BRAVI (CIULA)

JUVENTUS-INTER 1-0

Decidete voi se prendere il titolo come bonario complimento o come risentito giudizio a consuntivo.
Per quel che mi riguarda, la seconda che ho detto.

Non c’è altro modo di commentare 90’ nei quali dimostriamo di essere a buon punto a livello di squadra e financo di giUoco, ma nei quali manchiamo di quel cinismo che tante volte ci è stato riconosciuto sotto forma di falso complimento e che tanto ci sarebbe servito.

I piedi fucilati di Gagliardini, la tragicomica carambola tra Icardi e Perisic due minuti dopo, l’insolito balbettìo di Politano nella ripresa, sono peccati troppo pesanti per non essere vendicati alla prima vera occasione dalla Juve.

Spalletti bestemmia i parenti di Vrsaljko fino al terzo grado per richiamarlo sul lancio che fa partire l’azione del gol. Cancelo stoppa e di destro crossa facile sul secondo palo: il croato non riesce a recuperare, Handanovic figuriamoci se esce su un pallone che transita nell’area piccola, Asamoah oppone il suo corpicione insufficiente all’animalanza di Mandzukic e il frittatone è cosa fatta.

E’ un peccato perchè per un’ora buona siamo stati all’altezza della Juve di ieri sera -la quale, si badi bene, non era la miglior Juve della stagione, ma pur sempre una squadra che da sette anni uccide i campionati a cavallo di Natale. 
La formazione iniziale di Spalletti mi lascia perplesso per il contemporaneo inserimento di Vrsaljko e Miranda al posto di D’Ambrosio e De Vrji: sono del parere che i quattro dietro abbiano bisogno più degli altri reparti di giocare insieme ed accumulare automatismi e minuti, e operare due cambi -per quanto frequenti- contro la Juve in trasferta mi è parso alquanto azzardato.

Sarà poi un caso che, dei quattro, i nuovi entranti mi abbiano fatto smadonnare in più di un’occasione (in particolare Miranda mi è sembrato molle e distratto in più frangenti del match), mentre sarà stato il mio pregiudizio negativo a non farmi scaldare nemmeno nella preparazione della bella azione che porta alla ciabattata di Gagliardini a metà primo tempo.

Piccola parentesi rancorosa: Icardi, stretto per tutta la partita nella morsa di Bonucci+Chiellini, mette due volte i compagni soli davanti al portiere. In culo a quelli che “è buono solo a segnare”.

Come dicevo nei commenti post-match, è dai tempi di Cristiano Zanetti che non vedevo un centrocampista tanto impedito quanto il Gaglia nel fondamentale del tiro in porta. La sola cosa buona della sua partita sono stati -purtroppo per lui- i tre o quattro falli subiti, costati un paio di gialli ai bianconeri, il che è sempre una notizia.

Leggo di tanti scandalizzati per il cambio Politano-Borja e mi trovo completamente d’accordo a metà (cit.): se infatti il Gaglia ha almeno l’attenuante di una certa legnosità fisiologica, Politano un tiro così non può sbagliarlo. Dopo la immonda ciabattata l’avrei cambiato all’istante, proprio come sostituzione punitiva. Se però decidi di dargli ancora fiducia, delle due l’una: o lo tieni, e Borja lo fai entrare al posto del succitato Gagliardini, o -se proprio vuoi cavare il Poli- lo fai per inserire Keità o Lautaro.

I quali, in ogni caso, entrano dopo il vantaggio bianconero, quando è chiaro -così come già a Londra- che non c’è alcuna speranza di riacchiappare la partita. Ma mentre a Londra di grosse occasioni non ce n’erano state, a Torino dovevamo essere sul 2-0 e a quel punto sì che Borja avrebbe potuto dare l’effetto camomilla alla partita: nascondi palla e ti fai fare fallo.

Macchè.

In tre trasferte (Londra-Roma-Torino) raccogliamo tanti applausi per la prestazione ma un solo punto.

Martedì arriva LA partita, che segnerà in un modo o nell’altro il resto della stagione. Giocando ancora una volta al giochetto di Febbre a 90° (avresti barattato la vittoria della tua squadretta di scuola per quella dell’Arsenal?) sarò soddisfatto se il magro rendimento in termini di punti fatto vedere nelle ultime settimane sarà compensato dal passaggio del turno in Champions.

In caso contrario, prevedo l’inizio dell’ennesima #crisiInter da cui sarà difficilissimo riprendersi. La classifica è infatti ancora buona, ma come già ricordato il calendario non è dalla nostra e storicamente non siamo bravi a beneficiare dei passi falsi altrui.

Gli altri di solito, quando devono vincere, lo fanno.

LE ALTRE

Il Napoli per esempio non scivola sulla seconda buccia di banana dopo Chievo e regola senza problemi il Frosinone in casa. Consolatorio il modo in cui la Roma, sopra di due gol e due uomini contro il Cagliari, riesca a farsi riprendere sul 2-2.

E’ COMPLOTTO

Incredibilmente non c’è molto da segnalare sul Derby d’Italia: partita tutto sommato tranquilla, pochi e irrilevanti gli errori arbitrali, nessuna polemica post match.

Un mortorio, insomma.

Per fortuna zuccherosi aggiornamenti arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio.

Paquetà inizia alla grande accodandosi alla pletora di brasileiri uggeggé prontissimi alla lacrima e alla litanìa del sentimento, dell’amore e della grande famiglia.

I media ci vanno dietro, visto che nessuno, nemmeno per sbaglio, ha segnalato il fatto che la sua ultima partita col Flamengo è stata una sconfitta casalinga.

Forse perchè è già portatore sano del proporre giUoco.

Purtroppo, proprio quando un’altra anima persa per il mondo approda nel porto sicuro della famiglia dell’amore, altri nuclei familiari presenti a Milanello Bianco sono in procinto di separarsi: i fratelli Donnarumma vedranno le proprie strade dividersi, visto che il maggiore, forse in un sussulto di dignità, preferisce andare a sudarsi la pagnotta altrove, anzichè poltrire in panchina per un milione netto all’anno.

Oltre alla tragicomicità della notizia in sè, da notare come la notizia della Gazza faccia addirittura trasparire (ovviamente ex post) una parvenza di ragione nella condotta di Mino Raiola, qui descritto come “deciso a non rinnovare il contratto in scadenza di Gigio per chiara sfiducia sul futuro della gestione cinese”.

Quindi, ricapitolando: il pizzettaro italo-olandese, accusato 18 mesi fa di essere Satana in persona o giù di lì, reo di voler portare Gigio -manco fosse un decerebrato- via dal suo giardino dei sogni solo per vil danaro, addirittura consigliandogli di non sostenere l’esame di maturità che invece il ragazzo voleva fare, adesso viene totalmente riabilitato non già perchè sentisse puzza di bruciato nel progetto complessivo del Milan, bensì perché aveva capito che il cinese era un quacquaracquà.

Il Milan in quanto tale è sempre innocente, al massimo è il dirigente di turno ad essere inaffidabile, come ad esempio “il cantastorie Max Mirabelli” tornando a citare il sommo pezzo vergato dalla Gazza.

Altro esempio? Ibra. Arrivo dato per fatto ormai da due mesi, con tanto di ricostruzioni storiche accomodate (il giocatore non vede l’ora di tornare nella Milano dove tanto bene ha fatto, damnatio memoriae sul triennio nerazzurro dello Svedoslavo, che ovviamente nei due anni milanisti ha unanimemente dato il meglio della sua carriera…), negli ultimi giorni viene messo quantomeno in dubbio. Forse perchè qualcuno ha ricordato che la UEFA è comunque in debito di una certa qual risposta che potrebbe portare a multe o altre misure tali da suggerire una certa cautela in fase di spesa?

No, macchè: siamo alla volpe e l’uva: in realtà è il Milan ad avere qualche ripensamento, visto che con l’arrivo di Zlatanasso il giovane Cutrone-che-tanto-bene-sta-facendo potrebbe non trovare spazio nelle rotazioni di Ringhio Gattuso.

Il lato B di questo disco di musica demenziale racconta di dubbi sull’integrità fisica dello svedese.

Lisergico.

WEST HAM

Vittoria casalinga in rimonta contro il Crystal Palace, altri tre punti per consolidare le splendida mediocrità di centroclassifica.

LOTTA DURA SENZA PAURA

ROMA-INTER 2-2

Partitao meravigliao, con tante occasioni da una parte e dall’altra, che entrambe potevano vincere e su cui entrambe (ho detto entrambe) possono recriminare.

Spalletti se la gioca col centrocampo pensante: Brozo-Borja-Joao è quanto di più tecnico la nostra mediana possa offrire, e per larghi tratti del match beneficiamo delle loro geometrie.
Ho paura a dirlo, ma il giro palla da dietro pare funzionare, con Brozo ad abbassarsi tra Skriniar e De Vrij, gli esterni a proporsi per lo scarico laterale e uno dei due mediani a mettersi in verticale a centrocampo. Non sarà mai il tipo di gioco che preferisco (pura questione estetica) ma ammetto che anche il piede ruvido di Handanovic sembra trovarsi a suo agio. Così -almeno nelle intenzioni- si evitano i rinvii alla cazzimperio in avanti e si avanza in maniera più ragionata.

D’Ambrosio ancora una volta non fa rimpiangere Vrsaljko, “già disponibile e recuperato” e infatti seduto per 90′ (diobono, almeno state zitti o dite che è convalescente…): di più, il 33 dagli occhi blu mette più cross nel primo tempo che nell’ultimo trimestre, portando prima Perisic a capocciare mollemente a centro porta e poi Keità a segnare l’uno a zero su deviazione al volo di ignorantissimo stinco.

Taccio volutamente su quanto accaduto un minuto prima nella nostra area, rimandando ad apposita seziuncella.

I nostri proseguono sul canovaccio fin lì imbastito e si arriva a fine primo tempo con un palo e una paratissima di Handanovic a compensare i già citati assist dalla destra sfruttati con alterna fortuna dai nostri.

La ripresa vede subito il pari romanista, con un sinistro improvviso di Under: corretta l’analisi dello Zio nel dopogara (e forse anche di Adani in diretta). Asamoah infati non sa se uscire a contrastarlo o seguire Santon che si sovrappone, mantenendosi nella fatale terra di mezzo. Il sinistro del turco è forte e preciso, e Handanovic rimane incenerito.

Su questo il povero Samirone pagherà sempre un minimo di dazio: a mio parere il tiro era imparabile, davvero. Ma tu, caro portiere, almeno devi far finta di buttarti, devi fare la scena, anche solo per non sentirti dire “questo fa le belle statuine”.
Handanovic ormai lo conosciamo bene, è un gran portiere e nessuno lo discute; è però un freddo calcolatore e, così come non farà mai la parata plateale a beneficio dei fotografi, ha una sorta di istinto nel battezzare i tiri sui quali comunque non può arrivare. Non è la prima volta che resta immobile senza nemmeno provare la parata; poi vai a rivederla ed in effetti noti che nemmeno con l’aquilone ci sarebbe arrivato. Certo è che il tifoso obnubilato (eccomi!) vorrebbe vederlo almeno provarci.

Fine dell’approfondimento psico-attitudinale sul nostro portiere.

Contrariamente ad altre volte, il gol preso non mi demoralizza più di tanto, essendo la partita una rappresentazione plastica del concetto “vediamo chi picchia più forte”. Sarà quello, sarà che Icardi è un centravanti della Madonna, sarà che la difesa giallorossa su corner è un’allegra brigata in gita, ma a metà ripresa i nostri sono ancora avanti: corner bello teso di Brozovic a centro area, cabezazo di Icardi a timbrare l’ottavo in campionato e il nuovo vantaggio interista.

Chiaro che a quel punto uno ci spera, anche perchè la Roma, per quanto autrice di una bella partita, non sta facendo sfracelli dalle nostre parti.
Come spesso accade in questi casi, però, ci mettiamo del nostro: ecco che Brozovic di istinto allarga il gomito in area per quello che è un fallo di mani tanto palese quanto ingenuo.
Kolarov fa faccia brutta (cioè la solita) con Under accomodandosi in posizione dal dischetto e la sabongia, per quanto intuita da Handanovic -che stavolta si tuffa-, vale il 2-2 finale.

Come già detto a parenti e amici, dissento dalla chiusa finale di Sapientino Trevisani, secondo cui il pari non serve a nessuno. L’Inter a mio parere aveva come imperativo categorico quello di non perdere; la Roma non aveva altro risultato che non fossero i tre punti per accorciare le distanze.

Checchè se ne dica, i nostri sono là dove devono e vogliono essere: terzi, e per ora ancora più vicini al secondo che al quarto posto. Nessuno gli chiede di vincere il Campionato: a quel punto, arrivare secondi, terzi o quarti fa poca differenza.
Per capirci: il girone de fero di Champions non è figlio del nostro quarto posto in Campionato, ma dell’assenza dall’Europa che conta negli ultimi anni, che ci ha fatto precipitare nel ranking UEFA. Per evitare un analogo sorteggio la prossima estate, tocca battere il PSV assai più di quanto conti arrivare secondi o terzi.

 

TI AMO CAMPIONATO PERCHE’ NON SEI FALSATO

Siamo finalmente a parlare di arbitraggio e di VAR. Qui cercherò di parlare da appassionato di calcio e non da tifoso, nei cui panni tornerò subito dopo questa breve sbrodola bipartisan. Credo sappiate che del VAR penso tutto il bene possibile: è uno strumento che deve tendere alla minimizzazione degli errori, e quanto più può servire al risultato, tanto più va usato.

Fosse per me, quindi, altro che “chiaro ed evidente errore”: usatelo anche per invertire una semplice rimessa laterale, se non è stata assegnata correttamente.

Ma anche con atteggiamenti meno oltranzisti del mio, è francamente inspiegabile il fatto che Rocchi non abbia voluto o non sia stato richiamato a rivedere il contatto D’Ambrosio-Zaniolo. Oltretutto è l’arbitro stesso ad essere impallato da altri giocatori e a non essere nella posizione ideale per valutare bene quel che accade. E invece niente: il tutto con la beffa di essere nominato arbitro dell’anno nelle premiazioni del Galà di ieri sera.

Perchè tutto ciò? il complottista risponde: perchè gli arbitri, checchè ne dicano, il VAR non lo vogliono. Non vogliono perdere quella preziosissima zona grigia in cui poter interpretare, usare il buon senso e la sensibilità tanto care ad alcuni (guarda caso vestiti di quei colori…) e tanto rassicuranti per l’intero mondo arbitrale.

Con questo non voglio assolutamente dire che Rocchi abbia sbagliato per favorire l’Inter – la storia è talmente zeppa di episodi univoci e coincidenti che nemmeno il Romanista arriverebbe a tanto. Ha però un suo Ego da difendere, ed evidentemente l’uomo è talmente piccolo da non poter tollerare la minima interferenza nel proprio operato, ancor di più se l’addetto al VAR è un collega con 10 anni di esperienza in meno.

Il secondo episodio che poi porta al rigore causato da Brozovic è -come dire- troppo evidente per essere ignorato, e quindi in quel caso il nostro accetta il consiglio e va a vederlo, modificando -correttamente- la sua decisione.

Arriviamo a fine partita e all’altro episodio, frettolosamente derubricato da tutti come “spallata” o semplice “contatto di gioco”. Contrariamente all’Orsato di Juve Inter edizione 2017-2018, che continuò per larghi tratti della partita a non fischiare interventi bianconeri sui nostri per far vedere che non veniva condizionato dagli errori commessi, qui Rocchi non ci pensa nemmeno lontanamente a fischiare il contatto Manolas-Icardi, che avrebbe verosimilmente causato una guerra civile nella Capitale ma che fallo era e che come tale andava sanzionato.

Che sia chiaro: in questo caso il VAR poco poteva fare, è proprio Rocchi Horror Picture Show ad essere il colpevole.

Which brings me to the next point…

 

E’ COMPLOTTO

Spalletti non fa bene, fa benissimo a tornare da Caressa & Co. e ficcargli bene in testa (fosse stato per me sarei andato un po’ più in giù…) che gli episodi vanno mostrati tutti, e che i rigori non dati erano due, uno per parte.

Come detto, Sky ha dato il giusto spazio a Totti che, attingendo alla proverbiale ars oratoria, ha espresso le sue rimostranze sull’arbitraggio, contrappuntandolo da chicche da gran signore, del tipo “Guarda che tra poco arriva SpallettiAh beh allora me ne vado“. Quando poi Lucianino da Certaldo è arrivato, la discussione è andata su altri binari e non c’è stato modo di commentare gli episodi contestati.

Quel che torno a sottolineare per la millesima volta è che non dev’essere l’allenatore a fare questo tipo di battaglie, mediatiche ed istituzionali. La Roma non ha fatto parlare Di Francesco, ma ha chiamato quel che reputa essere la voce della società (aho’).

Ausilio, Zanetti, Gardini: dove cazzo eravate? A fare i selfie con Fiorello?

Caro Marotta, spero tu abbia preso atto della condizione in cui siamo e del modo in cui l’Inter viene gestita (internamente) e trattata (esternamente). Se già non ti è chiaro, t’el disi mi: arrivi in una Società diametralmente opposta a quella da cui provieni. Ne siamo orgogliosi e spero che non tarderai a capirne il perchè.

In mezzo al mare di differenze a nostro favore, c’è però questo importante tassello: non c’è nessuno che di mestiere porta avanti gli interessi dell’Inter nelle sedi opportune. Questo è un ruolo che storicamente all’Inter è toccato al Mister di turno, lasciato solo contro tutti a litigare facendo unicamente ricorso alle proprie capacità.

Non va bene: provvedere al più presto.

Singolare, ad esempio, la fretta e la perentorietà con cui Nicchi, Presidente dell’AIA, abbia definito “inconcepibile” l’errore commesso a danno della Roma. Parole assolutamente condivisibili in sè. Peccato per l’assoluto silenzio sull’altro intervento a fine partita. Peccato soprattutto che lo stesso Nicchi, dopo l’altrettanto clamoroso mani di Di Marco in Parma-Inter, invitasse tutti alla calma ricordando che gli errori ci saranno sempre e che bisogna lasciare gli arbitri tranquilli.

Queste le parole testuali usate dal nostro a Settembre nella circostanza:


Usare di più la Var? C’è un protocollo chiaro, e non è cambiato nulla dallo scorso anno: se gli arbitri lo seguono, è ok, se sbagliano non seguendolo è un errore. Il Var ha indicazioni chiare su come essere utilizzato, e purtroppo non cancella tutti gli errori…”.


E ancora:


In Inter-Parma Manganiello e la videoassistenza hanno commesso due errori non andando a rivedere come da protocollo, avrebbero dovuto far uso del supporto video: sul tocco di mano di Dimarco in area e su un fallo di Gagliardini che purtroppo l’arbitro non aveva visto: poteva essere sazionato col giallo o col rosso, ma la Var doveva chiamarlo”.

Tacendo per umana pietà sul fatto che poi Di Marco segnò l’eurogol con la complicità di un compagno in fuorigioco attivo. Trovate le differenze.


LE ALTRE

La Juve sbanca anche Firenze arrivando al match di venerdì contro i nostri già a 40 punti in classifica. Il Napoli riesce a battere l’Atalanta a Bergamo nel finale, mantenendo il -8 dai gobbi e guadagnando altri due punti sui nostri.

Dietro ne approfitta il Milan, che batte in rimonta il Parma grazie a un rigore assegnato col VAR (sarei incoerente se dicessi che non doveva essere dato, ma al solito i cugini riescono ad avere culo anche nella ri-analisi degli episodi in area, visto che di quel fallo di mano non si era accorto nessuno). Fatti i complimenti a Gattuso che con mezza squadra in infermeria riesce a far punti schierando Abate difensore centrale, e ribaditi gli insulti a Cutrone che è davvero scarso e arruffone, ma che segna con preoccupante continuità, arriviamo alle favolette della sera.

Il Milan è infatti a 4 punti dall’Inter, che venerdì andrà a Torino in casa dei cattivi. Il calendario proporrà poi la sfida col Napoli a Santo Stefano, mentre i cugini vanno incontro ad una fase di calendario all’apparenza più agevole. Ecco quindi solleticati gli appetiti delle televisioni locali, che approntano tabelle speranzose e preconizzanti al grido (vecchio ormai di qualche stagione)  “Dài Milan che prendi l’Inter“.

A ciò si aggiunge Cicciobello Marocchi, simpaticissimo nel comunicarci che a suo parere l’Inter non passerà il girone di Champions.
Bontà sua.

WEST HAM

Bella vittoria 3-0 in trasferta contro un derelitto Newcastle che ci lascia a galleggiare in acque ancora tranquille.

VI DO ALCUNI AVISI  (cit.)

La “V” in meno è voluta, essendo la frase da pronunciare con il tono lamentoso e cantilenante di ogni prete che si rispetti prima della benedizione finale.

Il primo è che quel paracarro di Icardi ha vinto il premio per il gol più bello della scorsa stagione (questo, per la cronaca, anche se lui avrebbe votato per questo, ed io per quest’altro).

Non solo: l’inguardabile centravanti che fa solo gol ma non partecipa al giUoco come GUeko è stato votato come Miglior Calciatore della Serie A per la scorsa stagione. Il voto, guarda caso, non è frutto dei giudizi della stampa, bensì degli addetti ai lavori (giocatori e allenatori, che per definizione un pochino di più di calcio dovrebbero capirne…).

Il secondo “aviso” è un’ammenda ad una imperdonabile mancanza nel mio ultimo pezzo sulla trasfera di Londra.

A commentare la partita, da bordo campo, c’era il mio giocatore preferito all time: Paul Emerson Ince, il Governatore, accolto così dai cinquemila interisti al seguito.


COULD WE START AGAIN PLEASE?

INTER-FROSINONE 3-0

Come alcuni di voi già sapranno, non l’ho vista. Sabato sera la parte musicale e rockettara di me ha avuto il sopravvento su quella calcistica, con un godibilissimo Jesus Christ Superstar in quel degli Arcimboldi.

Ted Neeley in discreta forma a dispetto dell’età. Giuda e la Maddalena migliori in campo.

Inter seguita da vero italiano medio con telefonino nascosto nel giaccone, ma senza particolari timori stante l’iniziale vantaggio di Keità e raddoppio del Toro di cui apprendo alla fine del primo atto, subito dopo lavata di mani pilatesca.

Avventurandomi quindi ancora una volta in sentieri a me poco noti, azzardo un’analisi della partita al buio, compiacendomi del largo risultato ottenuto in assenza di quattro titolari (Icardi, Perisic, Brozo e Vecino), e con il fattivo contributo dei succitati marcatori, assistiti da un Politano ormai granitica certezza ed un Nainggolan se non altro semovente. Dietro abbiamo la formazione tipo, non foss’altro che per l’indisponibilità di Vrsaljko e Dalbert.

Il timore del prolungarsi dello stato comatoso visto a Bergamo due settimane fa è per fortuna fugato. Il suddetto timore è direttamente proporzionale alla gradazione di tifo interista: il simpatizzante, e ancor meno il semplice spettatore neutrale, non ha la sufficiente memoria storica per capire quanto un black out contro il Frosinone fosse un reale pericolo, chiarissimo di contro per chi ha più volte assistito a rappresentazioni plastiche di suicidio perfetto.

Invece, 3-0 e tutti contenti, con un ciclo terribile che va a cominciare nelle migliori delle condizioni possibili.

Spiace non riuscire ancora a vedere Icardi e Martinez insieme, se non per scampoli di partita. Occorre però dare credito al Mister che evidentemente non vede nei due potenziale sufficiente per mettere in discussione tutto l’assetto collettivo da centrocampo in su. Ammesso e non concesso che i due possano trovarsi bene (a occhio Lautaro dovrebbe fare la seconda punta e girare intorno a Icardi, senza togliergli troppo spazio… ne è capace?), proporre una siffatta coppia d’attacco vuol dire dover rinunciare ad almeno uno dei tre “sottopunta” attuali:  in estrema sintesi, per far posto al Toro devi cavare uno tra Perisic, Ninja e Politano. E già non è così scontato.

A ciò aggiungiamo il fatto che questa continua ad essere una squadra di calcio e non un’astronave fatta col Lego: non basta cavare e mettere, tocca anche vedere come il nuovo insieme si amalgama e –come insegnano i classici– l’amalgama non lo trovi al mercato…

Niente coppia argentina quindi, non a breve almeno.

Positivo comunque che Spalletti ricorra all’ex Racing con una certa frequenza, risparmiando Icardi nelle giornate pre-Champions, e che nella recente occasione il fin qui impalpabile Keità abbia risposto presente con una doppietta che rende giustizia al giocatore visto in maglia laziale negli anni scorsi. Un riscatto di 34 milioni mi pare quantomeno eccessivo, e a meno di scossoni inopinati da qui a Maggio, credo che a fine stagione verrà ringraziato e rispedito al mittente.

Ad ogni modo, ci sono 6 mesi per far capire di che pasta è fatto e far cambiare idea ai tanti che -non per superbia ma per pura evidenza dei fatti- la pensano come me.

 

AVANTI IL PROSSIMO

Volendo sparare titoloni e frasi a effetto, avrei potuto scrivere “mercoledì ci giochiamo la stagione“. Scenario apocalittico a parte, resta il fatto che uscire da Wembley con un cazzutissimo pareggio ci permetterebbe non solo di passare il turno del girone, ma di farlo con una partita di anticipo e avendo dato dimostrazione di essere solidi e concreti, di non dovere -in altre parole- aspettare l’ultimo treno per passare la frontiera, con tutti i rischi che la cosa comporterebbe.

Limitando lo sguardo alla classifica del girone, un pari a Londra o una vittoria in casa contro un PSV verosimilmente fuori dai giochi sortirebbero lo stesso effetto, dando per scontato che il Barça faccia il Barça e quantomeno non perda con il Tottenham.

Il peso specifico di un passaggio del turno in settimana, d’altro canto, sarebbe di importanza e di lustro imparagonabile, considerando non da ultimo l’ottimo momento di forma degli Spurs, che hanno regolato il mirabolante Chelsea di Sarri offrendo spettacolo e goals in quantità.

E’ insomma un’ennesima prova del nove per Spalletti e i suoi, attesi poi da una doppia trasferta Roma-Torino che molto dirà anche in chiave campionato.

Parliamoci chiaro: all’uscita dei calendari avremmo pagato per essere in queste posizioni, quindi tocca dare continuità al percorso fatto finora e -citando i padri- “porre un limite alle stronzate”.

 

LE ALTRE

Non avevamo bisogno della partita contro la SPAL per capire che la Juve non ha senso dell’umorismo. E del resto, che i torinesi siano genericamente meno simpatici dei napoletani è noto a tutti.

L’umorismo partenopeo dà segno di sé ancora una volta contro il Chievo, regalando altri due punti di vantaggio ai Gobbi ed altrettanti a noi, che arriviamo a un solo punto di ritardo in classifica. La Roma scomoda addirittura i grandi classici della risata capitolina, perdendo -e male- in quel di Udine e scivolando ancor più in basso in classifica.

Il posticipo della domenica propone la Lazio contro i resti di un Milan assai incerottato. Il culo dei cugini però è in forma più che discreta, se è vero che solo la giustizia divina sotto forma di gol al 94′ ha evitato a Gattuso e i suoi di portare a compimento l’ennesima vittoria di cu…ore.

Ringhio il meglio di sè lo concede nella conferenza post-partita rispondendo per le rime a Salvini e candidandosi ipso facto a nuovo leader illuminato del centro sinistra italiano.

 

E’ COMPLOTTO

Curioso come i commenti del pre Lazio-Inter si siano riproposti prima del turno appena concluso.

Là -ricordiamo- lo scontro veniva unanimemente descritto come “buono per il terzo posto”, chè in effetti un successo dei laziali avrebbe comportato l’aggancio in classifica ai nerazzurri e la conseguente coabitazione della terza piazza.

Nessuno allora si era nemmeno peritato di prendere in considerazione l’ipotesi di una vittoria interista fuori casa, che avrebbe appaiato i nerazzurri al Napoli al secondo posto.

Superfluo ricordare come andò all’Olimpico.

Stessa cosa ieri mattina: due distinti giornali radio che presentano Napoli-Chievo come l’occasione per gli azzurri di rimanere a sei punti dalla Juventus e non farla scappare. Del tutto irrilevante il fatto che, per pura contingenza di orari e calendario, l’Inter fosse momentaneamente a pari punti, e che quindi al Napoli la vittoria servisse per mantenere i tre punti di vantaggio sui nostri.

Evidentemente non esistiamo. Siamo come Prodi nella sagace imitazione di Corrado Guzzanti: “io non esisto, io sono morto nel 1974 in un incidente stradale …” (min. 05.40).

La domenica sera la passo ascoltando i piacevoli dialoghi degli ex calciatori al Club di Sky (Bergomi-Costacurta-Cambiasso-Del Piero): tutti personaggi dotati di cervello e di libero pensiero, nessuno che ragiona da “partigiano”, da ex o da tifoso, ma solo facendo funzionare i propri neuroni.

Peccato ci sia Caressa che abbassa la media e voglia sempre fare il fenomeno. Due le perle disseminate durante la puntata. Prima si lamenta della faciloneria e della velocità con cui “tutti” (cioè la stampa, come correttamente gli fa notare il Cuchu) cambiano opinione nel calcio: la Nazionale di Mancini era un disastro dopo le prime due partite, mo’ invece semo li mejo e ce la giochiamo co’ la Francia…

E’ inutile che fai il verginello, è un tipo di giornalismo che non hai inventato tu, ma nel quale sguazzi felice e in buona compagnia ormai da decenni.

Ancor più subdolo e fintamente casuale quando si accoda ai tanti detrattori del Pallone d’Oro, guarda caso proprio nell’anno in cui a vincerlo pare essere Modric e non CR7. Il fatto che Modric sia stato e forse sia ancora assai vicino all’Inter è una finezza che vi consento di non cogliere in quanto non sufficientemente disturbati de capoccia come il sottoscritto.

Del resto già negli anni scorsi la sistematica assenza di Pirlo dalla rosa dei candidati alla sfera aurea era stata oltraggio sufficiente a generare lo snobismo sdegnato dei nostri pennivendoli.

 

WEST HAM

Ne pigliamo quattro dal Manchester City. Come si dice in questi casi “non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

 

CRIBIO

Se è per quello le partite che si devono vincere forse non esistono nemmeno più per Silvio e Zio Fester, se è vero come è vero che il Monza dei bravi ragazzi pettinati si fa rimontare dall’Imolese in una partita che non ha nel punteggio la sua notizia più bislacca.

E’ ai limiti dell’incredibile, infatti, che la Lega Pro abbia scelto proprio Monza (e il suo Presidente, quantomeno assente per decenza) come campo principale su cui manifestare il sacrosanto NO alla violenza sulle donne.

Polpetta succulenta su cui il Geometra -vecchio piazzista- si fionda all’istante, incurante dei trascorsi del proprio datore di lavoro, tra rinvii a giudizio in processi che riguardano lo sfruttamento della prostituzione e frequentazioni con minorenni talvolta dissimulate in azioni di maldestra diplomazia.

Del resto è roba vecchia, acqua passata no? Ora Silvio è solo un simpatico vecchietto che al più è capace di qualche battuta di alto humour che in società fa sempre tanto ridere…

 

… CHE IO GLI HO VOLUTO PIU’ BENE CHE A TE

…Uguale… 

…concludeva la citazione.

Sorvolo sui trascurabili risultati della Nazionale, che da tempo ha smesso di solleticare le mie attenzioni. Registro per puro amor proprio l’ingresso con gol decisivo di Politano, ma nulla più di questo.

Rivolgo invece la mia attenzione alla stampa italiana, sicuro di trovare materiale organico in quantità.

Nella stessa giornata infatti, la Gazza riesce per l’ennesima volta ad equiparare i diversi destini di Inter e Milan. Anzi, a ben vedere stavolta riesce nel triplo carpiato.

Secondo la Rosea il Milan, ascoltato ieri a Nyon dalla UEFA e in attesa di vedersi comminare una multa (vedremo quanto salata), sta preparando un mercato di gennaio coi controcazzi: Ibra, Sensi, Paredes, magari anche Pato, oltre a un paio di difensori e al già acquisito Paquetà (35 bombolons).

Il tutto, ripeto, per una squadra che attende di sapere dalla Svizzera di che morte deve morire, e che però viene descritta quasi minacciosa nei confronti dell’autorità sportiva europea, della serie “sì va beh dammi ‘sta multa ma non rompere i coglioni” (vedasi riquadrino intimidatorio cerchiato di rosso):

Inked Gazza homepage 21 nov 2018

Un’offerta che non si può rifiutare

Sull’altra sponda del Naviglio, manco a dirlo, #benemanonbenissimo.

Pare imminente l’arrivo di Marotta -su cui ancora non mi sono pronunciato perchè ancora sto cercando di capire come la penso, vedete un po’ come sono messo…- e con lui l’accesso a tanti tavoli per i quali finora non avevamo l’invito, visto il sempre migliorabile appeal della nostra società in ambito PR.

La cosa porta vantaggi che sono teoricamente indubbi ma tutti da dimostrare. Peccato però che le speranze, quando a strisce nerazzurre, debbano sempre essere calmierate, chè mica si può illudere i tifosi: quella nerazzurra è e deve rimanere una valle di lacrime.

Ecco quindi immancabile l’ennesimo ritornello dei conti da far tornare, del Fair Play Finanziario che incombe, dei 40 milioni di plusvalenze da generare anche nel prossimo Giugno.

Ecco l’ennesima litanìa datata 21 Novembre, fonte Corriere dello Sport, forse irritato dal presunto interesse di Marotta per il laziale Milinkovic-Savic.

Il serbo piace ma costa. Lotito è storicamente una bottega cara. Ecco quindi che potrebbe servire un sacrificio:

E allora non si potrebbe più escludere che uno tra i vari Icardi, Skriniar, Brozovic, De Vrij e Perisic, ovvero i gioielli nerazzurri, anche per i rispettivi valori a bilancio, venga sacrificato.

Il gufaggio è sistematico ormai da quasi quattro anni, da quando Thohir sottoscrisse con scarsissimo margine di manovra quell’accordo che -per quanto vituperato da tutti- ha permesso all’Inter di essere ancora in piedi e di poter poggiare su basi solidissime.

La solita quota-sfiga associata ai nostri colori è tale per cui il cicciobello con gli occhi a mandorla (immortale cit. ovina) non ebbe neppure la possibilità di provare la più morbida opzione Voluntary Agreement, entrato in vigore pochi mesi dopo l’accordo siglato tra Inter e UEFA.

Di fatto l’Inter ha dovuto (e saputo!) sottostare al diktat UEFA passando per anni di purgatorio, che nondimeno le hanno permesso di mantenere in squadra i pochi giocatori validi acquisiti o già in rosa nel periodo (Icardi, Handanovic, Perisic, Brozovic), rimpinguandoli con operazioni intelligenti e mirate (Miranda, Skriniar, De Vrij, Politano).

Ciononostante, ogni finestra di mercato, estiva o invernale che sia, è costellata da pletore di uccelli rapaci notturni della famiglia degli strigidi (in italiano corrente “gufi”) che preconizzano addii forzati o sacrifici umani sull’altare del break-even.

Vedremo quel che succederà: è anche possibile che, a furia di gufare, o forse solo per fisiologiche necessità di rinnovo della rosa, qualcuno effettivamente venga ceduto dietro presentazione di una soddisfacente offerta economica. A quel punto mi aspetto una canea di mani alzate al grido di “ve l’avevamo detto!” sulla scorta delle bombe di calciomercato di Maurizio Mosca: basta dire che tutti vanno e tutti restano, qualcosa lo azzeccherai di sicuro.

E poi mica è vietato venderne uno forte per prenderne un altro altrettanto forte e magari più giovane. Del resto, e per rimanere a Marotta, la Juve ha negli anni rinunciato a Pogba, Tevez, Vidal, Pirlo, Bonucci (per poi riprenderlo), ma in quei casi tutto era parte di un piano ben preciso, operazioni lodate da tutti in maniera compatta e diligente.

Qui, al solito, siamo al si salvi chi può.

Ecco: sarà interessante capire quanto impiegherà Marotta a passare dall’infallibile stratega di mercato ad “azzeccagarbugli succube della proprietà cinese che non lascia fare il suo mestiere a chi è italiano e conosce il mercato come le sue tasche”.

Mettiamoci comodi, lo spettacolo sta per iniziare! (come se fosse mai finito…)

DUR COME ‘L MUR

ATALANTA-INTER 4-1

Che rende un po’ più l’idea rispetto al -pur più poetico- thick as a brick.

E poi siamo pur sempre in terra di magutti e maniscalchi. E’ proprio su uno dei loro celeberrimi manufatti che i nostri amatissimi ieri hanno tirato una craniata micidiale.

90′ minuti di nulla cosmico, con l’Atalanta che veniva giù da tutte le parti. Quattro pere in saccoccia e il nostro portiere che ne sventa almeno altrettante con parate clamorose.

Spalletti, forse per il campo bagnato, propende per i due “grossi” a metacampo, e quindi la zazzera improponibile di Brozovic ha come fidi scudieri Vecino e il bimbo di casa Gagliardini. Dietro, Miranda e non De Vrij, D’Ambrosio e non Vrsaljko. Confermati gli altri.

Partiamo male e proseguiamo malissimo. DAZN si pianta proprio nell’azione che porta al primo gol di Hateboer, e il mio timore scaramantico è tale da fissare inebetito la rotella che gira sul fermo-immagine del cross da sinistra.

Cazz… se è andato in bomba proprio adesso vuoi vedere che è perchè han segnato?

Il tempo di spegni/riaccendi e il sospetto diventa triste realtà.

Ma non è tanto il sifulotto in sè ad essere un problema (fate finta di credermi…): è piuttosto lo stato di morte apparente dei nostri, completamente alla mercè degli avversari, molto di più di quanto mostrato nelle pur tentennanti esibizioni di Champions col Barça.

Per farla breve, nella sintesi di primo tempo quasi finisco le dita delle mani nel contare 5 o 6 occasionissime e altre 3-4 solamente “normali”. Handanovic come detto ci salva in diverse occasioni, Miranda in ribatte in scivolata un tiro a colpo sicuro e Ilicic si traveste da terzino addizionale riuscendo a tirar fuori da mezzo metro a porta vuota.

Mi trovo a concordare con Cravero che dice “Paradossalmente di questo risultato deve essere contenta l’Inter, mentre l’Atalanta ha solo da rammaricarsi“.

La sola cosa su cui posso recriminare è un fuorigioco fischiato a Perisic, lanciato in velocità e fermato dopo che aveva superato il difensore ed era solo davanti al portiere. E’ una questione di principio, ma mi incazzo lo stesso: fallo andare avanti, diobono! Poi, se segna, vai a controllare se il fuorigioco c’era o no.

Guardacaso fanno vedere un solo replay (male allineato, non si capisce una mazza) e poi più nulla, forse travolti dall’andamento a senso unico della partita.

Epperò, a inizio ripresa, il giramento pallico continua, perchè una botta di culo ci porta a pareggiare su rigore con Icardi.

Ci troviamo quindi, senza nemmeno sapere come, ad avver raddrizzato la baracca (sempre per rimanere in termini di piccola impresa edile), e il mio borbottìo si fa spudorato nel mugugnare “vedi che a lasciare andar via Perisiccio facevamo il furto del secolo…“.

Per la cronaca, il rigore arriva da fallo di mano di Mancini su cui è perfino inutile discutere. Come forse già saprete, sono rigori che non fischierei mai (a mezzo metro dall’avversario, con braccio solo un filo largo, de che stiamo a parla’), ma sull’altare del fine supremo arbitrale -la certezza del diritto, la minimizzazione della zona grigia di interpretazione- mi va benissimo che vengano fischiati tutti, a favore o contro.

Tornando alle mie utopiche speranze, nulla di tutto ciò. La partita vive un quarto d’ora di fisiologico equilibrio, nel quale spero che i nostri si sveglino ed inizino a giocare. Oltretutto l’Atalanta perde un altro difensore, Toloi, schierando così l’intero terzetto di panchinari o supposti tali. Ritmi bassi, e la speranza che i Gaspe-boys abbiano finito la benzina si insinua nei meandri di casa…

Ripeto: nulla di tutto ciò. Il succitato quarto d’ora accademico viene fragorosamente interrotto dalla capocciata di Mancini, che riscatta il “mani” di inizio ripresa e inzucca in porta dopo essersi facilmente insinuato tra i nostri lungagnoni in difesa.

Potrebbe finire lì, perchè è chiaro a tutti che i nostri oggi non ci sono. In più, il jolly ce lo siamo già giocati col rigore.

Invece si va avanti, giusto per pigliare un gol in fotocopia buono per assegnare a Djimsiti il Primo Gol in Serie A e per far segnare il golazo al Papu Gomez, un altro che quando vede Inter si trasforma in un razzo missile.

E ADESSO?

Eh, bella domanda…

La partita della minchia doveva arrivare (non datemi del gufo, please: mi sono limitato a constatare il nostro stato di grazia nell’ultimo mese o giù di lì).

Citando il sommo tra i sommi, non c’è niente di male a cadere. E’ sbagliato rimanere a terra.

Il nostro problema è proprio questo. Come reagiranno i nostri alla solita partitaccia dell’anno. Saranno finalmente maturi abbastanza per digerire la sconfitta, farsi un bell’esame di coscienza e riprendere da dove eravamo rimasti?

Sarà invece l’ennesima spirale negativa che butta per aria le fragili certezze acquisite fin qui?

La pausa non aiuta, ed avremo due settimane di tempo per crogiolarci nel nostro dolore, mentre una dozzina di giocatori sarà in giro per il mondo a cercare di non combinare guai.

Alla ripresa si inizia col Frosinone, e poi nell’ordine Tottenham, Roma Juve, PSV e poi Napoli subito dopo Natale.

Lì inizia il vero deserto, e sono cazzi.

LE ALTRE

Vista la giornataccia, va ancora bene. Vero che il Napoli scula una vittoria nella piscina di Marassi, ma se non altro la Lazio non va oltre il pari a Sassuolo e il Milan -come prevedibile- paga dazio contro la Juve, con la chicca dello psicodramma di Higuain.

La Roma vince e recupera tre punti, ma per ora rimane a distanza di sicurezza.

Insomma, cerchiamo di vedere il lato positivo: siamo terzi a tre punti dal Napoli ed altrettanti dalla Lazio (anzi, mezzo di più perchè con loro abbiamo vinto lo scontro diretto).

E’ COMPLOTTO

Non posso non iniziare con un salto indietro di qualche giorno (vedi che dovevo aspettare a scrivere il pezzo sulla Cèmpionz?)

Ecco un sunto tardivo dei travasi di bile seguenti all’ormai iconico gesto:

Tacconi: “Io avrei dato un bel calcio in culo a Mourinho

Perrone: “Sarebbe il caso che qualcuno rifilasse un paio di scapaccioni a Mourinho

Nesti: “Le tre dita le immagino altrove

Per tacere di altre menti eccelse e celebri per la loro obiettività (Roberto Renga, Paola Ferrari).

Non uno che abbia capito -mi si passi il francesismo- che l’ultima cosa da fare quando lo si è preso in quel posto è agitarsi: così si fa il gioco del nemico.

E invece, dopo ormai 8 anni, sono ancora tutti avvelenati con la persona che, in meno di due stagioni, ha fotografato e battezzato la stampa italiana come meglio non avrebbe potuto. Questi, vuoi per coda di paglia, vuoi per rancore, se la sono segnata, ed ogni occasione è buona per minimizzarne meriti e vittorie e speculare su scivoloni e sconfitte.

Non meritevole di altro se non di una segnalazione en passant è la gufata ipocrita e finto-complimentosa del giornalista Sconcertante, che in settimana vergava il suo parere definitivo sulla partita di Bergamo e nel dopo partita era prontissimo a cambiare cavallo, parlando di Inter divorata dall’Atalanta.

Infine, faccio solo un accenno alla serataccia vissuta da Higuain, che non ho visto in diretta (non so mai contro chi tifare quando quelle due lì giocano contro), avendo di contro visto l’andata di Boca-River.

Il Pipita come detto ha sbagliato un rigore e ha poi definitivamente perso la brocca arrivando a farsi espellere nel finale. Umanamente comprensibile, tutti solidali con un signor centravanti che comunque la sua porca figura in una delle Juventus più forti di tutti i tempi l’ha fatta e che si è trovato a dover togliere il disturbo da un giorno all’altro stante l’arrivo del bellissimo e abbronzatissimo CR7.

Visto allora che avere il puntero de corazon, generoso e arrembante, ha anche dei lati negativi? Tutti a criticare Icardi per la freddezza e per l’essenzialità, ma scenate del genere non ne ha mai fatte.

WEST HAM

Insipido pareggio esterno contro l’Huddersfield che ci mantiene nell’altrettanto insipida posizione di metà classifica.

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Quattro fischioni presi, migliore dei nostri. Vedi un po’ come siamo messi…

 

RICORDO UNA SITUAZIONE ANALOGA…

INTER-GENOA 5-0

I fedelissimi di Mediterraneo non avranno bisogno della spiegazione del titolo. Per i pagani, non trovandosi link in rete (così come non trovavasi volontario per andare a chiamare i Munaron), tocca spiegare che il buon Sergente Lo Russo viveva con sospetto e apprensione la calma apparente dell’isola di Kastellorizo, dove lui e la sua truppa erano stati scodellati in pieno conflitto bellico.

Temeva che da un momento all’altro potesse comparire il nemico e farli secchi.

Ecco; io, come lui, sto scomodo nella comodità.

L’ultimo 5-0 portato a casa dai nostri l’ho visto dal vivo, circa 12 mesi fa nel giorno del Signore dedicato al primo gol in serie A del bomber Brignoli.

Non voglio nemmeno ricordare quanto schifo fece il bimestre seguente a livello di prestazioni calcistiche dei nostri amatissimi eroi in braghette.

E’ vero, le persone intelligenti imparano dai propri sbagli, e le avvisaglie per un nuovo e prolungato passaggio al buio non parrebbero esserci. La squadra sembra più solida e sicura di sè, con maggiori punti di forza e minori lacune.

Non solo: le poche immagini viste del trionfo di sabato sono state sufficienti per darmi la certezza di una squadra che gira a pieno regime e a cui, diciamolo, va anche tutto bene. Non tanto per episodi fortunati sul campo, tipo decisioni arbitrali favorevoli o rimpalli fortunosi che finiscono in gol. No. Parlo di una inerzia positiva che porta Gagliardini a fare due gol in una partita credo per la prima ed ultima volta in carriera, e Joao Mario a riscoprirsi pedina preziosissima del centrocampo nerazzurro. Una dozzina i giocatori della rosa già in gol in questa stagione, la vecchia litanìa del “segnano solo Icardi e Perisic” scivolata già nel cesso con un sottofondo celestiale, e un Mister con il pieno controllo della situazione.

Eppure, torno a ripetere, tutto questo non basta a farmi dormire sonni tranquilli. Vivo nel ricordo di millemila partite sbagliate proprio quando non bisognava sbagliarle, millemila momenti brillanti costruiti con fatica e applicazione e proditoriamente buttati nella fogna come il più inutile degli scarti.

Insomma: in momenti come questo il dilettante sta tranquillo.

Il professionista -modestamente- si caga dentro.

Ho letto con interesse e condivisione un’analisi della Gazza fatta in settimana (mi spiace, anche qui niente link, stasera non trovo una mazza…), in cui si evidenziavano le qualità di “gestore degli umori” di Spalletti, bravo a minimizzare i difetti e difendere i propri giocatori quando le cose non vanno bene e al contempo a litigare con tutti quelli che gli rinfacciano qualsivoglia difetto nelle giornate di buona. Tutto ciò serve a tenere la testa ben allacciata al resto del corpo e ad evitare cali di tensione.

Vediamo quanto riusciremo a reggere: mi pare che già nelle prossime ore dovremmo avere un test alquanto probante.

 

LE ALTRE

Juve e Napoli, così come Lazio e Milan, ci fanno compagnia nello scavare un ulteriore solco tra le prime 5 e le altre 15 in classifica, aiutate -c’è da dirlo- dal concomitante pareggio tra Fiorentina e Roma. Rocambolesco il successo dei cugini che arriva al 97’ dopo un vero e proprio suicidio calcistico dell’Udinese, che pensa bene di buttare nel cesso l’ultimo pallone della serata servendo un contropiede al Milan che si trova quasi incredulo a palleggiare in piena area, prima che Romagnoli piazzi il sinistro ad incrociare. Il tutto a pochi giorni da un’altra sesquipedale botta di culo contro il Genoa, risolta ancora dal difensore capitano e ancora in extra time.

Domenica tostissima trasferta a Bergamo per i nostri, nella stessa giornata che vede in scena “l’amichevole” (leggasi Milan-Juve). Come sempre tiferò per il dirigibile della Good Year (che arriva e si porta via tutto); come sempre finirà a tarallucci e vino con le dirigenze e i giUocatori a complimentarsi gli uni con gli altri.

 

E’ COMPLOTTO 

Curioso come nessuno obietti nulla sulla buona sorte avuta dal Milan nelle ultime due partite. Anzi, siamo a “eh ma il Milan del resto aveva perso il derby al 92’, quindi le cose si pareggiano”. Un par de palle, mi sia consentito dire: il Milan ha perso un Derby che si è sostanzialmente rifiutato di giocare, da quanto era arrendevole e raccogliticcio. Solo la proverbiale buona sorte gli aveva consentito di arrivare al 90’ ancora incolume e, anche volendo ragionare per assurdo, pareggiando quella partita avrebbe guadagnato 1 punto. Di contro, le due succitate botte di deretano hanno portato in dote 4 punti, che, se l’aritmetica non mi inganna, fa un po’ più che pareggiare i conti.

Potere del proporre giUoco.

Del resto siamo sempre al cospetto della squadra dell’Amore, dove tutti sono buoni e si vogliono bene.

Il novello araldo di corte Peppe Di Stefano su Sky ci fa sapere che Castillejo -ovviamente chiamato “Samu” nel solco già tracciato dai vari “Gigio” e “Jack”- si è inserito talmente bene nel gruppo rossonero che parla già italiano.

Caressa, con cui per una volta mi trovo d’accordo, lo percula bonariamente dicendo “eh vabbè è spagnolo mica russo, sarà mica difficile…” e per tutta risposta quello risponde allle tre domande post partita in castigliano stretto, guadagnandosi i complimenti vivissimi per l’italiano da tutto lo studio.

E’ la forza dell’abitudine: con o senza Berlusconi devono sempre trovare qualcosa di bello e buono tra i milanisti che, come ricordiamo, sono #unagrandefamiglia.

 

WEST HAM

Bella vittoria casalinga nel derby cromatico contro il Burnley: 4-2 e classifica a rimettere le cose a posto dopo l’eliminazione dalla Coppa contro i rivali del Tottenham.

 

CRIBIO

L’effetto Bricco Brocchi evidentemente ha le gambe corte come il suo alter ego, visto che i nostri prodi, educatissimi e pettinatissimi catecumeni beccano quattro pere in casa dalla Ternana.

Ancora una volta, piacevole scoprire che tutti i marcatori avversari (Marilungo, Frediani e Nicastro) hanno la barba.

’Sta roba mi fa morire dal ridere ogni volta di più…

 

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Gli incredibili

VOGLIO MORIRE ADESSO (CIT.)

INTER-MILAN 1-0

Immaginate di leggere queste quattro righe in un perdurante stato di semicoscienza, ma con parametri vitali ancora incoraggianti (evidentemente gli auspici del titolo tardano a fare effetto!).

Ebbene, mi vedreste con il sorriso ebete dei giorni belli, con i cugini giustamente battuti e gustosamente puniti all’ultimo minuto, con papera di Donnarumma, con sentenza di Icardi, con Spalletti spumeggiante e incazzoso in conferenza stampa.

Tutto molto bello, avrebbe detto il buon Bruno.

I nostri devono rinunciare presto a Nainggolan, che riesce nell’incredibile esercizio di commettere fallo per evitare di subirlo, riuscendo nel contempo a infortunarsi e a dover abbandonare il campo dieci minuti dopo.

Dentro Borja Valero, meno gamba, più cabeza.

Per il resto, Vrsaljko e non D’Ambrosio, Vecino e non Gagliardini, Politano e non Candreva: Inter in campo con un solo italiano (who gives a fuckin’ fuck!?) e -o ma, scegliete voi la congiunzione- a menare le danze per la quasi totalità dei 90′ giocati.

Il primo tempo vede, in ordine sparso, un gol annullato a Icardi per capocciata malandrina di Vecino a spizzare lo spiovente, un palo di De Vrij sugli sviluppi di un corner, un bel colpo di testa di Perisic deviato dal loro purté, un tiro-cross di Vrsaljko su cui Icardi in allungo arriva un decimo in ritardo, un assist al bacio di Borja sempre per Icardi contrato da Romagnoli e un sinistro di Vecino che spara alle stelle un rigore in movimento dopo sapiente assist rasoterra di Perisic.

A tutto ciò il Milan, col proverbiale culo che li accompagna da lustri, trova anche la zampata di Musacchio sul (primo?) corner battuto da Suso: per fortuna, anche in questo caso la bandierina sale senza nemmeno bisogno del VAR.

Visto che l’Inter è quella muscolare e il Milan quello del bel giUoco, i cugini picchiano come fabbri ferrai. Ajeje e Beavis a fine primo tempo hanno le cosce martoriate dalle “vecchiette” degli avversari e, in altro contesto, sarebbero probabilmente sostituiti nell’intervallo.

Lucianino invece, avendo come detto già dovuto rinunciare al Ninja, dice “m’importa sega” e lascia in campo entrambi incerottati; si ricomincia.

Meno occasioni rispetto al primo tempo, con Politano a sparacchiare largo un destro al volo, e Vecino a cercare Icardi anzichè provare il sinistro sul palo lungo. Oltre a ciò continua la serata complicata di Asamoah, che se da un lato annulla Suso, dall’altro si esclude dalle sovrapposizioni con Perisic e dalle combinazioni centrali con Brozo e Vecino.

Ma soprattutto, perdiamo più di un paio di palloni velenosi in ripartenza, dando a quelli là l’occasione di pescare il jolly sotto forma di uno-tiro-uno-gol.

Se non altro, la Dea Eupalla stasera non ci volta le spalle e lascia i cugini a inciapmare nelle primule, con Higuain lasciato solo al suo destino (lui, quello che aiuta la squadra, quello che partecipa alla manovra…) e anche Cutrone a galleggiare inoffensivo sulla fascia.

Meno male, perchè l’insopportabile ragazzino è tanto simpatico quanto pericoloso, degna radice quadrata di Pippo Inzaghi: cintura marrone (non ancora nera) di palla strumpallazza e rischio di gollonzo a livelli altissimi.

E’ vero, come dice Marchegiani, che negli ultimi minuti entrambe le squadre paiono accontentarsi del pareggio, ma Gattuso risveglia le mie speranze con l’ultimo cambio. Non solo esce Calabria, diligente a limitare Perisic per buona parte del match, ma al suo posto entra la sentenza Abate, ‘Gnazio per gli amici.

Apprendo di aver fatto la stessa battuta di Scarpini (adesso entra Milito e segniamo), ma non stiamo a quisquiliare su diritti di primigenitura.

Dopo nemmeno due minuti dal suo ingresso Candreva rovescia e fa proseguire Vecino in posizione di ala destra. Romagnoli gli si mette davanti ma più per senso del dovere che altro, e il cross a voragine esce come un arcobaleno dal destro dell’uruguagio.

Siamo al meta humour: Donnarumma fa capire a tutti cosa vuol dire “non capirci un cazzo”, roba che nemmeno Handanovic nelle uscite peggiori,  si fa la finta da solo uscendo ma non troppo, per poi rientrare ma non del tutto.

Icardi, quello che sta fermo e viene colpito dalla palla, quello che non fa i movimenti giusti, quello indegno di portare la fascia di Capitano, scherza bellamente il connazionale Musacchio facendo la mossa del biscione scivolandogli dietro le spalle e inchiappettandolo a porta vuota.

Da far vedere in loop nelle scuole calcio, altro che balle…

Il tutto -ovviamente- sotto lo sguardo rassicurante di Abate, entrato giusto in tempo.

La goduria pare senza limiti, ma c’è di meglio.

LE ALTRE

La Juve perde i primi due punti del suo campionato dopo il pari casalingo contro il Genoa. Magra soddisfazione, visto che la distanza dagli altri rimane considerevole, ma quanto meno non è più siderale.

Il Napoli non si fa sorprendere e regola l’Udinese per 3-0, portandosi a -4 dai gobbi. Altrettanto fa la Lazio, che nel finale passa a Parma. Tutto il contrario della Roma, sconfitta in casa dalla Spal e tornata a perdere punti con un’altra piccola.

I cugini, chettelodicoaffà, stazionano saldamente nella colonna di destra, pur avendo ancora una partita da recuperare.

E’ COMPLOTTO

Inizio con il ribadire il mio personalissimo voto per Esteban Matìas “Cuchu” Cambiasso a ruolo di capo del mondo.

Ogni volta che parla dice verità inconfutabili. Ieri sera mi ha fatto alzare in piedi sulla poltrona ed applaudire mentre gli altri lo guardavano quasi increduli.

Il Milan ha capito di essere inferiore; anche a livello di storia societaria, i nerazzurri sono più avanti“.

E gli altri, quasi scandalizzati: ma tu pensi che il Milan si senta inferiore?

Oh cicci, sono i numeri a parlare, e mica da quest’anno. Poche balle (questo lo dico io, ma lo pensa anche il Cuchu, che però è troppo nobile di spirito per scadere nel triviale).

Avendo capito che giocarsela alla pari sarebbe stato un suicidio, i Ringhio boys hanno ripiegato sul caro e vecchio catenaccio, sperando di portare a casa il punticino.

Ma tutto ciò non si applica all’ex Club più titolato al mondo (a dire minchiate…): loro, dài che ormai l’avete capito, #propongonogiuoco.

Oltre alla vomitevole e già richiamata litanìa dell’Inter cinica e fisica contrapposta al Milan di squisiti orchestrali, e sbugiardata con 90′ minuti di comportamenti concludenti, raggiungo il successivo livello di estasi con la prima domanda fatta da Alciato a Spalletti, e soprattutto con la seconda risposta di Spalletti al pinocchietto di turno.

“Ha vinto la squadra che ci ha provato di più?”

Ha vinto la squadra che se l’è meritato, che ha giocato meglio… Se eri di quelli che diceva che giocava meglio i’ Milan… ora va detta in un’altra maniera“.

Ripeto qui quanto detto nel lontano Novembre 2012 dopo la prima vittoria allo Juventus Stadium, allorquando Marotta parlò di un’Inter “spensierata” volendo in realtà dire “spregiudicata”.

La polemica, allora di Stramaccioni, ieri di Spalletti, è forzata, e lo riconosco. Arrivo addirittura ad ammettere che il biondino di Sky per una volta non volesse nemmeno sminuire la vittoria dei nostri, ma sono talmente tante le volte in cui si è subìto mediaticamente senza controbattere, che ho esultato quasi come al gol di Maurito.

Mi dispiace unire al mazzo dei luogocomunisti anche Luigi Garlando, eroe letterario del rampollo di famiglia grazie all’interminabile collana “Gol“, ma anche un pezzo come questo fa capire quanto fallace e tentatrice sia la strada che obnubila le sinapsi e fa gracchiare insieme agli altri in un coro stonato e calante.

Posto che a me, del giocar bene, interessa il giusto (per millemila motivi che ormai dovreste conoscere), la partita di ieri ha fatto capire che il Milan, tolti Biglia, Suso, il turco e Higuain, di piedi buoni non ne ha, punto e basta. Dipende dall’estro dello spagnolo come e più di quanto i nostri dipendono da Icardi, ma lì -Cristo solo sa perchè- non si può dire. Ieri è bastato che Asamoah facesse il mediano di fascia sul succitato Suso perchè Higuain girasse come un bimbo sperso ai giardinetti, con Bonaventura incapace perfino di simulare falli subìti e Biglia bravo solo a randellare chiunque passasse dalle sue parti. Taccio per umana decenza sulla difesa.

I nostri avevano un centrocampo con Vecino (vedi il cross e taci), Brozo, Borja dopo Ninja, con Politano, Perisic e Icardi. Dietro Skriniar e De Vrij sono la coppia più bella del mondo (e manco mi dispiace per gli altri). Però ci basiamo sugli spunti dei singoli, però siamo cinici, però la manovra è asfittica.

La verità è che vi rode il culo.

E io godo.

Quasi così.

 

CRIBIO

Solo un aggiornamento sulla squadra di giUovani italiani coi capelli corti, senza barba nè tatuaggi.

Quell’erotomane, pluricondannato, disastro politico-mediatico italiano del neo Presidente, insieme al fido Geometra, ha preso la squadra brillantemente issata in cima alla classifica del proprio girone a punteggio pieno, e nelle prime cinque partite ha conquistato la bellezza di due punti (leggasi: 2 pari e 3 sconfitte).

Gustosissimo il 3-0 rimediato a Vicenza con due gol di tal Giacomelli (un gol per ogni dozzina di tatuaggi, impresentabile splendido tamarro barbuto!) e un terzo segnato dall’extracomunitario Rachid Arma.

La sconfitta interna di ieri col Teramo, sotto gli occhi, tra gli altri, anche di Fabio Capello, pare essere costata la panchina al Mister brianzolo, prontamente sostituito da un fedelissimo di casa Milan, quel Brocchi che pure a eleganza non è il massimo della vita.

E adesso come la mettiamo?

Calcio: Serie A; Inter Milan-AC Milan

Purtroppo non ne ho trovata una con Abate…

ASPETTANDO IL DERBY

La settimana di avvicinamento al Derby è, per chi scrive ma non solo, una settimana di passione, serpentoni nello stomaco e attesa febbrile.

Immaginate tutto ciò e moltiplicatelo per due, stante la pausa Campionato e il weekend dedicato alle Nazionali.

In questo lasso di tempo i nostri prodi giornalettisti devono necessariamente raschiare il barile per compitare quotidianamente quattro cacate da mandare in pasto al popolo bue.

Ovvio che -in questi casi ancor più del solito- l’uso libero ed indiscriminato del Luogo Comune Maledetto assurga a sport nazionale.

Vado in ordine sparso e segnalo quanto visto in rete e letto sui giornali, sportivi e non solo, negli ultimi dieci giorni.

Riccardo Signori è quel bislacco figuro che una decina di anni fa arrivò a proporre il DASPO per Balotelli, dopo che quello -permalosone!- rispondeva con linguacce e gesti provocatori ai tifosi che gli gridavano “non esistono negri italiani” a cadenza settimanale.

Volete che un siffatto cervello si faccia scappare l’occasione di attingere a piene mani dalla più ritrita tra le caratteristiche in salsa nerazzurra?

Appunto. Cito testualmente:

“L’Inter non migliora mai nel gioco, dimostra la debolezza del centrocampo come reparto, ma conta sulla potenza da fuoco di Icardi e sulla qualità individuale che risolve parte dei problemi“.

Ripeto: non-migliora-mai. Non c’è speranza alcuna. La sentenza è definitiva. Moriremo tutti.

Non è il solo, visto che non si contano i coristi del ritornello “L’Inter gioca coi singoli, il Milan è più tecnico“.

Caressa non è da meno e lavora di memoria selettiva, dimenticando la cattiva sorte (in italiano si chiamerebbero errori arbitrali, ma va beh…) avuta nelle due sconfitte con Sassuolo e Parma, e riferendosi solo al recente 2-1 corsaro a Ferrara. All’Inter sta girando bene, al Milan -ovviamente- male, chè loro propongono giUoco.

Ci sono poi le dediche dell’amore e dell’amicizia, con i vari Pirlo, Bonucci e Capello ad esprimere preferenza per il lato sbagliato del Naviglio.

Tanto per citare le frasi fondanti dell’interismo: Fieri di non essere quella roba lì.

Non mancano nemmeno i riesumati dall’oltretomba calcistico a risuonare il vecchio refrain dell’Inter che ha tutti stranieri e incolpare i soliti noti per la morìa di risultati della Nazionale. No sul serio: Simone Braglia da dove è uscito? Non lo ricordavo nemmeno io…

Buffo e beffardo che il meritatissimo gol che al 93′ ha dato il successo azzurro in Polonia l’abbia segnato un ex Primavera dell’Inter. Chissà se Braglia avrà ragliato…

Dopo queste minchiatelle di antipasto, passiamo però al piatto principale.

Passiamo alla Gazza, per l’occasione nella sua versione cartacea odierna: non si smentisce l’atteggiamento che tiene ormai da anni, diciamo da quando l’Inter, pur non andando quasi mai oltre una risicata sufficienza, fa statisticamente meglio dei cugini.

[Per i malati mentali come me: in quattro delle ultime cinque stagioni l’Inter è finita davanti al Milan]

L’atteggiamento della Rosea negli anni è sempre stato di totale negazionismo rispetto a questa situazione. Già altre volte l’avevo fatto notare, segnalando a puro titolo di esempio i record di presenze nerazzurre a San Siro contrabbandate invece come un panteistico “Milano riempie il Meazza” e cagate simili.

Torniamo a bombazza: le prime tre pagine dell’edizione del 16 ottobre ricascano nell’antico vizio.

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Il Derby vale oltre un miliardo: così dicono, visto che, prendendo per buoni i numeri sulla valutazione delle rose -dati sempre assai opinabili- l’Inter varrebbe circa 640 milioni, con il Milan fermo a 530. Ora, un tifoso paranoico come me vi ammorberebbe fino a domani sottolineando come i nostri giocatori siano talmente migliori di quelli dei cugini, da trovarne conforto anche nei numeri.

Mi limito invece a leggere attentamente il sottotitolo in prima pagina:

 

“più ricca quella dell’inter, MA il monte ingaggi dice Milan”

 

Il “MA” l’ho messo io in maiuscolo e grassetto, e qui casca l’asino.

Magari ci siete già arrivati (perchè -come me- le capacità le avete, è solo che non vi applicate…), ma il ragionamento è questo: la rosa dell’Inter vale 110 milioni di più, e il Milan, per una rosa che ne vale altrettanti di meno, spende 20 milioni in più di stipendi.

Ora, è tutta una cagata perchè i numeri stanno a zero e domenica non sarà certo questo a decidere il Derby ma, volendo andare dietro a queste pippe mentali, il commento dovrebbe essere: “Milan, ma che cazzo fai? Paghi di più per giocatori che valgono meno? Bravo ciula!“.

Questo è quel che sarebbe successo a numeri invertiti: è un processo alle intenzioni, ma c’ho ragione e lo sapete anche voi.

Qui no, qui pattiniamo sul filo dell’analisi logica.

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Torniamo al sottotitolo. Quel “MA” fa il suo mestiere di congiunzione avversativa e grammaticalmente dovrebbe stare a unire due aspetti tra loro antitetici: in questo è meglio l’Inter, in quest’altro è meglio il Milan.

Messa in termini più semplici, è come se dicessero: l’Inter ha più punti in classifica; in compenso, il Milan ha subito più gol.

Contenti voi…

BRAVI RAGAZZI

INTER-CAGLIARI 2-0

Bene, senza molto altro da aggiungere. Bene.

Bisognava vincere, non soffrire, possibilmente non subire gol e preservare un po’ di minutaggio in vista del mercoledì di Champions.

La to-do-list è completata al 100%. I ragazzi, per una volta, han fatto i bravi.

La furmazia iniziale in verità mi provoca qualche brivido alla schiena: il Cagliari non è ‘sta gran squadra, ma partire con Dalbert, Borja, Gaglia e senza Brozo, Beavis e Icardi mi lascia un po’ sulla spine.

Sono invece curioso di vedere finalmente il Toro Martinez dopo l’infortunio che, di fatto, l’ha tenuto ancora nascosto in campionato.

Ed è proprio il succitato argentino a incornare alla perfezione un buon cross di Dalbert: palla in buca dopo nemmeno un quarto d’ora di partita.

Sit back and relax dicono sugli aerei, ed è quel che cerco di fare. In cielo mi viene benissimo. Sulla poltrona di casa davanti all’Inter un po’ meno…

Ruminiamo calcio di discreta fattura, mancando il gol del raddoppio in un paio di casi. Bellissima l’azione che porta Candreva a ciccare il pallone a centro area: per chi non l’avesse vista, basta immaginare il primo gol di Icardi nel Derby dell’anno scorso concluso con la sua tripletta. La sola differenza è che là Candreva aveva messo il cross -perfetto-, qui invece si trova al posto giusto ma manca il pallone.

Dietro soffriamo il giusto, per non dire nulla. Le mie sole perplessità derivano ancora una volta da Gagliardini, che pure in una serata tranquilla mostra le proprie lacune di tecnica individuale e tempismo negli interventi.

La ripresa procede sulla falsariga del primo tempo: il Cagliari non rinuncia a giocare, ed il possesso palla è di tutto rispetto. Tuttavia i pericoli per i nostri iniziano solo con l’ingresso di Joao Pedro a metà ripresa.

Lo stringiculo vero capita verso la mezz’ora, allorquando un corner degli ospiti viene scaraventato in porta da Dessena. Handanovic si era guardato bene dall’uscire e il capitano dei sardi dall’area piccola aveva colpito a botta sicura, col nostro portiere a respingere il pallone già ben oltre alla linea.

Il VAR per fortuna metteva le cose a posto, visto che il braccio di Dessena andava proprio a colpire la palla, terminata in porta unicamente per quella manata malandrina.

Il genio, ricevuta l’inevitabile giallo per fallo di mano, faceva addirittura il fenomeno protestando la sua innocenza (???) e andando a tanto così dall’essere cacciato dal campo.

La strizza presa forse desta i nostri. Splendida la combinazione che porta Dalbert a recuperare palla e servire Politano sulla fascia. Da lì sapiente tocco in orizzontale per il Ninja che con l’esterno fa scorrere ancora meglio liberando Candreva solo davanti al portiere: il nostro però prende la mira e gli spara contro, condannandosi alle Madonne del primo anello arancio e all’inevitabile sostituzione che arriva poco dopo.

Complici anche i cambi (dentro i due croati per Candreva e Gagliardini), i nostri continuano col ritmo barzotto e la pericolosità delle giocate.

Il raddoppio arriva sugli sviluppi di un corner battuto da Borja: Politano sbaglia il primo stop, ma la palla gli rimane lì e non ci pensa due volte a caricare il sinistro e tirare.

Pochi l’hanno visto, ma la conclusione subisce una leggera deviazione di un difensore che rende la traiettoria ancora più velenosa per Cragno: la palla bacia il palo lontano ed entra in rete.

Partita finita e tutti contenti. Mercoledì c’è il PSV in Olanda e domenica la SPAL a Ferrara. Due gare da non fallire per poi lavorare al meglio durante la sosta e preparare il trittico Derby-Barça-Lazio come si deve.

 

LE ALTRE

Vincono Juve e Roma, il che vuol dire tre punti recuperati su Lazio e Napoli. Vincono però anche Milan e Fiorentina, il che vuol dire terzo posto appaiati ai Viola e al Sassuolo, “stranamente” inesistente contro i rossoneri (vero Squinzi?).

Onestamente imbarazzante la superiorità dei gobbi contro quella che si pensava essere la squadra che più di tutte avrebbe potuto metterla in difficoltà. E invece… Mezz’ora scarsa di sofferenza, gol di Mertens subìto, e poi via in scioltezza o quasi.

Chiaro che non potranno vincerle tutte, ma la sensazione che si giocherà per il secondo posto si fa più concreta di settimana in settimana .

 

E’ COMPLOTTO

Qui vi devo chiedere un atto di fede o, se preferite, la condivisione di parte della mia sindrome di accerchiamento.

Parlo di Sassuolo-Milan, partita agilmente vinta dai cugini che rifilano quattro pere alla stessa squadra in grado, coltello tra i denti, di batterci all’esordio di Campionato, epperò in questa sede banda di bravi ragazzi pronti a fare gli onori di casa.

Ora, lasciando perdere la nostra insipienza e la -prima ma non ultima- giornataccia arbitrale di quel dì, fa specie vedere come, ancora una volta, la banda-Squinzi si riduca a tappetino casa allorquando arrivano gli ospiti importanti.

Non trovo la foto in rete, ma vi giuro che su Sky l’ho visto: il Presidente del Sassuolo inquadrato nel suo box presidenziale, con tanto di pargoletto al fianco agghindato con agghiacciante maglietta rossonera. Nemmeno la decenza di far finta, aldilà delle dichiarazioni di facciata

Poi guardi i primi due gol del Milan: un coast to coast di Kessie manco fosse George Weah, che si fa 80 metri di campo senza che a un avversario venga nemmeno il dubbio di andare a contrastarlo.

Suso a inizio ripresa fa un bel tiro di sinistro: forte ma non fortissimo, e che soprattutto centralissimo, altro che “amazing goal“…

2-0 e tutti comodi, riesce perfino a segnare Castillejo, ovviamente già diventato “Samu” per tutti (è pur sempre compagno di squadra di “Jack” e “Gigio”), e poi ancora Suso con botta di culo sotto forma di deviazione.

Morale: la litanìa del #connoituttifenomeni, se necessario, ha avuto nuova conferma della propria validità.

 

WEST HAM

Alla grande, battiamo 3-1 il Man Utd mettendo -purtroppo- in grossa crisi Mourinho. Tutti contenti: noi per essere tornati a battere una grande di Premier, gli altri per poter insultare José senza tema di smentita (quantomeno immediata) e pronti a schierarsi dalla parte di Pogba nella diatriba mancuriana di stretta attualità.

int cag 2018 2019

 

 

 

IL POTERE CATARTICO DEL VAFFA

INTER-FIORENTINA 2-1

Altra vittoria strappata con le unghie e coi denti, di fronte ad una Fiorentina tanto bella quanto ingenua.

Non ho problemi nel dire che un pari sarebbe stato il risultato più giusto, ma occorrerebbe approcciarsi al commento con la mente sgombra e senza pregiudizi (hai detto niente…).

L’Inter segna su rigore e su una dormita della difesa viola? Vero. Detto ciò, la Fiore pareggia su autogol, e il primo tempo vede Candreva, Icardi e Perisic confezionare tre azioni da gol nitide che solo la poca precisione dei nostri non tramuta in gol.

Brozo macina km come nelle ultime uscite, purtroppo non altrettanto può dirsi di Vecino che a ‘sto giro #laprende poco.

Lodevole l’applicazione di difesa e centrocampo, che per tutti e 90 i minuti cercano di uscire col palleggio da dietro, anche quando prudenza e buon senso farebbero propendere per il rinvio lungo. Le mie coronarie ringraziano anticipatamente per l’attenzione.

Nell’attività di sgombero dai luoghicomunismi e pregiudizi andrebbe inserito anche questo passaggio: buona parte dei pericoli creati da Chiesa & Co. arrivano da palle perse in costruzione dai nostri, un aspetto su cui senz’altro Spalletti dovrà lavorare.

Qualche flash sui singoli.

Sprazzi di gioco e intesa tra Icardi e il Ninja, che paiono -lentamente- carburare. Ancora in ritardo invece Perisic.

Candreva è il mio preferito nel primo tempo per quantità e qualità delle giocate, ma San Siro è un po’ come me, rancoroso e con una memoria elefantiaca: ecco che bastano un paio di cross sbagliati nella ripresa per riaccendere il gas sotto la pentola di fagioli del Primo Anello Arancio. Tempo 5 minuti e il ragazzo finisce in panca sostituito da Politano.

Oh, l’ex Sassuolo -così come Keita- deve ancora finire di convincermi: pochi errori ma anche poche giocate che giusfitichino la sua presenza in campo. Ma -come già detto- è italiano e quindi nessuno si lamenta del fatto che “ruba il posto a uno dei nostri ragazzi“.

Bene e molto la difesa, con la coppia centrale che si candida (lo scrivo sottovoce) ad essere la migliore del campionato, un terzino sinistro degno di tale nome (e non sapete quanto sia contento di ciò) e un dignitosissimo D’Ambrosio che -in attesa di Vrsaljko- si riscopre match winner di giornata dopo ottima combinazione con Icardi, in versione assist-man.

Non abbiamo messo a posto le cose perchè sono altre le partite in cui possiamo recuperare un po’ dei punti che mancano, ma abbiamo vinto soffrendo le ultime due (parlo di Campionato) e approfittato degli inciampi di qualcun altro per salire un po’ in classifica.

Mettiamola così: rispetto alle partenze sprint degli anni scorsi, passate a chiedersi usque tandem, quest’anno almeno non possiamo farci illusioni, essendo condannati fin da subito alla rincorsa.

Un po’ come la Prof di Filosofia del Liceo che al primo giorno di scuola diceva “andiamo avanti, chè siamo indietro“.

Te possino…

 

LE ALTRE

In attesa dei cugini (auguri di tutto cuore!), le altre vincono tutte ma era in preventivo. A ‘sto giro la partita cazzutiella -per quanto casalinga- ce l’avevamo noi.

Sabato Juve-Napoli dirà qualcosa di interessante, a patto di non far cazzate e fare il nostro dovere (Cagliari in casa, mezz’ora dopo la fine dello scontro al vertice). Idem dicasi per il Derby romano previsto sempre per sabato ma nel pomeriggio.

Vincere la nostra partita vorrebbe dire accorciare in classifica su buona parte delle nostre dirette concorrenti, in attesa che gli scontri diretti comincino anche per noi.

 

E’ COMPLOTTO

Mi scuso in anticipo, perchè non sarò breve.

Mi ri-scuso, perchè dovrò ricorrere al mai troppo elegante elenco ad minchiam, che fa tanto lista della spesa, ma che mi serve per saltare di palo in frasca. Un po’ come al Tg2 quando passano dal terremoto con morti e feriti alle tendenze per la moda autunno-inverno, cavandosela con l’immancabile “cambiamo decisamente argomento“.

Partiamo dalle ultime partite giocate, in particolare dalla nostra. Ora, a me la Fiorentina piace fin dai tempi di Baggio, è la mia seconda squadra da sempre e non cambierò certo idea, perchè dirigenti e presidenti passano, ma la Viola resta.

I media italiani invece li odio, anche da prima di Baggio alla Fiorentina, ma questo è anche superfluo ricordarlo.

Fatte le premesse (decidete voi quale maggiore e quale minore) arriviamo alla conclusione del sillogismo complottistico: buona parte del mondo pallonaro arriva a lamentarsi perchè il VAR ha dato un rigore sacrosanto.

Ripeto: un rigore sacrosanto.

Al sillogismo aggiungo una domanda retorica, che rimbomba nel silenzio assordante che arriva dalla Società:

ma noi, di preciso, quand’è che ci incazziamo?

Sentire Cognigni o addirittura il glorioso Antognoni lamentarsi perchè il rigore è stato assegnato per un tocco del polpastrello (come se facesse parte del piede e non della mano) fa ridere già di suo, ma quelli almeno sono parti in causa.

Se poi ci si mette anche la politica…

Condivido il loro disappunto per la casualità del fatto (cazz.. due cm più in là e non l’avrebbe presa) ma è quel che succede in buona parte dei rigori o dei casi di fuorigioco: come dice l’immortale Al Pacino, la vita è un gioco di centimetri, e così è il football, quindi -terminata la citazione da cinefilo- non rompete i coglioni: è rigore!

Oltretutto, faccio presente un fatto che non ho sentito rimarcare da nessuno: aldilà dell’eventuale cambio di direzione del pallone a seguito del tocco, nessuno si è più semplicemente chiesto come mai il cross di Candreva non arrivi nemmeno vicino al primo palo? Il traversone è fatto “normalmente”, non in precario equililbrio, quindi la forza impressa alla palla l’avrebbe fatta viaggiare ben oltre il punto in cui va a morire…

E come può essere possibile questo improvviso rallentamento senza un ostacolo che ne rallenti la corsa? Rispondete pletora di prezzolati!

Tutti muti con Sassuolo e Parma? Col Sassuolo sì, col Parma forse no. Senz’altro tutti pronti a cavalcare la stronzata del “l’Inter ha giocato male e deve pensare a quello, non al VAR“. Qui invece il VAR interviene, corregge la decisione sbagliata e quindi fa quel che dovrebbe fare. ed è scandalo, è compensazione, è all’Inter gira bene (cit. vedere per credere).

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Sapeste a me come gira…

Seconda parte dello scandalo: tutti ad abbaiare contro Asamoah perchè non è stato espulso dopo il calcione rifilato a Chiesa (grandissimo talento che però deve perdere l’istinto di buttarsi non appena osservato dal difensore). Anche in questo caso, nessuno che abbia detto che il primo giallo è quanto di più esagerato ci possa essere, col terzino che non vede neanche da che parte arrivi l’avversario, e che quindi non può essere accusato di averlo colpito intenzionalmente.

Per me abbasterebbe così, ma c’è di più: la punzia avrebbe dovuto essere per l’Inter, visto che il figlio d’arte scatta in fuorigioco nell’occasione. La cosa è stata segnalata dal solo Barzaghi di Mediaset, silenzio di tomba sul resto dell’etere mediatico.

Terza parte: I suddetti piangitori di professione (quanto il supposto carnefice è l’Inter, visto che -come ben sappiamo- quando le ingiustizie arrivano da strisce diverse il silenzio è imbarazzante) lamentano un rigore sullo stesso Chiesa che in area si lancia in direzione di Politano cercandone il contatto. Non è rigore, mai, così come non lo è quello su D’Ambrosio che cade un po’ troppo tardi per “convincere” l’arbitro, ma che almeno il colpo dell’avversario lo prende. Lì nemmeno quello. E’ proprio lui a tuffarsi verso l’avversario: la biscia impazzita 4.0.

Invece: scandalo per Chiesa, a D’Ambro a momenti va bene che non è stato ammonito per simulazione.

E ribadisco: la Fiorentina è parte in causa, e fa il suo mestiere. A voi decidere se fanno “i grossi” perchè tanto con l’Inter non succede niente, o se sono obnubilati dall’incazzatura della sconfitta.

Diverso è il discorso che riguarda la stampa. Sentire addirittura Condò ipotizzare una giustizia compensatoria tra il rigore fischiato e le scelte di Inter-Parma è un insulto alla nostra intelligenza, da parte di uno dei pochi giornalisti degni del mio rispetto.

Ma passiamo alle considerazioni sul VAR fatte -o meglio, non fatte- su altri campi, in particolare dalle parti di Torino.

Miralem Pjanic, grande giocatore a noi già noto per le vicende dell’ultimo Inter-Juve, ieri è intervenuto così su Krejci del Bologna. Giallo per lui, esattamente come giallo era stato per Vecino nel caso di Mandzukic. Allora però, il VAR aveva visto che il bimbo si era fatto la bua e quindi vai di rosso diretto, con tutto il piano inclinato alla merda che quella decisione ha generato. Qui invece tutt’apposto e, ancora una volta, silenzio sulla Gazza a riguardo (vedere per credere).

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Siamo messi così male che dobbiamo ringraziare Pistocchi (che rimane nei nostri cuori per essere il pierino che veniva bullizzato da Josè Mourinho e perfino da Raimondo Vianello): probabilmente, in quanto defenestrato da Mediaset, è finalmente libero di dire un po’ il cazzo che vuole e ci fa vedere questa roba qui, ignorata su tutti o quasi i media mainstream.

Infine, due accenni di Milanello Bianco. Sogghigno nel sentire Gattuso apostrofare il cronista di Sky “prima o poi la becco la spia che ti passa le notizie“. Arriva ad essere perfino simpatico nella sua ruspante ingenuità, Ringhio: non è colpa sua se ha passato vent’anni di carriera in un posto dove tutti si volevano bene e dove l’ultima cosa che un cronista voleva fare era cercare casini. Molto meglio lavorare di Ctrl C+Ctrl V, chè il lavoro era già fatto, facevi meno fatica e non davi fastidio.

Evidentemente, da quando Zio Silvio non c’è più, qualcuno osa fare il suo mestiere. Solo che da quelle parti non sono preparati e ci restano male…

Il secondo accenno mi tocca da vicino, visto che è ormai ufficiale l’acquisto del Monza Calcio da parte di Berlusconi, con Galliani ancora una volta fido scudiero.

“Ribrezzo” è stato il mio commento alla notizia.

Non sono mai stato un grande tifoso della squadra della mia città, forse perchè ha sempre gravitato in orbita rossonera (Stroppa, Costacurta, Galliani stesso, Dario Smoje “il nuovo Collovati” come disse o fecero dire a Capello…).

Da oggi in poi, in ossequio alla rivalità cittadina, potrei addirittura simpatizzare per il Como.

Devo solo trovare la risposta al simpatico coretto che ogni ragazzo monzese ha cantato almeno una volta sulla soave musica di “Sotto Questo Sole” (Paolo Belli/Baccini, estate 1989):

Noi c’abbiamo il Duomo, il Parco e l’Autodròmo e voi… un lago di merda“.

Sì, perchè a Monza si dice Autodròmo. Licenza poetica.

Il #Ribrezzo di cui sopra si riverbera anche nei contorni dell’operazione: il signing dovrebbe avvenire proprio in occasione del compleanno di Berlusconi, in modo da creare l’evento ed iniziare subito il processo di fustino-del-detersivo-da-vendere-ad-ogni-costo, vera specialità della ditta Berluscofester (Motivo per cui non metto nemmeno un link, chè l’ultima cosa che voglio fargli è pubblicità!).

Ribadisco.

Ribrezzo.

 

WEST HAM

Passiamo il turno in coppa di lega vincendo 8-0! Ok, era il Macclesfield, non il Real Madrid, but stil… eight bombolons!

int fio 2018 2019

Il trenino dell’amore