TUTTO DIPENDE DA ME

A me Nanni Moretti non è mai piaciuto.

Ho sempre trovato i suoi film saccenti e non capivo mai quando bisognava ridere. Pur essendo tutt’altro che un cinefilo, ho sempre apprezzato l’immortale battuta di Dino Risi (Moretti spostati e fammi vedere il film).

Ogni regola ha la sua eccezione, però. A maggior ragione per un paranoico come me, afflitto dalla leggerissima tendenza a ripetere citazioni e frasi senza senso per giorni e giorni. Eccola quindi, la perla di saggezza che riconosco al regista Principe di tutti i cineforum del globo:

Tutto dipende da me. E se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Ecco, voglio sperare che Spalletti quel film l’abbia visto, e che sappia tenere alta la tensione della squadra ancora per un paio di settimane.

Non avrei voluto arrivare all’ultima giornata, in trasferta contro la Lazio, per giocarmi la stagione ma, a meno di eventi eccezionali, così sarà.

Né mi lascia tranquillo il parere comune secondo cui l’Inter in questo finale di stagione è più in forma ed è in un certo senso favorita in quanto in un miglior periodo di forma.

Colgo con piacere ed un pizzico di perfido sadismo l’abbondante vittoria in quel di Udine, e saluto con piena gioia il pari interno dei laziali contro l’Atalanta. Tutto ciò è però condizione necessaria ma non sufficiente per il crescendo rossiniano che attende i nostri da qui al 20 maggio.

Poco da dire sui 90’ giocati in Friuli: la squadra resiste alla tentazione di mandare tutto in vacca dopo lo il colpo gobbo a San Siro e regola con alcuni ceffoni la mai troppo amata Udinese, ancor meno tollerabile vista la coppia di esecrandi ex juventini in panchina.

Gustandomi gli highlights in serata, soave è giunto il coro a metà ripresa, con risultato ormai in ghiaccio, che salutava il secondo allenatore (mi rifiuto perfino di scriverne il nome) così come meritava. 71 dicono a Napoli.

I nostri comunque sono in un buon periodo di forma: Brozo e Rafinha sembrano nati per giocare insieme, e addirittura Borja Valero si aggiunge nell’occasione a completare il centrocampo più tecnico dall’epoca d’oro in poi.

Se penso che abbiamo fatto gironi interi con Kuzmanovic e Gargano…

Va gran bene tuttavia che rientri Vecino, perché corsa e muscoli serviranno contro avversari più robusti della derelitta squadra della famiglia Pozzo. Però i nostri giocan bene. Inutile girarci intorno, anche perché finirei per riscrivere quanto già fatto presente in altre occasioni: la squadra ha giocato bene i 2/3 della stagione, ma quel black out di una decina di partite rischia di costarci caro.

Non tanto e non solo per la Champions in sé: basterebbe quello, perché dopo sei anni avrei anche voglia di rivedere la mia squadra là dove deve stare (pensavate che alludessi alla musichetta… No, a me quella nenia lì mi ha sempre fatto cagare, anche quando eravamo forti). In realtà, come abbiamo imparato a capire negli anni scorsi, non partecipare alla Coppa “di quelli bravi” preclude a un cospicuo gruzzoletto (40-50 milioni) e contemporaneamente rende meno appetibile la tua maglia a giocatori interessati a cambiare casacca.

Calato nel contesto attuale, Cancelo e Rafinha sono senz’altro elementi che nell’Inter dell’anno prossimo devono starci eccome. Per riscattarne i prestiti però servono circa 70 milioni, che i nostri al momento non paiono poter recuperare così agevolmente.

Lo so, è una delle storture del Fair Play finanziario, nato sotto ottimi auspici ma sviluppatosi a modo suo, finendo tante volte per raggiungere l’obiettivo opposto a quello che ci si era prefissi: si spende solo quanto si incassa. Ok, ma chi incassa di più? Chi fa la Champions e vende tante magliette. E chi non è in Champions? Deve comprare giocatori più forti per arrivarci. E come li compra se non può spendere?

Un bel gioco dell’oca di stoparde. Ne convengo, epperò queste son le regole.

E’ presto per ipotizzare la campagna acquisti dell’anno prossimo, però siamo davvero dentro alla situazione che vaticiniamo da anni, forse sperando in una profezia auto-avverante: “La base c’è, bastano due o tre rinforzi…

Un terzino sinistro degno di questo nome (Biraghi, Asamoah, mica Brehme…), un bel trottolino a centrocampo tipo Torreira della Samp, De Vrij ad accompagnare Miranda verso la pensione dorata e secondo me siamo a posto.

Prima però c’è da finire questa di stagione, e conosco i nostri colori da troppo tempo per sapere che occorre far le cose un passo alla volta. Diffido quindi dai tanti che gufano la Lazio e vaticinando goleade dei nostri contro il Sassuolo, che potrebbero invertire la differenza reti e rendere sufficiente un pari nell’ultima giornata di campionato.

Quel che dico per ora è: cominciamo a battere gli Squinzi Boys e vediamo che fanno i laziesi contro il Crotone di Walter Zenga. E poi vinca il migliore (o forse no…).

LE ALTRE

Il Napoli consegna lo scudetto alla Juve, vincente ma non senza polemiche nello scontro casalingo contro il Bologna.

Da parte mia non sentirete alcuna critica nei confronti degli azzurri, avendo camminato tante volte sulla strada in cui di derubano più volte, per poi farti apparire agli occhi degli altri come il povero disperato con le pezze al culo.

Vero: il Napoli col Toro avrebbe dovuto vincere in scioltezza, ma purtroppo sappiamo bene cosa si prova e quanto si debba essere forti nel fare fronte alle chirurgiche “due o tre sviste arbitrali”.

Complimenti a Sarri e ai suoi, quindi, a mio parere ulteriormente cresciuti rispetto agli ultimi anni e capaci di vincere tante partite senza incantare (compreso lo scontro diretto di due settimane fa).

Spero per il bene del calcio che la squadra non si squagli e rimanga unita, Mister compreso, per riprovarci un altr’anno, ma i pissi-pissi che girano dicono proprio il contrario.

La Roma di fatto chiude i conti battendo il Cagliari e trovandosi ad ospitare una Juve a cui un punto darebbe la certezza del tricolore, garantendo al termpo stesso la Champions matematica per Di Francesco & Co.

Noi al solito un po’ di culo mai: con i giallorossi avremmo avuto il vantaggio degli scontri diretti, mentre con la Lazio abbiamo pareggiato all’andata e -come detto prima- siamo dietro come differenza reti.

Torniamo da dove abbiamo iniziato: dipende tutto da noi… con tutto quel che ne consegue.

E’ COMPLOTTO

Un’anima in pena come me troverà sempre da ridire contro chi commenta le gesta dei suoi eroi: ne parlano male? Infami! E’ complotto! Pennivendoli pagati per scrivere contro l’Inter.

Ne parlano bene? Gufi maledetti! La fanno facile solo per farci sbagliare e poi commentare “Ma come, era ormai tutto fatto, come hanno fatto a perdere così?”.

E’ grave lo so, perché uno la vive male. Ma è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo. Dormite tranquilli: ho io le antenne accese per captare ogni forma di mancanza di rispetto per i nostri colori.

La telecronaca di ieri, ad esempio, ha finito per accusare Icardi di aver segnato un solo gol (quando mai avete sentito criticare un centravanti che fa gol? Oltreutto dopo che di solito, quanto fa doppietta o più, lo si accusa di distribuire male i suoi gol e di segnare tanto là dove non è necessario).

Silenzio tombale sulla gran giocata che libera Rafinha per il 2-0, esemplificazione plastica di quel lavoro di raccordo che Spalletti gli chiede e che, se fatto da Dzeko, fa salire gli ormoni di tutta la stampa sportiva italiana.

Pregevoli i parolai di Sky (tale Zancan, mi pare) anche quando, inquadrato Candreva, chiosavano “l’italiano…l’unico in campo per l’Inter”. Tempo due minuti e segnava Ranocchia, il difensore cingalese con la maglia numero 13.

Dall’altra parte del Naviglio, invece, in settimana si è pensato bene di trovare qualcosa con cui consolare Ringhio e i suoi piccoli fans. Ecco quindi il diligente e puntualissimo articolo della Gazza, in cui si magnifica il fu Club più titolato al mondo per avere l’età media più bassa di tutta la Serie A. Che bello, il mondo è un posto migliore.

Che poi, davvero, volendo fingere un’analisi tecnico-logica di quel che scrivono: che cazzo vuol dire  “l’età media è già da capolista“? La Capolista ha la seconda età media più alta della Serie A, ennesima dimostrazione che anagrafe, luoghi di nascita e colore dei capelli non c’entrano niente (presi singolarmente) con la forza di una squadra.

Però, evidentemente, la gente è talmente coglionabile che ci casca ancora. Che si divertissero…

 

WEST HAM

We are staying up. Non è probabilmente l’obiettivo con cui si è partiti, ma vista com’era la solfa a un certo punto della stagione è una bella notizia, in attesa di chiarimenti sulla società.

int udi 2017 2018

se si mette pure a segnare…

TI PIACE VINCERE FACILE?

INTER-CAGLIARI 4-0

La risposta alla domanda, per quel che riguarda, è: sì, ma anche no.

Fare 4 gol fa sempre piacere. Farli tutti insieme, dopo averne sbagliati almeno altrettanti, contro un avversario che ha fatto zero tiri in porta, e che solo per quello non ha nemmeno rischiato di uccellarci mentre sprecavamo tutto lo sprecabile… beh quello non dà una gran soddisfazione.

Sono probabilmente incontentabile, o forse solo realista. Gli stessi gol, meglio distribuiti, ci farebbero dormire sonni tranquilli in ottica Champions. E invece, maramaldeggiamo contro un Cagliari imbarazzante facendo capoccella al terzo posto per ventiquattr’ore di numero, stanti i successi di Roma e Lazio.

Concentrandomi sul match in questione, i nostri tornano con uno schieramento logico con i 4 dietro e Brozo in mezzo. Davanti Karamoh sostituisce Candreva, creando abbondantissimo fumo, ma un arrosto ciapatino e striminzito.

In altri termini: meno tacco, più goals, please.

Il ragazzo è comunque difficile da marcare e porta scompiglio quando punta l’avversario. C’è materiale su cui lavorare.

Icardi e Perisic sono in una delle loro migliori serate stagionali, e se il croato beneficia di una libertà inusitata specie nel primo tempo, il Capitano ricaccia in bocca a sapientini da scrivania e saccenti da telecamera tutto il rompimento di coglioni del “non gioca per la squadra, si vabbè segna ma se non segna? E’ come non averlo…”. Svaria a destra e sinistra, mette il succitato Karamoh davanti alla porta, e quando arriva la palla buona la mette dentro da centravanti ignorante quale è e non deve vergognarsi di essere.

 

25 bombolons in Campionato, and counting. You may kiss my ass.

La sola nota dolente è l’infortunio di Gagliardini, che probabilmente chiude in anticipo la sua stagione: difficile prevedere un rientro in meno di un mese, e siamo ormai al 20 aprile…

Peccato perché, pur non essendo nella hit parade dei miei preferiti, è un giocatore di sostanza, poco appariscente, che paradossalmente noti di più quando non c’è. Se a ciò sommiamo un sempreverde della tradizione interista, ossia l’infortunio misterioso, la situazione è tutt’altro che rosea.

La naturale alternativa a Gagliardini è infatti Vecino, alle prese con la pubalgìa (che come ogni tifoso con velleità da medico sportivo sa “è una brutta bestia”), e in quanto tale ai margini della squadra da ormai un paio di mesi. Ogni settimana però si favoleggia di un suo rientro in squadra per il fine settimana, che puntualmente viene posticipato ad altra data.

E anche oggi ritorno in campo domani.

Le buone notizie arrivano da un centrocampo che tra Brozo, Rafinha e -quando c’è- Borja ha senz’altro i piedi migliori che a queste latitudini si siano visti negli ultimi anni. La tenuta atletica e la capacità di filtro invece dipendono dagli altri due energumeni (Gaglia e Vecino) e lì per l’appunto siamo scoperti.

In linea teorica basterebbe “fare la partita” per non avere bisogno di grandi cagnacci là in mezzo, ma se il discorso può forse reggere col Chievo di turno, difficilmente può applicarsi ai Gobbi, nostri (s)graditi ospiti il prossimo 28 aprile.

Ad ogni modo, i margini di manovra restano strettissimi. Restano imprescindibili tre vittorie contro Chievo, Udinese e Sassuolo (e già parliamo di squadre che in passato ci hanno fatto smadonnare non poco), sarebbe poi assai gradito almeno un punto contro la Juve, e non è nemmeno detto che i 10 punti così racimolati ci consentano di andare in casa Lazio all’ultima giornata con la qualificazione in tasca.

Essendo interista, e forse per quello pessimista di natura quando si parla di calcio, non riesco a vedere nello scontro dell’Olimpico alcun risvolto positivo.

E’ vero che, arrivandoci ad esempio uno o due punti sotto, basterebbe battere la Lazio (hai detto niente…) per scavalcarla ed arrivare quarti, ma ho smesso da tempo di credere a Babbo Natale e non sarei capace di godermi il momento nemmeno se accadesse: penserei a una candid camera o a robe del genere.

Assai più concreto il rischio di arrivarci con un paio di punti di vantaggio e di mandar tutto in vacca toppando la partita più importante della stagione.

E’ già successo.

In quello stadio.

Contro quella squadra.

LE ALTRE

Gradevolissimo il pari di Simy in rovesciata che porta un meritato pareggio a Crotone e rallenta la Juve, nuovamente a +4 dal Napoli dopo 90′ assai movimentati.

Il prossimo turno le vedrà una contro l’altra, e spero che le cose non vadano come credo. Non dico altro.

La cosa ci vede spettatori interessati, perché al turno successivo la Juve viene da noi.

Ora: una Juve a +7, a +4 o a +1 dal Napoli per noi farebbe una qualche differenza?

Boh

Magari a +7 sarebbe un po’ più tranquilla e potremmo aver vita un po’ meno difficile. Ma quelli non hanno il senso dell’umorismo, non sono come noi che ci ammazziamo di pippe mentali. Quelli la partita la sbagliano poche volte.

C’è anche un’altra considerazione da fare. Alla penultima di campionato la Juve sarà in casa della Roma.

Probabile che, ora di allora, lo scudetto sia già nelle sue mani. In questo scenario sì che la Roma potrebbe avere vita facile. Ecco una ragione di più per tifare Napoli (“tié” cit.): a quel punto Roma-Juve sarebbe tutt’altro che una passeggiata.

Lo so, siamo in pienissimi mind games, ma non ci resta molto altro da fare.

Come dite? Inizia a vincere le tue di partite, e poi guarda cos’han fatto gli altri?

Giustissimo. Il fatto è che i jolly ce li siamo giocati tutti (l’ultimo con il pari di Bergamo in concomitanza allo 0-0 del Derby di Roma), e quindi fare il nostro dovere è tornata ad essere condizione necessaria ma non sufficiente.

Sigh…

Non posso chiudere senza aver nuovamente ricordato la endemica dose di culo che affligge il Milan, che trova il gol con Bonaventura dopo un flipper tragicomico in area e -soprattutto- dopo che lo sciagurato Belotti-tifoso-rossonero-fin-da-bambino ha sbagliato un (altro!) rigore contro la sua squadra del cuore.

Il tutto, ovviamente, con Donnarumma bravo “a ipnotizzare il Gallo sul rigore” e a fare la paratona nel finale. Silenzio assordante o quasi sulla timidissima uscita sul gol del pari di De Silvestri.

Ah già, ma era su calcio d’angolo e i gol su palla inattiva valgono meno.

Quantomeno, dovrebbe essersi placato il tifo indiavolato alla rincorsa dei Meravigliuosi a un posto Champions: ma la lingua dei servi conosce pertugi inesplorati ai più, quindi ecco cosa partorisce la rosea… Tanto sempre di Europa si tratta no?

C595260B-122D-425D-B01A-A6EB5F0679C6

E’ COMPLOTTO

Tardi per tardi, potevo aspettare un altro paio d’ore a pubblicare l’ultimo pezzo, e avrei potuto aggiungere il vero vincitore della tragicomica prestazione post-Real della Juve.

Benatia riesce a fare assai peggio del maldestro intervento al 93’ che ha innescato tutto ‘sto troiaio rispondendo da par suo a Crozza che, facendo il suo mestiere di comico, lo perculava.

La cosa grave è che la Gazza equipari le due uscite come ugualmente censurabili e sopra le righe.

Ricordiamo che la prima in ordine cronologico è opera di uno che di mestiere deve far ridere la gente, anche e soprattutto dando contro al personaggio di turno, mentre la seconda è una reazione scomposta e inelegante (per non dir di peggio).

Per tornare a latitudini più vicine ai nostri cuori, un paio di cose da sottolineare.

Il tiro di Candreva deviato da Andreolli agli occhi di chi scrive era parso rigore già vedendolo in diretta, ed il replay aveva semplicemente confermato la sensazione iniziale.

L’arbitro per quello accetta il suggerimento del VAR e va a rivedere l’intervento, non ravvisando gli estremi per il rigore che, ripeto, era tanto ininfluente quanto sacrosanto.

Anzi, era sacrosanto e basta: vero che eravamo sul 3-0, e altrettanto vero che pochi minuti dopo Perisic ha comunque fatto il quarto gol, ma quel rigore, unitamente al fischio finale che arriva senza nemmeno un minuto di recupero, mi fa girar le balle.

Qui si arriverà verosimilmente all’ultimo minuto dell’ultima giornata ad assegnare i posti per la Champions, ed ogni dettaglio in linea teorica può fare la differenza.

Quindi, caro arbitro “insensibile”: se c’è un rigore fai il favore di darmelo anche se sto già vincendo. Se devi dare 3 o 4 minuti di recupero, li dai e non fai cascare la penna come il peggiore degli impiegati delle poste.

Basta, il bambino capriccioso ha finito.

BD82AFE6-4C84-4782-BBA9-DDCDB86E8B2D

E’ tornato Epic?

THE END OF INNOCENCE

ATALANTA-INTER 0-0

Un po’ in ritardo, ma è arrivata.

No, non la sconfitta, quella no. Parlo della tendenza a complicarci la vita ben aldilà dei rischi dati dalla partita. Il turno di giornata proponeva la sempre ostica trasferta orobica e, spiace dirlo, per la prima volta in stagione Spalletti toppa di brutto la formazione.

Non tanto, o meglio non solo, per gli uomini, quanto per quella malsana e strampalata idea di stravolgere il sistema di gioco e schierare la propria squadra a specchio rispetto all’oliatissimo ed efficace 3-4-3 di Gasperini.

Inutile dire che i nostri non ci capiscono un cazzo per un buon quarto d’ora, nel quale Gomez si mangia un gol fatto e Icardi non tocca palla.

Il quarto d’ora successivo è solo di poco migliore, con altre dure occasioni per il debuttante Barrow, che stranamente non bagna l’esordio con il solitamente inevitabile Primo Gol in Serie A contro i nostri. Da lì in poi iniziamo a mettere il naso fuori di casa, arrivando a chiudere il tempo smoccolando contro Perisic che si mangia due gol mica da ridere. Bravi nel primo caso Icardi e Rafinha a costruire l’azione che porta il croato a concludere con un sinistro forte ma centrale, intelligente Gagliardini 10 minuti dopo quando pesca il compagno con un bel lancio di destro: il diagonale del 44 sembra quello buono, ma la palla scivola beffarda a lato di pochi cm.

La ripresa vede un solo cambio nelle file dei nerazzurri di casa, con lo statuario Cornelius al posto del guizzante Barrow. Miranda, bravo ma assai impegnato nel primo tempo, ringrazia e il biondaccione sostanzialmente non tocca palla per tutto il secondo tempo. I pota boys sono affaticati dalla prima mezz’ora mariana, e i nostri senza particolari meriti prendono campo. A metà tempo quella che per me è l’occasione migliore per i nostri, con Icardi a insinuarsi sul fianco sinistro (vero che Mauro tocca pochi palloni, ma anche quando non segna sono tutt’altro che banali) e mettere palla dietro per l’accorrente Rafinha.

Quello mancino, quello coi piedi buoni. Palla in curva.

Da lì a poco il brasiliano lascia il campo, comprensibilmente incarognito per l’errore. Mi pare di tutta evidenza… ma Caressa cerca in tutti i modi di scorgere una polemica con Spalletti nonostante anche il bordocampista gli spieghi il motivo della saudade cazzimmosa.

Ci sono un paio di tiri da lontano -bella la punizia di Eder da quasi trenta metri, più estemporanea la conclusione di Gagliardini, buona solo per farci smoccolare a mezza voce “noi una botta di culo mai…”- ma alla fine lo 0-0 si materializza come risultato onesto e ineluttabile.

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Tornando alle elucubrazioni del nostro Mister, spiace dovermi accodare alla più banale delle critiche da tifoso, della serie “l’è ol Mister che el capiss negòtt….”; non ho però molte alternative, e quindi apriamo il cahier de doléance.

Come già detto, una difesa a tre e uno schieramento uomo contro uomo contro un avversario che così ci gioca -e bene- da due anni non si improvvisa. Anzi: non si fa, punto e basta. A maggior ragione se le ultime uscite hanno visto i tuoi giocatori ritrovare quel minimo di logica e fluidità di manovra.

Vero, mancavano Brozovic e un claudicante Candreva tenuto prudenzialmente in panca. Aggiungiamoci Vecino sicuro titolare fino a giovedì, possibile rimpiazzo dalla panchina il venerdì e nuovamente assente il sabato, ed ecco la coppia di mediani più lenta del West: Gaglia e Borja lì in mezzo l’hanno proprio vista poco, col ragazzo di casa solo un poco meglio del compagno, davvero giù di forma e incapace di far correre la palla (di correre, lui, ha già smesso da tempo…).

Se quindi in mezzo di alternative non ce n’erano, il buon Luciano mi deve spiegare la genialata di Santon in campo, per di più a sinistra e dulcis in fundo a tutta fascia. La cosa per me non ha alcun senso, e non tornerò ad ammorbarvi sulle mie ormai acclarate antipatìe per l’ex Bambino d’Oro. Semplicemente, se vuoi trarre vantaggio da gente sulle fasce, allarga Cancelo e Perisic e rimpingua il davanti con Eder.

Oppure, molto più semplicemente, mettili a quattro, magari con l’amatissimo Santoncino a destra, o meglio ancora seduto a vantaggio di Dalbert (ma quanto dev’essere scarso per non giocare mai… ma mai! Forse gli ha insidiato la moglie a Spalletti…).

Macchè… ce ne torniamo a casa. Con un magro pareggio, non tanto in termini di gioco mostrato (ho finito adesso di lamentarmi), quanto per la pericolosa frenata in classifica, che lascia i nostri al quinto posto, incapaci di approfittare dello scontro diretto tra le due romane.

LE ALTRE

E per quello Roma e Lazio fanno il loro mestiere, pareggiando il Derby e lasciando i nostri a un solo punto dal Paradiso. La sensazione di chi scrive, però, è che le ultime tre partite avrebbero dovuto portare in dote almeno 7 punti, e non i miseri 2 che abbiamo rimediato. Come effetto di ciò, ci troviamo ad inseguire e con i bonus di fatto esauriti: da qui in poi “son tutte scope” e ben conosciamo la tendenza dei nostri a sciogliersi come neve al sole quando i margini di errore si assottigliano.

Là in cima, la Juve mette altri due punti tra sè e il Napoli. Gladiatoria la squadra bianconera contro una Samp alquanto timida, ormai imballato il Ciuccio che -complice un Milan come al solito al posto sbagliato al momento sbagliato- si infrange contro un Gigio per una volta davvero bravo a dire di no a Milik al 92’.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei tornare, ormai quasi con una settimana di ritardo, sulla sesquipedale figura di merda fatta da Buffon e Agnelli.

Come tante altre volte in passato, rimando alle sagge parole de IlMalpensante che, come dice De Andrè, “mi spiega che penso”. Tutto giusto e da sottoscrivere con il sangue. Aggiungo solo che da un punto di vista personale sono contento delle dichiarazioni dei due succitati figuri, perchè mi sentivo davvero a disagio nella posizione di sportivo amante del calcio che si dispiace per una squadra (e che squadra!) capace di rimontare tre gol al Real e poi farsi beffare nel finale su rigore, ancorchè sacrosanto.

Non dubbio, non che si può dare, no. Sacrosanto.

Mentre ho notato un certo timore reverenziale a censurare le parole di Agnelli e soprattutto Buffon da parte dei giornalisti italiani (tutti a incensare “Gigi e l’esempio che è sempre statoma de che??), almeno debbo ammettere che quasi nessuno gli è andato dietro. Tutti -o quasi, non rovinatemi il finale- si sono resi conto quasi impotenti della pervicacia con cui il nostro continuava a rotolarsi in quella merda che lui stesso aveva calpestato, tirando in ballo concetti tragicomici quali crimini contro l’umanità, animali e patatine, a scelta nell’ordine.

C’è però l’eccezione che conferma la regola e che, esattamente come le parole del Gigione nazionale e del monociglio di casa Agnelli, mi ha rappacificato col mondo.

Nello specifico, Mediaset ha dato prova di tutta la sua subalternità al potente di turno, superando di gran lunga i peggiori TG4 di metà anni ‘90, e senza nemmeno essere costretti a ciò da ragioni di Stato o da famiglie da mantenere. Tra Sandro Sabatini e la sua pletora di ospiti non so per chi vergognarmi di più. Anzi, il vero vincitore c’è ed è l’ex arbitro Cesari che, mostrando un fotogramma e basandosi unicamente su quello, cercava di convincere il pubblico che Benatia non toccasse l’avversario nè col piede nè con le braccia.

Ripeto, il tutto con un fotogramma.

Di peggio, proprio a livello logico, fece solo il compianto Maurizio Mosca quando accusò non ricordo chi di “tentato omicidio colposo”.

Con tutto il male che posso volere (e gliene voglio, state tranquilli) a Massimo Mauro, vedo proprio una galassia di distanza tra i protagonisti dei commenti calcistici su Sky e su Mediaset. Anche se onestà imporrebbe di dire che io, i programmi di Mediaset, non li vedo quasi mai.

E, visto l’immondo spettacolo offerto settimana scorsa, non so come darmi torto.

WEST HAM

Ci ho messo tanto a pubblicare il pezzo perchè stavo smadonnando contro lo Stoke che a momenti ci rifila il cetriolo in casa. Per fortuna, nel finale Carroll approfitta delle due settimane tra un infortunio e l’altro per riscoprirsi attaccante di razza e timbrare un sacrosanto pareggio.

Ah, arbitro della partita era Oliver (sì proprio lui): ha annullato tre gol ai nostri per due fuorigioco e un fallo di mano. Dopo averlo maledetto sulla fiducia, dopo il primo replay mi sono ritrovato a dire, tre volte su tre, “ah cazzo c’ha ragione”.

Nonostante il cuore da pattumiera, l’insensibilità e la Coca Cola.

BD52B296-7D01-4B7D-9DAA-539AFA305D9E

In un mare di mediocrità, un’oasi di bellezza. Calcistica, s’intende.

 

MANNAGGIA MANNAGGIA

TORINO-INTER 1-0

Visto come sono diventato bravo a schivare le parolacce?

Tocca cominciare dalla fine, e attingere alla prolissa saggezza di Lele Adani, quando tra una subordinata, un’anacoluto e una citazione di Valdano dice che “l’Inter ha giocato la stessa partita fatta contro la Sampdoria, solo che lì ha fatto 5 tiri e 5 gol, mentre qui ci sono 16 corner, 10 tiri, 2 pali e 0 gol”.

Potremmo chiuderla qui, ma come al solito siamo bravissimi a fare andare dimmerda le cose che già di loro vanno malino. Ecco quindi l’effetto domino con Gagliardini che scivola a metà campo, Perisic che recupera generoso su Belotti toccandogli la palla ma facendola carambolare su De Silvestri, Skriniar allungarsi in spaccata come 100 volte ha fatto in stagione ma senza trovare il pallone e infine Ljajic, ex non-avvelenato, purgare un incolpevole Handanovic.

Lì per lì qualche moccolo scappa, ma i nostri hanno già creato tanto, traversa di Perisic e miracolo di Sirigu su Icardi compreso. Tempo e modo per recuperare -insomma- ce n’è. E per quello i nostri si mettono anche di impegno, but it’s one of those days…

Emerge drammaticamente un limite di questa squadra che la mia testa brizzolata ha notato già da tempo: se non segnano Icardi o Perisic, qui fare gol è un’impresa titanica.

Non voglio scomodare i santi in paradiso e quindi la ventina di gol stagionali che il combo Cuchu-Deki-Thiaone-Sneijder garantiva, ma è di tutta evidenza che la nostra attuale mediana sia assai stitica in termini realizzativi. Basti pensare che il nostro terzo marcatore è Skriniar con i suoi 4 centri stagionali.

Nelle scorse stagioni avevo spesso gongolato nel vedere la mia squadretta tra le prime in termini di numero di giocatori in gol nell’arco della stagione: quest’anno siamo tristemente in zona retrocessione in questa particolare ma importante classifica.

La sorte manco a dirlo è puttana -del resto sarà mica un caso che il ritornello dell’inno della mia squadra inglese reciti “fortune is always hiding”…- e quindi il sinistro al volo di Rafinha a metà ripresa rimbalza sul palo per la 21° volta in stagione. L’evento è quello che fa sospirare al sottoscritto, formato al divino insegnamento da cotanto padre “la vincium pù la guèra…”, e in effetti l’intensità della manovra dei nostri si affievolisce vieppiù, fino al fischio finale che ci lascia con l’amaro in bocca, ma con la consapevolezza di avere una squadra degna di questo nome.

Non so se essere più sollevato o rammaricato da quest’ultima constatazione. Vero: abbiamo giocato bene e meritavamo senz’altro la vittoria, così come nel Derby. Altrettanto vero che a fine anno non ci regaleranno i punti che stiamo lasciando per strada come “premio della critica”.

LE ALTRE

Il problema ulteriore di aver mancato la vittoria è che ci troviamo quinti, scavalcati da una Lazio solida e convincente che aggancia una Roma sconfitta in casa dalla Viola. Col gioco dei “se”, le due vittorie mancate ci costano 5 punti in classifica, che avrebbero voluto dire Champions quasi conquistata. Tutto resta possibile, stante il Derby della Capitale nel prossimo weekend, a patto di fare il nostro dovere in quel di Bergamo, magari con una vittoria brutta e cattiva che alle nostre latitudini non si vedono da tempo.

Davanti, la Juve passa a Benevento non senza difficoltà, mentre il Napoli aspetta ben oltre il 90’ per tenere aperto un campionato che, col Chievo in vantaggio fino a pochi minuti prima, sembrava ormai aver preso la strada di Torino.

Il Milan paga in parte il culo avuto nel Derby finendo per pareggiare in casa col Sassuolo una partita che avrebbe dovuto stravincere viste le occasioni avute, ma che ha rischiato di perdere .

E’ COMPLOTTO

Ho lottato contro il sonno pur di sentire cosa il buon Rizzoli avrebbe raccontato a Caressa & Co. Il nostro ha correttamente difeso l’operato del VAR, snocciolando numeri e trend ampiamente confortanti, alla faccia di tutti i gufi che pronosticavano crolli verticali dei minuti di gioco effettivo o confusione incontrollata tra i giocatori dopo una decisione cambiata dopo l’intervento delle immagini.

Invece vediamo confermato ciò che chi scrive in realtà pensava fin da Settembre: più chiarezza uguale meno sospetti. Meno sospetti uguale meno proteste perchè io giocatore vengo zittito dall’evidenza delle immagini quando protesto la mia innocenza o reclamo la colpevolezza altrui all’insegna del “non l’ho neanche toccato” o “ah che dolore arbitro mi ha spaccato la gamba!”.

Purtrppo la zona grigia e il margine interpretativo dell’arbitro rimarranno sempre, e con ciò lo spazio per la cultura del sospetto di cui tanti si lamentano, forse smemorati nel non ricordare quante e quali circostanze spiacevoli abbiamo alimentato queste credenze popolari.

Ad esempio, stando a Rizzoli convalidare il gol di Mertens con l’Atalanta ed annullare quello di Icardi nel Derby sarebbe perfettamente coerente, visto che nel secondo caso e non nel primo era possibile determinare con certezza la posizione irregolare dell’attaccante. La parte più divertente era la faccia da Pierino con cui si sforzava di essere credibile. Non uno che gli abbia riso in faccia, o quantomeno gli abbia segnalato la leggerissima contraddizione tra queste sue dichiarazioni (improntate al concetto “se c’è evidenza certa del fuorigioco, giusto annullare anche se è millimetrico”) e quelle di un paio di mesi fa in cui rivendicava l’esistenza di un certo margine entro cui la decisione non può essere considerata un errore e quindi non si deve modificare.

Ma va beh… mi sono consolato con la grezza dell’anno del calabrese cantilenante che, nella sua perfettibile perspicacia, prorompe in un caustico “la VAR mi fa cagare” senza aver capito di essere in onda.

E dire che era in uno studio televisivo…

WEST HAM

Cazzutissimo pareggio a Stamford Bridge col Chicharito a pareggiare il vantaggio iniziale del Chelsea. Punto che muove la classifica ma che soprattutto riconcilia la squadra con i propri tifosi dopo un periodo non esattamente esaltante.

DD85C6DA-6855-4B51-BD7F-844B2AD70371

Chi io??  No, gioca tranquillo, tanto non segni…

PAR GNANCA VER…

INTER-VERONA 3-0

Il francesismo del titolo per una volta è di segno positivo, anche se di durata brevissima, visto il banco di prova che attende i nostri mercoledì alle 18.30 (leggasi: Derby).

Cosa dobbiamo dirci? Che i nostri si sono svegliati dal letargo, riuscendo a giocare una partita seria, concentrati e massicci come già altre volte e bravi ad alternare freno ed acceleratore nei 90 minuti di giUoco?

E’ così, e nessuno può negare i meritati complimenti a tutti gli 11 in campo (subentri compresi).

Certo, fa specie vedere Brozovic correre bene e non solo tanto, più che altro perché sappiamo com’è fatto il nostro: il suo rendimento è la rappresentazione plastica dell’onda sinusoidale: la curva è ora in un confortante territorio “> 0”, ma sappiamo che è una questione di tempo e tornerà nella cupa -eppur consueta- palude del “< 0”, con Cristi e Madonne di rinforzo.

Ce ne faremo una ragione, sperando che per allora almeno uno tra Borja Valero e Vecino sia ritornato ai fulgori di inizio stagione.

Anche Perisic si è destato dal letargo, sveglissimo già dopo 30 secondi nel lanciare da rimessa laterale il buon Icardi, incredulo della libertà concessagli ma lucido a sufficienza per mettere palla in buca per l’1-0 iniziale.

Nemmeno un minuto e siamo già avanti: come inizio non c’è malaccio.

I due croati combinano ancor meglio una decina di minuti dopo con Ajeje a lanciare lungo per Beavis: bello ma non bellissimo il controllo, che gli lascia la palla un po’ indietro, ottima invece la coordinazione del 44, che calcia di interno destro con palla sul palo interno e poi in rete.

Tra i due gol, un altro paio di azioni con D’Ambrosio e Gaglia a maledire la testa pentagonale ma a riscuotere i giusti applausi per i tempi di inserimento mostrati.

Il Verona, povero, non c’è: il gol iniziale ha scombussolato i piani di Pecchia, che è andato di rincorsa per tutta la partita a cercare di mettere una pezza dopo l’altra, senza grossi risultati.

La ripresa come detto vede i nostri alternare minuti di arrembaggio a periodi di controllo, senza però disdegnare ricami e azioni manovrate.

La difesa ospite è complice del bel recupero di Perisic sulla sinistra (la palla era saldamente in piedi scaligeri): da lì il nostro va a memoria, scende sulla sinistra e mette la boccia tesa sul secondo palo. Icardi fa la mossa del serpente sgusciando dietro al terzino -che infatti se lo perde- e il 3-0 è cosa fatta.

Bello lo sforzo collettivo, da lì in poi, di mettere Candreva in condizione di segnare: il ragazzo è anche sfigato, chè il destro a girare è buono, ma finisce dritto sul palo. Tutta da ridere l’immagine finale, con Icardi e D’Ambrosio a consolare (o più probabilmente sfottere) il compagno per la cattiva sorte.

Chissà mai che si sia tenuto il regalino per la prossima…

Piccolo excursus personale: se il 3-2 in rimonta da 0-2 è il risultato più eroico e godurioso che possa concepire, la vittoria per 3-0 è quella che, a livello di punteggio, preferisco.

Oltre quel punteggio nella boxe saremmo al KO tecnico, all’incontro da interrompere per manifesta inferiorità. Il 3-0 nella mia mente malata vuol dire “ce le siamo date di santa ragione: io ho menato, tu le hai prese”. Insomma, ti ho strabattuto, ma c’è stata partita.

Preferirò sempre un 3-0 a un 4-1, per dire, ma qui potrei scatenare i tanti zemaniani tra i miei amici e non mi va di aprire inutili polemiche sullo spettacolo, le emozioni e il giUoco che devono essere dati in pasto al pubblico.

Tanto ho ragione io.

Torniamo a parlare dei nostri amatissimi, attesi come detto dalla partita che più di tutte le altre non si può sbagliare.

Il rinvio del Derby, ragionando in termini barbaramente cinici, pare aver sparigliato le carte a nostro favore, visto che il mesetto passato ha ridestato i nerazzurri, appesantendo di contro l’umore dei cugini.

Cugini che, per stessa ammissione di Ringhio, hanno un solo risultato a disposizione per poter almeno continuare a sperare in una rincorsa alla Champions che avrebbe del miracoloso (o dello scandaloso, a seconda dei punti di vista).

Come potrete intuire, è proprio questa “ultima spiaggia rossonera” a preoccuparmi, vista la cronica incapacità dei nostri di dare il colpo di grazia agli avversari in difficoltà.

Certo, sarebbe assai bello ricacciare in bocca alla stampa adorante gli auspici di rincorsa, di sorpasso, di gerarchie cittadine da sovvertire, con cui da mesi riempiono quotidiani e siti web con la consueta e ossequiosa generosità.

LE ALTRE

Il Napoli si fa bloccare a Sassuolo, di fatto consegnando una buona fetta di scudetto alla Juve che non sbaglia il match del male contro il Milan. Comprendo e posso anche condividere lo scuorno di Auriemma, essendomi io stesso in passato prodotto in anatemi contro le varie Udinese, Sassuolo, Atalanta che sono pronte alla partita della vita con tutti tranne che con qualcuno.

Detto ciò, la partita l’ho vista, e il Napoli proprio non c’era: se si mette a sbagliare pure Koulibali…

La Roma stecca a Bologna, acciuffando un pareggio con Dzeko ma non andando oltre a quello, mentre il Benevento ci illude andando sul 2-1 contro la Lazio a Roma, prima di soccombere fino al 6-2 finale.

La classifica al momento ci vede quarti, con le romane a fare da panino ma col Derby che sembra apparecchiato apposta per arrampicarci a un punticino sopra i lupachiotti.

Ripeto: sembra tutto troppo bello per essere vero.

Smentitemi.

E’ COMPLOTTO

Vorrei soffermarmi su tre fatti.

Il primo è l’addio a Emiliano Mondonico, giustamente ricordato come uomo di spessore, onesto e schietto in un mondo di doppie se non triple facce.

Inevitabile e doveroso il ricordo della sedia, assurto a simbolo della lotta del piccolo contro il potente.

Quel che mi ha fatto sobbalzare è il gratuito riferimento dell’ex capitano Cravero alle manette di Mourinho: ma cosa cazzo c’entrano l’Inter e Mourinho adesso? Piangi il tuo allenatore, tira fuori tutti i ricordi che vuoi, ma perché tirare in ballo altra gente e fare polemica anche in questi momenti?

Io il Mondo lo ricordo anche per un altro aneddoto:

1995. Turno di Coppa Italia tra Atalanta e Juve: i bergamaschi riescono a eliminare i bianconeri. Il Mondo si gira verso la tribuna dove siedono Moggi e Bettega e li saluta a suo modo “Bastardi! a casa!!”.

Probabilmente giusto non ricordare la circostanza nella agiografia conseguente alla morte, ma da quel giorno il Mondo mi è stato ancor più simpatico.

Passando agli affari di casa nostra, non bello e non chiaro l’addio di Sabatini al mondo Suning. Della risoluzione di contratto con Fabio Capello sono invece intimamente felice, non avendo mai riscontrato punti di contatto tra lui e il mondo Inter.

Certo, il ruolo di Sabatini è stato fin dall’inizio non particolarmente chiaro, così come i rapporti -gerarchici più che personali- con Ausilio hanno sempre dato molto da scrivere. Se però torniamo alla già ricordata benevolenza della stampa nostrana nei confronti del direttore sportivo di Sesto San Giovanni, non credo che l’eco di questa novità avrà vita lunga.

C’è però sempre qualcuno che è mosso dalla irresistibile tentazione di voler accomunare i destini delle due squadre di Milano. E quindi, l’addio (pur doloroso, pur non chiaro) di un dirigente italiano alle dipendenze della casa madre cinese è sufficiente per far dire ai sapientini di turno che “le proprietà cinesi delle squadre di Milano sono in crisi, il futuro è incerto, moriremo tutti”.

Per puro dovere di cronaca, sulla sponda sbagliata del Naviglio si festeggia l’arrivo di un aumento di capitale di 10 milioni per pura necessità di cassa contingente. La cosa, anche per i peggiori ragionieri dei bar di Caracas, dovrebbe sembrare di tutt’altro spessore rispetto al caso-Sabatini.

Andatelo a raccontare a Bocca di rosa e compagnia…

Infine, un piccolo prurito, un sassolino che è consolatorio togliersi dalla scarpa.

Nelle ultime settimane Gasperini è stato ospite da Caressa e gli altri al Club, presente anche il Cuchu Cambiasso. Messo davanti a due minuti di tempo in cui ricostruire gli eventi, quel che emerge è leggermente diverso dalla vulgata popolare “Gasperini è stato un santo, l’Inter una pletora di coglioni”.

Sentirlo dire “evidentemente ho sbagliato qualcosa anch’io”, “siamo anche stati sfortunati nell’avere argentini e brasiliani solo dopo Ferragosto” può non spostare molto l’equilibrio geopolitico mondiale, ma ancora una volta dimostra come sia più comodo e veloce scrivere e ragionare per luoghi comuni anziché cercare di capire la realtà delle cose. Se poi c’è di mezzo l’Inter, chettelodicoaffare.

WEST HAM

Il ritiro punitivo a Miami funziona: anche nell’est di Londra festeggio un 3-0 casalingo, con un Arnautovic a livelli mai visti e addirittura un Joao Mario in versione goleador e assist-man.

int ver 2017 2018

FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BBONA?

SAMPDORIA-INTER 0-5
La premessa è d’obbigo: se Lucianino pensava di risvegliare l’orgoglio sopito dei nostri pungolandoli sull’assenza di qualità, per quel che mi riguarda può bestemmiargli i nonni a reti unificate fino a fine stagione.
Resto perplesso sulle modalità della terapia d’urto -non tanto sul messaggio in sé, quanto sull’eco mediatica inevitabilmente generata-, e non sono così ingenuo da pensare che il cazziatone sia sufficiente ad avere una squadra diligente e concentrata fino a Maggio inoltrato, ma cinque gol non si fanno tutti i giorni, quindi gaudete omnes.

Se è per quello gaudemus anche in famiglia, vista la concomitante partitella in orario prandiale a coincidere con le celebrazioni per il compleanno del rampollo di casa.
Usciamo di casa dopo aver visto i primi confortanti 10 minuti dei ragazzi, ed arriviamo alla “sala grande del Palace Hotel” (cit.) giusto dopo aver festeggiato con un rantolo da cavernicoli il vantaggio di Perisic.
Il tempo di raccattare gli ultimi invitati e di spolliciare un refresh sulla cronaca della Gazzetta ed i miei occhi increduli rimirano un “0-3!” a campeggiare sulla homepage della rosea.
Tutti contenti, rampollo in primis, costretto per l’occasione ad indossare la camicia (“Però papà, sotto ho messo comunque la maglia dell’Inter” con tanto di sorrisetto da canaglia).
Mi pascerò del bel giUoco mostrato dalla squadra solo a notte inoltrata, consolidando la sensazione accumulata in tutta la giornata. Che non è tanto di gioia e nemmeno di soddisfazione calcistica: è proprio da giramento di balle, della serie “ma brutti pirla, non potevate svegliarvi prima?”.
Non posso che accodarmi alle lodi per tutti gli 11 in campo, con particolari menzioni a Icardi (il paracarro, il tatuato, quello che “si gioca meglio senza”, quello che “mamma mia è pure capitano…”), a Cancelo e a Rafihna, senz’altro piedi migliori di molti se non tutti della rosa attuale.
Cancelo è assolutamente improponibile a sinistra, mentre a destra sai cosa bevi: nelle giornate di grazia assist, dribbling e verticalizzazioni a ubriacare gli avversari; la parte vuota del bicchiere è data dai tremila tocchi di suola e punta con un coefficiente di rischio altissimo. Se li fa sulla trequarti avversaria lo maledici e finisce lì; da terzino il rischio è consegnare palla agli avversari al limite della tua area, con tutto quel che ne consegue. Ieri, però, impeccabile.
Bravi -per la seconda volta- anche Gaglia e Brozo come doppio mediano. L’italiano può dedicarsi al lavoro di raccordo con la ritrovata intensità orobica, che arriva addirittura a contagiare il croato, solitamente indolente. A quel punto il fioretto è lasciato al mancino assai educato di Rafinha che combina bene coi tre davanti.
Se è vero che alcuni dei gol sono anche figli del caso (bellissimo il tacco, ma c’è un rimpallo poco prima, solare ma ingenuo il rigore causato da Barreto), la sensazione che rimane è quella di una squadra che ha deciso di prendere in mano la partita fin dall’inizio e di non mollarla fino al 90’.
Un vecchio difensivista come me è forse più contento dello “0” alla voce gol subiti rispetto che al “5” alla casella gol fatti: ricordiamoci dell’andata e di quanto la prima ora (3-0 e tutti in carrozza) fosse stata seguita da stringiculi assortiti nei 30 minuti conclusivi.
La Samp ha fatto sincera pietà ieri così come a Ottobre a San Siro; ma ieri i nostri hanno avuto pochissimi passaggi a vuoto (diciamo 10 minuti tra il 3° e 4° gol , con il palo di Zapata e la sola respinta di Handanovic). Escluso ciò, difesa ordinata e qui-non-passa-un-cazzo state of mind.
Ribadisco quanto detto altre volte: fossimo una squadra normale, il futuro si aprirebbe limpido e roseo di fronte a noi.
Conoscendo invece la mandria di amabili craniolesi che abbiamo la ventura di tifare, e citando il tamarrissimo Kravitz, “it ain’t over ‘til it’s over”.
Il calendario propone una manciata di partite sulla carta abbordabili (Derby a parte) fino al big match con la Juve di fine Aprile.
La teoria la conosciamo (testa bassa e pedalare).
Per l’applicazione pratica del concetto, finger crossed and stay tuned…

LE ALTRE
Il turno di campionato ci consegna una squadra che torna nei primi quattro posti, approfittando del passaggio a vuoto della Lazio, reduce dalla tripallica vittoria a Kiev ma -forse per quello- bloccata dal Bologna in casa sul pari. Ciò significa un punto in più in classifica, con una partita da recuperare.
La Roma non brilla ma è solida a sufficienza per sbancare Crotone dopo essersi conquistata i meritatissimi quarti di finale di Champions, nei quali avrà modo di assaggiare i ceffoni del Barça.
In testa al treno, mezzo passo falso della Juve che per una volta non trova la classica piccola “che si scansa” (vero Atalanta, Sassuolo, Udinese…?), ma una Spal massiccia e incazzata che porta a casa un meritatissimo punto. In serata, il Napoli gioca tutt’altro che bene (come già visto a San Siro settimana scorsa) ma riesce comunque a battere il Genoa recuperando 2 punti sui gobbi.
Prosegue il periodo di grazia (e di Graziella, e di…) dei cugini, che rischiano seriamente col Chievo in casa, finendo invece per vincerla con tre gol uno più di culo dell’altro e completando l’opera con un rigore sbagliato a tempo scaduto.
‘Sti maledetti stanno ottenendo ben più di quanto meritino (tranquilli, nessun algoritmo di Caressa o statistica a confermarlo, son mica l’Inter…), ma beneficiano di un Suso giocatore vero e di un Gattuso allenatore fatto e finito. Cutrone ha contagiato Silva nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto (perifrasi elegante e alternativa al “giocare col buco del culo ma buttarla dentro”), e con quel popo’ di sorte si passa sopra anche agli svarioni di Bonucci (vedi tunnel sul gol dell’1-1).
Ma questo, al solito, non ve lo dirà nessuno, chè loro sono un grande gruppo e Ringhio è un maestro.

E’ COMPLOTTO
Ripartiamo dall’ennesima conferma della filosofia rossonera, dimostrata dal sempre simpaticissimo Fassone.
Per farla breve: c’è da trovare una data per il recupero del Derby e, essendo il Milan uscito dalla Coppa, la prima data utile è quella del 4 Aprile.
Il regolamento Champions da sempre impedisce di giocare partite di Campionato o di Coppa nazionale in contemporanea alle gare UEFA (potenza dei soldi, baby). Triste? Ingiusto? Arrogante? Concordo, ma queste sono le regole. E’ quindi escluso in partenza giocare quel giorno alle 20.45.
La nostra Lega Calcio dice che ogni partita che venga rinviata deve essere recuperata il prima possibile e comunque entro 15 giorni, a meno che le due squadre non concordino nel trovare una diversa data.
Eccoci alla filosofia rossonera: il Milan, legittimamente, chiede di poter giocare il 25 Aprile o il 1 Maggio, per non avere Juve e Inter da incontrare a pochi giorni di distanza (Juve-Milan fissata il 31 Marzo).
L’Inter, altrettanto legittimamente, nega il consenso, perché a quel punto sarebbe lei a dover affrontare Juve e Milan una via l’altra (Inter Juve fissata il 29 Aprile).
Tutto è legittimo e nel rispetto dei ruoli. Le regole però, in questo caso (come in tanti altri in passato, ma non stiamo qui a polemizzare) danno ragione all’Inter. Punto e basta.
Fassone però non ci sta. La solfa piagnucolante è: è vero, le regole dicono così, però che peccato, però uffa, l’Inter poteva anche accettare, abbiamo fatto di tutto per trovare una soluzione alternativa.
Ecco la piena filosofia rossonera, ereditata a piene mani dalla gestione precedente: ignoriamo le regole, pieghiamole ai nostri desiderata, e incolpiamo quelli che ne chiedono il rispetto.
La motivazione poi è in perfetto stile Milanello Bianco: “abbiamo fatto di tutto per cercare una data che consentisse a tutti i tifosi di Inter e Milan di godersi il Derby in un giorno festivo”.
Un par di balle! avete fatto di tutto per non avere Juve e Inter da incontrare in 4 giorni!
Ribadisco: è legittimo provarci, ma non raccontate favole ergendovi a paladini del pubblico e dello spettacolo.
Inevitabile l’appoggio di Sky con Ilaria e Condò a confessare che “anche noi speravamo di poter trasmettere il Derby in un giorno festivo… speriamo che le regole possano essere interpretate con un po’ di buon senso”.
Ma andate tutti in culo! Milan e Inter hanno tentato, ognuna coi mezzi a disposizione, di portare acqua al proprio mulino. Sfiga vuole che le regole parlano chiaro: si gioca il 4 Aprile alle 18.30.
Fine della trasmissione.

Il Corriere di oggi, nel solito sproloquio di Sconcerti, mette un’altra pulce nell’orecchio di chi scrive circa la possibile (probabile?) benevolenza mostrata dalla stampa nei confronti di Ausilio.
E’ quantomeno strana una frase del genere, inserita nelle lodi per la partita di ieri:

“Quando si guarda all’Inter bisogna sempre ricordare la bravura di Ausilio nel concludere affari e la poca luce nell’inquadrare i giocatori”.

Lascio a voi decidere se aderire o meno a una potenziale crociata anti-direttore sportivo all’insegna di #AusilioOut. Personalmente, ribadisco quanto già detto: è talmente raro che un tesserato nerazzurro goda di buona stampa che il primo istinto è tenerlo a prescindere!

Infatti la conferma ce la dà il nostro sconcertante figuro, quando butta nel cesso un normalissimo turn over che a centrocampo dura da settembre e battezza la mediana di ieri come quella che “ha fatto saltare il centrocampo estivo Borja-Vecino”.

WEST HAM
Essendo orgogliosamente fuori dalla FA Cup (eliminati dal Wigan, attualmente in terza divisione), i nostri si godono un corroborante ritiro invernale in quel di Miami.
Al ritorno non ce n’è più per nessuno!

 213FE321-3DA4-4E24-ABA6-072A8A038F09

GIOITE TUTTI, GESU’ E’ NATO (CIT.)

INTER-BOLOGNA 2-1

…e tanti auguri al consigliere delegato (ri-cit.)

Dopo due mesi torniamo ad assaporare il dolce gusto della vittoria, seppur sputando sangue e incasinandoci la giornata ben aldilà dei meriti di un pur valoroso Bologna.

La formazione iniziale mi vede concorde con le scelte del Mister: i terzini sono sulla fascia giusta, e uno tra Candreva e Perisic sta seduto. Che poi sia Karamoh il sostituto è tutto grasso che cola, visto il partitone che pesta giù il francesino. La cosa importante, a mio parere, era dare un segnale di cambiamento sia negli uomini (le due ali sono ai minimi storici di rendimento ed ergo di popolarità presso il pubblico) che negli schemi (Karamoh-Cancelo sulla catena di destra fanno cose diverse da D’Ambrosio-Candreva, nel bene e nel male, lo capisce anche il primo fesso che passa per la strada).

Per una squadra che ha visto le proprie certezze sgretolarsi di fronte alla mancanza di alternative, non è poco.

Ci dice anche bene, perchè tempo 2 minuti e siamo già davanti. Bella la palla di Karamoh per Brozovic che scatta bene e riesce a metterla in mezzo per Eder: bravo il Cittadino ad anticipare l’avversario e depositare in rete.

Tutto a posto? Ma va…

Oddio, non siamo troppo severi: per un quarto d’ora i nostri fanno anche la partita. Non creano chissà cosa ma sono un’altra squadra rispetto al balbettìo ininterrotto di Dicembre e Gennaio. Brozo è pescato bene in area ancora da Karamoh ma gira male di testa, e -forse per quello, forse perchè è un minus habens irrecuperabile- da lì sostanzialmente smette di giocare.

Odio darmi ragione da solo, ma proprio in occasione del gol di Eder mi ero rivolto al rampollo di casa ammonendolo circa le qualità del croato: “occhio che questo è capace di dire “ok il mio per oggi l’ho fatto, a posto così“. E’ come avere due gemelli in squadra, e non sai mai quale dei due entra in campo.”

Detto fatto, da metà primo tempo il nostro si mette in malattia, e un’ora dopo, fischiato da tutto lo stadio, ha pure il coraggio di applaudire sfrontato e indisponente come solo lui sa essere. Per dire: l’esecrando Santon, se non altro, uscendo dal campo dopo una delle ultime malefatte, aveva almeno avuto il buon busto di alzare le mani in segno di scuse verso i tifosi. Cambia poco eh? ma è segno di intelligenza e anche di un briciolo di sano paraculismo: hai meno strada da fare per riportarteli dalla tua, se parti da un’ammissione di colpa. Macchè…

Arrivo a dare ragione all’antipatico Marocchi che, rispondendo ai tanti che insistevano su fischi eccessivi alla sua uscita (ma eccessivi de che?), si chiede retoricamente “si è mai domandato il Sig. Brozovic perchè mai lo fischiano?“.

Chiusa la parentesi Ajeje, non è nemmeno giusto dire che gli altri 10 in campo sono stati dei satanassi, perchè di fatto il Bologna in partita ce l’hanno rimesso loro.

Handanovic para bene su Palacio di testa, ma non può nulla quando Miranda svirgola un rinvio non semplicissimo ma nemmeno impossibile, dando il la all’ingresso in area del Trenza e al conseguente diagonale che porta al pareggio.

Nei 20 secondi successivi, la cosa sportivamente più bella del pomeriggio, con i tifosi di casa ad applaudire l’ex amato campione che gli ha appena segnato contro.

Non i classici applausi di inizio o fine gara (sinceri ma “facili”): 50 mila persone applaudono un grandissimo calciatore che pochi secondi prima ha appena segnato contro la loro squadra.

Sciapo’ a lui, e per una volta anche ai nostri tifosi.

C’è tutto il tempo per rimediare, ad esserne capaci, anche perchè il Bologna dietro sbaglia spesso e volentieri, regalando più di un paio di opportunità ai nostri. Perisic è di avviso diverso, e vanifica due ghiotte opportunità con altrettanti tiri che paiono retropassaggi al portiere.

La sindrome del primo anello arancio colpisce anche lui, che se non altro ha la buona creanza di mettere in saccoccia senza reagire.

La ripresa vede Lisandro Lopez al posto di un malconcio Miranda; io, Tènnico da divano, avrei fatto subito il cambio Brozovic-Candreva, provando il romano più centrale e spostando Perisic più largo, per poi fare entrare Rafihna al posto del 44 invertendone il ruolo con Candreva, ma capisco che l’esigenza di fare un cambio obbligato possa aver fatto temporeggiare Spalletti: assolto.

Rafinha entra in effetti dopo il primo quarto d’ora al posto del succitato Brozovic, e sfrutta al meglio la mezzoretta di autonomia che il suo fisico per ora gli concede.

Non è un caso che la giocata che porta i tre punti arrivi dai piedi del neo arrivato e di Karamoh. Il francese parte dalla destra entrando verso il centro del campo, cercando e trovando la sponda dell’ex-Barça. Ubriacante il destro-sinistro in pochi centimetri e imparabile il mancino a voragine sul palo alla destra del portiere.

Un gol della Madonna, poco da dire (vero Minotti? vedi infra). Oltretutto, Primo Gol in Serie A per uno dei nostri (incredibile!) e, vado a memoria, primo gol con tiro da fuori da anni e anni e anni… pallettari di merda che vogliono entrare in porta col pallone!

Non è un caso, dicevo. Aggiungo un “purtroppo”: non può essere casuale che una giocata del genere arrivi da due che hanno vissuto poco o nulla degli ultimi due mesi e che -forse per quello- hanno la testa sgombra per tentare la giocata fuori dagli schemi.

Il “purtroppo” si sposa bene con le considerazioni dello Zio Bergomi di ieri sera, quando definiva l’Inter “ancora ammalata” proprio per questo motivo. Ha vinto, ed era la cosa più importante, ma ha fatto vedere che la serenità mentale, prima ancora della fluidità di manovra, è ben lontana dall’essere ritrovata.

Sticazzi, dovevamo vincere e si è vinto. Per oggi facciamocelo bastare.

E fa niente che Perisic si mangi un altro gol di testa, riuscendo a infortunarsi come degna conclusione dell’azione.

Fa niente (diciamo così…) che Spalletti lo lasci in campo tipo Beckenbauer a Mexico ’70 col braccio immobile, forse volendo far vedere che -quando vuole, pure lui…- è capace di stringere i denti.

Fa niente che i suoi compagni (più sani forse fisicamente ma di certo non mentalmente), si intestardiscano nel cercarlo sulle rimesse laterali, di fatto regalate in quantità agli avversari.

Fa niente, infine, che i nostri si caghino vieppiù sotto con l’avvicinarsi del 90′, facendosi attaccare da un Bologna dapprima in 10 e poi addirittura in 9 nei minuti di recupero. Recupero, per inciso, che un geniale arbitro decide di far giocare due volte, nonostante la seconda espulsione arrivi al 92′ già iniziato.

Continuiamo ad essere assai migliorabili, eppure ritorniamo terzi.

Usque tandem?

 

LE ALTRE

Eh sì perchè la Lazio, come da me sperato -prevedibile lo era per tutti- esce sconfitta dal San Paolo pur essendo andata in vantaggio, venendo superata in un sol colpo tanto dai nostri quanto dai cugini lupacchiotti, spaventati da un Benevento poi domato senza ulteriori patemi.

Juve e Napoli vincono, chettelodicoaffà, mentre il Milan passa con 4 gol a Ferrara, contro una Spal stranamente irriconoscibile rispetto alla tignosa squadra che solo poche settimane fa ci aveva beffato al 90′. Ma, anche per un complottista come me, credo che il motivo di doglianza vada ricercato nella testa pentagonale dei nostri e non in oscuri piani cospiratori ai nostri danni.

E’ COMPLOTTO

Partiamo proprio dai cugini, con Cutrone a segnare due gol in puro stile Superpippo, e cioè beneficiando di pali, carambole e rimpalli. Non so quanto il paragone calcistico possa stare in piedi. Per quel che mi riguarda, i livelli di intollerabilità (con la complice cortesia della solita stampa amichetta) sono assai promettenti.

Continuando con la nostra armata Brancaleone, e reiterando il postulato che facciam cagare, simpatici come al solito su Sky nel dimenticarsi di aggiornare il risultato finale (eh sì che mica abbiam segnato al 97′).

20180212_221252_preview_LI (2)

Lorenso Minotti (il nome è scritto come lo pronuncia lui, quindi immagino si chiami proprio così), oltre alla appena citata cadensa emiliana, esprime tutta la sua imparzialità contrappuntando i suoi commenti di “per fortuna” e “meno male” riferiti al Bologna, arrivando a definire, se non ho capito male, “esteticamente non impeccabile” il tiro di Karamoh.

Su questo gli concedo il beneficio del dubbio, visto che buona parte della telecronaca a casa mia ha avuto il ritorno in cuffia di Wiki-petula alias rampollo di casa, oramai assurto a telecronista alternativo e creatore di un tappeto sonoro che Phil Spector lèvati proprio…

Quindi, Minotti potrebbe aver detto altro, ma credo proprio di aver capito bene; e se anche così non fosse, il vaffa vien buono per la prossima volta.

Giusto per la cronaca, segnalo l’ennesima dimostrazione di “tuttaunerbaunfascio“, con Ilaria D’Amico a sottolineare il bel gesto di San Siro nei confronti di Palacio, compensato da un democristianissimo applauso “ai tifosi di Inter e Milan che dopo anni di vuoto sono tornati a riempire il Meazza come ai bei tempi“.

Ma qui c’è il cacacazzi rancoroso delle tabelline che entra in campo.

Va beh, non si vede benissimo, le fonti sono qui elencate.

http://www.stadiapostcards.com/A13-14.htm

http://www.stadiapostcards.com/A14-15.htm

http://www.stadiapostcards.com/A15-16.htm

http://www.stadiapostcards.com/A16-17.htm

http://www.stadiapostcards.com/A17-18.htm

Volendo fare come il Geometra Galliani, e confezionandoci le statistiche pret à porter, potremmo calcolare che in meno di 5 anni l’Inter ha portato allo stadio mezzo milione di persone in più del Milan, per tacer degli altri top italiani.

Quindi: l’Inter per il quarto degli ultimi 5 anni ha la media spettatori più alta d’Italia, cara Ilaria. Nessuna novità, solo conferme, meritevoli di applausi (e magari di rispetto da parte di chi quella maglia la indossa. Dovrebbe esserci anche il vostro di rispetto ma abbiamo perso le speranze). Il pubblico del Milan, lui sì, dopo anni di magra, l’anno scorso e quest’anno ha ricominciato a frequentare le gradinate.

La dico così: a volte guarda il caso… proprio da quando Silvietto ha venduto.

Infine, giusto tributo all’amico rossonero che, credendo di fare una simpatica battuta, non fa altro che avvalorare la tesi che dà il titolo a questa canonica seziuncella.

Ecco l’immagine emblematica. Anche l’evento nazionalpopolare per eccellenza ce l’ha coi nostri colori:

Altro che “GNIGNI”, il vero messaggio nascosto di Sanremo…                         E’ COMPLOTTO

 

WEST HAM

Arnautovic e il Chicharito piegano il Watford e ci mantengono nella scintillante mediocrità del centroclassifica.

That’ll do.

 

COME DIVERTIRSI QUANDO CI SI ANNOIA

CAGLIARI-INTER 1-3

Continua il filone della serietà.

Di conseguenza, il suddetto filone continua a intrudersi in tutto il suo turgore nel retro dei tanti nostalgici della Pazza Inter di stoparde.

La partita per molti versi è simile all’ultima con l’Atalanta, così come ai pareggi di Bologna e col Toro. Squadre organizzate e attente (con noi si sa non si scansa mai nessuno, ed è giusto così), che nella fattispecie ci fanno vivere una prima mezz’ora alquanto indigesta. Handanovic sbroglia due troiai delle dimensioni di Rocco Siffredi (cit.) prima che Lucianino da Certaldo faccia buon viso a cattivo gioco e si sitemi a specchio rispetto alla compagine sarda per il resto del primo tempo.

Ci dice anche culo, perchè al primo tentativo in attacco mettiamo palla in buca. L’ormai imprescindibile cross di Candreva arriva sul secondo palo dove Perisic in spaccata tocca e libera Icardi. Sulla volontà del croato di servire il compagno tornerò infra, qui mi limiterò a mettere a verbale il destro di Maurito nostro che vale il vantaggio corsaro e il 14° centro in tre mesi di campionato.

Mi immagino gli sguardi tra i nerazzurri in campo, all’insegna del “uffff….scampato pericolo!”; senz’altro il mio pensiero è stato quello.

E, come nelle ultime partite, una volta passati in vantaggio non ho avuto particolari timori di vedere cagate in serie commesse dai nostri, tipo braccino del tennista o annegamenti in bicchieri d’acqua.

La ripresa è ulteriore conferma di ciò, dal momento che la sostituzione di Vecino con Brozovic, in altri tempi senza dubbio foriera di smadonnamenti a mezza voce, è invece accolta da chi scrive con ottimismo, del tipo “dài simpatico minchione, stavolta hai mezz’ora buona da giocare e non i classici ultimi 5 minuti: vediamo se oggi c’hai voglia…”.

Detto, fatto: ottimo passaggio in verticale di Skriniar per Candreva che si insinua sulla destra ed è bravissimo a servire Brozo a rimorchio. Il destro è di quelli che, 2 volte su 3, finiscono al terzo anello, ma non stasera: tiro teso sul primo palo e 2-0 incassato.

Il tempo di esultare sotto la curva avversaria, di schivare un paio di bottigliette gentile omaggio dei tifosi di casa, ed eccoci a scollinare per l’ultimo quarto di partita.

Tutto pare scorrere per il meglio, senonchè un cross tanto preciso quanto isolato da parte di Faragò pesca Pavoletti colpevolmente libero a centro area. Bello ma abbastanza elementare il piatto destro al volo: Skriniar commette il primo errore della stagione marcandolo da lontano, e lo stesso Handanovic rimane sorpreso da una conclusione sì improvvisa ma non esattamente imparabile.

Il mio lato inglese si mantiene su altissimi livelli, giacchè il self control continua a campeggiare ai muri di casa:

Keep calm and palla a Maurito.

Più o meno è quel che succede, anche se in maniera un po’ rocambolesca. Il cross dalla destra è deviato da un cagliaritano e si impenna nei pressi dell’area piccola: Perisic salta prima del portiere e la carambola tra i due favorisce Icardi, che di destro chiude palla e partita sul primo palo. 3-1 e tutti a casa.

LE ALTRE

La testa della classifica resta a tinte nerazzurre il lasso di una notte, che passa comunque dolcissima. Il Napoli torna da Udine senza i soliti tre gol, ma con i soliti tre punti, avendo la meglio sugli avversari in una di quelle gare ostiche e tignose che iniziano ad essere una solida e preoccupante alternativa nel repertorio di Sarri & Co.

Già più pronosticabile la vittoria della Juve in casa col Crotone. Interessanti e molto invece i pareggi delle romane, con De Rossi a combinarla grossissima e Calcedo solo un poco più piccola. Che poi sia il VAR e non l’arbitro “de per lù” a decretare i rigori, poco importa ai fini del risultato. Due punti guadagnati su entrambi.

Ennesimi due punti guadagnati anche ai cugini, incapaci di segnare in casa contro avversari degni di tale nome (il girone da bambini dell’asilo di Europa League davvero non fa testo) e bloccati da un Toro tosto come da tradizione.

Pareggio fatale per il sorridente Montella, che si ritrova messo all’uscio dagli stessi dirigenti che ne difendevano l’operato fino a un quarto d’ora prima.

Forse sarà arrivato lui a dare istruzioni:

EE822F4A-1C81-4046-A79A-47AD68308E9A

E’ COMPLOTTO

L’esonero di Vincenzino nostro darebbe pane a sufficienza per compitare venti cartelle al riguardo. Ma sarebbe troppo facile.

Meglio pensare ai nostri.

Lodevole, ad esempio, il pezzo di Gatti sul Corriere della Sera, in cui sostanzialmente ammette che tanto Suning quanto Icardi avrebbero diritto a sentite scuse dal calcio italiano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E magari, da aggiungere, ci sarebbe anche il fatto che è stata proprio la stampa a cercare paragoni continui tra Icardi e il Balotelli milanista, non sembrando vero ai pennivendoli di poter mettere insieme i fallimenti dell’uno (guess who) con la scarsa eleganza dell’altro. Quanto a prestazioni sul campo, professionalità e maturità dimostrate, non stiamo neanche a parlarne, chè tra i due ci sono un paio di galassie di differenza…

Travestendomi solo un attimo da giornalista di Harmony a tinte nerazzurre (non mi accosto a Pellegatti nemmeno quando scherzo perchè ho troppo rispetto per me stesso), bella l’immagine di Icardi spettatore sotto l’ombrello a Firenze nelle vesti di tifoso: la moglie di Borja Valero corre e il gruppetto di amici è lì a incoraggiarla, come una compagnia di semplici amici in gita domenicale.

Il solito #spogliatoiospaccato

Passiamo ai Finti Complimenti. Potrebbe diventare una nuova categoria, cugina di Squadra Simpatttica o Same but Different. Ambrosini e Massimo Mauro sono amministratori delegati della Start Up antinerazzurra. La mission è questa: non potendo parlar male dell’Inter in questo frangente, si insiste su quegli aspetti che, sotto una patina di ipocrita lode, vogliono in realtà ridimensionare i meriti dei nerazzurri. Ecco quindi che, là dove Gigione Donnarummone fa una doppia parata che salva i rossoneri su Belotti/Iago Falque ed è giustamente applaudito come fenomeno e salvatore della patria (ma non del Mister hehehe….), Handanovic manca poco che si debba scusare per aver parato su Pavoletti nel primo tempo. Il tono è proprio “eh se ci si mette anche lui a fare i miracoli…”.

Mauro, forse incapace di articolare concetti così elevati, cita il “culo” di Icardi nel trovarsi proprio dove arriva la palla sul gol del tre a uno, ma in quello è in buona compagnia: Trevisani e Adani è un mese che giocano alla tiritera del “non è Icardi che va verso il pallone, è il pallone che va da lui”. Un fenomeno da baraccone, insomma, tutto pur di non dire che è il miglior centravanti della Serie A, chè magari Higuain e Dzeko si offendono…

Passiamo alla parentesi moviolistica, in malafede, s’intende: sintomatico come tutti, ma proprio tutti, siano assolutamente certi del fatto che Perisic non volesse fare l’assist, ma tirare in porta in occasione dell’1-0.

Ma del resto è così: comincia uno e subito tutti dietro. Del resto sono quindici anni  che ci passeggiano sul belino sull’incredibile gol di Sheva in un Milan Juve, cross sbagliato che finisce all’angolino ma per tutti colpo di genio dell’ucraino. Qui non c’è il viso angelico e delicato di Sheva, qui c’è la faccia sghemba di Beavis Perisic, quindi che se ne andasse affanculo che quello è ontologicamente un tiro sbagliato che diventa assist involontario. Di più, forse c’è fallo sul 3-1! Guardiamo guardiamo bene, che forse a furia di guardare qualcosa si trova.

Mi fate addirittura più ribrezzo del figlio di Pairetto: in onore di cotanto padre ha ammonito i due diffidati nerazzurri (Miranda e Gagliardini), ma quantomeno non se l’è sentita di sbugiardarsi da solo guardando al replay il regolarissimo salto del 44 croato.

Ad ogni modo, le discussioni sul VAR, che il Calabrese Cantilenante ci propina ogni settimana cianciando di fine del calcio etc etc… in realtà non mi fanno ridere come dovrebbero perchè mi costringono ad essere d’accordo con Caressa, che di contro rivendica i successi della tecnologia applicata al calcio.

Per dire: provate a chiedere a Messi se ieri sera avrebbe voluto la moviola in campo.

Poi si può discutere dell’ambito di applicazione del VAR e dei casi specifici tipo Lazio-Fiorentina. Personalmente, non essendo per nulla intimorito da cagate del tipo “la macchina che decide al posto dell’uomo, aiuto moriremo tutti!”, porrei un parametro molto semplice: il VAR rileva che la decisione presa (per quanto difficile, per quanto interpretabile dal vivo) è sbagliata? Benissimo, la si corregge. As simple as that.

L’arbitro non è stato un cane nel non vedere il calcione di Calcedo sul giocatore viola, ma a mio parere non conta. Lo si rivede, si constata l’errore, si procede di conseguenza.

Sempre restando sul bel programma di Sky (nonostante Mauro e Caressa), interessante e illuminante come quando era in campo il pensiero del Cuchu Cambiasso. Perfetto nella circostanza a fare da sponda a Caressa che si lamenta di tutte le frasi fatte del calcio odierno (gli chiederò i diritti d’autore perchè è plagio bello e buono dei Luoghi Comuni Maledetti): “che me frega del centravanti che rientra? Il Centravanti deve fare gol? Il difensore elegante? Ma de che?? Il difensore deve spazzare l’area e tirare un paio di calci”. Questa la poetica Caressiana, che gioca a buttarla in cacciata ma coglie nel segno.

L’ineccepibile Cuchu prima pare blandirlo e andargli dietro aggiungendo “E il portiere che gioca bene coi piedi?

Bravo Cuchu, bravo! Lo vedi che la pensi come me??

Ed ecco il tocco di classe dell’amatissima crapalustra: “Sì ma guarda che tutte queste cose le avete inventate voi giornalisti!”. Date un fischietto e un cappellino a quest’uomo e nominatelo capo del mondo all’istante!

Chiudo con un momento di mestizia, tornando all’esonero di Montella. Irriguardoso del lutto della sua ex squadra, il tweet di Carlos Bacca arriva al posto giusto nel momento giusto. Ma loro non erano tutti una grande famiglia?

In bocca al lupo Ringhio, ennesima bandiera piegata a pezza da piedi e chiamata a risollevare la baracca rossonera. Nella scala dei miei “s-preferiti” sei più vicino a Leonardo e Seedorf che a Inzaghi. Non ti augurerò quindi di perderle tutte, ma quasi.

E, mi raccomando: quando ti cacceranno non andartene ringraziando per l’opportunità concessa. Salutali come tu sai fare.

WEST HAM

Pareggino interno contro il Leicester, di pura dignità e che muove (poco, molto poco) la classifica.

F3C86A1E-6712-40FF-9508-34BE132F8037

Oh va che volevo dartela eh! See Ivan, See…

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

BB029420-9D8C-417C-98E8-53E6ABD2F345

CUORE TORO (E FEGATO INTER)

INTER-TORINO 1-1

Era un po’ che non succedeva, e onestamente non ne sentivo la mancanza.

Il Toro, ampiamente insufficiente fino a poche ore fa, suona la migliore sinfonia stagionale alla Scala del calcio contro i nerazzurri. Ennesima dimostrazione che, contro di noi, nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a scansarsi. E ci mancherebbe altro, sia chiaro.

A noi nessuno ha mai regalato niente e -ribadisco- va benissimo così. Diciamo che ce ne ricorderemo quando la banda di Sinisone nostro tornerà alla mediocrità mostrata in questi mesi.

Shel Shapiro forse pensava a noi quando, più di quarant’anni fa, ci ricordava che “non sempre si può vincere”: fatto sta che, per come è andata, rimaniamo con un gusto dolce amaro in bocca per come si è sviluppata la partita.

I nostri partono con la consueta formazione, fronteggiando un Toro zeppo di ex nerazzurri. Burdisso (all’esordio stagionale) e soprattutto Ansaldi fanno una partita che a queste latitudini non si era mai viste, facendo impennare i rispettivi indici di smadonnaggio da parte dei loro ex sostenitori. Belotti là davanti ha il suo bel da fare con Skriniar (e viceversa). La novità di giornata è un Icardi diligente e generoso nel fare i movimenti ma inopinatamente impreciso sotto porta. La mia sindrome di accerchiamento riesce ad incolpare anche di questo la marmaglia mediatica, che nelle ultime settimane ne ha elogiato -col solo scopo di evidenziare l’assenza di altre qualità- il senso del gol e la capacità di finalizzare ogni mezzo pallone vagante in area. Morale: Maurito ha più di un’occasione per segnare, ma potenza, tempismo e precisione restano non pervenute.

Se a ciò sommiamo un paio di gran parate del loro portiere sulle occasioni create dagli altri interisti (due capocciate di Skriniar e soprattutto Vecino), arriviamo in zona uccello Padulo: già nel primo tempo Handanovic aveva smanacciato una velenosa conclusione di Baselli (oltretutto nemmeno “premiata” dal sacrosanto corner per svista del guardalinee); nella ripresa invece, l’incursione di Iago Falque trova Miranda assai molle e lento nel contrastarlo. Al mancino del Toro non pare vero di poter rientrare sul piede preferito e far partire il tiro sul primo palo, a incenerire un incolpevole Handanovic, incredulo nel vedere la palla passare attraverso un nugolo di nerazzurri piombati con colpevole ritardo sull’avversario.

E’ il quarto d’ora della ripresa, più o meno lo stesso minuto del pareggio di Pazzini dell’ultima partita dei nostri. Le sensazioni di chi scrive, però, non potrebbero essere più diverse. Qui c’è l’odore acre e pressante della cacca pestata a piè pari, e il timore è di non riuscire mica a recuperarla.

Spalletti ci mette del suo, aspettando altri 10 minuti per fare l’unico cambio sensato (dentro Eder e fuori Nagatiello). Difesa a tre, Candreva e Perisic a far tutta la fascia e il resto della ciurma a cercare di rimediare al puttanaio.

Per quello riusciamo a rimetterla in piedi abbastanza in fretta, con Perisic a mettere in mezzo un pallone interessante ma un po’ scomodo per Icardi. Lì il Capitano fa la cosa migliore della partita, non fidandosi del suo piedone e preferendo fare da sponda per Eder, ancor più libero di lui. L’italo-brasiliano ha addirittura il tempo di stoppare la palla prima di spedire la palla all’incrocio: 1-1 e un quarto d’ora da giocare.

Ci vorrebbe un crollo del Toro, che invece non lascia e anzi raddoppia gli sforzi. Non calando l’avversario, ci vorrebbe il colpo del singolo, in mancanza il colpo di culo… Ma noi siamo l’Inter, invisa agli dèi del calcio e quasi felice di ciò: inevitabile a quel punto che lo scaldabagno tirato da Vecino timbri la traversa anzichè gonfiare la rete.

Finisce 1-1 quindi, probabilmente avendo giocato meglio di un paio di vittorie portate a casa un po’ così…  Si poteva vincere, ma senza la reazione fatta vedere si poteva anche perdere.

 

LE ALTRE

Non si sa come prendere il pareggio del Napoli a Chievo: mal comune mezzo gaudio? Smoccolamento della serie “cazz potevamo agganciarli in testa”. Fate vobis.

In mezzo al dubbio amletico, la Juve fa capire di avere senso dell’umorismo ma solo fino a un certo punto, regolando con qualche sofferenza il Benevento e passando al secondo posto solitario in classifica.

Le romane seguono, ma entrambe hanno una partita in meno: ciò vuol dire che potenzialmente siamo in 5 lì in cima, in soli due punti.

Più indietro il Milan che, se non altro, porta a casa i tre punti in quel di Sassuolo.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare in realtà. Anzi: ho sentito Massimo Mauro lodare Icardi dopo la strana ultima prestazione. Tutto un insistere sulla volontà dimostrata, sul giocare per la squadra, sull’importanza di un assist tanto facile tecnicamente quanto difficile a livello di lucidità mentale. Al Cuchu probabilmente non pareva vero poter indugiare sulle virtù del connazionale, ma qualcosa non mi torna. Se gli stessi complimenti fossero arrivati da Caressa avrei potuto anche prenderli per sinceri, ma dal Calabrese Cantilenante proprio no… vedremo cosa c’è sotto, perchè qualcosa c’è. Per il resto, gioite gioite Gesù è nato: il Milan vince, Conte batte Mourinho e il mondo è un posto migliore. Stucchevole a dir poco il tifo nemmeno dissimulato di Zola e Marianella nel commentare Chelsea-Manchester Utd. Perfetto poi Compagnoni nel sunteggiare “Montella sarà contento del fatto che Conte ha vinto, così tutti sono contenti e lui lavora tranquillo”.

Manca solo che gli rimbocchino le coperte quando va a dormire…

 

WEST HAM

Ne becchiamo 4 in casa dal Liverpool e salta la panchina di Bilic. Può bastare?

F40FEFC7-CA08-4AED-A3F2-488150BA8047

Talmente forte che pure la foto è sfuocata…