NON HO VISTO MA PARLO LO STESSO

INTER-CATANIA 2-0

Premetto la mia colpa e la mia impreparazione. Ho dato un’occhiata al bigino (cioè ho visto gli ailaizz) ma non ho studiato (cioè non ho visto la partita, causa zingarata in terra gigliata). Detto ciò, posso quindi commentare ben poco, non essendo io pennivendolo di professione con due o tre pezzi già pronti da mandare in stampa a seconda del risultato o della bisogna.

Noto il perpetuante stato di grazie di Cassano, la luccicante testa -anatomica e calcistica- di Cambiasso e lo splendido primo gol di Palacio, saggiamente servito dal Principe.

Noto anche la sconsideratezza di Guarin che rischia un rigore sacrosanto cianghettando in area l’avversario invece che accompagnarlo a fondo campo.

Lo dico da tifoso a cui ieri è andata bene: avete capito perchè i giudici di porta non servono a un cazzo? e perchè, fin quando non sarà possibile rivedere questi episodi al replay, sarà sempre valida la scusa del “non ha visto“?

Sorvolando sulla prestazione di ieri e analizzando invece la classifica dei nostri, ribadisco quanto già detto in un paio di altre circostanze: va bene, benissimo così. Non credo che onestamente avrei potuto pretendere di più da questa squadra, a livello di classifica. Vero che paghiamo il brutto KO col Siena, ma abbiamo i punti che ci meritiamo (e forse anche un paio in più, ma diciamolo sottovoce). Tutto ciò fa male alla Serie A perchè mostra come una squadra volenterosa, ma in pieno work in progress, sappia sfruttare la mediocrità generale ed essere -seppur solo a fine Ottobre- a un passo dalla qualificazione in Champions League. La Juve resta di un altro livello, e temo ne avremo conferma tra un paio di settimane, ma forse con le altre ce la possiamo giocare. Mi piace sempre di più il nostro allenatore, preparato e capace di convincere i giocatori a cambiare modulo di partita in partita, e anche all’interno dello stesso incontro. Manca la difesa a farfalla, l’attacco a voragine e i cross a pioggia e poi gli schemi li abbiamo provati tutti. In più il ragazzo si inserisce alla perfezione nella scia dei Mancini&Mourinho quando si tratta di zittire critiche gratuite e rispondere per le rime al Varriale di turno.

 

LE ALTRE

I Gobbi si aggiudicano il big match battendo il Napoli e restando da soli in testa alla classifica. Starà a Mazzarri ora mantenere i suoi sulla corda e far dimenticare i 90′ di Torino. La Lazio prima gioca col Milan poi rischia di bruciarsi, portando però a casa 3 punti meritati che spingono i cugini ben oltre il baratro della zona retrocessione. La Roma torna sulle montagne russe rimontando da 0-2 a 4-2 nella seconda grande prestazione della stagione (indovinate quale è stata la prima…) e si assesta a fianco della Fiorentina, bloccata a Chievo sul pari.

 

E’ COMPLOTTO

Roba lunga, mi spiace…

Per fare un poco di ordine, ricordiamo come le due squadre milanesi avevano salutato il campionato prima della pausa: Derby vinto dall’Inter, che si ritrovava un po’ a sorpresa terza, e perso dal Milan, che continuava il peggior inizio di Campionato da decenni a questa parte.

Ebbene, pur di non cavalcare questo banale e prevedibile canovaccio, le nostre prostitute intellettuali, in mancanza di sex toys con cui gingillarsi, fanno ricorso a tutto il loro ‘mestiere’ per restare all’altezza della loro reputazione per cosi dire scollacciata, producendo chicche come quelle che seguono:

1) Sceicchi e Russi litigano tra di loro pur di accaparrarsi una quota di Milan. Si parla di un 20 o 30% che i paperoni di cui sopra sarebbero disposti a pagare piu’ di 200 milioni di euro, secondo alcuni addirittura 500. Per la cronaca, e come puro termine di paragone, la partecipazione cinese dell’Inter pare essere del 15% e valere intorno ai 50 milioni. Taccio per umana pieta’ su quale delle due squadre possa essere stata valutata di piu’, stanti i risultati degli ultimi 3-5 anni e alle prospettive per il futuro.

Niente di tutto questo: i ricchi del mondo si contendono briciole di Milan volendole pagare a peso d’oro, e che nessuno osi metterlo in dubbio o peggio canzonarli! Siamo pur sempre parlando del clubpiutitolatoalmondo

2) Vista l’imminente iniezione di danaro straniero – ma anche no, stante la secca smentita del Geometra Galliani che ha definito ‘immutato e costante’ l’impegno del dr Berlusconi a supporto del suo Milan- i cugini sono ormai ad un passo dall’ingaggiare Guardiola, che dopo un anno sabbatico verra’ presto convinto da Zio Fester in persona ad accomodarsi sulla panchina rossonera. Nel frattempo pero’, come nelle peggiori telenovelas di quarta, Ibra pare avere nostalgia di Milano, ed ecco palesarsi la migliore occasione per dimostrare al mondo intero che Milanello Bianco puo’ davvero tutto… immaginate i due correre mano nella mano per i prati del centro sportivo a piu’ alto tasso glicemico al mondo pascendosi l’uno della stima e dell’amicizia dell’ altro.

3) Posto che la cosa che quelli la’  sanno fare meglio e’ vendere il loro prodotto – e per una volta lo dico senza ironia- perfino la consegna delle nuove auto aziendali ai calciatori diventa un evento mediatico da ‘coprire’ adeguatamente. Ecco quindi il solerte giornalettaio apporre la seguente didascalia a fianco della foto della berlina addobbata con maglia rossonera: “Nonostante i risultati degli ultimi tempi, l’immagine e’ sempre molto importante per il Milan. Il suo brand mantiene infatti immutato il suo fascino“. Il suo brand mantiene immutato il suo fascino… non riesco nemmeno a leggerlo senza che mi sendano le lacrime!

Non solo: nel corso dello stesso evento, Galliani rassicura i tifosi garantendo che non venderanno piu’ i loro campioni, senza che a nessuno sia scappato da ridere o abbia solo sommessamente osato chiedere: ‘Quali?

4) Latitando come detto i risultati della prima squadra, il regime ha solertemente abboccato all’amo lanciato da una vecchia volpe mondo dei procuratori sportivi italiani: non esattamente Raiola o Pasqualin, ma insomma quasi. Piu’ precisamente un ragazzo, classe 1990, figlio di uno dei procuratori di Kakà, che ha postato su youtube il video girato a un suo ‘assistito’ di 14 anni (sempre che sia legale, prima ancora che normale, che un bambino di 14 anni abbia un procuratore). Ad ogni modo il pubescente ci sa fare, e trucchetti e giochini palla al piede sono assai promettenti. Tutto cio’ e’ stato piu’ che sufficiente per scatenare la diligente e prona squadriglia mediatica a chi la sparava piu grossa. “Il nuovo Messi, il Milan ha in casa il suo campione, con questo sono a posto per vent anni”, sono state tra le pirlate che le mie orecchie hanno dovuto sentire. Il fatto poi che il ragazzo sia stato grossomodo scippato dai cugini al nostro settore giovanile non fa che aggiungere pepe alla pietanza (http://www.goal.com/it/news/3785/generazione-di-fenomeni/2012/07/03/3217719/generazione-di-fenomeni-hachim-mastour-un-piccolo)

Per dovere di cronaca, riporto ora estratti delle due settimane nerazurre cosi come raccontate dai solerti scrivani di corte:

1) Milito e’ in crisi e in ottobre non segna mai, una vera e propria maledizione, se si pensa che da quando e’ all’Inter -o forse in Italia, la dottrina al riguardo è divisa- questo mese l ha visto sul tabellino dei marcatori solo una volta. Fa niente se in tre degli ultimi quattro anni cio’ lo abbia portato ad un bottino di reti superiori alle venti per stagione. E’ crisi.

2) Se il Principe e’ in crisi, Sneijder, volato in USA per curarsi dall’infortunio e per star vicino alla moglie, non puo’ che essere un ‘caso’, che’ insomma non e’ bello lasciare i compagni ed andare a curarsi dall’altra parte del mondo, dimostrando cosi’ di avere poca fiducia nello staff medico nerazzurro. Considerazioni ovviamente sempre taciute allorquando era il malato cronico Pato a sottoporsi a periodiche trasvolate oceaniche per trovare soluzioni alla sua cronica propensione all infortunio.

3) Nel pezzo della Gazzetta, in cui si fotografava la poco lusinghiera situazione economica e finanziaria dei nostri top club, ovviamente la parte del leone – diciamo cosi- e’ riservata al Signor Massimo, reo purtroppo di aver speso nel suo primo quindicennio piu’ di un miliardo, chiudendo tutti, ma proprio tutti, i suoi bilanci di esercizio con perdite poi ripianate con iniezioni di capitale. Non posso confutare i numeri ne’ voglio negare la realta’. Nel delirio mentale che mi spinge a compitare queste scemenze, cerco sempre di conservare un’ossimorica obiettivita’ da tifoso. Quindi: l’Inter ha senz’altro speso troppo e male nei primi dieci anni di gestione Moratti. Non che gli altri di errori non ne abbiano commessi; non che gli altri si siano divisi utili multimilionari. Ma diamo a Massimo quel che è di Massimo: anni di valutazioni errate, di scelte che si sono rivelate fuorvianti e di bidoni pagati a peso d’oro. Ma soprattutto, anni in cui non si e’ mai riusciti ad innescare un circolo virtuoso, in cui non e’ stato possibile porre quella prima pietra che potesse indicare la ‘retta via’ alla societa’.

Ora, sono un rancoroso complottista, ma due righe per dire che buona parte del miliardo speso da Moratti e’ coinciso con quello che la storia ha poi battezzato col nome di Calciopoli, ecco, queste io le avrei spese. Loro no.

 

WEST HAM

Scintillante 4-1 casalingo contro il Southampton che vale uno splendido quinto posto a parimerito. Temo durerà poco, visto che a inizio Novembre il Manchester City sarà gradito ospite a Upton Park…

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

LETTERA A MIO FIGLIO SUL FIDEISMO DISILLUSO A STRISCE NEROBLU’

INTER-SIENA 0-2

Caro Pancho,

Come giustamente hai detto ieri “è stato tutto bellissimo ma abbiamo perso e siamo arrabbiati”.

Nella tua geniale ingenuità c’è l’essenza del tifare Inter. E non perché si sia già tornati ai fasti del nerazzurro perdente e simpatico, buono per le battute di Zelig da 4 soldi (“Prima de parlà ddell’Inter sciacquateve ‘abbocca!” direbbe il nostro Mister), ma perché tifare “questa squadra qui” è un allenamento alla vita.

Da papà prudente e premuroso, avevo scelto per il tuo esordio la partita che sulla carta doveva essere la più facile in assoluto: in casa contro l’ultima in classifica, e con un’Inter ancora in cerca della prima vittoria a San Siro (quindi avendo anche i grandi numeri dalla mia parte). Non è servito a nulla, perché il Siena ci ha meritatamente rifilato due fischioni con cui siamo tornati a casa a orecchie basse.

Non mi hai sentito vomitare insulti alla squadra, e non solo per ragioni di opportunità (come l’avrebbe presa mamma, sentendoti snocciolare il calendario dei Santi contro Guarin e Gargano?). I nostri quest’anno sono questi, e purtroppo non puoi chiedere a un asino di essere cavallo. La metafora del pane da fare con la farina a disposizione la sentirai tante volte, e ti posso garantire che, quando inizi a sentirla troppo, c’è aria di rassegnazione, o quantomeno di presa di coscienza.

Mi hai fatto sorridere anche quando, alla mia domanda “Ma vuoi tornare ancora allo stadio?”, mi hai detto “Sìììì, quando giochiamo col Barcellona” (passato nel tuo personalissimo idioma dall’essere prima“BarcellonE” e poi “Marcellona”).

Giusto così. Fideismo disilluso, lo chiamerei: facciamo schifalcazzo e becchiamo in casa dagli ultimi in classifica, ma abbiamo sempre il sogno, e forse l’intima convinzione, di essere comunque i più forti di tutti.

Che dire… io ho esordito allo stadio in un Inter-Lazio di un campionato che avremmo poi vinto, era il ’79 e finì 2-1 per noi. Le cose che ricordo? Un colpo di testa di Bini finito fuori e il gol loro di Giordano. Quindi, nonostante il battesimo da tifoso bagnato da vittoria, mi restano in testa un gol sbagliato e un altro preso in saccoccia.

E’ la vita, Pancho… ed essere interisti vuol dire che la “vita” lo è anche un pochino di più. Grandi picchi, in alto (Jimmy, non scordare che a 2 anni eri campione d’Italia, d’Europa e del Mondo) così come in basso (quella di ieri è solo l’ultima puntata di un romanzo marrone che si preannuncia fitto di capitoli nell’immediato futuro).

Vasco direbbe, tra un “cioè…” e un “capito no?”  che “è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Ho smesso di sperare di avere una squadra normale, che vince le partite facili e che fatica a non perdere quelle difficili, così come ho smesso di sperare di poter controllare tutto nella vita, di poter sempre scegliere e decidere il cosa, il come e il quando. La vita e l’Inter sono belle per questo; perché sono incasinate, perché pensi di conoscerle e poi inciampi in una primula, perché ci provi per 100 volte e la 101esima, proprio quando non te l’aspetti, ce la fai. Perché ti fa imparare ad essere sognatore ma a restare coi piedi per terra, ad essere il critico più feroce ed al tempo stesso il più strenuo difensore delle “tue cose”, siano esse idee, interessi, utopie o squadre di calcio (a scelta nell’ordine).

Speravo in un esordio diverso, vincente e festoso. Mi ero preoccupato del modo in cui avresti reagito al boato per un gol del Principe (griderà come un folle? Mi guarderà e scoppierà a piangere per il frastuono?), mi trovo a dover consolare me più che te per questa sconfitta. Tu ti sei portato a casa le bandiere sventolanti, i cori della Curva, il mezzo saluto di Cassano durante il riscaldamento, visto in primissima fila grazie allo steward che ha fatto passare davanti te e non me (“gli adulti lì dietro, qua davanti solo i bambini!!”).

Io, appunto, ti guardo da dietro e ti auguro una bella vita da tifoso, con tutto quello che il termine “bella” si può portar dietro.

In ogni caso sarò lì, a insegnarti le basi del complottismo, a insultare o lodare a seconda dei casi, e a guardare il tuo interismo crescere poco a poco, tra sconfitte in casa col Siena e vittorie col Barcellona.

Per le prime come vedi siamo già prontissimi. Per le seconde torneremo ad attrezzarci in futuro.

Adesso ti saluto, chè devo finire di riempire di spilli la bambolina-voodoo con la faccia di Cassano.

Papà

MURPHY’S LAW

INTER-ROMA 1-3

La Roma in formato “squadra bella” vince con merito a San Siro.

Tutti i topoi letterari dell’Inter trovano puntuale conferma, nella serata che vede Florenzi segnare il suo primo gol in A, la squadra del boemo girare come un motorino oliato a dovere e i nostri a pretendere di segnare quasi per diritto divino.

La cosa purtroppo non costituisce novità (ricordo che l’anno scorso a Roma la Maggica der Proggetto ce ne rifilò 4, facendo gridare al miracolo per lo squadrone poi squagliatosi strada facendo), anche perché in casa nostra ci sono tante piccole cose che non funzionano, pur in quadro di comprensibile work in progress.

Il vantaggio giallorosso, ancorchè fatto passare dagli araldi zemaniani come puntuale applicazione della filosofia calcistica del loro santone, è semplicemente troppo facile per trovar posto in Serie A: cross di Totti dopo caffè e sigaretta (tanto è stata asfissiante la marcatura del nostro Capitano) e inserimento del carneade di turno –Florenzi, appunto- non seguito da nessuno chè tanto dove cazzo vuoi che vada…

 In porta. 1-0 per loro.

Da lì in poi diamo timidi segni di vita, con Nagatiello bravo a limitare in parte Destro (per altra parte limitato da Zeman che lo schiera ala destra al confine della linea laterale), Ranocchia ancora una volta sicuro in difesa e il novello trio di centrocampo (Pereira-Gargano-Guarin) a presidiare con buona gamba –ma con qualità nei piedi solo sufficiente. Il Nippico gira fuori un bel sinistro, il Principe finisce 123 volte in fuorigioco, tenta di procurarsi il rigore senza riuscirci e finirà col girare a vuoto per 90’. La fortuna ci assiste nel recupero del primo tempo, quando uno dei pochi sprazzi di Sneijder da 50 metri recapita un pallone sui piedi di ‘A Cassano in area. Fantantonio difende palla e si gira bene col suo fisico da torello; il tiro incoccia la tibia di Burdisso –buon difensore che con gli anni continua ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato- e palombella impazzita che bacia il palo e fa 1-1.

Siccome le leggi non scritte del calcio valgono solo per gli altri (per noi, come suggerisce il titolo, di legge ne vale una sola), la Roma, pur avendo subito il gol appena prima del riposo, entra caricata a pallettoni e riprende il suo gioco veloce e ficcante. Noi dopo i primi 10 minuti tentiamo di alleggerire la pressione, e qui Guarin ha qualche palla sulla coscienza:  una la stoppa a “inseguire”, dovendo poi tirare da posizione defilata, un paio di altre le vuol far passare tra i difensori romanisti sfidando la legge di impenetrabilità dei corpi. La fisica puntualmente obietta e la Roma riparte palla al piede.

A metà ripresa, i maligni dicono in concomitanza con l’ingresso di Cambiasso (vi meritereste Piraccini!), Totti verticalizza in maniera esemplare per Osvaldo  che beffa Castellazzi con un mezzo pallonetto per il nuovo vantaggio giallorosso. Di fatto la partita potrebbe finire lì. Invece troviamo il tempo per far segnare a Marquinho un gol impossibile dopo splendida trivela sempre di Osvaldo, con palla che riesce a toccare l’interno del primo palo e finire in saccoccia a pochi centimetri dal secondo. Il tutto con Castellazzi in colpevole e approssimativa copertura del proprio legno di competenza.

Che dire: complimenti alla Roma che vince con ampio merito. Come detto altre volte, non sarà una bella partita di Zeman a farmi ricredere su di lui (per intenderci, attendo la sconfitta in casa col Chievo di turno con la stessa probabilità della vittoria corsara con un’altra big), e soprattutto occorre guardare in casa nostra: carne al fuoco ce n’è molta, va fatta cuocere a dovere. Patiremo –lo dico per l’ennesima volta- l’assenza di Maicon, il centrocampo ha bisogno di più qualità, ancorchè statica –e in questo senso paradossalmente Stankovic potrebbe essere un buon cambio per Cambiasso in posizione di volante– mentre davanti i ragazzi devono darsi più da fare ed aspettare meno la palla sui piedi. Se lasciamo tutto all’estro –o mestruo?- di Sneijder sappiamo a cosa andiamo incontro: una partita bene e due male. Dietro Silvestre comincia a farmi paura –lo trovo lentissimo, con piedi molto ruvidi e poco senso dell’anticipo; per il resto è perfetto…- anche se le alternative al momento sono ai box (Chivu, how strange) o in forma imbarazzante (Samuel).

Strama deve essere bravo a insistere su questo spartito, ma a modificare un po’ gli arrangiamenti, nella speranza che il paragone con la prima Inter di Mancini –quella della pareggite, per intenderci- possa essere di buon auspicio.

 

LE ALTRE

Vincono. Juve e Napoli a punteggio pieno, Milan che sbanca Bologna e ci riprende a quota 3: peggio di così difficilmente poteva andare, anche se siamo solo alla seconda di campionato. Se poi andiamo a vedere il come le vittorie dei diversamente strisciati sono arrivate, ed ancor di più il come queste sono state commentate dai nostri prodi mediaservi, ci infiliamo in un ginepraio che inizierà tra qualche riga. Qui aggiungo solo che i rotondi punteggi con cui le nostre “nemiche” hanno risolto le loro partite, sono in realtà un po’ più “spigolosi” di quanto non sembri.

 

E’ COMPLOTTO

Il tema di giornata sono gli arbitri di porta, a cui sono sempre stato contrario: i due voyeur dell’area di rigore a mio parere, lungi dal mettere un punto fermo su alcune annose questioni interne ai 16 metri (gol-non-gol e rigori) avranno la nemmeno troppo nascosta funzione di tana-libera-tutti per qualsiasi fattaccio. Una moderna versione del vecchio refrain “l’ha detto il telegiornale”, per cui, se uno viene fucilato in area ma il giudice di porta non l’ha visto, in realtà non è successo.

Andando nello specifico: il Milan viene omaggiato da un rigore generato da un contrasto che nel 99% dei casi si risolve con un fallo dell’attaccante, visto che entrambi si strattonano. Il combinato disposto del giudice di porta e delle strisce rossonere ha in questo caso ribaltato la prassi consolidata, dando il la a Pazzini per la sua tripletta. (Umanamente contento per il Pazzo e la sua tripletta, ma sorvolo per umana pietà sulla casualità degli altri due gol). Similmente, alla Juve viene assegnato un penalty per triplo sandwich su quella formichina di Giovinco, che –poverino- scompare tra 2 difensori ed il portiere avversari. Il colpo di genio sta nell’espulsione del portiere, che di fatto segna la partita in maniera irrimediabile.

Volendo fare il partigiano, nel primo tempo Milito viene strattonato su un cross dalla sinistra in maniera abbastanza palese, ma ovviamente in quel caso il giudice di porta non ha fiatato. Personalmente, per i rigori sono del parere di Casarin, e cioè che ci dev’essere un fallo evidente e che la trattenutina del cazzo (definizione tecnica applicabile anche al contatto col Principe) non sia sufficiente. Ma siamo alle solite: se metto a confronto quella su Milito col rigore dato al Pazzo, non stiamo neanche a parlarne…

Proseguo segnalando come Pazzini e Poli, ripetutamente ignorati da Prandelli nella scorsa stagione, ritrovino ora come per incanto la maglia azzurra, mentre il Cassano strisciato di neroblù misteriosamente l’abbia persa. Ranocchia, essendo rimasto in casa Inter, coerentemente continua a non essere convocato.

Lo dico sorridendo, chè già i nostri si scassano in allenamento. Meno nazionale = meno rischi e + tempo passato coi compagni. Bene così.

 

WEST HAM

Per la gioia di tutti i tifosi italiani, gli Hammers rifilano 3 pere al Fulham, nuova squadra di Berbatov bidonaro del calcio italiano. 3 partite, 6 punti.

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita.... guarda qui che roba!

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita…. guarda qui che roba!

NON SO COS’E’ PEGGIO

JUVENTUS-INTER 2-0

So che la frase vorrebbe il congiuntivo presente e non l’indicativo.

Ma l’italiano applicato al calcio è ancor più povero e sciatto dell’idioma medio parlato dalla casalinga di Voghera: commentando l’azione fallita da un attaccante, si dirà sempre “se entra quel tiro cambia la partita”  e non “se fosse entrato… sarebbe cambiata…”. Se usi il congiuntivo, in certi ambienti, fai la figura del parvenu.

Detto ciò, torniamo al punto: non so cos’è peggio. Ho passato una settimana a disilludere quanti preconizzavano un partitone dell’Inter, ipotizzando addirittura il colpo “gobbo” in terra gobba e la fine dell’imbattibilità bianconera. Come ben noto, l’Inter ha l’innata propensione a cannare il match decisivo, con l’ulteriore aggravante di estendere questa indesiderata virtù a tutte le partite in calendario nella stagione 2011/2012, con rarissime eccezioni.

E qui arriviamo al punto: perché per un’ora l’Inter ha davvero fatto il partitone, almeno per quel che consente la mediocrità attuale, e solo un grande Buffon ha impedito un meritato vantaggio a fine primo tempo. Ciononostante torniamo a casa con due pere nel sacco, e tocca ringraziare Julione e Maicon se il punteggio non è stato da pallottoliere.

Quindi il dubbio amletico è il seguente: è peggio perdere avendo dato tutto il poco che puoi dare, o perdere toppando clamorosamente partita? Come vedete, la premessa è identica. Si perde, e non potrebbe essere altrimenti. Odio essere d’accordo con Caressa, ma un albero che nasce storto non lo raddrizzi più.

I vecchi campioni possono ancora strappare qualche mezzora di classe all’inesorabile dio del tempo (vedi Maicon ieri sera, marcature sui corner a parte) ma alla lunga la solfa è questa. Poli e Obi, i due giovani, sono stati tra i migliori, con una doverosa quanto triste precisazione: la mediocrità è tale per cui basta un centrocampista che corre e si sbatte per vederlo scintillare di luce propria ed ergersi dalla cloaca magna. In sostanza, sono i migliori non per meriti propri ma per colpe altrui.

Siccome sono i migliori, Ranieri poi ci mette del suo e li toglie entrambi. Sarebbe cambiato poco, tanto a quel punto il gol l’avevamo già beccato (di testa su corner, con l’uomo solo a centro area… multerei la squadra ogni volta che si prende gol su calcio da fermo…. Un gol così poi… sanzione tripla!). E quel gol è stato come un black out; crisi esistenziale, consapevolezza che l’ora precedente è stata un errore, e che la vera dimensione interista, collezione 2011/2012 è quella dell’ultima mezzora: difesa approssimativa e attacco stitico, con centrocampo non pervenuto.

Tocca ripetersi e stupirsi dello stupore altrui: quando sento gente che fintamente incredula si domanda come sia possibile un’Inter del genere (e glielo leggi in faccia che invece gode come un caimano… vero chierichetto Conte dei miei coglioni?) vengo assalito da istinti omicidi che credevo ormai sopiti dopo l’ultimo lustro di vittorie, e che invece si ripropongono prepotenti in tutta la loro veracità.

In tutto ciò non sfuggiamo ad uno degli altri topoi letterari preferiti, rigenerando i morti e regalando nel caso di specie il primo gol in campionato di questa stagione a Del Piero, con tutto ciò che consegue: agiografia del calciatore e ancor più dell’uomo, grande campione ed esempio di professionismo, “che bello che sia lui a segnare in questa partita(bello un cazzo!), e glicemia da domare con dosi equine di insulina.

La sola nota positiva di questa ennesima sconfitta è che il terzo posto è definitivamente scomparso dietro un orizzonte di 10 punti e una mezza dozzina di squadre, e che lo scenario più concreto per la prossima stagione sarà quello di un’Inter fuori dall’Europa (chè dell’Europaligg frega un cazzo a nessuno) e che si potrà sperabilmente costruire una squadra con una prospettiva leggermente superiore all’arco temporale di un bimestre.

LE ALTRE

Il Milan batte bene la Roma in rimonta e dà piena conferma ai miei tormenti: guardandone il secondo tempo cercavo di convincermi di come la vittoria rossonera potesse essere il risultato migliore per noi (maggior pressione addosso alla Juve, sconfitta della Roma concorrente diretta…): la realtà mi ha dato ragione, visto che comunque l’abbiamo presa in der posto e che per tanto così era meglio vedere i meravigliuosi uscire dal campo cornuti e mazziati…

La corsa al terzo posto si conferma ancor più la gara al meno peggio, col Napoli che si fa recuperare 2 gol in 10 minuti dal Catania, l’Udinese che non va oltre il pari a Palermo e la Lazio che supera il Cagliari in casa solo agli sgoccioli. Ma, come detto, noi non siamo nemmeno mediocri. Noi facciamo proprio cagare.

E’ COMPLOTTO

Sarei patetico e più da ricovero del solito se mi mettessi a questionare il merito delle critiche fatte dai media all’Inter di questi tempi. Le ultime 4 parole del paragrafo precedente fotografano alla perfezione il mio giudizio tènnico sulla squadra. Detto ciò, come al solito c’è modo e modo di dir le cose, e soprattutto c’è chi come me ha memoria lunga (come gli anziani… non ricordo un cazzo di quel che mi viene detto 2 giorni fa ma saprei recitare a memoria la formazione dell’82-83. E’ grave, lo so).

Ebbene, essendo stato fatto notare in settimana come Inter e Juve, rispetto alla stagione scorsa, si fossero scambiate posizione e punti in classifica, logica vorrebbe che anche le vagonate di melma quotidianamente versate su una squadra (che, al contrario dell’altra, ha vinto tutto fino a ieri), fossero le stesse somministrate al tempo anche all’altra. Domandina facile facile: ricordate per caso prese per il culo ai danni della Juve analoghe a quanto letto in settimana sul Corriere della Sera, dal giornalista in teoria più vicino alla squadra in questione? (il riferimento è a Fabio Monti e ad un articolo che purtroppo non riesco a rintracciare, in cui in sostanza sfotteva allegramente Moratti e compagnia, definendo gli ultratrentenni come “giovani di belle speranze” e gli ingaggi milionari dei suddetti come “lungimiranti scelte di mercato”, lodando infine Branca per i suoi ultimi colpi di mercato del calibro di Jonathan, Palombo, Forlan e Guarin).

In questo contesto, un tanto-peggio-tanto-meglio in cui si può pure picchiare duro perché tanto dall’altra parte son simpattici e non si incazzano, ci si permette di cazziare Moratti per non aver scelto Bielsa (falso storico: era stato il primo nome di Moratti dopo l’addio di Leonardo, era stato il sosia di Calderoli a dire no grazie), ovviamente dopo averlo preso ai tempi per il culo per la bislacca preferenza data all’argentino (Cruccu sempre sul Corriere: non fatevi ingannare dal titolo, andate alle ultime righe http://www.corriere.it/sport/12_marzo_15/athletic-bilbao-leggenda-cruccu_e4446dc0-6ed9-11e1-850b-8beb09a51954.shtml).

Infine ognuno si sente in diritto di dire la sua, e quando si arriva a ipotizzare Zeman sulla panchina dell’Inter (Sconcerti e Mura… tu quoque!?) si capisce che si è toccato il fondo.

Dall’altra parte, si è efficacemente compiuta l’ennesima opera di revisionismo storico appannaggio del clubpiùtitolatoalmondo (a dire cazzate): in vista della sfida col Barça, ormai tutti dicono che le due partite nei gironi hanno dimostrato che il Milan è alla pari dei catalani e se la può giocare senza timori. Una botta di culo sesquipedale all’andata ed una sconfitta-a-testa-alta (cit.) al ritorno sono stati terreno sufficiente per un abuso edilizio-mediatico degno del peggior MinCulPop. Chè poi intendiamoci, questi sono talmente in stato di grazia (vedere tiro al volo sulla traversa di Muntari) da poter pure azzeccare le due partite della vita ed eliminare Messi & co., ma che le due sfide autunnali non siano state due lezioni di calcio è veramente negare l’evidenza.

In tutto ciò, concedetemi un processo alle intenzioni: la Primavera nerazzurra vince il NextGen Series, una specie di Champions League giovanile, che tutti si sono affrettati a precisare non essere patrocinata dalla UEFA: i ragazzi hanno battuto (da sfavoriti) tra le altre Sporting Lisbona, Marsiglia e Ajax: gente che nei turni precedenti aveva spedito a casa Barcelona, Liverpool e compagnia. Qualche trafiletto dà conto della piccola grande impresa dei ragazzi, ovviamente indugiando sulla presenza in tribuna di un Moratti “per una volta felice”. Mi immagino i peana in caso di analogo successo da parte di altra squadra italiana. Ma noi siamo il club meno mediatico al mondo, e quindi ne ridiamo pure…

WEST HAM

Quinto pareggio di fila col Burnley in trasferta. Un 2-2 che sancisce il definitivo bye bye primo posto e che ci vede terzi a -4 con una partita da recuperare.

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell'Inter

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell’Inter

ORA DEL DECESSO: 22:31

INTER-MARSIGLIA 2-1

Forse, nella sua beffarda crudeltà, è giusto così.

Finire con un tonfo e non dare speranze di possibile continuazione. The party is over.

Spero che il ceffone sia forte abbastanza da convincere il Signor Massimo a fare quel che deve, seppur con 2 anni di ritardo. Basta con l’accanimento terapeutico; stacchiamo la spina. 

Non dirò per la millesima volta che la squadra andava gradualmente puntellata negli anni scorsi. Mi limito a far notare che la stessa operazione andrà fatta in maniera decisamente più invasiva –e quindi meno “digeribile”- in estate, facendo tabula rasa o quasi e piantando nuovi semini in attesa che spunti una nuova piantina…

Non posso non chiedermi cosa sarebbe questa squadra oggi con Cavani, Inler e Sanchez stabilmente in rosa, colpi fattibilissimi dal 2010 ad oggi. Non posso non rammaricarmi di come la vecchia guardia sia stata usata come feticcio o panacea davanti a tutte le difficoltà, rimestando la minestra del “questi giocatori fino a pochi mesi fa vincevano tutto”, abbassandoci al livello dei diversamente strisciati senza averne il culo (il riferimento alla Champions vinta nel 2007, senza essere titolata a parteciparvi e giocando 3 partite degne di tal nome, è puramente voluto). Purtroppo le squadre non si fanno con le figurine, altrimenti basterebbero Brehme Matthaeus e Nicolino Berti a risolvere la situazione.

Non che abbia particolare piacere nell’indugiare sullo scempio di ieri sera: usciamo avendo meritato di passare; usciamo battuti da un avversario mediocre, guidato da un allenatore mediocre, che è stato un calciatore mediocre ma vincente, grazie ad un ematocrito costantemente sopra i 50.

C’è stata sfiga, senz’altro, ma anche tanta colpa.

Non puoi sbagliare due gol così nei primi 10 minuti, così come non puoi farti beffare all’andata e al ritorno nel recupero. “Chi l’è sfurtuna’, l’è anca un po’ cujun” dice il vecchio saggio. Traducete voi per Lucio.

L’Inter nei 90’ ha avuto gambe e testa per non più di 30 (diciamo i primi 10 e gli ultimi 20). Si sapeva che loro fisicamente erano due spanne sopra di noi, bestiacce da 1.90 dietro e a metacampo, piccoli e guizzanti sulle fasce e davanti: è quindi tutto da vedere come sarebbero andati gli eventuali supplementari. Maicon non si regge in piedi, Sneijder ben presto lo imita, Deki fa quel che può ma arranca anche lui. Gli unici a salvarsi sono il Capitano e Poli, mentre Forlan deambula senza costrutto e Milito ripete la prestazione di Verona: un errore clamoroso e un gol per farsi perdonare –anche se non abbastanza.

Facendo il fallace giochino dei “se”, stare 2-0 dopo 10 minuti di gioco avrebbe dato tutt’altra storia alla partita, permettendo a noi di abbassare i ritmi e costringendo loro a scoprirsi. Ecco perché ho vissuto come un tremendo presagio i succitati errori sottoporta, che peraltro rimangono gli unici veri pericoli corsi dai marsigliesi fino al 75’ (non conto le punizioni telefonate di Wes o sparate alla cazzo da Stankovic e Maicon. Tra l’altro: Maicon a battere le punizioni!?!?). E lo stesso gol del Principe arriva dopo un altro clamoroso errore del Pazzo, che per fortuna genera una carambola risolta da Milito con proditoria quanto efficace scarpata da 3 metri.

Da lì in poi la speranza è che i nervi facciano quel che i muscoli non possono fare più (…ma da mo’!): far correre la squadra. Serve chiuderla prima del 90’, per non arrivare ai supplementari che ci vedrebbero con la lingua a penzoloni. La squadra per quello si mette anche a correre, complice anche il doppio cambio Pazzo+Obi al posto di Forlan+Sneijder. Ma il fatto che l’Inter si giovi della corsa del giovane nigeriano, lungi dal voler essere una critica al fratellino di Leroy Johnson, è un indicatore preoccupante della nostra pochezza attuale. Obi nell’Inter del futuro ci può stare e può giocare anche diverse partite. Del resto il Triplete l’abbiamo vinto con Muntari in panchina, e Obi è molto più forte e immensamente più intelligente del nuovo fenomeno del centrocampo milanista. Detto ciò, non è Obi il perno che può far svoltare i nerazzurri.

Finito l’inciso sul nigeriano, e tornando all’ultimo quarto d’ora, il casino organizzato produce un paio di mischie e un colpo di testa del Cuchu –entrato per un Poli stanchissimo- che non riesce a governare la palla strumpallazza nell’area piccola. E proprio quando tutti aspettano l’agonia dei supplementari arriva il premio sfiga (o cujun, come s’è detto poc’anzi) con un rinvio alla cazzo del loro portiere per Brandao, subentrato negli ultimi minuti al posto di un (dolce) Remi che doveva essere un satanasso e si è rivelato più inoffensivo del cane Zerbino o della scimmietta. Al suddetto (Brandao, non Zerbino) riesce la giocata della vita, ovvero contrastare Lucio, stoppare a seguire con la schiena e tirare di sinistro a 1 mm dal piede di Samuel e sotto la panza di Julio Cesar. Il brasiliano, che se possibile fa crescere a livelli siderali il mio odio per lui palesandosi nel dopo partita come Atleta di Cristo, è l’ennesimo carneade che contro di noi ha avuto la serata da raccontare ai nipotini di fronte al caminetto. E mi sorprende che la gente ancora non abbia capito la diretta correlazione tra pippa-colossale-che-entra-in-campo e uccello-padulo-in-zona-Inter. Dovrebbero esserci anche delle pubblicazioni scientifiche al riguardo.

La tragedia (sportiva, s’intende) si trasforma in beffa 30 secondi dopo, con Pazzini abbattuto in area e conseguente rigore: si realizza quindi un cortocircuito tale per cui il nostro segna, ma ad esultare sono gli altri, stante il triplice fischio finale dell’arbitro subito dopo.

Quel che è certo è che non siamo, né mai siamo stati, fortunati. Vinciamo e andiamo a casa, mentre altri ne prendono 3 e passano. Ma è giusto così, ripeto. Che non ci siano alibi né tentennamenti. L’applauso a questi uomini c’è stato e la gratitudine sarà sempiterna. Ora serve voltare pagina, e non mancherò di dare al Sig Massimo i miei preziosi consigli sotto forma di possibili nuovi acquisti, liste di proscrizione e piani strategici quinquennali.

E’ COMPLOTTO

Non ho molto da dire sulla gara di ieri, a parte le lenzuolate sul ciclo finito che del resto erano in canna dal giorno dopo Madrid ed aspettavano solo il momento giusto per essere eiaculate.

Quel che vorrei far notare, seppure con un paio di giorni di distanza, è la reazione della stampa (intesa proprio come categoria, o corporazione) all’indegna uscita di Zlatanasso nel dopopartita all’indirizzo di una giornalista di Sky, rea di avergli chiesto se fosse ancora arrabbiato con Allegri.

Il MinCulPop rossonero ha fatto solerte il suo mestiere, minimizzando l’accaduto e comunicando che in serata tra i due c’era stata una telefonata chiarificatrice (chiarire cosa? Che sei un buzzurro? Devi scusarti, non chiarire) e che insomma il caso era chiuso.

Ma se la favoletta da Milanello Bianco era quanto di più prevedibile potevamo aspettarci, il silenzio assordante dei colleghi della sventurata giornalista non me li aspettavo. Non è vero. Mi aspettavo anche quelli. Tutti compatti ad attaccare Mourinho che insulta un inviato, beccato per l’ennesima volta in zona a lui non autorizzata. Duri e puri nel boicottare la successiva conferenza stampa e nel respingere sprezzanti le scuse dell’allenatore “alla persona, ma non al professionista perché lui lì non ci poteva stare” (così disse il Profeta, ineccepibile come sempre).

Qui invece, silenzio su tutta la linea. Un silenzio assordante e di un color marroncino…

E' stato bello. Grazie.

E’ stato bello. Grazie.

(GENITORI DEL) BAMBINO FILIPPO?? PPPRRRR!!

INTER-BOLOGNA 0-3

Lo so che non bisogna prendersela coi bambini, e che non bisogna nemmeno guardare il dito quando questo indica la luna.

Ma io, per commentare le prodi gesta di questa Inter, ho finito le parole –ed incredibilmente anche gli insulti-.

E quindi, piccolo bambino Filippo e soprattutto genitori di ‘sta minchia, permettetemi di dirvelo: tutto ciò è colpa vostra!

Fatemi sfogare come si fa con l’innamorato respinto e sragionante della peggior specie, che si attacca al dettaglio più insignificante per darsi una spiegazione della fine di un amore: “ecco, se avessi preso la quattro stagioni anziché la napoletana a quest’ora lei mi amerebbe ancora…”. E così dico: solo la voglia morbosa di dare al proprio figlio –e quindi a se stessi- il classico quarto d’ora di celebrità poteva spingere la ghenga del piccolo Fililppo ad architettare una roba simile, prestando il fianco ad una serie inevitabile di risposte che avevo visto come inevitabili fin dalla prima apparizione del bimbo “col caschetto biondo sfilato”, segno pericolosissimo della statura morale dei genitori;-) . Ed infatti, puntualmente, ecco la sapida risposta dei cugini sotto forma di striscione di risposta, ecco l’invito politically correct della società al bimbo e famiglia alla Pinetina, ecco la stretta di mano e la maglia regalata dal Capitano.

Il tutto, si badi bene, senza far riferimento al fatto che il bimbo in questione, data l’età, non ha memoria di un’Inter che non sia vincente, ma anzi, ricordando ai più giovani e sbadati che, a parte la trascurabile parentesi degli ultimi anni, l’Inter ha già attraversato più volte periodi simili, chè l’Inter è pazza e quindi si sa che questi periodi nella sua storia prima o poi arrivano. Insomma, un bel giro a gratis sul patibolo dei media gentilmente offerto dalla casa, dove per casa intendo non tanto la Società in senso stretto, quanto l’interismo masochista che baratta una maglia autografata e una foto del bagai per una settimana di prese per il culo extra. Vaffanculo!

Vi prego di mandarmici tranquillamente se mai dovessi sottoporre Panchito ad una simile manfrina: già ho i miei bravi problemi nel rispondere alle candide e centratissime domande del prossimo quattrenne, allorquando mi chiede “Papà , ma perché l’Inter perde sempre?” oppure “Papà ma oggi l’Inter si sveglia o dorme?”.

Passando alla partita, ringrazio il cielo di essermi perso il primo tempo e di aver quindi assistito attonito alla sola ripresa, che altro non è stato se non il penoso proseguimento del match di pochi giorni prima col Novara: un’accozzaglia di giocatori ingolfati, logori, calcisticamente ignoranti e troppo fiduciosi nei propri mezzi che piglia due gol in due minuti con difese da codice penale ed è incapace di costruire in 90’ un’azione da gol degna di tale nome. Il 3-0 finale, opera di Acquafresca, è la degna beffa di un incubo che non sembra finire, oltre ad essere in buona sostanza la fotocopia della pera rifilataci da (s)Caracciolo domenica scorsa.

Ho sentito molti pareri in questi giorni e quel che mi trova più d’accordo è il disordine mentale e gestionale che alberga nei vari settori dell’Inter. Ci sono giocatori che semplicemente non hanno più voglia di stare qui (Maicon, Sneijder) e che probabilmente hanno vissuto come uno sgarbo lo scellerato via libera dato a T. Motta, quando loro stessi in tempi diversi avevano chiesto di poter migrare verso altri lidi. Ci sono giocatori in cronica fase calante (Lucio), ed è quel che capita a tutti i giocatori che basano il grosso del loro gioco sulla prestanza fisica: arriva il giorno in cui invece che anticipare l’attaccante, come hai fatto 1000 volte in carriera, vai a farfalle e pigli gol. Ci sono giocatori probabilmente sopravvalutati (Ranocchia) che giocando da titolari sono la miglior risposta alla qualunquistica domanda “ma perché non fanno giocare i giovani?”. Ci sono attaccanti presi per sostituire il centravanti migliore del mondo, che semplicemente sono a fine carriera e gna fanno a far quel che gli chiedi.

In tutto questo marasma ci sono senz’altro anche gli errori dell’allenatore, ma con 4 tecnici cambiati in meno di 2 anni mi pare ovvio che il problema non sieda in panchina. A monte di tutto c’è una Società che dà la palese impressione di voler tirare i remi in barca, di voler fare il pane con la farina a disposizione e in buona sostanza di chiudere i rubinetti. E con questo noi tifosi, volenti o nolenti (anzi dolenti o nolenti, come dice il buon Trap) dobbiamo fare i conti.

Mercoledì si va a Marsiglia, sperando di non far la rima. Ottima la risposta di Costacurta alla D’Amico che chiedeva “forse in questo momento all’Inter serviva incontrare un avversario di maggior blasone, una squadra più forte che potesse dare lo scossone”. Il Billy rossonero mi ha trovato d’accordo quando a mezza voce ha risposto “No no, meglio il Marsiglia…”.

 

LE ALTRE

Come negli incubi migliori, peggio di così non poteva andare: vincono Juve e Milan, e tra i cugini segna anche quella bestia di Muntari, che in settimana non si è fatto scappare l’occasione –verosimilmente imbeccato dal solerte Minculpop rossonero- di essere arrivato nella squadra più forte del mondo: il soggetto è e rimane un onesto mediano, con una testa quantomeno “particolare”, ma è bastata una scarpata data al pallone dopo paperotto di Antonioli per sentire frasi del tipo “da scarto nell’Inter a stella nel Milan”.

La sola cosa bella nella partita della Juve è vedere l’ignoranza di Storari-portiere-cubista che festeggiando il gol riesce a rompere il naso a un compagno e far pigliare una capocciata ad un altro. Quando si dice “l’utile idiota”.

Per aggiungere la beffa al danno, le vittorie di Roma e Napoli ci fanno scivolare ad un meritatissimo 7° posto, con Udinese e Lazio che in due fanno 1 solo punto, lasciando aritmeticamente impregiudicate le speranze di aggancio. Roma e Napoli possono quindi nutrire legittime speranze.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da aggiungere alla spataffiata iniziale sull’esecrando Filippo. Per chi segue abitualmente Sky faccio solo notare come le statistiche che corrono nei “sottopancia” abbiano snocciolato con efferata ricerca del dettaglio tutti i possibili record negativi dell’Inter (dalle sconfitte consecutive al numero di partite senza vincere, senza segnare, al numero complessivo di sconfitte in stagione,…): mi aspettavo anche di vedere: e Julio Cesar non chiava con la moglie da più di 2 mesi.

 

WEST HAM

Aldilà delle apparenze, ottimo il pareggio casalingo con i rivali di classifica del Southampton, arrivato dopo oltre un’ora di inferiorità numerica. Attualmente siamo secondi a -2 ma con 2 partite in meno dei Saints.

Come farsi del male da soli...

Come farsi del male da soli…

NON SO PIU’ COME INSULTARVI

INTER-NOVARA 0-1

Se è vero come è vero che nel calcio quel che contano sono i risultati, allora il titolo (con relativa foto) di questa sbrodola dovrebbe essere affissa fuori dalla Pinetina e dalle abitazioni dei nerazzurri tutti.

La squadra colleziona la bellezza di 1 punto nelle ultime 4 partite, riuscendo se possibile a peggiorare la pagella di domenica scorsa, (poker subito a Roma), perdendo in casa con l’ultima in classifica che già ci aveva battuto all’andata, in quella che -ingenui!- allora si pensava dovesse essere il picco più basso della stagione. Si spera quanto meno che stavolta gli imbattibili piemontesi si limitino al successo sul campo, senza l’effetto collaterale ed involontario di causare il cambio in panchina (la fatal Novara era costata il posto a Gasp).

Ribadisco che la inaccettabilità del risultato fa passare non in secondo ma in terzo piano qualsiasi altra considerazione circa il come questa sconfitta sia arrivata.

Semplicemente non si ha il diritto di prendersela con traverse, arbitri, sfighe varie ed assortite. Col Novara in casa si deve vincere, ancor di più se arriva da una figuraccia come la partita dell’Olimpico.  Eccheccazzo.

Fatta la pacata premessa, provo a raccontare in estrema sintesi che cosa i miei poveri occhi hanno dovuto sorbirsi, senza che la mia altrettanto misera bocca potesse commentare adeguatamente, stante la vicinanza di Panchito. Ranieri ritrova Sneijder e sostanzialmente gli dice di fare il cazzo che gli pare: siamo in sostanza nelle mani e nei piedi di un mestruato. E infatti Wesley, dei 20 tiri scagliati verso la porta del Novara,  si rende autore di una buona metà degli stessi, arrivando ad aggiustare (quasi) la mira solo al minuto 89’, quando timbra la traversa di cui sopra. Prima di ciò una dozzina di occasioni in cui il nostro, come detto, si intestardisce nell’azione personale anziché cercare l’uomo in area. C’è da dire che il Novara, ad immagine e somiglianza del buon vecchio Mondonico, in area ci staziona con 8 o 9 dei suoi effettivi, e che quindi in ogni caso il risultato avrebbe potuto sbloccarsi solo con una giocata episodica o casuale. Cosa che nel primo tempo pareva concretizzarsi allorquando in area Poli –il migliore finché è rimasto in campo- veniva letteralmente falciato in maniera tanto plateale quanto ingenua da tal Garcia. Un rigore solare, che tutti vedevano tranne l’unica persona che sarebbe stato opportuno lo vedesse: quel cornuto dell’arbitro.

Ma, come detto, non è partita in cui ci si possa attaccare ad altri che non siano i nostri ragazzuoli.

Ed infatti, proprio quando nella ripresa entravano prima Pazzini e poi Forlan, a disegnare un 4-2-3-1 che nelle intenzioni dovrebbe rimembrare i vecchi fasti, quell’essere immondo che risponde al nome di Andrea (S)Caracciolo, un’onesta carriera in Serie A ed una buona decina di gol contro l’Inter (spazio per parolaccia a piacere                  ), si inventa un sinistro a giro da fuori area che beffa Julio Cesar  e che i nostri non saranno in grado di recuperare nella mezz’ora abbondante a disposizione.

Non c’è nulla da aggiungere alla solfa complessiva di questa squadra: chi si stupisce delle sette vittorie seguite da 4 sconfitte e un pari capisce poco di Inter e di calcio: i nostri sono “umorali” nel DNA; la squadra è fatta in gran parte da ex campioni che sul breve termine possono ancora farsi valere, ma che fisiologicamente pagano gli sforzi fatti nella rincorsa a cavallo di Natale. Il terzo posto sarà possibile ma lontano per qualche mese ancora, stante la velocità da crociera di chi ci precede. Occorrerà preparare di nuovo il defibrillatore e sperare che la carica a 300 faccia il suo dovere per qualche altra settimanella…

LE ALTRE

Turno balordo dovuto al maltempo, che di fatto tiene ferme o fa slittare metà delle partite in programma: tra quelli che giocano, la Lazio fa quella che io reputo la partita perfetta (da 0-2 a 3-2 in casa con un uomo in meno: il massimo della goduria, dopo sei talmente gasato che potresti battere Tyson a braccio di ferro), mentre l’Udinese prima (si) illude malmenando il Milan per una buona ora, e poi si scioglie sotto i colpi di Maxi Lopez e del faraone El Sharaawi che violano per la prima volta il Friuli in stagione. Aldilà delle lotte intestine, siamo alle solite: la sconfitta dell’Udinese sarebbe anche manna dal cielo, se qualcuno desse ancora segni di vita…

E’ COMPLOTTO

Mi metto in silenzio stampa e quindi non posso raccontare nulla di quanto detto dopo il match. Oltretutto, anche la cattiveria più infame sarebbe probabilmente stata sottoscritta da chi scrive.  Dopo aver appreso della presenza del gufo nero Causio avevo anche virato sulla telecronaca partigiana di Scarpini, sperando si sentirlo perdere voce e ragione nel suo ormai caro e lontano nel tempo “ègolègolègol”.

Posso quindi aggiornare il mio archivio con un paio di perle settimanali, la prima delle quali è a firma Sconcerti. Il soggetto commenta le motivazioni della sentenza di Calciopoli riuscendo nel triplo carpiato di criticare sia la Juve che l’Inter per l’intera vicenda, e sottolineando anzi come l’assenza di colpa del club gobbo, emersa in sede penale, palesasse secondo il nostro un eccesso di pena nei suoi confronti allorquando in sede sportiva venne retrocessa in B con penalizzazione. Il tutto -si ricordi- dopo patteggiamento. Il tutto tra un “non sono un esperto”, “non vorrei dare giudizi da incompetente” e compagnia bella.

Non mi aspettavo nulla di meglio dal nostro,  ed infatti è arrivata puntuale la conferma.

Ma la cosa che mi ha fatto incainare forse ancor più della sconfitta di oggi è stata un’intervista fatta da tal Stefano Boldrini della Gazza a quel latin lover (per non dir di peggio) di Gullit sulla Gazzetta.  Una delle domande sulla nostra Serie A era preceduta dal seguente cappello: il Campionato è tornato alla normalità: duello Juve-Milan.

La voglia di restaurazione e di normalizzazione sprizza da tutti i pori e gli orifizi di questa gentaglia, che vuole al più presto dimenticare dei 5 (dicansi 5, eguagliato record di Juve anni ’30 e Grande Torino) scudetti consecutivi vinti dall’Inter di Mancini e Mourinho. No,”si è tornati alla normalità“, come dopo lo scudetto del Verona dell’85 o della Samp del ’91. A nulla vale l’aggiunta che questa cosiddetta “normalità” sia stata il frutto malato di patti e scelte scellerate all’insegna di quanto più lontano ci sia dalla sana e sportiva competizione tra rivali.

Ma vallo a dire a certa gente, che grazie a questo sterco ci campa…

WEST HAM

La trasferta di Peterbourgh è annullata per impraticabilità del campo.

Per l'occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda...

Per l’occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda…

CAZZO CREDEVI, PIRLA…

ROMA-INTER 4-0

La citazione non può che essere “eliana”, vista la seriosità della questione.

Si incontrano due squadre reduci da 1 punto in 2 partite, ed una delle due risorgerà a discapito dell’altra: secondo voi quale delle due avrà la maglia a strisce nerazzurre? Ovviamente ora tutta Italia si inchina al progggetto di Luis Enrique, un invasato che cazzia il suo portiere quando rinvia lungo sul pressing degli attaccanti avversari (dite quel che volete, uno che fa così per me è un coglione); occorrerebbe far presente a lor signori che segnare 4 gol ad un’Inter così disastrata non è purtroppo una grande impresa, specie se i nerazzurri continuano a difendere il passivo fino al 90’, con risultati perfettibili, visto il risultato finale. Giocare così equivale a metter la testa sulla ghigliottina e dire al boia “quando vuole“.

La formazione di Ser Claudio è obbligata negli uomini (mancando la totalità dei centrocampisti di attacco), ma non certo nell’atteggiamento. Che Milito e Pazzini rischino di restare isolati a 40 metri dai compagni lo capisce chiunque leggendo i nomi degli 11 in campo: a quel punto quel che un qualunque sano di mente avrebbe cercato di fare sarebbe stato chiedere a Milito di fare da pendolo tra centrocampo ed attacco, e piazzare al tempo stesso Cambiasso vertice alto del rombo, memore dei trascorsi corsari degli anni passati, con decine di gol fatte “a rimorchio”. Manco pe’ggnente, dicono dalle parti della Gabidale. E infatti la Roma inizia come finisce: spingendo a tutta e facendo girar palla come nei giorni belli. L’1-0 è gentile concessione delle belle statuine della nostra difesa che su corner lasciano saltare Juan (di Italia Uno) solo soletto ad incornare il vantaggio giallorosso. Prendere gol su calcio d’angolo avendo gente come Samuel, Lucio, Maicon e Pazzini a saltare di testa contro Juan e Heinze (gli altri giallorossi sono membri ad honorem della banda bassotti) è già di per sé irritante per non dir di peggio, ma in tema di cagate in serie i nostri hanno appena cominciato.

E infatti si prosegue nella contemplazione del nostro niente (qui cito il Melandri) difendendo un assurdo 1-0 con la sola conseguenza di lasciare ancor più campo a loro, che non si fanno pregare e che a fine primo tempo lanciano Borini, ennesimo nano malefico che vivrà una carriera tra alti e bassi, ed i cui alti coincideranno quasi sempre con incroci a tinte nerazzurre: il novello Di Michele si permette il lusso di far sedere Samuel e di uccellare Julio Cesar, chiudendo di fatto la partita (se mai si fosse aperta) al 42’ del primo tempo.

Ma qui arriva il meglio: come porre rimedio a 45’ di nulla (se si eccettua una cavalcata gloriosa e solitaria di Milito, che dopo averne saltati 3 piazza la palla tra le braccia del portiere)? Semplice, togliendo una punta per l’ennesimo mediano. Tutti ipoitizzano un problema fisico per il Pazzo, non spiegandosi altrimenti il cambio Pazzini-Poli, ma il Mister ci dirà che la scelta è stata proprio tattica, perché loro (che giocano col 4-3-3) a centrocampo erano in due più di noi (che eravamo staticamente schierati con un 4-4-2). Misteri della fede e dell’aritmetica, ma in ogni caso i risultati non tardano ad arrivare: forse per saltare l’agguerritissimo centrocampo nerazzurro, Juan (ancora lui) fa un lancio da 40 metri a saltare la metà campo e pesca Borini (ancora lui) tenuto in gioco da Lucio: il gigante brasiliano è 20 cm e 20 kg più grosso del romanista, eppure nel contrasto è il nostro a volare via e lasciare il nano malefico libero di impallinare JC per la terza volta. La tentazione di spegnere tutto e dedicarmi ad altri passatempi è forte, ma quella sorta di masochistica cocciutaggine che e la fede calcistica mi tengono inchiodato ed inebetito ad osservare la pochezza di una squadra che non sa proprio cos’altro fare, se non aspettare di prendere il prossimo gol. La Roma dà la concreta sensazione di non voler infierire oltre, e per una buona mezzora la partita vivacchia con il loro tranquillo possesso palla, che i nostri si guardano bene dall’interrompere. Tutto langue fino a una manciata di minuti dal termine, quando il neo entrato Bojan riceve dalla sinistra e, solo contro 4 idioti di nerazzurro vestiti, si fa largo indisturbato e piazza il poker. Per umana pietà arriva il fischio finale e l’ennesimo Lazzaro resuscitato dai nostri può gioire per la meritatissima giornata di gloria.

Noi e la Roma, seppur distantissimi come tipologia di gioco, faremo un campionato simile (brilli estemporanei e nefandezze… perpetue… continue, insomma Giovanna , Alessandro e Stefano mettetevi d’accordo e ditemi che cazzo vi diceva Fiumi chè è troppo bella per essere citata ad minchiam): in altre parole, prendete con le pinze le lodi sperticate al succitato proggetto, che per ora è capace di produrre, a 4 giorni di distanza, sconfitte a Cagliari e partitoni contro l’Inter.

Prendete invece alla lettera le critiche quasi incredule all’Inter, perché non si può giocare male e continuare peggio, con una gestione dei cambi scellerata (a proposito, all’intervallo era uscito anche Samuel e lì mi puzza proprio di problema fisico…) ed una mentalità inutilmente attendista.

Ser Claudio ha fatto cagate in serie, ieri e mercoledì col Palermo. Non vorrei dover rivedere il giudizio moderatamente positivo di “normalizzatore”…

 

LE ALTRE

Decidete voi se è una beffa o un pericolo scampato il fatto che le 4 che ci precedono in classifica non vincano: Milan e Juve pareggiano in casa, mentre Lazio e Udinese perdono. Il che vuol dire che con una vittoria mercoledì e due pareggi a Lecce e Roma (non proprio un ritmo impressionante) avremmo 4 punti in più, e saremmo alle soglie del terzo posto. Invece manteniamo la 5° posizione, con la Roma che dovendo recuperare una partita potrebbe anche superarci, e con il Napoli che gioca a ciapa no come noi, non approfittando dell’ultimo quarto d’ora contro un Milan in 10 senza Ibra. Apprendo incredulo di un rigore non dato alla Juve, ma non può che essere la solita propaganda…

 

E’ COMPLOTTO

Potrete immaginare i peana e lo sdilinquimento della redazione sportiva di Sky davanti alla quaterna giallorossa contro l’Inter: D’Amico, Mangiante, Assogna, pure Paventi che segue l’Inter: un esercito di romani e/o romanisti che hanno sempre mal sopportato i trionfi nerazzurri degli anni scorsi, e che ora invece non credono ai propri occhi: tutto giusto, se fossero dei tifosi. Niente di più sbagliato, visto che sono pagati per essere imparziali (almeno spero). Questa gentaglia rivolge a quel cane di Ranieri domande del tipo “com’è possibile che una squadra in pochi giorni passi da 7 vittorie di fila a sconfitte come questa? Non è normale…” senza ricordare che proprio la squadra che l’ha battuta combatte da inizio campionato con alti e bassi clamorosi. Ecco dimostrata la malafede di certa gente.

Ma ne ho prese 4 e stavolta sono io a dover rosicare, come direbbe De Rossi. E io rosico, non ho problemi. Faccio solo in tempo ad aggiungere Mazzarri al club di quelli che “col Milan è meglio non lamentarsi”: splendido quando ammette di non aver notato nulla dalla panchina al momento del ceffone di Ibra, e quasi da libro Cuore quando confessa che, anche a vederlo in TV, il tutto a suo parere non giustificava il cartellino rosso. Disgustomatico!

 

WEST HAM

Dopo una ignobile sconfitta infrasettimanale, vinciamo il derby contro il Milwall per 2-1: riesco anche a vederne un pezzo, compreso il finale, in cui piazzo Pancho davanti allo schermo per fargli sentire “Bubbles”, mentre Upton Park si riempie di bolle di sapone. So’ soddisfazioni (almeno lì…).

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell'Olimpico

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell’Olimpico

SANTA MARIA IMMACOLATA

INTER-CSKA 1-2

 Il titolo è dovuto al fatto che una simpatica tre giorni montana, in occasione del “Ponte della Madonna”, mi ha fatto assistere un poco distratto alle ignobili gesta dei nostri, e a prendere quindi con rassegnazione cristiana quel che pare essere diventato un inevitabile epilogo dopo 90 minuti di arte pedatoria.

Morale, tre generazioni della mia gens si sono chieste all’unisono come …zzo fosse possibile sbagliare un gol come quello spedito sulla traversa da Milito Diego Alberto al minuto 89, e se mai il suddetto sarebbe riuscito a segnare un altro gol prima di passare a miglior vita.

La mollezza della squadra era degna della partita, insignificante per un’Inter già certa del primo posto nel girone delle chiaviche; certo che un minimo di dignità questa gente poteva anche mettercela, onorando l’impegno ed evitando la quinta (quinta!) sconfitta casalinga di questa stagione. Invece, Zarate ha fatto il “solo contro tutti” per tutta la durata del match, la difesa ha giocato alle belle statuine sui gol subiti e Milito ha battuto il record di occasioni sbagliate: oltre alla traversa di cui ho detto, da segnalare nel primo tempo un assist a tre all’ora che nelle pìe intenzioni avrebbe dovuto pervenire sui piedi di Zarate, o in subordine Obi, e che avrebbe potuto passare tra portiere e stopper avversario solo approfittando di una inopinata doppia paralisi dei suddetti.

I russi invece non hanno il senso dell’umorismo o, in subordine, erano solo al primo giro di vodka: morale, la palla è finita lemme-lemme tra le  braccia del portiere.

Tentando un’analisi a consuntivo, non posso non riproporre uno dei miei leit motiv :

per quanto vecchi e usurati, il giorno in cui Zanetti e Cambiasso saranno i problemi dell’Inter, saremo stanchi di vincere in Italia e in Europa.

Non è un caso che il gol di ieri arrivi dal Cuchu, abile come al solito ad andare a rimorchio del primo tiro (Cambiasso non per niente è appassionatissimo di basket, e “va a rimbalzo” meglio di chiunque altro in Serie A); non è un caso nemmeno che il Capitano, 38 anni suonati, dopo 89 minuti parta in tromba seminando avversari per 30 metri e depositi la boccia sulla testa (di c…) di Milito con scritto “spingimi”.

C’è un solo aspetto negativo nella ennesima prestazione dei due signori in questione: se i migliori (o i meno peggio) sono loro, stiam freschi… Le invocatissime nuove leve si palesano in tutta la loro insipienza (Alvarez), inesperienza (Obi), cocciutaggine (Zarate) ed altri difetti assortiti. You name it…

Né il futuro pare essere roseo, vista la scarsa propensione (ed ancor minore talento) all’acquisto di cui ho più volte scritto e che proprio in questi giorni trova l’ennesima conferma: Tevez, inseguito per tutta l’estate da Branca & co. non si è mosso da Manchester pur essendo già allora “separato in casa” e quindi non proprio incedibile. Quattro mesi dopo, il Milan pare riuscire nell’operazione che tutti gli uomini di buona volontà e di decente buon senso avrebbero tentato in Agosto: prestito subito (più o meno oneroso) e impegno (più o meno vincolante) per acquisto l’anno prossimo.

Devo ancora capire se l’eccezione, nella gestione del mercato interista, siano le ultime sedute che ci hanno fatto svendere Eto’o e pagare a peso d’oro Alvarez, o i bei tempi andati con Cambiasso a parametro zero e Julio Cesar, Maicon e Samuel presi  con ventottomila lire. Non che la solfa cambi granché: soldi non ce n’è, voglia meno e intuito zero proprio.  Hard times, my friend…

LE ALTRE

Il Napoli fa l’impresa: non tanto andando a vincere contro un Villareal senza motivazioni, quanto per aver passato il turno nel girone di ferro della Champions, estromettendo niente meno che il City del Mancio che in Premier League sta più o meno dominando. Bravissimi gli azzurri, tanto quanto antipatici Mazzarri (un invasato nel farsi espellere) e de Laurentiis (con quell’aria da filosofo saccente che fa finta di essere il nuovo arrivato… odioso).

Il Milan pareggia la sua partita inutile dopo essere stato in vantaggio 2-0 fino a 5 dalla fine o giù di lì.

Morale: l’Inter, a dispetto di ogni merito, è prima nel suo girone e quindi può pescare bene nel sorteggio (le forti sono passate per prime o sono uscite direttamente – vedi i due Manchester): ora come ora, una qualunque delle seconde classificate sarebbe forte abbastanza per aver ragione dei nostri senza troppi problemi. La sola speranza si chiama tempo: si giocherà tra tre mesi, e la pia illusione è che ora di allora Maicon e Sneijder siano deambulanti, e Forlan si dimostri una punta migliore dei Milito, Zarate e Pazzini visti ultimamente. Se poi arrivasse un colpo a sorpresa dal mercato (ma non credo che Messi possa arrivare)…

E’ COMPLOTTO

Sono finalmente arrivate le due frasi che accompagnano ogni trattativa a strisce rossonere, e cioè: “il giocatore (in questo caso Tevez) vuole solo il Milan” ed “è disposto a ridursi l’ingaggio pur di andare al Milan”. A parte il misto di rabbia e invidia di cui ho detto prima (loro fanno adesso quel che noi avremmo dovuto fare in estate), quel che mi schifa è la prona sottomissione dei media nel vomitare periodicamente le stesse frasi riferite solo ai MeravigliUosi, il cui ufficio stampa ha evidentemente gioco facile nel far riportare la propria voce al 101% della fedeltà.

Chissà come fanno…

...gna fa...

…Gna fa…

TUTANKHAMON

INTER-UDINESE 0-1

Il titolo è ovviamente allusivo, e debbo un ringraziamento a Gio’ che facendo la battuta mi ha fatto cambiare in corsa la frasetta tragicomica a cui avevo pensato.

10 Tutankhamon e un Faraone; 10 mummie che camminano in campo col girello e un giovincello che fa quel che può, lo fa anche bene, ma da cui non è giusto aspettarsi miracoli a manciate. Se poi, quando il suddetto faraone esce per crampi, la squadra spegne anche quel minimo di triste decenza fatta vedere fin lì… sèmm a post!

Ho letto il commento sul Corriere di Fabio Monti, uno dei tanti pseudo interisti che in realtà passano la vita a sparare ad alzo zero contro la squadra “perché lo fanno per il suo bene”: tanto per chiarire, è quello che l’anno scorso preconizzava pesanti punizioni per l’Inter per l’acquisto di Pandev come antipasto di una successiva revoca dello scudetto del 2006.

Si commenta da solo, insomma.

Epperò, esattamente come l’orologio fermo, anche lui due volte al giorno segna l’ora giusta: nel suo pezzo parlava di squadra finita, da rifondare con giudizio e visione strategica, e soprattutto intravedeva un aspetto positivo nell’ennesima sconfitta casalinga della stagione: l’ineluttabilità di questo declino e la fine di qualsiasi alibi o giustificazione. Come diceva Bartali gli è tutto sbagliato…

Il rigore uccellato di Pazzini è ovviamente un incidente che può capitare (ask David Beckham and John Terry for references…) ma è purtroppo simbolico del momento dei nerazzurri. Momento che oltretutto non pare essere così passeggero, dato che i problemi sfiorano ormai la cronicità e si fanno ogni giorno di difficile soluzione.

E’ difficile in occasioni del genere mantenere la lucidità e riuscire ad isolare i pochi aspetti positivi, anche perché di fronte abbiamo avuto l’esatto punto di arrivo di un progetto che da noi non è mai partito: un attento e continuo monitoraggio dei giovani di tutto il mondo, con la speranza di averne 1 o 2 ogni anno che possano soddisfare il requisito più raro al mondo per il tifoso nerazzurro: “essere-da-Inter”.

Vedere Isla, Armero, Basta furoreggiare sulle fasce, con corsa e tecnica, e sapientemente telecomandati dall’odioso quanto bravo Guidolin, è un contrappasso durissimo da accettare, ma altrettanto inevitabile. Loro (l’Udinese, non il Real o il Manchester Utd), negli anni hanno scoperto e preso Sanchez, Di Natale, Inler, Handanovic, più almeno altrettanti buoni cursori (vedi i tre citati poc’anzi), a prescindere dall’allenatore seduto in panchina.

Noi nelle ultime tre finestre di campionato abbiamo comprato poco e soprattutto male, e venduto se possibile peggio (il riferimento non è tanto alle cessioni di Balotelli e Santon, di cui personalmente non ho pianto la dipartita, quanto alla (s)vendita di Eto’o, la cui importanza e bravura nel coprire le magagne nerazzurre emerge ancor di più in questi mesi). Noi quest’estate abbiamo pagato una dozzina di milioni per Alvarez, che non è un regista, non è un’ala, non è una punta, ma che soprattutto è il giocatore più lento che abbia mai visto, senza nemmeno essere veloce di pensiero, che è di solito la qualità con la quale si cerca di supplire alla gamba marmorea (vedi “king of bradips” Thiagone Motta).

Niente, l’Inter ovvero il Sig. Massimo hanno legittimamente deciso che soldi non ne vogliono più spendere, che vogliono rientrare di tutti gli sforzi fatti in 15 anni (e cara grazia che ci sono stati, e grazie di cuore per tutto quel che abbiamo vinto). L’ho già detto mille volte: rientra nei loro diritti e al posto loro ragionerei nella stessa maniera. Ma non venite a spacciare questo per strategia oculata, valorizzazione dei giocatori attualmente in rosa, vincoli imposti dal Fair Play finanziario e balle varie.

Come detto mille altre volte il circolo è vizioso, perché se soldi e giocatori acquistabili già adesso non abbondano, non arrivare in Champions l’anno prossimo (ipotesi quantomeno da prendere in considerazioni alla stato attuale…) produrrà meno entrate nelle casse nerazzurre e meno “appeal” presso i giocatori più bravi a trasferirsi sulla sponda giusta (è sempre e comunque giusta, per definizione) del Naviglio.

La partita di Sabato è perfino superfluo commentarla: finché l’Inter ha giocato per non prenderle ha fatto la sua onesta partita, è riuscita a creare qualche isolata azione (ricordo un bello scambio Milito-Motta e un bel cross al volo di Faraoni non sfruttato da Pazzini) senza rischiare granché. Per ammissione dello stesso Ranieri, quando ha voluto vincere la partita, inserendo Zarate al posto del ragazzo coi crampi, l’abbiamo presa in culo una volta, e potevano essere almeno due.

Se a tutto ciò aggiungete l’imponderabile, ossia espulsione di Zanetti per doppia ammonizione, la seconda delle quali genera un penalty ben parato da Julio Cesar, ed il già citato rigore sbagliato dal Pazzo nella guisa di cui s’è detto, si può ben capire il momentaccio vissuto dai ragazzi, e ancor di più la lunghezza del tunnel nel quale si sono infilati…

 

LE ALTRE

Juve e Milan fanno corsa l’una sull’altra, per ora accompagnate dalla sola Udinese che però non pare attrezzata per poter tener testa alle due odiatissime rivali. Si profila quindi un testa a testa bianco-rosso-nero, in un nauseabondo clima di restaurazione che speriamo non abbia altre metastasi in giro.

Il Napoli batte il Lecce e si rimette in pista dopo qualche gara di appannamento, in attesa del mercoledì di Champions.

La Roma sbrocca totalmente a Firenze, dove rimedia tre pere e tre espulsioni, alla faccia del proggetto. Mal comune mezzo gaudio, ma anche no, chè di cazzi ne abbiamo abbastanza in casa nostra…

 

E’ COMPLOTTO

C’è…c’è… anche in una giornataccia come quella di sabato, la ciccia qui non manca mai. Tra le sottigliezze che solo un malato come me può notare ce ne sono alcune che mi fanno persin piacere nella loro periodica manifestazione di sé: il perché i giocatori del Milan abbiano sempre gli anni “giusti” fino al giorno in cui passano al successivo, mentre quelli interisti dal giorno dopo abbiano già un anno in più, è un mistero della fede, o forse della prostituzione intellettuale. So che la spiegazione non rende l’idea, vado con l’esempio.

Due ipotetici giocatori di Inter e Milan nati entrambi il 10 Ottobre 1990: fino al 9 Ottobre 2011, quello del Milan avrà avuto 20 anni, mentre già dall’11 Ottobre 2011 quello dell’Inter ne avrà 22.

Altro esempio, letto per l’ennesima volta in questi giorni: il Milan è la squadra che ha mandato in gol più giocatori. Primato sempre molto importante secondo me, perché testimonia della varietà di modi per andare in gol e la non dipendenza da un solo giocatore. Ora, la seconda squadra di questa particolare graduatoria è la disastrata Inter di questi tempi. Ci sarebbe quindi ragionevolmente di che consolarsi, dicendo, va beh almeno quei pochi gol che segnano sono ben distribuiti. Invece no: Pazzini non segna a San Siro da Maggio, Milito è un morto che cammina, per Forlan chiamate pure la Fusetti.

Da buon ultimo, al 90’ della partitaccia di sabato –sulla quale, come si sarà capito, ho volutamente volato alto- Milito viene steso in area, anche se il termine più corretto sarebbe “stritolato”, tanto che la botta non gli consente di battere il rigore (vai a sapere cosa sarebbe successo, ma coi se e coi ma non si fa la storia, tanto per abusar di frasi fatte…). Quella merda umana di Caressa, vedendo il replay, riesce a dire  “palla piena, prende la palla piena”, prima che lo Zio gli faccia sommessamente notare che per lui quello è rigore. A quel punto fa il professorino e dice “beh in effetti il regolamento dice che se il difendente tocca la palla e poi l’avversario, e la palla rimane nella disponibilità dell’attaccante, allora è fallo”.

Ma vai a giocare a poker, vai…

 

WEST HAM

Anche gli Hammers vittime del sabatus horribilis: sconfitta interna con i colleghi di maglia del Burnley: il derby claret & blue finisce 1-2. Per fortuna perde anche il Southampton capoclassifica, e si rimane 2° a meno due dalla testa…

Il Faraone

Il Faraone