I’M STILL ALIVE

INTER-TWENTE 1-0

La miglior Inter dell’ultimo mese (sai che sforzo…) spezza le reni al Twente e si qualifica agli ottavi di Champions con una gara d’anticipo.

Partenza più che buona: nei primi 20 minuti Sneijder si mangia un gol quasi fatto (quello “già fatto” se lo mangerà nella ripresa), poi timbra la traversa su punizione, mentre Pandev e Cambiasso hanno due occasionissime neutralizzate dai tulipani (rossi per l’occasione). Ma basta una palla persa a metàcampo per gettare tutti nel panico e vivere il quarto d’ora dei pazzi, con quelli là che ovviamente sembrano l’Ajax di Cruyff e noi incapaci di reagire: miracoloso Castellazzi a bloccare il sinistro a botta sicura di Janssen.

Nella ripresa l’Inter pare più decisa, anche se per andare in buca serve un pizzico di fattore C.: la punizia di Wesley carambola tra gli uomini in barriera e arriva dalle parti del Cuchu, maestro d’area quando si tratta di recuperare palle vaganti. Il sinistro sul palo lontano è imprendibile ed ègol, ègol, ègolègolègol (copyright R.Scarpini).

Piccolo anticipo di “E’ Complotto” per citare la solita mente geniale che fa notare come, dopo il gol, nessuno dei giocatori sia andato ad abbracciare Benitez, come se di norma i giocatori in campo provassero l’irrefrenabile istinto di andare a limonare col Mister dopo ogni rete segnata.

Da lì in poi l’Inter sembra potersi sbloccare, e prima Stankovic poi come detto Sneijder si divorano il 2-0 a conclusione di belle azioni, sempre elaborate ma per una volta ficcanti. Il raddoppio lo sfiora anche il capitano partendo dalla sinistra in dribbling: roba che se segna vien giù San Siro. Il sinistro sul primo palo è deviato in angolo.

Dio solo sa quanto alle nostre coronarie sarebbe servito ribadire il concetto (dicasi il goal), visto che gli ultimi 10 minuti vedono l’Inter raccogliersi sempre più (e sempre meno ordinata) in difesa, concedendo tiri dalla distanza (uno finisce sulla traversa) e mischioni ravvicinati da cardiopalma. Psycho da par suo causa una quartantina di infarti sugli spalti, intestardendosi in uscite palla al piede “piuttosto antipatttiche” condite da un fallo tanto ingenuo quanto stupido a 20 secondi dalla fine. Il cross che ne consegue è preda della difesa e sul rinvio finisce tutto.

Che dire? grande prestazione della vecchia guardia: Matrix e Cordoba meglio di Lucio stasera, Zanna la solita certezza, Cuchu match winner e Deki migliore in campo, erroraccio sotto porta escluso. Buone notizie anche da Biabiany (per una volta non “Pianpianin”), che scorrazza rapido e leggiadro sulla fascia destra lasciando i solchi per terra. Avanti così che vai bene, anche se in Campionato certi spazi te li sogni…

Domenica arriva il Parma: viste le assenze non è esclusa una mia presenza, quantomeno in panchina. Vi terrò aggiornati.

 

LE ALTRE

Ottima 2 giorni per chi tifa italiano in Champions: 3 vittorie, 2 squadre già qualificate, l’altra quasi. Più prosaicamente io ho tifato Schalke. Non tanto per simpatie crucche, ma sperando che Raul zittisse le adoratrici di SuperPippa (manfrina dei gol europei e balle vaire). Lo spagnolo non ha segnato ma è qualificato agli ottavi: se non si rompe avrà almeno altre 3 partite per far piangere le vedove.

Animo muchacho!

 

E’ COMPLOTTO

Tante piccole cose, simpatiche come sassolini nelle scarpe (per non dir di peggio). Noto che Eto’o è ritenuto molto meno in forma di un mese fa, e la sua testata ha fatto il giro del mondo quasi che quella di Zidane fosse stata solo un buffetto in amichevole.

Conscio dell’ormai celeberrima dipendenza dell’Inter dal Re Leone, noto con compiaciuto sacrasmo che gli 11 gol segnati da Ibra in rossonero vengono definiti “di grande impatto” per il Milan, senza che ci si chieda chi mai potrebbe segnare se non lui.

Ibra=grande impatto, Eto’o=dipendenza. Problema per bambini delle elementari: quale suona meglio?

Imbarazzante poi il livello di mistificazione raggiunto dai commentatori al gol dello Svedoslavo: “Bellissima immagine: Ronaldinho sorridente si alza e applaude il compagno“. Ora, a parte che risus abundat in ore stoltorum, Dinho si stava scaldando da 20 minuti, quindi a voler fare i precisètti non si è “alzato”. E poi, che cazzo doveva fare, insultargli la madre? Ma si sa, nella famiglia dell’Ammmore tutti si vogliono bene (chiedere a Oniewu per informazioni).

Ai limiti del vomitevole infine il modo in cui è stato raccontato l’infortunio di Superpippa Inzaghi (rottura del legamento crociato): ricordando come Samuel, vittima dello stesso infortunio, fosse stato giubilato con tanti saluti fin dalla barella (stagione finita, lo rivedremo all’inizio del prossimo campionato), assisto attonito a tentativi di mistificazione della realtà: ne avrà per qualche mese, in teoria 6, ma forse 5 o forse anche meno, considerando la sua incredibile voglia di recuperare. Come se gli altri che si rompono le ginocchia si divertissero a girare con le stampelle!

E poi non è detto che sia proprio rotto, non si capisce bene….ah no è proprio rotto.

Tornando al match importante, cioè il nostro, attendo invece conferma empirica di una chicca  su Cambiasso appena letta in rete ma non udita di persona (chè io i soldi a quello là se posso non li dò!): pare che, intervistato a fine partita da Me(R)diaset, al servo di turno che chiedeva il perchè Benitez fosse stato lasciato solo mentre tutta la squadra si riuniva al centro del campo per ringraziare il pubblico, il Cuchu l’abbia liquidato con un laconico “non meriti neanche una risposta“.

Pretendo per quest’uomo non solo un posto fisso in squadra per altri 10 anni, ma anche un ruolo di primo piano nel prossimo Governo, e mi permetto di “opzionare” la sua bimba di anni 2 in previsione di matrimonio combinato con il piccolo Panchito! I love this man!!!

Hombre del partido

Hombre del partido

SFIGATI

LECCE-INTER 1-1

Sfigati. Ma non tanto nel senso di sfortunati. Proprio dei poveri sfigati, della gente da poco, dei babbioni insomma.

Non si può definire un altro modo una squadra che, dopo aver raggiunto il vantaggio grazie ai suoi soldati migliori entrati in campo con le stampelle, si fa gabbare su corner da un tarchiatello che non segnava da due anni…

L’assenza di mio figlio ieri sera ha dato briglia sciolta ai miei improperi, che credo siano stati avvertiti nel resto della provincia e probabilmente scambiati per scosse telluriche o frane imminenti.

Dei punti lasciati per strada in questa stagione –e cominciano a essere tanti- i due di ieri sera son quelli che fin qui mi fanno più arrabbiare, visto e considerato che la classifica comincia a sgranarsi e al momento siamo quarti (!!!), cosa a cui non ero più abituato.

Ma si sa, abituati alla Nutella è dura mangiar merda. (Confucio)

Dovevamo aspettarci che il Lecce, squadra inguardabile in trasferta e infatti asfaltata da Milan e Roma in questo inizio campionato, contro di noi avrebbe sputato l’anima (de li mort…). De Canio è parte del clan, e come tutti quelli lì contro l’Inter sembra avere un conto aperto. Sembra… Ma si sa, io farnetico.

Inerpicandomi sulle perigliose creste della partita, segnalo pronti-via l’unica buona cosa di Biabiany, che scatta sul filo del fuorigioco e mette in mezzo una palla d’oro per Pandev –inguardabile come i suoi capelli- che però spara addosso al portiere da non più di metri 6. E il peggio, almeno per me, deve ancora arrivare: esattamente come Franti, l’infame sorride. Sapete come la penso su chi ride sempre. Qui è pure peggio, chè di solito il macedone ha un muso lungo 2 km, eppure ghigna beffardo dopo l’errore.

Odio, odio puro…

Faccio purtroppo bene a incazzarmi perché, come contro il Brescia, la nostra pressione sfiora il quarto d’ora di durata, dopodiché lasciamo progressivamente campo ai salentini senza essere capaci di costruire un’azione degna di tal nome. Tra i pochi da salvare Obi, compagno di centrocampo del capitano: LeRoy pesta giù un’altra bella partita e pare dotato di cervello oltre che di gamba veloce. Chiaro, non gli puoi chiedere di prendere in mano il centrocampo e inventare manco fosse Suarez… per quello ci sono Lucio e Cordoba, sistematicamente chiamati a impostare l’azione da dietro (grrr…). Che brutta roba…

Nella ripresa entrano Milito e Stankovic, e il mio cuoricione trema ad ogni contrasto per paura di ricadute di cui –al momento- non si ha notizia. Con loro due in campo le cose vanno meglio: si cerca di prendere in mano la partita, Eto’o si sposta sulla sinistra dove è comunque pericoloso. Il principe prima colpisce un legno su tiro al bacio sul palo lontano, e poco dopo è lesto a capire come si concluderà il balletto di Eto’o sul pallone e ad arrivare puntuale al tocco sotto porta. Lì lo soccorre anche un po’ di sorte, visto che il loro portiere a momenti piglia anche quella. Bella l’immagine di Milito e Zanna che esultano mostrando la maglia di Samuel e messaggi di pronta guarigione: il solito spogliatoio spaccato, pensa il complottista che è in me…

Insomma, siamo sopra 1-0 e manca un quarto d’ora: ranghi serrati e occhi aperti. Detto fatto: come scritto in apertura, da un corner sbuca Ruben Olivera che incorna implacabile per l’1-1.

L’Inter incassa e non reagisce più di tanto. Stankovic, dopo essersi divorato un gol sullo 0-0 (era in fuorigioco ma l’arbitro non l’aveva visto…) salta più in alto di tutti ma capoccia fuori di poco.

Insomma, domenica è derby: spero che i due rientranti di ieri tengano botta, e che in questi giorni ci siano un altro paio di recuperi (se potessi scegliere: JC e Cuchu), ma in ogni caso, visto lo stato dei cugini, la vedo dura. Molto dura.

 

LE ALTRE

Il Milan batte il Palermo (lasciamo stare il come, meglio stare a ricordare il rigore di Eto’o di sabato che non c’era…) ed è primo in classifica. Da solo. Fanculo.

La Lazio vede la propria sorte girarle le spalle e perde a Cesena con un golazo di tal Parolo a 5’ dalla fine, mentre il Napoli sbanca Cagliari con un gol di Lavezzi a pochi secondi dal fischio finale. I gobbi sono bloccati da quello stesso Brescia che aveva impattato con noi qualche giorno fa: magra consolazione.

La Roma si riscatta e arriva a ridosso delle prime (in due giornate recupera 6 punti sulla Lazio e 4 su di noi). Il concetto è sempre lo stesso: a livello numerico la situazione non sarebbe nemmeno preoccupante, è il nostro stato di forma a non lasciarmi tranquillo.

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta un po’ di ciccia c’è. Inizio dal rissone tra Ibra e Oniewu di qualche giorno fa, avvenuto davanti alla tribunetta dei tifosi e –pare- sotto gli occhi delle telecamere di Sky, che però avrebbe deciso di non mandarle in onda. Ricordando il precedente del commento di Allegri (nota di scuse al Milan per aver riportato un commentaccio del mister al suo secondo sul come stava giocando la squadra), prendiamo atto che Sky, principale concorrente di Mediaset (e quindi Milan), ha in realtà una sorta di occhio di riguardo per le faccenduole interne dei casciavit. E che non mi si venga a dire che l’emittente vuole tenere i toni bassi: ricordate lo stesso trattamento per la faccenda di Cassano di queste settimane, o delle millemila fregnacce dette e fatte da Balotelli l’anno scorso? Ricerca pruriginosa del labiale e caccia alla talpa di spogliatoio erano le parole d’ordine.

La Gazza non è da meno: in settimana articolo che sfiora l’agiografia su quanto il Milan sia stato costruito per vincere lo scudetto (ma loro non erano quelli del DNA europeo?) e foto della squadra in cui vengono segnalati tutti i giocatori che già hanno conquistato un titolo nazionale (che sia italiano o straniero). La somma fa 33 (contando anche tipo lo scudetto di Amelia con la Roma, quand’era terzo portiere). E’ tanto? È poco? A sentir loro è un dato fantasmagorico, visto quanto viene sottolineato e sbandierato.

Siccome sono un caca cazzi, faccio lo stesso giochino coi giocatori dell’Inter: di scudetti vinti ne ho contati 76. Fate voi…

Arriviamo al pre-partita: Appreso della notizia di Milito in panchina, tutti a chiedersi se sia una scelta tecnica o fisica. Ovviamente, nessuno che faccia cenno all’infortunio con ricaduta da cui sta uscendo il Principe, né tantomeno all’ultima mezzora di sabato giocata coi crampi. Per tutti è palesemente una scelta tecnica (testuale Costacurta “io a 40 anni recuperavo dal sabato al mercoledi, non può essere una motivazione fisica”), e insomma la convivenza con Eto’o, e non è più il giocatore dell’anno scorso, etc etc.

Che poi, per la cronaca, il gol di Milito arriva proprio da assist sapiente di Eto’o, così come il pareggio a Brescia era arrivato dal Re Leone che taglia dalla fascia al centro. Ma non vale: Eto’o sa/può/deve solo giocare centravanti. Milito è un caprone, per giunta zoppo. Insomma, è crisi Inter.

Per fortuna il saggio Gigino Di Biagio mette le cose a posto ristabilendo la verità, o meglio l’ovvietà, e preconizzando una staffetta tra il Principe del Bernal e Pandev (anche lui reduce dall’immancabile stiramento), che puntualmente si verifica a cavallo dei due tempi.

Il tutto nel silenzio assordante dei media servi in studio, of course.

Certo, far la foto dal davanti magari...

Certo, far la foto dal davanti magari…

COLABRODO ESISTENZIALE

INTER-BRESCIA 1-1

Lo so che il titolo è un po’ apocalittico -e un po’ alla Frengo e stop– ma la partita di sabato mi ha lasciato la netta sensazione che il gioco sia finito. The party is over.

Permettetemi due sbrodole che valgono da sfogo da tifoso da Bar: non si può avere una squadra in cui la metà si rompe solo a guardarla, e l’altra metà ha la dinamicità di un 90enne paraplegico. Simpatica appendice, la metà deambulante vuole entrare in porta col pallone e deliziare la platea con triangoli stretti e colpi ad effetto.

Morale: dovette andare tutti aff…

Contro il Brescia l’Inter gioca bene i primi 10 minuti: li chiudiamo nella loro trequarti e si cerca il pertugio, salvo poi beccare la pera al primo ribaltamento di fronte: rimpallo su Samuel, Lucio in ritardo nel raddoppio, e (S)Caracciolo, ennesima nostra bestia nera, la mette in diagonale.

Poco dopo Maicon, lodato nel pre-partita da Branca perché da un mese gioca con un ginocchio in disordine, decide che dopotutto chi è lui per non partecipare al festival della contrattura, e si ferma toccandosi la coscia.

Inevitabile, penso io, visto l’andazzo.

Ok, siamo sotto 0-1, più di un’ora da giocare, vediamo se Sancho Panza mette Santon (scelta più equilibrata) o Biabiany (rischiando subito il tutto per tutto).  Il genio invece mette Cordoba.

Cordoba.

Lo riscrivo perché a leggerlo non ci si crede. Ho detto e scritto più volte che fino ad adesso non mi ero ancora pronunciato su Mr Rafa proprio per la pochezza di alternative a disposizione, ma se la preparazione tattica tanto decantata è questa, io dico: ridatemi Bagnoli! Il colombiano, povero Cristo, fa quello che sa fare: corre velocissimo ma con la palla tra i piedi è il solito scempio, e tra cristi e madonne del sottoscritto si arriva a metà tempo.

Nella ripresa, fuori anche Sneijder: malore in spogliatoio la motivazione ufficiale, anche se, dopo il ritardo mestruale palesato dal nervosismo isterico di Genova è sempre più forte il sospetto che l’olandese sia in dolce attesa. Dentro il giovane nigeriano Obi, praticamente il fratello minore di Leroy Johnson (copyright Simona C. – Simo avevo detto che l’avrei scritto ed eccola servita la citazione, corredate da foto a supporto della tesi). Il ragazzo si erge dalla triste mediocrità del centrocampo interista e mostra buona corsa e un tiro non disprezzabile.

La media di due cambi forzati a partita è rispettata e raggiunta già a metà tempo, ma l’Inter riesce a superarsi con l’infortunio più grave della stagione e per una volta nemmeno imputabile alla disastrosa preparazione: Samuel atterra male dopo un contrasto con il maledetto (S)Caracciolo e si rompe tutti i legamenti possibili del ginocchio sinistro. Vedere un duro come lui contorcersi dal dolore è roba brutta e impressionante.

Forza “Muro” siamo tutti con te…

Tanto per non farla lunga arriviamo al nostro pareggio, che nasce da un bello scambio Eto’o-Pandev-Eto’o. Il camerunense cade a contatto con un loro difensore e l’arbitro fischia il rigore. Dubbio? Di più, molto molto generoso. Convintissimo che sullo 0-0 non l’avrebbe mai fischiato. Non posso aggiungere altro. Se mi fischiano contro un rigore così mi incacchio di brutto. Tant’è: il Re Leone fa il suo mestiere ed è pareggio.

Tempo –e tutto sommato anche modo- di vincerla ci sarebbe, perché il Brescia comprensibilmente già assaporava il successo, e non ha più la forza di ripartire. L’assalto all’arma bianca è però alquanto sterile da parte nerazzurra, con un Milito in grave ritardo fisico che gioca gli ultimi 20’ coi crampi (probabilmente non era prevista una sua presenza fino al 90’, ma vista la carneficina che ha colpito i compagni…). E quando la Dea Bendata ci offre sul piatto d’argento un rimpallo che libera il Principe sul dischetto del rigore al 49’ e 30 secondi, Diego spara alto vanificando quel che sarebbe stato un furto con destrezza.

Prima di quello, c’è da sottolineare, con la stessa chiarezza con cui si è detto della “generosità” del rigore accordato, un palese sgambetto di Zebina ai danni di Milito in area di rigore. Penalty questo sì solare ed evidente, ignorato però dall’arbitro e ancor di più dai giornalisti nel dopogara.

 

PENSIERINO DELLA SERA 

Tornando al titolo di questa settimana, con il “crack” di Samuel ho proprio pensato: “è finito tutto”. Lo so, chiamatemi inconsolabile, miserabile pessimista, ma davvero non vedo come una squadra in questo stato possa riprendersi, fisicamente e ancor più mentalmente, e ricominciare a vincere. La partita di ieri (per non parlare di quella di martedi) mi ha ricordato troppo da vicino tante altre Inter ammirate –si fa per dire- fino al 2006: il mantra non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo sale come un crescendo rossiniano. Vero che con Milito e Sneijder anche solo al 70% di quelli dell’anno scorso potremmo rientrare in gioco (parlo di Italia, chè in Europa il jolly ce lo siamo giocati l’anno scorso). Vero anche che le nostre rivali non stanno facendo esattamente terra bruciata intorno a loro (e in questo caso il livellamento verso il basso è di tutta evidenza, con tutto il rispetto per la Lazio capolista). Ma davvero è realistico pensare ad una squadra che torni ad avere fame ed unità di intenti degni di questo nome? Più prosaicamente: quanto è lontano il giorno in cui si potrà avere uno straccio di centrocampo con uno straccio di idea sul cosa fare durante una partita? A quando il prossimo tiro da fuori? Un sano contropiede? O saremo condannati a vedere Lucio che esce palla al piede e cozza contro i due mediani avversari, e Coutinho che fa una bella serpentina per poi tirare la mozzarella al portiere giusto per farsi dire “E’ bravino, ha bei numeri, ma è troppo leggero”?

In questo clima idilliaco, costruttivo e pieno di ottimismo, entriamo nella settimana che, dopo turno infrasettimanale a Lecce, culminerà nel derby di domenica sera.

 

LE ALTRE

Vincono tutte, presto detto: il Milan vince a Bari (segnano Ambrosini e Flamini, ho detto tutto). La Juve-che-ha cuore-ed-è-più-squadra getta il cuore oltre l’ostacolo e piega un Cesena volitivo. La Roma vince il derby con merito e due rigori –solari- e ferma la Lazio, ora a due punti dai cugini, tre da noi e quattro da gobbi e Napoli.

Tutto ancora aperto dunque? Aritmeticamente sì. Per il resto, citando il sommo Pizzul “qui ognuno la vede a modo suo” (detta al momento del cambio di Baggio a USA ’94, quella del “questo è matto” indirizzato a Sacchi).

  

E’ COMPLOTTO

 Poche righe anche oggi, vista anche la mia latitanza dallo schermo nel weekend. Mi limito a ribadire la palese malafede dei pennivendoli che fanno sondaggi e plebisciti per palesare l’errore dell’arbitro in occasione del rigore data a Eto’o, compensati dal silenzio assordante che circonda la cianghetta del mercante d’arte Zebina sul Principe.

Tanto per non essere soli, c’è chi meno di 24 ore dopo ha fatto di meglio. Se nel caso dell’interista la scelta arbitrale più giusta sarebbe stata quella di lasciar proseguire, i gobbi con Bonucci vedono trasformato un palese fallo in attacco con la massima punizione.

Ma la Juve ha cuore, è più squadra dell’Inter e sa far fronte alle mille assenze.

 

WEST HAM

Brodino, sotto forma di pareggio 2-2 fuori casa a Bimingham.

Un mio amico sardo mi diceva “a ticu a ticu se jena u riu” (il fiume si riempie goccia a goccia).

Sperando che il fiume da riempire sia più simile al Lambro che al Nilo…

Fame, I'm gonna live forever...

Fame, I’m gonna live forever…

 

... in questo caso non proprio "forever"

… in questo caso non proprio “forever”

INEVITABILE

ROMA-INTER 1-0

Mettiamola così: il killer instinct non fa parte di questa squadra.

Non che sia una novità, anzi: per quel che mi riguarda, quando in settimana ho appreso della sconfitta dei lupacchiotti a Brescia ho avuto quel che i cioèffèèèga* definiscono “cattive vibrazioni”. Squadra all’ultima spiaggia, che darà il tutto per tutto (loro), squadra che dovrà anzitutto esserne consapevole, e picchiare più forte tanto per non metterla sul piano dei nervi e della disperazione (noi).

Risultato? L’esatto contrario.

Come e più della partita con la Juve dell’anno scorso (vedasi il mio sagace commento di Novembre 2009 dal delicato titolo “I soliti stronzi”) ci facciamo invece esplodere il bubbone tra le mani, giocando un primo tempo di discreta intensità (altro giro altro regalo per Stankovic che ri-piglia la traversa e tira come un satanasso) e una ripresa via via sempre più ciapatina e raccogliticcia, accarezzando sempre più l’idea dello 0-0 e finendo per pigliarla in quel posto a pochi istanti dal triplice fischio finale.

Male Milito, che per di più esce per sospetto stiramento, malino Sneijder, meno bene del solito Eto’o (dei tre comunque il meno peggio, chè lui almeno al tiro ci arriva un paio di volte).

Mi resta il pensiero fisso che una partita del genere con Mourinho non l’avremmo mai persa, e forse-forse l’avremmo anche vinta.

Benitez è un buon tecnico, forse a livello tattico addirittura più preparato di Josè do Setubal (per quel che conti), ma il fuoco sacro e l’occhio della tigre a mio parere fanno molto più di una difesa alta-corta-intensa. Da sempre sono convinto che, a questi livelli, il pregio principale di un allenatore non sia quello di scegliere il modulo e nemmeno l’11 migliore da schierare in campo. A questi livelli roba del genere la do per scontata (con clamorose eccezioni, chiaro, ma gli incompetenti si annidano ovunque). Qui la differenza tra un buon tecnico e un vero leader la fa proprio la capacità di gestire, convincere e motivare i tuoi giocatori. E questo, quantomeno al momento, Rafa non ce l’ha. La Roma, a parte l’occasione di Borriello e la punizia a due in area di Totti non ha mai creato problemi (sorvolo per pietà cristiana sui neuroni di Julio Cesar nell’occasione…), e proprio quando, con l’andar del tempo, sembrava serenamente rassegnata al pareggino, a mio parere bisognava pestare giù l’affondo decisivo.

Invece “a(f)fondo” ci siamo finiti noi, complice una punizione serenamente invertita (il fallo è di Vucinic su Sneijder, non viceversa), e una dormita collettiva della difesa: Maicon si esibisce nel numero “scatto-con-l’attaccante-ma-poi-lo-mollo”, Lucio pensa “ci arrivo ci arrivo ci arrivo… non ci arrivo più”. Bello il cross di De Rossi, bellissimo il movimento e il tuffo di Vucinic.

Risultato: ennesimo moribondo rianimato e spariglione totale in classifica.

Mercoledì di Champions e domenica Juve in casa. Urgono punti e prestazioni convincenti per rimettere le cose a posto.

Urgono anche attaccanti semoventi, visto che tanto Milito quanto Pandev paiono in dubbio per mercoledì. Non vorrei dover rimpiangere Balotelli già a questo punto della stagione, ma è un fatto che, tolti i tre attaccanti titolari, non ci sono cambi all’altezza (e neanche “alla bassezza”).

 

LE ALTRE

Giornata pessima a prima vista, perché oltre a perdere lo scontro diretto con la Roma (potevano spedirli a -11 o tenerli a -8, sono risaliti a -5) vincono anche Milan e Juve. I cugini credo inizino a capire che Ibra è quel giocatore che ti trasforma 7-8 partite all’anno da 0-0 a 1-0, con gol che solo lui può fare (complice anche un portiere sotto evidenti effetti allucinogeni… non si può uscire così con due difensori attaccati all’unica punta al limite dell’area). Vero che per farlo rendere al meglio, la squadra deve giocare di fatto per lui, e il Milan non è abituato a questi concetti (la squadra prevale sul singolo, si arriva al risultato attraverso il bel giUoco, siamo una grande famiglia e cacate iperglicemiche assortite). Ma se si scrollano di dosso un po’ di queste barzellette, Ibra ti fa 20 gol all’anno come niente… Che dire, spero prevalga l’aziendalistica  linea dell’ammmore.

Sul fronte Juve, invece, non tutti i mali vengono per nuocere. Vista la reazione della Roma dopo la crisi delle scorse settimane, preferisco incontrare una Juve convinta di essere tornata grande, alla squadra con l’acqua alla gola che non può sbagliare. Ovvio, se noi giochiamo come sappiamo non c’è Cristo che tenga… ma, come avrete ormai capito, dei miei ragazzi non ho ancora imparato a fidarmi.

 

E’ COMPLOTTO

Paginetta corposa. Partiamo da un gustosissimo episodio che risale a mercoledì. Durante Lazio-Milan il bordocampista di Sky intercetta un commento di Allegri rivolto a Tassotti “stiamo giocando col culo!”. Nei commenti del dopo partita invece il Mister, ripetutamente richiesto di commenti e spiegazioni dopo il pari della Lazio, dichiara che il Milan visto gli è piaciuto.

Ora, a parte il triviale sillogismo (Il Milan gioca col culo, a Allegri il Milan è piaciuto, a Allegri piace il culo), la cosa divertente è lo zerbinaggio di Sky, che –pare- ha inviato una nota si scuse (eehh!?!?) al Milan per aver divulgato quel che era un commento tra l’allenatore e il suo secondo.

Come ho giustamente letto in rete, per una volta che fanno il loro mestiere chiedono pure scusa…

Passando ai postumi di Roma-Inter, invece, non voglio attaccarmi al fallo da cui nasce il cross dell’1-0. La Roma ha vinto la sua partita e se l’è meritata. Quel che non sopporto è inneggiare a un arbitro che non vede una cosa così palese e che subito dopo non permette all’Inter un cambio (a cui ha diritto, visto che il gioco è fermo, e che oltretutto l’arbitro non può nemmeno dire di non aver visto, dato che la punizione viene fischiata a pochi metri dalle panchine). Sono errori che ci stanno e che, ripeto, non tolgono nulla ai meriti della Roma.

Ma sono errori, questo non è un arbitraggio “impeccabile”. Poteva andar peggio? Certo, e lo temevo anche. Ma poteva fischiare fallo a noi, farci fare il cambio e probabilmente finiva 0-0. Va beh, non so perdere…

Ultimo punto: Totti esce (proprio per Vucinic tra l’altro), non dice una parola ma va diretto negli spogliatoi e non aspetta nemmeno la squadra per andarsene a casa. Ovviamente il giorno dopo è tutto chiarito, e i solerti giornalisti ci dicono che non si può neanche parlare di caso perché situazioni del genere sono già capitate e capiteranno ancora. Lui è core de Roma, è fatto così, ma Ranieri lo fa per allungargli la carriera. Volemose bbene insomma.

Parallelamente, Chivu (un agnellino di solito quanto a comportamento) sbraita contro la sua panchina chiedendo più copertura e dicendo sostanzialmente “qui copro solo io!

E’ crisi Inter: si narra di un intervallo e un dopo partita agitatissimi nello spogliatoio, addirittura di un Benitez che in settimana è stato sfanculato dalla squadra quando ha proposto ai giocatori di frequentarsi di più fuori dal campo, senza dividersi sempre per nazionalità.

Ora, a parte che come al solito vorrei sapere queste voci da dove arrivano (ufficio staaampaaa? Doveee seeeiii??), mi chiedo a) se siano vere, e b) se ad ogni sconfitta di altri top teams succeda la stessa demolizione sistematica di ogni caposaldo della squadra (il gruppo, l’autorità dell’allenatore, l’unità di intenti).

Il tutto per una partita persa al 92’.

 

WEST HAM

Grande vittoria per 1-0 contro il Tottenham! 5 punti in classifica, sempre nei bassi fondi. Ma, una volta abituati alla merda, sai quant’è buono il fango?

 

*cioèffèèga: alternativi, di solito in perpetua fattanza da canna, che ti ammorbano con discorsi sullo scambio di energia e sulle sensazioni positive e il karma dell’empatia con lo scappellamento a sinistra per 2. Il loro intercalare, con l’aggiunta di uno strascicato accento meneghino, dà il nome a questa curiosa sottospecie di animali urbani.

Chissà che alla prossima non vada dentro... Stankovic: 2 partite 2 traverse

Chissà che alla prossima non vada dentro… Stankovic: 2 partite 2 traverse

BENE COSI’

PALERMO-INTER 1-2

Cominciamo dalle cose serie e importanti: la miglior Inter vista in stagione a fine primo tempo era sotto 1-0 col Palermo, ma al 90’ vince 2-1 con merito. Questo per dire che non sempre giocare bene uguale vincere.

Tutto il resto viene di seguito.

Il resto parla di un Milito incainato come una belva, che più ci prova e meno segna, di un Chivu che convince sempre meno (o meglio, convince sempre di più di fare una fatica tremenda), di uno Stankovic quasi troppo bello per essere vero, e degli ennesimi misteri della gestione “medica” dei nerazzurri.

Partendo da quest’ultimo punto, apprendiamo nel dopo partita olandese di Champions che Pandev forse si è rotto i legamenti, poi che forse no, è solo un’elongazione, e infine tutti contenti nel desumere che in 15-20 giorni torna in campo. Desumere, ho scritto, perché non sia mai che dall’Inter arrivi comunicazione certa circa i tempi di recupero. E’ una cosa che a quanto so succede solo lì, chè nelle altre società ti dicono -in termini meno tecnici ma più digeribili dal popolo bue- robe del tipo “stiramento, ne avrà per 20 giorni”. Ditemi invece il senso di un comunicato del genere: “Gli esami hanno evidenziato una sofferenza del comparto mediale del ginocchio destro con lieve elongazione all’inserzione prossimale del legamento collaterale interno“.

Contemporaneamente, tra venerdì e sabato riceviamo rassicurazioni –invero non richieste- circa la presenza di Sneijder, che tutti avevamo visto uscire dal campo con le proprie gambe (oltre che, al solito, da migliore in campo). Morale, non è in campo a Palermo, e nemmeno in panca. Dovrebbe rientrare mercoledì col Bari.

Infine, se al Capitano non viene un infarto, per poco non viene a me. Appreso con incredulità del “malore” che l’ha colto a fine partita, come prima cosa il bordocampista di stanza al Barbera pensa bene di tranquillizzarci dicendo come prima cosa “possiamo rassicurare familiari e tifosi, non dovrebbe trattarsi di infarto”. Come prima notizia non è esattamente quanto di più confortante ci possa essere. La realtà racconta di una pallonata presa negli zebedei negli ultimi minuti, che quel grand’uomo incassa senza crollare a terra (“stavamo difendendo la vittoria, non potevo permettermi di stare a terra o di uscire” dirà Zanna-palle-d’acciaio). Morale, al fischio finale rientra in spogliatoio e a momenti sviene. E’ umano anche lui, anche se, portato in ospedale e per fortuna scongiurato il rischio pneumo-torace, rientra a Milano con la squadra.

Per fortuna, il casino totale della condizione medica ci regala anche sorprese positive. Stankovic, al rientro dopo un paio di settimanelle, è in condizione strepitosa, e nei 70’ in cui è in campo, gira a mille. Colpisce l’ennesima traversa della sua vita (credo abbia il record dei legni colpiti in carriera), ed entra di prepotenza nel 2-1 con un’azione che quanto a bellezza va a far compagnia alle perle dell’anno scorso,vedi l’1-0 di Motta nel derby o il 2-1 di Maicon a Udine (4-5 tocchi di prima e palla in buca, in culo alla litanìa “L’Inter-sfrutta-solo-le-qualità-dei-singoli”). Morale, il buon Deki non fa rimpiangere per nulla Sneijder e ci fa guardare con più serenità alle prossime partite, offrendo una valida alternativa anche sul piano tattico: pochi centrocampisti sono completi come lui, e questo ti permette di giocare con millemila moduli diversi. Benitez avrà di che divertirsi con tabelle e disegnini.

Partitona insomma? Se togliamo il gol subito e il primo quarto d’ora della ripresa, sì. Un ventina di tiri verso la porta del Palermo, un primo tempo che poteva finire 3 o 4 a 1 per noi. Bene così insomma.

Le note dolenti arrivano da Chivu e Milito. E se su Diego mi sono già espresso (fisicamente sta crescendo, l’intelligenza per fortuna, se ce l’hai, non la perdi, il gol arriverà, e sarà come il tappo che salta via dalla boccia di champagne), vorrei approfondire il discorso su Chivu.

Posto che nessuno (ho detto nessuno) dei presunti rigori richiesti dai siciliani era da fischiare, dietro a sinistra soffriamo da matti, e purtroppo gli avversari lo sanno. Noto con preoccupazione che, oltre alle solite alette destre piccole-veloci-sguscianti, ora facciamo fatica anche con gente fisicamente più “normale”, giusto per non fare favoritismi a nessuno. Chivu è valido, validissima alternativa sia al centro che in fascia, ma dei 4 di reparto è purtroppo l’anello debole.

Mercoledì su quella fascia se la vedrà con Alvarez del Bari, pettinatura improponibile ma velocità supersonica (che la prima sia conseguenza della seconda?): s’ha da ridere…

Solo poche righe per l’ennesima ode a Eto’o. Due gol uno più bello dell’altro e che Dio ce lo conservi così il più a lungo possibile. Finché gira così, Milito se la può anche prendere comoda (… ma non troppo!).

 

In conclusione, aggiungiamo tal Ilicic al club “primo gol in Serie A contro l’Inter” e ringraziamo Julio Cesar per non aver fatto iscrivere anche l’altro sloveno all’esordio (tal Bacinovic), grazie a intervento provvidenziale a inizio ripresa.

 

LE ALTRE

Un grande Milan (il Milan è ”grande” per definizione, un po’ come la Crisi è sempre “Inter”) strappa coi denti un pareggio in casa contro il Catania. Scherzi a parte, gli Etnei fanno un primo tempo della Madonna e si difendono con ordine nella ripresa, prendendosi un punto stra-meritato.

I cugini devono ancora ingranare, Ibra sembra ancora un pesce fuor d’acqua. Nota di merito a Superpippa, non tanto per il gol segnato sul filo del fuorigioco e nemmeno per quello sparacchiato in curva a metà primo tempo da analoga posizione, ma per il culo quadro che si fa (a 37 anni), lasciando il posto di centravanti-boa a Zlatan, che però non ne approfitta.

Secondo me il vero grande acquisto dei rossoneri è Boateng: un pazzo furioso, corre e lotta come un indemoniato e in più fa vedere due piedini mica da ridere. Se adeguatamente addomesticato può diventare un cavallone di razza.

La Juve passeggia sui resti dell’Udinese, che come al solito sputa sangue contro di noi e si piega a 90° con i gobbi, mentre la Roma col Bologna si fa raggiungere dal laziale Di Vaio dopo essere stata in vantaggio per 2-0. Periodaccio per i romani, passerà.

 

In generale, tutti a dire “siamo all’inizio, c’è tempo, ora i punti non pesano”. Vero, ma in ogni caso cominciamo a inaugurare la “cascina 2010/2011” mettendoci dentro 3 punti di vantaggio sui diversamente strisciati (Juve e Milan) e 5 punti sui giallorossi.

Sperando che il “fieno” in questione cresca con l’andar del tempo…

 

E’ COMPLOTTO

In una giornata abbastanza tranquilla, non è comunque passata inosservata la deferenza con cui viene seguito non già l’incontro di calcio giUocato dal Milan, bensì il riscaldamento dei rossoneri, manco stessero commentando la discesa dell’uomo sulla luna: “Ecco, guardate, ora Ronaldinho sta cercando di colpire il palo calciando da fuori area (cosa che fa da tre anni NdR), tra le urla dei tifosi”.

Ottima poi la risposta di Cambiasso nel pre-partita, quando gli chiedono se l’Inter abbia più voglia vincere del solito, siccome in questa stagione non ha ancora vinto in trasferta. E il Cuchu rispose: “Mah, ne abbiamo giocata una di partita in trasferta, questa è la seconda. Se dici così sembra…” e il tizio solerte “sì ma contavo anche la Champions” e lui “Ah beh, allora due…”.

Sintomatica poi la prima domanda sulla partita al Mister, dopo la miglior Inter vista in stagione: “un’Inter Eto’o-dipendente in attacco e un Milito in crisi che esce arrabbiato dopo la sostituzione”.

Voglio invece spendere -per una volta- parole di lodi e giubilo per il commento tecnico della partita. Il grande e rimpianto Gigi Di Biagio (detto “Gigino-di-testa-sul-primo-palo”, specialità della casa di un paio di lustri fa) commenta con lucidità e per una volta va oltre il risultato, dicendo che l’Inter è sì sotto a fine primo tempo, ma che ha giocato bene e gli è piaciuta, e sottolineando che lo prenderanno per matto, ma che per lui Milito ha giocato bene perché ha fatto i movimenti giusti e si è fatto trovare al posto giusto. Vero, ha sbagliato tanto, ma conoscendo il giocatore non c’è da preoccuparsi.

Ora, sono di parte due volte (interista e fan del vecchio Gigetto), ma questo è quel che vorrei sentire da un supposto commento tecnico: analisi approfondite e dettagli che il tifoso bifolco potrebbe non notare. Che il tal giocatore abbia segnato tirando di sinistro sul palo lontano lo vedono tutti.

 

WEST HAM

Primo punto in classifica, preso a Stoke-on-Trent dopo essere stati in vantaggio.

Eppur si muove, insomma…

Vince, festeggia, sviene, va all'ospedale, torna con la squadra.  E il tutto senza spettinarsi.

Vince, festeggia, sviene, va all’ospedale, torna con la squadra.
E il tutto senza spettinarsi.

BILICO

TWENTE-INTER 2-2 

 L’Inter è in bilico, tra vittoria e sconfitta. Alla fine ne sce un pareggio.

Ma forse è più giusto dire che l’Inter è UN bilico, un autotreno snodabile con massa superiore alle 3,5 tonnellate.

Tra giocatori a corto di condizione, reduci da infortuni e/o da vacanze di durata variabile, la truppa agli ordini di Sancho Panza Benitez è lenta e pesante, un’eterogenea accozzaglia di pedatori dal potenziale formidabile, ma al momento in chiara difficoltà fisica ancor prima che tattica.

Tornano alla luce i vecchi difetti: palla persa su rimessa laterale (solo ieri sera ne avrò contate una decina, una volta addirittura Maicon ha servito il portiere!), falli stupidi al limite dell’area (Samuel appena prima dell1-1), poco movimento senza palla.

Infine, prendo atto che, dopo Ferri e Cordoba, Samuel è il nuovo e illuminato regista arretrato dell’Inter. Al “Muro” voglio un bene dell’anima, ma a lanciare da dietro non si può guardare…

Ci affidiamo insomma agli unici due in forma, Sneijder ed Eto’o, che guarda caso sono anche i due marcatori.

Il resto della squadra vivacchia sul 6– (Mariga buono come interditore, per l’impostazione si ripresenti la prossima volta, come battitore a rete c’è il salto d’appello), mentre i picchi negativi vengono da Maicon e Milito: due giocatori che in passato ci hanno fatto vincere decine di partite, e che hanno problemi oggettivi da affrontare: Maicon rientrava dopo uno stop di 2 settimane, Milito ancora lontano dalla forma migliore, causa Mondiali giocati, vacanze ridotte e preparazione fisica di fatto ancora in corso.

La vera differenza tra i due è che quest’ultimo è una persona calcisticamente intelligente: sa di non essere in forma, trova comunque modo di entrare nelle azioni dei due gol (bella la finta e tiro che spiana il tap-in di Wesley, caparbio e per una volta rapido a dar palla a Eto’o prima della magìa del 2-2). Insomma, autogol a parte, cerca di fare i movimenti giusti per la squadra. Sbaglia tanto, perde molti palloni con “stop a inseguire”, ma capisci che capisce.

Quell’altro diciamo non proprio. Maicon appartiene a quella categoria di calciatori che basa la sua forza al 90% sul proprio strapotere fisico. Se non ce l’hai (ed è comprensibile, ad inizio stagione e con un ginocchio giacomino) non c’è un piano B. Continui a buttar palla avanti pensando di arrivarci prima degli avversari, ma ‘gna fai

Infine, piccola ode per Samuel Eto’o sul 2-2: la cosa più intelligente (che in tutta onestà non avevo notato) l’ha detta Vialli nel dopo partita, facendo vedere la finta del numero 9 dopo aver dato palla a Pandev: inganna il loro terzino fingendo di scartarlo sulla sinistra, quello abbocca e gli apre il corridoio “dritto per dritto”: palla lasciata lì da Pandev e colpo chirurgico all’angolino. Quel che si dice un Campione.

 Ultime tre considerazioni, in attesa di Roma e Milan stasera:

1) Pandev è uscito mezzo rotto, motivo ulteriore per rimpiangere il non acquisto di Kuyt (non Messi, Kuyt…): la buona notizia è che, se è vero che la forma si trova giocando, Milito non salterà nemmeno un minuto delle prossime partite. Sperando che la forma migliori, e la prossima volta a gonfiarsi sia la loro porta e non la nostra.

2) Visto l’infortunio del macedone, la spaccatura tra attacco e difesa, e la fatica che fanno i due mediani a coprire tutto il centrocampo, prevedo -e tutto sommato approvo- un rapido ritorno al rombo. Il modulo è senz’altro noto ai giocatori, dovrebbe garantire più filtro a metà campo e protezione alla difesa (i gol subìti sono un po’ troppi), e là davanti permetterebbe a Eto’o e Milito di giocare più vicini, con Sneijder alle loro spalle. Staremo a vedere…

3) Ennesima serata di gloria per un signor nessuno contro l’Inter: tal Theo Janssen piazza una punizia che se la fa Messi o Ronaldo ne parliamo una settimana. La mia sindrome da terzino sinistro (cosa che Janssen non è) è arrivata ormai a tal punto che ogni volta che vedo un mancino calciare bene mi chiedo “perchè non lo prendiamo noi?

 

E’ COMPLOTTO

Avevo ammesso senza problemi che i 6′ di recupero a Bologna erano stati una cosa un po’ antipatttica (copyright Signor Massimo). Mi era invece sfuggito come già sabato contro l’Udinese, guarda caso con i nostri avanti 2-1, il prode arbitro (di sinistra?) abbia salomonicamente concesso analogo recupero, giusto per far capire che il vento non è cambiato, nè probabilmente mai cambierà.

Vedere Zio Fester Galliani sfanculare impunemente Braschi in tribuna a Cesena (by the way, Braschi è stato un arbitro infame e ricordo diverse partite da scandalo contro di noi, quindi senz’altro non mi dispiaccio nel vederlo vilipeso), senza che partissero deferimenti e scomuniche di Mourinhana memoria (vedi su tutti il gesto delle manette) è ulteriore conferma del fatto che Eolo soffia sempre da quella parte lì.

O quantomeno sempre contro questa parte qui.

Delirio? Persecuzione? Può darsi: Burdisso apre un ginocchio a un avversario, ma non si ravvisa condota violenta; morale, 2 giornate e rientro giusto-giusto per Roma-Inter. Il che, vista la labile psiche del soggetto, potrebbe essere un vantaggio per noi, però intanto questo gioca…

 

Eto'o esulta dopo il 2-2. Visto lo stato di forma, non mi stupirei di vederlo spiccare il volo...

Eto’o esulta dopo il 2-2. Visto lo stato di forma, non mi stupirei di vederlo spiccare il volo…