PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

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ANCORA VI STUPITE?

GENOA-INTER 1-0

Su un campaccio infame (evidentemente solo per noi, perchè il Genoa pare giocare sul velluto…), rimediamo la quarta sconfitta stagionale, portando il bilancio degli ultimi mesi al ragguardevole risultato di una vittoria nelle ultime 8 partite. Che la vittoria sia coincisa con il tacco di Palacio nel Derby è invero vana consolazione, se è vero -come è vero- che i cugini senz’altro beneficeranno dell’arrivo di Culetto d’Oro Seedorf in panchina e dell’Ammore conseguente. Ma di ciò parleremo più avanti.

Baloccandoci con i nostri bagolini di ca…lcio, la partita dei ragazzi dura una ventina di minuti, di cui i primi 15 nel primo tempo, quando tentiamo con Jonathan e Palacio di fare goal, senza peraltro riuscirci per meriti altrui (Perin how strange migliore in campo) e demeriti nostri (Johnny…lì tira al volo Diobono!). A metà primo tempo Alvarez si becca la vecchietta sopra il ginocchio ed è costretto al cambio. Mazzarri evidentemente spera che l’inserimento di Kovacic possa portare maggior ordine a centrocampo: vista a posteriori, la partita a chi mena più forte avrebbe consigliato di buttarla sulla forza bruta e optare quindi per il Guaro, entrato invece solo a metà ripresa al posto dell’ormai inamovibile -e immobile-Kuzmanovic.

Kovacic fa fatica a galleggiare nel pantano di Marassi e non è esattamente un leader naturale, di quelli che sradicano il pallone dai compagni dicendo “dalla qui che ghe pensi mi“. Il Grifo nel primo tempo si fa insidioso più a causa del guinzaglio legato alla vita di Handanovic che per meriti propri (Samir: uscire sui cross pare brutto?), ma per il resto si va al riposo su un pareggio modesto e marroncino.

Il cambio di location tra primo e secondo tempo mi dà modo di ascoltare per Radio qualche minuto di Tutto il calcio minuto per minuto e di constatare come il giochetto sul nome dell’Inter, benchè vecchio come il cucco, funzioni ancora. Si fa così: quando l’Inter segna, o va anche solo vicina al gol, la si chiama -appunto- “Inter”. Quando invece le cose vanno male, si pronuncia per intero -e quasi sillabandolo- il nome “Internazionale”, sottointendendo “con ‘sto popò di nome dovreste schiantare tutti, e invece fate fatica col Genoa…

E’ una cosa che noto e detesto da decenni, e oramai ero quasi convinto che fosse una mia fisima mentale. Invece, prorpio in quei minuti una voce angelica proveniente dal sedile del passeggero mi ha chiesto: “ma non ti sembra che prenda per il culo ‘sto qua?“.

Come si dice in questi casi “dietro a un grande uomo, c’è sempre una grande donna“.

Ad ogni modo la consolazione è ben magra. Speso anche uno dei pochissimi jolly del secondo tempo (ancora Palacio a mangiarsi un gol facile-facile per uno coi suoi piedi), assisto a un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente nerazzurro, con conseguente ed istintiva contrazione dei muscoli rettali (in gergo medico: stringiculo).

Un paio dei loro entrano di diritto nel Club Gautieri (il già citato e maledetto Perin fa le uova e para anche mia nonna con le buste della spesa, Feftatsidis o come diavolo si chiama fa vedere -temo per la prima ed unica volta in carriera- perchè lo chiamano il Messi di Grecia), i nostri ci capiscono sempre meno, ed è evidente che solo un episodio potrà schiodare la partita.

Puntuale come la morte, quel gobbo di De Ceglie entra dalla panchina e in due minuti conquista 2 angoli, sul secondo dei quali Antonelli salta più in alto del proprio marcatore (Jonathan… ho detto tutto) e la mette in buca, stante Handanovic ancora una volta inchiodato sulla linea di porta.

Irrilevante il “mani” genoano in area su tocco ravvicinato di Guarin, un po’ perchè il rigore sarebbe stato un poco forzatello, un po’ perchè se non ci danno quelli solari, vuoi che ce li diano quando diluvia?

Mazzarri mette su il disco del “Non posso rimproverare nulla ai ragazzi” e purtroppo tocca anche dargli ragione. Ribadisco: ieri avrei messo il Guaro e non Kovacic, e magari a furia di menare qualche cazzotto poteva anche metterli KO. Ma aldilà di quello, non puoi fare una colpa a gente che sta dando quel che può. Paradossalmente, l’unico con cui essere arrabbiati è Palacio, che si mangia due gol non da lui. Milito è generoso, ma ieri l’ha vista ben poco. Gli altri -come detto- questo san fare e questo faranno.

Ma noi siamo a posto così. Al 31 Gennaio ci diranno che D’Ambrosio (avessi detto Maldini) non può arrivare adesso ma arriverà senz’altro a Giugno, idem per Hernanes. Ovviamente a Giugno troveranno ben altre occasioni per far mettere in mostra il loro talento. Finirà che in fretta e furia compreremo il Borriello o l’Osvaldo di turno, che si stoneranno di topa all’Hollywood dalla prima sera a Milano, e con ciò ci garantiremo risa sguaiate da tifosi avversari e addetti ai lavori.

 

BREAKING NEWS: Scambiamo Guarin con Vucinic! tecnicamente parlando a mio parere ci guadagniamo, ma temo sempre moltissimo gli scambi con gobbi e cugini, e quindi mi aspetto il montenegrino in versione svogliata e apatica dei giorni peggiori, ovviamente col Guaro a beneficiare di un centrocampo in cui cui tutti sanno quel che devono fare, e possono supplire alle carenze fosforiche del (ex) nostro.

 

LE ALTRE

Della Juve ormai è anche inutile parlare, visto l’imbarazzante divario con le altre. Come dicevo nel weekend, continuo a ritenere una qualsiasi delle Inter viste tra il 2007 e 2010 più forte di questa Juve, ma il divario con le altre mi pare simile. Se riescono a trattenere i vari Pogba, Vidal & co., rischiamo di vederli trionfare per altri anni ancora. Volendo gufarla un po’, l’acquisto di Guarin potrebbe preludere ad una partenza di uno dei due bianconeri succitati a fine stagione: in quel caso perderebbero un bel po’ in intensità, geometrie e goals. Chi vivrà vedrà…

La Roma fa il suo liquidando la pratica Livorno in meno di un’ora, mentre il Napoli si fa beffare dal Bologna dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale ed avendo anche un uomo in più.

Tocca ringraziare i cugini per i tre punti gentilmente omaggiati dal Verona di Mandorlini, che se non altro ci consente di rimanere 5° a parimerito in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Pregustandomi il plotone giornalistico sull’attenti, all’insegna di “Effetto Seedorf” e compagnia cantante, posso dire di essere in vera difficoltà con i cuginastri. Allegri non mi faceva nè caldo nè freddo, per quanto gli riconoscessi un gradevole “non allineamento” ai sentimenti zuccherosi di Milanello Bianco. Clarenzio invece l’ho sempre considerato un grande, e mi risulterà molto difficile far prevalere il doveroso – e ontologicamente corretto-odio verso i rossoneri sulla stima per l’Obama olandese.

La prostituzione intellettuale ci dà una nuova conferma della loro indefessa coerenza a pochi giorni dal gol buono annullato a Nagatomo + rigore negato all’Inter. La solfa dei commenti in quell’occasione era sintetizzabile con un severo “chi gioca così male non ha diritto di lamentarsi dell’arbitraggio“.  Solo se sei bello, puoi essere anche bravo e gradito agli dèi.

Kalokagathia applicata al calcio, insomma.

Ieri invece, a conclusione di 85 minuti di calcio ruminato a due all’ora e senza grossi scossoni, i cugini beneficiano di un rigore tanto evidente quanto ingenuo, senza che nessuno si sia azzardato a tirare in ballo il valore complessivo della prestazione, le difficoltà di manovra  e compagnia bella. Hanno messo su il lato B del disco: “il calcio è fatto di episodi, questo è il bello di questo sport, la palla è rotonda e le partite finiscono al 90°“.

Sulle dichiarazioni di Gasperini prima di Genoa – Inter c’è poco da dire: Gasp dice cose vere e giuste, usando però i verbi sbagliati. Nello specifico, l’errore riguarda il participio passato: Calciopoli non ha “annientato” la Juve; l’ha giustamente punita per gli scempi commessi nei Campionati precedenti. 

Detto ciò, è vero che l’Inter ha sempre privilegiato il “nome” alla squadra, e ciò vale sia che si parli di giocatori, sia che si parli di dirigenti o allenatori. Il Signor Massimo è fatto così e non lo si scopre certo oggi.

Quel che, ancora una volta, emerge dalle dichiarazioni e ancor più dai relativi commenti, è il significato distorto dei concetti di “normalità” ed “eccezione“: una squadra, in combutta con altri loschi figuri, organizza un’associazione a delinquere che governa de facto l’universo calcistico per alcune stagioni (il complottista alla tastiera direbbe una decina, ma fate voi…). Tutto ciò è “normalità”.

La magistratura, prima sportiva e poi civile, smaschera l’inguacchio e punisce persone fisiche e giuridiche in vari gradi di giudizio. Fatta pulizia e ristabilite le regole, un’altra squadra domina incontrastata per un lustro. Tutto ciò è “eccezione”.

In chiusura, bella l’iniziativa del comitato di redazione della Gazzetta dello Sport, alla quale nel mio piccolo ho prontamente aderito, e che chiede ai lettori di protestare contro la scelta strategica della dirigenza di affiancare il nome della rosea ad iniziative volte alle scommesse sportive, che è una roba brutta…

#nogazzabet

for further details: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/18-01-2014/gazzetta-sport-comunicato-sindacale-petizione-contro-gazzabet-202102370001.shtml

 

WEST HAM

Torniamo anche qui alle vacche magrissime, pigliando tre ceffoni in casa dal Newcastle e sprofondando at the bottom of the table… Holy shit!

self explaining

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CHIAVICA SEMPITERNA

INTER-CHIEVO 1-1

Inutile rimestolare il pentolone: squadra scarsa, troppi giocatori cui mancano i fondamentali, i pochi validi -Palacio, Cambiasso- palesemente con la lingua di fuori, un Mister che si gira in panchina per trovare le soluzioni e vede un mix di reduci di guerra e simpatiche promesse.

Siamo al pessimismo cosmico, ma forse è solo sano realismo. Non è altrimenti definibile la sensazione che ti porta a pensare di qualsiasi avversario “cazzo come pressano, corrono più di noi, ci sono sempre addosso“. No, non è così. E’ che non siamo capaci di stoppare la palla e non farla scappare via. E’ che gridiamo al miracolo quando azzecchiamo una verticalizzazione superiore ai metri 3. E’ che ci stropicciamo gli occhi per un triangolo chiuso di prima.

La partita col Chievo, come già quella di Coppa Italia con l’Udinese, è stata paradigmatica: due squadre di bassa classifica che, quando non ci stordiscono col loro pressing, ci lasciano a ruminare calcio a centrocampo senza che noi si abbia il guizzo che possa far saltare il banco. Io non ho nulla di personale contro Kuzmanovic,  ma non posso non ergerlo a simbolo della mediocrità. Come direbbe mio figlio, è “il più bravo degli abbastanza“. e’ abbastanza lento, ha il piede abbastanza  quadrato, ha abbastanza visione di gioco… insomma, il classico buon panchinaro. Niente di più. Eppure questo ha in mano le chiavi del nostro centrocampo. Non che Guarin, Taider e Mudingayi siano nel complesso molto migliori (il Guaro potrebbe esserlo, ma la cabeza…). Il conto quindi è presto fatto: o riesci a buttarla dentro grazie alla genialata del singolo, o speri in Dio o chi per lui, visto che i nostri paiono l’esemplificazione calcistica del motto “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo“.

La partita la si racconta in quattro righe, chè loro segnano subito con Paloschi che approfitta di un blocco di Jonathan su un suo compagno e di un Handanovic non esattamene reattivo. Per quello la recuperiamo anche in fretta, con Nagatiello a girare in gol il cross di destro (!) di Alvarez. Lì diamo il nostro meglio, con il Nippico a raddoppiare 2 minuti dopo con un tap-in casuale quanto si vuole ma perfettamente regolare. Non così per il guardalinee, che ineffabile sventola la bandierina ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio.

Detto di Palacio che sbaglia di testa un gol facilino (por bagai… cosa gli vuoi dire?), la partita sostanzialmente finisce lì. La ripresa è raccapricciante nelle nostre difficoltà a creare gioco, ma decidiamo comunque di movimentare la serata perdendo un paio di palle in uscita (vero Juan?) e lanciando un paio di contropiedi veneti che per fortuna non capitalizzano il nostro errore.

Quasi un esercizio di stile ormai il rigore non assegnatoci, con la sola differenza che stavolta eravamo in pieno recupero, e sarebbe proprio sembrato un contentino. Quindi, anche se il calcetto a Botta è netto, l’arbitro prosegue sull’intransigenza condannandoci all’autocommiserazione e al tafazzismo perdurante.

 

LE ALTRE

Spiace dover essere d’accordo con Sconcerti, ma anche lui ogni tanto fa come l’orologio fermo e segna l’ora giusta: Napoli e Roma stanno facendo un signor campionato, presentandosi al giro di boa con punteggi che, proiettati a fine stagione, sono tranquillamente da scudetto. Chiaro che nella giornata in cui loro vincono facile e la Juve gioca a Cagliari passando presto in svantaggio, in cuor tuo speri che la storia possa cambiare. i gobbi invece non hanno senso dell’umorismo e, seppur non dominando -e approfittando di un paio di errori del portiere rossoblù- segnano 4 gol e tornano a casa con l’11° vittoria consecutiva.

Mecojoni, dicono a Trastevere. O se preferite, a Fuorigrotta Allafacciadelcazz…

Dei cugini non parlo per non sprecare inchiostro telematico… (balle, in realtà devo quantomeno smettere ri ridere sguaiatamente).

 

E’ COMPLOTTO

Tanti piccoli sassolini, per lo più accomunati da un DNA da stercolario, con l’obiettivo dichiarato di accomunare le due milanesi nella loro crisi.

1) Ecco il simpatico riassuntino di lunedì pomeriggio su Corriere.it e relativo alle disavventure rossonerazzurre:

“Milan: esonerato Allegri: squadra a Tassotti” (la fredda cronaca; una velina di partito);

“Mazzarri alla prova Chievo: se non vince è crisi vera” (gufata preventiva, in attesa dell’invasione degli ultracorpi).

2) Inevitabile poi che la tripletta di Ibra in Coppa di Francia, con lo svedese che esce tra gli applausi dei suoi avversari, venga commentata definendo Zlatan come “ex-rossonero“, oppure che il supposto (e per me esecrando) passaggio di Matri all’Inter pare sia stoppato “perchè il Milan dice no“, e non perchè una pippa del genere ai nostri non interessi.

In realtà sul Milan ce ne sarebbe da dire, eccome. Ma sarà per la prossima volta.

E comunque c’è anche dell’altro.

3) Patetici i commentatori di Sky quando, volendo perculare il portiere cagliaritano Adan, autore di due paperissime nel 4-1 con la Juve, sarcasticamente chiosano “Mourinho a Madrid lo faceva giocare al posto di Casillas“. Siccome sono un cacacazzi, e ‘sta roba non mi tornava, sono andato a controllare. Presenze in campionato: 3 (leggasi tre). In realtà l’inguacchio con Casillas inizia con l’arrivo di Diego Lopez al mercato di Gennaio.

‘Sta cosa poi ce l’ho sul piloro da un anno: Mou in effetti l’anno scorso ha panchinato il portiere spagnolo preferendogli il succitato Diego Lopez. Ovviamente l’anno scorso tutti a dargli contro, dandogli del sacrilego, incapace di gestire una personalità forte come il portiere (Mourinho??), pronti a scommettere che su questo il portoghese avrebbe preso la più clamorosa delle toppate. Sappiamo invece com’è andata: Casillas ha continuato a rimanere seduto per tutta la stagione, e con l’arrivo di Ancelotti e della sua saggia bonomìa a forma di sopracciglio alzato, tutti si aspettavano il ripristino dello status quo ante.

Morale: in campionato, nel silenzio assoluto dei media italiani e iberici, Casillas continua a restare seduto, giocando invece la Champions. Ora, posto che l’alternanza tra portieri è una stronzata che non si vedeva dai tempi di Sacchi (e infatti Carletto quel virus ce l’ha ancora…), evidentemente non era così assurdo promuovere il buon Lopez al posto del divino Casillas.  Lo fa Josè? è uno scandalo, fa male al calcio! Lo fa Carletto? zitti tutti.

Infine, parliamo di complotto: la notizia è che il complotto non c’è. Non è necessario, facciamo cagre a sufficienza per non dare fastidio a nessuno.Non che la cosa sia una buona scusa per ricevere ceffoni ad ogni partita. Gli ultimi episodi (gol regolare di Nagatiello e -vado a memoria- 5° rigore solare non concesso in stagione) non fanno che rafforzare il mio pluridecennale convincimento: a fischiare contro l’Inter si ha solo da guadagnare. Il rigore non c’era? Bravo arbitro, hai visto bene! Il rigore c’era (oppure: il fuorigioco non c’era)?: bravo arbitro, hai sbagliato ma “per una volta” a sfavore della grande squadra. Basta con la sudditanza psicololgica, tanto alla fine torti e favori si compensano! Prendete il Chievo: qualche mese fa la Juve gli ha rubato la partita, con Paloschi a vedersi annullare un gol validissimo. Ecco che la sorte stavolta sorride ai simpatici clivensi, che portano via un pareggio meritato contro un’Inter in crisi e ad un passo dalla vergogna.

Scherzo? son serio? fate voi… tanto la solfa non cambia.

Fabrizio Bocca (di rosa) non perde occasione per sfrangiarci i cabbasisi col pacchetto-famiglia “inter e milan fan cagare uguale“, e pertanto torna a fare vignette umoristiche di questo tipo, nel giorno dell’esonero di Allegri:

simpatici come una mano nel culo... (excuse my French)

simpatici come una mano nel culo… (excuse my French)

Illuminato ai limiti dell’accademia il commento (testuale) “l’Inter che non riesce a battere il Chievo e magari sta lì a recriminare su un fuorigioco (fagli tre gol e questo problema non esiste…). Il genio piglia pure il numero sbagliato, lasciando spazio all’inevitabile risposta “lasciami il gol buono del nippico e dammi il rigore e tre glieli faccio veramente!“.

Ma non sarò certo io a gridare stupito allo scandalo di certi comportamenti.

Di più: le vedove ora piangono perche al lunedi non c’è nessuno che rilascia dichiarazioni simpatttiche sotto gli uffici della Saras, e ovviamente la Crisi Inter dipende da quest silenzio assordante, come se quelle sbrodole a piede libero avessero mai avuto una precisa logica programmatica.

Non possono più nemmeno censurare la condotta attendista di Thohir, visto che il nuovo Presidente (tramite i PROPRI media) ha detto chiaramente che Mazzarri è l’uomo giusto, e che lui non si sente Superman, capace di cambiar tutto in 60 giorni. Insomma, che piaccia o no un piano c’è: quest’anno va così, evidentemente si è messo in conto di stare un altro anno fuori dall’Europa che conta (e forse anche dall’Europa tout court).

A giugno si organizzerà un bel giro d’onore a tutti i reduci del Triplete e con i soldi di ingaggio risparmiati si inizierà una campagna di rafforzamento della squadretta, invero alquanto necessaria ed urgente…

 

WEST HAM

Just for a change vinciamo in trasferta! 2-0 a Cardiff e quart’ultimo posto scintillante come una Coppa.

Il nippico il suo (anzi i suoi) l'aveva anche fatto...

Il nippico il suo (anzi i suoi) l’aveva anche fatto…

QUINTESSENZA DELLA MEDIOCRITA’

LAZIO-INTER 1-0

Con un’altra preoccupante analogia tra il campionato 2012/2013 e quello in corso, la sconfitta di Roma palesa in un certo senso l’impossibilità di migliorare il rendimento di una squadra composta in massima parte da discreti giocatori, alla quale però mancano quei 3 o 4 campioni che possano farla emergere dall’attuale “zona Uefa”. Abbiamo smesso di chiamarla così da qualche anno, ma il nomignolo da affibbiare alle posizioni tra la quarta e la sesta è quello.

Il bellissimo gol di Klose, adesso come 12 mesi fa, ci fa capire quanto lo spunto del singolo abbia spesso -e giustamente!- il sopravvento sul gioco manovrato (o supposto tale) e il palleggio arioso. Ho inziato al 30′ del primo tempo a smoccolare contro Mazzarri dicendo “fuori il Kuz e Guarin, dentro Kovacic e il Principe e almeno cominciamo a giocare“, e quando finalmente (a un quarto d’ora dalla fine) i due cambi sono stati fatti, la pera è arrivata inesorabile, con Nagatiello a farsi saltare due volte in due secondi e Ranocchia a mancare il millesimo anticipo della sua carriera, specchio fedele di una difesa, diciamo pure di una squadra, volenterosa ma ahimè poco più. L’italiano, se non altro, era in area e ad una distanza plausibile dal centravanti tedesco, mentre Rolando mirava l’azione a debita distanza e Juan Jesus era proabilmente impegnato in una delle mille scorribande in Lucio-style, visto che nemmeno rientrava nell’inquadratura. Incredibile il brasiliano nel causare una mezza dozzina di pericoli e nel rimediare poco dopo alle sue genialate sfruttando il fisico e la corsa: insomma, un bignami di tutto ciò che un difensore non dovrebbe fare.

Non voglio accanirmi contro Ranocchia, ma ieri sera abbiamo avuto la definitiva conferma dell’errore fatto anni fa nel “mollare” Bonucci per lui. Impietoso il caso che, in soli due giorni, vede il bianconero segnare il 2-0 alla Roma e il nostro incapace di contrastare Klose nella sola occasione da rete capitatagli in 90′.

Se la difesa è migliorabile assai, il centrocampo è semplicemente inesistente. Vi risparmio le frasi fatte sulla “zona in cui si vincono e si perdono le partite”, e della completezza che necessariamente deve essere la qualità precipua di ogni buon centrocampista. Dico solo che l’accozzaglia vista ieri vedeva un solo giocatore che è (stato) in grado di ricoprire tale ruolo: Cambiasso gioca ormai poco più che da fermo, e questo è un problema, ma ieri sera è stato il solo ad avvicinare livelli di decenza, avendo accanto nell’ordine: un brocco (Kuzmanovic è semplicemente brocco, non ci sono altri aggettivi, non per niente è la riserva di Taider. Non Simeone, Taider…); un cavallo pazzo che passa la partita a llitigare con tutti, tirare da metacampo e sbagliare i passaggi di 10 metri; e infine un fantasista che ha il solo merito di essere nella sua miglior stagione, visto il nulla che ci aveva fatto vedere nelle edizioni precedenti.

Per quel che riguarda l’attacco, se anche Palacio passasse il resto della stagione a girare a vuoto (come fatto in quest’ultima occasione) sarebbe comunque in credito con una squadra che lo lascia sistematicamente solo a coprire 50 metri di campo.

Come vedete l’anno nuovo ha portato una ventata di ottimismo in chi scrive, data dalla contemplazione della nostra squadretta e dei relativi difetti, e che nemmeno il ritorno di Milito ha saputo migliorare.

Il Principe, coerentemente con lo stile comunicativo nerazzurro, è stato dato come sicuro titolare per tutte le vacanze natalizie, salvo poi essere annunciato in tono trionfantedi ritorno tra i convocati , come se si trattasse di un recupero miracoloso. Infine, e detto con tutto il bene che sempre vorrò al ragazzo, la manciata di minuti giocati hanno fatto capire il perchè del suo tardivo ingresso in campo. Per tanto così, avrei volentieri visto all’opera Icardi, verosimilmente alle prese con una slogatura del belino, vista la furia intrusiva con cui continua indefesso a trapanarsi la tipa.

Caro Thohir, tutto questo dolore un giorno ti sarà utile: togliti dalla testa che, combinati come siamo, si possa far meglio della classifica attuale. Sì, potremo scavalcare il Verona e forse approfittare malvagiamente dei legamenti claudicanti di Pepito Rossi, ma per la Champions serve altro. Dirò di più, non uno ma due centrocampisti validi (difficile), o quantomeno migliori di quelli in rosa (decisamente più facile).

Suggerimenti? iniziamo con un bel pacco in cui infilare Kuzmanovic, Mudingayi, Alvaro Pereira e Belfodil, e vediamo quante centinaia di euro riesci a tirar su. Se fino a pochi mesi fa l’obiettivo -tutt’altro che stellare- era Nainggolan, accasatosi invece alla Maggica a rinfoltire un reparto già più che valido, ora mi accontenterei di un Cigarini e un Parolo. Che tristezza.

Lascio in fondo le considerazioni sull’ennesima serata “sfortunata” degli arbitri. Facendo una battuta, nella stessa giornata in cui la Juve (già stra-vincendo) beneficia di 2 espulsioni in 1 minuto ed il Milan plaude all’annullamento del validissimo pareggio dell’Atalanta, i nostri vedono il laziale André Dias rimanere in campo per 90′, pur dovendo -a termini di regolamento- abbandonare il campo già nel corso del primo tempo. Il brasiliano è a mio parere correttamente ammonito allorquando abbatte Guarin lanciato a rete  (siamo al limite dell’area e c’è un altro difensore a poca distanza), ma l’entrata di 10 minuti dopo, sempre su Guarin, è scomposta e pericolosa, coi tacchetti ad affondare sul fianco del colombiano: secondo giallo tutta la vita, ma non per l’arbitro D’Amato.

Non fa nemmeno notizia il rigore non dato per “una di quelle trattenute che in area si vedono ad ogni corner“. Rolando viene preso per la manina e gentilmente fatto sdraiare sul dischetto del rigore, but nobody says anything…

Tante volte negli ultimi anni ho scritto ciò che sto per ripetere, ma vedo che come al solito non cambia un cazzo: siamo scarsini e tristanzuoli, e proprio per questo non possiamo permetterci torti arbitrali (ammesso che uno possa permetterseli se invece è fortissimo).

LE ALTRE

Vincono proprio tutte, Milan compreso che come detto si aggiudica lo “scontro salvezza” con l’Atalanta (copyright Mr Allegri) e dà inizio alla cerimonia di beatificazione di Kakà per i suoi 100 gol con la maglia più sdolcinata del mondo. La Juve, come detto, regola la Roma senza aver bisogno di aiuti arbitrali, che comunque, a scanso di equivoci, arrivano. I gobbi di fatto chiudono il campionato alla fine del girone di andata, ed onestamente c’è poco da dire. Il Napoli approfitta del KO dei giallorossi recuperando 3 punti con la vittoria contro la Samp.

E’ COMPLOTTO

Mi sono volutamente tenuto lontano dalle dichiarazioni del dopo-partita perchè non avevo voglia di sentire il Mister lodare i ragazzi per la buona volontà e per il secondo tempo giocato meglio degli avversari, per la sconfitta immeritata e per i soliti sfavori arbitrali. Tutto vero, e in una certa misura è quel che Mazzarri deve dire, chè mica può andar davanti ai microfoni e dire “alleno una squadra di caproni, che cacchio pretendete?“. Però, quanto meno tra di noi, vorrei capire in che modo si pensa di poter migliorare lo squallore a cui tristemente ci stiamo abituando. Any suggestions?

WEST HAM

Di male in peggio: penultimi in classifica, fatti fuori dalla FA Cup dal Nottingham (che gioca nella Championship, la nostra Serie B): un bel 5-0 che ha causato reazioni di questo tipo:

Piccoli "bambinoFilippo" crescono

Piccoli “bambinoFilippo” crescono

Per la cronaca, il bimbetto e la famiglia hanno rimediato un invito ad Upton Park per la prossima partita.

Ora mi metto a frignare sotto la sede in Galleria, vediamo cosa succede!

Salvatene un paio, buttate via il resto

Salvatene un paio, buttate via il resto

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

SECONDO GRADO – ONCE MORE WITH FEELING

Quando qualcuno fa il suo dovere (in questo caso informare) è giusto dargliene atto. Nella fattispecie, parlo della Gazzetta che, seppur a caratteri non esattamente cubitali, dà notizia della sentenza di secondo grado del Tribunale di Napoli su Calciopoli.

Ecco un corposo estratto dal sito della rosea, che spiega in poche ma efficaci righe cosa sta dietro ai 2 anni e 4 mesi inflitti a Moggi in secondo grado. In calce ad ogni passo vi dovrete sorbire il mio saccente e rancoroso commento.

Luciano Moggi, condannato a 2 anni e 4 mesi, Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto, entrambi 2 anni, sono i promotori dell’associazione a delinquere finalizzata ad alterare il campionato di calcio 2004-05. Il collegio giudicante della Corte di Appello di Napoli ha accolto la riforma “in peius” chiesta dal Procuratore generale Antonio Ricci della sentenza di primo grado, almeno nei confronti di Mazzini e Pairetto

La novità è sostanziale rispetto al primo grado: là Moggi era stato individuato come unico promotore dell’associazione a delinquere, cosa che aveva dato libero sfogo alle verginelle del “quindi alla fine ha fatto tutto da solo, tutto ‘sto casino per un solo vero colpevole?“. Invece, tecnicamente parlando, “un par de palle”: Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto sono anch’essi promotori e, coerentemente con questa tesi, la loro pena è stata inasprita rispetto al primo grado. Come già fatto notare altrove, non sia d’inganno la riduzione quantitativa della pena inflitta a Moggi (la durata è più che dimezzata), effetto della prescrizione intervenuta per una delle due fattispecie di reato (la frode sportiva, vedi infra). Per amor di verità, Giraudo, già condannato in secondo grado con rito abbreviato nel Dicembre 2012, era stato riconosciuto facente parte ma non promotore dell’associazione a delinquere.

Alla lettura del dispositivo in aula presente solo l’ex designatore Paolo Bergamo per il quale l’avvocato Silvia Morescanti ha ottenuto che venga reistruito l’intero processo “viziato” in primo grado dall’impossibilità di un’adeguata difesa, vista l’assenza del difensore di parte (la stessa Morescanti) che era in maternità.

Buon espediente dilatorio della difesa di Bergamo, che in primo grado si era beccato 3 anni e 8 mesi: stiamo a vedere quel che accadrà, prescrizione permettendo. In ogni caso, nulla che si avvicini neanche lontanamente ad una qualche forma di assoluzione o minor colpevolezza.

Avevano rinunciato alla prescrizione per la frode sportiva gli ex arbitri De Santis, Dattilo e Bertini, tutti condannati: il primo a 1 anno, gli altri due a 10 mesi.

Epidermicamente, le condanne che mi fanno più piacere: De Santis, gonfiando i muscoli e a petto in fuori come il miglior secondino, aveva fatto sapere ai quattro angoli del mondo di aver rinunciato alla prescrizione chè lui mica ci aveva niente da temere, e si becca (insieme ai compagni di merende Dattilo e Bertini) la condanna anche in secondo grado.

Intervenuta, come richiesto anche dalla Procura, la prescrizione per gli altri imputati, fra i quali il presidente della Lazio Claudio Lotito e quello della Fiorentina, Andrea Della Valle, appunto perché la frode sportiva è prescritta – motivo per cui la pena di Moggi è inferiore ai 5 anni e 4 mesi chiesti in primo grado.

La prescrizione è intervenuta anche per Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan. Questo per la precisione. Sarei molto curioso di sentire uno dei due fratelli Della Valle annunciare di voler rinunciare alla prescrizione e “spiegare!“, coerentemente con quanto preteso ai tempi dell’infame relazione di Palazzi su Facchetti e l’Inter, (il famoso “Moratti spieghi!”) che ha più che erroneamente generato l’equazione Inter=prescritti.

Ad ogni buon conto, giova ricordare ancora una volta che prescrizione ed assoluzione sono due fattispecie in tutto diverse, per quanto con effetti simili per l’imputato. Lo dico perchè anche ieri sera ho sentito abominii del tipo “assolti per prescrizione“.

La seduta è tolta.

Non c'è che dire: le righe verticali gli donano sempre...

Non c’è che dire: le righe verticali gli donano sempre…

DI TUTTO UN PO’

NAPOLI-INTER 4-2

Di tutto un po’, purchè faccia schifo. Questo il menu di una beffarda domenica sera, che ci vede per il 16° anno consecutivo uscire senza vittoria dal San Paolo, con l’ulteriore beffa di una sconfitta non esattamente digeribile.

Andiamo con calma: i ragazzi si presentano con la formazione ormai “carta carbone” (c’è Rolando al posto di JJ, ma la solfa è quella): la pochezza quali/quantitativa dei ricambi, unita alla più che domabile fantasia del Mister ci mettono al riparo da sorprese tipo due-punte-più-Kovacic-dall’inizio. Comprendo Mazzarri: aldilà delle giuste lodi ai suoi giocatori in pubblico, continua a palesare una certa sfiducia nei ragazzi che, come si vedrà, risulta tutt’altro che immotivata.

L’epilogo del match lascia -tra le tante- due domande inevase. La prima: per schierare una punta sola, stare coperti e beccare 4 gol, non era meglio attaccare a più non posso? La seconda: minchia, se con 5 difensori abbiamo preso 4 fischioni (più un palo, più un rigore parato), con due punte e un rifinitore sarebbe bastato il pallottoliere?

La morale è che la coperta, più che essere corta, è un lenzuolino primaverile taglia XS. Nagatiello fa vedere di aver capito la teoria disegnando una diagonale che neanche col gognometro, ma poi sminchia il rinvio di testa servendolo sul dischetto del rigore per Higuain che non si fa pregare e fa 1-0. Peccato perchè eravamo partiti bene e sembravamo più spigliati noi: alla fine però, sai la novità, la differenza la fanno i campioni capaci di capitalizzare l’errore avversario o la mezza occasione.

Dopo aver rischiato un altro contropiede con il palo di Insigne, uno dei tre nanetti malefici, riusciamo anche a recuperarla, per merito di Guarin che galoppa sulla destra e centra rabbioso in mezzo all’area: a quel punto ottimo velo di Palacio e buona protezione di Alvarezza a liberare il Cuchu, evirato qualche minuto prima da una pallonata negli zebedei, ma ancora sufficientemente grintoso per fare 1-1.

Nemmeno il tempo di esultare, però, che Ranocchia si addormenta facendosi rimontare 2 metri su 20 da Dzemaili (avessi detto Usain Bolt): il contrasto è rivedibile e il rimpallo favorisce Mertens per il provvisorio 2-1.

Lo smoccolamento non conosce soluzione di continuità, perchè una palla persa da Campagnaro genera il 3-1 dell’indemoniato Dzemaili (meno colpevole di quel che si crede l’argentino: i compagni d’attacco non rientrano dal fuorigioco e lui viene accerchiato dagli avversari perdendo palla).

In questo affannoso e disperato rincorrere si intravede la sola utilità che può avere Guarin nel’Inter: vai avanti, ruzza e sgomita, chissà che qualcosa possa succedere. Ed infatti è proprio un cross del colombiano, sporco e un po’ ciabattato, a rotolare beffardo sul secondo palo dove Nagatiello si fa perdonare (almeno in parte) la cappella iniziale, depositando in rete da 1 metro il 3-2 con cui si va al riposo.

Taccio per decenza sul fallo in attacco fischiato a Palacio, abbattuto da Maggio in piena area . L’arbitro è Tagliavento, quello delle manette. Fate voi.

Il nostro riesce poi ad ammonire due volte Alvarez nella ripresa, facendoci finire in 10 una partita che se non altro stavamo cercando di recuperare con un po’ più di lucidità. Ecco però che, crescendo il ricorso al fosforo in campo, cala proporzionalmente l’apporto del Guaro, che su sapiente assist di Palacio non trova di meglio che sparare il piattone in fazza al portiere, rovinandogli poi addosso sullo slancio.

La legge del gol (sbagliato e quindi subito) si applica alla perfezione, con gli altri due nani infami (Insigne e Callejon) a duettare con successo in area nerazzurra per il 4-2 definitivo.

Nel finale era entrato anche Icardi, che credo non sia nemmeno riuscito a toccar palla. Impresa che riesce invece a Pandev, cianghettato in piena area con rigore sacrosanto incorporato a 30” dall’ingresso in campo: il macedone sfoggia lo sguardo allucinato dei momenti migliori e fa ampi gesti ai compagni “lo tiro io!“. Velleitaria soddisfazione per Handanovic, alquanto biasimevole anche ieri, che nega la cinquina e il gol dell’ex al Macedone, il quale di contro incassa un “mavafamocc’” da parte dei partenopei in campo e sugli spalti.

Poco da aggiungere alla fredda cronaca: abbiamo vinto partite giocate assai peggio, ma la consolazione non è granchè. Scendiamo dal carro-bestiame, ultimo vagone per il 3° posto e veniamo superati anche dalla Fiorentina. Questi siamo: punto più punto meno, la solfa è quella dell’anno scorso. Come volevasi dimostrare il problema non è l’allenatore ma l’assenza di campioni.

Mazzarri ha l’indubbio merito di aver rigenerato qualche calciatore (Jonathan & Alvarez) e di avere un Cambiasso in gran spolvero e un Palacio splendido.

Detto ciò, se vuoi far finta di credere alla zona Champions serve un innesto di qualiltà per reparto. E quando dico “di qualiltà”, intendo brutalmente più forte degli attuali colleghi di reparto, chè di avere Pinilla al posto di Icardi m’importa sega!

Di più: posto che ultimamente non siamo proprio bravissimi a spendere soldi (ricordo solo 13 mln per Alvaro Pereira e 8 per Kuzmanovic), ho quasi paura di ricevere 15 cucuzze per Guarin, per timore che vengano reinvestiti nel Piraccini di turno, acquistato in extremis a fine Gennaio, sbandierato come moderno Suarez e accantonato come un Palombo qualsiasi 2 mesi dopo…

Dear Mr President: prove me wrong!

 

LE ALTRE

La Juve scherza col Sassuolo facendogliene 4 e (tocca dirlo) facendo vedere come si gioca a calcio: di squadra, massicci e incazzati su ogni palla e concentrati fino alla fine: 8° vittoria consecutiva e 8° partita senza subire gol. Ho goduto come un mandrillo per l’eliminazione in Champions, ma in Italia questi danno lezione a tutti, purtroppo per noi e per il calcio italiano in generale.

Per il resto, la Viola come detto opera un prevedibile sorpasso (loro in casa col Bologna, noi a Napoli) e conferma che Rossi è un campione. Il Monday Night ci propone lupacchiotti e cuginastri impegnati in un fu-big match, in attesa del Derby di Natale di domenica prossima, a cui ovviamente arriviamo in piena crisi di identità.

 

E’ COMPLOTTO

La Prostituzione Intellettuale ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, sfornando una settimanella come da tempo non se ne vedevano. Eh sì, perchè nella settimana in cui Juve e Napoli, pur con meriti e colpe assai diversi, salutano la Champions League apprestandosi ad avvincenti Giovedì sera a latitudini moldave, e negli stessi giorni in cui un Milan sparagnino quanto tristanzuolo costringe l’Ajax allo 0-0 passando il turno per il rotto della cuffia, i titoli dei giornali sono all’insegna di un Mazzarri in bilico, insidiato proprio da quel Frank de Boer dei giovani olandesi, ottuso cantore del bel giUoco in cui è sostanzialmente vietato tirare in porta.

Come insalata di rinforzo, ecco il “fraintendimento” da parte dei media circa il silenzio del Signor Massimo: silenzio dettato dalla buona educazione prima ancora che dal senso di opportunità del non parlar troppo di una cosa che è stata tua fino all’altro giorno ma che ora appartiene (per il 70%) ad altri, e che invece i media avevano inteso come un certo irrigidimento della vecchia proprietà verso la nuova: strano vero? c’erano due interpretazioni da dare alla vicenda, e nel dubbio si è preferito tirare una martellata, tanto per vedere l’effetto che fa.

Simpatici poi i ragazzacci di Sky che, nel dopo partita, esordiscono nell’intervista a Benitez chiedendogli se questa vittoria avesse il dolce sapore della rivincita (“No” la laconica risposta di Sancho Panza) e proseguono poi chiedendogli “Ma adesso che è passato un po’ di tempo, ce lo dica: davvero aveva fatto togliere le foto di Mourinho dalle pareti?“. La risposta del Mister è “Al 100% No“. Morale, per 3 anni si è ricamato su quella che risulta essere una balla.

Ma tanto è l’Inter, chi se ne fotte…

A chiudere, un piccolo consiglio mediatico al Mister, polemico -e molto- sull’arbitraggio del Barbiere di Terni Tagliavento. Lungi da me voler difendere l’indifendibile, si vede però che Mazzarri è nuovo dell’ambiente, perchè rosica e reclama per un arbitraggio sì scadente, ma nulla più. Capisco che lui non sia abituato agli scempi che invece sono ormai usuali alle nostre latitudini, ma consiglio al nostro di misurare i termini, perchè quando davvero le decisioni arbitrali saranno eclatanti e determinanti nel risultato finale, il buttero potrebbe aver problemi di vocabolario, avendo esaurito querimonie e improperi anzitempo.

Ovviamente a disposizione per tratteggiare una strategia comunicativa all’uopo.

 

WEST HAM

Insulso pareggio casalingo col Sunderland, fanalino di coda, e quart’ultimo posto consolidato. Se la panca di Mazzarri traballa, su quella di Big Sam stanno pogando!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

CHI ERAVAMO, CHI SIAMO, CHE CACCHIO SAREMO

INTER-PARMA 3-3

Mentre tutti azzardano analisi socio-psico-politiche sugli effetti delle Primarie del PD nel Paese, io preferisco dedicarmi alle vere cose importanti della vita, trovandomi a dover commentare l’ennesima partitaccia dei ragazzi, capaci per la terza giornata consecutiva di pareggiare una partita che pareva ampiamente alla loro portata.

Non che la cosa mi stupisca, per carità: il Parma è una bella squadra, per di più con una foltissima colonia di Club Gautieri, ieri puntualmente tra i migliori (Sansone, 2 gol ieri sera, a secco da Marzo, e che già ci purgò lo scorso inverno; Marchionni, piccolo nano malefico ieri sera in versione regista illuminato).

Noi siamo quelli che siamo, purtroppo non così diversi dall’anno scorso. Se ci si mette anche Handanovic a far cappellate, la vincium pù la guèra… Ma andiamo con ordine: alla lettura delle formazioni, accolgo con piacere l’inserimento di Kovacic tra i titolari. il croato in realtà ci mette 20 minuti buoni a iniziare a giocare (in questo è in buona compagnia, c’è da dire…), e il Parma ne approfitta rifilandoci il primo sifulotto, con una verticalizzazione tanto elementare quanto efficace. I due maledetti, già citati in apertura, ci castigano dopo 10 minuti e Mazzarri esaurisce presto il bonus-madonne (bellissimo nella ripresa quando si fa il segno della croce, probabilmente dopo aver maledetto anche l’ultimo dei Santi rimasti nel rosario).

Calmi e serafici come un diesel, verso metà ripresa carburiamo, soprattutto sulla destra con Jonathan in buona serata e con Guarin che lo appoggia (quando non ostacola). Sul primo cross dalla destra Palacio spara alto da zero metri divorandosi il pareggio; poco dopo battbecca con Johnny Guitar, reo di aver messo in mezzo una palla troppo forte (ormai un marchio di fabbrica del Divino: tira forte rasoterra e chissà mai che qualcosa succeda…). Ma allo scadere del primo tempo la combinazione è giusta e il Trenza abbraccia il compagno prima di tornare a centrocampo avido di gloria.

Bene -penso tra me-, pareggio acchiappato appena prima dell’intervallo, ottima spinta psicologica e bla bla bla, ed ecco il frittatone combinato da Handanovic:

se la palla saponata diventerà mai disciplina olimpica, abbiamo in casa un serio candidato alla medaglia d’oro!

La palla rimane lì e a Parolo non pare neanche vero: 1-2 appena prima del riposo. Vepossino…

La ripresa per fortuna vede i nostri iniziare di buona lena e ribaltare la situazione in pochi minuti: prima ancora Palacio (grande giocatore, troppo solo là davanti ma senza di lui chissà dove saremmo) incorna alla perfezione il cross di un Alvarez meno scintillante che in altre occasioni. Dopo 2 minuti Guarin piazza il piattone sinistro sulla tibia di Lucarelli per il beffardo 3-2.

Ha ragione Mazzarri a spintonare i suoi, che correvano in panchina a festeggiare: giocare, giocare, tenere alta la concentrazione!

Lafava! dicono dalle sue parti: e infatti i nostri dopo soli 5 minuti giocano alle belle statuine (medley with “la bella addormentata nel bosco”), concedendo a Cassani quei 10 metri necessari a entrare in area, pensarci un po’ su, piazzare la biglia in mezzo e vedere ancora Sansone (milanista-dalla-nascita-in-una-famiglia-di-interisti) rifilarci l’ennesimo fischione. L’evento non mi sorprende nemmeno, anzi: penso tra me che la mezz’ora da giocare possa darci sufficiente tempo per vincerla.

In realtà, a parte qualche mischione in area e la girata del Cuchu al 90′ (mai una botta di culo, chettelodicoaffà), sono loro a mangiarsi il 4-3 in più occasioni, complice anche un Cassano in tono minore, che per nostra fortuna pecca di egoismo in un paio di circostanze.

Morale: lasciando stare i periodi più aurei della Mourinheide, ricordo che qualche anno fa vedevo Figo e Veron giostrare a centrocampo e trovarsi senza quasi nemmeno il bisogno di cercarsi. Mi bastava vederli ed ero tranquillo. Sulla fiducia.

Oggi abbiamo Jonathan e Guarin.

Come dire:

 

La vera constatazione è che questi siamo, e questo (poco più, poco meno) possiamo dare.

Non voglio passare per Cassandro o roba simile, ma mi permetto di ricordare che anche l’anno scorso avevamo iniziato a mille, per poi trovarci col solo Trenza a cavar castagne dal fuoco là davanti e con un centrocampo dalla pochezza cerebrale inquietante.

Le 7-8 partite che avrebbero potuto darci un tranquillo terzo posto in attesa delle due partitacce pre-natalizie (Napoli e Derby), ci consegnano invece una squadra preoccupantemente simile a quella di 12 mesi fa. Le differenze sono essenzialmente due:

Il Mister è più navigato e sperabilmente con l’esperienza per gestire questo periodo di appannamento. Ma soprattutto, la nuova proprietà dovrebbe essere interessata a rendere questo gruppo competitivo da subito, chè perdere la qualificazione in Champions per il terzo anno di fila sarebbe un magigno difficile da sopportare.

Detta male: Nainggolan, Marquinhos e una punta a scelta mi paiono condizioni necessarie (ma tutt’altro che sufficienti) per provare a giocarcela.

Altrimenti andiamo a farci le gite in Moldavia al giovedì sera in Europa League.

LE ALTRE

I gobbi fanno nuovamnete capire che, dopo un paio di mesi di illusioni, non c’è trippa per gatti nemmeno quest’anno. Del resto era prevedibile. La Roma torna al successo, facendoci almeno il favore di battere la Fiorentina, mentre il Napoli vive una situazione simile alla nostra, con lo scontro diretto del prossimo weekend messo lì quasi apposta…

I cugini si aggrappano al Balotelli ed evitano la sconfitta in terra labronica, rischiando addirittura di vincere.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo confesso. Stomachevole però la prevedibilità di certi (diciamo tutti) i commentatori che hanno ormai la frase pronta per qualunque marcatore. Balotelli viene colpito dall’assist di Kakà e con il calcagno a 3 all’ora mette dentro l’1-0 del Milan a Livorno. Commento “Superbalotelli! non si ferma più!!“. Ma cazzarola, a momenti lo sbaglia e siam qui a celebrarlo manco avesse fatto gol di tacco a occhi chiusi…

Ovviamente la cosa non vale a righe invertite, con Palacio che, prima della doppietta, viene descritto come “in un periodo di comprensibile appannamento“.

Sintomatico invece Sconcerti che, rispondendo a un tifoso milanista che chiedeva conto dello scarso rendimento dei rossoneri contro le “grandi” negli ultimi campionati, si diceva in disaccordo, aggiungendo “mi pare che il Milan abbia anche battuto l’Inter… per quanto l’Inter degli ultimi tempi possa essere considerata una grande squadra“.

Solerte un tifoso nerazzurro (non sono stato io, giuro) che in tempo zero gli scrive puntualizzando che l’anno scorso i derby sono finiti 1-0 per noi e 1-1 al ritorno, mentre l’anno precedente l’Inter li aveva addirittura vinti entrambi. Il commento di Sconcerti è stato una smorfia come a dire “sì va beh, la solfa non cambia“.

Un ultima postilla, con semi-critica al nostro allenatore: ieri il contatto su Alvarez in area non era rigore. E’ vero che abbiamo visto rigori fischiati per molto meno, ma non reclamiamo per ‘sta roba.

WEST HAM

Doppio impegno settimanale e doppia sconfitta: ferale quella del derby contro il Crystal Palace, meno trraumatica ma ugualmente “intrusiva” quella col lanciatissimo Liverpool. Morale: piena zona retrocessione. WTF!

Fossero tutti come voi...

Fossero tutti come voi…

CHI LA FA L’ASPETTI

INTER-SAMPDORIA 1-1

Sarebbe comodo e purtroppo fallace smadonnare contro l’ultimo minuto, che ci vede perdere 2 punti là dove la Juve ne guadagna 2 e la Roma 1.

Ok, lo ammetto: ho appena finito di sgranare il rosario delle madonne, cristando contro la nostra sfiga e il loro culo, e mi fingo quindi tifoso illuminato e distaccato, per citare Paolo Conte “che le balle ancor gli girano”.

La verità è che, come ha giustamente detto il Mister, quella di ieri è stata una partitaccia, giocata male e giustamente pareggiata, ancorchè con il cetriolo a intruderci il deretano a un soffio dal 90′ e ad opera del solito carneade di turno:

è il momento “OK” per Renan e il suo primo gol in serie A! (Musichetta please…)

Giochi male? non chiudi la partita? peggio per te. La pigli inderposto.

Poi un giorno capiremo se e quando l’Inter potrà azzardare una formazione solo un pochino meno difensiva, magari con Kovacic finalmente titolare o con Belfodil schierato dall’inizio là davanti con Palacio. Vero che il baby-croato nella mezzora in cui è stato in campo non l’ha mai vista, vero che il franco-algerino non è un centravanti, ma Diosanto, siamo davvero nelle mani (o meglio nei piedi) del tattico e tenace Taider? annamo bbène

Guarin sfrutta la splendida giocata di Alvarez (il migliore dei nostri) e scaraventa in porta quasi di punta per il vantaggio iniziale, ma poi si incista su se stesso, palesando le consuete carenze di fosforo: paradigmatica l’azione nella quale perde due volte il pallone e va a prendersi il giallo sacrosanto per proditoria scarpata all’avversario. Poveraccio, è anche sfigato: hai voglia a dire che uno come lui dovrebbe fare almeno 7-8 gol all’anno: poi vai a vedere e scopri che quello di ieri è il quarto legno colpito in stagione.

Ma quando mai -Jonathan a parte- noi abbiamo calciatori “fortunati”? Abbiamo avuto per un decennio Il Drago Stankovic, abbonato a pali e traverse in serie, e per questo benevolmente perculato da Mihajlovic (“oh ma tu non segni mai??“). Le buone nuove di ieri si esauriscono nella succitata buona vena di Alvarez, che riluce anche oltre i propri meriti, dispensando sapienza tecnica come acqua nel deserto. Oltre a lui nota di merito per l’immarcescibile genio tattico del Cuchu e per il discreto esordio da titolare del Capitano. Detto che meglio di Alvaro Pereira avrei fatto anch’io, Zanna l’ho visto più prudente del solito, evidentemente -e giustamente- preoccupato di non strafare: giusto un paio delle sgroppate per le quali da vent’anni è croce e delizia dei tifosi; per il resto sta schiscio e tiene la posizione.

Il resto è triste mediocrità, mezzo voto in più o mezzo in meno.

Il rischio di questo pareggino è di vederci agganciati dalla Fiorentina e di perdere altri 2 punti nella corsa al 3° posto, essendo il Napoli (contro la Lazio) come i toscani (contro il Verona) impegnati nei posticipi del Lunedì post-Europa League.

Grave, anghebegghè la Roma paga in sfiga la buona sorte avuta in qualcuna delle 11 vittorie del filotto iniziale, ed inizia a perdere colpi, rientrando quindi -forse- nel vortice di possibile lepre cui mordere la chiappetta.

Certo, per far ciò sarebbe utile correre, mentre noi -almeno ieri- passeggiamo.

 

LE ALTRE

Come detto, la Juve, vincendo 1-0 al 91′ con Buffon tra i migliori in campo, mostra a tutti come -purtroppo- si vincono i campionati: trovando il colpo -anche di culo, se occorre- che risolve partite rognose e complicate, magari proprio nella stessa giornata in cui la tua più diretta concorrente fa la tua stessa fatica boia, ma arriva solo a strappare un pareggio in pieno recupero.

Sad but true…

Per la legge dei grandi numeri il Milan torna a vincere, dopo la scampagnata infrasettimanale, ed ovviamente la crisi è già un lontano ricordo.

Splendido il 100° gol in A di Ando’ Cassano, che quantomeno ci risparmia i fiumi di inchiostro in vista dello scontro con l’Inter del prossimo weekend. Dopo essermi sorbito la frase che temevo da 7 giorni “La Samp, dopo aver subìto il pareggio della Lazio allo scadere settimana scorsa, si rifà oggi pareggiando in extremis” pregustavo da settimane la torta alla merda del “ragazzo consacrato al calcio con lo splendido gol in quel Bari-Inter del ’99, e che proprio contro l’Inter, sua squadra del cuore, segna il 100° gol di una carriera per molti versi unica e irripetibile“.

E’ poi possibile, e anzi probabile, che la “pera” ce la metta lo stesso, ma il giUochino dei corsi e ricorsi alla stampa sportiva quantomeno non verrà così bene.

So’ soddisfazioni, lo so…

 

E’ COMPLOTTO

Inevitabile un corposo excursus su quel che accade dalla parte sbagliata del Naviglio. Continuo infatti a seguire, sempre più attonito, le vicende che arrivano da Milanello Bianco, dove addirittura il Geometra in settimana arriva a negare 28 anni di “se stesso”, esigendo una buonauscita da 50 milioni e minacciando cause e controcause in caso di diniego.

Cinquanta bomboloni per uscire da una squadra “che è più di una squadra, è una grande famiglia“?!?! Zio Fester deve aver realizzato solo ora il senso -profetico e beffardo- di quelle parole: Il Milan è come una famiglia, ma quella famiglia di cognome fa Berlusconi. E i figli, si sa, so piezz’e core.

Sono stato ancorato per giorni intieri alla poltrona del cinema, smascellado pop corn e in attesa del finale del film.

Finale che non poteva non essere lieto e zuccheroso, col Pater Familias, ora più che mai nobile decaduto, a dispensare amore e saggezza, rimettendo il Geometra a cuccia, facendogli in sostanza dire “abbiamo scherzato” e dividendo salomonicamente deleghe e competenze tra i due insubordinatissimi scudieri. Ho anche sentito dire che la mossa è stata azzeccata perchè il Milan a Catania ha vinto, traendo immediato vantaggio dalla ritrovata armonia aziendale.

Lo show è stato in ogni caso godibilissimo, specchio non so quanto casuale del declino di un uomo e del suo (tardo) Impero mediatico prima ancora che politico. Roba del genere, fino a poco tempo fa, sarebbe successa a casa nostra.

Nel frattempo, sottolineo una cosa che nel delirio settimanale a molti, ma non al rancoroso che scrive, sarà sfuggita: Allegri ci ha una squadra(ccia) da mandare avanti e, pretendendo la giusta e doverosa concentrazione per gli impegni di qui a Natale, ottiene di chiudere Milanello agli esterni, colpevoli di distrarre i giocatori e -soprattutto- di fare uscire “spifferi” dagli omertosi muri del varesotto rossonero. Appreso il fatto, ogni persona sana di mente avrebbe pensato ad allenamenti a porte chiuse e a giornalisti confinati fuori dai cancelli.

No. I mass media sono ovviamente esclusi da questo divieto, che riguarda in realtà solo gli sponsor ed eventuali future giornate a loro dedicate a Milanello Bianco.

Ora, a parte la scarsa coerenza (non vuoi gli sponsor tra le palle? Chiudi per tutti, non solo per quelli che ancora non ti hanno chiesto di venire), non vi sfugga il fatto che, da tutta questa manfrina, il Milan implicitamente ammette di non aver nulla da temere dai media italiani, chè loro possono pure aggirarsi indisturbati e chiacchierare coi giUocatori, chè tanto loro fanno i bravi e non vanno mica a dire che Balotelli arriva in ritardo. Certe notiziacce saranno uscite da qualche parvenu che -ancora- non ha capito “come ci si comporta in società“.

Infine, e tornando alle nostre mediocri vicende, do atto a Sconcerti di aver capito ciò che personalmente vado sostenendo da anni: “giocare bene” (for whatever that means) non è meno rischioso che affidarsi alle prodezze dei singoli. L’Inter vincente di Mancini e Mourinho è sempre stata messa a confronto con la Roma di quegli anni, che aveva un giUoco di squadra (e che quindi, sotto sotto, era più meritevole di vincere, secondo la questionabile logica dei giornalettisti italici).

Un par de palle!

E infatti, parlando proprio di Inter, Sconcerti ammette che “è difficile giocare bene al calcio, perchè per farlo occorre che tutta la squadra (cioè 11 uomini) facciano una buona partita”: se invece hai il campione (cosa che l’Inter adesso non ha, e che avrà a sprazzi solo col rientro di Milito a pieno regime), puoi permetterti di giocare così così e sperare nel colpo (magari anche di culo) del singolo. Vedi Llorente ieri sera.

Ma come al solito, certi ragionamenti, valgono a righe verticali alternate.

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol "No, raga, oggi non vinciamo"

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol “No, raga, oggi non vinciamo”

I KNOW MY CHICKENS

BOLOGNA-INTER 1-1

E’ inutile dire “lo sapevo, lo sapevo“. Perchè è scontato, e poi son tutti bravi a dire (dopo) che lo sapevano. Piuttosto, speravo che il vento indonesiano avesse spazzato via quella vena cazzara che da tanti anni caratterizza i ragazzi, e che invece ha trovato ennesima conferma nella Dotta Bologna.

Detto di una partita che poteva serenamente finire in goleada per i nostri, tocca anche constatare che il pareggio arriva su autorete (anche se quello di Jonathan pare ormai uno schema: tiro ignorante a cercare lo stinco del terzino), e che la minchiata fatta sul vantaggio bolognese poteva avere conseguenza ancor più nefande, vista la mancata espulsione di Taider.

Facendo un po’ d’ordine, con la masochistica intenzione di rivivere quell’obrobio calcistico che porta al gol di Kone, l’Inter riesce nella -non inedita- impresa di prendere gol su calcio d’angolo a proprio favore. Taider sbaglia a non spazzare rinviando all’indietro sull’ultimo uomo (Nagatiello) o anche sul portiere, e il rimpallo gli è fatale, innescando il velenoso Diamanti. A quel punto il nostro, ammonito dopo 1 minuto di partita, si attacca al rossoblù tipo koala, con la palla che carambola a favore di un altro bolognese. I nostri, tecnicamente parlando, si cagano dentro ed il greco Kone, solo soletto a centro area, vede il proprio sinistro -in realtà un po’ ciabattato- finire tra le gambe di Handanovic e poi in porta.

A quel punto, scampata l’ulteriore beffa dell’inferiorità numerica, personalmente avrei tolto Taider per Kovacic. Si va invece avanti così, e invero Palacio ha subito l’occasione per pareggiare. Liscio dello stopper e controllo col petto a seguire: il tiro è tecnicamente simile a quello dell’1-0 di cui sopra, ma stavolta i piedi del portiere (Curci, perculato per 2 settimane causa errori fantozziani e stavolta ovviamente migliore in campo) sventano la minaccia. Il Trenza ha un’altra occasione su bel cross di Jonathan, ma la capocciata finisce fuori di poco. Il festival del “non segneremo mai” ce l’abbiamo verso la mezzora, quando tra tiri e controtiri riusciamo da soli a sbrogliare l’area bolognese, con Alvaro Pereira a sbagliare il tap in (defilato, ma a porta vuota).

Sì; era entrato Alvaro Pereira per sostituire un Nagatiello acciaccato. E lì il Mister mi delude per la seconda volta: giocare col fratellino di Mr T dell’A-Team vuol dire giocare in 10, e ogni volta che Zanetti viene inquadrato in panchina, il numero di Madonne sale vertiginosamente…

Sul finale del primo tempo, punizia a 100 all’ora di Guarin che, deviata dalla barriera, scheggia la traversa.

Nella ripresa il copione è scontato: noi attacchiamo a testa bassa, loro tentano di ripartire, con la boa-Bianchi a fare il centravanti vecchio stile non senza rischi per i nostri.

Trovato il pareggio in pieno Johnny Guitar-Style, il più sembra fatto, stante anche l’ingresso -per me tardivo, come già detto- di Kovacic al posto di Taider, ad alzare il livello del nostro centrocampo. In realtà il croato non fa molto, ma le occasioni comunque ci sono: prima Guarin sbaglia un piatto destro all’altezza del dischetto del rigore (la migliore azione della partita), poi Curci fa i miracoli (ancora sul Guaro e nel finale su colpo di testa di Rolando), infine la traversa strozza in gola l’urlo di Juan Jesus che pareva aver azzeccato il tiro a voragine della vita.

Nisba: 1-1 e tutti a casa, con la beffarda sensazione di aver perso un’occasione d’oro, pur avendo guadagnato punti sui diretti concorrenti.

LE ALTRE

Il Napoli infatti cede sotto la classe di Fantantonio (ovviamente rigenerato dalla cura Donadoni, dimagrito 10 kg e meritevolissimo della Nazionale…. 6 mesi fa era un cadavere ambulante, vero mediaservi?), mentre la Fiorentina becca a Udine restando al palo. Se ci mettiamo la sconfitta del Verona nel Derby abbiamo comunque guadagnato 1 punto su tre squadre attualmente in corsa per il 3° posto. Ma, come già detto, è un magro bottino.

La Juve ristabilisce le gerarchie portandosi in testa, in attesa della Roma impegnata nel posticipo col Cagliari.

E’ COMPLOTTO

Ammetto che i commenti immediatamente successivi al pareggio sono all’insegna della quallità e solidità dell’Inter, che in effetti ha fatto la prestazione (frase odiosa, lo so…). Mazzarri è bravo a riconoscere che la manovra c’è, ma che certe occasioni non si possono sbagliare.

Le soddisfazioni mediatiche per una volta arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio, dove evidentemente il cemento impastato con miele e glucagone inizia a creparsi. Brutte a livello sportivo le immagini di 300 teppisti (iniziamo a chiamare quel tipo di Ultrà col loro nome) che bloccano l’uscita dei calciatori dal tunnel di San Siro. Godibilissima invece dal punto di vista dell’ anti-tifoso la scenetta di Kakà che si avvicina ai suddetti ominidi e, presumibilmente dopo aver intonato lodi al suo Signore e sgranato più volte il rosario, riceve gli applausi degli astanti riuscendo ad aprire un varco nella folla manco fosse Mosé con le acque del Mar Rosso.

Se a ciò aggiungiamo che il lavoro sporco il Milan non ha nemmeno bisogno di farlo, avendolo sub-appaltato a giornalisti nemmeno stipendiati dal loro Presidente, la goduria è completa: Nosotti di Sky, fido segugio di affari rossoneri, intervista l’ex Luca Antonini (pardon, GiovaneAntonini) facendo leva sul cuore rossonero del suddetto, e chiedendogli di commentare uno striscione apparso in curva: non certo uno di quelli offensivi e vagamente minatori apparsi nei 90 minuti di partita, ma quello dedicato a “Luca, uomo vero“, con contorno di tifosi che non dimenticano e catalogabile sotto il refrain caro al Geometra “certi amori non finiscono“.

Il Giovane 31enne abbozza ringraziando e ammettendo di essersi emozionato: “Non l’avevo neanche visto, è stato Kakà a farmelo vedere rientrando negli spogliatoi“: Riccardino vuol bene a tutti, e distribuisce amore anche ai non legittimi destinatari.

La verità infatti appare la mattina seguente, poche ore dopo il tweet di Balotelli: lo striscione, lungi dall’essere dedicato ad un onesto panchinaro del Milan, era invece riferito a un curvaiolo che tornava al suo posto dopo aver scontato 5 anni di DASPO. Non proprio un chierichetto, insomma.

Chissà Riccardino…

WEST HAM

Benedetti ragazzi: già giocate col Chelsea, se in più regalate il vantaggio con un’azione da Mai dire Gol, non posso che mandarvi amichevolmente accagare… La zona retrocessione ci mordicchia il deretano.

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!