(MI) RIMBALZA

Nota: sono in ritardo, quindi non rompete i maroni… parlo adesso di Parma Inter, probabilmente nei prossimi giorni delle ultime spassosissime vicende di casa Inter. Non sono io ad avere poco tempo, sono loro che fan succedere troppe cose.
E’ Complotto!

PARMA-INTER 0-1

Vero che, come dice Daniele Silvestri, più in basso di così c’è solo da scavare, ma in queto caso ci accontentiamo di essere scesi “solo” fino a piano terra e rimbalziamo in su prima di esserci inoltrati nelle cantine.

Partita dignitosa, che nella ripresa meritiamo di vincere, ma che ci fa passare 90′ tutt’altro che tranquilli. Segnali di vita da Perisic e Nainngolan, ancora encefalogramma vicino al piatto per Icardi, che riesce tuttavia ad entrare nell’azione del gol con un movimento corretto ad allargarsi che permette a Martinez l’incursione centrale e la sabongia sul primo palo.

Poco più di questo da raccontare, con un Joao Mario prevedibilmente insipido quale esterno destro di attacco e un Brozovic ormai consolidato nel ruolo di regista trottolino.

L’ingresso di Martinez per l’ultimo quarto d’ora per una volta dà i risultati sperati, forse anche perchè responsabilizza ulteriormente i tre compagni di attacco. Il Ninja riceve palla e accelera come dovrebbe fare sempre, Perisic si inserisce sulla sinistra dando un’ulteriore opzione al belga, che invece premia il neo-entrato, facendo sembrare il tutto tanto tanto semplice.
L’ultimo mese di Inter è invece lì a dimostrare che di semplice, dalle nostre parti, non c’è una beata mazza di niente.

La bagassa di Gervinho ci va vedere i sorci verdi più volte nel primo tempo, con il culmine plasticamente rappresentato dalla traversa colpita dopo uno dei mille scatti supersonici cui nessun bipede della Serie A sa porre rimedio. Per il resto temo anche i giardinieri al Tardini, tanto è negativa la nostra tradizione da quelle parti. Guardo con malfidenza l’ex-ex-ex-ex Siligardi, in cuor mio già pronto a leggere paginate a celebrare l’ennesimo cuore ingrato che dopo aver fatto tutte le giovanili ammazza il genitore calcistico senza alcun rimorso. Nè meglio mi mento quando a metà ripresa lascia il campo a favore di un’altro ex, Biabiany.

Se non altro a ‘sto giro non gioca Di Marco che tanto male ci fece all’andata.

In settimana abbiamo assistito all’ennesima puntata dell’infortunato recuperato fino al mercoledì, in forse il giovedì, poi fuori dai convocati al venerdì, clamorosamente nella lista ma malinconicamente in tribuna al sabato. Ogni riferimento a Keita Balde è puramente voluto.

A parte questo, vinciamo, teniamo saldo il terzo posto e sfatiamo un campaccio tradizionalmente infame. Può bastare.

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Napoli, fermato a Firenze sullo 0-0. Sul come, poi, stai a guarda’ er capello. Bene più o meno allo stesso modo Juve e Roma; benino comunque la Lazio, che regola di misura l’Empoli in casa su rigore. Nulla in confronto alla squadra dei Meravigliuosi, inspiegabilmente solo quarti e non direttamente nell’Olimpo degli dèi, stando a quanto favoleggia tutta la stampa.

I Ringhio Boys battono 3-0 il Cagliari in una partita che, a non averla vista, sembrerebbe la classica passeggiata. Gli amabili cuginastri rispolverano il caro e vecchio culo, riuscendo a fare tre gol su un’autogol tragicomico, un cross sbagliato che diventa buono solo per l’insipienza del terzino avversario, ed un minuetto in piena area di rigore con il portiere a godersi l’ora d’aria prima del rientro all’isolamento psichiatrico cui dovrebbe essere destinato quale premio partita.

Tra il secondo e il terzo gol, traverse, miracoli di Donnarumma e Madonne in serie da parte di chi scrive, intervallate dal mantra ormai vecchio di trent’anni #vacheculostomilan.

Meno male che in panca c’è Gattuso a rendermeli (solo un po’) meno odiosi… Ma è una cosa che riguarda me e pochi altri, visto che -al solito- i rossoneri di amici ne hanno sempre tantissimi.

E’ COMPLOTTO

La Gazza torna per l’occasione a presentarci come positivi dati che, al tifoso rossonero, dovrebbero suonare come un campanello di allarme.

Titolare entusiasti “Una super-valutazione” può far pensare a una bella notizia, ma in soldoni vuol dire che hanno pagato Paquetà e Piatek decine di milioni in più rispetto al loro supposto valore attuale.

Per un Club sotto osservazione dell’UEFA, non esattamente una cosa per cui essere felici. Chissà, magari i due continueranno a far bene come nelle prime apparizioni, ed il loro valore crescerà: intanto, non si può dire che il Milan abbia “comprato bene”. Andateglielo a dire, però…

Al solito, per controbilanciare, il Corriere dello Sport dà una rappresentazione scritta della vecchia battuta di Arthur Bloch, il “papà” della Legge di Murphy:

La lunghezza di un minuto dipende dal lato della porta del bagno da cui ti trovi.

Mi accingo alla spiegazione empirica della tesi. Come abbiamo imparato negli anni di assenza dalla Champions, l’approdo alla competizione europea più importante garantisce alla squadra un introito minimo di una quarantina di milioni.

Curioso come, ragionando in termini di rischi e non di opportunità, il gruzzolo che l’Inter perderebbe non entrando in Champions lieviti magicamente a 60 bomboloni.

In una settimana di cose da dire su una squadra in difficoltà ce ne sono tante: più che altro, per 7 giorni occorre offrire prove quotidiane a supporto della tesi “CrisiInter” e dell’epilogo, apparentemente inevitabile, del #moriremotutti.

Scegliendo anche qui la nobile forma d’arte dell’ordine ad minchiam, apprendiamo nella sola giornata di venerdì che Mourinho è a Milano e quindi pronto a incontrare Marotta, ma poi forse no, il portoghese è in città per questioni personali e comunque è l’Inter a non volerlo perchè Marotta e Zhang andrebbero dritti su Conte.

Non solo: a Giugno Ausilio e Gardini potrebbero lasciare, dando pieni poteri a Marotta.

Apprendiamo poi che Icardi non è mai andato d’accordo con i croati, pardon, con il manipolo dell’est (vero Franco Ordine?). D’altra parte Perisic non se la passa meglio, avendo addirittura shockato i compagni per il suo atteggiamento delle ultime settimane. Insomma, il classico #bruttoclimainspogliatoio.

E se la mia ignavia nel voler cercare recidive negli scarsi risultati nerazzurri a Gennaio è stata premiata, con altri a fare il loro mestiere e confermare la mia impressione, alcuni hanno fatto di meglio, facendo uscire proprio questa settimana un’interessante analisi sui soldi spesi dall’Inter negli ultimi 7 anni per i soli ruoli di terzini (destri e sinistri). So che dovrei chiedere delle royalties, denunciando la cosa da anni (soprattutto per la vera e propria maledizione dei terzini sinistri, che di fatto dura quasi da un trentennio. Vi ricordo che sono tra i pochi che non si strappò i capelli all’addio di Roberto Carlos).

Per chiudere c’è poi chi la gufa in maniera “Sconcertante” nella malcelata speranza di poter gridare allo scandalo qualora l’Inter non centrasse l’obiettivo Champios League, e chi invece esagera in senso opposto: non so cosa l’Inter abbia fatto a Cravero, ma ogni volta che ne parla percepisco un’acredine che l’ex granata non riserva nemmeno agli “amatissimi” cugini bianconeri. Bontà sua. Qui arriva a parlare addirittura di “fallimento” anche qualora l’Inter arrivasse quarta anzichè terza a fine stagione.

Vogliamo fare una summa del tutto: ecco Panorama venirci in aiuto. Riporto testualmente:

Crisi Inter: è tutti contro tutti.

WEST HAM

Pareggio insipido nel derby del Sud Est londinese in casa del Crystal Palace. 1-1 e galleggiamento nelle salmastre acque del centroclassifica garantito.

L’INCUBO, IL SOGNO E LA FOTTUTISSIMA REALTA’

INTER-BOLOGNA 0-1

Dividiamola in tre, la mappazza, perchè così è pesante da digerire (cit.).

L’incubo è quello che, a occhi apertissimi, abbiamo dovuto vivere nei 90’ di non-gioco contro il Bologna, che poi altro non sono se non l’ideale proseguimento del nulla cosmico già mostrato nel trittico Sassuolo-Torino-Lazio.

Icardi ha un attacco cardiaco che gli impedisce di comprendere il clamoroso errore di Poli, che lo serve solissimo davanti al portiere dopo un minuto di gioco. Solo una grave paralisi dei suoi organi vitali può spiegare quel che combina nei tre secondi successivi.

Esattamente come successo dopo il tiro fuori di Martinez a Torino, i nostri fanno di tutto per sembrare quelli che dicono “beh il mio per oggi l’ho fatto, possiamo andare a casa”.

Conoscendo i miei polli, avevo appreso con un mix di goduria e timore l’avvicendamento sulla panchina del Bulègna: Superpippo aveva esaurito la dose di deretano che l’ha accompagnato per l’intera carriera, ma al suo posto era arrivato il temibilissimo Sinisone, che forse non a caso aveva usmato puzza di figuraccia in casa Inter.

Loro fanno la loro onesta partita, trovando (dopo Izzo, dopo Immobile…) un gol casuale quanto meritato. Male De Vrij nell’occasione, con Handanovic forse colpevole di non avere riflessi da centometrista, ma che su una capocciata così bislacca può davvero fare poco.

Come col Toro, ci sarebbe un’ora di partita a disposizione per rimediare al troiaio combinato, se solo i nostri si togliessero la cispa dagli occhi e le pedùle dai piedi.

Macchè.

L’unico schema è il giro palla da dietro, probabilmente nella speranza di addormentare gli avversari. Palle in avanti non ne arrivano se non per gentili omaggi dei rossoblù, che la nostra buona creanza ci fa guardar bene dall’accettare.

In un contesto simile, è chiaro che gente che già di suo non ha un buon feeling con San Siro venga fischiata ancor prima di ricevere palla. Candreva, Nainggolan, Perisic, lo stesso Icardi, si beccano vagonate di fischi fin dal quarto d’ora del primo tempo. Fatta la tara al quoziente di intelligenza del tifoso medio (e anche medio-basso, chè i geni mica ce li facciamo mancare con tanto di striscioni alla rovescia), non mi sento nemmeno di biasimarlo più di tanto. E’ vero che il tifoso illuminato dovrebbe essere capace di sostenere la squadra fino al 90’ e semmai di subissarla di fischi a fine partita, ma come dice la canzonetta I’m only human after all, don’t put the blame on me.

La ripresa si differenzia dal primo tempo solo per l’ingresso di Martinez che, come col Toro, come con la Lazio in Coppa Italia, si mangia un gol che il mio cane (passato a miglior vita un decennio fa) anche oggi non avrebbe avuto problemi a insaccare.

In tutto questo tragicomico psicodramma, la cosa più allucinante è stata la totale mancanza di spunto, di cambio di passo, al limite di casino organizzato. Niente di tutto ciò: è dovuto entrare il povero Ranocchia gli ultimi 10 minuti a fare il centravanti alla Vierchowod per vedere se non altro un po’ di cuore (culo mai, per definizione, chè la girata al volo di sinistro meritava se non altro per l’impegno).

Come detto correttamente da più parti oggi:

Il problema non è quando metti Ranocchia centravanti; il problema è quando Ranocchia centravanti è il migliore dei tuoi…

Passiamo al sogno. Niente di che in realtà: mica possiamo svegliarci domani con Cambiasso Stankovic e Milito con 10 anni di meno…

Il sogno è semplicemente un segno di discontinuità rispetto al passato. Posto che in otto anni abbiamo cambiato 11 allenatori, non sarebbe bello che la Società riunisse giocatori e Mister per un bel discorsetto?

Potrei arrivare ad invaghirmi di Marotta se avesse i coglioni per dire ai giocatori, con intonazione degna del Duca Conte Piermatteo Barambani:

Cari inferiori (cit.), questo signore qui (indicando Spalletti) è l’allenatore di questa squadra e sarà qui fino a Maggio e poi per tutto l’anno venturo. Lui. Voi avete quattro mesi di tempo per convincerci che meritate la maglia che state indegnamente indossando.


E poi quella che sarebbe la parte migliore:

E se a qualcuno venisse in mente di giocar contro il Mister, o di giocare a convincerci che non siete degni della maglia, ricordatevi che io sono Marotta e ho ottimi contatti con le squadre di tutta Europa. Non ci metto un cazzo a farvi terra bruciata intorno: se volete cercare un’altra squadra, probabile che in Cina qualcuno lo troviate. Accomodatevi pure.

Muuuahahahah!!!!…..

Aldilà dei sogni, e tornando alla fottutissima realtà, vorrei che dalla Società arrivasse un segnale chiaro. Non perchè stimi particolarmente Spalletti, ma perchè esonerando lui si darebbe l’ennesimo alibi a una mandria di smidollati che terrebbero botta per un quadrimestre col nuovo venuto, prima di tornare a dare segni di invornimento.

Per una volta, eccheccazzo, che si pigliassero le loro responsabilità anzichè scaricarle sul Mister di turno.

Eh sì, perchè lasciando stare sogni o incubi e parlando da svegli (più o meno, insomma…) siamo all’ennesimo inverno del nostro scontento. Non so se c’entri il richiamino di preparazione atletica, non so se siano finiti gli psicofarmaci, ma è incredibile vedere la ciclicità di questi andamenti.

Non ho nè il tempo nè la voglia di un’analisi tassonomica e non nozionistica degli ultimi cinque o sei anni, ma non mi sorprenderebbe vedere una certa familiarità con crisi di gioco e risultati a cavallo tra i due gironi (a memoria ricordo il periodo dell’anno scorso e quello susseguente al primato in classifica con Mancini, figlio di tanti 1-0 cinici e speculativi).

Come se non bastasse, la prossima è a Parma, campaccio per definizione per i nostri, che in quasi trent’anni di scontri al Tardini hanno vinto solo 4 volte (ne ricordavo tre, mi mancava il 2-0 corsaro con gol di Rolando, non Ronaldo, e Guarin).

LE ALTRE

Riusciamo nell’impresa di sfruttare il calendario a noi favorevole non già per accumulare vantaggio sugli inseguitori, bensì per minimizzare le perdite. Milan e Roma difatti pareggiano il loro scontro diretto, mentre la Lazio, che pur stasera ha vinto a Frosinone, settimana scorsa non era riuscita ad evitare la sconfitta contro i Gobbi.

Siamo alle solite: se ad Agosto mi avessero catapultato ad oggi, leggendo la classifica sarei più che soddisfatto, ma solo noi siamo capaci di complicarci la vita in questo modo e, vi assicuro, non c’è alcun masochistico compiacimento nella mia affermazione, porca di quella puttana!

E’ COMPLOTTO

Dovrei probabilmente aggiungere una nuova categoria, “Gli onesti del giorno dopo”. E’ ai limiti del vomitevole il modo in cui Sky ha cercato di smarcarsi dalla fake news di Conte che passeggiava in centro reduce dall’incontro con Marotta. Come ho già detto, bene ha fatto Spalletti a incazzarsi con la stampa, e meglio ancora ha fatto nella conferenza stampa del pre-partita, quando ha formalmente ribadito il concetto, buttando lì anche un discreto siluro alla Società, della serie:  se siete così ingenui da averlo fatto siete davvero dei dilettanti.

Ebbene, ieri sera ho sentito prima Barzaghi e poi Caressa in maniera ancor più sguaiata definire poco professionali (eufemismo) i colleghi che avevano montato quella notizia.

Grazie al cazzo, signori miei: se ne avete la voglia, le palle o semplicemente l’onestà sufficiente, ‘sta cosa ditela 5 minuti dopo che la notizia vi arriva, non a quattro giorni di distanza, quando la tanfa della fialetta puzzolente ha già impestato l’aria nella stanza.

WEST HAM

Qui facciamo una bella figura, bloccando 1-1 in casa il Liverpool capolista.

L’han fatta tutti, la faccio anch’io la battutaccia: Hanno scritto i nomi in cinese per non farsi riconoscere!

SMOKE GETS IN YOUR EYES

Al solito, quando facciamo cagare, non ci sarebbe bisogno di calcare la mano: basterebbe affidarsi alla fredda cronaca.

Eppure, come finalmente qualche mente onesta del giornalismo italiano ha iniziato a notare, c’è sempre bisogno di ingigantire, di esagerare, quando non di inventare di sana pianta.

Vado in rigoroso ordine sparso, restando ligio all’intento di non commentare i match di Coppe minori (Italia o Europa League che siano), tantomeno quando le prestazioni offerte sono da turpiloquio spinto.

Faccio solo un piccolo accenno alla copertura mediatica della RAI, che organizza un salottino di commento popolato dalla vecchia gloria laziale Giordano, accompagnato dal romano (e aquilotto?) Jacopo Volpi. Evidentemente chiamare un Pierino Fanna di turno pareva brutto.

La telecronaca, come se non fosse abbastanza, riesce a veicolare notizie false e tendenziose, facendo ripetuti riferimenti alla passeggiata di Antonio Conte in centro Milano (ma davvero secondo voi Spalletti durante i rigori pensava all’allenatore agghiaggiande???), o correggendosi da solo allorquando dice “in tribuna alcuni eroi del Triplete, ultimo trofeo alzato dai nerazzurri“. Il tacon però è peggio del buso, come direbbero in Veneto, perchè a quel punto si sente dire “ah no, dopo l’Inter ha vinto anche la Coppa Italia nel 2011“. La Supercoppa italiana e il Mondiale per Club, ottenuti tra la Champions di Madrid e la succitata Coppa Italia, evidentemente non meritavano di essere menzionati

Ma non è che la carta stampata del giorno dopo faccia di meglio.

Che Milinkovic Savic abbia fatto una minchiata mostruosa -per sua fortuna alla fine senza conseguenze- abbattendo D’Ambrosio al 122′ minuto della partita è fuor di dubbio. Però non fa abbastanza notizia: diciamo che Icardi segna al 125′, cioè quando il gioco riprende dopo il cinema di VAR, proteste e balle varie. Così sa ancor più di scandalo.

E la solfa non cambia tornando indietro di qualche giorno, alla simpaticissima parentesi di Calciominchiata.

Bene ha fatto Spalletti a dire che il solo Perisic aveva espressamente chiesto la cessione al Club. Gli altri può darsi fossero (o siano tuttora) scontenti, ma nessuno di loro ha detto di volersene andare.

Faniente. Tutti convinti e testardi nel dire che Candreva, Vecino, Miranda, Gagliardini, Ranocchia e Dalbert hanno apertamente chiesto di andar via.

Il fatto che poi nessuno si sia mosso a mio parere è stato un atto di forza della Società, che ha fatto capire ai propri tesserati che nessuno è indispensabile, ma che certe cose si possono fare solo se tutti ci guadagnano. E Perisic in questo senso ha pagato per tutti.

Più comodo però cavalcare l’onda con articoli senza senso tipo questo, grattando le briciole della rosa e arrivando ad inserire il secondo e terzo portiere tra i sicuri partenti a fine stagione pur di far tornare i conti della serva.

Come se non fosse che ogni anno le squadre si trovassero con una decina di uscite, tra fine contratto, prestiti, cessioni varie. Ma qui no: qui è un caso. Vedere per credere:

Bad photo. I took it 🙂

Seriamente, e con tutto il rispetto: se a Giugno l’Inter dovesse cedere i vari Padelli, Berni e Ranocchia, gli unici delusi sarebbero i fieri sostenitori della fantomatica “quota di italiani” (quorum NON ego).

Spalletti ha le sue colpe, ma mi piace quando fa la guerra (seppur da solo) contro i pennivendoli. Non so chi sia il “te” a cui si rivolge, ma appoggio sulla fiducia l’intemerata del compagno Luciano da Certaldo, soprattutto nella parte da me evidenziata in grassetto:


Quest’anno l’obiettivo era di passare…
“L’obiettivo lo inventi te per fare lo stesso gioco di creare attenzione. L’obiettivo è andare avanti e fare delle buone partite, non vinco questo o quell’altro. Se fai delle buone partite puoi riuscire. Ma creare tensione, il pubblico poi se va male ci fischia. Crei tensione con quello che dici. Se racconti prima della partita che a fine anno ci saranno 12 giocatori che vanno via è una scorrettezza, perché non è così. Poi se nessuno viene a dirtelo, è un problema di chi non te lo dice. Io te lo dico: è una scorrettezza perché è un martellamento nella testa dei giocatori che non sono buoni e devono andare via prima della partita. Non si fa il giorno prima. Chiaro che se non faccio risultati sono il prima a subirne le conseguenze, ma difendiamo l’Inter.

Ribadisco: siamo in un periodo pessimo e non vedo luce in fondo al tunnel. Questo per sgombrare il campo. Nessuno cerca di indorare la pillola.

Ma questo non giustifica la cronica tendenza dei media ad aggiungere vangate di letame “a sentimento“.

PUNTUALISSIMI

TORINO-INTER 1-0

Come ogni anno, arriva l’inverno e con lui il simpatttico masochismo nerazzurro, sempre pronto a tafazzare quanto di buono fatto fin qui e rimettere tutto (e tutti) in discussione.

Infatti lo schieramento “a specchio” contro allenatori che praticano il 3-5-2 da lustri -e che già aveva portato ai quattro fischioni presi a Bergamo- viene amabilmente riproposto contro il Toro di Mazzarri, al quale non sembra vero di poter gestire la partita sostanzialmente uomo contro uomo, con i suoi ad avere in corpo il doppio della benza e i nostri “mangiati” in ogni angolo del campo dai diretti avversari.

l’Inter prosegue nel nulla o quasi fatto vedere contro il Sassuolo, con l’aggravante di non aver imparato una mazza di niente dagli errori precedenti.

Spalletti, in altre parole, la combina grossa. Per dirne una: Miranda centrale di sinistra si trova a dover dialogare con Joao Mario e Dalbert su un binario nel quale i tre manca poco si diano del lei da quanto poco sono affiatati. Il terzino sinistro fa sincera pietà per tutta la partita, se si escludono un paio di salvataggi da difensore puro nell’ultimo quarto d’ora di gara. E’ in ottima compagnia, sia chiaro. I due Joao saranno non a caso tra i sostituiti, allorquando Spalletti pensa di cambiare sistema osando, almeno nelle intenzioni, una squadra più coraggiosa.

Macchè.

Male tutti, come già col Sassuolo. Stavolta anche Handanovic ci mette del suo, tornando al tentativo di “parata di sguardo” quando contempla il beffardo pallonetto di Izzo metterci 5 secondi buoni prima di morire a fil di palo nella nostra porta.

L’inizio dei nostri, con Icardi e Martinez a comporre un inedita coppia d’attacco dall’inizio, non è nemmeno male, se è vero che Lautaro arriva a concludere fuori di poco una bella azione da lui stesso iniziata.

Peccato che, in buona sostanza, i nostri si fermino lì. Maurito non becca palla per tutta la partita, Vecino fa a gara con Joao Mario a chi ne perde di più, Brozo predica malinconico nel deserto. Si capisce che lo 0-0 è un risultato segnato, a meno di giocare sugli errori degli avversari o su qualche episodio. Detto fatto. Prendiamo gol alla mezz’ora del primo tempo ma è come essere già al 90′: non c’è reazione, calma piatta, una beata minchia di nulla.

Come diceva il mio vecchio vicino di tribuna:

“Non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo!”.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Entrano prima Nainggolan e poi Politano, adeguandosi in tempo zero alla ruminanza dei compagni, con il romano che si fa addirittura espellere dopo aver cercato un fallo (che non c’è) anzichè superare l’avversario che aveva nelle gambe un’ora di partita in più.

Il Toro vince avendo fatto il minimo indispensabile eppure avendolo pienamente meritato.
Il che, se ci pensate, va ancor più a demerito dei nostri.

CRISIINTER

Eccola di nuovo tra noi, la CrisiInter. In tre partite di Campionato abbiamo segnato un gol (quattro nelle ultime sette) nelle ultime due abbiamo portato a casa un punto. Rimaniamo terzi con un margine ancora discreto (+5) solo perchè il turno di campionato mette Roma, Milan e Lazio contro avversarie di valore uguale se non superiore (Atalanta, Napoli e Juve), permettendoci di minimizzare le conseguenze della sconfitta almeno a livello di classifica.

Per il resto invece parte il circo: Spalletti è in bilico, Perisic ha chiesto di andarsene, Icardi non segna da 5 partite, Candreva e altri chiedono la cessione, Marotta deve intervenire con giocatori e proprietà a riportare calma e chiarezza. Ce n’è per tutti.

Al solito, la cosa che manca di più alla squadra è ordine e chiarezza, in campo così come fuori. C’è anche poco da aggiungere, tanta è l’evidenza dell’assunto. Non so quanto Marotta sia abituato a dover fronteggiare situazioni simili, in cui bastone e carota devono essere dosati con perizia da piccolo chimico: ad ogni modo è la sola strada da perseguire, e spero che il nuovo dirigente sia davvero in gamba e se la cavi senza tutto lo spessore della Vecchia Signora a guardargli le spalle.
Non sprecherò KB di rete e preziosi secondi della vostra attenzione per ribadire che non sono a favore di cambi di panchina, nè adesso nè a Giugno, a meno che la cosa non faccia parte di un effettivo cambio di strategia a livello societario.

In altre parole, Spalletti per ieri lo stramaledico, dopodichè forza ragazzo chè giovedì arriva la Lazio e la Coppa Italia la voglio vincere.

Potrei ammorbarvi con interminabili sedute di autocoscienza sulla gestione dei nostri giocatori e sull’atteggiamento sempre un po’ scazzatiello di molti componenti della squadra, ma mi fermo qui, muto rimprovero all’invornimento collettivo dei nerazzurri.

Niente E’ COMPLOTTO, qualsiasi sterco mediatico stavolta è pienamente meritato.

Maledetti…

Sapessi noi, Mister…


L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI

INTER-PSV 1-1

Andiamo a casa, o peggio, nell’Europa dei poveri, come è giusto che sia.

Inutile recriminare su quello che fanno gli altri, assai più opportuno leccarsi le ferite e constatare che, come da titolo, certi difetti sono davvero difficili da eliminare.

Ancor più della maglia a strisce verticali nerazzurre, il tratto distintivo di questa squadra è da sempre quello di sbagliare le rimesse laterali e -ben più grave- le partite decisive, quelle senza margine di errore, quelle in cui (porcoildemonio) “dipende tutto da te”.

Era infatti assai improbabile che il Tottenham potesse sbancare il Camp Nou e, in sostanza, il Barça ha fatto quel che doveva. Non si può fargli una colpa se in una partita per loro totalmente inutile fanno riposare un po’ di titolari: in ogni caso segnano dopo pochi minuti e apparecchiano la serata come meglio non potrebbero.

Noi invece il gol lo becchiamo, pure da polli, e pure dal solo giocatore che -a sentire i sedicenti esperti- aveva già esperienza e dimestichezza con i palcoscenici internazionali, vista la pluriennale esperienza in bianconero. Oh! Come no… dribbling della minchia sulla trequarti, palla persa e sifulotto che si accomoda tra le nostre terga.

Il nostro equilibrio, psichico prima ancora che tattico, va a farsi benedire: come se mancasse una manciata di minuti e non quasi tutta la partita, i nostri sparacchiano palloni in avanti alla cazzo, azzardano dribbling e giocate in verticale (Asamoah ancora capofila) che sono la totale antitesi di un approccio alla partita che pure era stato convincente. Ottimo il cross di Icardi che trovava Perisic sul secondo palo: colpo di testa e manata del portiere aiutata dal legno della porta. Insidioso il cross basso dalla sinistra, pochi minuti dopo e sempre sullo 0-0, su cui D’Ambrosio in avviamento colpiva fuori di poco.

Le premesse insomma c’erano tutte. Buon inizio, ottime notizie in arrivo dalla Spagna. Però Tafazzi è in agguato e colpisce.

Tocca fare un rimando al cosiddetto “giorno che non esiste”: al 44′ del primo tempo di “quel” Lazio-Inter, vendemmia 2002, i nostri stavano sopra 2-1 ed in sostanziale controllo del match. Il terzino sinistro di allora (talmente inviso a chi scrive da non volerlo nemmeno nominare) pensò bene di combinare la minchiata del secolo servendo il pari che avrebbe portato alla nostra sconfitta. Ho sempre pensato che, andando al riposo in vantaggio, quel Campionato l’avremmo vinto, a prescindere dal come si fosse arrivati a quell’ultima giornata.

Singolare che ieri sera, in una partita per alcuni versi ancor più importante di quella, sia stato ancora il terzino sinistro a farsi rubare palla e condannarci all’antinferno.
Torno ad un concetto già espresso più volte: quando le tue forze -fisiche ma soprattutto mentali- sono al lumicino, il margine di errore è minimo e, di contro, lo sbaglio rischia seriamente di far saltare le residue energie e gli equilibri così precariamente assemblati.

Detto, fatto. Oltretutto Asamoah è recidivo, visto che da analoga posizione (min. 2.00 di questo nostalgico filmetto) ci fece il graditissimo regalo di perder palla nell’Inter-Juve gestione De Boer, vinta proprio grazie a quell’errore ed alla conseguente capocciata di Perisic.

Torniamo all’oggi. L’intervallo di Inter-PSV arriva come una dose di psicofarmaco, almeno nelle speranze di chi scrive. Che Spalletti faccia capire a questi qua che tempo e modo di riprenderla c’è. Forse…

E le occasioni per quello arrivano, soprattutto con l’andar del tempo: Borja trova benissimo Icardi in area, che spara di sinistro sul palo lungo trovando il mezzo miracolo del portiere. Poco dopo i due si scambiano il favore, con Icardi a servire di testa lo spagnolo per quel che sembra un facile rigore in movimento: la girata è però “masticata” e la palla finisce docile in mani olandesi.

Poco dopo ancora Icardi protegge palla al limite e la scarica per quel che vorrebbe essere il destro a giro di Brozovic, ma che si tramuta in un’arma impropria lanciata all’omino delle bibite.

Politano, anche ieri tra i migliori, mette alla mezz’ora una bella ma difficile palla sul secondo palo, sulla quale il festeggiatore seriale, spregevole frequentatore di stadi iberici, si arrampica riuscendo a capocciarla in porta. Non irreprensibile il loro portiere nella circostanza ma chissefrega, l’1-1 è cosa fatta.

Mancano venti minuti nei quali -è ovvio a tutti tranne che agli 11 in campo- c’è da continuare a spingere per trovare il 2-1. I nostri invece hanno un altro black-out, dopo quello successivo al gol del PSV: si rendono infatti conto che sic stantibus rebus sarebbero qualificati e di fatto traccheggiano senza affondare il colpo.

Ancora una volta, la cosa che fa più incazzare non è tanto questa (anche se già così…) quanto il fatto che l’inevitabile pareggio del Tottenham all’85’ ha l’effetto pavloviano di far riversare i nostri nell’area avversaria, facendo spiovere cross e passaggi come in un disordinato temporale estivo. Ecco Icardi avere un’altra bella occasione (fermato bene dai difensori), ecco Martinez librarsi nell’area piccola per quel che pare essere il cabezazo vincente e si tramuta invece in uno squassante e forte peto (cit.)

Ancora una volta finiamo con un pugno di mosche in mano, a rimuginare sulla sfiga e sul fatto che fino a 5 minuti dal 90′ eravamo qualificati. Tutto vero per carità… Il Barcellona poteva far giocare Messi Suarez e compagnia, darne 4 agli inglesi e tutti contenti.

E’ però abbastanza miope e puerile (vero Scarpini?) attaccarsi a questo o ad altri episodi. E’ un po’ come lasciare tutti i regali di Natale al 24 pomeriggio e poi lamentarsi perchè non riesci a far tutto. Andateaccagare e usate Amazon!

Come vaticinato, temo l’onda lunga di questa eliminazione, che davvero ci fa ripiombare a un anno e mezzo fa. Bravo deve essere Spalletti, e bravissimo Marotta, a far capire alla squadra che -è vero- son delle teste di cazzo, ma che questo girone di Champions ha consentito all’Inter di voltare pagina. La società ha comunque incassato tra tutto una quarantina di milioni che verranno utilissimi in sede di mercato, e l’imperativo categorico dev’essere quello di non disperdere nulla di quanto ottenuto.

Per il resto, ripeto, dell’Europa League poco mi importa. Quand’anche riuscissimo ad andare avanti (usque tandem?), avrei preferito uscire contro il Real Madrid agli ottavi in Champions piuttosto che col Chelsea di turno un giro dopo nella coppetta di consolazione.

SFIGHE, MERITI E COLPE

Molto sinteticamente: Icardi e Politano bravissimi, con un particolare quanto effimero godimento per le critiche preventive rivolte al nostro Capitano, puntualmente rispedite nei deretani dei rispettivi mittenti. Ma su questo vi ammorberò infra.

Politano, e in misura minore la coppia di difensori centrali, sono al momento con Icardi i nostri punti di forza. Brozovic ieri sera non mi è piaciuto, ma è un’altra risorsa fondamentale per quest’Inter.

L’altra metà della squadra galleggia nel mare placido del “senza infamia e senza lode”, o rientra nella categoria “sfighe” o “colpe”. Nel primo gruppo iscrivo gli infortunati Ninja e Vecino, che tanto comodo avrebbero fatto nelle ultime gare. La scelta di escludere Gagliardini e Joao Mario dalla lista di Champions è facile da criticare adesso, ma a mio parere era il minore dei mali.

Le colpe della partita a mio parere vanno distribuite tra Asamoah (spiace ma l’errore è lampante e purtroppo decisivo), Perisic per il perdurante stato di catatonìa e -solo dopo- Spalletti.

Non ho particolari critiche tecniche da rivolgere al Mister sulla formazione schierata e i cambi fatti ieri sera (forse Politano l’avrei tenuto dentro, ma era cotto, mancavano 10 minuti e non è per quello che abbiamo mancato la qualificazione), nemmeno per quel Candreva ripescato un po’ a sorpresa e che invece nel primo tempo ha creato problemi al PSV alternandosi con Politano e D’Ambrosio sulla destra. Un Perisic più pronto, ad esempio, avrebbe potuto sfruttare il bellissimo cross a metà primo tempo che invece è sfilato lungo stante il ritardo del croato.

Volendo trovare il pelo nell’uovo nella gestione tattica di Spalletti, mi ha incuriosito il fatto che Vrsaljko sia subentrato al “Poli” schieradosi a sinistra (lui destro naturale) lasciando il più eclettico D’Ambrosio sulla destra. Ma è una roba che ha sistemato dopo 5 minuti invertendo i due terzini.

Le critiche piuttosto si concentrano sulla parte “motivazionale” e di preparazione alla partita. Non riuscire a reagire dopo l’errore di Asamoah (per quanto importante) vuol dire che la squadra è fragile, e che le energie mentali -come detto- erano al minimo. Aldilà dell’agitare le braccia urlando “Calma! Calma!“, il Mister non è riuscito a convincere i nostri che l’impresa fosse comunque fattibile. E questo, per che è il capitano della baracca da un anno e mezzo, è grave.

L’ostruzionismo degli olandesi ha fatto il resto, con un Van Bommel ancor più intollerabile del solito a istruire perfettamente i suoi all’ammuina e all’infortunio sistematico: il famoso calcio totale orange… Il minchione oltretutto continua a recriminare sulla mancata espulsione di Handanovic nella partita di andata, dando prova di ignoranza calcistica oltre che di innata simpatia.
I nostri hanno solo sperato nella tenuta del Barcellona, anzichè cercare di risolvere la questione in proprio. Il che la dice lunga sulla loro autostima.

NO TAFAZZI PLEASE

Detto questo, che a nessun essere senziente venga in mente di dar seguito alle tante puzzette informatiche che cianciano di allenatore da cambiare e cagate simili. Assodato il fatto che Repubblica, e Andrea Sorrentino in particolare, hanno qualcosa di personale contro l’Inter e contro Spalletti (probabilmente i lupacchiotti de sinistra ancora non gli perdonano l’eccidio di Totti), mi aspetto che Marotta nelle prime uscite da nuovo AD si dichiari entusiasta di lavorare con Spalletti, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno. La fiducia tra Società a Mister mai come in questo momento è da ribadire e dare assolutamente per scontata.

La testa va messa al Campionato per un paio di mesi, cercando di difendere quanto conquistato e recuperare sul Napoli, il che vuol dire vincere lo scontro diretto di Santo Stefano. Quella è la -nuova- partita della vita, che passa però da un paio di fermate intermedie (Udinese e Chievo) nelle quali è doveroso farsi trovare lucidi e cattivi.

E’ COMPLOTTO

Avrei da scrivere per settimane, chè gli ultimi giorni sono stati di una simpatia ancora maggiore del solito nei confronti dell’Inter. Tocca per forza saltare di palo in frasca.

I giorni e le ore precedenti al match sono state all’insegna della polemica e del gufaggio preventivo. L’endoscopia cui è stato sottoposto Icardi, tra compleanno della moglie e blitz a Madrid meriterebbe una lenzuolata all’uopo.

Mi limito a segnalare il taglio basso dell’edizione cartacea della Gazza di lunedì, nella quale si ripete l’effetto-scoop già magistralmente notato anni fa dal prode Stefano Massaron quando si volle spacciare come notizia sensazionale la paparazzata di Wesley Sneijder che fumava una sigaretta fuori da un locale. I soliti olandesi cannaioli…

Immagini sgranate anche in questo caso, con tanto di “tondini” a incorniciare i visi e arditi parallelismi sullo sguardo di Zanetti -per una volta alquanto accigliato e rivolto in basso- e l’umore della Società per la trasferta del proprio Capitano ad una partita cui hanno assistito cani e porci di stanza in Italia e Spagna. Vedere per credere:

Ma ovviamente è solo uno il calciatore che avrebbe fatto bene a non esserci.

Oltretutto la Gazza è recidiva anche nell’edizione odierna: non potendo pubblicare le articolesse sicuramente già pronte, con cui accusare Icardi di scarso impegno, di non aver nemmeno fatto gol (visto che si limita a fare solo quello…) e avendo invece dovuto riconoscere che è stato il migliore in campo, non solo per la rete segnata ma per gli assist non capitalizzati dai compagni, non potendosi dedicare a questo -dicevo- ecco che il prode Andrea Di Caro trova comunque il modo di tornare al blitz di Madrid, chiedendosi retoricamente:


Già, Icardi: al di là del gol segnato e della prestazione, ci chiediamo ancora se sia stato opportuno che il capitano della squadra sia andato a Madrid a vedere il Superclasico River-Boca come un tifoso argentino qualsiasi, sobbarcandosi un viaggio notturno a meno di 48 ore dalla gara più importante dell’Inter. È questo l’esempio da dare ai compagni? Si prepara così una partita di vitale importanza? Il problema non è quanto quel viaggio abbia inciso: è una questione di immagine, regole, comportamenti.

Per chiarire: ne vorrei undici di tabbozzi tatuati come lui, che in campo e in allenamento si fanno un culo quadro e che poi senza vergogna sperperano milioni di euro per fare regali alle mogli. E per fortuna non sono l’unico a pensarla così. Voi tenetevi i finti bravi ragazzi, semplicemente più furbi o più protetti dai media, e accomodatevi cordialmente al furgoncino diretto in discarica.

Icardi è un modello di vita e di stile? Assolutamente no, ed è altrettanto lontano dal prototipo di calciatore che mi piace (Ince, Simeone, Cambiasso, Zamorano, Milito… in questo sono un romantico). Però segna con regolarità impressionante e, non dovendone fare il mio idolo da adolescente, mi va benissimo così.

L’altro giochino cui si sono dedicati i vari scribacchini di corte è stato  il festival del “tanto è facile”: una partita di Champions, ultima e decisiva, per quanto contro l’avversario meno forte del girone, è comunque roba da stringiculo. Oltretutto il PSV è sì meno forte di Tottenham e Barça, ma non è ad ogni modo paragonabile ad uno Young Boys, un Viktoria Plzen e nemmeno ad una Stella Rossa. Ma fa niente: siamo al festival del “non vedo perchè l’Inter non dovrebbe vincere“. Di più, qualcuno si dichiarava “sbalordito se l’Inter non vincesse“. Grazie della fiducia, davvero.

Dopo aver visto “il perchè l’Inter non ha vinto”, il giornalista sconcertante asfalta di marrone anche quanto fatto di buono fin qui, riuscendo a contraddirsi da solo quando scrive:

Nell’Inter la conferma di un limite di gioco apparso chiaro sia col Barcellona che con il Tottenham. Fino all’imprevedibile pareggio col Psv.

Caro Sconcerti, delle due l’una. O l’Inter a Wembley e in Spagna non ha poi fatto così male, e allora era lecito aspettarsi di più col PSV, oppure l’Inter già con Tottenham e Barcellona aveva mostrato limiti di gioco, ma allora il pareggio col PSV non può essere considerato imprevedibile. Ci fai o ci sei?

Questo pezzo della Gazza segna invece una nuova vetta dell’arcobazia giornalettistica: ecco fuse insieme gemme di Same but Different (mezza Juve è a Madrid ma va bene perchè hanno un giorno in più di riposo) e balle inventate di sana pianta:

la delusione per una partita senza tiri che ha portato l’Inter a meno 14 punti dai bianconeri dopo appena quindici giornate di campionato, confermando che il gap tecnico tra le due squadre è ancora decisamente rilevante per provare a insidiare il dominio Juve in Italia”.

La “partita senza tiri” poteva essere 2-0 all’ora di gioco se Gagliardini e Politano (ah.. i nostri ragazzi italiani) avessero avuto piedi e neuroni ben allacciati al resto del corpo. Nessuno poi ha chiesto all’Inter quest’anno di insidiare il dominio Juve in Italia: non si capisce perchè, a sobbarcarsi questo dovere morale, dovrebbe essere la squadra che ha acciuffato il quarto posto negli ultimi minuti dell’ultima partita della stagione scorsa, e non Napoli e Roma che stabilmente da un lustro stazionano tra il secondo e il terzo posto. Ma va beh…

C’è poi tra le critiche post-match un ultimo e assolutamente trascurabile aspetto, che rientra nella solfa del “non è vero però ci sta bene quindi lo scrivo lo stesso“. Come probabilmente sapete, non tollero chi piange (in generale) e ancor meno chi lo fa per una partita di calcio. Le eccezioni concesse sono pochissime. Ora, titolare un pezzo “Icardi in lacrime” per poi leggere nel pezzo stesso che a piangere non è stato lui, semmai -forse- la moglie, non ha di certo contribuito a migliorare la mia giornata nè la reputazione dei giornalisti sportivi ai miei occhi. But nobody says anything…

Infine, ho notato da più fonti una rigida separazione nei commenti alle eliminazioni di Inter e Napoli, accomunate da gironi assai difficili e dalle rispettive sorti legate all’ultimo match.
E’ chiaro a tutti che il compito più agevole ce l’avesse l’Inter, e nessuno qui sta recriminando sulle giuste e copiose critiche arrivate ai nostri.

Però un minimo di onestà intellettuale ci vuole: il Napoli, già con Sarri, figuriamoci con “Carletto”, è nelle grazie di tutti per il bel giUoco, e ci mancherebbe. Sono una gran bella squadra da ormai tre-quattro anni, mica come l’Inter che “non migliora mai” e che è endemicamente incapace di “avere un giUoco”.
Non è allora logico aspettarsi più da Ancelotti & Co.che dalla solita Inter pazza e balbettante? Perchè bisogna accusare l’Inter di aver subìto lezioni di calcio a Londra e Barcellona e tacere pietosamente sui primi 70′ di Liverpool, nei quali i Reds avrebbero potuto dilagare? Perchè, come summa di tutto ciò, Sky titola rispettivamente e incoerentemente “Disfatta Inter” ed “EuroNapoli” il passaggio delle due squadre in Europa League?

La risposta nel titoletto di questa allegra seziuncella.

Aveva sbagliato già nella foto iniziale… che cacchio ci fa nella fila dei perticoni in piedi?


OH ME MISERO, OH ME TAPINO

INTER-PARMA 0-1

Ho finito le metafore, i parallelismi, le figure retoriche.

In compenso, ho scorte abbondanti di giramento di balle e di vomitella.

In ossequio all’instabilità mentale che mi accompagna fin dalla più bionda età, potrei scrivere di un’Inter incapace di regolare una squadretta tutta protesa alla difesa della propria porta, così come di una squadra che il suo l’ha fatto e che si vede scippata per l’ennesima volta da torti arbitrali.

Il problema -mio, non vostro- è che mi riconosco alla perfezione in entrambe le visioni.

 

ANALIZZANDOMI BENE BENE… (cit.)

Non è infatti possibile, come segnala Spalletti stesso, che una squadra arrivi a tirare 28 volte verso la porta avversaria in 90′ senza riuscire a buttarla dentro nemmeno una volta.

E’ poco comprensibile il ricorso pressochè sistematico al cross dalla distanza nel primo tempo (centravanti: Keita), abbandonato in fretta nella ripresa alla ricerca di combinazioni veloci sulla trequarti (centravanti: Icardi).

La sfiga, oltre che la prudenza, ci mettono del loro, visto che ai terzini assenti per acciacchi (Vrsaljko e Asamoah) si aggiunge in corso d’opera anche D’Ambrosio, che per di più riesce nell’impresa di farsi male mentre commette un fallo da ammonizione.

Le fasce sono quindi inzialmente presidiate dal succitato ceruleo e dal migliorabile Dalbert.

Davanti, si parte nuovamente con Keita, preferendo preservare Icardi per la ripresa e per la Champions.

L’idea sarebbe anche giusta, anche se col senno di poi vien da chiedersi se uno tra i due terzini non potesse essere rischiato (Asamoah entra proprio per sostituire il collega che esce azzoppato a metà ripresa).

Facciamola breve: giochiamo una partita non trascendentale, sicuramente migliore di quella che ci ha visto stravincere 3-0 a Bologna, ma non saremmo l’Inter se non fossimo capaci di farci rovinare la vita.

I nostri hanno come detto diversi demeriti: non esattamente assatanati se non per pochi scampoli nei 90′, confusi nel cercare gli attaccanti nelle maniere meno consone alle loro caratteristiche, incapaci di cambiare passo quando la gara lo richiedeva.

E qui ci metto anche il Mister: ho capito che Gagliardini non può giocare in Champions e gode -come tutti gli italiani- di buona stampa (non si spiega altrimento l’assioma per cui “Brozovic può giocar bene solo con lui di fianco“), ma quali peccati dobbiamo scontare per vedere un legnoso medianaccio che fa poche cose giuste, in un mare di lentezza e imprecisione? Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

A parziale discolpa di Lucianino da Certaldo c’è da dire che se i subentranti hanno un’autonomia psicofisica che sfiora il quarto d’ora (vero Politano?), non si può chiedere di più a chi se non altro ha l’alibi di essere stato in campo per tutta la partita.

NUOVA STAGIONE, VECCHI DIFETTI

Fatto salvo quanto detto supra, tocca purtroppo ripetersi, in attesa che una voce ferma e incazzata arrivi dalla Società. Non è scritto da nessuna parte che i fischi arbitrali uno debba “meritarseli” perchè gioca bene.

Che quella arbitrale sarebbe stata una giornataccia come tante altre già vissute, un complottista come me l’aveva capito dopo pochi minuti, quando il portiere Sepe non era stato ammonito per una “furbacchionata” tanto sfacciata da risultare comica: difesa in gravissimo ritardo e corner pronto a spiovere in area, il portiere parmense pensa bene di buttare un pallone in campo giusto per creare confusione e guadagnare qualche secondo.

Lui fa il suo e ci prova. Tu, arbitro dei miei coglioni, lo devi ammonire e far capire che non si scherza. In inglese si usa un’espressione che mi piace molto: to set the tone. Un cartellino che faccia intendere a tutti quanti che acca’ nisciun’ è fesso.

Oh, come no…

Forse i veri fessi siamo noi, visto che l’arbitro Magnaniello fa finta di niente e fa riprendere il gioco. Tanto è l’Inter… chissefrega.

Non indugerò più di tanto sul clamoroso rigore non dato (e tantomeno rivisto al VAR) per fallo di mano di Di Marco. Per una volta sono tutti concordi sulla scabrosità dell’errore. E’ doveroso però segnalare che al VAR c’era Rocchi, che contro di noi fa danni da lustri, senza che nessuno –se non in sparute e subito rinnegate circostanze– abbia protestato.

Ai bei tempi c’era l’istituto della ricusazione anche nel calcio: “io non voglio più essere arbitrato da quel signore, per questo, questo, e quest’altro motivo“. Oggi non è più possibile perchè -udite udite- così si metterebbe in dubbio a buona fede dell’arbitro.

Inutile dire che il mio rancore mi spingerebbe -a costo di mettermi in cattiva luce nei confronti degli arbitri- a salutare ogni designazione con un cahier de doléance personalizzato per il fischietto di giornata.

Altrettanto inutile dire che il file dedicato a Rocchi (dopo i ritiri di Tagliavento e di Rizzoli), sarebbe il più pesante.

Verremmo maltrattati ugualmente, ma se non altro ci toglieremmo la soddisfazione di dire “avete visto? cosa vi avevamo detto?“.

(Torno serio solo un attimo: è giusto che una squadra non possa ricusare un arbitro, perchè in astratto le “grandi” potrebbero fare pressioni sugli arbitri del tipo “mi vuoi arbitrare? va’ che se sbagli contro di me faccio casino e non mi arbitri più, e la tua carriera viene uccisa sul nascere“. Quindi il ragionamento fila. Noi -come in mille altri casi- siamo gli utili idioti che la pigliano inder posto: formalmente nel Club dei “grandi”, ma con il peso specifico di un sacco di piume…)

Tornando al caso specifico, è irrilevante discutere sull’eventualità di cacciare Di Marco in occasione del rigore, visto che la conclusione di Perisic non sembrava indirizzata ad entrare in porta.

Dico irrilevante perchè il ragazzo di proprietà dell’Inter ed all’inevitabile Primo Gol in Serie A centra l’incrocio grazie a un sinistro formidabile, ma con la gentile collaborazione del compagno in kilometrico fuorigioco a impallare un incolpevole Handanovic.

Questo a casa mia si chiama gol avversario annullato, dopo aver beneficiato di un sacrosanto rigore.

 

IL CONTO PER FAVORE

Dopo quattro giornate siamo a quattro punti: una bella merda, non c’è che dire. Dei punti buttati per strada, possiamo pigliarci a ceffoni da soli per il pareggio regalato al Torino dopo il miglior primo tempo della stagione, e ringraziare il Ninja per aver interrotto la barricata bolognese di due settimane fa. Detto ciò, le due sconfitte contro le emiliane sono tanto colpa della nostra insipienza quanto responsabilità della classe arbitrale.

Ed in una giornata in cui basta un disimpegno sbagliato del Cagliari per far dire urbi et orbi che il Milan è l’anti-Juve, mi chiedo retoricamente dove potremmo essere con un paio di rigori a nostro favore e senza il golazo di Di Marco.

Ve lo dico io: a 3, 4, o 6 punti in più, a seconda di voler essere pessimisti, realisti o ottimisti. Con una squadra di minchioni, ampiamente al di sotto delle proprie possibilità di gioco e di realizzazione. Nessuno lo mette in dubbio. Ma la propria minchiunaggine continua a non essere un buon motivo per non lamentarsi dei torti che si continua a subire.

Per vostra cultura ed ulteriore informazione, qui e qui quel che penso, scritti in bella.

…e domani c’è il Tottenham, tanto per arrivarci belli carichi e tranquilli.

Che bella favoletta quella della Pazza Inter…

Brozo Biondo Cicerchia

Tingiti i capelli di biondo va… faccia da pirla! (cit.)

 

WEAK LINK BLUES

INTER-NAPOLI 0-0

Il titolo per una volta è un’indulgente autocitazione che arriva dritta-dritta dai miei trascurabili trascorsi rockettari di fine anni ’90.

Avevo composto una ritmata canzonetta liberamente ispirata a Give me one reason di Tracy Chapman accompagnata dall’immortale “Erilebba” alla chitarra, nella quale riflettevo su uno dei tarli che tuttora mi tormenta: la forza di una catena è pari alla forza del suo anello debole.

E quel giro di blues mi è ritornato in mente durante i 90 minuti visti ieri.

Bravi i nostri contro il Napoli, palesemente superiore all’Inter di questi tempi, compatti e umili a chiudere quasi ogni spazio e giusto un poco sfortunati a vedere il palo negare il gol sull’unica vera occasione creata.

Fatti i complimenti allo scolaro diligente e per una volta applicato, tra di noi diciamocelo (in relatà Spalletti l’ha detto davanti alle telecamere ma di questo parlerò dopo): siamo questi e più di così non possiamo fare.

Tornando al titolo, la catena di anelli deboli ne ha tanti, e non da oggi. Il centrocampo -che pure ieri sera ha fatto bene- è di una pochezza tecnica imbarazzante, se confrontata a quello napoletano.

Icardi, pur concentrato e al servizio dei compagni, ieri sera non ha mai tirato in porta, nè è stato messo in condizione di farlo dai compagni.

Perisic continua il suo periodo di appannamento, e i terzini insistono nel disseminare perle di mediocrità su tutte le fasce del mondo. D’Ambrosio è un caro ragazzo, ma se l’Inter vuole essere tale non può essere più di un rincalzo. Cancelo è talmente improponibile a sinistra da far rimpiangere il casino organizzato di Nagatomo.

In tutto questo pianto greco, ribadisco i complimenti a Skriniar e per una volta li elargisco a Gagliardini e perfino Brozovic, bravissimi a stoppare buona parte delle trame avversarie, veloci e efficaci sì, ma raramente incisive: Handanovic sostanzialmente non fa una parata in 90 minuti, motivo per cui lo 0-0 è a mio parere il risultato giusto.

Vedo le romane giocare meglio di noi, vedo il Milan che ricomincia ad avere gli astri dalla sua parte come troppe volte in passato, e le nubi si abbassano sul futuro prossimo dei nostri colori.

LE ALTRE

Mentre infatti la Roma non ha problemi a sbarazzarsi del Toro, che pure nel primo tempo le aveva dato qualche grattacapo, i cugini laziesi trovano un pari a Cagliari oltre il 90′ con un gol tanto spettacolare quanto casuale di Immobile, che continua a vivere uno di quei momenti in cui la palla va dentro solo col pensiero.

Il peggio però, in termini di busdelcù, arriva come al solito dai cugini, che dopo una partita che definire mediocre sarebbe generoso, trovano un sesquipedale colpo del suddetto culo sotto forma di primo gol in serie A di André Silva, di professione amico di Cristiano Ronaldo e -forse per questo- pagato 40 milioni quest’estate.

In tutto questo dramma intestinale, la Juve soffia il primato in classifica al Napoli -temo- per non restituirglielo più. Troppo abituati a vincere e reggere pressioni i gobbi, troppo acerbi a questi livelli i campani. Le parole di Insigne ieri sera vanno proprio in questo senso: le parole “finchè la matematica non ci condanna” deve usarle il Benevento parlando della salvezza, non una squadra che è rimasta in testa con merito per mesi e che si trova a un solo punto di distanza dagli avversari.

Spero di sbagliare, ma l’impressione è che non avranno la forza -mentale prima ancora che calcistica- per recuperare punti a una squadra che semplicemente continua a vincere come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Del resto, il mondo è una merda e il calcio non fa eccezioni. Quindi la Juve vince.

110 SENZA LODE

Mi faccio grosso almeno in questa occasione, ricordando ai miei 25 lettori che il giUochino della Hall of Fame io l’avevo abbozzato agli albori di questo blog in un pezzo farneticante da cui erano emerse non una ma ben tre formazioni che -per un motivo o per l’altro- nessun interista poteva ignorare.

Bella comunque la sensazione di brividi ed emozioni data da una manciata di esseri umani con doti sportive e umane superiori alla media. Uomini di mezza età, in alterne condizioni atletiche, un tempo idoli della tua giovinezza e forse per quello immutabili ai tuoi occhi.

“Gli eroi son tutti giovani e belli”, diceva il poeta.

Quella è la custodia di Ronaldo, lì dentro c’è la più perfetta creatura calcistica degli ultimi venticinque anni. Quel curioso figuro in smoking è Spillo Altobelli, il mio primo idolo calcistico, quello sempre uguale a se stesso è ovviamente Zanetti il Capitano, quello pelato ma sempre con la baslèta è Walter Zenga.

Il mio occhio tumido rimira e sospira. Che belli che eravamo. Chissà quando potremo ad esserlo ancora…

E’ COMPLOTTO

Potrei dire che il genetliaco nerazzurro è stato snobbato, ma non sarebbe il termine giusto. Diciamo che la considerazione dei media per la nostra squadra si è mostrata in tutta la sua pochezza con i finti complimenti riservati ai nostri colori. Un saccente e banale ricorso al topos letterario della Pazza Inter, della cronica incapacità di godersi le vittorie che pure sono arrivate, come a dire che la Beneamata può essere un divertissement, ma che le squadre serie sono altre.

Ce ne siamo sempre bellamente fregati di avere il consenso degli scrivani di corte, motivo per cui non inizieremo certo oggi a piangerci addosso per quello.

Oltretutto, altra specialità della casa è sempre stata il farci male da soli, e in questo il nostro Mister non ha impiegato molto a iscriversi al Club.

Non posso che trovare ineccepibili nel contenuto le frasi espresse da Spalletti nel dopopartita di ieri a proposito della (non) qualità della rosa a sua disposizione.

Sul tempismo e l’opportunità direi che possiamo migliorare e non poco: dire una roba del genere con una trentina di punti ancora a disposizione, nel bel mezzo di una lotta difficile ma possibile per un posto Champions, alla nostra mandria di craniolesi deve suonare come un “vabbeh noi ci proviamo, se poi non ci riusciamo ‘sticazzi, l’ha detto anche il Mister che tanto non c’è qualità“. Ripeto, sottoscrivo col sangue il suo smarrimento nel rispondere “dobbiamo ripartire da stasera e costruirci qualcosa sopra, ma non sono sicuro che lo faremo“, ma un discorso del genere, se fatto per provocare e stimolare una reazione, lo fai dopo aver chiuso lo spogliatoio a doppia mandata.

Se poi il messaggio (come credo) non era tanto indirizzato ai giocatori, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, allora sottoscrivo pure di più, ma condivido ancor meno il momento.

Ma cazzo, già dobbiamo sottostare a #CrisiInter #InterCaos #SpogliatoioSpaccato #Dov’èlaSocietà; se in più ci mettiamo pure noi a far volare gli stracci in piazza…

Lucianino voleva un mercato di Gennaio con altri due centrocampisti di gamba e di pensiero? Legittimo, di più, doveroso. Vai da FozzaInda e chiedi la testa di Ausilio. Ma stai lontano dalla stampa. Hai giustamente fatto notare la permeabilità dell’ambiente a qualsiasi spiffero mediatico, e poi ti ci butti tu a piedi uniti?

Dubbi domande, perplesità.

WEST HAM

Qui siamo al tragicomico, e non tanto per i 3 fischioni presi in casa dal Burnley, quanto per le ripetute invasioni di campo, col nostro Capitano che arriva alle mani coi tifosi e con la tribuna autorità dello stadio fatta sgombrare a tutela dell’incolumità degli attuali Directors.

Fortune’s always hiding…

 

PS: Sono una persona troppo perbene, e parecchio conscia del “senso delle cose” per  sporcare con qualche riga di minchiate l’immensa tragedia capitata ad Astori e alla FIorentina. Dico solo che, se c’è una cosa positiva che ci portiamo a casa da questa insensata sciagura, è la scoperta di un cervello e di un cuore in quei ragazzi che tante, forse troppe volte vediamo solo come bambinoni viziati e pieni di soldi.

Rileggetevi i pensieri lasciati da compagni e avversari in questi giorni: sono da brividi.

110-anni-inter

OK, BREAK’S OVER

GENOA-INTER 2-0

Ben alzati, dormito bene?

No? Ah avete fatto un brutto sogno… quale?

La vostra squadra del cuore per l’ennesimo anno vi illude per poi farvi ripiombare nella crisi più nera?

Spiacenti, non è un incubo… è la realtà.

Avete presente quella barzelletta in cui il neo-defunto deve scegliere il suo posto all’inferno? No? Bene: il tapino, dopo aver visto di tutto e di più opta per quel che pare il meno peggio: restare in ammollo in un mare di merda che arriva fino al collo.

Rassegnato ma in fin dei conti sereno si mette in posizione, quand’ecco arrivare Satana in persona a dare l’ordine: “ok, pausa finita, tutti sotto!”.

Ecco, siamo messi così. I nostri da anni inanellano la serie di 10 partite ben giocate, e  danno l’impressione che questo sia finalmente “l’anno buono”. Ranieri vinse 10 partite di fila, altrettanto fece Strama, lo stesso Mazzarri ebbe la sua luna di miele, Pioli l’anno scorso sembrava cazzutissimo, per non parlar del Mancio degli 1-0 e dell’Inter campione d’inverno.

E poi, sistematicamente, il black out.

Che ti fa incazzare perchè, con l’andar degli anni, i giocatori sono cambiati, e quindi non puoi nemmeno prendertela con il Ranocchia di turno (talmente sfigato da suscitarmi tenerezza…).

Non c’è più la cricca argentina, che doveva giocare perchè comandava lo spogliatoio.

Non ci sono più gli scarsi Kuzmanovic, Taider e Belfodil.

Non ci sono più i talenti ingestibili Cassano, Coutinho e Osvaldo.

Eppure, anno dopo anno, rosa dopo rosa, allenatore dopo allenatore, il copione si ripete sempre uguale.

E quindi arrivo alla mia disamina, che sarà seguita in chiusura da un’importante precisazione.

Il vostro amatissimo Zarathustra vi segnala che l’unica costante di tutta questa masnada di stagioni buttate nel cesso è la completa assenza, o se preferite la totale imperizia, di una Società degna di questo nome. Un gruppo di tre o quattro dirigenti  capaci di gestire gli alti e bassi di una ventina di ragazzi con un conto in banca che di solito è inversamente proporzionale al quoziente di intelligenza.

La genìa dei Guarin, dei Brozo e di chi altri volete aggiungere a una lista mai troppo lunga, manca della prima qualità che un giocatore di Serie A deve avere. Ancor prima di saper palleggiare, tirare in porta, seguire le indicazioni del Mister, un cazzo di giocatore di questi livelli deve essere un professionista. Il che significa avere carattere e maturità sufficienti per non naufragare alle prime difficoltà, e saper trovare motivazioni -o in termini meno aulici almeno senso di decenza- per correr dietro agli avversari e raddrizzare una situazione che si fa sempre più imbarazzante.

Invece, l’unico risultato visibile negli ultimi due mesi e mezzo di Inter è vedere i difetti dei tuoi giocatori -già noti- esplodere all’ennesima potenza.

Handanovic non esce mai. Ma mai! Rischia il gollonzo su un cross lento a scendere, l’ideale per protendere le braccia e bloccare senza problemi.

Invece: stocazzo. Il portiere-che-vuole-fare-la-Champions si esibisce in un imbarazzante “vado-non vado” che si conclude per pura fortuna con la palla sulla traversa e poi tra le sue mani.

Chiaro che poi i tuoi difensori non siano tranquilli. Possibile, nella nuvoletta di Fantozzi nella quale viviamo, che sul successivo cross -altrettanto inoffensivo- Skriniar non si senta sicuro e decida di spazzare da buon terzinaccio ignorante. Poi, ovvio, Ranocchietta è sempre in agguato e il ginocchio beffa un Handanovic a quel punto incolpevole.

Ma non è logicamente tutta colpa del portiere. Gagliardini, per esempio, è un altro pacco irriconoscibile rispetto all’anno scorso. La lentezza, di gamba e di pensiero, è sempre più il suo marchio di fabbrica. Il sonnellino che schiaccia sul corner che porta al raddoppio di Pandev è illuminante: un girapolenta con la cispa negli occhi.

E qui arrivo al paradosso: fosse stato Brozovic a dormire così (ma anche Vecino, Borja, non parliamo di Icardi), ci sarebbero state fiaccolate e ronde di quartiere per cacciare questi extracomunitari che rubano il lavoro ai nostri ragazzi.

Invece, il giovane prodigio italico, pagato venti e passa bomboloni un anno fa, offre l’ennesima prestazione da lattugone lento e compassato, del tutto inutile in un centrocampo che -tocca dirlo- non fa nulla per compensare la giornata storta del compagno.

Morale: la cosa che personalmente mi dà più ribrezzo è proprio la mancanza di voglia di giocarcela alla morte. Cazzarola, puoi anche perderla perchè hai avuto la botta di sfiga, ma almeno per tutto il secondo tempo li metti lì nella loro area e li crepi di mazzate.

Dopo due mesi di cloaca, in qualche modo avevi trovato la vittoria contro il Bologna nell’ultimo turno. Qualsiasi mammifero col pollice opponibile avrebbe capito che c’era da attaccarsi con tutto il corpo a quella vittoria, e ripartire da lì con le buone o con le cattive.

Sono troppo signore per suggerirvi dove invece i nostri si siano attaccati…

Concludo tornando sulla considerazione fatta prima: una cazzo di Società in questi frangenti interviene, si fa sentire dapprima stimolando e poi nel caso cazziando a dovere. E invece, tutti zitti, assenti o in altre faccende affaccendati.

Manca solo che, per l’ennesimo anno, si dia la colpa all’allenatore del momento, si cambi l’ennesimo coperchio lasciando la stessa pentola. Questa sì, sarebbe la inequivocabile conferma di essere diretti da una mandria di craniolesi.

Il sospetto, tuttavia, è assai fondato anche senza il colpo d’artista finale.

Manca la chiusa finale, che supplisce alla solita sezione E’ COMPLOTTO.

Avevo detto che ci sarebbe stata un’importante precisazione.

Provo a sunteggiarla così: se un discorso del genere lo facciamo noi interisti, è un lucida e onesta autocritica. Se lo fanno gli altri… (dài che ormai avete imparato).

Ormai siamo come il genitore italiano medio: noi dei nostri figli possiamo dire tutto il male possibile, ma guai a chi ne parla male.

Pensate un po’ come stiamo messi…

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Oh Ciccio, hai rotto i coglioni, stacca ‘sto guinzaglio dal palo e esci!

GIOITE TUTTI, GESU’ E’ NATO (CIT.)

INTER-BOLOGNA 2-1

…e tanti auguri al consigliere delegato (ri-cit.)

Dopo due mesi torniamo ad assaporare il dolce gusto della vittoria, seppur sputando sangue e incasinandoci la giornata ben aldilà dei meriti di un pur valoroso Bologna.

La formazione iniziale mi vede concorde con le scelte del Mister: i terzini sono sulla fascia giusta, e uno tra Candreva e Perisic sta seduto. Che poi sia Karamoh il sostituto è tutto grasso che cola, visto il partitone che pesta giù il francesino. La cosa importante, a mio parere, era dare un segnale di cambiamento sia negli uomini (le due ali sono ai minimi storici di rendimento ed ergo di popolarità presso il pubblico) che negli schemi (Karamoh-Cancelo sulla catena di destra fanno cose diverse da D’Ambrosio-Candreva, nel bene e nel male, lo capisce anche il primo fesso che passa per la strada).

Per una squadra che ha visto le proprie certezze sgretolarsi di fronte alla mancanza di alternative, non è poco.

Ci dice anche bene, perchè tempo 2 minuti e siamo già davanti. Bella la palla di Karamoh per Brozovic che scatta bene e riesce a metterla in mezzo per Eder: bravo il Cittadino ad anticipare l’avversario e depositare in rete.

Tutto a posto? Ma va…

Oddio, non siamo troppo severi: per un quarto d’ora i nostri fanno anche la partita. Non creano chissà cosa ma sono un’altra squadra rispetto al balbettìo ininterrotto di Dicembre e Gennaio. Brozo è pescato bene in area ancora da Karamoh ma gira male di testa, e -forse per quello, forse perchè è un minus habens irrecuperabile- da lì sostanzialmente smette di giocare.

Odio darmi ragione da solo, ma proprio in occasione del gol di Eder mi ero rivolto al rampollo di casa ammonendolo circa le qualità del croato: “occhio che questo è capace di dire “ok il mio per oggi l’ho fatto, a posto così“. E’ come avere due gemelli in squadra, e non sai mai quale dei due entra in campo.”

Detto fatto, da metà primo tempo il nostro si mette in malattia, e un’ora dopo, fischiato da tutto lo stadio, ha pure il coraggio di applaudire sfrontato e indisponente come solo lui sa essere. Per dire: l’esecrando Santon, se non altro, uscendo dal campo dopo una delle ultime malefatte, aveva almeno avuto il buon busto di alzare le mani in segno di scuse verso i tifosi. Cambia poco eh? ma è segno di intelligenza e anche di un briciolo di sano paraculismo: hai meno strada da fare per riportarteli dalla tua, se parti da un’ammissione di colpa. Macchè…

Arrivo a dare ragione all’antipatico Marocchi che, rispondendo ai tanti che insistevano su fischi eccessivi alla sua uscita (ma eccessivi de che?), si chiede retoricamente “si è mai domandato il Sig. Brozovic perchè mai lo fischiano?“.

Chiusa la parentesi Ajeje, non è nemmeno giusto dire che gli altri 10 in campo sono stati dei satanassi, perchè di fatto il Bologna in partita ce l’hanno rimesso loro.

Handanovic para bene su Palacio di testa, ma non può nulla quando Miranda svirgola un rinvio non semplicissimo ma nemmeno impossibile, dando il la all’ingresso in area del Trenza e al conseguente diagonale che porta al pareggio.

Nei 20 secondi successivi, la cosa sportivamente più bella del pomeriggio, con i tifosi di casa ad applaudire l’ex amato campione che gli ha appena segnato contro.

Non i classici applausi di inizio o fine gara (sinceri ma “facili”): 50 mila persone applaudono un grandissimo calciatore che pochi secondi prima ha appena segnato contro la loro squadra.

Sciapo’ a lui, e per una volta anche ai nostri tifosi.

C’è tutto il tempo per rimediare, ad esserne capaci, anche perchè il Bologna dietro sbaglia spesso e volentieri, regalando più di un paio di opportunità ai nostri. Perisic è di avviso diverso, e vanifica due ghiotte opportunità con altrettanti tiri che paiono retropassaggi al portiere.

La sindrome del primo anello arancio colpisce anche lui, che se non altro ha la buona creanza di mettere in saccoccia senza reagire.

La ripresa vede Lisandro Lopez al posto di un malconcio Miranda; io, Tènnico da divano, avrei fatto subito il cambio Brozovic-Candreva, provando il romano più centrale e spostando Perisic più largo, per poi fare entrare Rafihna al posto del 44 invertendone il ruolo con Candreva, ma capisco che l’esigenza di fare un cambio obbligato possa aver fatto temporeggiare Spalletti: assolto.

Rafinha entra in effetti dopo il primo quarto d’ora al posto del succitato Brozovic, e sfrutta al meglio la mezzoretta di autonomia che il suo fisico per ora gli concede.

Non è un caso che la giocata che porta i tre punti arrivi dai piedi del neo arrivato e di Karamoh. Il francese parte dalla destra entrando verso il centro del campo, cercando e trovando la sponda dell’ex-Barça. Ubriacante il destro-sinistro in pochi centimetri e imparabile il mancino a voragine sul palo alla destra del portiere.

Un gol della Madonna, poco da dire (vero Minotti? vedi infra). Oltretutto, Primo Gol in Serie A per uno dei nostri (incredibile!) e, vado a memoria, primo gol con tiro da fuori da anni e anni e anni… pallettari di merda che vogliono entrare in porta col pallone!

Non è un caso, dicevo. Aggiungo un “purtroppo”: non può essere casuale che una giocata del genere arrivi da due che hanno vissuto poco o nulla degli ultimi due mesi e che -forse per quello- hanno la testa sgombra per tentare la giocata fuori dagli schemi.

Il “purtroppo” si sposa bene con le considerazioni dello Zio Bergomi di ieri sera, quando definiva l’Inter “ancora ammalata” proprio per questo motivo. Ha vinto, ed era la cosa più importante, ma ha fatto vedere che la serenità mentale, prima ancora della fluidità di manovra, è ben lontana dall’essere ritrovata.

Sticazzi, dovevamo vincere e si è vinto. Per oggi facciamocelo bastare.

E fa niente che Perisic si mangi un altro gol di testa, riuscendo a infortunarsi come degna conclusione dell’azione.

Fa niente (diciamo così…) che Spalletti lo lasci in campo tipo Beckenbauer a Mexico ’70 col braccio immobile, forse volendo far vedere che -quando vuole, pure lui…- è capace di stringere i denti.

Fa niente che i suoi compagni (più sani forse fisicamente ma di certo non mentalmente), si intestardiscano nel cercarlo sulle rimesse laterali, di fatto regalate in quantità agli avversari.

Fa niente, infine, che i nostri si caghino vieppiù sotto con l’avvicinarsi del 90′, facendosi attaccare da un Bologna dapprima in 10 e poi addirittura in 9 nei minuti di recupero. Recupero, per inciso, che un geniale arbitro decide di far giocare due volte, nonostante la seconda espulsione arrivi al 92′ già iniziato.

Continuiamo ad essere assai migliorabili, eppure ritorniamo terzi.

Usque tandem?

 

LE ALTRE

Eh sì perchè la Lazio, come da me sperato -prevedibile lo era per tutti- esce sconfitta dal San Paolo pur essendo andata in vantaggio, venendo superata in un sol colpo tanto dai nostri quanto dai cugini lupacchiotti, spaventati da un Benevento poi domato senza ulteriori patemi.

Juve e Napoli vincono, chettelodicoaffà, mentre il Milan passa con 4 gol a Ferrara, contro una Spal stranamente irriconoscibile rispetto alla tignosa squadra che solo poche settimane fa ci aveva beffato al 90′. Ma, anche per un complottista come me, credo che il motivo di doglianza vada ricercato nella testa pentagonale dei nostri e non in oscuri piani cospiratori ai nostri danni.

E’ COMPLOTTO

Partiamo proprio dai cugini, con Cutrone a segnare due gol in puro stile Superpippo, e cioè beneficiando di pali, carambole e rimpalli. Non so quanto il paragone calcistico possa stare in piedi. Per quel che mi riguarda, i livelli di intollerabilità (con la complice cortesia della solita stampa amichetta) sono assai promettenti.

Continuando con la nostra armata Brancaleone, e reiterando il postulato che facciam cagare, simpatici come al solito su Sky nel dimenticarsi di aggiornare il risultato finale (eh sì che mica abbiam segnato al 97′).

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Lorenso Minotti (il nome è scritto come lo pronuncia lui, quindi immagino si chiami proprio così), oltre alla appena citata cadensa emiliana, esprime tutta la sua imparzialità contrappuntando i suoi commenti di “per fortuna” e “meno male” riferiti al Bologna, arrivando a definire, se non ho capito male, “esteticamente non impeccabile” il tiro di Karamoh.

Su questo gli concedo il beneficio del dubbio, visto che buona parte della telecronaca a casa mia ha avuto il ritorno in cuffia di Wiki-petula alias rampollo di casa, oramai assurto a telecronista alternativo e creatore di un tappeto sonoro che Phil Spector lèvati proprio…

Quindi, Minotti potrebbe aver detto altro, ma credo proprio di aver capito bene; e se anche così non fosse, il vaffa vien buono per la prossima volta.

Giusto per la cronaca, segnalo l’ennesima dimostrazione di “tuttaunerbaunfascio“, con Ilaria D’Amico a sottolineare il bel gesto di San Siro nei confronti di Palacio, compensato da un democristianissimo applauso “ai tifosi di Inter e Milan che dopo anni di vuoto sono tornati a riempire il Meazza come ai bei tempi“.

Ma qui c’è il cacacazzi rancoroso delle tabelline che entra in campo.

Va beh, non si vede benissimo, le fonti sono qui elencate.

http://www.stadiapostcards.com/A13-14.htm

http://www.stadiapostcards.com/A14-15.htm

http://www.stadiapostcards.com/A15-16.htm

http://www.stadiapostcards.com/A16-17.htm

http://www.stadiapostcards.com/A17-18.htm

Volendo fare come il Geometra Galliani, e confezionandoci le statistiche pret à porter, potremmo calcolare che in meno di 5 anni l’Inter ha portato allo stadio mezzo milione di persone in più del Milan, per tacer degli altri top italiani.

Quindi: l’Inter per il quarto degli ultimi 5 anni ha la media spettatori più alta d’Italia, cara Ilaria. Nessuna novità, solo conferme, meritevoli di applausi (e magari di rispetto da parte di chi quella maglia la indossa. Dovrebbe esserci anche il vostro di rispetto ma abbiamo perso le speranze). Il pubblico del Milan, lui sì, dopo anni di magra, l’anno scorso e quest’anno ha ricominciato a frequentare le gradinate.

La dico così: a volte guarda il caso… proprio da quando Silvietto ha venduto.

Infine, giusto tributo all’amico rossonero che, credendo di fare una simpatica battuta, non fa altro che avvalorare la tesi che dà il titolo a questa canonica seziuncella.

Ecco l’immagine emblematica. Anche l’evento nazionalpopolare per eccellenza ce l’ha coi nostri colori:

Altro che “GNIGNI”, il vero messaggio nascosto di Sanremo…                         E’ COMPLOTTO

 

WEST HAM

Arnautovic e il Chicharito piegano il Watford e ci mantengono nella scintillante mediocrità del centroclassifica.

That’ll do.

 

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE (INTERISTA)

INTER-CROTONE 1-1

Niente da fare, continua la serie di partite insipide come un piatto di pasta scotta e scondita. Siamo in piena “super serie della minchia” a cui i nostri ci hanno purtroppo abituato negli ultimi anni: la testa fa click e tutto all’improvviso è nero e imperscrutabile.

Non chiamatemi gufo, solo attento osservatore delle nostre quattro cose: sono stato facile profeta nel domandarmi -retoricamente- cosa sarebbe successo al primo stop in campionato. Del resto le ultime stagioni erano lì a suggerircelo: i nostri sono e restano una massa di psicolabili, con l’innata tendenza a perdersi in un bicchier d’acqua proprio quando il più sembra fatto.

Non a caso avevo diffidato delle parole di Spalletti quando, evidentemente più di due mesi fa, diceva che sì, il periodo magico sarebbe senz’altro finito, ma altrettanto certamente non sarebbero tornati i lunghi periodi di balbettìo calcistico.

La fava!” Dicono dalle sue parti.

La fava!” Avevo pensato io.

E proprio questa invidiabile ingenuità, questa freschezza incontaminata sta alla base delle quattro stronzatelle che sto compitando.

Spalletti sta purtroppamente scontrandosi con l’apatia già assaporata da una decina di predecessori sulla panchina nerazzurra, ed il rimedio -se esistente- è ancora lontano dall’essere trovato.

Quel che vorrei far notare, e che a mio parere aggrava ancor di più la situazione, è che i soli a dare ancora qualche segno di vita siano proprio gli ultimi arrivati, forse per questo ancora poco contagiati dalla flemma generale.

Che Spalletti già nei giorni pre-gara si scagli contro gente che dovrebbe stare dalla sua parte, parlando di “talpe” in società disposte a sputtanare i piani del club per qualche titolo o per semplice protezione mediatica, è sacrosanto e al tempo stesso patetico. E’ di tutta evidenza che il resto dei tesserati vive da anni in questa abitudine malata, là dove invece dovrebbe regnare una fiera “alterità” rispetto a qualsiasi forma di connivenza verso i media.

Come se poi tutta questa permeabilità agli scrivani di corte ci avesse garantito negli anni chissà quale occhio di riguardo.

Passando da scrivanie e panchine al rettangolo verde, è sintomatico come gli unici cenni di vita arrivino da Rafinha, fresco di esordio e forse per questo ancora immune dalla depression mode di Brozo, Perisic, Borja e compagnia sonnecchiante.

Lungi dal rendermi contento del nuovo acquisto, la circostanza cementa ancor di più una delle massime del primo anello arancio: “Ué quando arrivano son tutti fenomeni.. poi tri dì e g’han giamò pù voeuja de giùga, orcorighel!”. Se penso che, ancora ragazzino, avevo salutato l’esordio di Tramezzani sentenziando “abbiamo trovato il terzino sinistro per i prossimi 10 anni”, non so se consolarmi o rammaricarmi ancor di più per la ripetitività di certe situazioni.

Noterete che sto volutamente glissando sulla partita, e non solo perchè ne ho visto solo l’ultima mezz’ora. C’è davvero poco da aggiungere alla serie di querimonie già espresse dopo le ultime uscite. Nemmeno l’assenza di Icardi fa sì che ai nostri venga in mente di azzardare qualcosa di diverso dai soliti schemi, e le gambe in durmenta dei nostri due esterni d’attacco fanno il resto. Buio totale all’orizzonte, con Perisic che fa di tutto per farmi esaurire nei trenta minuti scarsi di visione il bonus-Madonne solitamente spalmato in 90 minuti più recupero. Inaccettabili gli errori del croato, lui che come pochi altri è in grado di calciare indifferentemente di destro o di sinistro, e che invece per l’occasione ha infilato una serie di ciofeche di cui l’ultima mi ha fatto sobbalzare sul divano, manco fosse un DarioMorello qualunque in una notte di Coppa Uefa col Bayern nel lontano inverno dell’88.

Come negli ultimi campionati, rimaniamo incredibilmente agganciati all’obiettivo stagionale unicamente per colpe altrui e non per meriti nostri, e questa è l’ultima speranza a cui ci possiamo attaccare: son due mesi che facciamo cagare, e ciononostante siamo ancora lì. Prima o poi potremmo anche, addirittura, ricominciare a vincere…

LE ALTRE

Messe a verbale le ennesime vittorie di Juve e Napoli, la Roma espugna Verona e si fa sotto in classifica, ma la Lazio soccombe sotto i colpi di due ex interisti: Pandev e Laxalt sbancano l’Olimpico col Genoa e regalano alla loro ex squadra un altro punticino recuperato dopo un orrendo pareggio.

Il Milan non va oltre il pari contro l’Udinese ma è ovviamente un grandissimo squadrone che resiste in 10 contro l’undici friulano: silenzio assordante sulle comiche della strana coppia Bonucci-Donnarumma (#ohnoGigio!).

E’ COMPLOTTO

Raga, parliamoci chiaro: questi ci davano contro anche quando vincevamo, figuriamoci adesso che facciamo sincera pietà.

L’attacco è dichiarato, totale e pluridirezionale.

Ad esempio:

1) Simpatici gli amici della Gazza nel voler ragionare sull’importanza del nuovo arrivato Rafinha, reduce da un lungo infortunio, nel centrocampo nerazzurro: mettiamoci una foto schiacciata e un titolo perfetto per il doppio senso. Poi se se la prendono, son loro ad essere permalosi…

2) Il West Ham sta attraversando un periodo addirittura più grigio di quello dell’Inter. “Sack the board” è uno dei pochi slogan riferibili. Eliminazione in FA Cup contro una squadra di terza divisione, un punto in due partite e tifosi inferociti.

Eppure, gli Hammers hanno appena preso Joao Mario dall’Inter, e nella mediocrità del pareggio casalingo col Crystal Palace è stato addirittura il migliore dei suoi.

Tutto apparecchiato quindi per la domanda beffarda: perchè l’hanno mandato via? Perchè all’Inter non giocava così?

3) Godibilissima la non-notizia di una contestazione della curva Nord che invece, insieme agli altri settori di San Siro, è ancora encomiabile nel dare fiducia a questa mandria di sfaticati. E’ sempre #crisiInter, ma se non altro non #sirespiraunbruttoclimaall’Inter.

4) In Gazza hanno da tempo la tendenza ad accomunare i commenti su Inter e Milan anche quando i nostri -pur rabberciati- sono messi molto meglio di quelli là. Venerdì hanno fatto di meglio, iniziando a spingere per una rimonta di Gennarino-simpatico-guascone ai danni del lezioso Spalletti. In due mesi ha già recuperato otto punti e ora è “solo” a dieci punti (il che vuol dire che erano a meno diciotto). Esemplare la prima pagina di venerdì, anche per sunteggiare (lato-Inter della pagina) il successivo e ultimo punto di questo cahier de doléance.

5) Icardi va via anche questa settimana. Tweet e post di Instagram sono sufficienti per far dire ai pennivendoli in tre giorni nell’ordine che: il ragazzo ha già le valigie pronte direzione Madrid; si è mollato con la tipa; ha scazzato duro con i croati, frutto dell’ennesimo #spogliatoiospaccato.

Ribadisco per i duri di comprendonio: facciamo cagare di nostro, questa è la premessa. Loro nel dubbio, ci mettono le loro badilate di letame. Il futuro per i nostri è sempre un rischio, per gli altri sempre un’opportunità.

WEST HAM

It’s all lies lies lies…

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E’ quel che stavo pensando anch’io…