NON E’ SUCCESSO NIENTE

INTER-LECCE 1-0

Con calma e con ordine, come ripeto spesso a mio figlio quando fa l’indemoniato.

Con il derby da giocare alla prossima di campionato, ci troviamo esattamente dove la tabella-Mario stilata a Dicembre indicava che ci saremmo trovati, recuperando tre punti in uno splendido weekend di inizio primavera, quando ormai arrivarci a -5 sembrava inevitabile.

Invece succede che i cugini soffrano l’assenza di Ibra ancora più del dovuto, e che la difesa, pur capeggiata da Thiago-Silva-e-Nesta-la-Miglior-Coppia-del-Campionato, giochi alle belle statuine riuscendo a far segnare tal Goian, non senza aver alzato la manina questuando un fuorigioco inesistente.

Si chiama stile-Milan, chiedere a Baresi II per referenze.

L’Inter ha così l’incredibile opportunità di battere il Lecce in casa e portarsi a ridosso dei rossoneri: alla fine ce la fa, pur soffrendo più del previsto e giocando in maniera, diciamo così, speculativa. Ci pensa il Pazzo a risolvere la partita con un gol da bomber vero, più nella dinamica dell’azione che non nella conclusione vera e propria, in vero un po’ ciabattata anche se ugualmente efficace. Mano a “V” sugli occhi e pazzo-pazzo-gol a colorare una domenica di festa, che chiude la settimana di festeggiamenti del compleanno di Panchito.

Possiamo dire che l’Inter ha contribuito al genetliaco portando in dono un quarto di finale di Champions e un insperato avvicinamento alla vetta della classifica.

Non posso scendere più di tanto nei particolari tènnici del match non avendo visto che pochi riflessi filmati, ma come dico sempre “a me frega di vincere, il come –se non comporta illeciti- è secondario”.

L’attenzione ora si focalizza tutta sul derby del 2 Aprile, che ci vede come inevitabili favoriti dopo le ultime uscite dei cugini. Servirà tutta la capacità gestionale e motivazionale del Leo; il che dovrebbe farmi stare relativamente tranquillo, visto che è quello che sa fare meglio, con l’ulteriore vantaggio di aver allenato “quelli là” fino a pochi mesi fa, e di aver preso 6 pappine nei due derby ormai storici del 2009/2010. Dovrebbe sapere cosa dava più fastidio al Milan, dovrebbe sapere come metterli in difficoltà, dovrebbe, dovrebbe… Una cosa è certa: pausa nazionali a parte (una dozzina di giocatori se ne andranno per una settima nella in giro per il mondo, sperando di non rimediare pestoni), Leo ha il tempo per preparare quella che è LA sfida scudetto e far vedere a tutti che è un grande allenatore, e non solo un generatore di empatia e gestore di entusiasmo.

Non avremo Lucio, ammonito ieri per uno stupido fallo di mano; ma chiedere a Lucio di essere lucido è francamente troppo, e quindi Ranocchia-Chivu coppia centrale, con Maicon e Zanna ai lati. 

Facendo ragionamenti general-generici, Leo ha francamente fatto più di quello che chiunque avrebbe potuto chiedergli fino ad ora. C’è da concludere l’opera, battendo i cugini e poi proseguendo la striscia di successi. Nella mia classifica personale, se potessi vincere un solo trofeo quest’anno, vorrei lo scudetto in rimonta sui cugini: in Champions sono contentissimo di aver ri-battuto il Bayern in cerca di vendetta, e soprattutto di aver dimostrato quanto il DNA e la musichetta c’entrino un cazzo con l’effettiva forza delle squadre. Il Milan è uscito contro un Tottenham che era la metà di quello incontrato da noi nel girone, la Roma lasciamo stare, L’Inter, pur complicandosi la vita sia all’andata che al ritorno, è passata contro l’avversario più forte dei tre toccati in sorte alle italiane.

Ora ci tocca lo Schalke, e a essere onesti bisogna dire che difficilmente poteva andar meglio. Chiaramente spero di passare, per potermela poi vedere contro Chelsea o Man Utd ma, posto che la vedo durissima rivincere la coppa, per me l’obiettivo primario era andare più avanti delle altre italiane. Arrivare in semifinale sarebbe un obiettivo dignitosissimo e, a quel punto, sarebbe bello giocarsela non avendo niente da dimostrare a nessuno e potendo far leva su questa “leggerezza d’animo”.

Ma stiamo andando troppo in là. Ieri c’è stato il Lecce, “domani” ci sarà il derby. Una alla volta. Con calma e con ordine. I conti si fanno alla fine.

 

LE ALTRE

Non per sadismo ma per puro amore di analisi, vorrei dire ancora 2 cagate sul Milan: la cosa a mio parere “grave” della sconfitta di Palermo è che, preso il gol su una bambola collettiva dopo solo 10 minuti, non sia riuscita a raddrizzare la partita nei restanti 80’. Pato (poi uscito per una botta, il solito cuor di leone) e Cassano là davanti sembravano persi, con la squadra che proprio un quei momenti di scarsa lucidità pativa l’assenza di Ibra che, disprezzato quanto si vuole, in quei casi è davvero un’àncora di salvezza a cui aggrapparsi facendo spiovere lanci lunghi là davanti.

Siamo alle solite: se il Milan giUoca bene, può anche fare a meno di Ibra (si può discutere all’infinito sul significato di giUocare bene), ma in giornate balorde tipo sabato, uno come lui è di vitale importanza. Ad ogni modo mai fidarsi di quelli là, e ancor di più mai fidarsi dei nostri: l’ultima giornata è andata come meglio non poteva andare, ma conosco i miei polli, quindi piano a cantar vittoria…

La Juve, incredibile dictu, vince. Del Piero fa vedere che, in mezzo a una ventina di mezzi campioni, è ancora il più forte e di gran lunga. Paradigmatico il suo gol (davvero bello sia nell’azione personale che nel sinistro a giro) messo a confronto con l’azione di “Er Chiacchiera” Pepe, che scarta tutti due o tre volte, se stesso compreso, ma poi non riesce a tirare in porta. Poche balle, se sta minimamente in piedi e viste le alternative, Del Piero va fatto giocare sempre.

Per il resto, anche il Napoli approfitta e si avvicina a -3 dal Milan battendo il Cagliari con doppietta di Cavani. L’affare si fa grosso (come disse Rocco Siffredi) perché vincendo nel prossimo turno senz’altro scalerebbero una posizione in classifica, ma bisogna vedere se la Lazio sarà d’accordo.

Infine, ennesimo chapeau all’Udinese di Guidolin, allenatore che non amo, capostipite dei falsi umili e pretino sempre a un passo dalle lacrime, che però sta facendo girare la squadra come un motorino: si parla tanto e a ragione di Di Natale e Sanchez, ma questi sono 6 partite che non subiscono un gol. Ora stanno a -6 dalla vetta e giustamente continuano a giocare in completo relax, non avendo niente da dimostrare a nessuno.

 

E’ COMPLOTTO

Arrivo in casa giusto per assistere a questa scena: Ilaria & Co. introducono la partita dell’Inter ricordando i miracoli di Julio Cesar, definito migliore in campo, e adombrando sospetti sul gol di Pazzini. Che bello veder rosicare le solite facce…

Poco dopo invece non credo ai miei occhi. Si parla di Milan e una delle grafiche che appaiono sullo schermo recita testualmente “Crisi Milan”. Penso subito a problemi della parabola o a cattiva ricezione del segnale dal satellite, ma è tutto vero…

 

WEST HAM

Splendido 0-0 sul campo del Tottenham, subendo tanto ma avendo anche poche ma buone occasioni di fare il colpaccio. I ragazzi stanno migliorando!

(Peggiorare era difficile, questo lo riconosco…)

Aiuto: dopo l'"empatia", ecco il trenino dell'amore...

Aiuto: dopo l'”empatia“, ecco il trenino dell’amore…

FUORI I COGLIONI

BRESCIA-INTER 1-1

Ho dovuto magno cum gaudio cambiare il titolo che avevo pensato di appioppare alla rubrica settimanale. Per pura sorte, la splendida citazione calcistica del prof. F.B., Liceo Ginnasio Zucchi , a chi negli  anni ’90 gli chiedeva il pronostico in vista di una partita di coppa dell’Inter (“non ti preoccupare… domani è tutto finito”) può tornare nel cassetto a prendere polvere quantomeno per qualche tempo ancora.

Ho di conseguenza virato sulla nobile e aulica esortazione che campeggia in testa a queste quattro stronzatelle, e che ha un duplice significato: a voler essere l’ottimista esuberante ed entusiasta che non sono (inutile nascondersi dietro un dito), può essere letto come un colorito incitamento a non mollare e a spingere ancora di più verso il traguardo finale, dopo aver visto il baratro ed essersi piacevolmente stupiti di essere ancora “vivi”.

Dall’altra parte, a voler fare il rancoroso e autocritico spaccamaroni (…and proud of it! ), la frase suona come un avviso ai naviganti: toglietemi dalla vista quei due figuri, capaci nell’ordine di sbagliare non uno ma due gol di destro a metri 3 dal portiere e di inventarsi la genialata dell’auto-assist su corner, respingendo il pallone verso la propria area piccola, per poi assistere impotente all’incornata del centravanti avversario.

Detta brutta: Pandev e Cordoba venerdì notte avranno faticato parecchio a prender sonno, con tutte le madonne che gli ho tirato…

Fatta questa premessa, doverosa e dolorosa insieme, possiamo poi discutere sui cambi di Leo (io, assieme a molti altri, avrei tolto proprio il macedone lasciando in campo Pazzini, che peraltro domani non può giocare ed ha un senso del gol leggermente più sviluppato del “quasi omonimo” del ramarro anni ’90). C’è da dire in ogni caso che le occasioni per arrotondare il vantaggio c’erano state eccome, (Sneijder ne sa qualcosa…), e che tutto sommato pensare di sfangarla vincendo 0-1 aveva un suo senso e non mi pareva un sacrilegio.

Morale, una vittoria buttata alle ortiche per demeriti propri alla fine deve essere salutata come un punto di platino, visto il rigore parato da JC allo scadere e causato da Cordoba. Poche colpe per il colombiano qui, che rincorre l’avversario e lo ostacola a cavallo dell’area di rigore (a me sembrava fuori, ma poi non hanno segnato quindi meglio così), e  suggella così la prestazione maiuscola con l’inevitabile “rosso” per chiara occasione da gol fermata irregolarmente.

Non che mi dispiaccia rinunciare a Ramiro domenica prossima, sempreché Lucio stia bene e la coppia centrale possa dare maggior affidamento di quello visto nel finale del Rigamonti, dove il centrale brasiliano aveva fatto posto proprio a Café Colombia a causa del millesimo risentimento muscolare della stagione.

Martedì come al solito andiamo a giocarci buona parte della stagione contro la classica squadra in crisi di identità, che però ha vinto 6-0 in campionato, da cui è tagliata fuori, e che quindi ripone nel passaggio del turno tutte le residue speranze di dare la stagione quel minimo di decenza che un quarto di finale di Champions regalerebbe. Che dire… difficile, molto. Non impossibile, se l’Inter gioca come sa, se il Cuchu si piazza davanti alla difesa a comandare il centrocampo e Deki si ricorda si essere uno dei centrocampisti migliori del mondo, se Eto’o continua a fare quel che sta facendo da sei mesi (per non dire da 10 anni) e se Pandev per una volta…. (quanto li odio i calciatori più mancini di me!)

 

E’ COMPLOTTO

In attesa di apprendere l’entità della squalifica di Ibra per il colpo inferto a Rossi del Bari (che, sfigato, è lo stesso ad essersi preso anche il cazzottone da Chivu un paio di mesi fa), noto come per tutti quello di Ibra non fosse un pugno ma una “manata”, senza premurarsi di ascoltare cosa ha detto il diretto destinatario del colpo suddetto (che per la cronaca ha parlato di pugno, cvd). Addirittura, per cercare di scongiurare quella che sembrerebbe una sacrosanta squalifica da almeno due turni, si dice che le mancate proteste di Ibra andrebbero a suo vantaggio, visto che in un’epoca in cui tutti spergiurano la propria innocenza, lui ha lasciato il campo senza dire “beh”. Il vecchio Luisito Suarez trasecolando ha fatto notare che forse proprio la mancata protesta era la miglior conferma della cazzata commessa e che di fronte a tanta e tale evidenza non ci fosse nulla da dire.

In altri termini: Ibra il derby non dovrebbe giocarlo (è tra 2 giornate), ma vista l’ultima versione dello svedoslavo non è detto che sia un bene! In ogni caso, noi quella partita DOBBIAMO vincerla a tutti i costi e chiunque giochi.

Eccheccazzo.

Chè poi, ovviamente, se Eto’o non segna per 3 partite è “crisi”, mentre Ibra che non segna su azione da un mese e mezzo vive un “periodo di appannamento”…

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan si mangia il match ball, forse –comprensibilmente- convinto che in casa con l’ultima in classifica bastasse scendere in campo per avere i tre punti in saccoccia. A quanti si mangiano ora le mani, pensando che vincendo l’Inter avrebbe potuto essere a -3, dico che facendo il gioco dei “se”, il Milan probabilmente sarebbe entrato in campo con ben altra testa trovandosi i cugini alle calcagna. Insomma, come direbbe Carlo Sassi vecchio moviolista “non lo sapremo mai”. E sinceramente va bene così.

Il prossimo turno vede l’Inter in casa col Lecce e il Milan in trasferta a Palermo con i rosanero in crisi mistica (han perso le ultime 4 partite). Quale occasione migliore per girare pagina, amici siciliani? Battute a parte, noi faremo bene a concentrarci sui salentini sconfitti in casa dal Bologna in quest’ultimo turno, e alla disperata ricerca di punti salvezza. Che la sfida tra rispettivi cugini (Milan-Bari, insomma) possa essere di utile insegnamento a come NON affrontare la partita.

La Juve pareggia a Cesena dopo esser stata sopra di due gol: la sua stagione ricorda la peggior Inter anni ’90: psicodramma collettivo, incertezza palpabile e voglia di buttare tutto all’aria e ricominciare da capo, sapendo che però non si può e tocca far il pane con ‘sta farina…

La Maggica vince l’ennesimo derby che, visto da spettatore neutrale, è stato di una tristezza unica. Chiaro che i giallorossi siano al 7° cielo (e lo sono stato anch’io in situazioni analoghe), ma vedere un Olipmico mezzo vuoto per quella che a Roma è LA partita, è stato alquanto desolante. Ho poi preso nozione del fatto che non si potrà più tacciare Totti e De Rossi di essere “troppo romani” e troppo tifosi per giocare bene il derby, vista la brocca collettiva presa alla Lazio dopo lo svantaggio e esemplificata in maniera preoccupante dalla testata di Radu che è talmente allucinante nella sua premeditata dinamica da sembrare comica.

Il Napoli si rifà sotto battendo il Parma in rimonta ed è ora a -1 dall’Inter. L’Udinese è forte di suo, e se poi fa il primo gol, con quei due davanti son dolori per tutti. Con un inizio di stagione normale (diciamo 6 punti invece che 0 nelle prime 4 partite) sarebbero secondi a giocarsi lo scudetto!

 

WEST HAM

Diamo mestamente l’addio alla FA Cup, perdendo contro lo Stoke che in campionato avevamo regolato senza problemi. Sfuma l’opportunità di giocare a Wembley, ma sarà bene non farsi distrarre e concentrarsi sul vero obiettivo della stagione: la salvezza.

Nota di colore, che visto l’argomento riporto in lingua: Mario is proud to announce that his son Francesco has started singing West Ham songs and is even in tune while answering “…Bubbles!” at his crazy father singing “I’m forever blowin’…”.

...e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato. E ri-sbagliò (P. Rossi, "Ode a Evaristo Beccalossi")

…e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato.                 E ri-sbagliò (P. Rossi, “Ode a Evaristo Beccalossi”)

TREMENDA VENDETTA

INTER-BAYERN 0-1 

Uno legge i nomi dei portieri e dice “va beh, almeno in porta dovremmo esser messi bene”. Loro hanno un certo Kraft che, formaggini a parte, non dice proprio niente; noi abbiamo Julio Cesar, che dopo l’infortunio è tornato sui suoi livelli da portiere top-top-top (cit. Mourinhana).

Abbiamo visto com’è finita: il crucco ha “fatto le uova” parando l’impossibile; il nostro, pur graziato da due legni, avrà toccato il pallone 3 volte in 90’ minuti, facendo la cappella proprio all’ultimo e spalancando la porta per lo 0-1 di quel pippone di Gomez.  Fino a lì è stata una partita che poteva finire in tanti modi diversi; l’Inter ha giocato peggio e, pur avendo un centrocampo più folto, non ha mai avuto le redini del gioco in mano, si è sempre fatta schiacciare dal loro pressing, non riuscendo quasi mai a dar palla ad un uomo già in corsa. Chi parla bene la chiamerebbe manovra asfittica, io dico che abbiam fatto cagare per buona parte dei 90’. Detto questo però Eto’o ha avuto due ottime occasioni, così come il Cuchu e Motta di testa nel finale. Il tutto senza considerare l’occasione più ghiotta di tutta la serata, capitata sul destro di Ranocchia dopo solo un minuto.L’interno destro gira, gira, gira, ma non abbastanza, andando a morire 10 cm a lato del secondo palo. Errore graverrimo, come si vedrà. 

L’assenza di un compagno di giochi per il Re Leone ha pesato come un macigno, costringendo Sneijder (benino) e Deki (maluccio) a fungere “da potta e da culo”, sdoppiandosi tra centrocampo e attacco senza particolari risultati.

Il fatto che in molti in tribuna siano arrivati ad auspicare l’ingresso di Pandev testimonia della gravità della situazione. Di mio ci aggiungo la solita sterile polemica: il prossimo che dice che “Eto’o deve giocare centravanti, perché sulla fascia si adatta ma non è il suo ruolo”, sarà costretto a visione ripetuta della partita di ieri in ginocchio sui ceci. Unica punta di ruolo, eppure lì a sfarfallare lungo le fasce laterali, lasciando il vuoto panico in mezzo all’area.

Come detto, avremmo potuto anche vincerla, perché alla fine le occasioni le abbiamo avute; probabilmente il risultato più giusto sarebbe stato uno 0-0 che avrei accolto ben volentieri, potendo giocarmi due risultati su tre al ritorno. Dall’andamento e gestione del match, sono stra-sicuro che anche il Leo puntasse a sfangarla qui e giocarsela in Baviera; non saprei come altro giustificare la cocciutaggine di tenere in campo un T.Motta ancor più lento del solito, che passa l’ultima mezz’ora a toccarsi sotto la chiappa destra, giocare da fermo e regalare passaggi agli avversari.

Lascio per un attimo spazio al tènnico che è in me: se proprio non vuoi cavarlo per mettere una punta, almeno fai entrare un Mariga qualsiasi a dragar palloni, all’insegna del vecchio detto “meglio un asino vivo che un cavallo morto”. A dirla tutta a momenti gli dice pure culo, al Leo, visto che nel serrate finale guadagniamo 3 o 4 corner e su uno di questi proprio Thiagone capoccia in porta colpendo il loro portiere che si ritrova la palla addosso senza nemmeno sapere come.

Come ciliegina sulla torta, poco prima si era fermato Ranocchia per problemi al ginocchio. Si spera niente di grave ma si teme problema al collaterale… La conseguenza è Kharjah a metà campo, Zanna dietro a sinistra e Chivu a scalare nel mezzo. Tutto pare andare avanti come prima. Anzi, come detto, il finale vede le occasioni migliori per i nostri, che poi però lasciano Robben accentrarsi e tirare da fuori area. Il tiro è balordo perché rimbalza mezzo metro davanti a Julione, che col classico senno di poi avrebbe fatto meglio a metterci i pugni e deviare in angolo. Il Renato Pozzetto de noantri invece va per la presa, ma la palla gli sfugge di quel metro che consente a Gomez –fino a quel momento non pervenuto- di arrivare per la ribattuta visto che JC ci mette una vita e mezzo a rialzarsi e Lucio pare preda di paralisi fulminante.

Morale: è andata malaccio, teoricamente ancora rimediabile perché, come detto, pur giocando peggio abbiamo avuto noi le migliori occasioni. Certo, avere una punta degna di tale nome da affiancare ad Eto’o sarebbe la manna dal cielo, ma onestamente non so se Milito riuscirà nell’ordine a) a essere pronto per il 15 Marzo; b) ad essere in una condizione fisica decente, e c) a non avere l’ennesima ricaduta dopo mezz’ora scarsa.

Come vedete, quell’ottimismo fresco e piacevole come brezza primaverile non mi abbandona mai.

 

PS la parola della serata, sentita da uno spettatore qualche fila più indietro. è un energico invito -rivolto a uno dei nostri- a pressare l’avversario: aggrédilo!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati... maledetta sottiletta Kraft!

Novanta minuti a tenerlo in 3. Eppure due tiri velenosissimi li aveva anche piazzati… maledetta sottiletta Kraft!

SIMPATICHE CANAGLIE

INTER-ROMA 5-3 

Dovremmo ormai esserci tutti abituati, e invece no: ennesima partita dei pazzi!

90’ che uno spettatore neutrale non esiterebbe a definire spettacolari, soprattutto nella prima frazione, e che premiano un’Inter che piano piano sta recuperando i suoi lungodegenti e torna quindi a somigliare alla squadra dello scorso anno. Si rischia davvero di cadere nel banale, ma essere ovvii non vuol dire contar balle: avere uno Sneijder come quello di ieri sera è leggermente diverso dall’avere chiunque altro in quel ruolo.

L’olandese trova subito il vantaggio e giostra sapiente nella posizione preferita di vertice alto del rombo, tornando a mostrare quel connubio di velocità “de capoccia e de zampa” che rende la manovra nerazzurra rapida e ficcante (sì, ho ingoiato il dizionario di Bruno Pizzul).

Il pari della Roma è una bella azione che però vede errori in serie dei nostri: T.Motta perde palla in ripartenza sulla nostra ¾, Zanna lascia crossare il loro esterno e Maicon dorme invece che spazzare in corner: quel panzone di Simplicio, che già ci purgò in un Parma Inter del 2004, fa 1-1.

A quel punto, come detto, la partita si fa ancor più bella, con occasioni in serie per loro e per noi. In quello che sembra un momento “sì” per la Roma, arriva però il gol di Eto’o, bravo a entrare in area dalla destra (per una volta) e a calciare col sinistro. Il loro portiere non è esattamente perfetto, e la palla va in buca.

Nell’intervallo si parte col “magnificat” del giUoco della Roma, contrapposto alle “azioni dei singoli” dell’Inter: la cosa ovviamente mi fa sogghignare compiaciuto. La ripresa subisce un drammatico cambiamento con il solito colpo di genio di “Fantocci” Burdisso: fallo da ultimo uomo su Pazzini e rigore+rosso inevitabile.

3-1 di Eto’o e Roma in 10 a metà ripresa dovrebbe voler dire partita chiusa. Non per me: ricordo un 3-1 cooi Lupacchiotti ai tempi di Cuper tragicamente finito 3-3, ma per fortuna Morfeo (ferale in quella come in altre occasioni) non gioca più e il passato non si ripete. Tanto più che Motta inzucca il 4-1 intorno alla mezz’ora e sembra davvero finita.

Se non fosse che, complici una punizia dubbia e un corner inventato, i nostri pensano bene di dormire il sonno dei giusti (vedi che Morfeo è ancora tra le balle?) e permettono un clamoroso 4-3 a 10 dalla fine.

Per chi se lo ricorda, lo stato d’animo è molto simile a Inter-Palermo dello scorso anno: da 4-0 a 4-3, e poi il gol liberatorio, allora di Milito, ieri del Cuchu, dopo che il loro portiere ha deciso di parare tutto il parabile e pure di più.

In ogni caso, vittoria e corsa al titolo più lanciata che mai, in attesa di nuove mirabolanti avventure dei nostri amabili psicolabili…

E’ COMPLOTTO

Seguo solo fino a un certo punto i commenti del “dopo”, complice intervista a Mourinho che invece mi vede adorante e con sorriso fisso tipo invasato seguace del santone di turno. Il poco che ho visto è comunque bastato a farmi prendere prendo atto dei seguenti punti:

1)    Il gol di Sneijder (rapidissimo nel destro-sinistro) è fortunoso (Bacconi, la Domenica Sportiva)

2)    Milito è sostanzialmente un pacco ed è depresso: e poi Milito gioca per la squdra, mentre Pazzini sì che è un finalizzatore (Costacurta e Mauro, Sky) (commento di Mario: e tutta la manfrina del “eh ma giocano solo coi singoli, non c’è gioco di squadra???”)

3)    Il rigore di Burdisso su Pazzini nasce da un’azione in cui c’era un fallo per la Roma (Liguori, ControInter)

4)   Sul 4-1 Eto’o dà una manata in faccia a (quella merda di) Taddei (più o meno tutte le moviole, salvo poi dire “mah, forse, insomma non si capisce”)

5)    Il bicchiere non è mezzo pieno, è mezzo vuoto (Sconcerti a Leonardo, Sky)

Morale (ovvia, ripetitiva, scontata, eppure sempre attuale): è crisi Inter.

Piccola chiosa per raccontare l’urto di vomito nell’inciampare su un’intervista fatta a Fra’ Nicola Legrottaglie su StudioSport (MeRdiaset): “avevo quasi firmato con un’altra squadra ma non ero convinto. Il giorno in cui avrei dovuto confermare questa decisione, un amico mi chiama dicendo che durante la sua preghiera ha sentito una forza e una voce che mi invitavano a temporeggiare, perché l’occasione migliore per me stava per arrivare: ed eccomi qui al Milan, di cui ero tifoso fin da bambino”.

Disgustomatico!

LE ALTRE

L’occasione sarà anche stata delle migliori, fatto sta che lui ha giocato 20 minuti per poi uscire con la testa spaccata, mentre il Milan in 2 partite perde 4 punti nei confronti dell’Inter. A Genova non va oltre il pari, mentre la Juve, in attesa del Derby d’Italia, spezza le reni al Cagliari con Matri ovvio protagonista. Il Napoli riprende la sua corsa battendo il Cesena in casa mentre la Lazio casalinga impatta col Chievo. Morale, siamo terzi a -5, con una partita da recuperare. Domenica come detto Juve-Inter, Roma-Napoli e Milan-Parma.

Certo, Valdanito Crespo potrebbe farci un favore, ma concentriamoci sulla nostra di partita e speriamo in bene.

WEST HAM

West Ham-Birmingham 0-1

Chiuso per lutto.

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio...

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio…

VIVI (VIVA?) LEO, CHE’ AL RESTO CI PENSA IL CUCHU

CATANIA-INTER 1-2

Le feste del panettone che alla fine il buon Sancho Panza non è riuscito a mangiare portano con sé 6 bei punticioni nelle due partite di questo inizio Gennaio.

E se il successo contro il Napoli era stato da me preventivato in maniera tranquilla ed ottimista (tanto tempo per preparare la partita, l’inevitabile vento di novità che sempre accompagna l’arrivo di ogni nuovo “Mister”,…), i tre punti di Catania sono invece stati salutati come una piacevole sorpresa. Il fatto poi che siano arrivati dopo una prestazione non esattamente da squadra-spettacolo dà a mio parere maggior lustro alla vittoria, che peraltro arriva in una giornata in cui l’Inter recupera punti sulle dirette concorrenti (3 su romane e Juve, 2 su Milan e Palermo).

La partita è di quelle cazzute, dove non si riesce a cavare un ragno dal buco (nel primo tempo) e quando i ragni arrivano, sono nella nostra area, con Castellazzi bravo a ritardare il vantaggio etneo due o tre volte e la nostra difesa ad incassare un altro gol sugli sviluppi di un corner: Gomez insacca dopo rimpallo di Maxi Lopez  che a me è parso in fuorigioco ma che ovviamente non è nemmeno stato fatto rivedere… Potenza del chiagni e fotti con annessa panolada nel pre partita.

Ad ogni modo, siamo sotto 1-0 a 20’ dalla fine e, se già sul pareggio la vedevo grigia, adesso è notte fonda. Ma la lucidità alberga tranquilla nella crapa lustrissima del Cuchu Cambiasso che, vista la scarsa vena del fratello Milito, si sostituisce a lui nelle vesti di bomber e ribalta il risultato capitalizzando prima di destro l’imbeccata di Stankovic e poi di testa il cross di esterno di Maicon. In 10 minuti cambia tutto e il Catania a quel punto è incapace di reagire. E’ andata bene insomma, si è vinto giocando male, e queste son le partite che personalmente mi danno più gusto.

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Avendo “bigiato” il pezzo su Inter-Napoli, ne faccio un riassunto del riassunto elencando le cose che mi sono e non mi sono piaciute: bene il risultato ovviamente, bene il gioco, nel senso che per una delle prime volte in stagione non c’è stato il solito possesso palla fine a se stesso (modo civile per definire il masturbatorio ti-tic ti-toc) e, cosa più importante di tutte, il concetto di “gruppo” è tornato a livelli di affiatamento mourinhani. La cosa che non mi è piaciuta è una certa incoerenza dei giocatori (a dire il vero inevitabile in una certa misura) testardi nel negare a parole ogni confronto o differenza tra Benitez e Leo, ma palesi nel confermare le tre galassie di distanze tra i due mondi,  a furia di baci e abbracci a Leo manca fosse una bella figliola.

Ora, riconosco che la capacità del brasiliano di creare entusiasmo e “empatia” sia leggermente superiore a quella di Mr Rafa, ma per tanto così ditelo chiaro e tondo: con quello là non era scattata la scintilla, i tanti infortuni avevano fatto il resto e buonanotte al secchio.

Parlando di Leonardo, ammetto senza problemi che la retorica Leonardiana mi trova prevenuto in partenza, e per quel che mi riguarda puzza troppo di comunicazione MeRdiaset-style. Ripeto: stimo la persona, spero nell’allenatore, ma faccio anche i complimenti al suo autore.

Frasi come “non cercavo un lavoro ma un sogno” o “sono cose difficili da spiegare o capire, ma io non voglio né spiegare né capire, voglio viverle” mi puzzano di ufficio stampa ad hoc e ricordano tanto le atmosfere ovattate e zuccherose di Milanello Bianco.

Meglio invece il dopopartita di Catania, con il Mister che non fa mistero della pochezza della prestazione, ponendo al tempo stesso l’accento sulle palle d’acciaio di questo gruppo. La cosa che più mi piace –e se vogliamo la maggior differenza con quanto detto da Benitez in questi mesi- è proprio la considerazione dell’attuale insieme di giocatori, visto dallo spagnolo come un limite, o comunque un qualcosa di fortemente migliorabile, e considerato invece da Leo come un’ottima base con cui lavorare. Chiaro, un conto è avere a che fare con due terzi di squadra ai box coi flessori KO e un altro è avere una dozzina di titolari disponibili e disposti al sacrificio l’un per l’altro.

Il diavoletto nel mio cuore (cit. vendittiana) mi farebbe chiedere chi si debba ringraziare per l’accozzaglia di infortunati, che giocoforza rendevano meno “sexy” la rosa dei disponibili per Mr Rafa, ma insomma cosa fatta capo ha, ed ora godiamoci la ritrovata “empatìa”, che pare essere la nipote del più noto “amalgama” dell’epoca di Massimino, e che tutto sommato rende bene l’idea di unità di intenti che pare ritrovata con l’arrivo del Signor Billò.

Chiudo dicendo che, per ora, c’è la persona “sbagliata” con le idee “giuste”. Mi spiego: è evidente che dal Sig. Massimo all’ultimo dei panchinari ci sia molta più fiducia in Leo di quanta ce ne sia mai stata in Benitez. Leo dalla sua grida ai quattro venti la sua stima e ammirazione per il gruppo che negli ultimi anni ha vinto tutto, e questo non può che accrescere l’autostima e la buona predisposizione dei giocatori verso l’allenatore.

Da vecchio cuore nerazzurro avrei preferito che una situazione del genere la potesse creare Zenga, o anche solo BeppeBaresi, pezzi di storia nerazzurra, e non un milanista –per quanto piacevolmente atipico- come Leonardo.

Ma tant’è, questo abbiamo, con questo andiamo avanti; e non è detto che sia poco!

 

LE ALTRE

Detto di una Roma che si fa rimontare e superare dalla Samp, in una partita meRdiaticamente battezzata come “l’occasione di una grande rivincita dopo la beffa dello scorso anno” (e invece once more with feeling!), il weekend sarebbe stato perfetto se i cugini non avessero “sculato” un pareggio in casa contro l’Udinese con 4 gol così caratterizzati: uno a pochi secondi dall’intervallo, un altro su clamoroso autogol, il terzo con Pato in sospetto fuorigioco (almeno per me, ma as usual guai a farlo rivedere…) e il quarto al 92’ dopo sospetto fallo in attacco di Ibra.

Lo so, sono di parte, ma siccome non lo dirà nessuno, lo dico io. Ora potete farvi stordire dal “cuore Milan” e dal grande “spot per il calcio” offerto da una capolista che si fa fare 4 gol in casa da una squadra di centro classifica.

 

WEST HAM

Dopo la cinquina rimediata a Newcastle e recuperi vari delle altre squadre, torniamo nella palude che purtroppo  ben conosciamo (leggasi ultimo posto), oltretutto con Behrami probabile partente. Uno dei pochi buoni che se ne va, la vedo durerrrrrrima…

Di buono c’è il successo con i cugini di maglia del Barnsley in FA Cup: 2-0 e terzo turno superato. C’mon you irons!

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque...

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque…

SRAGIONAMENTI DI FINE ANNO

Ho seguito con interessato sbigottimento l’intiera vicenda del cambio panchina in casa Inter.

Partendo dall’auto-esonero di Benitez, mi pare di poter affermare quanto segue:

1)    Sappiamo bene che chiunque fosse arrivato dopo Mourinho avrebbe dovuto confrontarsi con un ambiente rimasto orfano del proprio condottiero, trovando un ambiente senz’altro non bendisposto al cambiamento.

Le varie menate del “sono professionisti son pagati per lavorare nello stesso modo con chiunque” sono chiacchiere da bar che derubrico al livello di “facciamo giocare i giovani italiani”.

Cagate. Né più né meno.

Far giocare i giovani italiani vuol dire non qualificarsi nemmeno per gli Europei Under 21 (per dire). Non considerare l’importanza del fattore psicologico in un gruppo di lavoro (quale esso sia) significa sminuire proprio il più grande pregio di Mourinho: che non è la tanto pubblicizzata (anche con un pizzico di malafede) capacità di “comunicare”,  bensì quella di “motivare”, che se permettete è cosa diversa. La seconda comprende la prima, e ne è quindi espressione più completa e compiuta. Certo, puoi motivare i giocatori parlando di zeru tituli e facendo le manette in TV, ma anche e soprattutto guardandoli negli occhi, convincendoli che nessuno è più forte di loro e che insieme si può vincere tutto.

Chiaro che se ci prova con me non ci riesce, ma il piede a banana per fortuna è una specialità mia e non dei giocatori dell’Inter. La scontata verità a dire che, laddove le differenze tecniche tra squadre di vertice sono infinitesimali, quel che può fare la differenza è proprio la convinzione nei propri mezzi.

2)    Detto ciò, Rafa ci ha messo del suo: lo credevo più furbo e meno integralista. Più capace di adeguare gradualmente le sue idee al contesto-Inter. E, banale quanto vero, capace di una migliore gestione fisico-atletica.

Invece… 15 bicipiti femorali e un’altra dozzina di polpacci e adduttori assortiti in meno di 6 mesi. Forse non tutti imputabili a lui (forse), ma certamente capaci di azzerare la fiducia del gruppo nei suoi confronti.

Dulcis in fundo, rimarcare ad ogni piè sospinto l’assenza di rinforzi nella campagna acquisti estiva (pur vera) deve essere suonata alle orecchie del gruppo come una totale mancanza di fiducia nei loro confronti.

3)    La compagine (o armata brancaleone) così assemblata ha retto più che decentemente nei primi mesi, fino alle débacle fisica (arrivata più o meno con Novembre) cui poi è seguita una quaresima di pessime figure (in ordine sparso: Tottenham, derby, Chievo, Lazio, Werder). La Pasqua calcistica si è infine avuta in occasione del Mondiale per Club, che nell’occasione si è dimostrato Torneo dell’Amicizia ancor più del solito. Assicurata l’ennesima toppa celebrativa sulla maglia, Benitez deve aver capito che il gruppo non l’avrebbe più seguito, come a dire che quel trofeo i giocatori l’avrebbero vinto anche da soli, e non solo per lo scarso spessore degli avversari.

Dopo qualche minuto di comprensibile incredulità, lo sfogo di Rafa nel post-Mazembe mi è invece parso di rassegnata lucidità: a queste condizioni il mio lavoro non può andare avanti, meglio mettersi nelle condizioni di essere cacciati.

Detto, fatto: 3 milioni di buonuscita e tanti saluti.

Chi mi conosce sa che per me a questo punto il nome del sostituto era uno solo: il Walter. Uomo interista, col vantaggio di non aver ancora lavorato con Moratti (al contrario di Bergomi, per dire, con cui i rapporti non paiono andare oltre la educata cordialità) ottimi rapporti con Beppe Baresi (nel ruolo di “secondo-con-memoria-storica”), capace di gestire il presente e di programmare il futuro.

Sarebbe venuto via “a gratis” per dirla alla Prisco, e questo -paradossalmente- avrebbe potuto essere un pericolo: proprio in quanto innamorato dell’Inter, speravo arrivasse chiedendo però precise garanzie e supporto “a prescindere”. Cioè progetto triennale coi controcazzi e non passaggio-ponte-sola-andata sul traghettino della speranza…

Ma la mia masturbazione mentale è stata interrotta dalle diverse scelte societarie, che hanno puntato su Leonardo, al quale (sai che gliene fotte…) faccio ovviamente in bocca al lupo.

Che dire di lui e della scelta?

1)    Nulla da dire sulla persona, sempre stimata e anzi giudicata “troppo intelligente” per essere milanista (gli amici cugini non si offendano, parlo del tipo di “milanismo” istituzionale, siamo una grande famiglia , il bel giuoco etc etc).  Detto ciò, è comunque stato al Milan per 13 anni e, cosa almeno altrettanto grave, alla fine dell’esperienza in panchina ha lasciato intendere che quello “l’è no el so’ mesté ”. Inosmma molti dubbi, ma altrettante speranze di sbagliarmi.

2)    Di buono c’è che sarà accolto bene in spogliatoio. I giocatori sanno riconoscere i tipi calcisticamente “giusti” e Leo, al netto del passato rossonero, senz’altro lo è. Scontato il feeling coi brasiliani, non dovrebbe avere problemi nemmeno con gli argentini, visto il buon rapporto col capitano, testimoniato –se non propiziato- anche da vicende molto ben conosciute in famiglia (mia, non sua).  Il ragazzo è anche fortunato: arriva dopo Benitez (che arrivava dopo Mourinho), quindi l’inerzia per sua fortuna sarà tutta a suo favore.

Mai provato ad arrivare in un nuovo posto di lavoro a sostituire “lo stronzo” oppure “quello che sì che era bravo”? C’è una certa differenza…

3)    Tanto per smentirmi da solo, la sua scarsa propensione alla panchina potrebbe non essere un danno nell’immediato, visto che secondo me questa squadra avrebbe avuto cervello ed esperienza sufficienti per autogestirsi fino a fine stagione, anche col solo BeppeBaresi in panca a fare da pantomima. Più preoccupante (o intrigante, fate voi) la prospettiva a medio termine, che coinvolge il Leo più nelle vesti di Manager nella pianificazione del prossimo mercato. E qui, poche balle, non voglio minchiate: spero che Kakà (per non parlare di Maldini!) se ne resti dov’è, e non perché lui non vuol venire all’Inter, ma proprio perché l’Inter non ce la vuole gente così. Lui sì che è un milanista “dentro”, e soprattutto è un anno e mezzo che gioca poco e male. Maldini è l’espressione del Milan degli ultimi 25 anni. A che pro andarli a prendere? Per togliere il posto a Sneijder e Branca? Per fare un dispetto ai cugini? Ma di quelli chissenefotte… credo che il miglior dispetto per loro siano state le 15 coppe alzate negli ultimi 5 anni, con o senza “pezzi della loro famiglia”.

Che la squadra abbia bisogno di essere ringiovanita è certo, e l’arrivo di Ranocchia è un buon inizio.

Posso sognare? Mi accontenterei di lui adesso e di Criscito e uno tra Fabregas e Tevez a Giugno.

Leo, Branca, Signor Massimo, a scelta nell’ordine: provvedere…

srag fine anno

I’M STILL ALIVE

INTER-TWENTE 1-0

La miglior Inter dell’ultimo mese (sai che sforzo…) spezza le reni al Twente e si qualifica agli ottavi di Champions con una gara d’anticipo.

Partenza più che buona: nei primi 20 minuti Sneijder si mangia un gol quasi fatto (quello “già fatto” se lo mangerà nella ripresa), poi timbra la traversa su punizione, mentre Pandev e Cambiasso hanno due occasionissime neutralizzate dai tulipani (rossi per l’occasione). Ma basta una palla persa a metàcampo per gettare tutti nel panico e vivere il quarto d’ora dei pazzi, con quelli là che ovviamente sembrano l’Ajax di Cruyff e noi incapaci di reagire: miracoloso Castellazzi a bloccare il sinistro a botta sicura di Janssen.

Nella ripresa l’Inter pare più decisa, anche se per andare in buca serve un pizzico di fattore C.: la punizia di Wesley carambola tra gli uomini in barriera e arriva dalle parti del Cuchu, maestro d’area quando si tratta di recuperare palle vaganti. Il sinistro sul palo lontano è imprendibile ed ègol, ègol, ègolègolègol (copyright R.Scarpini).

Piccolo anticipo di “E’ Complotto” per citare la solita mente geniale che fa notare come, dopo il gol, nessuno dei giocatori sia andato ad abbracciare Benitez, come se di norma i giocatori in campo provassero l’irrefrenabile istinto di andare a limonare col Mister dopo ogni rete segnata.

Da lì in poi l’Inter sembra potersi sbloccare, e prima Stankovic poi come detto Sneijder si divorano il 2-0 a conclusione di belle azioni, sempre elaborate ma per una volta ficcanti. Il raddoppio lo sfiora anche il capitano partendo dalla sinistra in dribbling: roba che se segna vien giù San Siro. Il sinistro sul primo palo è deviato in angolo.

Dio solo sa quanto alle nostre coronarie sarebbe servito ribadire il concetto (dicasi il goal), visto che gli ultimi 10 minuti vedono l’Inter raccogliersi sempre più (e sempre meno ordinata) in difesa, concedendo tiri dalla distanza (uno finisce sulla traversa) e mischioni ravvicinati da cardiopalma. Psycho da par suo causa una quartantina di infarti sugli spalti, intestardendosi in uscite palla al piede “piuttosto antipatttiche” condite da un fallo tanto ingenuo quanto stupido a 20 secondi dalla fine. Il cross che ne consegue è preda della difesa e sul rinvio finisce tutto.

Che dire? grande prestazione della vecchia guardia: Matrix e Cordoba meglio di Lucio stasera, Zanna la solita certezza, Cuchu match winner e Deki migliore in campo, erroraccio sotto porta escluso. Buone notizie anche da Biabiany (per una volta non “Pianpianin”), che scorrazza rapido e leggiadro sulla fascia destra lasciando i solchi per terra. Avanti così che vai bene, anche se in Campionato certi spazi te li sogni…

Domenica arriva il Parma: viste le assenze non è esclusa una mia presenza, quantomeno in panchina. Vi terrò aggiornati.

 

LE ALTRE

Ottima 2 giorni per chi tifa italiano in Champions: 3 vittorie, 2 squadre già qualificate, l’altra quasi. Più prosaicamente io ho tifato Schalke. Non tanto per simpatie crucche, ma sperando che Raul zittisse le adoratrici di SuperPippa (manfrina dei gol europei e balle vaire). Lo spagnolo non ha segnato ma è qualificato agli ottavi: se non si rompe avrà almeno altre 3 partite per far piangere le vedove.

Animo muchacho!

 

E’ COMPLOTTO

Tante piccole cose, simpatiche come sassolini nelle scarpe (per non dir di peggio). Noto che Eto’o è ritenuto molto meno in forma di un mese fa, e la sua testata ha fatto il giro del mondo quasi che quella di Zidane fosse stata solo un buffetto in amichevole.

Conscio dell’ormai celeberrima dipendenza dell’Inter dal Re Leone, noto con compiaciuto sacrasmo che gli 11 gol segnati da Ibra in rossonero vengono definiti “di grande impatto” per il Milan, senza che ci si chieda chi mai potrebbe segnare se non lui.

Ibra=grande impatto, Eto’o=dipendenza. Problema per bambini delle elementari: quale suona meglio?

Imbarazzante poi il livello di mistificazione raggiunto dai commentatori al gol dello Svedoslavo: “Bellissima immagine: Ronaldinho sorridente si alza e applaude il compagno“. Ora, a parte che risus abundat in ore stoltorum, Dinho si stava scaldando da 20 minuti, quindi a voler fare i precisètti non si è “alzato”. E poi, che cazzo doveva fare, insultargli la madre? Ma si sa, nella famiglia dell’Ammmore tutti si vogliono bene (chiedere a Oniewu per informazioni).

Ai limiti del vomitevole infine il modo in cui è stato raccontato l’infortunio di Superpippa Inzaghi (rottura del legamento crociato): ricordando come Samuel, vittima dello stesso infortunio, fosse stato giubilato con tanti saluti fin dalla barella (stagione finita, lo rivedremo all’inizio del prossimo campionato), assisto attonito a tentativi di mistificazione della realtà: ne avrà per qualche mese, in teoria 6, ma forse 5 o forse anche meno, considerando la sua incredibile voglia di recuperare. Come se gli altri che si rompono le ginocchia si divertissero a girare con le stampelle!

E poi non è detto che sia proprio rotto, non si capisce bene….ah no è proprio rotto.

Tornando al match importante, cioè il nostro, attendo invece conferma empirica di una chicca  su Cambiasso appena letta in rete ma non udita di persona (chè io i soldi a quello là se posso non li dò!): pare che, intervistato a fine partita da Me(R)diaset, al servo di turno che chiedeva il perchè Benitez fosse stato lasciato solo mentre tutta la squadra si riuniva al centro del campo per ringraziare il pubblico, il Cuchu l’abbia liquidato con un laconico “non meriti neanche una risposta“.

Pretendo per quest’uomo non solo un posto fisso in squadra per altri 10 anni, ma anche un ruolo di primo piano nel prossimo Governo, e mi permetto di “opzionare” la sua bimba di anni 2 in previsione di matrimonio combinato con il piccolo Panchito! I love this man!!!

Hombre del partido

Hombre del partido

SFIGATI

LECCE-INTER 1-1

Sfigati. Ma non tanto nel senso di sfortunati. Proprio dei poveri sfigati, della gente da poco, dei babbioni insomma.

Non si può definire un altro modo una squadra che, dopo aver raggiunto il vantaggio grazie ai suoi soldati migliori entrati in campo con le stampelle, si fa gabbare su corner da un tarchiatello che non segnava da due anni…

L’assenza di mio figlio ieri sera ha dato briglia sciolta ai miei improperi, che credo siano stati avvertiti nel resto della provincia e probabilmente scambiati per scosse telluriche o frane imminenti.

Dei punti lasciati per strada in questa stagione –e cominciano a essere tanti- i due di ieri sera son quelli che fin qui mi fanno più arrabbiare, visto e considerato che la classifica comincia a sgranarsi e al momento siamo quarti (!!!), cosa a cui non ero più abituato.

Ma si sa, abituati alla Nutella è dura mangiar merda. (Confucio)

Dovevamo aspettarci che il Lecce, squadra inguardabile in trasferta e infatti asfaltata da Milan e Roma in questo inizio campionato, contro di noi avrebbe sputato l’anima (de li mort…). De Canio è parte del clan, e come tutti quelli lì contro l’Inter sembra avere un conto aperto. Sembra… Ma si sa, io farnetico.

Inerpicandomi sulle perigliose creste della partita, segnalo pronti-via l’unica buona cosa di Biabiany, che scatta sul filo del fuorigioco e mette in mezzo una palla d’oro per Pandev –inguardabile come i suoi capelli- che però spara addosso al portiere da non più di metri 6. E il peggio, almeno per me, deve ancora arrivare: esattamente come Franti, l’infame sorride. Sapete come la penso su chi ride sempre. Qui è pure peggio, chè di solito il macedone ha un muso lungo 2 km, eppure ghigna beffardo dopo l’errore.

Odio, odio puro…

Faccio purtroppo bene a incazzarmi perché, come contro il Brescia, la nostra pressione sfiora il quarto d’ora di durata, dopodiché lasciamo progressivamente campo ai salentini senza essere capaci di costruire un’azione degna di tal nome. Tra i pochi da salvare Obi, compagno di centrocampo del capitano: LeRoy pesta giù un’altra bella partita e pare dotato di cervello oltre che di gamba veloce. Chiaro, non gli puoi chiedere di prendere in mano il centrocampo e inventare manco fosse Suarez… per quello ci sono Lucio e Cordoba, sistematicamente chiamati a impostare l’azione da dietro (grrr…). Che brutta roba…

Nella ripresa entrano Milito e Stankovic, e il mio cuoricione trema ad ogni contrasto per paura di ricadute di cui –al momento- non si ha notizia. Con loro due in campo le cose vanno meglio: si cerca di prendere in mano la partita, Eto’o si sposta sulla sinistra dove è comunque pericoloso. Il principe prima colpisce un legno su tiro al bacio sul palo lontano, e poco dopo è lesto a capire come si concluderà il balletto di Eto’o sul pallone e ad arrivare puntuale al tocco sotto porta. Lì lo soccorre anche un po’ di sorte, visto che il loro portiere a momenti piglia anche quella. Bella l’immagine di Milito e Zanna che esultano mostrando la maglia di Samuel e messaggi di pronta guarigione: il solito spogliatoio spaccato, pensa il complottista che è in me…

Insomma, siamo sopra 1-0 e manca un quarto d’ora: ranghi serrati e occhi aperti. Detto fatto: come scritto in apertura, da un corner sbuca Ruben Olivera che incorna implacabile per l’1-1.

L’Inter incassa e non reagisce più di tanto. Stankovic, dopo essersi divorato un gol sullo 0-0 (era in fuorigioco ma l’arbitro non l’aveva visto…) salta più in alto di tutti ma capoccia fuori di poco.

Insomma, domenica è derby: spero che i due rientranti di ieri tengano botta, e che in questi giorni ci siano un altro paio di recuperi (se potessi scegliere: JC e Cuchu), ma in ogni caso, visto lo stato dei cugini, la vedo dura. Molto dura.

 

LE ALTRE

Il Milan batte il Palermo (lasciamo stare il come, meglio stare a ricordare il rigore di Eto’o di sabato che non c’era…) ed è primo in classifica. Da solo. Fanculo.

La Lazio vede la propria sorte girarle le spalle e perde a Cesena con un golazo di tal Parolo a 5’ dalla fine, mentre il Napoli sbanca Cagliari con un gol di Lavezzi a pochi secondi dal fischio finale. I gobbi sono bloccati da quello stesso Brescia che aveva impattato con noi qualche giorno fa: magra consolazione.

La Roma si riscatta e arriva a ridosso delle prime (in due giornate recupera 6 punti sulla Lazio e 4 su di noi). Il concetto è sempre lo stesso: a livello numerico la situazione non sarebbe nemmeno preoccupante, è il nostro stato di forma a non lasciarmi tranquillo.

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta un po’ di ciccia c’è. Inizio dal rissone tra Ibra e Oniewu di qualche giorno fa, avvenuto davanti alla tribunetta dei tifosi e –pare- sotto gli occhi delle telecamere di Sky, che però avrebbe deciso di non mandarle in onda. Ricordando il precedente del commento di Allegri (nota di scuse al Milan per aver riportato un commentaccio del mister al suo secondo sul come stava giocando la squadra), prendiamo atto che Sky, principale concorrente di Mediaset (e quindi Milan), ha in realtà una sorta di occhio di riguardo per le faccenduole interne dei casciavit. E che non mi si venga a dire che l’emittente vuole tenere i toni bassi: ricordate lo stesso trattamento per la faccenda di Cassano di queste settimane, o delle millemila fregnacce dette e fatte da Balotelli l’anno scorso? Ricerca pruriginosa del labiale e caccia alla talpa di spogliatoio erano le parole d’ordine.

La Gazza non è da meno: in settimana articolo che sfiora l’agiografia su quanto il Milan sia stato costruito per vincere lo scudetto (ma loro non erano quelli del DNA europeo?) e foto della squadra in cui vengono segnalati tutti i giocatori che già hanno conquistato un titolo nazionale (che sia italiano o straniero). La somma fa 33 (contando anche tipo lo scudetto di Amelia con la Roma, quand’era terzo portiere). E’ tanto? È poco? A sentir loro è un dato fantasmagorico, visto quanto viene sottolineato e sbandierato.

Siccome sono un caca cazzi, faccio lo stesso giochino coi giocatori dell’Inter: di scudetti vinti ne ho contati 76. Fate voi…

Arriviamo al pre-partita: Appreso della notizia di Milito in panchina, tutti a chiedersi se sia una scelta tecnica o fisica. Ovviamente, nessuno che faccia cenno all’infortunio con ricaduta da cui sta uscendo il Principe, né tantomeno all’ultima mezzora di sabato giocata coi crampi. Per tutti è palesemente una scelta tecnica (testuale Costacurta “io a 40 anni recuperavo dal sabato al mercoledi, non può essere una motivazione fisica”), e insomma la convivenza con Eto’o, e non è più il giocatore dell’anno scorso, etc etc.

Che poi, per la cronaca, il gol di Milito arriva proprio da assist sapiente di Eto’o, così come il pareggio a Brescia era arrivato dal Re Leone che taglia dalla fascia al centro. Ma non vale: Eto’o sa/può/deve solo giocare centravanti. Milito è un caprone, per giunta zoppo. Insomma, è crisi Inter.

Per fortuna il saggio Gigino Di Biagio mette le cose a posto ristabilendo la verità, o meglio l’ovvietà, e preconizzando una staffetta tra il Principe del Bernal e Pandev (anche lui reduce dall’immancabile stiramento), che puntualmente si verifica a cavallo dei due tempi.

Il tutto nel silenzio assordante dei media servi in studio, of course.

Certo, far la foto dal davanti magari...

Certo, far la foto dal davanti magari…

ACCADEMIA CON STRINGICULO

INTER-TOTTENHAM 4-3

Una partita che inizia con un gol di Zanetti dopo 2 minuti non può essere una partita normale. E infatti normale non è.

L’Inter gioca uno dei migliori primi tempi di cui io abbia memoria, con il solo difetto di segnare 4 gol tutti “dall’altra parte” rispetto al mio solito anello verde. Poco male in realtà, pechè la palla gira veloce che è un piacere. Biabiany piazza lo scatto decisivo e carambola sul portiere: rigore + espulsione e di fatto la partita finisce lì (siamo al 10′ del primo tempo). Eto’o la mette dal dischietto. Deki e ancora Eto’o fanno il poker e si va all’intervallo con le mani spellate dagli applausi, per tutti. In particolare mi piace sottolineare il lavoro dei ragazzini (Coutinho e Biabiany) che, presi letteralmente sotto braccio dal Re Leone prima del fischio d’inizio, si muovono bene dispensando assist (Cou) e tagli verso il centro (Bia) a tutto vantaggio dei compagni.

Nell’intervallo scambio 4 chiacchiere con due simpatici ragazzi londinesi, giunti a Milano per l’occasione; non conoscendone il grado di sense of humour evito di citare il mitico Aigor di Frankenstein Jr. (“potrebbe essere peggio…. potrebbe piovere“), ma ci scambiamo comunque interessanti riflessioni sulle rispettive squadre con rapidi accenni alla storia del calcio degli ultimi decenni. Non posso non porgere le mie scuse per il pessimo inglese sentito dall’annunciatrice dello stadio, che con accento e cadenza della Comasina legge pedissequamente il comunicato con cui informa i tifosi inglesi di restare ai loro posti al fischio finale in attesa delle disposizioni del personale di servizio. La tipa dà il meglio di sè quando, annunciando una sostiuzione, ci informa che è uscito il nUmber (detto proprio con la U) fiftiiin.

Sono inglesi, non Kazachi: non c’era nessuno non dico madrelingua (non sia mai), ma che almeno avesse passato un paio di estati a Brighton alle medie? Solita figura da italiani quacquaracquà.

Nella ripresa la tensione, in campo e sugli spalti, è ovviamente sotto i livelli di guardia: io stesso, pessimista a livelli cosmici quando si tratta di Inter, mi limito a chiedermi se almeno stasera potremo far girar palla con costrutto, amministrando un 4-0 senza correre pericoli, e magari senza spendere energie più di tanto.

Sfiga, dei 21 ancora in campo uno non è d’accordo col mio piano: Gareth Bale, laterale sinistro di ottima corsa e ottimo tiro, si fa 60 metri saltando una gragnuola di interisti e sparando secco sul palo lontano come neanche il Cedro delle giornate migliori 😉 Va beh, dico, se ha scelto questa vetrina per mettersi in mostra e farsi comprare dall’Inter siamo d’accordo, ma ‘dess basta… Nella mezzora successiva riusciamo a rompere Stankovic (che esce esibendo il campionario mondiale di Madonne assortite) e a masturbare calcio con un occhio (e mezzo) all’orologio.

Morale, all’89’, complice risultato apparentemente in ghiaccio e solito pericolo-tangenziale bloccata, dopo rapido cenno d’intesa con mio padre guadagnamo l’uscita. Un primo strano gorgoglio del pubblico (troppo poco forte per un gol dei nostri, troppo improvviso per un’azione sfumata) ci fa insospettire, mentre il porcone urlato subito dopo da un tizio con radiolina accanto a me ci dà conferma che l’Inter continua a essere pazza, e in un minuto riesce a beccare 2 gol (tra l’altro, sempre dallo stesso Bale). A questo punto, ultimi 30 secondi visti pietosamente da una microscopico TV da Ciccillo il Salcicciaio e riso amaro nel pensare che comunque riusciamo sempre a complicarci la vita.

Piccola riflessione del tènnico e -per una volta- critica al Capitano e compagni: esistono i falli. Ancor di più dopo che ti è andato via la prima volta, alla seconda lo stendi subito. Ti becchi il giallo ma finisce 4-1. Eccheccazzo.

Morale: un Inter senza mentalità europea vince la sua partita, al contrario di squadre con DNA ben più nobili o comunque votate al bel giUoco, che 24 ore prima non hanno visto premiati i loro sforzi…

LE ALTRE

I cugini infatti beccano due sberle da un Real già in versione Mourinho: squadrone vero, che poteva serenamente dargliene altri 3 se solo non avessero giocato a fare i fighi e cercare il numero ad effetto. Vero che i due gol sono se vogliamo casuali (una punizia che entra solo grazie ad una barriera composta da craniolesi e un autogol beffardo quanto delizioso), ma per quanto visto la partita mi ha ricordato da vicino il Barcellona-Inter dello scorso Novembre ( e giustamente commentato come “lezione di calcio”). Qui invece si parla di approccio sbagliato, dei primi 10 minuti in cui non c’era la giusta intensità, di nulla di compromesso… Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

La Roma perde in casa col Basilea, e da quel poco che ho visto ha una qualche ragione di smadonnare: le occasioni le ha avute, Totti e Borriello hanno costruito un ottimo gol, ma la difesa è stata quantomeno rivedibile. Periodaccio, dal quale è oltretutto complicato uscire visto la molteplicità di cause (società in vendita, mancanza di stimoli dopo il rimontone dell’anno scorso, dififcoltà a dare continuità). Certo, aver perso con loro fa girare sempre più i maroni…

E’ COMPLOTTO

Solo un gustosissimo accenno alla doppietta di Raul (in maglia Schalke 04), che così facendo eguaglia (lui) il record di Gerd Muller con cui tutti gli adoratori del cosmo rossonero ci passeggiano sui testicoli da anni. Superpippa avrà avuto una crisi isterica (how strange…).

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

CRISI? SUCA!

INTER-WERDER 4-0

Con un partitone l’Inter cancella la crisi che tutti avevano prontamente tirato giù dalla mensolina, spolverato e lucidato per l’occasione.

Quanta ridicola bellezza nel sentire le stesse bocche che negli ultimi tre giorni hanno vomitato critiche a profusione, scappellarsi di fronte a cotanta bellezza e sbugiardarsi da soli dicendo “c’è addirittura che ha pronunciato la parola “crisi” per questa squadra che in Italia vince da 5 anni e che l’anno scorso ha fatto il triplete. Il tutto per aver perso –immeritatamente, aggiungo io- una partita al 92° ”.

Non che la cosa mi conforti, né tantomeno mi sorprenda. Le prostitute, in quanto tali, sono sempre pronte, basta pagare. E quindi arrivederci alla prossima.

Parlando giusto un attimo di calcio giocato, anche ieri sera partitone. L’Inter fa 4 gol di cui 3 nella prima mezz’ora, e onestamente ce ne potevano stare almeno un altro paio: Coutinho capoccia sciagurato fuori di poco e Sneijder si fa parare il tiro dopo assist di Ciccio-Pato (ci avete fatto caso? Vero che il brasilianino assomiglia a Pato, ma secondo me somiglia ancor di più alla sua caricatura nello spot di Sky, vedere foto).

Lui e Biabiany fanno buone cose. Il francese parte a mille e concede una serata di ferie a Maicon, quasi incredulo nel vedere che c’è un altro che fa avanti-indietro sulla fascia al posto suo. Coutinho parte male, ma dissemina perle di saggezza tardo-adolescenziale nei 90’, culminati con un tiro insidioso (copyright B. Pizzul) a metà ripresa.

Eto’o è incontenibile, ne segna tre di cui il secondo va mostrato in tutte le scuole calcio del mondo: esempio perfetto di stop a seguire e botta secca sul primo palo, dopo illuminante lancio di Lucio (roba che se lo fa Pirlo ci ammorbano 3 giorni). Lui e Sneijder si scambiano assist per il 3° e 4° goal, e insomma la serata pare davvero di grazia.

Guardiamo quindi alle (poche) note stonate:

1) Julio Cesar continua la fase da Renato Pozzetto in braghe corte: dopo l’amnesìa di Roma che è costata una punizione a due in area, ieri sera sullo 0-0 azzarda un’uscita dalle parti della metà-campo, nonostante l’unica punta tedesca sia scortata da Lucio e Cordoba (non proprio i fratelli Paganin, tanto per dire). L’urlaccio di Psycho con le sopracciglia rifatte credo che se lo sognerà di notte per il resto della settimana.

Per completare la seratona, nella ripresa viene sostituito da Castellazzi (bravo): in TV la spacciano per un premio concesso al portiere italiano, visto anche il confortante punteggio di 3-0. Vero che si usa dare il “contentino” al nr 12, ma di solito lo si fa a fine stagione (e magari per tutta la partita) o negli ultimi minuti (non a inizio ripresa). E i miei dubbi trovano puntuale conferma nel dopogara, quando Rafa dice che le sue condizioni si valuteranno meglio domani, ma che -insomma- è uscito per un dolorino.

Oddio, visti gli standard qualitativi delle ultime prestazioni, magari stare a riposo gli fa anche bene!

2) Lucio per una buona ora fa il partitone a cui fortunatamente ha abituato anche i non Psycho-lovers come me. Detto dell’assist per il 2-0 e del recupero sulla cacata di JC, nella ripresa si blocca dopo uno stacco di testa in area e chiede il cambio. Dopo Samuel e Matrix, anche lui è fermo ai box: contro la Juve toccherà forzatamente a Cordoba e Chivu, speriamo in bene.

Più in generale, mi pare di poter dire che lo stato generale di salute della squadra non sia “eccellentissimo”: ad oggi non possiamo contare sul portiere, la coppia di centrali, il capitano, due terzi del tridente dell’anno scorso (Milito e Pandev) e un perno di centrocampo come T.Motta (“perno” anche per la non eccelsa mobilità).

Ora, speriamo di recuperarne un paio per domenica e quasi tutti per il “dopo-la-sosta”, però la situazione non è rosea per Mr Rafa. Finchè tutto gira bene –come ieri, come col Bari, come a Palermo- hakuna matata, ma la panchina è davvero corta e la qualità è quella che è. Ribadisco l’auspicio: speriamo in bene…

Chiudo lasciando spazio all’Ambroeus, il tennico-da-bar-sport che è in me, per dire che, se una squadra dev’essere costruita e schierata in modo da trarre il meglio dai suoi giocatori, a mio parere non appena la rosa lo potrà permettere urge virare verso il rombo di centrocampo. Cambiasso davanti alla difesa, due tra Deki-Zanna-Motta ai lati e Sneijder dietro a Milito e Eto’o. Potenziale d’attacco devastante, maggior pressing e copertura a metà-campo, un cambio all’altezza (Pandev) per i due davanti.

Rafa, pls take note. Seguirà regolare fattura per la consulenza prestata.

 

LE ALTRE

Il Milan pareggia ad Amsterdam contro un Ajax che con un po’ di cattiveria in più avrebbe potuto vincere: giocano bene, ma “si piacciono” un po’ troppo per i miei gusti. Cazzo, quando hai la palla tra i piedi e sei lì davanti, devi tirare, non arrivare in porta col pallone! Ovviamente Zio Fester, in ossequio al suo credo “non parlo mai di arbitri”, piange dicendo che SuperPippa è stato fermato ingiustamente davanti al portiere. Insomma, “bassiamo i toni” (cit.). Spero invece che il frenetico Inzaghi segni presto questo cazzo di 69° gol in Champions perché non se ne può più di sentire “Pippo alla caccia di Gerd Muller, come miglior goleador di coppa”. Anzi, siccome Raul è bene o male allo stesso numero di gol (anche se ovviamente nessuno lo dice), spero che ci arrivi lui per far finire questa agiografia non richiesta di uno dei calciatori italiani più odiosi che io ricordi.

In ogni caso, i cugini iniziano a capire cosa voglia dire essere Ibra-dipendenti, con i pregi (vedi gol fatto) e i difetti del caso (del tipo: se non ci pensa lui, che la mette dentro: Robinho? 😉 )

 La Maggica spezza le reni al Cluj, e Borriello segna un gran gol: sarà un mezzo tronista e figlio di camorrista, ma questo a calcio ci sa giocare e la Roma ha fatto un gran colpo: quasi come Adriano, che al momento è in uno stato di forma imbarazzante…

 

E’ COMPLOTTO

Rimandando alle prime righe per la fenomenologia della parola “crisi”, segnalo solo che la partita di ieri ha avuto come ultima eco considerazioni del tipo: “E adesso Milito come la prenderà?”. I mediaservi perdono colpi: l’anno scorso non si sono mai chiesti come la prendesse Eto’o dei gol di Milito…

Insomma, siamo l’unica squadra al mondo che ha un problema nell’avere un centravanti che fa 11 gol in 10 partite. Dura la vita eh?

int wer 2010 2011

 

int wer 2010 2011 bis