ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

bol int 2017 2018

Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

GENOA-INTER 1-0

Anni fa comprai un divertente libercolo a cura di interisti.org intitolato “MAI STATI IN B… E VOI?“, che ripercorreva la stagione 2005-2006 ancora all’oscuro del puttanificio che ne sarebbe seguito.

Ebbene, dopo la tragicomica eliminazione in Champions da parte del Villarreal con gol di testa di Arruabarrena, gli autori vergarono un cantico -consolatorio e divertente- che abusava di anafore, iniziando ogni strofa dello stesso con le parole “Non è perchè…

Fornirò l’intero testo a chi ne farà richiesta, ma a tutti regalerò la chiusa finale, perfettamente applicabile ai nostri tempi:

“…Non è perchè bisogna usare la memoria per trovare un giocatore che ci renda orgogliosi,

Non è perchè ogni tanto pensiamo di meritarci tutto questo.

E non è nemmeno perchè aggiorniamo questa lista da anni e non cambia mai niente: è che proprio ci siamo rotti le palle.”

Potrei chiudere qui e quel che ho da dire sarebbe già palese.

Due punti in sette partite. Due fottutissimi punti in sette stracazzo di partite.

Un manipolo di invorniti incapaci di correr dietro un pallone, svogliati più di un ripetente all’ultimo giorno di scuola. Un allenatore che sotto di un gol pensa bene di togliere il proprio centravanti (anonimo quanto e più degli altri, certo, ma che almeno là davanti qualcosa può sempre creare). Una squadra al solito interdetta di fronte ai pur rari omaggi arbitrali, e che come tale batte à la cazzo il rigore più che generoso che avrebbe portato ad un pareggio tanto insipido quanto minimamente dignitoso.

Ennesimo finale di stagione passato a far liste di proscrizione da cui -al solito- si salvano in quattro o cinque, con tutto il resto della ciurma da vendere a trance al primo market rionale (cit.).

Ancor più doloroso, seconda parte del pomeriggio passato a rimuginare sulle parole di un ex milanista (Costacurta) e un ex gobbo (Marocchi) che fotografano alla perfezione la crisi del settimo anno nerazzurra: “troppo” talento e poca testa, pochissimi giocatori di personalità, Società incapace di dare una direzione e fare scelte che vadano aldilà della pura sussistenza, allenatori fagocitati nel tritacarne generato dal troiaio testè descritto.

Sarebbe bello dar retta alle tesi per una volta ancor più retropensierose di quelle del sottoscritto, che vedono nell’indolenza dei nostri un disegno volto a saltare i preliminari di Europa League per preparare al meglio la stagione prossima ventura.

Ma magari! Almeno sarebbe la dimostrazione dell’esistenza di un piano, di una strategia -per quanto esecranda. Macchè, si bivacca in attesa del rompete le righe, al sicuro da pericoli che vadano oltre il ritiro punitivo (durante il quale comunque viene concesso il pomeriggio in famiglia perchè “i ragazzi han lavorato bene”), certi che nessun leader di spogliatoio verrà a gridarti nelle orecchie “Oh, svegliaaa!!!“.

Qui, ancora una volta -e non sapete quanto mi faccia girare le palle- devo dar ragione ai due diversamente strisciati: mancano i giocatori di personalità e con etica del lavoro. Abbiamo diversi buoni giocatori, non ne abbiamo uno con la metà della serietà di un Cambiasso, di un Materazzi, di uno Stankovic, per non scomodare l’inarrivabile Ibra, che svegli e trascini l’ambiente.

L’uomo è purtroppo un animale sociale e abitudinario, e come tale si adatta all’ambiente che trova. Se può, non fa. Non ci sono cazzi.

Vedere l’azione del gol di Pandev, con la palla che sbuca sui piedi di Veloso nel cerchio di centrocampo ed il primo dei nostri a oltre venti metri da lui, è la perfetta trasposizione in campo del concetto precedente. Vedere l’indolenza con cui Kondogbia trotterella per cercare di far finta di ostacolarlo è la dimostrazione semiplastica di quanto vado dicendo.

Poi al solito, quelli che guardano il dito e non la luna se la prendono con la sfiga, chè il tiro è deviato sulla traversa e torna a Pandev proprio mentre Andreolli scivola.

Sì, bravi, colpa del campo, ci va sempre tutto storto. Bravi ciula. E ve lo dice un complottista.

La mia è una tesi diversa: proprio perchè il complotto c’è, l’Inter deve per definizione fare più di quel che ci si aspetterebbe da una squadra nelle sue condizioni. Ripeto: più di quel che ci si aspetterebbe.

E qui, mi spiace, manca proprio la “cultura aziendale”: manca qualcuno un pocolino più autorevole del sottoscritto che ad ognuno dei nostri spieghi cosa voglia dire l’Inter e cosa ci si aspetti da un giocatore che ne vesta la maglia.

Nulla di tutto ciò alle viste, dato che il VicePresidente -sola memoria storica credibile nell’organigramma- già da giocatore dava l’esempio con le azione e non con le parole.

Potrà essere Oriali il nuovo Messia?

Me lo auguro, ma mi pare una questione troppo estesa perchè possa essere risolta da un solo uomo, per quanto valido, competente e gradito. Personalmente ho sempre preso con beneficio di inventario la vulgata per cui, tra lui e Branca, tutti i pacchi li avesse scelti il Cigno e tutti i campioni lui. Ad ogni modo, se come pare arriverà, non tarderà a dare conferma o smentita della succitata leggenda metropolitana.

Se non altro, vista l’ennesima ed immonda figura odierna, si tacceranno tutti gli italioti del “manca un’identità italiana all’Inter“. Eccovi serviti: allenatore italiano, direttore sportivo italiano, record di italiani in campo (cinque oggi: D’Ambrosio, Andreolli, Candreva, Gagliardini, Eder), orgoglio e dignità che finiscono giù per il cesso col sottofondo dell’Inno di Mameli.

Cosa aspettarsi? Boh, da questo finale di stagione tutto e il contrario di tutto. Sesti non arriveremo comunque, stanti Milan e Fiorentina comunque più in palla di noi (meno è impossibile…). Ciò vuol dire che, paradossalmente, potremmo anche vincere le ultime tre, giusto per confondere un po’ le idee sul chi dar via e chi tenere.

Un po’ come quando Recoba, dopo un trimestre di allenamenti saltati e mezz’ore svogliate, piazzava il sinistro da 30 metri all’angolino per un inutile 3-0 e guadagnava un altro triennale di contratto.

Dico questo orgoglioso del rancore provato negli anni per il Chino e conscio del fatto che uno come lui in mezzo a questi qua farebbe la sua porca figura anche a 41 anni e la panzetta. Non a caso oggi gli unici cori dei nostri tifosi sono stati per Pandev, il più scarso degli 11 del Triplete ma due spanne sopra tutti i nostri attuali giocatori per grinta e professionalità.

Niente foto. Niente #ècomplotto. Abbiate pietà di me, e di voi.

AJO!

CAGLIARI-INTER 1-5

Non che io sia in cerca di sconfitte nerazzurre che diano ulteriore conferma all’assunto, ma pare che i nostri, dopo aver preso un ceffone, alla partita dopo reagiscano bene.

Me ne compiaccio, assistendo a 90′ di quasi assoluta tranquillità, se escludiamo la bonza in cui cadiamo a fine primo tempo, che dà modo al Cagliari di accorciare le distanze, e la sveglia che suona tardi, regalando qualche minuto di terrore all’inizio: per fortuna l’immondo, indegno e impresentabile Medel ci mette la proverbiale pezza, in culo a chi gli vuole male.

Andiamo con ordine: Miranda-Medel centrali di una difesa a 4, con Murillo diffidato in panca, Kondo-Gaglia in mediana, Banega dietro i tre punteros. Il resto è business as usual.

L’argentino è ormai oggetto noto: non un mostro di velocità nè di consistenza, ma piedi buoni e cervello fino (quando non insiste nella giocata inutile): l’assist per l’1-0 è notevole quasi quanto il controllo-di-esterno-destro-e-tiro-di-interno-sinistro di Perisic.

Brunone Pizzul (auguri) avrebbe chiosato con l’immarcescibile #tuttomoltobello.

Poco dopo è ancora il Tanguito a farsi notare con una punizia alquanto a voragine che si insacca al quasi angolino, dandoci l’effimera impressione di un match già chiuso.

Ecco però riemergere la minchionaggine dei nostri, e di Kondogbia nell’occasione. Stupido, inutile e vistoso il fallo sull’avversario girato di spalle sul limite laterale dell’area: piazzargli due manone sulla schiena e spostarlo di peso non è esattamente una genialata. Da lì Di Gennaro impegna Handanovic con conclusione beffarda sul primo palo e -sullo sviluppo del puttanificio- il tronista Borriello capoccia in rete, dando ulteriore dimostrazione a una mia tesi ormai decennale: fosse stato un po’ più brutto, questo era fisso in Nazionale.

Se non altro il ceffone ci desta, perchè a inizio ripresa Icardi e Perisic ristabiliscono le giuste distanze. Corretta e nemmeno difficile la giocata di Maurito che alleggerisce indietro il pallone al croato, per il quale destro o sinistro non fa differenza: stavolta sceglie il destro a giro sul palo lungo e fa 3-1. As simple as that.

Il Cagliari ci rimane male, e sostanzialmente non si ripiglia più, se è vero che i nostri si procurano e segnano un rigore solare (novità di giornata), colpiscono una traversa più difficile da sbagliare che no (vero bomber?) e portano al gol perfino Gagliardini.

Per una volta il tag PrimoGolInSerieA è dedicato a uno dei nostri, con tanto di esultanza da girapolenta.

Bene così, come già detto, anche se per recuperar punti dovremo fare i bravi e aspettare la prossima giornata, con lo scontro diretto (anche in senso cromatico) con l’Atalanta.

LE ALTRE

La Roma, corsara solo pochi giorni fa contro i nostri, in 5 giorni piglia due schiaffi dai cugini in Coppa Italia e altrettanti in casa dal Napoli nello scontro diretto per il secondo posto, da cui la Juve riesce ad uscire vera vincitrice complice il pur scialbo pareggio di Udine.

Il Milan beneficia di non uno ma due rigori assai dubbi (onestà impone di segnalare anche l’inesistenza di quello concesso agli avversari) e spezza le reni al Chievo, con Sorrentino -abituale eroe di giornata contro i nostri- a beccare il solo gol su azione a centro porta tuffandosi di lato.                                            Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Interessante e sintomatico l’involontario paragone fatto negli ultimi giorni di settimana scorsa tra le situazioni vissute dai due centravanti delle milanesi:

Bacca, che prima della doppietta farsa col Chievo non segnava su azione da un girone, per la propaganda rosa aveva già svoltato la stagione col rigore segnato di rabona (cit. assai pertinente del Sanga). Ovviamente il feeling con Montella e lo spogliatoio era rinato e tutto il Milan si aspettava da lui i gol per tornare in Europa. Si è arrivati anche a sottolineare il modo in cui ha esultato verso i tifosi in occasione di un gol annullato. Siamo a questo. Vedere per credere:

“Carlos aveva già scavalcato i cartelloni della pubblicità per avvicinarsi ai tifosi e far festa insieme”. Nel nome dell’Amore

In contrapposizione, la crisi Icardi, che in trasferta prima di Cagliari non segnava da settembre e insomma non si capisce mica come sia possibile che questo ragazzo in trasferta si trasformi da leone ringhiante a micino spaurito.

1 gol (su rigore!!), 1 assist, 1 traversa.

Proseguendo nell’analisi mediatica delle due milanesi, simpatica come suo solito l’accoppiata Zazzaroni-Caressa che da Radio deejay avevano fatto i loro personalissimi pronostici sulla trasferta nerazzurra in terra sarda:

Zazza Caressa Cag Int

In contrapposizione, poche ma tutto sommato civili domande sull’ennesimo ritardo nel closing dell’operazione Cina-Milan, senza che nessuno faccia la domanda più banale: ma com’è che continuano a tirare in ballo difficoltà burocratiche a portar fuori i soldi dalla Cina, quando solo pochi mesi fa Suning è arrivata e ha comprato in un attimo in perfetto stile-cumenda milanese quando chiede “cia’…s’el custa?”?

Niente di tutto ciò, anzi: Silvio ha l’ennesima occasione per fare il capopopolo fingendosi inferocito e dicendo “potrei anche decidere di tenermi tutto!“, mentre nessuno si è cagato il quarto d’ora di celebrità dell’Avvocato La Scala che l’ha toccata piano e non per la prima volta.

Di più: le odierne notizie rosee dicono che non ci sono problemi, che un accordo tra gentiluomini (eh???) si trova sempre, che una stretta di mano vale ancora qualcosa: e quindi vai di terza tranche da 100 milioni in settimana, ma se anche si sfora a settimana prossima non c’è problema perchè -signora mia- quando c’è la fiducia…

 

WEST HAM

Ci svegliamo molto tardi nel Monday night contro il Chelsea: finisce 1-2 e il nostro è più che altro un consolation goal.

Come si dice in questi casi? “Non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

cag int 2016 2017

Zingari o Latin Kings, purchè nerazzurri

 

MALE MA NON MALISSIMO

INTER-ROMA 1-3

Sconfitta purtroppo meritata e in una certa misura anche attesa.
Inutile girarci intorno: in questo periodo storico, la Roma è una squadra superiore ai nostri, per quanto faccia male dirlo.
Noi avremmo potuto far risultato ieri sera facendo il partitone e bloccando al contempo le loro fonti di pericolo maggiori. La prima parte del proposito -pare evidente- non si è avverata; la seconda è riuscita solo in parte, con Salah e Dzeko pericolosi solo in un paio di circostanze, ampiamente compensati però dal talento atletico prima ancora che tecnico di Nainggolan, che con due siluri ci ha impallinato una volta per tempo.

Cedo all’autocelebrazione segnalando che il tamarro più tatuato del West io l’avrei preso già dopo il primo anno di Cagliari.

Tornando al match, Pioli insiste con i tre dietro, che per me male non sono, anche in considerazione dell’assenza di Miranda. Il problema è lasciare 100 metri di campo da coprire a Candreva e Perisic, che difatti per lunghe mezz’ore girano a vuoto, controllati senza particolari patemi da fuoriclasse tipo Juan Jesus. Se a ciò aggiungiamo che Brozo è in serata-slandrone, e che Joao Mario per una volta non gioca bene, sèmm apòst…

Ha ragione Pioli a (cercare di) minimizzare l’occasione dell’1-0, dicendo in sostanza “sì in effetti Murillo poteva anche farsi incontro al belga, ma abbiamo comunque concesso un tiro dal vertice dell’area che in condizioni normali non è pericoloso“.
Evidentemente quelle di ieri sera non erano condizioni normali.

CItando per l’ennesima volta Marco Paolini e il racconto del Vajont:

“I Carabinieri fanno rispettosamente notare che qui in pratica la terra trema due giorni sì e un giorno no”.

“La prefettura dice che in teoria i sismografi della diga non registrano nemmeno scosse”.

“I Carabinieri rispondono, rispettosamente, che però in pratica…”

“Attenetevi alla teoria! Non trema la terra, vi trema il culo!”

Lodevole il tentativo dei vari commentatori di voler salvare il povero Gagliardini, perfetto fino a oggi, ma il ragazzo contro il Ninja non c’ha capito una mazza. Resto convinto che, se si fosse trattato dell’immondo Medel e non del succitato giovane-e-italiano, le erinni mediatiche non avrebbero mancato di far calare la loro mannaia.
Io nei mille replay mostrati in TV, ogni volta che vedo la palla arrivare al romanista sulla fascia sinistra prima dell’1-0 mi chiedo perchè cacchio il nostro non sia intervenuto in scivolata a metterla in fallo laterale.
Ma lui gioca in nazionale e io no, quindi…

La ripresa vede i nostri cominciare meglio, ma beccare il raddoppio proprio quando i due esterni stavano iniziando a carburare.
La strana coppia Radja-Gaglia si ripropone, e a mio parere il romanista è furbo a sbilanciarlo, involandosi da solo per 50 di campo e chiudendo con uno scaldabagno a 100 all’ora alle spalle di un’incolpevole Handanovic. Siamo sempre lì: 9 volte su 10 un intervento di questo tipo viene punito col fallo, ma con Tagliavento e con l’Inter sappiamo bene che le eccezioni sono all’ordine del giorno.
Il merda nell’occasione non guarda nemmeno verso la palla e i due contendenti, ma continua a rimirare l’area di rigore: un genio.
Poco dopo lui e la sua cricca fanno ancor meglio, ignorando il solito rigore a nostro favore (pedata di Strootman su Eder nell’area piccola).

Ma, come detto, siamo alla non-notizia.

Poco dopo riusciamo comunque a riaprirla, con Icardi ad arrivare in spaccata su cross di Perisic più alla speraindio che frutto di attenta strategia.
Nemmeno il tempo di illuderci seriamente che Dzeko fa la prima cosa giusta della partita, usando bene quel corpicione che si ritrova e sbarazzandosi di D’Ambrosio. Una volta entrato in area Medel entra alla disperata e lo centra in pieno. Perotti certifica la fine del fluido magico di Handanovic dagli 11 metri e che cacchio gli vuoi dire…

BIGINO DI AUTOANALISI

Come dice il titolo, male ma non malissimo.
Come detto all’inizio, questi sono più forti.
Come temuto, la sconfitta cancella ogni residua speranza di terzo posto e conseguente preliminare di Champions, e ai nostri tocca sperare che la recente innovazione normativa della UEFA venga confermata, potendo l’Italia contare su quattro squadre in Champions dalla stagione 2018/2019.
In alternativa, se dovessimo aspettare di arrivare nei primi tre, ciao core…

LE ALTRE

Della vittoria della Juve possiamo anche non parlare, essendo la stessa ai confini della non-notizia. Decisamente più sorprendente è la sconfitta interna del Napoli contro una splendida Atalanta. Gasperini non gode delle mie simpatie vista la acclarata avversione interista dopo la sua breve e sfortunata parentesi.
Diciamo che il modo in cui fa giocare la sua squadra, non dissimile da come ha fatto giocare il Genoa per anni, dovrebbe far capire ancora una volta quanto insensata fosse stata la sua scelta da parte del Presidente Simpatttico arrivato a sceglierlo dopo aver ricevuto una mezza dozzina di due di picche.
No sul serio, ma ce li vedete i nostri consunti eroi del Triplete correre come Spinazzola, Conti e Gagliardini? Su ‘sto punto ci torno nella prossima seziuncella; ora devo fare i complimenti alla brigata orobica che avremo l’onore di ospitare tra una paio di settimane a San Siro.
Avendo fatto la figura del tifoso sportivo e distaccato, posso quindi sfogare qualche ettolitro di bile nel raccontare l’ennesima botta di culo dei cugini che battono il Sassuolo e il record di errori arbitrali a favore nell’arco dei 90 minuti.
Facendo una rapidissima sintesi, quel pirla di Berardi sbaglia il rigore (che c’è), mentre Bacca riesce nell’impresa di realizzare il suo (che non c’è) in scivolata, colpendo due volte la palla e quindi, a-stretti-termini-di-regolamento, vanificando la chance.
Infine, calcione di Paletta ai danni di un nero verde in piena area, bellamente ignorato da Calvarese.

E’ COMPLOTTO

Rimango sullo stesso tema per far notare come, nel descrivere la partita ed il relativo arbitraggio, le parole che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire sono state “arbitraggio molto complicato quello di Calvarese oggi“, seguite da “ha commesso tanti errori” e “giornataccia“.
Non avendo assistito in diretta ai suddetti scempi, nella mia ingenuità pensavo ad un arbitraggio che avesse scontentato entrambe le squadre, figlio appunto della classica giornata-no degli arbitri.
Invece, più venivano sviscerati i dettagli della questione, più il mostro assumeva gli inequivocabili contorni del furto, ma pur sempre in nome del giUoco, dell’amore e della sincerità, visto che Montella faceva il santarellino dicendo “mi costringete a parlare di arbitri anche se non lo faccio mai nemmeno quando gli episodi ci sono a sfavore (e intanto l’hai detto, così come in settimana avevi avuto il coraggio di dichiararti in credito con la sorte), però può darsi che alcuni degli episodi oggi siano stati a nostro vantaggio” e premurandomi di chiosare da bravo primo della classe “e comunque quelli del Sassuolo li ho visti troppo nervosi, non si fa“.

Rimanendo in ambiti iperglicemici, per una volta Caressa azzecca la battuta preannunciando un collegamento col Milan riunito per la festa di Donnarumma “che per la quinta volta questa settimana compie 18 anni” ironizzando sulla leggerissima ridondanza data all’evento, condita con le inevitabili finte lacrime approntate per l’occasione.

Tornando al rendimento dei rossoneri, è confortante constatare che, anche al netto delle mie ancestrali antipatie e dei miei consolidati pregiudizi, anche analisti più fini di me si rendano conto del buciodiculo che continua ad accompagnare i Meravigliousi.

Se non siete seriamente interessati alla statistica applicata al calcio o se semplicemente non siete tra quelli che -uno a caso…- pur di leggere qualcosa di negativo sul Milan tufferebbero il naso in un trattato di astrofisica, risparmiatevi pure l’accurata analisi linkata. Faccio solo presente che, scartate tutte le ipotesi plausibili, la conclusione è che non si spiega l’attuale numero di punti conquistato dai cugini.

Però-loro-propongono-giuoco.

Al Club ho avuto poi l’ennesima occasione di apprezzare l’intelligenza e la lungimiranza di Leonardo che, parlando dell’esonero di Ranieri, si è retoricamente chiesto se e quale processo decisionale ci fosse dietro alla scelta di un allenatore. Torno come promesso a Gasperini, ma anche a De Boer o andando più indietro a Benitez, e voglio limitare il discorso solo ai nostri colori: a mio parere la scelta del Mister è la più importante e strategica tra quelle fatte da un Presidente. Cosa diavolo vi viene in mente a scegliere certi allenatori? La prima cosa che un dirigente, ma che dico, un essere umano dotato di normale intelligenza, dovrebbe fare è guardare la rosa di giocatori che ha a disposizione e cercare l’allenatore di conseguenza.
In alternativa, ma succede molto meno frequentemente, scegliere l’allenatore e con lui progettare una campagna acquisti che gli possa dare materiale umano a lui gradito.

Senza questi accorgimenti, che mi paiono anche abbastanza intuitivi, ti trovi vestito in giacca e cravatta ma con quelle infradito che ti piacevano tanto.

WEST HAM

Pareggio esterno sul campo del Watford di Mazzarri, che lascia entrambe le squadre nelle anonime ma placide acque di centroclassifica.

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ADELANTE!

INTER-PESCARA 3-0

Il periodo da squadra bella-cazzuta-quadrata continua. Usque tandem è difficile dirlo, ma siamo persone di buon senso e ci accontentiamo.

Battere il Pescara non era certo un’impresa titanica, ma la cronica minchionaggine nei nostri è tale da farmi guardare con sospetto a qualsiasi partita.

La formazione di Pioli è invece efficace e, novità assoluta alle nostre latitudini, intelligente. Tutti sanno quel che devono fare, e soprattutto quel che non devono fare: tutti tranne Nagatomo, anarchico e casinista come al solito nella sua personale interpretazione del ruolo di terzino sinistro, ancor più mosca bianca -o pecora nera, fate voi- vista la disciplina quasi militare dei compagni di squadra.

A parte lui, giochiamo una partita saggia, che lascia giusto qualche contropiede al Pescara, ampiamente compensata da un costante pressing nella metacampo avversaria che consente ai nostri una cospicua produzione offensiva.

D’Ambrosio vede premiato il suo inserimento dalle retrovie su calcio d’angolo, proprio mentre sto maledicendo i nostri per aver scelto ancora una volta lo schema corner-supercazzola: io la do a te, che la dai a lui, che la tocca tre volte e poi la mette in mezzo. Per fortuna gli schemi non li chiamo io, e siamo in vantaggio.

Da lì in poi è tutta discesa, e l’azione del raddoppio di Joao Mario fotografa bene la manovra a voragine dei nostri: bella l’apertura di Icardi per Perisic, sagace il tracciante nell’area piccola dove il portoghese arriva in spaccata per il 2-0.

La ripresa dice poco, se non una decina di minuti di cincischi e retropassaggi un po’ stucchevoli -come solertemente fatto notare da Caressa “il pubblico di San Siro vumoveggia!“, ma vai a cagare!-, prima dell’ingresso e conseguente gol di Eder. Ottima l’azione in corsa dell’italo-brasiliano che si fa quasi tutto il campo palla al piede, cedendola a Brozo che a sua volta imbecca Icardi: l’argentino parte in fuorigioco (anche nel culo ci fa di sfiga! L’errore arbitrale a nostro favore è inutile quanto un gol di Recoba: 3-0 di puro orpello…), ma a mio parere è comunque bravissimo a non cedere alla tentazione di tirare da posizione defilata; saggio e elementare l’assist per il compagno, che a quel punto insacca facile la boccia.

Tutto come previsto, non è successo niente, ne mancano tante, etc etc…

Ognuno scelga la frase fatta a scelta.

Limitiamoci a dire che 9 punti nelle prime 3 partite del girone erano ampiamente alla nostra portata anche all’andata, eppure…

LE ALTRE

La cosa positiva, tra le tante, è che il filotto di vittorie ci consegna una classifica decisamente più dignitosa, con l’ulteriore pregio di vederci in rimonta su tutte le rivali: il Milan-meravigliUoso-che-propone-giUoco-pieno-di-giovani-italiani ha finalmente esaurito le dosi equine di deretano, ed esce sconfitta anche da Udine rimanendo a 5 punti dai nostri, seppur con una partita da recuperare.

Roma e Napoli fanno per l’ennesima volta un favore alla Juve, perdendo punti contro avversarie tutt’altro che irresistibili: la cosa egoisticamente non può che farci piacere, visto che le loro sfighe -unite a una Lazio sfortunatissima e sconfitta  dal Chievo in casa- alimentano le nostre speranze. Epperò, pur in periodo di grazia, continuo a vedere difficile il definitivo “scavallo” fino al terzo o addirittura al secondo posto.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di saggezza:

Il Signor Massimo concede un’intervista al Giorno nella quale loda la proprietà cinese per i progressi fatti dalla squadra, e sottolineando positivamente la costante presenza in Italia di Steven Zhang, poco opportunamente definito “il cinesino“: il giorno in cui farà un media training sarà sempre troppo tardi. Però è simpatttico.

Come sappiamo, tutto ciò piace eccome ai media nostrani, affezionati alla bonaria figura del galantuomo meneghino, contrapposta a quella di imprenditore professionale, distaccato e per di più straniero come Erick Thohir: dopo aver sistematicamente demolito la sua immagine fin dal suo arrivo ormai tre anni fa, l’ultima notizia che lo riguarda è un finanziamento chiesto e ottenuto a Singapore, che ha previsto una garanzia -da parte di Thohir- della società detentrice del suo 30% di quote nerazzurre. Niente di strano, è la prassi seguita in questi casi ed è la stessa Gazza a dirlo, salvo poi aggiungere sibillina:

“Certo, fa una certa impressione che un pezzo dell’Inter venga trattato come merce di scambio. Ma Thohir è sempre stato un uomo della finanza. basti pensare alla plusvalenza fatta con la compravendita tra Moratti e i cinesi, a dispetto del declino sportivo e societario a cui era stata condotta l’Inter”.

A dispetto di tua sorella!

Rieccolo il barbatrucco: le regole del FPF avrebbero senz’altro impedito a Moratti (o chi per lui) la gestione paternalistica del Club.

Moratti in 18 di presidenza ci ha rimesso quasi due miliardi di euro suoi, quindi ogni tifoso minimamente dotato di cuore e cervello non può che ringraziarlo per aver fatto ciò che nessuno lo obbligava a fare.

Detto ciò, stanti le nuove regole e senza un approccio diametralmente opposto (tanto entra tanto esce, the party is over) il rischio libri-in-tribunale sarebbe stato tutt’altro che lontano.

Quindi, onestà vorrebbe che a Thohir venissero resi i giusti meriti: non tanto sportivi, chè l’Inter sotto la sua gestione non ha combinato granchè, quanto economici e societari. Ha sostanzialmente messo a posto i numeri di bilancio, ha dato al Club un’impostazione manageriale, ha tolto figli e figliastri da posizioni di rendita acquisite e altrimenti inscalfibili, ha consegnato a Suning (che per fortuna ha ben altre potenzialità finanziarie) una macchina che cammina.

Per tutt’altri motivi rispetto alle lodi rese al Signor Massimo, ma anche qui da tifoso nerazzurro gli rendo il mio grazie sincero.

Evidentemente però, la favoletta dell’italiano dal cuore d’oro contrapposto al cicciobello dagli occhi a mandorla avido e freddo fa vendere più copie.

Passando alla sponda sbagliata del Naviglio, mi disprezzo da solo scrivendo che da un certo punto di vista sono contento per l’infortunio di Bonaventura.

Il povero Giacomo (si chiama Giacomo, diocristo, non Jack, mica è vostro fratello!) è un simulatore provetto, e per una volta l’urlo seguito al numero da biscia impazzita si è dimostrato vero: non a caso si è fatto male da solo, e non dopo un contrasto con l’avversario. Una sorta di “al lupo al lupo” in forma calcistica.

Chi ha rischiato ancor di più è stato De Sciglio, uscito malconcio ma ancora tutto di un pezzo da uno scontro insensato con De Paul, che poteva davvero costargli la caviglia.

Certo, che poi Montella si lamenti perchè la sua squadra, che dopo il fallo ha avuto palla tra i piedi trenta secondi, non è riuscita a fare subito il cambio, finendo beffardamente per subire il gol decisivo proprio da De Paul e proprio dalla zona lasciata vuota da De Sciglio, è curioso.

Un minimo di esperienza in questi casi ti fa mettere la palla fuori e chiamare il cambio: prenditela coi tuoi che son stati polli, non fare il piangina!

Ovviamente il commento generale è stato “lucida e intelligente analisi di Montella, che propone di fermare il gioco in casi come questo“.

Passiamo al Club di Sky, per sentire Massimo Mauro passeggiarci ancora sui testicoli con l’Inter che finalmente “ha messo tre italiani in campo che non si vedevano da tantissimo tempo…“.

Piccolo stucchevole reminder per la riserva di Maradona, Zico e Platini:

Chievo-Inter 2-0, 4 italiani in campo;

Inter-Palermo 1-1, 3 italiani in campo;

Inter-Cagliari 1-2, 3 italiani in campo;

Atalanta-Inter 2-1, 3 italiani in campo;

Sampdoria-Inter 1-0, 3 italiani in campo.

Mauro, te lo scrivo in stampatello: NON C’ENTRA UN CAZZO.

Infine, godibilissima la supercazzola di tutta la stampa sulla stretta di mano di Dybala con Allegri, in pieno stile Ponchia con Rudy in Marrakech Express (min 1.21.05 di questo link, illegale quanto imprescindibile, da recitare tutto a memoria con mano sul cuore).

Anche qui siamo in pieno stile Same but Different: quel che all’Inter sarebbe un “caso”, “spogliatoio spaccato”, “qui ci vuole la mano forte della Società”, “manca uno zoccolo duro di italiani”, in questo caso è tutto un minimizzare, non è successo mica niente, “certe cose passano subito”, fino alla chicca odierna in salsa rosa:

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Devono aver preso ripetizioni da Casa Milan…

WEST HAM

Reduci dagli ultimi successi, attendiamo di ospitare Guardiola e il City che solo pochi giorni fa ci hanno rifilato 5 fischioni in FA Cup.

Ma siamo belli paciarotti a metà classifica, e l’orizzonte è sereno e privo di nuvole.

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Qualcuno avverta Brozovic che il cross l’ha fatto lui…

 

MATURITA’ T’AVESSI PRESO PRIMA

INTER-CHIEVO 3-1

Citazione nazional-popolare di metà anni 80 per aiutarmi a commentare una partita che non ho -scientemente-visto.

Per i pochi di voi a cui potrà interessare, non ho battuto ciglio scoprendo che il piacevole impegno preso per sabato sera sarebbe andato in conflitto con il mècc-dei-ragazzi. Sono additittura andato a tanto così dal dire “tanto vinciamo facile”, quasi che la nostra fosse una squadra normale.

Ho quindi scientemente lasciato i miei eroi in braghette a cavarsela da soli senza il mio aiuto fatto di sacramenti e rimproveri urlati alla tele di casa, sereno e pacioso.

Siete grandi ormai, ragazzi, potete uscire anche senza di me, la patente ce l’avete, non fate sciocchezze.

Ho inoltre seguito con aggiornamenti saltuari l’andamento della partita sulle simpatiche ma poco partigiane pagine del sito nerazzurro, giustamente poco portato all’obiettività. Apprendevo così dell’inevitabile sifulotto preso da quel maledetto di Pellissier alla soglia dei 60 anni al primo tiro in porta della partita, dell’ennesima partita da Club Gautieri del portiere Sorrentino, e della gragnuola di occasioni sprecate dai nostri in una maniera o nell’altra.

Formazione obbligata o quasi quella di Pioli, con il debuttante Gagliardini ad affiancare Kondo davanti alla difesa (dove Murillo conservava il posto a discapito di Medel già pronto, praticamente recuperato, sicuro titolare, magari gioca a metacampo… ok nemmeno in panchina). Davanti Joao Mario oltre ai soliti tre.

Tornando alla cronaca della mia serata, potendo raccontare solo di quella, interrompevo volontariamente gli aggiornamenti dai campi al quarto d’ora della ripresa con quel misto di speranza e rassegnazione, acuita dal uozzàpp del signor Carlo che testualmente mi riferiva “non segniamo più…”.

Penso tra me “sarebbe bello non spiare più niente e trovarsi con la partita ribaltata al 90′, se solo fossimo una squadra più seria… Vedi che ancora una volta ‘sta banda di pirla si perde in un bicchier d’acqua… ma andate a lavorare…“, più o meno in loop per una mezzorella di chiacchiera con amici. Sì lo so, sono l’unico al mondo capace di essere multi-tasking se una delle task riguarda appunto l’Inter, dopodichè non fatemi apparecchiare tavola perchè o scordo i tovaglioli o metto le posate al posto dei bicchieri.

Tant’è, sbircio a partita teoricamente appena conclusa sul sito di cui sopra, sperando quantomeno di aver pareggiato, e trovo a campeggiare un bel “GOL! GOOOOOOOL!! GOOOOOOOOOOOOOL!!!” Icardi recupera palla e serve Perisic, che salta Spolli e buca Sorrentino: 2-1!!!  che mi fa deglutire con gioia contenuta.

Da lì in poi il mondo è un posto migliore, all’insegna del “te l’avevo detto, non ci prendono più, vedrai che adesso facciamo il terzo, minchia ha segnato perfino Eder!!!” Tutto sempre contrappuntato da amabili discorsi da fine cena, chè ormai il multitasking è il mio migliore amico.

Non ci illudiamo, ma ne vinciamo un’altra. Un bel modo di consolarsi.

LE ALTRE

Almeno stavolta recuperiamo punti su qualcuno, visto che Fiore-Juve e Lazio-Atalanta non potevano finire con vittorie per tutte e quattro. Acchiappiamo quindi l’Atalanta sconfitta a Roma, e recuperiamo tre punti, velleitari ma godibilissimi, ai gobbi capolista, sconfitti meritatamente al Franchi dalla Viola.

Forse ancor più belli dei 2 gol fiorentini sono stati due commenti fatti da Allegri e Vialli nel dopopartita. L’ex centravanti ha subito tirato in ballo il vento per motivare la seconda rete subita da Buffon (sia mai che costui possa sbagliare e prendere un gol da 40 metri). Allegri fa di più, nell’assordante e complice silenzio degli astanti, quando motiva la sconfitta constatando che la Fiorentina è una buona squadra e poi “contro di noi fanno tutti la partita della vita“.

Chiedere alle varie Udinese, Atalanta, Sampdoria di turno…

Scrivo con i cugini attualmente impegnati col Toro in casa che a fine primo tempo gli ha già tirato due ceffoni, cortesemente restituiti nella ripresa anche grazie al ritorno di un grande classico: #rigoreperilmilan. Ad ogni modo, 2 punti recuperati anche ai cugini.

C’è tutto un girone da giocare, in teoria tempo per recuperare ce n’è, anche se Roma e Napoli paiono essere più forti delle altre inseguitrici.

E’ COMPLOTTO

Ricordate la simpatica abitudine della stampa sportiva italiana di togliere gli anni ai calciatori di Juve e Milan e di appiopparne sempre uno in più ai nerazzurri?

No?

Vi rinfresco la memoria con un esempio tanto semplice quanto chiarificatore: il giocatore Pincopallo, nato il 17 Gennaio del 1990, fino a stasera continuerà ad avere 26 anni se gioca nei diversamente strisciati. Se invece lo stesso Pincopallo dovesse avere la ventura di vestire il nerazzurro, ecco che non solo avrebbe già 27 anni, ma a partire da fine Gennaio si farebbe sempre meno velatamente notare che “il giocatore ha ormai 28 anni”.

Risposta della mugliera (e forse di molti di voi): Mario basta, sei patetico.

Ecccerto, come no. Guardate qui il benvenuto riservato dalla Gazza a Gagliardini:

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Ma la simpatia verso il neo arrivato (autore peraltro di un partitone, a sentire i commenti dei più) non si ferma qui.

Ricordando le carinerie di quel maledetto di Caressa di appena una settimana fa, ‘sto pirla fa di peggio, lanciandosi nel sottoinsieme di complotto da me preferito: sposa cioè una tesi minoritaria rispetto alla vulgata popolare, e lo fa guarda caso quando a beneficiare del Luogo Comune Maledetto sarebbe l’Inter.

Nella fattispecie, fatti sfogare i vari Bergomi e Vialli con i doverosi complimenti al ragazzo per l’esordio convincente, fatta dire la battuta cretina a Massimo Mauro (“e finalmente l’Inter ci ha messo un italiano lì in mezzo”) ecco il genio a buttarla lì: “ma non è che ‘sta cosa dei giovani italiani è diventata una moda, che basta avere 20 anni e saper palleggiare e diventi subito il fenomeno di turno?“.

Eccola la malafede, ecco le idee preconcette, figlie non di proprie convinzioni ma della maglia a cui appiccicarle. Juve e Milan hanno gli italiani in squadra? Così si fa, bravi, che cazzo vuol dire aver tutti stranieri? L’Inter prende un bel giovane interessante? Mah è sopravvalutato, mo’ perchè è italiano e ha 22 anni (non 24!) questo è già un campione!

La cosa che non è chiara a questi qua (Vialli in particolare) è che l’effetto “ègiovaneèitaliano” sta proprio nel “marchio” che paghi.

Vuoi una borsa di Prada? Che sia bella o brutta, un certo numero di Euro li paghi proprio perchè sopra c’è scritto Prada. Lo stesso avviene col giovane italiano.

Non è vero che le squadre spendono un sacco di soldi a comprare stranieri. Qualsiasi operatore di mercato ti dirà che, a parità di tipo di giocatore (giovane speranza, campione, buon rincalzo), l’italiano costerà comunque di più.

Non volerlo capire, cari Mauro e Vialli, è sciovinismo o miopia. Farlo presente “a maglie alterne”, caro Caressa, è prostituzione intellettuale.

WEST HAM

Insomma, abbiamo il campione della squadra che vuol andar via: Payet in una settimana è passato dall’essere idolo dell’East End al peggiore dei Giuda.

Per fortuna, abbiamo modo di consolarci alla grande vincendo per 3-0 il derby col Crystal Palace, con tanto di gol di Carroll da segnalare negli annali delle rovesciate mariane, roba che se la fa Ibra ne parliamo due mesi.

UN NIGUTIN D’OR

UDINESE-INTER 1-2

Anzitutto la buona creanza: anche a voi e famiglia.

E l’anno per quello cominicia anche benino, visto che riusciamo a infilare la quarta vittoria consecutiva (roba che erano aaanni) e a sifulottare la sempre poco simpatttica Udinese (quando si tratta di incontrare i nostri).

I panettoni sono quindi smaltiti (diciamo così, limitiamoci al risultato), o quantomeno si dimostrano più digeribili del frico friulano evidentemente assunto in quantità eccessive dalla banda di Clouseau Delneri.

Ci va gran bene, perchè presentarsi con quella maglia e con quel primo tempo non faceva presagire nulla di buono. Nella prima mezz’ora l’Udinese pare il Real Madrid (how strange…) e i nostri se li vedono arrivare giù da tutte le parti.

Tal Samir, che pensavo fosse il nome del nostro portiere e invece scopro essere un panterone bianconero, sgroppa per 30 metri palla al piede da metacampo fino al limite della nostra area di rigore, anticipando sistematicamente ogni tentativo di intervento della nostra mediana: imbeccata sapiente per il talentino Jankto e sinistro elementare che si insacca -nemmeno troppo angolato- per l’1-0.

Mastico le Madonne insieme al pezzo di pane che fa da aperitivo e assisto alla coriacea reazione dei nostri, grazie alla quale i friulani colpiscono un palo con De Paul e chiamano Handanovic a un paio di parate. In compenso davanti non ne teniamo una, con Kondogbia bravissimo ad alternare recuperi palla notevoli a passaggi lenti e molli, con Banega e Brozovic a girare a vuoto e con Icardi in perenne ricerca di amichetti con cui giocare, a decametri di distanza da qualsiasi compagno di squadra.

Il tempo scorre impietoso, e con sorpresa accolgo la notizia dei 2 minuti di recupero accordati. Mi riassopisco subito dopo, però, vedendo che il primo minuto e mezzo i nostri lo passano a cincischiare manco fossimo 3-0 per noi. Poi, però, ecco l’imbeccata un po’ alla speraindio per Icardi, che scatta sopravanzando il terzino avversario, difende palla e attende lo smarcamento di Perisic: passaggio elementare e stoccata di sinistro di Beavis&Butthead sul primo palo. Solo lì poteva metterla, ma evidentemente Karnedsis non lo sapeva. Morale: lui lì l’ha messa e il pareggio allo scadere è cosa fatta.

Attingendo a piene mani dai Luoghi Comuni Maledetti, l’inerzia della partita cambia, e il gol allo scadere ribalta gli equilibri delle squadre.

La ripresa è migliore per i nostri (in effetti peggio non poteva essere …) che, pur non cingendo esattamente d’assedio l’area udinese, conducono comunque le danze cercando di cavar fuori qualcosa. Come al solito un paio di minchiate a tempo le facciamo, quindi ecco Zapata che scatta sulla sinistra contrastato da Miranda e conclude fortunatamente a lato.

Poco dopo, miglioriamo ancora grazie all’ingresso di Joao Mario, che avrei sì inserito ma al posto di Kondogbia e non Banega. Il francese ancora una volta ha offerto il campionario completo di quel che NON è: per tanto così, se ho uno che non attacca e nemmeno difende, sposto Banega in quel ruolo che a calcio per lo meno ci sa giocare meglio.

Poco importa; c’è una succulenta punizione dal limite che Perisic spedisce di poco fuori facendomi propompere in un “nuuoooooo l’ho vista dentro…“. Decibel e incazzatura non sono nemmeno paragonabili all’urlo da cavernicolo che è uscito dal mio diaframma assistendo al gol sbagliato a porta vuota da Joao Mario pochi minuti dopo.

Ma, come nei migliori finali di film, solitamente però riservati ad altre storie, ecco l’happy ending, con il portoghese a pennellare un giusto cross dalla trequarti sul secondo palo, là dove Perisic -ancora lui- svettava in tutto il suo 1.86 per insaccare il 2-1 finale.

I quattro minuti di recupero ovviamente diventavano 5, dando l’ennesima dimostrazione della perdurante discrezionalità degli arbitri, ma nel weekend delle vittorie in Zona Cesarini incredibilmente ci siamo anche noi!

In realtà quei tre punti che speravamo potessero servire da trampolino per raggiungere se non superare qualcuno, si trasformano invece nel minimo sindacale che ci permette di non perdere ulteriore terreno nei confronti dell’affollata accozzaglia che ci precede.

Insomma, restando in tardo periodo natalizio ci siamo fatti un bel regalo, nella miglior tradizione ironico-meneghina: un bel nigutin d’or fasu’ con la carta d’argenta.

COME CAZZO STIAMO MESSI

Eccoci a un minimo di disamina tènnica dopo i primi mesi di Pioli.

Posto che, tranne rare eccezioni, non sono nè pro nè contro un allenatore a prescindere, e che sono invece per un progetto a medio lungo termine che dia il tempo al tecnico scelto di lavor… va beh questa la sapete, non posso negare che come media punti l’italiano abbia fatto assai meglio del predecessore De Boer, e anche del Mancio dei primi mesi.

Pochi concetti chiave, modulo più o meno fisso (4-2-3-1), scelte che via via si fanno abbastanza precise (D’Ambrosio e Ansaldi titolari, Brozo-Perisic-Candreva-Icardi inamovibili, Joao e Banega alternativi uno all’altro), più attenzione (ma non ancora abbastanza) alle uscite palla al piede dalla difesa (vero Kondo?). Va bene, non c’è da impazzire o strapparsi i capelli, ma il calcio è un gioco semplice.

Se devo dire la verità, preferisco un tipo di allenatore più carismatico (One-One-Cholo-Simeone cantato sul ritmo di una brutta canzone disco di fine anni ’90), ma il carisma del Mister l’ho sempre gradito per compensare la calma piatta (quando non a curva “negativa”) che proviene dalla Società.

La mia coscienza storico-calcistica infatti mi ha sempre fatto pensare a Società e allenatori che devono incastrarsi bene gli uni con gli altri. Ecco quindi che Milan e Juve -per una volta non è un giudizio di merito- hanno sempre avuto dirigenze forti e influenti, preferendo così allenatori pacati (Ancelotti), equilibrati (Lippi e Capello) o aziendalisti anche quando fumantini (Conte e Allegri).

In contrapposizione, l’Inter ha da sempre reso al meglio con allenatori di carisma (Trap, Mancio, Mourinho, per non dire di Herrera), proprio perchè la Dirigenza è sempre stata poco coinvolta (o forse poco capace) di menar le danze.

Però, per carità: Pioli va benissimo per arrivare terzi, e onestamente già arrivarci sarebbe un miracolo. Nemmeno con Gesù Cristo in panca potremmo aspirare a più di quello.

Se poi riuscisse a farsi ascoltare in Società, e sfruttare la cospicua disponibilità ecomica di FozzaInda per costruire una squadra secondo i suoi desiderata, potrebbe presentarsi l’anno prossimo pronto a giocarsi le sue carte. In altri termini: Conte lo reputo un passo avanti a tutti (cosa mi tocca scrivere…) ma non credo che Allegri, Sarri e Spalletti -a parità di rosa- siano così migliori di Pioli.

IL GAGLIA SI’ IL GAGLIA NO

Perdonate il titolino del cacchio e l’assonanza ancora peggiore con il capolavoro Eliano, ma l’imminente arrivo di Gagliardini non riesce a riscaldarmi il cuore più di tanto. Certo, sarà sempre meglio di Kondogbia e di Felipe Melo (che per fortuna ci ha salutato destinazione Brasil), ma ci sono un paio di motivi che me lo fanno vedere con sospetto.

1) E’-giovane-e-italiano, come si affannano a dire tutti come se la cosa in sè costituisse un merito.

È’-giovane-e-italiano. E a me non me ne frega un cazzo!

Per ora, l’unica cosa su cui età e passaporto hanno avuto effetto è stata il prezzo, chè mandiamo pure tutti quanti affanculo in quanto prevenuti con l’Inter, ma non si è mai visto un ragazzo con meno di 20 presenze in Serie A valere già 25 milioni…

2) Come già Kondogbia, il timore che ho è che i nostri si siano fatti attrarre dal piacere -godurioso ma superficiale- di fregare il giocatore al rivale di turno (qui i gobbi, col francese i cugini) anche a costo di pagarlo troppo. Spero ovviamente che l’esito dell’operazione sia diverso, ma il timore resta, soprattutto considerato in combinato disposto col seguente punto.

3) Come gioca Gagliardini? Io onestamente non lo so, non ho visto che spezzoni di partite dell’Atalanta, dove tutti stanno girando a mille, senza che questo faciliti l’immediata identificazione di “quelli son forti perché c’hanno XYZ“.

Mi affido quindi a chi, per passione, mestiere o forse le due cose insieme, ha provato a descriverne le caratteristiche. Lette le varie supercazzole, la sensazione è che sia l’ennesimo “interno, che può giocare al limite anche come trequartista ma che non ha i tempi, la visione di gioco e la maturità per fare il regista“. E il nostro centrocampo, tranne Medel che fa il medianaccio di mestiere e Kondogbia che non è chiaro cosa faccia, ha già tre giocatori di cui si dicono le stesse cose (Brozo, Banega e Joao Mario).

Era quindi il caso di prenderlo? Boh, forse sì perché se anche solo metti lui al posto di Kondogbia hai uno dal fisico simile ma con tutt’altro passo. Detto ciò, per l’ennesima sessione di mercato non colmi la più grande lacuna della nostra rosa: non prendi il cazzo-di-regista-che-serve-come-il-pane.

Continuiamo a menarci il pistolino con Verratti (che serivrebbe eccome, pure per me e anche se è giovane-e-italiano!) che però non verrà mai a rischiare il fiasco in una squadra da ricostruire o comunque non ancora vincente. Uno così, se dovesse lasciare Parigi, me lo vedo a Manchester, a Londra o comunque in una squadra già fatta e finita. Libero di sbagliarmi, staremo a vedere…

E’ COMPLOTTO

E’ chiaro che poi i media non ci mettono nè uno nè due a passare dai toni trionfalistici della serie “Caldara&Gagliardini nuova coppia per la Nazionale” finchè entrambi erano in orbita Juve a “Gagliachi??” non appena se l’è aggiudicato l’Inter.

Caressa come al solito è maestro in questo, il tutto a pochi giorni dall’aver elogiato la Juve per essersi assicurata -così pareva in quei giorni- i due succitati talenti atalantini.

La cosa non stupisce, chiaro. Nè sorprende l’ennesima non richiesta analisi sui nerazzurri di Sacchi sulla Gazza di oggi, allorquando tocca il vertice della sua fine analisi calcistica dicendo che “va bene che si chiama Internazionale, ma vorrei vedere un po’ più di italiani in campo“.

Passando a cose più facete, o diversamente deprecabili, la telecronaca di Udinese Inter su Sky è stata funestata dal commento tecnico (o presunto tale) di Carletto Muraro, ex nerazzurro che con l’Inter ha anche vinto uno scudetto e che invece come tanti altri vecchi cuori nutre un’acredine malcelata nei confronti del neroblù. Non si spiega altrimenti il continuo riferimento ai difetti dei nerazzurri, ben oltre le oggettive difficoltà della squadra. Se ad esempio Icardi non viene servito una sola volta nei primi 46 minuti, e al primo pallone che vaga dalle sue parti tira fuori l’assist per Perisic, il minimo che tu possa fare è dire “beh, è poco coinvolto, ma è un campione e gli basta un guizzo per essere determinante“. Invece no, il maestrino chiosa “tante volte si dice che il centravanti è poco servito… chiediamoci però cosa fa il centravanti per cercare il pallone“.

Ma va va va…

La chicca finale al 94′, quando una palla vagante al limite dell’area finisce sul destro di Jankto, evidentemente (e fortunatamente per noi) meno educato del mancino che ci aveva castigato nel primo tempo.

Ecco il commento del gufo rosicone “Eh…gli fosse capitata sul sinistro…“.

Ma va va va…

WEST HAM

I nostri eroi ci fanno la grazia di non giocare nel weekend, reduci dai 5 schiaffoni presi dal Manchester City in coppa di lega nel turno infrasettimanale.

What a load of rubbish…

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Brutto lui, bruttissima la maglia, bello il gol. Va bene così.

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna

BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

NO ONE LIKES US

INTER-CROTONE 3-0

La bella novità è che i nostri hanno vinto e, visti i tempi, è una notizia.

Niente di così diverso dalle ultime prestazioni, se si guarda al giUoco, ma almeno stavolta abbiamo tirato in porta con un minimo di convinzione in più, e la sorte per una volta ci ha premiato con tre goals negli ultimi dieci minuti.

Rispetto alle ultime uscite, Handanovic vive una giornata di sostanziale vacanza, e la cosa non può che fare piacere, nonostante un paio di urlacci riservati al principe dei Craniolesi Murillo, che per ben due volte rinvia alla cazzimperio un pallone docile-docile da lasciare al portiere.

A centrocampo Banega fa un’altra prestazione da turpiloquio: meno male che è arrivato a parametro zero, altrimenti l’incasellamento nella categoria pacco sòla sarebbe cosa fatta. Il ragazzo è lento di pensiero e pervicace nella giocata individuale, e nell’ora abbondante in cui resta in campo ha il solo pregio di far risaltare la prestazione di Brozovic (soprattutto) e di Joao Mario.

Torna a fare capolino nelle mie poco capienti cervella il dubbio amletico: “È bravo eh? Ma che cazzo l’abbiamo preso a fare? C’era già Brozo a fare quel mestiere lì“.

Ad ogni modo, abbiamo un campione in rosa (Icardi) e un ottimo giocatore (Perisic), e non è un caso che siano loro a risolvere la partita. Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più della partita è stata l’apertura dell’argentino per il croato, appena prima dell’1-0.

Adani ha ragione a rimproverare Maurito “a prescindere”, esigendo da lui un coinvolgimento nella manovra ben maggiore rispetto agli standard attuali. Riconosco all’ex terzino anche la buona fede nel pretendere tanto da chi tanto può dare. Detto ciò, il passaggio a Perisic è per distacco la cosa migliore della partita.

I due gol che seguono (il primo dopo essersi guadagnato un rigore solare, il secondo con un destro secco in pieno recupero, dopo essersene visto annullare uno un minuto prima per giusto fuorigioco) sono quasi l’inevitabile corollario alla prestazione.

Ripeto il giudizio sintetico: è un tamarro di prima categoria, ma a buttarla dentro ha pochi pari al mondo (piano coi doppi sensi, sporcaccioni…).

Mi resta la curiosità di quel che potrebbe combinare in una squadra che creasse per lui 5-6 occasioni a partita, e non solo una o due, ma la cosa potrebbe accadere solo lontano dall’Inter di questi mesi, quindi mi tengo la curiosità e chissene.

Mr Vecchi fa la sua onesta figura, vincendo la partita che non poteva non vincere e tornando nei ranghi a vantaggio del nuovo arrivo in panca.

E questo ci porta alla corposa sezioncina dedicata all’amore mediatico per la nostra maglia, tale da spingermi ad utilizzare, per questo post, il motto del Milwall, arcirivale del West Ham da più di un secolo.

Vedete un po’ come sono messo…

È COMPLOTTO 

Se ho elencato nel paragrafo precedente le belle novità della partita col Crotone, qui elencherò invece le brutte consuetudini, e cioè quel menefreghismo sprezzante e per nulla celato di tutto il mondo calcistico nei confronti dell’Inter.

E quando dico “tutto il mondo” intendo paradossalmente anche i tifosi.

La gente vuol sapere (che cacchio avete nel cervello…) Partiamo infatti da questo striscione dei geni della comunicazione della Curva Nord:

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Vi stimavo di più ai tempi del motorino o del fumogeno a Dida. E ho detto tutto…

Ecco come le menti semplici, ancorché nerazzurre massicce e incazzate, cascano in pieno nella bugia detta mille volte che diventa verità. “Tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Ma brutti coglioni, cos’avete nella testa, come vi viene in mente? Anni di campionati falsati, anni di campagne acquisti a comprare all’estero perchè in Italia non si muoveva niente, anni a sentirci dire “che vergogna, neanche un italiano”. I nostri rivali a spartirsi il bottino, trenta sentenze che dicono questo, e i nostri, mai come stavolta in versione Tafazzi, a vomitare ‘sta minchiata.

Come possiamo pretendere il rispetto del mondo, se noi per primi inciampiamo in cagate del genere?

Ma per fortuna i Craniolesi della Nord sono in buona compagnia.

Sconcertanti certezze: il solito giornalista rancoroso gode nel vedere Thohir e i suoi uomini delegittimati da tutti e sostanzialmente bypassati da Suning. Il vecchio Mario evidentemente non digerisce il fatto che il tycoon indonesiano non se lo sia mai “cacato di pezza” e mai gli abbia concesso un’intervista, commettendo ai suoi occhi chissà quale mortale peccato di lesa maestà.

Per quel che mi riguarda ho più volte ringraziato Erick Thohir, e il neo dimissionario CEO Michael Bolingbroke, per la capacità tutta manageriale e affatto calcistica di riportare questa squadra ad avere un valore. Si prescinde dal calcio e dai risultati, e quindi la cosa più importante delle cose non importanti ne esce male dalla loro gestione. Nessuno può negarlo e infatti non ci provo nemmeno: calcisticamente parlando viviamo tempi bui, che pochi paragoni trovano nella mia ormai quarantennale militanza.

Fatta la premessa, emerge ancor di più la loro bravura nell’aver dato alla Società una parvenza di organizzazione (non perfetta, non abbastanza diversa dalla Simpatttia morattiana, e lo dice anche il Leo), e soprattutto il piccolo miracolo di aumentare il fatturato di circa 20 milioni in tre anni, di cui uno senza Europa e l’altro con una multa “in libertà vigilata”.

Ma tutto ciò non fa notizia, qui al solito è meglio abbaiare contro gli stranieri e sfottere chi secondo la vulgata popolare non è nemmeno degno di provarci…

Velgogna: Il provincialismo tutto nostrano, il poco rispetto per l’altro da noi, la memoria storica riaggiustata alla bisogna, il costante sprezzo per la realtà. Ecco, in poche parole, quel che sta dietro un banale e stupido tweet di Sando Sabatini.

Facendo il sunto di un interessante quanto lungo articolo di blogcalciocina :

E’ colpa di questa mentalità così limitata se siamo l’unico paese fra i big del calcio europeo a non avere ancora instaurato un accordo federale con la Chinese Football Association, mentre paesi come Spagna, Germania e Inghilterra sono avanti anni luce e monetizzano con gli accordi bilaterali che si sono instaurati a partire dall’ambito sportivo, per poi variare su tutti i fronti del settore economico.

Ecco chiaramente espresso quel che penso di personaggi come Sabatini, che peraltro ho iniziato a disprezzare quando, da ufficio stampa dell’Inter, era stato allontanato dal Club in concomitanza con (non voglio dire a causa di) lo scandalo delle notti bollenti dei giocatori dell’Inter con alcune professioniste dell’interattenimento nei primi anni 2000.

A fare da magistrale chiusa al caso-Inter di quella lontana settimana, ecco le indimenticabili parole dell’Avvocato Prisco:

Inter a luci rosse? Beh, meglio che rossonere!
Giocatori a festini hard? Non saprei. Quando escono, non mi chiamano mai!

La partita della vita (…forse): Non poteva mancare il classico esempio di Same but Different a far capire come tutti gli animali della fattoria siano uguali, ma qualcuno sia più uguale degli altri. Non entro nemmeno nel merito delle parole di Buffon che sprona i suoi a impegnarsi in Europa, perchè là si fa sul serio mentre in Italia “si scansano“. È la verità, con tanto di allenatori che quasi si vantano di non voler essere competitivi contro la Juve in modo da essere pronti per la partita successiva (guarda caso, contro i nostri). Strano, perchè ai bei tempi del lustro d’oro ricordo partite giocate alla morte da chiunque, giustamente desiderosi a far vedere il proprio valore di fronte alla migliore della classe. E TV e giornali a fare bordone, ad assurgere al ruolo di moralizzatori e difensori del fair play fino in fondo, che a nessuno passi per la mente di non sputare sangue in ogni partita e su ogni pallone. Qui no, si sceglie di non essere competitivi. E sta bene a tutti, noblesse oblige, non disturbiamo la Vecchia Signora, qui mica possiamo fare i grossi come con l’Inter.

Nel dubbio lasciate(ci) giocare: È poco più di un divertissement quello di legare a questo contesto di tortino alla merda l’ennesimo episodio che vede la classe arbitrale contro i nostri.

La direttiva UEFA secondo la quale, nel dubbio, la bandierina del guardalinee dovrebbe rimanere abbassata, applicata all’Inter ha la stessa credibilità del Professore che alla fine del primo quadrimestre diceva “sei sul 5,5: ti metto 5 adesso così a Giugno se sei ancora nella stessa situazione ti metto 6“. La classica favoletta: io rimandato a Settembre e D’Ambrosio che si vede annullare un gol buono. Non dubbio, non leggermente oltre. Buono, perchè è in linea. Difficile? Sì, e la direttiva è fatta proprio per casi del genere: se non sei sicuro lascia giocare.

Appunto.

Non mi sei arrivato, per me è no: l’ultimo capitolo di questo romanzetto alla cacca sta nell’enfasi con cui la stampa ha parlato di “casting” in relazione alla scelta del prossimo Mister nerazzurro. Come se nessun’altra squadra avesse mai prima d’ora valutato più candidature contemporaneamente. Come se tenersi aperte diverse opzioni, in un momento critico come questo, fosse un male.

Qui invece no: è una burla, una farsa, cose mai viste. È la solita Pazza Inter.

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“Oh, mica male quel passaggio…”