COMPLIMENTI, PROPRIO UNA BELLAMMERDA

LECCE-INTER 1-0

L’Inter si produce in una delle specialità della casa: rovinare in 90’ il lavoro di mesi.

Con la sconfitta di Lecce, si polverizza l’importanza aritmetica del derby vinto sui cugini (la goduria quella no, quella rimane!), si ritorna schisci ad un anonimo quinto posto, quando invece si poteva agganciare l’Udinese al 3°, si crea un caso Sneijder e si fa capire come anche Ranieri, di solito uomo moderato e di buon senso, ogni tanto faccia “la cazzata”.

E “la cazzata”, a mio parere, è stata quella di togliere l’unico essere pensante e deambulante del nostro centrocampo, alias il nanetto olandese numero 10, spegnendo così ogni residua possibilità di guizzo e genio là in mezzo.

Per il resto, è la classica partita maledetta, con il loro portiere a far le uova e parare di tutto, con i nostri in costante ambasce a contenere i vari Speedy Gonzales salentini (Di Michele, Cuadrado, Muriel… ma mettere Cordoba ieri no eh?) e con l’ultracinquantenne Giacomazzi a centro area libero di stoppare (coscia o mano?) e girare in rete, controllato a debita distanza da Samuel e soprattutto Lucio, con Julio Cesar non proprio reattivo nello sdraiarsi per la parata.

Il primo tempo ha visto l’Inter creare più palle gol di quante normalmente vengano “cagate” in 2 o 3 partite, il che, gol preso a parte, mi pareva un buon viatico per iniziare la ripresa da dove si era finito. Macchè!

Oltretutto la mia sindrome di accerchiamento mi porta a non capire perché, saltando Samuel di testa e venendo poi travolto dal loro portiere, non venga fischiato rigore… la mia impressione è che i portieri siano troppo tutelati: tu non puoi nemmeno toccarli, ma loro possono travolgerti impunemente…

Tornando alla cronaca, sull’ultima palla del primo tempo, Wes sfancula il Pazzo reo di avere osato tirare in porta dal limite dell’area (cosa evidentemente concessa solo ai giocatori col numero 10 sulla maglia…). Lì per lì sembra il classico “vaffa” dovuto al momento della partita, con l’intervallo lì apposta per mettere ordine. Invece Sneijder rimane seduto (punizione disciplinare? Non posso pensare ad una motivazione tattica, ho troppo rispetto per l’intelligenza di Ser Claudio); al suo posto Alvarez, su cui non c’è molto altro da dire. Per una volta il problema non è (tanto) quello che entra, è proprio quello che esce…

La ripresa è infatti un’accozzaglia di tiri da fuori area, di gente ammassata davanti al loro portiere che produce mischioni furibondi, qualche corner pericoloso (2 gol giustamente annullati per fuorigioco) ma zero ordine e zero possibilità di giocartela con un minimo di visione di gioco.

Morale, l’abbiam presa nel culo e ben ci sta. Peccato perché il turno era apparentemente favorevole ai nostri. Che serva da monito ai “tabellisti” che già calcolavano giorno e ora della scalata in testa alla classifica. Il problema di chi rincorre è che non può mai permettersi un giro a vuoto: l’abbiamo imparato nella nostra storia recentissima (l’anno scorso con Leo) e recente (chiedere alla Roma che per due volte vide frustrata la sua rincorsa ai nostri danni da punti persi in casa contro avversari abbordabili). Sulla partita in sé non c’è altro da dire, sul campionato forse nemmeno…

 

LE ALTRE

Che sia sempre più un affare tra Milan e Juve è tanto evidente quanto triste. I gobbi giocano da indiavolati e la sola cosa che mi pare possa farli fallire è la “sindrome Spalletti”: troppo obbligati a giocar bene per vincere, con la pericolosa conseguenza di non riuscire a sfangare quelle partite in cui fisiologicamente non puoi andare a manetta.

L’esatto opposto del Milan, che si gode un Ibra sfavillante, che ora si mette pure a pennellare punizioni manco fosse Platini. Con lui in squadra, l’80% del lavoro è fatto. Poi è ovvio che quelli là vogliono che tutti si dica che c’è anche il giUoco e l’amore, ma quando c’è Zlatanasso tutto il resto è noia.

 

E’ COMPLOTTO

Ragazzi, sono stato a casa una settimana con l’influenza, quindi avrei da scrivere per mesi…

Noto come sempre più spesso la mia attenzione (per non dire paranoia) si poggi non tanto sul rapporto media-Inter, quanto su quello media(servi)-Milan. E’ poi il contrasto tra i due atteggiamenti a creare situazioni deliranti…

Rimando a una dozzina di ottimi post letti in rete (i soliti inappuntabili FabbricaInter, BausciaCafé) per varie disamine sul caso Tevez, e mi concentro sul come una società (con doverosa “s” minuscola) possa tenere al guinzaglio altri club di Serie A con la loro prona e supina connivenza, e con i media che, lungi dal denunciare la stortura di una simile situazione, arrivano ad esaltare l’artefice di questo teatrino dei pupi. Il Geometra Galliani in estate si è comprato Nocerino per 500 mila euri, con Zamparini che evidentemente non sapeva proprio che farsene di un nanetto del genere. Poche settimane fa, Preziosi del Genoa ammette candidamente di aver fatto un regalo allo Zio Fester di cui sopra, facendo tornare Merkel al canile di origine senza colpo ferire (oddio, il colpo Merkel l’ha preso, ginocchio ko e 2 mesi ai box: tié!). Incidentalmente, il depauperamento del centrocampo rossoblù è lo stesso motivo per cui lo scambio alla pari Muntari-Kucka non va in porto (ancora Preziosi “ho già perso Merkel, non posso mica indebolirmi ancora…”). Ancora, il teatrino tragicomico di Maxi Lopez sequestrato per una settimana in un hotel di Milano e impossibilitato anche solo ad andare al gabinetto in attesa di qualche cenno da Via Turati, con il solo Montella, allenatore del Catania, a far notare che una scena del genere non l’aveva mai vista in 20 anni di calcio, è un’altra delle robe che può succedere solo a certe latitudini.

Da buon ultimo, il solito Cravattagialla incassa insulti in mondovisione e per iscritto dal Manchester City, che lo accusa delle peggio cose per un dirigente di calcio (e cioè di trattare direttamente col giocatore aggirando il Club, cosa su cui lo stesso Galliani ha abbaiato più volte allorquando club stranieri venivano ad insidiare i suoi protetti); insulti che fanno il paio col buco nell’acqua di Londra di 2 settimane fa e che nessun pennivendolo ha ovviamente voluto sottolineare. La stampa nostrana è stata ed è tuttora più realista del re, continuando a dare credito a un collezionista di figure di merda e di condotte paramafiose come pochi altri. L’ultima conferma l’abbiamo avuta venerdì, giorno in cui Tevez è sembrato prima vicinissimo poi (definitivamente?) lontanissimo da Milanello. Come ha chiosato il nostro a questo nuovo 2 di picche del City? Dicendo “Siamo riusciti a mantenere la parola data a Maxi Lopez, noi alla parola data ci teniamo”. Non solo nessuno ha aperto bocca, ma anzi tutti hanno raccontato dello sdegno del succitato Geometra nell’apprendere che, pensa te, il City non ci voleva stare a farsi perculare da Tevez e Milan, pertanto l’intera trattativa era condizionata al pagamento di una penale nel caso in cui questo celeberrimo diritto di riscatto non fosse stato esercitato. Capito? Non è il Milan che agisce nel peggiore dei modi speculando sulla situazione. No, è il City che “tiene una condotta che il Milan non può né vuole accettare!”

Parlando di Inter, in attesa della conferma della conferma della permanenza di Thiago Motta, faccio rilevare come, al solito, le trattative di mercato che coinvolgono l’Inter, siano esse di acquisto o cessione, abbiano numeri da questura durante le manifestazioni: così come quest’estate Pastore e Sanchez sono stati pagati più di 40 mln a testa, ed i 25 mln per Eto’o sono stati giudicati da tutti un’offerta irrinunciabile, adesso gli 8-10 messi sul piatto dal PSG per Motta sono ovviamente giudicati più che congrui, a fronte degli altrettanti per la metà di Kucka… Quando poi la discussione scivola su De Rossi e sulla possibilità di un rinnovo con clausola rescissoria di una decina di mln, ecco che l’ultrà mediatico si fa sentire “evvabbè, ma a ddièsci milioni De Rossi ‘o svenni” (lo svendi in lingua italica. Per la cronaca, l’autrice dell’assioma cartesiano è Vanessa Leonardi, SkySport, evidentemente parte della gens romana-e-romanista).

It’s the same old story…

 

WEST HAM

Campionato fermo per la FA Cup. Si riprende con la madre di tutte le battaglie: West Ham – Milwall: terremoto nell’East End!

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

SETTIMO SIGILLO (CON DESTREZZA)

INTER-LAZIO 2-1

E’ andata di lusso. Acchiappiamo la settima vittoria di fila in campionato con una delle peggiori Inter targate Ranieri. E applausi al nostro Mister che non si nasconde di fronte ai giornalisti pronti a saltargli alla giugulare nel post partita. Abbiamo vinto dopo essere stati sotto e dopo aver sofferto per larghi tratti;  il primo tempo vede Rocchi (l’attaccante, non l’arbitro) spadroneggiare ridicolizzando Lucio in un paio di occasioni, mentre Alvarez per 44’ torna quello indolente e da schiaffi di inizio stagione.

In mezzo non c’è l’altro compassato Thiago Motta, e la sua importanza la capisci proprio quando marca visita. L’Inter a metacampo piazza le due vecchie volpi Zanna e Cuchu, ma nessuno dei due ha la dote del far correre la palla veloce e sapiente. Di tutto ciò approfitta la Lazio, che fa vedere belle cose con Hernanes, Ledesma, Klose e Rocchi. Il crucco è splendido, pur in una serata in cui sbaglia un gol per lui facilissimo: capisci che classe, impegno e professionalità possono vivere dentro un fisico statuario e una faccia triste e  bislunga.

Preso il “cetriolo” che passa in mezzo alle gambe di Lucio e beffa Julione sul palo lontano i ragazzi non accusano il colpo: schifo facevano prima e schifo continuano a fare. Non è tanto nel possesso palla e nel fraseggio che si latita –come sappiamo siamo maestri di difesa-e-contropiede – quanto proprio nel ripartire veloci e velenosi. Davanti non arriva un pallone fino al 44’, quando il peregrinare intelligente del Principe non lo porta al limite dell’area: la titubanza laziale è infinitesimale eppure decisiva, Milito “vede” il buco, ci si infila chiedendo triangolo ad Alvarez e spara di sinistro a battere Marchetti. Pareggio insperato con ottima combinazione dei due argentini che, c’è da dirlo, si trovano molto bene (mi pare sia il terzo gol di Milito su suggerimento di Ricky camomilla): Alvarez può così rientrare negli spogliatoi –e rimanerci- con un voto in più su una pagella altrimenti disastrosa.

Doppio cambio di Ser Claudio che inserisce Sneijder e Obi per il già citato lungagnone argentino e per Chivu: si passa dal 4-4-2 al rombo, con Wes che agisce dietro i due puntelli Milito-Pazzini. Qualcosa cambia, chè l’olandese ha una voglia matta di giocare e pare fisicamente a posto. Qualche bel lancio di 30 metri basta a scaldare il pubblico e dare fiducia alla squadra, ma per passare in vantaggio ci vuole tutto il fiuto del gol del Pazzo che, con un polpaccio in fuorigioco, scatta su imbeccata del capitano e supera il portiere con un pallonetto a traiettoria orbitale. Dita a V sotto gli occhi e cuscini malmenati sul divano di casa.

La partita la portiamo a casa nonostante le gufate di Zio Bergomi (“L’Inter è insuperabile quando passa in vantaggio dopo essere stata sotto, in questi contesti si esalta), le statistiche sinistre di Caressa all’ingresso di Cissé (che “proprio in questo stadio segnò al Milan per poi addormentarsi per il resto del girone di andata”) e l’occhio precisissimo di Rizzoli, che vede la spinta (che c’è) di Klose su Lucio prima del colpo di gomito di Psycho e fischio fallo per noi.

Come detto all’inizio è andata bene, e un turno di campionato in cui avevamo l’impegno più difficile ci mantiene a distanze immutate dalle prime tre, con lo stuzzicante dettaglio di aver superato proprio gli aquilotti in classifica, che riluce ora in tutto il suo splendore mostrando un’Inter al quarto posto.

 

LE ALTRE

Come detto Juve Milan e Udinese vincono senza grossi problemi, anche se il mio gufaggio sperava che almeno i gobbi potessero trovare difficoltà in terra orobica. Rien à faire, sarà per la prossima, si spera, con un tristissimo derby cromatico tra Juve e Udinese, nel quale fatalmente almeno una delle due perderà punti. A noi approfittarne, Lecce permettendo…

I cugini sbancano Novara con doppietta di Ibra (ma che non si dica che dipendono da lui perché se lo dici la Madonna piange!) e gol balordo di Robinho, dopo stop malandrino di Nocerino.

Dietro bene la Roma che passeggia sui resti del Cesena, mentre il Napoli inciampa ancora in provincia, pareggiando nel finale a Siena grazie a Kung Fu Pandev in gran spolvero.

 

E’ COMPLOTTO

Godibilissima la settimana post derby, in cui monta un coro sempre più sostenuto di di Erinni giustizialiste e amante del bel calcio, alla caccia di Ranieri e dell’Inter tutta, colpevole di aver vinto un derby in contropiede.

Devo dire che il Mister comincia a piacermi anche nei modi (nella sostanza non l’ho quasi mai criticato): rifarsi alla storia dell’Inter, e sottolineare come le grandi epoche nerazzurre siano state tutte caratterizzate da una difesa ferrea a dalla ferale rapidità nel ribaltare l’azione mi trova assolutamente d’accordo. A ulteriore controprova, aggiungo io, chè non fa bello per Ranieri parlar male dei colleghi, i tentativi di discostarsi dalla filosofia di Herrera-Trapattoni-Mourinho (il Mancio solo in parte) si chiamano Orrico, Lucescu e Gasperini. Pur partendo dall’assioma per cui non c’è un modo universalmente valido di giocare e vincere, mi pare ovvio che all’Inter ci si trovi meglio con determinate caratteristiche rispetto ad altre. La masturbazione del possesso palla, in altre parole, la lasciamo ad altri.

Curioso anche che l’ennesimo infortunio di Forlan porti a considerare “fallimentare” l’esperienza del Cacha all’Inter, mentre il nuovo mese di stop di Pato per il millesimo stiramento della sua pur breve carriera sia derubricato a “breve stop dopo il gol qualificazione in Coppa Italia”.

A conclusione, Di Gennaro che parla di Ibra è stucchevole quasi come Altafini che parla del Barcellona: ogni passaggio è “geniale”, ogni giocata è “incredibile” e via così… Ovviamente, quel che a mio parere è un gollonzo (il 3-0 di ieri ci mette un quarto d’ora a rotolare in porta, con mezzo Novara impietrito ad assistere allo spettacolo) diventa un gol spettacolare a cui si stenta a credere, applaudito anche dai tifosi avversari. Tempo due giorni e faranno il parallelo con il golazo (quello sì!) fatto all’ultima partita giocata con la maglia “giusta”, a fine campionato 2008/2009 (for further reference: http://www.youtube.com/watch?v=rdD2EyWAYxE&feature=fvst ).

 

WEST HAM

Battuto il glorioso Nottingham Forest, protagonista assoluto della fine degli anni 70 con due Coppe dei Campioni vinte sotto l’eccentrica guida di Brian Clough. So che sono passati più di trent’anni, ma volevo dare un po’ di lustro al 2-1 che ci lancia solitari in testa al campionato!

Per la gioia di Panchito, èPazzoPazzogol!

Per la gioia di Panchito: èPazzoPazzogol!

4×4

INTER-LECCE 4-1

Il guttalax in zona gol funziona.

Dopo mesi di stitichezza, e diversi episodi di defecatio isterica (cit. Prof. Sassaroli) l’Inter prorompe in tutto il suo potenziale intestinale di macchina da gol, segnandone 4, colpendo altrettanti legni in meno di un’ora di gioco e portando a casa la quarta vittoria consecutiva.

Prima, ovviamente, c’è stato il golazo di tal Muriel che, a cose fatte, può consolarci quantomeno per due motivi: 1) il gol è tanto bello quanto irripetibile (la palla passa tra tre nostri difensori e si insacca sul primo palo) e soprattutto 2) il figuro non è al primo gol in serie A, avendone già segnato uno –altrettanto bello!- una settimana fa.

 L’Inter mostra, seppur al cospetto degli ultimi in classifica, altresì detentori della peggior difesa, una fluidità di manovra sconosciuta fino a oggi, con un Alvarez che per la prima volta fa capire che tipo di giocatore può essere: lento si sa, ma anche bravissimo nel dribbling stretto e praticamente da fermo, e con buona visione di gioco se messo dietro le punte. Forlan gioca un tempo e piglia due pali, muovendosi in 45’ più di quanto Pazzini faccia in 2 mesi. Ruoli diversi, certo, ma uno come El Cacha può farci comodo, essendo la punta più versatile del gruppo. In mezzo, Ranieri impone a tutti di dar palla a Motta, che la sa far girare. I suoi lo prendono alla lettera, sommergendo il compagno di passaggi che assomigliano alle “sòle” in ambito di lavoro: “mmm… c’è una menata da risolvere, a chi la posso piazzare? A Motta!”. Devo quindi assolvere l’italo brasiliano, per il quale come forse saprete nutro quel misto di amore-odio tipico delle love story più struggenti; il ragazzo gioca tremila palloni, nemmeno dei più semplici, e qualcuno fatalmente lo perde, pure maluccio, spianando la strada a qualche contropiede salentino. Per fortuna, dopo la bambola presa in avvio con Muriel, Julione torna sugli scudi chiudendo tutto il chiudibile.

La difesa, quando non scivola, è su ottimi livelli: Lucio-Samuel sono la solita sicurezza, pur tra gli sgusciantissimi attaccanti leccesi, Maicon e (soprattutto) Nagatomo sono due irediddìo. Il secondo tempo del nippico è la pratica dimostrazione di come sia meglio essere veloci e intelligenti, anziché velocissimi ma senza neuroni, come il Cuadrado leccese con cui si è incrociato per 90 minuti.

Là davanti, dopo la macumba di pali colpiti (nell’ordine Forlan, Pazzini, Samuel e Forlan complice deviazione leccese), arriva il tanto agognato pareggio su cross di Maicon: pane per i denti di Pazzini che arpiona la palla e la 1-1. Le speranze di fare il 2-1 prima dell’intervallo sono vane, ma il mio cuoricione deve aspettare poco per tranquillizzarsi: il tempo di un doppio cambio nell’intervallo (Milito e Cambiasso per Forlan e Faraoni), ed ecco Alvarez mettere palla in verticale per il Principe dei “vecchi tempi”: diagonale di destro e palla in rete!

Dopo un paio di infarti causati da palle perse a centrocampo e conseguenti miracoli del nostro portiere su Corvia e Di Michele (che credo NON abbia segnato all’Inter per la prima volta in vita sua…maledetto!) sale in cattedra un indiavolato Nagatiello che piazza due assist per il 3 (Cuchu) e 4 (Alvarez) a 1. Partita in ghiaccio e, per una volta, senza tribulare fin oltre il 90°.

Par gnanca ver…

 

LE ALTRE

L’Inter trae giovamento dal turno pre natalizio, ottenendo strenne da un paio di campi: Udinese-Juve finisce senza reti, così come Lazio-Chievo, il che significa due punti recuperati a tre delle quattro squadre che ci precedono in classifica. Vince solo il Milan, contro un Cagliari tamente generosoda farsi un gol da solo e far di tutto per non ostacolare Ibra nel 2-0… Maledetti!

Ottimi Roma e Napoli, che però sono dietro di noi.

E’ COMPLOTTO

Io credo che Causio abbia avuto la sorella insidiata da un magazziniere quand’era all’Inter. Non è possibile che lo si trovi a commentare i nostri solo quando gioca il Lecce (sua città natale), o l’Udinese (dove ha finito la carriera e dove credo viva tuttora): il tutto con quell’acredine mascherata da imparzialità e voglia di vedere una partita aperta e combattuta. Non mi spiego altrimenti il tifo mal dissimulato per il Lecce che si danna a ricercare il pareggio. Ad ogni modo, sucasse pure lui…

Mi è poi parso un filo eccessivo il commento al gol di Milito, col riferimento a compagni commossi e gente in lacrime: oh, va bene che era in crisi e non segnava da un po’, ma non era reduce da un’amputazione o roba simile: è un attaccante che ha sempre segnato e che si spera continuerà a farlo, che sta vivendo (ha vissuto?) un periodaccio come quelli che capitano a tanti attaccanti. Eppure…

Se i nostri cugini reiterano il reato di falso ideologico ogni giorno (il club più titolato al mondo… a dire stronzate!), noi siamo, senza tema di smentita, il club meno mediatico del mondo. Il problema è che, snobisticamente e masochisticamente, ce ne vantiamo anche…

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione...

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione…

TUTANKHAMON

INTER-UDINESE 0-1

Il titolo è ovviamente allusivo, e debbo un ringraziamento a Gio’ che facendo la battuta mi ha fatto cambiare in corsa la frasetta tragicomica a cui avevo pensato.

10 Tutankhamon e un Faraone; 10 mummie che camminano in campo col girello e un giovincello che fa quel che può, lo fa anche bene, ma da cui non è giusto aspettarsi miracoli a manciate. Se poi, quando il suddetto faraone esce per crampi, la squadra spegne anche quel minimo di triste decenza fatta vedere fin lì… sèmm a post!

Ho letto il commento sul Corriere di Fabio Monti, uno dei tanti pseudo interisti che in realtà passano la vita a sparare ad alzo zero contro la squadra “perché lo fanno per il suo bene”: tanto per chiarire, è quello che l’anno scorso preconizzava pesanti punizioni per l’Inter per l’acquisto di Pandev come antipasto di una successiva revoca dello scudetto del 2006.

Si commenta da solo, insomma.

Epperò, esattamente come l’orologio fermo, anche lui due volte al giorno segna l’ora giusta: nel suo pezzo parlava di squadra finita, da rifondare con giudizio e visione strategica, e soprattutto intravedeva un aspetto positivo nell’ennesima sconfitta casalinga della stagione: l’ineluttabilità di questo declino e la fine di qualsiasi alibi o giustificazione. Come diceva Bartali gli è tutto sbagliato…

Il rigore uccellato di Pazzini è ovviamente un incidente che può capitare (ask David Beckham and John Terry for references…) ma è purtroppo simbolico del momento dei nerazzurri. Momento che oltretutto non pare essere così passeggero, dato che i problemi sfiorano ormai la cronicità e si fanno ogni giorno di difficile soluzione.

E’ difficile in occasioni del genere mantenere la lucidità e riuscire ad isolare i pochi aspetti positivi, anche perché di fronte abbiamo avuto l’esatto punto di arrivo di un progetto che da noi non è mai partito: un attento e continuo monitoraggio dei giovani di tutto il mondo, con la speranza di averne 1 o 2 ogni anno che possano soddisfare il requisito più raro al mondo per il tifoso nerazzurro: “essere-da-Inter”.

Vedere Isla, Armero, Basta furoreggiare sulle fasce, con corsa e tecnica, e sapientemente telecomandati dall’odioso quanto bravo Guidolin, è un contrappasso durissimo da accettare, ma altrettanto inevitabile. Loro (l’Udinese, non il Real o il Manchester Utd), negli anni hanno scoperto e preso Sanchez, Di Natale, Inler, Handanovic, più almeno altrettanti buoni cursori (vedi i tre citati poc’anzi), a prescindere dall’allenatore seduto in panchina.

Noi nelle ultime tre finestre di campionato abbiamo comprato poco e soprattutto male, e venduto se possibile peggio (il riferimento non è tanto alle cessioni di Balotelli e Santon, di cui personalmente non ho pianto la dipartita, quanto alla (s)vendita di Eto’o, la cui importanza e bravura nel coprire le magagne nerazzurre emerge ancor di più in questi mesi). Noi quest’estate abbiamo pagato una dozzina di milioni per Alvarez, che non è un regista, non è un’ala, non è una punta, ma che soprattutto è il giocatore più lento che abbia mai visto, senza nemmeno essere veloce di pensiero, che è di solito la qualità con la quale si cerca di supplire alla gamba marmorea (vedi “king of bradips” Thiagone Motta).

Niente, l’Inter ovvero il Sig. Massimo hanno legittimamente deciso che soldi non ne vogliono più spendere, che vogliono rientrare di tutti gli sforzi fatti in 15 anni (e cara grazia che ci sono stati, e grazie di cuore per tutto quel che abbiamo vinto). L’ho già detto mille volte: rientra nei loro diritti e al posto loro ragionerei nella stessa maniera. Ma non venite a spacciare questo per strategia oculata, valorizzazione dei giocatori attualmente in rosa, vincoli imposti dal Fair Play finanziario e balle varie.

Come detto mille altre volte il circolo è vizioso, perché se soldi e giocatori acquistabili già adesso non abbondano, non arrivare in Champions l’anno prossimo (ipotesi quantomeno da prendere in considerazioni alla stato attuale…) produrrà meno entrate nelle casse nerazzurre e meno “appeal” presso i giocatori più bravi a trasferirsi sulla sponda giusta (è sempre e comunque giusta, per definizione) del Naviglio.

La partita di Sabato è perfino superfluo commentarla: finché l’Inter ha giocato per non prenderle ha fatto la sua onesta partita, è riuscita a creare qualche isolata azione (ricordo un bello scambio Milito-Motta e un bel cross al volo di Faraoni non sfruttato da Pazzini) senza rischiare granché. Per ammissione dello stesso Ranieri, quando ha voluto vincere la partita, inserendo Zarate al posto del ragazzo coi crampi, l’abbiamo presa in culo una volta, e potevano essere almeno due.

Se a tutto ciò aggiungete l’imponderabile, ossia espulsione di Zanetti per doppia ammonizione, la seconda delle quali genera un penalty ben parato da Julio Cesar, ed il già citato rigore sbagliato dal Pazzo nella guisa di cui s’è detto, si può ben capire il momentaccio vissuto dai ragazzi, e ancor di più la lunghezza del tunnel nel quale si sono infilati…

 

LE ALTRE

Juve e Milan fanno corsa l’una sull’altra, per ora accompagnate dalla sola Udinese che però non pare attrezzata per poter tener testa alle due odiatissime rivali. Si profila quindi un testa a testa bianco-rosso-nero, in un nauseabondo clima di restaurazione che speriamo non abbia altre metastasi in giro.

Il Napoli batte il Lecce e si rimette in pista dopo qualche gara di appannamento, in attesa del mercoledì di Champions.

La Roma sbrocca totalmente a Firenze, dove rimedia tre pere e tre espulsioni, alla faccia del proggetto. Mal comune mezzo gaudio, ma anche no, chè di cazzi ne abbiamo abbastanza in casa nostra…

 

E’ COMPLOTTO

C’è…c’è… anche in una giornataccia come quella di sabato, la ciccia qui non manca mai. Tra le sottigliezze che solo un malato come me può notare ce ne sono alcune che mi fanno persin piacere nella loro periodica manifestazione di sé: il perché i giocatori del Milan abbiano sempre gli anni “giusti” fino al giorno in cui passano al successivo, mentre quelli interisti dal giorno dopo abbiano già un anno in più, è un mistero della fede, o forse della prostituzione intellettuale. So che la spiegazione non rende l’idea, vado con l’esempio.

Due ipotetici giocatori di Inter e Milan nati entrambi il 10 Ottobre 1990: fino al 9 Ottobre 2011, quello del Milan avrà avuto 20 anni, mentre già dall’11 Ottobre 2011 quello dell’Inter ne avrà 22.

Altro esempio, letto per l’ennesima volta in questi giorni: il Milan è la squadra che ha mandato in gol più giocatori. Primato sempre molto importante secondo me, perché testimonia della varietà di modi per andare in gol e la non dipendenza da un solo giocatore. Ora, la seconda squadra di questa particolare graduatoria è la disastrata Inter di questi tempi. Ci sarebbe quindi ragionevolmente di che consolarsi, dicendo, va beh almeno quei pochi gol che segnano sono ben distribuiti. Invece no: Pazzini non segna a San Siro da Maggio, Milito è un morto che cammina, per Forlan chiamate pure la Fusetti.

Da buon ultimo, al 90’ della partitaccia di sabato –sulla quale, come si sarà capito, ho volutamente volato alto- Milito viene steso in area, anche se il termine più corretto sarebbe “stritolato”, tanto che la botta non gli consente di battere il rigore (vai a sapere cosa sarebbe successo, ma coi se e coi ma non si fa la storia, tanto per abusar di frasi fatte…). Quella merda umana di Caressa, vedendo il replay, riesce a dire  “palla piena, prende la palla piena”, prima che lo Zio gli faccia sommessamente notare che per lui quello è rigore. A quel punto fa il professorino e dice “beh in effetti il regolamento dice che se il difendente tocca la palla e poi l’avversario, e la palla rimane nella disponibilità dell’attaccante, allora è fallo”.

Ma vai a giocare a poker, vai…

 

WEST HAM

Anche gli Hammers vittime del sabatus horribilis: sconfitta interna con i colleghi di maglia del Burnley: il derby claret & blue finisce 1-2. Per fortuna perde anche il Southampton capoclassifica, e si rimane 2° a meno due dalla testa…

Il Faraone

Il Faraone

CANDELONE OPERAIO

TRABZONSPOR-INTER 1-1

Nelle lunghe e calde estati della mia adolescenza, ingannavamo le serate “pre-patente” atteggiandoci a consunti e avvizziti frequentatori di bar di quart’ordine, ammantati di fumo, birra calda e soprattutto di tavolo da biliardo.

Troppo poco esperti per osare imbracciare la stecca, passavamo così ore interminabili avventurandoci in estenuanti partite a “boccette”, soppesando pareri e lanciando giudizi come veri e propri tènnici da bar.

Mancandoci quel mezzo secolo di esperienza per azzardare giocate geometricamente superiori alla linea retta e farci belli con vertiginosi giochi di sponde, uno dei pezzi forti del repertorio era il “candelone operaio”: la boccia, almeno nelle intenzioni, una volta toccata la sponda di fronte al giocatore, tornava lemme lemme ad appoggiarsi al boccino, in modo da conquistare il punticino.

Poche musse, direbbero a Genova: prendi il poco che riesci e torna a casa soddisfatto.

E’ la stessa sensazione che ho nel vedere l’Inter di questi tempi, e di ieri sera in particolare: una partita di una tristezza infinita, nella quale speculiamo per un’oretta buona su un pari che ci consente di vincere il girone di burro (per non dir di peggio) grazie al colpo gobbo dei francesi in terra russa.

La vittoria del girone ci consente di affrontare negli ottavi una squadra qualificatasi come seconda nel proprio raggruppamento. Col culo che abbiamo, e forse per giusta nemesi, beccheremo ovviamente una seconda “coi controcazzi”, tipo un Manchester Utd inopinatamente in difficoltà contro svizzeri e portoghesi.

Volendo farci del male e parlare della partita, non ci sono grosse novità: Alvarez fa un’altra buona metà di gara (in questo caso il primo tempo, chè nella ripresa non è pervenuto): segna addirittura un bel gol dopo triangolo con Milito tanto elementare da immaginare quanto raro da vedere. Facendone la radice quadrata, assomigliava un po’all’1-0 di T. Motta nel derby di agosto, anno di grazia 2009/2010.

Il ragazzo oltretutto riesce, non so quanto volontariamente, a recuperare qualche altro pallone nella propria metacampo, sulla falsariga di quanto già fatto vedere sabato col Cagliari.

Niente di clamoroso, per carità, ma il miglioramento è innegabile. Per contro, Milito, assist a parte, fa abbastanza tristezza. E’ lasciato solo là davanti e di palle ne arrivano poche. Nella ripresa avrebbe anche l’occasione per puntare l’area e infilarsi tra i due centrali come ai bei tempi, ma dopo la palla recuperata dal solito Cuchu e subito proposta in profondità, il nostro si allarga sulla sinistra facendosi rimontare e guadagnando un corner. Nell’immagine successiva, si vede il Principe-mani-sulle-ginocchia a centro area e Cambiasso che lo rincuora, sincerandosi del corretto funzionamento dei principali parametri vitali del compagno.

In tutto ciò, Stankovic passa 90° a picchiarsi con Zokora e Zanetti fa il suo compitino. In avanti, prima Zarate e poi Coutinho mi fanno esaurire il plafond di bestemmie ben prima del novantesimo, visto che il primo dovrebbe essere quello veloce e nelle due occasioni in cui è lanciato a rete si fa anticipare dal portiere, mentre il secondo è tornato ad essere il bambino triste e sperduto che abbiamo imparato a conoscere (voce fuori campo: “La mamma del bambino con la maglia numero 29 è attesa al posto di polizia dello stadio”).

La buona notizia, come detto in apertura, è il superamento del turno che ci consente di concentrarci sul solo campionato da qui a Natale. Si spera che possa servire per recuperare un po’ di decenza e di infortunati. Per il resto, come recitava un geniale striscione giallorosso in terra albionica qualche anno fa: “no trip for cats”.

LE ALTRE

Il Napoli fa il colpaccio e batte il City tornando al secondo posto. A meno di suicidi a Villarreal e contemporanee imprese inglesi in terra teutonica, dovrebbe passare come seconda, eliminando i Mancio Boys e togliendo a noi l’impaccio di quel girone (Napoli seconda non può incontrare l’Inter prima, essendo squadre dello stesso Paese).

Vediamo se lo stesso “favore” ce lo farà il Milan stasera: ospite a San Siro il Barça, che in teoria se li dovrebbe mangiare a colazione. Sappiamo però che già all’andata i diversamente milanesi hanno fatto il colpaccio (chiamiamolo così va…) e quindi, pur sperando nella goleada catalana, non sono tranquillissimo.

Inutile dire che, in caso di vittoria dei cugini, e conseguente (o quasi) vittoria nel girone, il proverbiale culo che accompagna i nerazzurri ci consegnerebbe seduta stante un succulento ottavo con trasferta in Catalogna incorporata…

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare, se non il fatto che il passaggio del turno come prima è stato a dir poco ofuscato dal Napoli vittorioso e dall’incombente sfida delle sfide dei galattici dell’universo della Madonna dell’Incoronéta.

Vedere Caressa liquidare Ranieri in 3 secondi, perché “dellà ce stà ggià Mancini” è la degna testimonianza del nostro attuale appeal presso i media: del resto, ripeto sempre, se stavamo sul cazzo quando vincevamo tutto, figurati adesso che facciamo sincera pietà.

Altra chicca, sentire il commentatore Sky dire che “l’Inter con Alvarez torna a segnare in Turchia dopo più di 30 anni” fa il paio con genialità tipo “L’Inter non batte il Ponteranica da 103 anni”.

Ma ancora ci stupiamo?

Squadr(ett)ona!

Squadr(ett)ona!

OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…

CLOSING TIME

INTER-CATANIA 3-1

Vittoria bella, allegra e serena nell’ultima giornata di campionato. Il Cholo Simeone torna a San Siro e riceve il doveroso tributo dal pubblico che l’ha amato per due anni e rimpianto per il biennio successivo, vedendolo giocare e vincere in maglia-Lazio dopo che lo scellerato Lippi lo mise alla porta “perché creava problemi in spogliatoio”.

Amarcord a parte, i ragazzi ci mettono l‘impegno, considerando quella contro il Catania la prova generale della finale di Coppa Italia di domenica prossima. L’applicazione è ripagata dai gol, a dire il vero favoriti da un Catania un po’ troppo svagato, e Pazzini può aggiungere due tacche alla sua Colt in meno di un’ora di gioco. Il primo gol arriva dopo un contrasto deciso di Kharja contro un non altrettanto volitivo avversario, che fa arrivare palla al Pazzo: esterno destro e palla sul palo lungo, talmente bello che dalla TV la mia prima impressione è che avesse segnato Stankovic. Dico questo perché, a mio parere, Stankovic è uno di quelli che i gol li fa sempre “belli”; di più: credo che lo stile di gioco dello zingaraccio dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio, visti gli ottimi fondamentali, la struttura fisica e la giusta cattiveria agonistica del soggetto in questione.

Chiuso l’inciso elegiaco nei confronti del Drago, torno al Pazzo per sottolinearne la gragnuola di gol (11) in soli 5 mesi: acquisto azzeccato, non c’è che dire, stante soprattutto la stagione balorda di Milito. Anche nell’ultima di campionato si è visto che il Principe cercava di segnare in tutti i modi, soprattutto dopo che il suo dovere l’aveva fatto con l’assist a Pazzini per il 2-0. E invece “ciccia”, è proprio vero che il gol più lo cerchi e meno lo trovi… Egoisticamente parlando spero che non sia convocato per la Copa America e che possa quindi farsi una bella vacanza e una preparazione come Cristo comanda, onde evitare l’ecatombe di stiramenti sofferta negli ultimi mesi… Stesso pensiero per il Cuchu, arresosi all’ennesimo guaio muscolare nell’ultimo allenamento, ma ancora ignaro della sorte che lo attende (“incerti i tempi di recupero” recita il copione in questi casi). Il concetto è ovviamente applicabile a Samuel, appena rientrato dopo un semestre di attesa causa ricostruzione del crociato, e al buon Capitano, eterno e indistruttibile quanto si vuole ma pur sempre prossimo alle 38 primavere…

Ovvio che la speranza di un meritato riposo per i “miei” campioni si mischi a una buona dose di egoismo, visto che “casualmente” abbiamo deciso di regalare a Panchito qualche giorno di salutare aria montana verso la metà di Luglio. E se uno dice “montagna” pensa subito al Trentino. E se uno dice “Trentino” pensa subito a Pinzolo, dove guarda caso i ragazzi si troveranno a sgambettare più o meno in quei giorni. Morale, quanta più gente non sarà convocata in Sudamerica, tanto più Panchito avrà occasione di vedere i suoi idoli da vicino.

Cosa non si fa per far contenti i bambini…

Tornando per un attimo ancora al match, resta da segnalare la sabongia con cui Nagatiello timbra il 3-0 (secondo gol personale e relativo inchino face to face con Zanna) e l’inguacchio difensivo (leggasi fuorigioco sbagliato) che permette al Catania di fare il gol della bandiera.  Triplice fischio finale e “liberi tutti”.

Per il Campionato ci vediamo a settembre; per la Coppa Italia ma racumandi…

  

E’ COMPLOTTO

Clima di smobilitazione, quindi poco da rilevare. Qualcuno dica a Caressa che Samuel si è infortunato a Novembre e non Settembre, e che quindi è rientrato in campo dopo 6 mesi e non 8; cazzate, lo so, ma per uno che si fa vanto di conoscere regolamenti e statistiche a menadito, e che non perde occasione per farne sfoggio saccente, beccarlo in castagna dà ancor più soddisfazione. Per quel che riguarda i cugini, rimando ai link condivisi in settimana per ribadire “certe caratteristiche”. Mi limito solo, ad abundantiam direbbero gli azzeccagarbugli, a esprimere il mio sconcerto per la sfilata del Meravigliuosi chez Dolce & Gabbana, per quella che era una vera e propria sfilata di moda con presentazione di book fotografico sui giocatori annesso. Ora, io capisco che al giorno d’oggi il calciatore abbia un impatto a livello di immagine che non può essere ignorato, ma vedere come la dirigenza del Milan cavalchi l’onda è una roba che mi disgusta ogni volta di più.

Per il resto, concludo dicendo che l’Inter ha il miglior attacco della Serie A, pur avendo segnato Milito solo 5 gol: ciò non toglie nulla allo scudetto rossonero –come già detto meritato-, ma fa capire che l’Inter c’è e ci sarà, a patto di non dare credito illimitato agli attuali campioni. Non facciamo come “quelli là” insomma, che hanno esposto l’immenso Maldini a figuracce indegne del suo nome facendolo giocare fino a 40 anni, con le ginocchia che scricchiolavano ad ogni passo…

Non vorrei insomma dover arrivare a citare il sommo: “appendi le scarpe al chiodo… meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!

 

LE ALTRE

L’Udinese stra-merita il quarto posto e festeggia, arrivando a rendere simpatico anche un pretino falso modesto come Guidolin. Di solito non lo reggo, ma è innegabile che abbia costruito un gioiellino, godendo anche della fiducia della società dopo le 4-sconfitte-4 nel primo mese di Campionato. Da vedere ora quanto il giocattolino verrà smembrato e come si presenteranno ai preliminari di Champions, dove il rischio di beccare qualche squadrone (tipo Arsenal, per dire…) comunque esiste. Ad ogni modo, giù il cappello ai bianconeri friulani, e sinceri complimenti anche a Reja. La sua Lazio è arrivata a un soffio dal 4° posto avendo una squadra che si è aggrappata a pochi giocatori di qualità (Hernanes, Zarate quando c’ha voglia, Mauri) ma che ha cavato fuori il massimo da tutti. ‘A Maggiga ripartirà dall’Europa League, forse con Ancelotti neo-licenziato dal Chelsea, mentre la Juve avrà la settimana libera, potendosi concentrare solo sul Campionato, con chierichetto Conte in panchina. Non dico altro per non maramaldeggiare…

 

WEST HAM

Tanto per non lasciar dubbi, l’ultima giornata in casa finisce con l’ennesima sconfitta: un bel 3-0 che non aggiunge niente alla tristezza di una stagione iniziata come l’Udinese (0 punti nelle prime 4 o 5 giornate) e continuata come la Sampdoria. Fate voi…

Gran bello!

Gran bello!

I SOLITI SINGOLI…

 SAMPDORIA-INTER 0-2

Ottima vittoria contro una squadra e su un campaccio dove, come solertemente fatto notare dai cronisti, Mourinho non aveva mai vinto.

Siamo tornati ai –bei- tempi in cui sono i singoli a cavare le castagne dal fuoco con prodezze individuali, non supportate da una manovra avvolgente e degna di una squadra di livello europeo, con de profundis assortiti sulla qualità del calcio italiano. Della serie: se giocano così questi, che hanno vinto la Cempions, povera Italia, povero ranking, etc etc…

Musica per le mie orecchie.

Cominciando dalle formazioni iniziali, prendo atto del putanoire del nostro staff medico-atletico, vedendo Ranocchia in campo (e ancora una volta tra i migliori) dopo che nei giorni precedenti era previsto per lui uno stop di qualche settimana. Piacevole smentita, insomma, così come vedere T.Motta in panchina ,dopo averlo visto deambulare come il miglior Enrico Toti nell’ultima mezzora in Coppa.

Da ultimo, maledico il neurone di Maicon che, diffidato, nella scorsa partita col Cagliari ha pensato bene di farsi ammonire al 93’ per perdita di tempo, costringendoci a giocare con Nagatomo al suo posto. Che, poverino, il suo lo farebbe anche, se solo i compagni si fidassero un po’ di lui e non arrivassero (è successo una ventina di volte) con palla facile da servire in fascia nel bel corridoio a disposizione, per poi invece cambiare idea e tornare a imbottigliarsi al centro.

Ad ogni modo, dopo un primo tempo più blucerchiato che nerazzurro (buone risposte da JC, un bel palo di Poli, tornato a livelli di attenzione), penso tra me che il centrocampo faccia una fatica boia senza Cuchu e Thiagone, con Deki impegnato più a far da frangi-flutti che a costruire e offendere, col capitano a tappare falle un po’ ovunque, e con Kharjah larghissimo a sinistra, spesso a pestarsi i piedi con Chivu e Eto’o. Sneijder galleggia tra le linee ma sembra un motore ingolfato.

Servirebbe la famosa “prodezza del singolo”, tanto disprezzata dai puristi del bel giUoco quanto agongata da me tifoso-che–se-ne-fotte-dell-estetica-e-vuole-vincere

Arriviamo al 28’ della ripresa, minuto che sempre suscita in me preoccupazione, da quando, ormai 15 anni fa, parlando con un amico, convenimmo che, se non stai vincendo, al 28′ della ripresa “ormai è tardi”. Punizione per noi, che nel dopo gara Di Carlo giudicherà “da non fischiare“ (non pensavo che il calvo veneto-ciociaro appartenesse alla categoria del chiagni-e-fotti), e Sneijder sul pallone. “Sarà un anno e più che non la mette di punizia” smoccolo a mezza voce, appena prima che la palla si infili sul palo alla sinistra del portiere. Golazo!

La partita ovviamente cambia; loro devono mollare qualcosa dietro (fino a quel momento bravissimi e abbottonatissimi) anche se, c’è da dirlo, le cose migliori JC le aveva fatte sullo 0-0, parando alla grande su Maccarrone (altro che con noi fa sempre il partitone, milanista velenosisssssimo). Entra anche Biabiany, ex poco rimpianto, che per fortuna non farà scherzi, come del resto anche l’altro e ben più importante ex, Pazzini, che in 85 minuti toccherà 3 palloni, triste solitario y final  là davanti.

Con i doriani sbilanciati in avanti, Eto’o ha due occasioni in fotocopia, e se sulla prima spara addosso agli avversari, sulla seconda fa 2-0 infilando in mezzo alle gambe del portiere, con i nuovi entrati Pandev e Mariga vanamente in attesa dell’assist per il comodo piattone. E invece no, il Re Leone esce dalla crisi (ho sentito anche questo, ragazzi…) e torna al gol dopo 3 o 4 partite.

Checché ne dica la discutibile logica matematica del geometra Galliani (Zio Fester per gli amici), in 12 partite con Leo l’Inter ne ha vinte 10. Mi accontenterei di fare altrettanto nella prossima dozzina…

 

LE ALTRE

Se una parte di me gode all’inverosimile nell’apprendere dell’ennesima bruciante sconfitta della Juve (che grande attaccante Di Vaio!), l’altra smadonna peggio di un portuale nel ricordare i 3 punti regalati alla Vecchia Signora qualche settimana fa. Quella partita andrebbe presa a risposta automatica per tutte le volte in cui si mette in dubbio il potere e l’importanza delle motivazioni nel calcio (non voglio spingermi a dire “nella vita”, anche se…): loro contro di noi hanno dato tutto -e noi lo dovevamo sapere, cazzo!- ma la tensione la stanno pagando adesso: zeru punti contro Lecce e Bologna, non proprio Real e Barça.

La Roma continua la sua stagione balorda facendosi rimontare 2 gol dal Parma (doppietta di Mocio-Vileda Amauri!) e ammettendo il fallimento nella gestione-Adriano: il ragazzo, dopo un paio di settimanelle in Brasile per curare la spalla lussata, torna (dopo aver perso la solita mezza dozzina di aerei) col braccio al collo e tira pure pacco alla visita di controllo in sede! Montali sconsolato dice che multe ne hanno date e ne daranno ancora, ma che a questo punto, a mali estremi, estremi rimedi. Insomma, rescissione del contratto in vista.

Ma non era l’Inter che non era capace di gestire i suoi uomini? Ne riparleremo tra poco…

Nel frattempo, stasera scontro al vertice tra Milan e Napoli che, ai fini della classifica, andrà comunque a nostro vantaggio (non possono vincere tutte e due…). La mia scaletta di gradimento –chevvelodicoaffà– prevede nell’ordine vittoria Napoli, pareggio, quell’altro risultato. Vedremo…

 

E’ COMPLOTTO

Torno per un attimo al discorso-Adriano perché davvero ieri sera si è chiuso un cerchio. Ora, ricordo distintamente i toni trionfalistici di “scommessa da vincere insieme” all’arrivo del Fu-Imperatore nella città eterna. Sovrappeso in maniera imbarazzante, gli venne messa al collo una sciarpetta con un indicatissimo slogan “Mo’ te gonfio”. http://www1.folha.uol.com.br/folha/galeria/images/2010060913.jpg  Come dire: “già fatto, grazie…”.

La stampa romana e, per estensione quella nazionale, ci ha passeggiato sui testicoli per settimane parlando di riscatto, di occasione per dimostrare di essere ancora un campione, delle difficoltà trovate all’Inter, eccetera eccetera. Invece, ieri sera, la resa finale. Non eravamo noi a non saperlo “prendere” (vi dico io come l’avrei preso…): era proprio lui ad avere problemi suoi, anche seri, ma  per i quali una società di calcio può fare ben poco. Lo dico io, perché nessuno, as usual, avrà l’onestà intellettuale di dirlo.

Ma l’altro avvenimento cui ho assistito su Sky – solo in parte, lo ammetto- è stata una lezione universitaria di Pavel Nedved tutta incentrata sulla sua carriera e sulla correttezza dello sport.

Ora, togliendo i toni da elegìa, era un marchettone per promuovere la sua biografia: niente di male, per carità, ma chiamiamo le cose col loro nome. La cosa che sinceramente mi è sembrata quantomeno bizzarra è chiamare uno come Nedved a parlare di etica sportiva. Uno che è passato ingiustamente alla storia come emblema del guerriero che non molla mai, indistruttibile, etc etc, quando tutti sanno che in campo bastava guardarlo per farlo ruzzolare a terra con zazzera bionda imbizzarrita e smorfia di dolore lancinante. Credo sia secondo solo a Inzaghi quanto a simulazioni. Con la differenza che la stampa MediaServa ha fatto di questo un “pregio” per SuperPippa “lo conosciamo, è il suo modo di giocare, è furbo a cercare e trovare il fallo” e giustificazioni in serie, mentre la fama del biondino è invece proprio quella della “Furia Ceca”, del cavallo imbizzarrito e indomabile.

Cosa c’è di meglio, poi, in una lezione dedicata alla correttezza nello sport, che dire che le sue vittorie le sente tutte in egual misura, tutte vinte sul campo, sonosempre29 e stronzate varie? Già che c’erano potevano chiamare direttamente Moggi e Iuliano; il quadro sarebbe stato completo e decisamente più veritiero.

 

WEST HAM

Nella settimana che ha dato l’ufficialità (o quasi) del nuovo stadio (lo stadio Olimpico di Londra 2012, costruito a Stratford, pieno East End, sarà “ereditato” dagli Hammers), i nostri si ricordano di essere una squadra con un certo blasone, indegna di occupare l’ultimo posto in classifica. 3-1 al Liverpool e folla in tripudio. Agganciamo un trenino di squadre in penultima posizione e il futuro appare roseo e radioso come nemmeno nelle favole.

I’m forever blowin’ bubbles!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

GRAVISSSSIMO

JUVENTUS-INTER 1-0

La puzza di cacata è forte e pressante.

Il giramento di balle è a livello vorticoso.

Potrei tranquillamente incollare qui il pezzo scritto dopo Juve Inter dello scorso anno.

Domanda: ma i nostri non hanno ancora capito che contro di noi i gobbi (e Clouseau) fanno sempre la partita della vita? E se Leo l’anno scorso non c’era, 8/11 della squadra titolare è identica a quella di 14 mesi fa, e quindi in teoria consapevole del rischio “coltello-tra-i-denti”.

Eppure.

Eppure regaliamo un primo tempo fatto di sterile possesso palla, con annessa stronzata difensiva (Cordoba, vabbè che salti in alto, ma dove cazzo vai???) e niente altro, se escludiamo un’occasione per Pazzini dopo pochi minuti da catalogare alla voce “troppo bello per essere vero, nel dubbio la sbaglio”. Loro corrono come indemoniati e fanno la partita che tutti (tranne quelli in campo) si aspettavano, e la sola speranza è che non riescano a tenere quei ritmi per 90’.

Nella ripresa in effetti calano, pur avendo altre due-tre occasionissime con Matri (l’unica nota “positiva” della serata è che abbia segnato lui e non quella biscia impazzita di Toni, che più passano gli anni e meno sopporto); con l’andare della partita il baricentro si sposta sempre più dalle parti di Buffon, nonostante le solite carenze di fosforo di buona parte dei nostri (per la cronaca, ho contato 4 rimesse laterali consecutive consegnate direttamente agli avversari). Pazzini gira bene di testa: la torsione è scopadea (copyright quel pirla di Pellegatti, ma anche l’orologio fermo una volta al giorno segna l’ora giusta…), la palla però è colpita fin troppo bene, e finisce centrale tra le mani del camerata Gigi. A metà ripresa Leo decide di abbandonare il rombo e passare al 4-2-3-1 (cava Kharjah e mette Pandev), e dopo una decina di minuti fa entrare il nippico Nagatomo per spostare Zanna a centrocampo: questo vuol dire che esce il Cuchu, che -chi mi conosce sa- farei giocare anche con una gamba sola.

Oltretutto gli ultimi 20’ passano con la panchina che chiede ogni 3 secondi a Thiago Motta “come stai?“, e a quel punto mi chiedo perché non cambiare lui , restituendo il Cuchu al ruolo di “volante” davanti alla difesa. Ma, per essere onesti, è pura partigianeria calcistica, non credo sarebbe cambiato molto. Anche perchè, a ben vedere, l’occasione di pareggiare ci sarebbe, e pure ghiotta, ma Eto’o sbaglia nel momento meno opportuno il primo tiro dell’anno, spedendo sulla traversa un velenoso cross di Maicon che aveva attraversato tutta l’area, a portiere ormai battuto.

Battuta: roba che se ci fosse stato Muntari… (vedi Inter-Juve del Novembre 2008).

Come se non bastasse, 3 minuti dopo sempre il Re Leone cicca di sinistro un’altra palla a pochi passi da Buffon in uscita.

La Juve (duole dirlo) merita di vincere; per fare un po’ il WalterVeltroni di me stesso, potrei dire “ma anche l’Inter avrebbe meritato il pareggio”. Meritato forse è una parola grossa, ma certo quella cazzo di traversa sta ancora tremando.

La mia tabellina prevedeva 4 punti tra ieri e mercoledì. Imperativo a questo punto sbancare Firenze per far finta di crederci ancora.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia contro il Parma e torna alla vittoria dopo un paio di passaggi a vuoto.

Colpaccio del Napoli invece, che passa all’Olimpico contro una Roma in crisi. Bene la Lazio, che al momento ci ri-supera al terzo posto, e la Fiorentina che, in attesa del recupero con noi mercoledì, vince bene a Palermo in rimonta.

 

E’ COMPLOTTO

Mi concentrerò sul simpatico botta e risposta tra Sconcerti e Leonardo nel dopo-partita. La prima considerazione è che il giornalista sconcertante mena sfiga: nel pre-gara, a chi chiedeva a Branca un parere sulle ultime partite, il nostro si intromette chiosando “sì sì tutto bene, ma se stasera perde è tutto da rifare”. E quando Branca, invece che mandarlo a quel tal paese, minimizza dicendo “va beh questa è una battuta del Direttore” (ma poi, direttore de che?), quello cordiale come un ramo d’ortiche dice “no no, è la verità”. Dicevo del dopo-gara: Leo ha sempre questo approccio molto “Milanello Bianco” (“siamo sempre forti, va tutto bene, non è successo niente”) che sinceramente stomaca un po’ anche me; a Sconcerti infatti non pare vero di poterlo inchiodare (contando che l’ha fatto anche 7 giorni fa dopo la spettacolare vittoria con la Roma): “eh no Leo, lei non può dire che non è successo niente, questa sconfitta cambia tutto”. Vi dico solo che Leo gli risponde sogghignando “Oh, ma è la seconda volta che cerchi di litigare con me, ci sono problemi?”.

Aldilà della voglia di “altro-che-non-sia-Inter” di tutti i media, qui conta però riabbassare la testa e zittire la pletora di prostitute intellectuali a suon di vittorie, chè io da qua posso fare ben poco.

Provvedere please

 

WEST HAM

Eroica rimonta a Birmingham contro il West Bromwich Albion: da 3-0 a 3-3 (mancava solo la colonna sonora “perchè perché…” chiedete ai milanisti per dettagli…). L’incrocio di partite da recuperare ci pone provvisoriamente in un lussuosissimo penultimo posto. La scalata alla vetta è iniziata, Sir Alex, we are coming…

Quoque tu, Samu...

Quoque tu, Samu…

TROPPA GRAZIA

INTER-PARMA 5-2

La Pazzainter dopo tanto tempo torna a stupirci positivamente.

In una partita che ci fa capire quanto diversamente possano invecchiare anziani campioni (Crespo: un satanasso, Matrix: lasciamo perdere…), l’Inter trova una gragnuola di goals di varia fattura, che le fanno rosicchiare 2 punti su tutte le squadre che la precedono: la testa della classifica è ora a “soli” 7 punti.

Il turno di campionato era effettivamente favorevole, visti gli incroci di Milan, Juve e Roma. Meno prevedibili invece il pareggio laziale col Catania e la sconfitta del Napoli a Udine. In ogni caso, troppa grazia dice il titolo, intaschiamo ben volentieri.

L’assenza per squalifica di Eto’o, oltre a quella ormai cronica di Milito, lascia là davanti un’improbabile coppia d’attacco Pandev-Sneijder. Volendo fare gli ottusi organi di partito, potremmo dire che i loro movimenti lasciano spazio agli inserimenti dei centrocampisti, autori di tutti e 5 i gol. Lasciando stare le favole, ringraziamo invece la buona sorte, travestita da pali e traverse della nostra porta, e da schiene e polpacci avversari, e mettiamo in saccoccia 3 punti di platino.

Bello che a suonare la carica sia Stankovic, giocatore su cui più volte mi sono dilungato in lodi alquanto sdilinquite. I due gol in due minuti, complici come detto due deviazioni parmensi, sono un ottimo segnale per il serbo (abbonato di solito a splendidi tiri fuori di un soffio, parate miracolose del portiere e dozzine di legni colpiti) e per la squadra, assistita dalla Dea Bendata per la prima volta in stagione. Il terzo sigillo personale, che chiude la partita, gli serve per portarsi a casa il pallone firmato. Importante il rientro di Thiago Motta, aldilà del gol.

La foto in calce è incredibilmente datata Novembre 2010, e vede i nostri tre “facitori di giuoco” in campo (e in gol!) tutti nello stesso giorno: mirabile visu!

Detto della gioia della vittoria, non sono così obnubilato da non riconoscere le difficoltà della squadra. Crespo come detto ha fatto due gol che potevano essere di più (paratona di Castellazzi e altre azioni “a voragine”); detto per inciso, a noi farebbe ancora gran comodo di questi tempi. Angelo è andato ad aggiungersi agli altri millemila iscritti al “Club Gautieri” (ala destra mediocre che ha contro l’Inter la giornata da raccontare ai nipoti), Giovinco e Candreva si ricordano di essere dei talenti proprio oggi.

Da parte nerazzurra bene il centrocampo, non giudicabile l’attacco (diciamo così…) le note dolenti arrivano dalla difesa: Matrix come detto non c’ha capito molto, Cordoba poco di più. Avere 4 su 5 titolari della difesa fuori per infortunio si fa sentire, e lo stesso Lucio è parso in comprendsbile affanno nelle ultime uscite.

Prima di parlare di media e complotti, ritorno sul discorso preparazione atletica/infortuni, dibattuto anche altrove sul web, dove fuor di metafora mi son preso del paranoico rompicoglioni. Pur non avendo una preparazione medica né fisioterapica, prendo però atto di alcuni fatti. Non escludo che la scorsa stagione sia stata stressante ed abbia lasciato postumi difficili da eliminare. Non nego che la differenza di preparazione (quale essa sia) portata da un nuovo staff di allenatori possa creare qualche “discontinuità” col passato. Credo in ogni caso che, giocando al gioco delle percentuali, quella più alta sia da scrivere accanto alle parole “preparazione atletica sbagliata”. 13 bipicipi femorali stirati e più di 20 infortuni muscolari complessivi non credo si spieghino esclusivamente coi Mondiali o le 60 partite dell’anno scorso, visto che la loro distribuzione è stata molto “democratica”, colpendo in egual misura titolari fissi e panchinari fessi.

La sola circostanza che effettivamente potrebbe aver influito sulla morìa di infortuni è l’eccessivo scaglionamento dei rientri post-Mondiale. Ma anche qui: Eto’o (per fare un esempio) è uno degli ultimi ad essere arrivato in ritiro e seguendo questo ragionamento avrebbe dovuto rompersi subito (tocchiamo tutto quel che c’è da toccare…). Ciò a dire che la motivazione che può valere per un paio di giocatori non vale per gli altri.

E’ un gran casino e non ne dubito, ma negare l’esistenza del problema mi pare il peggior modo per risolverlo.

E’ COMPLOTTO

Parto dal giallo Julio Cesar dell’altro giorno: venerdì in giornata si sparge la notizia che JC salterà con ogni probabilità il Mondiale per Club, visto che l’infortunio col Genoa non era un semplice stiramento ma uno strappo. Poco dopo la notizia cambia: era sì uno stiramento, ma ha avuto una ricaduta. Ancora qualche quarto d’ora e siamo alla rettifica della rettifica: ci sta impiegando un po’ più del dovuto, ma al Mondiale ci sarà.

Ora, affrontando l’argomento da un punto di vista mediatico e non medico, mi chiedo ancora una volta il perchè l’Inter non dia mai, per precisa scelta societaria, indicazioni sui tempi di recupero dei giocatori infortunati. Si eviterebbero leggende metropolitane che risalgono ai “buchi nei tendini di Ibra grandi come monete da due euro” e arrivano alle panzane dei giorni nostri.

Come detto JC avrebbe dovuto rientrare nel derby (tant’è che nel pre-partita si era scaldato per poi finire inopinatamente in panchina), quindi qualcosa è successo. Parlare?  Spiegare? Pare brutto? Pare di sì…

Passando alla stretta attualità, seguo parte del match via radio, curiosamente proprio il quarto d’ora che ci vede passare dallo 0-1 iniziale al 3-1: esilarante il cambiamento dei commentatori, che fino a due minuti prima tacciano Biabiany di cercare solo il tocco a effetto e di non essere per nulla incisivo, e sul 3-1 cantano lodi sperticate sulle sue capacità di assist-man. Stessa cosa per Stankovic, accusato di voler far tutto da solo e lodato poi per la tenacia e la caparbietà dimostrata… Il tutto è esilarante.

In serata invece apprendo con rammarico della presenza di Carboni a Controcampo. Ora, sorvolo sul fatto che mi viene difficile considerarlo un Dirigente dell’Inter (Oriali e il suo cuore sanguinante ringraziano…), è comunque uno stipendiato dal Sig Massimo e quindi legittimamente rappresenta la società in quella sede. Società che a mio parere non avrebbe mai e poi mai dovuto accogliere la richiesta della trasmissione, oltretutto dopo l’infamia perpetrata a Cambiasso domenica scorsa, con velenoso ribadino mercoledì nel dopo Coppa.

Ma tant’è, mandano Carboni. Se almeno l’avessero mandato a “far la guerra”… macchè: è lì a dire che non è successo niente, che sono sempre stati tranquilli, che non c’è un problema preparazione: una velina del TG1 di Minzolini. Terribile, e la colpa non è sua, è di chi ce lo manda.

Infine, tragicomico il commento del calabrese cantilenante: Pandev (?) e Sneijder (???) sono giocatori che basano il loro gioco molto sul fisico (eh?), non hanno una grande tecnica (cioè Sneijder come il peggior Gattuso??) : se non si allenano bene in settimana poi non possono rendere in campo. Ma a questo lo pagano per dire queste cazzate? Se prendono me quantomeno ‘ste cacatelle le scrivo “a gratis”…

WEST HAM

Gloriosa vittoria contro gli ugualmente disastrati del Wigan, battuti 3-1. Sempre ultimi, ma “meno saldamente” del recente passato e non più da soli. Mal comune…

Il gruppo è ora a un paio di punti e il campionato è lungo. Come on you Irons!

Compresenze. Nessun programma di fotoritocco è stato usato per questa immagine.

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