CUORE TORO (E FEGATO INTER)

INTER-TORINO 1-1

Era un po’ che non succedeva, e onestamente non ne sentivo la mancanza.

Il Toro, ampiamente insufficiente fino a poche ore fa, suona la migliore sinfonia stagionale alla Scala del calcio contro i nerazzurri. Ennesima dimostrazione che, contro di noi, nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a scansarsi. E ci mancherebbe altro, sia chiaro.

A noi nessuno ha mai regalato niente e -ribadisco- va benissimo così. Diciamo che ce ne ricorderemo quando la banda di Sinisone nostro tornerà alla mediocrità mostrata in questi mesi.

Shel Shapiro forse pensava a noi quando, più di quarant’anni fa, ci ricordava che “non sempre si può vincere”: fatto sta che, per come è andata, rimaniamo con un gusto dolce amaro in bocca per come si è sviluppata la partita.

I nostri partono con la consueta formazione, fronteggiando un Toro zeppo di ex nerazzurri. Burdisso (all’esordio stagionale) e soprattutto Ansaldi fanno una partita che a queste latitudini non si era mai viste, facendo impennare i rispettivi indici di smadonnaggio da parte dei loro ex sostenitori. Belotti là davanti ha il suo bel da fare con Skriniar (e viceversa). La novità di giornata è un Icardi diligente e generoso nel fare i movimenti ma inopinatamente impreciso sotto porta. La mia sindrome di accerchiamento riesce ad incolpare anche di questo la marmaglia mediatica, che nelle ultime settimane ne ha elogiato -col solo scopo di evidenziare l’assenza di altre qualità- il senso del gol e la capacità di finalizzare ogni mezzo pallone vagante in area. Morale: Maurito ha più di un’occasione per segnare, ma potenza, tempismo e precisione restano non pervenute.

Se a ciò sommiamo un paio di gran parate del loro portiere sulle occasioni create dagli altri interisti (due capocciate di Skriniar e soprattutto Vecino), arriviamo in zona uccello Padulo: già nel primo tempo Handanovic aveva smanacciato una velenosa conclusione di Baselli (oltretutto nemmeno “premiata” dal sacrosanto corner per svista del guardalinee); nella ripresa invece, l’incursione di Iago Falque trova Miranda assai molle e lento nel contrastarlo. Al mancino del Toro non pare vero di poter rientrare sul piede preferito e far partire il tiro sul primo palo, a incenerire un incolpevole Handanovic, incredulo nel vedere la palla passare attraverso un nugolo di nerazzurri piombati con colpevole ritardo sull’avversario.

E’ il quarto d’ora della ripresa, più o meno lo stesso minuto del pareggio di Pazzini dell’ultima partita dei nostri. Le sensazioni di chi scrive, però, non potrebbero essere più diverse. Qui c’è l’odore acre e pressante della cacca pestata a piè pari, e il timore è di non riuscire mica a recuperarla.

Spalletti ci mette del suo, aspettando altri 10 minuti per fare l’unico cambio sensato (dentro Eder e fuori Nagatiello). Difesa a tre, Candreva e Perisic a far tutta la fascia e il resto della ciurma a cercare di rimediare al puttanaio.

Per quello riusciamo a rimetterla in piedi abbastanza in fretta, con Perisic a mettere in mezzo un pallone interessante ma un po’ scomodo per Icardi. Lì il Capitano fa la cosa migliore della partita, non fidandosi del suo piedone e preferendo fare da sponda per Eder, ancor più libero di lui. L’italo-brasiliano ha addirittura il tempo di stoppare la palla prima di spedire la palla all’incrocio: 1-1 e un quarto d’ora da giocare.

Ci vorrebbe un crollo del Toro, che invece non lascia e anzi raddoppia gli sforzi. Non calando l’avversario, ci vorrebbe il colpo del singolo, in mancanza il colpo di culo… Ma noi siamo l’Inter, invisa agli dèi del calcio e quasi felice di ciò: inevitabile a quel punto che lo scaldabagno tirato da Vecino timbri la traversa anzichè gonfiare la rete.

Finisce 1-1 quindi, probabilmente avendo giocato meglio di un paio di vittorie portate a casa un po’ così…  Si poteva vincere, ma senza la reazione fatta vedere si poteva anche perdere.

 

LE ALTRE

Non si sa come prendere il pareggio del Napoli a Chievo: mal comune mezzo gaudio? Smoccolamento della serie “cazz potevamo agganciarli in testa”. Fate vobis.

In mezzo al dubbio amletico, la Juve fa capire di avere senso dell’umorismo ma solo fino a un certo punto, regolando con qualche sofferenza il Benevento e passando al secondo posto solitario in classifica.

Le romane seguono, ma entrambe hanno una partita in meno: ciò vuol dire che potenzialmente siamo in 5 lì in cima, in soli due punti.

Più indietro il Milan che, se non altro, porta a casa i tre punti in quel di Sassuolo.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare in realtà. Anzi: ho sentito Massimo Mauro lodare Icardi dopo la strana ultima prestazione. Tutto un insistere sulla volontà dimostrata, sul giocare per la squadra, sull’importanza di un assist tanto facile tecnicamente quanto difficile a livello di lucidità mentale. Al Cuchu probabilmente non pareva vero poter indugiare sulle virtù del connazionale, ma qualcosa non mi torna. Se gli stessi complimenti fossero arrivati da Caressa avrei potuto anche prenderli per sinceri, ma dal Calabrese Cantilenante proprio no… vedremo cosa c’è sotto, perchè qualcosa c’è. Per il resto, gioite gioite Gesù è nato: il Milan vince, Conte batte Mourinho e il mondo è un posto migliore. Stucchevole a dir poco il tifo nemmeno dissimulato di Zola e Marianella nel commentare Chelsea-Manchester Utd. Perfetto poi Compagnoni nel sunteggiare “Montella sarà contento del fatto che Conte ha vinto, così tutti sono contenti e lui lavora tranquillo”.

Manca solo che gli rimbocchino le coperte quando va a dormire…

 

WEST HAM

Ne becchiamo 4 in casa dal Liverpool e salta la panchina di Bilic. Può bastare?

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Talmente forte che pure la foto è sfuocata…

USQUE TANDEM

VERONA-INTER 1-2

E record sia…

Vado leggermente controcorrente e parto da uno stato d’animo insolito a queste latitudini. Quarto d’ora della ripresa: dopo aver esaurito il calendario dei Santi contro D’Ambrosio per l’improvvido rinvio, e constatato il pareggio del vecchio Pazzo ai danni di Handanovic, il mio occhio è caduto sul cronometro.

“Dài, manca ancora mezz’ora: questa la vinciamo”

Non sono uso a questi slanci di ottimismo, eppure è a questo che ho pensato in quel momento. Che sia merito di Spalletti, dei “ragazzi” o della mia migliorata stabilità mentale poco importa. Quel che pesa è il destro di Perisic a mille all’ora che pochi minuti dopo gonfia la rete veronese.

Giusto tre paróle (cit.) di cronaca per dire di un’Inter tutt’altro che trascendentale, in cui le migliori cose le fanno vedere Candreva (altro splendido cross per l’1-0 di Borja), Skriniar (di lì non passa un cazzo) e la coppia violacea Vecino-Valero (fosforo e muscoli in quantità). Per il resto, piccolo cabotaggio, anche se la sezioncina simpatttica si soffermerà su qualche dettaglio…

Il nostro vantaggio arriva in occasione della prima azione “seria” della partita e, se fossimo una squadra coi controcazzi, si potrebbe pensare che i nostri abbiamo pensato “va beh, basta cincischiare, andiamo a fare gol!”. Ho però smesso da tempo di credere alle favole e la prendo quindi come frutto del caso.

Poco altro da segnalare prima dell’inguacchio di D’Ambrosio già blasfemamente ricordato. Da lì, altri cinque minuti “seri” per ripristinare il vantaggio con Perisic, anonimo fino a quel punto.

L’ultimo quarto di gara scorre senza pericoli concreti per Handanovic, ma al tempo stesso con una costante tensione nella nostra metacampo, figlia dell’incapacità dei nostri di gestire il match e dell’immancabile manciata di giocatori onesti che contro di noi fanno la partita della vita (vero Fossati e maledettissimo Romulo?).

Arriviamo quindi all’amletico dubbio a strisce neroblù: questa squadra sta facendo benissimo, non bene, in rapporto a capacità tecniche dei giocatori e profondità della rosa. Il record di punti ottenuto nelle prime 11 partite ne è degna testimonianza. Inevitabile ascrivere i maggiori meriti di ciò a chi gestisce quotidianamente quest’accozzaglia di atleti. Lucianone nostro ha fatto senz’altro un ottimo lavoro fino ad oggi e la domanda che ogni tifoso si fa è: quanto durerà ‘sta solfa? E ancora: come ci si rialzerà dopo il primo schiaffone?

La prendo larga ma non troppo. Ai tempi del Mancio e di José, ho sempre notato nella Roma di Spalletti questo grande limite: aveva cioè bisogno di giocare il suo calcio per vincere, era sostanzialmente incapace di sfruttare le circostanze del momento e di adattarsi al contesto della singola partita.

Il contrario del “calcio speculativo e cinico” dell’Inter. Il fatto che poi quei campionati li abbia sempre vinti la succitata squadra cinica e concreta dovrebbe infilarsi tra le terga dei cantori del bel giUoco, ma il punto è un altro. Ho già detto che Spalletti, lodato per il giUoco che imprime alle sue squadre, a tinte nerazzurre è già diventato il Mister tutto praticità e intensità che non gioca bene ma porta a casa il risultato.

A me, come sapete, importa sega. Quel che mi frega è: riuscirà il nostro eroe a mantenere questa concentrazione, questa intensità, questa cazzimma, chiamatela come volete, per tutta la stagione?

Questa è la domanda delle cento pistole, e onestamente non credo sarà possibile.

Arriviamo quindi al prossimo scenario. Quando -speriamo il più tardi possibile- i nostri topperanno una o due partite in fila, si scioglieranno come neve al sole, per la gioia degli scribacchini che potranno ululare “ecco, come l’Inter di Mancini che vinceva sempre 1-0!!!” oppure manterranno la testa lucida e gireranno pagina ricominciando da dove si erano fermati?

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Il solco tra le prime 5 e le altre va ampliandosi sempre più: i gobbi vincono la partita del male assoluto -con merito e in maniera evidente, checchè ne dica un Montella sempre più in versione “chiagne e fotti”– il Napoli ritorna alla regola del tre rifilando altrettanti fischioni al Sassuolo, la Lazio si sbarazza del Benevento con una cinquina e la Roma infila l’ennesimo solido 1-0 che la conferma miglior difesa del torneo.

Siamo di fronte a un privé di queste cinque e a uno sconfinato limbo per tutti gli altri? Al momento il campionato dice questo. La velocità di crociera è altissima, se pensiamo che il Napoli, lasciando per strada solo 2 punti su 33 disponibili, ha comunque una squadra a due punti di distacco e altre due subito dietro. Non c’è una lepre solitaria, insomma. Ci sono cinque corridori che stanno tirando come dei maledetti. La domanda che dà il titolo a ‘sta sbrodola è valida anche qui: fino a quando dureranno?

 

E’ COMPLOTTO

Ogni promessa è debito, e quindi svelo subito il segreto di Pulcinella a cui mi riferivo supra. In una partita come detto modesta, Icardi si è fatto vedere molto di più in un lavoro di raccordo con il centrocampo e recuperi difensivi. Poche le conclusioni a rete -ne ricordo una per tempo: destro “masticato” su suggerimento dalla destra nel primo tempo, dopo che lui stesso aveva conquistato palla 50 metri più indietro, sinistro calciato alto dal limite dell’area nella ripresa.

Unanime la stampa a bocciare la prestazione del Capitano: “non si è mai visto!”, “è sempre defilato sul secondo palo!” (nell’azione dell’1-0, Borja può segnare solo-soletto proprio grazie al movimento di Maurito sul primo palo, raddoppiato dalla rivedibile coppia di centrali veronesi), “se non segna è come non averlo!”.

Ora, brutti generatori semiautomatici di minchiate, mettetevi d’accordo: quando segna lo criticate perchè non gioca per la squadra, perchè resta là davanti ad aspettare, etc etc.

Quando, per una volta, fa il cosiddetto “lavoro oscuro” restando a secco forse proprio perchè meno lucido a causa dei rientri a centrocampo, non va bene perchè non attacca come dovrebbe.

Morale: comunque vada è una merdaccia.

Eggiàlosapevo! direbbe il vecchio Prof. Scipione Petruzzi. Nihil sub sole novi (e con questo esauriamo la quota parte annua di citazioni latine).

Essendo un orgoglioso non utente di Mediaset Premium, ho appreso solo di seconda mano della simpatia del loro conduttore: chiosando su un ragionamento di Soldatino Di Livio, riassumibile in “occhio che questi potrebbero anche arrivare fino in fondo”, il merda ha concluso laconicamente dicendo “Beh del resto in Inghilterra due anni fa ha vinto il Leicester”.  Questa continua ad essere la considerazione di cui i nostri godono presso una mandria di prezzolati incompetenti. Che Fozza Inda venga informato all’istante e che la sua mannaia possa calare il prima possibile su tutti loro. Una roba alla Samuel L Jackson di Pulp Fiction, ma in salsa di soia.

WEST HAM

I nostri amati martelli buttano nel cesso una comoda e facile vittoria sul campo del Crystal Palace, facendosi rimontare due gol nel finale, con un insipido pareggio che ci lascia nelle acque salmastre del quasi fondo classifica.

Uottaffàc

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DAI CHE VA BENE!

INTER-SAMPDORIA 3-2

Va bene, va bene.

E’ tardi e lo so, ma mi ero giustificato in anticipo.

Siccome è tardi, sapete già che abbiamo giocato bene i primi 2/3 (o 3/4) di partita, facendo di contro palpitare tutti i cuoricioni nerazzurri nella parte finale.

Figuratevi uno di essi, sveglio dalle 5 del mattino e di ritorno da blitz in area mitteleuropea, che smadonna in tangenziale Est sentendo Repice che in loop recita “Attenzione! Pericolo! Altro rischio per l’Inter!“, manco fosse un Piccinini 2.0.

[Piccolo inciso: chiedo scusa a Repice -come se mi ascoltasse…-: in realtà apprezzo e molto le sue radiocronache fin dai tempi del Triplete. Il paragone con  la macchietta di se stesso #proprioluiincredibile è ingeneroso. Fine dell’inciso.]

Se mi si passa il paragone, la partita è stata la migliore dimostrazione di quanto bassa fosse la qualità intellettuale delle riflessioni fatte dalla stampa sulla nostra squadretta:

San Handanovic“? Un par de cojoni, dorme come nei bei giorni sul 3-1 dimenticandosi di uscire e/o coprire il suo palo, e pure sul 3-2 un’uscita non sarebbe stata una cattiva idea.

Inter cinica e pragmatica“? A parte i tre gol, a memoria conto altre 3 occasionissime per i nostri, legni a parte. Il cambio di gioco di Icardi prima del 2-0 è identico (anche come posizione) a quello fatto da Rodriguez nel Derby che tanto ha fatto eiaculare gli scribacchini di corte. L’azione del 3-0, che parte dal portiere e arriva in gol dopo una decina di passaggi quasi tutti in verticale e a due tocchi, (al min. 1.55 di questo video) è una roba che fatta da Juve o Napoli campeggia in home page dei quotidiani sportivi per tre giorni. In questo caso dobbiamo ringraziare lo Zio Bergomi che va oltre il canonico “Sì Fabio certo Fabio” e segnala la bellezza di tutta l’azione.

San Palo“? tua sorella: tanto per rimettere le cose a posto, pigliamo tre legni in meno di un’ora, cosa per la quale la Roma ancora si sente consolare per la nostra sconfitta e che qui invece passano inosservati o quasi.

Sui legni, poi, gli dice male, visto che con i tre presi contro il Doria la nostra statistica dice “6 colpiti/7 subiti”, con un saldo di -1 pari a quello del Milan (2 colpiti/3subiti) e simile al Napoli (2 colpiti/4subiti): eppure nessuno grida alla fortuna dei partenopei…

Grida e sacramenta giustamente la Roma, dall’alto degli 11 pali colpiti a fronte di soli 2 subiti, e la stessa Juve (5 colpiti e nessuno subito) non è certo baciata dalla fortuna in questo caso. Ma siamo alle solite: sono numeri come altri e van presi per quelli che sono. Un’unica accortezza: o li si cita in maniera onesta, e magari completa, o si passa per parolai.

Aldilà dei numerelli, resta la bella prova dei nostri, che fanno capire cosa voglia dire avere un centrocampo pensante (Borja e Vecino: mai più senza) e come, con quello, anche giocatori normali e non particolarmente perspicaci a livello tattico possano fare la loro porca figura. Sì Nagatiello, sto parlando di te: hai giocato proprio bene.

Tra i tanti meriti di Spalletti finora c’è quello di migliorare il materiale umano a disposizione, e hai detto niente… Siamo storicamente una squadra nella quale giocatori già affermati fanno fatica ad esprimersi sugli stessi livelli e dove giovani promesse sbocciano solo una volta migrate verso altri lidi. Vedere come Perisic giochi ora a tutto campo e come Skriniar sia diventato una sicurezza in due mesi va senz’altro ascritto ai “plus” di Lucianino. Che però qualcosa ha azzardato l’altra sera: vero che la panchina è corta e giocan sempre gli stessi, ma già per radio era percepibile il nesso causale tra l’uscita di Vecino e la perdita di controllo sul match. Vabbuò, è andata bene, facciamone tesoro.

LE ALTRE

Vincono tutte le prime della classe, vince pure il Milan. Il Napoli fa una partita più o meno come la nostra, ma negli occhi di tutti rimane quel capolavoro di gol (ma soprattutto di stop) di Mertens. Sogghigno al 3-2 finale di Izzo, che ci riporta a condividere con gli azzurri il numero di gol subiti, nonostante le due dormite della nostra difesa nell’ultima data del tour. Curioso come, dei 5 gol subiti dalla Roma, miglior difesa del campionato, tre siano opera nerazzurra.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei dire niente sulla atroce figura fatta dalla Lazio, ma un minimo riepilogo di impone.

Lotito fa il furbino e aggira la chiusura della Curva Nord laziale (sanzione per motivi di razzismo, guarda il caso…) dando la possibilità ai propri ultrà di vedere la partita dalla Curva Sud, oltretutto a prezzo stracciato.

I geni pensano bene di lasciare nella curva dei cugini simpatici ricordi e souvenir tra cui l’orrendo adesivo incriminato.

I tentativi di mettere una pezza, prendere le distanze e uscirne in maniera decente naufragano uno peggio dell’altro, fino al climax dei cori fascisti dei tifosi laziali fuori dallo stadio Dall’Ara.

Come diceva il vecchietto rancoroso al prima anello verde lamentandosi dei nostri negli anni ’90 “Potesse cadere un fulmine adesso…“.

Passando a cose decisamente più futili, noto come alla squadra dei Meravigliuosi sia sufficiente battere il Chievo per conquistarsi le prime 5 pagine della Gazza odierna, con tanto di Lodi a Suso manco fosse Messi.

C’è poi una chicca per intenditori rancorosi: ricordate quando i nostri amatissimi venivano accusati di arrivare al tiro -e magari insolentemente al gol!- affidandosi al tiro da fuori? Probabilmente no, non lo ricordate perchè siete persone normali e non afflitte da manie di persecuzione calcistica.

Io invece lo ricordo, e se mi concentro sento ancora le mie madonne contro il giornalettismo a cui non va mai bene niente, se la colorazione è a strisce nerazzurre.

Se tiri da fuori non va bene perché non hai il giUoco manovrato, tiri lo scaldabagno con lo Stankovic di turno e grazialcazzo, così son buoni tutti.

D’altra parte, Icardi va bene ma non benissimo perché segna solo da dentro l’area, e non ha il tiro da fuori tra le sue caratteristiche.

Insomma, dalle nostre parti non va bene niente. In casa dei cugini invece si gioisce a prescindere, ed ecco quindi glorificare il pur bravo Suso per i tanti gol realizzati dalla distanza. Ancora una volta, vedere per credere:

Per il resto, apprezzo il lato mediatico del nostro allenatore, che nel dubbio manda affancuore qualsiasi microfono si trovi davanti:la manfrina sulla fortuna/sfortuna riferita ai tre pali colpiti è degna della miglior supercazzola di tradizione mascettiana. Come sapete, non potrei chiedere di meglio dal condottiero che deve guidare un manipolo di eroi in braghe corte.

 

WEST HAM

In una stagione finora assai avara di soddisfazioni, i Martelli ci regalano una serata degna della storia di questo club: partita secca in Coppa di Lega contro il Tottenham, a Wembley. Primo tempo da dimenticare: sotto 2-0 ed è andata ancora bene.

Lo ammetto, i due Hammers di casa abbandonano scanalando sulla Serie A per un buon quarto d’ora e, arrivati all’ora della nanna del piccolo, faccio zapping poco convinto sul derby di Londra.

Cazz! 2-2!!

Ayew, il figlio di Abedi Pelé, in cinque minuti ha timbrato la doppietta del pareggio. Da lì ovviamente apnea totale di un quarto d’ora fino alla splendida capocciata di Angelino Ogbonna, italiano di stanza nell’amato East End. 3-2 e rimonta completata, turno passato e cuginastri del nord cittadino ancora una volta beffati da Bilic. Che continua a rischiare il posto, ma che almeno potrà raccontare ai nipotini di quella serata di fine ottobre a Wembley.

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Blinda la supercazzola o scherziamo??

FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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NON C’E’ DUE SENZA TRE (MA ANDAVA BENE ANCHE DUE…)

INTER-MILAN 3-2

Sto invecchiando, e anche parecchio…

Al 90′ di domenica sera ero stanco tanto quanto gli 11 in campo, assolutamente distrutto dall’altalena di emozioni appena vissute. E sì che avevamo vinto, non oso pensare al mio stato psicofisico se mi fossi trovato dall’altro lato dell’intrusione anale appena avvenuta (leggasi rigore subìto e Derby perso all’ultimo minuto).

Dopo aver barcollato per una mezz’ora, esattamente come i vecchietti, occhio pallato e insonnia imperante fin quasi alle prime ore dell’alba, a fissare il soffitto e intravedere ancora una volta le gesta di quel grande centravanti che risponde al nome di Icardi Mauro.

Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Mancava il vestaglione di flanella, ma per il resto il rito apotropaico di approccio al match era rispettato in pieno.

Pronti via e i nostri mi sembrano quadrati e cazzuti: ancora adesso non mi è chiaro chi tra Vecino e Borja Valero giocasse da trequartista ma sticazzi: entrambi sono convincenti, con il solo Gagliardini un filo sotto la decenza. Il Milan davanti è talmente poca cosa che Nagatiello fa un figurone e solo lo stato semicomatoso di Miranda genera qualche stringiculo. Davanti Perisic parte in ombra, facendosi però vedere diligente in quel paio di recuperi difensivi che stanno diventando spettacolari quasi come il doppio passo ormai di acquisita proprietà intellettuale. Sull’altra fascia, Candreva fa smoccolare subito il Sciur Ambroeus al primo anello toppando il primo cross, ma si riprende con gli interessi nel corso della gara uscendo a metà ripresa tra gli applausi.

Il primo tempo mostra l’Inter che vorrei (meglio: di cui mi accontenterei, giocato bene ma nulla di trascendentale) e il Milan che è: una squadra ancora in alto mare, con poche certezze e mancante proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi cardini (Bonucci-Biglia).

La traversa di Candreva arriva al 12′ dopo un considerevole numerillo di Borja e mi fa sobbalzare sulla poltrona in pelle umana, mentre l’azione a voragine del vantaggio fa esplodere papà e figliuolo in un unisono urlo belluino che fa rabbrividire la femmina di casa.

In culo a chi dice che Icardi ha colpito male, il colpo è da grandissimo centravanti. Bello il cross di Candreva, forte come deve essere e per ciò difficile da impattare: la palla oltretutto batte per terra appena prima dell’impatto col destro di Icardi, bravissimo ad anticipare i difensori e trovare il tempo giusto per l’impatto col pallone. Che poi la colpisca di interno, caviglia o polpaccio poco conta. E’ quel che Leonardo definirebbe un #goldellamadonna e ciò mi basta:

…chè io a calcio non ci so giocare, ma ancora capisco la differenza tra golazo e gollonzo.

Il primo tempo come detto fila liscio: noi proviamo un altro paio di tiri con Vecino, ancora Icardi e Perisic, che però fanno il solletico a Donnarumma o, al più, male solo all’omino delle bibite.

Conoscendo i miei polli, l’intervallo lo vivo in tensione, sicuro che qualcosa cambierà.

E infatti, dal nulla cosmico dei primi 45′ (altro che “tutto sommato alla pari“, caro Montella), il Milan esce trasformato. Più di rabbia e nervi che di giUoco, si mettono lì e per una ventina di minuti -perdonerete il gergo tecnico- sono cazzi.

Handanovic ne salva un paio, il guardalinee con rinforzo di VAR annulla giustamente il pareggio di Musacchio in fuorigioco palese, ma Suso col sinistro acchiappa il pari. Esecrandi nell’occasione Gagliardini e soprattutto Perisic, che abboccano alla finta del rossonero lasciandogli spazio sul piede preferito.

Lì inizia la mia parte di match preferita e tutto sommato inaspettata. Perchè il Milan continua a spingere, ma il gol lo troviamo noi con le due azioni più belle della serata.

La prima porta Vecino a concludere a lato dal limite dell’area, dopo splendida progressione ancora di Candreva sulla destra. La seconda vede Icardi, quello che vaga in area in attesa dei compagni, quello che non torna ad aiutare, quello che non fa salire la squadra, strappare il pallone dai piedi di un tentennante Biglia e avviare il contropiede.

Contropiede: non transizione, non ripartenza. Un cazzutissimo contropiede, perdìo!

Perisic fa il suo e si allarga sulla sinistra, Maurito lo vede e lo serve. Da lì al paso doble in salsa croata è un attimo, ed arriviamo alla rappresentazione plastica dell’arte contemporanea:

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Vero: la canotta bianca sotto la maglia nun se po’ vede’ ma gliela perdono. La palla è a mezza altezza, il nostro salta per colpirla di esterno, facendo tornare valide le considerazioni fatte per il primo gol. Non la colpisce male, caro il mio Trevisani sapientino di Sky, la vuole mettere proprio sul palo lungo e capisce che per farlo deve colpirla così. Vai a ripetizioni da Vialli che due gol in Serie A li ha fatti…

Insomma, ce l’ho in canna fin dall’inizio: questo ha lo stesso fiuto del gol di Inzaghi, ma a calcio ci sa giocare davvero!

Se il primo gol aveva fatto sbarrare gli occhi alla “me mié” (consultate il dizionario Italiano-Meneghino), dopo il 2-1 la suddetta mi guarda e lascia uscire un laconico “Mario tu non stai bene“. Io me la ghigno con Pancho stretto in braccio, assatanato pure lui, degno figlio di copoco padre.

Siccome sono incontentabile, avrei preferito che il Derby finisse così, 2-1 e via, perchè il modo in cui è arrivato il secondo pari del Milan mi ha disturbato e non poco. Passino le lodi per il cambio di gioco da sinistra a destra (se ne vedono a decine in ogni partita, ma questo porta al gol quindi è giusto segnalarlo), ma il gol del 2-2 è un puro condensato di sorte benigna per i cuginastri: i due attaccanti bucano il cross dalla destra (ditelo adesso “eh ma Icardi fa solo i gol“) e quel simulatore maledetto di Bonaventura approfitta del sonno catatonico di Cancelo, fermo 3 metri più indietro, per colpire in spaccata.

Il culo non si esaurisce lì, chè Samirone il suo l’aveva anche fatto, respingendo come poteva: poi la forza di inerzia fa il suo, e il nostro sostanzialmente finisce in porta trascinandosi dietro il pallone.

Il solito cu…ore rossonero.

Oltretutto il 2-2 fa esultare il succitato Trevisani, che da un quarto d’ora buono ce la gufava vaneggiando del terzo 2-2 consecutivo nei Derby, smanioso come pochi di attingere ai corsi e ricorsi storici (“Ancora Suso, sempre Suso! Terzo gol nei Derby per lui!!” sull’1-1 e “La palla è entrata! Come l’anno scorso, come con Zapata!!” sul gollonzo del 2-2).

Passo quindi l’ultimo quarto d’ora a smozzicare santi e Madonne, nasando il pressante odore di stallatico sottoforma di beffa finale, con un Cutrone qualsiasi che ci ammorbi per i successivi 3 giorni a parlare di sogno che si realizza, di tifo rossonero fin da bambino e bla bla bla.

Vecino però, e per fortuna, la pensa in maniera diversa e al minuto 88′ pesta giù una progressione da cavallo nella pampa argentina (anche se è uruguagio…): apre in due come una mela (cit.) la difesa del Milan, o quel che ne rimane, e serve Icardi in piena area: bello e intelligente il tocco all’indietro per l’accorrente Eder che centra il polpaccio di Rodriguez che devia in angolo, pare provvidenzialmente.

Il resto è storia, e tocca ringraziare lo svizzero per la ferale trattenuta ai danni di D’Ambrosio.

Qui apro una parentesi di complottismo per segnalare che anche tra gli interisti ho trovato gente che commentava all’insegna del “dài che ci è andata bene, il rigore è dubbio“.

Ma dubbio un par di palle! Ritorniamo allo stesso discorso fatto alle prime giornate: il fatto che in epoca pre-VAR fosse la norma non vedersi fischiati rigori del genere (non ce ne hanno fischiati pure di più netti, anche nei Derby, chiedete a Palacio…), non vuol dire che quella fosse la norma e questa la bonaria eccezione.

Tutt’altro: il VAR, lungi dal dimostrarsi la panacea che ontologicamente non può essere, dà però una bella rete di protezione a tutti, arbitri compresi. Allo stesso tempo, li inchioda alla loro potenziale malafede, perchè il mondo non finisce col loro fischio. Può esserci un supplemento di indagini. A quel punto, è più difficile fare memoria selettiva e scegliere in quale area di rigore fare il pignolo e in quale interpretare il regolamento.

L’avrete già capito, perchè la mia situazione psichiatrica è ormai nota: sono stracerto del fatto che, senza VAR, Tagliavento a noi un rigore così non l’avrebbe mai fischiato.

E non perchè sia stato il VAR ad assegnarlo. No: l’arbitro coi fischietti bianconeri ha fatto tutto da solo, e tocca dargliene atto. Facendogli il processo alle intenzioni avrà pensato “Cazz…non posso più far finta di niente, tocca fischiare“.

Esaurito l’inciso complottistico, solo un bambino dell’asilo può piagnucolare dicendo che non è rigore (guess who?), e al 90′ in punto Icardi sfida Donnarumma dagli undici metri.

Per nostra fortuna il Capitano non prende esempio dal talentuoso connazionale Dybala: rimane freddo e spiazza il Buffon del 2020, portando a casa Derby e pallone.

Ciao Mirabelli, ciao…

 

LE ALTRE

La libidine era iniziata la sera prima, vedendo i gobbi sconfitti in casa da una Lazio sontuosa e con la ciliegina di un rigore (anche qui solare quanto ingenuo) assegnato ai padroni di casa grazie al VAR.

Ma si vede che in questo caso non sembrava pallanuoto…

Come già anticipato, Dybala sbaglia nuovamente e consegna i tre punti agli aquilotti di Inzaghino, calcisticamente odioso come e più del fratello – Superpippa almeno segnava, ma ottimo allenatore capace di tirar fuori una squadra coi controcoglioni da un manipolo di buoni giocatori (Immobile a parte).

Il Napoli non scherza e continua il suo filotto, sbancando l’Olimpico giallorosso per 1-0. Brutto segnale, perchè ancora una volta vince di sciabola e non di fioretto, facendo vedere di poter combinare efficacia e estetica.

Toccherà a noi fermarli sabato sera (prendetela come una battuta…).

 

E’ COMPLOTTO

Ho avuto due settimane, complice la sosta Nazionale, per alimentarmi di fastidi e antipatie pre-Derby.

Scontato il riferimento a Fassone e Mirabelli, che personalmente mi hanno turbato il giusto.

Di più: tolta la naturale antipatia che emana un essere umano con le sembianze di Fassone, arrivo a condividere il suo giudizio sulla naiveté interista dell’epoca morattiana. Godibilissimo invece il maldestro tentativo di Mirabelli di incutere paura a Spalletti che risponde citando i classici.

Ma ciò che mi ha più interessato sono stati i commenti nel post-gara.

Facilotta la sintesi “un tempo a testa, il pari era più giusto“: il lettore -quando non il giornalista- medio italiano,  ha capacità di intelletto e concentrazione limitate, quindi riassumere una partita in 10 parole satura tutti i suoi neuroni.

A noi che invece siamo menti elette, non può sfuggire come il primo tempo del Milan sia iniziato al 44′ con l’unica volta in cui Kessié è andato via a Gagliardini (bella poi la conclusione di Borini, ma se fai gol da lì devi ringraziare il portiere…). Non pervenuti o giù di lì.

Nella ripresa, come detto, sono rientrati in campo con ben altro piglio, e senz’altro i primi 20 minuti ci hanno messo sotto. Faccio però notare che, contrariamente al primo tempo, chi nella ripresa ha subito è comunque riuscito a fare un gol (per tacer del rigore finale) e creare due occasioni colossali (Vecino e Eder).

In buona sostanza: la vittoria è meritata e non rompete i cabasisi.

Certo, se poi il buon Montella impiega zero secondi ad adeguarsi ai suoi illustri precedenti (Sacchi-Capello-Ancelotti, tutti alfieri dell’immortale “non-parlo-degli-arbitri-però…“) si fa del male da solo, ed è sintomatico che sia l’ex Ambrosini a chiosare “io da attaccante non vedo l’ora che un difensore mi cinturi così in area“.

Il Milan è alla terza sconfitta consecutiva, alla quarta da inizio campionato. E’ decimo a pari punti col Chievo, a -10 dall’Inter e -12 dal Napoli. Giusto e inevitabile che Fassone confermi la fiducia al Mister. Da segnalare però come tutti i media si allineino in tempo zero al diktat della Società (ribadisco: giusto e condivisibile), guardandosi bene dal fare la seconda domanda o, come succede a strisce verticali diverse, salutando il Direttore di turno per poi dire: “si vabbè, ha detto così: vediamo però quali potrebbero essere i sostituti dell’allenatore“.

Tornando in chiusura all’analisi della partita, e in ossequio al qualunquistico “un tempo per parte”, è palese  la tendenza dei vari giornali a sminuire lo spettacolo offerto dalle due squadre nel primo tempo (la simpaticissima Repubblica as usual tra i primi della fila, scomodando perfino il Partito Comunista cinese), magnificando di contro il giUoco offerto dalle squadre nella ripresa, fatto da una bella reazione del Milan assai più de panza che de capoccia.

Quisquilie: gli imperativi categorici -o se preferite i Luoghi Comuni Maledetti- sono sempre quelli.

#E’unInterCinica

#IlMilanProponeGiuoco

 

WEST HAM

Pareggio col Burnley: segniamo presto con Antonio, poi Carroll si becca due gialli dopo due scontri aerei (giusto il primo, eccessivo il secondo) e sono cazzi: il pari arriva solo all’85’ quando ormai si sperava di averla sfangata, ma non è certo un furto.

Veni vidi vici. Come grafico non sarei stato un granchè… Per fortuna, Icardi a tirare in porta è un po’ meglio! (NB: per la foto di destra i giusti crediti alla pagina Facebook di Zer0 Tituli).

 

 

NESSI CAUSALI E RIFLESSI CONDIZIONATI

BENEVENTO-INTER 1-2

Parto svelando un dettaglio del quale -giustamente- non vi fregherà niente: ho scritto di getto la sezione È COMPLOTTO, e avrei potuto aprire e chiudere con quella, perché onestamente non ho visto grande differenza tra i commenti fatti all’Inter di Benevento e la voglia di malafede e di procedere per Luoghi Comuni Maledetti.

Di partita ne ho vista meno della metà – per mia fortuna quella con i tre gol che l’hanno decisa. Ho comunque visto ampie sintesi del match e ho notato quanto segue.

Lungi dall’aver fatto un partitone, mi pare che l’Inter abbia giocato decisamente meglio di quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Brozovic, per qualche imperscrutabile allineamento dei pianeti, ha pestato giù un primo tempo fatto di due gol e di una costante proiezione offensiva (sui ripiegamenti difensivi va beh…), riuscendo là dove tutti i compagni di reparto hanno faticato finora. Che addirittura Nagatomo e Candreva abbiano rubato applausi per come è stata costruita l’azione del vantaggio è un unicum nel panorama di questa stagione.

Ancora: dopo il salvataggio da stopper vero fatto vedere nella partita casalinga col Genoa, Icardi in Campania ha svariato e fatto più sponde di quante fatte nell’ultimo campionato. L’ha riconosciuto addirittura Carlo Muraro, staccando per un attimo la litania dell’Inter che non gioca bene e dovrebbe fare di più. Forse per questo sbattersi là davanti, forse perché è umano anche lui, Maurito spara alle stelle la bella palla ricevuta dal fido Perisic nella ripresa.

Leggo invece i commenti nel dopo gara e mi pare di essere fermo a qualche giorno fa. #èunintercinica, #mancailgiuoco, #benesoloitrepunti, #crisiicardi.

Ai simpatttici cantori delle gesta dei nostri amatissimi è anche andata di sfiga, avendo vergato in settimana un cortese articolo nel quale lamentavano l’assenza di gol segnati su calcio di punizione dal limite.

Io, rancoroso complottista, avrei posto l’attenzione sul fatto che in sei giornate all’Inter fosse stata fischiata la miseria di due sole punizioni dal limite. Ma forse è meglio così, visto che il già menzionato Ajeje ha usato il piedino dalla mattonella appena fuori dall’area per timbrare il raddoppio, con tanti saluti alle Cassandre de-sto-ca.

La summa di tutto ciò, esasperata dall’atteggiamento opposto tenuto con la sponda sbagliata del Naviglio, è esemplificata nella foto del giorno a corredo di questa sbrodola, che potrete gustare nella già richiamata sezioncella che segue.

Indugiando solo ancora un poco sulla partita, mi pare di poter dire che i pericoli creati dal Benevento (che ci sono stati eccome) sono stati in massima parte causati da nostre leggerezze inescusabili (bell’idea del cazzo il lancio lento in orizzontale a tagliare il campo, facile innesco per il contropiede avversario) o da ripiegamenti fatti col piglio di chi dopo aver fatto nottata deve alzarsi per timbrare alle 6.00 del mattino. Il riferimento a Brozovic e Vecino che corricchiano per 40 metri senza affondare il tackle sull’avversario lanciato in contropiede è tutt’altro che casuale. Il gol di D’Alessandro nasce pochi attimi dopo.

La ripresa, se eccettuiamo il palo sbilenco preso in apertura, passa col risultato sempre in bilico, ma con i nostri a mangiarsi almeno due occasioni belle e buone (dite a Joao Mario che a questo gioco bisogna tirare in porta), lasciando nel contempo Handanovic inoperoso o quasi.

Eppure, come già fatto notare, nulla sposta i nostri (inde)fessi commentatori dal rinnovare le giaculatorie sulla pochezza della proposta calcistica nerazzurra.

Ce ne faremo una ragione, quantomeno fino ad ora porta bene…

LE ALTRE

Il Napoli sale meritatamente da solo in testa alla classifica, rifilando gli ormai soliti tre gol all’avversario di turno e centrando la settima vittoria su altrettante esibizioni.  Non così può dire la Juve, bloccata sul pari da un’ottima Atalanta, con una partita tutta da vivere e da godere nel modo in cui si sviluppa. Splendida la papera di Buffon sul gol di Caldara, servile l’arbitro nel far proseguire il gioco dopo il palese fallo su Gomez. Lo stesso arbitro si correggeva (o veniva corretto, non mi è ancora chiaro chi chieda di rivedere le immagini) tornando sulla sua decisione e annullando un gol che pareva regolare solo a chi di roba del genere è abituata a farne restando impunita.

Sul punto tornerò tra poco, non prima di aver fatto notare due cose:

1) così come le decisioni del VAR che ci hanno riguardato sono servite a correggere a nostro favore l’iniziale decisione dell’arbitro, così lo schermo a bordo campo è spesso intervenuto a correggere l’errore pro Juve. Come si dice in questi casi: cambiare le abitudini è sempre la cosa più difficile.

2) posto che nessun essere dotato di intelletto poteva sperare che l’avvento del VAR eliminasse il 100% degli errori, ecco che lo stesso arbitro a Bergamo assegna un rigore che, proprio rivisto con calma, è palesemente da non assegnare.

Immagino di dover dire che l’errore di Dybala dal dischetto faccia parte “del fascino del calcio, che è fatto da essere umani, in quanto tali fallibili”.

Passando ai cugini, brutto stop casalingo contro la Roma. Dico brutto per l’Inter, essendo in programma il Derby alla ripresa post-Nazionali ed avendo i nostri la ghiotta e teorica occasione di sbarellargli la stagione in una fresca serata di metà Ottobre. Essendo però famosi nel mondo per l’endemica incapacità di cogliere l’attimo, vedo altissimo il rischio per i nostri di perdersi in un bicchier d’acqua, lanciando un involontario ciambellone di salvataggio ai rossoneri e aprendo l’immancabile #crisiinter dalle nostre parti. Senza dimenticare che dopo il Derby ci sarà il Napoli al San Paolo…

A meno che Lucianino da Certaldo non sia così bravo a infilarsi sotto pelle ai suoi ragazzi e regalare scariche elettriche sotto forma di bestemmie il vernacolo toscano buone da svegliare il killer instinct di uomini truci quali Ranocchia, Handanovic, Santon e compagnia…

E’ COMPLOTTO

Vedere Massimo Mauro che rosica fa bene al calcio. Il calabrese cantilenante fa davvero fatica a non scoppiare a frignare come il peggior bambino viziato a cui viene impedito -per una buona volta- di fare il cazzo che vuole al parco giochi.

Per una volta arrivo ad apprezzare la saccente pedanteria di Caressa che spiega -a quelli dotati di intelletto e onestà intellettuale sufficienti- quale sia la logica dietro il gol sacrosantamente annullato alla Juve.

Logica che mi trova -manco a dirlo- pienamente d’accordo. Cercherò di spiegarlo come farei a un Massimo Mauro qualunque, che si lamenta del fatto che “è passato un minuto tra il contatto di Lichtsteiner e il gol!”.

Allora, primo sono 13 secondi e non un minuto, gobbaccio che si finge imparziale di sto par de ciufoli. Secondo, e più importante se solo riuscissi a capirlo: il concetto di soluzione di continuità è a mio parere corretto. Vediamo se l’alunno Mauro smette un attimo di frignare e collega i 4 neuroni disponibili: se dal momento del fallo, la squadra che l’ha subito non entra più in possesso di palla fino al goal, è verosimile pensare che, senza il fallo in questione, l’altra squadra non sarebbe riuscita a segnare, quantomeno in quell’azione.

Che tra i due eventi passino 10 o 30 secondi cambia poco: quel che conta è che la squadra “vittima” in quel lasso di tempo non è riuscita a recuperare la palla.

E’ il concetto di nesso causale, che mi rendo conto sia un po’ troppo per le cantilenanti sinapsi di Massimo Mauro, ma alla fin della fiera chissefrega di lui. Anzi: mi dà piacere fisico vederlo contorcersi di rabbia cercando di sorridere per mascherare la sua incazzatura.

Lodevole anche la presa di posizione di Sky Sport che, per penna del proprio direttore (per di più gobbo!), si proclama in tutto e per tutto favorevole all’innovazione tecnologica a supporto degli arbitri.

Ma forse l’hanno fatto solo per prendere le distanze dai deliri ovini del succitato Massimo Mauro…

Cambiamo lato alla musicassetta del male e occupiamoci di quelli che perdono sempre e comunque #atestaalta.

Ora: che il Milan tutto sommato potesse anche pareggiarla con la Roma è condivisibile, ma non è colpa loro se questo Milan è sufficiente e nulla più. Già più preoccupante il fatto che un loro giocatore si faccia espellere perchè non ricordava di essere già ammonito.

Noto al solito la tendenza dei media a minimizzare i problemi di Milanello Bianco, lodando la fermezza della dirigenza nel negare qualunque tipo di problema con Montella e difendendo a spada tratta tutto quanto fatto in estate.

Il sempre attento Malpensante mi anticipa nell’arte dello screenshot, pubblicando quasi in tempo reale questo collage che testimonia di quello che il Vate di Setubal fece passare alla storia come “prostituzione intellettuale” e come “grandissimo lavoro organizzato” per sviare le menti semplici degli utenti medi italici.

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Così come è sempre l’ora dei Pavesini, è sempre e comunque il momento per lodare il Club dell’Amore, anche al costo di propagandare panzane manco fossero dei novelli Emilio Fede. Nello specifico, e forse sperando che qualcuno sia così pirla da cascarci, ci informano del fatto che Mr Li stia cercando soci per il suo Milan, dichiarandosi disposto a cedere il 25% delle quote per la modica cifra di 200 milioni. Come a dire che, a pochi mesi dal compimento dell’estenuante closing, il valore della baracca è già cresciuto del 50%. Finchè la panzana la strilla il giornalaio di Arcore va bene, ma che certe notizie suscitino ancora tale riverbero fa davvero pensare…

Per dire: anche l’Inter può dire di valutare Santon e Nagatomo 40 milioni (l’uno, s’intende…), poi tutto sta a vedere se c’è qualcuno che ci casca…

E che non sia consentito ad alcun essere semovente sul globo terracqueo parlar male del Milan e delle sue emanazioni presenti o passate, lo dimostra l’inaspettato esonero di Ancelotti, Carletto per tutti ma non per me.

Ora, l’esonero è per un allenatore quasi un fatto inevitabile e fisiologico, essendo quello uno dei mestieri più precari del mondo (assai ben remunerato, ma pur sempre precario): eppure, tutti i media italiani uniti e compatti a difendere il sopracciglio più inarcato della bassa padana, accusato addirittura di aver fallito nella sua qualità precipua, e cioè di creare armonia in spogliatoio. La melensa retorica rossonera ha infatti seguito Ancelotti a Londra, Parigi e Madrid, prima di incepparsi inopinatamente in Baviera.

Singolare e sintomatico della coerenza dei media il fronte comune di tutti i giornalisti a respingere in modo sprezzante le critiche dell’ambiente Bayern ad una eccessiva italianizzazione dello spogliatoio, e ad una tendenza alquanto familistica nella composizione dello staff del Mister, di cui facevano parte il figlio e il genero.

Al solito: in Italia sempre pronti a scandalizzarsi per i troppi stranieri nei nostri Club, ma quando lo stesso atteggiamento lo prendono all’estero contro il povero  Carletto, tutti a difenderlo e a liquidare le lamentele del caso come chiacchiere da crucchi ubriachi baffi-neri-spaghetti-mandolino.

WEST HAM

Buona vittoria contro lo Swansea che ci vede tornare in acque non così turbolente.

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OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

ZONA GRIGIA BYE BYE

INTER-SPAL 2-0

Partita seria, non trascendentale, controllata senza grossi affanni e chiusa negli ultimi minuti dopo qualche stringiculo.

Questo il succo del nocciolo; vediamo un po’ della polpa che ci sta intorno.

Skriniar pare un difensore coi controcazzi (pare -ripeto- chè anche i primi 6 mesi di Murillo ci avevano illuso; vedremo come saprà reagire alla prima cappella che fisiologicamente gli capiterà). Convincente sia quando deve menare, sia quando entra col giusto anticipo, sia quando (non so quanto voluta) timbra una traversa con una cannotta da 30 metri tipo Holly e Benji.

Vedere lui e Miranda dal vivo dà l’impressione di poter contare su una solida coppia difensiva. E la sensazione di avere sotto gli occhi una mandria sufficientemente ammaestrata, che sa dove correre e cosa fare, è un’ebbrezza -confortante- che a queste latitudini non provavamo da qualche tempo.

Personalmente ho visto meglio di altri Dalbert, che è arrivato come il classico terzino incapace di difendere, tutto estro e dribbling, e che invece si è fatto vedere in più di qualche recupero difensivo all’insegna del “qui non passa un cazzo“.

Specularmente, fa piacere leggere delle lodi a Gagliardini, probabilmente figlie del suo essere “giovane italiano“, ma ieri l’ho trovato balbettante e legnoso in tanti punti del match, solo parzialmente compensati da un paio di bei tiri fuori di poco.

Certo, quantomeno la oeuja de laurà non manca (saranno i geni orobici…), cosa che dovrebbe essere scontata ma che scontata non è, se pensiamo all’indolenza con la quale il buon Brozo ci ha deliziato per i minuti avuti a disposizione.

E, rimanendo al qualunquismo geografico, nemmeno possiamo imputare la pigrizia del suddetto alle origini slave, visto che il connazionale Perisic, fresco di rinnovo, prima del gol si era fatto vedere in due-tre recuperi difensivi degni del miglior Manicone, con applausi a scena aperta dopo la galoppanza a rimediare l’errore.

Pochi lampi nella partita del 44 nerazzurro, ma il sinistro al volo con cui ha chiuso i conti merita tutti gli applausi ricevuti.

Mi rendo conto che sto pirlando intorno al vero tema della giornata e cioè al rigore che poco prima della mezzora ha aperto le danze, e ancor di più ai tempi e modi che l’hanno generato.

Posto che quel che ogni sano di mente dovrebbe desumere dalla vicenda lo trovate scritto qui meglio di quanto saprei fare io, aggiungo solo che una miriade di Luoghi Comuni Maledetti stanno iniziando a cadere come foglie d’autunno. La stra-abusata locuzione della “sudditanza psicologica” ha dimostrato ancora una volta di non essere  ugualmente applicabile a tutte le strisce verticali della Serie A, se è vero che ci sono voluti 5 minuti di orologio per capire quel che all’occhio del sottoscritto era parso palese anche in diretta: J.Mario entra in area e viene cianghettato.

Va già bene che tutta la manfrina veda partecipe il primo arbitro che se non altro ha l’umiltà di tornare sui suoi passi e assegnare il -giusto- rigore: ma lui nel dubbio (cit.) non l’aveva dato.

Rimando infra per un approfondimento sull’argomento VAR.

Restando sulla partita, prendo nota di una giornata di semi-ferie di Icardi, che ottiene il massimo risultato col minimo sforzo, timbrando il secondo rigore ed il quinto gol stagionale. Il tipico filosofo gutturale da stadio prorompe in sillogismi del tipo “non corre, non si sbatte, e poi ha scritto il libro, e poi la moglie è zozza“. Io mi limito ad aggiungere “però segna” che incidentalmente resta la cosa per la quale è profumatamente pagato.

Sappiamo tutti, lui per primo, che non lo vedremo mai fare tunnel di tacco e segnare da trenta metri dopo averne dribblati sei. Però questo, a 24 anni, ha già fatto più di 80 gol in Serie A. Senza voler scomodare i santi, torniamo a quelli che criticavano Cambiasso perchè lento o Zanetti perchè non si incazzava con gli arbitri: il primo non è mai stato un centometrista, il secondo non avrebbe mai potuto fare discorsi à la Al Pacino, ma i problemi dell’Inter erano e sono ben altri.

Il calendario, in attesa del Derby di metà Ottobre, ci riserva un poker di partite apparentemente facili e per questo a mio parere insidiosissime: Crotone-Bologna-Genoa-Benevento paiono fatte apposta per raggranellare almeno 10 punti, ma ricordando situazioni analoghe nelle precedenti stagioni, in cui dovevamo spaccare il culo ai passeri e finivamo per arrotolarci così tanto su di noi da auto-sodomizzarci, non dormo sonni tranquilli.

Beh -direte- preferisci le due successive? Derby e Napoli?

No. Non preferisco niente. Ogni avversario dell’Inter è insidioso e temibile in quanto tale.

Ieri -per dire- ci ho messo un’ora a riconoscere Paloschi in campo: da quando l’ho “inquadrato” ho avuto i brividi ogniqualvolta ha toccato palla. Per non parlare di Borriello (annullato dal divino Skriniar) e per tacer degli ultimi minuti fatti giocare a Bonazzoli, ex Primavera nerazzurro. Già sentivo i “proprio lui, cuore ingrato, Inter beffata…“.

Non ci sono partite facili. Non ancora. Per noi son tutte scope, if you know what I mean…

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Chievo, complice la solita partitona di Sorrentino che si impegna da par suo sul primo e terzo gol subito. Saprà ovviamente riscattarsi con l’immancabile partitone a inizio Dicembre…

Bravo e cazzuto il Napoli a subire il giusto (e anche qualcosa di più) per un’ora, e poi sbarazzarsi del Bologna con tre gol nel quarto finale di partita. Anche qui rimarchevole l’aiuto del portiere rossoblù Mirante, pure lui in rampa di lancio per il classsico partitone riappacificatore tra un paio di settimane.

Visto un talento vero: Verdi.

Godibilissima (ma ovviamente “che fa bene“) la sconfitta del Milan in casa Lazio, con Immobile implacabile a ridicolizzare Bonucci e compagni.

Milan fermato al primo impegno serio della stagione, e tanti interrogativi ad ammucchiarsi sulla capoccia di Montella.

Eppure aveva iniziato la partita di Roma con sei italiani in campo, di cui tre provenienti dal settore giovanile. Come dicono da quelle parti:

Striscione-Oh-noooo-Lazio-Olimpico-2

 

E’ COMPLOTTO

C’è di tutto un po’, e inizierei con la seconda parte dell’analisi sulla sconfitta milanista.

Apro quindi la parentesi sul neo-capitano rossonero, protagonista di una sceneggiata a fine partita che gli fa fare una figura ancora peggiore delle belle statuine viste in campo.

Sostanzialmente, a suo modo di vedere Immobile non doveva permettersi di giocare così, insomma un po’ di rispetto, sono pur sempre un difensore della Nazionale…

Lungi da me definire adesso Bonucci come un pacco o un giocatore sopravvalutato, faccio notare però come siano pochissimi (e senz’altro non in difesa) i giocatori che da soli possano far la differenza. Nel caso specifico, mi riferisco più a doti caratteriali che tecniche. Bonucci nella Juve era comunque affiancato (in campo e fuori) da gente di buon senso e intelligenza (almeno calcistica) come Barzagli, Chiellini e lo stesso Buffon, potendo quindi concentrarsi a fare il suo (giocare a pallone) e lasciando agli altri il resto del lavoro. Ciononostante, ha trovato il modo di lasciarsi andare a colpi di genio (vedi il famoso sgabello in Coppa, per tacer della finale di Cardiff) che ne hanno smascherato la indole di bullo di periferia che si crede er mejo figo der Bigoncio e a cui tutto è dovuto.

A livello di circo mediatico, per lui non cambierà molto, essendo passato da un guanciale all’altro del giaciglio giornalettistico che segue le faccende pedatorie di Juve e Milan. Ad occhi un po’ meno foderati di prosciutto, risulterà invece palese la grezza fatta dal nr 19 evidentemente, e per sua bravura e fortuna, poco avvezzo ad imbarcate simili.

Restando sulla sponda zuccherosa del Naviglio, interessante notare come sia stata data la notizia del supposto “boom” di abbonamenti rossoneri: quelli di quest’anno sono circa trentamila, e il Milan è primo nel confronto tra tessere staccate oggi e 12 mesi fa.

Quel che pochi sottolineano, ma che è aritmeticamente elementare, è che i rossoneri, lungi dall’avere oggi una marea di abbonamenti in più di tutte le altre squadre, erano invece ignobilmente nei bassifondi di questa classifica negli ultimi anni. La tifoseria più a-critica del mondo, che si è vantata per decenni di aver riempito San Siro per Milan-Cavese (1-2), nelle ultime stagioni aveva aperto gli occhi davanti al proprio nulla, riducendo le tessere annuali a non più di 10-15 mila unità.

Ma, ovviamente, fa molto più figo dire che rispetto all’anno scorso ci sono ventimila abbonati in più!

Taccio per decenza e modestia sulla squadra che, anche quest’anno, dovrebbe aver fatto il record di abbonamenti in Serie A. Uso il condizionale perchè la stessa scelta cervellotica di non voler comunicare mai i tempi di recupero degli infortuni degli interisti, si applica anche al numero di abbonati. Il dato è quindi stimato in circa 31.000 tessere, che restano un numero consolante: tanti, se vediamo i risultati degli ultimi anni. Pochi rispetto ai bei tempi andati, a testimoniare il fatto che la fiducia a casa nostra te la devi guadagnare.

Taccio anche perchè la stessa Gazza, nel titolo, preferisce riferirsi alle altre due strisciate.

Infine, ennesimo flamenco ballatoci sui testicoli da Arrigo Sacchi, che riesce nel doppio carpiato di attribuire all’Inter le colpe dell’imbarcata presa dall’Italia in Spagna; oltretutto -ciliegina sulla torta- con l’unico interista in campo (Candreva) tra i migliori sia a Madrid che contro Israele.

Non c’è niente da fare: questo ha un repertorio più prevedibile di quello di Ligabue: ecco cos’aveva detto due anni fa, ecco quel che ha blaterato la scorsa settimana.

Alla prossima manderemo i virgolettati alla Settimana Enigmistica per trovare le differenze…

Rimando ad altre sbrodole per non ammorbarvi ulteriormente sul mio sdegnato stupore circa la credibilità calcistica di quest’uomo.

Eppure…

Chiudo con il preannunciato epilogo sul VAR, concordando sul fatto che 5 minuti sono un tempo enorme per stabilire se un contatto avviene fuori o dentro l’area di rigore. Sono convinto che, come tutte le innovazioni, avrà bisogno di essere usato per qualche tempo prima di arrivare ad un giusto mix tra efficacia ed efficienza, ma sentire stronzate del tipo “meglio un errore che aspettare la VAR” ti fa capire quanto i privilegi della “zona grigia” siano davvero in pericolo, anche se a dirlo è un Campione del Mondo.

Per zona grigia intendo (dovrebbe essere intuibile) quella manciata di casi che possono indifferentemente essere giudicati pro-attacco o pro-difesa, e che -guarda caso- assai spesso finiscono per avvantaggiare alcuni a discapito di altri. E’ una categoria quantitativamente maggiore rispetto alla clamorosa topica (“le due o tre sviste arbitrali”) ma qualitativamente più sottile e sicura, potendo l’arbitro fare appello all’oggettiva difficoltà nel valutare l’episodio.

Ecco che, in questi casi, l’utilizzo di un replay può portare non già alla totale eliminazione della fattispecie, ma senz’altro ad una drastica riduzione della stessa. Cosa, questa, che dovrebbe avere il plauso di ogni appassionato interessato in primis alla regolarità del gioco.

Eppure, illustri addetti ai lavori, con un comun denominatore assai indicativo, non fanno altro che dare sostanza alla mia considerazione: le sole critiche allo strumento (non al suo -migliorabile- utilizzo; parlo proprio del mezzo) le ho sentite arrivare da individui in un modo o nell’altro riconducibili all’universo bianconero. Dopo Buffon, ecco l’immancabile Massimo Mauro (“e meno male che Buffon ha detto quel che ha detto“) e per l’appunto la novità di giornata Marco Tardelli.

Mi è toccato dar ragione a Vialli quando, ipotizzando rimedi alle perdite di tempo causate dallo strumento, ha vaticinato un prossimo approdo al tempo effettivo, mio personale cavallo di battaglia da anni ed anni, sempre nel solco di ridurre al minimo la succitata zona grigia della minchia che si presta all’interpretazione dell’arbitro.

Due tempi effettivi da 25′ l’uno: basta sceneggiate napoletane, basta raccattapalle che fanno sparire i palloni, basta minuti di ammuine per battere una punizione.

Basterebbe, anche senza sapere di cosa si stia parlando, scorrere l’elenco di chi parteggia per una certa parte, e sedersi di conseguenza dall’altra, sicuri di essere nel giusto.

Come dite? C’è anche Nicola Savino, interista (o supposto tale) di Radio Deejay?

Già: ecco quel che gli ho risposto su féisbuc:

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WEST HAM

Stasera Monday Night contro i neo promossi dell’Huddersfield.

Fusse che fusse la vorta bbòna?

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CURVAIOLO FILOSOFO: “Non corre!” “Non aiuta la squadra!” “Non si sbatte!”                          MAURO ICARDI: “Esticazzi??”

BUCIODICULO

ROMA-INTER 1-3

Essendo partigiano e quindi fazioso, ho sempre riconosciuto al tifoso nerazzurro un’onestà di fondo simile alla “superiorità morale” millantata dalla sinistra italiana, quando ancora poteva chiamarsi tale.
Essendo moralmente superiore, o semplicemente onesto, non ho quindi problemi a riconoscere la dose equina di buona sorte avuta dai nostri nella fortunata trasferta capitolina.

I nostri hanno iniziato anche bene, arrivando a mangiarsi un gol con Candreva e Icardi in maniera talmente rocambolesca da sembrare incredibile. Dopo quel sussulto, però, la Roma è vieppiù salita in cattedra: se il palo di Kolarov aveva in sé una dose di casualità -bravo il serbo a tenere palla bassa, ma la palla rimbalza un paio di volte prima di incocciare sul montante…- il bel gol di Dzeko e il palo di Nainggolan sono state palesi evidenze della superiorità dei lupacchiotti nel primo tempo.

Male più o meno tutti i nerazzurri, con Borja Valero poco utile a ridosso di Icardi e la manovra costretta ad iniziare dai piedi ruvidi di Miranda e Skriniar, stante la latitanza di Vecino e Gagliardini in impostazione.

La fine del primo tempo porta la sola buona notizia di una partita dal punteggio ancora aperto, chè -diciamocelo- fosse finito 3-0 sarebbe stato pienamente meritato (traduco in linguaggio primitivo-calcistico: “il primo tempo finisce treazzero c’è ‘ncazzo da dire“).

L’intervallo serve a Spalletti a fare un cambio logico, figlio anche del risultato: esce Gagliardini ed entra Joao Mario, posizionato come trequartista con conseguente arretramento di Borja Valero (aka Crapalustra) accanto a Vecino come doble pivote.

In realtà la mossa ci mette un po’ a fare effetto, essendo il primo quarto d’ora della ripresa il peggiore dei nostri, a mio parere.

Il terzo legno di Perotti è quello che fa esplodere il Signor padre, che vede la ripresa accanto a me e al marmocchio di casa, costituendo un tridente nerazzurro di altissima qualità. Forse galvanizzato dalla formazione messa in campo nel tinello di casa, con figlio e nipote ai suoi lati, il nonno prorompe in un profetico “col culo che abbiamo questa la vinciamo!“.

Ho sempre invidiato il suo ottimismo e, in questo come in altri casi, il mio S guardo oscilla tra il perplesso e il disilluso. Tanto più che negli stessi momenti i nostri occhi assistono increduli al contatto in area tra lo stesso Perotti e Skriniar, che -lo dico subito- a me era parso rigore perfino prima del replay.
Lì si materializza la più grande botta di culo della serata, chè la statistica potrà anche richiamare precedenti su una partita con tre pali colpiti dalla stessa squadra, ma un intervento del genere, non sanzionato dall’arbitro e nemmeno dal VAR, è una cosa cui stento a credere perfino a 48 ore di distanza.

Qui finisce il culo, che -ribadisco- non è poco, e iniziano i meriti dei nostri. Il fatto di essere rimasti in qualche modo aggrappati alla partita, ci pone nella condizione di poter sfruttare, come mille volte nel nostro glorioso passato, il guizzo del singolo.
Ecco quindi l’illuminante passaggio di Candreva, mediocre fino a quel momento, con Icardi famelico nello stoppare il pallone con una zampata e, in un solo movimento, colpire sul primo palo beffando Allisson per il gol dell’1-1.

L’urlo da casa nostra riecheggia in tutto il Golfo di Olbia, e a ben vedere il nostro stupore è nullo rispetto a quello dei giallorossi, in piena sindrome “ma cazzo, con tutto quel che abbiamo fatto questi adesso ci fregano??“.
Aho me sa…

E nemmeno basta, perché si sveglia anche Perisic che, con due azioni assai simili, porge altrettanti assist per Icardi (gol fotocopia del primo) e Vecino (primo gol in nerazzurro) per il 3-1 finale.

Il Nonno Aldo fa notare “l’avevo detto che la vincevamo!” già subito dopo il raddoppio di Icardi, venendo incenerito dal mio sguardo tra il superstizioso e il preoccupato.
Alla fine però ha ragione lui, e ci troviamo a battere le mani in una selva di “high five” manco fossimo Kobe e Shaq ai tempi belli.

LE ALTRE

Anche questa volta, come alla prima giornata, vincono tutte o quasi (allora la Lazio, stavolta ovviamente la Roma): in testa dividiamo il pianerottolo con Juve, Milan, Napoli e Samp e -per carità- va benissimo così. Noi siamo consapevoli di aver portato a casa tre punti di platino, tanto per il come sono arrivati quanto per l’avversario incontrato.
C’è da migliorare e si migliorerà: Cancelo e Dalbert non possono essere peggio dei D’Ambosio e Nagatiello visti all’Olimpico e, anzi, Dalbert ha già a verbale un salvataggio in rovesciata su pallonetto di El Sharaawi.

Ora sosta Nazionale e poi Spal in casa, sperando che i nostri non facciano brutti scherzi. Per essere sicuro del fatto potrei decidere di andare a controllare da vicino…

CHIACCHIERE DA VAR (copyright E.P. aka Romellobbello de Iotebori)

Come accennato in precedenza, la situazione che più mi ha lasciato perplesso (piacevolmente, ma pur sempre perplesso) è stata proprio la mancata assegnazione del rigore alla Roma a metà ripresa.
Ribadisco che per me è già grave l’errore dell’arbitro, che assegna calcio d’angolo pensando che il nostro difensore colpisca il pallone; il mancato intervento (o la mancata correzione) da parte del VAR è uno sbaglio ancor più marchiano, se pensiamo che l’accrocchio è stato creato apposta per dirimere queste situazioni.
Anche tenendo presente che, in caso di dubbio, la decisione presa dall’arbitro sul campo debba prevalere, questo davvero mi pare uno di quei casi in cui, “seduti e con un battito cardiaco di 70 e non di 160” (cit. Lele Adani), si ha tutto il modo e il tempo di dire “oh Ciccio, va’ che hai sbagliato, questo è rigore“.
Detto ciò, e compreso lo scazzo di Di Francesco nel post partita, lo stesso allenatore può accodarsi al lungo elenco di personaggi del mondo del calcio che non godono della mia simpatia, vista la puntuta insistenza con cui ha richiamato la fortuna interista, tacendo sui meriti dei nostri, se non altro nello sfruttare le occasioni avute.

Ma, ancor più di quello, ho provato un godibilissimo piacere nel notare che le uniche persone che si sono lamentate del VAR siano state due bianconeri di chiara fama: Buffon, con la sua già celebre sparata sul “calcio che è come la pallanuoto” e Vialli che mi ha involontariamente tirato in ballo chiosando “e comunque i complottisti non andranno in pensione nemmeno con la VAR!“.
Certo, gobbo maledetto, e me ne vanto!
Riconosco anche io che il rigore fischiato al Genoa sia frutto di una errata valutazione (il contatto c’è ed è punibile, ma il genoano è in fuorigioco), ma nulla mi toglie dalla testa che il rigore successivo sia stato dato a compensazione dell’errore precedente.
Ancor di più, non mi pare un caso che nelle prime due giornate di applicazione dello strumento in questione la Vecchia Signora, apparentemente immune dal “rigore contro”, ne abbia già subiti due.
Ah, e comunque devo correggermi in corsa: c’è un’altra voce critica nei confronti del VAR, anche se ufficialmente non è mai stato a libro paga della Juventus.
Si tratta dell’ex arbitro De Santis, sì proprio lui, e anche lui, e anche lui.
Quel tale diceva: dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io.

La domanda retorica fatta dallo Ziliani di turno è facilotta ma contiene un fondo di verità:

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“Ha ragione #Buffon: torniamo alle vecchie, belle partite in cui non si distribuivano rigori per inezie come questa. Specie in un’area.”

Sposo in questo l’analisi di Adani: il VAR non risolverà di botto tutti i problemi, ma aiuterà a dirimere un buon numero di casi dubbi. Ad oggi ne va migliorato l’uso, ma era impensabile che fosse una roba da “buona la prima”.
Si è arrivati a questo un po’ come si è arrivati alla legge sulle coppie di fatto: rimandandola di lustri e lustri per la paura che una delle tante formulazioni previste potesse aprire la porta a chissà quali scenari. E allora, per paura di qualcuno e per compiacere qualcun altro, si rimaneva nell’immobilismo assoluto.

Si è partiti, si è iniziato. Il mio parere è che l’utilizzo debba essere il più “invasivo” possibile (sì, proprio il contrario di quel che dice Buffon!), e che la parola dell’arbitro possa -debba- essere smentita dalle immagini ogniqualvolta sia possibile.

Sono un illuminista dichiarato, e quanti più casi pratici si riesce ad esemplificare, tanti meno saranno quelli in cui la sensibilità dell’arbitro e il feeling con il gioco (per usare le fumose definizioni dello scommettitore seriale) potranno incidere sul risultato finale.

Chiamatemi Robespierre.

E’ COMPLOTTO

Smaltita la corposa pagina sulla moviola, resta solo lo spazio per dire la mia sulla permalosa protervia del Milan che ha deciso un silenzio stampa ad hoc contro Sky e Ilaria D’Amico, rea semplicemente di aver avanzato dubbi sulla tenuta finanziaria dell’intera operazione legata. Mr Li e Elliott.
La seguente immagine non arriva da un blogghettaro fazioso come me, ma da BlogCalcioCina, autorevole pagina specializzata -indovinate un po’?- di calcio e di Cina.

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Caro Fassone, ci hai messo pochissimo per adeguarti ai costumi mediatici di Zio Fester e Silvietto. O menate la coda a comando o siete dei prevenuti invidiosi parolai senza nessuna credibilità.

Non avevo dubbi.

WEST HAM

Prosegue il Male Perdio…
Perdiamo anche a Newcastle e siamo malinconicamente a 0 punti dopo tre giornate. Manager Bilic has seen better days….

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