SCINTILLANTE MEDIOCRITA’

CHIEVO-INTER 0-2

Non siamo alla vergogna, perché a vincere giocando dimmmerda non c’è da vergognarsi. Però da ridacchiare sì. Ripeto che Stramaccioni va benissimo, mi pare preparato ed è pure valido dialetticamente, ma sentirlo dire per tre giorni che giocherà con la difesa a tre perché così attaccheremo meglio è una supercazzola degna del Perozzi. Oltretutto Chivu, la panacea di Transilvania che avrebbe dovuto tamponare gli attacchi veneti e contemporaneamente sventagliare dozzine di traccianti per le nostre punte, resta seduto per l’immancabile cigolio al ginocchio che ne consiglia un uso assai parsimonioso. Lo rivedremo dopo la sosta di Natale.

Il vero gioco di prestigio dell’Inter di ieri sera è stato vincere una partita in cui l’attacco è stato lasciato da solo per 80 minuti su 90, e in cui il centrocampo si è visto praticamente solo in fase difensiva –e anche lì con risultati appena sufficienti-. Erano in 11 in campo, ma per le praterie non presidiate parevano in 4. Samuel ha fatto il suo (cioè dare la prima stecca intimidatoria dopo 5 minuti con inevitabile giallo), ma la forma è ancora lontana dal lasciarci tranquilli. Per fortuna, giocando a tre, aveva accanto non uno ma due altri difensori: e il duo Ranocchia- Juan Jesus (aka Gino Gesù) ha portato a casa la pellaccia anche ieri sera, non senza aver contribuito ulteriormente al mio precoce incanutimento quando hanno lisciato in serie su Pellissier, che per fortuna ha ciccato il tiro.

La lettura degli attaccanti del Chievo mi aveva messo i brividi, scorgendo nomi velenosissimi del passato recente e remoto: Di Michele come già ho avuto modo di dire ha esordito in A con gol contro di noi e ci ha segnato altre gragnuole di reti nella sua onesta carriera di attaccante, mentre Rigoni ha fatto pure meglio, purgandoci 2 volte col Novara nell’ultima di Gasperini l’anno scorso. I due si sono messi di impegno, ma per fortuna Handanovic ha dato ulteriore prova di essere stato un acquisto centrato da Branca & co.

Assisto quindi a un match di rara bruttezza, cercando di capire in quale inopinato modo si possa passare in vantaggio e senza riuscire a rispondermi. Il modo è in effetti estemporaneo, se si pensa che –for once!– il primo gol in Serie A lo segna uno dei nostri: Alvaro Pereira, col pisello in fuorigioco, apre il piattone sinistro e scarpa in rete il tiro-assist di Nagatiello.

Un quarto d’ora prima, Sneijder si era procurato il 156° stiramento della sua carriera, venendo sostituito da Cassano: un compagno di giochi per Milito triste, solitario y final, ma distanze ancora maggiori tra attacco e centrocampo. Chissefrega, in ogni caso siamo in vantaggio  e adesso tocca a loro scoprirsi.

E’ interessante vedere come Stramaccioni continui –legittimamente- a descrivere la sua come una squadra che vuole il possesso palla, che “fa” la partita anziché aspettare, e leggere poi di 5 vittorie su 5 in trasferta e zero su 4 in casa, dove per definizione devi essere tu a inventarti qualcosa senza poter solo difendere e poi ripartire.

Ad ogni modo, siamo in trasferta quindi possiamo permetterci di rimanere allineati e coperti e trovare il pertugio giusto per chiedere la faccenda: volendo sintetizzare un po’ troppo è così che va. Rigoni & co. ci fanno prendere un paio di spaventi, ma dopo la mezzora Gargano –subentrato al Cuchu- pesca bene il duo Principe-Ando’ entrambi sulla stessa zolla. Lo sprint per arrivare sulla palla lo vince il barese, che di piatto destro infila Sorrentino in maniera elementare. 2-0 e partita in sostanza finita.

Per quanto visto, meglio di così non poteva andare. Peccato solo per l’infortunio a Wesley, che –previsione mia- rivedremo non prima di un mese. Questo acuisce ancor di più la mancanza di qualità e di passaggi “pensati” in mezzo al campo: Strama dovrà cavare il meglio da Guarin, Cambiasso e Gargano nella speranza che qualcuno possa inventarsi un paio di imbeccate per il Principe e Cassano là davanti.

Domenica sera arriva la Fiorentina e saranno cazzi da cacare (scusate il latinismo).

 

LE ALTRE

I Viola infatti hanno pareggiato con la Juve strameritando di vincere: per la prima volta dall’anno scorso ho visto i gobbi andare in sofferenza contro una squadra che andava più forte di loro.

Per il resto, il Milan è il primo di noi a vincere a S.Siro battendo 2-0 il Cagliari non senza qualche sofferenza, mentre la Roma impatta con la Samp in quella che doveva essere la consacrazione della squadra di Zeman, rimandata invece a data da destinarsi. Ottimo Napoli che rifila 3 ceffoni alla Lazio e si conferma come unica seria alternativa ai bianconeri per la vittoria finale. Il nostro 4° posto in classifica, per quanto assolutamente provvisorio, è la triste conferma del basso livello della nostra Serie A. Ma a questo punto è anche inutile ripeterlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ancora poco da segnalare, se non che Strama continua a riscuotere successo  presso i giornalisti sportivi italiani. La prestazione di ieri sera è –questa sì- da provinciale, nel senso deteriore del termine, e se non fosse per la mediocrità del materiale umano a disposizione ci sarebbe da fare un paio di domande puntute al mister. Tuttavia il risultato –come sempre peraltro- salva tutti: Inter da trasferta, corsara, etc… Benissimo così, figuratevi…

Per il resto mi limito a segnalare la versione 2012-2013 di Zio Fester Galliani. Non potendo più presentare i suoi nuovi acquisti come “il prossimo pallone d’oro” (Thiago Silva, Ibra, Pato…) ora si è dato ai paragoni azzardati. Dopo la doppietta di ieri sera El Sharaawi gli ricorda Eto’o.

Non c’è battuta, è finita così.

Approfitto della scarsa attualità per tornare sul gustosissimo episodio da teppaglia accaduto tra Allegri e Inzaghi.

Mai in vita mia avrei pensato di dover parteggiare per Superpippa, e soprattutto godibilissimo il tragicomico tentativo di ricucitura andato in onda su Milan Channel. Quel gobbaccio di Crosetti su Radio Capital ha opportunamente chiosato: “la prossima volta cercheranno di convincerci dell’esistenza di Babbo Natale”.

Resto convinto che un episodio analogo fino ad un anno fa non sarebbe venuto fuori. Troppa paura del “padrone” (Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset, proprietario effettivo di quotidiani e periodici) per tentare lo scoop spericolato. No. Fino all’anno scorso il giornalista avrebbe chiamato l’ufficio stampa dicendo “a me risulta questo… che faccio?”, e l’ufficio stampa sapiente avrebbe risposto “non è vero niente, passa in sede che ti do il borsone con le maglie e due biglietti per i tuoi amici domenica”.

O forse senza nemmeno il borsone e i biglietti. Del resto, signora mia, quando c’è la fiducia…

Hai capito il ragazzo... 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin'

Hai capito il ragazzo… 3 gol e 2 assist in 5 partite. Si è meritato un panzerotto e un espressin’

MURPHY’S LAW

INTER-ROMA 1-3

La Roma in formato “squadra bella” vince con merito a San Siro.

Tutti i topoi letterari dell’Inter trovano puntuale conferma, nella serata che vede Florenzi segnare il suo primo gol in A, la squadra del boemo girare come un motorino oliato a dovere e i nostri a pretendere di segnare quasi per diritto divino.

La cosa purtroppo non costituisce novità (ricordo che l’anno scorso a Roma la Maggica der Proggetto ce ne rifilò 4, facendo gridare al miracolo per lo squadrone poi squagliatosi strada facendo), anche perché in casa nostra ci sono tante piccole cose che non funzionano, pur in quadro di comprensibile work in progress.

Il vantaggio giallorosso, ancorchè fatto passare dagli araldi zemaniani come puntuale applicazione della filosofia calcistica del loro santone, è semplicemente troppo facile per trovar posto in Serie A: cross di Totti dopo caffè e sigaretta (tanto è stata asfissiante la marcatura del nostro Capitano) e inserimento del carneade di turno –Florenzi, appunto- non seguito da nessuno chè tanto dove cazzo vuoi che vada…

 In porta. 1-0 per loro.

Da lì in poi diamo timidi segni di vita, con Nagatiello bravo a limitare in parte Destro (per altra parte limitato da Zeman che lo schiera ala destra al confine della linea laterale), Ranocchia ancora una volta sicuro in difesa e il novello trio di centrocampo (Pereira-Gargano-Guarin) a presidiare con buona gamba –ma con qualità nei piedi solo sufficiente. Il Nippico gira fuori un bel sinistro, il Principe finisce 123 volte in fuorigioco, tenta di procurarsi il rigore senza riuscirci e finirà col girare a vuoto per 90’. La fortuna ci assiste nel recupero del primo tempo, quando uno dei pochi sprazzi di Sneijder da 50 metri recapita un pallone sui piedi di ‘A Cassano in area. Fantantonio difende palla e si gira bene col suo fisico da torello; il tiro incoccia la tibia di Burdisso –buon difensore che con gli anni continua ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato- e palombella impazzita che bacia il palo e fa 1-1.

Siccome le leggi non scritte del calcio valgono solo per gli altri (per noi, come suggerisce il titolo, di legge ne vale una sola), la Roma, pur avendo subito il gol appena prima del riposo, entra caricata a pallettoni e riprende il suo gioco veloce e ficcante. Noi dopo i primi 10 minuti tentiamo di alleggerire la pressione, e qui Guarin ha qualche palla sulla coscienza:  una la stoppa a “inseguire”, dovendo poi tirare da posizione defilata, un paio di altre le vuol far passare tra i difensori romanisti sfidando la legge di impenetrabilità dei corpi. La fisica puntualmente obietta e la Roma riparte palla al piede.

A metà ripresa, i maligni dicono in concomitanza con l’ingresso di Cambiasso (vi meritereste Piraccini!), Totti verticalizza in maniera esemplare per Osvaldo  che beffa Castellazzi con un mezzo pallonetto per il nuovo vantaggio giallorosso. Di fatto la partita potrebbe finire lì. Invece troviamo il tempo per far segnare a Marquinho un gol impossibile dopo splendida trivela sempre di Osvaldo, con palla che riesce a toccare l’interno del primo palo e finire in saccoccia a pochi centimetri dal secondo. Il tutto con Castellazzi in colpevole e approssimativa copertura del proprio legno di competenza.

Che dire: complimenti alla Roma che vince con ampio merito. Come detto altre volte, non sarà una bella partita di Zeman a farmi ricredere su di lui (per intenderci, attendo la sconfitta in casa col Chievo di turno con la stessa probabilità della vittoria corsara con un’altra big), e soprattutto occorre guardare in casa nostra: carne al fuoco ce n’è molta, va fatta cuocere a dovere. Patiremo –lo dico per l’ennesima volta- l’assenza di Maicon, il centrocampo ha bisogno di più qualità, ancorchè statica –e in questo senso paradossalmente Stankovic potrebbe essere un buon cambio per Cambiasso in posizione di volante– mentre davanti i ragazzi devono darsi più da fare ed aspettare meno la palla sui piedi. Se lasciamo tutto all’estro –o mestruo?- di Sneijder sappiamo a cosa andiamo incontro: una partita bene e due male. Dietro Silvestre comincia a farmi paura –lo trovo lentissimo, con piedi molto ruvidi e poco senso dell’anticipo; per il resto è perfetto…- anche se le alternative al momento sono ai box (Chivu, how strange) o in forma imbarazzante (Samuel).

Strama deve essere bravo a insistere su questo spartito, ma a modificare un po’ gli arrangiamenti, nella speranza che il paragone con la prima Inter di Mancini –quella della pareggite, per intenderci- possa essere di buon auspicio.

 

LE ALTRE

Vincono. Juve e Napoli a punteggio pieno, Milan che sbanca Bologna e ci riprende a quota 3: peggio di così difficilmente poteva andare, anche se siamo solo alla seconda di campionato. Se poi andiamo a vedere il come le vittorie dei diversamente strisciati sono arrivate, ed ancor di più il come queste sono state commentate dai nostri prodi mediaservi, ci infiliamo in un ginepraio che inizierà tra qualche riga. Qui aggiungo solo che i rotondi punteggi con cui le nostre “nemiche” hanno risolto le loro partite, sono in realtà un po’ più “spigolosi” di quanto non sembri.

 

E’ COMPLOTTO

Il tema di giornata sono gli arbitri di porta, a cui sono sempre stato contrario: i due voyeur dell’area di rigore a mio parere, lungi dal mettere un punto fermo su alcune annose questioni interne ai 16 metri (gol-non-gol e rigori) avranno la nemmeno troppo nascosta funzione di tana-libera-tutti per qualsiasi fattaccio. Una moderna versione del vecchio refrain “l’ha detto il telegiornale”, per cui, se uno viene fucilato in area ma il giudice di porta non l’ha visto, in realtà non è successo.

Andando nello specifico: il Milan viene omaggiato da un rigore generato da un contrasto che nel 99% dei casi si risolve con un fallo dell’attaccante, visto che entrambi si strattonano. Il combinato disposto del giudice di porta e delle strisce rossonere ha in questo caso ribaltato la prassi consolidata, dando il la a Pazzini per la sua tripletta. (Umanamente contento per il Pazzo e la sua tripletta, ma sorvolo per umana pietà sulla casualità degli altri due gol). Similmente, alla Juve viene assegnato un penalty per triplo sandwich su quella formichina di Giovinco, che –poverino- scompare tra 2 difensori ed il portiere avversari. Il colpo di genio sta nell’espulsione del portiere, che di fatto segna la partita in maniera irrimediabile.

Volendo fare il partigiano, nel primo tempo Milito viene strattonato su un cross dalla sinistra in maniera abbastanza palese, ma ovviamente in quel caso il giudice di porta non ha fiatato. Personalmente, per i rigori sono del parere di Casarin, e cioè che ci dev’essere un fallo evidente e che la trattenutina del cazzo (definizione tecnica applicabile anche al contatto col Principe) non sia sufficiente. Ma siamo alle solite: se metto a confronto quella su Milito col rigore dato al Pazzo, non stiamo neanche a parlarne…

Proseguo segnalando come Pazzini e Poli, ripetutamente ignorati da Prandelli nella scorsa stagione, ritrovino ora come per incanto la maglia azzurra, mentre il Cassano strisciato di neroblù misteriosamente l’abbia persa. Ranocchia, essendo rimasto in casa Inter, coerentemente continua a non essere convocato.

Lo dico sorridendo, chè già i nostri si scassano in allenamento. Meno nazionale = meno rischi e + tempo passato coi compagni. Bene così.

 

WEST HAM

Per la gioia di tutti i tifosi italiani, gli Hammers rifilano 3 pere al Fulham, nuova squadra di Berbatov bidonaro del calcio italiano. 3 partite, 6 punti.

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita.... guarda qui che roba!

Che la squadra sarebbe stata disordinata in campo era evidente fin dalla foto pre-partita…. guarda qui che roba!

CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

MA ALLORA DITELO (SE NON AVETE VOGLIA…)

INTER-PALERMO 4-4

L’ennesima partita da circo vede i nostri incassare 4 gol su 5 tiri subiti.

Non mi sentirete mai mascherare un 4-4 in casa contro un Palermo derelitto in un “ma che spettacolo, girandola di gol ed emozioni”. Quelle cagate le deve dire Ranieri per evitare di ammettere davanti ai microfoni quel che io –semplice tifoso a casa- posso digrignare tra i denti: “Manica di pirla!”.

Detto ciò, in avvio lasciamo 5 corner al Palermo che non ne avrebbe nemmeno tanta voglia di stazionare dalle nostre parti, ma come dice il vecchio saggio “vedere cacare venire la voglia” e quindi al 5° tentativo tal Mantovani si trova tutto solo nell’area piccola per coronare il sogno di una vita: gol a San Siro in una fredda e nevosa notte d’inverno.

Per fortuna il Principe è tornato quello che conosciamo, e pertanto gli basta toccare palla per metterla in buca. A fine serata saranno 4 gol convalidati più altri due annullati, a dimostrare quanto sia importante per un calciatore, specie una punta, il “momento”. Miccoli non è da meno, riuscendo nell’impresa di fare due gol in fotocopia ed un terzo addirittura di testa (contrastato non a caso da Nagatiello, collega di nanitudine).

Torno solo un attimo sui gol di Milito per dire che in effetti il terzo di quelli segnati è –di poco- in fuorigioco, ma il commento della serie “nel dubbio è giusto far giocare” evidentemente si applica solo se il tizio in fuorigioco ha la maglia a strisce di colori diversi. Allo stesso tempo, quel che sarebbe stato il 5° gol del Principe è annullato per un cross di Maicon che pare –pare- aver oltrepassato la linea di fondo nel corso della sua traiettoria, ma che nessuna immagine chiarisce definitivamente.

Non essendo serata da analisi tattiche, visto il campo imbiancato (che però sembra peggio di quel che è) vorrei focalizzarmi sull’ormai irrecuperabile equilibrio mentale dei nostri giocatori, specie quelli di difesa. La partita di ieri è la miglior dimostrazione pratica al teorema “Samuel-deve-giocare-sempre”: la coppia centrale di ieri (Lucio-Ranocchia) regala un paio di gol e pasticcia sugli altri due, con Ranocchia evidentemente assente alla lezione nr 2 del difensore in cui si spiega che non fa bello rinviare di testa sui piedi del terzino libero di crossare e con Lucio che fa di tutto per non intervenire sul bomber tascabile in occasione del 4-4.

Coppia di cazzoni inverecondi, che le emorroidi vi colpiscano alla prima pausa di campionato! Maicon ovviamente non si fa pregare se c’è da assemblare cacate in serie, quindi eccolo vagare nell’ultima mezz’ora come uno zombie a cui hanno tolto la Caipirinha, regalando palle e rimesse laterali in serie, risparmiandoci almeno (sarà per il freddo?) il ghigno a commento delle sue malefatte. Julio Cesar infine vive uno di quei classici momenti in cui non appena tirano gli tocca raccogliere la palla in fondo al sacco, mettendoci di suo una vena leggermente inferiore a quella mostrata nei giorni belli. E’ il meno colpevole, in altre parole ma, vista l’assenza di miracoli e le percentuali da cecchino (one shot one kill), finisce pure lui dietro la lavagna.

A metacampo, rimasto orfano di Thiago Motta di cui dirò più avanti, fa bella mostra di sé Poli, che gioca un’ora su buoni livelli e garantisce quella corsa-e-dinamismo diventata oramai un’endiadi dal significato sconosciuto nelle lande nerazzurre.

Wesley fa il bravo scolaro diligente, mettendosi in fascia nel 4-4-2 di Ser Claudio, proprio quello schema nel quale, secondo il Mister, Sneijder non poteva essere sacrificato. Poco male in realtà perché finché resta in campo il pallone passa spesso e volentieri dai piedi stempiati ma pieni di fosforo del pifferaio olandese, che continua a non trovare il gol ma che è in evidente crescita.

Ha voglia Ranieri a dire che la squadra può dare ancora tanto, perché deve ancora inserire Forlan ed ora i nuovi centrocampisti; la mia impressione, visti anche i risultati di ieri sera, è che sarà molto difficile acciuffare il terzo posto, e che vivremo qualche buona sporadica giornata accanto a una routine di quella mediocrità vista nelle ultime uscite.

Con tanti saluti a Zanni  e all’ otimiiismooo

 

LE ALTRE

Detto che si gode sempre a vedere i cugini perdere, devo dire che stante il nostro pareggio, la loro sconfitta equivale a 2 punti persi sulla Lazio, che ora dista 3 punti da noi. Vince anche l’Udinese, che quindi si porta a +5. Dietro per fortuna il Napoli non vince, restando a distanza immutata, mentre la sconfitta della Roma la tiene a debita distanza, ma le mette al tempo stesso addosso una carogna alta 3 metri in vista della partita di sabato, di cui avrei fatto volentieri a meno.

 

CALCIOMINCHIATA

Giusto un accenno alla finestra di mercato di casa Inter, per commentare partenze e arrivi, ma soprattutto modalità degli stessi. Cara Inter, io non voglio sindacare l’addio di Thiago Motta in sé (o meglio, lo voglio fare ma tra poco); quel che voglio far notare è che non è furbo né salubre esporre il tuo allenatore a sparate del tipo “deve restare, non c’è un altro come lui, ho parlato con la Società e mi aspetto che resti con noi” e poi farlo sbugiardare dai giornalisti che gli domandano il perché sia convocato per la partita quando tutti sanno che ha già firmato. Che il trasferimento si sarebbe deciso nelle ultime ore di mercato era chiaro a tutti. E allora per Dio: chiami il Mister, lo informi della cosa, e un cazzo di ufficio comunicazione dice “Mister, la linea da tenere è questa : lei si augura che rimanga, è un giocatore importante, ma ha ben presente le esigenze del Club e se si arriverà a una cessione vorrà dire che i pro saranno stati maggiori dei contro”. As simple as that. Troppo facile? Evidentemente sì…

Entrando nel merito, è vero tutto quel che si dice, e cioè che lui voleva andar via, e tenere un giocatore poco convinto non giova a nessuno. Come al solito, quel che non mi garba è far passare i 10 o 11 milioni come la classica offerta che non si può rifiutare. L’Inter ha bisogno di soldi, questo lo sanno anche gli sceicchi e i petrolieri russi. Quindi Eto’o e Motta sono stati comprati a prezzi di tutto favore per i compratori, e fatte passare come vagonate di soldi che sistemano tutti i problemi del mondo Inter.

Almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele…

Sui nuovi acquisti, sappiamo quel che può dare Palombo (che, once more, per tanto così avrei portato a casa già a giugno dell’anno scorso), mentre confesso la mia ignoranza su Guarin: il fatto che lo stesse seguendo anche la Juve non mi tranquillizza di per sé. Tanto per ambientarsi subito al clima da nosocomio, è arrivato già rotto, perciò ci vorranno 20 giorni (quindi un mese) per vederlo in campo. Se fosse buono abbiamo tutto sommato fatto uno scambio alla pari tra lui e Motta, con il colombiano di 5 anni più giovane. Stiamo a vedere…

 

E’ COMPLOTTO

E qui parliamo di Milan e di come i giornalisti abbiano cercato e sperato di mantenere spiragli aperti all’arrivo di Tevez quando anche il più talebano dei rossoneri avrebbe dovuto capire che, almeno a ‘sto giro, non c’era trippa per gatti. Ribadisco anche come la nostra stampa voglia far fare la figura dei cattivi e dei traffichini a Mansur & Co. che hanno l’ottusa e insensata pretesa di farsi pagare un loro giocatore, e non Galliani e soci, che hanno tentato fino all’ultimo di giocare sporco facendo leva sull’accordo col giocatore per farselo sostanzialmente regalare. Ma tornerei a discorsi riassumibili nella frase “stampa cane da guardia del potere” che ormai sono triti e ritriri. L’ultima puntata? Il Geometra si traveste da Col. Bernacca e decide -ieri- che domenica sera a San Siro ci sarà una tempesta di neve ed è già garantito che non si potrà giocare: chiede quindi alla Lega di spostare la partita a data da destinarsi. Ora, aldilà dell’irritualità della richiesta –ma sappiamo che il Milan ha un certo talento ad apparecchiarsi il calendario ad uso e consumo esclusivo delle proprie esigenze- e senza voler azzardare pronostici sulla riuscita del golpe (che secondo me andrà a segno), noto come nessuno abbia alzato un dito né detto una parola sul fatto che un –se non IL- Dirigente del nostro calcio si arroghi il diritto di decidere che non è opportuno giocare in determinate condizioni, quando proprio le stesse condizioni non impedivano nelle medesime ore di far giocare una partita sullo stesso terreno, che gli stessi giocatori hanno definito meno peggio di tante altre volte.

Che strano eh?

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe...

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe…

4×4

INTER-LECCE 4-1

Il guttalax in zona gol funziona.

Dopo mesi di stitichezza, e diversi episodi di defecatio isterica (cit. Prof. Sassaroli) l’Inter prorompe in tutto il suo potenziale intestinale di macchina da gol, segnandone 4, colpendo altrettanti legni in meno di un’ora di gioco e portando a casa la quarta vittoria consecutiva.

Prima, ovviamente, c’è stato il golazo di tal Muriel che, a cose fatte, può consolarci quantomeno per due motivi: 1) il gol è tanto bello quanto irripetibile (la palla passa tra tre nostri difensori e si insacca sul primo palo) e soprattutto 2) il figuro non è al primo gol in serie A, avendone già segnato uno –altrettanto bello!- una settimana fa.

 L’Inter mostra, seppur al cospetto degli ultimi in classifica, altresì detentori della peggior difesa, una fluidità di manovra sconosciuta fino a oggi, con un Alvarez che per la prima volta fa capire che tipo di giocatore può essere: lento si sa, ma anche bravissimo nel dribbling stretto e praticamente da fermo, e con buona visione di gioco se messo dietro le punte. Forlan gioca un tempo e piglia due pali, muovendosi in 45’ più di quanto Pazzini faccia in 2 mesi. Ruoli diversi, certo, ma uno come El Cacha può farci comodo, essendo la punta più versatile del gruppo. In mezzo, Ranieri impone a tutti di dar palla a Motta, che la sa far girare. I suoi lo prendono alla lettera, sommergendo il compagno di passaggi che assomigliano alle “sòle” in ambito di lavoro: “mmm… c’è una menata da risolvere, a chi la posso piazzare? A Motta!”. Devo quindi assolvere l’italo brasiliano, per il quale come forse saprete nutro quel misto di amore-odio tipico delle love story più struggenti; il ragazzo gioca tremila palloni, nemmeno dei più semplici, e qualcuno fatalmente lo perde, pure maluccio, spianando la strada a qualche contropiede salentino. Per fortuna, dopo la bambola presa in avvio con Muriel, Julione torna sugli scudi chiudendo tutto il chiudibile.

La difesa, quando non scivola, è su ottimi livelli: Lucio-Samuel sono la solita sicurezza, pur tra gli sgusciantissimi attaccanti leccesi, Maicon e (soprattutto) Nagatomo sono due irediddìo. Il secondo tempo del nippico è la pratica dimostrazione di come sia meglio essere veloci e intelligenti, anziché velocissimi ma senza neuroni, come il Cuadrado leccese con cui si è incrociato per 90 minuti.

Là davanti, dopo la macumba di pali colpiti (nell’ordine Forlan, Pazzini, Samuel e Forlan complice deviazione leccese), arriva il tanto agognato pareggio su cross di Maicon: pane per i denti di Pazzini che arpiona la palla e la 1-1. Le speranze di fare il 2-1 prima dell’intervallo sono vane, ma il mio cuoricione deve aspettare poco per tranquillizzarsi: il tempo di un doppio cambio nell’intervallo (Milito e Cambiasso per Forlan e Faraoni), ed ecco Alvarez mettere palla in verticale per il Principe dei “vecchi tempi”: diagonale di destro e palla in rete!

Dopo un paio di infarti causati da palle perse a centrocampo e conseguenti miracoli del nostro portiere su Corvia e Di Michele (che credo NON abbia segnato all’Inter per la prima volta in vita sua…maledetto!) sale in cattedra un indiavolato Nagatiello che piazza due assist per il 3 (Cuchu) e 4 (Alvarez) a 1. Partita in ghiaccio e, per una volta, senza tribulare fin oltre il 90°.

Par gnanca ver…

 

LE ALTRE

L’Inter trae giovamento dal turno pre natalizio, ottenendo strenne da un paio di campi: Udinese-Juve finisce senza reti, così come Lazio-Chievo, il che significa due punti recuperati a tre delle quattro squadre che ci precedono in classifica. Vince solo il Milan, contro un Cagliari tamente generosoda farsi un gol da solo e far di tutto per non ostacolare Ibra nel 2-0… Maledetti!

Ottimi Roma e Napoli, che però sono dietro di noi.

E’ COMPLOTTO

Io credo che Causio abbia avuto la sorella insidiata da un magazziniere quand’era all’Inter. Non è possibile che lo si trovi a commentare i nostri solo quando gioca il Lecce (sua città natale), o l’Udinese (dove ha finito la carriera e dove credo viva tuttora): il tutto con quell’acredine mascherata da imparzialità e voglia di vedere una partita aperta e combattuta. Non mi spiego altrimenti il tifo mal dissimulato per il Lecce che si danna a ricercare il pareggio. Ad ogni modo, sucasse pure lui…

Mi è poi parso un filo eccessivo il commento al gol di Milito, col riferimento a compagni commossi e gente in lacrime: oh, va bene che era in crisi e non segnava da un po’, ma non era reduce da un’amputazione o roba simile: è un attaccante che ha sempre segnato e che si spera continuerà a farlo, che sta vivendo (ha vissuto?) un periodaccio come quelli che capitano a tanti attaccanti. Eppure…

Se i nostri cugini reiterano il reato di falso ideologico ogni giorno (il club più titolato al mondo… a dire stronzate!), noi siamo, senza tema di smentita, il club meno mediatico del mondo. Il problema è che, snobisticamente e masochisticamente, ce ne vantiamo anche…

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione...

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione…

SE OGNI GOL VALESSE UN PUNTO…

 INTER-GENOA 5-2

L’Inter è cambiata, e molto. E’ storicamente stata una squadra basata su una difesa granitica e su una rara capacità di ribaltare l’azione rapidamente ed efficacemente.

Una squadra “femmina”, avrebbe detto GioànBrera. Se volete semplificarla: difesa e contropiede, uno dei modi di giocare più belli che ci siano di giocare il calcio, a mio parere, nonostante la guerra santa fatta negli ultimi vent’anni a questo modo di giocare (sia stramaledetto Sacchi e ancor più il Sacchismo!).

Guardando l’Inter di Leonardo siamo al suo opposto o quasi: gragnuole di gol fatti e qualcuno di troppo raccolto nella nostra porta. Un continuo gioco a chi tira più forte che, devo dire, finora ha dato i suoi frutti: 33 punti in 13 partite sono in effetti molto più di quello che qualunque sano di mente avrebbe potuto chiedere in due mesi da Leo.

Certo, in mezzo ci sono state la sconfitta di Udine (diciamo che ci può stare), quella coi gobbi (gravissima soprattutto per la pochezza dell’avversario, palesata a più riprese in queste settimane) e l’andata di Champions (che al momento pare almeno in teoria ancora rimediabile). Ma 11 vittorie in 13 partite di campionato sono un record vero e proprio.

La partita di ieri si infila alla perfezione in questo contesto: primo tempo da morbidoni ambulanti, con qualche mezza occasione e nulla più –il mio cuoricione ha sobbalzato solo su un tiro-cross di Eto’o su cui Pazzini non è arrivato- fino a beccare il gol da Palacio (gran diagonale di destro sul palo lungo, ma uno coi suoi capelli fa impallidire pure Pandev…).

Psicoterapia di gruppo nell’intervallo e ripresa da “la Polizia si incazza”: entra Pandev e fa bene (!), ma soprattutto la squadra si mette a giocare come sa: se hai Pazzini lo devi servire dalle fasce e infatti dopo sue minuti sapiente apertura di Eto’o per Maicon, che spara forte a pelo d’erba sul primo palo, dove il Pazzo è puntuale per l’1-1. Nemmeno il tempo di esultare e Eduardo, portiere-pippone, ci viene in soccorso: il sinistro di Pandev è buono ma nulla più, eppure il lusitano respinge coi piedi (in senso proprio e figurato) ed Eto’o non può esimersi dallo scarpare in porta il 2-1. Partita ribaltata in un minuto!

Nella giornata in cui il trucchetto “papà pipì” non funziona, metto in atto il piano B, seguendo il secondo tempo seduto per terra e non sul divano. La cosa ha già portato bene nelle ultime giornate dei campionati 2007-2008 e 2009-2010 (Parma e Siena, per intenderci): qui l’effetto è praticamente immediato!

Non solo, i benefici continuano, visto che pochi munti dopo uno straordinario Re Leone ruba palla alla difesa genoana e caracolla in area: supercazzola di finte reiterata e puntata di sinistro in gol per il 3-1.

A quel punto parte la missione “facciamo segnare il macedone”, cosa che riesce puntuale a metà ripresa dopo una bellissima combinazione Eto’o (ancora lui)-Sneijder-Kung Fu Pandev: il piattone sinistro è da “lo-segnavo-anch’io”, ma il ragazzo, dopo settimane di madonne, merita la gioia del gol e gli applausi dello stadio.

La manita è completata con il primo gol in Italia del nippico Nagatomo, che riceve da Kharjah in area e si gira da centravanti vero usando bene il corpo (è vero, anche se sembra una battuta, sfiorando il soggetto l’1.60 e i 50 kg di stazza) prima di scaricare il sinistro sotto la traversa. Tutto bello, compresa l’esultanza col capitano, troppo bella e particolare per non trovare spazio nella foto del giorno.

L’ultima azione della partita ci fa tornare puttane dal cuore d’oro, facendo trovar spazio ancora a Palacio per il cross e facendo segnare a tal Boselli il suo primo gol in Serie A.

E te pareva…

 

LE ALTRE

Diciamolo subito: certo che se segna pure Gattuso di sinistro… la vincium pù la guèra…

Aldilà delle facili derive complottistiche, da cui per una volta mi tengo lontano, tutto mi aspettavo dalla sfida di sabato ma non di vedere Ringhio goleador con una “ciofeca” (ipse dixit) e Buffon correo autore di una paperetta mica da ridere. Onestamente non ricordo negli ultimi anni una sfida tra quelle due squadre che abbia fatto gioco all’Inter: ha sempre vinto quella che in quel momento ci era più vicina, ma sarà senz’altro il caso…

Devo dire la verità: tra Napoli e Juve pensavo che il Milan lasciasse per strada almeno due punti, e quindi la corsa all’aggancio, per quanto ancora possibilissima, diventa ancor più impervia. Lo spazio per sbagliare è sempre meno, anche se la cosa vale per entrambi: noi vediamo che loro non mollano, loro vedono che noi siam sempre lì. La sfida è sui nervi forse ancor più che nei piedi.

Per il resto, il Napoli sembra squagliarsi come un gelato al sole, accusando a distanza il colpo della pesante sconfitta a Milano, mentre Lazio e Roma rialzano la testa in attesa del derby del prossimo weekend. Continua a vincere l’Udinese, anche se solo per 1-0 su rigore, che resta la vera sorpresa della stagione, se si pensa che ha 50 punti avendo perso le prime 4 partite di campionato…

 

E’ COMPLOTTO

Come detto, l’attenzione non è sul presunto biscotto di Juve-Milan: i bianconeri, come detto, sono di una pochezza tale che purtroppo non ci si può meravigliare della vittoria esterna dei cugini. Tolta l’amara sorpresa del “come” la vittoria è arrivata, c’è da ricordare che Abbiati non ha toccato palla e che Ibra e Cassano nel primo tempo si sono divorati due gol che solitamente non sbagliano…

Mi scuso per la ripetitività della considerazione: e noi con questi morti ci abbiamo perso…                           (lascio lo spazio per una parolaccia a piacere).

L’allarme “è complotto” arriva dalle reazioni della stampa dopo Milan-Napoli e annesso rigore di Aronica. Ora, posto che nessun difensore sano di mente dovrebbe saltare così contrastando un avversario in area, l’azione del rigore è preceduta da una paio di situazioni poco limpide: Ibra è in fuorigioco quando fa la torre, lo stesso Pato, a contatto con Aronica, forse colpisce la palla prima di lui. Detto francamente, secondo me non si può dar contro all’arbitro per aver fischiato quel rigore. Certo, poteva vedree l’off side di Ibra e tutto sarebbe finito lì, ma gli scandali cui siamo tristemente abituati sono altri.

Le cose che trovo invece vomitevoli sono tre :

1)    “Casualmente”, dopo l’inevitabile dibattito mediatico sull’”era-rigore-non-era-rigore”, le verginelle a pagamento se ne escono con la singolare iniziativa di una “domenica senza moviola” http://bocca.blogautore.repubblica.it/2011/03/02/una-domenica-senza-la-moviola-in-discussione-la-proposta-di-un-lettore/ , che puzza tanto di silenzio per non disturbare il padrone o, se preferite, somiglia proprio al seguito dell’”abbassiamo i toni” di Zio Fester l’anno scorso in risposta alle manette di Mourinho.

2)    L’arbitro di quella partita, Rocchi, è lo stesso che cacciò Sneijder nel derby più bello del mondo (2-0, gennaio 2010) per averlo ironicamente applaudito dopo un incredibile “giallo” dato a Lucio sgambettato da Ambrosini. Ai tempi, tutti a concordare sulla correttezza del provvedimento, chè mica si può sbeffeggiare così l’arbitro. Ebbene, lo stesso figuro si è preso in fazza uno splendido “Ma cosa cazzo stai facendo, coglione!? Ma cosa cazzo fai!?” da quel lord inglese di Gattuso, che continua, in Italia, sia ben chiaro, a godere di una sorta di impunità che lo fa avvicinare sempre più al suo Presidente…

3)    Da ultimo, piacevole sapere che, al solito, situazioni identiche vengono trattate dalla giustizia sportiva (ma ancor più dai meRdia) in maniera diametralmente opposta:

http://www.inter-blog.net/stampa/napoli-fogna-ditalia-dipende/

Ma chettelodicoaffà

 

WEST HAM

Ragazzi, siamo in corsa per lo scudetto! 3-0 allo Stoke e quart’ultimo posto agguantato, che oggi vorrebbe dire “Salvezza”. Ad altiora semper! 

Arigato' Yuto!

Arigato’ Yuto!

BENE COSI’

PALERMO-INTER 1-2

Cominciamo dalle cose serie e importanti: la miglior Inter vista in stagione a fine primo tempo era sotto 1-0 col Palermo, ma al 90’ vince 2-1 con merito. Questo per dire che non sempre giocare bene uguale vincere.

Tutto il resto viene di seguito.

Il resto parla di un Milito incainato come una belva, che più ci prova e meno segna, di un Chivu che convince sempre meno (o meglio, convince sempre di più di fare una fatica tremenda), di uno Stankovic quasi troppo bello per essere vero, e degli ennesimi misteri della gestione “medica” dei nerazzurri.

Partendo da quest’ultimo punto, apprendiamo nel dopo partita olandese di Champions che Pandev forse si è rotto i legamenti, poi che forse no, è solo un’elongazione, e infine tutti contenti nel desumere che in 15-20 giorni torna in campo. Desumere, ho scritto, perché non sia mai che dall’Inter arrivi comunicazione certa circa i tempi di recupero. E’ una cosa che a quanto so succede solo lì, chè nelle altre società ti dicono -in termini meno tecnici ma più digeribili dal popolo bue- robe del tipo “stiramento, ne avrà per 20 giorni”. Ditemi invece il senso di un comunicato del genere: “Gli esami hanno evidenziato una sofferenza del comparto mediale del ginocchio destro con lieve elongazione all’inserzione prossimale del legamento collaterale interno“.

Contemporaneamente, tra venerdì e sabato riceviamo rassicurazioni –invero non richieste- circa la presenza di Sneijder, che tutti avevamo visto uscire dal campo con le proprie gambe (oltre che, al solito, da migliore in campo). Morale, non è in campo a Palermo, e nemmeno in panca. Dovrebbe rientrare mercoledì col Bari.

Infine, se al Capitano non viene un infarto, per poco non viene a me. Appreso con incredulità del “malore” che l’ha colto a fine partita, come prima cosa il bordocampista di stanza al Barbera pensa bene di tranquillizzarci dicendo come prima cosa “possiamo rassicurare familiari e tifosi, non dovrebbe trattarsi di infarto”. Come prima notizia non è esattamente quanto di più confortante ci possa essere. La realtà racconta di una pallonata presa negli zebedei negli ultimi minuti, che quel grand’uomo incassa senza crollare a terra (“stavamo difendendo la vittoria, non potevo permettermi di stare a terra o di uscire” dirà Zanna-palle-d’acciaio). Morale, al fischio finale rientra in spogliatoio e a momenti sviene. E’ umano anche lui, anche se, portato in ospedale e per fortuna scongiurato il rischio pneumo-torace, rientra a Milano con la squadra.

Per fortuna, il casino totale della condizione medica ci regala anche sorprese positive. Stankovic, al rientro dopo un paio di settimanelle, è in condizione strepitosa, e nei 70’ in cui è in campo, gira a mille. Colpisce l’ennesima traversa della sua vita (credo abbia il record dei legni colpiti in carriera), ed entra di prepotenza nel 2-1 con un’azione che quanto a bellezza va a far compagnia alle perle dell’anno scorso,vedi l’1-0 di Motta nel derby o il 2-1 di Maicon a Udine (4-5 tocchi di prima e palla in buca, in culo alla litanìa “L’Inter-sfrutta-solo-le-qualità-dei-singoli”). Morale, il buon Deki non fa rimpiangere per nulla Sneijder e ci fa guardare con più serenità alle prossime partite, offrendo una valida alternativa anche sul piano tattico: pochi centrocampisti sono completi come lui, e questo ti permette di giocare con millemila moduli diversi. Benitez avrà di che divertirsi con tabelle e disegnini.

Partitona insomma? Se togliamo il gol subito e il primo quarto d’ora della ripresa, sì. Un ventina di tiri verso la porta del Palermo, un primo tempo che poteva finire 3 o 4 a 1 per noi. Bene così insomma.

Le note dolenti arrivano da Chivu e Milito. E se su Diego mi sono già espresso (fisicamente sta crescendo, l’intelligenza per fortuna, se ce l’hai, non la perdi, il gol arriverà, e sarà come il tappo che salta via dalla boccia di champagne), vorrei approfondire il discorso su Chivu.

Posto che nessuno (ho detto nessuno) dei presunti rigori richiesti dai siciliani era da fischiare, dietro a sinistra soffriamo da matti, e purtroppo gli avversari lo sanno. Noto con preoccupazione che, oltre alle solite alette destre piccole-veloci-sguscianti, ora facciamo fatica anche con gente fisicamente più “normale”, giusto per non fare favoritismi a nessuno. Chivu è valido, validissima alternativa sia al centro che in fascia, ma dei 4 di reparto è purtroppo l’anello debole.

Mercoledì su quella fascia se la vedrà con Alvarez del Bari, pettinatura improponibile ma velocità supersonica (che la prima sia conseguenza della seconda?): s’ha da ridere…

Solo poche righe per l’ennesima ode a Eto’o. Due gol uno più bello dell’altro e che Dio ce lo conservi così il più a lungo possibile. Finché gira così, Milito se la può anche prendere comoda (… ma non troppo!).

 

In conclusione, aggiungiamo tal Ilicic al club “primo gol in Serie A contro l’Inter” e ringraziamo Julio Cesar per non aver fatto iscrivere anche l’altro sloveno all’esordio (tal Bacinovic), grazie a intervento provvidenziale a inizio ripresa.

 

LE ALTRE

Un grande Milan (il Milan è ”grande” per definizione, un po’ come la Crisi è sempre “Inter”) strappa coi denti un pareggio in casa contro il Catania. Scherzi a parte, gli Etnei fanno un primo tempo della Madonna e si difendono con ordine nella ripresa, prendendosi un punto stra-meritato.

I cugini devono ancora ingranare, Ibra sembra ancora un pesce fuor d’acqua. Nota di merito a Superpippa, non tanto per il gol segnato sul filo del fuorigioco e nemmeno per quello sparacchiato in curva a metà primo tempo da analoga posizione, ma per il culo quadro che si fa (a 37 anni), lasciando il posto di centravanti-boa a Zlatan, che però non ne approfitta.

Secondo me il vero grande acquisto dei rossoneri è Boateng: un pazzo furioso, corre e lotta come un indemoniato e in più fa vedere due piedini mica da ridere. Se adeguatamente addomesticato può diventare un cavallone di razza.

La Juve passeggia sui resti dell’Udinese, che come al solito sputa sangue contro di noi e si piega a 90° con i gobbi, mentre la Roma col Bologna si fa raggiungere dal laziale Di Vaio dopo essere stata in vantaggio per 2-0. Periodaccio per i romani, passerà.

 

In generale, tutti a dire “siamo all’inizio, c’è tempo, ora i punti non pesano”. Vero, ma in ogni caso cominciamo a inaugurare la “cascina 2010/2011” mettendoci dentro 3 punti di vantaggio sui diversamente strisciati (Juve e Milan) e 5 punti sui giallorossi.

Sperando che il “fieno” in questione cresca con l’andar del tempo…

 

E’ COMPLOTTO

In una giornata abbastanza tranquilla, non è comunque passata inosservata la deferenza con cui viene seguito non già l’incontro di calcio giUocato dal Milan, bensì il riscaldamento dei rossoneri, manco stessero commentando la discesa dell’uomo sulla luna: “Ecco, guardate, ora Ronaldinho sta cercando di colpire il palo calciando da fuori area (cosa che fa da tre anni NdR), tra le urla dei tifosi”.

Ottima poi la risposta di Cambiasso nel pre-partita, quando gli chiedono se l’Inter abbia più voglia vincere del solito, siccome in questa stagione non ha ancora vinto in trasferta. E il Cuchu rispose: “Mah, ne abbiamo giocata una di partita in trasferta, questa è la seconda. Se dici così sembra…” e il tizio solerte “sì ma contavo anche la Champions” e lui “Ah beh, allora due…”.

Sintomatica poi la prima domanda sulla partita al Mister, dopo la miglior Inter vista in stagione: “un’Inter Eto’o-dipendente in attacco e un Milito in crisi che esce arrabbiato dopo la sostituzione”.

Voglio invece spendere -per una volta- parole di lodi e giubilo per il commento tecnico della partita. Il grande e rimpianto Gigi Di Biagio (detto “Gigino-di-testa-sul-primo-palo”, specialità della casa di un paio di lustri fa) commenta con lucidità e per una volta va oltre il risultato, dicendo che l’Inter è sì sotto a fine primo tempo, ma che ha giocato bene e gli è piaciuta, e sottolineando che lo prenderanno per matto, ma che per lui Milito ha giocato bene perché ha fatto i movimenti giusti e si è fatto trovare al posto giusto. Vero, ha sbagliato tanto, ma conoscendo il giocatore non c’è da preoccuparsi.

Ora, sono di parte due volte (interista e fan del vecchio Gigetto), ma questo è quel che vorrei sentire da un supposto commento tecnico: analisi approfondite e dettagli che il tifoso bifolco potrebbe non notare. Che il tal giocatore abbia segnato tirando di sinistro sul palo lontano lo vedono tutti.

 

WEST HAM

Primo punto in classifica, preso a Stoke-on-Trent dopo essere stati in vantaggio.

Eppur si muove, insomma…

Vince, festeggia, sviene, va all'ospedale, torna con la squadra.  E il tutto senza spettinarsi.

Vince, festeggia, sviene, va all’ospedale, torna con la squadra.
E il tutto senza spettinarsi.