BACK TO BASICS

INTER-SAMPDORIA 1-1 

La Juve ruba un rigore degno del suo peggior passato, e ciononostante non riesce a vincere.

L’Inter manca la vittoria a causa di un intervento di Cassano che nel 90% dei casi viene punito con il fallo.

E’ consolante sapere che i grandi classici non passano mai di moda.

Si torna all’antico, si torna ai “basilari” (copyright ‘O Professo’ F. Scoglio).

Ok, dopo 4 righe per sputare il rospo che mi albergava in gola da metà ripresa circa, posso iniziare a compitare le mie stronzatelle settimanali.

Quelli bravi direbbero che, per la “mole di giUoco” espressa, l’Inter avrebbe potuto (dovuto?) vincere. Vero, rectius, verosimile, perché la Samp ha sì avuto poche occasioni, ma quelle poche sono state molto più concrete del nostro filosofeggiare calcistico alla ricerca della giocata perfetta.

Capisco che, visti gli effettivi disponibili, si sia fatta di necessità virtù, ma davvero ieri sera più di altre volte si è avuta netta la sensazione che questa squadra non sia –ancora- capace di fare quelli che Mancini chiamava i “gol stupidi”. L’Inter sta segnando poco, innegabile, e a parte Eto’o nessuno pare aver particolare inclinazione a cimentarsi nella disciplina. Il risultato è una vertiginosa serie di scambi stretti al limite dell’area (paradigmatico in questo senso il 3-0 col Tottenham), che quando riescono fanno venir giù lo stadio (azione corale, calcio totale, bla-bla-bla), ma che hanno un coefficiente di difficoltà maggiore di un triplo carpiato con scappellamento a sinistra.

Tornando alla partita, nella ripresa come detto la Samp passa grazie ‘A Cassano che si libera da Chivu in maniera più che sospetta (l’occhiata di Ando’ al guardalinee dopo il presunto fallo vale più di mille parole), mette in mezzo per Guberti che gira al volo. JC fa un mezzo miracolo e una mezza cappella insieme (nel senso che la tocca ma non la tiene) e il frittatone è cosa fatta.

Preso il ceffone, l’Inter rompe gli indugi: Cambiasso e Zanetti escono dal loro torpore amletico durato una buona ora (“che faccio vado avanti o resto indietro?”), col primo che di fatto si mette a fare il centravanti e il secondo a coprire diligentemente in difesa. Coutinho rende ancor più evidenti i suoi pregi (assist) e difetti (a tirare in porta nun se può guardà), Biabiany scompare dal match sostituito dal rientrante Pandev, Lucio sugli scudi con una decina di discese “spacca-cuore” palla al piede (a voi il dubbio se il “cuore” in questione sia della difesa doriana o di chi scrive).

Insomma, tutto alla ricerca dell’azione giusta, dell’imbeccata che metta Eto’o davanti al portiere. Evento che si verifica poco dopo alla mezz’ora: Cambiasso giostra sapiente sulla trequarti ed apre a sinistra per Coutinho, che a sua volta crossa teso a mezza altezza sul primo palo, dove il Re Leone anticipa il portiere con sapiente quanto felina zampata.

Ci sarebbe anche il tempo di vincerla, considerato il vistoso calo psico-fisico dei blucerchiati e la fame di vittoria improvvisamente scoppiata nella panza dei nostri. Lo spartito però cambia di poco, con la sola aggiunta di un Maicon sciagurato che mette sopra la traversa un colpo di testa a porta vuota causa minchiata del secondo portiere (tale Da Costa, che sostituisce un infortunato ma efficacissimo Curci).

Morale, tanto per parlar bene degli assenti, più che Milito stasera avrei voluto avere Stankovic e i suoi velenosi tiri da fuori: col campo bagnato te lo insegnano nei pulcini che il tiro da fuori è una bella soluzione (palla viscida, rimbalzi impazziti, possibili ribattute… casino organizzato insomma). In 90 e passa minuti non ricordo una conclusione da fuori area dei nostri.

Potrei incazzarmi con Sancho Panza, ma devo ammettere che la mancanza di alternative è un alibi di ferro, e non poteva far giocare la squadra diversamente.

Pareggino quindi, che non possiamo che accettare. Avanti il prossimo: si rimane in zona-pesto, venerdì sera siamo a Zena contro il Grifone.

 

LE ALTRE

Riprendo l’accenno iniziale per soffermarmi un poco sul pareggio juventino in quel di Bologna. Il fatto che al furto-Krasic sia seguito un tiraccio di Iaquinta respinto da Viviano, per di più di cartellino mezzo interista, non fa che aumentare il gongolamento del sottoscritto. Sull’emulo di Nedved (che almeno in questo ha già raggiunto il suo maestro) ho poco altro da aggiungere, se non che non è il primo e non sarà l’ultimo di questi episodi che lo vedono protagonista. Esilaranti sono invece le dichiarazioni di altri bianconeri, e più precisamente di Aquilani e Marotta. Il compagno di reparto (peraltro designato rigorista, prima che Iaquinta facesse il Materazzi di turno sovvertendo le gerarchie e dicendo “lo tiro io!”, chiaramente nel silenzio assordante dei media) ci dice che probabilmente il più dispiaciuto di tutta la situazione è proprio Krasic, bravo ragazzo e molto sensibile (mio commento: se proprio vogliamo credere alle favole, allora poteva anche andare dall’arbitro e dirgli “mi son buttato”). Il dirigente “di ampie vedute“ (son bastardo, lo so…) invece, dopo aver ammesso che il contatto non c’è, ci ricorda però che il ragazzo subisce tanti falli e quindi si voleva proteggere dall’intervento dell’avversario, motivo per cui la ventilata squalifica per simulazione sarebbe esagerata.

Mi spiace non saper attingere a locuzioni o perifrasi più delicate, ma questi c’hanno la faccia come il culo!

Breve accenno alla Lazio, che dimostra in 90’ tutto il suo stato di grazia: vittoria con due gol di… grazia (tanto per non tirar in ballo sempre le solite parti anatomiche) e primato in classifica rafforzato, in attesa di Napoli-Milan di stasera. Non dureranno, certo, ma intanto c’è da tenerne conto e fare sentiti e meritati complimenti.

 

E’ COMPLOTTO

Non passa settimana senza che il calabrese cantilenante non faccia sfoggio delle sue pirlate: ieri, lodando per l’ennesima volta Benitez con l’unico scopo di criticare Mourinho, ci dice che  “lui sì che fa giocare i giovani, mentre l’altro vuole sempre e solo giocatori stra-affermati”. Ovviamente nessuno che gli abbia detto che Santon l’ha lanciato lui, e che il culo che si è fatto con Balotelli è stato riconosciuto in primis dal Bresciano Nero.

Come già segnalato in settimana, apprendo –da Repubblica.it- che siamo in una sorta di “crisi preventiva” perché presto tornerà Milito e quindi si porrà il dubbio di come far giocare Eto’o. E questo è un problema, perché come noto senza i suoi gol saremmo in zona retrocessione. Dall’impasse ci toglie però la sempre valida D’Amico quando ci informa che, grazie alla lodevole iniziativa di Benitez di far giocare i “cciofani”, Milito in sostanza se ne resterà in panchina, con inevitabile “caso” che riluce all’orizzonte.

Insomma, how fo do? (che ci vuoi fare?) come dicono i miei amici in Sierra Leone (a proposito, mandato il messaggino? 45506, il tempo stringe!).

Niente, lasciamoli divertire così…

 

WEST HAM

Ferale sconfitta interna contro il Newcastle. Discreto primo tempo, ripresa da umanoidi acefali. Quando il migliore è Obinna la cosa è grave…

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

ACCADEMIA CON STRINGICULO

INTER-TOTTENHAM 4-3

Una partita che inizia con un gol di Zanetti dopo 2 minuti non può essere una partita normale. E infatti normale non è.

L’Inter gioca uno dei migliori primi tempi di cui io abbia memoria, con il solo difetto di segnare 4 gol tutti “dall’altra parte” rispetto al mio solito anello verde. Poco male in realtà, pechè la palla gira veloce che è un piacere. Biabiany piazza lo scatto decisivo e carambola sul portiere: rigore + espulsione e di fatto la partita finisce lì (siamo al 10′ del primo tempo). Eto’o la mette dal dischietto. Deki e ancora Eto’o fanno il poker e si va all’intervallo con le mani spellate dagli applausi, per tutti. In particolare mi piace sottolineare il lavoro dei ragazzini (Coutinho e Biabiany) che, presi letteralmente sotto braccio dal Re Leone prima del fischio d’inizio, si muovono bene dispensando assist (Cou) e tagli verso il centro (Bia) a tutto vantaggio dei compagni.

Nell’intervallo scambio 4 chiacchiere con due simpatici ragazzi londinesi, giunti a Milano per l’occasione; non conoscendone il grado di sense of humour evito di citare il mitico Aigor di Frankenstein Jr. (“potrebbe essere peggio…. potrebbe piovere“), ma ci scambiamo comunque interessanti riflessioni sulle rispettive squadre con rapidi accenni alla storia del calcio degli ultimi decenni. Non posso non porgere le mie scuse per il pessimo inglese sentito dall’annunciatrice dello stadio, che con accento e cadenza della Comasina legge pedissequamente il comunicato con cui informa i tifosi inglesi di restare ai loro posti al fischio finale in attesa delle disposizioni del personale di servizio. La tipa dà il meglio di sè quando, annunciando una sostiuzione, ci informa che è uscito il nUmber (detto proprio con la U) fiftiiin.

Sono inglesi, non Kazachi: non c’era nessuno non dico madrelingua (non sia mai), ma che almeno avesse passato un paio di estati a Brighton alle medie? Solita figura da italiani quacquaracquà.

Nella ripresa la tensione, in campo e sugli spalti, è ovviamente sotto i livelli di guardia: io stesso, pessimista a livelli cosmici quando si tratta di Inter, mi limito a chiedermi se almeno stasera potremo far girar palla con costrutto, amministrando un 4-0 senza correre pericoli, e magari senza spendere energie più di tanto.

Sfiga, dei 21 ancora in campo uno non è d’accordo col mio piano: Gareth Bale, laterale sinistro di ottima corsa e ottimo tiro, si fa 60 metri saltando una gragnuola di interisti e sparando secco sul palo lontano come neanche il Cedro delle giornate migliori 😉 Va beh, dico, se ha scelto questa vetrina per mettersi in mostra e farsi comprare dall’Inter siamo d’accordo, ma ‘dess basta… Nella mezzora successiva riusciamo a rompere Stankovic (che esce esibendo il campionario mondiale di Madonne assortite) e a masturbare calcio con un occhio (e mezzo) all’orologio.

Morale, all’89’, complice risultato apparentemente in ghiaccio e solito pericolo-tangenziale bloccata, dopo rapido cenno d’intesa con mio padre guadagnamo l’uscita. Un primo strano gorgoglio del pubblico (troppo poco forte per un gol dei nostri, troppo improvviso per un’azione sfumata) ci fa insospettire, mentre il porcone urlato subito dopo da un tizio con radiolina accanto a me ci dà conferma che l’Inter continua a essere pazza, e in un minuto riesce a beccare 2 gol (tra l’altro, sempre dallo stesso Bale). A questo punto, ultimi 30 secondi visti pietosamente da una microscopico TV da Ciccillo il Salcicciaio e riso amaro nel pensare che comunque riusciamo sempre a complicarci la vita.

Piccola riflessione del tènnico e -per una volta- critica al Capitano e compagni: esistono i falli. Ancor di più dopo che ti è andato via la prima volta, alla seconda lo stendi subito. Ti becchi il giallo ma finisce 4-1. Eccheccazzo.

Morale: un Inter senza mentalità europea vince la sua partita, al contrario di squadre con DNA ben più nobili o comunque votate al bel giUoco, che 24 ore prima non hanno visto premiati i loro sforzi…

LE ALTRE

I cugini infatti beccano due sberle da un Real già in versione Mourinho: squadrone vero, che poteva serenamente dargliene altri 3 se solo non avessero giocato a fare i fighi e cercare il numero ad effetto. Vero che i due gol sono se vogliamo casuali (una punizia che entra solo grazie ad una barriera composta da craniolesi e un autogol beffardo quanto delizioso), ma per quanto visto la partita mi ha ricordato da vicino il Barcellona-Inter dello scorso Novembre ( e giustamente commentato come “lezione di calcio”). Qui invece si parla di approccio sbagliato, dei primi 10 minuti in cui non c’era la giusta intensità, di nulla di compromesso… Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

La Roma perde in casa col Basilea, e da quel poco che ho visto ha una qualche ragione di smadonnare: le occasioni le ha avute, Totti e Borriello hanno costruito un ottimo gol, ma la difesa è stata quantomeno rivedibile. Periodaccio, dal quale è oltretutto complicato uscire visto la molteplicità di cause (società in vendita, mancanza di stimoli dopo il rimontone dell’anno scorso, dififcoltà a dare continuità). Certo, aver perso con loro fa girare sempre più i maroni…

E’ COMPLOTTO

Solo un gustosissimo accenno alla doppietta di Raul (in maglia Schalke 04), che così facendo eguaglia (lui) il record di Gerd Muller con cui tutti gli adoratori del cosmo rossonero ci passeggiano sui testicoli da anni. Superpippa avrà avuto una crisi isterica (how strange…).

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

INEVITABILE

ROMA-INTER 1-0

Mettiamola così: il killer instinct non fa parte di questa squadra.

Non che sia una novità, anzi: per quel che mi riguarda, quando in settimana ho appreso della sconfitta dei lupacchiotti a Brescia ho avuto quel che i cioèffèèèga* definiscono “cattive vibrazioni”. Squadra all’ultima spiaggia, che darà il tutto per tutto (loro), squadra che dovrà anzitutto esserne consapevole, e picchiare più forte tanto per non metterla sul piano dei nervi e della disperazione (noi).

Risultato? L’esatto contrario.

Come e più della partita con la Juve dell’anno scorso (vedasi il mio sagace commento di Novembre 2009 dal delicato titolo “I soliti stronzi”) ci facciamo invece esplodere il bubbone tra le mani, giocando un primo tempo di discreta intensità (altro giro altro regalo per Stankovic che ri-piglia la traversa e tira come un satanasso) e una ripresa via via sempre più ciapatina e raccogliticcia, accarezzando sempre più l’idea dello 0-0 e finendo per pigliarla in quel posto a pochi istanti dal triplice fischio finale.

Male Milito, che per di più esce per sospetto stiramento, malino Sneijder, meno bene del solito Eto’o (dei tre comunque il meno peggio, chè lui almeno al tiro ci arriva un paio di volte).

Mi resta il pensiero fisso che una partita del genere con Mourinho non l’avremmo mai persa, e forse-forse l’avremmo anche vinta.

Benitez è un buon tecnico, forse a livello tattico addirittura più preparato di Josè do Setubal (per quel che conti), ma il fuoco sacro e l’occhio della tigre a mio parere fanno molto più di una difesa alta-corta-intensa. Da sempre sono convinto che, a questi livelli, il pregio principale di un allenatore non sia quello di scegliere il modulo e nemmeno l’11 migliore da schierare in campo. A questi livelli roba del genere la do per scontata (con clamorose eccezioni, chiaro, ma gli incompetenti si annidano ovunque). Qui la differenza tra un buon tecnico e un vero leader la fa proprio la capacità di gestire, convincere e motivare i tuoi giocatori. E questo, quantomeno al momento, Rafa non ce l’ha. La Roma, a parte l’occasione di Borriello e la punizia a due in area di Totti non ha mai creato problemi (sorvolo per pietà cristiana sui neuroni di Julio Cesar nell’occasione…), e proprio quando, con l’andar del tempo, sembrava serenamente rassegnata al pareggino, a mio parere bisognava pestare giù l’affondo decisivo.

Invece “a(f)fondo” ci siamo finiti noi, complice una punizione serenamente invertita (il fallo è di Vucinic su Sneijder, non viceversa), e una dormita collettiva della difesa: Maicon si esibisce nel numero “scatto-con-l’attaccante-ma-poi-lo-mollo”, Lucio pensa “ci arrivo ci arrivo ci arrivo… non ci arrivo più”. Bello il cross di De Rossi, bellissimo il movimento e il tuffo di Vucinic.

Risultato: ennesimo moribondo rianimato e spariglione totale in classifica.

Mercoledì di Champions e domenica Juve in casa. Urgono punti e prestazioni convincenti per rimettere le cose a posto.

Urgono anche attaccanti semoventi, visto che tanto Milito quanto Pandev paiono in dubbio per mercoledì. Non vorrei dover rimpiangere Balotelli già a questo punto della stagione, ma è un fatto che, tolti i tre attaccanti titolari, non ci sono cambi all’altezza (e neanche “alla bassezza”).

 

LE ALTRE

Giornata pessima a prima vista, perché oltre a perdere lo scontro diretto con la Roma (potevano spedirli a -11 o tenerli a -8, sono risaliti a -5) vincono anche Milan e Juve. I cugini credo inizino a capire che Ibra è quel giocatore che ti trasforma 7-8 partite all’anno da 0-0 a 1-0, con gol che solo lui può fare (complice anche un portiere sotto evidenti effetti allucinogeni… non si può uscire così con due difensori attaccati all’unica punta al limite dell’area). Vero che per farlo rendere al meglio, la squadra deve giocare di fatto per lui, e il Milan non è abituato a questi concetti (la squadra prevale sul singolo, si arriva al risultato attraverso il bel giUoco, siamo una grande famiglia e cacate iperglicemiche assortite). Ma se si scrollano di dosso un po’ di queste barzellette, Ibra ti fa 20 gol all’anno come niente… Che dire, spero prevalga l’aziendalistica  linea dell’ammmore.

Sul fronte Juve, invece, non tutti i mali vengono per nuocere. Vista la reazione della Roma dopo la crisi delle scorse settimane, preferisco incontrare una Juve convinta di essere tornata grande, alla squadra con l’acqua alla gola che non può sbagliare. Ovvio, se noi giochiamo come sappiamo non c’è Cristo che tenga… ma, come avrete ormai capito, dei miei ragazzi non ho ancora imparato a fidarmi.

 

E’ COMPLOTTO

Paginetta corposa. Partiamo da un gustosissimo episodio che risale a mercoledì. Durante Lazio-Milan il bordocampista di Sky intercetta un commento di Allegri rivolto a Tassotti “stiamo giocando col culo!”. Nei commenti del dopo partita invece il Mister, ripetutamente richiesto di commenti e spiegazioni dopo il pari della Lazio, dichiara che il Milan visto gli è piaciuto.

Ora, a parte il triviale sillogismo (Il Milan gioca col culo, a Allegri il Milan è piaciuto, a Allegri piace il culo), la cosa divertente è lo zerbinaggio di Sky, che –pare- ha inviato una nota si scuse (eehh!?!?) al Milan per aver divulgato quel che era un commento tra l’allenatore e il suo secondo.

Come ho giustamente letto in rete, per una volta che fanno il loro mestiere chiedono pure scusa…

Passando ai postumi di Roma-Inter, invece, non voglio attaccarmi al fallo da cui nasce il cross dell’1-0. La Roma ha vinto la sua partita e se l’è meritata. Quel che non sopporto è inneggiare a un arbitro che non vede una cosa così palese e che subito dopo non permette all’Inter un cambio (a cui ha diritto, visto che il gioco è fermo, e che oltretutto l’arbitro non può nemmeno dire di non aver visto, dato che la punizione viene fischiata a pochi metri dalle panchine). Sono errori che ci stanno e che, ripeto, non tolgono nulla ai meriti della Roma.

Ma sono errori, questo non è un arbitraggio “impeccabile”. Poteva andar peggio? Certo, e lo temevo anche. Ma poteva fischiare fallo a noi, farci fare il cambio e probabilmente finiva 0-0. Va beh, non so perdere…

Ultimo punto: Totti esce (proprio per Vucinic tra l’altro), non dice una parola ma va diretto negli spogliatoi e non aspetta nemmeno la squadra per andarsene a casa. Ovviamente il giorno dopo è tutto chiarito, e i solerti giornalisti ci dicono che non si può neanche parlare di caso perché situazioni del genere sono già capitate e capiteranno ancora. Lui è core de Roma, è fatto così, ma Ranieri lo fa per allungargli la carriera. Volemose bbene insomma.

Parallelamente, Chivu (un agnellino di solito quanto a comportamento) sbraita contro la sua panchina chiedendo più copertura e dicendo sostanzialmente “qui copro solo io!

E’ crisi Inter: si narra di un intervallo e un dopo partita agitatissimi nello spogliatoio, addirittura di un Benitez che in settimana è stato sfanculato dalla squadra quando ha proposto ai giocatori di frequentarsi di più fuori dal campo, senza dividersi sempre per nazionalità.

Ora, a parte che come al solito vorrei sapere queste voci da dove arrivano (ufficio staaampaaa? Doveee seeeiii??), mi chiedo a) se siano vere, e b) se ad ogni sconfitta di altri top teams succeda la stessa demolizione sistematica di ogni caposaldo della squadra (il gruppo, l’autorità dell’allenatore, l’unità di intenti).

Il tutto per una partita persa al 92’.

 

WEST HAM

Grande vittoria per 1-0 contro il Tottenham! 5 punti in classifica, sempre nei bassi fondi. Ma, una volta abituati alla merda, sai quant’è buono il fango?

 

*cioèffèèga: alternativi, di solito in perpetua fattanza da canna, che ti ammorbano con discorsi sullo scambio di energia e sulle sensazioni positive e il karma dell’empatia con lo scappellamento a sinistra per 2. Il loro intercalare, con l’aggiunta di uno strascicato accento meneghino, dà il nome a questa curiosa sottospecie di animali urbani.

Chissà che alla prossima non vada dentro... Stankovic: 2 partite 2 traverse

Chissà che alla prossima non vada dentro… Stankovic: 2 partite 2 traverse

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI. E IN FINALE!

BARCELONA-INTER 1-0

Finalmente, la partita che aspetto da una vita. Di quelle che ti fanno perdere anni di vita, e che ti lasciano stremato manco avessi giocato dal primo all’ultimo minuto.

Siamo grandi, c’abbiamo sotto due palle grosse così.

Resistiamo nell’arena del Camp Nou con un uomo in meno per più di un’ora, e concediamo il gol solo all’84’.

Pandev gna fa e quindi è Chivu a prenderne il posto e in buona sostanza anche la posizione, seppur con evidenti diverse caratteristiche. L’andazzo non è troppo dissimile dall’andata: palla a loro ma senza grossi pericoli, e l’Inter che cerca di ripartire (a dire il vero meno frequentemente che a S. Siro). Poi Thiaghino pecca di ingenuità, allungando una mano ad altezza collo di tal Busquets, che da parte sua mette in scena la tragedia alla Mario Merola, a cui l’arbitro con un nome da trapano (De Bleckeer o qualcosa del genere) abbocca come un pollo.

Il tam-tam della vigilia ha fatto effetto, e mi chiedo come faremo a resistere per un’altra ora in 10.

E’ qui che inizia la partita che piace a me (“che piace a me” lo dico adesso che è finita e che è andata bene; nel mentre ho dubitato fortemente delle mie capacità coronariche ed ero convinto che non avrei più rivisto il sole): sì perché quasi vent’anni di magre figure in Italia ed in Europa ti fanno sentire comodi, consolanti e perfino di gran moda quei 4 stracci che ti ritrovi addosso (la metafora di pret-à-porter a dire che, abituato per anni a sculare in un modo o nell’altro partitacce in cui chiudevamo gli avversari nella NOSTRA area, sei abituato a stare in trincea e aspettare che passi la nuttata).

Tutti dietro quindi, coltello tra i denti e palle quadre a spazzare ogni cosa o essere semovente nei pressi dell’area.

Ma una differenza rispetto al ventennium orribile c’è: anche difendersi è un’arte e richiede un suo stile e una sua logica. E allora, per l’ennesima volta in stagione, scappelliamoci davanti a José e ai suoi ragazzi, per l’intelligenza con cui occupano ogni zona del campo, per la lucidità con cui lasciano senza vergogna il totale governo della palla agli avversari, consci che tanto, massicci e incazzati com’eravamo, non ci sarebbe stata trippa per gatti.

Citando i miei trascurabili trascorsi pallavolistici, la sensazione è la stessa di quando stavamo in prima linea sotto rete e ci gridavamo l’un l’altro “qui non passa un cazzo!

Ed in effetti, nonostante le statistiche finali parleranno di decine di tiri verso la porta di Julio Cesar, i sorci verdi li vediamo una volta nel primo tempo (paratona del nostro su sinistro all’angolino di Messi) e un’altra nel secondo quando Bojan (entrato per il fantasma di Ibra) di testa la piazza fuori da metri 2.

Il gol è sul filo del fuorigioco (forse, forse, una spalla di Piqué è davanti a Muntari, ma è davvero roba di cm, quindi giusto far giocare), ma soprattutto al 91’ prima del tiro –vincente- di Bojan c’è un “mani” di Touré che quindi rende vano il tocco dello slavo/catalano, e che soprattutto mi riporta tra i vivi quando ormai il defibrillatore sarebbe potuto servire solo come eccentrico componente d’arredo nel salotto.

Il tocco di mano c’è, anche se a velocità normale mi pareva molto più plateale. Insomma, andata com’è andata è andata bene!

Bellissima l’esultanza di tutti gli interisti allo stadio, con l’Oscar per la migliore interprestazione al Sig. Massimo che prima grida “E’ finita!!!” a moglie e amici, e in 1 secondo si ricompone girandosi verso Laporta e dandogli la mano in maniera molto “simpatttica”.

Ripeto, senza timore di scadere nella retorica (e anche se scado, chemmefott’ammé?): grandissimi, tutti, fiumi di sangue nerazzurro si sono visti scorrere sul prato del Camp Nou. Tutti hanno dato tutto quello che avevano, e rispetto al solito non voglio citare nessuno proprio per celebrare tutti.

Una vera squadra, con un grande condottiero che l’ha fatta crescere fino a diventare una macchina, capace di accumulare energia positiva da qualsiasi situazione (la sceneggiata delle magliette e della “remuntada”, le battute in conferenza stampa e tutta la cloaca sentita in questi giorni).

Per la prima volta in vita mia sono in finale di Champions. L’Inter ci arriva avendo battuto con pieno merito le due maggiori indiziate per la vittoria finale (Chelsea e Barcellona), con un cammino sempre in crescendo.

Manca l’ultimo tassello. Manca quasi un mese. Nel frattempo c’è da vincere un Campionato e, se avanza, una Coppa Italia.

Grazie ragazzi, buona notte (…e chi dorme??)

E' FINITA!!!

E’ FINITA!!!

“I miei più sinceri complimenti Presidente…”

SCHOPENAUER MI FA UNA PIPPA

INTER-BARCELONA 3-1

La sindrome del foglio bianco: da quando mi diletto nel compitare queste stronzatelle di commento alle partite, di solito dopo una vittoria mi vengono in mente titoli, frasi e minchionisitica assortita da infilare qua e là.

Stanotte proprio no.

Sono davvero sorpreso dall’andamento della partita, forse ancor più del risultato finale. In altre parole, se di vincere potevo forse avere l’inconfessata speranza, di recuperare 3 gol dopo aver subito il primo al quarto d’ora del primo tempo non ci pensavo nemmeno lontanamente.

Lo so, quando si parla di Inter sono un inguaribile ottimista.

La formazione è quella di Londra, una sorta di “all-in” pokeristico che, ieri come allora, mi ha fatto deglutire più volte con i sudori freddi che mi attraversano la schiena.

In realtà le cose non vanno male: il loro possesso palla è ormai arcinoto (siamo a livello di 65%), giocano corti-cattivi-intensi come nemmeno il “peggior” Sacchi, e a fine primo tempo noto come abbiano fatto il doppio dei nostri falli, corso complessivamente 3 km in più di noi e provocato 5 nostri fuorigioco. Come dire, la squadretta è bravina…

Detto questo però, la montagna partorisce il topolino perché ‘sto popò di possesso palla produce la miseria di un tiro (che peraltro va in buca, ‘tacci loro!).

Dopo aver maledetto Maxwell, l’ex che non ti aspetti, che in tre anni da noi una discesa così l’avrà fatta forse una volta (gol al Parma alla sua prima stagione, stessa fascia), concentro i miei improperi su Maicon (che non lo segue), sul Cuchu (ingenuo e fallace per una volta, gli corre dietro ma poi si ferma) e su Lucio (che perde palla facile in ripartenza, anche se –c’è da dirlo- un minuto buono prima del fattaccio).

Morale “l’è tua, l’è mia, l’è morta l’umbrìa” come recita un’altra perla di saggezza del parterre, e il frittatone è cosa fatta.

Lo sguardo con papà è lo stesso del momentaneo 1-1 col Chelsea (“ciao ciao coppa”), ma chissà mai che porti bene, perché il ceffone subìto dà la scossa.

A dire il vero già sullo 0-0 ci mangiamo un paio di gol mica da ridere, e alla mezz’ora il Pifferaio olandese riceve assist sapiente dal Principe e timbra il pareggio.

Il mio ottimismo mi dice “cambia un cazzo, dobbiamo comunque andar là a vincere”.

Vero, ma in ogni caso all’intervallo tiriamo il fiato per aver riacciuffato il pari dopo pochi minuti e si spera che la partita continui così: palla a loro, ma occasioni vere a noi.
E così continua: pronti-via e Milito mette in area per Pandev che non arriva per un pelo (la falcata del macedone deve sfiorare i 10 cm di ampiezza, sembra una ballerina sulle punte quando corre…), ma poco dopo è sempre l’argentino a mettere boccia per Maicon che, con un tiro tanto preciso quanto lento, fa morire la palla all’angolino per il 2-1 che ci lascia interdetti.

E’ gol, l’ho visto, è lì sotto di me, eppure stento a crederci: giochiamo coi più forti del mondo e siamo sopra 2-1??

Ecco però il Crisantemi che è in me fare ancora capolino: “Eh, ma in Spagna a loro basta l’1-0…”.

Il tizio davanti a me, con accento milanese al “ciend’ pe’cciend’“, grida “’Mo’ ci dobbiam’ far’ u’ ttre a un’”, e il vicino gli risponde “Se facciamo il 3-1 vado nudo sul cavallo in Piazza S. Babila”. (… che poi, il cavallo non è mica in Piazza Duomo? … va beh…).

In ogni caso gli dice male, perché pochi minuti dopo Milito, dopo due assist decide di tornare a fare quel che sa far meglio: il goal. E dopo aver sbagliato due gol di testa da zero metri nelle ultime partite (Firenze e Juve), stavolta la mette dentro, pare in fuorigioco (scrivo senza aver visto una sola immagine in TV ma solo ascoltato qualche commento via radio). E’ delirio, il 3-1 è come il triangolo, non l’avevo considerato.

Cosa potrà mai dire ora l’inconsolabile che è in me? “Cazzo, manca ancora più di mezz’ora, questi mo’ ci mettono lì e sono volatili per diabetici…”. Vero, ma anche no: a parte qualche mischia da cardiopalma, e un intervento da brividi su Dani Alves in area (che dalla nostra postazione sembrava rigore netto, ma che invece frutta un “giallo” per simulazione al gemello di Maicon), lo squadrone catalano non produce pericoli seri. Insomma, il loro famoso gioco si fa più simile al giUoco, bello esteticamente ma alquanto magretto in termini di “ciccia”.

Per non farci mancare niente, Mou toglie uno stremato Milito per Mario, piazzandolo in fascia e spostando Eto’o al centro. Tanto per fare il “l’avevo-detto-io”, personalmente avrei messo il Bresciano Nero in mezzo, lasciando il Leone in fascia, essendo le capacità di ripiegamento di Balotelli tendenti a zero.

E difatti il ragazzino caracolla svogliato sotto il primo anello arancione, che ovviamente ci mette meno di 3 minuti a capire che “it’s one of those days…” e a reagire di conseguenza: L’Eritreo Cazzulati di stanza permanente al fu-settore distinti urla con l’enfisema “Ué fioeu! Daga drée che te s’è entràa adèss!!”.

In effetti il confronto con Cambiasso e Sneijder (tanto per dirne due) che coi crampi coprono la loro zona non mollando un centimetro, è impietoso per il giovanotto. Che, per tutta risposta, sparacchia (in porta?) due palle servitegli poco oltre la metà campo sulla fascia, perfette per metter giù la testa e puntare di corsa l’area avversaria.

Vien giù lo stadio, e gli insulti razzisti (ovviamente esecrandi) sono forse i più teneri. Il “genio” oltretutto risponde, e finisce a schifìo. Pare che Matrix negli spogliatoi lo appenda al muro, dove spero venga lasciato fino a fine stagione, a meditare sulle sue genialate mentre i suoi compagni si giocano un finale di stagione da urlo.

Comunque, il soggetto non merita di prendersi la scena per quella che rimarrà in ogni caso una partita storica: anche se il ritorno dovesse andar male, potremo dire di aver battuto i più forti del mondo.

…And I was there!

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.