PRINCIPE (NER)AZZURRO

MILAN-INTER 0-1

Un bel derby da battaglia, che mi riporta indietro a quando i miei capelli erano neri, non erano ancora lunghi, a quando passavo le stracittadine asserragliato in area per poi lanciare lungo sul Berti o il Klinsmann di turno. 1-0 per noi e tanti saluti. The good ol’ nineties…

Godo, e tanto, perché abbiamo meritato, sbugiardando il tanto decantato giUoco dei cugini che tengono palla senza (quasi) mai esser pericolosi; godo perché dopo 5 minuti ci hanno annullato un gol buono, anzi buonissimo, e ciononostante portiamo a casa i 3 punti; godo perché la nostra essenza è questa: io voglio vincere, di giocar bene me ne fotto. Lo farei scolpire nel cemento all’ingresso degli spogliatoi.

Ranieri fa il Mourinho non tanto nei toni, quanto nel prevedere come sarà la partita e come la vincerà. Davanti Milito e Pazzini si guadagnano la conferma dopo le ultime confortanti uscite, con buona pace di Sneijder e Forlan che restano seduti fino a metà ripresa inoltrata. Ho dei dubbi solo in Alvarez, che in effetti è abulico ma che per fortuna non viene “mangiato” da Boateng; per il resto la squadra è quadrata, massiccia e incazzata. Lucio e Samuel picchiano come due fabbri ferrai ed è pura poesia per i miei occhi; Thiago meglio di Cambiasso che ha sbagliato ben due passaggi in 90’. Pazzini si sbatte e fa quel che può (cioè poco): quell’uomo dipende dai cross di Maicon (o chi per lui) come un pesce dall’acqua, e una partita da “tutti dietro e poi via veloci” mal si sposa con queste caratteristiche, motivo per cui personalmente sarei stato più convinto da un 4-4-1-1 con Wesley dietro al solo Principe.

Teoricamente sono ancora convinto di aver ragione. Nella pratica, felicissimo di non aver avuto la controprova.

Finisco con il commento sui due protagonisti (nerazzurri) del gol: Zanna, il vero problema dell’Inter, la bandiera bollita che gioca solo perché fa le grigliate con il clan degli argentini, piazza un break da 50 metri palla al piede, salta 3 avversari e allarga sulla sinistra. Milito attende fiducioso il liscio di Abate (piccolo inciso: dite a Caressa che si chiama Abate, non Abbbate), liscio che si concretizza ora come due anni fa; il Principe entra in area e di sinistro manda la palla a baciare il palo lontano e a rotolare inesorabile alle spalle del portiere nazifascista. Ègolègolègol! El Principe pare proprio tornato e la cosa non può che farmi piacere, tanto da mettere a questo punto in dubbio nella mia scala di preferenze l’arrivo dell’Apache Tevez. Il Sig. Massimo può chiamarmi dopo l’orario di lavoro e possiamo discuterne insieme.

La reazione dei cugini è quanto di più confusionario ci possa essere, alla faccia del giuoco di squadra e della manovra ragionata. Nagatiello potrebbe fare il 2-0, Julione sbroglia un paio di troiai in area e si arriva al fischio finale. Sono sfinito, manco avessi giocato io, ma il derby mi prosciuga da sempre e sempre lo farà. So che la gioia per la vittoria purtroppo sarà sempre minore del dolore per una sconfitta, ma stanotte me la godrò per mesi e mesi!

 

LE ALTRE

E’ presto per dire se l’Inter torni in corsa per lo scudetto, perché più di così l’Inter non può aritmeticamente fare, eppure, nonostante le 8 vittorie nelle ultime 9 partite, sono giusto un paio i punti recuperati ai cari fottutissimi nemici. Detto ciò, abbiamo Lazio e Udinese a distanza di pochi punti, con Milan e Juve rispettivamente a 5 e 6 lunghezze. È presto, è presto, ma ci siamo e dobbiamo andare avanti così. La Juve come al solito non fa mai la cosa giusta e, pur facendoci guadagnare 2 punti nei suoi confronti, di fatto minimizza l’impatto della sconfitta in casa Milan ai fini della classifica. Detto ciò, i cugini paiono abbastanza imballati e non è detto che le prossime partite segnino una discontinuità con la pochezza vista nelle ultime uscite.

 

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO

Un intermezzo di mercato e strategia di squadra si impone: Ser Claudio come detto ha aggiustato la baracca facendola tornare ad essere una magione di tutto rispetto. Idee chiare e semplici, tremendamente efficaci. Ora c’è da chiedersi: quanto conviene ribaltare questo succulento frittatone? Quel che servirebbe -non mi stancherò mai di dirlo- è corsa e qualità a centrocampo. Il sogno, manco a dirlo, è De Rossi, ma stando coi piedi per terra un tipo alla Nainggolan sarebbe oro colato. Il nome è ridicolo, ma corsa e lucidità non difettano al ragazzo. Detto ciò, e tornando ai dubbi amletici summenzionati, mi chiedo -senza avere la risposta- quanto sia il caso imbarcarsi nell’operazione Tevez. Per il giocatore stravedo, ma al tempo stesso vedo una squadra in cui Milito sta tornando ai suoi livelli, Pazzini il suo lo fa, i due si cercano e si trovano con discreti risultati (merito più che altro dell’intelligenza del Principe). Vedo soprattutto il potenziale di due campioni come Sneijder e Forlan che finora si è solo intravisto. Come dire: rispetto al già ragguardevole livello, l’attacco può beneficiare di 2 innesti che, per un cazzo o quell’altro, finora non ci sono stati. Ha senso pigliarne un terzo, anche se fortissimo, con i problemi di ricerca di equilibrio e gestione degli scontenti? Ripeto, non ho risposte preconfezionate al problema, ed è ovvio che se il Milan ce ne avesse rifilate 3 come l’anno scorso, con i nostri attaccanti fermi con le mani sui fianchi, il quesito avrebbe avuto soluzione assai più agevole. Tevez ti permette tante cose, checché ne dicano le prostitute intellettuali, stando alle quali al Milan sarebbe perfetto e all’Inter stravolgerebbe tutto: puoi azzardare un tridente con lui e Forlan ai lati e Pazzo o Principe nel mezzo, ma riuscirebbe il nostro centrocampo a supportare tale potenza di fuoco? Begli interrogativi, che sono contento di non dover risolvere in prima persona, ma che spero qualcuno si ponga con la testa sgombra da idee preconcette.

 

E’ COMPLOTTO

Il grosso dell’attenzione è ovviamente incentrato sulla settimana marrone vissuta a Milanello Bianco. Comunque vada a finire il caso Tevez (sono ancora convinto che possa finire dalla parte sbagliata del Naviglio), la squadra dell’Ammore ha fatto una figura barbina, seconda solo alla notte di Marsiglia. A parti invertite, con Branca che va per chiudere e torna a mani vuote dopo intervento del Sig. Massimo in persona, si sarebbero sprecate critiche e risa fragorose sui dilettanti allo sbaraglio, sull’assenza di professionalità, sull’assoluta confusione nei ruoli in società, e sullo spogliatoio spaccato (quello ci sta sempre bene). Qui invece, salvo rare eccezioni, è stato una corsa al giustificazionismo, al “bisogna contestualizzare”, al Milan che in fondo ottiene quel che voleva, cioè la permanenza di Pato (usque tandem?). Poco felice anche il paragone con il caso Kakà di 3 anni orsono, vista la caducità della “scelta di cuore” dell’Evangelico carioca. Non entro nemmeno nelle dinamiche di coppia né nei rapporti tra suocero e genero, e arrivo anche a comprendere la versione del suddetto suocero, non convinto dell’operazione (“perdo un 22enne che ha già fatto 50 gol in serie A e mi metto in casa un mezzo delinquente 28enne fermo da 4 mesi”). Ma se questa è la versione, allora la parola d’ordine non è “vai e chiudi”, bensì “prendi tempo, tira sul prezzo, insisti sul solo prestito, portiamoli così al 30 gennaio e prendiamoli per la gola”.

Ripeto, alla fine potrà anche andare in quella maniera, ma est modus in rebus. Ridicoli!

Detto ciò, la macchina del cioccolato (il contrario di quella del fango) era talmente alla ricerca di buone notizie sul fronte milanista da farci passare come fondamentale il rinnovo di Allegri (una manfrina andata avanti 6 mesi con entrambe le parti che rassicuravano sull’assenza di alcun problema) e addirittura stupirsi l’esito dei controlli medici su Cassano, che può riprendere a corricchiare. Ovviamente, il nuovo stop di Gattuso e le sue dichiarazioni virgolettate (“abbiamo sbagliato tutto per 4 mesi, curando il problema sbagliato”), sono state riportate a mezza voce  e puramente en passant. Potenza di Milan Lab, e della prostituçao inelectual.

 

WEST HAM

Vittoria corsara a Portsmouth: 1-0 e testa della classifica immutata.

Trova le differenze

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mil int 2011 2012

PUSIBIL?

SIENA-INTER 0-1

La mediocrità continua, e il buciodiculo pure. A noi la scelta se vergognarci più per la prima o il secondo…

Siena-Inter evoca dolci ricordi, distanti meno di due anni ma già remotissimi visto lo squallore ammirato ieri al Franchi: un primo tempo che pare pessimo, e che ha il solo merito di essere rivalutato a posteriori vista la ripresa raccapricciante (gol a parte) che i nostri ci propinano.

Ranieri, dovendo fare a meno dei due bravi (Maicon e Sneijder) replica il 4-1-4-1 che pare fatto apposta per far correre il meno possibile il trio-Baggina a centrocampo e a lasciare solo soletto il Pazzo là davanti. Vero che in teoria Alvarez a destra e Zarate a sinistra dovrebbero far arrivare gragnuole di cross al nostro numero 7, ma il tutto rimane confinato alle pie intenzioni. Ricardito piazza qualche cross dalla destra e di sinistro (quindi sempre andante verso il portiere…) e Pazzini fa quel che può, ma se l’obiettivo è tenere la boa fissa là davanti, non è meglio invertire i due argentini e farli crossare dal lato “giusto”?

La prima mezzora ci regala anche il solito tiro di Stankovic: esteticamente impeccabile, ma poco efficace (leggi da dizionario di Brunone Pizzul: il portiere si accartoccia e blocca in presa). Il massimo del minimo lo raggiungiamo poco dopo, quando, sugli sviluppi di un corner, la balla ballonzola nei pressi del sinistro di Samuel, salito in area per tentare la capocciata. Il ragazzo probabilmente penserà al sinistro con cui stese i toscani a San Siro in una bella e pazza serata di fine 2009 (da 3-2 a 4-3 negli ultimi minuti, con The Wall centravanti a risolvere la partita con bolide mancino a incrociare): la palla è lì davanti a lui, ancor più mancino del sottoscritto, ma invece di tentare il piattone destro sfodera quel che doveva essere un esterno sinistro. Sfiga: la palla, colpita di collo pieno, va via dritta verso la linea laterale, con l’ulteriore beffa di diventare un passaggio per i nostri che in ogni caso la perdono prestando il fianco al millesimo contropiede subito da calcio d’angolo per noi.

Per la cronaca, Brienza spara alto.

Ad ogni modo, censurato il piedone di Samuel (che rimane uno stopper formidabile e tra i meno censurabili in questa sciagurata stagione), registro il miglioramento dei ragazzi: dal perder palla su rimessa laterale, sempiterna qualità dei nerazzurri in secula seculorum, siamo passati al ben più difficile esercizio di subire contropiedi –e in qualche occasione pure gol- dalla bandierina del corner. Tirato da noi, ovviamente…

 La ripresa vede Ranieri sparigliare la squadra, abiurando l’idea dei due crossatori e inserendo Obi e Castaignos, disegnando così un 4-4-2 che nelle intenzioni dovrebbe garantire più equilibrio. Se equilibrio vuol dire non produrre niente per 44 minuti il risultato è stato pienamente raggiunto. Il loro portiere sbriga normale amministrazione, permettendosi anche la parata per i fotografi su una punizia di Motta tanto arcuata quanto lenta. Va sommessamente fatto notare che la punizia era nata per fallo su Castaignos che, invece che tirare, aveva pensato bene di tentare il dribbling in zero metri quadrati al limite dell’area, sperando forse di scartare l’intera squadra tipo Playstation.

Sarà invece proprio lui a depositare a fil di palo una bella imbeccata di Thiagone Motta all’89°, quando ormai davvero anche le più inconfessabili speranze non andavano oltre uno 0-0 senza altri infortuni. E invece arrivano tre punti di platino, che ci aiutano a scalare qualche posizione di classifica e a traguardare addirittura la colonna di sinistra…

 Chiudo riagganciandomi all’immagine iniziale. Ovviamente felicissimo per una vittoria inaspettata (e sommamente immeritata), ma mi chiedo: dove vogliamo andare conciati così?

 

LE ALTRE

Milan e soprattutto Juve vincono bene, così come l’Udinese che batte la Roma in uno dei 454 anticipi di questo turno spezzettato.

La Juve, duole dirlo, sembra la più accreditata per la vittoria finale, segno della mediocrità del campionato (bella squadretta ma vincere uno scudetto con Matri e Lichtsteiner titolari fa riflettere…). Per il resto, il Napoli sgraffigna un pareggio all’Atalanta al 94° (ecco cos’era quell’eco di bestemmie in salsa orobica che hanno turbato la mia serata musicale in Val Seriana…) ed evita almeno parzialmente l’ennesima figuraccia post Champions.

Detta fuori dai denti: recuperare altre posizioni in classifica è possibile, arrivare terzi è improbabile, per lo Scudetto non stiamo nemmeno a pensarci.

Pensiamo invece ad una strategia per tornare a essere competitivi nel giro di due o tre anni. Questo ciclo è finito ed è stato fatto finire nel modo peggiore: per auto consunzione. Si è deciso di non fare innesti graduali nelle ultime due sessioni di calciomercato, ed i risultati sono questi. In giro non c’è granchè da prendere; di soldi ce n’è pure meno, ed il rischio di andare a strapagare un calciatore “normale-ma-nulla-di-più” è forte.

Motivo in più per rammaricarsi di non aver fatto spese per tempo (potevi prendere tu Cavani e Inler due anni fa, potevi fare un tentativo per Isla dell’Udinese, potevi portarti a casa Nocerino anzichè prendere per il culo il Milan: niente fenomeni, ma gente che poteva alternarsi con i titolari di ieri e giocare titolare fisso se paragonata a quelli di oggi).

Del resto se non hai 100 milioni per comprare Fabregas e Sanchez che ti avrebbero migliorato la situazione radicalmente, adotta quel che viene definito approccio di innovazione incrementale: di giocatori non ne prendi 2 fortissimi, ne prendi 3 buoni, che se non altro ti danno il cambio ai cadaveri spaziali che ti ritrovi in squadra. Va beh ma mi devo mettere a spiegare all’Inter come si fa mercato? (Sì…)

E’ COMPLOTTO

Miracolo a Milano! Sto ovviamente parlando della sconfitta più a testa alta che sia mai esistita nel mondo del giUoco del calcio, e che ha visto i MeravigliUosi cugini protagonisti contro il Barcellona stellare (senza Iniesta e Dani Alves). Sì d’accordo, han perso, ma vuoi mettere che spettacolo, che grande Milan, che goals?

Fa niente se il Barça ne ha fatti tre e solo grazie ad Abbiati e al proprio incorreggibile narcisismo non ne ha fatti altrettanti. Poco importa che il gol di Boateng arrivi sì da un bellissimo controllo per saltare l’avversario, ma anche da un tiro “ignorante” che qualsiasi portiere degno di tale nome para restando fermo. No, il Milan ha perso però ha vinto, esce a testa alta, sente la musichetta, ha la Champions nel DNA e tutto il repertorio melenso e ritrito, courtesy of Geometra Galliani.

Continuo a ripetermi che, esattamente come sta succedendo nelle questioni politiche, un giorno guarderemo indietro e penseremo “come cazzo facevamo a berci tutte queste stronzate, prendendole sul serio e senza morir dal ridere?”. Spero solo che quel giorno arrivi presto ma, essendo in Italia, so che non arriverà mai.

WEST HAM

Terza vittoria di fila! 3-1 al Derby County e secondo posto blindato (+5 sulla terza), in attesa dell’ostico turno infrasettimanale a Middlesbrough.

So far so good!

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

CHICCICAPISCE’BBRAVO

INTER-ROMA 0-0

Una delle partite che mi hanno lasciato più interdetto da quando seguo l’Inter (trent’anni mal contati, sigh…).

Davvero, potrei dire tutto e il contrario di tutto, a seconda di voler vestire i panni dell’inguaribile ottimista o del caustico pessimista.

Pur trovandomi decisamente meglio nei panni del secondo, inizierò (senza esserne molto convinto) col recitare la parte di chi vede il bicchiere mezzo pieno.

Non abbiamo preso gol, nonostante (o grazie?) alla difesa a tre, dovendo ringraziare JC per un’ottima chiusura su Osvaldo e una bella parata a metà primo tempo. A parte quello, non ricordo grandi pericoli per la nostra retroguardia, pur avendo la Roma un bel tridente là davanti.

Se è vero –come è vero- che i giallorossi hanno avuto il controllo del pallone per larghi tratti della partita, è anche vero che le occasioni più ghiotte le hanno avute i nostri, e la vittoria sarebbe stata tutto fuorché un furto.

Paradossalmente, il fatto di non aver perso nonostante un centrocampo in gravi ambasce ed una gestione cervellotica dei cambi è segno quantomeno di buona sorte, che di questi tempi vale quanto e più di un solido mediano-sette-polmoni.

Temo però di aver finito le buone notizie, vedendomi perciò costretto a calzare i comodi ancorché consunti stivali da supporter rancoroso. Comincio subito maledicendo Lucio e i suoi due neuroni, non tanto per aver quasi mandato al creatore il portiere avversario (sciagurato il nostro nell’occasione e ancor più nel dopo gara quando dice “Grazie a Dio sta bene”), quanto nel quarto d’ora impiegato per raggiungere l’assist illuminante di Sneijder, con circumnavigazione dell’intera area di rigore che dà al portiere il tempo di uscirgli sui piedi e beccarsi la scarpata. Che è e resta involontaria, ma che palesa tutta l’imperizia e la scoordinazione del nostro, peraltro dimostrata in altre fasi del match.

Soprattutto, dovrebbe essere chiaro che Lucio, già avvezzo all’insana pratica dell’uscita-palla-al-piede-solo-contro-tutti con il solo Samuel a coprirgli le spalle, lo è ancor di più avendo anche Ranocchia in retroguardia. Pregi e difetti di questo effetto collaterale mi pare siano sotto gli occhi di tutti.

Proporre una difesa a tre in modo da avere –in teoria- cinque uomini a centrocampo vuol dire che la tua idea è quella di “fare” la partita, non di assistere impassibile al tiqui-taqui ordinato da Luis Enrique per buona parte dei 90 minuti.

Mi si dirà che i due esterni devono coprire 100 metri di campo e quindi la difesa a tre spesso diventa a cinque. Vero, ma mi sembra la storia della coperta corta: i due esterni nei progetti sono sempre dove vuoi tu, ma nei fatti sono spesso dove non dovrebbero essere: morale, come ti giri ce l’hai nel culo (please excuse my french).

Il fatto poi di proporre per la terza partita il terzo modulo diverso (3-5-2, s’è detto), è senz’altro bel segno di duttilità del Mister, che scongiura la talebanite di cui io stesso l’avevo accusato, ma fa capire che la confusione alberga sovrana nella mente brizzolata del Mister.

Arriviamo infine al fatidico cambio Forlan-Muntari per l’ultimo quarto d’ora, motivato da Gasp con l’esigenza di fare più “legna” a metacampo e togliere possesso-palla alla Roma. Motivazione condivisibile, ma allora perché regalare il centrocampo ai giallorossi per un’ora e passa, prima di accorgersene? E poi, se quello era l’intento, che cazzo ci faceva il prode Muntari in area avversaria, nelle vesti di centravanti della disperazione? Se l’intento era “lancia lungo e vediamo che succede”, il Pazzo era l’uomo ideale. Vero che le occasioni le abbiamo avute (due sinistri in fotocopia di Zarate, belli ma non sufficientemente “a voragine”, stessa conclusione di Forlan, capocciata di Milito fuori di poco e sinistro di Sneijder che non si sa come non entra), ma mi sono sembrate tutte frutto di giocate casuali ed individuali anziché di manovra di squadra. Classica eccezione che conferma la regola, il destro di Nagatomo nel primo tempo, alto di un soffio dopo una bella combinazione dei nostri attaccanti a liberare il nippico al tiro.

Non voglio trasformarmi nell’amante del bel giUoco che non sono, dico solo che la strada da fare è ancora lunga, che il tempo stringe e che il centrocampo, così com’è, farà sempre una fatica incredibile a tagliare e cucire. Il povero Sneijder gioca bene ma predica nel deserto, ed a tratti si ha l’impressione che gli altri si affidino a lui per qualsiasi passaggio che superi il coefficiente di difficoltà 0,1. Poi non lamentiamoci se il ragazzo non è lucidissimo in fase realizzativa o se si incazza coi compagni.

Vedere il partitone di De Rossi, o anche solo di Inler nel posticipo Napoli Milan, è un muto rimprovero alla campagna acquisti estiva, poggiata sulle traballanti fondamenta del Trio-Baggina (Cuchu-Thiago-Deki) e sulle acerbe certezze di Poli (ancora ai box) e Obi (che continuo a stimare ma che sta avendo più di qualche problema).

 

LE ALTRE

Detto di una Juve che vince a Siena col minimo scarto e che quindi è in testa a punteggio pieno, mi concentro su Napoli-Milan e sulla tripletta di Cavani che stende i campioni di Italia e coinquilini di classifica. La “coppia di centrali migliore del mondo” ne prende 3 e guida sicura la peggior difesa del campionato; ovviamente Nesta e Thiago Silva sono e restano forti, ma come al solito la loro “inerzia positiva” presso i media li assolve anche nei casi in cui meriterebbero critiche sacrosante. Soprattutto Nesta che, al pari di Pato, può tranquillamente permettersi di spintonare e far cadere a terra un avversario a gioco fermo, guadagnandosi solo un giallo (Il Papero manco quello) dal prode Tagliavento (quello delle manette di Mourinho, quello bravissimo perché applica il regolamento alla lettera senza guardare in faccia nessuno). Il Napoli ad ogni modo ha giocato molto bene e, se continua così, è serio candidato alla vittoria finale. Molto dipenderà dall’ambiente e da quanto Mazzarri sarà bravo a fare il “pompiere”, smorzando sul nascere le possibili esaltazioni e mantenendo la squadra massiccia e incazzata.

Per il resto l’Udinese affianca Juve e Napoli a 6 punti (insieme al Cagliari!) e si prepara mercoledì alla trasferta di Milano: i cugini difficilmente sbaglieranno due volte di fila, ma insomma i friulani dimostrano anno dopo anno che, anche dopo dolorose cessioni, riescono a mettere insieme una signora squadra e a dar fastidio a tante (noi di sicuro).

 

E’ COMPLOTTO

Detto di un pungente Civoli alla Domenica Sportiva che, guardando le due milanesi appaiate a 1 solo punto, chiede ironico “Ma quindi anche Allegri si gioca la panchina alla prossima partita?” mi concentro sui cazzi nostri, ché di (auto)critica da fare ce n’è.

Non sono solito dare ragione agli Ultras e ai curvaioli in genere, ma ho trovato illuminanti gli striscioni di sabato sera, che chiedevano conto dell’ “uomo forte in società” oltre a tratteggiare un delicato sillogismo sulla scelta del Mister (“Prendere Gasperini e non volere che giochi con la difesa a tre è come andare a mignotte e chiedere le coccole”).

La solfa, vera e ovviamente cavalcata senza sella da tutti i media, è sempre quella: via Mourinho, l’Inter è tornata nelle mani del solo Moratti, con tutta la miopia strategica che ne consegue. Non tornerò su quanto detto in altri post circa l’inconsistenza della Società-Inter e la conseguente necessità di avere in panchina il suddetto uomo forte, ma il tutto dà ancor di più un saporaccio di “ripiego” alla scelta di Gasperini.

La Tafazzite nerazzurra si estrinseca anche in cagate quali l’imitazione del Mister da parte di Fiorello, che chiaramente è ora attesa come l’oracolo di Delfi dai media sportivi dopo ogni partita: dopo un solo anno dalla conquista di “tutto”, siamo già tornati ad essere carne da barzellette…

 

WEST HAM

Hammers e (soprattutto) tifosi escono indenni dal derby-dei-derby contro il Milwall. Reti inviolate e nessuna notizia di incidenti in quello che è la partita più pericolosa del calcio inglese.

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…

ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…

I SOLITI SINGOLI…

 SAMPDORIA-INTER 0-2

Ottima vittoria contro una squadra e su un campaccio dove, come solertemente fatto notare dai cronisti, Mourinho non aveva mai vinto.

Siamo tornati ai –bei- tempi in cui sono i singoli a cavare le castagne dal fuoco con prodezze individuali, non supportate da una manovra avvolgente e degna di una squadra di livello europeo, con de profundis assortiti sulla qualità del calcio italiano. Della serie: se giocano così questi, che hanno vinto la Cempions, povera Italia, povero ranking, etc etc…

Musica per le mie orecchie.

Cominciando dalle formazioni iniziali, prendo atto del putanoire del nostro staff medico-atletico, vedendo Ranocchia in campo (e ancora una volta tra i migliori) dopo che nei giorni precedenti era previsto per lui uno stop di qualche settimana. Piacevole smentita, insomma, così come vedere T.Motta in panchina ,dopo averlo visto deambulare come il miglior Enrico Toti nell’ultima mezzora in Coppa.

Da ultimo, maledico il neurone di Maicon che, diffidato, nella scorsa partita col Cagliari ha pensato bene di farsi ammonire al 93’ per perdita di tempo, costringendoci a giocare con Nagatomo al suo posto. Che, poverino, il suo lo farebbe anche, se solo i compagni si fidassero un po’ di lui e non arrivassero (è successo una ventina di volte) con palla facile da servire in fascia nel bel corridoio a disposizione, per poi invece cambiare idea e tornare a imbottigliarsi al centro.

Ad ogni modo, dopo un primo tempo più blucerchiato che nerazzurro (buone risposte da JC, un bel palo di Poli, tornato a livelli di attenzione), penso tra me che il centrocampo faccia una fatica boia senza Cuchu e Thiagone, con Deki impegnato più a far da frangi-flutti che a costruire e offendere, col capitano a tappare falle un po’ ovunque, e con Kharjah larghissimo a sinistra, spesso a pestarsi i piedi con Chivu e Eto’o. Sneijder galleggia tra le linee ma sembra un motore ingolfato.

Servirebbe la famosa “prodezza del singolo”, tanto disprezzata dai puristi del bel giUoco quanto agongata da me tifoso-che–se-ne-fotte-dell-estetica-e-vuole-vincere

Arriviamo al 28’ della ripresa, minuto che sempre suscita in me preoccupazione, da quando, ormai 15 anni fa, parlando con un amico, convenimmo che, se non stai vincendo, al 28′ della ripresa “ormai è tardi”. Punizione per noi, che nel dopo gara Di Carlo giudicherà “da non fischiare“ (non pensavo che il calvo veneto-ciociaro appartenesse alla categoria del chiagni-e-fotti), e Sneijder sul pallone. “Sarà un anno e più che non la mette di punizia” smoccolo a mezza voce, appena prima che la palla si infili sul palo alla sinistra del portiere. Golazo!

La partita ovviamente cambia; loro devono mollare qualcosa dietro (fino a quel momento bravissimi e abbottonatissimi) anche se, c’è da dirlo, le cose migliori JC le aveva fatte sullo 0-0, parando alla grande su Maccarrone (altro che con noi fa sempre il partitone, milanista velenosisssssimo). Entra anche Biabiany, ex poco rimpianto, che per fortuna non farà scherzi, come del resto anche l’altro e ben più importante ex, Pazzini, che in 85 minuti toccherà 3 palloni, triste solitario y final  là davanti.

Con i doriani sbilanciati in avanti, Eto’o ha due occasioni in fotocopia, e se sulla prima spara addosso agli avversari, sulla seconda fa 2-0 infilando in mezzo alle gambe del portiere, con i nuovi entrati Pandev e Mariga vanamente in attesa dell’assist per il comodo piattone. E invece no, il Re Leone esce dalla crisi (ho sentito anche questo, ragazzi…) e torna al gol dopo 3 o 4 partite.

Checché ne dica la discutibile logica matematica del geometra Galliani (Zio Fester per gli amici), in 12 partite con Leo l’Inter ne ha vinte 10. Mi accontenterei di fare altrettanto nella prossima dozzina…

 

LE ALTRE

Se una parte di me gode all’inverosimile nell’apprendere dell’ennesima bruciante sconfitta della Juve (che grande attaccante Di Vaio!), l’altra smadonna peggio di un portuale nel ricordare i 3 punti regalati alla Vecchia Signora qualche settimana fa. Quella partita andrebbe presa a risposta automatica per tutte le volte in cui si mette in dubbio il potere e l’importanza delle motivazioni nel calcio (non voglio spingermi a dire “nella vita”, anche se…): loro contro di noi hanno dato tutto -e noi lo dovevamo sapere, cazzo!- ma la tensione la stanno pagando adesso: zeru punti contro Lecce e Bologna, non proprio Real e Barça.

La Roma continua la sua stagione balorda facendosi rimontare 2 gol dal Parma (doppietta di Mocio-Vileda Amauri!) e ammettendo il fallimento nella gestione-Adriano: il ragazzo, dopo un paio di settimanelle in Brasile per curare la spalla lussata, torna (dopo aver perso la solita mezza dozzina di aerei) col braccio al collo e tira pure pacco alla visita di controllo in sede! Montali sconsolato dice che multe ne hanno date e ne daranno ancora, ma che a questo punto, a mali estremi, estremi rimedi. Insomma, rescissione del contratto in vista.

Ma non era l’Inter che non era capace di gestire i suoi uomini? Ne riparleremo tra poco…

Nel frattempo, stasera scontro al vertice tra Milan e Napoli che, ai fini della classifica, andrà comunque a nostro vantaggio (non possono vincere tutte e due…). La mia scaletta di gradimento –chevvelodicoaffà– prevede nell’ordine vittoria Napoli, pareggio, quell’altro risultato. Vedremo…

 

E’ COMPLOTTO

Torno per un attimo al discorso-Adriano perché davvero ieri sera si è chiuso un cerchio. Ora, ricordo distintamente i toni trionfalistici di “scommessa da vincere insieme” all’arrivo del Fu-Imperatore nella città eterna. Sovrappeso in maniera imbarazzante, gli venne messa al collo una sciarpetta con un indicatissimo slogan “Mo’ te gonfio”. http://www1.folha.uol.com.br/folha/galeria/images/2010060913.jpg  Come dire: “già fatto, grazie…”.

La stampa romana e, per estensione quella nazionale, ci ha passeggiato sui testicoli per settimane parlando di riscatto, di occasione per dimostrare di essere ancora un campione, delle difficoltà trovate all’Inter, eccetera eccetera. Invece, ieri sera, la resa finale. Non eravamo noi a non saperlo “prendere” (vi dico io come l’avrei preso…): era proprio lui ad avere problemi suoi, anche seri, ma  per i quali una società di calcio può fare ben poco. Lo dico io, perché nessuno, as usual, avrà l’onestà intellettuale di dirlo.

Ma l’altro avvenimento cui ho assistito su Sky – solo in parte, lo ammetto- è stata una lezione universitaria di Pavel Nedved tutta incentrata sulla sua carriera e sulla correttezza dello sport.

Ora, togliendo i toni da elegìa, era un marchettone per promuovere la sua biografia: niente di male, per carità, ma chiamiamo le cose col loro nome. La cosa che sinceramente mi è sembrata quantomeno bizzarra è chiamare uno come Nedved a parlare di etica sportiva. Uno che è passato ingiustamente alla storia come emblema del guerriero che non molla mai, indistruttibile, etc etc, quando tutti sanno che in campo bastava guardarlo per farlo ruzzolare a terra con zazzera bionda imbizzarrita e smorfia di dolore lancinante. Credo sia secondo solo a Inzaghi quanto a simulazioni. Con la differenza che la stampa MediaServa ha fatto di questo un “pregio” per SuperPippa “lo conosciamo, è il suo modo di giocare, è furbo a cercare e trovare il fallo” e giustificazioni in serie, mentre la fama del biondino è invece proprio quella della “Furia Ceca”, del cavallo imbizzarrito e indomabile.

Cosa c’è di meglio, poi, in una lezione dedicata alla correttezza nello sport, che dire che le sue vittorie le sente tutte in egual misura, tutte vinte sul campo, sonosempre29 e stronzate varie? Già che c’erano potevano chiamare direttamente Moggi e Iuliano; il quadro sarebbe stato completo e decisamente più veritiero.

 

WEST HAM

Nella settimana che ha dato l’ufficialità (o quasi) del nuovo stadio (lo stadio Olimpico di Londra 2012, costruito a Stratford, pieno East End, sarà “ereditato” dagli Hammers), i nostri si ricordano di essere una squadra con un certo blasone, indegna di occupare l’ultimo posto in classifica. 3-1 al Liverpool e folla in tripudio. Agganciamo un trenino di squadre in penultima posizione e il futuro appare roseo e radioso come nemmeno nelle favole.

I’m forever blowin’ bubbles!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

SIMPATICHE CANAGLIE

INTER-ROMA 5-3 

Dovremmo ormai esserci tutti abituati, e invece no: ennesima partita dei pazzi!

90’ che uno spettatore neutrale non esiterebbe a definire spettacolari, soprattutto nella prima frazione, e che premiano un’Inter che piano piano sta recuperando i suoi lungodegenti e torna quindi a somigliare alla squadra dello scorso anno. Si rischia davvero di cadere nel banale, ma essere ovvii non vuol dire contar balle: avere uno Sneijder come quello di ieri sera è leggermente diverso dall’avere chiunque altro in quel ruolo.

L’olandese trova subito il vantaggio e giostra sapiente nella posizione preferita di vertice alto del rombo, tornando a mostrare quel connubio di velocità “de capoccia e de zampa” che rende la manovra nerazzurra rapida e ficcante (sì, ho ingoiato il dizionario di Bruno Pizzul).

Il pari della Roma è una bella azione che però vede errori in serie dei nostri: T.Motta perde palla in ripartenza sulla nostra ¾, Zanna lascia crossare il loro esterno e Maicon dorme invece che spazzare in corner: quel panzone di Simplicio, che già ci purgò in un Parma Inter del 2004, fa 1-1.

A quel punto, come detto, la partita si fa ancor più bella, con occasioni in serie per loro e per noi. In quello che sembra un momento “sì” per la Roma, arriva però il gol di Eto’o, bravo a entrare in area dalla destra (per una volta) e a calciare col sinistro. Il loro portiere non è esattamente perfetto, e la palla va in buca.

Nell’intervallo si parte col “magnificat” del giUoco della Roma, contrapposto alle “azioni dei singoli” dell’Inter: la cosa ovviamente mi fa sogghignare compiaciuto. La ripresa subisce un drammatico cambiamento con il solito colpo di genio di “Fantocci” Burdisso: fallo da ultimo uomo su Pazzini e rigore+rosso inevitabile.

3-1 di Eto’o e Roma in 10 a metà ripresa dovrebbe voler dire partita chiusa. Non per me: ricordo un 3-1 cooi Lupacchiotti ai tempi di Cuper tragicamente finito 3-3, ma per fortuna Morfeo (ferale in quella come in altre occasioni) non gioca più e il passato non si ripete. Tanto più che Motta inzucca il 4-1 intorno alla mezz’ora e sembra davvero finita.

Se non fosse che, complici una punizia dubbia e un corner inventato, i nostri pensano bene di dormire il sonno dei giusti (vedi che Morfeo è ancora tra le balle?) e permettono un clamoroso 4-3 a 10 dalla fine.

Per chi se lo ricorda, lo stato d’animo è molto simile a Inter-Palermo dello scorso anno: da 4-0 a 4-3, e poi il gol liberatorio, allora di Milito, ieri del Cuchu, dopo che il loro portiere ha deciso di parare tutto il parabile e pure di più.

In ogni caso, vittoria e corsa al titolo più lanciata che mai, in attesa di nuove mirabolanti avventure dei nostri amabili psicolabili…

E’ COMPLOTTO

Seguo solo fino a un certo punto i commenti del “dopo”, complice intervista a Mourinho che invece mi vede adorante e con sorriso fisso tipo invasato seguace del santone di turno. Il poco che ho visto è comunque bastato a farmi prendere prendo atto dei seguenti punti:

1)    Il gol di Sneijder (rapidissimo nel destro-sinistro) è fortunoso (Bacconi, la Domenica Sportiva)

2)    Milito è sostanzialmente un pacco ed è depresso: e poi Milito gioca per la squdra, mentre Pazzini sì che è un finalizzatore (Costacurta e Mauro, Sky) (commento di Mario: e tutta la manfrina del “eh ma giocano solo coi singoli, non c’è gioco di squadra???”)

3)    Il rigore di Burdisso su Pazzini nasce da un’azione in cui c’era un fallo per la Roma (Liguori, ControInter)

4)   Sul 4-1 Eto’o dà una manata in faccia a (quella merda di) Taddei (più o meno tutte le moviole, salvo poi dire “mah, forse, insomma non si capisce”)

5)    Il bicchiere non è mezzo pieno, è mezzo vuoto (Sconcerti a Leonardo, Sky)

Morale (ovvia, ripetitiva, scontata, eppure sempre attuale): è crisi Inter.

Piccola chiosa per raccontare l’urto di vomito nell’inciampare su un’intervista fatta a Fra’ Nicola Legrottaglie su StudioSport (MeRdiaset): “avevo quasi firmato con un’altra squadra ma non ero convinto. Il giorno in cui avrei dovuto confermare questa decisione, un amico mi chiama dicendo che durante la sua preghiera ha sentito una forza e una voce che mi invitavano a temporeggiare, perché l’occasione migliore per me stava per arrivare: ed eccomi qui al Milan, di cui ero tifoso fin da bambino”.

Disgustomatico!

LE ALTRE

L’occasione sarà anche stata delle migliori, fatto sta che lui ha giocato 20 minuti per poi uscire con la testa spaccata, mentre il Milan in 2 partite perde 4 punti nei confronti dell’Inter. A Genova non va oltre il pari, mentre la Juve, in attesa del Derby d’Italia, spezza le reni al Cagliari con Matri ovvio protagonista. Il Napoli riprende la sua corsa battendo il Cesena in casa mentre la Lazio casalinga impatta col Chievo. Morale, siamo terzi a -5, con una partita da recuperare. Domenica come detto Juve-Inter, Roma-Napoli e Milan-Parma.

Certo, Valdanito Crespo potrebbe farci un favore, ma concentriamoci sulla nostra di partita e speriamo in bene.

WEST HAM

West Ham-Birmingham 0-1

Chiuso per lutto.

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio...

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio…

VIVI (VIVA?) LEO, CHE’ AL RESTO CI PENSA IL CUCHU

CATANIA-INTER 1-2

Le feste del panettone che alla fine il buon Sancho Panza non è riuscito a mangiare portano con sé 6 bei punticioni nelle due partite di questo inizio Gennaio.

E se il successo contro il Napoli era stato da me preventivato in maniera tranquilla ed ottimista (tanto tempo per preparare la partita, l’inevitabile vento di novità che sempre accompagna l’arrivo di ogni nuovo “Mister”,…), i tre punti di Catania sono invece stati salutati come una piacevole sorpresa. Il fatto poi che siano arrivati dopo una prestazione non esattamente da squadra-spettacolo dà a mio parere maggior lustro alla vittoria, che peraltro arriva in una giornata in cui l’Inter recupera punti sulle dirette concorrenti (3 su romane e Juve, 2 su Milan e Palermo).

La partita è di quelle cazzute, dove non si riesce a cavare un ragno dal buco (nel primo tempo) e quando i ragni arrivano, sono nella nostra area, con Castellazzi bravo a ritardare il vantaggio etneo due o tre volte e la nostra difesa ad incassare un altro gol sugli sviluppi di un corner: Gomez insacca dopo rimpallo di Maxi Lopez  che a me è parso in fuorigioco ma che ovviamente non è nemmeno stato fatto rivedere… Potenza del chiagni e fotti con annessa panolada nel pre partita.

Ad ogni modo, siamo sotto 1-0 a 20’ dalla fine e, se già sul pareggio la vedevo grigia, adesso è notte fonda. Ma la lucidità alberga tranquilla nella crapa lustrissima del Cuchu Cambiasso che, vista la scarsa vena del fratello Milito, si sostituisce a lui nelle vesti di bomber e ribalta il risultato capitalizzando prima di destro l’imbeccata di Stankovic e poi di testa il cross di esterno di Maicon. In 10 minuti cambia tutto e il Catania a quel punto è incapace di reagire. E’ andata bene insomma, si è vinto giocando male, e queste son le partite che personalmente mi danno più gusto.

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Avendo “bigiato” il pezzo su Inter-Napoli, ne faccio un riassunto del riassunto elencando le cose che mi sono e non mi sono piaciute: bene il risultato ovviamente, bene il gioco, nel senso che per una delle prime volte in stagione non c’è stato il solito possesso palla fine a se stesso (modo civile per definire il masturbatorio ti-tic ti-toc) e, cosa più importante di tutte, il concetto di “gruppo” è tornato a livelli di affiatamento mourinhani. La cosa che non mi è piaciuta è una certa incoerenza dei giocatori (a dire il vero inevitabile in una certa misura) testardi nel negare a parole ogni confronto o differenza tra Benitez e Leo, ma palesi nel confermare le tre galassie di distanze tra i due mondi,  a furia di baci e abbracci a Leo manca fosse una bella figliola.

Ora, riconosco che la capacità del brasiliano di creare entusiasmo e “empatia” sia leggermente superiore a quella di Mr Rafa, ma per tanto così ditelo chiaro e tondo: con quello là non era scattata la scintilla, i tanti infortuni avevano fatto il resto e buonanotte al secchio.

Parlando di Leonardo, ammetto senza problemi che la retorica Leonardiana mi trova prevenuto in partenza, e per quel che mi riguarda puzza troppo di comunicazione MeRdiaset-style. Ripeto: stimo la persona, spero nell’allenatore, ma faccio anche i complimenti al suo autore.

Frasi come “non cercavo un lavoro ma un sogno” o “sono cose difficili da spiegare o capire, ma io non voglio né spiegare né capire, voglio viverle” mi puzzano di ufficio stampa ad hoc e ricordano tanto le atmosfere ovattate e zuccherose di Milanello Bianco.

Meglio invece il dopopartita di Catania, con il Mister che non fa mistero della pochezza della prestazione, ponendo al tempo stesso l’accento sulle palle d’acciaio di questo gruppo. La cosa che più mi piace –e se vogliamo la maggior differenza con quanto detto da Benitez in questi mesi- è proprio la considerazione dell’attuale insieme di giocatori, visto dallo spagnolo come un limite, o comunque un qualcosa di fortemente migliorabile, e considerato invece da Leo come un’ottima base con cui lavorare. Chiaro, un conto è avere a che fare con due terzi di squadra ai box coi flessori KO e un altro è avere una dozzina di titolari disponibili e disposti al sacrificio l’un per l’altro.

Il diavoletto nel mio cuore (cit. vendittiana) mi farebbe chiedere chi si debba ringraziare per l’accozzaglia di infortunati, che giocoforza rendevano meno “sexy” la rosa dei disponibili per Mr Rafa, ma insomma cosa fatta capo ha, ed ora godiamoci la ritrovata “empatìa”, che pare essere la nipote del più noto “amalgama” dell’epoca di Massimino, e che tutto sommato rende bene l’idea di unità di intenti che pare ritrovata con l’arrivo del Signor Billò.

Chiudo dicendo che, per ora, c’è la persona “sbagliata” con le idee “giuste”. Mi spiego: è evidente che dal Sig. Massimo all’ultimo dei panchinari ci sia molta più fiducia in Leo di quanta ce ne sia mai stata in Benitez. Leo dalla sua grida ai quattro venti la sua stima e ammirazione per il gruppo che negli ultimi anni ha vinto tutto, e questo non può che accrescere l’autostima e la buona predisposizione dei giocatori verso l’allenatore.

Da vecchio cuore nerazzurro avrei preferito che una situazione del genere la potesse creare Zenga, o anche solo BeppeBaresi, pezzi di storia nerazzurra, e non un milanista –per quanto piacevolmente atipico- come Leonardo.

Ma tant’è, questo abbiamo, con questo andiamo avanti; e non è detto che sia poco!

 

LE ALTRE

Detto di una Roma che si fa rimontare e superare dalla Samp, in una partita meRdiaticamente battezzata come “l’occasione di una grande rivincita dopo la beffa dello scorso anno” (e invece once more with feeling!), il weekend sarebbe stato perfetto se i cugini non avessero “sculato” un pareggio in casa contro l’Udinese con 4 gol così caratterizzati: uno a pochi secondi dall’intervallo, un altro su clamoroso autogol, il terzo con Pato in sospetto fuorigioco (almeno per me, ma as usual guai a farlo rivedere…) e il quarto al 92’ dopo sospetto fallo in attacco di Ibra.

Lo so, sono di parte, ma siccome non lo dirà nessuno, lo dico io. Ora potete farvi stordire dal “cuore Milan” e dal grande “spot per il calcio” offerto da una capolista che si fa fare 4 gol in casa da una squadra di centro classifica.

 

WEST HAM

Dopo la cinquina rimediata a Newcastle e recuperi vari delle altre squadre, torniamo nella palude che purtroppo  ben conosciamo (leggasi ultimo posto), oltretutto con Behrami probabile partente. Uno dei pochi buoni che se ne va, la vedo durerrrrrrima…

Di buono c’è il successo con i cugini di maglia del Barnsley in FA Cup: 2-0 e terzo turno superato. C’mon you irons!

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque...

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque…

COLABRODO ESISTENZIALE

INTER-BRESCIA 1-1

Lo so che il titolo è un po’ apocalittico -e un po’ alla Frengo e stop– ma la partita di sabato mi ha lasciato la netta sensazione che il gioco sia finito. The party is over.

Permettetemi due sbrodole che valgono da sfogo da tifoso da Bar: non si può avere una squadra in cui la metà si rompe solo a guardarla, e l’altra metà ha la dinamicità di un 90enne paraplegico. Simpatica appendice, la metà deambulante vuole entrare in porta col pallone e deliziare la platea con triangoli stretti e colpi ad effetto.

Morale: dovette andare tutti aff…

Contro il Brescia l’Inter gioca bene i primi 10 minuti: li chiudiamo nella loro trequarti e si cerca il pertugio, salvo poi beccare la pera al primo ribaltamento di fronte: rimpallo su Samuel, Lucio in ritardo nel raddoppio, e (S)Caracciolo, ennesima nostra bestia nera, la mette in diagonale.

Poco dopo Maicon, lodato nel pre-partita da Branca perché da un mese gioca con un ginocchio in disordine, decide che dopotutto chi è lui per non partecipare al festival della contrattura, e si ferma toccandosi la coscia.

Inevitabile, penso io, visto l’andazzo.

Ok, siamo sotto 0-1, più di un’ora da giocare, vediamo se Sancho Panza mette Santon (scelta più equilibrata) o Biabiany (rischiando subito il tutto per tutto).  Il genio invece mette Cordoba.

Cordoba.

Lo riscrivo perché a leggerlo non ci si crede. Ho detto e scritto più volte che fino ad adesso non mi ero ancora pronunciato su Mr Rafa proprio per la pochezza di alternative a disposizione, ma se la preparazione tattica tanto decantata è questa, io dico: ridatemi Bagnoli! Il colombiano, povero Cristo, fa quello che sa fare: corre velocissimo ma con la palla tra i piedi è il solito scempio, e tra cristi e madonne del sottoscritto si arriva a metà tempo.

Nella ripresa, fuori anche Sneijder: malore in spogliatoio la motivazione ufficiale, anche se, dopo il ritardo mestruale palesato dal nervosismo isterico di Genova è sempre più forte il sospetto che l’olandese sia in dolce attesa. Dentro il giovane nigeriano Obi, praticamente il fratello minore di Leroy Johnson (copyright Simona C. – Simo avevo detto che l’avrei scritto ed eccola servita la citazione, corredate da foto a supporto della tesi). Il ragazzo si erge dalla triste mediocrità del centrocampo interista e mostra buona corsa e un tiro non disprezzabile.

La media di due cambi forzati a partita è rispettata e raggiunta già a metà tempo, ma l’Inter riesce a superarsi con l’infortunio più grave della stagione e per una volta nemmeno imputabile alla disastrosa preparazione: Samuel atterra male dopo un contrasto con il maledetto (S)Caracciolo e si rompe tutti i legamenti possibili del ginocchio sinistro. Vedere un duro come lui contorcersi dal dolore è roba brutta e impressionante.

Forza “Muro” siamo tutti con te…

Tanto per non farla lunga arriviamo al nostro pareggio, che nasce da un bello scambio Eto’o-Pandev-Eto’o. Il camerunense cade a contatto con un loro difensore e l’arbitro fischia il rigore. Dubbio? Di più, molto molto generoso. Convintissimo che sullo 0-0 non l’avrebbe mai fischiato. Non posso aggiungere altro. Se mi fischiano contro un rigore così mi incacchio di brutto. Tant’è: il Re Leone fa il suo mestiere ed è pareggio.

Tempo –e tutto sommato anche modo- di vincerla ci sarebbe, perché il Brescia comprensibilmente già assaporava il successo, e non ha più la forza di ripartire. L’assalto all’arma bianca è però alquanto sterile da parte nerazzurra, con un Milito in grave ritardo fisico che gioca gli ultimi 20’ coi crampi (probabilmente non era prevista una sua presenza fino al 90’, ma vista la carneficina che ha colpito i compagni…). E quando la Dea Bendata ci offre sul piatto d’argento un rimpallo che libera il Principe sul dischetto del rigore al 49’ e 30 secondi, Diego spara alto vanificando quel che sarebbe stato un furto con destrezza.

Prima di quello, c’è da sottolineare, con la stessa chiarezza con cui si è detto della “generosità” del rigore accordato, un palese sgambetto di Zebina ai danni di Milito in area di rigore. Penalty questo sì solare ed evidente, ignorato però dall’arbitro e ancor di più dai giornalisti nel dopogara.

 

PENSIERINO DELLA SERA 

Tornando al titolo di questa settimana, con il “crack” di Samuel ho proprio pensato: “è finito tutto”. Lo so, chiamatemi inconsolabile, miserabile pessimista, ma davvero non vedo come una squadra in questo stato possa riprendersi, fisicamente e ancor più mentalmente, e ricominciare a vincere. La partita di ieri (per non parlare di quella di martedi) mi ha ricordato troppo da vicino tante altre Inter ammirate –si fa per dire- fino al 2006: il mantra non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo sale come un crescendo rossiniano. Vero che con Milito e Sneijder anche solo al 70% di quelli dell’anno scorso potremmo rientrare in gioco (parlo di Italia, chè in Europa il jolly ce lo siamo giocati l’anno scorso). Vero anche che le nostre rivali non stanno facendo esattamente terra bruciata intorno a loro (e in questo caso il livellamento verso il basso è di tutta evidenza, con tutto il rispetto per la Lazio capolista). Ma davvero è realistico pensare ad una squadra che torni ad avere fame ed unità di intenti degni di questo nome? Più prosaicamente: quanto è lontano il giorno in cui si potrà avere uno straccio di centrocampo con uno straccio di idea sul cosa fare durante una partita? A quando il prossimo tiro da fuori? Un sano contropiede? O saremo condannati a vedere Lucio che esce palla al piede e cozza contro i due mediani avversari, e Coutinho che fa una bella serpentina per poi tirare la mozzarella al portiere giusto per farsi dire “E’ bravino, ha bei numeri, ma è troppo leggero”?

In questo clima idilliaco, costruttivo e pieno di ottimismo, entriamo nella settimana che, dopo turno infrasettimanale a Lecce, culminerà nel derby di domenica sera.

 

LE ALTRE

Vincono tutte, presto detto: il Milan vince a Bari (segnano Ambrosini e Flamini, ho detto tutto). La Juve-che-ha cuore-ed-è-più-squadra getta il cuore oltre l’ostacolo e piega un Cesena volitivo. La Roma vince il derby con merito e due rigori –solari- e ferma la Lazio, ora a due punti dai cugini, tre da noi e quattro da gobbi e Napoli.

Tutto ancora aperto dunque? Aritmeticamente sì. Per il resto, citando il sommo Pizzul “qui ognuno la vede a modo suo” (detta al momento del cambio di Baggio a USA ’94, quella del “questo è matto” indirizzato a Sacchi).

  

E’ COMPLOTTO

 Poche righe anche oggi, vista anche la mia latitanza dallo schermo nel weekend. Mi limito a ribadire la palese malafede dei pennivendoli che fanno sondaggi e plebisciti per palesare l’errore dell’arbitro in occasione del rigore data a Eto’o, compensati dal silenzio assordante che circonda la cianghetta del mercante d’arte Zebina sul Principe.

Tanto per non essere soli, c’è chi meno di 24 ore dopo ha fatto di meglio. Se nel caso dell’interista la scelta arbitrale più giusta sarebbe stata quella di lasciar proseguire, i gobbi con Bonucci vedono trasformato un palese fallo in attacco con la massima punizione.

Ma la Juve ha cuore, è più squadra dell’Inter e sa far fronte alle mille assenze.

 

WEST HAM

Brodino, sotto forma di pareggio 2-2 fuori casa a Bimingham.

Un mio amico sardo mi diceva “a ticu a ticu se jena u riu” (il fiume si riempie goccia a goccia).

Sperando che il fiume da riempire sia più simile al Lambro che al Nilo…

Fame, I'm gonna live forever...

Fame, I’m gonna live forever…

 

... in questo caso non proprio "forever"

… in questo caso non proprio “forever”

SINDROME ALFANO

GENOA-INTER 0-1 

Manuél Alfano è un signore ormai prossimo alla cinquantina, col naso grosso e lo sguardo vagamente invasato, di professione “preparatore atletico”. Chi segue il calcio non da troppo lontano lo ricorderà responsabile della parte atletica dell’Inter di Hector Cuper, anni di (dis)grazia 2001/2002 e 2002/2003.

Stagioni avare di soddisfazioni, anni più che oscuri dal punto di vista della liceità sportiva (si veda al riguardo il sensazionalistico ma pur sempre attendibile “Juve: il grande inganno” di A. Arrighi, Kaos edizioni); soprattutto mesi costellati da stiramenti, contratture, affaticamenti, strappi. Narra la leggenda che sotto quell’infame gestione l’Inter collezionò 23 stiramenti al bicipite femorale in una sola stagione. Lo ricordo ancor oggi nelle mie imprecazioni della sera, e per inciso credo sia stato per lui -e non tanto per Cuper- che Ronaldo nel 2002 decise di levare le tende, direzione Madrid.

Come a dire: “grazie, ma a scassarmi son più bravo da solo“.

Tornando ai giorni nostri, la sindrome pare non essere stata debellata, e siccome la gramigna non muore mai, a fine ottobre possiamo vantare il poco invidiabile primato di 15 infortuni muscolari da Agosto ad adesso… Ultimi ad entrare -o tornare- nel club degli zoppi sono stati Julio Cesar (un portiere che si stira un polpaccio è roba per collezionisti) e Cambiasso (qui siamo alla recidiva, casistica purtroppo più frequente e -ri-purtroppo – preoccupante).

Personalmente provo ormai fastidio fisico nel vedere la corsa dei nostri che si interrompe, la mano che si tocca “il dietro” della gamba , l’altra che fa strani gesti alla panchina, gli occhi spiritati a metà tra il disperato e il bestemmiante.

Ad aggravare la cosa, come detto, abbiamo casi in cui il rientro dello zoppo è risultato palesemente affrettato (Cuchu, Milito. Thiago Motta…), ma è la situazione fisica dell’intera squadra ad essere ben lontana da una qualsiasi forma di decenza calcistica.

Le due circostanze (infermeria piena e ritmo-bradipo) mi portano a dover rimandare il giudizio complessivo sulla squadra, che nel frattempo acchiappa 3 punti d’oro a Genova, con un Grifone che, per la “mole di gioco” espressa (what goes around comes around…), avrebbe meritato almeno-almeno un pareggio.

Il contrappasso tra l’Inter macinatrice di giUoco contro i cugini Doriani di 5 appena giorni prima, e che ha però prodotto solo uno sterile 0-0, non fa altro che accrescere le mie convinzioni sul fatto che il 90% delle chiacchiere sul giUoco siano per l’appunto masturbazioni mentali  buone per il tennico e el sciur Ambroeus che albergano in ognuno di noi. Stringi stringi quel che conta è buttarla dentro e, se in linea generale posso concordare con chi dice che giocando “bene” a lungo andare hai più chances di vincere, sul breve periodo queste considerazioni, personalmente, non mi toccano nemmanco di striscio.

Tanto per chiarire, qualche fanatico sacchiano, più realista del re, arriverebbe a preferire lo 0-0 contro la Samp al mezzo furto di venerdì: lascio a voi ogni  commento su siffatta filosofia calcistica.

Tornando a quadricipiti e flessori, martedì a Londra tocchera fare a meno di altri due titolari, schierando Castellazzi ed il redivivo Muntari, match-winner soprtattutto grazie alla paperissima del portiere genoano Eduardo, topica che peraltro avevo in certo senso previsto, considerati i precedenti del portiere non proprio granitici quanto ad affidabilità…

Ci sarà da soffrire, dico fin d’ora che firmerei un pareggio, ma al là della singola partita spero che la mia squadretta torni ad essere la simpatica compagine di ragazzotti prestanti che abbiamo imparato a conoscere e non un nosocomio ambulante.

LE ALTRE

Detto che nemmeno quest’anno Bin Laden ha voluto esaudire il mio desiderio (petardone in tribuna rossa durante Milan Juve), ho assistito al match sperando come al solito in un brutto 0-0 pieno di espulsi e polemiche. Tra le due, era meglio che perdessero i cugini (non sia mai, neanche per puro sbaglio, che io mi auguri una vittoria dei “diversamenti strisciati”, quali essi siano): così è accaduto, con in più la gustosissima azione che ha portato al 2-0 di Del Piero. Come ho detto all’amico juventino con cui stavo guardando il match, spero solo che Sissoko abbia avuto la decenza di non esultare, visto lo scempio calcistico di cui si è reso protagonista prima di appoggiare indietro (sapiente assist!) al capitano gobbo. Ibra continua a sembrarmi importante tanto quanto Eto’o lo è per l’Inter, con la piccola differenza che mentre il Re Leone è di fatto ancor oggi l’unica punta disponibile, lo Svedoslavo là davanti si tiene per la manina con tutti i suoi amichetti carioca.

Ma non cercate conferma di ciò. chè non si può dir male della squadra del padrone, nemmeno quando perde!

Per il resto, due conferme dalla Capitale: la Lazio si conferma in stato di grazia (vittoria a Palermo non troppo dissimile dalla nostra a Genova), Totti si conferma uno psicolabile (ennesimo rosso della carriera, con show degno der Libbanese uscendo dal campo).

Ma lui, si sa, è un esempio per i gggiovani.

E’ COMPLOTTO

Come scritto poche righe sopra, sono il primo a dire che la vittoria a Marassi è grasso che cola, visto com’è andata la partita. Questo dovrebbe -per una volta- mettermi al riparo da ogni accusa di partigianeria. La prermessina didascalica per motivare la collezione di sacramenti che ho tirato fuori, sentendo da più fonti la partita riassunta con testuali parole: “L’Inter vince a Genova su paera del portiere nell’unico tiro in porta della partita“. Per la cronaca, un solissimo Eto’o si è divorato il vantaggio alla mezz’ora del primo tempo calciando a lato da non più di 7 metri, mentre nella ripresa Biabiany, servito da uno Sneijder in formato 2009/2010, ha sparato addosso al portiere da ottima posizione.

Non voglio passare per psicolabile, nè smentirmi da solo, ma paradossalmente questa partita poteva anche finire 3-0 per noi! Quindi non rompessero i cabasisi. E poi, una buona volta, si decidessero: conta il giUoco? allora con la Samp è stata una buona Inter. Conta il risultato? Vinto 1-0 in trasferta, zitti e mosca! Tertium non datur.

Per il resto, godibilissima la mezz’ora di Controcampo, ai cui partecipanti non sembra vero di poter parlare d’altro invece che indugiare sulla sconfitta interna del Milan. Tiene banco il caso Cassano, con i più audaci, o meglio cerebralmente disturbati (tipo Frèngo Ordine), a dire che Garrone non avrebbe dovuto agire così, e che ha sbagliato a creare con il giocatore un rapporto tipo padre/figlio. Lanciato l’assist, non è passato un secondo ed è partito il contrappunto: “Sì sì, come Moratti con Recoba e Ronaldo!“.

Grazie, cominciavo a preoccuparmi!

WEST HAM

Nel derby contro l’Arsenal resiste fino all’87°, contro ogni logica ed ogni divinità del calcio. Delle 100 occasioni avute dai Gunners, una buona metà derivano da assist -si spera involontari- dei nostri difensori che, nel disperato tentativo di liberare l’area, servivano su piatti d’argento decine e decine di occasioni agli increduli attaccanti biancorossi.

L’ultimo posto è ora saldamente nelle nostre mani. Ci stiamo anche comodi, visto che gli ex-coinquilini hanno avuto la malsana idea di fare punti…

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!