con i nostri sogni da tifosotti a fantasticare di una mediana con Biglia Touré e Banega, che diventeranno col passar delle settimane Medel-Melo-Kondogbia perchè in fondo in fondo #siamoapostocosì.

LE ALTRE

Il Milan forse, ma solo forse, fa di peggio, avendo almeno l’alibi di una sconfitta di uguale punteggio ma contro la Roma, ma facendo di contro incazzare di brutto Brocchi che pare abbia fatto tremare le solitamente melliflue mura dello spogliatoio dell’Amore.

I cugini, a meno di una pastetta tutt’altro che improbabile, conoscendo l’indegna stima e consolidata amicizia tra i due club, non dovrebbe battere la Juve nella finale di Coppa e di conseguenza dovrebbe continuare a cercare al microscopio quel “DNA europeo” da cui, per fortuna, le nostre orecchie non sono più molestate da qualche anno.

Napoli e Roma confermano i piazzamenti acquisiti e vanno con merito a giocarsi la Champions (preliminari permettendo per i Lupacchiotti) insieme a quella Juve tanto forte quanto incapace di vincere con stile.

E’ COMPLOTTO

Rieccoci al Signor Massimo, alias Presidente Simpatttico. Il ragazzo è un impenitente recidivo, e nemmeno dopo vent’anni capisce cosa dire e cosa non dire davanti a un microfono.

Ecco quindi che rispondere semplicemente -ma ingenuamente- “” alla tendenziosa domanda “Si aspettava che Thohir investisse di più in questi anni?” vuol dire questo:

gazza_prima_pagina 10 maggio dettaglioE la precisazione (doverosa, eccheccazzo) del giorno dopo, oltre ad avere una rilevanza nemmeno paragonabile (vedi riquadrino in basso a sinistra nella foto qui sotto) è oltretutto incorniciato dalla bella frasetta del giornalista a commento della smentita:

Se mi aspettavo che Thohir investisse di più nell’Inter? Sì”. Ecco il titolone. Finalmente una frase che smuove le stagnanti acque nerazzurre. Questo devono avere pensato ieri non soltanto i media ma pure i tifosi che aspettano di capire come evolverà la situazione societaria dell’Inter, soprattutto dopo che il mandato che il tycoon ha conferito a Goldman Sachs per cercare investitori.” (Il doppio “che” nell’ultima frase è testuale)

gazza prima_pagina_11 maggio dettaglioCome a dire: Che palle quest’Inter dove non succede più niente, cià vediamo un po’ se Moratti scivola sulla buccia di banana.

E rei confessi eh?  Di più, spudorati. Noi di lavoro cerchiamo notizie che non ci sono, salvo poi dover smentire con un po’ di fastidio…

Poco altro da segnalare, se non che con la fine del Campionato aumenterà lo spazio sui giornali per nuove udienze del processo all’eccessiva esterofilìa nerazzurra, libera scelta di un Club che, contrariamente ad altri (…ma con le strisce di un altro colore), negli anni non ha mai saputo (o voluto?) costruire una rete di alleanze/connivenze con presidenti di Serie A (Preziosi, Zamparini, Squinzi to name a few) disposti a favori e favorini pur di accontentare la grande di turno.

Chissà perchè…

Ringraziando l’amico Sergio per la dritta sul didascalico e saputellico link della Rosea richiamato supra, chiedo a voi come a lui quale cazzo di logica possa stare dietro un discorso del genere. L’Inter ha fatto cagare perchè aveva in campo 11 giocatori che semplicemente non avevano voglia di stare lì, compresi gli italiani D’Ambrosio e Eder.

Voler poi sottolineare che il Sassuolo “con gli italiani” (non con bravi giocatori e un buon allenatore, no, “con gli italiani”) può sperare di entrare in Europa, mi spinge all’altrettanto ottusa considerazione per cui l’Inter, con gli stranieri, invece in Europa ci va senza fare i preliminari.

Specchio riflesso fisso fesso, chi lo dice sa di esserlo, celo dico alla maestra, gne gne gne.

Il livello è questo… ma se va bene a voi…

WEST HAM

Letale sconfitta a Stoke on Trent contro il City ormai incagliato a metà classifica: i nostri passano con Antonio ma si fanno uccellare nella ripresa dando il più che probabile addio a qualsiasi speranza europea (forse perchè -anche loro- non schierano abbastanza italiani…).

sas int 2015 2016

Oh raga! Io mi sarei anche rotto di giocare da solo… Voi? Sciopero anche oggi?

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

PERFECT TIMING

FROSINONE-INTER 0-1

Non c’è che dire, i nostri amatissimi ci godono proprio a prenderci per il culo.

Quando ormai non conta più un cazzo, ecco qui puntualissima la vittoria frutto del culo più che del cuore, che vien buona solo per assestarsi al quarto posto (“dignitoso” solo per tua sorella, noi siamo l’Inter!) e rimpiangere quella quindicina di punti buttati nel cesso nei primi mesi di questo 2016 causa insipienza o sbadataggine.

In un certo senso riusciamo ad essere sfigati anche quando la sorte ci riserva le sue attenzioni, sotto forma di tre-legni-tre che i ciociari colpiscono prima e dopo lo splendido gol di Icardi, puntuale anche lui a capitalizzare la solita unica occasione capitatagli.

Andando con ordine, i nostri partono con i redivivi Melo e Jovetic al posto di Medel e Ljajc, con Biabiany sulla destra al posto di Eder. Il francese ha l’occasione d’oro ma spreca malamente l’ottima imbucata di Jojo, mentre poco dopo il suo tiro-cross è troppo forte per l’arrivo in scivolata di Perisic, che stava per timbrare l’ennesimo gol basato sullo stesso copione (palla lunga dall’altra fascia e piattone sinistro sul palo lungo).

I primi venti minuti non sono male, anche se qualche Santo viene giù nel vedere il guardalinee Preti (sempre quello di Juve-Inter 2012, chi ha buona memoria non dimentica) segnalare un fuorigioco inesistente di Jovetic che avrebbe spalancato la porta a Biabiany.

Forse compiaciuti di tutto ciò, piano piano i nostri affievoliscono la loro pressione, lasciando campo ai locali che, se nel primo tempo si limitano a un paio di tiri facili, nella ripresa iniziano con ben altro piglio trovando i nostri alquanto sorpresi.

Il Mancio ha un bel dire che i primi due pali sono frutto di un contropiede e di un calcio di punizione: sempre pali sono, e su entrambi ho sudato freddo.

Anzi, non è nemmeno vero: dopo il primo ho aspettato di vedere la palla carambolare in rete (San Palo Interno, invece, la dirigeva lemme lemme oltre la zona rossa); dopo il secondo invece, ho pensato “una squadra come si deve, dopo ‘sta botta di culo, la va a vincere“.

Per una volta è stato quindi premiato il mio insolito l’ottimismo stile Scarpini… per quel che conta! Mauro come detto timbrava il cinquantesimo centro il 100 presenze, dopo che Jovetic aveva tentato un paio di destri dal limite che almeno facevano muovere la casella “tiri in (o verso la) porta“.

La gestione del micro vantaggio è stata la classica via di mezzo tra il cinico controllo di inizio stagione e il caghiamoci sotto visto nel 2016: il Frosinone, è vero, colpisce un terzo legno con Ciofani, ma rispetto ad altre occasioni concediamo meno.

Ecco quindi che, giunti al terzo abbonante dei quattro minuti di recupero, con la palla tra i piedi apparentemente saldi dei nostri eroi in mutande, i residui del fideismo scarpiniano di cui sopra mi fanno dire “dai che è andata!“. Da quel momento riusciamo nell’ordine a perdere banalmente palla (addirittura con Brozo e Palacio, mi pare…), concedere l’immancabile mischione nella nostra area, e e ribadire il concetto con Biabiany: il ragazzo, a cui il padre eterno ha dato una velocità da centometrista e poco altro, anzichè abbassare la testa e pedalare verso la porta avversaria, regala una palletta stupida a cavallo di centrocampo, che mi fa esaurire il bonus-Madonne appena prima del fischio finale.

Non ci sono molte analisi filosofiche da fare: come detto in apertura, giochiamo nè meglio nè peggio che nelle ultime partite, ma talvolta dice bene perfino a noi. Certo da qui a poter aspirare al terzo posto servirebbe un tipo ancor più ottimista di quello che va a mangiare le ostriche sperando di pagare il conto con la perla che troverà nel piatto.

Sto finendo di scrivere con il Bologna in vantaggio a Roma, ma rientro nei panni realistici che mi competono per affermare che financo una inopinata sconfitta dei lupacchiotti contro i rossoblù lascerebbe i nostri a cinque punti di svantaggio, dovendo oltretutto ospitare il Napoli sabato prossimo.

LE ALTRE

La Juve batte un buon Milan in rimonta, vanificando le gufate di mezza Italia (me compreso: per la prima volta in vita mia ero arrivato ad augurarmi qualcosa che somigliasse ad una vittoria del MIlan) e sterilizzando gli effetti della prevedibile vittoria napoletana contro l’Hellas.

La Fiorentina dimostra (a chi lo voglia capire, chiaro) quanto il bel giUoco fine a se stesso sia inutile e dannoso, tanto quanto il peccato mortale dell’affidarsi alle prodezze dei singoli anzichè affidarsi a un gioco ragionato.

I Viola con Paulo Sousa stanno continuando le stagioni di Montella, velleitario e inconcludente nei suoi ghirigori sulla trequarti (tranne contro di noi, ovvio, chè contro l’Inter son tutti fenomeni!). Così facendo perdono a Empoli, concedendoci per ora il quarto posto solitario a due lunghezze di distanza,

E’ COMPLOTTO

Settimana ad ampio raggio, con tanti argomenti apparentemente slegati tra loro, epperò accomunati dalla solita benevolenza verso i nostri colori.

Come di dice in questi casi, andiamo con ordine.

Pur senza più Fabio Monti, valvassore morattiano della prima e dell’ultima ora, il Corriere della Sera continua la celebrazione (postuma, s’intende) della presidenza Moratti.

Criticato come e più di quanto meritasse ai tempi della sua guida, ora il Signor Massimo e l’allora dirigenza, emanazione della di lui simpatttìa, vengono rimpianti da più parti, arrivando a falsi storici quali la millantata solidità del Club a far da sponda all’allenatore, la presenza della Società nel gestire le crisi e compagnia bella.

Ringraziato il figlio di Angelo per i 18 anni di Presidenza (questo quel che pensavo e ancora penso del quasi ventennio morattiano), aggiungo solo che lo stesso monarca illuminato è passato alla storia per esoneri di allenatori secondi solo a quelli di Zamparini, e a casi e crisi di spogliatoio non gestiti nella maniera più assoluta.

Però, dice il Corriere, “ Quando Mancini ha sbandato la società non c’era, non l’ha aiutato nella gestione dei giocatori e delle crisi che si sono ripetute con frequenza da Natale in poi“.

Prima invece…

Spostandoci dalle beghe di cortile alla cronaca giudiziaria internazionale – nella fattispecie i Panama Papers, si tenta di far di tutta un’erba un fascio, sbiascicando di sfuggita e a mezza voce nomi e cognomi di persone espressamente citate nell’inchiesta (Clarence Seedorf e Luca Cordero di Montezemolo), e sparando invece ai quattro venti non meglio precisati “proprietari attuali o del passato dell’Inter“.

Tempo pochi giorni e si scopre che, al solito, l’Inter non c’entra nulla, e , casomai, il nome implicato è quello del fratello di Thohir. Però intanto per due giorni abbiamo avuto uno strano rimbombo nelle orecchie che risuonava come “Panama-Inter”.

C’è da dire che rispetto alla settimana precedente ci è andata meglio: lì eravamo praticamente a capo di Daesh: la solita Pazza Inter, insomma…

Ai tempi si sarebbe concluso con l’immortale #morattispieghi.

Infine, non sprecherò altri KB per aggiungere la mia opinione sulle ultime mirabolanti avventure della nostra classe arbitrale alle prese con la capoclassifica: leggete qui, dove al solito Settore vi dice quel che penso meglio di come potrei farlo io.

CHI MANGIA DUE POLLI E CHI NESSUNO: LA STATISTICA DE STOCA

Restringendo la visuale alle nostre trascurabili sventure, è curioso che la Gazzetta si soffermi sui tanti (troppi?) cartellini rossi comminati all’Inter: nel pezzo si mette dentro un po’ di tutto, dalle ingenuità ai falli cattivi, alle sviste arbitrali, ed è giusto che sia così essendo un pezzo “panoramico”. Scrivere però una frase come “da squadra che a novembre faceva meno falli in assoluto di tutto il campionato, alla seconda con più cartellini in A” vuol dire fare disinformazione, caro Matteo Dalla Vite.

La sproporzione potrà non essere evidente come a fine Novembre (quando ce la giocavamo bene anche come cartellini gialli), ma i numeri continuano a parlare di una notevole sproporzione nel rapporto falli/espulsioni. Siamo penultimi nella classifica dei falli commessi (solo il Napoli ne ha fatti di meno), siamo invece secondi per numero di espulsioni ricevute.

E, per quanto il numero di ammonizioni sia analogo alle altre grandi  (a parte il vrtuoso Napoli, coerente con il basso numero di falli fatti), ai nostri continuano a bastare 5,8 falli per essere ammoniti, contro i 6,6 delle nostre rivali.

Morale: non è cambiato un cazzo.

La frasetta copincollata è tendenziosa e sembra voler dire che adesso l’Inter picchia come un fabbro ferraio, invece all’inizio se ne stava buona buona.

Un par de cojoni!

ALEGHER ALEGHER, CHE IL ….

Alex Frosio, sulla Gazza di venerdì, verga un pezzo che sottoscrivo quasi al 100%, lodando le doti di Allegri, sapiente gestore di uomini e schemi e capace di alternare schemi e moduli a seconda della circostanza, addirittura nell’arco degli stessi 90 minuti.

Tutto bene, tutto giusto. Forse un tantino agiografico quando dice che i cambiamenti del Mister livornese nell’ultimo anno di Milan, chiuso a metà stagione con un esonero, “vengono presi per confusione. Sono invece i prodromi del lavoro allegriano alla Juve“.

Eccola, la malafede pur all’interno di un pezzo condivisibile: due soggetti (Mancini e Allegri, nella fattispecie) si comportano in maniera identica (e cioè cambiando spesso uomini e moduli), ottenendo però risultati opposti. Mi pare di tutta evidenza che la differenza tra i due potrà risiedere in tanti elementi (uomini a disposizione, innanzitutto) ma non nell’identica scelta di voler cambiare tanto e spesso.

La stessa scelta, in altre parole, non può essere considerata un pregio o un difetto a seconda del colore della maglia, a meno di non voler mettere in dubbio la buona fede di chi porta avanti questo ragionamento. Ragionando per assurdo, s’intende!

WEST HAM

I martelli sfiorano la partita epica per definizione, pareggiando in casa contro l’Arsenal dopo essere stati sotto 2-0 già dopo mezz’ora.

Carroll ribalta la situazione prima dell’intervallo e addirittura mette il triplone a inizio ripresa, prima che i Gunners mettano la parola fine a questa divertentissima giostra e fissando il punteggio sul 3-3 finale.

Peccato perchè il City vince, mentre lo Utd perde, lasciando impregiudicate le chances europee.

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria...

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria…

OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

int tor 2015 2016

Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”

 

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

‘NA VOLTA TANTO…

INTER-SAMPDORIA 3-1

Riusciamo a far capire a tanti, anche se non a tutti, che giuocare bene spesso non vuol dire una beata fava.

Vinciamo largamente, giocando in sostanza la stessa partita dell’ultimo mese: cioè brutta, cioè avara di occasioni da gol, cioè senza una logica.

Ma -stavolta- vinciamo. Del doman non v’è certezza.

Visto il centrocampo decimato, Mancini fa di necessità virtù, appaiando gli unici titolari in mediana (Melo-Brozo) e affiancandoli a due frecce veloci sulle fasce (Perisic e Biabiany) in una formazione che a qualcuno avrà ricordato il Cuperiano 4-4-2 con Van Der Meyde-C.Zanetti-Gigino Di Biagio-Kily Gonzalez.

Davanti gli irrinunciabili Icardi-Eder e dietro D’Ambrosio e Nagatiello ai lati del duo Murillo-Miranda.

Come detto non brilliamo, e la prima parte del match è di predominio blucerchiato.

Succede però che la ruota giri, e che stavolta siamo noi a sbloccare su palla episodica: quel ficaccione di D’Ambrosio è al posto giusto al momento giusto, e il piattone sinistro finisce dritto in rete, un vantaggio ha il potere di farmi dire:

“vedi che a tirare i corner come Dio comanda (e cioè facendo un cazzo di cross in area anzichè tre tocchettini dimmerda intorno alla bandierina) c’è anche il caso di buttarla dentro?”

La cosa si ripete a inizio ripresa, con Miranda a sfruttare una capocciata di Melo e raddoppiare grazie alla tecnologia gol/non gol (il me vittimista è convinto che senza la segnalazione elettronica l’arbitro avrebbe fatto correre…).

Partita in ghiaccio? Più o meno: nessuno della mezza dozzina di ex interisti fa il partitone nella Samp, che anzi ci regala un Ranocchia in versione…Ranocchia, maldestro a lasciare metà campo libera a Icardi dopo doppio colpo di tacco tentato da Muriel.

Il frittatone è troppo ghiotto per non essere sfruttato a dovere da Maurito che, pur senza vestaglione di flanella e tavolinetto davanti al televisore, ne fa un sol boccone con sinistro a incrociare a baciare il palo.

Da lì in poi è attesa del triplpice fischio finale; attesa peraltro rovinata (o premiata, vista la pregevole finalizzazione) dal gol di Quagliarella, attaccante serio che di gol ne ha sempre fatti e che riceve il giusto premio per averci provato durante tutta la partita.

Finisce così, con la strana sensazione di aver scalato l’Everest mentre hai semplicemente battuto una squadra più o meno allo sbando (chissà Zenga come ride…), tra un Osanna a José e un vaffa a Ronaldo, seduti entrambi al primo anello rosso.

GOOD OL’ TIMES

Come prevedibile si è speculato parecchio sull’annunciata presenza in tribuna di due dei personaggi che più hanno dato all’Inter degli ultimi 30 anni. Il Fenomeno è per distacco il più forte giocatore che io abbia mai visto indossare l’amata maglia neroblù (poi la gratitudine e l’affetto li riservo ad altri, ma tennicamente il giudizio non è sindacabile), José da parte sua… chettelodicoaffà.

Se ho trovato giusto e simpatttico il tributo al portoghese:

striscione mou

devo ammettere che non ho apprezzato la pur comprensibile stilettata riservata al (fu ) Fenomeno:

striscione ronie

Certo, sempre meglio del premio Nobel che non ebbe nemmeno la decenza di coprirsi la faccia e rendersi irriconoscibile mentre esponeva questa summa filosofale nel famoso Derby dei fischietti del 2007, da molti ricordato per il gol di Ronaldo e relativa esultanza, ma a noi assai caro per i due sifulotti del Giardiniere e di Zlatanasso  a cementare il 2-1 finale:

striscione ronaldo mediocre

Personalmente ho molto sofferto l’addio di Ronaldo nell’estate del 2002; soprattutto non mi piacque il suo ringraziare cani e porci dopo il Mondiale vinto, tranne il Club ed il Presidente che aveva continuato a pagarti profumatamente lo stipendio, mettendoti a disposizione i migliori medici al mondo nei due anni passati tra ospedale e riabilitazione.

Era stato ironicamente sincero, il Signor Massimo, nel tentare di fargli cambiare idea sulla asserita incompatibilità tra lui, giocatore estroso e come tale bisognoso di cure e attenzioni particolari, e il tecnico Cuper, Hombre Vertical e poco incline alle eccezioni: “Aspetta Ronnie, tanto mi conosci… lo sai che se questo qui non vince lo mando via in sei mesi“.

 Non aveva aspettato, e se n’era andato.

Al momento, ovvio, odio puro: traditore, ingrato, venduto… you name it.

Però, come dicono dalle mie parti, time is a great healer, e per una questione di stile e di maturità l’altra sera avrei evitato striscioni offensivi.

L’abbiamo goduto al meglio, con un mazzo di carte non taroccate avremmo vinto uno splendido scudetto che probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia negli anni immediatamente successivi (col cazzo che Moratti avrebbe mandato via Simoni campione d’Italia, chissà…), il gioco di gambe nella notte di Parigi popola ancora gli incubi di Luca Marchegiani… Il suo ricordo insomma è dolce e indelebile.

Col tempo ci siamo in ogni caso rifatti, grazie all’attuale allenatore e all’altro ospite di serata. Sarebbe stato carino mettere da parte l’astio e semplicemente battergli le mani (non in faccia, possibilmente…).

Ma forse sono io che sto diventando vecchio…

LE ALTRE

Come già detto, era da un po’ che non si provava l’ebbrezza di portare a casa i tre punti e, forse per questo, ci son rimasto maluccio nel vedere Roma e Fiorentina fare spallucce della nostra vittoria e mantenere immutate le distanze in classifica.

Speravo nella coriacea orobicità che è invece appassita di fronte ai gigli fiorentini, mentre la Roma ha per una volta smentito il refrain di squadra de core ma non de testa, risolvendo il papocchio-Pupone con un perentorio 5-0 sul Palermo.

Evidentemente a mandare tutto in vacca sul più bello i migliori siamo ancora noi.

Là davanti, la Juve butta alle ortiche la possibilità di eguagliare il nostro record di vittorie consecutive, fermandosi “solo” a 15 e pareggiando in quel di Bologna. Il Napoli di contro nel posticipo col Milan avrebbe la possibilità di operare il controsorpasso, ma nel primo tempo, nonostante faccia 10 tiri, ha bisogno di un polpaccio di Abate per trovare il vantaggio, salvo poi regalare il pareggio a Bonaventura alla prima sortita in area campana. Sulla stessa falsariga la ripresa, con il Napoli a sprecare tutto quel che con noi aveva capitalizzato, compreso il palo che stavolta colpisono loro e non gli avversari (ask Jovetic & Miranda for references…).

E’ COMPLOTTO

Cerco di analizzare con obiettività qualche episodio arbitrale perchè -al solito- mi pare che si facciano figli e figliastri.

E’ vero che D’Ambrosio fa lo stesso intervento di Telles a Firenze (mani in area) e che in entrambi i casi il rigore sarebbe stato fischiabile.

Mi pare però che in questo caso siano tutti straconvinti del fatto, senza nemmeno celarlo dietro al solito #cipuòstare che in casi simili pare essere prassi assai consolidata, della serie “come ti muovi sbagli”.

Di contro, silenzio su tutta la linea sui due fuorigioco inesistenti fischiati ai nostri ormai lanciatissimi verso la porta di Viviano, così come sul mancato secondo giallo a Ranocchia ancora nel primo tempo, per non parlare del fallo di Brozovic -casualmente diffidato- sanzionato col giallo venti secondi buoni dopo il fischio.

Il tutto 24 ore dopo aver assistito all’ennesimo Bonucci impunito -ed altrettanto casualmente diffidato- e ad un mani di Marchisio forse un poco meno evidente del nostro ma immediatamente derubricato a nulladiché.

Tornando alle nostre pochezze, sintomatica la polemica preventiva contro la scelta di Moratti di invitare Mourinho alla partita.

Come se Mou potesse essere interessato a tornare in una squadra decente ma nulla più, come se Mancini potesse davvero patire la presenza di un collega.

Ma si sa, se c’è da sparare contro i nostri non si rischia mai nulla. Il concetto è: se perdono abbiam da parlare per un mese, se invece vince vabbeh, ci inventeremo qualcos’altro.

Ad esempio, siccome Eder da quando è all’Inter non ha ancora segnato, vediamo di portarci avanti col lavoro (vero Nebuloni di Sky, ennesimo caso di inviato al seguito della squadra che invece che magnificarne i meriti ne prevede i difetti?).

Stessa cosa per la permanenza di Mancini sulla panchina: iniziamo a dire che la storia si avvia alla conclusione, dopo vediamo…

Se poi c’è qualche altro squadrone a rubare la scena ai nostri (vedasi il Totti-gate delle ultime ore), la solerte Gazza è prontissima nell’appaiare il triste declino dell’icona giallorossa a quello di altre bandiere di altre squadre: Maldini al Milan, Del Piero alla Juve, e ovviamente Zanetti all’Inter perchè, testualmente, Mazzarri non gli fece giocare l’ultimo Derby.

Il fatto che a Zanna sia stato riservato il giusto tributo, che la sua maglia si stata ritirata, e che lui sia diventato vicepresidente il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo è ovviamente secondario.

Son riusciti a metterci in mezzo anche qui…

Per oggi non c’è altro.

WEST HAM

Trionfale passaggio ai quarti di finale di FA Cup grazie alla trasferta a Blackburn con 5 gol rifilati ai Rovers. PAre che dovremmo incontrare il Man Utd, sempre che passino il loro turno…

i gemelli del gol :)

i gemelli del gol 🙂

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…