COULD WE START AGAIN PLEASE?

INTER-FROSINONE 3-0

Come alcuni di voi già sapranno, non l’ho vista. Sabato sera la parte musicale e rockettara di me ha avuto il sopravvento su quella calcistica, con un godibilissimo Jesus Christ Superstar in quel degli Arcimboldi.

Ted Neeley in discreta forma a dispetto dell’età. Giuda e la Maddalena migliori in campo.

Inter seguita da vero italiano medio con telefonino nascosto nel giaccone, ma senza particolari timori stante l’iniziale vantaggio di Keità e raddoppio del Toro di cui apprendo alla fine del primo atto, subito dopo lavata di mani pilatesca.

Avventurandomi quindi ancora una volta in sentieri a me poco noti, azzardo un’analisi della partita al buio, compiacendomi del largo risultato ottenuto in assenza di quattro titolari (Icardi, Perisic, Brozo e Vecino), e con il fattivo contributo dei succitati marcatori, assistiti da un Politano ormai granitica certezza ed un Nainggolan se non altro semovente. Dietro abbiamo la formazione tipo, non foss’altro che per l’indisponibilità di Vrsaljko e Dalbert.

Il timore del prolungarsi dello stato comatoso visto a Bergamo due settimane fa è per fortuna fugato. Il suddetto timore è direttamente proporzionale alla gradazione di tifo interista: il simpatizzante, e ancor meno il semplice spettatore neutrale, non ha la sufficiente memoria storica per capire quanto un black out contro il Frosinone fosse un reale pericolo, chiarissimo di contro per chi ha più volte assistito a rappresentazioni plastiche di suicidio perfetto.

Invece, 3-0 e tutti contenti, con un ciclo terribile che va a cominciare nelle migliori delle condizioni possibili.

Spiace non riuscire ancora a vedere Icardi e Martinez insieme, se non per scampoli di partita. Occorre però dare credito al Mister che evidentemente non vede nei due potenziale sufficiente per mettere in discussione tutto l’assetto collettivo da centrocampo in su. Ammesso e non concesso che i due possano trovarsi bene (a occhio Lautaro dovrebbe fare la seconda punta e girare intorno a Icardi, senza togliergli troppo spazio… ne è capace?), proporre una siffatta coppia d’attacco vuol dire dover rinunciare ad almeno uno dei tre “sottopunta” attuali:  in estrema sintesi, per far posto al Toro devi cavare uno tra Perisic, Ninja e Politano. E già non è così scontato.

A ciò aggiungiamo il fatto che questa continua ad essere una squadra di calcio e non un’astronave fatta col Lego: non basta cavare e mettere, tocca anche vedere come il nuovo insieme si amalgama e –come insegnano i classici– l’amalgama non lo trovi al mercato…

Niente coppia argentina quindi, non a breve almeno.

Positivo comunque che Spalletti ricorra all’ex Racing con una certa frequenza, risparmiando Icardi nelle giornate pre-Champions, e che nella recente occasione il fin qui impalpabile Keità abbia risposto presente con una doppietta che rende giustizia al giocatore visto in maglia laziale negli anni scorsi. Un riscatto di 34 milioni mi pare quantomeno eccessivo, e a meno di scossoni inopinati da qui a Maggio, credo che a fine stagione verrà ringraziato e rispedito al mittente.

Ad ogni modo, ci sono 6 mesi per far capire di che pasta è fatto e far cambiare idea ai tanti che -non per superbia ma per pura evidenza dei fatti- la pensano come me.

 

AVANTI IL PROSSIMO

Volendo sparare titoloni e frasi a effetto, avrei potuto scrivere “mercoledì ci giochiamo la stagione“. Scenario apocalittico a parte, resta il fatto che uscire da Wembley con un cazzutissimo pareggio ci permetterebbe non solo di passare il turno del girone, ma di farlo con una partita di anticipo e avendo dato dimostrazione di essere solidi e concreti, di non dovere -in altre parole- aspettare l’ultimo treno per passare la frontiera, con tutti i rischi che la cosa comporterebbe.

Limitando lo sguardo alla classifica del girone, un pari a Londra o una vittoria in casa contro un PSV verosimilmente fuori dai giochi sortirebbero lo stesso effetto, dando per scontato che il Barça faccia il Barça e quantomeno non perda con il Tottenham.

Il peso specifico di un passaggio del turno in settimana, d’altro canto, sarebbe di importanza e di lustro imparagonabile, considerando non da ultimo l’ottimo momento di forma degli Spurs, che hanno regolato il mirabolante Chelsea di Sarri offrendo spettacolo e goals in quantità.

E’ insomma un’ennesima prova del nove per Spalletti e i suoi, attesi poi da una doppia trasferta Roma-Torino che molto dirà anche in chiave campionato.

Parliamoci chiaro: all’uscita dei calendari avremmo pagato per essere in queste posizioni, quindi tocca dare continuità al percorso fatto finora e -citando i padri- “porre un limite alle stronzate”.

 

LE ALTRE

Non avevamo bisogno della partita contro la SPAL per capire che la Juve non ha senso dell’umorismo. E del resto, che i torinesi siano genericamente meno simpatici dei napoletani è noto a tutti.

L’umorismo partenopeo dà segno di sé ancora una volta contro il Chievo, regalando altri due punti di vantaggio ai Gobbi ed altrettanti a noi, che arriviamo a un solo punto di ritardo in classifica. La Roma scomoda addirittura i grandi classici della risata capitolina, perdendo -e male- in quel di Udine e scivolando ancor più in basso in classifica.

Il posticipo della domenica propone la Lazio contro i resti di un Milan assai incerottato. Il culo dei cugini però è in forma più che discreta, se è vero che solo la giustizia divina sotto forma di gol al 94′ ha evitato a Gattuso e i suoi di portare a compimento l’ennesima vittoria di cu…ore.

Ringhio il meglio di sè lo concede nella conferenza post-partita rispondendo per le rime a Salvini e candidandosi ipso facto a nuovo leader illuminato del centro sinistra italiano.

 

E’ COMPLOTTO

Curioso come i commenti del pre Lazio-Inter si siano riproposti prima del turno appena concluso.

Là -ricordiamo- lo scontro veniva unanimemente descritto come “buono per il terzo posto”, chè in effetti un successo dei laziali avrebbe comportato l’aggancio in classifica ai nerazzurri e la conseguente coabitazione della terza piazza.

Nessuno allora si era nemmeno peritato di prendere in considerazione l’ipotesi di una vittoria interista fuori casa, che avrebbe appaiato i nerazzurri al Napoli al secondo posto.

Superfluo ricordare come andò all’Olimpico.

Stessa cosa ieri mattina: due distinti giornali radio che presentano Napoli-Chievo come l’occasione per gli azzurri di rimanere a sei punti dalla Juventus e non farla scappare. Del tutto irrilevante il fatto che, per pura contingenza di orari e calendario, l’Inter fosse momentaneamente a pari punti, e che quindi al Napoli la vittoria servisse per mantenere i tre punti di vantaggio sui nostri.

Evidentemente non esistiamo. Siamo come Prodi nella sagace imitazione di Corrado Guzzanti: “io non esisto, io sono morto nel 1974 in un incidente stradale …” (min. 05.40).

La domenica sera la passo ascoltando i piacevoli dialoghi degli ex calciatori al Club di Sky (Bergomi-Costacurta-Cambiasso-Del Piero): tutti personaggi dotati di cervello e di libero pensiero, nessuno che ragiona da “partigiano”, da ex o da tifoso, ma solo facendo funzionare i propri neuroni.

Peccato ci sia Caressa che abbassa la media e voglia sempre fare il fenomeno. Due le perle disseminate durante la puntata. Prima si lamenta della faciloneria e della velocità con cui “tutti” (cioè la stampa, come correttamente gli fa notare il Cuchu) cambiano opinione nel calcio: la Nazionale di Mancini era un disastro dopo le prime due partite, mo’ invece semo li mejo e ce la giochiamo co’ la Francia…

E’ inutile che fai il verginello, è un tipo di giornalismo che non hai inventato tu, ma nel quale sguazzi felice e in buona compagnia ormai da decenni.

Ancor più subdolo e fintamente casuale quando si accoda ai tanti detrattori del Pallone d’Oro, guarda caso proprio nell’anno in cui a vincerlo pare essere Modric e non CR7. Il fatto che Modric sia stato e forse sia ancora assai vicino all’Inter è una finezza che vi consento di non cogliere in quanto non sufficientemente disturbati de capoccia come il sottoscritto.

Del resto già negli anni scorsi la sistematica assenza di Pirlo dalla rosa dei candidati alla sfera aurea era stata oltraggio sufficiente a generare lo snobismo sdegnato dei nostri pennivendoli.

 

WEST HAM

Ne pigliamo quattro dal Manchester City. Come si dice in questi casi “non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

 

CRIBIO

Se è per quello le partite che si devono vincere forse non esistono nemmeno più per Silvio e Zio Fester, se è vero come è vero che il Monza dei bravi ragazzi pettinati si fa rimontare dall’Imolese in una partita che non ha nel punteggio la sua notizia più bislacca.

E’ ai limiti dell’incredibile, infatti, che la Lega Pro abbia scelto proprio Monza (e il suo Presidente, quantomeno assente per decenza) come campo principale su cui manifestare il sacrosanto NO alla violenza sulle donne.

Polpetta succulenta su cui il Geometra -vecchio piazzista- si fionda all’istante, incurante dei trascorsi del proprio datore di lavoro, tra rinvii a giudizio in processi che riguardano lo sfruttamento della prostituzione e frequentazioni con minorenni talvolta dissimulate in azioni di maldestra diplomazia.

Del resto è roba vecchia, acqua passata no? Ora Silvio è solo un simpatico vecchietto che al più è capace di qualche battuta di alto humour che in società fa sempre tanto ridere…

 

… CHE IO GLI HO VOLUTO PIU’ BENE CHE A TE

…Uguale… 

…concludeva la citazione.

Sorvolo sui trascurabili risultati della Nazionale, che da tempo ha smesso di solleticare le mie attenzioni. Registro per puro amor proprio l’ingresso con gol decisivo di Politano, ma nulla più di questo.

Rivolgo invece la mia attenzione alla stampa italiana, sicuro di trovare materiale organico in quantità.

Nella stessa giornata infatti, la Gazza riesce per l’ennesima volta ad equiparare i diversi destini di Inter e Milan. Anzi, a ben vedere stavolta riesce nel triplo carpiato.

Secondo la Rosea il Milan, ascoltato ieri a Nyon dalla UEFA e in attesa di vedersi comminare una multa (vedremo quanto salata), sta preparando un mercato di gennaio coi controcazzi: Ibra, Sensi, Paredes, magari anche Pato, oltre a un paio di difensori e al già acquisito Paquetà (35 bombolons).

Il tutto, ripeto, per una squadra che attende di sapere dalla Svizzera di che morte deve morire, e che però viene descritta quasi minacciosa nei confronti dell’autorità sportiva europea, della serie “sì va beh dammi ‘sta multa ma non rompere i coglioni” (vedasi riquadrino intimidatorio cerchiato di rosso):

Inked Gazza homepage 21 nov 2018

Un’offerta che non si può rifiutare

Sull’altra sponda del Naviglio, manco a dirlo, #benemanonbenissimo.

Pare imminente l’arrivo di Marotta -su cui ancora non mi sono pronunciato perchè ancora sto cercando di capire come la penso, vedete un po’ come sono messo…- e con lui l’accesso a tanti tavoli per i quali finora non avevamo l’invito, visto il sempre migliorabile appeal della nostra società in ambito PR.

La cosa porta vantaggi che sono teoricamente indubbi ma tutti da dimostrare. Peccato però che le speranze, quando a strisce nerazzurre, debbano sempre essere calmierate, chè mica si può illudere i tifosi: quella nerazzurra è e deve rimanere una valle di lacrime.

Ecco quindi immancabile l’ennesimo ritornello dei conti da far tornare, del Fair Play Finanziario che incombe, dei 40 milioni di plusvalenze da generare anche nel prossimo Giugno.

Ecco l’ennesima litanìa datata 21 Novembre, fonte Corriere dello Sport, forse irritato dal presunto interesse di Marotta per il laziale Milinkovic-Savic.

Il serbo piace ma costa. Lotito è storicamente una bottega cara. Ecco quindi che potrebbe servire un sacrificio:

E allora non si potrebbe più escludere che uno tra i vari Icardi, Skriniar, Brozovic, De Vrij e Perisic, ovvero i gioielli nerazzurri, anche per i rispettivi valori a bilancio, venga sacrificato.

Il gufaggio è sistematico ormai da quasi quattro anni, da quando Thohir sottoscrisse con scarsissimo margine di manovra quell’accordo che -per quanto vituperato da tutti- ha permesso all’Inter di essere ancora in piedi e di poter poggiare su basi solidissime.

La solita quota-sfiga associata ai nostri colori è tale per cui il cicciobello con gli occhi a mandorla (immortale cit. ovina) non ebbe neppure la possibilità di provare la più morbida opzione Voluntary Agreement, entrato in vigore pochi mesi dopo l’accordo siglato tra Inter e UEFA.

Di fatto l’Inter ha dovuto (e saputo!) sottostare al diktat UEFA passando per anni di purgatorio, che nondimeno le hanno permesso di mantenere in squadra i pochi giocatori validi acquisiti o già in rosa nel periodo (Icardi, Handanovic, Perisic, Brozovic), rimpinguandoli con operazioni intelligenti e mirate (Miranda, Skriniar, De Vrij, Politano).

Ciononostante, ogni finestra di mercato, estiva o invernale che sia, è costellata da pletore di uccelli rapaci notturni della famiglia degli strigidi (in italiano corrente “gufi”) che preconizzano addii forzati o sacrifici umani sull’altare del break-even.

Vedremo quel che succederà: è anche possibile che, a furia di gufare, o forse solo per fisiologiche necessità di rinnovo della rosa, qualcuno effettivamente venga ceduto dietro presentazione di una soddisfacente offerta economica. A quel punto mi aspetto una canea di mani alzate al grido di “ve l’avevamo detto!” sulla scorta delle bombe di calciomercato di Maurizio Mosca: basta dire che tutti vanno e tutti restano, qualcosa lo azzeccherai di sicuro.

E poi mica è vietato venderne uno forte per prenderne un altro altrettanto forte e magari più giovane. Del resto, e per rimanere a Marotta, la Juve ha negli anni rinunciato a Pogba, Tevez, Vidal, Pirlo, Bonucci (per poi riprenderlo), ma in quei casi tutto era parte di un piano ben preciso, operazioni lodate da tutti in maniera compatta e diligente.

Qui, al solito, siamo al si salvi chi può.

Ecco: sarà interessante capire quanto impiegherà Marotta a passare dall’infallibile stratega di mercato ad “azzeccagarbugli succube della proprietà cinese che non lascia fare il suo mestiere a chi è italiano e conosce il mercato come le sue tasche”.

Mettiamoci comodi, lo spettacolo sta per iniziare! (come se fosse mai finito…)

ALIVE AND KICKING

INTER-BARCELONA 1-1

Va bene. Benissimo. Di più: di lusso.

Pareggiamo una partita che ero incredulo di vedere ferma sullo 0-0 a dieci minuti dalla fine ed ero serenamente rassegnato a perdere dopo il gol di Malcom al minuto 83′.

E invece ci aggrappiamo con due mani alla scialuppa del Titanic e riusciamo a portare a casa un punto d’oro grazie a Icardi.

Con ordine: non rinnego nulla di quanto detto da Spalletti negli ultimi tempi. Il suo lavoro di training autogeno costante merita tutte le mie lodi, purchè si sappia a che gioco stiamo giocando.

Herrera, Trapattoni, Mourinho, negli anni sono stati lodati per le innate capacità motivazionali: i loro calciatori dicevano: “al lunedì ero terrorizzato dall’avversario che dovevo incontrare alla domenica, ora di mercoledì sapevo come fermarlo, all’ingresso in campo ero straconvinto di essere più forte di lui“.

Ecco: la manfrina del “dobbiamo giocare come loro: possesso palla e pressing alto” va benissimo per tenere alto il morale della truppa, ma non è che uno si sveglia alla mattina e pensa “cià, oggi mi sento parecchio Barcellone…“.

Diciamo la verità: il primo tempo di San Siro ha avuto il solo pregio di far rivalutare quello di due settimane fa in Spagna (già non entusiasmante di suo): per il resto assistiamo ad una perfetta macchina da guerra -per quanto con una maglia orrenda-, che si muove costantemente tutta insieme in trenta metri, pronta ad attaccare non appena possibile e altrettanto capace di rimediare i rari passaggi a vuoto nel corso del match.

Impressionante, a mio parere, vedere come le tre-quattro palle conquistate da Icardi a metà campo siano state immediatamente neutralizzate dai catalani nel momento stesso dello “scarico” della nostra punta ai compagni. Giusto il movimento del nostro centravanti -palla indietro e scatto in avanti a prendere il lancio di ritorno- : peccato che ogni volta ce ne fossero due sull’alleggerimento al compagno, e allora ciao còre…

Loro creano parecchio ma sprecano altrettanto, con Suarez a sparare a salve in un paio di circostanze e Handanovic a fare le uova come mai finora in stagione: per distacco il migliore dei nostri.

Per il resto, Vrsaljko ad oggi non dimostra di essere migliore di D’Ambrosio (e la considerazione non vuol tanto essere un complimento per l’italiano -discreto laterale e nulla più- quanto una critica -per quanto costruttiva- al croato vice-campione del mondo). Assai più a suo agio sull’altra fascia Asamoah, che inizia a trovare una giusta intesa con Perisic, altalenante nell’arco dei 90′ ma al tempo stesso pericoloso con diversi cross dalla sinistra. A centrocampo Brozo se la cava benino finchè le gambe lo reggono, ed anche nel quarto d’ora finale è bravo e intelligente a dosare gli sforzi.

Vecino invece vive una serata complicata e legnosa, mai come quella di Nainggolan, in campo solo in virtù del prestigio del match ma assolutamente non in condizioni minime per poter essere presentabile. Non commette disastri, ma uno come lui col freno a mano tirato vuol dire giocare in 10. A saperlo prima, vai di Borja dall’inizio e giòcati il Ninja nei 20′ finali.

Ad ogni modo, il primo tempo finisce a reti bianche e -ripeto- va di lusso.

Il secondo tempo, come all’andata, mostra sprazzi migliori di Inter, posizionati stavolta nell’ultimo quarto di partita invece che nei 15′ iniziali della ripresa. Suarez continua la sua guerra personale contro il mondo, riuscendo a segnare solo dopo un cross con palla già uscita. Lo stringiculo in un certo senso serve, se non altro perchè ci fa capire che non è continuando a farli tirare in porta che possiamo portarla a casa, al netto di un Handanovic che si conferma in serata.

Perisic carbura con l’andar del tempo così come Politano, e il cross del primo libera il secondo a centro area per il colpo di testa che parrebbe a botta sicura: invece fetecchia fuori bersaglio.

Siccome siamo l’Inter, è proprio il neo-entrato più improbabile a farci lo scherzo: quel Malcom strappato alla Roma per 40 milioni (sarebbe meglio dire scippato, ma il Barça agli occhi della stampa europea gode di quell’aurea bontà che dentro ai nostri confini è riservata al Milan, e in quanto tale è ontologicamente incapace di scorrettezze). E’ un po’ la versione UEFA del Primo Gol in Serie A, e infatti il brasiliano si copre la faccia con le mani singhiozzando la propria incredula gioia.

Contingenza a parte, non c’è nemmeno da sacramentare, se non contro De Vrij che si fa anticipare nettamente da Coutinho: il vantaggio è purtroppo più che meritato.

Ma proprio quando penso che l’argine si sia rotto e possa essere imminente la gragnuola di goals, ecco che Candreva e Lautaro, forse perchè entrati da poco, lavorano caparbi sulla destra e piazzano la palla a centro area dove prima Vecino e poi Icardi tentano il tiro in porta. Va male all’uruguagio, benissimo all’argentino che segna con tanto di tunnel ai danni del portiere.

Pareggio che ha dell’inaspettato, per non dire del miracoloso. Ammirevole -e lo dico senza alcun tono dileggiatorio o sminuente- la corsa di Maurito a recuperare palla e portarla in fretta a metacampo per la ripresa del gioco. Non so quelli a San Siro, ma io non ci ho creduto un attimo alla chimera della rimonta. Era però giusto che lui ci credesse, e che provasse a trasmettere la sua voglia a tutti gli altri.

Va bene così, lo ribadisco, anche se paradossalmente la vittoria finale del Tottenham guasta un po’ il clima di impresa.

Ora toccherà andare a Wembley e cercare di portare a casa un altro pari che garantirebbe (se non per aritmetica, almeno per logica) il passaggio del turno.

 

LE ALTRE

In attesa di Juve e Roma, il Napoli fotocopia il nostro risultato riacciuffando il PSG in casa grazie a un rigore. La loro situazione nel girone è migliore come posizione in classifica (primi gli azzurri, secondi i nostri), ma decisamente più fluida nel divenire (lì le 4 squadre sono tutte ancora saldamente in corsa).

Tornando a smandruppare il pallottoliere, ci troviamo nella consolatoria ma scivolosa situazione per cui “dipende tutto da me”. Sapete come la penso a riguardo, però ragioniamo: con un pari a Londra manterremmo il vantaggio contro gli Spurs (a quel punto, anche arrivando a pari punti saremmo in vantaggio negli scontri diretti).

Assai difficile che il PSV possa battere il Barça e quindi avvicinarsi, e anche in quel caso avremmo l’ultima partita in casa contro di loro per poterli tenere a distanza.

Fatti questi calculielli della minchia, buttiamo via tutto. Se vogliamo far finta di essere una squadra seria tocca presentarsi tripallici in casa Tottenham e uscirne imbattuti.

E’ COMPLOTTO

Premetto, anzi ribadisco, la mia antipatia per qualsivoglia spinta autonomista, sia essa padana, nordirlandese, sarda o catalana.

Potete quindi capire il mio massimo godimento alla richiesta di Borja Valero alla conferenza stampa pre-partita, quando ha richiesto ai giornalisti a seguito del Barça domande in castigliano, non in catalano.

 

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Per il resto il pomeriggio calcistico ha riscaldato il mio cuoricione di nostalgico nerazzurro, con un Bobone Vieri splendido (ancorchè appesantito) puntero vincente nella sfida tra vecchie glorie di Inter e Barcelona.

Oggi poco complotto, in compenso due foto.

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Che poi, vedere Piqué che si lamenta è sempre un gran godimento… Lui e le sue maniche lunghe anche a Ferragosto!

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Luci a San Siro (siam belli, lo sappiamo…)

SQUADRONE?

LAZIO-INTER 0-3

Un partitone mariano, di quelli che a queste latitudini non si vedevano da anni, il poeta direbbe da aaaanni.

Spalletti si gioca il triplo filotto reale ritornato con pallino (cit., altro che candelone operaio…) piazzando Joao Mario in mediana e facendo restare seduto De Vrij per Miranda.

Avendo sentito l’eco del “ma è scemo?” esclamato più o meno all’unisono da tutti gli interisti alla lettura delle formazioni, mi apprusto allo SkyGo corretto Ipad (chè  veniva giù l’ira di Dio e le millemilalire di abbonamento Sky non consentono la visione tramite padella condominiale quando piove…) nel tinello di casa anzichè sulla poltronissima vista TV.

I nostri iniziano ben presto a disporre della Lazio come meglio credono, lasciando qualche scorribanda a un Immobile decisamente non in serata e imbastendo di contro svariate trame offensive. Bello il cross basso di Perisic su cui Icardi non arriva, puntando il piede per terra in stirata rischiando un comico capottamento. Velenoso as usual Vecino in un paio di incursioni, anche prima di arrivare allo spesso cruciale minuto 28 (vero Andrea?).

Quella che a strisce diversamente colorate verrebbe descritta come un’azione corale a conferma della bontà della manovra collettiva, qui viene liquidata col sempre meno sopportabile cliché della “palla che va verso Icardi e non viceversa”.

Ve possino…

Al min. 0.45 la parte “ciccia” dell’azione, dalla quale sono esclusi una decina di passaggetti iniziali (che se li fa il Barça è poetico tiki taka): i nostri vanno “dritto per dritto” fino a un rimpallo conteso e vinto da Icardi -anche con fortuna, non nego, ma pur sempre da quello che “non si muove e sta lì a aspettar palla”- e piazzano poi quattro diconsi quattro tocchi di prima in area di rigore, con esterno destro vincente del nostro numero 9.

Ve possino, n’artra vorta.

Marchegiani minimizza subito il ruolo di Vecino dicendo che la palla arriva a Icardi solo grazie alla deviazione del difensore: io come detto ci vedo un’intesa dei nostri che ricaccia in bocca ai critici la litanìa di un Mauro troppo solo in area e di una manovra che sa solo andare sul fondo e buttare il cross alla spesa in Dio.

La cosa ancor più bella e rassicurante è il quarto d’ora seguente, in cui i nostri si mettono lì e non mollano l’osso: il raddoppio di Brozo (sinistro forte all’angolo calciato da fermo al limite dell’area) arriva sugli sviluppi di un corner che, a sua volta, segue una bella azione chiusa da tiro di Vecino parato da Strakosha.

Sta diluviando anche a Roma, nel frattempo, e viene quasi da implorare pietà a Giove Pluvio per scacciare ogni rischio di sospensione di cotanta bellezza calcistica.

A mio parere gli aquilotti sono alle corde al punto da cercare il terzo gol già in chiusura di tempo, ma i nostri preferiscono non infierire.

La ripresa ha ritmi senz’altro più compassati, con Joao Mario a lasciare presto spazio a Borja Valero. Buona l’ora giocata dal portoghese, che sconta un po’ di disabitudine al campo ma che fa capire come le sue qualità, in una rosa del genere, possano starci eccome.

Con lo spagnolo andiamo a comandare, nel senso che, almeno nelle intenzioni, mettiamo la partita in ghiaccio aspettando il momento buono per maramaldeggiare.

Volando alto potremmo dire che va così, anche se un paio di Madonne i nostri riescono a meritarsele anche ieri. Il corner concesso dopo cervellotico scambio Handanovic-Miranda sulla linea di fondo campo mi è costato più di qualche punto Paradiso, lo ammetto…

Per fortuna è proprio il nuovo entrato a porre fine alle ostilità, servendo alla perfezione Icardi, che si allarga in area giusto-giusto per ricevere la boccia, rietrare sul sinistro e incenerire il portiere.

3-0, il mio risultato preferito. Di più non potevo chiedere, grazie ragazzi.

L’attesa per le interviste del dopopartita inizia a diventare spasmodica quasi quanto la partita in sè, e anche in questa circostanza Spalletti non delude.

Prosegue sulla falsariga del “vaffanculo a prescindere” riuscendo a polemizzare con lo Zio che pure gli fa i complimenti per il partitone ben giocato. Ma aldilà di quello, mi convince quando giustamente fa la parte dell’insoddisfatto parlando di una ripresa da gestire meglio e con meno errori. La tensione, che piaccia o no, deve rimanere a livelli massimali, pena l’implosione del gradevole soufflé in una chiavichetta informe e nauseabonda. Che poi questo porti con sè il rischio di un crollo nervoso da qui a fine stagione è possibile, ma nel caso toccherà al neo Presidente Steven garantire adeguato supporto psichiatrico.

LE ALTRE

La Juve torna a vincere, pur in maniera non limpidissima, sia nel gioco che nei modi. Napoli e Roma invece pareggiano facendoci doppiamente contenti: due punti guadagnati su entrambi e soprattutto secondo posto agguantato in condivisione con Insigne & Co.

Alla faccia dei tanti che hanno descritto Lazio-Inter come “scontro valido per il terzo posto”, forse perchè non era nemmeno concepibile prevedere una vittoria dei nostri.

E invece, sorry, la partita è diventata buona per il secondo di posto.

Ora, ricalco qui il discorso già fatto per il girone di Champions: lottiamo serenamente per la seconda piazza, non avendo -ancora- la struttura e la forza per competere con la Juve nel lungo periodo. Gobbi a parte, però, possiamo e dobbiamo giocarcela con chiunque. Diffido da una Roma attualmente in difficoltà (si ripiglieranno), mentre gufo preventivamente i cugini dando per assodati i tre punti in palio contro il Genoa nel recupero infrasettimanale: pur nella loro mediocrità saranno quarti a parimerito con la Lazio, segno del livellamento dei valori dopo il primo quarto di stagione.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo da quanto successo in settimana, con il cambio al vertice dell’Inter. Citando il vecchio speaker di San Siro potrei dire che

“l’Inter sostituise (lo speaker doveva essere di San Giovanni in Persiceto) il zocatore Thohir col zocatore Steven Zhang”.

Ora, posto che al primo giorno di scuola i propositi sono sempre lodevolissimi e siamo tutti primi della classe, vedremo quanto del tanto promesso il giovane Zhang riuscirà a mantenere.

Il punto, al solito, non è questo, bensì quest’altro:

corsport zhanghete

Un titolo del genere, nemmeno da Tuttosport, ma dal Corriere dello Sport, denota ancora una volta la scarsa considerazione dell’Inter presso l’universo mediatico italiano.

Senz’altro i passi avanti da fare in questo campo sono enormi. Che il ragazzo ne sia consapevole e prosegua sulla strada già intrapresa con Inter Media House.

Passiamo a un altro Luogo Comune Maledetto: i giUovani (possibilmente italiani e senza tatuaggi), il settore giUovanile, unica strada verso il successo per qualunque squadra del globo terracqueo.

Qualche ulteriore dato per spiegare ai duri di comprendonio chi fa settore giovanile in Italia e quale sia (se c’è) la diretta correlazione con i risultati della prima squadra.

Il CIES ci mostra una tabella che dice quel che noi, per una volta alunni diligenti e attenti in classe, già sappiamo: è l’Inter, in Italia, ad aver formato il maggior numero di giocatori militanti nei primi 5 campionati europei.

Siamo indietro con il resto dell’Europa, ma questo è noto.

Quel che vorrei far presente, ancora una volta, è che non necessariamente chi lavora bene a livello di vivaio poi raccoglie in automatico successi a raffica con le prime squadre.

l’Ajax è primatista in Europa nel formare giovani calciatori ma, Olanda a parte, in ambito UEFA fatica da ormai vent’anni a proporre una squadra competitiva.

Della Dynamo Kiev e del Partizan Belgrado non sto nemmeno a parlarne. Fanno un altro mestiere, in un certo senso: sono bravissimi a formare giovani calciatori, a venderli al miglior offerente incassando quanto gli serve per andare avanti e scoprire un altro giovane talento. Bravissimi. Ma non essendo un mondo di favole, purtroppo non è così che si vincono campionati competitivi e coppe europee.

Già più interessante che il Real Madrid abbia lanciato più giocatori del Barcelona, anche se tutti ci ricordiamo la Masia e le eiaculazioni giornalettistiche del tiki taka de stoca.

La Juve, per restare in casa nostra, è quinta in Italia e 37° in Europa in questa speciale graduatoria, ma ciò non le ha impedito di vincere gli ultimi centordici scudetti ed arrivare due volte in finale di Champions.

Morale: C’è chi vince in un modo, chi in un altro.

E basta.

Per dire: ieri sera l’Inter ha vinto col palleggio insistito, il City di Guardiola con un gol su rinvio del portiere.

Il mondo è bello perchè è vario. Rassegnatevi.

Noli rumpere pallas, dicevano i latini.

 

WEST HAM

I nostri non fanno in tempo a rammaricarsi per il pareggio concesso al Leicester al 90′ su autogol nella trasferta di sabato, visto quanto successo pochi minuti dopo.

Davvero da lasciare senza parole. RIP.

 

CRIBIO

Monza torna ad essere il luogo dell’Amore e dell’amicizia, se è vero che Brocchi porta a Zio Silvio e Zio Fester la prima vittoria della gestione del cuore. Anche se i gol li segnano il tatuatissimo Ceccarelli e il tamarrissimo Iocolano.

Lo so che sono stronzate, ma sono un bambino immaturo: hanno cominciato loro, Maestra, e io gli vado dietro, pappappero!

laz int 2018 2019

Giro-Giro-Tondo

VOGLIO MORIRE ADESSO (CIT.)

INTER-MILAN 1-0

Immaginate di leggere queste quattro righe in un perdurante stato di semicoscienza, ma con parametri vitali ancora incoraggianti (evidentemente gli auspici del titolo tardano a fare effetto!).

Ebbene, mi vedreste con il sorriso ebete dei giorni belli, con i cugini giustamente battuti e gustosamente puniti all’ultimo minuto, con papera di Donnarumma, con sentenza di Icardi, con Spalletti spumeggiante e incazzoso in conferenza stampa.

Tutto molto bello, avrebbe detto il buon Bruno.

I nostri devono rinunciare presto a Nainggolan, che riesce nell’incredibile esercizio di commettere fallo per evitare di subirlo, riuscendo nel contempo a infortunarsi e a dover abbandonare il campo dieci minuti dopo.

Dentro Borja Valero, meno gamba, più cabeza.

Per il resto, Vrsaljko e non D’Ambrosio, Vecino e non Gagliardini, Politano e non Candreva: Inter in campo con un solo italiano (who gives a fuckin’ fuck!?) e -o ma, scegliete voi la congiunzione- a menare le danze per la quasi totalità dei 90′ giocati.

Il primo tempo vede, in ordine sparso, un gol annullato a Icardi per capocciata malandrina di Vecino a spizzare lo spiovente, un palo di De Vrij sugli sviluppi di un corner, un bel colpo di testa di Perisic deviato dal loro purté, un tiro-cross di Vrsaljko su cui Icardi in allungo arriva un decimo in ritardo, un assist al bacio di Borja sempre per Icardi contrato da Romagnoli e un sinistro di Vecino che spara alle stelle un rigore in movimento dopo sapiente assist rasoterra di Perisic.

A tutto ciò il Milan, col proverbiale culo che li accompagna da lustri, trova anche la zampata di Musacchio sul (primo?) corner battuto da Suso: per fortuna, anche in questo caso la bandierina sale senza nemmeno bisogno del VAR.

Visto che l’Inter è quella muscolare e il Milan quello del bel giUoco, i cugini picchiano come fabbri ferrai. Ajeje e Beavis a fine primo tempo hanno le cosce martoriate dalle “vecchiette” degli avversari e, in altro contesto, sarebbero probabilmente sostituiti nell’intervallo.

Lucianino invece, avendo come detto già dovuto rinunciare al Ninja, dice “m’importa sega” e lascia in campo entrambi incerottati; si ricomincia.

Meno occasioni rispetto al primo tempo, con Politano a sparacchiare largo un destro al volo, e Vecino a cercare Icardi anzichè provare il sinistro sul palo lungo. Oltre a ciò continua la serata complicata di Asamoah, che se da un lato annulla Suso, dall’altro si esclude dalle sovrapposizioni con Perisic e dalle combinazioni centrali con Brozo e Vecino.

Ma soprattutto, perdiamo più di un paio di palloni velenosi in ripartenza, dando a quelli là l’occasione di pescare il jolly sotto forma di uno-tiro-uno-gol.

Se non altro, la Dea Eupalla stasera non ci volta le spalle e lascia i cugini a inciapmare nelle primule, con Higuain lasciato solo al suo destino (lui, quello che aiuta la squadra, quello che partecipa alla manovra…) e anche Cutrone a galleggiare inoffensivo sulla fascia.

Meno male, perchè l’insopportabile ragazzino è tanto simpatico quanto pericoloso, degna radice quadrata di Pippo Inzaghi: cintura marrone (non ancora nera) di palla strumpallazza e rischio di gollonzo a livelli altissimi.

E’ vero, come dice Marchegiani, che negli ultimi minuti entrambe le squadre paiono accontentarsi del pareggio, ma Gattuso risveglia le mie speranze con l’ultimo cambio. Non solo esce Calabria, diligente a limitare Perisic per buona parte del match, ma al suo posto entra la sentenza Abate, ‘Gnazio per gli amici.

Apprendo di aver fatto la stessa battuta di Scarpini (adesso entra Milito e segniamo), ma non stiamo a quisquiliare su diritti di primigenitura.

Dopo nemmeno due minuti dal suo ingresso Candreva rovescia e fa proseguire Vecino in posizione di ala destra. Romagnoli gli si mette davanti ma più per senso del dovere che altro, e il cross a voragine esce come un arcobaleno dal destro dell’uruguagio.

Siamo al meta humour: Donnarumma fa capire a tutti cosa vuol dire “non capirci un cazzo”, roba che nemmeno Handanovic nelle uscite peggiori,  si fa la finta da solo uscendo ma non troppo, per poi rientrare ma non del tutto.

Icardi, quello che sta fermo e viene colpito dalla palla, quello che non fa i movimenti giusti, quello indegno di portare la fascia di Capitano, scherza bellamente il connazionale Musacchio facendo la mossa del biscione scivolandogli dietro le spalle e inchiappettandolo a porta vuota.

Da far vedere in loop nelle scuole calcio, altro che balle…

Il tutto -ovviamente- sotto lo sguardo rassicurante di Abate, entrato giusto in tempo.

La goduria pare senza limiti, ma c’è di meglio.

LE ALTRE

La Juve perde i primi due punti del suo campionato dopo il pari casalingo contro il Genoa. Magra soddisfazione, visto che la distanza dagli altri rimane considerevole, ma quanto meno non è più siderale.

Il Napoli non si fa sorprendere e regola l’Udinese per 3-0, portandosi a -4 dai gobbi. Altrettanto fa la Lazio, che nel finale passa a Parma. Tutto il contrario della Roma, sconfitta in casa dalla Spal e tornata a perdere punti con un’altra piccola.

I cugini, chettelodicoaffà, stazionano saldamente nella colonna di destra, pur avendo ancora una partita da recuperare.

E’ COMPLOTTO

Inizio con il ribadire il mio personalissimo voto per Esteban Matìas “Cuchu” Cambiasso a ruolo di capo del mondo.

Ogni volta che parla dice verità inconfutabili. Ieri sera mi ha fatto alzare in piedi sulla poltrona ed applaudire mentre gli altri lo guardavano quasi increduli.

Il Milan ha capito di essere inferiore; anche a livello di storia societaria, i nerazzurri sono più avanti“.

E gli altri, quasi scandalizzati: ma tu pensi che il Milan si senta inferiore?

Oh cicci, sono i numeri a parlare, e mica da quest’anno. Poche balle (questo lo dico io, ma lo pensa anche il Cuchu, che però è troppo nobile di spirito per scadere nel triviale).

Avendo capito che giocarsela alla pari sarebbe stato un suicidio, i Ringhio boys hanno ripiegato sul caro e vecchio catenaccio, sperando di portare a casa il punticino.

Ma tutto ciò non si applica all’ex Club più titolato al mondo (a dire minchiate…): loro, dài che ormai l’avete capito, #propongonogiuoco.

Oltre alla vomitevole e già richiamata litanìa dell’Inter cinica e fisica contrapposta al Milan di squisiti orchestrali, e sbugiardata con 90′ minuti di comportamenti concludenti, raggiungo il successivo livello di estasi con la prima domanda fatta da Alciato a Spalletti, e soprattutto con la seconda risposta di Spalletti al pinocchietto di turno.

“Ha vinto la squadra che ci ha provato di più?”

Ha vinto la squadra che se l’è meritato, che ha giocato meglio… Se eri di quelli che diceva che giocava meglio i’ Milan… ora va detta in un’altra maniera“.

Ripeto qui quanto detto nel lontano Novembre 2012 dopo la prima vittoria allo Juventus Stadium, allorquando Marotta parlò di un’Inter “spensierata” volendo in realtà dire “spregiudicata”.

La polemica, allora di Stramaccioni, ieri di Spalletti, è forzata, e lo riconosco. Arrivo addirittura ad ammettere che il biondino di Sky per una volta non volesse nemmeno sminuire la vittoria dei nostri, ma sono talmente tante le volte in cui si è subìto mediaticamente senza controbattere, che ho esultato quasi come al gol di Maurito.

Mi dispiace unire al mazzo dei luogocomunisti anche Luigi Garlando, eroe letterario del rampollo di famiglia grazie all’interminabile collana “Gol“, ma anche un pezzo come questo fa capire quanto fallace e tentatrice sia la strada che obnubila le sinapsi e fa gracchiare insieme agli altri in un coro stonato e calante.

Posto che a me, del giocar bene, interessa il giusto (per millemila motivi che ormai dovreste conoscere), la partita di ieri ha fatto capire che il Milan, tolti Biglia, Suso, il turco e Higuain, di piedi buoni non ne ha, punto e basta. Dipende dall’estro dello spagnolo come e più di quanto i nostri dipendono da Icardi, ma lì -Cristo solo sa perchè- non si può dire. Ieri è bastato che Asamoah facesse il mediano di fascia sul succitato Suso perchè Higuain girasse come un bimbo sperso ai giardinetti, con Bonaventura incapace perfino di simulare falli subìti e Biglia bravo solo a randellare chiunque passasse dalle sue parti. Taccio per umana decenza sulla difesa.

I nostri avevano un centrocampo con Vecino (vedi il cross e taci), Brozo, Borja dopo Ninja, con Politano, Perisic e Icardi. Dietro Skriniar e De Vrij sono la coppia più bella del mondo (e manco mi dispiace per gli altri). Però ci basiamo sugli spunti dei singoli, però siamo cinici, però la manovra è asfittica.

La verità è che vi rode il culo.

E io godo.

Quasi così.

 

CRIBIO

Solo un aggiornamento sulla squadra di giUovani italiani coi capelli corti, senza barba nè tatuaggi.

Quell’erotomane, pluricondannato, disastro politico-mediatico italiano del neo Presidente, insieme al fido Geometra, ha preso la squadra brillantemente issata in cima alla classifica del proprio girone a punteggio pieno, e nelle prime cinque partite ha conquistato la bellezza di due punti (leggasi: 2 pari e 3 sconfitte).

Gustosissimo il 3-0 rimediato a Vicenza con due gol di tal Giacomelli (un gol per ogni dozzina di tatuaggi, impresentabile splendido tamarro barbuto!) e un terzo segnato dall’extracomunitario Rachid Arma.

La sconfitta interna di ieri col Teramo, sotto gli occhi, tra gli altri, anche di Fabio Capello, pare essere costata la panchina al Mister brianzolo, prontamente sostituito da un fedelissimo di casa Milan, quel Brocchi che pure a eleganza non è il massimo della vita.

E adesso come la mettiamo?

Calcio: Serie A; Inter Milan-AC Milan

Purtroppo non ne ho trovata una con Abate…

ASPETTANDO IL DERBY

La settimana di avvicinamento al Derby è, per chi scrive ma non solo, una settimana di passione, serpentoni nello stomaco e attesa febbrile.

Immaginate tutto ciò e moltiplicatelo per due, stante la pausa Campionato e il weekend dedicato alle Nazionali.

In questo lasso di tempo i nostri prodi giornalettisti devono necessariamente raschiare il barile per compitare quotidianamente quattro cacate da mandare in pasto al popolo bue.

Ovvio che -in questi casi ancor più del solito- l’uso libero ed indiscriminato del Luogo Comune Maledetto assurga a sport nazionale.

Vado in ordine sparso e segnalo quanto visto in rete e letto sui giornali, sportivi e non solo, negli ultimi dieci giorni.

Riccardo Signori è quel bislacco figuro che una decina di anni fa arrivò a proporre il DASPO per Balotelli, dopo che quello -permalosone!- rispondeva con linguacce e gesti provocatori ai tifosi che gli gridavano “non esistono negri italiani” a cadenza settimanale.

Volete che un siffatto cervello si faccia scappare l’occasione di attingere a piene mani dalla più ritrita tra le caratteristiche in salsa nerazzurra?

Appunto. Cito testualmente:

“L’Inter non migliora mai nel gioco, dimostra la debolezza del centrocampo come reparto, ma conta sulla potenza da fuoco di Icardi e sulla qualità individuale che risolve parte dei problemi“.

Ripeto: non-migliora-mai. Non c’è speranza alcuna. La sentenza è definitiva. Moriremo tutti.

Non è il solo, visto che non si contano i coristi del ritornello “L’Inter gioca coi singoli, il Milan è più tecnico“.

Caressa non è da meno e lavora di memoria selettiva, dimenticando la cattiva sorte (in italiano si chiamerebbero errori arbitrali, ma va beh…) avuta nelle due sconfitte con Sassuolo e Parma, e riferendosi solo al recente 2-1 corsaro a Ferrara. All’Inter sta girando bene, al Milan -ovviamente- male, chè loro propongono giUoco.

Ci sono poi le dediche dell’amore e dell’amicizia, con i vari Pirlo, Bonucci e Capello ad esprimere preferenza per il lato sbagliato del Naviglio.

Tanto per citare le frasi fondanti dell’interismo: Fieri di non essere quella roba lì.

Non mancano nemmeno i riesumati dall’oltretomba calcistico a risuonare il vecchio refrain dell’Inter che ha tutti stranieri e incolpare i soliti noti per la morìa di risultati della Nazionale. No sul serio: Simone Braglia da dove è uscito? Non lo ricordavo nemmeno io…

Buffo e beffardo che il meritatissimo gol che al 93′ ha dato il successo azzurro in Polonia l’abbia segnato un ex Primavera dell’Inter. Chissà se Braglia avrà ragliato…

Dopo queste minchiatelle di antipasto, passiamo però al piatto principale.

Passiamo alla Gazza, per l’occasione nella sua versione cartacea odierna: non si smentisce l’atteggiamento che tiene ormai da anni, diciamo da quando l’Inter, pur non andando quasi mai oltre una risicata sufficienza, fa statisticamente meglio dei cugini.

[Per i malati mentali come me: in quattro delle ultime cinque stagioni l’Inter è finita davanti al Milan]

L’atteggiamento della Rosea negli anni è sempre stato di totale negazionismo rispetto a questa situazione. Già altre volte l’avevo fatto notare, segnalando a puro titolo di esempio i record di presenze nerazzurre a San Siro contrabbandate invece come un panteistico “Milano riempie il Meazza” e cagate simili.

Torniamo a bombazza: le prime tre pagine dell’edizione del 16 ottobre ricascano nell’antico vizio.

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Il Derby vale oltre un miliardo: così dicono, visto che, prendendo per buoni i numeri sulla valutazione delle rose -dati sempre assai opinabili- l’Inter varrebbe circa 640 milioni, con il Milan fermo a 530. Ora, un tifoso paranoico come me vi ammorberebbe fino a domani sottolineando come i nostri giocatori siano talmente migliori di quelli dei cugini, da trovarne conforto anche nei numeri.

Mi limito invece a leggere attentamente il sottotitolo in prima pagina:

 

“più ricca quella dell’inter, MA il monte ingaggi dice Milan”

 

Il “MA” l’ho messo io in maiuscolo e grassetto, e qui casca l’asino.

Magari ci siete già arrivati (perchè -come me- le capacità le avete, è solo che non vi applicate…), ma il ragionamento è questo: la rosa dell’Inter vale 110 milioni di più, e il Milan, per una rosa che ne vale altrettanti di meno, spende 20 milioni in più di stipendi.

Ora, è tutta una cagata perchè i numeri stanno a zero e domenica non sarà certo questo a decidere il Derby ma, volendo andare dietro a queste pippe mentali, il commento dovrebbe essere: “Milan, ma che cazzo fai? Paghi di più per giocatori che valgono meno? Bravo ciula!“.

Questo è quel che sarebbe successo a numeri invertiti: è un processo alle intenzioni, ma c’ho ragione e lo sapete anche voi.

Qui no, qui pattiniamo sul filo dell’analisi logica.

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Torniamo al sottotitolo. Quel “MA” fa il suo mestiere di congiunzione avversativa e grammaticalmente dovrebbe stare a unire due aspetti tra loro antitetici: in questo è meglio l’Inter, in quest’altro è meglio il Milan.

Messa in termini più semplici, è come se dicessero: l’Inter ha più punti in classifica; in compenso, il Milan ha subito più gol.

Contenti voi…

IL POTERE CATARTICO DEL VAFFA

INTER-FIORENTINA 2-1

Altra vittoria strappata con le unghie e coi denti, di fronte ad una Fiorentina tanto bella quanto ingenua.

Non ho problemi nel dire che un pari sarebbe stato il risultato più giusto, ma occorrerebbe approcciarsi al commento con la mente sgombra e senza pregiudizi (hai detto niente…).

L’Inter segna su rigore e su una dormita della difesa viola? Vero. Detto ciò, la Fiore pareggia su autogol, e il primo tempo vede Candreva, Icardi e Perisic confezionare tre azioni da gol nitide che solo la poca precisione dei nostri non tramuta in gol.

Brozo macina km come nelle ultime uscite, purtroppo non altrettanto può dirsi di Vecino che a ‘sto giro #laprende poco.

Lodevole l’applicazione di difesa e centrocampo, che per tutti e 90 i minuti cercano di uscire col palleggio da dietro, anche quando prudenza e buon senso farebbero propendere per il rinvio lungo. Le mie coronarie ringraziano anticipatamente per l’attenzione.

Nell’attività di sgombero dai luoghicomunismi e pregiudizi andrebbe inserito anche questo passaggio: buona parte dei pericoli creati da Chiesa & Co. arrivano da palle perse in costruzione dai nostri, un aspetto su cui senz’altro Spalletti dovrà lavorare.

Qualche flash sui singoli.

Sprazzi di gioco e intesa tra Icardi e il Ninja, che paiono -lentamente- carburare. Ancora in ritardo invece Perisic.

Candreva è il mio preferito nel primo tempo per quantità e qualità delle giocate, ma San Siro è un po’ come me, rancoroso e con una memoria elefantiaca: ecco che bastano un paio di cross sbagliati nella ripresa per riaccendere il gas sotto la pentola di fagioli del Primo Anello Arancio. Tempo 5 minuti e il ragazzo finisce in panca sostituito da Politano.

Oh, l’ex Sassuolo -così come Keita- deve ancora finire di convincermi: pochi errori ma anche poche giocate che giusfitichino la sua presenza in campo. Ma -come già detto- è italiano e quindi nessuno si lamenta del fatto che “ruba il posto a uno dei nostri ragazzi“.

Bene e molto la difesa, con la coppia centrale che si candida (lo scrivo sottovoce) ad essere la migliore del campionato, un terzino sinistro degno di tale nome (e non sapete quanto sia contento di ciò) e un dignitosissimo D’Ambrosio che -in attesa di Vrsaljko- si riscopre match winner di giornata dopo ottima combinazione con Icardi, in versione assist-man.

Non abbiamo messo a posto le cose perchè sono altre le partite in cui possiamo recuperare un po’ dei punti che mancano, ma abbiamo vinto soffrendo le ultime due (parlo di Campionato) e approfittato degli inciampi di qualcun altro per salire un po’ in classifica.

Mettiamola così: rispetto alle partenze sprint degli anni scorsi, passate a chiedersi usque tandem, quest’anno almeno non possiamo farci illusioni, essendo condannati fin da subito alla rincorsa.

Un po’ come la Prof di Filosofia del Liceo che al primo giorno di scuola diceva “andiamo avanti, chè siamo indietro“.

Te possino…

 

LE ALTRE

In attesa dei cugini (auguri di tutto cuore!), le altre vincono tutte ma era in preventivo. A ‘sto giro la partita cazzutiella -per quanto casalinga- ce l’avevamo noi.

Sabato Juve-Napoli dirà qualcosa di interessante, a patto di non far cazzate e fare il nostro dovere (Cagliari in casa, mezz’ora dopo la fine dello scontro al vertice). Idem dicasi per il Derby romano previsto sempre per sabato ma nel pomeriggio.

Vincere la nostra partita vorrebbe dire accorciare in classifica su buona parte delle nostre dirette concorrenti, in attesa che gli scontri diretti comincino anche per noi.

 

E’ COMPLOTTO

Mi scuso in anticipo, perchè non sarò breve.

Mi ri-scuso, perchè dovrò ricorrere al mai troppo elegante elenco ad minchiam, che fa tanto lista della spesa, ma che mi serve per saltare di palo in frasca. Un po’ come al Tg2 quando passano dal terremoto con morti e feriti alle tendenze per la moda autunno-inverno, cavandosela con l’immancabile “cambiamo decisamente argomento“.

Partiamo dalle ultime partite giocate, in particolare dalla nostra. Ora, a me la Fiorentina piace fin dai tempi di Baggio, è la mia seconda squadra da sempre e non cambierò certo idea, perchè dirigenti e presidenti passano, ma la Viola resta.

I media italiani invece li odio, anche da prima di Baggio alla Fiorentina, ma questo è anche superfluo ricordarlo.

Fatte le premesse (decidete voi quale maggiore e quale minore) arriviamo alla conclusione del sillogismo complottistico: buona parte del mondo pallonaro arriva a lamentarsi perchè il VAR ha dato un rigore sacrosanto.

Ripeto: un rigore sacrosanto.

Al sillogismo aggiungo una domanda retorica, che rimbomba nel silenzio assordante che arriva dalla Società:

ma noi, di preciso, quand’è che ci incazziamo?

Sentire Cognigni o addirittura il glorioso Antognoni lamentarsi perchè il rigore è stato assegnato per un tocco del polpastrello (come se facesse parte del piede e non della mano) fa ridere già di suo, ma quelli almeno sono parti in causa.

Se poi ci si mette anche la politica…

Condivido il loro disappunto per la casualità del fatto (cazz.. due cm più in là e non l’avrebbe presa) ma è quel che succede in buona parte dei rigori o dei casi di fuorigioco: come dice l’immortale Al Pacino, la vita è un gioco di centimetri, e così è il football, quindi -terminata la citazione da cinefilo- non rompete i coglioni: è rigore!

Oltretutto, faccio presente un fatto che non ho sentito rimarcare da nessuno: aldilà dell’eventuale cambio di direzione del pallone a seguito del tocco, nessuno si è più semplicemente chiesto come mai il cross di Candreva non arrivi nemmeno vicino al primo palo? Il traversone è fatto “normalmente”, non in precario equililbrio, quindi la forza impressa alla palla l’avrebbe fatta viaggiare ben oltre il punto in cui va a morire…

E come può essere possibile questo improvviso rallentamento senza un ostacolo che ne rallenti la corsa? Rispondete pletora di prezzolati!

Tutti muti con Sassuolo e Parma? Col Sassuolo sì, col Parma forse no. Senz’altro tutti pronti a cavalcare la stronzata del “l’Inter ha giocato male e deve pensare a quello, non al VAR“. Qui invece il VAR interviene, corregge la decisione sbagliata e quindi fa quel che dovrebbe fare. ed è scandalo, è compensazione, è all’Inter gira bene (cit. vedere per credere).

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Sapeste a me come gira…

Seconda parte dello scandalo: tutti ad abbaiare contro Asamoah perchè non è stato espulso dopo il calcione rifilato a Chiesa (grandissimo talento che però deve perdere l’istinto di buttarsi non appena osservato dal difensore). Anche in questo caso, nessuno che abbia detto che il primo giallo è quanto di più esagerato ci possa essere, col terzino che non vede neanche da che parte arrivi l’avversario, e che quindi non può essere accusato di averlo colpito intenzionalmente.

Per me abbasterebbe così, ma c’è di più: la punzia avrebbe dovuto essere per l’Inter, visto che il figlio d’arte scatta in fuorigioco nell’occasione. La cosa è stata segnalata dal solo Barzaghi di Mediaset, silenzio di tomba sul resto dell’etere mediatico.

Terza parte: I suddetti piangitori di professione (quanto il supposto carnefice è l’Inter, visto che -come ben sappiamo- quando le ingiustizie arrivano da strisce diverse il silenzio è imbarazzante) lamentano un rigore sullo stesso Chiesa che in area si lancia in direzione di Politano cercandone il contatto. Non è rigore, mai, così come non lo è quello su D’Ambrosio che cade un po’ troppo tardi per “convincere” l’arbitro, ma che almeno il colpo dell’avversario lo prende. Lì nemmeno quello. E’ proprio lui a tuffarsi verso l’avversario: la biscia impazzita 4.0.

Invece: scandalo per Chiesa, a D’Ambro a momenti va bene che non è stato ammonito per simulazione.

E ribadisco: la Fiorentina è parte in causa, e fa il suo mestiere. A voi decidere se fanno “i grossi” perchè tanto con l’Inter non succede niente, o se sono obnubilati dall’incazzatura della sconfitta.

Diverso è il discorso che riguarda la stampa. Sentire addirittura Condò ipotizzare una giustizia compensatoria tra il rigore fischiato e le scelte di Inter-Parma è un insulto alla nostra intelligenza, da parte di uno dei pochi giornalisti degni del mio rispetto.

Ma passiamo alle considerazioni sul VAR fatte -o meglio, non fatte- su altri campi, in particolare dalle parti di Torino.

Miralem Pjanic, grande giocatore a noi già noto per le vicende dell’ultimo Inter-Juve, ieri è intervenuto così su Krejci del Bologna. Giallo per lui, esattamente come giallo era stato per Vecino nel caso di Mandzukic. Allora però, il VAR aveva visto che il bimbo si era fatto la bua e quindi vai di rosso diretto, con tutto il piano inclinato alla merda che quella decisione ha generato. Qui invece tutt’apposto e, ancora una volta, silenzio sulla Gazza a riguardo (vedere per credere).

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Siamo messi così male che dobbiamo ringraziare Pistocchi (che rimane nei nostri cuori per essere il pierino che veniva bullizzato da Josè Mourinho e perfino da Raimondo Vianello): probabilmente, in quanto defenestrato da Mediaset, è finalmente libero di dire un po’ il cazzo che vuole e ci fa vedere questa roba qui, ignorata su tutti o quasi i media mainstream.

Infine, due accenni di Milanello Bianco. Sogghigno nel sentire Gattuso apostrofare il cronista di Sky “prima o poi la becco la spia che ti passa le notizie“. Arriva ad essere perfino simpatico nella sua ruspante ingenuità, Ringhio: non è colpa sua se ha passato vent’anni di carriera in un posto dove tutti si volevano bene e dove l’ultima cosa che un cronista voleva fare era cercare casini. Molto meglio lavorare di Ctrl C+Ctrl V, chè il lavoro era già fatto, facevi meno fatica e non davi fastidio.

Evidentemente, da quando Zio Silvio non c’è più, qualcuno osa fare il suo mestiere. Solo che da quelle parti non sono preparati e ci restano male…

Il secondo accenno mi tocca da vicino, visto che è ormai ufficiale l’acquisto del Monza Calcio da parte di Berlusconi, con Galliani ancora una volta fido scudiero.

“Ribrezzo” è stato il mio commento alla notizia.

Non sono mai stato un grande tifoso della squadra della mia città, forse perchè ha sempre gravitato in orbita rossonera (Stroppa, Costacurta, Galliani stesso, Dario Smoje “il nuovo Collovati” come disse o fecero dire a Capello…).

Da oggi in poi, in ossequio alla rivalità cittadina, potrei addirittura simpatizzare per il Como.

Devo solo trovare la risposta al simpatico coretto che ogni ragazzo monzese ha cantato almeno una volta sulla soave musica di “Sotto Questo Sole” (Paolo Belli/Baccini, estate 1989):

Noi c’abbiamo il Duomo, il Parco e l’Autodròmo e voi… un lago di merda“.

Sì, perchè a Monza si dice Autodròmo. Licenza poetica.

Il #Ribrezzo di cui sopra si riverbera anche nei contorni dell’operazione: il signing dovrebbe avvenire proprio in occasione del compleanno di Berlusconi, in modo da creare l’evento ed iniziare subito il processo di fustino-del-detersivo-da-vendere-ad-ogni-costo, vera specialità della ditta Berluscofester (Motivo per cui non metto nemmeno un link, chè l’ultima cosa che voglio fargli è pubblicità!).

Ribadisco.

Ribrezzo.

 

WEST HAM

Passiamo il turno in coppa di lega vincendo 8-0! Ok, era il Macclesfield, non il Real Madrid, but stil… eight bombolons!

int fio 2018 2019

Il trenino dell’amore

WE ARE BACK

INTER-TOTTENHAM 2-1

In un pezzo che avrà molto di apocalittico e celebrativo, iniziamo col riconoscere i giusti meriti a chi di calcio ne sa…

Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

Ringraziatemi pure per la profezia, non c’è di che.

Dopodichè torniamo seri (lucidi non è -ancora- possibile) e tentiamo un’analisi del match (in gergo tènnico: il mècc).

La difesa è effettivamente a 4, con Skriniar largo a destra stanti le assenze di Vrsaljko e D’Ambrosio. Se non altro a sinistra Asamoah deambula e presidia la corsia.

Per il resto Politano e non Candreva alto a destra, gli altri ai loro posti come previsto.

Il primo tempo scorre teso e intenso ma con pochi brividi: vedo i sorci verdi sul controllo di Kane che scarta prima Handanovic in uscita e poi se stesso con un tocco di troppo, e indirizzo qualche sacramento a Brozovic quando tira subito anzichè avanzare ancora. Si va al riposo 0-0, ma se non altro vedo l’asse Brozo-Ninja parecchio barzotto e capace di recuperare diversi palloni di pura grinta.

Skriniar si difende come può su Son, subendo un’ingiusta ammonizione prima di metà tempo che lo condizionerà per il resto della partita: ciononostante fa la sua porca figura, essenzialmente dovuta al fatto che è un grandissimo difensore.

Ha ragione Cambiasso (…e sai che novità) a paragonarlo a Samuel, non tanto per il modo di giocare, quanto per la serietà e la applicazione.

Aldilà di qualche ubriaco che parla di schiacciante possesso palla inglese (58% – 42%), la prima frazione fotografa bene l’equilibrio visto in campo.

In questa Champions l’Inter dimostra di poterci stare: sul “per quanto tempo”, vediamo…

La ripresa ci regala il colpo sbilenco che la Dea Eupalla ama riservarci di tanto in tanto. La percussione di Eriksen è tanto volitiva quanto fortuita, e il secondo (tentativo di) tiro sbatte su un’appendice corporea a caso di Miranda, mettendo fuori causa un incolpevole Handanovic.

1-0 per loro e la chiara, netta sensazione che tutto sia finito.

Vero, i nostri non sbracano totalmente, nè avrebbe senso buttarsi a corpo morto nella metacampo avversaria lasciando campo aperto ai vari Lamela, Son, Kane e Lucas Moura. Però perdiamo ritmo, compattezza e fiducia. Il Tottenham va più volte vicino al 2-0 (Handanovic sbroglia due troiai mica da ridere…), assai più di quanto noi si provi a pareggiare: a memoria ricordo solo un colpo di testa di Perisic finire loffio tra le braccia di Vorm, dopo bel cross di Politano.

Poco dopo è proprio Beavis a lasciare il campo per Candreva: male il 44 ieri sera, giusta per me la sostituzione. Cervellotico invece avere i due esterni con piede “invertito” dovendo recuperare un gol e sapendo che la loro difesa soffre i cross.

Oltretutto, Candreva e Politano tentano anche di mettere i traversoni in area, ma il primo si scarta letteralmente da solo, e il secondo aspetta sempre un dribbling di troppo.

Chi scrive urla al Mister di cambiarli di fascia ben prima che lo chieda Adani in telecronaca, finchè Politano lascia spazio a Keita.

I minuti scorrono e i nostri -forse per istinto, forse per disperazione- li chiudono sempre più nella loro metà campo. Si rischia, vero, ma ormai manca poco.

Asamoah riceve da Vecino un pallone che mi fa mugugnare una prima volta “mettiglielabeeene! non così larga!!“, poi fa partire un cross fuori dall’area “machecazzofa….” dove staziona Icardi: spalla abbassata, esterno destro, ed è “goooollll!!!“.

Ottimo Maurito, che fino a lì ha fatto una fatica del Dio a toccare quattro palloni in croce e che -rassegniamoci- non sarà mai il centravanti totale che cuce gioco e viene a prendersi palla a metacampo con continuità.

Però “uno-tiro-uno-gol”. Scusate se è poco.

L’abbiamo riacchiappata, e la constatazione del nostro niente (Perozzi docet) mi fa sperare che i nostri si appendano compatti alle traverse per i 5 minuti rimasti.

Più che altro temo le conseguenze di una scelta non precisa. In casi simili la squadra -tutta!- deve decidere se continuare con l’intensità ignorante degli ultimi minuti, fidando anche in un crollo psicologico dell’avversario, o accontentarsi di quanto raccolto e conservarlo al meglio.

E’ uno dei pochi casi in cui tertium non datur.

E, mirabile visu, i nostri gonfiano il petto di ambrosiano orgoglio e continuano ad attaccare. Le mie coronarie si difendono meglio di quanto faccia la difesa inglese, con i nostri a stazionare nella loro area di rigore per interminabili secondi.

Dopo un batti e ribatti da premio Nobel della sfiga, guadagniamo un paio di corner e, sul secondo, l’epilogo è già noto: #laprendeVecino e salta il tappo della bottiglia.

LE ALTRE

Per una volta guardo non alle rivali italiane, ma all’altra partita del nostro girone: Il Barça ne fa 4 al PSV e mette in chiaro che Messi sarà forse meno forte di un tempo, ma è ancora un fuoriclasse assoluto. Intorno non avrà più Iniesta e Xavi, ma Suarez e Dembélé non sono prorpio scarsi.

Morale, credo che si giocherà per il secondo posto, motivo per cui la vittoria di ieri ha un’importanza capitale, che dovrà essere preservata e corroborata da una vittoria in quel di Eindhoven al prossimo turno.

Ci sarà tempo, ma l’istinto fa compitare tabelle e scalette come il più invasato dei controller in chiusura di Quarter aziendale.

Deformazione professionale…

CULO O SFIGA? NEL DUBBIO: E’ COMPLOTTO

Come la si può giudicare la partita? E’ innegabile la buona sorte avuta nei due gol, direi soprattutto nel primo: non tanto per la conclusione in sè -Icardi ha sempre segnato poco da lontano, ma è capace di gesti tecnici simili- quanto per il fatto che il nostro centravanti nella circostanza è fermo al limite dell’area per i postumi di un contrasto avvenuto poco prima, che sostanzialmente gli fa perdere il tempo dell’inserimento. A quel punto meglio mettersi sui 18 metri e attendere fiducioso.

Asamoah la vuole dare a lui? Secondo me anche il solo porre la domanda è tendenzioso e da stronzi (e non a caso lo chiede Capello…): l’avesse messa il buon Ramiro Cordoba avrei detto che il cross è uscito a caso, ma Asamoah il mancino ce l’ha eccome, e la palla casca proprio dove Icardi la attende. Fino a 3 mesi fa (leggasi: ancora in maglia Juve) nessuno si sarebbe posto la domanda, e invece, caro Asa, dovrai fartene una ragione…

Sul gol di Vecino al 92′, come su tutti quelli segnati in extremis, è ovvio il concorso della buona sorte. Sintomatico il fatto che questo come altri -rari- nostri gol sulla sirena siano al più indice di “cuore”, quando non proprio di “culo”, in ogni caso mai di “premio allo sforzo collettivo della squadra”, complimento riservato invece a strisce di altro colore.

Ma lo sappiamo, l’Inter sfrutta i colpi dei singoli per ovviare alle carenze di giUoco.

Fa niente poi se i corner del recupero arrivano dopo un’accozzaglia di tiri da non più di 10 metri dalla porta avversaria, che nessuno ancora ha capito come non abbiano portato al gol.

Fa niente se il gol di Eriksen vince di gran lunga il Gran Premio Culo (o Sfiga, a seconda dei punti di vista) per la serie di carambole che lo genera.

La  verità, la mia verità, e quindi la verità-vera, è che la vittoria è meritata nella misura in cui lo sono tutte le vittorie di rimonta nel finale. Tanto o poco decidetelo voi, ma non è nulla di diverso.

Al tempo stesso, il Tottenham ha tutt’altro che dominato. Ha giocato al nostro livello fino al gol, dopo di chè ci è stato superiore, ma in maniera conseguente all’inerzia del mècc. Ha però mancato il colpo del KO -se permettete grazie ai meriti della difesa dell’Inter, portiere compreso- e ha commesso l’errore di non proteggere a sufficienza l’unico gol di vantaggio. A quel punto, brava l’Inter a crederci ogni minuto un po’ di più, fino a ribaltare l’inerzia psicologica del momento, suggellata dal cambio Kane-Rose che, l’avesse fatto il vecchio Trap, l’avrebbero crocifisso in sala mensa.

È perfino superfluo dire che sia sempre questione di centimetri e secondi: il destro di Icardi poteva andare sul palo, il cabezazo di Vecino essere vanificato da un recupero più breve.

Tutto quel che volete, ma questa NON è una vittoria di culo.

Chiudo con il massimo della comicità involontaria: la ggente (le due gg non sono un refuso) che si lamenta della telecronaca di Trevisani-Adani.

Cioè, siamo a Sky che parteggia per l’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Per dire, quando Higuain (in campionato, non in una Coppa europea) ha segnato il 36° gol stagionale col Napoli, Adani e il sodale di turno (era Compagnoni) sono “scoppiati” tanto quanto, ma nessuno ha detto niente.

E non serve riprendere in mano vecchie tabelle sulla fede calcistica dei telecronisti odierni per avere confema che le strisce neroblù sono tra le più trascurate.

Tranquilli, quanto successo ieri sera non è nulla che possa anche solo lontanamente somigliare ad un occhio di benevolenza nei confronti dei nostri amatissimi.

Semplicemente, i due commentatori hanno fatto il loro mestiere pompando il “loro” prodotto. Che, nel caso specifico, non è nemmeno il commento per Sky, quanto la loro prestazione personale, già messa in scena in una vibrante serata romana di fine Maggio, e riassumibile nei due hashtag in cima ad ogni graduatoria di popolartià odierna:

#laprendeVecino

#lagarracharrùa

int tot 2018 2019

OH ME MISERO, OH ME TAPINO

INTER-PARMA 0-1

Ho finito le metafore, i parallelismi, le figure retoriche.

In compenso, ho scorte abbondanti di giramento di balle e di vomitella.

In ossequio all’instabilità mentale che mi accompagna fin dalla più bionda età, potrei scrivere di un’Inter incapace di regolare una squadretta tutta protesa alla difesa della propria porta, così come di una squadra che il suo l’ha fatto e che si vede scippata per l’ennesima volta da torti arbitrali.

Il problema -mio, non vostro- è che mi riconosco alla perfezione in entrambe le visioni.

 

ANALIZZANDOMI BENE BENE… (cit.)

Non è infatti possibile, come segnala Spalletti stesso, che una squadra arrivi a tirare 28 volte verso la porta avversaria in 90′ senza riuscire a buttarla dentro nemmeno una volta.

E’ poco comprensibile il ricorso pressochè sistematico al cross dalla distanza nel primo tempo (centravanti: Keita), abbandonato in fretta nella ripresa alla ricerca di combinazioni veloci sulla trequarti (centravanti: Icardi).

La sfiga, oltre che la prudenza, ci mettono del loro, visto che ai terzini assenti per acciacchi (Vrsaljko e Asamoah) si aggiunge in corso d’opera anche D’Ambrosio, che per di più riesce nell’impresa di farsi male mentre commette un fallo da ammonizione.

Le fasce sono quindi inzialmente presidiate dal succitato ceruleo e dal migliorabile Dalbert.

Davanti, si parte nuovamente con Keita, preferendo preservare Icardi per la ripresa e per la Champions.

L’idea sarebbe anche giusta, anche se col senno di poi vien da chiedersi se uno tra i due terzini non potesse essere rischiato (Asamoah entra proprio per sostituire il collega che esce azzoppato a metà ripresa).

Facciamola breve: giochiamo una partita non trascendentale, sicuramente migliore di quella che ci ha visto stravincere 3-0 a Bologna, ma non saremmo l’Inter se non fossimo capaci di farci rovinare la vita.

I nostri hanno come detto diversi demeriti: non esattamente assatanati se non per pochi scampoli nei 90′, confusi nel cercare gli attaccanti nelle maniere meno consone alle loro caratteristiche, incapaci di cambiare passo quando la gara lo richiedeva.

E qui ci metto anche il Mister: ho capito che Gagliardini non può giocare in Champions e gode -come tutti gli italiani- di buona stampa (non si spiega altrimento l’assioma per cui “Brozovic può giocar bene solo con lui di fianco“), ma quali peccati dobbiamo scontare per vedere un legnoso medianaccio che fa poche cose giuste, in un mare di lentezza e imprecisione? Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

A parziale discolpa di Lucianino da Certaldo c’è da dire che se i subentranti hanno un’autonomia psicofisica che sfiora il quarto d’ora (vero Politano?), non si può chiedere di più a chi se non altro ha l’alibi di essere stato in campo per tutta la partita.

NUOVA STAGIONE, VECCHI DIFETTI

Fatto salvo quanto detto supra, tocca purtroppo ripetersi, in attesa che una voce ferma e incazzata arrivi dalla Società. Non è scritto da nessuna parte che i fischi arbitrali uno debba “meritarseli” perchè gioca bene.

Che quella arbitrale sarebbe stata una giornataccia come tante altre già vissute, un complottista come me l’aveva capito dopo pochi minuti, quando il portiere Sepe non era stato ammonito per una “furbacchionata” tanto sfacciata da risultare comica: difesa in gravissimo ritardo e corner pronto a spiovere in area, il portiere parmense pensa bene di buttare un pallone in campo giusto per creare confusione e guadagnare qualche secondo.

Lui fa il suo e ci prova. Tu, arbitro dei miei coglioni, lo devi ammonire e far capire che non si scherza. In inglese si usa un’espressione che mi piace molto: to set the tone. Un cartellino che faccia intendere a tutti quanti che acca’ nisciun’ è fesso.

Oh, come no…

Forse i veri fessi siamo noi, visto che l’arbitro Magnaniello fa finta di niente e fa riprendere il gioco. Tanto è l’Inter… chissefrega.

Non indugerò più di tanto sul clamoroso rigore non dato (e tantomeno rivisto al VAR) per fallo di mano di Di Marco. Per una volta sono tutti concordi sulla scabrosità dell’errore. E’ doveroso però segnalare che al VAR c’era Rocchi, che contro di noi fa danni da lustri, senza che nessuno –se non in sparute e subito rinnegate circostanze– abbia protestato.

Ai bei tempi c’era l’istituto della ricusazione anche nel calcio: “io non voglio più essere arbitrato da quel signore, per questo, questo, e quest’altro motivo“. Oggi non è più possibile perchè -udite udite- così si metterebbe in dubbio a buona fede dell’arbitro.

Inutile dire che il mio rancore mi spingerebbe -a costo di mettermi in cattiva luce nei confronti degli arbitri- a salutare ogni designazione con un cahier de doléance personalizzato per il fischietto di giornata.

Altrettanto inutile dire che il file dedicato a Rocchi (dopo i ritiri di Tagliavento e di Rizzoli), sarebbe il più pesante.

Verremmo maltrattati ugualmente, ma se non altro ci toglieremmo la soddisfazione di dire “avete visto? cosa vi avevamo detto?“.

(Torno serio solo un attimo: è giusto che una squadra non possa ricusare un arbitro, perchè in astratto le “grandi” potrebbero fare pressioni sugli arbitri del tipo “mi vuoi arbitrare? va’ che se sbagli contro di me faccio casino e non mi arbitri più, e la tua carriera viene uccisa sul nascere“. Quindi il ragionamento fila. Noi -come in mille altri casi- siamo gli utili idioti che la pigliano inder posto: formalmente nel Club dei “grandi”, ma con il peso specifico di un sacco di piume…)

Tornando al caso specifico, è irrilevante discutere sull’eventualità di cacciare Di Marco in occasione del rigore, visto che la conclusione di Perisic non sembrava indirizzata ad entrare in porta.

Dico irrilevante perchè il ragazzo di proprietà dell’Inter ed all’inevitabile Primo Gol in Serie A centra l’incrocio grazie a un sinistro formidabile, ma con la gentile collaborazione del compagno in kilometrico fuorigioco a impallare un incolpevole Handanovic.

Questo a casa mia si chiama gol avversario annullato, dopo aver beneficiato di un sacrosanto rigore.

 

IL CONTO PER FAVORE

Dopo quattro giornate siamo a quattro punti: una bella merda, non c’è che dire. Dei punti buttati per strada, possiamo pigliarci a ceffoni da soli per il pareggio regalato al Torino dopo il miglior primo tempo della stagione, e ringraziare il Ninja per aver interrotto la barricata bolognese di due settimane fa. Detto ciò, le due sconfitte contro le emiliane sono tanto colpa della nostra insipienza quanto responsabilità della classe arbitrale.

Ed in una giornata in cui basta un disimpegno sbagliato del Cagliari per far dire urbi et orbi che il Milan è l’anti-Juve, mi chiedo retoricamente dove potremmo essere con un paio di rigori a nostro favore e senza il golazo di Di Marco.

Ve lo dico io: a 3, 4, o 6 punti in più, a seconda di voler essere pessimisti, realisti o ottimisti. Con una squadra di minchioni, ampiamente al di sotto delle proprie possibilità di gioco e di realizzazione. Nessuno lo mette in dubbio. Ma la propria minchiunaggine continua a non essere un buon motivo per non lamentarsi dei torti che si continua a subire.

Per vostra cultura ed ulteriore informazione, qui e qui quel che penso, scritti in bella.

…e domani c’è il Tottenham, tanto per arrivarci belli carichi e tranquilli.

Che bella favoletta quella della Pazza Inter…

Brozo Biondo Cicerchia

Tingiti i capelli di biondo va… faccia da pirla! (cit.)

 

SI COMINCIA A RAGIONARE

BOLOGNA-INTER 0-3

Ok, già meglio…

Dopo un’ora nella quale tutti gli incubi sportivi associati alla partita sembravano prendere forma, l’ultima mezz’ora ci regala gol, inchini e sorrisi in quantità. Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Iniziamo con un’istantanea di vita domestica. A pranzo, rovesciamo un bel po’ di sale sul tavolo, tra le madonne degli adulti e la sorpresa del rampollo di casa: “Ma è vero che porta sfortuna?”.

La risposta dei genitori, illuminati e illuministi, non può che essere una sola: “No, sono tutte superstizioni, figlie di un tempo lontano in cui la gente non sapeva un cacchio e andava dietro a queste cagate. Figurati adesso se visto che si è rovesciato il sale deve succedere qualche sfiga…”.

Ineccepibile.

Qualche ora dopo mi piazzo sul divano, tele accesa, e vedo la prima parte dei miei incubi calcistici prendere forma: Icardi e Martinez out per un risentimento muscolare. Vrsaljko, uscito malconcio domenica scorsa e dato per pienamente recuperato, siede invece in panchina, ennesima conferma dell’attendibilità dei nostri bollettini medici.

Insomma: cagatelle che mettono in discussione le mie certezze granitiche… Vuoi vedere che è davvero colpa del sale?

Poi inizia il match e -come detto- per un’ora buona assistiamo a un balbettìo di passaggi a quattro all’ora, incapaci di qualsiasi pensiero superiore a “la do a te che sei qui vicino”.

 Perisic manca un gol dovuto unicamente all’impresentabilità del loro portiere (deve aver preso ripetizioni da Handanovic nelle uscite), Keita tenta il colpo al volo ruzzolando per le terre, e Samirone invece piazza la paratona sull’unico tiro in porta del Bologna nei 90’.

A parte il caso Gagliardini: piedi fucilati come non mai, lentezza esasperante, mi chiedo cosa abbiamo fatto per dovercelo sorbire al posto di Vecino.

Ma almeno è italiano”: se l’avete anche solo pensato siete caldamente invitati a cambiare blog.

Nell’intervallo Spalletti pensa bene di lasciar le cose come sono, chè la perfezione non è migliorabile. La sola speranza di spariglio, in questa lenta mediocrità, sarebbe la sana ignoranza del Ninja, che invece piglia palla e cerca di fare la guerra da solo contro tutti, con l’aggravante di una condizione fisica ancora perfettibile. Da ciò conseguono manciate di palle perse e il carniere dei sacramenti già esaurito al 10’ della ripresa.

Lucianino però ha fiducia, e noi con lui, se non altro per mancanza di alternative.

Il Bologna non è più così ermetico nelle chiusure e alla fine l’azione giusta arriva: Politano pesca bene con l’esterno proprio il Ninja, stop e tiro di destro e palla in buca. Il tutto tre minuti dopo il mio vaticinio:

“Dài Spalletti cambia ‘sto tabbozzo tatuato che non sta più in piedi”

Da lì in poi si aprono le acque del Mar Rosso: Candreva entra e poco dopo conclude in gol una splendida azione che vede Perisic metter palla lunga, pronta per il piattone sapiente dell’87 romano.

Contento per lui (non segnava da una vita) e concorde con la riflessione di Condò nel dopo partita: paradossalmente, Candreva può essere più utile e segnare di più -di meno era impossibile, poveraccio- non partendo titolare fisso ad ogni partita. Ne giocherà di meno, ma magari giocherà minuti a lui più adatti, senza dover essere necessariamente l’ago della bilancia e il fornitore ufficiale di assist, tiri, corse a ripiegare, etc.

Alla festa si iscrive infine anche Perisic, che dribbla tutti e piazza palla in rete dopo deviazione tanto disperata quanto inutile del difensore.

Siamo l’Inter, quindi il tre a zero finale non deve ingannare nessuno. Non corriamo questo rischio, consci della simpatia di cui godono i nostri presso la stampa italica, ma l’importante è che la sosta permetta a Spalletti di far ripassare le lezioni spiegate finora e mettere benzina nei muscoli dei nostri.

Abbiamo riportato a livelli di pura sufficienza il nostro inizio di campionato, da metà settembre si fa sul serio.

LE ALTRE

La Juve continua a vincere anche senza i gol di Cristiano, che anzi apprendo aver collezionato le prime insufficienze in pagella. Benvenuto in Serie A, caro re dei metrosexual… Sei fortissimo e di gol ne farai tanti. Scordati però i 40 bomboloni facili a stagione che hai fatto in Spagna. Che il nostro non sia più il campionato più bello del mondo è una triste realtà da ormai dieci anni, ma che questa sia l’università per ogni attaccante è ancora oggi una verità inconfutabile.

Il Milan, tocca dirlo, gioca bene e merita la vittoria, aldilà della endemica botta di culo che gli permette di segnare il 2-1 a 30 secondi dal fischio finale. Non trovandomi a mio agio a cantare le lodi dei cugini, giro la frittata e commento la partita della Roma, che ho trovato di una pochezza imbarazzante. Di Francesco mi pare l’ennesimo falso modesto, immeritatamente celebrato dalla stampa come nuovo messìa perchè cerca il giUoco. Mecojoni. Vero è che ogni anno la Roma vende un paio di pezzi pregiati, e non adeguatamente sostituiti, però est modus in rebus…

In attesa del Napoli, che zitto zitto il suo lavoro lo sta facendo, rimiro la classifica e penso che l’obietivo realistico è quello di far meglio dell’anno scorso: terzi, se va di culo secondi. A meno di auspicabilissimi cataclismi dalle parti di Torino, non primi.

E’ COMPLOTTO

Parto da una cagata per intenditori (per intenditori intendo malati mentali come me, prevenuti a prescindere e capaci di vedere la malafede anche nel più piccolo dei dettagli… Mi dispiace per gli altri): Icardi come detto non gioca, e alla fine non va nemmeno in panca, sedendosi in tribuna di fianco a Zanetti.

Curioso che, con l’Inter che cincischia, venga inquadrato nel momento esatto in cui tira fuori il cellulare (cosa che ormai tutti facciamo quasi come riflesso condizionato): seguo la partita con la cronaca di Scarpini, e quindi il mio è un puro processo alle intenzioni, ma non mi stupirei se il Compagnoni di turno avesse chiosato sardonico “E intanto Icardi manda messaggi”. Siete piccoli e prevedibili.

Altra istantanea dalla tribuna, stavolta di San Siro venerdì sera, dove si vedono Leonardo, Maldini e Kakà in versione “stagista”. Tutti a gioire per il ritorno dell’Evangelico, forse perchè lui appartiene a Gesù e quindi irradia luce dal suo sorriso inespressivo. Che poi nessuno sappia cosa debba fare è irrilevante, l’importante è che sia lì…

Un po’ come quando Zanetti è diventato vicepresidente no?

No, lì c’era su il disco del “Ma cosa vuol dire? Mica perchè è stato un giocatore dev’essere per forza un bravo dirigente, cosa va a fare, il tagliatore di nastri?”.

Ma il ritratto di famiglia non si ferma a loro tre (per inciso, i primi due come forse sapete li stimo a prescindere dal colore della maglia). Due file sotto faceva bella mostra di sè il Geometra Galliani in cravatta gialla e il figlio di Lippi (forse in maglione giallo per fare pendant…): ennesima dimostrazione della vicinanza tra i due mondi diversamente strisciati, che a parole si dichiarano fieri rivali, e che invece da lustri fanno tramini e tramelli insieme.

Ho avuto modo di discutere su Facebook con un tizio che accusava Moratti di tutti i peccati del mondo, vedendo nel Sig. Massimo la rappresentazione vivente dei mali italiani, in cui il paperone di turno spende e spande senza un progetto serio e senza collaboratori esperti, e che proprio per questo non aveva vinto un cacchio.

Gli ho fatto presente che, a parte non essere d’accordo sul “non aver vinto un cacchio”, quel modo di gestire la Società è stato esecrando (il tutto nasceva dalle recenti dichiarazioni di Adriano, già note a tutti da anni ma ricicciate in mancanza d’altro), ma che parte consistente di quel modus operandi stava nel mazzo truccato con cui si giocavano quei Campionati.

Della serie: ho i soldi, non vinco, ne spendo di più e spero di poter vincere.

Dozzinale come visione? Forse, però i soldi erano i suoi. Iniziamo a vincere il campionato del ‘98 e quello del 2002 e poi ne riparliamo…

Il tizio sosteneva che il mazzo era truccato anche per il Milan, che però in quegli anni qualcosa aveva vinto. Potete ridere, io l’ho fatto sguaiatamente.

Una volta ricompostomi, ho risposto nuovamente finchè non ha tirato in ballo “le telefonate di Facchetti”, al che ho scritto di non volermi abbassare al suo livello e l’ho garbatamente salutato.

WEST HAM

Male come peggio non potrebbe andare. 4 partite, 4 sconfitte. Ultimissimi in classifica e crisi nera, nonostante un mercato di tutto rispetto.

Ma, come sappiamo, fortune’s always hiding…

Bologna FC v FC Internazionale - Serie A

Me voilà