COLPO DI… COU(LO)

INTER-CAGLIARI 2-1

La compagine nerazzurra spezza le reni a un Cagliari fresco di cambio di allenatore e privo di due dei suoi uomini migliori (Astori e Cossu).

Fine delle buone notizie.

State alla larga dai commenti trionfalistici e da epifanìe di rimonta che sanno di presa in giro come poche altre cose nella vita.

I miracoli non si ripetono, e all’Inter il miracolo è già capitato l’anno scorso, riuscendo a raddrizzare una stagione cominciata ad minchiam. Già altre volte mi sono soffermato sulla peculiarità di vedere un non allenatore (Leo) capace di serrare i ranghi e di portare la squadra ad un dignitoso 2° posto e ai quarti di Champions.

Vero che i 37 gol di Eto’o hanno dato una grossa mano, ma quel semestre è comunque stato un qualcosa di irripetibile, più ancora del Triplete 2009/2010: quella è stata la sublime conclusione di un ciclo preparato e gestito con attenzione nel corso degli anni, che aveva portato la squadra a crescere un po’ ogni anno e a dare il meglio di sé in quell’anno di grazia. E’ stata una squadra strategicamente concepita per arrivare a poter vincere tutto, e per nostro gaudio l’ha fatto.

Quella dell’anno scorso, invece, era un insieme di ottimi giocatori lasciati senza guida (Ciccio Benitez si è inimicato tutti in 2 giorni) e poi ricompattati nella inusitata maniera di cui si è detto.

Preso atto che la programmazione e la strategia non sono il piatto forte della casa, ci troviamo oggi con una squadra che non funziona, per tre motivi principali:

1)  I campioni rimasti sono 2 –Maicon e Sneijder- e passano più tempo in infermeria che in campo;

2)  La vecchia guardia è tecnicamente e mentalmente affidabile, ma è ormai usurata: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Motta, Stankovic, Milito… tutta gente che purtroppo non può più giocare più di una partita a settimana senza correre seri rischi di ricadute;

3)  I giovani, checché ne dica certa stampa prezzolata, non sono assolutamente all’altezza: come dicevo in apertura, non facciamoci ingannare dai giudizi trionfalistici per i Coutinho e gli Alvarez visti contro il Cagliari. Hanno fatto un’onesta ripresa, ma da qui a celebrarne le gesta e farne i nuovi Sneijder e Kakà ce ne passa… Non hanno il passo, né il fisico per giocare ad alti livelli, e se entrambi mi fanno rimpiangere Recoba (con tutte le Madonne che gli ho tirato in 10 anni di stipendi rubati), un motivo ci sarà…

Piccola parentesi per lodare l’illuminata dirigenza nerazzurra nel gestire la settimanella di Sneijder: dopo aver appreso di un problemino alla coscia durante gli allenamenti con la nazionale, la nostra solerte diplomazia è riuscita a risparmiargli ben 2 (due) dei 90 minuti di un’amichevole che Wesley stesso aveva ammesso “contare poco”. Tornato alla base, è stato subito messo nelle amorevoli mani del nostro staff medico, che lo ha consegnato al Mister per la partita di sabato. E come la Ferrari degli anni bui, che riusciva a rompere il motore nel giro di prova, il nostro ha pensato bene di stirarsi il retto femorale durante il riscaldamento.

Ma cazzo, solo io ho pensato che fosse un azzardo farlo giocare dopo tutto quel che si era letto e sentito in settimana? E invece eccola lì, l’ennesima conferma del fatto che a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca.

Sto tenendomi alla larga dalla fredda cronaca della partita perché, al di là del risultato favorevole, non c’è davvero molto di cui gloriarsi: bella quanto estemporanea l’azione che porta alla traversa di Pazzini; sapiente il destro a giro su punizione di Zarate con analogo epilogo, ma per il resto poca roba. L’intervallo non pare portare consiglio a Ser Claudio, visto che toglie proprio l’argentino (uno dei pochi che almeno correva e poteva essere un surrogato di Sneijder) per inserire Alvarez, che fin qui ha avuto il solo merito di far apparire Thiago Motta uno scattista da indoor.

In realtà ci dice culo, perché passiamo in vantaggio con gol di Thiagone su punizia di Alvarez, con l’italo-brasiliano in palese fuorigioco, per una volta non visto dagli arbitri. Dopo poco, sempre Alvarez ruba una delle 5 o 6 palle sulla nostra trequarti e avanza lemme lemme verso l’area avversaria. Contrariamente a quanto fatto nelle altre occasioni, non viene rimontato dall’avversario al piccolo trotto, ma combina con Cambiasso per poi servire Coutinho, che esplode tutta la sua potenza con una bomba che si infila rasoterra sul primo palo sfiorando i 40 all’ora… il mio stupore è tanto e tale che grido “ha segnato il bambino dell’asilo!”, dimentico del pupo che mi siede di fianco e che inizia a chiedere ossessivamente se il bambino in questione fosse in classe con lui. Alla fine la risolvo così: “No Pancho, non è in classe tua perché è un po’ più grande”. “Ah, è un mezzano?” “Sì, bravo, è un mezzano, lunedì dillo alla maestra: sabato nell’Inter ha segnato un mezzano!”.

Sul 2-0 l’Inter potrebbe dilagare, ma ovviamente se ne guarda bene, arrivando anzi a rischiare l’imponderabile, quando Larrivey (avessi detto Batistuta) prima si vede annullare il gol per sospetto fuorigioco e poi infila la pera del 2-1, dopo che Faraoni -subentrato nella ripresa e salutato con soddisfazione dal sottoscritto che lo ritiene tra i pochi giovani promettenti- aveva lasciato ampio spazio a Nainggolan per l’assist preciso e conseguente tap-in.

Per fortuna di tempo ce n’è poco, e il tutto finisce in un mediocre 2-1 che ci fa respirare.

LE ALTRE

Volendo fare battute, potremmo dire che la vittoria ci consente di guadagnare due punti su Milan, Lazio e Napoli, nonché tre sull’Udinese sconfitta a Parma. Fatta la battuta, rimaniamo saldamente nella colonna di destra, quantomeno in attesa del recupero di Marassi. La solfa non cambia, tocca fare più punti possibili da qui a Natale e poi alzare la testa e vedere a che punto siamo. Realisticamente parlando non si può puntare a più di un terzo posto, che appare tanto difficile quanto cruciale per il futuro nerazzurro: se già di soldi ce ne sono pochi, chi avrà voglia di venire in una squadra che non fa nemmeno la Champions?

Il Milan onestamente subisce un furto a Firenze, dove Culetto d’Oro Seedorf si vede annullare un gol regolare e Pato piglia un palo interno clamoroso.

Juve e Roma vincono bene e giocano già da squadre rodate, facendo intravedere ulteriori margini di miglioramento. Cazzi acidi per noi, insomma. Dopo una partenza da bradipi, gli altri si stanno rimettendo in carreggiata. Noi insomma…

E’ COMPLOTTO

La mia opinione è che l’immotivata lode ai giovani dell’Inter, che le mie orecchie hanno dovuto ascoltare più volte dopo il match col Cagliari, sia fatta apposta per convincere Moratti che la squadra va bene così, e che non è necessario intervenire in sede di mercato. Niente di più fuorviante, ovviamente, e spero che il Sig Massimo sia sufficientemente lucido per non cadere nel tranello. Pretendo troppo dal mio Presidente?

Per il resto, lo dico dopo un turno di campionato che ha visto l’Inter incredibilmente in debito con “la sorte” e gli arbitraggi: mi spiegate perché tutti (arbitri, Federazione, UEFA) si oppongono così insistentemente alla moviola in campo? Perché non può nemmeno iniziarsi un discorso che ne preveda l’uso in casi determinati? Ieri in 10 secondi si sarebbero potute valutare le posizioni di Motta e Seedorf, per non parlare della perla di Osvaldo, e correggere senza tema di smentita le decisioni prese “in diretta” dall’arbitro. Dove starebbe lo scandalo?

Risposta del complottista: gli arbitri non vogliono cedere nemmeno una briciola del loro potere, della loro discrezionalità, sapendo così di essere fondamentali nel decidere le partite e mantenendosi in tal modo “sul mercato”, appetibili a gente di malaffare che, ragionando per puro assurdo, sia chiaro, potrebbe decidere di corromperli pro domo sua.

Devo finirla di leggere libri di fantascienza…

WEST HAM

Vittoria corsara in trasferta: 1-2 sul campo del Coventry e secondo posto consolidato.

Devo chiedere in che sezione dell'asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore...

Devo chiedere in che sezione dell’asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore…

SIMPATICHE CANAGLIE

CSKA-INTER 2-3

La solita, incorreggibile eppure irresistibile, manica di pirla.

L’Inter vince a Mosca facendo passare per impresa una partita che una qualsiasi squadra dotata di un normale equilibrio psichico avrebbe messo in ghiaccio dopo il 2-0 a metà primo tempo.

Ma si sa, so’ ragazzi… e quindi via al giro della morte con ritorno effettato.

Ser Claudio (“Ser” è la intenzionale via di mezzo tra Sir e Sor) insiste col 4-4-2 camuffato da rombo, con Alvarez al posto di Coutinho: ci si aspetta più prestanza fisica, magari concedendo qualcosa in velocità. Previsione azzeccata al 50%: il ragazzo ha mostrato la mobilità del peggior Thiago Motta, e a dirla tutta la sola nota di merito è il corner battuto (pure maluccio) dopo 5 minuti, da cui scaturisce il vantaggio di Lucio.

Da rivedere insomma. O meglio, da non rivedere a breve, se non fosse per la ormai congenita morìa di centrocampisti che ci vedrà costretti ad un turn over forzato là in mezzo.

Il CSKA, a esser sinceri, non è niente di che: si affida al talento di Dzagoev e al puttanificio (in tutti i sensi) di Vagner Love. Dietro e in mezzo però sono imbarazzanti e infatti ci si infila senza difficoltà. Dopo un bel cross del Pazzo e capocciata velenosa di Obi, Nagatiello scende sulla destra uccellando il proprio avversario e mette in mezzo la classica palla con scritto “spingimi”: il Pazzo non se lo fa dire due volte ed è raddoppio.

Fino alla mezzora il match va come deve andare (cioè non succede quasi niente), poi una bella parata di JC su difficile girata di Dzagoev e un palo sul successivo corner dei russi spengono la lampadina. La cacarella è in agguato ed un ingenuo fallo in pieno recupero di primo tempo (diciamo la verità… pure oltre i due minuti accordati, ’tacci loro!) porta Dzagoev a calciare forte ma centrale. La palla passa tra Lucio e Pazzini, non proprio ermetici in barriera, e JC non fa nemmeno finta di provare a prenderla. 2-1, prendendo gol appena prima del risposo (pessimo momento).

La ripresa infatti ricalca in buona parte quanto visto sabato a Bologna: pochi spunti dei nostri (Chivu fermato in fuorigioco molto dubbio mentre mette Milito solo davanti al portiere, bel numero di Zarate subentrato a un Pazzo claudicante) e russi che prendono sempre più campo e coraggio, pur senza creare pericoli concreti. La puzza di frittatone è però a tal punto nell’aria, che tra me mi dico “se dobbiamo prendere il gol prendiamolo subito così abbiamo tempo di reagire”, essendo evidente che l’immobilismo dei nostri avrebbe potuto essere scosso solo dal proditorio sganassone in fazza. Che, puntuale come un becchino, arriva al 78’, con la cortesia di Zanna e soprattutto Lucio che fanno fare al puttaniere (Vagner Love) quello che a tutti pare evidente… no, non vuole trovarsi la russa da sbattersi in piena area, vuole solo, più pudicamente, portarsi palla sul destro, accentrarsi e tirare in porta. Detto, fatto: 2-2.

Non posso nemmeno sfogare la mia rabbia come dovrei, avendo Panchito a metri 0,5 da me, e mi limito a un “lo sapevo, lo sapevo!!!”, aggravato dalla simpaticissima litanìa del marmocchio che mette su il disco del “Che cosa? Che cosa sapevi? Papà, sapevi cosa?”…

 

Il mio auspicio del ceffone col timing si rivela però azzeccatissimo perché, palla al centro, Cambiasso pesca Zarate che fa un gran gol: controllo a seguire col petto, difensore saltato e sinistro dal limite sul primo palo. Golazo vero! Volendo viaggiare con la fantasia, ricordo un Torino-Inter in cui al loro pareggio, Ibra rispose più o meno negli stessi tempi (infinitesimali): era ancora l’Inter del Mancio e mi piace pensare che, seppure impolverata e un po’ cigolante, parte di quella boglia di bincere (per dirla alla sudamericana) ci sia ancora nei nostri, e riesca ancora a levarci dai casini di tanto in tanto.

Per ora bastano i tre punti, sapendo di non aver fatto altro che il nostro dovere (ripeto, loro a parte un paio là davanti sono scarsini) e consapevoli che i volatili per diabetici cominciano adesso (sabato il Napoli, tipo…). Però godiamoci questa vittoria, scappelliamoci davanti al Cuchu tornato al suo ruolo e alle prestazioni cui ci ha abituato, lecchiamoci le dita per uno Zarate che –lo confesso- non gode ancora della mia fiducia e teniamo le dita incrociate per i feriti sul campo (Pazzo e Chivu, ieri tra i migliori). Il resto, si spera, verrà.

 

LE ALTRE                                                              

Il Napoli, appunto: grandissimi contro il Villareal. A mio parere il 2-0 va pure stretto, vista la gragnuola di contropiedi non sfruttati a dovere nella ripresa. Anche loro finiscono incerottati (Cavani e Aronica). C’è una buona probabilità che sabato la tenzone possa essere risolta a colpi di stampelle…

Del Milan non parlo ma mi limito a gufare a distanza, più per dovere morale che per reale convincimento.

 

E’ COMPLOTTO

So di essere paranoico, ma qualcuno mi dice perché, in una partita dell’Inter, mi devo sorbire 5 spot di Master Card con i tifosi del Milan che esultano? Cazzo, sta giocando l’Inter, mica quelli là! Non ho Master Card e a questo punto manco la voglio avere, ma dico io: che cazzo di placement è far la réclame alla squadra rivale di quella che sta giocando? Una sola plausibile risposta: è complotto!

Per il resto, piccolo inciso su Calciopoli e la nuova madre di tutte le intercettazioni sbandierata ai quattro venti da Moggi e relativa cosca, talmente clamorosa da non essere nemmeno oggetto di richiesta di ammissione (stra-tardiva!) agli atti.

In sostanza, Bergamo che dice a Rodomonti (quello-del-gol-non-dato-all’Empoli-nel 1998) “stai schiscio chè tanto questi sono dietro di 15 punti”, vuol dire provare che così facevan tutti e che l’Inter è colpevole tanto e quanto la Juve.

Che strano, a me sembra proprio l’ennesima conferma che il “sistema” decideva prima cosa fare e che, proprio in virtù dei 15 punti di distanza, in quell’occasione fosse necessario dire al sicario di turno “stavolta risparmialo, tanto è già moribondo”.

Un po’ come Berlusconi che 10 anni fa diceva che a Mediaset non c’era “regime” perchè Mentana e Costanzo sono di sinistra. 

Questo tralasciando la telefonata di Carraro a Bergamo, che dà origine alla chiamata a Rodomonti, con quel bisunto di Carraro che sente puzza di bruciato e non vuole far incazzare Moratti in vista della riunione di Lega prevista per il giorno successivo e implora Bergamo di raccomandare Rodomonti di non favorire la Juve e per carità di fare una partita corretta. Come a dire: il voto di Moratti ci serve, per stavolta non facciamolo incazzare…

La prostituzione intellettuale ovviamente ha cercato di trovare riscontri alla tesi di Moggi individuando una mancata espulsione di Toldo in occasione del rigore dato alla Juve in occasione del 2-0, e ovviamente sorvolando su un dubbissimo contatto tra Thuram e Adriano in area bianconera. Della serie “nel dubbio pensa più a chi è dietro”… infatti.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!

NON E’ SUCCESSO NIENTE

INTER-LECCE 1-0

Con calma e con ordine, come ripeto spesso a mio figlio quando fa l’indemoniato.

Con il derby da giocare alla prossima di campionato, ci troviamo esattamente dove la tabella-Mario stilata a Dicembre indicava che ci saremmo trovati, recuperando tre punti in uno splendido weekend di inizio primavera, quando ormai arrivarci a -5 sembrava inevitabile.

Invece succede che i cugini soffrano l’assenza di Ibra ancora più del dovuto, e che la difesa, pur capeggiata da Thiago-Silva-e-Nesta-la-Miglior-Coppia-del-Campionato, giochi alle belle statuine riuscendo a far segnare tal Goian, non senza aver alzato la manina questuando un fuorigioco inesistente.

Si chiama stile-Milan, chiedere a Baresi II per referenze.

L’Inter ha così l’incredibile opportunità di battere il Lecce in casa e portarsi a ridosso dei rossoneri: alla fine ce la fa, pur soffrendo più del previsto e giocando in maniera, diciamo così, speculativa. Ci pensa il Pazzo a risolvere la partita con un gol da bomber vero, più nella dinamica dell’azione che non nella conclusione vera e propria, in vero un po’ ciabattata anche se ugualmente efficace. Mano a “V” sugli occhi e pazzo-pazzo-gol a colorare una domenica di festa, che chiude la settimana di festeggiamenti del compleanno di Panchito.

Possiamo dire che l’Inter ha contribuito al genetliaco portando in dono un quarto di finale di Champions e un insperato avvicinamento alla vetta della classifica.

Non posso scendere più di tanto nei particolari tènnici del match non avendo visto che pochi riflessi filmati, ma come dico sempre “a me frega di vincere, il come –se non comporta illeciti- è secondario”.

L’attenzione ora si focalizza tutta sul derby del 2 Aprile, che ci vede come inevitabili favoriti dopo le ultime uscite dei cugini. Servirà tutta la capacità gestionale e motivazionale del Leo; il che dovrebbe farmi stare relativamente tranquillo, visto che è quello che sa fare meglio, con l’ulteriore vantaggio di aver allenato “quelli là” fino a pochi mesi fa, e di aver preso 6 pappine nei due derby ormai storici del 2009/2010. Dovrebbe sapere cosa dava più fastidio al Milan, dovrebbe sapere come metterli in difficoltà, dovrebbe, dovrebbe… Una cosa è certa: pausa nazionali a parte (una dozzina di giocatori se ne andranno per una settima nella in giro per il mondo, sperando di non rimediare pestoni), Leo ha il tempo per preparare quella che è LA sfida scudetto e far vedere a tutti che è un grande allenatore, e non solo un generatore di empatia e gestore di entusiasmo.

Non avremo Lucio, ammonito ieri per uno stupido fallo di mano; ma chiedere a Lucio di essere lucido è francamente troppo, e quindi Ranocchia-Chivu coppia centrale, con Maicon e Zanna ai lati. 

Facendo ragionamenti general-generici, Leo ha francamente fatto più di quello che chiunque avrebbe potuto chiedergli fino ad ora. C’è da concludere l’opera, battendo i cugini e poi proseguendo la striscia di successi. Nella mia classifica personale, se potessi vincere un solo trofeo quest’anno, vorrei lo scudetto in rimonta sui cugini: in Champions sono contentissimo di aver ri-battuto il Bayern in cerca di vendetta, e soprattutto di aver dimostrato quanto il DNA e la musichetta c’entrino un cazzo con l’effettiva forza delle squadre. Il Milan è uscito contro un Tottenham che era la metà di quello incontrato da noi nel girone, la Roma lasciamo stare, L’Inter, pur complicandosi la vita sia all’andata che al ritorno, è passata contro l’avversario più forte dei tre toccati in sorte alle italiane.

Ora ci tocca lo Schalke, e a essere onesti bisogna dire che difficilmente poteva andar meglio. Chiaramente spero di passare, per potermela poi vedere contro Chelsea o Man Utd ma, posto che la vedo durissima rivincere la coppa, per me l’obiettivo primario era andare più avanti delle altre italiane. Arrivare in semifinale sarebbe un obiettivo dignitosissimo e, a quel punto, sarebbe bello giocarsela non avendo niente da dimostrare a nessuno e potendo far leva su questa “leggerezza d’animo”.

Ma stiamo andando troppo in là. Ieri c’è stato il Lecce, “domani” ci sarà il derby. Una alla volta. Con calma e con ordine. I conti si fanno alla fine.

 

LE ALTRE

Non per sadismo ma per puro amore di analisi, vorrei dire ancora 2 cagate sul Milan: la cosa a mio parere “grave” della sconfitta di Palermo è che, preso il gol su una bambola collettiva dopo solo 10 minuti, non sia riuscita a raddrizzare la partita nei restanti 80’. Pato (poi uscito per una botta, il solito cuor di leone) e Cassano là davanti sembravano persi, con la squadra che proprio un quei momenti di scarsa lucidità pativa l’assenza di Ibra che, disprezzato quanto si vuole, in quei casi è davvero un’àncora di salvezza a cui aggrapparsi facendo spiovere lanci lunghi là davanti.

Siamo alle solite: se il Milan giUoca bene, può anche fare a meno di Ibra (si può discutere all’infinito sul significato di giUocare bene), ma in giornate balorde tipo sabato, uno come lui è di vitale importanza. Ad ogni modo mai fidarsi di quelli là, e ancor di più mai fidarsi dei nostri: l’ultima giornata è andata come meglio non poteva andare, ma conosco i miei polli, quindi piano a cantar vittoria…

La Juve, incredibile dictu, vince. Del Piero fa vedere che, in mezzo a una ventina di mezzi campioni, è ancora il più forte e di gran lunga. Paradigmatico il suo gol (davvero bello sia nell’azione personale che nel sinistro a giro) messo a confronto con l’azione di “Er Chiacchiera” Pepe, che scarta tutti due o tre volte, se stesso compreso, ma poi non riesce a tirare in porta. Poche balle, se sta minimamente in piedi e viste le alternative, Del Piero va fatto giocare sempre.

Per il resto, anche il Napoli approfitta e si avvicina a -3 dal Milan battendo il Cagliari con doppietta di Cavani. L’affare si fa grosso (come disse Rocco Siffredi) perché vincendo nel prossimo turno senz’altro scalerebbero una posizione in classifica, ma bisogna vedere se la Lazio sarà d’accordo.

Infine, ennesimo chapeau all’Udinese di Guidolin, allenatore che non amo, capostipite dei falsi umili e pretino sempre a un passo dalle lacrime, che però sta facendo girare la squadra come un motorino: si parla tanto e a ragione di Di Natale e Sanchez, ma questi sono 6 partite che non subiscono un gol. Ora stanno a -6 dalla vetta e giustamente continuano a giocare in completo relax, non avendo niente da dimostrare a nessuno.

 

E’ COMPLOTTO

Arrivo in casa giusto per assistere a questa scena: Ilaria & Co. introducono la partita dell’Inter ricordando i miracoli di Julio Cesar, definito migliore in campo, e adombrando sospetti sul gol di Pazzini. Che bello veder rosicare le solite facce…

Poco dopo invece non credo ai miei occhi. Si parla di Milan e una delle grafiche che appaiono sullo schermo recita testualmente “Crisi Milan”. Penso subito a problemi della parabola o a cattiva ricezione del segnale dal satellite, ma è tutto vero…

 

WEST HAM

Splendido 0-0 sul campo del Tottenham, subendo tanto ma avendo anche poche ma buone occasioni di fare il colpaccio. I ragazzi stanno migliorando!

(Peggiorare era difficile, questo lo riconosco…)

Aiuto: dopo l'"empatia", ecco il trenino dell'amore...

Aiuto: dopo l'”empatia“, ecco il trenino dell’amore…

BAYERN MUNCHEN (*), INTER AST (**)!!

BAYERN-INTER 2-3

(*) München: “forse” in lingua farsi.

(**) Ast: “c’è” in lingua farsi.

Partita pazza, titolo pazzo.

Prima considerazione: esultare sottovoce è difficilissimo, ma d’altra parte far pigliare un infarto a un bimbo di tre anni che per giunta è tuo figlio non è il massimo della vita.

I poveri cuscini del salotto hanno quindi assorbito lo il mio sfogo che, non potendo essere vocale, è stato fisico.

Tentando una sottospecie di analisi tènnica della partita, con gli occhi ancora annebbiati dall’adrenalina, possiamo dire che il Bayern ha sì avuto diverse palle gol, ma noi ci abbiamo messo del nostro mica da ridere…

Pronti-via e Pandev fa la prima delle 2 cose giuste di tutta la partita, imbeccando Eto’o sul filo del fuorigioco per l’1-0 tra le gambe del portiere. In tre minuti si annullano due settimane di ambasce e preoccupazioni sul come ribaltare una sconfitta casalinga. Siamo pari, si inizia adesso.

Peccato che, come e anzi peggio dell’andata, Julione decida che è tempo di cappelle, e su altro tiro non irresistibile di Robben la combina peggio di Bertoldo in Francia, facendo Ciccio-Saponetta e permettendo a Gomez di uccellare in porta l’1-1. Il bestemmione credo sia scappato anche a tutti i prelati interisti del globo terracqueo.

Poco dopo ci dice pure sfiga, perché su una delle prime (ma senz’altro non delle ultime) palle perse da Pandev la ripartenza tedesca trova il rimpallo malandrino di Thiagone  che piazza Muller davanti a JC, stavolta incolpevole nel raccogliere la palla in fondo al sacco. 2-1: tocca fare due gol in un’oretta, ma soprattutto è vitale non prenderne altri.

Fino a quel momento, i tedeschi si sono ritrovati due regali (uno del nostro portiere, l’altro della dea Eupalla) ma non hanno creato particolari problemi alla nostra difesa.

Da lì in poi invece, costretti ad attaccare per ribaltare il risultato, lasciamo voragini dietro e giochiamo confusi anche nei disimpegni che appaiono più facili. Julio torna campionissimo stoppando Ribery da solo in area, poi a momenti fa un altro frittatone in collaborazione con Ranocchia: l’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa, la palla rimane lì e Muller la tocca beffarda verso la porta: gli dèi questa volta ci assistono e la boccia ballonzola sulla linea per attimi che paiono infiniti, prima che la carambola tra nostro difensore e loro attaccante generi un “palo-interno-e-fuori” che mi fa perdere il primo dei 10-15 anni di vita smaltiti in meno di due ore.

Cervellotica anche la gestione dell’ultima palla del primo tempo, coi nostri che invece di sparare in area per vedere l’effetto che fa, cincischiano a metà campo facendosela portare via e generando l’ennesimo caos a 2 metri dalla nostra porta, con conseguente attacco alle coronarie di chi scrive.

L’intervallo porta come al solito qualche attimo di pseudo lucidità, e penso tra me che se già all’inizio non avevo buone sensazioni, appreso con incredulo sgomento dell’assenza del capitano causa attacco influenzale, adesso le percentuali di miracolo si affievoliscono col passare dei minuti. Eto’o davanti è troppo solo, Pandev dopo il bell’assist è stato francamente nullo, e il centrocampo pare non reggere il ritmo tedesco (Thiago e Cuchu al rientro, Deki in uno stato di forma “migliorabile”).

Inizia la ripresa e quantomeno loro paiono un po’ placati, o forse siamo più attenti noi. Fatto sta che la prima parata (ottima peraltro) di Julione arriva sul bel sinistro al volo di Gomez al quarto d’ora, e l’impressione generale è che i “tedeschi facciano i veneziani” e non siano più uniti e compatti come nel primo tempo. Tutti vogliono far gol da soli e giocano poco d’insieme.

Un segno? Forse; fatto sta che pochi minuti dopo, Sneijder rasoia in porta un destro dal limite, dopo essere stato sapientemente servito da Eto’o, a sua volta ben imbeccato da Coutinho. Sì, era entrato anche Coutinho: vista l’assenza di Milito e Pazzini ce la siamo presa anche coi bambini…

Il 2-2 cambia per l’ennesima volta il “morale” della partita: manca ancora mezz’ora, loro paiono aver dato il meglio e forse non sanno bene se arroccarsi a protezione del pareggio che li qualificherebbe o cercare il gol della sicurezza. Noi invece non abbiamo altre opzioni se non quelle di caricare sempre più a testa bassa, chè di calcoli da fare ce n’è pochi. Tocca segnarne uno e non prenderne. Pandev è bravo nel ricevere il lancio di Sneijder, ma dopo essersi girato liberandosi del marcatore tira alto sulla traversa: fa bene la cosa difficile, ma male la cosa facile. Per dire come ha giocato, dopo il tiro gli ho gridato “Bravo! Almeno hai tirato!”.

Siamo al serrate finale, con Wesley al tiro due volte: il primo è un sinistro largo, il secondo è un bel destro che sbatte sulla schiena di Pandev, che mi fa citare il Perozzi di Amici Miei quando incontra il figlio rompicoglioni nel corso delle sue zingarate “ma che, passi sempre qui te??”.

Devo dire la verità, ho anche pensato ad un’altra cosa nello stesso momento: con la stronzata che hai fatto (il tiro di Sneijder sembrava davvero quello buono) hai un solo modo di farti perdonare… Ma sono i classici attimi di lucidità in un mare di follia.

E invece, dato il tempo a Ranocchia di fare l’intervento salva-partita (solo contro tre del Bayern ruba palla ed esce in ripartenza manco fosse Beckenbauer!), Pandev si fa trovare al posto giusto dopo che Eto’o (ancora lui!) conquista un pallone a cui credeva solo lui e lo allarga sulla destra. Il sinistro del macedone è quello che tecnicamente definisco “a voragine”, e disegna un bellissimo arcobaleno nella notte bavarese, prima di infilarsi sotto l’incrocio alla destra di Kraft, portiere-sottiletta.

Momento catartico, il calcio è strano, proprio lui… Lascio a ognuno il proprio commento, fatto sta che gli ultimi minuti li vivo in piedi a 1 metro dalla tele, se non altro per pietà dei cuscini martoriati.

E’ finita, passiamo noi, con un’impresa vera e propria per come si era messa la partita. La goduria è massima, e rido di gusto sentendo Leonardo preso bonariamente in giro da Vialli-Caressa-Rossi (“adesso ci dirà che è un calcio di amore e cuore…”) e poi sentendolo definire testualmente “della Madonna” il gol di Pandev.

Non avremo mentalità europea, non avremo la Champions nel DNA, non ci emozioneremo sentendo la musichetta, eppure siamo tra le 8 migliori d’Europa. Noi.

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza...

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza…

SE OGNI GOL VALESSE UN PUNTO…

 INTER-GENOA 5-2

L’Inter è cambiata, e molto. E’ storicamente stata una squadra basata su una difesa granitica e su una rara capacità di ribaltare l’azione rapidamente ed efficacemente.

Una squadra “femmina”, avrebbe detto GioànBrera. Se volete semplificarla: difesa e contropiede, uno dei modi di giocare più belli che ci siano di giocare il calcio, a mio parere, nonostante la guerra santa fatta negli ultimi vent’anni a questo modo di giocare (sia stramaledetto Sacchi e ancor più il Sacchismo!).

Guardando l’Inter di Leonardo siamo al suo opposto o quasi: gragnuole di gol fatti e qualcuno di troppo raccolto nella nostra porta. Un continuo gioco a chi tira più forte che, devo dire, finora ha dato i suoi frutti: 33 punti in 13 partite sono in effetti molto più di quello che qualunque sano di mente avrebbe potuto chiedere in due mesi da Leo.

Certo, in mezzo ci sono state la sconfitta di Udine (diciamo che ci può stare), quella coi gobbi (gravissima soprattutto per la pochezza dell’avversario, palesata a più riprese in queste settimane) e l’andata di Champions (che al momento pare almeno in teoria ancora rimediabile). Ma 11 vittorie in 13 partite di campionato sono un record vero e proprio.

La partita di ieri si infila alla perfezione in questo contesto: primo tempo da morbidoni ambulanti, con qualche mezza occasione e nulla più –il mio cuoricione ha sobbalzato solo su un tiro-cross di Eto’o su cui Pazzini non è arrivato- fino a beccare il gol da Palacio (gran diagonale di destro sul palo lungo, ma uno coi suoi capelli fa impallidire pure Pandev…).

Psicoterapia di gruppo nell’intervallo e ripresa da “la Polizia si incazza”: entra Pandev e fa bene (!), ma soprattutto la squadra si mette a giocare come sa: se hai Pazzini lo devi servire dalle fasce e infatti dopo sue minuti sapiente apertura di Eto’o per Maicon, che spara forte a pelo d’erba sul primo palo, dove il Pazzo è puntuale per l’1-1. Nemmeno il tempo di esultare e Eduardo, portiere-pippone, ci viene in soccorso: il sinistro di Pandev è buono ma nulla più, eppure il lusitano respinge coi piedi (in senso proprio e figurato) ed Eto’o non può esimersi dallo scarpare in porta il 2-1. Partita ribaltata in un minuto!

Nella giornata in cui il trucchetto “papà pipì” non funziona, metto in atto il piano B, seguendo il secondo tempo seduto per terra e non sul divano. La cosa ha già portato bene nelle ultime giornate dei campionati 2007-2008 e 2009-2010 (Parma e Siena, per intenderci): qui l’effetto è praticamente immediato!

Non solo, i benefici continuano, visto che pochi munti dopo uno straordinario Re Leone ruba palla alla difesa genoana e caracolla in area: supercazzola di finte reiterata e puntata di sinistro in gol per il 3-1.

A quel punto parte la missione “facciamo segnare il macedone”, cosa che riesce puntuale a metà ripresa dopo una bellissima combinazione Eto’o (ancora lui)-Sneijder-Kung Fu Pandev: il piattone sinistro è da “lo-segnavo-anch’io”, ma il ragazzo, dopo settimane di madonne, merita la gioia del gol e gli applausi dello stadio.

La manita è completata con il primo gol in Italia del nippico Nagatomo, che riceve da Kharjah in area e si gira da centravanti vero usando bene il corpo (è vero, anche se sembra una battuta, sfiorando il soggetto l’1.60 e i 50 kg di stazza) prima di scaricare il sinistro sotto la traversa. Tutto bello, compresa l’esultanza col capitano, troppo bella e particolare per non trovare spazio nella foto del giorno.

L’ultima azione della partita ci fa tornare puttane dal cuore d’oro, facendo trovar spazio ancora a Palacio per il cross e facendo segnare a tal Boselli il suo primo gol in Serie A.

E te pareva…

 

LE ALTRE

Diciamolo subito: certo che se segna pure Gattuso di sinistro… la vincium pù la guèra…

Aldilà delle facili derive complottistiche, da cui per una volta mi tengo lontano, tutto mi aspettavo dalla sfida di sabato ma non di vedere Ringhio goleador con una “ciofeca” (ipse dixit) e Buffon correo autore di una paperetta mica da ridere. Onestamente non ricordo negli ultimi anni una sfida tra quelle due squadre che abbia fatto gioco all’Inter: ha sempre vinto quella che in quel momento ci era più vicina, ma sarà senz’altro il caso…

Devo dire la verità: tra Napoli e Juve pensavo che il Milan lasciasse per strada almeno due punti, e quindi la corsa all’aggancio, per quanto ancora possibilissima, diventa ancor più impervia. Lo spazio per sbagliare è sempre meno, anche se la cosa vale per entrambi: noi vediamo che loro non mollano, loro vedono che noi siam sempre lì. La sfida è sui nervi forse ancor più che nei piedi.

Per il resto, il Napoli sembra squagliarsi come un gelato al sole, accusando a distanza il colpo della pesante sconfitta a Milano, mentre Lazio e Roma rialzano la testa in attesa del derby del prossimo weekend. Continua a vincere l’Udinese, anche se solo per 1-0 su rigore, che resta la vera sorpresa della stagione, se si pensa che ha 50 punti avendo perso le prime 4 partite di campionato…

 

E’ COMPLOTTO

Come detto, l’attenzione non è sul presunto biscotto di Juve-Milan: i bianconeri, come detto, sono di una pochezza tale che purtroppo non ci si può meravigliare della vittoria esterna dei cugini. Tolta l’amara sorpresa del “come” la vittoria è arrivata, c’è da ricordare che Abbiati non ha toccato palla e che Ibra e Cassano nel primo tempo si sono divorati due gol che solitamente non sbagliano…

Mi scuso per la ripetitività della considerazione: e noi con questi morti ci abbiamo perso…                           (lascio lo spazio per una parolaccia a piacere).

L’allarme “è complotto” arriva dalle reazioni della stampa dopo Milan-Napoli e annesso rigore di Aronica. Ora, posto che nessun difensore sano di mente dovrebbe saltare così contrastando un avversario in area, l’azione del rigore è preceduta da una paio di situazioni poco limpide: Ibra è in fuorigioco quando fa la torre, lo stesso Pato, a contatto con Aronica, forse colpisce la palla prima di lui. Detto francamente, secondo me non si può dar contro all’arbitro per aver fischiato quel rigore. Certo, poteva vedree l’off side di Ibra e tutto sarebbe finito lì, ma gli scandali cui siamo tristemente abituati sono altri.

Le cose che trovo invece vomitevoli sono tre :

1)    “Casualmente”, dopo l’inevitabile dibattito mediatico sull’”era-rigore-non-era-rigore”, le verginelle a pagamento se ne escono con la singolare iniziativa di una “domenica senza moviola” http://bocca.blogautore.repubblica.it/2011/03/02/una-domenica-senza-la-moviola-in-discussione-la-proposta-di-un-lettore/ , che puzza tanto di silenzio per non disturbare il padrone o, se preferite, somiglia proprio al seguito dell’”abbassiamo i toni” di Zio Fester l’anno scorso in risposta alle manette di Mourinho.

2)    L’arbitro di quella partita, Rocchi, è lo stesso che cacciò Sneijder nel derby più bello del mondo (2-0, gennaio 2010) per averlo ironicamente applaudito dopo un incredibile “giallo” dato a Lucio sgambettato da Ambrosini. Ai tempi, tutti a concordare sulla correttezza del provvedimento, chè mica si può sbeffeggiare così l’arbitro. Ebbene, lo stesso figuro si è preso in fazza uno splendido “Ma cosa cazzo stai facendo, coglione!? Ma cosa cazzo fai!?” da quel lord inglese di Gattuso, che continua, in Italia, sia ben chiaro, a godere di una sorta di impunità che lo fa avvicinare sempre più al suo Presidente…

3)    Da ultimo, piacevole sapere che, al solito, situazioni identiche vengono trattate dalla giustizia sportiva (ma ancor più dai meRdia) in maniera diametralmente opposta:

http://www.inter-blog.net/stampa/napoli-fogna-ditalia-dipende/

Ma chettelodicoaffà

 

WEST HAM

Ragazzi, siamo in corsa per lo scudetto! 3-0 allo Stoke e quart’ultimo posto agguantato, che oggi vorrebbe dire “Salvezza”. Ad altiora semper! 

Arigato' Yuto!

Arigato’ Yuto!

PAPA’ MI SCAPPA

 FIORENTINA-INTER 1-2

Partiamo dal vero protagonista della serata: dopo Inter-Palermo, il cecchino risolve la partita nello stesso modo, con tempismo perfetto e cogliendo tutti di sorpresa.

Il bello è che è ancora giovane e può crescere ancora, migliorando la naturalezza dei movimenti e fluidità di manovra di uscita.

No, non sto parlando di Pazzini, ma di Panchito.

Anche ieri, grossomodo allo stesso minuto della ripresa rispetto alla partita col Palermo, ha riproposto il pezzo forte della serata –che dà il titolo a questa sbrodola- e mi ha fatto assentare un paio di minuti, per tornare in postazione-divano con un simpatico 1-2 a campeggiare sull’angolo in alto a sinistra dello schermo. “Pancho…ma ha segnato l’Inter!” e lui, serafico “Eh sì” come a dire… cazzo credevi, pirla?

Morale, tre punti scolpiti nella roccia, che ci tolgono definitivamente quel fardello da malattia mentale del “dobbiamo recuperare delle partite, quindi in teoria saremmo qui in classifica, ma se non vinciamo siamo qui, o forse anche qui…”. Fine, siamo a -5 dai cugini, e -2 dal Napoli che non può essere trascurato, pur se ho i miei dubbi di una sua effettiva tenuta fino a primavera.

Inizia una fase di campionato con un calendario obiettivamente favorevole a noi e che avrà il suo apice nel derby del 3 aprile. La mia tabellina prevedeva (rectius auspicava) di arrivare a questo punto con 1 o 2 punti in più (avevo preventivato due pareggi a Udine e Torino e non zeru punti…) ma insomma siamo ancora lì, e la speranza, nemmeno tanto inconfessata, è ancora quella di poter vincere il derby e contemporaneamente agganciare i cugini. Certo, la differenza che passa tra la tabella e il far castelli per l’aere è sottile, quindi meglio non soffermarsi troppo.

Tornando a ieri, prendo atto della timidezza e spaesatezza  (che non si dice, ma mi serviva per la rima) di Nagatomo, che per tutto il primo tempo non sa bene cosa fare ed è ancora un corpo estraneo alla squadra: esemplificativa la sua posizione nel contropiede che porta al nostro 0-1: in pratica si butta nel mezzo e fa il centravanti (!) e pur creando scompiglio nella difesa viola (che infatti si auto-segna con Camporese) palesa una certa disomogeneità col resto della squadra. Poco da dire, va fatto giocare e rivalutato tra qualche partita.

Per il resto, Eto’o gioca molto lontano dalla porta, pur essendo protagonista nelle due azioni da gol (tocco in mezzo su cui come detto carambola il terzino viola e sapiente imbeccata per il 2-1 del Pazzo dopo aver ubriacato un paio di avversari), il Pazzo toccherà 4 palloni in 90’, ma riesce a metterne in buca uno; quel che non mi ha convinto è stato il centrocampo, troppo pretenzioso con Sneijder impegnato a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi e Cuchu-Deki meno affiatati del solito. In difesa Ranocchia fa un partitone, e Maicon si conferma “stampella mentale” dell’Inter: 10 anni fa buttavamo palla in avanti sperando che Bobo si scrollasse gli avversari di dosso e scaricasse in gol, adesso allarghiamo sulla destra e facciamo viaggiare il cavallo, salutandolo con “oh, ci vediamo tra 50 metri”. Lui fa il solito, cioè un partitone in termini di corsa-progressione-cross. Non chiediamogli di “pensare” da regista classico –anzi, proibiamoglielo proprio-, l’è no el so’ mesté… Peraltro è lui a sfiorare l’1-2 a fine primo tempo dopo bel triangolo con Stankovic in area.

Nella ripresa la Viola cala un pochino (nel primo tempo ha senz’altro meritato più di noi) e l’Inter pare crederci di più; dopo il nuovo vantaggio, sarà stato il mix propiziatorio Panchito-cesso ma sono sempre stato tranquillo, ragionevolmente sicuro che la vittoria non ci sarebbe scappata.

Nota di merito per Leo, negli ultimi giorni un po’ più barzotto e meno amico di tutti. Sia chiaro, non sarà mai uno sfanculatore di professione come i suoi 2 predecessori. No, Leo è un “amico del mondo” ed ha un approccio più uggeggé con tutti, però, essendo sveglio, ha cominciato a rendersi conto di quanto la gente non si aspetti altro che una caduta dell’Inter per azionare i comandi del cassone e rovesciare tonnellate di terra e fango sulle nostre candide vesti.

Dopo 13 anni di Milanello Bianco, welcome to hell, Leo!

 

LE ALTRE

Detto che mi dispiace sempre quando perde la Fiorentina (ancor di più con Sinisa in panca) gioisco per la mia “altra seconda squadra”: il Genoa vince il derby e può vantarsi del primato cittadino. Poco da dire sull’en plein delle italiane in Champions League: la Roma, poverina, è in piena crisi d’identità e il gommonaro Lucescu ci ha sguazzato bellamente, mentre il Milan-con-la-Champions-League-nel-suo-DNA s’è fatta uccellare in casa dal Tottenham che abbiamo imparato a conoscere a nostre spese, ma che nell’occasione aveva fuori la sua stella indiscussa (quel Bale che ha fatto piangere la nostra difesa due volte in 15 giorni) e un altro paio di “buoni” a mezzo servizio (Modric gioca gli ultimi 20’, pennellone Crouch segna all’80 giocando dopo un’infiltrazione). Vorrei tacere per umana pietà su Gattuso in guerra con tutti, ma non posso non rilevare qualche differenza con l’altro esecrando episodio che ha visto uno dei nostri (Chivu) protagonista pochi giorni fa: nel nostro caso si è trattato di un censurabilissimo black out di pochi secondi, giustamente punito con 4 giornate e simbolicamente (e credo anche pecuniariamente) condannato dalla società, che ha rinunciato a fare ricorso contro la sentenza. Ringhio –che per inciso adoro- ha una reuptazione di simpatico mascalzoncello che lo ha portato negli ultimi 10 anni a poter randellare e sfanculare tutti (avversari e arbitri compresi) perché “è fatto così, gioca col cuore ed è il suo punto di forza”.

Patetica poi la pantomima della “continua e gravissima provocazione dello squalo Jordan” (“Fuckin Italian Bastard”) alla quale il garibaldino Ringhio ha reagito da italiano colpito nell’orgoglio. Rimando a post migliori per una valida disamina degli eroi nazionali dei tempi moderni (http://www.bausciacafe.com/2011/02/16/heroes-letto-con-accento-scozzese/) e faccio solo presente che questa simpatica manovra arriva non dalla società A.C.Milan, ma dall’intiera stampa prona e asservita alla squadra del padrone: come dire, in Via Turati non devono nemmeno sporcarsi le mani, il lavoro sporco lo fanno gli altri…

Ah, chiusa finale: Flamini fa un intervento a piedi uniti che mette KO un avversario, costretto a uscire e rivisto in panchina con stampelle e borsa del ghiaccio stoicamente sporca di sangue. Roba che se lo fa Materazzi scatta la lapidazione seduta stante. L’italo-francese invece -altro esemplare della lunghissima tradizione di centrocampisti rossoneri spesso fabbri-ferrai e raramente sanzionati, iniziata con Albertini e Ancelotti e degnamente proseguita con Ringhio e Ambrosini- prima si stupisce del giallo, e poi riceve l’assoluzione in diretta dai commentatori che, sorvolando totalmente sui piedi uniti, si limitano a dire “mah…ha preso la palla”.

Ri-chiusa finale: ha segnato Raul! 70 gol come Inzaghi. Devo essermi perso i servizi celebrativi e la galleria di gol da 80 posizioni diverse…

Bomber della serata

Bomber della serata

PER ASPERA AD ASTRA

INTER-PALERMO 3-2

Torniamo dopo un po’ di tempo a sollazzarci coi latinismi, visto che il prevedibile “Pazzo Inter Amalo” me l’ero giocato l’anno scorso dopo Roma-Samp e che titoli tipo “All’inferno e ritorno” mi danno più l’idea di mediocri film d’azione.

Se vogliamo essere più grevi, ci siamo cacati sotto e ne siamo usciti candidi e indenni.

La formazione iniziale, solo a leggerla, evidenzia le due giovani lacune: Coutinho e Santon. Per motivi diversi, quantomeno in questo momento, non sono giocatori da Inter. Il primo lo sarà tra 10 kg di muscoli in più, il secondo si sta sempre più allontanando dall’idea di “giovane-di-ottime-prospettive” per abbracciare quella di “promessa-non-mantenuta”.

Poco da aggiungere sul brasilianino: la classe c’è, ma sembra davvero di vedere giocare un bambino in mezzo ai grandi. Quanto all’italiano butterato, inutile dire che i due gol del Palermo arrivano dalla sua fascia, con Cassani entrato di forza nel “Club Gautieri”, e che anche il palo clamoroso di Pastore a fino primo tempo vede il nostro lasciare sguarnita la sua zona. Vero che sul gol di Miccoli c’è un netto fuorigioco di un palermitano –difficile però capire quanto possa essere considerato “attivo”; vero anche che, tanto per non sbagliare, Davidino cicca l’intervento e spiana la strada al cross per il bomber tascabile.

La partita in una qualche misura ricorda quella dell’andata: l’Inter è in svantaggio, ma gioca bene e tira parecchio, anche se non sempre pericolosamente. Lo 0-1 iniziale non mi preoccupa, mentre il loro raddoppio, che arriva dopo errori in serie di tutta la nostra difesa, mi fa sentire pressante la puzza di bruciato. Quando però vedo Pastore sparare sul legno il possibile 3-0, proprio allo scadere del primo tempo, penso tra me e me: “certo, se facciamo subito il 2-1…”.

In questo pezzo citerò due volte Nick Hornby (autore tra gli altri di Febbre a 90°Alta Fedeltà): la prima citazione è proprio per ricordare la sua personale classifica di gradimento della partita ideale: ricordo perfettamente il suo debole per i 3-2 in casa, dopo essere stati sotto per 2-0. Ci ho pensato nell’intervallo, ovviamente, anche se l’ho fatto più per atto di fede che per reale convincimento.

Nella ripresa escono i due giovincelli incriminati ed entrano Pazzini e Kharja, freschi freschi di arrivo in nerazzurro. La situazione in effetti non permette altro se non un “avanti tutta e che Dio ce la mandi buona”.

Dopo una decina di minuti il Pazzo si gira in un fazzoletto e spara in diagonale: è 1-2! Contemporaneamente, il Palermo toglie Miccoli, dando ulteriore caratterizzazione al canovaccio della partita: noi avanti tutta, loro dietro tutti, sperando in qualche contropiede.

Cosa che arriva poco dopo, con Thiago Motta a cianghettare in area il sostituto di Miccoli (che non ho ancora capito come si chiama) e causare l’inevitabile rigore.

Ma qui ci pensa Julione: saranno anche segni del destino, o più prosaicamente colpi di culo, ma JC para il rigore e, per l’impatto sulla partita, è come se avessimo già pareggiato.

Siamo alla seconda citazione di Hornby, perché appena prima della punizione di Maicon da cui nascerà il 2-2, mio figlio, con un tempismo degno della canzonetta di Pippo Franco, mi dice “papà mi scappa”. Ed ecco subito il dilemma: stare a vedere la punizia, conscio del fatto che non ne uscirà niente di buono, o assistere alla minzione del rampollo perdendomi il pareggio dell’Inter? (nel film il dilemma/gioco psicologico sta nello sbagliare un rigore nel torneo studentesco “in cambio” del campionato all’Arsenal)

Vada per la seconda!

E mentre deposito Panchito sulla tazza so già che pareggeremo, è matematico.

Il singulto di Scarpini ci raggiunge al cesso come una soave quanto attesa musichetta che fa da colonna sonora al bisognino del piccolo.

Lo sciacquone celebra il raggiunto pareggio, con l’inevitabile chiusa del “…e adesso andiamo a vincerla!”.

Ed in effetti così è, con Pazzini –ancora lui- a procurarsi il rigore (che c’è, non rompiamo i coglioni…) ed Eto’o implacabile a trasformarlo.

Come ogni buon thriller che si rispetti, c’è tempo per l’ultimo colpo di scena, con Balzaretti che da solo calcia al volo di sinistro a botta sicura e vede il suo tiro deviato 2 volte in 2 metri, prima da Maicon e poi da Julio Cesar.

Pericolo scampato e grande vittoria, in attesa di partite più banali e meno movimentate.

E se Nick Hornby avrà un debole per i 3-2, a me un classico e tranquillo 2-0 all’inglese non dispiace per niente!

LE ALTRE

Temo sempre più che sia l’anno dei cugini, visto lo squallore con cui continuano ad inanellare vittorie: il 2-0 esterno a Catania, oltre a far scattare immediato il paragone tra la partita dei siciliani contro di noi (coltello tra i denti e palla a mille all’ora) e quella di sabato (signori s’accomodino, avanti c’è posto) arriva contro una squadra in piena crisi esistenziale –povero Cholo- che addirittura con l’uomo in più si fa infilare per il 2-0 finale. Questi sono segnali, e quando si vincono ‘ste partite vuol dire che ti gira tutto bene.

Si spera nella Lazio, che nell’infrasettimanale avrà il compito di frenare la corsa dei diversamente milanesi: da qui, più che un convinto gufaggio, non possiamo fare; al resto devono provvedere gli aquilotti.

Il Napoli maramaldeggia con una Samp orfana del proprio attacco e dà ancor più lustro alla gara di Coppa Italia vinta dall’Inter ai rigori. Vero che nei 120’ gli azzurri avevano costruito di più e meritato di vincere, fatto sta che in 20 giorni l’Inter li ha battuti due volte: scusate se è poco.

Taccio per umana pietà sulla sconfitta casalinga della Juve con l’Udinese, che ancora una volta si dimostra squadra perfetta, con automatismi oliati come un motorino. Onestamente il risultato non stupisce: tra le due squadre, oggi, non c’è paragone.

E’ COMPLOTTO

Prima della partita di ieri, Juve e Inter erano appaiate in classifica con 35 punti, dovendo oltretutto i nerazzurri recuperare una partita. Chissà quale motivo (aritmetico? logico? mediaservico?) ha spinto un importante quotidiano (comincia con Re e finisce con Pubblica) a titolare, nello stesso giorno di settimana scorsa, sulla sua edizione online: “Inter: non basta Leo” e “Juve: i motivi per crederci”. Del resto il rosicamento di quella redazione sportiva è stato perfettamente esemplificato dal sunto fatto ieri da F. Bocca (“bocca di rosa” per gli amici), la cui sostanza era: coi soldi si aggiusta tutto, e quindi facile vincere comprando Pazzini.

Sucate!

Chiudo solo dicendo che ho atteso invano fino a ben oltre mezzanotte e mezza per avere notizie dell’Inter su Controcampo, sempre pronti i prodi MeRdiasettari a spararla in prima pagina quando non vince, e timidi invece a celebrarla quando non stecca.

Lo so, dovrei essere abituato, ma come diceva uno che ha fatto una brutta fine:

“Siate sempre  capaci di indignarvi per ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” (E. Guevara)

WEST HAM

Accade anche questo: Obinna fa tripletta e passiamo il 4° turno di FA Cup.

Apprendo oltretutto che è arrivato Robbie Keane da Tottenham. Una punta in più per gli Hammers, un pericolo in meno per i cugini milanisti in Champions League…

L'ultimo a fare gol così all'Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

L’ultimo a fare gol così all’Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

SIAMO SEMPRE QUI

INTER-JUVENTUS 0-0

Vista da “Crisantemi“: un punto in due partite, zero gol segnati, giocatori che si rompono solo a guardarli, possibilità di eliminare una potenziale concorrente dal giro scudetto già a fine Settembre e di dare una bella “lezione” ai rivali di sempre, giusto per dire “di qui non si passa!”. Possibilità che ovviamente non si concretizza vista l’ormai cronica tendenza a complicarsi la vita e resuscitare i morti.

Vista con un occhio leggermente più ottimista, possiamo dire di aver avuto finora un calendario non esattamente “comodo” (Roma Juve e Palermo incontrate nelle prime 6 giornate) e ciononostante di essere lì, a due punti da una Lazio pimpante, a pari punti coi cugini e sopra gobbi e lupacchiotti. Non che questo mi consoli più di tanto: davvero dopo anni e anni non riesco a trovare una risposta all’insoluto quesito che mi rimbomba nella testa da una decina di giorni: contro di noi sono tutti fenomeni oppure siamo noi a latitare quando ci sarebbe da dare la mazzata finale?

L’uno e l’altro, certo. Anche se mi gira il culo.

Parlando di ieri sera, il risultato è giusto. l’Inter parte anche benino, poi subisce qualche corner e da lì si blocca fino a fine prio tempo. Nella ripresa due occasioni colossali non sono sfruttate da Maicon e Milito (compensate da un salvataggio di JC su Qualgliarella per essere onesti…) lasciano il risultato “a occhiali” e la posta in palio equamente divisa. Detto che Eto’o è al solito imprendibile, Milito parte in panca ma è costretto ad entrare causa “vecchietta” che mette KO il giovane Biabiany. L’ora giocata dal Principe ci fa capire perchè non è partito tra i titolari.

Piccolo inciso: ci fosse stato almeno Pandev a disposizione, l’argentino a mio parere avrebbe visto la partita dalla tribuna, o da casa sua. Spero solo che le condizioni fisiche “perfettibili” gli risparmino la trasvolata continentale albiceleste, consentendogli di riguadagnare una condizione fisica degna di un bipede normodotato.

Per il resto, due considerazioni:

1) Coutinho col pallone ci sa fare, ma se è messo di fronte a difensori appena decenti (e cioè NON quelli del Werder Brema) patisce il gap fisico in maniera imbarazzante. Sembra davvero il bambino che ai giardinetti gioca con gli amici (più grandi) del fratello maggiore. Urge potenziamento fisico, sperando che nel frattempo la classe (che c’è) possa ricavarsi qualche spazio nelle muscolari difese della Seria A italica.

2) la Juve è la squadra più “alta” del campionato: Chiellini, Bonucci, Melo, Iaquinta… tutti sull 1.90. L’inter non ha più l’ariete tipo Crespo o Cruz e, nel caso non se ne fossero accorti, Ibra è tornato a Milano ma gioca con gli altri. Morale: a che cacchio serve tirare una quindicina di corner molli molli in mezzo all’area, per verderli trasformarsi in gustose caramelline per la difesa bianconera? Per una volta che serviva inventarsi qualcosa di diverso (scambio corto, palla fuori per un tiro al volo….) abbiamo regalato una dozzina di palle a Chiellini & co. Visione di gioco lungimirante e illuminata.

Facendo una chiusa finale, e parlando più in generale, direi che la sosta arriva a fagiuolo, con la speranza di recuperare gente da un punto di vista fisico e/o mentale: al momento siamo senza Samuel, Cordoba (stiratosi ieri), Matrix, Zanna Thiago Motta, Pandev, Biabiany (uscito ieri sera). Per il resto, Milito è in pesante ritardo.

LE ALTRE

Detto della Lazio che vola come la sua aquila (che brutta roba il circo togni di farla volare prima della partita…), i cugggini sono saldamente in zona retrocessione: 3 dei loro 5 punti li han fatti con noi.

(una riga di silenzio in segno di incazzatura)

Il Milan sbanca Parma, da cui a dire il vero mi aspettavo di più: vedo solo gli ailàiz, che mostrano un rigore sacrosanto negato a Crespo (Nesta gli arriva da dietro come nemmeno in caserma col trucco-saponetta), ma anche tante occasioni divorate da Ibra e famiglia (dell’ammmore, of course). Il Napoli cresce bene, quei tre davanti sono molto pericolosi. Mettiamola così: sulla partita singola abbiamo visto nostro malgrado che, almeno al momento, ci sono delle squadre che ci sono all’altezza. Resta da verificare la tenuta di questi qua sulla lunga distanza, con la speranza che i nostri ritornino ad avere un ruolino di marcia più consono ai Triplettari.

E’ COMPLOTTO

Tanto per non scrivere sempre le stesse cose, dovrò inventarmi un segno convenzionale per rilevare tutte le volte in cui il calabrese cantilenante parla male di Mourinho: anche ieri sera tutti ad elogiare i due tecnici (Rafa e Clouseau) per il fair play e i toni bassi, con un costante e nemmeno tanto implicito riferimento a José, che invece infiammava gli animi e “non faceva bene al nostro calcio”. Da morir dal ridere la battuta regalata dal Bresciano Nero (a San Siro a tifare Inter, o meglio secondo me a tifar contro la Juve), che alla richiesta di una battuta per Sky, risponde “Mauro non capisce niente di calcio”. Ovviamente lui fa finta di non prendersela ma rosica da matti, bofonchiando, “ma come, proprio io che l’ho difeso quando tutti gli erano contro”. Il fatto che difendesse una situazione francamente indifendibile (maglia gettata a terra dopo Inter-Barça) solo per dar contro Mourinho è ovviamente secondario. La stessa paranoia l’ho trovata, e addirittura in misura assai maggiore, guardando una buona parte di Controcampo, dove nell’ordine ho sentito dire che:

1) Il gesto delle manette dell’anno scorso rappresenta la pagina più vergognosa del calcio italiano;

2) Mou era antipatico e se la prendeva sempre con gli arbitri, e così facendo non li aiutava a far bene (il che, traslato, vuol dire che era lui a farli sbagliare contro l’Inter…. un genio!)

3) Sì, era un bravo motivatore, ma poi in campo ci vanno i giocatori (ma va???): Pettiniello Bettega filosofeggia dicendo che con 11 schiappe non ha mai vinto nessuno (chiamate Catalano), mentre

4) da Bruno Longhi apprendiamo che il gol di Maicon nell’Inter-Juve dell’anno scorso (uno dei gol più belli di tutta la stagione) è stato il frutto casuale di uno stop sbagliato. Mourinho non c’è più.

Se n’è andato per i suoi motivi e senz’altro non è stato invogliato a rimanere da quella pletora di prostitute intellettuali dei giornalisti sportivi italiani. Bene, lasciatelo in pace, non parlatene più! Mi sembrano tutti come la fidanzata che è stata mollata e che va in giro a dire a tutti quanto sia stronzo e cattivo il suo ex, ma intanto continua a parlarne, quando la cosa migliore sarebbe girar pagina e iniziare da capo.

Ah, e poi ovviamente se non segna Eto’o non segna nessuno, Milito è un mistero,  Maicon non gioca bene perchè in estate è stato disturbato da manovre di mercato (di chi secondo voi?): insomma, chevvelodicoaffa’ , è crisi inter.

WEST HAM

Pareggio-brodino in casa col Fulham. Può bastare.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.