SFIGATI

LECCE-INTER 1-1

Sfigati. Ma non tanto nel senso di sfortunati. Proprio dei poveri sfigati, della gente da poco, dei babbioni insomma.

Non si può definire un altro modo una squadra che, dopo aver raggiunto il vantaggio grazie ai suoi soldati migliori entrati in campo con le stampelle, si fa gabbare su corner da un tarchiatello che non segnava da due anni…

L’assenza di mio figlio ieri sera ha dato briglia sciolta ai miei improperi, che credo siano stati avvertiti nel resto della provincia e probabilmente scambiati per scosse telluriche o frane imminenti.

Dei punti lasciati per strada in questa stagione –e cominciano a essere tanti- i due di ieri sera son quelli che fin qui mi fanno più arrabbiare, visto e considerato che la classifica comincia a sgranarsi e al momento siamo quarti (!!!), cosa a cui non ero più abituato.

Ma si sa, abituati alla Nutella è dura mangiar merda. (Confucio)

Dovevamo aspettarci che il Lecce, squadra inguardabile in trasferta e infatti asfaltata da Milan e Roma in questo inizio campionato, contro di noi avrebbe sputato l’anima (de li mort…). De Canio è parte del clan, e come tutti quelli lì contro l’Inter sembra avere un conto aperto. Sembra… Ma si sa, io farnetico.

Inerpicandomi sulle perigliose creste della partita, segnalo pronti-via l’unica buona cosa di Biabiany, che scatta sul filo del fuorigioco e mette in mezzo una palla d’oro per Pandev –inguardabile come i suoi capelli- che però spara addosso al portiere da non più di metri 6. E il peggio, almeno per me, deve ancora arrivare: esattamente come Franti, l’infame sorride. Sapete come la penso su chi ride sempre. Qui è pure peggio, chè di solito il macedone ha un muso lungo 2 km, eppure ghigna beffardo dopo l’errore.

Odio, odio puro…

Faccio purtroppo bene a incazzarmi perché, come contro il Brescia, la nostra pressione sfiora il quarto d’ora di durata, dopodiché lasciamo progressivamente campo ai salentini senza essere capaci di costruire un’azione degna di tal nome. Tra i pochi da salvare Obi, compagno di centrocampo del capitano: LeRoy pesta giù un’altra bella partita e pare dotato di cervello oltre che di gamba veloce. Chiaro, non gli puoi chiedere di prendere in mano il centrocampo e inventare manco fosse Suarez… per quello ci sono Lucio e Cordoba, sistematicamente chiamati a impostare l’azione da dietro (grrr…). Che brutta roba…

Nella ripresa entrano Milito e Stankovic, e il mio cuoricione trema ad ogni contrasto per paura di ricadute di cui –al momento- non si ha notizia. Con loro due in campo le cose vanno meglio: si cerca di prendere in mano la partita, Eto’o si sposta sulla sinistra dove è comunque pericoloso. Il principe prima colpisce un legno su tiro al bacio sul palo lontano, e poco dopo è lesto a capire come si concluderà il balletto di Eto’o sul pallone e ad arrivare puntuale al tocco sotto porta. Lì lo soccorre anche un po’ di sorte, visto che il loro portiere a momenti piglia anche quella. Bella l’immagine di Milito e Zanna che esultano mostrando la maglia di Samuel e messaggi di pronta guarigione: il solito spogliatoio spaccato, pensa il complottista che è in me…

Insomma, siamo sopra 1-0 e manca un quarto d’ora: ranghi serrati e occhi aperti. Detto fatto: come scritto in apertura, da un corner sbuca Ruben Olivera che incorna implacabile per l’1-1.

L’Inter incassa e non reagisce più di tanto. Stankovic, dopo essersi divorato un gol sullo 0-0 (era in fuorigioco ma l’arbitro non l’aveva visto…) salta più in alto di tutti ma capoccia fuori di poco.

Insomma, domenica è derby: spero che i due rientranti di ieri tengano botta, e che in questi giorni ci siano un altro paio di recuperi (se potessi scegliere: JC e Cuchu), ma in ogni caso, visto lo stato dei cugini, la vedo dura. Molto dura.

 

LE ALTRE

Il Milan batte il Palermo (lasciamo stare il come, meglio stare a ricordare il rigore di Eto’o di sabato che non c’era…) ed è primo in classifica. Da solo. Fanculo.

La Lazio vede la propria sorte girarle le spalle e perde a Cesena con un golazo di tal Parolo a 5’ dalla fine, mentre il Napoli sbanca Cagliari con un gol di Lavezzi a pochi secondi dal fischio finale. I gobbi sono bloccati da quello stesso Brescia che aveva impattato con noi qualche giorno fa: magra consolazione.

La Roma si riscatta e arriva a ridosso delle prime (in due giornate recupera 6 punti sulla Lazio e 4 su di noi). Il concetto è sempre lo stesso: a livello numerico la situazione non sarebbe nemmeno preoccupante, è il nostro stato di forma a non lasciarmi tranquillo.

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta un po’ di ciccia c’è. Inizio dal rissone tra Ibra e Oniewu di qualche giorno fa, avvenuto davanti alla tribunetta dei tifosi e –pare- sotto gli occhi delle telecamere di Sky, che però avrebbe deciso di non mandarle in onda. Ricordando il precedente del commento di Allegri (nota di scuse al Milan per aver riportato un commentaccio del mister al suo secondo sul come stava giocando la squadra), prendiamo atto che Sky, principale concorrente di Mediaset (e quindi Milan), ha in realtà una sorta di occhio di riguardo per le faccenduole interne dei casciavit. E che non mi si venga a dire che l’emittente vuole tenere i toni bassi: ricordate lo stesso trattamento per la faccenda di Cassano di queste settimane, o delle millemila fregnacce dette e fatte da Balotelli l’anno scorso? Ricerca pruriginosa del labiale e caccia alla talpa di spogliatoio erano le parole d’ordine.

La Gazza non è da meno: in settimana articolo che sfiora l’agiografia su quanto il Milan sia stato costruito per vincere lo scudetto (ma loro non erano quelli del DNA europeo?) e foto della squadra in cui vengono segnalati tutti i giocatori che già hanno conquistato un titolo nazionale (che sia italiano o straniero). La somma fa 33 (contando anche tipo lo scudetto di Amelia con la Roma, quand’era terzo portiere). E’ tanto? È poco? A sentir loro è un dato fantasmagorico, visto quanto viene sottolineato e sbandierato.

Siccome sono un caca cazzi, faccio lo stesso giochino coi giocatori dell’Inter: di scudetti vinti ne ho contati 76. Fate voi…

Arriviamo al pre-partita: Appreso della notizia di Milito in panchina, tutti a chiedersi se sia una scelta tecnica o fisica. Ovviamente, nessuno che faccia cenno all’infortunio con ricaduta da cui sta uscendo il Principe, né tantomeno all’ultima mezzora di sabato giocata coi crampi. Per tutti è palesemente una scelta tecnica (testuale Costacurta “io a 40 anni recuperavo dal sabato al mercoledi, non può essere una motivazione fisica”), e insomma la convivenza con Eto’o, e non è più il giocatore dell’anno scorso, etc etc.

Che poi, per la cronaca, il gol di Milito arriva proprio da assist sapiente di Eto’o, così come il pareggio a Brescia era arrivato dal Re Leone che taglia dalla fascia al centro. Ma non vale: Eto’o sa/può/deve solo giocare centravanti. Milito è un caprone, per giunta zoppo. Insomma, è crisi Inter.

Per fortuna il saggio Gigino Di Biagio mette le cose a posto ristabilendo la verità, o meglio l’ovvietà, e preconizzando una staffetta tra il Principe del Bernal e Pandev (anche lui reduce dall’immancabile stiramento), che puntualmente si verifica a cavallo dei due tempi.

Il tutto nel silenzio assordante dei media servi in studio, of course.

Certo, far la foto dal davanti magari...

Certo, far la foto dal davanti magari…

UNA ROBA BRUTTA

TOTTENHAM-INTER 3-1

Avevo detto che sarebbe stata dura, e pensavo di dovermi riferire solo all’orgoglio ferito degli Spurs, alla voglia di rivalsa di tutto il pubblico londinese, e robe del genere.

Anzi non è vero: in realtà, vista la ghiotta occasione per i nostri (vincere e assicurarsi il passaggio del turno dopo 4 soli turni), temevo l’ennesima stecca nella partita decisiva, che è puntualmente arrivata.

Arrivo anche a dire che la presenza di Bale su quella fascia non mi lasciava per nulla tranquillo, ed ero sicuro che un paio (di decine) di volte ci avrebbe bucato da quella parte.

Ma un altro cazzo di infortunio fottuto a metà campo, quello no. Quello era come il triangolo (non l’avevo considerato).

E invece il buon Muntari, dopo una decente oretta di gioco, sente il polpaccio tirare –sapremo poi che “già in allenamento aveva avuto le prime avvisaglie” chè non ci facciamo mancare niente- ed è costretto a dare forfait.

Con questo non voglio assolutamente dire che abbiamo perso perché è uscito il Munta, anche perché stavamo comunque perdendo già con lui. La verità è che dopo 30 anni a tifare questi colori, ‘sta squadra un po’ la conosco e ieri era la serata perfetta per ficcarci dentro la partitaccia.

Tra la condizione fisica di Maicon, in ritardo manco fosse un regionale Monza-Milano, e uno Sneijder a cui forse non sono arrivate le sue cose –per quanto sbraita in campo, tirando da ogni posizione-, ci dobbiamo al solito affidare a Eto’o che è però preso in ostaggio da 4-5 nerboruti in maglia bianca.

Pandev è inesistente, Biabiany da togliere dopo il primo quarto d’ora. Zanna e Munta si arrangiano in fase di interdizione e fanno quel che possono per costruire gioco, cioè non molto. Inevitabile dolersi delle assenze dei compagni di reparto (Deki-Cuchu-Thiaghino).

Morale, loro vengono giù da tutte le parti (come detto soprattutto con Bale, fenomeno vero, ma anche col piccolo Lennon dall’altra parte e nasino-Modric in mezzo) e noi in tutto ‘sto casino ci capiamo poco al cazz.

Visto l’andazzo della squadra, quando entra Milito sudo freddo temendo l’ennesima ricaduta. Fortunatamente almeno questo pericolo pare scongiurato, anche se tenerlo in panca con quel popò di partitaccia che stiamo facendo è un muto rimprovero alla gestione degli infortunati (della serie: non sei pronto per giocare, ma ti porto lo stesso sperando di non doverti far entrare). In realtà i 20 minuti giocati ci mostrano un Principe più che accettabile, forse agevolato dalla mediocrità generale, dalla quale è facile ergersi. In venti minuti piazza un interessante diagonale di sinistro appena entrato e un bellissimo destro che spizza la traversa negli ultimi minuti. Tra i due tiri, il solito colpo da biliardo di Eto’o, che forse illude qualcuno –non io- sulla possibilità di recuperare una partita che, ripeto, a me è sembrata persa già dal fischio iniziale.

Provo a scrollarmi di dosso l’inevitabile pessimismo cosmico, pensando che nulla è compromesso, e che la qualificazione potrebbe arrivare già alla prossima partita (in casa col Twente). Poi butto gli occhi avanti e vedo che nei prossimi 10 giorni avremo un climax ascendente di 3 partite di campionato (la terza è il Derby in scaletta domenica 14), tutte da giocare con un centrocampo semplicemente da inventare.

 La cosa che più mi ha fatto ridere? Sentire Benitez andare orgoglioso della gestione degli infortuni, snocciolare numeri e percentuali assolutamente irrilevanti (il 40% degli infortuni sono avvenuti in nazionale oppure l’85% degli infortuni riguarda giocatori che già si erano fatti male risposta di Mario: e sti cazzi?), ma soprattutto vantarsi di aver dimezzato i tempi di recupero rispetto all’anno scorso. Bravo pirla, aggiungo io: basta rimetterli in campo quando non sono ancora guariti, e infatti vedi che si ri-rompono. Riso amaro, naturalmente…

 

Niente “E’ COMPLOTTO” stavolta, se non la ricerca spasmodica del “caso” e la ormai stantìa ripetitività del paragone Benitez-Mou (visto, o coglioni, che non era solo un “grande comunicatore”?), il tutto con quel ghigno da schiaffi di Caressa che non credo avrebbe avuto se il risultato fosse stato inverso, o se a prendere la scoppola fosse stata la sua Maggica.

Ma qui siamo al processo alle intenzioni.

Come dire, c’ho ragione, ma non ho le prove per dimostrarlo. Tocca fidarsi!

Quando ancora si muoveva... ...ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!

Quando ancora si muoveva… …ma tu guarda se uno deve rimpiangere un polpaccio di Muntari!

BACK TO BASICS

INTER-SAMPDORIA 1-1 

La Juve ruba un rigore degno del suo peggior passato, e ciononostante non riesce a vincere.

L’Inter manca la vittoria a causa di un intervento di Cassano che nel 90% dei casi viene punito con il fallo.

E’ consolante sapere che i grandi classici non passano mai di moda.

Si torna all’antico, si torna ai “basilari” (copyright ‘O Professo’ F. Scoglio).

Ok, dopo 4 righe per sputare il rospo che mi albergava in gola da metà ripresa circa, posso iniziare a compitare le mie stronzatelle settimanali.

Quelli bravi direbbero che, per la “mole di giUoco” espressa, l’Inter avrebbe potuto (dovuto?) vincere. Vero, rectius, verosimile, perché la Samp ha sì avuto poche occasioni, ma quelle poche sono state molto più concrete del nostro filosofeggiare calcistico alla ricerca della giocata perfetta.

Capisco che, visti gli effettivi disponibili, si sia fatta di necessità virtù, ma davvero ieri sera più di altre volte si è avuta netta la sensazione che questa squadra non sia –ancora- capace di fare quelli che Mancini chiamava i “gol stupidi”. L’Inter sta segnando poco, innegabile, e a parte Eto’o nessuno pare aver particolare inclinazione a cimentarsi nella disciplina. Il risultato è una vertiginosa serie di scambi stretti al limite dell’area (paradigmatico in questo senso il 3-0 col Tottenham), che quando riescono fanno venir giù lo stadio (azione corale, calcio totale, bla-bla-bla), ma che hanno un coefficiente di difficoltà maggiore di un triplo carpiato con scappellamento a sinistra.

Tornando alla partita, nella ripresa come detto la Samp passa grazie ‘A Cassano che si libera da Chivu in maniera più che sospetta (l’occhiata di Ando’ al guardalinee dopo il presunto fallo vale più di mille parole), mette in mezzo per Guberti che gira al volo. JC fa un mezzo miracolo e una mezza cappella insieme (nel senso che la tocca ma non la tiene) e il frittatone è cosa fatta.

Preso il ceffone, l’Inter rompe gli indugi: Cambiasso e Zanetti escono dal loro torpore amletico durato una buona ora (“che faccio vado avanti o resto indietro?”), col primo che di fatto si mette a fare il centravanti e il secondo a coprire diligentemente in difesa. Coutinho rende ancor più evidenti i suoi pregi (assist) e difetti (a tirare in porta nun se può guardà), Biabiany scompare dal match sostituito dal rientrante Pandev, Lucio sugli scudi con una decina di discese “spacca-cuore” palla al piede (a voi il dubbio se il “cuore” in questione sia della difesa doriana o di chi scrive).

Insomma, tutto alla ricerca dell’azione giusta, dell’imbeccata che metta Eto’o davanti al portiere. Evento che si verifica poco dopo alla mezz’ora: Cambiasso giostra sapiente sulla trequarti ed apre a sinistra per Coutinho, che a sua volta crossa teso a mezza altezza sul primo palo, dove il Re Leone anticipa il portiere con sapiente quanto felina zampata.

Ci sarebbe anche il tempo di vincerla, considerato il vistoso calo psico-fisico dei blucerchiati e la fame di vittoria improvvisamente scoppiata nella panza dei nostri. Lo spartito però cambia di poco, con la sola aggiunta di un Maicon sciagurato che mette sopra la traversa un colpo di testa a porta vuota causa minchiata del secondo portiere (tale Da Costa, che sostituisce un infortunato ma efficacissimo Curci).

Morale, tanto per parlar bene degli assenti, più che Milito stasera avrei voluto avere Stankovic e i suoi velenosi tiri da fuori: col campo bagnato te lo insegnano nei pulcini che il tiro da fuori è una bella soluzione (palla viscida, rimbalzi impazziti, possibili ribattute… casino organizzato insomma). In 90 e passa minuti non ricordo una conclusione da fuori area dei nostri.

Potrei incazzarmi con Sancho Panza, ma devo ammettere che la mancanza di alternative è un alibi di ferro, e non poteva far giocare la squadra diversamente.

Pareggino quindi, che non possiamo che accettare. Avanti il prossimo: si rimane in zona-pesto, venerdì sera siamo a Zena contro il Grifone.

 

LE ALTRE

Riprendo l’accenno iniziale per soffermarmi un poco sul pareggio juventino in quel di Bologna. Il fatto che al furto-Krasic sia seguito un tiraccio di Iaquinta respinto da Viviano, per di più di cartellino mezzo interista, non fa che aumentare il gongolamento del sottoscritto. Sull’emulo di Nedved (che almeno in questo ha già raggiunto il suo maestro) ho poco altro da aggiungere, se non che non è il primo e non sarà l’ultimo di questi episodi che lo vedono protagonista. Esilaranti sono invece le dichiarazioni di altri bianconeri, e più precisamente di Aquilani e Marotta. Il compagno di reparto (peraltro designato rigorista, prima che Iaquinta facesse il Materazzi di turno sovvertendo le gerarchie e dicendo “lo tiro io!”, chiaramente nel silenzio assordante dei media) ci dice che probabilmente il più dispiaciuto di tutta la situazione è proprio Krasic, bravo ragazzo e molto sensibile (mio commento: se proprio vogliamo credere alle favole, allora poteva anche andare dall’arbitro e dirgli “mi son buttato”). Il dirigente “di ampie vedute“ (son bastardo, lo so…) invece, dopo aver ammesso che il contatto non c’è, ci ricorda però che il ragazzo subisce tanti falli e quindi si voleva proteggere dall’intervento dell’avversario, motivo per cui la ventilata squalifica per simulazione sarebbe esagerata.

Mi spiace non saper attingere a locuzioni o perifrasi più delicate, ma questi c’hanno la faccia come il culo!

Breve accenno alla Lazio, che dimostra in 90’ tutto il suo stato di grazia: vittoria con due gol di… grazia (tanto per non tirar in ballo sempre le solite parti anatomiche) e primato in classifica rafforzato, in attesa di Napoli-Milan di stasera. Non dureranno, certo, ma intanto c’è da tenerne conto e fare sentiti e meritati complimenti.

 

E’ COMPLOTTO

Non passa settimana senza che il calabrese cantilenante non faccia sfoggio delle sue pirlate: ieri, lodando per l’ennesima volta Benitez con l’unico scopo di criticare Mourinho, ci dice che  “lui sì che fa giocare i giovani, mentre l’altro vuole sempre e solo giocatori stra-affermati”. Ovviamente nessuno che gli abbia detto che Santon l’ha lanciato lui, e che il culo che si è fatto con Balotelli è stato riconosciuto in primis dal Bresciano Nero.

Come già segnalato in settimana, apprendo –da Repubblica.it- che siamo in una sorta di “crisi preventiva” perché presto tornerà Milito e quindi si porrà il dubbio di come far giocare Eto’o. E questo è un problema, perché come noto senza i suoi gol saremmo in zona retrocessione. Dall’impasse ci toglie però la sempre valida D’Amico quando ci informa che, grazie alla lodevole iniziativa di Benitez di far giocare i “cciofani”, Milito in sostanza se ne resterà in panchina, con inevitabile “caso” che riluce all’orizzonte.

Insomma, how fo do? (che ci vuoi fare?) come dicono i miei amici in Sierra Leone (a proposito, mandato il messaggino? 45506, il tempo stringe!).

Niente, lasciamoli divertire così…

 

WEST HAM

Ferale sconfitta interna contro il Newcastle. Discreto primo tempo, ripresa da umanoidi acefali. Quando il migliore è Obinna la cosa è grave…

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

Bravo, bravo. Certo che a tirare possiamo far meglio eh?

SIAMO SEMPRE QUI

INTER-JUVENTUS 0-0

Vista da “Crisantemi“: un punto in due partite, zero gol segnati, giocatori che si rompono solo a guardarli, possibilità di eliminare una potenziale concorrente dal giro scudetto già a fine Settembre e di dare una bella “lezione” ai rivali di sempre, giusto per dire “di qui non si passa!”. Possibilità che ovviamente non si concretizza vista l’ormai cronica tendenza a complicarsi la vita e resuscitare i morti.

Vista con un occhio leggermente più ottimista, possiamo dire di aver avuto finora un calendario non esattamente “comodo” (Roma Juve e Palermo incontrate nelle prime 6 giornate) e ciononostante di essere lì, a due punti da una Lazio pimpante, a pari punti coi cugini e sopra gobbi e lupacchiotti. Non che questo mi consoli più di tanto: davvero dopo anni e anni non riesco a trovare una risposta all’insoluto quesito che mi rimbomba nella testa da una decina di giorni: contro di noi sono tutti fenomeni oppure siamo noi a latitare quando ci sarebbe da dare la mazzata finale?

L’uno e l’altro, certo. Anche se mi gira il culo.

Parlando di ieri sera, il risultato è giusto. l’Inter parte anche benino, poi subisce qualche corner e da lì si blocca fino a fine prio tempo. Nella ripresa due occasioni colossali non sono sfruttate da Maicon e Milito (compensate da un salvataggio di JC su Qualgliarella per essere onesti…) lasciano il risultato “a occhiali” e la posta in palio equamente divisa. Detto che Eto’o è al solito imprendibile, Milito parte in panca ma è costretto ad entrare causa “vecchietta” che mette KO il giovane Biabiany. L’ora giocata dal Principe ci fa capire perchè non è partito tra i titolari.

Piccolo inciso: ci fosse stato almeno Pandev a disposizione, l’argentino a mio parere avrebbe visto la partita dalla tribuna, o da casa sua. Spero solo che le condizioni fisiche “perfettibili” gli risparmino la trasvolata continentale albiceleste, consentendogli di riguadagnare una condizione fisica degna di un bipede normodotato.

Per il resto, due considerazioni:

1) Coutinho col pallone ci sa fare, ma se è messo di fronte a difensori appena decenti (e cioè NON quelli del Werder Brema) patisce il gap fisico in maniera imbarazzante. Sembra davvero il bambino che ai giardinetti gioca con gli amici (più grandi) del fratello maggiore. Urge potenziamento fisico, sperando che nel frattempo la classe (che c’è) possa ricavarsi qualche spazio nelle muscolari difese della Seria A italica.

2) la Juve è la squadra più “alta” del campionato: Chiellini, Bonucci, Melo, Iaquinta… tutti sull 1.90. L’inter non ha più l’ariete tipo Crespo o Cruz e, nel caso non se ne fossero accorti, Ibra è tornato a Milano ma gioca con gli altri. Morale: a che cacchio serve tirare una quindicina di corner molli molli in mezzo all’area, per verderli trasformarsi in gustose caramelline per la difesa bianconera? Per una volta che serviva inventarsi qualcosa di diverso (scambio corto, palla fuori per un tiro al volo….) abbiamo regalato una dozzina di palle a Chiellini & co. Visione di gioco lungimirante e illuminata.

Facendo una chiusa finale, e parlando più in generale, direi che la sosta arriva a fagiuolo, con la speranza di recuperare gente da un punto di vista fisico e/o mentale: al momento siamo senza Samuel, Cordoba (stiratosi ieri), Matrix, Zanna Thiago Motta, Pandev, Biabiany (uscito ieri sera). Per il resto, Milito è in pesante ritardo.

LE ALTRE

Detto della Lazio che vola come la sua aquila (che brutta roba il circo togni di farla volare prima della partita…), i cugggini sono saldamente in zona retrocessione: 3 dei loro 5 punti li han fatti con noi.

(una riga di silenzio in segno di incazzatura)

Il Milan sbanca Parma, da cui a dire il vero mi aspettavo di più: vedo solo gli ailàiz, che mostrano un rigore sacrosanto negato a Crespo (Nesta gli arriva da dietro come nemmeno in caserma col trucco-saponetta), ma anche tante occasioni divorate da Ibra e famiglia (dell’ammmore, of course). Il Napoli cresce bene, quei tre davanti sono molto pericolosi. Mettiamola così: sulla partita singola abbiamo visto nostro malgrado che, almeno al momento, ci sono delle squadre che ci sono all’altezza. Resta da verificare la tenuta di questi qua sulla lunga distanza, con la speranza che i nostri ritornino ad avere un ruolino di marcia più consono ai Triplettari.

E’ COMPLOTTO

Tanto per non scrivere sempre le stesse cose, dovrò inventarmi un segno convenzionale per rilevare tutte le volte in cui il calabrese cantilenante parla male di Mourinho: anche ieri sera tutti ad elogiare i due tecnici (Rafa e Clouseau) per il fair play e i toni bassi, con un costante e nemmeno tanto implicito riferimento a José, che invece infiammava gli animi e “non faceva bene al nostro calcio”. Da morir dal ridere la battuta regalata dal Bresciano Nero (a San Siro a tifare Inter, o meglio secondo me a tifar contro la Juve), che alla richiesta di una battuta per Sky, risponde “Mauro non capisce niente di calcio”. Ovviamente lui fa finta di non prendersela ma rosica da matti, bofonchiando, “ma come, proprio io che l’ho difeso quando tutti gli erano contro”. Il fatto che difendesse una situazione francamente indifendibile (maglia gettata a terra dopo Inter-Barça) solo per dar contro Mourinho è ovviamente secondario. La stessa paranoia l’ho trovata, e addirittura in misura assai maggiore, guardando una buona parte di Controcampo, dove nell’ordine ho sentito dire che:

1) Il gesto delle manette dell’anno scorso rappresenta la pagina più vergognosa del calcio italiano;

2) Mou era antipatico e se la prendeva sempre con gli arbitri, e così facendo non li aiutava a far bene (il che, traslato, vuol dire che era lui a farli sbagliare contro l’Inter…. un genio!)

3) Sì, era un bravo motivatore, ma poi in campo ci vanno i giocatori (ma va???): Pettiniello Bettega filosofeggia dicendo che con 11 schiappe non ha mai vinto nessuno (chiamate Catalano), mentre

4) da Bruno Longhi apprendiamo che il gol di Maicon nell’Inter-Juve dell’anno scorso (uno dei gol più belli di tutta la stagione) è stato il frutto casuale di uno stop sbagliato. Mourinho non c’è più.

Se n’è andato per i suoi motivi e senz’altro non è stato invogliato a rimanere da quella pletora di prostitute intellettuali dei giornalisti sportivi italiani. Bene, lasciatelo in pace, non parlatene più! Mi sembrano tutti come la fidanzata che è stata mollata e che va in giro a dire a tutti quanto sia stronzo e cattivo il suo ex, ma intanto continua a parlarne, quando la cosa migliore sarebbe girar pagina e iniziare da capo.

Ah, e poi ovviamente se non segna Eto’o non segna nessuno, Milito è un mistero,  Maicon non gioca bene perchè in estate è stato disturbato da manovre di mercato (di chi secondo voi?): insomma, chevvelodicoaffa’ , è crisi inter.

WEST HAM

Pareggio-brodino in casa col Fulham. Può bastare.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.

INEVITABILE

ROMA-INTER 1-0

Mettiamola così: il killer instinct non fa parte di questa squadra.

Non che sia una novità, anzi: per quel che mi riguarda, quando in settimana ho appreso della sconfitta dei lupacchiotti a Brescia ho avuto quel che i cioèffèèèga* definiscono “cattive vibrazioni”. Squadra all’ultima spiaggia, che darà il tutto per tutto (loro), squadra che dovrà anzitutto esserne consapevole, e picchiare più forte tanto per non metterla sul piano dei nervi e della disperazione (noi).

Risultato? L’esatto contrario.

Come e più della partita con la Juve dell’anno scorso (vedasi il mio sagace commento di Novembre 2009 dal delicato titolo “I soliti stronzi”) ci facciamo invece esplodere il bubbone tra le mani, giocando un primo tempo di discreta intensità (altro giro altro regalo per Stankovic che ri-piglia la traversa e tira come un satanasso) e una ripresa via via sempre più ciapatina e raccogliticcia, accarezzando sempre più l’idea dello 0-0 e finendo per pigliarla in quel posto a pochi istanti dal triplice fischio finale.

Male Milito, che per di più esce per sospetto stiramento, malino Sneijder, meno bene del solito Eto’o (dei tre comunque il meno peggio, chè lui almeno al tiro ci arriva un paio di volte).

Mi resta il pensiero fisso che una partita del genere con Mourinho non l’avremmo mai persa, e forse-forse l’avremmo anche vinta.

Benitez è un buon tecnico, forse a livello tattico addirittura più preparato di Josè do Setubal (per quel che conti), ma il fuoco sacro e l’occhio della tigre a mio parere fanno molto più di una difesa alta-corta-intensa. Da sempre sono convinto che, a questi livelli, il pregio principale di un allenatore non sia quello di scegliere il modulo e nemmeno l’11 migliore da schierare in campo. A questi livelli roba del genere la do per scontata (con clamorose eccezioni, chiaro, ma gli incompetenti si annidano ovunque). Qui la differenza tra un buon tecnico e un vero leader la fa proprio la capacità di gestire, convincere e motivare i tuoi giocatori. E questo, quantomeno al momento, Rafa non ce l’ha. La Roma, a parte l’occasione di Borriello e la punizia a due in area di Totti non ha mai creato problemi (sorvolo per pietà cristiana sui neuroni di Julio Cesar nell’occasione…), e proprio quando, con l’andar del tempo, sembrava serenamente rassegnata al pareggino, a mio parere bisognava pestare giù l’affondo decisivo.

Invece “a(f)fondo” ci siamo finiti noi, complice una punizione serenamente invertita (il fallo è di Vucinic su Sneijder, non viceversa), e una dormita collettiva della difesa: Maicon si esibisce nel numero “scatto-con-l’attaccante-ma-poi-lo-mollo”, Lucio pensa “ci arrivo ci arrivo ci arrivo… non ci arrivo più”. Bello il cross di De Rossi, bellissimo il movimento e il tuffo di Vucinic.

Risultato: ennesimo moribondo rianimato e spariglione totale in classifica.

Mercoledì di Champions e domenica Juve in casa. Urgono punti e prestazioni convincenti per rimettere le cose a posto.

Urgono anche attaccanti semoventi, visto che tanto Milito quanto Pandev paiono in dubbio per mercoledì. Non vorrei dover rimpiangere Balotelli già a questo punto della stagione, ma è un fatto che, tolti i tre attaccanti titolari, non ci sono cambi all’altezza (e neanche “alla bassezza”).

 

LE ALTRE

Giornata pessima a prima vista, perché oltre a perdere lo scontro diretto con la Roma (potevano spedirli a -11 o tenerli a -8, sono risaliti a -5) vincono anche Milan e Juve. I cugini credo inizino a capire che Ibra è quel giocatore che ti trasforma 7-8 partite all’anno da 0-0 a 1-0, con gol che solo lui può fare (complice anche un portiere sotto evidenti effetti allucinogeni… non si può uscire così con due difensori attaccati all’unica punta al limite dell’area). Vero che per farlo rendere al meglio, la squadra deve giocare di fatto per lui, e il Milan non è abituato a questi concetti (la squadra prevale sul singolo, si arriva al risultato attraverso il bel giUoco, siamo una grande famiglia e cacate iperglicemiche assortite). Ma se si scrollano di dosso un po’ di queste barzellette, Ibra ti fa 20 gol all’anno come niente… Che dire, spero prevalga l’aziendalistica  linea dell’ammmore.

Sul fronte Juve, invece, non tutti i mali vengono per nuocere. Vista la reazione della Roma dopo la crisi delle scorse settimane, preferisco incontrare una Juve convinta di essere tornata grande, alla squadra con l’acqua alla gola che non può sbagliare. Ovvio, se noi giochiamo come sappiamo non c’è Cristo che tenga… ma, come avrete ormai capito, dei miei ragazzi non ho ancora imparato a fidarmi.

 

E’ COMPLOTTO

Paginetta corposa. Partiamo da un gustosissimo episodio che risale a mercoledì. Durante Lazio-Milan il bordocampista di Sky intercetta un commento di Allegri rivolto a Tassotti “stiamo giocando col culo!”. Nei commenti del dopo partita invece il Mister, ripetutamente richiesto di commenti e spiegazioni dopo il pari della Lazio, dichiara che il Milan visto gli è piaciuto.

Ora, a parte il triviale sillogismo (Il Milan gioca col culo, a Allegri il Milan è piaciuto, a Allegri piace il culo), la cosa divertente è lo zerbinaggio di Sky, che –pare- ha inviato una nota si scuse (eehh!?!?) al Milan per aver divulgato quel che era un commento tra l’allenatore e il suo secondo.

Come ho giustamente letto in rete, per una volta che fanno il loro mestiere chiedono pure scusa…

Passando ai postumi di Roma-Inter, invece, non voglio attaccarmi al fallo da cui nasce il cross dell’1-0. La Roma ha vinto la sua partita e se l’è meritata. Quel che non sopporto è inneggiare a un arbitro che non vede una cosa così palese e che subito dopo non permette all’Inter un cambio (a cui ha diritto, visto che il gioco è fermo, e che oltretutto l’arbitro non può nemmeno dire di non aver visto, dato che la punizione viene fischiata a pochi metri dalle panchine). Sono errori che ci stanno e che, ripeto, non tolgono nulla ai meriti della Roma.

Ma sono errori, questo non è un arbitraggio “impeccabile”. Poteva andar peggio? Certo, e lo temevo anche. Ma poteva fischiare fallo a noi, farci fare il cambio e probabilmente finiva 0-0. Va beh, non so perdere…

Ultimo punto: Totti esce (proprio per Vucinic tra l’altro), non dice una parola ma va diretto negli spogliatoi e non aspetta nemmeno la squadra per andarsene a casa. Ovviamente il giorno dopo è tutto chiarito, e i solerti giornalisti ci dicono che non si può neanche parlare di caso perché situazioni del genere sono già capitate e capiteranno ancora. Lui è core de Roma, è fatto così, ma Ranieri lo fa per allungargli la carriera. Volemose bbene insomma.

Parallelamente, Chivu (un agnellino di solito quanto a comportamento) sbraita contro la sua panchina chiedendo più copertura e dicendo sostanzialmente “qui copro solo io!

E’ crisi Inter: si narra di un intervallo e un dopo partita agitatissimi nello spogliatoio, addirittura di un Benitez che in settimana è stato sfanculato dalla squadra quando ha proposto ai giocatori di frequentarsi di più fuori dal campo, senza dividersi sempre per nazionalità.

Ora, a parte che come al solito vorrei sapere queste voci da dove arrivano (ufficio staaampaaa? Doveee seeeiii??), mi chiedo a) se siano vere, e b) se ad ogni sconfitta di altri top teams succeda la stessa demolizione sistematica di ogni caposaldo della squadra (il gruppo, l’autorità dell’allenatore, l’unità di intenti).

Il tutto per una partita persa al 92’.

 

WEST HAM

Grande vittoria per 1-0 contro il Tottenham! 5 punti in classifica, sempre nei bassi fondi. Ma, una volta abituati alla merda, sai quant’è buono il fango?

 

*cioèffèèga: alternativi, di solito in perpetua fattanza da canna, che ti ammorbano con discorsi sullo scambio di energia e sulle sensazioni positive e il karma dell’empatia con lo scappellamento a sinistra per 2. Il loro intercalare, con l’aggiunta di uno strascicato accento meneghino, dà il nome a questa curiosa sottospecie di animali urbani.

Chissà che alla prossima non vada dentro... Stankovic: 2 partite 2 traverse

Chissà che alla prossima non vada dentro… Stankovic: 2 partite 2 traverse

BASTANO?

INTER-BARI 4-0 

Una allegra scorribanda dopo il quasi infarto iniziale.

Pericolo molto più reale di quello Paventato (la maiuscola è una chicca per intenditori) domenica per il Capitano, e che vede le conseguenze nefaste per il nostro miocardio fermarsi fortunatamente sul palo colpito da Almiròn.

Il tutto dopo 20 secondi dal calcio d’inizio, con i nostri che non hanno nemmeno sfiorato il pallone.

Che servisse o no questo stringiculo, i nostri cominciano a giocare con buone geometrie e discreto ritmo. L’obsesiòne (copyright JM) di far segnare Milito è abbastanza palpabile, e l’argentino viene cercato spesso, anche se non benissimo: nel primo quarto d’ora produciamo qualche tiro, ma soprattutto da fuori area, senza manovre avvolgenti. Con l’andar del tempo invece Eto’o sale in cattedra, grazie al suo immenso talento, ad uno stato di forma difficilmente migliorabile e ad una marcatura non proprio arcigna (il povero Pulzetti, di professione centrocampista, è costretto dalla morìa di difensori baresi a giocare in quella zona: credo che avrà gli incubi per qualche notte…).

Il copione sembra già scritto e trova puntuale conferma al 27’: discesa travolgente del Re Leone a sinistra, cross al bacio per Milito che, resistendo a un tentativo di stupro in area di rigore (lo strip tease ad opera del terzino era quasi completo) insacca di testa.

Gol liberatorio si dice in questi casi.

La partita prosegue bene per l’Inter, e nella ripresa assume i contorni della passerella. Il Bari ci mette del suo, regalando due rigori tanto netti quanto ingenui (un “mani” che è gemello di quello con l’Udinese, e uno sgambetto su Lucio dopo stop “a inseguire” del difensore pugliese), ed esponendosi inevitabilmente al contropiede interista come nell’azione Coutinho-Stankovic-Milito che porta al 4-0.

Tutti contenti, anche nel vedere i due punteros contrattare come nemmeno al Suk di Marrakech sui rigori da tirare (alla fine bene così, doppietta per entrambi). Personalmente, mi piace sottolineare la solida prestazione di Chivu su Alvarez prima e tal D’Alessandro poi. I due, contrariamente alle mie preoccupazioni della vigilia, non impensieriscono il rumeno in versione “genietto-tattico-bravo-a-non-farli-partire”. Chiedo venia a Ciccio Caschetto e son contento di farlo.

Le uniche piccole note negative arrivano da Samuel che si ferma alla mezz’ora per un problema al quadricipite e che inevitabilmente è a rischio per Roma, e per il Capitano che, prima volta negli ultimi 5 anni, salta una partita per infortunio: nell’ultimo allenamento ha sentito lo stesso dolore di domenica, e stavolta gli esami hanno sì evidenziato un pneumotorace, seppur di modesta entità. Visto il SuperUomo, non mi stupirei di vederlo in campo già sabato, ma umanamente parlando si prevedono 1-2 settimane di stop.

 

LE ALTRE

I cugini impattano a Roma contro ‘A Lanzie. Ibra si mangia un gol nel primo tempo e ne segna uno nella ripresa, ma poi la coppia centrale più bella del mondo (Nesta-T.Silva) si fa uccellare da Hernanes e Floccari per il graditissimo pareggio, festeggiato ovviamente in tempo reale anche a San Siro.

Periodo di sfiga nera per la Roma, che perde anche a Brescia, avendo da recriminare per qualche decisione dell’arbitro. Il rigore di Mexes in effetti non c’è (Barbie-boy prende la palla) anche se, in tutta onestà, vedendola a velocità normale mi pareva rigore netto. Oltretutto l’intervento era fuori area. Fatto il frittatone, purtroppo per lui il cartellino era inevitabile. Degli altri episodi incriminati, ho visto il “mani” in area, che rientra in quella zona grigia del “si può dare come si può non dare” (e cioè: braccia scomposte ma palla che arriva da un metro).

In ogni caso, per noi bad news perché la Roma si trova a dover fare la partita della vita sabato contro di noi, coltello tra i denti e nervi a fior di pelle. Avrei preferito arrivassero dopo un bel brodino (leggi: vittoria brutta sporca e cattiva ma che muove la classifica).

Stasera la Juve col Palermo: in caso di vittoria arriverebbe a meno 3 da noi (capoclassifica solitari, once more with feeling).

 

E’ COMPLOTTO 

Direte voi: difficile trovare fagioli da far bollire in pentola dopo una serata così. Uomini di poca fede!

Dopo aver fatto un complimento all’Inter “di quest’anno” (“questa è una squadra che mi è simpatica, quella dell’anno scorso…” detto col solito cantilenante accento calabrese), Massimo Mauro deve timbrare il cartellino (cioè rompere il cazzo, –excuse my french-) e quindi chiede a Rafa: “lei in 5 anni a Liverpool non ha mai vinto il Campionato, ora arriva in Italia e probabilmente lo vince al primo colpo. Non è che la differenza sta  nel fatto che lei là faceva anche il mercato e qui invece ci pensa qualcun altro?” Domanda senza senso, davvero antipatica (con una T sola stavolta), a cui Sancho Panza risponde punto su punto, argomentando di minori budget a disposizione rispetto ai top club e di uno scudetto che a Liverpool manca da 20 anni (non 5). Quando poi il soggetto in studio cerca di liquidarlo con un “va beh va beh…” lo spagnolo, con ferma educazione, ribatte “per favore vorrei finire”, zittendo il prostituto intellectuale di turno.

Ottimo Rafa anche quando respinge seccamente al mittente (in minigonna stavolta) qualsiasi accenno a un presunto litigio avuto con Eto’o a inizio stagione circa la posizione dell’africano in campo (riassummibile nella formula “parlato tanto, litigato mai”). Apprendo infine che il fatto di non avere un rigorista designato sta in sostanza spaccando lo spogliatoio, ed essendo l’Inter pazza per definizione, occorrerebbe porre rimedio.

 In effetti abbiamo un solo punto in più del Brescia… La crisi è alle porte.

Eto'o e Milito si picchiano per decidere chi deve tirare il rigore

Eto’o e Milito si picchiano per decidere chi deve tirare il rigore

G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

SELF EXPLAINING

ROMA-INTER 0-1   Inter vincitrice della Coppa Italia

Chi ha visto la partita può anche non leggere perché ha chiarissimo davanti agli occhi quello che si è palesato: una squadra forte, unita e disposta al sacrificio ha vinto con merito una partita che avrebbe dovuto finire ad inizio secondo tempo (in meno di 7 non si può giocare), contro avversari impegnati in una sorta di jihad anti-interista e che hanno trasformato una buona ora di gioco in una raccapricciante caccia all’uomo.

Qualche flash: pronti via e Burdisso rasoia su Sneijder costringendolo ad uscire. Dentro Mario che farà una buona partita e chiude il pasticciaccio brutto con i tifosi (…till next time…). Alla mezz’ora Cordoba si stira ed entra Samuel, costringendo Matrix a rimanere in campo nonostante un giallo (giusto) causato da una stupida palla persa a metacampo da Thiago Motta.

L’italo brasiliano però si rifà subito dopo, lanciando di prima con l’esterno Milito in campo aperto. El Principe se ne trascina dietro 4 che non riescono a fermarlo e la sabongia si insacca sul palo lontano. Spettacolo puro!

Prima del riposo il buon Rizzoli riesce nell’ordine a: 1) non dare il secondo giallo a Burdisso che da dietro cianghetta Mario, tra l’altro proprio sotto gli occhi inferociti di Mou; 2) non vedere un pugno (non una manata, nemmeno un colpo col braccio, proprio un cazzottone al fianco) da parte della signorina Mexes a Materazzi su corner: questo a casa mia si chiama rigore ed espulsione, mentre dopo svariate incazzature dei nostri guadagniamo un corner e un giallo per l’ossigenato lacrimante.

Nella ripresa entra il Pupone che, tempo pochissimi minuti, dopo essere stato contrastato di spalla (e quindi regolarmente, per una volta anche secondo Rizzoli), rincorre Milito e a palla lontana lo scalcia. Un po’ di trambusto, e poi il solito giallo come a dire “non posso non fare nulla, ma sul “rosso” chiudiamo un occhio… Chissà mai che quello poi mi rimanda affanculo…”.

Chè quello, si sa, è un esempio per i giovani.

Poco dopo Perrotta, che Dio lo stramaledica, riserva lo stesso trattamento mi pare ancora a Dieguito: pestone cattivo a metà campo, con solito epilogo (giallo cordardo di Rizzoli).

Nel frattempo si gioca la ripresa, in cui loro hanno due grosse palle gol, di cui la prima è gentile omaggio di JC (Juan di testa mette incredibilmente alto), mentre nella seconda Vucinic chiude troppo l’interno e spedisce fuori.

Sull’altro versante l’Inter si accontenta di mantenere palla anche per risparmiare le forze, riuscendo in ogni caso a mandare Mario al tiro da ottima posizione: prima il Bresciano cincischia un po’ sullo stop, poi riesce comunque a tirare e la parata non è delle più agevoli.

Ma er mejo der Gabidano doveva ancora arrivare, visto che dopo un fallo sulla loro trequarti, con Thiaghino dolorante a terra, il genio gli va vicino dandogli un calcetto sulla testa (ovviamente non visto).

Da apoteosi invece quando rincorre Mario al limite dell’area sferrandogli un calcione intenzionale e colpendolo in pieno sul polpaccio. A seguire, anche se visto da pochi, concede il bis ri-esibendosi nel calcetto sulla crapa. E’ l’87° e la partita di questo esempio per i giovani finisce con circa 40 minuti di ritardo.

Come giustamente ha detto mio papà: “un esempio per i giovani? Sì, certo: ragazzi, ecco come finire al Beccaria!” (carcere minorile milanese).

Vinciamo quindi, semplicemente perché siamo più forti e perché mica è sempre Natale (vedi 3 pali e due cazzate della difesa nella partita di Campionato).

Vinciamo perché, dopo aver fatto saltare i nervi al Barcellona, abbiamo fatto lo stesso con quelli dei Romanisti, che a dire il vero da sempre sono tra le squadre con un equilibrio psichico peggiore dell’Inter “old style”.

Le vecchie volpi della RAI (Cerqueti e Collovati) non avendo chiaramente potuto esimersi dal condannare la condotta di Totti (ma senza ricordare le varie recidive di questo mezzo campione) ovviamente non si sono fatti mancare di sottolineare la poca signorilità di Materazzi, che nei commenti del dopo-partita ha “ringraziato” Mexes per le attenzioni ricevute nei 90°, e soprattutto per il “regalo” fatto in occasione del gol (Mexes era il principale marcatore di Milito).

Insomma, questi interisti non sanno proprio vincere…

Morale, gli zeru tituli sono scongiurati. Ora avanti così, sperando che la conta dei feriti non sia drammatica: Sneijder sembrava camminare bene, ma per giocare una partita purtroppo non basta.

Vorrei sinceramente soffermarmi solo un altro poco sull’imbarazzante figuraccia fatta dalla Roma e dai cortigiani mediatici tra dichiarazioni del pre-partita (“Vergonatevi per la vittoria contro la Lazio” senza che a nessuno fosse venuto in mente di chiedere conto dello stop di mano der Pupone a Parma), comportamento in campo (forte sulle gambe ragazzi!) e sceneggiate nel finale (invasione di campo di un tifoso che cerca di colpire il Cuchu, poi bloccato da De Rossi, e portato via sottobraccio come se fosse un lontano amico).

E poi ci sono giornalisti che vorrebbero definirsi obiettivi che criticano la tifoseria interista perché ha il dente avvelenato.

In poche parole, ancora una volta, più forti di tutto e tutti. (E pure de Totti!)

Per Diego sono 26 in stagione. ...and still counting!

Per Diego sono 26 in stagione. …and still counting!

STESSA PORTA, STESSO MINUTO…

LAZIO-INTER 0-2

Quindi, ricapitoliamo: la Lazio ci ha fatto vincere perché rassicurata dai risultati del pomeriggio.
Dopo averne agitato lo spettro, tutti a fare le verginelle e stupirsi del fatto che i Laziali, in un campionato pessimo ma a salvezza raggiunta al 99,99%, preferiscano l’ennesima sconfitta della stagione alla più che concreta possibilità di regalare uno scudetto ai cugini fermando l’Inter.

Le mie considerazioni: Anche 8 anni fa, in quello che definisco “il giorno che non esiste”, la situazione era simile, ma come visto non bastò a regalare all’Inter lo scudetto (lasciando perdere come si fosse arrivati a quell’ultima partita).

Ieri sera, fino al gol di Samuel, si è assistito a un Muslera in serata di grazia, a un’Inter che si è mangiata l’inverosimile e a una Lazio che sinceramente ha fatto la Lazio di quest’anno. Se la squadra di Reja è quint’ultima, andando per francesismi vuol dire che ha fatto cagare per tutto l’anno. Quindi, stupirsi perché non sta giocando come il primo tempo del derby è come meravigliarsi del fatto che il vincitore del totocalcio non faccia 13 tutte le domeniche.

Ma andatelo a spiegare a Mauro e soci…

La cosa che più di tutte le altre mi piace sottolineare è che allo stesso minuto (l’ultimo del primo tempo) e nella stessa porta (sotto la Curva Nord dell’Olimpico) là dove il maledettissimo Gresko pensò bene di “spizzare” di testa per il 2-2 di Poborsky, ieri sera Samuel ha incornato in rete l’1-0 di una partita che ai non interisti è sembrata già scritta (e quindi una passeggiata se non una farsa), ma che a me ha dato bruttissime sensazioni: vedere Eto’o e Sneijder sbagliare così tanti gol in poco più di mezz’ora mi ha fatto incazzare e cacare sotto, tipo partite in assedio perenne ma dove, tra miracoli del portiere e tiri a banana, non segni neanche a morire. Invece, 1-0 e tutti al riposo.

Vero che il secondo tempo non regala grandi emozioni, anche se io (e per inciso anche Mourinho) trepidavo in attesa del 2-0, che rimane una basa leggermente più solida per congelare la partita tra ti-tic e ti-toc. Ed invero il 2-0 arriva su corner, sul quale Thiaghino da fermo salta altissimo e incorna in rete: bravo ragazzo, un po’ impulsivo a volte e come noto non proprio fulmine di guerra, ma il girone di ritorno è stato meglio di quello di andata. Buone prospettive per il futuro, anche se salterà la finale di Champions…

Ora ne restano 2: Chievo in casa e trasferta a Siena per l’ultima. Testa a posto e non facciamo cazzate…

Mercoledì, intanto, gara secca in Coppa Italia contro la Roma (a Roma, cosa di cui mi lamento da anni e non solo ora. Ma dev’essere un’altra forma di par condicio, del tipo: noi ci mettiamo lo stadio e i tifosi, tu porta il pallone). Come da copione, dovesse vincere l’Inter sarà “un trofeo che lascia il tempo che trova, l’Inter non deve farsi distrarre e deve rimanere concentrata sugli altri obiettivi”. Dovesse vincere la Roma sarà “il vero titolo che stabilisce una volta per tutte chi sia la miglior squadra in Italia, che in una partita secca ha battuto i campioni d’Italia e che contrappone all’Inter multietnica che ha perso qualsiasi legame con il calcio italiano la fierezza-romana-e-romanista dei giallorossi”.

Déjà Vu

LE ALTRE

Dopo qualche settimana torna il rigore per il Milan e con esso la vittoria dei cugini: a volte guarda il caso…

Nel frattempo è ormai matematica l’esclusione della Juve dalla corsa al 4° posto: l’obiettivo ora è insidiare il Napoli nella lotta per il 6°, che a quanto ho capito consentirebbe di fare l’Europa League senza passare dai preliminari. Un successo direi…

La Roma vince a Parma nell’anticipo di sabato, con un gol di Totti segnato dopo uno stop più che sospetto, anche se ovviamente tutti sono proni a dire che “nemmeno dopo tanti replay si capisce…”. Meglio così comunque, anche se, sinceramente, pensavo che i Lupacchiotti “sbracassero” e non fossero in grado di vincere.

Domenica spareggio per il quarto posto Palermo-Samp, che in effetti rende problematico lo scherzetto di una Samp che soffia sul filo di lana il 3° posto ai cugini… mi rassegnerò…

WEST HAM

Sconfitta per 3-2 a Fulham a casa del buon Hodgson, splendido finalista di Europa League. Sconfitta indolore (più o meno) perché la matematica e la classifica avulsa dovrebbero garantirci la salvezzai in ogni caso.

E che ora i magnaccia caccino i soldi perdio!

L'immenso muro addirittura sorride...

L’immenso muro addirittura sorride…

“PAZZO” INTER AMALO

INTER-ATALANTA 3-1

Ah, ecco!
Il week end rimette le cose a posto.

E se la vittoria con l’Atalanta e la sconfitta dei “diversamente milanesi” a Palemmmo le avevo messe in conto, la sconfitta casalinga d’aa Maggiga obiettivamente va oltre ogni più rosea previsione.

Ma andiamo con ordine: in realtà contro i bergamaschi l’inzio è molliccio e lobotomizzato. Matrix sbaglia il fuorigioco ed è 0-1 dopo pochi minuti. Ne passano altrettanti e lo 0-2 lo si scampa per centimetri.

Al che si decide di iniziare a giocare. In effetti un centrocampo con Muntari e Mariga non è esattamente fosforo puro, e serve che Snejder si metta di buzzo buono in collaborazione con le due punte in continuo movimento.

L’imbucata giusta arriva intorno alla mezz’ora, con la cortese complicità del loro centrale che “buca” l’intervento e DieguitoMilito che può appoggiare in rete con un beffardo pallonetto.

Si continua alla “dagli e mena” ( o -se preferite- alla “boia di un giuda“) e MacDonald Mariga (ipse) raccoglie dalla sinistra l’invito di Eto’o e spedisce in rete, incocciando sulla linea il buon Muntari che prima fa segno “io io” come i bambini, poi nel dopopartita si schermisce dicendo “no no il gol è di Mariga”.

Mettiti d’accordo con te stesso, amico.

Ad ogni modo, al riposo avanti 2-1 ma secondo tempo senza il Pifferaio, bloccato –pare- da stiramento. Gelo nel mio cuoricione e paura fottuta in vista della sgambettata catalana infrasettimanale…

La ripresa vede loro partire ancora bene, ma anche un Cuchu (subentrato al collega di pettinatura) saggio e ordinato nel dirigere il traffico in mezzo al campo.

La partita la chiude un grande uomo, prima ancora che un signor giocatore di calcio: Chivu, al primo gol da quando è all’Inter, piazza la biglia sul primo palo e si fa “chapeau” da solo, togliendosi il caschetto per festeggiare.

I baci dei compagni sulla cicatrice sono personalmente da brivido, e mi dico “certo che se nella stessa partita segnano Mariga e Chivu, vuoi vedere che…”.
E su questi pensieri arriva il triplice fischio finale.

LE ALTRE

Godibilissimo naufragio dei cugini in terra sicula. Ora, facendo la tara del mio viscerale odio calcistico (e non solo, per alcuni personaggi), e quindi consapevole di non potermi ergere a commentatore algido e distaccato, dico solo che il vero Milan è questo!

Sì, è vero, manca un po’ di gente, ma francamente nell’arco di un campionato il Milan ha giocato bene due mesi, per il resto ha fatto sincera pietà.

Io ribadisco la mia stima incondizionata a Leonardo, che da sempre reputo troppo intelligente (e simpatico) per recitare la parte dell’aziendalista a oltranza della squadra dell’Amore.

Fossi in lui, dopo l’ultima partita radunerei tutti negli spogliatoi (Zio Fester compreso, Silvio no, figurati se si fa vedere se non c’è da riscuotere applausi e trofei) e, citando Pasquale Ametrano davanti al seggio elettorale (alias Verdone in Bianco Rosso e Verdone), terrei il seguente discorsetto “a consuntivo”:

Ma, come noto, faranno prevalere i motivi personali, gli affetti, la saudade, la Patria (lontano dalla quale, per inciso, Leo vive serenamente da qualche lustro) per giustificare il suo addio, chè si sa, dal Milan non vuol mai andar via nessuno.

E’ una grande famiglia.

Parenti serpenti, aggiungo io.

Sulla Roma non vorrei dire molto. Ha perso proprio la partita meglio giocata dell’ultimo periodo. Ha in un certo senso pagato (in parte) la sorte avuta nelle ultime partite e il contraccolpo è pesante.

Voglio invece sottolineare alcuni fatti e commenti che sinceramente mi hanno indignato (ma nemmeno tanto). Roba lunga, mettetevi comodi, chè di sassolini da togliere ce n’è:

E’ COMPLOTTO

1) Seguo la partita da solo, con moglie nell’altra stanza, e ad ogni tiro della Roma il commento è talmente esaltato che Gio mi chiede “ha segnato la Roma?” e io “no, parato” oppure “no, fuori”.

Dopodichè per due volte mi vede saltare sul divano e prendere a pugni i cuscini e, con occhio strabuzzato, chiede candidamente “cos’è successo?”.

Aveva segnato Pazzini, non una ma due volte, epperò il de profundis della coppia Compagnoni-Mauro non rendeva propriamente giustizia all’impresa dei doriani.

E questi sarebbero i commentatori obiettivi… ah già, per lo meno stavolta non si sono tolti le cuffie per esultare al gol del Pupone (vedi alla voce “Caressa uomo di m…”).

Prostitute.
2) La moviola ci fa vedere 100 volte gli episodi dubbi in area blucerchiata, forse sperando che al 25° replay l’arbitro possa cambiare idea.

Per quanto io possa essere di parte, nel primo caso incriminato, il terzino incoccia sulla palla mentre cerca di portare il braccio dietro la schiena, mentre nel secondo il difensore la tocca col braccio mentre è girato di spalle… A dirla, tutta: se mi fischiano contro un rigore così (in realtà me l’hanno fischiato, a Bari) bestemmio tre gironi di fila.

Qui ovviamente siamo allo “scandalo”, la prima domanda a tutti i giallorossi è sull’arbitraggio, e non uno che dica che dopo pochi secondi Cassano è fermato solo in area davanti al portiere per fuorigioco, mentre è tenuto in gioco di almeno un metro da Riise.

Prostitute.

3) Perrotta e Vucinic sull’1-0 per la Roma litigano pesante in campo e Totti deve far ricorso a tutta la sua diplomazia (“aho’, ma che stai a ‘ffà statte zitto!”) per placare il focolaio.

Ciò che su sponda Inter sarebbe accompagnato dalle solite manfrine sulla squadra non matura, sulla tensione che logora giocatori poco avvezzi a giocare per traguardi importanti, sull’incapacità dell’allenatore di “entrare nella testa dei giocatori”, qui ovviamente diventa segnale di una voglia di vincere incredibbbile (ovviamente con tre B), di grinta feroce che passa anche da queste cose, che però durano un secondo, e comunque di un grande capitano che sa farsi sentire dai compagni anche con le maniere forti.

Prostitute.
4) L’allegra coppia di commentatori fa più volte riferimento alla straordinaria stagione di Burdisso (vero) “che invece all’Inter non ha mai trovato spazio per esprimersi”.

Come se all’Inter fossero tutti così cretini da avere davanti il fratello bravo di Beckenbauer e mandarlo in prestito all’unica seria rivale di questi anni.

Ipotizzare almeno che la mancata consacrazione sia stata dovuta all’agguerritissima concorrenza (Materazzi, Samuel, quest’anno Lucio) pare brutto? Pare di sì.

Riguardarsi poi  Inter-Juve del 2008 o un ottavo a scelta di Champions League degli ultimi anni per capire…

Ma, ad ogni, modo, nessuno fa notare che sul pari doriano proprio il buon Nicolas si fa uccellare due volte da Cassano (dribbling a rientrare e poi cross morbido col sinistro), e sul raddoppio di Pazzini è sempre lui a non riuscire a contenere Mannini (avessi detto Garrincha), ancora al cross dalla sinistra.

Il “Padroncito” è e rimane un buon centrale che, come diceva un professore di Greco del nostro Liceo alterna brilli estemporanei a nefandezze immonde. Quello era e quello rimane, ma farne un fuoriclasse solo perché l’Inter l’ha mandato via e alla Roma è il miglior difensore in rosa mi pare troppo.

Prostitute.

5) Rosella Sensi, come Mexes in panchina, piange. Davvero, la voce è tremula e gli occhi lucidi. La capisco, perché nella sua condizione probabilmente sarei in uno stato d’animo simile.

La Tribuna Autorità dell’Olimpico è invece peggio di tante curve di altri stadi quanto a correttezza ed educazione, e i giornalisti che la popolano (per buona parte delle radio romane, che altro non sono che un microfono aperto alla mercé di ultrà dissimulati da opinionisti) pure.

Morale, oltre al tenore delle domande, di una faziosità indegna, dopo l’ultima domanda si leva il boato degli astanti “Ebbbrava Rosella!!!”, manco fossimo in piena Curva Sud. Ma si è mai vista una roba del genere in un altro stadio?

6) Tornando a Sky, non scadrò nel campanilismo più becero facendo notare quanti degli inviati fossero romani e/o romanisti (tipo 5 su 6). Mi concentro sul sesto, Mauro: oltre a non conoscere il regolamento (sentirlo non menzionare il concetto di volontarietà sul tocco di mano è preoccupante per uno che ha giocato 10 anni in serie A) chiude il collegamento con la battuta “una mia amica giallorossa (indoviniamo chi…) mi ha appena mandato un sms con scritto “non è ancora finita”.

Ora, alla D’Amico non darò della prostituta perché non se lo merita in qualità di neo-mamma, ma la prostituzione intellettuale davvero non ha confini.

Morale della favola, arrivo quasi (quasi) a dispiacermi per la squadra della Roma (quantomeno per alcuni di loro: Ranieri, Totti, Burdisso stesso, Vucinic), e io stesso ho detto che, qualora dovessero vincerlo, questo scudetto sarebbe meritatissimo, ma il circo mediatico che le sta intorno (e ancor di più a quello che si crea intorno ad ogni potenziale rivale dell’inter) è sinceramente vomitevole e senza precedenti.

Ad ogni modo, come dice il sommo…con perdon de las damas, que la sigan chupando!

WEST HAM

Three massive points vs Wigan.

Vinciamo 3-2 uno scontro salvezza all’ultimo sangue. Come noto siamo scarsi, quei geni dei magnaccia (come altro definire i nuovi proprietari, veri e propri magnati nel settore del porno?) hanno già deciso di non confermare Zola per la prossima stagione. Ma siamo vivi, e per ora salvi!

I’m forever blowin’ bubbles!

Chapeau! e avanti così...

Chapeau! e avanti così…