THAT’S THE WAY IT IS…

Che ci sia un modo tutto particolare di gestire l’Inter e tutto ciò che la circonda dovrebbe essere chiaro a tutti, per lo meno a chi ha l’insana pazienza di seguirmi, visto che sono anni, anzi aaanni che lo ripeto.

Per i -pochi- San Tommaso sintonizzati, ecco le ultimissime dai campi:

1) L’arrivo di Kondogbia ha spiazzato tutti, me compreso, e prego soltanto che non sia un pacco perchè la gioia epidermica di veder rosicare Galliani potrebbe tramutarsi in peste bubbonica qualora il nuovo arrivato dovesse rivelarsi il nuovo M’Vila anzichè il gemello di Pogba…

My personal best

My personal best

Ma a parte il piccolo dettaglio sull’effettiva qualità del giocatore (che è alla fine quel che conta più di tutto, nessuno lo mette in dubbio), la corsa al ridimensionamento è stata immediata, con SportMediaset a fare la prevedibile parte del leone (o del cagnolino da riporto, fate voi) e tutti gli altri a seguire. Interessante notare come Thohir -come del resto Moratti prima di lui- abbia comunque torto a prescindere: spende poco? Beh così son buoni tutti, poteva starsene a casa sua! Piazza il colpaccio da 35 milioni? E’ uno scandalo, il FPF, da dove arrivano tutti questi soldi!? Eh? Eh? Eh?

2) Esemplare la prima pagina della Gazza di Lunedì 22 Giugno, giorno dell’arrivo di Kondogbia per le visite mediche e la presentazione. Palpabile la voglia di voltare pagina, sparigliare, parlare d’altro, dimenticare quanto appena successo e dare un’altro giro di roulette:

once more with feeling

once more with feeling

Da notare anche il colpo di classe nel richiamo al gol di Thiago Silva col Brasile, ovviamente presentato come “ex Milan“.

3) Altro giro di giostra sul nazionalismo populista della minchia:

“Facciamo giocare i nostri giovani che non costano niente! Basta strapagare tutti questi stranieri!”

“Riportiamo a casa i nostri Maro’!” (che non c’entra nulla  ma incontra in egual misura il mio apprezzamento)

Ecco come risponde a questa stronzata Pierluigi Casiraghi, numero 1 assoluto in Italia nel trovare giovani talenti in giro per il mondo:

“Il rapporto qualità prezzo è incomparabile, perché se voglio un giocatore equivalente in Italia, costa 10/15 volte di più.”  E non stava nemmeno parlando dell’Optì Pobà di turno che mangia le banane in Africa, ma di un ragazzino francese che gioca negli allievi nerazzurri.

Ah, per inciso: ce l’hanno gufata due mesi dicendo che Thohir non voleva rinnovargli il contratto e che sarebbe andato al Barcellona dell-ex-rossonero-Braida, e invece…

to be continued…

LUSTRI LUSTRI E LUSTRI OPACHI

Il 22 Maggio del 2010, vedendo il Capitano con occhi spiritati appoggiarsi la Champions in testa, ho pronunciato parole che ad oggi suonano come un beffardo presagio:

Visto questo, posso anche accettare 5 anni con Orrico in panchina e Pancev centravanti!

Non pensavo che, tra tutti i momenti in cui avrebbe potuto prestare orecchio, il buon Dio si sarebbe preso la briga di ascoltarmi proprio quella volta, ma tant’è…

Dal 22 Maggio 2010 ad oggi abbiamo assistito ad un pervicace, insistito e più che riuscito tentativo di distruzione del giocattolino. Non che tutti abbiano le stesse responsabilità, sia chiaro. Il Signor Massimo ha avuto sì l’immenso merito di portarci in cima al mondo, ma anche il poco invidiabile posto di guida nella discesa agli inferi nella quale galleggiamo da qualche tempo.

Da parte sua, il co-pilotaThohir ha passato buona parte del primo anno a capire come cacchio funzionasse il giocattolo nuovo, ragionando col proverbiale buon senso del pater familias (leggi confermando Mazzarri all’insegna dell’ “avanti piano“) prima del doppio carpiato dello scorso Novembre con cambio in panchina, investimenti massicci e pagherò avvitati.

Le ultimissime dicono che la più che probabile assenza dall’Europa ci giocherà a favore nel non dover scontare immediatamente le sanzioni del Fair Play finanziario, con mercato estivo in versione Ferrarelle (leggasi: leggermente frizzante), rispetto all’acqua Panna delle ultime stagioni. Yaya Touré, Thiago Motta, Jovetic, Pedro… se non altro i nomi che circolano -prenderli poi è tutto un altro paio di maniche- sono all’altezza del nostro blasone e decisamente più appetibili di Campagnaro, Dodò e Laxalt.

Ma aldilà di questo, la cosa su cui volevo ragionare (e alfine bestemmiare) è quanto siano stati diversi gli ultimi 10 anni di storia nerazzurra: nel 2005 iniziava la cavalcata di successi che abbiamo poi mandato a memoria con la mano sul cuore.

Non solo, quei giorni videro la nascita di un unicum assoluto nella recente storia nerazzurra: il progetto. Una cazzo di strategia di durata superiore al bimestre; un allenatore cui dare pieno e fattivo appoggio (roba diversa rispetto al “carta bianca” chiesta da Lippi e perfettamente ricordata dalla Curva in un Inter-Juve del 2002), l’acquisto di giocatori non solo forti ma utili alle effettive necessità della squadra.

Basta scudetti d’estate. Basta punte e mezzepunte affastellate come se non ci fosse un domani. Come la base spaziale del Lego (sempre agognata e mai raggiunta nella mia bionda età), vedevo estasiato la squadrèta cresce un pezzo alla volta, bella e solida come la sognavo.

Il resto è storia. Anzi è leggenda.

But once you reach the top the only way to go is down…

E infatti, vinto un Mondiale per Club di pura inerzia, abbiamo buttato nel cesso uno Scudetto che una gestione solo un poco meno simpatttica avrebbe potuto garantire senza eccessivi problemi. Ma quella stagione si concluse comunque con un Mini Triplete (“Mini un cavolo!” disse uno splendido Moratti al Varriale di turno), che è pur sempre un buon cuscino su cui piangere.

Il delirio è iniziato da lì in poi, con allenatori e giocatori bruciati in serie, e con la palese e palesata incapacità di gestire il cambiamento. Ci si è quindi spenti per autoconsunzione, arrivando a festeggiare il quinto posto del 2014 -miglior risultato dopo il 7° del 2012 e il 9° del 2013- quasi come se fosse un capolavoro, al punto di rimirarlo con la bava che cola 12 mesi dopo (cioè oggi).

Sarà che sono ossessionato da processi industriali e flussi produttivi, ma così come riconoscevo nel lustro d’oro l’effetto della strategia vincente e del fosforo unito al genio, altrettanto qui nella mediocrità del campo vedo l’indecisione e il pressapochismo gestionale.

Come troppo spesso accaduto negli ultimi anni, abbiamo “interessanti prospettive per il futuro“, chè peggio di così è dura. Il Mancio continua ad essere la nostra miglior carta da giocare, a compensare una mancanza di attrattiva nei confronti di giocatori che -se davvero di livello- avrebbero una dozzina di destinazioni da preferire ai nostri lidi.

Ma di ciò avremo modo di sapere e commentare.

Per il momento chiudiamo l’album dei ricordi, non necessariamente solo rose e fiori… Ricordi simili alla cucina marocchina… (vero Paolino e Ponchia?).

Facendo poi presente a chi di dovere che i 5 anni di Orrico e Pancev scadono oggi…

Grazie…

Rise and fall (and hopefully rise again...)

Rise and fall (and hopefully rise again…)

REBUS

BAGATELLE POLITICHE

So che l’attesa era palpabile e non ci dormivate la notte, così ho deciso di scrivere quel che penso di Sacchi e delle sue recenti dichiarazioni.

Scrivere spero possa chiarire anche a me come la penso, aldilà dell’idiosincrasia che ho sempre nutrito nei confronti di questo soggetto.

Se devo partire da un’analisi limitata alle sue esternazioni, mi trovo in gran parte d’accordo con Tommaso Pellizzari quando dice:

“se si ricoprono certi ruoli (o se si è comunque una persona di rilevanza pubblica) non è necessario essere razzisti per essere considerati inadatti. Basta esserlo sembrato, anche solo per un secondo. Il problema italiano è che questo concetto è diventato basilare all’estero, mentre da noi ha perso rilevanza per un malinteso senso di che cosa sia il politicamente corretto. Da noi è diventato sinonimo di buonismo ipocrita, mentre all’estero (ovviamente, là dove non si esagera) è il criterio adottato per assicurare rispetto a tutte le categorie sociali: con quel tanto, certo, di formalismo di facciata che l’essere personaggio pubblico richiede. E che è uno dei fondamenti della civiltà”.

Occorre secondo me mettersi d’accordo su cosa si intenda oggi per razzismo.

Nei decenni passati quel termine è stato utilizzato unicamente per bollare qualunque (s)ragionamento si ispirasse a questioni di superiorità della razza e idiozie simili.

Queste stronzate purtroppo non sono ancora scomparse, ma onestà impone di poterne certificare la sensibile diminuzione nel mondo di oggi.

Lo svilupparsi di una società multietnica ha senz’altro avuto un benefico effetto nell’aprire gli occhi a molti di quelli che evidentemente pensavano che persone con un colore della pelle diverso dal nostro vivessero sugli alberi o si nutrissero di bacche e cespugli.

Chiaro, un Calderoli al mondo lo troverai sempre e in ogni quartiere, a riprova che la deficienza (intesa proprio come mancanza, in questo caso di neuroni) abita anche a pochi isolati da noi.

In questo nuovo scenario globbbale si sono però fatti strada due diversi ragionamenti, che hanno al loro interno innegabili elementi di razzismo:

Il primo è quello sintetizzabile con l’ignoranza o la paura del diverso, ed è quello in cui personalmente faccio ricadere le elucubrazioni di Sacchi, ultimo iscritto all’affollatissimo club del “io non sono razzista, però“.

Onestamente, non ce lo vedo Sacchi coi baffetti arringare la folla propugnando la superiorità della razza ariana. Ciò premesso, è innegabile che il riferimento costante (chè il ragazzo mica ha iniziato ieri, vedi infra) ai troppi giocatori di colore, ai tanti stanieri che fin dal calcio giovanile rubano il posto ai nostri giovani virgulti, fino alla vergogna di essere italiano per i suddetti motivi, qualcosa senz’altro dicono.

Vogliamo chiamarlo protezionismo, nazionalismo, miopìa storica? You name it

Faccio presente che l’uscita è stata stroncata pressocchè unanimemente al di fuori dei patrii confini, a prescindere dalla credibilità del censore di turno.

Torno a citare Pellizzari:

Ci sono ruoli (e persone che li ricoprono) ai quali non è consentita la distinzione fondamentale fra essere e apparire qualcosa. Ad Arrigo Sacchi è capitata la stessa cosa successa al presidente della Federcalcio Tavecchio con la celebre frase su Optì Poba: non c’è dubbio che Tavecchio non sia razzista, ma la sua frase l’ha fatto sembrare tale. E questo conta. Il guaio è che in Italia sembra contare meno che nei Paesi ai quali ci piace credere di assomigliare, come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti: dove infatti le frasi di Tavecchio e Sacchi hanno scatenato un putiferio.

 Se poi guardo alle persone, ai colleghi o alle testate che hanno voluto difenderlo, e soprattutto al come ciò sia stato fatto, ho ancor meno dubbi a capire da che parte stare.

No, davvero: Bargiggia ce l’ha coi negretti perchè han ciulato il posto in squadra al figlio??

No, davvero: Ancelotti che mette una toppa che è peggio del buco, citando il capoccione per difendere il suo ex allenatore??

Buona parte dei difensori di Sacchi sono -guarda caso- legati al mondo rossonero e/o berlusconiano (chè Carletto è simpatico a tutti ma me la ricordo l’intervista in cui magnificava al figlio bambino le qualità di “quel signore lì alla tele“).

Buona parte dei difensori di Sacchi, insomma, la pensa come lui e non vede il problema, chè alla fine ragioniamo tutti per luoghi comuni, vecchi stereotipi (per fortuna passati) e poi in fin dei conti non volevamo mica offendere nessuno.

Ecco quindi il secondo ragionamento, forse nato in reazione del primo: i detrattori lo bollano come buonismo o come eccesso di politically correct, io invece lo ritengo sintomo di intelligenza, di saper vivere, se mi si passa la definizione.

Chiamiamolo senso di opportunità.

Ovvio che non possiamo crocifiggere un semplice cittadino che fa queste uscite, se il suo amatissimo ex-ex-ex-Presidente del Consiglio pestava merde diplomatiche simili...

Non si capisce, non si vuole capire quanto siano delicate ed importanti certe tematiche.

Qui siamo invece al “ma che cazzo vogliono? mica li ha chiamati “negri“! Che poi… non è mica colpa sua se sono neri, quindi di cosa stiamo parlando??“.

Un Bar Sport. Mal frequentato. Con tutto il rispetto per i tanti Bar Sport.

E ADESSO PARLIAMO DI COSE SERIE

Chè alla fine, tutto ‘sto delirio farneticante serve solo come preambolo per la vera ragione del mio astio verso l’Arrighe nazionale.

Ieri sera, per la prima volta, ho sentito fare la domanda che attendevo dal 1987: complice l’esternazione di cui si è detto e la concomitante ricorrenza del compleanno di Baggio Roberto, emblema del geniale fantasista poco inquadrabile negli schemi da lavagnetta e quindi incompatibile col sacchismo, le mie orecchie hanno sentito ergersi soave il dilemma:

Ma Arrigo Sacchi ha fatto bene o male al calcio?

Chi mi conosce sa come la penso. Sintetizzando in due righe: con quel popò di squadrone ha vinto poco (1 solo scudetto, 2 Coppe Campioni ai tempi dell’embargo inglese, con la nebbia di Belgrado e incontrando Steaua Bucarest e Benfica in finale. Taccio sull’Intercontinentale vinta al 458′ con autogol su punizia di ChiccoBubuEvani).

Ovunque sia andato, da lì in poi, ha raccolto briciole, Mondiale USA ’94 compreso.

Ma non è questo il punto. Sono un nerazzurro rancoroso e il mio è un fiero parere fazioso.

Il problema è che quest’uomo da vent’anni continua a citare il “suo” Milan quale unica pietra angolare e solo termine di paragone possibile per qualsivoglia squadra di pallone del globo terracqueo.

Episodicamente, e con malcelata falsa modestia, fa entrare nel suo cerchio magico l’Ajax di Cruyff e il Barcelona di Guardiola. Bontà sua.

Da più di vent’anni lui e i suoi sodali sparano minchiate sull’imprescindibilità del vivaio, sull’assoluta necessità di avere una base autoctona per vincere, addirittura sul fatto che tanti giocatori debbano venire dal bacino della città della squadra (sei di Cinisello? Eh eh eh… non vai bene!). Tutto meravigliosamente smentito dai fatti, nel senso che si può tranquillamente vincere anche in maniera diversa.

Oltretutto, qualcuno dovrebbe far presente a questi qui che tra quei tempi e i nostri ci sono ormai quasi trent’anni. Trent’anni nei quali il mondo, che piaccia o no, è cambiato.

E se non sono capaci, o se si ritengono così intelligenti da non dover perdere tempo per capire davvero come funziona il settore giovanile meglio gestito in Italia, è grave.

Non tanto per loro. Di loro chissefrega.

E’ grave, come al solito, che nessuno glielo faccia presente. Di più: li si difende, moltinemicimoltoonore.

Come scrissi nella nota con cui nel 2001 restituivo al mittente lo sgradito omaggio “Silvio Berlusconi: una storia italiana“:

il problema non sei tu: il problema è chi ci crede!

Vecchio ma sempre valido

Vecchio ma sempre valido

CALCIOMERCATO ED ALTRI DUBBI ESISTENZIALI

Proposito per l’anno nuovo: fare chiarezza e spazzare via i dubbi.

Ecco il modo migliore per incasinare ancor di più le cose.

Va beh, ci si prova.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Il Calciomercato dei ragazzi inizia di fatto a metà Novembre con l’esonero di Mazzarri e l’arrivo del Mancio. Dovrei conoscerla la squadra, e dovrei sapere che prima o poi il momento del cambio-panchina-gira-la-ruota-compra-una-vocale arriva, anche se ogni volta mi struggo e me ne scandalizzo.

Non essendo però solito zompare sul carro dei vincitori, mi limito a gioire senza vergogna per le innegabili migliorìe apportate dal Mister con la sciarpetta. Al tempo stesso, però, constato un cambio di strategia radicale da parte della società, che mi pare preoccupante per lo meno dal punto di vista della coerenza.

Siamo, se mi si passa il paragone blasfemo, anche se non so per chi lo sia di più, nella situazione dell’Italia durante in Governo Monti: lì il Professore imboccò con grigia sicurezza la strada del rigore, dei tagli e del lacrime-e-sangue, esattamente come Thohir aveva fatto intendere nei primi 12 mesi della sua gestione. Solo così si può spiegare la conferma di Mazzarri e del suo concetto calcistico.

Di fatto, si prende coscienza di essere diventati una neo-provinciale e si cerca di risalire passo dopo passo.

Non rinnego il ragionamento in sè, che mi vedeva concorde sul concetto di neo-provinciale (visti gli squallidi risultati sportivi) e che continuo a ritenere condivisibile sulle possibilità di risalita vista la scarsa qualità del nostro Campionato (dellaserie: “facciam cagare ma gli altri non sono messi molto meglio. Basta poco che ce vo’“).

Posto che l’obiettivo unico e irrinunciabile per sopravvivere a certi livelli è quello di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, confermare il Miste’ e comprargli due o tre rinforzi per il suo calcio mi pareva logico e coerente con il Masterplan testè enunciato.

Ecco quindi arrivare laterali di spinta (Dodò), cagnacci a centrocampo (Medel, M’Vila) e punte a supporto (Osvaldo) a prezzi contenuti. Ecco rimanere i pochi-ma-buoni in rosa (Handanovic, Kovacic e Icardi). Ecco una squadra sulla carta più forte di quella che l’anno prima è finita quinta.

E’ chiaro che alla prova dei fatti qualcosa non ha funzionato: se tra Torino, Palermo, Cagliari, Parma e Verona raccogli solo 3 punti, le prospettive cambiano, e la credibilità dell’allenatore agli occhi della Dirigenza scema ai minimi storici.

Se consieriamo che poi s’è anche messo a piovere… (cit. nefasta)

Ecco allora lo spariglione totale, che ci ha riconsegnati alla dimensione di Squadra Simpatttica a me così poco cara ma evidentemente irresistibile per i nostri cromosomi.

La metafora potrebbe essere questa: ci siam messi in corsia di sorpasso per superare il Pandino 750 verde acqua che viaggia a 40 km/h (quanto li odio i vecchi Pandini!), ma una volta iniziato il sorpasso ci accorgiamo di avere il motore che batte in testa e un TIR che arriva in direzione opposta. A quel punto o rientri e ti accodi paziente e rassegnato al Pandino della minchia, o scali in seconda e piazzi l’accelerata sperando di rientrare in corsia prima del frontale.

...sperando che l'epilogo non sia questo...

…sperando che l’epilogo non sia questo…

A voi il compito di accoppiare i protagonisti della vicenda con la favoletta da CCISS-viaggiare-informati.

E’ innegabile che il Mancio abbia rivoltato l’ambiente come un pedalino.

“Noi non siamo una provinciale, seppur con un glorioso passato e con ampi margini di miglioramento.

Cazzo, noi siamo l’Inter!”

Quindi, non rompete le balle che non ci sono soldi, inventiamoci qualche stratagemma per portarne subito un paio di quelli bravi da queste parti“. Queste, più o meno, devono essere state le parole del Mancio al momento della firma del contratto.

CHE AL MERCATO MIO PADRE COMPRO’

Qui però scattano le salutari differenze con la precedente gestione e cioè: detto/fatto!

Nella prima settimana di mercato i due esterni agognati da Mancini sono già abili e arruolati, nonostante il (presumibile) primo obiettivo sia sfumato “perchè lui -Cerci- voleva solo il Milan“. E’ impietoso il confronto con i recenti mercati di riparazione (e non solo): là dove arrivavano fuoriclasse del calibro di Rocchi e Schelotto, ora ecco un campione del mondo (Podolski) e un primissimo rincalzo dell’ultima squadra ad aver fatto un triplete (Shaqiri).

Ecco il cambio di marcia, ecco il tentativo di sorpasso a rischio frontale-col-TIR. I nostri stanno comprando quel che serve, subito e a debito, puntando probabilemente sulla saggezza popolare meneghina, che dice chè a paga’ e a muri’ ghè semper temp…

Si è capito che aumentare i ricavi col merhcandising e gli sponsor è cosa buona e giusta, ma non succede dall’oggi al domani. E soprattutto, che vendi bene un prodotto vendibile (e quindi una squadra in Champions), non il pallido ricordo della squadra che fu.

Thohir può non capire molto di calcio (probabile), ma è uomo di mondo e di affari, e questo l’ha capito in fretta.

Abbiamo cambiato gioco, quindi: non più tagli e spending review, ma aiuti alle famiglie e alle imprese e Banca Centrale che stampa moneta.

Praticamente: da Mario Monti a Tsipras in due mosse.

Celebrati come giusto gli arrivi dei due esterni di attacco, è ora di sfoltire un po’ la rosa, anche per raggranellare qualche milioncino.

Personalmente sarei più che disposto a giubilare carneadi e chiaviche quali M’Vila, Khrin, Mbaye (bravino ma chiuso da tanti esterni), Jonathan (non ho capito se è ancora rotto, ma in ogni caso di terzino brasileiro tutto attacco e niente cervello ne basta uno, e Dodò è più giovane). C’è anche il rischio di guadagnar due soldi…

Nonostante le ultime uscite positive, continuo a pensare che Guarin sia un danno più che una risorsa, e approfitterei dei “brilli estemporanei” (cit.) mostrati recentemente per dargli una bella spolveratina e piazzarlo in vetrina in attesa del miglior offerente.

Discorso inverso invece per il Kuz che (guarda cosa mi tocca scrivere) si rivela secondo me un utile rincalzo lì in mezzo. La qualità del nostro centrocampo è tale per cui lui è quel che più si avvicina a un regista, e quindi va tenuto nonostante sia lento, legnoso e brutto come il peccato.

Rimanendo in quella zona di campo, metto my two cents per implorare il Mancio di non segare definitivamente Hernanes. Il ragazzo ha piede, testa e gamba per giocare sia a metacampo che davanti, e solo questo (unito ai 20 bomboloni spesi 12 mesi fa) dovrebbe bastare a tenerlo stretto.

Arrivo a dire che spero che non si concretizzino le trattative con Lucas Leiva o Thiago Motta (che verrebbe qui solo per infortunarsi meglio…): loro sì che sono centrocampisti patentati, ma con uno di loro titolare, Hernanes l’avresti perso del tutto, arrivando ad utilizzarlo come rincalzo del primo che si fa male.

Rimaniamo così, piazziamo il Profeta accanto a Medel, alterniamo davanti Icardi, Palacio, Podolski, Shaqiri e Kovacic. Alle brutte, Hernanes fa il trequartista e il Kuz ne prende il posto. Arriviamo in Champions così e poi a Luglio riparliamo di centrocampisti.

Infine, l’attacco: Osvaldo credo andrà via, o comunque non rientrerà in rosa. Se conosco i miei polli, il Mancio ha un Ego inferiore solo a quello di Mou e una sceneggiata così non gliela perdona. Nemmeno Gionnidèpp è uno che scherza a livello di umiltà, e quindi non ce lo vedo a strisciare davanti a tutto lo spogliatoio chedendo scusa.

Piccolo inciso: Osvaldo è un minus habens e lo sappiamo, ma calcisticamente ha ragione da vendere a smadonnare contro Icardi: Maurito è forte e segna, ma se avesse la metà dell’acume calcistico di un Osvaldo (non dico del Milito dei bei tempi) sarebbe già oggi un fuoriclasse. Fine dell’inciso.

Spero solo che vada dove non può far danni, e quindi non ai cugini nè alla Fiorentina, chè il ragazzo, al netto delle tare mentali, a calcio ci sa giocare e qualche scherzo sarebbe più che in grado di farcelo…

Pur confortato dagli ultimi risultati, per il terzo posto continuo a vederla durissima, ma è sacrosanto provarci. Tutto fa brodo, soprattutto la consapevolezza di essere cambiati, di saper giocare a calcio.

E poi c’è comunque un’Europa League da provare a vincere.

La Champions passa anche di lì e, si sa, vincere aiuta a vincere.

Meditate gente, meditate…

mumble -mumble

mumble -mumble

CONIGLI MANNARI

INTER-VERONA 2-2

Siamo nelle mani (o meglio nei piedi) di Kuzmanovic.

Detto questo, detto tutto.

Come sapete, il serbo non è esattamente nelle mie simpatie, ma non ho problemi ad ammettere che, della manciata di deambulanti visti sotto la torrenziale pioggia meneghina, il Kuz è stato tra i meno peggio, dando geometrie e (udite-udite) movimenti senza palla in più di un’occasione. Il ragazzo ha intelligenza calcistica superiore a quella di buona parte dei suoi compagni di squadra.

Ad onor del vero, la cosa, più che essere un complimento a lui, è un rimprovero agli altri. Ma tant’è…

Peccato che la fine capoccia calcistica sia montata su gambe da bradipo e piedi non proprio raffinatissimi.

Riconosciuti al soggetto in questione i legittimi meriti, resta poco altro di cui godere; pareggiamo una partita nella quale pigliamo l’ennesimo gol in apertura (dopo averlo già rischiato poco prima, courtesy of Juan Jesus e pezza messa da Vidic), e che riusciamo a raddrizzare anche abbastanza presto: il cross di Ranocchia -nota ala tornante di caratura mondiale- pare lungo, ma Palacio è esemplare nella sponda a centroarea dove Icardi gira in gol col piattone sinistro.

Il demente ha poi l’idea geniale di zittire il pubblico, tanto per mettere un po’ di pepe al culo a gente che andrebbe solo ringraziata per lo sbattimento che si fa ad andare a San Siro per assistere a simili spettacoli.

Idioti quando fischiano Mazzarri a prescindere, esecrandi quando lo colpiscono ripetutamente col laser, esempi lampanti e viventi di quel Tafazzismo da cui facciamo fatica a guarire. Ma da qui a sfancularli perchè ti fischiano se dopo 10 minuti sei sotto in casa col Verona ce ne passa.

Ad ogni modo, il resto del primo tempo va avanti con il 75% di possesso palla per i nostri, per una volta nemmeno troppo sterile. Loro ci manca poco che si appendano alle traverse per quanto sono “bassi”; noi collezioniamo un bel palo del Kuz, una decina di cross tra Dodò e (soprattutto) il rientrante Nagatiello, qualche capocciata velenosa sui calciodangoli (cit.)

L’inizio della ripresa ci è favorevole, con la coppia di attaccanti a lavorare ancora d’intesa: Palacio -in crescita- scivola sulla destra e mette il tiro-cross rasoterra che Icardi tocca quasi sulla linea, vanificando l’intervento in scivolata di Rafa Marquez.

Siamo a quel punto nell’inusuale condizione di vantaggio, ed evidentemente non sappiamo che farcene, visto che dopo pochi minuti Medel ha il geniale istinto di parare una girata tutt’altro che pericolosa di Juanito Gomez. Rocchi per una volta l’azzecca (per quanto io nel dubbio l’abbia maledetto più volte prima di vedere il replay) e fischia il rigore, che Handanovic para quasi senza mia sorpresa, chè il ragazzo in questo è veramente il migliore che abbia mai visto.

La partita però inevitabilmente cambia, con i nostri a soffrire l’inferiorità numerica e la lingua a penzoloni conseguente alla frasferta transalpina di giovedì. Auspico e smadonno sperando nel 3-1 su un rimpallo o uno dei succitati calciodangoli, e quando vedo Vidic staccare imperioso a metà della ripresa salto sul divano convinto che sia fatta.

Invece è fuori. Invece la piglieremo inder posto.

Tutto è fin troppo chiaro quando vedo i dentoni di Nico Lopez e Saviola pronti a entrare per gli ultimi 10 minuti.

Al Verona, fantasia zero: dopo aver scoperto che hanno due difensori omonimi (un Rafa Marquez messicano, un Rafa Marques brasiliano) constato che i due attaccanti subentranti hanno lo stesso soprannome: El Conejo (e guardando le foto si capisce il perchè).

nico lopezsaviola

 

 

 

 

 

Vuoi che due tizi che entrano, che hanno lo stesso soprannome, e che hanno il primo effetto di farmi venire in mente il perito industriale Carletti di fantozziana memoria (“detto il leprotto per una malformazione congenita al labbro superiore“, non ci facciano lo scherzetto?

find the differences

find the differences

E infatti, detto fatto: tacco geniale dell’ex Barcellona e sinistro cazzuto sul primo palo per il giovane argentino.

Gol preso all’89’, e tutto sommato è giusto così, chè avremmo potuto vincere solo per pura insipienza altrui.

Ora le “solite” due settimane di pausa per le nazionali, da passare recitando rosarioni collettivi in vista del Derby di domenica 23 e sperando nella resurrezione di qualche (ex?) buon giocatore…

 

LE ALTRE

L’occasione era -l’ennesima- assai ghiotta per recuperare due o tre punti su Milan, Samp, Genoa, Lazio e Fiorentina. E invece, rimaniamo diligenti in nona posizione, senza nemmeno quelle “interessanti prospettive per il futuro” che già troppe volte negli ultimi tempi ci hanno beffato sul più bello.

Il Parma, nostro giustiziere solo qualche giorno fa, torna ad essere se stesso beccandone 7 dalla Juve, mentre la Roma si limita a tre contro il Toro. Colpaccio del Napoli che sbanca Firenze scalando al terzo posto in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi ha messo più tristezza è stato il commento pressochè unanime dopo il tristissimo pareggio strappato col St Etienne in settimana. Esattamente come si fa con gli impediti, è stato tutto un coro di “beh dài, bravini, non avete perso, il primo tempo avete anche segnato“.

Mancava solo il pat-pat sulla crapa tipo Benny Hill.

Non che ad altre latitudini si stia meglio ma, come noto a molti, c’è una parte di Milano dove il sole splende sempre. E poi Pippo è tanto un bravo ragazzo e mangia sempre la bresaola con l’insalata per rimanere in forma.

Deludente Porrà quando si atteggia a Emilio Fede dei tempi andati, fingendo volutamente di non ricordare il nome di Bolingbroke, il nuovo CEO dell’Inter, e attuando quel perculamento ormai di dominio pubblico che è financo stantìo rintuzzare, ma che merita, almeno qui, qualche picconata esaustiva:

1) Moratti o non Moratti, quel modo di gestire una squadra di calcio è finito per sempre: non è più concesso buttar soldi ai quattro venti, rispondendo “tanto son soldi miei“. Alla UEFA non frega nulla, semplicemente lo vieta a tutti. A maggior ragione a chi ha 100 milioni di perdita di bilancio.

Mi sta bene che il tifoso medio(cre) non lo capisca. Di contro, chi fa il giornalista sportivo di mestiere ed agisce in buona fede (ragionando per assurdo, s’intende), dovrebbe avere la decenza di ricordarlo. Invece è tutto un rimpiangere il Presidente Simpatttico e la sua (non) gestione, che in massima parte ci ha portato alle odierne tristezze.

2) Vero che il marketing e il brand non fanno gol ma, purtroppo, è solo da quello e da qualche cessione azzeccata che puoi raggranellare i soldi necessari a comprare gente forte. Non mi pare così difficile da capire, a patto di non voler non capire.

3) Mazzarri recita malaussènamente lo scomodo ruolo del capro espiatorio, ma è in realtà il tecnico “giusto” per questa Inter: triste, sconsolato e appena decente. Detto che nemmeno Mourinho potrebbe fare molto di più (Oh no, cos’ho detto! Gesù mio, misericordia, perdonami), non è saggio cambiare allenatore “tanto per“. Ma vallo a spiegare alle prostitute intellettuali…

 

WEST HAM

Pareggio casalingo apparentemente insipido contro l’Aston Villa, che ci consente però di re-staccare l’Arsenal (sconfitto) e di mantenere l’insperata quarta piazza.

 

Che cos'è il genio?

Che cos’è il genio?

MANUALE DEL (ANTI) CALCIO

CESENA-INTER 0-1

Coerenza, Mario. Coerenza.

Hai sempre detto che avresti sempre preferito una vittoria risicata, squallida e imbarazzante ad un pareggio arioso, spettacolare e pieno di giUoco.

Coerenza.

Ok, ce la posso fare: i tre punti sono la cosa più importante, e di questo, visti i tempi grami, dobbiamo gioire.

I tre punti sono anche la sola cosa da portarci a casa, visto che la pochezza dei nostri è stata imbarazzante quasi quanto il completo “spezzato” (solita maglia del pigiama accoppiata a calzoncini bianchi con numeri rossi: i trend setter credo chiamino questo stile “‘na scarpa e ‘na ciabatta“). Quantomeno, la mise è lo specchio perfetto della prestazione dei ragazzi. Giochiamo per un’ora con un uomo in più, soffrendo sistematicamente il loro pressing, finendo una decina di volte in fuorigioco e rischiando di prendere il fischione all’ultimo secondo.

Detto che i pochi scampoli di calcio ce li fanno vedere Kovacic ed Hernanes (i migliori da un punto di vista potenziale, e per fortuna anche all’atto pratico), il resto della partita è la quintessenza di una imbarazzante mediocrità, con la difesa a soffrire molto più i propri limiti tecnico/tattici della pericolosità degli avversari, e con gli attaccanti a far a gara tra loro a chi butta nel cesso più occasioni da gol.

Ma abbiamo vinto, e dobbiamo farcelo bastare.

Vestendo per un attimo gli amati panni del tènnico, mi vengono in mente due robe:

1) se avessimo un centrocampista degno di tale nome (e quindi non un paracarro come il Kuz, un picchiatore in libera uscita come M’Vila, un cranioleso come Guarin o un bravo ragazzo come Khrin), caldeggerei fortemente un immediato passaggio ad una difesa a 4, in modo da guadagnare un uomo in più in mediana, tanto per non essere costretti a novene e rosari  quotidiani che preservino Kovacic e Hernanes da qualsivoglia malanno di stagione.

Sento parlare un gran bene di Baselli dell’Atalanta, il nuovo Pirlo secondo la vulgata pallonara. Ora, posto che non l’ho mai visto giocare, sarebbe interessante acchiapparlo e capire come potrebbe cambiare la nostra mediana supportando i due succitati, fermo restando il cagnaccio Medel a randellare tutto ciò che si muove dalle sue parti (se è il pallone, pazienza!, cit.). Probabilmente non se ne farà nulla, visto che l’arrivo dell’orobico pare condizionato alla partenza dell’amatissimo Kuz, che legittimamente non ne ha manco per le palle di andarsene in una squadra (ancor) più scarsa della nostra.

2) In apparente contraddizione con quel che ho detto e scritto ultimamente, le critiche a Mazzarri mi paiono sempre meno irragionevoli.

Mettiamola così: il Miste’ offre evidenze quotidiane che corroborano il già robusto dossier ai suoi danni. Partite come quella di ieri, o come il soporifero 0-0 infrasettimanale contro il St Etienne, sono tra le peggiori esibizioni dei nerazzurri che io ricordi. Non solo: questa considerazione comincio a farla abbastanza di frequente, segno che non si tratta della solita “giornataccia” che capita una volta ogni tanto, ma che è proprio una tendenza non so quanto rimediabile.

Personalmente, continuo a pensare che una squadra che schiera Palacio, Icardi, Hernanes, Kovacic, Ranocchia e Handanovic non possa far così schifo. Se invece fa -ripetutamente- così schifo, lo sguardo volge inevitabilmente verso la panca.

Ora, riprendendo l’auto-esortazione iniziale (Coerenza!) non arrivo ovviamente ad augurarmi “la testa di Mazzarri su un piatto“, ma le motivazioni alla base della mia convinzione sono puramente economiche: non ce lo possiamo permettere!

Aver visto il Mancio in tribuna ieri ha fatto vacillare il mio cuoricione da tifoso e, se continuo a ritenere che nemmeno Gesù Cristo potrebbe fare di Jonathan il nuovo Maicon, inizio a sospettare che attorno a Mazzarri inizi a mancare quella fiducia da parte di tutto l’ambiente (Società in primis e giocatori in secundis) necessaria per “fare bene” -altra frase che odio, come se ci fossero squadre che vogliono fare “così così” o addirittura “fare schif’alcazzo“.

Mi auto-infliggo un periodo di auto-analisi per capire che razza di tifoso sono.

Vi farò sapere i risultati.

LE ALTRE

Detto che Udinese e Sampdoria sono meritatissimamente al terzo posto, con i liguri attesi in settimana a San Siro, Lazio e Napoli vincono mantenendo immutato il loro vantaggio nei nostri confronti.

Guadagniamo invece 2 punti su Milan e Fiorentina che pareggiano nel posticipo dei posticipi, mentre là in cima la Juve torna a +3 battendo il Palermo e approfittando dello 0-0 della Maggica in casa Samp.

E’ COMPLOTTO

Non volendo dissipare ulteriore spazio informatico sull’addio del Signor Massimo, faccio solo presente quanto successo a distanza di poche ore.

Il nostro, dopo mesi di silenzio d’oro, prorompe in tutta la sua simpatttia vaticinando volatili per diabetici all’attuale Mister e facendo capire che, con lui ancora al comando, l’esonero ci sarebbe già stato.

Due giorni dopo, le già ricordate dimissioni, nei tempi e modi sbarazzini così consoni al personaggio.

Grazie a una fortunosa coincidenza, merito dell’utile idiota di turno, la nuova dirigenza del Club ha l’occasione di guadagnare immediatamente vagonate di punti in popolarità presso i tifosi nostalgici, assestando quello sganassone mediatico che noi poveri Intertristi chiedevamo al Signor Massimo da anni, mai ascoltati se non per argomentare che “noi siamo superiori, non ci abbassiamo al loro livello, tanto la gente sa com’è andata…“.

E invece, eccolo qui il capolavoro:

#insiemeallasuareputazione

Spero sia chiaro a tutti il danno perpetuato in 18 anni di dichiarazioni Simpattiche e la squassante differenza con le 6 righe qui sopra incorniciate.

Probabilmente, un ventennio di esternazioni quotidiane e rese con la consueta disponibilità aveva annebbiato la vista a molti e reso tanti di noi (di voi!) incapaci di capirne la gravità.

Eh sì che bastava così poco…

Concludo con una bagatella, ennesima spia dell’aria che si respira intorno alle strisce neroblù. La Gazza dà 5 in pagella all’arbitro di Cesena-Inter argomentando che il rigore “ci può stare” ma che l’espulsione è eccessiva.

Però, nell’apposito “box” che analizza più in dettaglio gli episodi da moviola, la solfa è leggermente diversa. Lì testualmente si legge: “Poco da dire sul rigore, mentre qualche dubbio arriva sul rosso per la chiara occasione da rete. Palacio, infatti, per scavalcare il portiere cerca la via esterna, mentre Lucchini sta rientrando. La regola, però, è severa e dà parametri precisi: quando il fallo arriva nei pressi dell’area piccola, il rosso è quasi automatico. Mazzoleni, insomma, si attiene alla direttiva (molto severa e contestata) avuta“.

Ma intanto gli diamo 5 e buttiamo un po’ di merda nel ventilatore, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Nel frattempo, il raddoppio della Juve si limita a “suscitare dubbi”. Tanto stavano già vincendo…

WEST HAM

Goduria pura!

Battiamo 2-1 il Manchester City e restiamo quarti in classifica!

E, ancor più bello, il secondo gol è frutto di “moviola in campo”, con gli arbitri a bordo campo a controllare e confermare in pochi secondi che la palla ha interamente superato la linea entrando quindi in rete.

as-simple-as-that

as-simple-as-that

Senza interminabili interruzioni nel gioco, senza suicidi di massa, senza rivolte popolari nelle strade. E, soprattutto, in culo a Platini!

They fly so high!

maglia del pigiama e braghe coi numeri rossi?!?!?

maglia del pigiama e braghe bianche coi numeri rossi!?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ma come ti vesti !?!?!

C’ERAVAMO TANTO AMATI (…forse)

L’ennesimo coup de théatre del Signor Massimo fa definitivamente chiudere la lunga parentesi Morattiana all’Inter.

Lasciando ad altri il sollazzo di compilare pagelle e rendiconti da cui fare uscire l’ormai ex Presidente come eroe o unico colpevole del dissesto finanziario, userò tutta la lucidità mentale di cui sono capace (ah beh allora…) per analizzare i punti di vista delle due parti di fatto in causa: Moratti e Thohir.

 

IL PUNTO DI VISTA SIMPATTTICO

Moratti ha preso atto della sostanziale inutilità del suo ruolo, che era anzi in contrasto con la sua visione del Club. Non ha condiviso nulla delle scelte strategiche dell’ultimo anno, dal repulisti in Società a tutti i livelli, alla attenzione quasi ossessiva ai conti passando per il continuo e continuato sostegno a Mazzarri.

Dal suo punto di vista è legittimo chiedersi: “chi me lo fa fare di rimanere in una Società che sta facendo damnatio memoriae di tutto quel che ho fatto negli ultimi 20 anni?

Questo nonostante lui stesso avesse capito che era impossibile andare avanti con la gestione paternalistica del Club, non solo e non tanto perchè i danari per ripianare le perdite erano sempre i suoi (fatto che da solo lo avrebbe legittimato a stufarsi già prima del lustro d’oro), ma anche e soprattutto per le nuove regole sul Fair Play Finanziario, che molti fingono di non comprendere.

La mossa di cedere il Club è stata sofferta più di quanto noi tifosi possiamo immaginare, e nel mio piccolo avevo riconosciuto in quel gesto un grande senso di responsabilità del Signor Massimo.

Quando i soliti faciloni, criticando quel rigore che Moratti non ha mai avuto, sfottono Thohir dicendo “per fare il ragionierino da 4 soldi, allora poteva pure rimanere Moratti“, in realtà non vedono il problema (e sai la novità!). Moratti, proprio per le sue qualità, non ha saputo nè voluto fare una vera spending review del suo Club, perchè non era nelle sue corde, perchè ha sempre generosamente pagato di tasca propria per compensare questa mancanza di efficienza e oculatezza nelle spese.

Ma, e questo era stato il mio plauso, ha fattivamente riconosciuto questo suo limite, passando la mano e cedendo “la sua figliola” a un soggetto che potesse farla andare avanti in altro modo.

Ha speso un sacco di soldi (suoi).

Si è tolto le sue porche soddisfazioni.

Ha dato quel che poteva dare (tantissimo).

Ha soprattutto dato quando poteva dare, chè adesso la spesa matta e disperatissima non è più consentita.

 

IL PANORAMA VISTO DA JAKARTA

E qui entra in ballo Thohir, arrivato come un maltollerato straniero, capace di guardare solo ai conti e accusato di voler fare dell’Inter un giocattolo di brand, marketing e internazionalizzazione. Ma questo lo sappiamo: come detto, è esattamente il complemento di Moratti, ne ha pregi e difetti speculari.

Solo che, concedetemi due righe da tifoso complottista, a Moratti si rimproverava di essere uno scialacquatore troppo tifoso, e a questo di essere un freddo calcolatore. Prostituzione intellettuale.

Come dissi un anno fa all’atto dell’insediamento, la speranza riposta nella nuova proprietà era di mantenere i pregi e correggere i difetti della gestione precedente. A 12 mesi di distanza si vedono chiari i passi compiuti per allontanarsi dai difetti.

Si rischia però, con un’espressione che odio, di buttar via il bambino con l’acqua sporca.

Tento di spiegarmi meglio.

Quando si dice che Thohir dovrebbe investire di più nella squadra, che dovrebbe far sognare i tifosi, che -in buona sostanza-  dovrebbe comprare giocatori più forti, si dice al tempo stesso un’ovvietà ed una fesseria.

E’ palese che tutti noi saremmo più contenti di avere Vidal al posto di Guarin o Pianjc al posto del Kuz, ma l’amara verità è che è finito il tempo del “cià s’el custa“, col Presidente a cacciare l’assegno e comprare il Ronaldo di turno. Che Fabio Monti se ne faccia una ragione.

Ammesso e non concesso poi che il Pianjc di turno accetti l’offerta (chi cacchio glielo fa fare?), la UEFA te la farebbe pagare carissima. Possiamo discutere ore sugli arzigogoli trovati da PSG e Man City che spacciano per sponsor tecnici quelli che sono sostanziosi finanziamenti al Club, ma l’esistenza di furbetti che cercano di aggirare le regole non è un buon motivo per infischiarsene.

Le sanzioni UEFA, per quanto blande per ora, non tarderanno ad arrivare già adesso a bacchettare i nostri conti (appuntamento a inizio Novembre) . Figuriamoci cosa sarebbe successo assecondando le voglie da tifoso e comprando un paio di campioni (da convincere con ingaggi astronomici, per compensare l’almeno iniziale mancanza di appeal da Top Club).

Quella pagina è parte del nostro glorioso passato, ma non tornerà. Non a breve, almeno.

Da un punto di vista gestionale, il piano di Thohir è chiaro e per me condivisibile: i tagli -invero già iniziati sotto la gestione Moratti con i risparmi sugli ingaggi più onerosi- sono conclusi, chè meno di così non puoi spendere se vuoi avere una squadra presentabile. C’è da aumentare i ricavi e quello, ahimé, non lo fai in due giorni.

Tutto giusto, come detto. Poi, come dice il Sergente Lo Russo in Mediterraneo, “c’è modo e modo…di dire, il concetto resta quello…“.

Non che io aneli all’ingaggio di prostitute elleniche in quantità, tanto per rimanere in ambito-citazioni cinefile. Vorrei solo che Thohir nella sua gestione non eccedesse nella distruzione di tutti i simboli del tempo che fu. Aldilà degli slogan da tifoso (l’Inter agli interisti e altre panzane assortite), credo sia importante avere una continuità con quei valori (sportivi, etici e societari) che devono rimanere marchio distintivo del Club. Ecco perchè l’allontanamento di Moratti può constituire un pericolo. Non sarei sorpreso di vedere Zanetti seguire l’esempio del suo padre putativo e questo, aldilà della fumosità della sua attuale carica di Vicepresidente, potrebbe sancire una netta e definitiva cesura tra l’Inter che è stata e quella che sarà.

Il continuare a “non essere quella roba là“, aldilà degli ingaggi di Fassone, degli accordi con Lotito e con Infront, è un paradigma che la nuova dirigenza dovrebbe porsi come ineludibile.

E tutto ciò richiede la coerenza e l’onestà intellettuale di riconoscere e far propri i pregi della gestione-Moratti.

I conti sono una cosa, i colori un’altra.

Un bravo Presidente deve saper trovare posto per entrambi.

Questo chiedo a Thohir, con o senza il Signor Massimo.

moratti-inter-addio-indonesia-tuttacronaca

 

 

 

TANTO PER DIRE…

Approfitto della pausa Nazionali, che ovviamente ci fa perdere un paio di giocatori, per fare informazione di servizio (o di “servizi”, intesi come gabinetti) verso l’Inter e segnalare un paio di cosucce.

1) Dopo il lodevole intento di “dare una rinfrescata” all’immagine del Club -più che opportuno, direi- avevo accolto con giubilo la notizia per cui il nome da utilizzare nelle competizioni europee sarebbe stato “Inter Milano” e non più “Inter Milan”.

It’s a simple little “o” but it makes a world of difference…

In realtà, la messa in pratica di questo principio, anche sempliciotto diciamo la verità, deve aver incontrato qualche intoppo, perchè le due partite di Europa League viste online (courtesy Rojadirecta) mostravano il vecchio e fuorviante nome di “Inter Milan” ancora in bella vista.

Provvedere!, direbbe il Sor Savino alla moglie del Necchi.

2) Se l’immagine è importante -ribadisco: solo Moratti non la riteneva tale, con l’approccio Simpatttico che tanti frutti bacati ha dato nel corso della sua gestione- allora buon senso vorrebbe che le formazioni mostrate nella grafica televisiva di inizio partita facessero vedere i giocatori con la maglia giusta: non dico proprio con la maglia da trasferta in caso di partita giocata in completo bianco, ma per lo meno con la divisa della stagione in corso.

La maglia di quest’anno, come detto, è un pigiama, ma è l’immagine più riconoscibile dell’Inter di quest’anno: e allora, diamineiddio, perchè devo vedere le facce dei nostri incollate alla maglia dell’anno scorso? (Pre-partita di Fiorentina-Inter su Sky)

Provvedere.

3) Infine, noto che il Club delle vedove morattiane ha un nuovo -e insospettabile- membro. Oltre al socio fondatore Fabio Monti, patetico quando riduce il paragone tra Moratti e Thohir all’acquisto di Ronaldo da parte del primo contro la conferma di Mazzarri ad opera del secondo, anche Alberto Cerruti dalla Gazzetta di martedì ci fa sapere di rimpiangere i bei tempi andati del Signor Massimo, e addirittura rievoca i fasti di una Società vicina all’allenatore (ma quando mai??): una frase come “Thohir sarà bravissimo a far quadrare i conti, però da quando c’è lui si avverte un vuoto, anche mediatico, che né Fassone, né Ausilio, per motivi diversi, possono colmare” è un falso ideologico che fa ridere per non dir di peggio, e ancor più ci fa capire quanto la precedente gestione mediatica della Squadra facesse comodo a tutti gli addetti ai lavori.

Provvedere.

In Gazzetta evidentemente vogliono portarsi avanti col lavoro, mascherando per refuso quel che è invece un gufaggio preventivo. Certe cose non cambiano mai: se già fai schifo, nel dubbio di danno un altro ceffone agratis. Ecco quindi che le sconfitte consecutive dell’Inter da due diventano già tre. Commossi ringraziamo.

Precisissimi, tassonomici e nozionistici poi nello squadernare sondaggi e tabelle, tanto per ribadire il concetto: Mazzarri è un pacco se rapportiamo stipendio a punti fatti, l’Inter è ancora zeppa di stranieri e invece gli Italiani sono più forti, l’Inter la delusione del Campionato, addirittura scomodiamo Zidane per dire che all’inizio faticava, ma poi ha giocato contro l’Inter e ha preso il volo.

Poi ovviamente anche noi interisti ci mettiamo del nostro, col Baffo Mazzola che se ne esce con la battuta “non mi sembra che Thohir abbia voglia di spendere molto“, quando è ovvio che, più che non volere, è il non potere. Ma facciamo finta di niente, piazziamo la battuta e famose du grasse risate!

II sunto di tutto ciò in realtà è una semplice domanda: avendo rimosso e sostituito la stragrande maggioranza del Management legato alla precedente gestione, quando cazzo arriva il mènegger-esperto-di-comunicazione?? Devo venire io?

 

Colonna sonora: "Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin..."

Colonna sonora: “Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin…”

SCATAFASCIO

INTER-CAGLIARI 1-4

…E sì che dovresti conoscerli, i tuoi amati eroi in pigiama e braghette.

E invece no, ti fai ciulare per l’ennesima volta, convinto di assistere in un tranquillo pomeriggio di fine estate alla goleada che possa palesare ancora una volta l’incoscienza di Zeman. Al contrario, ecco i nostri amatissimi negli ormai consueti panni dei resuscita-morti, a dimostrare tutto il peggio di loro stessi in meno di un’ora.

L’elenco dei soggetti da spedire a vendere il proprio deretano dietro modesto compenso è assai lungo e variegato; detto ciò, mi pare facilotto e banale citare il Misteh come primo destinatario della missiva. Posto che al 90′ siam tutti fenomeni e maestri del “lo sapevo che con quella squadra qua ne pigliavamo quattro“, onestamente la formazione alla vigilia non mi sembrava così inconcepibile: un cambio in difesa (Andreolli per Ranocchia), uno sulle corsie laterali (Nagatiello a riposo nelle ultime uscite) e l’applauditissimo Medel a coprire la coppia di interni votata all’attacco (Kovacic & Hernanes). Davanti, Palacio e Osvaldo scelta inevitabile visto Icardi claudicante.

Tuttavia basta poco per capire che il nippico è in giornata-genialoide, allorquando dopo 10 minuti rimette in gioco il piccolo Sau inizialmente in off-side per lo 0-1 iniziale.

Si capisce che sarà giornata di festa per che vende biglietti di ingresso del Club Gautieri.

Se è per quello abbiamo l’astuzia -e il culo- di riprenderla abbastanza in fretta, con la furbata di Palacio che imbecca Osvaldo per il più facile dei diagonali.

Finita la festa? Macchè. Nagatiello si piglia due gialli tanto ingenui quanto ineccepibili a-termini-di-regolamento e ci lascia in 10 alla mezzora del primo tempo. A poco serve lamentarsi del doppio giallo ex abrupto, nè del fatto che giocatori con strisce diverse avrebbero ricevuto un bonario cazziatone al posto della seconda ammonizione. Lo sappiamo, ma non è un buon motivo per entrare in quel modo a metacampo su una palla tutt’altro che pericolosa.

Morale: fuori il capitano di giornata, fascia sul bicipite di JJ, e inizia la giostra. Ekdal pare il fratello forte di Paolo Rossi e ci purga tre volte in un quarto d’ora, trattenendo a stento la risata dopo uno dei goals. Giusto così, facciamo ridere ed è giusto essere perculati quando (non) si gioca in questa maniera. Del resto lo svedese il primo gol in Serie A l’aveva fatto con noi, e quindi chi se non lui poteva fregiarsi del notevole titolo di “triplettista nella tana dei tripletisti“?

In tutto questo puttanificio, Handanovic trova il tempo di parare l’ennesimo rigore della sua carriera, buono solo per le statistiche e per gli amanti del Fantacalcio visto che, ad ogni buon conto, sul corner successivo becca la quarta pera.

Il riposo non è nemmeno più utile per riordinare le idee e pigliare a ceffoni qualcuno negli spogliatoi, chè una squadra con un quoziente intellettivo normale, una volta rimasta in 10 fa muro fino all’intervallo e cerca di sfangarla nel secondo tempo. Ma noi squadra normale non lo siamo per definizione, e Mazzarri sostanzialmente questo dice nel dopo partita, ed il ragionamento è giusto.

Detto ciò, caro mio, sei tu a dover trasmettere idee e pathos ai giocatori, mica mio nonno!

Registro comunque l’ammissione di colpa del nostro che, credo per la prima volta, ammette di aver sottovalutato l’aspetto fisico e mentale dei suoi e di aver peccato di leggerezza nello schierare la formazione.

Può darsi: stento a credere che con M’Vila e Guarin al posto di Medel e Hernanes ci avremmo capito di più; sono invece convinto che in 11 senz’altro ce la saremmo giocata. Magari ugualmente persa, ma almeno non così.

La ripresa infatti vede un’Inter passabile solo se paragonata al nulla visto nei primi 45 minuti, ma di fatto il match era già bello che finito.

E’ tipico dei nostri buttar via il lavoro di settimane, se non di mesi, con qualche quarto d’ora di follia pura, e questo si è puntualmente -e nuovamente- verificato.

Spazio quindi ai catastrofisti del CrisiInter, del Vidic che in realtà è un morto che cammina, del Hernanes che è un pacco, del Medel che sì va bene ma è come giocare con quattro stopper (lo stesso Medel fino a due giorni fa nuovo idolo di San Siro e grande acquisto di Ausilio).

Tanto più voglio allontanarmi dalle ultime stagioni di “vorrei ma non posso”, quanto più vedo preoccupanti analogie con le manciate di occasioni buttate nel cesso, quasi ad aver paura di staccarsi dalla mediocrità delle teoriche inseguitrici del duo di testa.

LE ALTRE

Infatti, se noi facciamo per distacco la figura peggiore della giornata, i cugini fanno finalmente avverare l’auspicio di Mauro Suma pareggiando col Cesena, mentre la Fiorentina continua a non vincere ed il solo Napoli strappa 3 punti corsari in casa del Sassuolo. Tutto ciò in classifica vuol dire mucchione di squadre tra i nostri 8 punti ed i 6 della Viola, quando una gestione solo un po’ meno psichiatrica ci avrebbe visto almeno a 11 punti.

Uno dovrebbe esserci abituato, ma alla fine ci spera sempre…

Roma e Juve, chettelodicoaffà, vanno avanti che è un piacere e dopo 5 giornate sono a punteggio pieno. La sola consolazione è che al prossimo turno non potranno vincere entrambe, stante lo scontro diretto da giocare sabato a Torino.

E’ COMPLOTTO

Irritante come solo una vedova può essere Fabio Monti del Corriere della Sera. Il ragazzo ancora non è rassegnato all’uscita di scena del Sig. Massimo e non perde occasione di criticare tutto quel che ha a che fare con la nuova gestione-Thohir. Stavolta se la prende con la musica troppo alta durante il riscaldamento dei giocatori, causa secondo lui della scarsa affluenza allo stadio, o dello speaker che celebra Handanovic dopo la parata sul rigore (cosa che avviene da almeno un lustro ad ogni penalty bloccato dai nostri estremi difensori).

Non che le critiche non siano sacrosante: pigliare 4 gol dal Cagliari di Zeman è da squadretta di quartiere e, per quel che mi riguarda, non sarà certo questa vittoria a farmi cambiare idea su quello stralunato e simpatico personaggio -il boemo- capace di splendide vittorie ad intervallare sequele di sconfitte sonanti.

Detto ciò non resta che constatare l’incoerenza e la volubilità dei giudizi dei cosiddetti esperti del settore, capaci di magnificare le imprese di quegli stessi soggetti che un attimo dopo diventano totalmente inadatti a ricoprire certi ruoli.

Mazzarri che fino a poche ore fa era finalmente entrato nella testa dei giocatori, aveva dato una mentalità alla squadra, teneva in mano uno spogliatoio in cui finalmente si respirava una bella aria (quoque tu, Zio Bergomi, con la storia del clan del asado!), adesso è ovviamente un caprone, incapace, non all’altezza dell’Inter.

Io torno a dire quella che ritengo essere la triste realtà: il Misteh è un allenatore medio, adatto ad una squadra media come la nostra. E’ purtroppo all’altezza di questa Inter.

C’è da sperare che possano crescere insieme, dimenticando al più presto figuracce come queste.

WEST HAM

Sconfitta di misura ad Old Trafford, nonostante l’ultima mezzora giocata in superiorità numerica e con il pareggio di Nolan ingiustamente annullato per fuorigioco.

It’s conspiracy!

ci ridono anche in fazza...

ci ridono anche in fazza…

STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…