STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012

CLOSING TIME

INTER-CATANIA 3-1

Vittoria bella, allegra e serena nell’ultima giornata di campionato. Il Cholo Simeone torna a San Siro e riceve il doveroso tributo dal pubblico che l’ha amato per due anni e rimpianto per il biennio successivo, vedendolo giocare e vincere in maglia-Lazio dopo che lo scellerato Lippi lo mise alla porta “perché creava problemi in spogliatoio”.

Amarcord a parte, i ragazzi ci mettono l‘impegno, considerando quella contro il Catania la prova generale della finale di Coppa Italia di domenica prossima. L’applicazione è ripagata dai gol, a dire il vero favoriti da un Catania un po’ troppo svagato, e Pazzini può aggiungere due tacche alla sua Colt in meno di un’ora di gioco. Il primo gol arriva dopo un contrasto deciso di Kharja contro un non altrettanto volitivo avversario, che fa arrivare palla al Pazzo: esterno destro e palla sul palo lungo, talmente bello che dalla TV la mia prima impressione è che avesse segnato Stankovic. Dico questo perché, a mio parere, Stankovic è uno di quelli che i gol li fa sempre “belli”; di più: credo che lo stile di gioco dello zingaraccio dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio, visti gli ottimi fondamentali, la struttura fisica e la giusta cattiveria agonistica del soggetto in questione.

Chiuso l’inciso elegiaco nei confronti del Drago, torno al Pazzo per sottolinearne la gragnuola di gol (11) in soli 5 mesi: acquisto azzeccato, non c’è che dire, stante soprattutto la stagione balorda di Milito. Anche nell’ultima di campionato si è visto che il Principe cercava di segnare in tutti i modi, soprattutto dopo che il suo dovere l’aveva fatto con l’assist a Pazzini per il 2-0. E invece “ciccia”, è proprio vero che il gol più lo cerchi e meno lo trovi… Egoisticamente parlando spero che non sia convocato per la Copa America e che possa quindi farsi una bella vacanza e una preparazione come Cristo comanda, onde evitare l’ecatombe di stiramenti sofferta negli ultimi mesi… Stesso pensiero per il Cuchu, arresosi all’ennesimo guaio muscolare nell’ultimo allenamento, ma ancora ignaro della sorte che lo attende (“incerti i tempi di recupero” recita il copione in questi casi). Il concetto è ovviamente applicabile a Samuel, appena rientrato dopo un semestre di attesa causa ricostruzione del crociato, e al buon Capitano, eterno e indistruttibile quanto si vuole ma pur sempre prossimo alle 38 primavere…

Ovvio che la speranza di un meritato riposo per i “miei” campioni si mischi a una buona dose di egoismo, visto che “casualmente” abbiamo deciso di regalare a Panchito qualche giorno di salutare aria montana verso la metà di Luglio. E se uno dice “montagna” pensa subito al Trentino. E se uno dice “Trentino” pensa subito a Pinzolo, dove guarda caso i ragazzi si troveranno a sgambettare più o meno in quei giorni. Morale, quanta più gente non sarà convocata in Sudamerica, tanto più Panchito avrà occasione di vedere i suoi idoli da vicino.

Cosa non si fa per far contenti i bambini…

Tornando per un attimo ancora al match, resta da segnalare la sabongia con cui Nagatiello timbra il 3-0 (secondo gol personale e relativo inchino face to face con Zanna) e l’inguacchio difensivo (leggasi fuorigioco sbagliato) che permette al Catania di fare il gol della bandiera.  Triplice fischio finale e “liberi tutti”.

Per il Campionato ci vediamo a settembre; per la Coppa Italia ma racumandi…

  

E’ COMPLOTTO

Clima di smobilitazione, quindi poco da rilevare. Qualcuno dica a Caressa che Samuel si è infortunato a Novembre e non Settembre, e che quindi è rientrato in campo dopo 6 mesi e non 8; cazzate, lo so, ma per uno che si fa vanto di conoscere regolamenti e statistiche a menadito, e che non perde occasione per farne sfoggio saccente, beccarlo in castagna dà ancor più soddisfazione. Per quel che riguarda i cugini, rimando ai link condivisi in settimana per ribadire “certe caratteristiche”. Mi limito solo, ad abundantiam direbbero gli azzeccagarbugli, a esprimere il mio sconcerto per la sfilata del Meravigliuosi chez Dolce & Gabbana, per quella che era una vera e propria sfilata di moda con presentazione di book fotografico sui giocatori annesso. Ora, io capisco che al giorno d’oggi il calciatore abbia un impatto a livello di immagine che non può essere ignorato, ma vedere come la dirigenza del Milan cavalchi l’onda è una roba che mi disgusta ogni volta di più.

Per il resto, concludo dicendo che l’Inter ha il miglior attacco della Serie A, pur avendo segnato Milito solo 5 gol: ciò non toglie nulla allo scudetto rossonero –come già detto meritato-, ma fa capire che l’Inter c’è e ci sarà, a patto di non dare credito illimitato agli attuali campioni. Non facciamo come “quelli là” insomma, che hanno esposto l’immenso Maldini a figuracce indegne del suo nome facendolo giocare fino a 40 anni, con le ginocchia che scricchiolavano ad ogni passo…

Non vorrei insomma dover arrivare a citare il sommo: “appendi le scarpe al chiodo… meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!

 

LE ALTRE

L’Udinese stra-merita il quarto posto e festeggia, arrivando a rendere simpatico anche un pretino falso modesto come Guidolin. Di solito non lo reggo, ma è innegabile che abbia costruito un gioiellino, godendo anche della fiducia della società dopo le 4-sconfitte-4 nel primo mese di Campionato. Da vedere ora quanto il giocattolino verrà smembrato e come si presenteranno ai preliminari di Champions, dove il rischio di beccare qualche squadrone (tipo Arsenal, per dire…) comunque esiste. Ad ogni modo, giù il cappello ai bianconeri friulani, e sinceri complimenti anche a Reja. La sua Lazio è arrivata a un soffio dal 4° posto avendo una squadra che si è aggrappata a pochi giocatori di qualità (Hernanes, Zarate quando c’ha voglia, Mauri) ma che ha cavato fuori il massimo da tutti. ‘A Maggiga ripartirà dall’Europa League, forse con Ancelotti neo-licenziato dal Chelsea, mentre la Juve avrà la settimana libera, potendosi concentrare solo sul Campionato, con chierichetto Conte in panchina. Non dico altro per non maramaldeggiare…

 

WEST HAM

Tanto per non lasciar dubbi, l’ultima giornata in casa finisce con l’ennesima sconfitta: un bel 3-0 che non aggiunge niente alla tristezza di una stagione iniziata come l’Udinese (0 punti nelle prime 4 o 5 giornate) e continuata come la Sampdoria. Fate voi…

Gran bello!

Gran bello!

MIRACOLISSIMO

INTER-LAZIO 2-1

Bravi, c’è da dirlo. E fortunati, il che non guasta. Certo, a voler rompere i coglioni vien da pensare che se avessero giocato le ultime partite con la stessa garra, saremmo qui a parlare di un’Inter ancora in corsa per lo scudetto. Non che abbia mai pensato fosse davvero possibile vincerlo. Vincere il derby sì, e poi giocarcela punto a punto, ma quella era una speranza, non una convinzione. Certo, c’è modo e modo di NON vincere un campionato, ma questo porterebbe via tanto righe, troppo tempo e infiniti mal di pancia. Comunque, restiamo ai fatti e raccontiamo di una gran bella rimonta, dopo aver subìto il loro gol e giocato da metà primo tempo in 10 uomini.

E invece, sotto di un gol e di un uomo, con Milito agnello sacrificale per far posto a Castellazzi, la squadra si compatta, lasciando a Sneijder ed Eto’o il compito di inventare e allestendo una doppia linea massiccia e incazzata pronta a tamponare e ripartire. L’intenzione è premiata forse aldilà degli effettivi meriti, se è vero come è vero che i due gol arrivano su episodi isolati (splendida pennellata di Sneijder su punizia e gol di Eto’o dopo scivolone tragicomico del loro terzino).

Fortuna audaces iuvat, dicevano i latini, e spesso gli antichi ci azzeccavano.

Il centrocampo filtra e ripropone come nei bei giorni, Cuchu-Zanna e Deki (fino al 489° stiramento della stagione) girano bene, anche se il migliore, in tutti e 90 i minuti, è Nagatomo: il ragazzo pare in trance agonistica per quanto corre, sovrappone e addirittura sovrasta di testa avversari ben più prestanti di lui; la prestazione è tale da meritarsi il titolo di questa cacatella (“miracolissimo” pare essere una delle prime espressioni imparate da Yuto San ai tempi di Cesena).

Detta con la solita esterofilìa che mi contraddistingue, tra il nippico nanerottolo e il butterato del Delta del Po (alias Santon) attualmente non c’è paragone. Ne avremo ulteriore prova il prossimo weekend, quando i due potrebbero trovarsi sulla stessa fascia, uno contro l’altro. Staremo a vedere. Tornando al match, acchiappati pareggio e vantaggio nella guisa di cui si è detto, l’Inter poi è brava a resistere tanto quanto la Lazio è ingenua nel non saper approfittare dell’uomo in più, per non parlare della clamorosa ingenuità di Mauri che si fa cacciare (ristabilendo la parità numerica a metà ripresa) per uno stupido calcetto di reazione dopo fallo di Nagatomo.

Paradossalmente, le occasioni migliori i romani le hanno in 10 contro 10, con un clamorosa traversa di Kozac e un paio di incursioni di Dias. Nota di biasimo per i giardinieri di San Siro che, oltre a non riuscire a trovare una soluzione ad un campo che da vent’anni è indegno della tradizione di quello stadio, hanno anche la pensata di bagnare il prato dopo il riscaldamento dei giocatori, causando una ventina di scivoloni nel solo primo tempo, oltreché la ruzzolata fatale a Biava, che scarlìga (gergo tènnico milanese) proteggendo la palla e  aprendo un’autostrada ad Eto’o nel 2-1 interista di inizio ripresa. Va così, si vince e sinceramente parlando mi sarei accontentato del pareggio agguantato a fine primo tempo, visti anche i risultati dagli altri campi.

E invece, “rischiamo” di arrivare secondi, e magari di vincere una cazzo di Coppa Italia non sarà granché, ma che in ogni caso fa “spessore” ed è senz’altro meglio di un calcio in culo. Sempre che i gufi e le prostitute intellettuali non se la prendano troppo a male…  

E’ COMPLOTTO

La rabbia monta in settimana quando inizio a sentire aria di gufata. La situazione al fischio di inizio è questa: Inter 2 punti sotto il Napoli (impegnato a Palermo) e 3 punti sopra la Lazio, ospite di giornata al Meazza. La critica è unanime nel sottolineare il rischio dei nerazzurri di vedersi battuti e quindi raggiunti dai laziali, ma di fatto quarti visti gli scontri diretti che a quel punto vedrebbero prevalere gli aquilotti. Non uno che abbia paventato l’ipotesi di un’inopinata vittoria dell’Inter (giocava pur sempre in casa, era reduce da qualche sconfitta di troppo e doveva riscattarsi) e magari di un concomitante pareggio del Napoli in terra sicula, dopo che Delio Rossi aveva già sbancato l’Olimpico ai danni dei giallorossi solo 7 giorni prima. No: l’Inter doveva guardarsi alle spalle per evitare lo spauracchio dei preliminari di Champions, se non addirittura dell’Europa League.

E poi Eto’o, Milito e Pazzini messi insieme non segnavano da 168 giorni, mentre gli avanti della Lazio per 5 giorni sono addirittura diventati “i Fantastici 4”.

Sappiamo com’è andata (l’Inter vince, il Napoli perde, nerazzurri secondi e partenopei terzi).   Quindi sucate. Tutti.

Volete sapere i commenti che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire? Testuale: “L’inter batte la Lazio e consolida la sua posizione in classifica”. Passare da terzi a secondi adesso si chiama “consolidare”.

Voi invece vi chiamate sempre nella stessa maniera: Prostitute!  

LE ALTRE

Il Milan di fatto vince lo scudetto passando nel finale a Brescia. Non la seguo, e apprendo solo in seguito del leggero malore di Zio Fester Galliani al gol di Robinho… Se il prezzo per togliercelo di mezzo è un cazzo di scudetto, allora facciamoglielo vincere e siamo pari!

La Juve riesce nel capolavoro di rubare un rigore e farsi recuperare al 95’, mentre la Maggica batte il Chievo e si avvicina ai cugini. Dietro boccata d’ossigeno per Doria, Parma e Cesena. Bari (al 100%) e Brescia (diciamo 80%) salutano con l’altra mano la Serie A.

WEST HAM

Quel fighetta di FernandA Torres ovviamente aspetta proprio gli Hammers per svegliarsi: inevitabile sconfitta a Stanford Bridge ed altro colpo di badile alla fossa della retrocessione…

E' alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?

E’ alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?

SIPARIO

PARMA-INTER 2-0

E come nell’ultima pagina di un thriller dalla mediocre qualità e dalla discutibilissima trama, ieri sera si sono tirate le fila di quell’intreccio chiamato Campionato 2010/2011.

Le contemporanee sconfitte di Napoli e (per quel che vale) Inter, unite alla tranquilla vittoria del Milan, hanno di fatto scucito dai petti nerazzurri il vero “triangolino che ci esalta”, facendolo migrare dopo un lustro verso altri lidi, che per inciso non lo vedevano dall’a.D. 2003/2004. Quando si dice mentalità vincente…

Essendomi io dato il compito di parlare di Inter in queste trascurabili pagine, il sentimento che prevale dentro di me è quello della commossa gratitudine, aldilà dei Cristi tirati sabato e delle Madonne indirizzate a quasi tutti gli 11 nerazzurri schierati a Parma, campaccio storicamente infame per i nostri.

I ragazzi semplicemente non ne hanno più, ed in questo senso la gufata post Schalke (riuscirà l’Inter ad avere più rabbia del Parma sabato?) si è perfettamente avverata: non avendo benzina “fisica” da mettere in campo, l nostri avrebbero potuto farcela solo volando sulle ali di un entusiasmo che ha però traslocato verso altri lidi, lasciando i nostri alquanto avvizziti.

Leo cerca di dare una scossa tenendo a Milano Maicon e Thiago (troppo uggeggé in allenamento per i soliti ben informati, strategico turn over per il sottoscritto, stante la semifinale di Coppa Italia da giocare in settimana) e iniziando con Sneijder in panchina a beneficio di Kharja (e del Parma di conseguenza). Di fatto l’Inter si limita all’ormai solita traversa di Stankovic, tra i pochissimi a metterci gamba e cuore, mentre vede latitare tutti i suoi altri campioni.

Triste specchio dell’attuale condizione psicofisica dei nostri è l’azione del vantaggio Parmense. Cross dalla destra che Lucio lascia scorrere e che Nagatomo non controlla, palla all’altro esterno ducale che guarda in mezzo, dove il nanetto Giovinco è solo in area in mezzo a 4-5 interisti. In mancanza di alternative la palla arriva comunque al piccolo nano infame, che gira preciso sul palo lungo senza che nell’ordine Zanna-Cuchu-Lucio riescano ad ostacolarlo.

O tempora o mores…

Beccato il gol, si capisce che non c’è trippa per gatti, e nemmeno i cambi – pur logici- di Leo riescono a ribaltare la partita. Oddio, Wes nella ripresa al posto di Chivu è meglio di Kharja (che si sposta poco più indietro) e meglio del se stesso visto nelle ultime settimane, ma forse è solo la mediocrità generale dei compagni a farlo elevare al 6–. La staffetta Pazzini-Milito non cambia di una virgola il nulla prodotto in avanti, così come gli ultimi 10 minuti di Pandev al posto di Kharja. Qualche sussulto da campioni feriti c’è: il diagonale di Sneijder esce davvero di poco, e Milito sbaglia quello che è un rigore in movimento, pensando forse di essere in fuorigioco (diciamo così…).

La verità è che riusciamo ad evitare la goleada dopo che MocioVileda Amauri ruba palla sulla trequarti e piazza il destro a giro proprio sulla traversa. L’italo-brasiliano ha comunque modo di rifarsi poco dopo, scarpando in porta l’ennesimo assalto alla nostra retroguardia. 2-0 quindi, visto che Valdanito Crespo pare non voler infierire a pochi minuti dalla fine.

Basta così: il Parma ha fatto la partita che doveva, l’Inter la partita che poteva. La differenza sta tutta qui.

Passando a considerazioni che vanno oltre l’immediato, mi pare di poter dire (cit. Brunone Pizzul) che l’Inter quest’anno, esattamente come il Milan l’anno scorso, sia durata 3 mesi, da Natale a fine Marzo, pagando prima il putanoire post Mourinho-Benitez-no mercato-infortuni e scontando poi una rincorsa tanto entusiasmante quanto dispendiosa.

Ci sarà da tenerne conto in sede di mercato: Leo ha fatto vedere tante cose, positive e negative, e occorrerà capire come mantenere le prime e migliorare le seconde. Pur non essendone tuttora convinto, non vedo molto di meglio all’orizzonte (intendendo con “meglio” un allenatore che goda della fiducia del Sig. Massimo e possa quindi permettersi di lavorare con un minimo di progettualità e non con la valigia a bordo panchina, pronto a sloggiare dopo 2 pareggi). Sento di vaneggiamenti in direzione Madrid, fatti di figli re-iscritti a Lugano e di messaggini d’amore melensi e prontamente ricambiati. E’ ovvio che mi piacerebbe riavere Mourinho in panca, ma non adesso: adesso si troverebbe nella complicata situazione di dover giubilare, o quantomeno ridimensionare, molti di quei giocatori che con lui hanno vinto tutto, e non so quanto la cosa sia fattibile senza generare deliri schizofrenici (“ma come, 2 anni fa mi dicevi che ero il migliore del mondo e adesso mi dici di stare in panchina??”). La squadra, se non rifondata, va comunque generosamente ritoccata, ed ho già detto che occorrono almeno-almeno un difensore e 2 centrocampisti di livello (niente Mariga e Kharja, per intenderci). Se poi ci scappa altro, pure meglio.

Ancor di più, occorre far passare il messaggio a questa grande squadra che un ciclo si è fisiologicamente chiuso e che, nonostante molti di loro saranno nella rosa 2011/2012, sarà inevitabile scardinare determinate gerarchie ed introdurre facce nuove nell’11 titolare. In questo senso paradossalmente il finale di stagione fornisce ancor più prove a supporto della tesi testé esposta, nella speranza che le menti illuminate dei giocatori, messi di fronte all’evidenza dei risultati, possano essere “accompagnati” se non alla porta, quanto meno alla scoperta di questa nuova dimensione: la panchina.

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan vince facile contro una Samp che è in crollo verticale e che ora davvero rischia la B (sconto per Palombo e Poli? Lo so, sono uno sciacallo…). Detto della Roma che perde in casa con un Palermo rinfrancato dal ritorno di Delio Rossi, il big match di ieri sera lascia a bocca asciutta il Napoli che incontrava un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez ma che ciononostante sbanca il San Paolo con una partita di rara attenzione: trova il gol sostanzialmente al primo tiro in porta (Inler segna quel che potrebbe essere il gol che dà all’Udinese i preliminari di Champions e NON esulta??? Immaginare cosa c’è sotto è un’impresa non proprio titanica…), e poi si piazza dietro ma non troppo, pronta a ripartire comunque velocissima con Armero e Cuadrado, ben imbeccati dal loro centrocampo. Su uno di questi contropiede Denis segna un bellissimo gol di controbalzo e sembra chiudere la partita. Che invece riserva ancora l’emozione di un rigore sbagliato da Cavani e del gol dell’1-2 al 95’ con Mascara.

Morale, dal secondo al quinto posto è ancora tutto possibile, e in questo senso l’aritmetica dice che siamo più vicini al secondo che al quarto posto (anche se tutti -duole dirlo giustamente- accendono le sirene intorno ai ragazzi con gufate del tipo “l’Inter adesso deve stare attenta a non perdere tutto”). Staremo a vedere: in settimana doppio scontro con la Capitale (Roma in Coppa, Lazio in campionato)…

 

WEST HAM

Letale sconfitta casalinga contro l’Aston Villa, dopo essere passati in vantaggio a 90 secondi dal fischio d’inizio e aver sprecato milioni di gol nella prima mezzora. Ora la salvezza è poco più di un miraggio. Idioti.

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato...

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato…

FOR WHAT IT’S WORTH

INTER-CHIEVO 2-0

Cosa ci dice questa gradita ma insipida vittoria in un sonnolento sabato tardo pomeridiano?

Che l’Inter fa finta di mettere pressione agli avversari (che terrorizzati non trovano di meglio che vincere le loro partite); che facendo riposare qualche illustre cadavere (vedere alla voce Thiaghino), usandone qualcun altro a mezzo servizio (Deki, Sneijder), e dando fiducia a chi finora non ha fatto grosse cazzate (Yuto il nippico) quel che ne cavi fuori è una squadra che mostra un po’ di equilibrio: chi l’avrebbe mai detto… 

Per il resto non è che i ragazzi facciano sfracelli: un primo tempo di onesta mediocrità vede Eto’o e soprattutto Pazzini andare vicini al gol con due tiri in fotocopia (quello del Pazzo l’avevo visto dentro); la difesa, ritrovato Lucio a dar man forte a Ranocchia, è più coperta dal centrocampo e più sicura di suo, anche se, nella ripresa, lascia un paio di buchi per fortuna non “tappati” da Constant e Pellissier. Tra i due errori clivensi, il gioco al rimpallone premia il destro del Cuchu che di prima gira un’imbeccata di Maicon dalla fascia: il tiro è decente, ma la carambola sul terzino veneto è fatale per Sorrentino, che può solo toccare e rendere ancor più beffarda la traiettoria della palla: 1-0 a metà ripresa.

In chiusura, percussione centrale con Milito che tenta di avvitarsi in area e cadendo fa arrivare palla a Maicon: destro elementare e palla in buca per il 2-0 che chiude il match.

Poche volte ricordo di aver esultato così poco per una vittoria dei ragazzi, anche se, ripeto, cose buone tatticamente si sono viste.

Nelle settimane precedenti leggevo giuste considerazioni sul nostro allenatore, a cui si chiedeva semplicemente di non perseverare negli errori. Da questo punto di vista mi pare che possiamo essere contenti: un centrocampo iniziale con Cuchu-Zanna-Kharja-Deki avrà sì meno “piede” rispetto ai vari Motta e Sneijder, ma garantisce più corsa e più filtro. Nagatomo dietro a sinistra fa un partitone, alternando diagonali sapienti a ripartenze indemoniate, e garantendo soprattutto continuità e applicazione indefessa. Non sarà un colosso, ma sul nippico io insisterei, vista anche l’attuale pochezza di alternative.

Azzardando uno sguardo sul domani, ci presentiamo nella Ruhr sull’onda di questo roboante successo, e pronti all’impresa di spezzare le reni ai crucchi.

Togliendo le fette di salame dagli occhi e tentando di ragionare con lucidità, dico che il 4-0 di mercoledì è un qualcosa da non prendere quasi in considerazione: serve comunque andar lì e vincere, riscattare almeno in parte la faccia, tenere tutti sulla corda e non lasciare nulla di intentato in questo finale di stagione. Se lo Schalke deciderà di suicidarsi, noi dovremo essere pronti a maramaldeggiare senza pietà; in caso contrario, tensione a mille e avanti tutta, chè la stagione finisce tra un mese e mezzo e, mal che vada, c ‘è comunque una Coppa Italia da difendere e rivincere.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, vista anche la mia latitanza nel week end calcistico (detta in altri termini: non ho fatto i compiti!). Mi limito a segnalare la pavidità nell’ipotizzare un “caso-Ibra”, dopo che il genio guadagna un altro rosso diretto proprio nella partita (che peraltro non doveva giocare stante l’iniziale squalifica di tre turni) in cui tornava dopo il cazzotto di Milan Bari. Ovviamente è mistero sul “cosa” abbia detto al segnalinee, ma il silenzio è davvero assordante se comparato ad analoghi exploit di epoca interista.

Ricordo quarti d’ora infiniti persi per decifrare un labiale dopo un cambio di Mancini (con Ibra che secondo le vedove azzardava pure un congiuntivo mormorando “speriamo che se ne vada!” all’indirizzo di Ciuffolo). Ricordo i mal di pancia e l’atavica incapacità dell’Inter di gestire i propri campioni, il tutto condito da abbondanti dosi di saccenza e compatimento nei confronti del Signor Massimo “che è un brav’uomo, per carità, però…“.

Qui, da bravi cocker, ci si chiede se possa essere eccessivo parlare di “caso Ibra”. Traete voi le conclusioni…

 

LE ALTRE

Come detto vincon tutte: il Napoli sbanca un Bologna a cui manca solo la borsa frigo per suggellare il clima di vacanza anticipata (tanto di cappello comunque a una squadra che in sei mesi cambia tre presidenti, è pagata a cadenza quadrimestrale e ciononostante si salva a due mesi dalla fine del campionato); la Roma vince a Udine a 8 secondi dalla fine con un Pupone tornato ai massimi livelli, la Lazio al momento approfitta del regalo dei cugini e agguanta il quarto posto. Dietro la Samp si inguaia parecchio perdendo in casa col Lecce; è adesso a un solo punto dal baratro, e domenica fa visita al Milan.

Chiusura con monito che vale tanto per i cugini quanto per noi (sabato siamo a Parma, colleghi di pianerottolo dei blucerchiati): occhio alle squadre disperate…

WEST HAM

Becchiamo male a Bolton: 3-0 e poche storie. Nel weekend derby cromatico contro l’Aston Villa.

Un uomo.

Un uomo.

NON E’ SUCCESSO NIENTE

INTER-LECCE 1-0

Con calma e con ordine, come ripeto spesso a mio figlio quando fa l’indemoniato.

Con il derby da giocare alla prossima di campionato, ci troviamo esattamente dove la tabella-Mario stilata a Dicembre indicava che ci saremmo trovati, recuperando tre punti in uno splendido weekend di inizio primavera, quando ormai arrivarci a -5 sembrava inevitabile.

Invece succede che i cugini soffrano l’assenza di Ibra ancora più del dovuto, e che la difesa, pur capeggiata da Thiago-Silva-e-Nesta-la-Miglior-Coppia-del-Campionato, giochi alle belle statuine riuscendo a far segnare tal Goian, non senza aver alzato la manina questuando un fuorigioco inesistente.

Si chiama stile-Milan, chiedere a Baresi II per referenze.

L’Inter ha così l’incredibile opportunità di battere il Lecce in casa e portarsi a ridosso dei rossoneri: alla fine ce la fa, pur soffrendo più del previsto e giocando in maniera, diciamo così, speculativa. Ci pensa il Pazzo a risolvere la partita con un gol da bomber vero, più nella dinamica dell’azione che non nella conclusione vera e propria, in vero un po’ ciabattata anche se ugualmente efficace. Mano a “V” sugli occhi e pazzo-pazzo-gol a colorare una domenica di festa, che chiude la settimana di festeggiamenti del compleanno di Panchito.

Possiamo dire che l’Inter ha contribuito al genetliaco portando in dono un quarto di finale di Champions e un insperato avvicinamento alla vetta della classifica.

Non posso scendere più di tanto nei particolari tènnici del match non avendo visto che pochi riflessi filmati, ma come dico sempre “a me frega di vincere, il come –se non comporta illeciti- è secondario”.

L’attenzione ora si focalizza tutta sul derby del 2 Aprile, che ci vede come inevitabili favoriti dopo le ultime uscite dei cugini. Servirà tutta la capacità gestionale e motivazionale del Leo; il che dovrebbe farmi stare relativamente tranquillo, visto che è quello che sa fare meglio, con l’ulteriore vantaggio di aver allenato “quelli là” fino a pochi mesi fa, e di aver preso 6 pappine nei due derby ormai storici del 2009/2010. Dovrebbe sapere cosa dava più fastidio al Milan, dovrebbe sapere come metterli in difficoltà, dovrebbe, dovrebbe… Una cosa è certa: pausa nazionali a parte (una dozzina di giocatori se ne andranno per una settima nella in giro per il mondo, sperando di non rimediare pestoni), Leo ha il tempo per preparare quella che è LA sfida scudetto e far vedere a tutti che è un grande allenatore, e non solo un generatore di empatia e gestore di entusiasmo.

Non avremo Lucio, ammonito ieri per uno stupido fallo di mano; ma chiedere a Lucio di essere lucido è francamente troppo, e quindi Ranocchia-Chivu coppia centrale, con Maicon e Zanna ai lati. 

Facendo ragionamenti general-generici, Leo ha francamente fatto più di quello che chiunque avrebbe potuto chiedergli fino ad ora. C’è da concludere l’opera, battendo i cugini e poi proseguendo la striscia di successi. Nella mia classifica personale, se potessi vincere un solo trofeo quest’anno, vorrei lo scudetto in rimonta sui cugini: in Champions sono contentissimo di aver ri-battuto il Bayern in cerca di vendetta, e soprattutto di aver dimostrato quanto il DNA e la musichetta c’entrino un cazzo con l’effettiva forza delle squadre. Il Milan è uscito contro un Tottenham che era la metà di quello incontrato da noi nel girone, la Roma lasciamo stare, L’Inter, pur complicandosi la vita sia all’andata che al ritorno, è passata contro l’avversario più forte dei tre toccati in sorte alle italiane.

Ora ci tocca lo Schalke, e a essere onesti bisogna dire che difficilmente poteva andar meglio. Chiaramente spero di passare, per potermela poi vedere contro Chelsea o Man Utd ma, posto che la vedo durissima rivincere la coppa, per me l’obiettivo primario era andare più avanti delle altre italiane. Arrivare in semifinale sarebbe un obiettivo dignitosissimo e, a quel punto, sarebbe bello giocarsela non avendo niente da dimostrare a nessuno e potendo far leva su questa “leggerezza d’animo”.

Ma stiamo andando troppo in là. Ieri c’è stato il Lecce, “domani” ci sarà il derby. Una alla volta. Con calma e con ordine. I conti si fanno alla fine.

 

LE ALTRE

Non per sadismo ma per puro amore di analisi, vorrei dire ancora 2 cagate sul Milan: la cosa a mio parere “grave” della sconfitta di Palermo è che, preso il gol su una bambola collettiva dopo solo 10 minuti, non sia riuscita a raddrizzare la partita nei restanti 80’. Pato (poi uscito per una botta, il solito cuor di leone) e Cassano là davanti sembravano persi, con la squadra che proprio un quei momenti di scarsa lucidità pativa l’assenza di Ibra che, disprezzato quanto si vuole, in quei casi è davvero un’àncora di salvezza a cui aggrapparsi facendo spiovere lanci lunghi là davanti.

Siamo alle solite: se il Milan giUoca bene, può anche fare a meno di Ibra (si può discutere all’infinito sul significato di giUocare bene), ma in giornate balorde tipo sabato, uno come lui è di vitale importanza. Ad ogni modo mai fidarsi di quelli là, e ancor di più mai fidarsi dei nostri: l’ultima giornata è andata come meglio non poteva andare, ma conosco i miei polli, quindi piano a cantar vittoria…

La Juve, incredibile dictu, vince. Del Piero fa vedere che, in mezzo a una ventina di mezzi campioni, è ancora il più forte e di gran lunga. Paradigmatico il suo gol (davvero bello sia nell’azione personale che nel sinistro a giro) messo a confronto con l’azione di “Er Chiacchiera” Pepe, che scarta tutti due o tre volte, se stesso compreso, ma poi non riesce a tirare in porta. Poche balle, se sta minimamente in piedi e viste le alternative, Del Piero va fatto giocare sempre.

Per il resto, anche il Napoli approfitta e si avvicina a -3 dal Milan battendo il Cagliari con doppietta di Cavani. L’affare si fa grosso (come disse Rocco Siffredi) perché vincendo nel prossimo turno senz’altro scalerebbero una posizione in classifica, ma bisogna vedere se la Lazio sarà d’accordo.

Infine, ennesimo chapeau all’Udinese di Guidolin, allenatore che non amo, capostipite dei falsi umili e pretino sempre a un passo dalle lacrime, che però sta facendo girare la squadra come un motorino: si parla tanto e a ragione di Di Natale e Sanchez, ma questi sono 6 partite che non subiscono un gol. Ora stanno a -6 dalla vetta e giustamente continuano a giocare in completo relax, non avendo niente da dimostrare a nessuno.

 

E’ COMPLOTTO

Arrivo in casa giusto per assistere a questa scena: Ilaria & Co. introducono la partita dell’Inter ricordando i miracoli di Julio Cesar, definito migliore in campo, e adombrando sospetti sul gol di Pazzini. Che bello veder rosicare le solite facce…

Poco dopo invece non credo ai miei occhi. Si parla di Milan e una delle grafiche che appaiono sullo schermo recita testualmente “Crisi Milan”. Penso subito a problemi della parabola o a cattiva ricezione del segnale dal satellite, ma è tutto vero…

 

WEST HAM

Splendido 0-0 sul campo del Tottenham, subendo tanto ma avendo anche poche ma buone occasioni di fare il colpaccio. I ragazzi stanno migliorando!

(Peggiorare era difficile, questo lo riconosco…)

Aiuto: dopo l'"empatia", ecco il trenino dell'amore...

Aiuto: dopo l'”empatia“, ecco il trenino dell’amore…

BAYERN MUNCHEN (*), INTER AST (**)!!

BAYERN-INTER 2-3

(*) München: “forse” in lingua farsi.

(**) Ast: “c’è” in lingua farsi.

Partita pazza, titolo pazzo.

Prima considerazione: esultare sottovoce è difficilissimo, ma d’altra parte far pigliare un infarto a un bimbo di tre anni che per giunta è tuo figlio non è il massimo della vita.

I poveri cuscini del salotto hanno quindi assorbito lo il mio sfogo che, non potendo essere vocale, è stato fisico.

Tentando una sottospecie di analisi tènnica della partita, con gli occhi ancora annebbiati dall’adrenalina, possiamo dire che il Bayern ha sì avuto diverse palle gol, ma noi ci abbiamo messo del nostro mica da ridere…

Pronti-via e Pandev fa la prima delle 2 cose giuste di tutta la partita, imbeccando Eto’o sul filo del fuorigioco per l’1-0 tra le gambe del portiere. In tre minuti si annullano due settimane di ambasce e preoccupazioni sul come ribaltare una sconfitta casalinga. Siamo pari, si inizia adesso.

Peccato che, come e anzi peggio dell’andata, Julione decida che è tempo di cappelle, e su altro tiro non irresistibile di Robben la combina peggio di Bertoldo in Francia, facendo Ciccio-Saponetta e permettendo a Gomez di uccellare in porta l’1-1. Il bestemmione credo sia scappato anche a tutti i prelati interisti del globo terracqueo.

Poco dopo ci dice pure sfiga, perché su una delle prime (ma senz’altro non delle ultime) palle perse da Pandev la ripartenza tedesca trova il rimpallo malandrino di Thiagone  che piazza Muller davanti a JC, stavolta incolpevole nel raccogliere la palla in fondo al sacco. 2-1: tocca fare due gol in un’oretta, ma soprattutto è vitale non prenderne altri.

Fino a quel momento, i tedeschi si sono ritrovati due regali (uno del nostro portiere, l’altro della dea Eupalla) ma non hanno creato particolari problemi alla nostra difesa.

Da lì in poi invece, costretti ad attaccare per ribaltare il risultato, lasciamo voragini dietro e giochiamo confusi anche nei disimpegni che appaiono più facili. Julio torna campionissimo stoppando Ribery da solo in area, poi a momenti fa un altro frittatone in collaborazione con Ranocchia: l’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa, la palla rimane lì e Muller la tocca beffarda verso la porta: gli dèi questa volta ci assistono e la boccia ballonzola sulla linea per attimi che paiono infiniti, prima che la carambola tra nostro difensore e loro attaccante generi un “palo-interno-e-fuori” che mi fa perdere il primo dei 10-15 anni di vita smaltiti in meno di due ore.

Cervellotica anche la gestione dell’ultima palla del primo tempo, coi nostri che invece di sparare in area per vedere l’effetto che fa, cincischiano a metà campo facendosela portare via e generando l’ennesimo caos a 2 metri dalla nostra porta, con conseguente attacco alle coronarie di chi scrive.

L’intervallo porta come al solito qualche attimo di pseudo lucidità, e penso tra me che se già all’inizio non avevo buone sensazioni, appreso con incredulo sgomento dell’assenza del capitano causa attacco influenzale, adesso le percentuali di miracolo si affievoliscono col passare dei minuti. Eto’o davanti è troppo solo, Pandev dopo il bell’assist è stato francamente nullo, e il centrocampo pare non reggere il ritmo tedesco (Thiago e Cuchu al rientro, Deki in uno stato di forma “migliorabile”).

Inizia la ripresa e quantomeno loro paiono un po’ placati, o forse siamo più attenti noi. Fatto sta che la prima parata (ottima peraltro) di Julione arriva sul bel sinistro al volo di Gomez al quarto d’ora, e l’impressione generale è che i “tedeschi facciano i veneziani” e non siano più uniti e compatti come nel primo tempo. Tutti vogliono far gol da soli e giocano poco d’insieme.

Un segno? Forse; fatto sta che pochi minuti dopo, Sneijder rasoia in porta un destro dal limite, dopo essere stato sapientemente servito da Eto’o, a sua volta ben imbeccato da Coutinho. Sì, era entrato anche Coutinho: vista l’assenza di Milito e Pazzini ce la siamo presa anche coi bambini…

Il 2-2 cambia per l’ennesima volta il “morale” della partita: manca ancora mezz’ora, loro paiono aver dato il meglio e forse non sanno bene se arroccarsi a protezione del pareggio che li qualificherebbe o cercare il gol della sicurezza. Noi invece non abbiamo altre opzioni se non quelle di caricare sempre più a testa bassa, chè di calcoli da fare ce n’è pochi. Tocca segnarne uno e non prenderne. Pandev è bravo nel ricevere il lancio di Sneijder, ma dopo essersi girato liberandosi del marcatore tira alto sulla traversa: fa bene la cosa difficile, ma male la cosa facile. Per dire come ha giocato, dopo il tiro gli ho gridato “Bravo! Almeno hai tirato!”.

Siamo al serrate finale, con Wesley al tiro due volte: il primo è un sinistro largo, il secondo è un bel destro che sbatte sulla schiena di Pandev, che mi fa citare il Perozzi di Amici Miei quando incontra il figlio rompicoglioni nel corso delle sue zingarate “ma che, passi sempre qui te??”.

Devo dire la verità, ho anche pensato ad un’altra cosa nello stesso momento: con la stronzata che hai fatto (il tiro di Sneijder sembrava davvero quello buono) hai un solo modo di farti perdonare… Ma sono i classici attimi di lucidità in un mare di follia.

E invece, dato il tempo a Ranocchia di fare l’intervento salva-partita (solo contro tre del Bayern ruba palla ed esce in ripartenza manco fosse Beckenbauer!), Pandev si fa trovare al posto giusto dopo che Eto’o (ancora lui!) conquista un pallone a cui credeva solo lui e lo allarga sulla destra. Il sinistro del macedone è quello che tecnicamente definisco “a voragine”, e disegna un bellissimo arcobaleno nella notte bavarese, prima di infilarsi sotto l’incrocio alla destra di Kraft, portiere-sottiletta.

Momento catartico, il calcio è strano, proprio lui… Lascio a ognuno il proprio commento, fatto sta che gli ultimi minuti li vivo in piedi a 1 metro dalla tele, se non altro per pietà dei cuscini martoriati.

E’ finita, passiamo noi, con un’impresa vera e propria per come si era messa la partita. La goduria è massima, e rido di gusto sentendo Leonardo preso bonariamente in giro da Vialli-Caressa-Rossi (“adesso ci dirà che è un calcio di amore e cuore…”) e poi sentendolo definire testualmente “della Madonna” il gol di Pandev.

Non avremo mentalità europea, non avremo la Champions nel DNA, non ci emozioneremo sentendo la musichetta, eppure siamo tra le 8 migliori d’Europa. Noi.

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza...

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza…

TREMENDA VENDETTA

INTER-BAYERN 0-1 

Uno legge i nomi dei portieri e dice “va beh, almeno in porta dovremmo esser messi bene”. Loro hanno un certo Kraft che, formaggini a parte, non dice proprio niente; noi abbiamo Julio Cesar, che dopo l’infortunio è tornato sui suoi livelli da portiere top-top-top (cit. Mourinhana).

Abbiamo visto com’è finita: il crucco ha “fatto le uova” parando l’impossibile; il nostro, pur graziato da due legni, avrà toccato il pallone 3 volte in 90’ minuti, facendo la cappella proprio all’ultimo e spalancando la porta per lo 0-1 di quel pippone di Gomez.  Fino a lì è stata una partita che poteva finire in tanti modi diversi; l’Inter ha giocato peggio e, pur avendo un centrocampo più folto, non ha mai avuto le redini del gioco in mano, si è sempre fatta schiacciare dal loro pressing, non riuscendo quasi mai a dar palla ad un uomo già in corsa. Chi parla bene la chiamerebbe manovra asfittica, io dico che abbiam fatto cagare per buona parte dei 90’. Detto questo però Eto’o ha avuto due ottime occasioni, così come il Cuchu e Motta di testa nel finale. Il tutto senza considerare l’occasione più ghiotta di tutta la serata, capitata sul destro di Ranocchia dopo solo un minuto.L’interno destro gira, gira, gira, ma non abbastanza, andando a morire 10 cm a lato del secondo palo. Errore graverrimo, come si vedrà. 

L’assenza di un compagno di giochi per il Re Leone ha pesato come un macigno, costringendo Sneijder (benino) e Deki (maluccio) a fungere “da potta e da culo”, sdoppiandosi tra centrocampo e attacco senza particolari risultati.

Il fatto che in molti in tribuna siano arrivati ad auspicare l’ingresso di Pandev testimonia della gravità della situazione. Di mio ci aggiungo la solita sterile polemica: il prossimo che dice che “Eto’o deve giocare centravanti, perché sulla fascia si adatta ma non è il suo ruolo”, sarà costretto a visione ripetuta della partita di ieri in ginocchio sui ceci. Unica punta di ruolo, eppure lì a sfarfallare lungo le fasce laterali, lasciando il vuoto panico in mezzo all’area.

Come detto, avremmo potuto anche vincerla, perché alla fine le occasioni le abbiamo avute; probabilmente il risultato più giusto sarebbe stato uno 0-0 che avrei accolto ben volentieri, potendo giocarmi due risultati su tre al ritorno. Dall’andamento e gestione del match, sono stra-sicuro che anche il Leo puntasse a sfangarla qui e giocarsela in Baviera; non saprei come altro giustificare la cocciutaggine di tenere in campo un T.Motta ancor più lento del solito, che passa l’ultima mezz’ora a toccarsi sotto la chiappa destra, giocare da fermo e regalare passaggi agli avversari.

Lascio per un attimo spazio al tènnico che è in me: se proprio non vuoi cavarlo per mettere una punta, almeno fai entrare un Mariga qualsiasi a dragar palloni, all’insegna del vecchio detto “meglio un asino vivo che un cavallo morto”. A dirla tutta a momenti gli dice pure culo, al Leo, visto che nel serrate finale guadagniamo 3 o 4 corner e su uno di questi proprio Thiagone capoccia in porta colpendo il loro portiere che si ritrova la palla addosso senza nemmeno sapere come.

Come ciliegina sulla torta, poco prima si era fermato Ranocchia per problemi al ginocchio. Si spera niente di grave ma si teme problema al collaterale… La conseguenza è Kharjah a metà campo, Zanna dietro a sinistra e Chivu a scalare nel mezzo. Tutto pare andare avanti come prima. Anzi, come detto, il finale vede le occasioni migliori per i nostri, che poi però lasciano Robben accentrarsi e tirare da fuori area. Il tiro è balordo perché rimbalza mezzo metro davanti a Julione, che col classico senno di poi avrebbe fatto meglio a metterci i pugni e deviare in angolo. Il Renato Pozzetto de noantri invece va per la presa, ma la palla gli sfugge di quel metro che consente a Gomez –fino a quel momento non pervenuto- di arrivare per la ribattuta visto che JC ci mette una vita e mezzo a rialzarsi e Lucio pare preda di paralisi fulminante.

Morale: è andata malaccio, teoricamente ancora rimediabile perché, come detto, pur giocando peggio abbiamo avuto noi le migliori occasioni. Certo, avere una punta degna di tale nome da affiancare ad Eto’o sarebbe la manna dal cielo, ma onestamente non so se Milito riuscirà nell’ordine a) a essere pronto per il 15 Marzo; b) ad essere in una condizione fisica decente, e c) a non avere l’ennesima ricaduta dopo mezz’ora scarsa.

Come vedete, quell’ottimismo fresco e piacevole come brezza primaverile non mi abbandona mai.

 

PS la parola della serata, sentita da uno spettatore qualche fila più indietro. è un energico invito -rivolto a uno dei nostri- a pressare l’avversario: aggrédilo!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati... maledetta sottiletta Kraft!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati… maledetta sottiletta Kraft!

PAPA’ MI SCAPPA

 FIORENTINA-INTER 1-2

Partiamo dal vero protagonista della serata: dopo Inter-Palermo, il cecchino risolve la partita nello stesso modo, con tempismo perfetto e cogliendo tutti di sorpresa.

Il bello è che è ancora giovane e può crescere ancora, migliorando la naturalezza dei movimenti e fluidità di manovra di uscita.

No, non sto parlando di Pazzini, ma di Panchito.

Anche ieri, grossomodo allo stesso minuto della ripresa rispetto alla partita col Palermo, ha riproposto il pezzo forte della serata –che dà il titolo a questa sbrodola- e mi ha fatto assentare un paio di minuti, per tornare in postazione-divano con un simpatico 1-2 a campeggiare sull’angolo in alto a sinistra dello schermo. “Pancho…ma ha segnato l’Inter!” e lui, serafico “Eh sì” come a dire… cazzo credevi, pirla?

Morale, tre punti scolpiti nella roccia, che ci tolgono definitivamente quel fardello da malattia mentale del “dobbiamo recuperare delle partite, quindi in teoria saremmo qui in classifica, ma se non vinciamo siamo qui, o forse anche qui…”. Fine, siamo a -5 dai cugini, e -2 dal Napoli che non può essere trascurato, pur se ho i miei dubbi di una sua effettiva tenuta fino a primavera.

Inizia una fase di campionato con un calendario obiettivamente favorevole a noi e che avrà il suo apice nel derby del 3 aprile. La mia tabellina prevedeva (rectius auspicava) di arrivare a questo punto con 1 o 2 punti in più (avevo preventivato due pareggi a Udine e Torino e non zeru punti…) ma insomma siamo ancora lì, e la speranza, nemmeno tanto inconfessata, è ancora quella di poter vincere il derby e contemporaneamente agganciare i cugini. Certo, la differenza che passa tra la tabella e il far castelli per l’aere è sottile, quindi meglio non soffermarsi troppo.

Tornando a ieri, prendo atto della timidezza e spaesatezza  (che non si dice, ma mi serviva per la rima) di Nagatomo, che per tutto il primo tempo non sa bene cosa fare ed è ancora un corpo estraneo alla squadra: esemplificativa la sua posizione nel contropiede che porta al nostro 0-1: in pratica si butta nel mezzo e fa il centravanti (!) e pur creando scompiglio nella difesa viola (che infatti si auto-segna con Camporese) palesa una certa disomogeneità col resto della squadra. Poco da dire, va fatto giocare e rivalutato tra qualche partita.

Per il resto, Eto’o gioca molto lontano dalla porta, pur essendo protagonista nelle due azioni da gol (tocco in mezzo su cui come detto carambola il terzino viola e sapiente imbeccata per il 2-1 del Pazzo dopo aver ubriacato un paio di avversari), il Pazzo toccherà 4 palloni in 90’, ma riesce a metterne in buca uno; quel che non mi ha convinto è stato il centrocampo, troppo pretenzioso con Sneijder impegnato a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi e Cuchu-Deki meno affiatati del solito. In difesa Ranocchia fa un partitone, e Maicon si conferma “stampella mentale” dell’Inter: 10 anni fa buttavamo palla in avanti sperando che Bobo si scrollasse gli avversari di dosso e scaricasse in gol, adesso allarghiamo sulla destra e facciamo viaggiare il cavallo, salutandolo con “oh, ci vediamo tra 50 metri”. Lui fa il solito, cioè un partitone in termini di corsa-progressione-cross. Non chiediamogli di “pensare” da regista classico –anzi, proibiamoglielo proprio-, l’è no el so’ mesté… Peraltro è lui a sfiorare l’1-2 a fine primo tempo dopo bel triangolo con Stankovic in area.

Nella ripresa la Viola cala un pochino (nel primo tempo ha senz’altro meritato più di noi) e l’Inter pare crederci di più; dopo il nuovo vantaggio, sarà stato il mix propiziatorio Panchito-cesso ma sono sempre stato tranquillo, ragionevolmente sicuro che la vittoria non ci sarebbe scappata.

Nota di merito per Leo, negli ultimi giorni un po’ più barzotto e meno amico di tutti. Sia chiaro, non sarà mai uno sfanculatore di professione come i suoi 2 predecessori. No, Leo è un “amico del mondo” ed ha un approccio più uggeggé con tutti, però, essendo sveglio, ha cominciato a rendersi conto di quanto la gente non si aspetti altro che una caduta dell’Inter per azionare i comandi del cassone e rovesciare tonnellate di terra e fango sulle nostre candide vesti.

Dopo 13 anni di Milanello Bianco, welcome to hell, Leo!

 

LE ALTRE

Detto che mi dispiace sempre quando perde la Fiorentina (ancor di più con Sinisa in panca) gioisco per la mia “altra seconda squadra”: il Genoa vince il derby e può vantarsi del primato cittadino. Poco da dire sull’en plein delle italiane in Champions League: la Roma, poverina, è in piena crisi d’identità e il gommonaro Lucescu ci ha sguazzato bellamente, mentre il Milan-con-la-Champions-League-nel-suo-DNA s’è fatta uccellare in casa dal Tottenham che abbiamo imparato a conoscere a nostre spese, ma che nell’occasione aveva fuori la sua stella indiscussa (quel Bale che ha fatto piangere la nostra difesa due volte in 15 giorni) e un altro paio di “buoni” a mezzo servizio (Modric gioca gli ultimi 20’, pennellone Crouch segna all’80 giocando dopo un’infiltrazione). Vorrei tacere per umana pietà su Gattuso in guerra con tutti, ma non posso non rilevare qualche differenza con l’altro esecrando episodio che ha visto uno dei nostri (Chivu) protagonista pochi giorni fa: nel nostro caso si è trattato di un censurabilissimo black out di pochi secondi, giustamente punito con 4 giornate e simbolicamente (e credo anche pecuniariamente) condannato dalla società, che ha rinunciato a fare ricorso contro la sentenza. Ringhio –che per inciso adoro- ha una reuptazione di simpatico mascalzoncello che lo ha portato negli ultimi 10 anni a poter randellare e sfanculare tutti (avversari e arbitri compresi) perché “è fatto così, gioca col cuore ed è il suo punto di forza”.

Patetica poi la pantomima della “continua e gravissima provocazione dello squalo Jordan” (“Fuckin Italian Bastard”) alla quale il garibaldino Ringhio ha reagito da italiano colpito nell’orgoglio. Rimando a post migliori per una valida disamina degli eroi nazionali dei tempi moderni (http://www.bausciacafe.com/2011/02/16/heroes-letto-con-accento-scozzese/) e faccio solo presente che questa simpatica manovra arriva non dalla società A.C.Milan, ma dall’intiera stampa prona e asservita alla squadra del padrone: come dire, in Via Turati non devono nemmeno sporcarsi le mani, il lavoro sporco lo fanno gli altri…

Ah, chiusa finale: Flamini fa un intervento a piedi uniti che mette KO un avversario, costretto a uscire e rivisto in panchina con stampelle e borsa del ghiaccio stoicamente sporca di sangue. Roba che se lo fa Materazzi scatta la lapidazione seduta stante. L’italo-francese invece -altro esemplare della lunghissima tradizione di centrocampisti rossoneri spesso fabbri-ferrai e raramente sanzionati, iniziata con Albertini e Ancelotti e degnamente proseguita con Ringhio e Ambrosini- prima si stupisce del giallo, e poi riceve l’assoluzione in diretta dai commentatori che, sorvolando totalmente sui piedi uniti, si limitano a dire “mah…ha preso la palla”.

Ri-chiusa finale: ha segnato Raul! 70 gol come Inzaghi. Devo essermi perso i servizi celebrativi e la galleria di gol da 80 posizioni diverse…

Bomber della serata

Bomber della serata

GRAVISSSSIMO

JUVENTUS-INTER 1-0

La puzza di cacata è forte e pressante.

Il giramento di balle è a livello vorticoso.

Potrei tranquillamente incollare qui il pezzo scritto dopo Juve Inter dello scorso anno.

Domanda: ma i nostri non hanno ancora capito che contro di noi i gobbi (e Clouseau) fanno sempre la partita della vita? E se Leo l’anno scorso non c’era, 8/11 della squadra titolare è identica a quella di 14 mesi fa, e quindi in teoria consapevole del rischio “coltello-tra-i-denti”.

Eppure.

Eppure regaliamo un primo tempo fatto di sterile possesso palla, con annessa stronzata difensiva (Cordoba, vabbè che salti in alto, ma dove cazzo vai???) e niente altro, se escludiamo un’occasione per Pazzini dopo pochi minuti da catalogare alla voce “troppo bello per essere vero, nel dubbio la sbaglio”. Loro corrono come indemoniati e fanno la partita che tutti (tranne quelli in campo) si aspettavano, e la sola speranza è che non riescano a tenere quei ritmi per 90’.

Nella ripresa in effetti calano, pur avendo altre due-tre occasionissime con Matri (l’unica nota “positiva” della serata è che abbia segnato lui e non quella biscia impazzita di Toni, che più passano gli anni e meno sopporto); con l’andare della partita il baricentro si sposta sempre più dalle parti di Buffon, nonostante le solite carenze di fosforo di buona parte dei nostri (per la cronaca, ho contato 4 rimesse laterali consecutive consegnate direttamente agli avversari). Pazzini gira bene di testa: la torsione è scopadea (copyright quel pirla di Pellegatti, ma anche l’orologio fermo una volta al giorno segna l’ora giusta…), la palla però è colpita fin troppo bene, e finisce centrale tra le mani del camerata Gigi. A metà ripresa Leo decide di abbandonare il rombo e passare al 4-2-3-1 (cava Kharjah e mette Pandev), e dopo una decina di minuti fa entrare il nippico Nagatomo per spostare Zanna a centrocampo: questo vuol dire che esce il Cuchu, che -chi mi conosce sa- farei giocare anche con una gamba sola.

Oltretutto gli ultimi 20’ passano con la panchina che chiede ogni 3 secondi a Thiago Motta “come stai?“, e a quel punto mi chiedo perché non cambiare lui , restituendo il Cuchu al ruolo di “volante” davanti alla difesa. Ma, per essere onesti, è pura partigianeria calcistica, non credo sarebbe cambiato molto. Anche perchè, a ben vedere, l’occasione di pareggiare ci sarebbe, e pure ghiotta, ma Eto’o sbaglia nel momento meno opportuno il primo tiro dell’anno, spedendo sulla traversa un velenoso cross di Maicon che aveva attraversato tutta l’area, a portiere ormai battuto.

Battuta: roba che se ci fosse stato Muntari… (vedi Inter-Juve del Novembre 2008).

Come se non bastasse, 3 minuti dopo sempre il Re Leone cicca di sinistro un’altra palla a pochi passi da Buffon in uscita.

La Juve (duole dirlo) merita di vincere; per fare un po’ il WalterVeltroni di me stesso, potrei dire “ma anche l’Inter avrebbe meritato il pareggio”. Meritato forse è una parola grossa, ma certo quella cazzo di traversa sta ancora tremando.

La mia tabellina prevedeva 4 punti tra ieri e mercoledì. Imperativo a questo punto sbancare Firenze per far finta di crederci ancora.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia contro il Parma e torna alla vittoria dopo un paio di passaggi a vuoto.

Colpaccio del Napoli invece, che passa all’Olimpico contro una Roma in crisi. Bene la Lazio, che al momento ci ri-supera al terzo posto, e la Fiorentina che, in attesa del recupero con noi mercoledì, vince bene a Palermo in rimonta.

 

E’ COMPLOTTO

Mi concentrerò sul simpatico botta e risposta tra Sconcerti e Leonardo nel dopo-partita. La prima considerazione è che il giornalista sconcertante mena sfiga: nel pre-gara, a chi chiedeva a Branca un parere sulle ultime partite, il nostro si intromette chiosando “sì sì tutto bene, ma se stasera perde è tutto da rifare”. E quando Branca, invece che mandarlo a quel tal paese, minimizza dicendo “va beh questa è una battuta del Direttore” (ma poi, direttore de che?), quello cordiale come un ramo d’ortiche dice “no no, è la verità”. Dicevo del dopo-gara: Leo ha sempre questo approccio molto “Milanello Bianco” (“siamo sempre forti, va tutto bene, non è successo niente”) che sinceramente stomaca un po’ anche me; a Sconcerti infatti non pare vero di poterlo inchiodare (contando che l’ha fatto anche 7 giorni fa dopo la spettacolare vittoria con la Roma): “eh no Leo, lei non può dire che non è successo niente, questa sconfitta cambia tutto”. Vi dico solo che Leo gli risponde sogghignando “Oh, ma è la seconda volta che cerchi di litigare con me, ci sono problemi?”.

Aldilà della voglia di “altro-che-non-sia-Inter” di tutti i media, qui conta però riabbassare la testa e zittire la pletora di prostitute intellectuali a suon di vittorie, chè io da qua posso fare ben poco.

Provvedere please

 

WEST HAM

Eroica rimonta a Birmingham contro il West Bromwich Albion: da 3-0 a 3-3 (mancava solo la colonna sonora “perchè perché…” chiedete ai milanisti per dettagli…). L’incrocio di partite da recuperare ci pone provvisoriamente in un lussuosissimo penultimo posto. La scalata alla vetta è iniziata, Sir Alex, we are coming…

Quoque tu, Samu...

Quoque tu, Samu…