DUR COME ‘L MUR

ATALANTA-INTER 4-1

Che rende un po’ più l’idea rispetto al -pur più poetico- thick as a brick.

E poi siamo pur sempre in terra di magutti e maniscalchi. E’ proprio su uno dei loro celeberrimi manufatti che i nostri amatissimi ieri hanno tirato una craniata micidiale.

90′ minuti di nulla cosmico, con l’Atalanta che veniva giù da tutte le parti. Quattro pere in saccoccia e il nostro portiere che ne sventa almeno altrettante con parate clamorose.

Spalletti, forse per il campo bagnato, propende per i due “grossi” a metacampo, e quindi la zazzera improponibile di Brozovic ha come fidi scudieri Vecino e il bimbo di casa Gagliardini. Dietro, Miranda e non De Vrij, D’Ambrosio e non Vrsaljko. Confermati gli altri.

Partiamo male e proseguiamo malissimo. DAZN si pianta proprio nell’azione che porta al primo gol di Hateboer, e il mio timore scaramantico è tale da fissare inebetito la rotella che gira sul fermo-immagine del cross da sinistra.

Cazz… se è andato in bomba proprio adesso vuoi vedere che è perchè han segnato?

Il tempo di spegni/riaccendi e il sospetto diventa triste realtà.

Ma non è tanto il sifulotto in sè ad essere un problema (fate finta di credermi…): è piuttosto lo stato di morte apparente dei nostri, completamente alla mercè degli avversari, molto di più di quanto mostrato nelle pur tentennanti esibizioni di Champions col Barça.

Per farla breve, nella sintesi di primo tempo quasi finisco le dita delle mani nel contare 5 o 6 occasionissime e altre 3-4 solamente “normali”. Handanovic come detto ci salva in diverse occasioni, Miranda in ribatte in scivolata un tiro a colpo sicuro e Ilicic si traveste da terzino addizionale riuscendo a tirar fuori da mezzo metro a porta vuota.

Mi trovo a concordare con Cravero che dice “Paradossalmente di questo risultato deve essere contenta l’Inter, mentre l’Atalanta ha solo da rammaricarsi“.

La sola cosa su cui posso recriminare è un fuorigioco fischiato a Perisic, lanciato in velocità e fermato dopo che aveva superato il difensore ed era solo davanti al portiere. E’ una questione di principio, ma mi incazzo lo stesso: fallo andare avanti, diobono! Poi, se segna, vai a controllare se il fuorigioco c’era o no.

Guardacaso fanno vedere un solo replay (male allineato, non si capisce una mazza) e poi più nulla, forse travolti dall’andamento a senso unico della partita.

Epperò, a inizio ripresa, il giramento pallico continua, perchè una botta di culo ci porta a pareggiare su rigore con Icardi.

Ci troviamo quindi, senza nemmeno sapere come, ad avver raddrizzato la baracca (sempre per rimanere in termini di piccola impresa edile), e il mio borbottìo si fa spudorato nel mugugnare “vedi che a lasciare andar via Perisiccio facevamo il furto del secolo…“.

Per la cronaca, il rigore arriva da fallo di mano di Mancini su cui è perfino inutile discutere. Come forse già saprete, sono rigori che non fischierei mai (a mezzo metro dall’avversario, con braccio solo un filo largo, de che stiamo a parla’), ma sull’altare del fine supremo arbitrale -la certezza del diritto, la minimizzazione della zona grigia di interpretazione- mi va benissimo che vengano fischiati tutti, a favore o contro.

Tornando alle mie utopiche speranze, nulla di tutto ciò. La partita vive un quarto d’ora di fisiologico equilibrio, nel quale spero che i nostri si sveglino ed inizino a giocare. Oltretutto l’Atalanta perde un altro difensore, Toloi, schierando così l’intero terzetto di panchinari o supposti tali. Ritmi bassi, e la speranza che i Gaspe-boys abbiano finito la benzina si insinua nei meandri di casa…

Ripeto: nulla di tutto ciò. Il succitato quarto d’ora accademico viene fragorosamente interrotto dalla capocciata di Mancini, che riscatta il “mani” di inizio ripresa e inzucca in porta dopo essersi facilmente insinuato tra i nostri lungagnoni in difesa.

Potrebbe finire lì, perchè è chiaro a tutti che i nostri oggi non ci sono. In più, il jolly ce lo siamo già giocati col rigore.

Invece si va avanti, giusto per pigliare un gol in fotocopia buono per assegnare a Djimsiti il Primo Gol in Serie A e per far segnare il golazo al Papu Gomez, un altro che quando vede Inter si trasforma in un razzo missile.

E ADESSO?

Eh, bella domanda…

La partita della minchia doveva arrivare (non datemi del gufo, please: mi sono limitato a constatare il nostro stato di grazia nell’ultimo mese o giù di lì).

Citando il sommo tra i sommi, non c’è niente di male a cadere. E’ sbagliato rimanere a terra.

Il nostro problema è proprio questo. Come reagiranno i nostri alla solita partitaccia dell’anno. Saranno finalmente maturi abbastanza per digerire la sconfitta, farsi un bell’esame di coscienza e riprendere da dove eravamo rimasti?

Sarà invece l’ennesima spirale negativa che butta per aria le fragili certezze acquisite fin qui?

La pausa non aiuta, ed avremo due settimane di tempo per crogiolarci nel nostro dolore, mentre una dozzina di giocatori sarà in giro per il mondo a cercare di non combinare guai.

Alla ripresa si inizia col Frosinone, e poi nell’ordine Tottenham, Roma Juve, PSV e poi Napoli subito dopo Natale.

Lì inizia il vero deserto, e sono cazzi.

LE ALTRE

Vista la giornataccia, va ancora bene. Vero che il Napoli scula una vittoria nella piscina di Marassi, ma se non altro la Lazio non va oltre il pari a Sassuolo e il Milan -come prevedibile- paga dazio contro la Juve, con la chicca dello psicodramma di Higuain.

La Roma vince e recupera tre punti, ma per ora rimane a distanza di sicurezza.

Insomma, cerchiamo di vedere il lato positivo: siamo terzi a tre punti dal Napoli ed altrettanti dalla Lazio (anzi, mezzo di più perchè con loro abbiamo vinto lo scontro diretto).

E’ COMPLOTTO

Non posso non iniziare con un salto indietro di qualche giorno (vedi che dovevo aspettare a scrivere il pezzo sulla Cèmpionz?)

Ecco un sunto tardivo dei travasi di bile seguenti all’ormai iconico gesto:

Tacconi: “Io avrei dato un bel calcio in culo a Mourinho

Perrone: “Sarebbe il caso che qualcuno rifilasse un paio di scapaccioni a Mourinho

Nesti: “Le tre dita le immagino altrove

Per tacere di altre menti eccelse e celebri per la loro obiettività (Roberto Renga, Paola Ferrari).

Non uno che abbia capito -mi si passi il francesismo- che l’ultima cosa da fare quando lo si è preso in quel posto è agitarsi: così si fa il gioco del nemico.

E invece, dopo ormai 8 anni, sono ancora tutti avvelenati con la persona che, in meno di due stagioni, ha fotografato e battezzato la stampa italiana come meglio non avrebbe potuto. Questi, vuoi per coda di paglia, vuoi per rancore, se la sono segnata, ed ogni occasione è buona per minimizzarne meriti e vittorie e speculare su scivoloni e sconfitte.

Non meritevole di altro se non di una segnalazione en passant è la gufata ipocrita e finto-complimentosa del giornalista Sconcertante, che in settimana vergava il suo parere definitivo sulla partita di Bergamo e nel dopo partita era prontissimo a cambiare cavallo, parlando di Inter divorata dall’Atalanta.

Infine, faccio solo un accenno alla serataccia vissuta da Higuain, che non ho visto in diretta (non so mai contro chi tifare quando quelle due lì giocano contro), avendo di contro visto l’andata di Boca-River.

Il Pipita come detto ha sbagliato un rigore e ha poi definitivamente perso la brocca arrivando a farsi espellere nel finale. Umanamente comprensibile, tutti solidali con un signor centravanti che comunque la sua porca figura in una delle Juventus più forti di tutti i tempi l’ha fatta e che si è trovato a dover togliere il disturbo da un giorno all’altro stante l’arrivo del bellissimo e abbronzatissimo CR7.

Visto allora che avere il puntero de corazon, generoso e arrembante, ha anche dei lati negativi? Tutti a criticare Icardi per la freddezza e per l’essenzialità, ma scenate del genere non ne ha mai fatte.

WEST HAM

Insipido pareggio esterno contro l’Huddersfield che ci mantiene nell’altrettanto insipida posizione di metà classifica.

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Quattro fischioni presi, migliore dei nostri. Vedi un po’ come siamo messi…

 

AIUTO. SIAMO FORTI. NO PANIC.

PSV EINDHOVEN-INTER 1-2

Altra vittoria in rimonta, prova di maturità che -se fossimo un’altra squadra- non esiterei a giudicare “definitiva”.

Siamo invece condannati a dare conferme di partita in partita, e purtroppamente è giusto così.

Torniamo a casa dall’Olanda con tre punti di granitica importanza, in primis per la auto-consapevolezza del valore della squadra, e in secundis per la classifica del girone: sei punti di vantaggio sul Tottenham sconfitto a Londra dal Barça.

Volando basso, a mio parere è sugli inglesi che dovremo fare la gara per il passaggio del turno, quindi avere questo vantaggio dopo due sole partite è il meglio che poteva succedere. Tutto molto bene, niente ancora raggiunto.

La partita vede i nostri manovrare come ormai fanno da qualche tempo: palleggio dal basso, concedendo rischi e brividi in qualche disimpegno, ma con poche palle sparate in avanti alla cazzimperio. Non che la cosa mi affascini granchè: continuo a pensare di non avere in squadra Xavi, Iniesta e compagnia, e quindi nel palleggio insistito vedo sempre una quota parte di masturbazione calcistica e di rischio congenito di inciampo nelle primule. Se non altro, come si dice in questi casi, si vede la mano dell’allenatore.

Il primo tempo finisce 1-1, con loro a sfruttare bene una delle due occasioni avute (la terza è gentilmente offerta dalla coppia D’Ambrosio-Handanovic che non si capiscono su una palla strumpallazza). Il vantaggio delle “lampadine” è obiettivamente immeritato, per come l’Inter sta giocando e per le occasioni create: Icardi in tutto il match colpisce di testa tre-quattro volte senza la precisione necessaria per punire il non irreprensibile portiere. In un’altra occasione contende palla al loro stopper per poi servire Vecino che gira al volo alto di poco.

Insomma: giochiamo e creiamo. Di più: continuiamo a giocare e creare anche dopo il loro gol, ed è la cosa che apprezzo maggiormente. L’Inter becca il cazzotto ma rimane in piedi e continua a lavorare. Forse proprio grazie a questa attitudine, a fine tempo il Ninja dopo un paio di tentativi nella mezz’ora precedente, timbra il pareggio con un tiro dal limite dell’area. L’azione è diversa, ma ha qualcosa in comune con il bellissimo balletto concluso da Sneijder in una fredda serata di Kiev nel lontano 2010.

Mi fermo qui coi paragoni per non essere blasfemo…

Segnalo anche un possibile fuorigioco di Icardi in partenza di azione, non visto dal guardalinee e non rivedibile dal VAR, ancora assente in Champions. Non essendoci la controprova, lasciatemi l’illusione di dire che, anche in caso di annullamento per off-side, cazzuti come eravamo avremmo vinto comunque: nonostante quello, nonostante il palo olandese nel secondo tempo, nonostante il giallo ad Handanovic per uscita improvvida (ma non da rosso eh! non diciamo cazzate, caro Ravezzani).

La ripresa -appunto- fa riprendere le cose là dove erano state lasciate. E quindi ridaje con Icardi servito spesso e volentieri in area, con Politano a crescere di livello e Nainggolan a confermare i passi in avanti del suo stato di forma. Dietro De Vrij e Skriniar sono la rappresentazione plastica di ogni prima linea difensiva di qualsiasi sport: qui-non-passa-un-cazzo. Personalmente, uno spettacolo vederli saltare addosso a qualsiasi oggetto semovente e far ripartire l’azione con calma olimpica.

Poi vedi le pagelle della Gazza ed hai la certezza che #ladrogafamale:

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La Gazza in fattanza. Grazie a Il Malpensante per la segnalazione.

Il gol Maurito lo trova forse nell’occasione più improbabile: uno dei pochi lanci dalle retrovie su cui scatta in maniera diligente, con il difensore incollato e il portiere in uscita. Nove volte su dieci lo stopper fa blocco e il purté esce e para: stavolta i due cioccano l’un con l’altro, rischiando di travolgere anche Icardi che, però, resta in piedi, gira intorno e segna a porta vuota.

Due partite due gol per il Capitano. Peccato che in Campionato non abbia ancora segnato! (io sto scherzando, qualcun altro no… see picture for further details)

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CorSport in splendida forma. Grazie a Emanuele Vannucci per la segnalazione.

Piccolo inciso sul nostro: leggo con piacere delle lodi per la prestazione, e concordo sul fatto che abbia partecipato di più all’azione e che soprattutto nel finale sia stato utilissimo nel dare man forte ai compagni.

Lo dico a bassa voce: ha sbagliato una marea di gol, che rimangono il suo core business. Sarò qualunquista, ma preferisco l’Icardi che si estranea dalla partita per mezz’ora ma poi di gol ne fa tre a quello applicato e altruista che fa la spola e si sfianca a cucire giUoco. Ma hanno senz’altro ragione i tènnici e, per una volta che ne parlan bene, lasciamoli cantare.

L’ulteriore godura è vedere Van Bommel, che già maltolleravo da giocatore e che aveva ovviamente ricordato con piacere i suoi trascorsi rossoneri, stralunato a fine partita a rimuginare sulla sconfitta.

Ammetto di essere prevenuto, sugli ex milanisti e sul calcio olandese. Chiaro che di fronte all’evidenza dei fatti sono pronto a cambiare idea: i già citati Sneijder e De Vrij -per rimanere in ambito nerazzurro- sono stati e sono da me apprezzatissimi, ma in generale vedo in loro la stessa spocchia di chi pensa che la loro sia l’unica maniera di fare le cose.

E a me, sta gente, sta sul cazzo. As simple as that. So che lo sapete, ma è bello ribadirlo.

 

LE ALTRE

Dopo millemila anni, tutte e quattro le italiane in Champions vincono: e se Juve e Roma fanno semplicemente il loro dovere, il Napoli batte il Liverpool in quella che, da quel che ho sentito, è stato un partitone.

Chiaro che “Carletto” gode di ottima stampa (meritata peraltro…) e quindi nessuno ne parlerà mai male, ma sentire lo stesso Klopp riconoscere i meriti e la vittoria degli avversari è la miglior conferma di un successo pieno e convincente, aldilà del gol trovato allo scadere.

E’ COMPLOTTO

Mi sposto su questioni extra-Champions e  in pericolosi territori bianconeri.

Strana e sospetta la candidatura di Massimo Moratti alla presidenza della FIGC, proposta da Andrea Agnelli. Per certi versi mi ha ricordato le ultime elezioni a sindaco di Roma, in cui PD e Forza Italia non hanno fatto nulla di più del minimo indispendabile, pur di lasciare la patata bollente all’avversario di turno.

Cara Virginia, sentiti complimenti per la vittoria, e soprattutto… buon lavoro!

Fortunatamente, pare che il Signor Massimo stia andando verso un cortese ma fermo rifiuto e la cosa non può che farmi piacere.

Restando in ambito gobbo, singolare la levata di scudi a difesa di CR7, da giorni al centro di polemiche circa molestie sessuali o addirittura stupri avvenuti anni fa.

Al solito, non discuto il merito della questione (se mai sarà acclarata), quanto l’atteggiamento mediatico: lodevolissimo il garantismo militante di tutto l’ambiente, ma un tweet del genere da parte della Juve è quantomeno inopportuno.

Juve tweet CR7 2

Juve tweet CR7

Grazie a Zer0 TITULI per la segnalazione

Leggiamo bene tra le righe: la sostanza è che, se anche fosse vero (che ha stuprato una donna 10 anni fa! non che ha parcheggiato in divieto di sosta!!), lui è comunque una brava persona e un ottimo professionista, quindi ‘sticazzi.

Faccio la battuta ma nemmeno troppo: certo, se a parlare è il soggetto che patteggia la B ed espone scudetti revocati, non c’è da stupirsi della loro idea di giustizia…

Ma non basta: Report ci annuncia l’arrivo di una bella puntata che rimestola il pentolone -coperto con fretta sospetta- dei morti tra gli ultrà juventini. La puntata dovrebbe andare in onda il 22 Ottobre e vedremo l’effetto che farà.

Da parte juventina ci si affretta a liquidare la cosa come nota e arcinota, faziosa e poco aderente alla realtà.

Il can-can mediatico qua e là fa passare l’idea che tra le cause dell’addio di Marotta ci siano differenze di vedute tra lui e Andrea Agnelli circa la gestione della curva e relative agevolazioni. La mia impressione è che si voglia addossare tutta la responsabilità al Manager in uscita, in modo da rifarsi una verginità accomodata e andare avanti come se niente fosse.

C’era una bellissima battuta di Grillo, quando faceva ridere di mestiere e non come effetto collaterale, che riguardava i riflettenti ottici nei detersivi, usati per dare l’impressione di avere roba pulita mentre in realtà era solo più bianca.

La faccio breve e cito solo la frase finale:

E’ come se tu tieni le mutande sei mesi, poi le levi, ci dai una mano di bianco e dici “Guarda com’è bianca!” E’ bianca sì, ma sotto c’hai dei topi morti lunghi così!

Ecco, in questo caso non è nemmeno bianca, ma bianconera.

Per chiudere in bellezza e leggiadrìa, non posso non segnalare l’esordio del nuovo Monza, sconfitto a Ravenna sotto gli occhi benevoli del Geometra in buona compagnia. Che peccato, non hanno potuto fare il regalo di compleanno al Nostro-Presidente-che-ci-segue-sempre.

Hanno anche cercato di fare il colpo dell’Amore, chiamando Cassano che però -che disdetta- ha cortesemente declinato. Altro regalo mancato. Cribio!

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(Vado matto per i piani ben riusciti) A-Team

IL POTERE CATARTICO DEL VAFFA

INTER-FIORENTINA 2-1

Altra vittoria strappata con le unghie e coi denti, di fronte ad una Fiorentina tanto bella quanto ingenua.

Non ho problemi nel dire che un pari sarebbe stato il risultato più giusto, ma occorrerebbe approcciarsi al commento con la mente sgombra e senza pregiudizi (hai detto niente…).

L’Inter segna su rigore e su una dormita della difesa viola? Vero. Detto ciò, la Fiore pareggia su autogol, e il primo tempo vede Candreva, Icardi e Perisic confezionare tre azioni da gol nitide che solo la poca precisione dei nostri non tramuta in gol.

Brozo macina km come nelle ultime uscite, purtroppo non altrettanto può dirsi di Vecino che a ‘sto giro #laprende poco.

Lodevole l’applicazione di difesa e centrocampo, che per tutti e 90 i minuti cercano di uscire col palleggio da dietro, anche quando prudenza e buon senso farebbero propendere per il rinvio lungo. Le mie coronarie ringraziano anticipatamente per l’attenzione.

Nell’attività di sgombero dai luoghicomunismi e pregiudizi andrebbe inserito anche questo passaggio: buona parte dei pericoli creati da Chiesa & Co. arrivano da palle perse in costruzione dai nostri, un aspetto su cui senz’altro Spalletti dovrà lavorare.

Qualche flash sui singoli.

Sprazzi di gioco e intesa tra Icardi e il Ninja, che paiono -lentamente- carburare. Ancora in ritardo invece Perisic.

Candreva è il mio preferito nel primo tempo per quantità e qualità delle giocate, ma San Siro è un po’ come me, rancoroso e con una memoria elefantiaca: ecco che bastano un paio di cross sbagliati nella ripresa per riaccendere il gas sotto la pentola di fagioli del Primo Anello Arancio. Tempo 5 minuti e il ragazzo finisce in panca sostituito da Politano.

Oh, l’ex Sassuolo -così come Keita- deve ancora finire di convincermi: pochi errori ma anche poche giocate che giusfitichino la sua presenza in campo. Ma -come già detto- è italiano e quindi nessuno si lamenta del fatto che “ruba il posto a uno dei nostri ragazzi“.

Bene e molto la difesa, con la coppia centrale che si candida (lo scrivo sottovoce) ad essere la migliore del campionato, un terzino sinistro degno di tale nome (e non sapete quanto sia contento di ciò) e un dignitosissimo D’Ambrosio che -in attesa di Vrsaljko- si riscopre match winner di giornata dopo ottima combinazione con Icardi, in versione assist-man.

Non abbiamo messo a posto le cose perchè sono altre le partite in cui possiamo recuperare un po’ dei punti che mancano, ma abbiamo vinto soffrendo le ultime due (parlo di Campionato) e approfittato degli inciampi di qualcun altro per salire un po’ in classifica.

Mettiamola così: rispetto alle partenze sprint degli anni scorsi, passate a chiedersi usque tandem, quest’anno almeno non possiamo farci illusioni, essendo condannati fin da subito alla rincorsa.

Un po’ come la Prof di Filosofia del Liceo che al primo giorno di scuola diceva “andiamo avanti, chè siamo indietro“.

Te possino…

 

LE ALTRE

In attesa dei cugini (auguri di tutto cuore!), le altre vincono tutte ma era in preventivo. A ‘sto giro la partita cazzutiella -per quanto casalinga- ce l’avevamo noi.

Sabato Juve-Napoli dirà qualcosa di interessante, a patto di non far cazzate e fare il nostro dovere (Cagliari in casa, mezz’ora dopo la fine dello scontro al vertice). Idem dicasi per il Derby romano previsto sempre per sabato ma nel pomeriggio.

Vincere la nostra partita vorrebbe dire accorciare in classifica su buona parte delle nostre dirette concorrenti, in attesa che gli scontri diretti comincino anche per noi.

 

E’ COMPLOTTO

Mi scuso in anticipo, perchè non sarò breve.

Mi ri-scuso, perchè dovrò ricorrere al mai troppo elegante elenco ad minchiam, che fa tanto lista della spesa, ma che mi serve per saltare di palo in frasca. Un po’ come al Tg2 quando passano dal terremoto con morti e feriti alle tendenze per la moda autunno-inverno, cavandosela con l’immancabile “cambiamo decisamente argomento“.

Partiamo dalle ultime partite giocate, in particolare dalla nostra. Ora, a me la Fiorentina piace fin dai tempi di Baggio, è la mia seconda squadra da sempre e non cambierò certo idea, perchè dirigenti e presidenti passano, ma la Viola resta.

I media italiani invece li odio, anche da prima di Baggio alla Fiorentina, ma questo è anche superfluo ricordarlo.

Fatte le premesse (decidete voi quale maggiore e quale minore) arriviamo alla conclusione del sillogismo complottistico: buona parte del mondo pallonaro arriva a lamentarsi perchè il VAR ha dato un rigore sacrosanto.

Ripeto: un rigore sacrosanto.

Al sillogismo aggiungo una domanda retorica, che rimbomba nel silenzio assordante che arriva dalla Società:

ma noi, di preciso, quand’è che ci incazziamo?

Sentire Cognigni o addirittura il glorioso Antognoni lamentarsi perchè il rigore è stato assegnato per un tocco del polpastrello (come se facesse parte del piede e non della mano) fa ridere già di suo, ma quelli almeno sono parti in causa.

Se poi ci si mette anche la politica…

Condivido il loro disappunto per la casualità del fatto (cazz.. due cm più in là e non l’avrebbe presa) ma è quel che succede in buona parte dei rigori o dei casi di fuorigioco: come dice l’immortale Al Pacino, la vita è un gioco di centimetri, e così è il football, quindi -terminata la citazione da cinefilo- non rompete i coglioni: è rigore!

Oltretutto, faccio presente un fatto che non ho sentito rimarcare da nessuno: aldilà dell’eventuale cambio di direzione del pallone a seguito del tocco, nessuno si è più semplicemente chiesto come mai il cross di Candreva non arrivi nemmeno vicino al primo palo? Il traversone è fatto “normalmente”, non in precario equililbrio, quindi la forza impressa alla palla l’avrebbe fatta viaggiare ben oltre il punto in cui va a morire…

E come può essere possibile questo improvviso rallentamento senza un ostacolo che ne rallenti la corsa? Rispondete pletora di prezzolati!

Tutti muti con Sassuolo e Parma? Col Sassuolo sì, col Parma forse no. Senz’altro tutti pronti a cavalcare la stronzata del “l’Inter ha giocato male e deve pensare a quello, non al VAR“. Qui invece il VAR interviene, corregge la decisione sbagliata e quindi fa quel che dovrebbe fare. ed è scandalo, è compensazione, è all’Inter gira bene (cit. vedere per credere).

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Sapeste a me come gira…

Seconda parte dello scandalo: tutti ad abbaiare contro Asamoah perchè non è stato espulso dopo il calcione rifilato a Chiesa (grandissimo talento che però deve perdere l’istinto di buttarsi non appena osservato dal difensore). Anche in questo caso, nessuno che abbia detto che il primo giallo è quanto di più esagerato ci possa essere, col terzino che non vede neanche da che parte arrivi l’avversario, e che quindi non può essere accusato di averlo colpito intenzionalmente.

Per me abbasterebbe così, ma c’è di più: la punzia avrebbe dovuto essere per l’Inter, visto che il figlio d’arte scatta in fuorigioco nell’occasione. La cosa è stata segnalata dal solo Barzaghi di Mediaset, silenzio di tomba sul resto dell’etere mediatico.

Terza parte: I suddetti piangitori di professione (quanto il supposto carnefice è l’Inter, visto che -come ben sappiamo- quando le ingiustizie arrivano da strisce diverse il silenzio è imbarazzante) lamentano un rigore sullo stesso Chiesa che in area si lancia in direzione di Politano cercandone il contatto. Non è rigore, mai, così come non lo è quello su D’Ambrosio che cade un po’ troppo tardi per “convincere” l’arbitro, ma che almeno il colpo dell’avversario lo prende. Lì nemmeno quello. E’ proprio lui a tuffarsi verso l’avversario: la biscia impazzita 4.0.

Invece: scandalo per Chiesa, a D’Ambro a momenti va bene che non è stato ammonito per simulazione.

E ribadisco: la Fiorentina è parte in causa, e fa il suo mestiere. A voi decidere se fanno “i grossi” perchè tanto con l’Inter non succede niente, o se sono obnubilati dall’incazzatura della sconfitta.

Diverso è il discorso che riguarda la stampa. Sentire addirittura Condò ipotizzare una giustizia compensatoria tra il rigore fischiato e le scelte di Inter-Parma è un insulto alla nostra intelligenza, da parte di uno dei pochi giornalisti degni del mio rispetto.

Ma passiamo alle considerazioni sul VAR fatte -o meglio, non fatte- su altri campi, in particolare dalle parti di Torino.

Miralem Pjanic, grande giocatore a noi già noto per le vicende dell’ultimo Inter-Juve, ieri è intervenuto così su Krejci del Bologna. Giallo per lui, esattamente come giallo era stato per Vecino nel caso di Mandzukic. Allora però, il VAR aveva visto che il bimbo si era fatto la bua e quindi vai di rosso diretto, con tutto il piano inclinato alla merda che quella decisione ha generato. Qui invece tutt’apposto e, ancora una volta, silenzio sulla Gazza a riguardo (vedere per credere).

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Siamo messi così male che dobbiamo ringraziare Pistocchi (che rimane nei nostri cuori per essere il pierino che veniva bullizzato da Josè Mourinho e perfino da Raimondo Vianello): probabilmente, in quanto defenestrato da Mediaset, è finalmente libero di dire un po’ il cazzo che vuole e ci fa vedere questa roba qui, ignorata su tutti o quasi i media mainstream.

Infine, due accenni di Milanello Bianco. Sogghigno nel sentire Gattuso apostrofare il cronista di Sky “prima o poi la becco la spia che ti passa le notizie“. Arriva ad essere perfino simpatico nella sua ruspante ingenuità, Ringhio: non è colpa sua se ha passato vent’anni di carriera in un posto dove tutti si volevano bene e dove l’ultima cosa che un cronista voleva fare era cercare casini. Molto meglio lavorare di Ctrl C+Ctrl V, chè il lavoro era già fatto, facevi meno fatica e non davi fastidio.

Evidentemente, da quando Zio Silvio non c’è più, qualcuno osa fare il suo mestiere. Solo che da quelle parti non sono preparati e ci restano male…

Il secondo accenno mi tocca da vicino, visto che è ormai ufficiale l’acquisto del Monza Calcio da parte di Berlusconi, con Galliani ancora una volta fido scudiero.

“Ribrezzo” è stato il mio commento alla notizia.

Non sono mai stato un grande tifoso della squadra della mia città, forse perchè ha sempre gravitato in orbita rossonera (Stroppa, Costacurta, Galliani stesso, Dario Smoje “il nuovo Collovati” come disse o fecero dire a Capello…).

Da oggi in poi, in ossequio alla rivalità cittadina, potrei addirittura simpatizzare per il Como.

Devo solo trovare la risposta al simpatico coretto che ogni ragazzo monzese ha cantato almeno una volta sulla soave musica di “Sotto Questo Sole” (Paolo Belli/Baccini, estate 1989):

Noi c’abbiamo il Duomo, il Parco e l’Autodròmo e voi… un lago di merda“.

Sì, perchè a Monza si dice Autodròmo. Licenza poetica.

Il #Ribrezzo di cui sopra si riverbera anche nei contorni dell’operazione: il signing dovrebbe avvenire proprio in occasione del compleanno di Berlusconi, in modo da creare l’evento ed iniziare subito il processo di fustino-del-detersivo-da-vendere-ad-ogni-costo, vera specialità della ditta Berluscofester (Motivo per cui non metto nemmeno un link, chè l’ultima cosa che voglio fargli è pubblicità!).

Ribadisco.

Ribrezzo.

 

WEST HAM

Passiamo il turno in coppa di lega vincendo 8-0! Ok, era il Macclesfield, non il Real Madrid, but stil… eight bombolons!

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Il trenino dell’amore

BRAND AWARENESS

Chiedo scusa per il turpiloquio.

PREMESSA

So di avere già scritto un pezzo del genere in passato, ma credo sia opportuno attirare la vostra attenzione su alcune certezze granitiche ed immutabili della stampa sportiva (e non solo) italiana.

Lungi da essere cani da guardia del potere, sono invece per buona parte cortigiani del messere di turno.

Juve e Milan sono quindi soggetti da trattare con benemerenza, rispetto, subalternità, mettendosi sull’attenti anche quando si scrive.

L’Inter di contro è la palestra perfetta in cui far finta di essere il cronista coraggioso che non guarda in faccia nessuno e che non ha paura a criticare anche “i grandi nomi”, rassicurato dal fatto che nessuno ha mai pagato per le bugìe e le esagerazioni scritte sull’Inter.

Le ultime civilissime e -forse per quello­- sterili dichiarazioni dell’AD Antonello dopo l’ultimo Inter-Juve sono una muta conferma di quanto vado berciando.

GIGIO SI’, IL NEGRETTO NO

Ma andiamo in rigoroso ordine sparso a disseminare prove ed indizi di questo mio inconfutabile postulato. Partiamo da Gianluigi Donnarumma, dal suo attuale momento di forma e da un paragone con un caso assimilabile di circa 10 anni antecedente.

Non potendo la cronaca glissare sulla compilation di papere del nostro, noto che la gara tra i cronisti è quella -per l’appunto- di dare la notizia di cronaca, astenendosi però da qualsiasi giudizio di merito (Sopravvalutato? Pacco? In confusione?). E’ invece tutto un contestualizzare, ridimensionare, compensare con frasi del tipo “con l’errore passano in secondo piano le ottime parate fatte in precedenza”.

Ma ancor più di quello, è notevole la differenza tra l’atteggiamento dei media nei suoi confronti e quello tenuto nei confronti dell’ultimo grande talento (in)espresso dal calcio italiano prima di lui: parlo di Mario Balotelli.

Non sto qui a dire se Balotelli stia raccogliendo quanto il suo potenziale prometteva (no, è ovvio). Ne sto facendo un puro discorso mediatico.

Balotelli esordisce in A a 17 anni, con le stimmate del campione e in maglia nerazzurra, ma quasi da subito  -e forse per quello- inizia ad essere additato dalla stampa come bambino viziato, immaturo, provocatore. C’è gente che ne chiede il Daspo e che lo deferisce perché risponde con applausi ironici e linguacce a chi settimanalmente gli grida “non esistono negri italiani”. Si minimizzano i gesti da ragazzo normale quali i campi vacanza con il WWF o i gesti di generosità o disponibilità con i bambini.

Tutto ciò ovviamente finché è con la maglia nerazzurra, perché non appena il rosso si sostituisce all’azzurro, il ragazzo (“che-tifa-Milan-fin-da-bambino”) #èmaturatotantissimo.

Tornando ai giorni nostri, ed in contrapposizione, abbiamo un portierone la cui famiglia ha pensato bene di rimangiarsi la parola già data all’Inter per soddisfare l’altra squadra di Milano ancora con il ragazzo adolescente, per mettersi subito dopo nelle mani del procuratore più chiacchierato d’Italia e non solo. Il talento del giovanotto è indubbio, e come tale è stato prontamente messo in vetrina manco fosse una donnina di Amsterdam, in pieno stile MilanelloBianco.

E se le vette di tragicomicità erano già arrivate nell’estate scorsa, tra fratello badante assunto a un milione al mese ed esame di Maturità saltato “ma lui lo voleva fare ed è stato Raiola a dirgli di non farlo”, in queste settimane il circo prosegue, con i tifosi a rifiutarne la maglia e la Società che a parole lo difende ma nei fatti prende le dovute precauzioni (leggasi Pepe Reina).

Il giornalettismo italico si conferma crocerossina dei Meravigliuosi, contrappuntando le inevitabili critiche con abbondanti dosi di “però è giovane”, “le critiche vanno fatte in maniera costruttiva”, “la crescita passa anche da queste cose”, “alla sua età Toldo non era così forte” (e te pareva…).

CIAO NE’

Non che il lavoro di lingua sia meno pervicace sulle rive del Po. Del resto la lingua batte dove il potente siede, quindi avanti Savoia e madama la Marchesa.

Che una squadra che vince 7 scudetti di fila venga coperta di complimenti mi pare il minimo della vita. Che uno solo tra la schiera di commentatori adoranti abbia la schiena dritta per ricacciare in bocca al Chiellini di turno la minchiata dei “36 scudetti” è francamente imbarazzante. Non mi pronuncio sul colpo di genio di Tardelli che dice “va beh ormai li hai vinti, chissenefrega”

Ma se nemmeno la FIGC ritiene necessario intervenire, permettendo la perpetuazione di quel che è un falso storico da ormai un decennio buono, tornando di contro inflessibile censore di cori da stadio indirizzati contro un losco personaggio, perché mai dovrebbero essere i giornalisti ad ergersi a novelli Ceghevaradenoantri?

Chiellini, ne sono certo e ne ho anche le prove, è una brava persona, ma sentirlo dire che la Juve ha vinto contro tutto e tutti francamente non si può sentire. Anche qui: mutismo e rassegnazione su tutta la linea. Tutti impegnatissimi a negare l’esistenza dell’elefante nella stanza.

Sentire Adani (che pur apprezzo) rallegrarsi per il fatto che in Serie A nessuno si scansa e tutti se la giocano, fare i complimenti al Sassuolo per il bel percorso fatto dal 7-0 rimediato con la Juve fino alla bella vittoria a San Siro con l’Inter, è una cosa che offende l’intelligenza dei telespettatori e davvero mi fa venir voglia di disdire l’abbonamento.

Vedere come Mediaset sunteggia sulla carriera di Buffon, che finalmente pare essersi rassegnato a smettere, arrivando a parlare di “onore” e “obbligo di venerazione” e volando altissimo sulle inchieste UEFA dopo la figuraccia contro l’arbitro Oliver, ci dà ulteriore conferma della subalternità degli scrivani di corte nei confronti dei falsi rivali biancorossoneri.

FIND THE DIFFERENCES (IF ANY)

Altri esempi? Avanti, c’è posto. La finale di Coppa Italia, guadagnata dai cugini grazie al solito buciodiculo eliminando i nostri nel Derby e sconfiggendo la Lazio al 48° rigore, viene presentata dalla Gazzetta con 15 pagine (!!!) di giornale, più altre due dedicate all’addio al calcio di Pirlo, il che vuol dire 17 pagine di coma iperglicemico con storielle sullo “Stile Juve” e “Stile Milan”, su tanti doppi ex (che caso eh?) a raccontare di quanto sia stato bello giocare per entrambe, sulle relazioni tra i due Club.

L’elenco degli invitati alla festa trasuda inevitabilmente juvemilanismo da tutti i pori, ma ancora una volta fa impressione vedere quanta poca Inter sia rappresentata anche qui.

Per carità: fieri di non essere quella roba lì. Questo sempre. Però fa davvero specie, per l’addio al calcio di un giocatore che ha attraversato il lustro d’oro nerazzurro, non vedere nemmeno uno dei campioni interisti di quel periodo. L’eccezione è Materazzi, verosimilmente chiamato per la comune e felice militanza azzurra.

Per il resto, zero al quoto. Niente Zanetti (che con Pirlo ci ha anche giocato nella sua trascurabile parentesi nerazzurra), niente Milito, niente Stankovic. Niente. Il Triplete non è mai esistito. Damnatio memoriae. Meglio Storari, Pato e er Chiacchiera Pepe.

Bene così. Anzi, benissimo.

Il bipolarismo bianco-rossonero investe anche la memoria storico-fotografica, con queste due squadre ad essere citate ben oltre i loro effettivi meriti, e di risulta l’Inter ad essere ignorata ogniqualvolta non sia proprio impossibile farlo.

L’esempio principe (e l’orrendo gioco di parole per una volta non è voluto) è il mancato Pallone d’Oro a Milito nel 2010, la cui maglia evidentemente non era così trendy da meritare l’attenzione della stampa sportiva europea.

L’ultimo in ordine di tempo -senz’altro assai meno importante ma comunque sintomatico- è l’elenco di paragoni con la beffarda punizione di Politano di sabato sera.

Tutti pronti a lavorare di memoria selettiva: “Come Pirlo! Come Ronaldinho!”.

E io che, mesto mesto, mi rivedevo la pelata di Snejder a Mosca in un quarto di finale di Champions del 2010… Ma si vede che alcune punizioni, come i maiali di Orwelliana memoria, sono più uguali di altre…

L’Inter vien buona solo per rimpiangere i vecchi tempi andati, per millantare di quando Moratti si faceva sentire in Lega (questa fa già abbastanza ridere così), con le vedove si rammaricano non dell’assenza del Sig. Massimo in quanto tale, ma del Morattismo applicato alla stampa. Vero caro Bruno Longhi millantato interista?

Bello quando si poteva scrivere tutto e il contrario di tutto sull’Inter, per far vendere qualche giornale in più, fare infuriare i tifosi nerazzurri (bene o male purchè se ne parli, diceva quel tale) e far sogghignare i lettori tifosi delle altre strisciate.

Chissà, qualcosa alla lunga potrebbe cambiare, qualche avvisaglia c’è. Ma, al solito, non vi aspettate gli araldi e le trombe ad annunciarlo urbi et orbi.

NOVUS ORDO SAECLORUM

Occorre da parte nerazzurra un impegno mediatico gigantesco, la restaurazione (o meglio la costruzione da zero) di una memoria storica condivisa da tutti i tifosi di calcio, non solo interisti.

Nella scala di priorità della cosa più importante tra le cose non importanti, il primo posto dovrebbe essere occupato da quello che l’orrendo gergo aziendale definisce Brand Awareness: ricordare al mondo perché l’Inter è importante, quanto sia stata grande negli anni, quanto importanti siano state le sue vittorie.

Se poi avanzasse tempo e spazio, sarei disponibile a precisare quali ostacoli abbia dovuto affrontare per raggiungere le succitate vittorie e quanto spesso le sia stato impedito di farlo.

Ma qui torno ad essere il solito rompicoglioni, quindi mi taccio…

INTER.110

SHIT HAPPENS. AGAIN. AND AGAIN. AND AGAIN…

INTER-JUVENTUS 2-3

Leggete questo.

E questo.

Aggiungete qualche parolaccia a piacere, cuocete a fuoco lento ed avrete servito tutto il mio disappunto per la partita di sabato.

Che non segna solo l’ennesimo anno di mancata qualificazione alla Champions da parte della mia amatissima squadretta, ma anche -se non soprattutto- la restaurazione di un regime che, se mai davvero scomparso, è tornato in tutto il suo splendore a dar traccia di sé.

Poi è ovvio che, nel gioco delle cose, noi si reciti la parte della vecchietta totalmente estranea ai fatti che si trova nel bel mezzo della rapina in banca e finisce scaraventata a terra con le mele che rotolano fuori dalla sporta della spesa.

La Juve rischiava di non vincere il Campionato, e qualcosa andava fatto: noi abbiamo recitato la parte di quelli che in tempi bellici moderni vengono chiamati cinicamente effetti collaterali.

[Mi scuso in anticipo per l’infelice paragone, lo so anch’io che le vere tragedie sono altre.]

Questo fa parte di quella fisiologica quota-sfiga che pare essere connaturata ai nostri colori, perfetto contrappasso dell’ancestrale buciodiculo dei colleghi cittadini, buona giusto per far abbaiare i luogo-comunisti di turno nel dire “vedi che alla fine tutto si compensa?”.

Da dove cominciare, dunque?

Da un’ammissione di colpa, o forse di merito. Sono da sempre attratto dalle liste, dagli elenchi, dalla quantità, dalla produzione -anche ridondante- di prove a supporto della propria tesi. Penso che il labor limae sia un lodevole strumento artistico e ancor più letterario, ma che utilizzarlo in determinate occasioni faccia perdere di vista importanti dettagli.

Ci torno, come diceva la mia Prof di italiano al liceo, quando si riprometteva di dare una risposta (che evidentemente al momento non le sovveniva…) ad una domanda posta dallo studente incuriosito di turno.

L’altro punto di partenza ha un retrogusto di déjà vu: stiamo leggendo in questi giorni tante frasi che girano nell’aere mediatico e calcistico da decenni, e alle quali abbiamo finito nostro malgrado per abituarci.

Ci arriva anche il Corriere, a chiedere uniformità di giudizio e dando la sveglia al Palazzo arbitrale.

Io, paranoico e rancoroso, reagisco pavlovianamente a frasi equivoche quali “…il sospetto… non fa gioco alla stessa Juve, perchè non ne ha bisogno“. Ecco l’ennesimo elemento di contatto con il ventennio scorso: quante volte abbiamo sentito i Tosatti di turno dire che “tanto la Juve vincerebbe comunque, non ha bisogno di questi aiuti“? Quindi in buona sostanza perché lamentarsi? Tanto avresti perso in ogni caso.

Diobono, la favoletta di “al lupo al lupo” dovrebbe insegnare che occorre diffidare da chi abbaia alla luna senza prove nè indizi, e invece -per deduzione- a dare ascolto a chi mostri una realtà pericolosa e deviata con dovizia di particolari.

Certo, a patto di essere in buona fede e non avere interessi confliggenti.

Hai detto cotica…

Odio autocitarmi, ma qui non posso non farlo: ecco il sunto di quel che scrivevo in stagioni decisamente più fertili delle ultime:

Per non sporcarsi le mani e giocare alla verginella che dice “io sono più forte di tutto e tutti” devi essere -appunto- molto più forte dei tuoi avversari. Un po’ come quando alla Play giochi col Real Madrid contro la Civitanovese e decidi che vuoi vincere facendo segnare solo il portiere.

Questo è quel che quella Inter era: molto-più-forte-di-tutti. Non per questo “potente” e “amica del palazzo” (e quando mai…), ma comunque corazzata per respingere anche i loro tranelli.

In condizioni diverse da quella, e quindi con un divario tra le squadre assai più contenuto, le eventuali bucce di banana su cui una squadra può scivolare (infortuni, sviste arbitrali, tutto ciò che è esogeno rispetto al Club) giocano ahimè un ruolo decisivo.

Ha un bel dire Massimo Mauro al Club a sostenere con pervicacia l’irrilevanza degli errori arbitrali, “perchè tanto l’Inter la stava vincendo e meritava i tre punti“: quello è talmente ottuso che potrebbe davvero credere a quello che dice, poveretto, ma è ovvio che giocare un’ora e un quarto in 10 vs 11 non può non lasciare effetti su chi in campo ci resta.

Ecco quindi perché rischia di essere limitante identificare l’arbitraggio di Orsato con la sola (per quanto grave) mancata seconda ammonizione di Pjanic.

Così come la stagione 1997/1998 è passata alla storia come “quella del rigore di Iuliano su Ronaldo”, e quella del 2001/2002 come “quella del 5 Maggio”, dimenticando una dozzina di episodi altrettanto clamorosi, il rischio della estrema sintesi è che tutto si riduca ad un -pur importante- singolo errore di valutazione.

Vi chiedo pazienza, ma l’elenco delle malefatte non può ridursi alla punta dell’iceberg.

Mettetevi comodi, e perdonate lo stream of consciousness. Non ho la lucidità, la capacità ed il tempo per fare l’analisi precisa, puntuale e ordinata che il momento richiederebbe.

Orsato è noto a tutto l’ambiente calcistico per essere “uno che fa giocare e fischia poco”. E infatti il colpo di Vecino lo vede, lo fischia e lo punisce con il giallo. Scelta per me corretta. Poi apprendiamo che Mandzukic sanguina e che questo potrebbe essere il motivo per cui è lui stesso a chiedere di poter rivedere il fallo al VAR.

Salcazzo. Come al solito l’omertà di tutta la classe arbitrale ha l’unico effetto di alimentare quanta più dietrologia possibile a seguito di ogni loro decisione. Due parole al Capitano che spieghino ‘sta cosa no? Due parole dopo la partita nemmeno? Sembra di essere tornati alle prime edizioni di Amici di Maria de Filippi, quando l’ineffabile Chicco Sfondrini annunciava di settimana in settimana nuove aggiunte al regolamento, totalmente ignote fino a quel punto e capaci di stravolgere la gara in corso.

Ma quello, checcazzo, era un mediocre talent show, di dubbio gusto come tutti i suoi esemplari.

Questo dovrebbe essere sport, non intrattenimento.

Vabbuò, cosa fatta capo ha: ci tocca giocare 75’ in 10 vs 11 (non dico 12 o più perché so’ signore).

Resta un fatto, chiaro, incontrovertibile: l’espulsione dice a tutti che siamo in una partita con una conduzione arbitrale severa, rigida, inflessibile. Signori non mi fate incazzare perché qui fischio tutto e vi faccio un culo così.

Oh! Come no…

E se con immenso sforzo posso anche essere d’accordo nel vedere differenze tra l’intervento di Vecino e quello di Barzagli su Icardi a metà ripresa, nulla mi toglie dalla testa che l’intervento di Higuain su Rafinha sia del tutto simile, e come tale passibile di rosso diretto. Se la memoria non mi inganna, nemmeno fallo perché il prode fischietto (fratello di cotanto genio) dà il vantaggio.

Ci sono poi due altri interventi totalmente ignorati dall’arbitro nel primo tempo: Cancelo punta Alex Sandro ma non riesce a saltarlo perché quello gli mette un gomito in faccia (fallo+giallo per qualunque bipede pensante, nel dubbio il prode Orsato lascia giocare). Da notare che, al 77′, Alex Sandro vedrà comunque sventolato in faccia quel che avrebbe dovuto essere il secondo giallo della serata. Poco dopo Perisic fa la stessa cosa con Cuadrado -già ammonito-, che fa palese ostruzione. Intervento furbo e non cattivo, quindi non da giallo, ma punizione solare non fischiata.

La cosa mi fa vieppiù incazzare perché mi costringe ad essere d’accordo con Caressa quando dice che Orsato, sicuro di sé fino a sconfinare nella presuntuosità, decide di non voler dare il minimo adito a sospetti di “cartellini riparatori” o fischi in cerca di compensazione. Inutile dire che nessuno chiede questo: si vorrebbe semplicemente che episodi simili venissero giudicati in maniera simile.

La certezza dell’impunità è tale che Allegri, tutto fuorchè uno sprovveduto, non fa quel che ogni altro allenatore di buon senso farebbe. Fiutata puzza di bruciato, mi sarei aspettato un paio di cambi già nell’intervallo: fuori Cuadrado e dentro Lichtsteiner, fuori Pjanic e dentro Bentancourt. Sono in vantaggio di un uomo e di un gol, i miei rischiano di farsi cacciare, fammi correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Macché… i nostri avversari giocano con la serenità e la certezza con cui convivono da sempre. A loro, in Italia, nessuno fa del male.

E non servono i sorrisini nel dopo partita per avere conferma…

Tornando a Pjanic, il nostro si becca il primo giallo per un fallo commesso subito dopo intervento falloso fischiato a Higuain in attacco e per successive proteste. Ha quindi poco da lamentarsi del fatto che “Il primo giallo è eccessivo” e da plaudere al “buon senso” di Orsato che parrebbe non averlo cacciato come gesto riparatore. Questo è quel che dice lo juventino, all’insegna di quel margine di interpretazione, di quella sensibilità che abbiamo capito essere tanto cara alla Vecchia Signora.

Oltretutto, quando ha la geniale pensata di saltare in braccio a Rafinha, il centrocampista bianconero dovrebbe essere negli spogliatoi già da un po’, avendo fatto a inizio ripresa un secondo intervento da giallo, già preoccupantemente rimosso dalla memoria collettiva di molti di noi (voi).

Il fatto che Orsato, in occasione della “madre di tutti i falli” si tolga la soddisfazione di ammonire per proteste il nostro unico giocatore diffidato (D’Ambrosio), ci riporta alla considerazione iniziale della nostra quota-sfiga che in qualche modo dobbiamo sempre pagare.

Andando avanti, gravissimo il rigore non fischiato a Barzagli che frana su Icardi in piena area di rigore dopo l’anticipo dell’argentino che tocca nettamente la palla. Ma ancor più di questo, è incredibile che ancora a 48 ore dalla fine del match siano pochissimi a ricordarlo.

MORALE DELLA FAVOLA?

Scusate la banale semplificazione, ma il sunto di questo sfogo disordinato è questo: Vecino è da rosso? Forse, per me no ma diciamo di sì.

In ogni caso, con un arbitraggio normale, Pjanic va sotto la doccia ben prima dell’11’ della ripresa, lo stesso capita a Higuain (vedi pestone a Rafinha) e Barzagli, che abbandonerebbe il campo avendo anche causato un sacrosanto rigore. Da buon ultimo, al 77′ anche Alex Sandro sarebbe sotto la doccia. Tutto a-stretti-termini-di-regolamento.

Questo quel che ha detto la partita.

Una partita che, come tante altre contro la Juve, arrivo ad essere orgoglioso di aver perso, se perdere significa vedersi presi per il culo da chi dovrebbe garantire equità e rispetto delle regole.

Onestamente, non capisco come facciano certi juventini a festeggiare dopo vittorie del genere. Dico “certi” perché ho già avuto dimostrazioni dirette di bianconeri imbarazzati o quantomeno autoironici sulle ultime malefatte degli arbitri nostrani.

Eppure guardo Agnelli e Nedved in tribuna e non so se provare più pena o disprezzo per loro. Evidentemente non si rendono conto di vivere in un mondo parallelo. Lo dimostra l’incapacità di gestire situazioni avverse nelle poche occasioni in cui si sentono in credito con il fato o le scelte arbitrali (credito millantato, come sappiamo).

Torniamo alla partita per dire che poi, poi e solo poi possiamo parlare degli sciagurati cambi di Spalletti, del fallo non sanzionato a Skriniar su Higuain lanciato a rete e della facilità con cui la Juve, trovato il pareggio, è riuscita a segnare il 3-2.

Lungi da me voler difendere un giocatore palesemente inadeguato come Santon (vattene via Davide, fallo per il tuo bene e anche per il nostro), non può essere lui il colpevole della sconfitta. Lui fa quel che -purtroppo- gli capita spesso: è al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma è come criticare l’ultimo frazionista per una staffetta corsa da tutti col freno a mano tirato.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, Orsato maledetto, e siamo in vantaggio di uno o due gol e uno o due uomini in campo.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, e col cazzo che Spalletti si trova 4 giocatori coi crampi e un cambio solo da poter fare.

La verità è che l’Inter ha fatto una partita mariana per 80 minuti. Ha sbagliato all’inizio (Cancelo deve crescere e tanto in fase difensiva), ma ha piano piano preso campo e controllo del match, arrivando meritatissimamente al vantaggio. Il 3-1 di Icardi su cross di Candreva non si concretizza -qui come nel Derby- per una questione di centimetri, e vedendola in retrospettiva il cetriolo brucia ancora di più, nefasto presagio del sifulotto che si stava accomodando tra le nostre terga.

Resta l’orgoglio di aver giocato da grande squadra per quasi tutta la partita, e di aver soccombu…soccor… di aver perso solo per scelte arbitrali dolose e per energie psico-fisiche che sono inevitabilmente mancate nei minuti finali.

Non è con questa partita che manchiamo l’obiettivo stagionale. Il bimestre gennaio-febbraio è stato da incubo, così come il trittico Torino-Milan-Atalanta del mese scorso. Fatto sta che il quarto posto pare definitivamente andato.

Ora c’è da vincere a Udine e col Sassuolo, sapendo che le due succursali juventine contro i nostri faranno la partita della vita e non solo per esigenze di classifica. Oltre a quello, ci sarà da gufare senza troppa convinzione sperando in un mezzo passo falso della Lazio che ci possa riproporre il jolly dello scontro diretto all’ultima giornata.

 

DEI CONTI SE NE OCCUPA MIO ZIO ANTUNELLO (cit.)

La montagna pare avere partorito l’ennesima scureggetta. Dopo la giusta giornata di silenzio di domenica, ecco il temutissimo attacco della Società alle istituzioni arbitrali e calcistiche.

 

 

Lo spazio vuoto lasciato fotografa l’effetto delle dichiarazioni del dirigente nerazzurro.

Che dice cose buone e giuste, per carità. Ma sono cose che diciamo da anni e non cambia mai niente. Bello sarebbe che tutte le squadre che negli anni si sono viste sfilare di mano partite o campionati per decisioni “dubbie” mettessero da parte gli interessi personali e cercassero la maniera di affrontare il problema insieme.

Caro Napoli, benvenuto nel poco invidiato Club di squadre che hanno visto una scudetto che già assaporavano scivolare via non solo e non tanto per meriti agonistici, quanto per “due o tre sviste arbitrali”. Con i migliori auguri di buona permanenza e con simpatia (nel senso greco del termine “sun pathein“), Inter, Roma, Fiorentina e Milan.

A titolo di provocazione: come lo vedreste un Campionato in cui tutti, sistematicamente, contro la Juve schierassero la Primavera?

COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE, VI SEGUO SEMPRE

Due righe di annotazione personale: voi non lo sapete, ma nella sola giornata di ieri avete fatto registrare tanti contatti quanti solitamente ne arrivano in una settimana buona. Che dire: grazie davvero, anche se ho il fondato sospetto che Orsato ci abbia messo del suo.

Avrei preferito la metà dei contatti e tre punti in classifica in più…

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senza parole

 

 

 

TI PIACE VINCERE FACILE?

INTER-CAGLIARI 4-0

La risposta alla domanda, per quel che riguarda, è: sì, ma anche no.

Fare 4 gol fa sempre piacere. Farli tutti insieme, dopo averne sbagliati almeno altrettanti, contro un avversario che ha fatto zero tiri in porta, e che solo per quello non ha nemmeno rischiato di uccellarci mentre sprecavamo tutto lo sprecabile… beh quello non dà una gran soddisfazione.

Sono probabilmente incontentabile, o forse solo realista. Gli stessi gol, meglio distribuiti, ci farebbero dormire sonni tranquilli in ottica Champions. E invece, maramaldeggiamo contro un Cagliari imbarazzante facendo capoccella al terzo posto per ventiquattr’ore di numero, stanti i successi di Roma e Lazio.

Concentrandomi sul match in questione, i nostri tornano con uno schieramento logico con i 4 dietro e Brozo in mezzo. Davanti Karamoh sostituisce Candreva, creando abbondantissimo fumo, ma un arrosto ciapatino e striminzito.

In altri termini: meno tacco, più goals, please.

Il ragazzo è comunque difficile da marcare e porta scompiglio quando punta l’avversario. C’è materiale su cui lavorare.

Icardi e Perisic sono in una delle loro migliori serate stagionali, e se il croato beneficia di una libertà inusitata specie nel primo tempo, il Capitano ricaccia in bocca a sapientini da scrivania e saccenti da telecamera tutto il rompimento di coglioni del “non gioca per la squadra, si vabbè segna ma se non segna? E’ come non averlo…”. Svaria a destra e sinistra, mette il succitato Karamoh davanti alla porta, e quando arriva la palla buona la mette dentro da centravanti ignorante quale è e non deve vergognarsi di essere.

 

25 bombolons in Campionato, and counting. You may kiss my ass.

La sola nota dolente è l’infortunio di Gagliardini, che probabilmente chiude in anticipo la sua stagione: difficile prevedere un rientro in meno di un mese, e siamo ormai al 20 aprile…

Peccato perché, pur non essendo nella hit parade dei miei preferiti, è un giocatore di sostanza, poco appariscente, che paradossalmente noti di più quando non c’è. Se a ciò sommiamo un sempreverde della tradizione interista, ossia l’infortunio misterioso, la situazione è tutt’altro che rosea.

La naturale alternativa a Gagliardini è infatti Vecino, alle prese con la pubalgìa (che come ogni tifoso con velleità da medico sportivo sa “è una brutta bestia”), e in quanto tale ai margini della squadra da ormai un paio di mesi. Ogni settimana però si favoleggia di un suo rientro in squadra per il fine settimana, che puntualmente viene posticipato ad altra data.

E anche oggi ritorno in campo domani.

Le buone notizie arrivano da un centrocampo che tra Brozo, Rafinha e -quando c’è- Borja ha senz’altro i piedi migliori che a queste latitudini si siano visti negli ultimi anni. La tenuta atletica e la capacità di filtro invece dipendono dagli altri due energumeni (Gaglia e Vecino) e lì per l’appunto siamo scoperti.

In linea teorica basterebbe “fare la partita” per non avere bisogno di grandi cagnacci là in mezzo, ma se il discorso può forse reggere col Chievo di turno, difficilmente può applicarsi ai Gobbi, nostri (s)graditi ospiti il prossimo 28 aprile.

Ad ogni modo, i margini di manovra restano strettissimi. Restano imprescindibili tre vittorie contro Chievo, Udinese e Sassuolo (e già parliamo di squadre che in passato ci hanno fatto smadonnare non poco), sarebbe poi assai gradito almeno un punto contro la Juve, e non è nemmeno detto che i 10 punti così racimolati ci consentano di andare in casa Lazio all’ultima giornata con la qualificazione in tasca.

Essendo interista, e forse per quello pessimista di natura quando si parla di calcio, non riesco a vedere nello scontro dell’Olimpico alcun risvolto positivo.

E’ vero che, arrivandoci ad esempio uno o due punti sotto, basterebbe battere la Lazio (hai detto niente…) per scavalcarla ed arrivare quarti, ma ho smesso da tempo di credere a Babbo Natale e non sarei capace di godermi il momento nemmeno se accadesse: penserei a una candid camera o a robe del genere.

Assai più concreto il rischio di arrivarci con un paio di punti di vantaggio e di mandar tutto in vacca toppando la partita più importante della stagione.

E’ già successo.

In quello stadio.

Contro quella squadra.

LE ALTRE

Gradevolissimo il pari di Simy in rovesciata che porta un meritato pareggio a Crotone e rallenta la Juve, nuovamente a +4 dal Napoli dopo 90′ assai movimentati.

Il prossimo turno le vedrà una contro l’altra, e spero che le cose non vadano come credo. Non dico altro.

La cosa ci vede spettatori interessati, perché al turno successivo la Juve viene da noi.

Ora: una Juve a +7, a +4 o a +1 dal Napoli per noi farebbe una qualche differenza?

Boh

Magari a +7 sarebbe un po’ più tranquilla e potremmo aver vita un po’ meno difficile. Ma quelli non hanno il senso dell’umorismo, non sono come noi che ci ammazziamo di pippe mentali. Quelli la partita la sbagliano poche volte.

C’è anche un’altra considerazione da fare. Alla penultima di campionato la Juve sarà in casa della Roma.

Probabile che, ora di allora, lo scudetto sia già nelle sue mani. In questo scenario sì che la Roma potrebbe avere vita facile. Ecco una ragione di più per tifare Napoli (“tié” cit.): a quel punto Roma-Juve sarebbe tutt’altro che una passeggiata.

Lo so, siamo in pienissimi mind games, ma non ci resta molto altro da fare.

Come dite? Inizia a vincere le tue di partite, e poi guarda cos’han fatto gli altri?

Giustissimo. Il fatto è che i jolly ce li siamo giocati tutti (l’ultimo con il pari di Bergamo in concomitanza allo 0-0 del Derby di Roma), e quindi fare il nostro dovere è tornata ad essere condizione necessaria ma non sufficiente.

Sigh…

Non posso chiudere senza aver nuovamente ricordato la endemica dose di culo che affligge il Milan, che trova il gol con Bonaventura dopo un flipper tragicomico in area e -soprattutto- dopo che lo sciagurato Belotti-tifoso-rossonero-fin-da-bambino ha sbagliato un (altro!) rigore contro la sua squadra del cuore.

Il tutto, ovviamente, con Donnarumma bravo “a ipnotizzare il Gallo sul rigore” e a fare la paratona nel finale. Silenzio assordante o quasi sulla timidissima uscita sul gol del pari di De Silvestri.

Ah già, ma era su calcio d’angolo e i gol su palla inattiva valgono meno.

Quantomeno, dovrebbe essersi placato il tifo indiavolato alla rincorsa dei Meravigliuosi a un posto Champions: ma la lingua dei servi conosce pertugi inesplorati ai più, quindi ecco cosa partorisce la rosea… Tanto sempre di Europa si tratta no?

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E’ COMPLOTTO

Tardi per tardi, potevo aspettare un altro paio d’ore a pubblicare l’ultimo pezzo, e avrei potuto aggiungere il vero vincitore della tragicomica prestazione post-Real della Juve.

Benatia riesce a fare assai peggio del maldestro intervento al 93’ che ha innescato tutto ‘sto troiaio rispondendo da par suo a Crozza che, facendo il suo mestiere di comico, lo perculava.

La cosa grave è che la Gazza equipari le due uscite come ugualmente censurabili e sopra le righe.

Ricordiamo che la prima in ordine cronologico è opera di uno che di mestiere deve far ridere la gente, anche e soprattutto dando contro al personaggio di turno, mentre la seconda è una reazione scomposta e inelegante (per non dir di peggio).

Per tornare a latitudini più vicine ai nostri cuori, un paio di cose da sottolineare.

Il tiro di Candreva deviato da Andreolli agli occhi di chi scrive era parso rigore già vedendolo in diretta, ed il replay aveva semplicemente confermato la sensazione iniziale.

L’arbitro per quello accetta il suggerimento del VAR e va a rivedere l’intervento, non ravvisando gli estremi per il rigore che, ripeto, era tanto ininfluente quanto sacrosanto.

Anzi, era sacrosanto e basta: vero che eravamo sul 3-0, e altrettanto vero che pochi minuti dopo Perisic ha comunque fatto il quarto gol, ma quel rigore, unitamente al fischio finale che arriva senza nemmeno un minuto di recupero, mi fa girar le balle.

Qui si arriverà verosimilmente all’ultimo minuto dell’ultima giornata ad assegnare i posti per la Champions, ed ogni dettaglio in linea teorica può fare la differenza.

Quindi, caro arbitro “insensibile”: se c’è un rigore fai il favore di darmelo anche se sto già vincendo. Se devi dare 3 o 4 minuti di recupero, li dai e non fai cascare la penna come il peggiore degli impiegati delle poste.

Basta, il bambino capriccioso ha finito.

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E’ tornato Epic?

THE END OF INNOCENCE

ATALANTA-INTER 0-0

Un po’ in ritardo, ma è arrivata.

No, non la sconfitta, quella no. Parlo della tendenza a complicarci la vita ben aldilà dei rischi dati dalla partita. Il turno di giornata proponeva la sempre ostica trasferta orobica e, spiace dirlo, per la prima volta in stagione Spalletti toppa di brutto la formazione.

Non tanto, o meglio non solo, per gli uomini, quanto per quella malsana e strampalata idea di stravolgere il sistema di gioco e schierare la propria squadra a specchio rispetto all’oliatissimo ed efficace 3-4-3 di Gasperini.

Inutile dire che i nostri non ci capiscono un cazzo per un buon quarto d’ora, nel quale Gomez si mangia un gol fatto e Icardi non tocca palla.

Il quarto d’ora successivo è solo di poco migliore, con altre dure occasioni per il debuttante Barrow, che stranamente non bagna l’esordio con il solitamente inevitabile Primo Gol in Serie A contro i nostri. Da lì in poi iniziamo a mettere il naso fuori di casa, arrivando a chiudere il tempo smoccolando contro Perisic che si mangia due gol mica da ridere. Bravi nel primo caso Icardi e Rafinha a costruire l’azione che porta il croato a concludere con un sinistro forte ma centrale, intelligente Gagliardini 10 minuti dopo quando pesca il compagno con un bel lancio di destro: il diagonale del 44 sembra quello buono, ma la palla scivola beffarda a lato di pochi cm.

La ripresa vede un solo cambio nelle file dei nerazzurri di casa, con lo statuario Cornelius al posto del guizzante Barrow. Miranda, bravo ma assai impegnato nel primo tempo, ringrazia e il biondaccione sostanzialmente non tocca palla per tutto il secondo tempo. I pota boys sono affaticati dalla prima mezz’ora mariana, e i nostri senza particolari meriti prendono campo. A metà tempo quella che per me è l’occasione migliore per i nostri, con Icardi a insinuarsi sul fianco sinistro (vero che Mauro tocca pochi palloni, ma anche quando non segna sono tutt’altro che banali) e mettere palla dietro per l’accorrente Rafinha.

Quello mancino, quello coi piedi buoni. Palla in curva.

Da lì a poco il brasiliano lascia il campo, comprensibilmente incarognito per l’errore. Mi pare di tutta evidenza… ma Caressa cerca in tutti i modi di scorgere una polemica con Spalletti nonostante anche il bordocampista gli spieghi il motivo della saudade cazzimmosa.

Ci sono un paio di tiri da lontano -bella la punizia di Eder da quasi trenta metri, più estemporanea la conclusione di Gagliardini, buona solo per farci smoccolare a mezza voce “noi una botta di culo mai…”- ma alla fine lo 0-0 si materializza come risultato onesto e ineluttabile.

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Tornando alle elucubrazioni del nostro Mister, spiace dovermi accodare alla più banale delle critiche da tifoso, della serie “l’è ol Mister che el capiss negòtt….”; non ho però molte alternative, e quindi apriamo il cahier de doléance.

Come già detto, una difesa a tre e uno schieramento uomo contro uomo contro un avversario che così ci gioca -e bene- da due anni non si improvvisa. Anzi: non si fa, punto e basta. A maggior ragione se le ultime uscite hanno visto i tuoi giocatori ritrovare quel minimo di logica e fluidità di manovra.

Vero, mancavano Brozovic e un claudicante Candreva tenuto prudenzialmente in panca. Aggiungiamoci Vecino sicuro titolare fino a giovedì, possibile rimpiazzo dalla panchina il venerdì e nuovamente assente il sabato, ed ecco la coppia di mediani più lenta del West: Gaglia e Borja lì in mezzo l’hanno proprio vista poco, col ragazzo di casa solo un poco meglio del compagno, davvero giù di forma e incapace di far correre la palla (di correre, lui, ha già smesso da tempo…).

Se quindi in mezzo di alternative non ce n’erano, il buon Luciano mi deve spiegare la genialata di Santon in campo, per di più a sinistra e dulcis in fundo a tutta fascia. La cosa per me non ha alcun senso, e non tornerò ad ammorbarvi sulle mie ormai acclarate antipatìe per l’ex Bambino d’Oro. Semplicemente, se vuoi trarre vantaggio da gente sulle fasce, allarga Cancelo e Perisic e rimpingua il davanti con Eder.

Oppure, molto più semplicemente, mettili a quattro, magari con l’amatissimo Santoncino a destra, o meglio ancora seduto a vantaggio di Dalbert (ma quanto dev’essere scarso per non giocare mai… ma mai! Forse gli ha insidiato la moglie a Spalletti…).

Macchè… ce ne torniamo a casa. Con un magro pareggio, non tanto in termini di gioco mostrato (ho finito adesso di lamentarmi), quanto per la pericolosa frenata in classifica, che lascia i nostri al quinto posto, incapaci di approfittare dello scontro diretto tra le due romane.

LE ALTRE

E per quello Roma e Lazio fanno il loro mestiere, pareggiando il Derby e lasciando i nostri a un solo punto dal Paradiso. La sensazione di chi scrive, però, è che le ultime tre partite avrebbero dovuto portare in dote almeno 7 punti, e non i miseri 2 che abbiamo rimediato. Come effetto di ciò, ci troviamo ad inseguire e con i bonus di fatto esauriti: da qui in poi “son tutte scope” e ben conosciamo la tendenza dei nostri a sciogliersi come neve al sole quando i margini di errore si assottigliano.

Là in cima, la Juve mette altri due punti tra sè e il Napoli. Gladiatoria la squadra bianconera contro una Samp alquanto timida, ormai imballato il Ciuccio che -complice un Milan come al solito al posto sbagliato al momento sbagliato- si infrange contro un Gigio per una volta davvero bravo a dire di no a Milik al 92’.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei tornare, ormai quasi con una settimana di ritardo, sulla sesquipedale figura di merda fatta da Buffon e Agnelli.

Come tante altre volte in passato, rimando alle sagge parole de IlMalpensante che, come dice De Andrè, “mi spiega che penso”. Tutto giusto e da sottoscrivere con il sangue. Aggiungo solo che da un punto di vista personale sono contento delle dichiarazioni dei due succitati figuri, perchè mi sentivo davvero a disagio nella posizione di sportivo amante del calcio che si dispiace per una squadra (e che squadra!) capace di rimontare tre gol al Real e poi farsi beffare nel finale su rigore, ancorchè sacrosanto.

Non dubbio, non che si può dare, no. Sacrosanto.

Mentre ho notato un certo timore reverenziale a censurare le parole di Agnelli e soprattutto Buffon da parte dei giornalisti italiani (tutti a incensare “Gigi e l’esempio che è sempre statoma de che??), almeno debbo ammettere che quasi nessuno gli è andato dietro. Tutti -o quasi, non rovinatemi il finale- si sono resi conto quasi impotenti della pervicacia con cui il nostro continuava a rotolarsi in quella merda che lui stesso aveva calpestato, tirando in ballo concetti tragicomici quali crimini contro l’umanità, animali e patatine, a scelta nell’ordine.

C’è però l’eccezione che conferma la regola e che, esattamente come le parole del Gigione nazionale e del monociglio di casa Agnelli, mi ha rappacificato col mondo.

Nello specifico, Mediaset ha dato prova di tutta la sua subalternità al potente di turno, superando di gran lunga i peggiori TG4 di metà anni ‘90, e senza nemmeno essere costretti a ciò da ragioni di Stato o da famiglie da mantenere. Tra Sandro Sabatini e la sua pletora di ospiti non so per chi vergognarmi di più. Anzi, il vero vincitore c’è ed è l’ex arbitro Cesari che, mostrando un fotogramma e basandosi unicamente su quello, cercava di convincere il pubblico che Benatia non toccasse l’avversario nè col piede nè con le braccia.

Ripeto, il tutto con un fotogramma.

Di peggio, proprio a livello logico, fece solo il compianto Maurizio Mosca quando accusò non ricordo chi di “tentato omicidio colposo”.

Con tutto il male che posso volere (e gliene voglio, state tranquilli) a Massimo Mauro, vedo proprio una galassia di distanza tra i protagonisti dei commenti calcistici su Sky e su Mediaset. Anche se onestà imporrebbe di dire che io, i programmi di Mediaset, non li vedo quasi mai.

E, visto l’immondo spettacolo offerto settimana scorsa, non so come darmi torto.

WEST HAM

Ci ho messo tanto a pubblicare il pezzo perchè stavo smadonnando contro lo Stoke che a momenti ci rifila il cetriolo in casa. Per fortuna, nel finale Carroll approfitta delle due settimane tra un infortunio e l’altro per riscoprirsi attaccante di razza e timbrare un sacrosanto pareggio.

Ah, arbitro della partita era Oliver (sì proprio lui): ha annullato tre gol ai nostri per due fuorigioco e un fallo di mano. Dopo averlo maledetto sulla fiducia, dopo il primo replay mi sono ritrovato a dire, tre volte su tre, “ah cazzo c’ha ragione”.

Nonostante il cuore da pattumiera, l’insensibilità e la Coca Cola.

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In un mare di mediocrità, un’oasi di bellezza. Calcistica, s’intende.

 

SCUSATE SE ESISTIAMO

JUVENTUS-INTER 0-0

Gioite, gioite, non siamo -ancora- morti.

Prossimi ad essere incolpati dell’omicidio di JFK e del giallo di Via Poma, gli insolenti nerazzurri evitano di giocare la partita del cazzimperio offrendosi come vittima sacrificale della Juventus, proponendo di contro una massiccia ed efficace strategia di limitazione dei danni.

Icardi tocca 10 palloni in 85 minuti, Perisic e Candreva pochi di più, Brozovic torna l’evanscente cugino di Cristiano Malgioglio e lo 0-0 è il miglior esito possibile.

Non che i nostri rischino chissà cosa: diffidate da chi, col passar delle ore, dipinge uno scialbo e tattico pareggio in un assedio all’arma bianca dei padroni di casa al pullman nerazzurro parcheggiato davanti ad Handanovic.

Sì, Mandzukic ha avuto tre belle occasioni e Higuain un paio di tiri malamente sprecati, ma ho visto i nostri portare a casa vittorie dopo aver sofferto ben di più.

’Sticazzi, in ogni caso; che dicessero pure quel che vogliono, non cambierebbe il mio pensiero.

Dietro torna Skriniar che sbaglia un pallone in 90 minuti (da cui origina la prima delle tre occasioni del croato bianconero), e Santon gioca a confermare i miei pregiudizi a suo riguardo:  tragicomico quando stende Cuadrado facendosi male (lui) e dovendo uscire a metà ripresa. Il colombiano l’ha sistematicamente saltato nell’ora precedente, e non posso farne una colpa al nostro terzino: sarebbe come rimproverare un cavallo perchè non sa volare.

A metà campo rientra Vecino che affianca Borja (altra buona partita della coppia violacea), lasciando il già citato Brozovic a completare il reparto d’attacco.

Taglierei corto sulla cronaca della partita. Non ho problemi a riconoscere che una vittoria della Juve non sarebbe stata un furto (uso il termine non a caso, parlando dei gobbi); d’altra parte, non mi pare che il pareggio sia stato immeritato.

Soprattutto, e non solo per questioni di classifica, erano loro a dover fare la partita e vincere. Bene ha fatto Spalletti a preparare una partita di accorta attesa. Probabilmente, rispetto ai suoi piani, è mancato quel che il Necchi definiva come “genio” e cioè “fantasia, intuizione, decisione e e velocità di esecuzione”. Ci sono state tre o quattro occasioni, durante la partita, in cui il cazzutissimo contropiede dei tre là davanti avrebbe potuto prorompere in tutta la sua putenza, ma si vede che non era serata. Consoliamoci con la testa della classifica piacevolmente e inaspettatamente tinta ancora di neroblù.

LE ALTRE

Roma e Napoli, difatti, non vanno oltre lo 0-0 contro Chievo e Fiorentina.

Solidarietà di categoria ai lupacchiotti, che si trovano di fronte un Sorrentino versione Inter: ecco la partita che il portiere clivense ha fatto contro i nostri negli ultimi 10 anni. Domenica scorsa s’è preso un meritatissimo giorno di ferie contro i nostri, e la sua mannaia si è per una volta abbattuta su maglie diverse.

Il Napoli ha perfino rischiato nel primo tempo al cospetto di una Viola capeggiata da un Cholito degno di cotanto padre tripallico e ben guidata in panca dal vecchio cuore nerazzurro Stefano Pioli.

La Lazio gioca mentre scrivo, mentre il Milan alla fine riesce ad aver la meglio di un Bologna che aveva vanificato il primo vantaggio di Bonaventura (su decisiva deviazione di un difensore avversario), facendo saltare il tappo a fiumi di inchiostro zuccheroso all’insegna del “gruppo Milan” e di “Ringhio che plasma i suoi giocatori a propria immagine e somiglianza”. Insomma “si ha come la sensazione (preambolo che odio) che sia nato un nuovo Milan” (copyright Compagnoni).

 

RIFLESSIONI PRE-COMPLOTTO

Stavolta l’ha detta giusta Adani, nel dopopartita. Lasciando Ambrosini cianciare di Handanovic e le sue parate e della pochezza della proposta offensiva dei nerazzurri, l’ex difensore ha colto nel segno dicendo che, a suo parere e anche a mio, Juve e Napoli continuano ad essere leggermente superiori all’Inter.

E’ la sua motivazione a convincermi: fa notare come tutti gli effettivi di Spalletti stiano giocando al meglio o quasi delle rispettive possibilità. Bene, benissimo nell’immediato. In prospettiva, però, non ci sono molti margini di crescita, essendo al contrario da mettere in conto qualche fisiologico passaggio a vuoto. I già citati Santon e Brozovic ultima versione sono due fulgidi esempi.

Torniamo insomma a domande che, a queste latitudini informatiche, ci siamo già fatti, con l’ulteriore vantaggio di non aver ancora dovuto trovare una risposta: cosa succederà al primo gol a porta vuota sbagliato da Icardi? Come reagiremo alla prima mancata uscita di Handanovic? Chi batterà le mani rincuorando i compagni al primo frittatone difensivo?

Chi vivrà vedrà. La classifica per ora racconta di 5 squadre in lotta per i primi 4 posti. Da ricordare che tutti e 4 i posti danno accesso diretto alla fase a gironi della Champions, senza passare dagli ostici preliminari.

Al momento pare che i nostri abbiano le qualità per finire la stagione davanti a una o due delle concorrenti (azzardo: Lazio e una tra Roma e Napoli). La mia non è scaramanzia, ma semplice proiezione futura dei ragionamenti di poche righe fa: noi questi siamo, e più di così non possiamo fare. Vero che non abbiamo le coppe; altrettanto vero che non abbiamo la rosa, l’abitudine a giocare insieme e il giUoco delle altre pretendenti.

E’ COMPLOTTO

Potremmo cominciare proprio con la simpatia degli amici di Me(r)diaset, che hanno provato la gufata preventiva con tanto di tabella esplicativa.

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Me li immagino in studio, braccia tese in avanti e mani che oscillano in un crescendo rossiniano di “oooohhhh”. Peccato per loro che a ciò non sia seguito l’ “olé” di ordinanza. Anzi, al rintuzzo di giustezza ha provveduto Lucianino da Certaldo, con l’ormai paradigmatico post su Instagram con cui ha usato toni più aulici per argomentare un bisillabo che dalle sue parti è sovente usato in circostanze come queste: #puppa!

Non sarebbe nemmeno il caso di ritornare sull’ennesima caduta di stile bianconera nella settimana che ha preceduto la partita.

Il minchione di turno è tal Pellò che si è espresso come ognuno di noi farebbe al bar sport con gli amici. Niente da ridire sul contenuto: ho personalmente augurato alle squadre diversamente strisciate le peggiori conseguenze immaginabili, e l’ho fatto più volte. Non arrivo a vantarmene, ma quasi. Il problema, non nuovo in questo Paese, è la facilità con cui poi ci si scusa, all’insegna del “eh va beh stavo scherzando, ho chiesto scusa che cazzo volete ancora?”.

Bene ha fatto Spalletti  a ricordarlo e a vergognarsi per lui nella conferenza stampa di presentazione del match.

Ennesima conferma che, quando si parla di stile, c’è chi ce l’ha e chi ci prova senza riuscirci, cercando oltretutto di convincere tutti gli altri di essere lui quello stiloso e figherrimo e noi i banali pirlotti che non capiscono niente.

Decisamente minore in ordine di importanza, ma non per questo meno puntuale, il riferimento di Spalletti alla poca serietà dei giornalisti nell’assegnare voti ai giocatori. Non è tanto il riferimento al Fantacalcio ad essere importante, quanto il fatto di voler poi manipolare quei voti, elaborati con tutta la soggettività del caso, per propugnare tesi bislacche come quelle viste in passato.

Ricordo con chiarezza una delle tante crociate anti-stranieri della Gazzetta, che sostanzialmente si dava ragione da sola portando quale prova principale la media voto dei calciatori italiani paragonata a quella dei giocatori stranieri.

Quanto è manipolabile uno strumento del genere?

Tanto. Ma nessuno dice niente. Nessuno fino ad oggi.

Che poi la stampa giochi a cercare paralleli tra questo suo modo di fare e quello di José nel biennio interista a me frega poco: lo vedo come un tentativo di mettere zizzania e creare casi là dove non ce ne sono (“Ahah! Non vi potevate sopportare e adesso ti comporti come faceva lui! Scandalo! Caso!”). Per quel che mi riguarda quello del Mister è il solo modo di guardare al rapporto tra Inter e media italiani: siamo poco considerati, spesso sottovalutati, raramente rispettati. E, soprattutto, chi lo fa ha la granitica certezza di farla sempre franca.

A meno che ci sia qualcuno che si prenda la briga di mettere in fila tutte le loro malefatte una per una e faccia presente che “così non si fa”.

L’ha fatto Mourinho, l’ha fatto spesso Mancini, aveva provato a farlo Stramaccioni, seppur il suo pedigree fosse di diverso prestigio. Ora lo sta facendo Spalletti. Imbattuto anche in questo sport.

Altro cenno a Mourinho, sconfitto nel derby domenicale contro il City di Guardiola.

Sarò senz’altro prevenuto, ma mi è parso di vedere tutta la tristezza dei commentatori sportivi italiani, figlia di tutti questi brutti 0-0 che lasciano l’Inter ancora in testa, trasformarsi in gioia e sollievo per i buoni che battono i cattivi, con Guardiola il bello e giusto che batte il brutto e antipatico Mourinho.

Patetici nella vostra ricerca della fazione a tutti i costi, prevedibili nella scelta del vostro cavallo vincente, falsi sapendo di esserlo quando riducete il calcio di Mourinho a un puro, semplice e costante difensivismo, ignorando la varietà di schemi e stili mostrati dalle sue squadre nel corso degli ultimi 15 anni.

Tornerò nelle prossime occasioni a parlare di Milan, di Voluntary Agreement e dei  successi raggiunti dalla premiata ditta Fassone-Mirabelli.

Non mettiamo insieme troppi scempi.

WEST HAM

Vittoria tostissima 1-0 in casa contro il Chelsea. Risaliamo qualche posizione ma soprattutto diamo dimostrazione di essere squadra dopo settimane, forse mesi.

That’ll do.

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Durare non durerà: però è bella…

NESSI CAUSALI E RIFLESSI CONDIZIONATI

BENEVENTO-INTER 1-2

Parto svelando un dettaglio del quale -giustamente- non vi fregherà niente: ho scritto di getto la sezione È COMPLOTTO, e avrei potuto aprire e chiudere con quella, perché onestamente non ho visto grande differenza tra i commenti fatti all’Inter di Benevento e la voglia di malafede e di procedere per Luoghi Comuni Maledetti.

Di partita ne ho vista meno della metà – per mia fortuna quella con i tre gol che l’hanno decisa. Ho comunque visto ampie sintesi del match e ho notato quanto segue.

Lungi dall’aver fatto un partitone, mi pare che l’Inter abbia giocato decisamente meglio di quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Brozovic, per qualche imperscrutabile allineamento dei pianeti, ha pestato giù un primo tempo fatto di due gol e di una costante proiezione offensiva (sui ripiegamenti difensivi va beh…), riuscendo là dove tutti i compagni di reparto hanno faticato finora. Che addirittura Nagatomo e Candreva abbiano rubato applausi per come è stata costruita l’azione del vantaggio è un unicum nel panorama di questa stagione.

Ancora: dopo il salvataggio da stopper vero fatto vedere nella partita casalinga col Genoa, Icardi in Campania ha svariato e fatto più sponde di quante fatte nell’ultimo campionato. L’ha riconosciuto addirittura Carlo Muraro, staccando per un attimo la litania dell’Inter che non gioca bene e dovrebbe fare di più. Forse per questo sbattersi là davanti, forse perché è umano anche lui, Maurito spara alle stelle la bella palla ricevuta dal fido Perisic nella ripresa.

Leggo invece i commenti nel dopo gara e mi pare di essere fermo a qualche giorno fa. #èunintercinica, #mancailgiuoco, #benesoloitrepunti, #crisiicardi.

Ai simpatttici cantori delle gesta dei nostri amatissimi è anche andata di sfiga, avendo vergato in settimana un cortese articolo nel quale lamentavano l’assenza di gol segnati su calcio di punizione dal limite.

Io, rancoroso complottista, avrei posto l’attenzione sul fatto che in sei giornate all’Inter fosse stata fischiata la miseria di due sole punizioni dal limite. Ma forse è meglio così, visto che il già menzionato Ajeje ha usato il piedino dalla mattonella appena fuori dall’area per timbrare il raddoppio, con tanti saluti alle Cassandre de-sto-ca.

La summa di tutto ciò, esasperata dall’atteggiamento opposto tenuto con la sponda sbagliata del Naviglio, è esemplificata nella foto del giorno a corredo di questa sbrodola, che potrete gustare nella già richiamata sezioncella che segue.

Indugiando solo ancora un poco sulla partita, mi pare di poter dire che i pericoli creati dal Benevento (che ci sono stati eccome) sono stati in massima parte causati da nostre leggerezze inescusabili (bell’idea del cazzo il lancio lento in orizzontale a tagliare il campo, facile innesco per il contropiede avversario) o da ripiegamenti fatti col piglio di chi dopo aver fatto nottata deve alzarsi per timbrare alle 6.00 del mattino. Il riferimento a Brozovic e Vecino che corricchiano per 40 metri senza affondare il tackle sull’avversario lanciato in contropiede è tutt’altro che casuale. Il gol di D’Alessandro nasce pochi attimi dopo.

La ripresa, se eccettuiamo il palo sbilenco preso in apertura, passa col risultato sempre in bilico, ma con i nostri a mangiarsi almeno due occasioni belle e buone (dite a Joao Mario che a questo gioco bisogna tirare in porta), lasciando nel contempo Handanovic inoperoso o quasi.

Eppure, come già fatto notare, nulla sposta i nostri (inde)fessi commentatori dal rinnovare le giaculatorie sulla pochezza della proposta calcistica nerazzurra.

Ce ne faremo una ragione, quantomeno fino ad ora porta bene…

LE ALTRE

Il Napoli sale meritatamente da solo in testa alla classifica, rifilando gli ormai soliti tre gol all’avversario di turno e centrando la settima vittoria su altrettante esibizioni.  Non così può dire la Juve, bloccata sul pari da un’ottima Atalanta, con una partita tutta da vivere e da godere nel modo in cui si sviluppa. Splendida la papera di Buffon sul gol di Caldara, servile l’arbitro nel far proseguire il gioco dopo il palese fallo su Gomez. Lo stesso arbitro si correggeva (o veniva corretto, non mi è ancora chiaro chi chieda di rivedere le immagini) tornando sulla sua decisione e annullando un gol che pareva regolare solo a chi di roba del genere è abituata a farne restando impunita.

Sul punto tornerò tra poco, non prima di aver fatto notare due cose:

1) così come le decisioni del VAR che ci hanno riguardato sono servite a correggere a nostro favore l’iniziale decisione dell’arbitro, così lo schermo a bordo campo è spesso intervenuto a correggere l’errore pro Juve. Come si dice in questi casi: cambiare le abitudini è sempre la cosa più difficile.

2) posto che nessun essere dotato di intelletto poteva sperare che l’avvento del VAR eliminasse il 100% degli errori, ecco che lo stesso arbitro a Bergamo assegna un rigore che, proprio rivisto con calma, è palesemente da non assegnare.

Immagino di dover dire che l’errore di Dybala dal dischetto faccia parte “del fascino del calcio, che è fatto da essere umani, in quanto tali fallibili”.

Passando ai cugini, brutto stop casalingo contro la Roma. Dico brutto per l’Inter, essendo in programma il Derby alla ripresa post-Nazionali ed avendo i nostri la ghiotta e teorica occasione di sbarellargli la stagione in una fresca serata di metà Ottobre. Essendo però famosi nel mondo per l’endemica incapacità di cogliere l’attimo, vedo altissimo il rischio per i nostri di perdersi in un bicchier d’acqua, lanciando un involontario ciambellone di salvataggio ai rossoneri e aprendo l’immancabile #crisiinter dalle nostre parti. Senza dimenticare che dopo il Derby ci sarà il Napoli al San Paolo…

A meno che Lucianino da Certaldo non sia così bravo a infilarsi sotto pelle ai suoi ragazzi e regalare scariche elettriche sotto forma di bestemmie il vernacolo toscano buone da svegliare il killer instinct di uomini truci quali Ranocchia, Handanovic, Santon e compagnia…

E’ COMPLOTTO

Vedere Massimo Mauro che rosica fa bene al calcio. Il calabrese cantilenante fa davvero fatica a non scoppiare a frignare come il peggior bambino viziato a cui viene impedito -per una buona volta- di fare il cazzo che vuole al parco giochi.

Per una volta arrivo ad apprezzare la saccente pedanteria di Caressa che spiega -a quelli dotati di intelletto e onestà intellettuale sufficienti- quale sia la logica dietro il gol sacrosantamente annullato alla Juve.

Logica che mi trova -manco a dirlo- pienamente d’accordo. Cercherò di spiegarlo come farei a un Massimo Mauro qualunque, che si lamenta del fatto che “è passato un minuto tra il contatto di Lichtsteiner e il gol!”.

Allora, primo sono 13 secondi e non un minuto, gobbaccio che si finge imparziale di sto par de ciufoli. Secondo, e più importante se solo riuscissi a capirlo: il concetto di soluzione di continuità è a mio parere corretto. Vediamo se l’alunno Mauro smette un attimo di frignare e collega i 4 neuroni disponibili: se dal momento del fallo, la squadra che l’ha subito non entra più in possesso di palla fino al goal, è verosimile pensare che, senza il fallo in questione, l’altra squadra non sarebbe riuscita a segnare, quantomeno in quell’azione.

Che tra i due eventi passino 10 o 30 secondi cambia poco: quel che conta è che la squadra “vittima” in quel lasso di tempo non è riuscita a recuperare la palla.

E’ il concetto di nesso causale, che mi rendo conto sia un po’ troppo per le cantilenanti sinapsi di Massimo Mauro, ma alla fin della fiera chissefrega di lui. Anzi: mi dà piacere fisico vederlo contorcersi di rabbia cercando di sorridere per mascherare la sua incazzatura.

Lodevole anche la presa di posizione di Sky Sport che, per penna del proprio direttore (per di più gobbo!), si proclama in tutto e per tutto favorevole all’innovazione tecnologica a supporto degli arbitri.

Ma forse l’hanno fatto solo per prendere le distanze dai deliri ovini del succitato Massimo Mauro…

Cambiamo lato alla musicassetta del male e occupiamoci di quelli che perdono sempre e comunque #atestaalta.

Ora: che il Milan tutto sommato potesse anche pareggiarla con la Roma è condivisibile, ma non è colpa loro se questo Milan è sufficiente e nulla più. Già più preoccupante il fatto che un loro giocatore si faccia espellere perchè non ricordava di essere già ammonito.

Noto al solito la tendenza dei media a minimizzare i problemi di Milanello Bianco, lodando la fermezza della dirigenza nel negare qualunque tipo di problema con Montella e difendendo a spada tratta tutto quanto fatto in estate.

Il sempre attento Malpensante mi anticipa nell’arte dello screenshot, pubblicando quasi in tempo reale questo collage che testimonia di quello che il Vate di Setubal fece passare alla storia come “prostituzione intellettuale” e come “grandissimo lavoro organizzato” per sviare le menti semplici degli utenti medi italici.

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Così come è sempre l’ora dei Pavesini, è sempre e comunque il momento per lodare il Club dell’Amore, anche al costo di propagandare panzane manco fossero dei novelli Emilio Fede. Nello specifico, e forse sperando che qualcuno sia così pirla da cascarci, ci informano del fatto che Mr Li stia cercando soci per il suo Milan, dichiarandosi disposto a cedere il 25% delle quote per la modica cifra di 200 milioni. Come a dire che, a pochi mesi dal compimento dell’estenuante closing, il valore della baracca è già cresciuto del 50%. Finchè la panzana la strilla il giornalaio di Arcore va bene, ma che certe notizie suscitino ancora tale riverbero fa davvero pensare…

Per dire: anche l’Inter può dire di valutare Santon e Nagatomo 40 milioni (l’uno, s’intende…), poi tutto sta a vedere se c’è qualcuno che ci casca…

E che non sia consentito ad alcun essere semovente sul globo terracqueo parlar male del Milan e delle sue emanazioni presenti o passate, lo dimostra l’inaspettato esonero di Ancelotti, Carletto per tutti ma non per me.

Ora, l’esonero è per un allenatore quasi un fatto inevitabile e fisiologico, essendo quello uno dei mestieri più precari del mondo (assai ben remunerato, ma pur sempre precario): eppure, tutti i media italiani uniti e compatti a difendere il sopracciglio più inarcato della bassa padana, accusato addirittura di aver fallito nella sua qualità precipua, e cioè di creare armonia in spogliatoio. La melensa retorica rossonera ha infatti seguito Ancelotti a Londra, Parigi e Madrid, prima di incepparsi inopinatamente in Baviera.

Singolare e sintomatico della coerenza dei media il fronte comune di tutti i giornalisti a respingere in modo sprezzante le critiche dell’ambiente Bayern ad una eccessiva italianizzazione dello spogliatoio, e ad una tendenza alquanto familistica nella composizione dello staff del Mister, di cui facevano parte il figlio e il genero.

Al solito: in Italia sempre pronti a scandalizzarsi per i troppi stranieri nei nostri Club, ma quando lo stesso atteggiamento lo prendono all’estero contro il povero  Carletto, tutti a difenderlo e a liquidare le lamentele del caso come chiacchiere da crucchi ubriachi baffi-neri-spaghetti-mandolino.

WEST HAM

Buona vittoria contro lo Swansea che ci vede tornare in acque non così turbolente.

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ZONA GRIGIA BYE BYE

INTER-SPAL 2-0

Partita seria, non trascendentale, controllata senza grossi affanni e chiusa negli ultimi minuti dopo qualche stringiculo.

Questo il succo del nocciolo; vediamo un po’ della polpa che ci sta intorno.

Skriniar pare un difensore coi controcazzi (pare -ripeto- chè anche i primi 6 mesi di Murillo ci avevano illuso; vedremo come saprà reagire alla prima cappella che fisiologicamente gli capiterà). Convincente sia quando deve menare, sia quando entra col giusto anticipo, sia quando (non so quanto voluta) timbra una traversa con una cannotta da 30 metri tipo Holly e Benji.

Vedere lui e Miranda dal vivo dà l’impressione di poter contare su una solida coppia difensiva. E la sensazione di avere sotto gli occhi una mandria sufficientemente ammaestrata, che sa dove correre e cosa fare, è un’ebbrezza -confortante- che a queste latitudini non provavamo da qualche tempo.

Personalmente ho visto meglio di altri Dalbert, che è arrivato come il classico terzino incapace di difendere, tutto estro e dribbling, e che invece si è fatto vedere in più di qualche recupero difensivo all’insegna del “qui non passa un cazzo“.

Specularmente, fa piacere leggere delle lodi a Gagliardini, probabilmente figlie del suo essere “giovane italiano“, ma ieri l’ho trovato balbettante e legnoso in tanti punti del match, solo parzialmente compensati da un paio di bei tiri fuori di poco.

Certo, quantomeno la oeuja de laurà non manca (saranno i geni orobici…), cosa che dovrebbe essere scontata ma che scontata non è, se pensiamo all’indolenza con la quale il buon Brozo ci ha deliziato per i minuti avuti a disposizione.

E, rimanendo al qualunquismo geografico, nemmeno possiamo imputare la pigrizia del suddetto alle origini slave, visto che il connazionale Perisic, fresco di rinnovo, prima del gol si era fatto vedere in due-tre recuperi difensivi degni del miglior Manicone, con applausi a scena aperta dopo la galoppanza a rimediare l’errore.

Pochi lampi nella partita del 44 nerazzurro, ma il sinistro al volo con cui ha chiuso i conti merita tutti gli applausi ricevuti.

Mi rendo conto che sto pirlando intorno al vero tema della giornata e cioè al rigore che poco prima della mezzora ha aperto le danze, e ancor di più ai tempi e modi che l’hanno generato.

Posto che quel che ogni sano di mente dovrebbe desumere dalla vicenda lo trovate scritto qui meglio di quanto saprei fare io, aggiungo solo che una miriade di Luoghi Comuni Maledetti stanno iniziando a cadere come foglie d’autunno. La stra-abusata locuzione della “sudditanza psicologica” ha dimostrato ancora una volta di non essere  ugualmente applicabile a tutte le strisce verticali della Serie A, se è vero che ci sono voluti 5 minuti di orologio per capire quel che all’occhio del sottoscritto era parso palese anche in diretta: J.Mario entra in area e viene cianghettato.

Va già bene che tutta la manfrina veda partecipe il primo arbitro che se non altro ha l’umiltà di tornare sui suoi passi e assegnare il -giusto- rigore: ma lui nel dubbio (cit.) non l’aveva dato.

Rimando infra per un approfondimento sull’argomento VAR.

Restando sulla partita, prendo nota di una giornata di semi-ferie di Icardi, che ottiene il massimo risultato col minimo sforzo, timbrando il secondo rigore ed il quinto gol stagionale. Il tipico filosofo gutturale da stadio prorompe in sillogismi del tipo “non corre, non si sbatte, e poi ha scritto il libro, e poi la moglie è zozza“. Io mi limito ad aggiungere “però segna” che incidentalmente resta la cosa per la quale è profumatamente pagato.

Sappiamo tutti, lui per primo, che non lo vedremo mai fare tunnel di tacco e segnare da trenta metri dopo averne dribblati sei. Però questo, a 24 anni, ha già fatto più di 80 gol in Serie A. Senza voler scomodare i santi, torniamo a quelli che criticavano Cambiasso perchè lento o Zanetti perchè non si incazzava con gli arbitri: il primo non è mai stato un centometrista, il secondo non avrebbe mai potuto fare discorsi à la Al Pacino, ma i problemi dell’Inter erano e sono ben altri.

Il calendario, in attesa del Derby di metà Ottobre, ci riserva un poker di partite apparentemente facili e per questo a mio parere insidiosissime: Crotone-Bologna-Genoa-Benevento paiono fatte apposta per raggranellare almeno 10 punti, ma ricordando situazioni analoghe nelle precedenti stagioni, in cui dovevamo spaccare il culo ai passeri e finivamo per arrotolarci così tanto su di noi da auto-sodomizzarci, non dormo sonni tranquilli.

Beh -direte- preferisci le due successive? Derby e Napoli?

No. Non preferisco niente. Ogni avversario dell’Inter è insidioso e temibile in quanto tale.

Ieri -per dire- ci ho messo un’ora a riconoscere Paloschi in campo: da quando l’ho “inquadrato” ho avuto i brividi ogniqualvolta ha toccato palla. Per non parlare di Borriello (annullato dal divino Skriniar) e per tacer degli ultimi minuti fatti giocare a Bonazzoli, ex Primavera nerazzurro. Già sentivo i “proprio lui, cuore ingrato, Inter beffata…“.

Non ci sono partite facili. Non ancora. Per noi son tutte scope, if you know what I mean…

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Chievo, complice la solita partitona di Sorrentino che si impegna da par suo sul primo e terzo gol subito. Saprà ovviamente riscattarsi con l’immancabile partitone a inizio Dicembre…

Bravo e cazzuto il Napoli a subire il giusto (e anche qualcosa di più) per un’ora, e poi sbarazzarsi del Bologna con tre gol nel quarto finale di partita. Anche qui rimarchevole l’aiuto del portiere rossoblù Mirante, pure lui in rampa di lancio per il classsico partitone riappacificatore tra un paio di settimane.

Visto un talento vero: Verdi.

Godibilissima (ma ovviamente “che fa bene“) la sconfitta del Milan in casa Lazio, con Immobile implacabile a ridicolizzare Bonucci e compagni.

Milan fermato al primo impegno serio della stagione, e tanti interrogativi ad ammucchiarsi sulla capoccia di Montella.

Eppure aveva iniziato la partita di Roma con sei italiani in campo, di cui tre provenienti dal settore giovanile. Come dicono da quelle parti:

Striscione-Oh-noooo-Lazio-Olimpico-2

 

E’ COMPLOTTO

C’è di tutto un po’, e inizierei con la seconda parte dell’analisi sulla sconfitta milanista.

Apro quindi la parentesi sul neo-capitano rossonero, protagonista di una sceneggiata a fine partita che gli fa fare una figura ancora peggiore delle belle statuine viste in campo.

Sostanzialmente, a suo modo di vedere Immobile non doveva permettersi di giocare così, insomma un po’ di rispetto, sono pur sempre un difensore della Nazionale…

Lungi da me definire adesso Bonucci come un pacco o un giocatore sopravvalutato, faccio notare però come siano pochissimi (e senz’altro non in difesa) i giocatori che da soli possano far la differenza. Nel caso specifico, mi riferisco più a doti caratteriali che tecniche. Bonucci nella Juve era comunque affiancato (in campo e fuori) da gente di buon senso e intelligenza (almeno calcistica) come Barzagli, Chiellini e lo stesso Buffon, potendo quindi concentrarsi a fare il suo (giocare a pallone) e lasciando agli altri il resto del lavoro. Ciononostante, ha trovato il modo di lasciarsi andare a colpi di genio (vedi il famoso sgabello in Coppa, per tacer della finale di Cardiff) che ne hanno smascherato la indole di bullo di periferia che si crede er mejo figo der Bigoncio e a cui tutto è dovuto.

A livello di circo mediatico, per lui non cambierà molto, essendo passato da un guanciale all’altro del giaciglio giornalettistico che segue le faccende pedatorie di Juve e Milan. Ad occhi un po’ meno foderati di prosciutto, risulterà invece palese la grezza fatta dal nr 19 evidentemente, e per sua bravura e fortuna, poco avvezzo ad imbarcate simili.

Restando sulla sponda zuccherosa del Naviglio, interessante notare come sia stata data la notizia del supposto “boom” di abbonamenti rossoneri: quelli di quest’anno sono circa trentamila, e il Milan è primo nel confronto tra tessere staccate oggi e 12 mesi fa.

Quel che pochi sottolineano, ma che è aritmeticamente elementare, è che i rossoneri, lungi dall’avere oggi una marea di abbonamenti in più di tutte le altre squadre, erano invece ignobilmente nei bassifondi di questa classifica negli ultimi anni. La tifoseria più a-critica del mondo, che si è vantata per decenni di aver riempito San Siro per Milan-Cavese (1-2), nelle ultime stagioni aveva aperto gli occhi davanti al proprio nulla, riducendo le tessere annuali a non più di 10-15 mila unità.

Ma, ovviamente, fa molto più figo dire che rispetto all’anno scorso ci sono ventimila abbonati in più!

Taccio per decenza e modestia sulla squadra che, anche quest’anno, dovrebbe aver fatto il record di abbonamenti in Serie A. Uso il condizionale perchè la stessa scelta cervellotica di non voler comunicare mai i tempi di recupero degli infortuni degli interisti, si applica anche al numero di abbonati. Il dato è quindi stimato in circa 31.000 tessere, che restano un numero consolante: tanti, se vediamo i risultati degli ultimi anni. Pochi rispetto ai bei tempi andati, a testimoniare il fatto che la fiducia a casa nostra te la devi guadagnare.

Taccio anche perchè la stessa Gazza, nel titolo, preferisce riferirsi alle altre due strisciate.

Infine, ennesimo flamenco ballatoci sui testicoli da Arrigo Sacchi, che riesce nel doppio carpiato di attribuire all’Inter le colpe dell’imbarcata presa dall’Italia in Spagna; oltretutto -ciliegina sulla torta- con l’unico interista in campo (Candreva) tra i migliori sia a Madrid che contro Israele.

Non c’è niente da fare: questo ha un repertorio più prevedibile di quello di Ligabue: ecco cos’aveva detto due anni fa, ecco quel che ha blaterato la scorsa settimana.

Alla prossima manderemo i virgolettati alla Settimana Enigmistica per trovare le differenze…

Rimando ad altre sbrodole per non ammorbarvi ulteriormente sul mio sdegnato stupore circa la credibilità calcistica di quest’uomo.

Eppure…

Chiudo con il preannunciato epilogo sul VAR, concordando sul fatto che 5 minuti sono un tempo enorme per stabilire se un contatto avviene fuori o dentro l’area di rigore. Sono convinto che, come tutte le innovazioni, avrà bisogno di essere usato per qualche tempo prima di arrivare ad un giusto mix tra efficacia ed efficienza, ma sentire stronzate del tipo “meglio un errore che aspettare la VAR” ti fa capire quanto i privilegi della “zona grigia” siano davvero in pericolo, anche se a dirlo è un Campione del Mondo.

Per zona grigia intendo (dovrebbe essere intuibile) quella manciata di casi che possono indifferentemente essere giudicati pro-attacco o pro-difesa, e che -guarda caso- assai spesso finiscono per avvantaggiare alcuni a discapito di altri. E’ una categoria quantitativamente maggiore rispetto alla clamorosa topica (“le due o tre sviste arbitrali”) ma qualitativamente più sottile e sicura, potendo l’arbitro fare appello all’oggettiva difficoltà nel valutare l’episodio.

Ecco che, in questi casi, l’utilizzo di un replay può portare non già alla totale eliminazione della fattispecie, ma senz’altro ad una drastica riduzione della stessa. Cosa, questa, che dovrebbe avere il plauso di ogni appassionato interessato in primis alla regolarità del gioco.

Eppure, illustri addetti ai lavori, con un comun denominatore assai indicativo, non fanno altro che dare sostanza alla mia considerazione: le sole critiche allo strumento (non al suo -migliorabile- utilizzo; parlo proprio del mezzo) le ho sentite arrivare da individui in un modo o nell’altro riconducibili all’universo bianconero. Dopo Buffon, ecco l’immancabile Massimo Mauro (“e meno male che Buffon ha detto quel che ha detto“) e per l’appunto la novità di giornata Marco Tardelli.

Mi è toccato dar ragione a Vialli quando, ipotizzando rimedi alle perdite di tempo causate dallo strumento, ha vaticinato un prossimo approdo al tempo effettivo, mio personale cavallo di battaglia da anni ed anni, sempre nel solco di ridurre al minimo la succitata zona grigia della minchia che si presta all’interpretazione dell’arbitro.

Due tempi effettivi da 25′ l’uno: basta sceneggiate napoletane, basta raccattapalle che fanno sparire i palloni, basta minuti di ammuine per battere una punizione.

Basterebbe, anche senza sapere di cosa si stia parlando, scorrere l’elenco di chi parteggia per una certa parte, e sedersi di conseguenza dall’altra, sicuri di essere nel giusto.

Come dite? C’è anche Nicola Savino, interista (o supposto tale) di Radio Deejay?

Già: ecco quel che gli ho risposto su féisbuc:

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WEST HAM

Stasera Monday Night contro i neo promossi dell’Huddersfield.

Fusse che fusse la vorta bbòna?

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CURVAIOLO FILOSOFO: “Non corre!” “Non aiuta la squadra!” “Non si sbatte!”                          MAURO ICARDI: “Esticazzi??”